Le migliori frasi di Gesù

le migliori frasi di Gesù

Gli insegnamenti di Gesù sono in gran parte imperniati sull’amore. Il lascito più grande di Cristo è l’invito all’unione e alla fratellanza, all’apertura del cuore e alla compassione. Il suo messaggio originale è stato frainteso e manipolato nel corso della storia. Ma è doveroso recuperare le sue straordinarie lezioni di vita per imparare dalla sua grandiosa saggezza. In questo articolo vorrei proporti quelle che secondo me sono le migliori frasi di Gesù, riportate nei Vangeli canonici di Matteo, Luca, Marco e Giovanni.

Una frase da leggere con attenzione

“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.

Matteo 10, 34-35

Questa citazione è utilizzata da molti detrattori di Gesù per sottolineare il suo messaggio non pacifico o addirittura da leader di una banda di malviventi! Alcuni, leggendo questa frase, hanno pensato che Cristo fosse un rivoluzionario politico. Anch’io sono caduto in passato nell’errore di considerare tale frase come indice della natura politica del messaggio di Gesù. In realtà, leggendo attentamente si ricava un’interpretazione completamente diversa. Gesù probabilmente pronuncia questa frase con un intento ben specifico: vuole mettere in evidenza lo spirito guerriero insito nel proprio insegnamento. Infatti, come sanno tutti coloro che seguono seriamente un percorso spirituale, la trascendenza non si raggiunge gridando namastè a destra e a manca o promettendo pace e amore a tutti. Il vero maestro spirituale è consapevole che il viaggio di un iniziato è pieno di insidie e avversità da superare.

La spada di Gesù al giorno d’oggi

La “spada” di Gesù deve necessariamente creare conflitto, tra i suoi seguaci e i suoi detrattori, ma anche aprire (o far emergere) i nostri conflitti interiori. Non a caso, è proprio dalle crisi e dalle separazioni che è possibile crescere. Il saggio non illude le persone promettendo loro che il Regno dei Cieli potrà essere raggiunto al termine di una comoda passeggiata. I messaggi rivoluzionari di Gesù sono destinati a creare scompiglio e a sconvolgere chi è disposto a seguirli. Se sei spirituale e sei circondato da persone ordinarie ti sarai reso conto di come il tuo percorso potrebbe aver creato attriti e separazioni nel tuo ambiente. Ma ciò è del tutto normale, perché chi lavora su di sé è oggi più che mai un guerriero spirituale.

Finché sei immerso nella quotidianità, in casa tua regna una falsa pace. Quando ti immergi nel sentiero della crescita i conflitti vengono alla luce. Chi intraprende una strada fuori dal comune è biasimato, giudicato e criticato, ma affronta a testa alta le eventuali separazioni e le fratture, poiché sa che questo è il costo per raggiungere qualcosa di molto più alto. Anche le sfide della vita, le difficoltà individuali e collettive e i problemi sono delle “spade” che ci vengono puntate contro in modo da scuoterci, uscire dal sonno profondo in cui dormiamo e aprire il nostro cuore.

Ricorda sempre che la spiritualità non è un modo per compiacere l’ego, ma per farti crescere. In ultima analisi, non dimenticare che il tuo ego deve morire per accedere alla tua dimensione più profonda. Quindi la spada è in realtà una benedizione che viene per salvarti e per liberarti, anche se dal punto di vista del tuo ego potrebbe sembrare una minaccia insopportabile.

Attento a chi ti guida!

Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!

Matteo 15, 14

Questa frase può essere letta come un invito a stare attenti a chi scegliamo come nostro maestro o leader, alle nostre guide esterne e interne. Una delle poche cose di cui sono davvero convinto è che ciascuno deve fare da guida a se stesso, perché in ultima analisi ognuno è responsabile del proprio destino. Se ora sei cieco, nel senso che non hai il cuore aperto all’amore e la mente alla saggezza, se sei ancora inconsapevole, che cosa succede qualora seguissi un maestro che è al tuo stesso livello e che non è profondamente risvegliato? Sia tu che la tua guida potreste ricadere nella trappola dell’ego e seguire un percorso che vi manda in rovina. Al proposito ti propongo una frase illuminante di Buddha:

“Non date fede ai vecchi manoscritti, non credete una cosa perché il vostro popolo ci crede o perché ve l’hanno fatto credere dalla vostra infanzia. Ad ogni cosa applicate la vostra ragione; quando l’avrete analizzata, se pensate che sia buona per tutti e per ciascuno, allora credetela, vivetela, e aiutate il vostro prossimo a viverla a sua volta.”

Buddha

Usa il tuo buonsenso e la tua ragione! Non credere ciecamente a nessuno, e fatti guidare dal cuore! Sperimenta sulla tua pelle ogni insegnamento prima di consegnare la tua vita nelle mani della tradizione, della tua cultura o di un qualsiasi maestro. Metti in discussione ogni tua guida, che sia una figura reale oppure un’autorità consolidata nella tua mente a partire dall’infanzia o quando non avevi abbastanza strumenti per essere scettico. C’è sempre una parte di noi che è cieca, perché il nostro ego ha un terribile bisogno di certezze. Esso si aggrappa a qualsiasi cosa che gli promette la salvezza pur di sopravvivere. Tieni sempre a bada la tua cecità e illuminala con la tua consapevolezza.

La potenza della fede: una delle frasi migliori e più semplici di Gesù

Tutto è possibile per chi crede.

Marco 9, 23

In questa brevissima massima, tra le frasi più semplici ma tra le migliori di Gesù, si evidenzia il potere illimitato della fede. Chi crede profondamente e con tutto il suo cuore alla possibilità di qualcosa, la vedrà realizzata. Qui è necessario però fare un appunto. La fede non è da confondere con la credenza. Quest’ultima è semplicemente un’astrazione mentale. La fede, al contrario, è un attitudine del cuore: proviene da una profonda apertura interiore, e dalla capacità di rimettere tutto nelle mani di Dio. Ma questo atteggiamento non è nemmeno una resa passiva. Piuttosto, consiste nell’accettazione incondizionata del presente, nella consapevolezza che accadrà il meglio per noi e che nulla è impossibile alla Vita.

Una fede incrollabile non ha nulla a che vedere con il fanatismo religioso o la convinzione sul piano mentale di essere nel giusto. Essa, al contrario, è il risultato della liberazione dalle proprie paure. Chi teme, al limite, è in grado di sperare, ma non di avere profonda fede. Solo chi ha il cuore libero da ogni timore può sperimentare una fede incondizionata. Per sviluppare questa virtù, devi avere il coraggio di abbandonarti al momento presente, senza alcuna resistenza. Dopotutto, il presente è tutto quello che hai. In fondo, infatti, la fede non è altro che aderenza al qui e ora, quindi consiste nel dire di sì alla vita e al flusso dell’Universo.

L’amore incondizionato: una delle frasi migliori e più rivoluzionarie di Gesù.

Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete?

Luca, 6, 27-32

Questa è sicuramente una delle frasi migliori di Gesù. Ma anche tra le più rivoluzionarie. In essa è contenuto il messaggio dell’amore incondizionato. Cristo invita ad amare i propri nemici. Ma chi sono i nostri nemici? Sono tutti coloro nei confronti dei quali proviamo rabbia, rancore, odio, desiderio di vendetta, paura o una qualsiasi forma di negatività, e coloro che manifestano questi atteggiamenti vero di noi. Dunque non sono solo i nostri persecutori, ma anche i colleghi sul lavoro che ci fanno un commento fastidioso, il capo insopportabile, l’ex fidanzato/a intrattabile. La maggior parte di noi si limita ad amare coloro che compiacciono il nostro ego. Ma, come dice Gesù, non c’è nulla di straordinario in questo. L’azione più santa è quella di chi prova amore nei confronti di tutti, incondizionatamente.

