Come smettere di lamentarsi

Come smettere di lamentarsi

Come smettere di lamentarsi? La lamentela è uno dei meccanismi più subdoli con cui l’ego perpetua sé stesso. Inoltre, sottrae enormi quantità di energia, rende il tuo mondo un posto insopportabile e crea negatività dentro e fuori di te. Ma c’è un modo per eliminare questa cattiva abitudine dalla tua vita. In questo articolo vorrei spiegarti come smettere di lamentarti e perché farlo potrebbe trasformare completamente la tua esistenza. Innanzitutto, ti invito a non sottovalutare il potere di non lamentarsi. Infatti ciò non consiste semplicemente in una rimozione di un “brutto vizio”, ma è una potentissima pratica spirituale. Non sto scherzando: magari potrebbe condurti pure al risveglio…

Voglio offrirti una guida unica, dettagliata e completa per smettere di lamentarti velocemente e una volta per tutte. Buona lettura!

Perché smettere di lamentarsi sarebbe una buona cosa

Ti ho già anticipato che smettere di lamentarti potrebbe rivoluzionare la tua vita. Non sto niente affatto esagerando. Voglio ricalcare questo punto fino alla nausea, o meglio fino al punto in cui ti lamenterai che sono ripetitivo. No, aspetta! Ricordati che stiamo parlando di non lamentarsi, per cui ti chiedo di fare lo sforzo di non sbuffare almeno durante la lettura di questo articolo! Se non sei convinto/a del potere della non lamentela, sono disposto a elencarti un elenco il più possibile dei benefici di questa straordinaria “pratica”, e dunque delle ragioni per cui dovresti iniziare da subito a non lamentarti. Chiaramente, non devi credere a nessuno dei punti dell’elenco, ma dovrai sperimentarli tu nella tua esperienza. Credere, del resto, non servirebbe e a niente. La pratica, invece, è straordinariamente efficace!

10 buone ragioni per smettere di lamentarti

Ecco l’elenco dei motivi per cui dovresti da subito smettere di lamentarti:

  • 1) Lamentarsi è un colossale spreco di energie. È dunque dannoso per chi è impegnato a lavorare su di sé, poiché poche lamentele potrebbero vanificare gli sforzi di molti giorni di lavoro interiore. Se lavori su di te, le varie pratiche che svolgi ti consentono di accumulare “energia spirituale” e la lamentela “risucchia” questa energia, trasformandola in spazzatura. In pratica, ciò che succede è che l’energia alta e sottile viene portata a una frequenza notevolmente più bassa.
    2) La lamentela è come un gas inquinante. Infatti lavorare su di sé consiste nel fare pulizia interna, è un processo di vera e propria purificazione. Al contrario, ogni forma di negatività, dall’irritazione alla depressione, dall’insoddisfazione ad appunto la lamentela, inquina lo spazio interiore, lo sporca nuovamente. In questo modo, la negatività si autoalimenta. Qual è il risultato di questo aumento della “spazzatura”? Lo vediamo nel prossimo punto.
  • 3) Più ti lamenti, più crei uno spazio negativo al tuo interno, e la conseguenza diretta è che tale negatività “macchia” la tua visione del mondo, oscura le tue percezioni e altera la tua prospettiva della realtà. In pratica, la negatività che porti dentro agisce da filtro, colorando la tua realtà. A questo punto, secondo la legge dello specchio, sei portato a proiettare all’esterno i tuoi “rifiuti”, vedendo dappertutto marciume e tossicità. Purtroppo però, si tratta quasi sempre della tua spazzatura e non puoi avere scuse al riguardo!
    4) A questo punto, la conseguenza più diretta della proiezione all’esterno della tua negatività è percepire il mondo come insopportabile. Così, accade che ti ritrovi ad avere sempre più occasioni per lamentarti. Nasce a questo punto un vero e proprio circolo vizioso senza fine: più ti lamenti più vedi il mondo brutto, è più vedi il mondo brutto, più trovi conferme e giustificazioni alle tue lamentele, e dunque sei portato a lamentarti ancora di più. La lamentela è dunque un meccanismo che si autorafforza. È la lamentela che crea un ambiente insopportabile, e non è il mondo a spingerti a lamentarti. Ricordati che sei sempre e comunque tu a creare la tua realtà, anche se inconsciamente.

