13 ragioni nascoste della tua sofferenza

13 ragioni nascoste della tua sofferenza

L’infelicità dipende spesso da motivi nascosti. Infatti gran parte della tua sofferenza è frutto del tuo subconscio. Così la maggior parte di noi si ritrova insoddisfatto, depresso o ansioso senza una ragione apparente. La verità è che, per quanto non siamo consapevoli delle cause dei nostri malesseri, essi hanno un’origine ben definita. Come puoi capire che cosa ti turba o ti procura emozioni negative se sfugge alla tua consapevolezza? La chiave di tutto è l’osservazione. Se ti osserverai senza giudicarti, conoscerai te stesso. E conoscendo te stesso, aumenterai notevolmente la tua consapevolezza. In questo modo i tuoi malesseri si dissiperanno. Ma quali sono le 13 ragioni nascoste della tua sofferenza di cui probabilmente non sei ancora del tutto consapevole? Eccole qui di seguito:

1) Hai aspettative troppo alte

Una delle 13 ragioni nascoste della tua sofferenza è il fatto di nutrire aspettative troppo alte nei confronti degli altri e del mondo. Ma anche nei confronti di te stesso. Quando esprimi un’aspettativa, stai rifiutando la realtà per quella che è. Ciò ti spinge a lamentarti e a causare sofferenza a te stesso. Infatti, come avrai notato, lamentarti non serve a nulla. Non cambia la realtà né esaudisce i tuoi desideri. Al contrario, le tue aspettative sono una trappola con cui proietti le tue personali insoddisfazioni all’esterno. Dopotutto, perché hai bisogno di lamentarti o di voler cambiare la realtà?

Perché il mondo non ti va bene così com’è? Evidentemente, il tuo ego è infastidito o disturbato da qualcosa, oppure si sente minacciato o in pericolo. Ma devi iniziare a pensare che le tue aspettative sugli altri rivelano in realtà che tu non accetti una parte di te stesso. Quando cominci ad osservarti e ad ascoltarti, ciò ti appare sempre più evidente. Inoltre, considera che sei tu la prima vittima delle tue aspettative.

2) Ti giudichi troppo duramente

Il giudizio è sicuramente una delle cause più subdole della tua sofferenza. Per quanto infatti la maggior parte di noi sostenga l’inutilità del giudizio e rimanga infastidito dalle critiche degli altri, ciascuno di noi è il peggior giudice di se stesso. Siamo duri con noi stessi, poiché abbiamo introiettato il biasimo delle nostre figure educative dell’infanzia. Il nostro dialogo interiore è negativo e impregnato di giudizi. Ogni volta che ci giudichiamo, apriamo un divario all’interno della nostra stessa mente. Dopotutto, è sempre la mente a giudicare se stessa, per cui evidentemente deve dividersi in due. Infatti il giudizio crea attrito e separazione. Quando non stiamo bene con noi stessi, giudichiamo continuamente noi stessi e gli altri. Ma non ci rendiamo conto che quando giudichiamo qualcuno stiamo comunque giudicando una parte di noi.

Solitamente la maggior parte di noi considera il proprio giudizio come una verità assoluta e pensa che esso si riferisca alla realtà. Quando consideriamo qualcuno stupido, pensiamo che costui debba davvero essere stupido. Ma perdiamo di vista il fatto che il nostro malessere dipenda solo e soltanto da noi, e il nostro giudizio è una proiezione della nostra sofferenza sugli altri. Non a caso, se rimani consapevole nel momento in cui giudichi, noterai che a causarti sofferenza non è l’altra persona o il suo comportamento, ma la tua interpretazione dei fatti, quindi il tuo stesso giudizio. Sei tu a causarti sofferenza da solo attraverso la tua mente.

3) Subisci le emozioni

Molti di noi subiscono le emozioni come se fossero una condanna (o viceversa un premio se sono positive). Lasciamo che gli eventi esterni determinino il nostro stato emotivo. Così, ci lasciamo scivolare via la nostra pace interiore. E il più delle volte siamo davvero convinti che siano le circostanze esterne a influenzare il nostro stato d’animo. In realtà, siamo noi a scegliere come reagire. Il problema è che nella maggior parte dei casi non siamo consapevoli delle nostre scelte. Ogni tua emozione ha un perché e contiene un segnale preciso. Il fatto è che ignoriamo il motivo per cui un’emozione si presenta e ci facciamo trascinare nel loro oceano. Le emozioni ti causeranno sofferenza finché ti farai assorbire da esse. Quando inizierai ad osservarle, esse si scioglieranno alla luce della tua consapevolezza.