Porgi l’altra guancia e lascia l’altro a bocca aperta

Chiaramente, amare i propri nemici è ancora una volta questione di cuore. Con la mente non si può perdonare un grave torto o smettere all’improvviso di provare rancore. La mente, anzi, è fatta per perpetuare la negatività e sopravvivere nutrendosi di essa. Solo aprendo il tuo cuore alla compassione e all’accettazione puoi amare i tuoi nemici, al punto che essi smetteranno di essere tuoi avversari e diventeranno tuoi amici. In questa frase è contenuto anche il famoso “porgi l’altra guancia“. Chiaramente, esso non è un invito a farsi torturare e perseguitare. Al contrario, è un modo per lasciare l’altro a bocca aperta.

Chi ti odia, vuole che tu risponda con odio; chi è arrabbiato con te, vuole che risponda con collera. Porgere l’altra guancia significa non scomporsi, rimanere consapevoli, usare il potere della tua presenza per spezzare il circolo vizioso di azione e reazione. Non reagire significa conquistare il nemico. Ma per arrivare a questo, devi prima ottenere potere su te stesso. Devi disciplinare la mente in modo da non soccombere agli impulsi dell’ego e trascendere la meccanicità. Così facendo, potrai sorprendere chiunque con la tua calma imperturbabile e la capacità di non farti sopraffare da nessuno e da niente.

Il non giudizio

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato.

Luca 6, 37

Una delle frasi migliori di Gesù è incentrata sul non giudicare e sul sostituire il giudizio con l’accettazione e il perdono. Puoi osservarlo tu stesso: più giudichi più sarai giudicato. O perlomeno, più giudichi più ti sentirai giudicato. La maggior parte di noi si lamenta del giudizio degli altri e ne è disturbato profondamente. In fondo, però, i primi a giudicare siamo noi e attiriamo a noi il giudizio di conseguenza, secondo la legge di attrazione. Quando ci sentiamo giudicati o abbiamo paura del giudizio, in realtà è la nostra mente a creare il giudizio. Proiettiamo all’esterno la nostra illusione mentale, divenendone schiavi inconsapevoli. L’unico modo per sfuggire al giudizio è smettere per primi di giudicare. Come diamine puoi pretendere di giudicare e allo stesso tempo non essere giudicato?!

Al posto di giudicare, perdona. Diventa consapevole dell’inconsapevolezza di chi ti circonda. Nessuno compie un male volontariamente: il peccato è sempre frutto di ignoranza. Anche se uno pensa di agire liberamente per commettere un torto a qualcuno, in realtà lo fa perché è posseduto dall’ego, dominato dalla mente e schiavo dei propri impulsi. Al proposito cito un’altra famosa frase di Gesù pronunciata sulla croce:

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”

Chi è totalmente identificato con la mente, si illude di essere libero, ne è magari profondamente convinto, ma in realtà è uno schiavo. Quindi il perdono è l’unico comportamento sensato di fronte alla follia dell’ego.

Fede e attaccamento alle certezze: una delle frasi migliori di Gesù

Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio.

Luca 9, 62

Questa breve frase rivela l’importanza della fede e, al contempo, la capacità di rimanere appieno nel presente. Chi guarda indietro per tornare al passato lo fa perché ha paura, ed è allo stesso tempo ossessionato dai risultati delle proprie azioni e non può fare a meno di mostrarsi insicuro prima di abbracciare l'”aratro” per sempre. Un insegnamento simile può essere rintracciato nel mito di Orfeo, che non può fare a meno di voltarsi per incontrare lo sguardo della sua amata Euridice. Voltarsi è sempre un segno di mancanza di fede. La frase di Gesù, tuttavia, è in particolare incentrata sulla necessità di rimanere focalizzati sul qui e ora, senza avere paura di lasciarsi indietro le certezze del passato. L’attaccamento alle sicurezze è tipico di un cuore ricolmo di paura.

La paura è un enorme ostacolo all’accesso alla dimensione dell’Essere. Essa è indice di inconsapevolezza e va trascesa a tutti i costi per poter raggiungere il risveglio. Oggi sentiamo più che mai il bisogno di certezze e siamo così assorbiti nel passato, dimenticando di confidare nel momento presente. Questo periodo di caos e confusione è però una preziosissima opportunità per aumentare la nostra fede e aprire il nostro cuore all’accettazione totale e incondizionata della Vita. Chi intraprende il sentiero spirituale, soprattutto, deve avere il coraggio di non tentennare e di seguirlo dritto fino in fondo, senza cadere nella tentazione di ritornare alle certezze del passato.

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Le migliori frasi di Buddha

le migliori frasi di Buddha

Gli insegnamenti spirituali di Buddha sono estremamente moderni. Ogni volta che li leggi, tornano freschi e sono in grado di offrirti una nuova lezione. Il tuo stato d’animo, la tua visione del mondo e il tuo livello di coscienza influenzano il valore dell’insegnamento. Se leggi una frase di un maestro quando sei felice, la interpreterai in un determinato modo. Se la leggi quando sei giù di morale, potresti vederla da un’altra angolazione. Come mostra la fisica quantistica, infatti, l’osservatore influisce sull’oggetto osservato. Per questo ti invito a tenere sempre a portata di mano le citazioni e gli insegnamenti dei più grandi maestri spirituali. Non stancarti mai di apprezzare il tesoro contenuto in essi. Ciascun aforisma si presta ad essere letto e riletto, e ogni volta si carica di una luce nuova. Ecco quali sono, a mio parere, alcune delle migliori frasi di Buddha per illuminare le tue giornate.

Il valore della parola

“Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire.”

Il Buddha, in una delle sue migliori frasi, sottolinea con forza il valore della parola. La maggior parte di noi parla eccessivamente e a sproposito, con il risultato di:

  • sprecare enormi quantità di energia, che potrebbe essere indirizzata per fini più nobili e per aumentare il nostro potere spirituale;
  • creare sofferenza a noi stessi e agli altri;
  • dare origine a malintesi, conflitti e situazioni imbarazzanti;
  • falsare la realtà imponendole sopra i nostri castelli mentali distorti.

Il maestro spirituale è consapevole di come la parola sia in grado di scatenare tempeste come di rasserenare gli animi. Conosce la sottile energia che scaturisce dal linguaggio. Per questo invita a parlare solo quando ce n’è davvero bisogno. In particolare, Buddha evidenzia quattro criteri per capire se è opportuno aprire la bocca oppure rimanere in silenzio:

  • veridicità delle parole: quante volte, pur non conoscendo la verità, esprimiamo giudizi affrettati e preconcetti, cadiamo nei pettegolezzi e persino nel biasimo e nella calunnia?
  • bontà del parlatore: quante volte usiamo la lingua per ferire qualcuno, spesso magari inconsapevolmente? Quando parliamo, non dobbiamo limitarci ad avere buone intenzioni, ma a riflettere sull’impatto reale che le nostre parole potrebbero avere sul nostro interlocutore.
  • utilità del discorso: il mondo di oggi è dominato dalla chiacchiera vuota e superficiale. Se nella maggior parte dei casi essa non crea necessariamente male al prossimo, è comunque un enorme spreco di energia. Le conversazioni frivole e banali non sono un peccato imperdonabile, ma almeno dovrebbero essere limitate il più possibile.
  • maggiore rilevanza delle parole rispetto al silenzio. Ciò che stai per dire è migliore del silenzio? In breve, ha davvero senso che tu parli oppure è preferibile che rimanga zitto?