Non ti lamenti perché il mondo è brutto, ma il mondo è brutto perché ti lamenti.

  • 5) La lamentela, otre ad essere un gas inquinante, è anche un veleno che rende tossiche le tue relazioni, contribuisce ad alimentare un clima negativo e rende le persone meno disposte a stare in tua compagnia. E questa chiaramente sarà un’ulteriore opportunità che la tua mente coglierà per spingerti a lamentarti ancora di più. La lamentela impedisce lo sviluppo di rapporti armoniosi e sereni, ostacolando notevolmente la crescita interpersonale.
  • 6) Lamentarsi è una vera e propria droga. Sembrerà strano, ma la nostra mente non trae piacere soltanto dalla positività. Anzi, spesso la negatività è una strada molto più semplice che consente all’ego di ottenere potere su di te e accrescersi. La lamentela è a tutti gli effetti un capriccio dal quale ricavi un piacere malsano.
    7) Inoltre, può trasformarsi in una dannatissima abitudine. Se ti lamenti costantemente, guarda un po’ che cosa succede. Il tuo cervello, miracolosamente plastico, crea connessioni che rafforzano i meccanismi della lamentela. E ciò non è affatto naturale. La lamentela altera il tuo cervello (guarda un po’ qui). Dunque, più ti lamenti, più danneggerai il tuo cervello. Se hai un minimo di cura per te stesso, non credo che ciò sia la cosa migliore da fare. La negatività, del resto, ha effetti deleteri sul piano fisico, emotivo e mentale, influenzando in peggio tutto il tuo organismo e il tuo intero Essere.
    8) La lamentela, inoltre, ti instupidisce. Non solo crea danni evitabili al tuo cervello, ma ti rende ad esempio meno creativo. Quando ti lamenti infatti ti focalizzi sui problemi, e non sulle soluzioni. Ma soprattutto alimenta il tuo atteggiamento da vittima, portandoti a puntare il dito verso l’esterno con sempre maggiore convinzione e furia.
    9) La lamentela aumenta la tua meccanicità. Quando ti lamenti, infatti, sei letteralmente assorbito dalla mente e non hai praticamente libero arbitrio. Sei traghettato nei meandri dei pensieri e li segui automaticamente, credendoli completamente veri e identificandoti con il loro contenuto. La lamentela rafforza la tua modalità reattiva. Insomma, non ti porta ad essere molto cosciente, e non credo che ciò si traduca in vantaggi sul piano spirituale…
  • 10) Per finire, la lamentela è, in ultima analisi, un tremendo ostacolo alla tua crescita spirituale. Come puoi aprire il tuo cuore alla pace e all’amore se ti lamenti costantemente? È letteralmente impossibile, e basta un minimo di buonsenso per capirlo.

Ora, credo di averti fornito delle ragioni sufficienti per non lamentarti. Ok, mi dirai, mi hai convinto. Ma ora la domanda è: come smettere di lamentarsi? Nei prossimi paragrafi risponderò puntualmente a questa domanda.

Come smettere di lamentarsi in 3 mosse

Qual è il modo più semplice e immediato per smettere di lamentarsi? Ammesso che non ci sia una ricetta magica per risolvere tutti i tuoi problemi e che arrivare a non lamentarsi (o almeno a farlo il meno possibile!) richiede un lavoro piuttosto duraturo e impegnativo, ho pensato a una “via” il più possibile agevole per facilitarti il percorso. Ecco dunque come smettere di lamentarsi in solo 3 mosse:

  • 1) Inizia a osservare puntualmente tutte le volte in cui ti lamenti. Quando ti osservi, non cercare a tutti i costi di bloccare la lamentela. Se sei sufficientemente presente e vigile, la lamentela potrebbe addirittura non partire, ma tu non cercare di controllare nulla. Se ti scappa una lamentela, notala semplicemente senza giudicarti o condannarti.
    2) Alla fine della giornata segna su un foglio di carta tutte le lamentele che hai notato (o almeno quelle che ti ricordi!). Ora, per ogni lamentela, chiediti se ha senso continuare a portarla dentro di te o se preferisci disfartene. Non ti chiedo di domandarti se questa o quella lamentela sia giustificata oppure no. Ti chiedo soltanto se vuoi continuare a sostenerne il peso o lasciarla andare. Per ogni lamentela che vuoi lasciar andare, sbarrala in rosso. Per le lamentele che eventualmente ti paiono “irrinunciabili”, rileggile e non fare nient’altro. Tieni il foglio da parte.
  • 3) Il giorno successivo, osserva ancora le tue lamentele, badando in particolare a quelle che hai riportato sul foglio il giorno precedente. Ripeti questo esercizio per i giorni a venire, finché sarai in grado di notare le tue lamentele prima ancora che sorgano senza bisogno di riportarle per iscritto. Con la pratica, le lamentele perderanno la loro carica energetica. Infatti la semplice consapevolezza è curativa e ti traghetteranno sempre meno nella meccanicità, per cui sfuggirai più facilmente al loro impulso.

Questo semplice ma potente esercizio si basa sul potere dell’osservazione specifica di un tuo meccanismo. L’osservazione prolungata produce una presenza sempre più forte sulle lamentele, riducendo drasticamente il loro potere su di te. Per massimizzare gli effetti di questo esercizio, devi partire da una genuina intenzione di smettere di lamentarti. Devi essere consapevole dei benefici di eliminare le lamentele e devi essere fortemente motivato a farlo. Non preoccuparti se inizialmente non riesci a osservare puntualmente le tue lamentele e a non riportarle per iscritto. Tu osservati e non forzare il processo. Soprattutto, non aspettarti risultati straordinari da un giorno all’altro. Ma la perseveranza ti premierà.

Come smettere di lamentarsi attraverso la trasformazione interiore

L’esercizio precedente è già di per sé davvero efficace nell’aiutarti a liberarti delle lamentele. Tuttavia, se vuoi massimizzarne gli effetti, puoi dedicarti a pratiche ed esercizi ma soprattutto attitudini e atteggiamenti che abbiano ripercussioni positive sulla riduzione delle lamentele. Infatti la stessa tendenza a lamentarti deriva da un atteggiamento errato nei confronti della vita e da un vero e proprio errore di percezione e di prospettiva. Potremmo anche dire, semplificando, che la lamentela è frutto di una mentalità sbagliata. In che cosa consiste questa mentalità? Consiste nel vittimismo, argomento che ho trattato spesso nel blog, in particolare in questo articolo.

Il vittimismo consiste in un sostrato di credenze – che poi vanno a influenzare comportamenti e atteggiamenti – in base alle quali “il mondo esterno può farmi del male e io ne sono la vittima”. Questa mentalità porta ad accusare gli altri e il mondo dei propri problemi, dalla crisi al carattere del partner, dall’idiozia del datore di lavoro al governo ladro, dalle banche alla “sfortuna”. A una persona con questa mentalità (cioè l’individuo medio) potrebbe capitare di tutto, poiché il mondo è un posto brutto in cui “chissà come andranno le cose” e io “non posso fare altro che sperare che tutto vada per il verso giusto”.

Mentalità da vittima = lamentela costante

In questo modo, si vive continuamente minacciati e in pericolo. E dato che il mondo “fa schifo ed è pieno di problemi”, l’unica scappatoia possibile è la lamentela, che è a questo punto perfettamente giustificata! E chiaramente la lamentela non fa altro che rafforzare la credenza di base “sono una povera vittima”, secondo il circolo vizioso di cui ho parlato all’inizio dell’articolo, per cui la lamentela si perpetua all’infinito producendo sempre altra lamentela, attecchendo come un’erba infestante e diventando sempre più difficile da sradicare.

A questo punto, diventa evidente che l’unica cosa sensata è mettere sinceramente in dubbio quella stramaledetta credenza. Il che non è affatto facile, poiché tendenzialmente viviamo tutta la vita dando la colpa all’esterno. Inoltre la nostra stessa credenza sembra trovare conferma nella realtà, poiché il mondo è un riflesso dei nostri pensieri e stati interiori. E poi il mio partner mi ha tradito, mi hanno licenziato due volte, questa giornata è andata malissimo, e poi non è vero che c’è un conflitto planetario contro di me, una cospirazione ordita dall’alto per rendermi misero è infelice? Se credi che sia così, questa diventa la tua verità, una profezia autoavverante che trova riscontro nella tua realtà.