4) Non vivi nel presente

Una mente che vaga rende infelice. Ogni volta che ti proietti fuori dal momento presente, soffri. Infatti la sofferenza non è mai adesso. Essa è sempre in uno spazio immaginato dalla mente: nel passato o nel futuro. Ma il passato e il futuro non esistono: nascono soltanto nella mente, che vive esclusivamente di tempo. Il momento presente è eterno e al di fuori dalla dimensione temporale. In esso non puoi soffrire. Al contrario, la mente anticipa il futuro creandoti ansia, angoscia e preoccupazioni. Oppure rammenta il passato, creandoti dispiacere, rimorso e malessere. Finché ti farai assorbire dalla mente, la sofferenza sarà assicurata.

5) Vedi tutto in bianco e nero

Una delle 13 cause nascoste della tua sofferenza è la “visione a tunnel”. Essa consiste nell’incapacità di cogliere le sfumature della realtà. In questo modo, tendi a interpretare tutto secondo due categorie opposte e inconciliabili. Ad esempio, pensi di essere buono o cattivo, intelligente o stupido, felice o infelice, bello o brutto, odioso o amorevole. Oppure credi che gli altri ti amino o ti odino, siano tuoi amici o tuoi nemici, siano egoisti o altruisti, ti apprezzino o ti biasimino. La visione a tunnel è davvero deleteria e ti conviene liberartene subito. Come? Inizia ad apprezzare la varietà del mondo. Considera che tra gli estremi vi sono infinite qualità intermedie.

6) Proietti i tuoi conflitti all’esterno

La maggior parte di noi proietta i propri conflitti all’esterno. La cosa più grave è che pensiamo davvero che siano gli altri a causare la nostra sofferenza. Infatti è molto più facile accusare gli altri piuttosto che assumersi la responsabilità del proprio dolore. Ad esempio, potresti lamentarti di non essere amato abbastanza dai tuoi famigliari. Ma in fondo la mancanza di amore è un tuo problema. Non sto dicendo che sia colpa tua: infatti molto probabilmente è vero che hai subito un’educazione rigida e priva di amore. Ma devi iniziare a riconoscere che ciò che stai vivendo è un tuo conflitto interiore, e solo tu hai la possibilità di risolverlo.

7) Ti identifichi con la tua storia

L’uomo è un maestro nel cucire su se stesso false identità. Ma la cosa peggiore è che finisce per credere alle proprie storie. Crediamo di essere una determinata persona, con precise caratteristiche fisiche e psicologiche. Pensiamo di essere definiti dal nostro carattere. Siamo convinti di essere determinati dal nostro passato biografico. In questo modo, creiamo le nostre catene e la vita diventa una prigione. Finché indosseremo i panni del nostro personaggio, soffriremo. Tu non sei la tua storia, né quella che hanno elaborato i tuoi famigliari o la società in cui vivi. Smetti di identificarti con tutte queste cose fasulle!

8) Credi alla tua mente

La mente è un preziosissimo strumento. Eppure la maggior parte di noi la trasforma in un’entità con cui si confonde. Ci facciamo trascinare nei posti più miserevoli dai nostri pensieri. Ci fidiamo ciecamente della mente come se contenesse delle certezze indiscutibili. In realtà la mente pensa alla propria sopravvivenza e a proteggere se stessa. Ma non ti dice la verità. Infatti, nella maggioranza dei casi la mente è un ricettacolo di credenze accumulate nel corso del tempo. Queste credenze sono spesso enormi limitazioni per il tuo benessere. Al posto di credere alla mente, fidati del cuore. Esso è una guida molto più sicura.

9) Pensi di conoscere la causa dei tuoi malesseri

Spesso diamo per scontata la causa della nostra sofferenza. Ad esempio, quando prendiamo un brutto voto, ci diciamo che il nostro dispiacere deriva da tale evento. In realtà, nella maggior parte dei casi analizziamo le nostre situazioni solo in superficie e non indaghiamo a fondo i motivi del nostro dolore. Evidentemente, a causarci sofferenza non è il brutto voto in sé, ma la nostra interpretazione di esso. In particolare, potremmo notare come in verità soffriamo per aver deluso qualcuno, o perché attribuiamo al voto un giudizio sul nostro valore. Oppure abbiamo paura del giudizio degli altri e ci preoccupiamo di che cosa penseranno di noi. E in fondo a tutto questo, noteremo che c’è un bisogno psicologico profondo di essere amati. Ciò che appare come ragione superficiale non è mai reale. C’è sempre un motivo nascosto più profondo.