Sulla sofferenza

“Perché infliggere sofferenza agli altri, quando noi stessi cerchiamo di sfuggirla?”

Questa frase invita a riflettere profondamente sulla facilità con cui procuriamo sofferenza agli altri, contrapposta al desiderio fortissimo di non soffrire. A ben vedere, è davvero folle infliggere agli altri il male che noi stessi vogliamo rifuggire. Ciò è indice di una relazione malata con noi stessi e col mondo, priva di amore e di buonsenso. Se pensi un attimo al malessere che hai causato (anche inconsapevolmente) agli altri, ti renderai conto che non ha molto senso lamentarti della sofferenza che ricevi tu.

L’unica cosa che puoi fare, prima di reclamare il bene dagli altri, è smettere per primo di infliggere dolore. Il Buddha invita a mettersi nei panni delle vittime dei nostri stessi comportamenti, per far germogliare in noi uno spirito compassionevole, che ci porti a intravedere la comunione dell’umanità intera nella sofferenza in modo da volerla trascendere in maniera attiva, e cioè rinunciando ad essere carnefici, piuttosto che in maniera passiva, e cioè rimanendo vittime e sbraitando contro i nostri persecutori.

I pensieri fanno l’uomo

“L’uomo è ciò in cui crede. L’uomo è l’immagine dei suoi pensieri, quindi spesso l’uomo diventa quello che crede di essere.”

Buddha afferma convintamente che l’uomo è il prodotto delle sue stesse credenze. Non c’è nulla di più vero: se tu credi di essere un buono a nulla, la tua credenza diventerà una profezia autoavverante e diventerai un buono a nulla. Se credi di valere molto, al contrario, molto probabilmente la tua credenza diverrà reale. Che i pensieri influiscano direttamente sulla nostra interiorità, e a partire da questa, sull’esterno, è questione di buonsenso, ma è anche appannaggio delle ultime scoperte scientifiche. Questa frase del Buddha è un abbozzo della legge di attrazione, poiché mette in evidenza la relazione pensieri-realtà e l’impatto che i primi hanno inevitabilmente sulla seconda.

La nostra realtà è dettata dal modo in cui pensiamo. Per questo è fondamentale mettere in discussione le credenze di base della nostra vita, in modo da sostituirle con altre potenzianti o anche semplicemente lasciare la nostra mente libera da condizionamenti ed eliminare completamente il vocabolo “credenza” dal nostro vocabolario mentale. La cosa più importante di tutte è osservare i contenuti della propria mente per portare alla luce le convinzioni consce e inconsce che dominano la nostra esistenza e smettere così di vivere entro i loro confini rigidi e limitanti. I pensieri fanno l’uomo, ma l’uomo può creare un ambiente psichico nuovo per creare consapevolmente la sua realtà. Come? Addomesticando la mente e sfuggendo al suo terribile dominio.

L’importanza della pazienza: una delle frasi migliori e più profonde di Buddha

“La pazienza è la più grande delle preghiere.”

Questa è una delle frasi migliori e più profonde di Buddha. Questo brevissimo aforisma riassume il valore inestimabile della pazienza. Essa è una delle virtù umane più potenti, ed è collegata alla perseveranza, alla determinazione, alla tolleranza e, non da ultimo, all’amore. Chi è paziente è in grado di ottenere praticamente tutto ciò che vuole (per questo è la più grande delle preghiere!), poiché è in grado di concentrare i suoi sforzi in maniera retta e intensamente. La pazienza richiede infatti la capacità di accumulare energia psichica e soprattutto di non disperderla nella lamentela (che non a caso è solitamente sintomo di impazienza). Inoltre presuppone un enorme livello di accettazione del presente e di stare nel qui e ora nonostante le apparenti asperità.

Chi è paziente riesce a dominare gli impulsi dell’ego, ergendosi al di sopra di esso e smettendo di esserne schiavo. Sa che l’ego non deve essere sempre compiaciuto. Tramite la pazienza, è possibile trattenere un grado straordinario di energia, ma la maggior parte di noi è sopraffatto da essa e il più delle volte la spreca incanalandola nella collera, nel vittimismo e nella lamentela, trasformando la preghiera in una maledizione contro se stesso. Se al contrario riuscirai a conservare quell’energia e usarla per nutrire il tuo cuore, se sei in grado di tenere a freno l’impulso della mente a scaricare fuori quel potere, allora sarai padrone del mondo. Ricorda: se domini te stesso, domini il mondo. Il potere derivante dalla pazienza non è però egocentrico, ma ricolmo di amore e bontà.

L’imperturbabilità del saggio

“Come la rupe massiccia non si scuote per il vento, così pure non vacillano i saggi in mezzo a biasimi e lodi.”

Buddha usa una potente similitudine con la quale accosta la maestosa immobilità di una rupe con l’imperturbabilità del saggio. Come la rupe non è scossa dal vento, così il potere delle critiche e dell’approvazione non è in grado di influire sullo stato d’animo di un maestro. Chi è profondamente saggio, è consapevole di quanto siano pericolose le condanne quando le lodi. Oggi, in realtà, soprattutto negli ambienti spirituali si invita a non scomporsi quando si viene attaccati.

Ciò è un insegnamento imprescindibile, ma raramente si mette in evidenza il rischio di cedere all’approvazione degli altri. Dato che essa piace al nostro ego, tendiamo addirittura a considerarla positiva. In realtà, se derivi la tua stabilità interiore e la tua felicità dalla ricerca del plauso degli altri, significa che dipenderai dal loro giudizio, e quindi anche dalle loro critiche. Non puoi pensare di sopportare il biasimo se continui a sperare negli elogi.

Condanna e lode sono due facce della stessa medaglia: quando consentiamo ad una di influenzarci, dipenderemo inevitabilmente anche dall’altra. Dipendere da questi due fattori significa rimanere deboli e in balia degli altri. Quando consentiamo ad una critica di ferirci o ad un complimento di farci sentire euforici, stiamo consegnando il nostro stato d’animo nelle mani del mondo, perdendo potere su noi stessi e confinandoci in un carcere tremendo.

Per quanto sia dato per scontato, non è normale sentirsi orgogliosi a seguito di un complimento. Sembra normale perché siamo cresciuti in un ambiente di premi e punizioni, elogi e rimproveri e abbiamo costruito la nostra sicurezza sul disperato bisogno di essere amati dagli altri, scordandoci che l’amore non è qualcosa che si baratta e la sicurezza non è qualcosa che si acquista. Deriva la tua autostima dall’interno e crea un centro stabile dentro di te invece che mendicare apprezzamenti dall’esterno. Ricorda: se dipendi dalle lodi degli altri, diventi un burattino nelle loro mani.

L’illusione del possesso: una delle frasi migliori e più penetranti di Buddha

Lo sciocco dice: “Questi sono i miei figli, questa è la mia terra, questo è il mio denaro”. In realtà, lo sciocco non possiede se stesso, tanto meno i figli, la terra o il denaro.

La società di oggi è imperniata sul possesso. Il possesso nasce dall’esigenza dell’ego di perpetuare e ingrandire se stesso acquistando potere all’esterno. Il problema, però, è che il dominio di un uomo sull’esterno è qualcosa di fragile e illusorio. Fragile perché tutto è temporaneo e destinato a finire presto: nessuna proprietà può conservarsi all’infinito, e ciò causa enorme sofferenza e paura per l’ego. Illusorio perché il possesso è un’immagine mentale inesistente, un’astrazione che nasce da un bisogno sterile e infantile. Io dico: “Questo è mio” perché così creo un’identità fantasma che mi dà una certa sicurezza e mi permette di uscire dal caos.