Mentalità da responsabile = fine della lamentela

Qual è dunque la nuova convinzione potenziante da inserire nel tuo subconscio al posto della credenza limitante della vittima? È molto semplice: sono io che creò la mia realtà. Non basta però credere superficialmente a questa affermazione. Devi trasformarla nella tua nuova verità perché funzioni. Dunque, ogni volta che tendi a dare la colpa all’esterno, a puntare il dito contro qualcuno e a lamentarti, fai un piccolo sforzo per ricordarti che sei tu il responsabile e non c’è nessuno che possa farti del male là fuori. All’inizio la tendenza a fare la vittima sarà più forte della controtendenza dell’atteggiamento responsabile e non ti passerà neppure per la testa di assumerti la responsabilità. Del resto, se ti hanno licenziato è colpa del datore di lavoro, giusto? E se il partner ti ha tradito è lui/lei il maledetto traditore e se ora soffri è per colpa sua, non è vero?

La mente farà di tutto per sostenere la mentalità da vittima. Ma chi la dura la vince. Tu devi impegnarti a comportarti da responsabile, cercando di sfuggire al potere della tua mente di trascinarti nelle sue maglie. Quando ritorno al vittimismo, ricordati c’è esso è solo uno strumento con cui la mente perpetua il suo dominio su di te. Inoltre, renditi conto che quando accusi il mondo, stai dando il potere ad esso di decidere della tua felicità o infelicità. Quindi diventare responsabili è l’unico modo per smettere di soffrire. Essere responsabili, per quanto possa sembrarti che ti carichi di un peso inutile, in realtà è estremamente liberatorio. Implica che nessuno potrà più farti del male se non lo vorrai.

Come smettere di lamentarsi con alcune semplici pratiche

Ci sono anche alcune pratiche che possono aiutarti a smettere di lamentarti. Una, ad esempio, è la gratitudine (ecco come coltivarla). Essa ha il potere di spostare la tua attenzione (e quindi la tua energia) dal negativo al positivo, contribuendo a farti sviluppare una mentalità di abbondanza e rendendoti più gioioso e quindi meno disposto a cadere nella lamentela. Oltre a questo, puoi semplicemente focalizzarti sul positivo: puoi per esempio pensare o scrivere, alla fine di ogni giornata, 3 cose belle che ti sono accadute. Un altro esercizio un po’ più difficile consiste nel cercare di vedere il lato positivo dei fatti che ti portano solitamente a lamentarti, oppure sottolineare i pregi delle persone che normalmente di infastidiscono.

La meditazione e gli esercizi di presenza possono aiutarti a disidentificarti dai pensieri e dunque a essere meno influenzato dalle lamentele e dai giudizi della mente. Ti ricordo poi che le lamentele sono strettamente connesse ai giudizi, per cui ti invito anche a leggere il mio articolo su come smettere di essere giudicanti. Se intraprendi la strada del non giudizio, eliminerai automaticamente anche la lamentela. Ovviamente, non posso non suggeriti la pratica dell’accettazione, il cui potere trasformativo è straordinario. Anzi, credo che l’accettazione sia un pilastro nel percorso di abbandono delle lamentele, per cui dedicherò ad essa il paragrafo finale di questo articolo.

Come smettere di lamentarsi grazie all’accettazione

L’accettazione è davvero potentissima nell’aiutarti a smettere di lamentarti. Ogni volta che provi un’insoddisfazione o un disagio, avvertilo dentro di te, ma cerca di accettare ciò che provi. Dopotutto, si tratta di qualcosa di davvero insopportabile? Se fuori fa troppo caldo, forse lamentarti riduce le tue pene? No, è assolutamente inutile! Riesci a fare un piccolo sacrificio da offrire all’Universo, alla Vita, a Dio? Lascia che il disagio sia e lascia andare quel bisogno compulsivo di lamentarti. All’inizio può sembrare faticoso, ma in realtà è molto più doloroso lamentarsi che lasciar andare la lamentela. Dunque puoi senz’altro farcela! Del resto, accettare ti apre le porte alla pace e rende sopportabile anche ciò che ti sembrava intollerabile!

Man mano che accetterai il momento presente, meno sarai portato a lamentarti del momento presente. Se rimani totalmente nel qui e ora e accetti pienamente ciò che l’Adesso ti riserva, diventi amico del presente e il tuo livello di Coscienza aumenta e ti apri all’Amore e alla Pace. Non sottovalutare l’enorme potenziale della tua stessa presenza. Grazie per la lettura! Hai altri consigli su come smettere di lamentarsi? Dimmi che cosa ne pensi nei commenti. Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!

Le migliori frasi di Eckhart Tolle

Le migliori frasi di Eckhart Tolle

Eckhart Tolle è uno dei maestri spirituali viventi più conosciuti e seguiti. Come racconta nel suo bestseller “Parti sempre da te stesso: sii tu l’artefice del cambiamento!

Quale liberazione accorgersi che la voce nella mia testa non sono io!

In questa frase così candida è innocente è contenuto un insegnamento straordinario: se persevererai spiritualmente, riuscirai a creare finalmente quella benedetta distanza fra te e la mente. Ti accorgerai cioè in maniera profonda che quel “disco rotto” che risuona nella tua testa non sei tu. Non ci vuole così tanto a capirlo, tuttavia devi realizzarlo pienamente e non a livello superficiale o intellettuale. Non serve che trasformi questa verità in una credenza mentale a cui aggrapparti. Ogni credenza è un fantasma della mente, mentre solo un’intuizione genuina e sincera può farti ottenere la liberazione. L’Illuminazione non è altro che questo profondo riconoscimento della nostra vera identità, con il conseguente ricongiungimento con il nostro Sé.

Grazie a Eckhart Tolle!

Eckhart Tolle è sicuramente una delle mie figure di riferimento più importanti nel mio percorso di crescita. I suoi insegnamenti mi appaiono semplici, chiari e cristallini, e risuonano profondamente dentro di me. Eckhart Tolle è, tra i vari maestri, quello che forse più di tutti riesce a comunicare verità antiche come l’uomo in un linguaggio semplice e comprensibile, modernizzando i vecchi insegnamenti e reinterpretandoli secondo le esigenze dell’uomo moderno. Eckhart Tolle mi sembra più di tutti colui che rappresenta l’Illuminato-modello di cui ha bisogno l’umanità in questo periodo. I suoi insegnamenti mi hanno aiutato tantissimo, per questo voglio esprimere la mia gratitudine nei suoi confronti.

Auguro anche a te di poter usufruire al meglio dei suoi insegnamenti e delle sue perle di saggezza. Detto questo, non mi resta che ringraziarti per la lettura e augurarti buon proseguimento di crescita spirituale!
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La trappola dell’ego spirituale

La trappola dell’ego spirituale

L’ego spirituale è una delle trappole più frequenti per chi lavora su di sé. È davvero facile cadere in questa trappola. Infatti durante un percorso spirituale l’ego non si dissolve certo da un momento all’altro. Piuttosto, tende a nascondersi e ad assumere altre forme, a diventare più sottile e invisibile. Ma ciò non significa che scompaia. Niente affatto. In molti casi, al contrario, proprio per le sue forme nascoste diventa difficile da cogliere. E ciò può essere un freno all’evoluzione spirituale. L’ego spirituale non è un argomento molto comune. Per questo ho pensato ad un articolo per renderti consapevole di questa trappola e per aiutarti a capire se sei inciampato/a in essa. In tal caso, non preoccuparti e non giudicarti: la trappola dell’ego spirituale è un “fenomeno” assolutamente normale, fa parte del percorso di crescita e può essere superata.