10) Cerchi la felicità all’esterno

Una delle 13 ragioni nascoste della tua sofferenza è l’abitudine a cercare la felicità all’esterno. Tale tendenza è così radicata nella nostra mente che non è sufficiente rendersi conto che la felicità non si trova da nessuna parte se non dentro noi stessi. La mente ha bisogno di vivere questa realizzazione prima di rinunciare alla ricerca esterna. In ogni caso, ogni volta che provi piacere o soddisfazione per qualcosa, renditi conto di come sei tu a causarti quello stato d’animo positivo. In altre parole, la tua felicità parte sempre dall’interno. Quindi smetti di alienare la tua pace e consegnarla a qualcuno o a qualcosa. La mente continuerà a farti credere di aver bisogno di eventi esterni per essere felice. Ma l’unica pace che esiste è quella del tuo Essere.

11) Ti fai condizionare dagli altri

L’inautenticità causa profondi malesseri e ti fa sentire oppresso dal mondo. Il motivo per cui ti fai condizionare dalle pretese della società, della tua famiglia o della tua cultura è la paura dell’ignoto. Quando infatti rivendichi le tue scelte o ti esprimi liberamente, accade che ti ritrovi solo. Ciò è meraviglioso e affascinante, ma il tuo ego si sente minacciato dall’anticonformismo e dall’originalità. Infatti non puoi sapere a priori se le tue decisioni verranno apprezzate oppure no. Così temi il rifiuto e fai un passo indietro. Preferisci la sicurezza alla felicità. Ma devi capire che la felicità è necessariamente frutto della libertà interiore. Finché avrai bisogno di un rinforzo esterno, la tua felicità dipenderà dall’approvazione degli altri. Liberati dai condizionamenti e apriti alla libertà!

12) Sei schiavo del tuo ego: la madre delle 13 ragioni nascoste della tua sofferenza

Il tuo ego è un padrone crudele. Finché ti identificherai con esso, sarai in guerra col mondo. Infatti è inevitabile che il tuo ego abbia paura o sia insoddisfatto o infastidito. Esso è un’entità mortale e vulnerabile, ed è separata dal resto dell’universo. Per questo non puoi vivere in armonia e in pace quando sei comandato dall’ego. Assumi il punto di vista della tua coscienza, che è la tua vera essenza e non è insicura o fragile. Quando il tuo ego si sente in pericolo, ricordati che quello non sei tu. Disidentificarti dall’ego è un processo graduale, ma è il presupposto per una pace interiore duratura.

13) Non hai una missione personale

L’ultima delle 13 ragioni nascoste della tua sofferenza è la mancanza di una missione personale. La vita di per sé sembra infatti non avere un senso. Dunque è necessario che tu crei uno scopo esistenziale a cui dedicarti per sentirti vivo ed entusiasta. Dai una direzione alla tua vita, scoprendo la tua vocazione o creando una tua missione. Fatti guidare da essa per non rimanere in balia del caos. Connettiti con dei valori in modo da avere una cartina per la tua vita. Segui i miei consigli per trovare la tua missione personale. Finché non sarai tu la guida della tua vita, saranno gli altri a decidere per te, ad attribuirti ruoli e ad assegnarti compiti. Quando scegli tu la direzione da dare alla tua vita, sei il padrone e il creatore e ciò ti dà un enorme sollievo.

Le 13 ragioni nascoste della tua sofferenza nella pratica

Nella pratica, queste 13 ragioni della tua sofferenza sono spesso così nascoste che individuarle non è per nulla semplice. Ma come anticipavo nell’introduzione, la soluzione migliore è l’osservazione. Infatti la tua sofferenza è frutto della tua inconsapevolezza. E l’unico modo per eliminare tale inconsapevolezza è diventando consapevole di ciò di cui sei ancora all’oscuro.

Come individuare le 13 ragioni nascoste della tua sofferenza con l’osservazione

L’osservazione è davvero l’unica cosa di cui hai bisogno. Infatti potresti trovare numerose soluzioni nel breve termine per alleviare la tua sofferenza. La tua mente ti spinge a rifugiarti in una sostanza, in una relazione oppure in un’attività apparentemente innocua come la meditazione. Non a caso la stessa spiritualità viene abbracciata per trovare sollievo dalla sofferenza. Ma ricorda che la spiritualità, le pratiche meditative e la ricerca di sé non sono dei rimedi ansiolitici, per cui non devi vederli allo stesso modo con cui prendi un farmaco per abbassare la pressione. Altrimenti finisci per ricercare nella spiritualità la stessa felicità che desideravi in passato. Ma la felicità non viene dalla spiritualità in sé, bensì da te stesso. Per questo devi diventare la guida del tuo percorso e intraprendere un cammino autonomo di auto-osservazione.

Osservarsi significa imparare a conoscersi senza giudicarsi. E ciò non è semplice in quanto la mente è sempre pronta a subentrare con il suo filtro. Per questo devi essere disposto, nel tuo percorso, ad accettare qualunque emozione, anche la più spiacevole, senza farti assorbire da essa. Questa è la parte più difficile del percorso. La maggior parte di noi si arena nel campo della ricerca interiore, poiché non ha il coraggio di guardare in faccia i propri mostri. I mostri interiori infatti fanno paura, ribrezzo, ci mettono a disagio. A nessuno fa piacere rimanere del tempo in mezzo al proprio tumulto emozionale, eppure questa è l’unica cura ai tuoi malesseri. Dunque, dedica del tempo solo a te stesso, durante il quale diventi consapevole dei tuoi pensieri, delle tue emozioni e sensazioni.

La solitudine terapeutica

Esattamente: sto dicendo che per trovare le 13 ragioni nascoste della tua sofferenza e tornare alla tua pace hai bisogno di rimanere a lungo solo. Infatti la solitudine non è altro che la compagnia di noi stessi. Ed è l’unico modo per acquisire potere su di noi, conoscendoci pian piano e con amore. Dopotutto, non è così che fai con le persone che ami? Come puoi pretendere di conoscere i tuoi amici senza trascorrere con loro nemmeno un giorno della tua vita? Allo stesso modo, come puoi aspettarti di conoscere la complessità del tuo Io se non passi mai del tempo con te stesso? Nella società è diffusa questa balzana idea, in base alla quale rimanere soli è inutile o addirittura dannoso.

In effetti molte ricerche mettono in evidenza come la solitudine aumenti l’infelicità. Ma la verità è che ciò dipende dal fatto che non sappiamo stare con noi stessi. Ciò che ci fa stare male è rimanere a contatto con le nostre ansie e la nostra negatività. E pensiamo che sia meglio rifuggire all’esterno per colmare il nostro vuoto. Ma è proprio questa una delle cause più profonde della nostra miseria.

“Tutta l’infelicità dell’uomo deriva dalla sua incapacità di starsene nella sua stanza da solo.” (Blaise Pascal)

Il tuo compito è conquistare te stesso. E per farlo dovrai trovare del tempo solo per te. Smetti di condannare la solitudine come una pena. Non ti dico che devi diventare un eremita, ma perlomeno trova alcuni spazi da dedicare alla tua sola compagnia. E quando trovi questi spazi, non gettarli al vento: sfruttali nel migliore dei modi.

L’osservazione come rimedio alle 13 ragioni nascoste della tua sofferenza

L’osservazione è il rimedio più potente alla tua sofferenza. Ma quali sono gli elementi necessari per osservarsi efficacemente? Premetto che parlare di osservazione in termini di efficacia è una concessione linguistica. Infatti non puoi osservarti bene o male. Ma ci sono degli accorgimenti a cui puoi ricorrere per praticare l’osservazione:

  • resta in silenzio. Con silenzio non intendo l’assenza di rumori o di chiasso. Intendo il silenzio interiore. Quando ti osservi, devi lasciare la mente fuori. Scegli una stanza apposita per l’osservazione e per la meditazione. Prima di iniziare la pratica, immagina che i tuoi pensieri siano confinati fuori dalla porta;
  • trova la tua consapevolezza. Diventa consapevole del tuo Io, poiché è la tua coscienza la protagonista dell’osservazione, ora che la mente è stata lasciata fuori dalla stanza.
  • rimani in contemplazione. A questo punto, non devi fare nulla di particolare. Devi lasciare che pensieri, emozioni e sensazioni emergano nel campo della tua coscienza. E devi limitarti a diventarne consapevole. Se vuoi, puoi focalizzare la tua attenzione su un’emozione in particolare. Ma non forzare mai il processo.

L’osservazione non è una vera e propria pratica. In fondo, essa è la natura del tuo Essere. Per diventare un osservatore, devi semplicemente passare del tempo immerso nella tua coscienza. Infatti qualunque cosa tu faccia, deriva dall’intervento della mente. La tua consapevolezza, invece, è uno spazio di pura accettazione.