La proprietà è soltanto un’idea: se disciplinata può certamente portare ordine e progresso, ma il problema sorge quando essa diventa il surrogato del senso di proprietà di se stessi. Non è un caso che tanto più uno si senta vuoto dentro e privo di potere su di sé, quanto più voglia dominare gli altri, acquisire oggetti, diventare potente nel mondo e possedere senza freno. Ma il possesso esterno è fasullo: l’uomo ha bisogno di conquistare se stesso, così da derivare il proprio potere dall’interno e da non aver bisogno di espandersi all’esterno, creando follia e distruzione. Addomestica te stesso, diventa padrone del tuo ego invece che rimanere suo schiavo e confondere il suo potere su di te con la tua sottomissione nei suoi confronti.

Il mostro dell’ira

“Se tu sapessi ciò che la tua rabbia ti sta facendo, fuggiresti da lei come dal peggior veleno.”

L’ira è considerata dalla tradizione cristiana come uno dei sette peccati capitali. Essa è descritta da Seneca nel De ira come un vero e proprio mostro, che è in grado di possedere l’uomo trasformandone la fisiologia, la psiche e i comportamenti in modo repentino e radicale. Il Buddha evidenzia come l’ira traghetta l’uomo nella dimensione dell’inconsapevolezza profonda, rendendolo cieco e impedendogli di conoscere il corso seguito dalle sue azioni. Chi è infuriato non è lucido, è letteralmente posseduto da un demone e sembra che nulla lo possa fermare dalla sua pazzia. Ma la cosa più sorprendente è che l’inconsapevolezza diventa tale che l’uomo non si accorge degli effetti letali dell’ira su di sé. Essa è come un attacco di cuore: le ricerche scientifiche sottolineano l’impatto della collera sul sistema cardiovascolare e sull’intero organismo, evidenziando le estreme condizioni di stress a cui esso è sottoposto da una sfuriata.

Se diventi consapevole della distruttività dell’ira, sarai meno propenso a caderne vittima. Essa è davvero un veleno mostruoso, una tossina che sconvolge completamente la tua biologia e ti annichilisce. Una cosa è certa: l’ira crea enormi danni agli altri, ma la prima vittima di questa emozione è colui che se ne fa dominare. Non dimentichiamo che la collera è innanzitutto un urlo di dolore, una disperata richiesta di aiuto, che trasforma una mente sofferente in un carnefice. Per sfuggire al veleno dell’ira, devi essere abbastanza vigile e consapevole da notarla non appena sboccia dentro di te per riuscire a non cadere in preda al suo delirio. Nota anche la più lieve frustrazione o irritazione e non permetterle di farsi strada dentro di te. Ciò non significa che devi reprimerla: al contrario, devi accettarla e poi lasciarla andare prima che si sedimenti e si accumuli nel tuo organismo intossicandoti.

Il più grande di tutti i piaceri

“Nessun altro piacere è più grande della pace.”

Questa è una delle frasi più stringate, ma allo stesso tempo tra le migliori e più significative di Buddha. In questa frase concisa Buddha evidenzia la vacuità di tutti i piaceri, fatta esclusione per la pace interiore. Tutti i piaceri, infatti, sono evanescenti, vanno e vengono e non sono in grado di offrire nulla di più di una temporanea soddisfazione, alla quale segue un amplificazione del malessere rispetto al momento precedente al godimento. I piaceri dei sensi non sono un problema: a lungo sono stati considerati come peccaminosi e assolutamente da evitare. Ma ciò ha creato soltanto ossessività e repressione, violenza e distruzione. Infatti i piaceri non vanno negati, ma va piuttosto trascesa la dipendenza da essi.

La cultura occidentale è stata responsabile di un colossale equivoco: ha scambiato la necessità di trascendere la materialità con la volontà folle di negarla e cancellarla, col risultato di aggravare la sofferenza umana e di trasformare la carne in un tabù. Ancora oggi il sesso e l’erotismo sono visti spesso con occhio critico, come un qualcosa di cui vergognarsi. In realtà, nei piaceri non c’è nulla di male, e addirittura la loro repressione raramente porta a trascenderli, e più spesso a diventarne schiavi ancora più di prima. Aldilà di tutto questo, la spiritualità insegna a smettere di avere bisogno della materialità come fonte di felicità, per rifugiarsi nella pace incommensurabile dell’Essere dentro ciascuno di noi.

La pace è il piacere più grande perché è l’unica sorgente di gioia stabile e permanente. Il tuo Essere, e la felicità intrinseca ad esso, non ti lascia mai una volta che affondi nelle sue profondità. La beatitudine conseguente all’Illuminazione è lo stato naturale dell’essere umano, ed è l’unica cosa che vale davvero la pena perseguire con forte desiderio e intensa volontà.

Raggiungere l’illuminazione

“Se volete ottenere l’illuminazione, non dovete studiare innumerevoli insegnamenti. Approfonditene solo uno. Quale? La grande compassione. Chiunque abbia grande compassione, possiede tutte le qualità del Buddha nel palmo della propria mano.”

Il Buddha insegna che per realizzare la propria essenza (e cioè ottenere l’illuminazione) bastano poche cose. Non è necessario farsi sommergere da libri e da insegnamenti innumerevoli e spesso dispersivi. L’illuminazione non è questione di conoscenza mentale o di profondità di intelletto. Essa è piuttosto il risultato dell’apertura del cuore all’amore incondizionato. La compassione è una delle forme più elevate di amore. Essa non è da confondere con la pietà, che implica un sentimento di superiorità in chi la sperimenta. La vera compassione è la consapevolezza dell’unità che sottende tutto, della comunione universale e della condivisione della sofferenza. Essa è una chiave per accedere all’Essere, poiché annulla il senso di identità egoica, elimina la separazione e consente di raggiungere uno stato di profonda unione con il Tutto.

Approfondisci l’insegnamento della compassione e apriti a provarla il più possibile. Elimina le barriere che ti impediscono di sperimentarla. Non ascoltare il tuo ego, che ti spinge a chiuderti orgogliosamente nella tua sofferenza e ad ignorare quella altrui. Riconosci che il male perpetrato è sempre frutto di inconsapevolezza, e anziché incolpare, abbi compassione. Perdona, ama e ringrazia. Non permettere che il tuo ego ti faccia nascondere dietro le sue barricate, ma abbi il coraggio e la volontà di trascendere per accedere alla retta visione del mondo, per vedere la perfezione e la meraviglia del Tutto. Riconosci di non avere occhi per vedere e sviluppa l’intenzione di comprendere la bellezza e l’amore che regge tutto. Usa la sofferenza, tua e altrui, per aprire il cuore.

Guardare dentro se stessi: una delle frasi migliori di Buddha

“Non badare ai torti altrui, non a ciò che altri avrebbe dovuto fare o non fare: osserva piuttosto ciò che tu hai fatto o non fatto.”