Del resto, la maggior parte delle caratteristiche di questo ego le ho notate su di me e le ho tratte dalla mia esperienza. Quindi scrivere questo articolo sarà per me come fare autoironia e mi aiuterà dunque a creare un distacco rispetto ai miei difetti passati e presenti. Se ti ritrovi in alcune delle caratteristiche che indicherò, invito anche te a fare dell’autoironia e, soprattutto, ad essere umile nel riconoscerle, senza condannarti né sentirti ferito/a. Ricorda che il primo passo per liberarsi di qualcosa è riconoscerne l’esistenza. Ammesso – e non concesso – che l’ego spirituale sia una forma “più evoluta” di ego, esso non è certo il punto di arrivo di un percorso spirituale, anzi può spesso essere un ostacolo apparentemente insormontabile. Per superarlo, devi dunque prima rendertene conto. Oltre a leggere questo articolo, ti invito a osservarti minuziosamente per vedere come il tuo ego tende ad ingannarti, nascondendosi nella “spiritualizzazione”.

La “personalità spirituale”

Solitamente non mi piace incasellare fatti e persone in modelli schematici. Ciò, infatti, comporta quasi inevitabilmente una certa tendenza a giudicare, oltre che a semplificare e a scadere nella superficialità. Ma per questo articolo ho ritenuto opportuno elaborare una sorta di modello per inquadrare la nostra questione. Infatti vorrei mettere in evidenza le caratteristiche che maggiormente contraddistinguono quella che ho chiamato la “personalità spirituale”. Ti avviso che potrò suonare piuttosto duro, se non anche caricaturale, ma cercherò anche di farti sorridere, se riuscirai a non farti scalfire dalle mie “parole pungenti”! Non è mio intento offendere nessuno, ma l’importanza di questo argomento mi invita ad essere particolarmente brutale.

La personalità spirituale, per come la definisco in questo articolo, non è niente affatto un’etichetta di cui vantarsi (e qui già sorge un carattere di questa personalità: la tendenza a fregiarsi del titolo di “persona spirituale”, gonfiandosi di questa immagine fasulla per diventare, nei fatti, davvero poco spirituale!). È, invece, una trasformazione dell’ego, che si traveste così bene e ingannevolmente da far credere davvero di essere scomparso. Infatti l’ego spirituale è un ego che tende ad assottigliarsi. Ma ciò non significa che sia meno pericoloso, meno potente o meno grande di quello di chi non ha mai sentito parlare di gratitudine e compassione e non ha mai meditato in vita sua. Più sottile non significa più piccolo. Illudersi che la “spiritualizzazione” dell’ego sia un’evoluzione a tutti i costi positiva e lodevole vuol dire non guardare in faccia la realtà.

L’ego spirituale è chic e “lascia in pace”

Da un lato è ovvio che un ego spirituale – più dolce e raffinato, che augura pace e amore ad ogni passante che incontra – è più “chic”. Ti spinge ad abbigliarti secondo un costume orientale e a circondarti di chincaglierie esotiche e spirituali. Insomma, ti invita ad aggiornare il tuo stile démodé in nome di una nuova tendenza “originale” e new age. E quando vesti il nuovo abito pieno di citazioni di Buddha, ti senti rigenerato e allegro. Sei contento che la tua vita abbia preso una nuova direzione. Poi però qualcuno sembra poco orgoglioso del tuo vestito e inizi a criticare la sua poca “spiritualaggine”.

D’altra parte, quando diventi spirituale, inizi a non disturbare più nessuno. E chi non vorrebbe una moglie che si sveglia la mattina per rinchiudersi in un angolo a fare meditazione trascendentale, se non altro perché lascia in pace il povero marito, il quale, dal canto suo, può praticare un po’ di sana Vipassana (scusa per la rima)? Nel frattempo, i vicini di casa si preoccupano del silenzio tombale e controllano sul giornale per verificare se c’è la data del tuo funerale. Frattanto, il tuo partner fa una scappatella perché tanto sa che non lo giudicherai.

L’ego “senza ego”

Un’altra caratteristica della personalità spirituale è “l’ego senza ego”. Arrivi ad un certo punto del tuo percorso nel quale dichiari che il tuo ego è morto, con la stessa serietà e gravezza con cui Nietzche annunciò la morte di Dio. Pochi minuti dopo il tuo partner ti dà dell’egoista perché al posto di condividere il sabato con lei sei andato in astrale (dove tra l’altro l’hai tradito/a con un personaggio poco di buono, ma i tradimenti in astrale costituiscono un capitolo a parte…). Cerchi di rimanere presente sulla rabbia che sale, ma la situazione è troppo importante e non puoi permetterti di lasciar andare.

A quel punto vai su tutte le furie e dici che egoista sarà lei/lui, e pensi che non avrebbe dovuto osare darti dell’egoista, perché il tuo ego non c’è più. Poi però ti fai passare l’arrabbiatura, perché altrimenti sprecheresti tutta la Kundalini che avevi faticosamente fatto salire di cinque millimetri e che ti era rimasta troppo tempo nel sedere nonostante le centinaia di ore di meditazione. Poi inizi a preoccuparti di aver sprecato davvero la Kundalini e rimani tutto il giorno con questo pensiero. Pensiero che, puntualmente, assorbe effettivamente la tua energia.

I chiodi fissi dell’ego spirituale

A questo proposito, si apre un altro capitolo sulla “personalità spirituale”, e cioè quello dei “chiodi fissi”. Quando sei su un percorso spirituale, non ti importa più dei problemi famigliari ed economici, anche perché “se ne prenderà cura l’Universo e io devo solo fidarmi e fluire”. Però, improvvisamente, diventa drammaticamente importante tutta una serie di problemi, da “starò meditando bene?” a “sta salendo la Kundalini?”, fino alla principale fonte di tutte le preoccupazioni: “quando raggiungerò l’Illuminazione?” e soprattutto “riuscirò mai a risvegliarmi?” Afflitto da queste fondamentali preoccupazioni, guardi con superiorità gli “addormentati” attorno a te, attaccati alle questioni terrene e materiali, poveri loro!

Dopo un po’ ti ricordi che sarebbe meglio provare compassione per la sofferenza dell’umanità, ma questa realizzazione ti sfugge subito e lascia il posto ad un nuovo tormento: “stamattina non riuscivo a rimanere concentrato durante la meditazione, sarà che ho qualche problema?”. E in quel momento ogni distanza tra te e la mente è ridotta a zero, e finisci per credere ad ogni singolo pensiero che ti passa per la testa, come se fosse il comando del Presidente della Repubblica. Mentre sei afflitto dall’angoscia, pensi che non riesci proprio a trovare la pace, e credi pure a quel pensiero. Così “la meditazione non sta funzionando” diventa una profezia che si autoavvera.

Il non giudizio giudicante

Un’altra caratteristica paradossale della personalità spirituale è quello che chiamo il “non giudizio giudicante”. In breve, consiste nella tendenza a giudicare coloro che giudicano o, più in generale, chi non lavora su di sé. In altre parole, significa non accettare l’inconsapevolezza del mondo, come se tutti avessero l’obbligo di essere risvegliati. “Io non giudico, ma chi sta attorno a me sì” potrebbe risuonare spesso nella tua mente. Ma è proprio questo il giudizio primordiale, la tacita ammissione che siamo giudicanti mentre accusiamo gli altri di esserlo. Renditi conto che è molto, molto più facile notare il giudizio negli altri e quello proiettato su di noi, rispetto a notare il nostro stesso giudizio. Magari ti viene da pensare: “Io applico gli insegnamenti di Gesù e di Buddha, ma dovrebbero farlo anche gli altri”.

Ricorda che il giudizio che senti su di te e che vedi all’esterno è una proiezione del tuo giudizio. Assumitene la responsabilità, proprio nel mezzo di una critica o di un rimprovero cocente. Io stesso mi sono sorpreso molte volte immerso in giudizi mentali nei quali condannavo gli altri in quanto giudicanti, fregiandomi contemporaneamente di essere nel non giudizio. Questo è un meccanismo subdolo dell’ego, al quale prestare la massima attenzione quando si presenta per evitare di rimanerne intrappolati inconsapevolmente. Ti invito a leggere il mio articolo sui consigli per smettere di giudicare, se vuoi approfondire l’argomento.

Sulla trappola dell’ego spirituale ci sarebbe tanto altro da dire, ma per oggi è abbastanza. Mi soffermerò in un prossimo articolo su questo importante argomento. Grazie per la lettura. Ti invito a iscriverti alla newsletter e a seguirmi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!