Osservarsi vuol dire conoscersi

Più a lungo ti osserverai, più la tua mente ti dirà che stai perdendo tempo. Magari ti sentirai in colpa perché stai sprecando la tua vita. Oppure semplicemente penserai che l’osservazione non ti porterà a nulla. Ma la verità è che osservarsi vuol dire conoscersi. E conoscere se stessi significa conoscere il mondo intero. Il problema è che la nostra idea di esperienza è limitata al mondo esterno. Crediamo che per conoscere dobbiamo “uscire da noi stessi“. In realtà fare esperienza del mondo non è necessariamente una virtù. Potrebbe benissimo darsi che chi viaggia in continuazione e si dedica a cose sempre nuove abbia una conoscenza di sé e degli altri molto limitata. Ma la vera conoscenza è determinata dall’ingresso dentro noi stessi.

Ciò che la maggior parte di noi fa è sfuggire all’incontro con noi stessi. E questo ci fa sentire alienati e ci fa perdere il contatto con la nostra natura. Ma prima o poi dovremo fare i conti con il nostro Io: un Io ignorato e trascurato è un Io che soffre per la mancanza di cure. Sii come un genitore amorevole nei confronti di te stesso, anziché essere un giudice implacabile e il tuo peggior nemico. Non aver paura di te stesso. Non rifuggire l’ansia, la depressione e i tuoi stati d’animo negativi. Affrontali con amore e coraggio. Questo è l’unico modo per guarire dalla sofferenza.

Le 13 ragioni nascoste della tua sofferenza in sintesi

In breve, ti elenco nuovamente le 13 ragioni della tua sofferenza:

  1. Hai aspettative troppo alte
  2. Ti giudichi troppo duramente
  3. Subisci le emozioni
  4. Non vivi nel presente
  5. Vedi tutto in bianco e nero
  6. Proietti i tuoi conflitti all’esterno
  7. Ti identifichi con la tua storia
  8. Credi alla tua mente
  9. Pensi di conoscere la causa dei tuoi malesseri
  10. Cerchi la felicità all’esterno
  11. Ti fai condizionare dagli altri
  12. Sei schiavo del tuo ego
  13. Non hai una missione personale

Nota nella tua esperienza quali di questi 13 fattori hanno un’influenza profonda sulla tua vita. In ogni caso, considera come tutte queste 13 ragioni possono essere semplificate in una sola: la causa originaria della tua sofferenza è l’identificazione con l’ego. Da essa discendono tutte le altre: l’ego si manifesta in maniera molto subdola ed è necessario conoscere tutte le sue “strategie” e i suoi comportamenti per “neutralizzarlo”. Ora non mi resta che augurarti un felice processo di osservazione e di conoscenza di te stesso! Iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato. Grazie per la lettura!

Altre letture:

https://lamenteemeravigliosa.it/lego-voce-nella-testa/

https://lamenteemeravigliosa.it/vivere-senza-aspettative/

6 commenti su “13 ragioni nascoste della tua sofferenza”

  1. Sicuramente questi sono fattori che influenzano molto la sofferenza, ma credo anche che dipende dal bagaglio che uuno si porta dietro nella vita. Buona serata 🙂

    1. Certo, in effetti sarebbe necessario fare un’operazione di pulizia per purificarsi dalle proprie credenze e dai condizionamenti esterni, per liberarsi di tutto il bagaglio di sofferenza “ereditato” dalla famiglia, dalla cultura e dalla società, rendendosi anche conto di come questo bagaglio, per quanto doloroso e pesante, in molti casi ci faccia comodo e non vogliamo liberarcene perché ci fa sentire al sicuro, in una zona di comfort piena di sofferenza ma più semplice da accettare rispetto all’autenticità e alla libertà. Senza il nostro bagaglio dovremmo affrontare la paura dell’ignoto e dell’incertezza, ed è questo in fondo che ci impedisce di liberarci della nostra sofferenza. SIAMO COME DEGLI SCHIAVI AFFEZIONATI ALLE NOSTRE CATENE!

  2. Non nascondo che, man mano che proseguivo nella lettura, mi sono ritrovata in tutti i tredici punti elencati che fanno dell ‘esistere un brutto vivere.

    Ho da lavorarci parecchio.
    Grazie!!

    Grazie

  3. su alcuni punti ci ho lavorato adesso è giunta l’ora di lavorare su degli altri…. comunque sono sempre in “agguato” anche quelle già viste 😉

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