Per quanto semplice e immediata, questa è una delle frasi migliori e più pregne di significato di Buddha. Questo insegnamento invita a guardare i nostri peccati piuttosto che accusare gli altri dei loro. Anche nel Vangelo di Luca si trova un insegnamento simile, esemplificato magistralmente dalla metafora della pagliuzza e della trave:

Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Luca 6, 39-45

Tutti noi siamo in grado di sottolineare i torti commessi dagli altri. Ma raramente abbiamo il coraggio, la forza di volontà ma anche solo la consapevolezza necessari per esaminare i nostri vizi. Stando però alla legge dello specchio, vedere i difetti degli altri significa proiettare i nostri su di loro. Già soltanto questo dovrebbe essere un incentivo a smettere di giudicare gli altri per i loro torti. Infatti tanto più vedi gli errori all’esterno, quanto più sei tu a sentirti sbagliato! Quando noti un difetto negli altri, pensa a come tu possiedi quello stesso difetto e lavora per eliminarlo. Potresti in questo modo accorgerti della trave nel tuo occhio ed eliminarla!

Disciplinare la mente

“Come la pioggia penetra in una casa mal coperta, così pure la passione penetra in una mente non usa alla meditazione.”

Il Buddha sottolinea l’importanza di disciplinare la mente attraverso la meditazione in modo da non cadere schiavi delle passioni. Oggi potrebbe essere un invito a non finire vittima delle dipendenze: lavorare su di sé e conoscere se stessi è un modo davvero efficace per insegnare alla mente ad essere pacata e priva di desideri impellenti ed eccessivi. Le dipendenze possono nascere soltanto in una mente indisciplinata. Chiaramente non è obbligatorio seguire una pratica meditativa formale, seduti nella posizione del loto a contare i respiri! Meditare significa semplicemente creare una distanza tra te e la mente e ciò può essere fatto anche dinamicamente e tramite le pratiche informali, l’osservazione e l’introspezione. In ogni caso, qualunque sia l’approccio che preferisci, è assolutamente indispensabile domare il proprio corpo mentale e il corpo emotivo per non esserne dominati.

Condividere la gioia: una delle frasi migliori e più poetiche di Buddha

“Migliaia di candele possono venire accese da una singola candela, e la vita della candela non sarà abbreviata. La felicità non diminuisce mai con l’essere condivisa.”

L’immagine proposta dal Buddha è meravigliosa: ognuno di noi è una candela che può contagiare gli altri col proprio umore. In particolare, chi è gioioso emana gioia. Non a caso spesso si dice che una persona sprizza gioia da tutti i pori, ad indicare il movimento con cui essa scaturisce da lui verso l’esterno. Una sola persona felice è in grado di illuminare la giornata a migliaia di altre persone, direttamente o indirettamente. Una persona del genere è apprezzata da tutti e la sua compagnia è preziosissima.

D’altro canto, anche quando la nostra candela emana negatività e tossicità, contagiamo gli altri e mettiamo loro addosso il nostro cattivo umore. Se vuoi stare in un ambiente positivo, assumiti la responsabilità di trasformare la tua casa in un luogo di armonia. Condividi anche la più piccola gioia con chi ti sta intorno: non essere avaro di felicità. Come insegna il Buddha, trasmettere felicità agli altri non diminuisce la tua positività, anzi la alimenta e la fa risplendere più intensamente. Non contaminare il mondo con la tua tossicità.

Grazie a frasicelebri.it per avermi suggerito le citazioni. Dimmi nei commenti che cosa pensi di queste tra le migliori frasi di Buddha! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook!

Perché non sei in pace con te stesso

perché non sei in pace con te stesso

Tu sei perfettamente completo/a in questo momento. Non hai bisogno di nulla. Perché, allora, soffri? Soffri perché hai oscurato la tua felicità. Hai riempito il tuo spazio interiore immacolato di marciume. Non è solo colpa tua: fin da piccolo ti è stato insegnato come sentirti a disagio e in dissonanza. Ma la tua essenza è un lago limpido e puro, senza imperfezioni. Tuttavia sulla sua superficie si sono create delle increspature, e una cortina di nebbia l’ha ricoperta con la sua densità grigia e informe. Un’oscurità tetra ha sottratto spazio alla tua luce imperitura e ha nascosto il tuo splendore incommensurabile. La pace del tuo essere è oscurata dalle forme pensiero, dall’energia sottratta dalla mente inosservata, dalla meccanicità della tua macchina biologica. L’accesso alla gioia è precluso da un sostrato di inconsapevolezza che ti risucchia la forza vitale. Ma in fondo perché non sei in pace con te stesso?

Perché non sei in pace con te stesso

In breve potremmo rispondere a questa domanda in questo modo: non sei in pace perché sei inconsapevole, addormentato, avvolto nel sonno della coscienza, dominato dalla mente. Possono sembrare parole dure, aspre, intollerabili. Ma il guerriero spirituale è disposto ad accettare questa verità. Infatti soltanto rendendoti conto del tuo sonno, puoi trovare il modo per risvegliarti. Dunque ammettere la propria meccanicità e inconsapevolezza non è un male, ma è il passo verso la salvezza.

Non sei in pace perché la mente ti impedisce di vedere la perfezione del mondo, la meraviglia del momento presente. Non sei in pace perché ti aspetti che la liberazione sia in qualche punto nel futuro, invece che nel qui e ora. E’ impossibile essere in pace mentre si è assorbiti nel tempo, al livello della mente. Quando è la mente a dominare la tua vita, la sofferenza è inevitabile e la pace impossibile, se non per brevi istanti fugaci, destinati ad essere seguiti da momenti di dolore e malessere.

Nella mente è impossibile trovare la pace

Nel regno della mente è impossibile essere in pace. Infatti la mente si nutre di dualità, e ogni cosa è contrapposta e complementare ad un altra. Quando sei identificato con la mente, se sei felice per un giorno, il prossimo sarai infelice. Se sei senza problemi oggi, domani sarai sommerso dalle difficoltà. All’interno della mente la sofferenza è assicurata. Non c’è modo di ottenere pace e soddisfazione in essa. Anche se dovessi raggiungere tutti i tuoi obiettivi e realizzarti, non potresti essere felice a lungo.

Se sei infelice oggi, in base a che cosa ti aspetti di essere felice domani? Il tuo stato mentale di oggi crea quello di domani, e di dopodomani, e così via. Ciò che sei e che pensi in questo momento crea la tua realtà futura, che tu ne sia consapevole o no. La legge di attrazione funziona anche contro di te (o meglio, contro il tuo ego). Se ti aspetti che qualcosa o qualcuno verranno un giorno a darti la felicità, ti stai illudendo. Nel tempo esiste solo schiavitù. Il portale per la salvezza è ora, solamente ora. Anche perché il momento presente è l’unica dimensione reale, mentre passato e futuro sono illusioni della mente.

Il problema dell’identificazione con la mente

La cosa che in assoluto ti impedisce di più di essere in pace è l’identificazione con la mente. Essa fa scaturire un’entità illusoria, chiamata ego. L’identificazione con la mente fa parte del processo di evoluzione della coscienza, quindi non è un errore, ma è un evento che deve essere vissuto. Essa è il presupposto per permettere all’Essere di fare esperienza di se stesso. In ogni caso, è possibile trascendere questa fase per riscoprire l’agognata pace. Come? Semplicemente, tornando ad essa, distaccandosi dal dominio della mente, rinunciando alla sua relazione di controllo e agli attaccamenti ad essa.

Per farlo, devi smettere di credere di essere la tua mente. Questo è il primo passo fondamentale. Dopodiché, come ripeto sempre, devi osservarti, osservarti e osservarti. Devi rimanere presente come consapevolezza invece che come mente. Più ti identifichi con il tuo vero Io oltre la mente, più acquisisci potere su di essa e non ne sei più controllato. Sei tu il padrone: devi uscire dalla bolla di inconsapevolezza che ti avvolge e che ti obbliga ad essere schiavo! Non c’è nulla da perdere in questo percorso, se non l’illusione dell’ego e della forma. Dovresti essere disposto a tutto pur di sfuggire alla matrix chiamata mondo!

Il salto quantico

Essenzialmente, per sfuggire al dolore e tornare alla pace, devi compiere un salto quantico dalla mente alla consapevolezza, dal tempo all’eternità, dalla dualità all’unità. Devi elevare il tuo livello di coscienza, in modo da allinearti alla dimensione dell’Essere, ergendoti al di sopra di quella mentale. Oggi la società è plasmata e dominata dalla mente. Essa non potrà mai salvarti, ma soltanto perpetuare la tua sofferenza. Per questo devi smettere di appartenere al mondo, nel senso che hai bisogno di realizzare la tua connessione con qualcosa di più profondo. Sii nel mondo, ma non del mondo, come scriveva l’apostolo Giovanni! Mantieni la tua consapevolezza il più possibile rivolta verso l’interno, verso la dimensione dell’Essere, e non lasciare che venga costantemente assorbita dalla mente e dall’esterno. Ricorda che la mente e il mondo sono due facce della stessa medaglia: sono entrambe degli involucri esterni, non essenziali e soprattutto temporanei e non permanenti.

Perché non sei in pace con te stesso in breve e cosa fare per salvarsi

In sintesi, possiamo dire che la ragione della tua infelicità risiede nell’addormentamento della coscienza all’interno del regno mentale. Dunque, l’unico modo per sfuggire alla sofferenza e trovare la pace è “saltare” dalla mente al cuore, dalla dimensione del mondo a quella più profonda della consapevolezza senza pensiero e aldilà della forma. I modi per fare ciò sono i più disparati, ma sono tutti accomunati dal tentativo di liberarsi dalla schiavitù della mente. Che sia attraverso la meditazione, l’osservazione, la presenza o altre pratiche, tutte le strade portano in questa direzione.

Doma la tua mente e la pace ti sarà assicurata, insieme a molto altro di dolce e meraviglioso. Ma non cadere nell’errore di aspettare il giorno in cui ti libererai dalla mente, o in cui ti risveglierai, perché in quel modo staresti creando altro tempo, altri pensieri e la mente continuerebbe a dominare la tua vita. La salvezza è nel qui e ora, in questo istante presente, che è il migliore di tutti, qualunque siano le circostanze esterne. Quando comprenderai che questo momento è perfetto, potrai affondare pienamente nell’Essere ed eliminare la sofferenza. Prova a farlo ora. E se non ce la fai ora, fallo ora e poi ora e poi ora. Ogni momento è nel presente, quindi è sempre buono per risvegliarsi.

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Come smettere di soffrire

come smettere di soffrire

La sofferenza è una compagna universale. Accomuna tutti gli esseri umani e sembra non volerci mai abbandonare. Le ragioni della presenza del male nel mondo sono difficilmente individuabili. Ma la cosa che ci importa di più non è l’origine della sofferenza, quanto il modo per trascenderla. E sì, fortunatamente è possibile farlo. Non devi credermi, devi semplicemente tenere la mente aperta a questa possibilità e sperimentarla su di te. In questo articolo vorrei indicarti una possibile via per superare la tua insoddisfazione esistenziale. Ecco come smettere di soffrire.

Come nasce la sofferenza?

La sofferenza, potremmo dire, è uno degli “inconvenienti” di essere incarnati nel mondo per permetterci, in qualità di coscienza, di fare esperienza di noi stessi. Ma essa non è un destino al quale siamo costretti ad arrenderci. Eliminare la sofferenza è possibile. Per poterla superare, è necessario capire come nasce e da che cosa ha origine. Il fondamento della sofferenza risiede nel tuo attrito con il momento presente.

Il presente è il piano nel quale la vita scorre. Quando tu ti opponi ad esso, crei una resistenza, una tensione che ostacola il libero passaggio dell’energia vitale. Questa è la causa primaria della sofferenza. Ogni ansia, ogni preoccupazione e angoscia deriva dalla creazione del tempo, dalla proiezione della tua mente nel futuro o nel passato. Quando crei il tempo, fuggi dal momento presente e neghi la vita. La sofferenza è un chiaro segnale che non stai vivendo consapevolmente nel qui e ora.

Il momento presente come chiave per smettere di soffrire

Se vuoi smettere di soffrire, devi vivere pienamente nel presente. Se riesci ad accedere in maniera totale e incondizionata ad esso, puoi liberarti immediatamente dalla sofferenza. Però a questo punto sorge un problema. Tutta la tua identità e la tua storia si nutrono dell’illusione del tempo, così sei traghettato incessantemente fuori dal presente. In questo modo, devi lasciare che il tuo ego muoia prima di poter gettati nel regno senza tempo della tua consapevolezza.

Abbandona il tuo ego al momento presente

A questo punto, diventa indispensabile che tu abbandoni il tuo ego al momento presente. Che cosa vuol dire? Significa che smetti di proiettarti nel passato e nel futuro e inizi a vivere totalmente nel qui e ora. Non importa quanto sia forte la tendenza della mente ad assorbirti nei tuoi problemi. Non importa quanto il tuo ego ti spinga nella negatività. Tu sei molto più forte del tuo ego. Infatti tu sei la consapevolezza che giace nel momento presente ed è assurdo negare te stesso per difendere un’identità inesistente. Te lo ripeto: è assurdo. Eppure la maggior parte di noi è identificata con la propria mente, e non riesce ad accedere pienamente al qui e ora. Per questo, prima di riuscire ad abbandonarti ad esso, hai bisogno di partire in modo più dolce.

Crea una distanza tra te e la tua mente

Finché sei identificato totalmente con la tua mente, ti sarà impossibile smettere di soffrire. Dunque, è necessario che tu (ri)scopra la tua dimensione più profonda e inizi a coltivarla. Per farlo, può esserti utile silenziare la tua mente per renderti conto che tu non puoi essere la tua mente. Puoi farlo esattamente ora. Riesci a fermare un attimo i tuoi pensieri mentre leggi? Ecco: ora che la tua mente è ferma, esisti ancora? Spero proprio di sì! Questa è la consapevolezza senza pensiero: quella è la tua vera natura. La mente e il corpo sono come degli involucri che ti ricoprono.

Quando la mente parla, puoi esercitarti a disidentificarti da essa. In altre parole, devi renderti conto che non sei tu a pensare. Quando ti ritrovi assorbito nei pensieri, realizza che tu non sei quei pensieri, ma la consapevolezza che si accorge di esserne stata travolta. Attraverso la meditazione puoi abituarti a lasciar andare i pensieri e aumentare gli spazi senza mente. In quei momenti, devi cercare di immergerti in te stesso, per penetrare nelle profondità del tuo Essere.

Osserva la tua mente

La mente vive di tempo. Ma quando tu ti accorgi di essere perso nella mente, puoi tirartene fuori e renderti conto che stavi solo “sognando”. Nota i tuoi schemi di pensiero, osserva la tua mente e non permettere che essa ti trascini nelle sue grinfie. Rimani il più possibile consapevole dei movimenti della mente: non lasciarla inosservata. Allenati a rimanere presente anche durante le tempeste emotive: sono quelli i momenti in cui puoi padroneggiare di più il tuo ego per smettere di soffrire. Realizza che non c’è nessuno che sta soffrendo: la sofferenza semplicemente ti avvolge esternamente, ma non può toccare la tua essenza. La tua consapevolezza non può soffrire: ogni volta che soffri, significa che sei intrappolato nella tua mente. Se avrai il coraggio e la forza di elevarti al di sopra della mente, la sofferenza gradualmente o improvvisamente ti lascerà in un oceano di quiete e tranquillità.

Come smettere di soffrire in 5 mosse

Per semplificarti la vita, ho pensato ad un piccolo elenco di azioni che devi assolutamente fare per trascendere la tua sofferenza. Ecco come puoi smettere di soffrire a partire da oggi in 5 mosse:

  1. Convinciti che non sei la tua mente. Questo primo passo è mentale: paradossalmente, devi usare la tua mente per sfuggire al suo stesso dominio! Prima di iniziare la lotta, devi sapere chi è il protagonista.
  2. Assaggia la tua vera essenza. Ora che sai solo mentalmente di non essere la mente, devi renderti conto direttamente della tua vera natura. Certamente è davvero difficile risvegliarti in questo preciso istante, ma puoi comunque assaggiare la tua reale identità. Per farlo, ti consiglio di chiederti: “Qual è l’elemento immutabile alla base della mia esperienza?”; “Chi sono io?”; “Sono consapevole in questo momento?” per portare la tua consapevolezza all’esperienza di se stessa.
  3. Rimani presente come consapevolezza. Ora che hai assaggiato la tua natura, devi sviluppare il proposito di rimanere il più possibile al suo interno. Ciò vuol dire che ogni volta che nella quotidianità ti accorgi che la mente pensa, devi ricordarti che tu non sei i pensieri e creare una distanza tra te ed essi.
  4. Abbraccia il momento presente. Più ti immergi nella tua consapevolezza, più diventa facile accedere al momento presente, la chiave per smettere di soffrire.
  5. Lascia andare la sofferenza al presente. Più affondi nel presente, più ti fidi di esso e della vita, e puoi dunque abbandonare nelle sua mani i tuoi malesseri, lasciando che sia la tua consapevolezza a dissolverli in un mare di luce.

Come smettere di soffrire in breve: vigilanza e forza di volontà

In sintesi, la lotta per trascendere la sofferenza non è altro che un processo di disidentificazione, di capacità di elevarti al di sopra della tua stessa mente, sfuggendo al suo controllo. Per riuscire in questo intento, devi sviluppare una straordinaria vigilanza. La vigilanza è uno stato in cui riesci a districarti facilmente in mezzo ai tuoi pensieri, senza lasciartene possedere e senza seguire le loro storie immaginarie. Per sviluppare vigilanza, devi avere chiaro in mente che vuoi assolutamente smettere di soffrire e devi porti come obiettivo numero uno della tua vita raggiungere la pace.

Devi essere profondamente convinto e motivato. Hai bisogno, almeno inizialmente, di un desiderio genuino fortissimo per creare una forza di volontà potente diretta alla tua liberazione. Dopodiché, devi avere la pazienza di vedere sbocciare la tua capacità di vigilare e di elevarti oltre la tua mente. Se davvero lo vorrai, potrai liberarti della tua mente. Ricorda: la decisione se continuare a soffrire o eliminare il dolore è nelle tue mani. Tu sei il padrone e sempre lo sarai: riappropriati dei tuoi poteri e torna ad essere il signore del tuo regno!

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La legge dello specchio

la legge dello specchio

Ciò che vediamo negli altri è il riflesso di ciò che ci portiamo dentro. Questo è l’enunciato della legge dello specchio. Quando vedi un difetto in un’altra persona, quello è un tuo difetto. Se vedi un pregio, quello è un tuo pregio. L’essere umano non vede mai la realtà direttamente, ma sempre filtrata dalla propria mente. Così, ogni volta che puntiamo il dito contro qualcuno, in verità stiamo accusando noi stessi. Quando giudichi qualcuno, stai giudicando te stesso. Se provi amore nei confronti di qualcuno, stai amando te stesso.

Il mondo è il riflesso della tua mente

Il mondo è il riflesso della tua mente. Ciò che vedi all’esterno non è altro che una tua proiezione inconscia. In quest’ottica, gli altri non sono più degli individui a sé stanti che intrecciano relazioni con te, ma sono parti di te. Il mondo esterno è il tuo subconscio. Ma anche senza entrare nel merito di discussioni metafisiche o di teoremi complicati per spiegare la realtà, ciò che è indispensabile sapere è come puoi applicare la legge dello specchio nella pratica. Se il mondo è il riflesso della tua mente, evidentemente non puoi più dare la colpa all’esterno per ciò che ti accade. Devi assumerti la responsabilità di riconoscere i tuoi mostri interiori.

Smetti di proiettare i tuoi disagi all’esterno e lavoraci su. Come? Semplicemente, osserva il mondo. Esso è un’immagine fedele del tuo subconscio. Se guardi tuo padre e provi rabbia nei suoi confronti, è un tuo problema, che devi risolvere tu. Se ritieni odioso un tuo collega, stai odiando una parte di te. Quindi, ogni volta che non accetti qualcosa all’esterno, ricordati che non stai accettando una parte di te.

Come usare la legge dello specchio

La legge dello specchio può permetterti teoricamente di risolvere (quasi) tutti i tuoi problemi interni. Come puoi usarla nella pratica per ottenerne i massimi benefici?

  • per prima cosa, devi diventare osservatore di te stesso e del tuo mondo. Finché rimarrai vittima e sarai intrappolato nelle tue reazioni, ti sarà difficile usare la legge dello specchio. Quindi, devi sviluppare un’attitudine a guardare senza giudizio per individuare i tuoi sentimenti e le tue percezioni che tendi a proiettare all’esterno;
  • dopodiché, inizia ad allenarti nelle situazioni più semplici. Ad esempio, osservandoti potresti notare che senti un leggero disagio quando qualcuno ti disturba mentre stai lavorando. Normalmente, accusi il tuo collega e lo giudichi come fastidioso. Usando la legge dello specchio, devi riconoscere che la causa del tuo disagio sei tu, unicamente tu. Lavora su quel disagio e chiediti perché lo provi. Potrebbe darsi che senti quel disagio perché sei troppo attaccato ai risultati del tuo lavoro o vuoi avere tutto sotto controllo.
  • Una volta che hai individuato la tua proiezione, telefona al tuo collega per ringraziarlo di averti fatto notare un tuo punto debole. Scherzo, non è necessario che lo faccia! Ma puoi comunque sentirti grato per l’opportunità che ti ha offerto il tuo collega.

Come applicare la legge dello specchio in 5 passi

Per semplificare, puoi usare la legge dello specchio seguendo delle fasi ben precise:

  • 1) IMPARA che cos’è la legge dello specchio e come funziona. La cosa più importante che devi tenere a mente è che essa implica che devi assumerti la responsabilità di tutto ciò che proietti all’esterno per reintegrarlo.
  • 2) INDIVIDUA le persone e le situazioni che ti causano malesseri e disagi, OSSERVANDO le tue reazioni.
  • 3) ASSUMITI LA RESPONSABILITA’ della tua proiezione.
  • 4) LAVORA SULLA PROIEZIONE cercando di capire l’ORIGINE del tuo disagio.
  • 5) INTEGRA quella parte di te che non stavi accettando.

Il potenziale della legge dello specchio

La legge dello specchio ha un enorme potenziale. Puoi davvero fare enormi passi avanti utilizzandola al meglio. Ricorda che ciò che vedi nel mondo esterno dice tutto di te. Non puoi sfuggire a questa regola: la tua mente funziona in questo modo. Stai attento/a a non usare la legge dello specchio contro gli altri. Spesso potrebbe venirti la tentazione di riflettere sugli altri le loro stesse proiezioni. Ma ricorda che quando agisci in questo modo, stai nuovamente riflettendo le tue proiezioni e stai cadendo nella trappola. L’unico modo per usare la legge dello specchio a tuo vantaggio è applicarla in silenzio. Infatti essa non è un arma di attacco o di difesa per ingrandire il tuo ego. Piuttosto, è uno strumento potentissimo di sviluppo spirituale.

La verità sulla spiritualità

la verità sulla spiritualità

C’è chi intraprende un percorso spirituale per fuggire dal mondo, chi per fuggire da se stesso, chi per pura curiosità. Ma in generale chi abbraccia la spiritualità lo fa perché in tal modo crede di migliorare la propria vita. La verità sulla spiritualità, però, è che essa è un viaggio arduo solo per i più coraggiosi. Sarebbe da bugiardi raccontarsi il contrario. Infatti devi renderti conto di una cosa: la spiritualità non è un modo per allontanare i problemi, ma per affrontarli apertamente. Purtroppo però oggi la spiritualità è diventata un oggetto di consumo, venduto e acquistato come soluzione ai propri mali, per non sentire la sofferenza. Ma chi intraprende un percorso di crescita con queste intenzioni, è destinato a rimanere ben presto deluso. Prima o poi, infatti, i disagi emergeranno. L’insoddisfazione e il vuoto si faranno sentire. Le ansie e le paure più profonde si manifesteranno inesorabilmente.

E la maggior parte di noi è spaventato da tutto questo. Ma spiritualità significa confrontarsi con i propri demoni interiori e non scacciarli via in malo modo. Se sei su un cammino spirituale e tutto fila liscio come l’olio, non è detto che ciò sia sempre un buon segno. In molti casi ciò significa che non sei andato in profondità con la tua ricerca. Se invece senti emergere il conflitto dentro di te e i tuoi problemi sembrano aumentare, potresti essere sulla buona strada. La verità sulla spiritualità è infatti paradossale: il sentiero che porta alla liberazione dalla sofferenza impone infatti che viviamo sulla carne i nostri malesseri. Perciò può accadere che man mano che elimini la sofferenza, la senti più intensamente che mai. Ciò vuol dire che hai colpito nel segno.

Il falso progresso e il falso regresso

La prima lezione che ho imparato dal lavoro su di me è che bisogna diffidare del falso progresso. Che cos’è il falso progresso? È l’illusione che se lavoriamo su di noi costantemente, vivremo un progresso incessante e indefinito. Se così fosse, saremmo tutti anime sante e illuminate. In realtà, sono convinto che l’idea del progresso che noi occidentali abbiamo in testa sia un mito. La crescita non può seguire sempre una linea retta: lo sviluppo illimitato è un’astrazione. Se ci approcciamo alla spiritualità con quest’idea in testa, capita che ci sentiremo frustrati per i nostri sforzi. Quando viviamo un momento di difficoltà, finiamo per dirci che abbiamo solo perso tempo e che tutte le nostre energie investite a meditare, osservarci e migliorarci sono andate nel vuoto. È così che affrontiamo l’altra faccia della medaglia, ovvero il falso regresso. In altre parole, quando ci accorgiamo che siamo arenati, pensiamo che stiamo regredendo. E la nostra convinzione magari diventa realtà e finiamo davvero per tornare indietro.

La verità sulla spiritualità: il percorso a zigzag

Ecco la verità sulla spiritualità: crescere è un percorso a zigzag. Per la precisione, accade che appena iniziamo a lavorare su di noi, potremmo ottenere alcuni progressi. Poi, però, ci imbattiamo in uno scoglio, e ci fermiamo per un po’. Di fronte allo scoglio, molti di noi si arrendono o si tirano indietro. Ma in realtà quello scoglio è il frutto del nostro lavoro. Come sarebbe a dire? Uno si sforza di migliorarsi e come risultato ottiene un problema? In verità lo scoglio è l’emergere di una parte del nostro subconscio, è qualcosa di cui siamo divenuti consapevoli. Il momento di vero progresso si ha quando si ha il coraggio di non perdersi d’animo e trasformare l’ostacolo in opportunità. Il tempo di stallo è direttamente proporzionale al tuo desiderio di fermare la crescita. Sei tu, inconsciamente, a decidere di farti frenare perché pensi che affrontare quel tuo demone sia impossibile. Così, proprio nel momento in cui hai l’opportunità di progredire enormemente, arriva la stasi, perché sei tu a volerla, per paura.

Ma tu hai la possibilità di trasformare il percorso a zigzag in un cammino in linea retta. Per farlo, però, devi essere disposto ad affrontare, una dopo l’altra, le tue paure. Ma questo, in genere, è difficile da tollerare, e accade che preferiamo una crescita lenta e dolorosa, quando potremmo affrontare rapidamente la nostra sofferenza senza farcene consumare. Scegliamo la strada della sofferenza perché è più sicura e confortevole. Ti sembrerà strano, ma siamo affezionati al nostro soffrire, e inconsapevolmente facciamo di tutto pur di stare vicini alla nostra compagna sofferenza. Non stupirti: guarda la tua vita e dimmi se non è così. Preferiamo zigzagare in mezzo ai rovi e rimanere a farci pungere piuttosto che affrontare la foresta immediatamente. E finiamo per considerare progresso il regresso e il regresso progresso. Ti sei mai chiesto se ciò che chiami progresso non è in realtà sollievo per aver rimandato ancora una volta l’incontro con i tuoi mostri? E ciò che chiami regresso magari è il momento in cui incontri le tue paure…

Progresso e regresso: il mondo alla rovescia

Progresso e regresso non sono ciò che hai sempre sostenuto che fossero. Molto probabilmente, sono proprio il contrario delle tue credenze al riguardo. Aprire un conflitto interiore è progresso o regresso? Il conflitto interiore è segno che qualcosa dentro di te si sta evolvendo. Ma per la maggior parte di noi è indice che stiamo sbagliando qualcosa. Vivere fuori dai problemi è progresso o regresso? Regresso, quindi se per te la spiritualità è un rifugio c’è qualcosa che devi rivedere. Semplicemente, la spiritualità come fuga non funziona. Quand’è che inizia il progresso? Quando vivi una crisi. Nel nostro mondo alla rovescia, una crisi è un periodo grigio da cancellare dal calendario. In verità, la crisi è un momento d’oro. Se saprai sfruttarla a tuo vantaggio, progredirai, altrimenti ti ritroverai in uno stallo indefinito. Ti dirò di più: chi è veramente spirituale adora le crisi. E non lo fa perché è un masochista o un sadico. Lo fa perché è lungimirante e vede l’arcobaleno alla fine della tempesta. Così, riesce a smorzare la tempesta e a trasformarla in una pioggerella che non può ferirlo.

La verità sulla spiritualità impone un ribaltamento a 360 gradi. Anziché fuggire dai tuoi problemi, vai incontro ad essi. Al posto di essere tormentato dalle crisi, benedicile e usale per la tua crescita. Si tratta di qualcosa di difficile, ma non impossibile. Da oggi volta pagina e comincia a vedere le difficoltà in una nuova ottica. Tutto viene per la tua crescita. I tuoi nemici più fastidiosi sono coloro che ti daranno le migliori lezioni. I momenti di maggiore sconforto sono quelli che più ti spingeranno verso l’alto. Quindi è ora di smettere di dire namasté e di iniziare a lavorare seriamente su di sé! Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi sulla pagina Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti!