La pace è il dono più grande

La pace è il dono più grande

La pace è il dono più grande che ci è stato fatto. Essa è sepolta nel cuore del nostro essere. Sta a noi farla riemergere dall’abisso. Non c’è regalo migliore della pace della nostra essenza. Solo chi non conosce questo regalo di gioia può cercare la felicità da qualche altra parte. Ma questa non è una colpa. Una volta smarrita la pace, infatti, il desiderio di tornare a essa è tanto forte che anche un solo barlume ci fa impazzire. Ma stiamo capendo sempre di più che raccogliere barlumi non ci darà mai ciò che desideriamo ardentemente. E in molti di noi stanno tornando a riscoprire il dono più grande che hanno sempre ignorato o trascurato. Anziché cercare nel mondo, si sono rivolti verso se stessi, e si stanno innamorando dell’interiorità del loro Essere.

In pochi sanno che la pace è il dono più grande. Se tutti lo sapessero davvero, smetterebbero di vagare nel mondo per mendicare qualche bagliore di amore da un mondo che sembra così avaro. Sembra avaro perché non è lì che si trova l’amore, poiché il mondo è solo un riflesso, e non può darci le risposte a ciò che cerchiamo. Può solo indicarci, a mo’ di specchio, che cosa c’è dentro di noi, può rifletterci l’amore che portiamo già nel cuore. E l’amore ci sussurra all’orecchio: “Guarda dentro di te, sono il tuo tesoro, devi solo scavare un pochino e mi troverai“. Se tutti sapessero che la pace è il dono più grande, smetterebbero di fare disperate richieste di amore e di aiuto, che spesso sconfinano nella follia o in azioni che sembrano malvagie e crudeli. Ma anche la crudeltà più atroce è una richiesta di amore.

La pace è il dono più grande

Lo so che è difficile da credere. Ma chiunque fa del male solo per un motivo: perché dentro di sé gli manca l’amore, perché non ha scoperto che la pace, che è il dono più grande, è dentro di lui. Riesci a vedere negli occhi di un assassino la disperazione di un folle che si strugge per chiedere l’amore che non sente nel suo cuore? È difficile avere compassione in un caso così estremo. Per riuscirci, dobbiamo aprire completamente il nostro cuore. Che cosa ci spinge a giudicare l’assassino, a desiderare vendetta, a volerlo punire aspramente? Quello stesso bisogno di amore dell’assassino. Forse la nostra richiesta è meno intensa, meno disperata, eppure il giudizio più sottile come il crimine più violento nascono entrambi da un senso di mancanza nel proprio cuore.

Chi sa che la pace è il dono più grande pensa due volte prima di giudicare anche il criminale più efferato. Perché? Perché sa come anche un singolo giudizio può incrinare la sensazione di pace. E vede nel proprio giudizio la stessa richiesta di aiuto, la stessa espressione di paura e disperazione che fluiscono dagli occhi dell’assassino. Se tutti sapessimo che la pace è il dono più grande, regnerebbe la pace nel mondo. Le guerre durano finché c’è conflitto dentro di noi, separazione interiore, divisione tra i tanti piccoli Io e disarmonia. Riesci a vedere nell’assassino te stesso, il tuo disperato bisogno di pace e di amore, di essere capito, ascoltato, compreso? Quando giudichiamo, stiamo rifiutando quella parte di noi che vediamo riflessa negli occhi del criminale. Ma quella parte rimane sepolta dentro di noi, pronta a emergere furiosamente al momento opportuno.

Siamo tutti fratelli nel bene e nel male

In questo senso, siamo tutti assassini, poiché tutti condividiamo la stessa follia, nessuno escluso. L’umanità è la stessa in ciascuno, è un principio universale che ci unisce nel bene e nel male. È facile dire che siamo tutti uguali quanto a diritti, libertà o quando siamo allegramente riuniti in famiglia o tra amici. Ma quando dobbiamo riconoscere la nostra unità anche nel lato oscuro, negli impulsi più violenti, che cosa facciamo? Ci ritiriamo in disparte? Ci nascondiamo? Siamo tutti fratelli perché siamo profondamente uguali, condividiamo le stesse pulsioni, gli stessi desideri, la stessa pazzia, e non solo la stessa natura divina e angelica. È questo l’amore incondizionato: smettere di vedere le differenze tra sé e gli altri, smettere di giudicare il bello e il brutto, di creare qualunque tipo di separazione.

Se non altro, quando giudichiamo il male, stiamo rifiutando di poterlo commettere, stiamo nascondendo la verità. Ma anche questa non è una colpa: giudichiamo perché non vogliamo guardare i nostri mostri interiori, perché non vogliamo assumerci la responsabilità dei demoni che vediamo riflessi all’esterno. Ma se avremo il coraggio di guardare dentro di noi attentamente, potremo portare la luce a ciò che più disprezziamo, odiamo e non vogliamo vedere, trasformandolo in consapevolezza, in amore e in pace. Ogni giudizio, ogni atto violento, ogni crudeltà, ogni espressione di odio o di accusa è una richiesta di amore. Se riesci a vedere in te e negli altri questo bisogno di amore, puoi chiedere che ti siano aperti gli occhi, che ti sia donata la visione del cuore.

Siamo un’unità

Siamo o non siamo davvero un’unità? Perché dobbiamo mantenere la divisione, quando sappiamo che ciò fa male prima di tutto a noi stessi? Quanta sofferenza procuriamo innanzitutto alla nostra mente e al nostro corpo quando giudichiamo, ci arrabbiamo, accusiamo? È così perché ogni volta che uno giudica un suo fratello, sta giudicando se stesso, sta aprendo un conflitto dentro di sé, in quanto tra noi fratelli non esiste alcuna separazione. La divisione è irreale, quindi perché mantenere viva un’illusione che non fa altro che danneggiarci e distruggerci? Se siamo uno, possiamo stringerci attorno e smettere di dividerci! Dopotutto, se siamo uno, che senso ha puntare il dito contro qualcuno, odiarlo, volersi vendicare contro di lui, portare rancore? Stiamo facendo tutto questo a noi stessi!

Condividiamo la stessa essenza umana e non c’è alcuna differenza tra fare del male a qualcuno e fare del male a se stessi. È esattamente, letteralmente, essenzialmente la stessa cosa. Non possiamo sfuggire a questa verità. Puoi provare sulla tua pelle come sia vero che odiare tuo fratello voglia dire odiare te stesso, direttamente. L’unica cosa per cui non sembra così è che proiettiamo all’esterno il nostro odio, i nostri giudizi su noi stessi. Ma la proiezione è fatta per mantenere la separazione! Se hai un minimo di amore per te stesso, osserva come il tuo cuore si spacca in mille pezzi quando crei qualunque divisione rispetto a tuo fratello, vedi come il tuo corpo è lacerato come da un pugnale! Non possiamo continuare ancora per molto questo gioco di guerra. A chi facciamo la guerra, se siamo solo Uno?

La pace è il dono più grande

Non può vincere uno solo a discapito di tutti gli altri! Che gusto ha la vittoria di uno solo? Anzi, non è affatto una vittoria, ma è una colossale sconfitta, è il trionfo della divisione e quindi del dolore! Dove va a finire nel frattempo la pace, il dono più grande? Ha senso rinunciare alla pace in nome di una misera vittoria personale, un falso orgoglio che costa la miseria di tutti gli altri? Chi non conosce il dono più grande della pace, va in cerca di doni ben più piccoli, pensando di trovare la sua gioia in essi! Ma ciò è solo un’illusione, frutto di ignoranza! Quanto vale poco qualsiasi potere, qualunque successo o raggiungimento in confronto alla pace interiore! Chi pensa che ci sia qualcosa nel mondo di superiore rispetto alla pace del cuore non conosce la vera gioia!

Non conoscere la pace dentro di sé non è un peccato, non è una colpa: è soltanto frutto di inconsapevolezza o di ignoranza. Non si tratta di ignoranza nel senso degenere della parola. Semplicemente, è ignoranza in quanto mancanza di conoscenza di ciò che è più importante. Come guarire da questa ignoranza? Tornando ad apprezzare anche il minimo barlume di gioia che il solo essere vivi ci offre. Se abbiamo sempre ignorato la pace dentro di noi, non possiamo pensare che essa risplenderà all’improvviso in tutta la sua divina gloria. Talvolta succede così, magari in seguito a un’intensa sofferenza, alla quale ci vediamo costretti ad abbandonarci per il troppo dolore. Ma possiamo decidere volontariamente di riscoprire il dono più grande che alberga immacolato nel nostro cuore!

Tutti gli altri beni impallidiscono di fronte alla pace

Tutti gli altri beni impallidiscono di fronte alla pace. Il sesso, il denaro, il potere, il successo sono ben poca cosa rispetto alla gioia della fonte. Infatti essa è la nostra natura, è ciò per cui siamo fatti, per cui corrisponde in modo perfetto ai nostri bisogni. Dunque la pace del cuore è la vera e ultima soddisfazione, l’obiettivo finale, la realizzazione definitiva. Ma non è un obiettivo inteso come frutto di una ricerca, poiché ciò implicherebbe sforzo, tensione e soprattutto tempo. La pace del cuore è invece fuori dal tempo, e non si “raggiunge”, non si afferra, non si prende per mano. È qualcosa di invisibile, impercettibile, non è nemmeno un’idea, un concetto. In confronto i pensieri sono molto più densi. La pace dell’essere è ineffabile, trasparente, pura. Non esiste nel reame dello spazio, non si trova su nessun piano, come non esiste nel tempo.

Non esiste neppure: semplicemente è, viene cioè prima di ogni esistenza. E proprio per questo è eterna, inviolabile, indistruttibile, è per sempre! È l’unica cosa stabile e certa, ed è dunque l’unico bene degno di essere perseguito. Tutto il resto è distrazione, nel senso che non darà mai la pace, lascerà sempre con un senso di amaro in bocca, un’insoddisfazione implacabile e dolorosa. Quel senso di mancanza e di vuoto, di noia e insoddisfazione non sono altro che la percezione della lontananza dalla pace. Indulgere in qualunque piacere, attività o relazione è un modo per mascherare questa mancanza, è cioè una disperata preghiera rivolta al mondo affinché ci sia concesso di godere di almeno uno sprazzo di gioia. Ma dimentichiamo che le preghiere si rivolgono al Cielo, non al mondo!

Rivolgiti a te stesso

Senza la pace del nostro cuore siamo miseri, insoddisfatti, alla costante ricerca di un surrogato di quella pura gioia. Siamo stressati, ansiosi, preoccupati, arrabbiati, impauriti, assonnati, infreddoliti, orgogliosi, persino odiosi e distruttivi. Tutti questi stati di sofferenza esprimono la nostra lontananza da noi stessi, dall’amore del nostro cuore. Di tanto in tanto troviamo qualche barlume di pace, che mette a tacere per qualche istante la nostra disperazione. Ma la nostra sete si placa per poco, e non perché siamo avidi, golosi, lussuriosi o voraci, ma perché siamo fuori dalla nostra pace, e ci vediamo obbligati a comportarci in tal modo dalla nostra brama di ritornare al nostro cuore. Però tale brama viene scambiata dall’ego come desiderio di ingrandirsi e usata dunque come strategia per mantenere viva la separazione.

Ma fortunatamente possiamo decidere quando vogliamo di terminare il vagabondaggio e la ricerca infinita per rivolgerci a noi stessi. Rivolgendoci intensamente a noi stessi, con tutte le nostre forze, con ardore ed entusiasmo, possiamo eliminare via via gli ostacoli che ci impediscono di accedere alla pura gioia del nostro Essere. Possiamo iniziare a vivere rimanendo nel nostro cuore. Ciò significa rimanere connessi con quel senso sottile di pace che traspare dal nostro essere. Inizialmente potresti non sentire la pace o la gioia che irradia dal tuo cuore. Ciò dipende dal fatto che hai dedicato troppo tempo ed energia nel mondo, e la tua attenzione è stata risucchiata dalla mente. Ma questo non è un problema. Se avrai la sufficiente forza di volontà e dedizione, potrai recuperare il contatto con la tua dimensione più profonda e inizierai naturalmente ad avvertire la pace.

Ricorda sempre che la pace è il dono più grande

Se vuoi sentire il più possibile la pace del tuo cuore, devi affidare a esso tutto te stesso. Se troppa parte della tua attenzione è rivolta ai pensieri, alle preoccupazioni e agli eventi, perderai facilmente il contatto con te stesso, non sarai cioè più presente e sarai assorbito nella mente e nei problemi. Ma se dedicherai tutto te stesso a rimanere collegato al tuo cuore, esso irradierà sempre pace e gioia. Essi sono il tuo stato naturale. Non sono dei raggiungimenti straordinari. Tuttavia siamo così disconnessi da noi stessi che essere in piena pace sembra un obiettivo impossibile. Ma il fatto che abbiamo smarrito la fonte della nostra gioia, non significa che anch’essa ci abbia lasciato. Essa è sempre lì, e aspetta solamente che torniamo ad abitare nel suo rifugio sacro e puro. Ricorda sempre che la pace è il dono più grande.

Non perderti nelle faccende. Lascia sempre almeno una parte della tua attenzione dentro di te. Se persevererai abbastanza, ignorando i pensieri e le distrazioni della mente (che puntualmente ti metterà un sacco di dubbi e ti dirà che non ha senso rimanere “connessi al senso di esistere o alla propria interiorità”!), una certa pace inizierà a sorgere dentro di te. Appena ne sentirai anche un solo barlume, aggrappati a esso e rimani connesso il più possibile con quel senso di gioia preziosissimo! Quando inizi a percepire una scintilla di pace, la grazia è già scesa su di te e puoi continuare ad affondare sempre di più in quell’oceano infinito di gioia che risiede nel tuo cuore. Se non senti neanche un minimo di pace, non preoccuparti: puoi sempre intensificare la tua dedizione e centrarti con maggiore forza nel tuo cuore.

Risolviamo subito i dubbi: che cosa significa essere centrati nel cuore?

Dato che la mente ha con sé un armamentario di dubbi, convinzioni e idee distorte, chiariamo subito tutto. In questo articolo puoi avere informazioni su come trovare il centro dentro di te. Che cosa significa brevemente e semplicemente essere centrati nel cuore? All’inizio può sembrare una cosa insensata: infatti il primo e unico appiglio che hai è la sensazione di esistere, che appare inizialmente come qualcosa di piuttosto sottile e nascosta, soprattutto quando la mente è abituata a essere rumorosa. In ogni caso, ti basta smettere un attimo di pensare e chiederti se ci sei, se sei consapevole in questo momento. Ovviamente la risposta è affermativa. Nel momento in cui dici: “sì, sono consapevole”, stai percependo la tua stessa presenza (slegata da ogni pensiero, emozione o sensazione). Aggrappati a quella “sensazione” e vedi che cosa succede!

Più ti aggrapperai a quella sensazione, all’esperienza del tuo Essere, più ti piazzerai al centro del tuo cuore, poiché darai naturalmente meno attenzione ai pensieri e alle emozioni. Infatti quando sei attento a chi sei, sei semplicemente presente, non stai pensando, non sei assorbito nella mente o in qualche storia o problema. Non so spiegarlo in maniera più semplice! In effetti non c’è molto da dire sull’essere presenti: il senso dell’Io è autoevidente, è colto intuitivamente da ognuno di noi, non può essere espresso a parole! Se ti vengono dubbi sull’argomento, allontanali: è solo la mente che è tornata a disturbare! Infatti per essere presente non devi fare assolutamente niente, quindi non puoi avere dubbi al riguardo, e se hai dubbi significa semplicemente che stai prestando ascolto alle bugie della mente!

Sviluppa la centratura per ottenere il dono più grande

Una volta che hai capito che cosa significa essere presente, puoi cercare di vivere il più possibile in tale stato, ricordandoti di te durante il giorno. Inizialmente puoi servirti di alcune sveglie oppure semplicemente di particolari occasioni per ricordarti di essere presente. Ad esempio, ogni volta che apri la porta, smetti per un attimo di pensare e ricordati di te, cercando di conservare la presenza finché puoi. Più diventi presente, meno sei assorbito dalla mente e dal tempo. In questo modo i pensieri tenderanno ad esercitare sempre meno il loro potere ipnotico su di te e veleranno sempre meno l’esperienza naturale della pace del tuo essere. Più sei presente, più sei in pace! Fai di tutto per sviluppare questa centratura e otterrai il dono più grande che un uomo possa raggiungere!

Man mano che diventi più presente, mantenere la presenza sarà più facile e dentro di te crescerà un certo spazio silenzioso e affluirà una pace inizialmente sottile e poi sempre più profonda. Mentre rimani presente, non significa che la mente improvvisamente diventa completamente silenziosa. Ti verranno numerosi pensieri, e tu dovrai semplicemente non attaccartene! Se sorge una preoccupazione, non sei costretto a perdere la presenza! Puoi guardarla arrivare e lasciarla andare com’è venuta, prima che si sedimenti nel tuo cuore e ti privi della pace! E non devi sederti a gambe incrociate in meditazione per lasciar andare una preoccupazione: puoi farlo tranquillamente in qualunque momento, purché abbia un minimo di presenza che ti consenta di non cadere vittima della mente!

E quando perdi la centratura?

Quando perdi la centratura, puoi ritornarci appena ti ricordi e appena lo vuoi! Ricorda che la pace è il bene più grande che hai, e nulla vale più di essa. Non si tratta di un’affermazione egoistica. Infatti la pace è la tua natura, e tu meriti tornare a te stesso come un gatto merita di essere un gatto! Quindi fai della pace la tua priorità e sii disposto a tutto pur di mantenerla. Ciò ovviamente non implica né segregarti in una grotta, né rinchiuderti in un muto individualismo. Al contrario, vivere centrati nel cuore significa aprirsi all’altro, essere accoglienti e amorevoli: ti renderai conto che questa pace non è un bene solo per te, ma anche per gli altri! Infatti i tuoi interessi reali non sono distinti da quelli di tuo fratello, poiché tutti siamo Uno! Trovare la pace dentro di te significa aiutare anche l’altro a trovarla per sé!

Quindi, quando perdi la centratura ricordati che recuperarla è un tuo diritto, ma è anche un dovere nei confronti degli altri! Non ha alcun senso sentirsi in colpa per cercare la pace anche quando gli altri sono miseri e infelici: anzi, se troverai la gioia dentro di te, potrai condividerla e addolcire la loro esistenza! Quindi nessuno ha nulla da perdere, ma solo da guadagnare! Quindi va’ e scopri subito il dono più grande racchiuso nel tuo cuore. Se pensi di avere qualcosa di più importante da fare, è ancora una volta la mente che ti sta ingannando! Rimanda la “cosa più importante” e trova subito la pace dentro di te! Anche perché così facendo tutto il resto ti verrà dato in aggiunta e ogni cosa si aggiusterà da sola. E anche se non si aggiusterà da sola, potrai risolverla molto più serenamente e rimanendo in armonia! Ricorda che:

L’Ego dice: Quando ogni cosa andrà a posto troverò la pace.
Lo Spirito dice: Trova la pace ed ogni cosa andrà a posto.

MASSIMA ZEN

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Trova il centro dentro di te

Trova il centro dentro di te

Trova il centro dentro di te. C’è qualcosa che non si muove, che non può essere turbato o ferito, da qualche parte dentro di te? Indaga dentro di te per scoprirlo. Trova il nucleo indistruttibile che non ti lascia mai, un rifugio sicuro e non colpito dalle tempeste. E torna a esso ogni volta che tutto attorno a te è spazzato via dal vento e regnano il caos e il disordine. Quello spazio esiste. In pochi lo conoscono. Eppure è il centro esatto del nostro essere. Si trova dentro ciascuno di noi. Nessuno è escluso da questo dono di pace. Ma la maggior parte di noi l’ha dato per scontato, e sembra dunque averlo smarrito. In ogni caso, non può essere perso. Infatti è ciò che sei nel profondo. E non puoi mai perdere ciò che sei. Devi solo ritrovare quel centro. Tutta la spiritualità mira a questo.

Ma non hai bisogno di pratiche complesse e lunghissimi percorsi per ritrovare te stesso. Trova il centro dentro di te ora. Esso è disponibile in ogni momento. Da quel posto sicuro e pieno di pace tutta la vita scorrerà dolcemente. Smetti di dare troppa importanza ai problemi e a ciò che accade là fuori e recupera il contatto con te stesso. Dopotutto, è questo il tuo compito sulla Terra: riunirti alla tua divina essenza. Continuare a vagare non ti porterà da nessuna parte: è tempo di fare ritorno a casa. Hai sofferto abbastanza. Hai vissuto abbastanza in balia della mente. Trova il centro dentro di te.

Trova il centro dentro di te

Smetti di complicarti la vita. Non hai bisogno di cose difficili. Puoi riunirti al tuo Essere in ogni momento. Trova quel posto in cui non puoi essere turbato o ferito. Altrimenti continuerai a soffrire senza sapere perché. Da quel posto puoi osservare serenamente i pensieri, le emozioni, gli eventi. E puoi togliere i veli che si sono accumulati su di te, impedendo alla tua luce di risplendere in tutta la sua potenza. Quali sono i veli che devi rimuovere? Sono tutte le credenze del passato, i pensieri, le emozioni e le sensazioni che hai creduto fossero la tua identità. Non aver paura: non cadrai nel nulla. Per quanto vuoto, lo spazio che ti accoglierà sarà accogliente, pieno di pace e gioia. Non rimpiangerai di averlo trovato e non vorrai smettere di risiedere lì.

Il viaggio è stato meraviglioso ma allo stesso tempo doloroso. Ma ora è tempo di tornare a casa, a riposare nel tuo cuore! Trova il centro dentro di te e sarai sereno. Dopotutto, sai indicarmi qualunque cosa nel mondo che ti possa dare vera felicità, sicurezza, stabilità? Non esiste. Questo luogo esiste solamente dentro di te. Che cosa aspetti a riscoprirlo? Perché dobbiamo credere che tornare a quel centro sia un’impresa eroica, nella quale solo pochi individui avranno successo? Perché dobbiamo chiamarlo illuminazione, risveglio, nirvana, satori quando si tratta dell’intimo del nostro essere? Abbiamo reso la cosa più semplice del mondo come qualcosa di irraggiungibile, destinata solo ai santi, ai grandi maestri, agli illuminati della storia. E in questo modo abbiamo costruito nuove favole che hanno coperto ulteriormente la natura del nostro Io.

La semplicità del tuo Essere

Eppure il tuo Essere è la cosa più semplice che esista. Non c’è “cosa” più vicina a te, più intima. Non devi inseguire “l’illuminazione”, uno stato di coscienza straordinario, la santità. Appena nomini queste cose, la tua mente crea una storia e prefigura un’impresa, un raggiungimento nel futuro. Ed è proprio questo a impedirti di accedere proprio adesso e qui all'”esperienza” del tuo Essere. Quindi non devi fare altro che rifiutare tutte le credenze, le idee su di te. Come può qualcuno sapere qualcosa che tu non puoi sapere, se quell’Essere “illuminato” risplende in ogni momento in te? Finché penserai di avere bisogno di anni e anni per trovare il centro, il tuo vero Sé, per riconnetterti al tuo cuore, renderai vero questo pensiero e la tua ricerca non avrà mai fine.

Ma se hai il coraggio di rifiutare tutte le credenze, le opinioni e le idee, i condizionamenti, i pensieri a cui hai sempre dato valore e importanza, puoi essere libero in questo momento. Devi soltanto smettere di fidarti di quella voce nella tua testa, che ti dice che ritornare a te stesso è un’impresa, che è solo un obiettivo riservato a Gesù o a Buddha. Dimentica questa idea. Smetti di pensare che debba essere qualcosa di così difficile, o che non ne sei degno, o che devi fare qualcosa di particolare, o che non sei pronto, o che non ne vale la pena, o che è spaventoso, o che è pericoloso, o che è un’idiozia, o che non ce la farai mai. Ogni pensiero è un ostacolo al ritorno a te stesso. Dev’essere proprio per questo che l’Illuminazione diventa qualcosa di irraggiungibile per quasi tutti.

Perché crediamo ancora ai miti, siamo schiavi delle illusioni da noi stesse create e potenziate.

Liberati dalle illusioni e trova il centro dentro di te

Il centro è sempre dentro di te. Non ci vuole assolutamente nulla per tornare a esso. Infatti tu sei già quello. Devi solamente smettere di essere chi non sei. E per fare ciò devi liberarti dalle illusioni della mente. Devi smettere di credere ai tuoi pensieri, poiché la credenza dà loro valore e permette loro di crescere indiscriminatamente e così controllarti e renderti schiavo. Ma tale schiavitù non è altro che il potere che hai ceduto alla mente. Altrimenti la mente non avrebbe alcun potere su di te! Riappropriati dunque dei poteri che hai dato alla mente, smettendo di nutrire questa con la tua identificazione, ovvero smettendo di fidarti del contenuto dei tuoi pensieri. Infatti tutti i pensieri sono falsi, sono delle illusioni! Funzionano bene nella vita quotidiana, per le attività e le faccende, ma diventano distruttivi quando attorno a essi costruisci la tua identità.

Smetti di mescolarti con i pensieri, perché tu non sei loro, sei qualcosa di molto più grande! Solo le illusioni che tu stesso hai creato e in cui continui a credere ti impediscono di essere libero, pienamente in pace e gioioso. Vai oltre il tuo corpo, oltre la tua mente: tu non sei queste cose. Ma non ha nemmeno senso credere di essere puro spirito, coscienza o consapevolezza, poiché anche questo è un altro pensiero! Puoi però scoprire quella dimensione immutabile dentro di te, ciò che senti sempre vivo e presente, quel senso dell’Io svincolato da ogni riferimento agli oggetti dell’esperienza. Ecco: quello è il centro dentro di te. Come vedi, è sempre lì: quindi non devi fare nulla per raggiungerlo, per certi versi sei già “illuminato”!

Fidati del centro di te e sposta qui la tua attenzione

Devi solamente fidarti di questo centro, iniziare a vivere da lì, ricordando che nulla che ti accade può farti del male, ferirti o turbarti e tu puoi sempre riposare nella pace del tuo Essere! Si tratta in gran parte di una questione di fiducia e interesse. Devi fidarti del tuo Essere come hai sempre fatto con la mente. Quando arriva un pensiero, perché devi crederlo vero, alimentarlo, dargli energia, quando puoi tranquillamente rimanere in te stesso e lasciarlo andare, senza fare assolutamente nulla? Dopotutto, il tuo centro è molto più stabile, perché non cambia mai, mentre la tua mente è solo un insieme di pensieri, ed è ciò che di più instabile esista! In che cosa puoi confidare se non in ciò che non cambia mai, non ti lascia mai ed è sempre presente dentro di te? Quindi poni la tua fiducia nel tuo Essere.

E soprattutto coltiva il tuo interesse per il tuo Essere, mentre dai molta meno importanza ai tuoi pensieri, a ciò che muta, a ciò che non sei. Dopotutto, ciò per cui ti sei sempre preoccupato è una forma che ha davanti a sé solo pochi anni di vita, per quanto giovane tu possa essere, e per ognuno di noi arriverà il momento in cui saremo sul letto di morte! Quindi che senso ha persistere in ciò che è destinato a finire così presto? Che importanza ha anche il problema più grosso? Quindi trova il centro di te e ogni cosa sarà in ordine. Anziché dare la tua attenzione ai pensieri, ai problemi, alle piccole e grandi cose, sposta l’attenzione in quel campo in cui tutto questo ha luogo ed è percepito.

Trova subito il centro dentro di te

Il centro è sempre dentro di te, è il tuo cuore, il nucleo del tuo Essere. Rimuovi tutte le incrostazioni che si sono consolidate. Per farlo, devi semplicemente smettere di dare attenzione a tali incrostazioni. Smetti di nutrire i tuoi pensieri, di far crescere il seme delle emozioni negative, di avere paura, di alimentare problemi. In questo modo, tutto tornerà a posto anche là fuori. Ma soprattutto avrai trovato quel posto stabile, sicuro e felice che non vorrai più abbandonare, come esso non ti ha mai abbandonato! Appassionati di questo centro, dagli tutta la tua attenzione e il tuo interesse, rimani il più possibile dentro di esso: tutto ciò è sufficiente per tornare al tuo cuore. Non serve assolutamente altro.

Smetti di cercare, di complicare le cose, ignora quella voce canterina nella testa, perdi interesse per ciò che è instabile e temporaneo. E affidati a ciò che è permanente e sempre presente. In questo modo troverai tutto ciò di cui hai bisogno e non chiederai più nulla. Lascia andare ogni sforzo e semplicemente sii. Non devi fare altro: torna al tuo Essere ora! Lascia andare, almeno per un momento, tutte le tue idee su te stesso, sugli altri, sulla vita, sul mondo. E abbandonati al tuo cuore, fiducioso e senza dubbi: e potrà avvenire il miracolo, se solo avrai abbastanza fede.

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Ritorna al tuo cuore

Ritorna al tuo cuore

Ritorna al tuo cuore: esso ti aspetta a braccia aperte. Lì puoi trovare rimedio a tutte le tue ansie, alle tue angosce e ai tuoi problemi. È un rifugio caldo e sicuro, pieno di pace e di amore. Smetti di cercare consolazione nel mondo: nessuno può offrirtela. Solo tornando a te stesso puoi trovarla. Il tuo cuore è l’unico posto che hai sempre cercato, pur non sapendolo. Da quando l’hai smarrito, da quanto ti sei disconnesso da esso, è nata la sofferenza. Hai cercato a lungo un rimedio a quel senso di vuoto esistenziale, quell’insoddisfazione perenne, quella continua tensione di sottofondo. Hai fatto finta che non ci fosse, hai provato a ignorarla, a coprirla di falsi sorrisi. E hai proiettato il tuo vuoto all’esterno, magari accusando qualcuno o qualcosa. Hai nascosto l’insoddisfazione in mezzo a mille distrazioni, persone, attività, faccende.

Ma nulla ha placato davvero quel senso di vuoto. C’è sempre qualcosa nel profondo che non va, anche se non sei depresso, ansioso o stressato. Stai male senza conoscerne il motivo. In realtà sai benissimo la ragione per cui continui a essere insoddisfatto o a sentire un senso di mancanza, talvolta lieve e leggero, altre volte intenso e forte. Hai dimenticato il motivo, ma se guardi in fondo dentro di te puoi ricordarlo: hai abbandonato il tuo cuore. Pensavi che così facendo avresti potuto sperimentare la bellezza del mondo, dell’essere speciale, di avere un’individualità che ti desse potere. Non è stato un errore: hai fatto ciò che sentivi fosse la cosa migliore. Hai costruito un ego, e questo è stato evolutivo. Ora, però, hai capito che è tempo di tornare a casa. Se queste parole risuonano dentro di te, colpiscono qualcosa nel profondo, significa che sei pronto per il “viaggio” di ritorno.

Ritorna al tuo cuore

Il tuo viaggio è stato lungo e doloroso, ma allo stesso tempo unico e meraviglioso. Ma si è fatto tardi: è ora di fare ritorno nel tuo cuore. Ritorna al tuo cuore: lì ti aspetta la pace, la gioia e la libertà. Non ricordi qual è la strada per tornare? Non importa: troverai le indicazioni. Anche se ti sembra di non rammentare più il percorso, se cerchi bene dentro di te puoi ritrovare la strada. Dunque, riconnettiti con te stesso. Fai tacere almeno per qualche istante quel brusio nella tua testa e inizia ad ascoltare la voce del tuo cuore. Se ti fidi di lui, non dovrai seguire nessun maestro, nessuna scorciatoia, nessun metodo. Troverai la strada diretta che ti ricondurrà a casa.

A dire il vero, infatti, tu non ti sei mai allontanato dal tuo cuore, poiché esso è sempre lì, dentro di te, e non dista nemmeno un millimetro da dove ti trovi ora. Quindi, più che fare ritorno al tuo cuore, devi voltarti nuovamente verso di lui, ristabilire la “connessione” che è andata apparentemente perduta. Hai seguito per troppo tempo la mente, ti sei fatto sedurre dai suoi sogni, e sei rimasto ipnotizzato dal suo fascino. Ma questa ipnosi non è permanente: puoi svegliarti e tornare in te stesso, nel tuo cuore, quando vuoi. Se stai leggendo questo articolo, significa che non sei più completamente ipnotizzato e che hai già cominciato a risvegliarti. Che cosa devi fare allora per svegliarti definitivamente? Fatti condurre dal tuo cuore. Non fare domande. Non “cercare” la via per il ritorno a casa: non c’è nulla da trovare.

Smetti di essere chi non sei

Affidati in silenzio al tuo cuore, senza richieste, senza pensieri, senza dubbi. È sufficiente questo per riconnetterti alla profondità del tuo Essere. Che senso ha sviluppare metodi complicati per raggiungere qualcosa che è sempre qui, ora, eterno, vivo? Non puoi avvicinarti al tuo cuore più di quanto non sia vicino ora, e non puoi nemmeno allontanartene. Il tuo cuore è il tuo vero Sé, sei tu! Quindi che senso ha cercare di avvicinarsi a te stesso? Tu puoi solo affidarti a te stesso, essere te stesso, abbandonarti a te stesso. Per farlo, devi smettere di essere chi non sei, smettere di identificarti con una storia, un’identità anagrafica, delle immagini. Tutte queste cose sono dei concetti, delle creazioni della mente, e in definitiva delle illusioni. È solamente lo sforzo di non essere te stesso a farti soffrire e a tenerti lontano dal vero Sé.

È ovvio che non potrai tornare a te stesso se ogni volta che il tuo cuore ti parla, tu gli volti le spalle. Quand’è che gli volti le spalle? Ogni volta che scegli l’ego, la separazione, il conflitto, o semplicemente credi alla tua storia, ai tuoi pensieri e alimenti l’identità separata che credi di essere. C’è bisogno di pensare, di preoccuparsi, di arrabbiarsi, di investire tutto il tempo e tutta l’energia per una personalità che ha solo una manciata di anni da vivere? La vita di ognuno di noi dura davvero un batter d’occhio: che senso ha ossessionarci così tanto per qualcosa che dura così poco? Dev’esserci qualcosa di più profondo… Riscopri quel “qualcosa di più profondo”, quella dimensione trascendente dentro di te. Almeno conserva qualche energia a questo scopo: non farti assorbire totalmente dai bisogni della personalità.

Rimani connesso alla tua sensazione di esistere

Lascia almeno una parte della tua attenzione su quel senso indistruttibile di esistere, che è il tuo cuore, il tuo vero Sé. È sufficiente che faccia questo per risvegliarti, per tornare a essere chi sei veramente. Non hai bisogno di altro. Come hai dedicato tutta la tua attenzione per tutta una vita a un corpo e a una mente, che cosa ci vuole a interessarti almeno un pochino al tuo stesso Essere?Non puoi continuare a trascurare ciò che è più importante di ogni altra cosa. Che cosa può esserci di più rilevante di essere, del fatto di esistere, di quella misteriosa sensazione di essere presenti e consapevoli? Perché siamo interessati a tutto fuorché al mistero più grande di tutti i misteri? In confronto, ogni altro mistero è davvero insignificante: magari appare come molto più sorprendente ed eccitante, ma in fondo non potrà mai avere il fascino di essere!

Non è strano il fatto di essere? Come possiamo dare per scontata una cosa del genere, così sensazionale e straordinaria? Innamorati del tuo Essere, scava dentro di te, indaga la tua natura, appassionati di questo mistero che solo tu puoi risolvere! Affonda in profondità nel tuo cuore! Non può esserci qualcosa di più interessante da scoprire! Dobbiamo davvero essere dei sonnambuli per dare per scontato chi siamo e preoccuparci di tutto fuorché del nostro essere, che pure continua a risplendere nel retro della nostra esperienza in ogni singolo istante, persino quando siamo così assorbiti dai pensieri da perdere ogni contatto con esso. Recupera coscientemente la connessione con il tuo cuore, aggrappati più che puoi a quel senso di esistenza! È una cosa noiosa? No, niente affatto! Sembra così perché siamo così abituati a essere distratti e disconnessi da noi stessi!

Ritorna al tuo cuore ora!

Ritorna al tuo cuore ora! Che cosa devi aspettare? Altra sofferenza, altre illusioni, altre false speranze, altre grame consolazioni? Certamente nessuno ha l’obbligo di credere che tornare al proprio cuore sia la strada della liberazione! Se senti di essere felice nella tua vita di ora, continua per la tua strada. Ma se percepisci che c’è qualcosa di più profondo e ti senti attratto verso una dimensione ineffabile e sacra, questo è il momento per tornare davvero a te stesso! Smetti di cercare e cercare, poiché non troverai mai nulla. Anziché cercare, abbandonati al momento presente, al tuo stesso Essere, e fidati completamente di Lui. Il tuo cuore ti condurrà necessariamente nella giusta direzione, senza che tu debba preoccuparti di nulla.

Quindi, non aver paura. Non c’è nulla da temere, per quanto possa apparire spaventoso dover affondare in una dimensione apparentemente sconosciuta e ignota. Come puoi avere paura di ciò che sei? È molto più terrificante rimanere ciò che non sei! Quindi, ritorna al tuo cuore ora! Questo è il momento giusto! Se sei pronto, troverai il modo, la strada più veloce, anzi sarà la strada a manifestarsi davanti a te e tu non dovrai fare altro che imboccarla. Devi solamente smettere di voltare le spalle al tuo cuore, perché così facendo starai rifiutando il ritorno a casa. E in tal modo continuerai a non vedere le braccia aperte del tuo vero Sé pronte ad accoglierti!

Queste sono solo sciocchezze…

Ma che cos’è il cuore? Che cos’è il vero Sé? E se fossero tutte delle stupidaggini, delle consolazioni da offrire a chi vuole smettere di soffrire? Per scoprire se sono delle sciocchezze, ti basta guardare dentro di te: è una sciocchezza il senso dell’Io, il fatto di esistere? Non vale la pena di saperne qualcosa di più? Certamente non ha senso leggere che cosa dicono la scienza, i vari guru o informarsi sulle varie teorie sulla coscienza. Voglio dire: puoi tranquillamente leggere ciò che vuoi, ma perché hai bisogno di rifarti a qualcun altro quando quella stessa coscienza illumina in ogni momento la tua esperienza e illumina le stesse teorie, gli stessi pensieri degli scienziati o dei guru? Scopri tu da solo che cos’è questa misteriosa coscienza: vai oltre le tue stesse credenze.

Che importa se qualcuno dice che la coscienza è solo un prodotto della mente o del cervello oppure è solo un’illusione? D’altra parte, che senso ha credere che essa sia Dio oppure il Tutto o l’Assoluto? Invece che credere, possiamo indagare dentro di noi e scoprire la Verità, l’unica Verità che non ha bisogno di essere raccontata, creduta o per la quale sia necessario dividersi in schieramenti opposti. Anziché discutere su che cosa sia o no la coscienza, scopriamola dentro di noi! Smettiamo di lasciare ai preti, agli scienziati, ai guru, ai maestri, agli altri il compito di indagare chi siamo! Solo noi possiamo scoprire chi siamo! E allora, ritorna al tuo cuore, a dispetto di ciò che possono pensare gli altri. Nessuno può possedere la Verità: la Verità è dominio di tutti e ciascuno ha il compito di ritrovarla.

Non ho tempo di tornare al mio cuore…

E se non hai tempo di tornare al tuo cuore? Non puoi non avere tempo di tornare al tuo cuore. La mancanza di tempo, i problemi, le difficoltà, la sofferenza sono tutte il risultato della disconnessione da noi stessi. Ogni problema nasce solo nella mente, non può affliggere il tuo vero Essere, è solo un’illusione! Perché un evento diventa un problema? Diventa un problema perché non abbiamo la visione del cuore, perché siamo condizionati profondamente dalla modalità egoica. E così ci sentiamo delle povere vittime di un mondo crudele, pieni di bisogni, continuamente minacciati, non amati, dipendenti dagli altri e ci attacchiamo a cose e persone per non sentire la nostra piccolezza. Ma se riscopri il tuo Essere, ti rendi conto di non aver bisogno di nulla, di non poter essere ferito, minacciato, non amato!

Il tuo cuore è davvero la soluzione a tutto ciò che cerchi, a tutti i tuoi problemi e a ogni sofferenza. Sembra che sia impossibile smettere di soffrire e che siamo destinati a rimanere in preda al dolore, al malessere, alle difficoltà della vita. Ma chi ha mai detto che questa è la nostra Vita? Perché dobbiamo credere che dovremo continuare a soffrire, che la vita è dolore, che non c’è via di uscita alla nostra sofferenza e ai nostri problemi? Crediamo ciò solo perché siamo addormentati, perché stiamo sognando l’inferno e ci siamo dimenticati del Paradiso! Siamo diventati vittima delle nostre stesse illusioni, delle nostre idee malate, di credenze distruttive. Non puoi dire di non avere tempo o energia di tornare al tuo cuore.

Anziché perdere tempo a pensare che non hai tempo, usa saggiamente quel tempo e ritorna al tuo cuore! Anche perché tornare al tuo cuore non richiede tempo: il tuo vero Sé è fuori dal tempo!

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Le migliori frasi di Krishnamurti

Le migliori frasi di Krishnamurti

Jiddu Krishnamurti è stato un filosofo e maestro spirituale di origine indiana. Fu avvicinato alla Società Teosofica per le sue doti intellettuali e spirituali, ma se ne allontanò ben presto. Il cuore degli insegnamenti di Krishnamurti riguarda la liberazione dell’uomo dai dogmi, dalle paure, dalla sottomissione all’autorità, dai sistemi di pensiero e dai conflitti. Il suo antidogmatismo fu tale che si rifiutò di insegnare qualunque metodo o tecnica per facilitare la realizzazione spirituale. Krishnamurti è ricordato per la fluidità dei suoi discorsi e la capacità di cogliere l’essenza dei problemi. Oggi vediamo quelle che secondo me sono le migliori frasi di Krishnamurti.

Definirei Krishnamurti come il Socrate moderno. Infatti come Socrate egli è stato un sostenitore ardente del pensiero critico e della necessità di trovare la verità dentro di sé. E come il filosofo greco ha sottolineato quanto sia urgente liberarsi dalle credenze e dai condizionamenti sociali e culturali per ottenere la libertà interiore. Al centro del suo insegnamento è la necessità di osservare se stessi senza giudizi o preconcetti, indagando direttamente la propria interiorità per conoscersi profondamente. Il suo modo di parlare era particolarmente duro e tagliente. Ma oltre la durezza di superficie, traspariva un senso di dolcezza, umorismo, delicatezza e amore.

Le migliori frasi di Jiddu Krishnamurti

“L’individuo che non è intrappolato nella società è l’unico a poter influire su di essa in modo considerevole”.

Questa è tra le migliori frasi di Krishnamurti in quanto sintetizza il nucleo del suo messaggio filosofico e spirituale. Tutti siamo stati letteralmente sottoposti a un lavaggio del cervello così onnipervasivo da rendere difficile scoprire la portata dei nostri condizionamenti. Da quando nasciamo, assorbiamo come spugne credenze, abitudini, atteggiamenti, limiti, barriere, idee. Veniamo così risucchiati dalla società, dal modo di pensare comune, dalla cultura dominante. E persino chi si professa anticonformista non comprende quanto in realtà continui a essere profondamente condizionato. Per smettere di essere intrappolati nella società, dobbiamo affinare il nostro pensiero critico e soprattutto la capacità di osservarci.

In questo modo possiamo mettere in discussione i nostri condizionamenti e superarli. Nessuno può dire di non essere condizionato o di non esserlo mai stato. Solo attraverso un lavoro faticoso di conoscenza di sé possiamo liberarci di ciò che è stato imposto e a cui abbiamo creduto e dato per scontato. Krishnamurti afferma che solo chi è libero dai condizionamenti può influire considerevolmente sulla società. Infatti chi è condizionato non può fare altro che confermare, ripetere e riproporre i condizionamenti di cui è vittima inconsapevole. Chi ha superato i condizionamenti può esprimere se stesso al meglio e lavorare per la liberazione degli altri dalla “prigione” mentale.

“La libertà è essenziale per l’amore; non la libertà di rivolta, non la libertà di fare ciò che ci aggrada né quella di cedere, più o meno apertamente, ai nostri desideri; si tratta piuttosto della libertà che deriva dalla comprensione”.

Che cos’è la vera libertà? Krishnamurti è chiaro al riguardo: non è la libertà di fare ciò che si vuole. Piuttosto, è la liberazione dall’ignoranza. È dunque comprensione di ciò che è reale e di ciò che non lo è. E la comprensione non può essere comprata o ottenuta da qualcuno. Può soltanto essere intuita, raggiunta attraverso l’analisi di sé, per scoprire la Verità che giace nel proprio cuore. La libertà, sottolinea Krishnamurti, è un presupposto indispensabile per amare. L’amore, infatti, è energia priva di limiti e condizionamenti. Finché siamo lontani dalla verità e siamo soggetti a dogmi, false credenze e idee distorte, non possiamo realmente amare. L’amore, come la libertà, è il risultato della comprensione della Verità.

Infatti Amore, Libertà e Verità sono qualità del nostro Essere. Non puoi avere l’uno senza l’altra. Essere liberi non significa ribellarsi, fare la rivoluzione contro il governo ladro, scaricare la propria bile contro il male nel mondo. Questa non è libertà: è sempre schiavitù. È lo schiavo a ribellarsi contro il padrone. Chi è libero, compie una rivoluzione interiore. Non scalcia contro le catene che vede all’esterno. Piuttosto, comprende come l’unico carcere sia la propria mente, e l’unica vera liberazione può avvenire dentro di sé e non fuori. E nell’ottenere questa libertà, è possibile aprirsi all’amore.

“Il semplice osservare richiede un’incredibile chiarezza; senza di essa, non è possibile osservare”.

Per osservare è necessaria una grande attenzione, una notevole vigilanza, un’incredibile chiarezza. Solitamente questa chiarezza manca poiché siamo velati da troppi pensieri. Quando ci viene chiesto di osservare qualcosa dentro o fuori di noi, non possiamo fare a meno di etichettare, giudicare, esprimere un pensiero. La nostra mente è più veloce di noi. La nostra attenzione è risucchiata dai pensieri. Siamo oscurati da convinzioni e giudizi. Non riusciamo a distaccarcene nemmeno per un momento. Questo è un enorme ostacolo all’osservazione pura e alla realizzazione spirituale. Eppure siamo ipnotizzati dalla mente.

“L’amore elargisce se stesso con abbondanza, come un fiore il suo profumo”

Amore e abbondanza sono parenti stretti. Non può esistere amore laddove domina una mentalità di scarsità. La gelosia, l’attaccamento, il possesso, l’esclusività non sono amore. L’amore non è speciale né personale né, soprattutto, condizionato. Laddove c’è un limite, lì non c’è vero amore. Il limite è solo un frutto della paura e del condizionamento, dell’ego e del bisogno di sicurezza. L’amore non ha confini, quindi si estende senza limiti. È dunque come il profumo di un fiore, che va in tutte le direzioni senza esprimere preferenze, senza ritrarsi alla vista di qualcosa che non gli piace, senza contrarsi in smorfie di disgusto. Quando viviamo nello stato ordinario dell’ego, non possiamo amare incondizionatamente. Infatti tale amore distruggerebbe ogni barriera, ogni identità, ogni falsa immagine di noi.

“Nessuno può mettervi in prigione psicologicamente, ci siete già”

Tra le migliori frasi di Krishnamurti, anche questa sintetizza bene il cuore del suo pensiero. Ciascuno di noi è profondamente condizionato. Troppo spesso abbiamo paura di poter essere controllati, dominati, resi vittime di qualcun altro. Ma Krishnamurti ci dice di non avere paura: non possiamo essere più imprigionati di quanto già siamo! A prima vista può apparire come un commento pessimista e deprimente. In realtà ammettere il potere dei condizionamenti su di noi significa smettere di puntare il dito contro gli altri e assumersi la responsabilità della propria schiavitù come della propria liberazione. In particolare, dobbiamo riconoscere come le catene che sentiamo su di noi sono una nostra scelta inconscia per proteggerci, non un’imposizione esterna. Scopri qui come liberarti dal dominio della mente.

“Quando la mente è totalmente silenziosa, in superficie come in profondità, allora ciò che è ignoto, ciò che è incommensurabile, si rivela”

Come scoprire il divino? Come possiamo aprirci all’ultima realizzazione spirituale? Dobbiamo far tacere la mente. Secondo Krishnamurti, tuttavia, non è necessario meditare meccanicamente a tale scopo. Anzi, egli sconsigliava sempre le pratiche meditative, in quanto a suo dire sono inutili e spesso anche dannose. Piuttosto, dobbiamo concentrare tutta la nostra attenzione su di noi, senza tentare di controllare la mente. Quando la mente è completamente in silenzio, possiamo sperimentare la presenza consapevole dell’Essere, che è poi la nostra presenza, e fonderci totalmente con essa. L’Illuminazione non è altro che questo: riunirsi al vero Sé, alla sua pace e gioia incommensurabili e senza limiti.

“Fa’ attenzione all’uomo che dice di sapere”

In questa frase si può trovare la profonda vicinanza tra Krishnamurti e Socrate. Socrate condannava aspramente la presunzione di sapere, che è pura ignoranza. Quanto spesso noi crediamo di sapere qualcosa, o la diamo per scontata, per poi doverci ricredere? Siamo letteralmente zeppi di convinzioni false e idee che non abbiamo mai messo in discussione. Esse ci limitano notevolmente e ci impediscono di essere felici e realizzati. Spesso ci affidiamo a presunti esperti e ci fidiamo ciecamente di loro. Oggi più che mai stiamo tornando all’era dell’ipse dixit, dell’autorità che non può essere messa in discussione. Infatti ci sentiamo terribilmente instabili e pur di non perdere la fiducia nel mondo, ci sottomettiamo alle autorità.

Crediamo ciecamente alla voce della scienza (dimenticando che scienza è esperimento e visione diretta, non culto dell’autorità scientifica). Ci fidiamo a occhi chiusi dei medici, dei nutrizionisti, degli avvocati, del telegiornale, dei libri che leggiamo, delle persone che ascoltiamo. D’altra parte, molti di noi cadono nella paranoia di non fidarsi di niente e di nessuno. Sia lo scetticismo totale che la fiducia cieca sono posizioni estreme e rigide, che nascono come difese contro il caos. Affrontare il caos richiede pazienza, lucidità, pensiero critico e auto-osservazione, e in pochi hanno il coraggio di essere soli, indipendenti e liberi.

Chiunque può essere il presuntuoso di turno che dice di sapere. Non è certo un titolo di studio, un simbolo o un attributo a sottrarlo dall’ignoranza. Anzi, è proprio il culto delle autorità a renderci acritici e a portarci a fidarci e a non mettere in dubbio ciò che attraversa le nostre menti. Non dovremmo assimilare nulla senza il nostro consenso. D’altra parte, non dobbiamo nemmeno rifiutare tutto a priori: dovremmo avere un’apertura mentale tale da accogliere tutto, ma allo stesso tempo decidere che cosa assumere come vero oppure no. Dobbiamo essere aperti senza essere vulnerabili, critici senza essere paranoici, scettici senza sconfinare nella chiusura mentale.

“L’elemento decisivo per portare la pace nel mondo sono i nostri comportamenti di tutti i giorni”

Quante volte ci lamentiamo della guerra nel mondo, del male, delle ingiustizie che vediamo e che subiamo? Troppe, troppe volte. Non ci rendiamo conto che l’unico, vero conflitto è quello dentro di noi. La guerra che vediamo in Siria è il riflesso del nostro conflitto interiore. Le prigioni in Libia sono il riflesso della nostra prigione psichica. Le atrocità commesse nel mondo sono il riflesso del nostro lato osucro, della nostra aggressività e del nostro odio. Ciascuno di noi è responsabile della guerra nel mondo, poiché porta il conflitto dentro di sé. Non c’è bisogno di essere degli assassini per contribuire al male nel pianeta: è sufficiente che non siamo in pace con noi stessi.

Quando abbiamo un conflitto dentro di noi, portiamo la guerra all’esterno. Se dunque vogliamo davvero essere portatori di pace e di luce, dobbiamo prima trovare la pace dentro di noi. Finché non ci sarà la pace dentro di noi, come potremo pretendere che ci sia all’esterno? Se tutti ci lamentiamo che fuori di noi c’è il male, il conflitto, la divisione, chi lavorerà per risolvere queste cose? Non ci sarà nessuno, e il mondo rimarrà un posto di guerra e separazione. Se vogliamo una realtà diversa, troviamo la pace dentro di noi e poi espandiamola nel mondo. Tutti sono responsabili, nessuno è vittima.

Krishnamurti, in una delle sue migliori frasi, sottolinea che a determinare la pace nel mondo sono i nostri atteggiamenti quotidiani. Se dentro di noi ribolliamo di rabbia, sbraitiamo contro il nostro partner o contro i nostri figli, come pensiamo che ci sarà pace nel mondo? E se siamo pieni di giudizio e odio, oppure desiderio di vendetta e rancore, come possiamo pretendere che sulla Terra ci siano meno assassinii? Noi uccidiamo ogni volta che agiamo in preda al conflitto, lo teniamo vivo, lo alimentiamo. Non c’è alcun bisogno di uccidere qualcuno fisicamente per diventare degli assassini! Possiamo essere portatori di guerra anche se non abbiamo mai ucciso una mosca. D’altra parte, possiamo portare la pace anche senza manifestazioni o riunioni di piazza (che magari sconfinano nella violenza ed esprimono rabbia, odio e insoddisfazione e quindi alimentano la guerra).

Non c’è bisogno di manifestare per la pace o di urlare slogan contro la guerra. Al contrario, è molto più importante diventare la pace, essere la pace, incarnarla tutto il tempo con tutto il proprio essere. Questo è l’unico modo per cambiare il mondo. Certamente è più facile dire a parole che vorremmo che il mondo fosse un luogo pieno di amore e condivisione, fratellanza e unione. Ma se odiamo nostro fratello, come possiamo pensare che un tale desiderio si avvererà mai? A contribuire alla pace o alla guerra non sono le decisioni internazionali dei potenti, le dichiarazioni di guerra, le tensioni tra i Paesi. Queste cose sono solo la manifestazione di ciò che ognuno porta dentro di sé, non importa quanto siamo individui ordinari e apparentemente così distanti dalle stanze dei bottoni.

Credo che ciò sia fondamentale da capire: se ognuno di noi si sente responsabile della pace o della guerra di tutto il mondo, può diventare una forza straordinaria di cambiamento. Si tratta, certo, di una responsabilità non facile da assumere. Ma vale la pena provarci, per il bene nostro e di tutta l’umanità. Possiamo iniziare a lasciar andare il nostro astio, i nostri rancori, i nostri giudizi, i nostri fastidi. E possiamo iniziare a perdonare, a smettere di attaccarci ai nostri rancori e a sentirci vittime delle ingiustizie e del male. E possiamo guardare dentro di noi per riconoscere il nostro lato oscuro e illuminarlo con la fiamma della consapevolezza e dell’amore.

“Solo se ascoltiamo, potremo imparare. E ascoltare è un atto di silenzio: solo una mente serena, ma straordinariamente attiva può imparare”

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sull’arte di ascoltare. Per apprendere qualcosa di nuovo dobbiamo dapprima imparare ad ascoltare. Se infatti le nostre menti sono riempite di pregiudizi e manteniamo questi anche mentre dialoghiamo, leggiamo o conversiamo, non possiamo imparare nulla. Per imparare, c’è bisogno di una disposizione di apertura. Altrimenti rimarremo sempre con le stesse convinzioni e gli stessi preconcetti e rimarremo le stesse persone di sempre. Ma come si ascolta? Per ascoltare non dobbiamo solo stare zitti, ma soprattutto far tacere la mente. Eppure la maggior parte di noi non ascolta davvero: quando l’altro parla, rimaniamo assorbiti dai nostri pensieri, pronti a controbattere. In questo modo non siamo aperti all’altro e non possiamo imparare nulla da lui, il quale molto probabilmente non imparerà nulla da noi in quanto trincerato nelle sue posizioni e opinioni.

“La vera rivoluzione per raggiungere la libertà è quella interiore, qualsiasi rivoluzione esterna è una mera restaurazione della solita società che a nulla serve”

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sulla rivoluzione interiore. Un vero saggio sa che il vero e unico cambiamento possibile è quello interno. Lavorare su di sé è l’unico presupposto per ottenere la libertà. Non ci sono padroni all’esterno, nemici da combattere, governi ladri, banche predatrici, multinazionali avide di potere. Può darsi che ci siano pure, ma che differenza fa per noi che ci siano o non ci siano? Forse è il capitale finanziario a impedirci di emanciparci? E se accusare le élite, Big Pharma e i miliardari non fosse che una scusa per non crescere, per non cambiare e per rimanere gli stessi di sempre? Se anche i politici corrotti, le aziende che pensano solo al profitto, gli uomini folli fossero privati del loro potere, da chi verranno sostituiti se noi non cambieremo dall’interno?

C’è il rischio che un rovesciamento del sistema porti a una società, a un potere e a un’economia simile alla precedente, forse addirittura peggiore. O magari leggermente migliore, ma non abbastanza da risolvere i problemi umani. Perché? Perché ogni rivoluzione operata all’esterno nasce dalla volontà di distruggere, non di costruire, dal desiderio di ribellarsi e dalla rabbia piuttosto che dall’intenzione di proporre un’alternativa valida. Le rivoluzioni avvenute nel corso della storia hanno insegnato questo: il nuovo ordine è sempre stato peggiore o uguale al precedente. In alcuni casi è stato migliore, ma non ha abolito le differenze, non ha sanato i veri problemi, ha costruito qualcosa di temporaneo e di instabile. Perché allora non facciamo una rivoluzione interiore, tutti quanti, per diventare davvero liberi? Forse in questo modo anche il mondo là fuori rifletterà il nostro cambiamento!

“La rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come fare”

Ma come compiere questa rivoluzione interiore? In un’altra delle sue migliori frasi, Krishnamurti chiarisce bene che la rivoluzione va compiuta dall’individuo, da solo, senza l’aiuto di nessuno. Infatti non c’è nessuno al mondo che può operare una trasformazione dentro di noi. Soltanto noi abbiamo la responsabilità e il compito di essere “rivoluzionari”. Sono sempre stato convinto che ognuno sia la guida del proprio percorso. Ciò significa che non esistono pratiche, tecniche, esercizi validi per tutti per crescere o illuminarsi. Ognuno raggiunge la libertà e la felicità a modo suo. Possono esserci dei percorsi simili, con molti punti in comune, ma mai completamente uguali. Altrimenti la libertà sarebbe qualcosa di imposto dall’esterno, ma in tal caso non sarebbe libertà, perché qualcosa di imposto è semmai opposto alla libertà.

La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare.

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sull’intelligenza umana. Secondo il maestro, la vera intelligenza è la capacità di osservare senza giudizio. Si tratta di qualcosa di davvero difficile per una mente abituata a filtrare l’osservazione con le sue interpretazioni, a colorarla con i suoi giudizi, a oscurarla con i suoi pensieri triti e ritriti. Noi non vediamo il mondo per come realmente è, ma lo vediamo sempre filtrato dalla mente. Persino quando osserviamo un pennarello, subito lo etichettiamo, e così perdiamo la freschezza dell’osservazione. L’osservazione è un’azione sempre nuova: è solo la mente a rendere il mondo un posto grigio, in cui tutte le cose appaiono uguali e noiose, tutto è ripetitivo e privo di interesse. Ma la cosa più importante è che guardiamo agli altri e a noi stessi con la lente del giudizio, impedendo la nostra crescita e cadendo nella miseria.

La scelta c’è dove c’è confusione.

Che cosa vuol dire che “la scelta c’è dove c’è confusione”? Tra le migliori frasi di Krishnamurti, questa è anche una delle più criptiche. Ma se riflettiamo un attimo sul suo significato, possiamo comprenderla. Quand’è che abbiamo bisogno di scegliere? Quando dentro di noi c’è conflitto, confusione, caos, cioè quando la nostra mente è divisa in due (o più) parti, una che va in una direzione, l’altra che sceglie quella opposta. Ci sentiamo combattuti. Non sappiamo che cosa fare. Siamo tormentati dal dubbio. Ma anziché analizzare e osservare il conflitto dentro di noi, alimentiamo ulteriormente il conflitto e ci facciamo tormentare da esso, sentendoci costretti a scegliere qualcosa e a rinunciare a quella opposta. Difficilmente abbiamo il coraggio e l’acutezza di guardare il conflitto lacerante che ci affligge.

Ma se guardiamo a fondo dentro di noi, scopriamo il caos, la mancanza di chiarezza, le pulsioni opposte. Da che cosa nascono questi impulsi contrastanti? Nascono dalla mancanza di consapevolezza, di un Io centrato e maturo che armonizzi la confusione dell’ego. L’ego, di per sé, è naturalmente animato da spinte contrastanti, vive nella dualità e nell’opposizione, trova la sua linfa vitale nello scontro di opposti. Ad esempio, la paura nasce perché una parte di noi vuole affrontare qualcosa, mentre un’altra non vuole: la paura, così come ogni forma di sofferenza, nasce da una schizofrenia interiore, uno scontro di volontà, ognuna delle quali è troppo debole per esercitare il suo potere, ma abbastanza forte da mantenere vivo il caos nella mente. Ma se facciamo chiarezza puntando l’attenzione sui nostri conflitti interiori, questi si dissolvono e lasciano spazio alla chiarezza e l’azione avviene di conseguenza, senza che ci sia nemmeno scelta:

Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione.

E infatti in quest’altra citazione, Krishnamurti sottolinea come la mente che vede con chiarezza non ha dubbi, non è spaccata in due, in tre o in quattro, non vede di fronte a sé bivi o biforcazioni, ma solo una strada diretta. Certo non si tratta di qualcosa di facile da raggiungere: la maggior parte di noi è divorata dal dubbio e dal caos! Ma non dobbiamo condannare la confusione o rifiutarla, magari attaccandoci a false certezze per godere di un senso illusorio di stabilità. Piuttosto dobbiamo guardare dentro noi stessi per scoprire i conflitti e scioglierli alla luce della nostra consapevolezza e trasformare la confusione in azione e libertà, decisione e certezza. Non c’è alcun male nel vivere dei periodi di caos dentro e fuori di sé: è tuttavia fondamentale ritrovare sempre la centratura e approfittare di ogni crisi come opportunità di crescita.

Quando siamo eccessivamente divorati dal dubbio e vediamo troppe scelte di fronte a noi, può darsi che siamo confusi e dobbiamo semplicemente fare chiarezza:

Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera.

Si tratta di una riflessione interessante. Infatti la libertà di scelta viene spesso considerata come una vera libertà, la più grande di tutte le libertà: scegliere che cosa fare, come farlo, con chi… Ma in realtà tale libertà non è altro che un ventaglio di opzioni possibili: è più indefinitezza che libertà.

Per concludere vi lascio con quest’ultima meravigliosa citazione di Krishnamurti sull’amore:

Quando c’è l’Amore voi non siete; quando voi siete non c’è l’Amore. Così, quando c’è il sé non c’è Dio, quando il sé scompare c’è Dio.

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Come superare l’orgoglio

Come superare l'orgoglio

L’orgoglio è uno degli ostacoli principali alla realizzazione spirituale e alla pace interiore. Esso è il cuore dell’ego, il nucleo fondante di tutti i suoi meccanismi di potere. Attraverso l’orgoglio l’ego perpetua se stesso, si protegge e cresce illimitatamente. Il falso piacere e l‘illusoria soddisfazione procurate dall’orgoglio sono presto sostituiti da miseria, sofferenza e dolore. L’ego può essere felice solo quando acquisisce potere, ottiene approvazione, ha successo. Ma non può avere queste cose per sempre. Quindi cerca di difenderle a tutti i costi. E per farlo, sviluppa infinite difese. Attacca, si protegge, si arrabbia, si preoccupa, ha paura. Desidera, crea bisogni, accusa, proietta, si sente ferito. Vuole essere speciale, crea relazioni speciali di amore-odio. Si attacca a cose, persone e idee, dice di essere il proprietario, vuole possedere. Non è mai soddisfatto, trova sempre qualcosa fuori posto. Ma come superare l’orgoglio?

A causa dell’orgoglio, abbiamo sempre problemi da risolvere. Siamo costantemente stressati. Viviamo di fretta, freneticamente, cercando di controllare. Perché se lasciamo andare, se ci fidiamo, se smettiamo di essere ossessivi, ci sentiamo perduti. Creiamo false identità e immagini fasulle. Ci disconnettiamo da noi stessi. Perdiamo i punti di riferimento. Ci sentiamo costantemente minacciati. Non siamo liberi, genuini e spontanei. Diventiamo dei giudici implacabili. Siamo terrorizzati dal giudizio degli altri, perché tale giudizio mette in discussione la nostra falsa immagine di noi. Vogliamo avere ragione a tutti i costi. Vogliamo fare giustizia e pareggiare i conti. D’altra parte, ci sentiamo obbligati a ricambiare e nasce in noi la colpa. Troviamo sempre qualcuno da incolpare, odiare, o verso il quale portare rancore. Non siamo mai sereni. Tutto questo in nome di un piccolo ego inesistente e dell’orgoglio a cui siamo tanto affezionati.

L’orgoglio è mancanza di amore

L’orgoglio può sembrare a prima vista una forma di amore per se stessi. Alcuni lo confondono con l’autostima, credendo che tanto maggiore è l’orgoglio, tanto maggiore è la stima di sé. Nulla di più falso. La verità è che l’orgoglio è un surrogato – un pallido surrogato – dell’amore. Ha davvero poco a che fare con l’energia dolcissima dell’amore. Anzi, è proprio il contrario dell’amore. Se infatti l’amore unisce, elimina la separazione, crea armonia, l’orgoglio divide, crea separazione e conflitto. Sia chiaro: non va giudicato per questo. Non è facile parlare dell’ego e dell’orgoglio in modo imparziale, perché il linguaggio è costruito su polarità e porta quasi inevitabilmente a esprimere giudizi. In ogni caso, se è vero che l’orgoglio è mancanza di amore, ciò significa che il primo a soffrire è l’orgoglioso, per cui tutte le sue azioni sono (tacite) richieste di amore e di aiuto.

Chi non ama se stesso, deve necessariamente sostituire la mancanza di amore con un sostituto. Deve costruire un’immagine che gli dia un senso di identità, stabilità, soddisfazione. Ciò non è un male: l’evoluzione di ciascun essere umano prevedere la creazione di un ego. L’orgoglio, se proprio vogliamo definirlo senza giudizi estremi ma anche senza indorare la pillola, è semplicemente immaturità. L’immaturità non è necessariamente qualcosa da condannare: come puoi giudicare una mela acerba quando molto probabilmente essa maturerà in futuro? Allo stesso modo, che senso ha giudicare una persona per il suo comportamento “infantile” quando dentro di lui prima o poi cresceranno i frutti maturi della saggezza e dell’armonia? Ogni giudizio è illusorio, poiché pretende di definire in modo assoluto ed eterno una realtà che è in costante mutamento ed evoluzione. Non si può fissare nel tempo qualcosa che sfugge: anche la modella più bella un giorno sarà polvere sotterrata.

Quanta sofferenza causa l’orgoglio

L’orgoglio causa davvero enorme sofferenza. Il piacere di avere un ego è davvero irrilevante se messo a confronto con la miseria che ciò comporta. Quando siamo soddisfatti per l’ultimo successo o abbiamo fatto quella che crediamo essere la conquista della nostra vita, ci esaltiamo e mai diremmo che è proprio quell’esaltazione, quel senso di grandezza e di potere la causa futura della nostra miseria. Ciò vuol dire che dobbiamo abbandonare ogni potere, ogni ricchezza, ogni possesso? Niente affatto, o meglio: ciò che ci causa sofferenza non sono i fatti, le cose o le persone in sé, ma il nostro attaccamento a essi. Quando attingiamo il nostro senso di identità, sicurezza e felicità da qualunque fonte esterna, la sofferenza è assicurata. Ciò ovviamente non significa che dobbiamo rinunciare improvvisamente a tutti i piaceri della vita.

C’è differenza tra godere dei piaceri e dipendere da essi, allo stesso modo in cui possiamo mangiare un bel pezzo di cioccolato senza dover far dipendere la nostra realizzazione da esso! In ogni caso, dicevamo che l’orgoglio è mancanza di amore. Per mantenere in piedi l’orgoglio dobbiamo infatti rifiutare in ogni momento l’amore che è dentro di noi. Ego e vero Sé, orgoglio e amore non possono sussistere contemporaneamente. Non puoi avere l’uno e l’altro: devi scegliere tra i due. Ora però sai che cosa comporta scegliere l’orgoglio e sarai più propenso (spero!) a smantellare il tuo ego invece che continuare a difenderlo (vedi qui come liberarti dall’ego)! Ovviamente sarai tu a decidere che cosa fare e sarà la vita a dispensarti le lezioni che ti diranno quale sarà la strada migliore da seguire. Sappi però che l’orgoglio è davvero un pugnale trafitto nei nostri cuori!

Ecco come superare l’orgoglio

Uno dei primi consigli che ti darei per superare l’orgoglio è osservare quanto irrilevante, limitata e falsa sia la soddisfazione che esso procura. Riporta alla memoria un momento in cui hai raggiunto uno dei tuoi obiettivi più importanti o qualunque cosa per cui hai lottato a lungo. Ora, dimmi seriamente se sei stato DAVVERO felice. Potresti rispondermi che è vero, perché l’autostima ha risentito positivamente dell’evento e ti sei sentito sulla cima di una montagna. Ammettiamo che ciò sia vero. Ma se anche hai vissuto un’esaltazione estatica, quanto è durata? Un minuto, un’ora, un giorno, un mese? Insomma, per quanto a lungo sia durata, è finita già da un pezzo, non è vero? Infatti l’ego può vivere soltanto dei momenti di soddisfazione, perché poi torna nella sua modalità di ricerca e insoddisfazione.

Ha davvero senso aggrapparsi a così fragili e temporanei istanti di esaltazione per poi tornare più vuoti e miseri di prima? Chiediti se ha senso inseguire all’infinito dei sogni che, anche se dovessero realizzarsi, ti potrebbero dare al limite una soddisfazione irrilevante. Sì, bisogna dirlo chiaramente: avere il partner “perfetto”, essere ricchi sfondati, essere una star famosissima, avere la macchina più bella, fare l’amore in continuazione sono tutte soddisfazioni irrilevanti, temporanee limitate. Sono davvero un nulla. Sai che cosa rende tutte queste cose così attraenti e seducenti? Il desiderio dell’ego di rimanere in vita e ingrandirsi, diventare potente e più forte. In virtù di tale desiderio, la tua mente proietta desideri che ti fanno apparire queste conquiste come dei raggiungimenti che ti daranno la felicità che hai sempre cercato, ma per l’appunto si tratta solamente di proiezioni.

La ruota infinita dei desideri: comprenderla per superare l’orgoglio

Chiamo ruota dei desideri il circolo vizioso dell’ego. Esso, per sopravvivere, crea nella mente l’illusione della salvezza nel futuro, nei modi più disparati. Tale illusione prende generalmente la forma del desiderio. Può essere il desiderio di essere ricchi, di avere il partner perfetto oppure di avere un’autostima da supereroe o addirittura di raggiungere l’illuminazione. Qualunque sia il desiderio che muove l’ego, esso crea enorme sofferenza. Quando desideri qualcosa, crei l’illusione che in un momento futuro starai meglio di come stai ora, mentre ti destini all’infelicità nel momento presente. Si tratta solamente di un’illusione, ma abbastanza forte da ipnotizzare (quasi) tutti noi. Il desiderio finisce nel momento in cui raggiungi ciò che hai visto come la sorgente della tua felicità, e ciò sembra confermare che il desiderio fosse reale.

Per spezzare la ruota dei desideri, devi capire bene come funziona. Il desiderio va visto esattamente per ciò che è: una proiezione dell’ego. Se credi al desiderio, lo rendi reale, e in questo modo gli dai potere. In particolare, gli dai il potere di decidere della tua felicità e perpetui la tua insoddisfazione nel tempo, creando l’idea che un magico istante futuro verrà a salvarti o a renderti felice. Il contenuto del desiderio è completamente falso. Per capirlo bene, devi riconoscere che il desiderio è solamente un pensiero, magari connesso a delle emozioni. Quando sorge il desiderio, puoi attaccartene o lasciarlo andare. Se lo credi vero e te ne attacchi, inizia la ricerca e con essa la miseria. In altre parole, a causa del desiderio perdi la pace. A questo punto che cosa succede?

Soddisfare un desiderio pone fine alla ricerca

Succede che effettivamente sembra che abbia bisogno di soddisfare il desiderio, quando in realtà vuoi semplicemente liberartene. Infatti il desiderio ti ha privato della pace, e soddisfacendo quel desiderio puoi tirare un sospiro di sollievo. Ma potevi rimanere in pace molto prima, scegliendo di non far crescere dentro di te il seme del desiderio. Soddisfare il desiderio pone fine alla miseria della ricerca, e quindi all’insoddisfazione. Quindi, non è ciò che hai ottenuto a essere la fonte diretta della tua felicità, ma è il fatto di aver posto fine alla ricerca che ti dà una sensazione di sollievo e di pace, perché in quel momento la mente tace e smette di ossessionarti con le sue richieste impellenti e fastidiose.

Ma avresti potuto liberarti del desiderio lasciandolo andare appena emergeva nella mente. Tuttavia hai deciso di seguirlo perché pensavi ti avrebbe portato a essere felice. Al contrario, ti sei destinato a una ricerca piena di dolore e tensione, la quale è fermata da un momento di sollievo, che lascia poi il posto a nuova insoddisfazione e a nuovo desiderio. In tale modo, per il 99% del tempo sei infelice e pensi all’1% del tempo in cui sarai felice, perdendo la tua vita a soffrire per avere la pace in un singolo istante. Eppure hai solo immaginato il senso di grandezza e l’esaltazione che avresti potuto ottenere realizzando il tuo obiettivo, mentre in realtà hai sperimentato solamente il sollievo di porre fine alla folle ricerca! Se non altro, quando ottieni ciò che vuoi, la mente sta zitta per un pochino e ti lascia in pace.

Ma in breve è pronta a tornare ad assillarti e a tormentarti.

Osserva bene i tuoi momenti di gloria

Oltre a comprendere a fondo la dinamica del desiderio, puoi realizzarne la natura illusoria osservando te stesso nei tuoi apparenti momenti di gloria. Quando ad esempio ottieni una promozione, sei lodato da qualcuno, vinci alla lotteria, chiediti e guarda quanto è genuina la tua soddisfazione. Guarda dentro di te e osserva se sei davvero completo. L’istante di “completezza” dura davvero un millisecondo, e lo sperimenti quando la mente tace. Ma poi succede che per cercare di sperimentare nuovamente la soddisfazione, fai ripartire la mente e ti “attacchi” all’evento che credi ti abbia reso felice. Senti dentro di te una spinta a condividere l’evento, a parlarne con più persone possibili, a ripensarci più spesso che puoi, a vantarti, a sentirti orgoglioso del tuo raggiungimento.

E ciò è assolutamente autodistruttivo, perché causa tensione e stress, un’euforia malsana, ed è distruttivo anche per gli altri, che si sentono diminuiti dal tuo parlare continuamente del tuo successo, minando magari le tue relazioni. Per far rivivere il tuo momento di gloria, devi far rivivere il passato dentro di te, e lo fai perché in fondo sari bene che non hai raggiunto assolutamente niente e quindi devi illuderti e convincerti che in realtà hai ottenuto qualcosa di grande. So che è duro da accettare, ma puoi vedere che è così nella tua esperienza. I momenti di gloria sono come dei lampi: vanno e vengono, ma noi abbiamo la brillante idea di attaccarci a essi a tal punto da vivere costantemente nel passato e, soprattutto, nel futuro.

E quando facciamo qualcosa di grande, il nostro orgoglio richiede che siamo riempiti di ulteriori attenzioni e lodi, come se chiunque attorno a noi non fosse interessato ad altro che al pallido successo che abbiamo ottenuto.

Rinuncia alle fonti esterne di felicità e grandezza per superare l’orgoglio

Riconosci come ciascuna fonte esterna di felicità in realtà non esista: è solo una proiezione della tua mente. Nulla potrà renderti felice là fuori. Anzi, è molto più probabile che aumenterà la tua sofferenza. Infatti cercare la pace all’esterno significa perdere potere, perdere la fonte interiore di serenità e far crescere l’ego e l’orgoglio. Ecco uno dei modi più semplici per superare l’orgoglio: smettere di gongolarsi quando si fa qualcosa di grande o si realizza un sogno. Puoi tranquillamente goderti ciò che fai e che raggiungi, ma c’è differenza tra godimento e il costruire un’identità personale sulla base di ciò che fai. Ogni senso di grandezza e di orgoglio contiene in sé il seme dell’angoscia, dell’inferiorità, dell’invidia e dell’odio. E da un punto di vista della durata nel tempo e anche dell’intensità, la negatività prevale senza ombra di dubbio.

Quando cerchi l’approvazione o le lodi di qualcuno, stai diventando schiavo del suo giudizio. Quando desideri aumentare il tuo potere sulle altre persone, stai dando LORO il potere di decidere della tua felicità. E quando pensi che la conquista del partner “perfetto” ti renderà felice, potresti arrivare a divorziare il giorno dopo il matrimonio (non sto augurando niente di male a nessuno, sia chiaro!). Per superare l’orgoglio, dobbiamo rinunciare alla seduzione del potere, del controllo sugli altri, del desiderio di grandezza, dell’approvazione degli altri. Ma non dobbiamo rinunciarvi con dolore: si tratta di un sacrificio che ci apre a qualcosa di molto più grande: l’amore. Non possiamo accedere all’amore se non siamo disposti a superare l’orgoglio, in quanto esso è, per l’appunto, mancanza di amore.

Altrimenti gli altri saranno sempre dei burattini da spremere per il nostro massimo godimento e il mondo sarà un posto in cui noi saremo i re desiderosi di avere il meglio per noi, contro tutti.

Smetti di idolatrare te stesso come Dio su questa terra

Se vuoi superare l’orgoglio, smetti di idolatrare te stesso come Dio su questa terra. Ogni ego ha bisogno di espandere se stesso, ottenere potere, essere il giudice di tutto e di tutti, essere al centro del mondo e delle attenzioni di tutti. Anche se non siamo narcisisti, veneriamo comunque noi stessi e facciamo del nostro ego un oggetto di culto. Questa è la prima e unica idolatria. Crediamo di essere al posto di Dio, ci sostituiamo a Lui, Lo neghiamo ogni volta che scegliamo l’ego (anche se diciamo di credere in Lui e fingiamo di essere umili e piccoli), vogliamo creare al posto Suo, crediamo di essere coloro che hanno ragione, ci sentiamo speciali, siamo ossessionati da noi stessi e dalla nostra storia, tanto che consideriamo che non ci sia nulla di più importante di essa. Questo non significa aver scelto di farsi come Dio su questa terra?

L’ego chiaramente è disposto a tutto pur di negare tale verità, poiché raccontare la verità a se stesso sarebbe l’inizio della sua fine. Eppure puoi stare certo che ognuno di noi, in differente misura, idolatra se stesso. Persino il più timido degli uomini idolatra se stesso, perché crede che tutti gli occhi siano puntati su di lui e in questo modo si crede pari a Dio: sì, proprio lui che vorrebbe scomparire nel nulla. E quante volte diciamo di non meritare le lodi e i complimenti che ci vengono fatti, mentre sotto sotto ci gonfiamo come dei pavoni? Quanto teniamo alla nostra immagine, siamo ossessionato dal giudizio degli altri, vogliamo apparire perfetti e impeccabili, belli d’aspetto e intelligenti? Davvero in pochi possono dire di non essere Narciso: il narcisismo è solo una forma esasperata di ego, ma ciò non toglie che quasi tutti noi siamo “malati” di orgoglio.

Sostituisci l’orgoglio con l’amore

Per superare l’orgoglio, sostituiscilo con l’amore. Abbandona la tua immagine, smetti di difendere la tua identità, di sentirti al centro del mondo. E inizia ad amare, e ad amarti. In verità infatti, quando ti gonfi di orgoglio, non ti stai amando affatto, ma ti stai negando l’amore. L’orgoglio è davvero un piacere irrilevante. Non ha alcun senso mantenerlo. L’approvazione degli altri è inutile. Inseguire sogni di gloria e di grandezza è insensato. Diventa piccolo, insignificante e otterrai il vero potere, il vero amore, la vera felicità. Sembra un paradosso, ma diventi grande proprio quando scompari nel nulla. Ed è così perché il tuo ego e il tuo orgoglio limitano il tuo essere e quando te ne liberi, rimane solo amore, pace, la tua essenza divina.

Quindi smetti di attribuirti meriti, di crederti qualcuno o anche di crederti nessuno, smetti di cercare la felicità e il potere fuori di te e torna in te stesso. Sei completo e non hai alcun bisogno. Riconosci l’illusorietà della ricerca di grandezza e soddisfazione esterna. Finché cercherai, ti sentirai insoddisfatto. E finché sarai insoddisfatto, ti sentirai schiavo. E non sarai libero, né felice. Ecco come superare l’orgoglio: lascia andare il malloppo di false immagini e identità che ti sei cucito addosso, i giudizi su te stesso e sugli altri, i desideri di gloria, i sogni di grandezza, il bisogno di cercare, di essere il migliore, di essere al centro del mondo e in questo modo l’amore inizierà a fluire dentro e fuori di te. Solo quando non hai confini, limiti ed etichette puoi diventare infinito.

Sviluppa umiltà

Per quanto l’umiltà possa essere vista come una forma di disprezzo di sé, in realtà è l’orgoglio a essere una forma di odio per se stessi. Al contrario l’umiltà nasce da un’immagine positiva di sé. Chi è umile non ha bisogno di rivendicare meriti, di dire che ha ragione, di proteggere la sua identità, i suoi punti di vista e le sue opinioni. Al contrario, si ama abbastanza da sentirsi completo, senza dover mendicare l’amore dall’esterno o costruire una falsa autoimmagine. Ma come si sviluppa l’umiltà? Innanzitutto, è necessario comprendere quanto l’orgoglio tenda a essere disfunzionale e a causare solamente sofferenza per sé e per gli altri. Puoi osservare nella tua esperienza diretta quanto sforzo e quanto dolore provochi a te stesso nel cercare a tutti i costi di avere ragione o nel difendere una posizione o nel cercare approvazione all’esterno.

Superare l’orgoglio è fondamentale per il proprio benessere. I meccanismi che lo perpetuano creano enormi disagi e un costante senso di insoddisfazione. Un esercizio molto utile può essere ammettere i propri errori e riconoscere di essere degli umani imperfetti. Smetti di essere perfezionista e accetta il fatto di poter sbagliare senza doverti giudicare per questo. Che male c’è a sbagliare? L’ego ha bisogno di essere dalla parte della ragione e di essere perfetto, perché anche un solo evento potrebbe mettere in discussione le sue fondamenta fragili. Quindi fa tutto il possibile per mantenere in piedi un’immagine di perfezione immacolata. Ma la perfezione è solo per i masochisti che odiano se stessi, non certo per chi si ama. Riconosci la voce giudicante nella tua testa, che ti spinge ad aver paura di sbagliare perché ciò diminuirebbe la tua immagine di te.

Come superare l’orgoglio con l’umorismo

Per superare l’orgoglio e accrescere l’umiltà, l’umorismo è un’ottima soluzione. Anziché giudicare te stesso e gli altri per gli errori e le imperfezioni, sorridi. Riconosci l’ego dentro di te e smetti di stare al suo gioco. Cerca di sorridere quando sorprendi te stesso o chiunque altro essere presi dalla morsa dell’orgoglio e voler avere ragione anche per la più piccola questione. Dopotutto, è davvero buffo che pur di difendere il proprio ego si arriva alle urla, talvolta alle mani, spesso a rimanere imbronciati o a portare rancore, a perdere le staffe, a creare mille giustificazioni. Per superare l’orgoglio, affronta il tuo ego con un bel sorriso, riconoscendo la sua follia e insensatezza, la sua immaturità e infantilità, anziché giudicarlo come cattivo o distruttivo, malvagio o crudele. Guarda con ironia alle tue pazzie come a quelle degli altri.

Smetti di prendere sul serio te stesso e la tua vita. La seriosità è uno dei sistemi dell’ego, mentre la nostra vera natura è gioiosa e ridente. Non è un caso che spesso le esperienze di risveglio sono accompagnate da una sonora risata! In effetti trasformiamo tutto in una questione di vita o di morte, quando in realtà non c’è assolutamente nulla di cui preoccuparsi, da temere o da proteggere. Perché dobbiamo trasformare la vita in un dramma, in un parapiglia, in uno scontro tra ego arrabbiati e pieni di orgoglio, solo perché non sappiamo sdrammatizzare, sorridere alla nostra megalomane follia, alla nostra insensata follia? Puoi tirare un sospiro di sollievo, ridere e sorridere liberamente. Chi ti impedisce di essere in pace ora, libero da quel pesante fardello dell’ego? L’orgoglio è un pugnale trafitto nel tuo cuore: dopotutto è solamente mancanza di amore travestita da stima di sé.

Elimina le tue barriere

L’orgoglio è mancanza di amore travestita da stima di sé

Riconosci i tuoi meccanismi di difesa e le tue barriere. Nota i modi in cui tendi a proteggerti, ad arrabbiarti o a risentirti o anche solo a giustificarti quando vieni criticato. Che cosa provoca la tua reazione? A farti reagire è il bisogno compulsivo di proteggere il tuo ego. Ciò è un meccanismo assolutamente normale, eppure può essere superato e lasciato andare. Alla fine, stai solamente difendendo un’identità illusoria. E le tue difese, a differenza di quanto può apparire in superficie, non ti “salvano” affatto. Al contrario, incrinano i tuoi rapporti, oltre a causare inutile sofferenza per te stesso. Quando sei spinto a reagire d’impulso per difendere il tuo orgoglio, prova a rimanere presente. Dopodiché, prova a elaborare una risposta pacata. In alcuni casi potrai ritrovarti a rimanere semplicemente in silenzio. Ma se ritieni che ci sia qualcosa di importante da dire o da difendere, nulla ti vieta di farlo.

Ma la tua risposta sarà molto più proattiva, e non nascerà da un senso di orgoglio ferito, ma da una dimensione di consapevolezza più profonda. Ogni volta che una tua barriera viene toccata, fa male. Ma fa male perché quella barriera fa riemergere la mancanza di amore dentro di te. La tua consapevolezza può portare luce in quel vuoto e riempirlo di amore. Oltre a eliminare le barriere, cerca di non essere prevenuto nei confronti degli altri, delle loro eventuali critiche e giudizi. Ricorda che ogni giudizio è una proiezione di chi lo esprime. Se si tratta di una critica costruttiva, però, puoi decidere di farne tesoro, anziché trincerarti nelle tue posizioni. Elevare barriere è un ostacolo alla crescita, mentre rimuoverle ti apre all’armonia delle relazioni, al vero amore e alla gioia dell’evoluzione psicologica e spirituale.

Apriti agli altri

Invece che rimanere costantemente concentrato su te stesso e sui tuoi bisogni, a erigere barriere e difese, a giustificarti, a difendere il tuo ego, apriti agli altri. Scopri le loro qualità e apprezzale. Anziché essere ossessionato da quel comportamento insopportabile o quel difetto imperdonabile, riconosci i pregi e loda le altre persone, fai dei complimenti, ringrazia, ama. Apri il tuo cuore. Esci dalla tua prospettiva limitata e apprezza i punti di vista degli altri. Smetti di creare delle separazioni rigide tra te e gli altri: ricorda che in realtà siamo tutti una cosa sola, letteralmente. Riconosci gli altri come parti di te anziché come diversi, nemici, superiori o inferiori. Sii disposto ad aiutare gli altri in qualsiasi modo: ciò non significa soltanto fornire un aiuto materiale, ma anche psicologico e spirituale, condividendo la tua gioia, il tuo sorriso, il tuo amore.

Stai attento, a questo proposito, a non confondere la condivisione di amore con il bisogno di approvazione. Spesso aiutiamo gli altri perché in realtà desideriamo la loro approvazione e vogliamo essere lodati da loro, oppure temiamo di sentirci in colpa se non lo facciamo. Assicurati che il tuo aiuto e il tuo supporto provengano da una dimensione profonda di amore, da una volontà genuina di espansione e condivisione, invece che da un bisogno dell’ego di cercare qualcosa all’esterno. Ancora, per superare l’orgoglio può esserti utile imparare a chiedere aiuto: per certi versi è più difficile fare questo piuttosto che aiutare, in quanto chiedere assistenza significa per l’ego ammettere di non essere perfetto, di non potercela fare da solo. In realtà, chiedere aiuto è una richiesta assolutamente umana e lecita!

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Come liberarsi dall’ego

Come liberarsi dall'ego

Come liberarsi dall’ego? L’ego è l’unica ragione per cui non sei in pace. Ed è l’unica causa della tua sofferenza. Non c’è altro. Soffri perché hai un’identità da proteggere e da tenere viva. Hai paura perché essa può essere minacciata in ogni momento. Ti angosci perché devi sopportare un peso incredibile. L’ego è un fardello che ti opprime istante dopo istante e non ti lascia mai sereno. E con ciò, bada bene, non sto dicendo che l’ego sia un nemico esterno a cui dare la colpa dei tuoi malesseri. Anche perché “dare la colpa” è proprio una delle strategie dell’ego stesso. In verità l’ego è un costrutto che scegliamo di mantenere in vita, pur inconsapevolmente, tramite la nostra identificazione costante. Non si tratta dunque di un “male” che siamo obbligati a sopportare, ma del risultato di una scelta che compiamo ogni singolo istante.

Non c’è nulla che devi risolvere all’esterno. Infatti i problemi che vedi fuori di te sono solo proiezioni dell’ego. E servono all’ego per mantenersi vivo. Non devi nemmeno affrontare ogni singola paura, ogni singolo disagio, ogni fastidio, poiché anche questi sono solo effetti del sistema egoico. La sofferenza, la colpa, la paura, la rabbia, l’odio e ogni forma di negatività sono letteralmente degli artefatti dell’ego. Di per sé non esistono, ma sono delle illusioni rese inconsciamente reali da te finché ti identifichi con l’ego. Più in generale, non devi nemmeno affrontare il tuo ego. Infatti esso non esiste in realtà. Quando decidi di affrontarlo, significa che sei caduto nella sua trappola, ti sei identificato nuovamente con esso e hai ingaggiato una battaglia tra due parti della tua mente. Non puoi combattere qualcosa che non esiste. Tuttavia, ciò non toglie che tu possa liberarti dall’ego. In questo articolo vedremo come.

Che cos’è l’ego

Ma innanzitutto che cos’è l’ego di cui tanto si parla negli ambienti spirituali e che in alcuni casi diventa una vera e propria ossessione, quasi il sostituto del diavolo? L’ego è semplicemente un’identità illusoria che è creata da ciascuno di noi in seguito alla nostra scelta di separarci dall’Uno per sperimentare l’individualità. Tale scelta ha creato dei tanti piccoli Io, ciascuno dei quali è limitato, separato, vulnerabile e mortale. In realtà non è nessuna di queste cose, poiché non esiste. Eppure la scelta dell’ego si basa in primis sulla credenza che la separazione sia realmente avvenuta e che noi siamo davvero il nostro ego. Su che cosa si basa l’identificazione con l’ego? Si basa sulla convinzione di essere un corpo e una mente separati.

La credenza di essere separati si fonda implicitamente sull’assunto che ci siano tanti “Esseri” quante sono le “forme” che vediamo. Io che scrivo qui sarei un “essere”, mentre tu che leggi saresti un altro “essere” e il tuo gatto un altro “essere” ancora. Dal punto di vista della mente ciò appare ovvio. Ma se riflettiamo un attimo più a fondo, come può esserci più di un Essere? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo innanzitutto chiederci chi siamo noi veramente. Finché diamo per scontato chi siamo, rimaniamo convinti di essere un corpo e una mente. Ma se ci chiediamo davvero chi siamo, scopriamo che tale identificazione è soltanto un’idea, o un cumulo di idee, basate su degli assunti che ancora una volta diamo per scontati. Tuttavia, se indaghiamo a fondo la sensazione di esistere, il senso del nostro Io, scopriamo che essa è uguale per ciascuno di noi

Non devi credere a ciò che stai dicendo, piuttosto indaga il tuo Io e scopri te stesso

Come liberarsi dall’ego

Come liberarsi dall’ego? Liberarsi dall’ego significa smettere finalmente di soffrire, trovare la pace e riempirsi di amore. Infatti l’unica verità che esiste – che coincide con la tua vera natura – è felicità, pace e amore. L’ego non può cancellare o eliminare la tua essenza più profonda (non puoi mai smettere di essere ciò che sei!). Tuttavia, è in grado, almeno apparentemente, di velarla e nasconderla con una coltre più o meno densa di pensieri e di stati emotivi, che agiscono da filtro che impedisce al tuo sole di risplendere luminoso. Per velare la tua natura di pace e amore e sentire angoscia, paura, odio e stress, evidentemente devi compiere un enorme sforzo! Infatti vivere portandosi costantemente appresso il fardello dell’ego significa vivere in uno stato di perenne tensione, stress e vigilanza.

L’ego non può mai lasciarsi andare, perché altrimenti scomparirebbe. Per questo deve vivere di una costante preoccupazione. Ciò spiega la ragione per cui la tua mente è sempre attiva e non smette mai di formulare pensieri e creare emozioni più o meno sottili, reazioni più o meno intense, distrazioni e disagi di ogni tipo. L’ego deve fare questo per sopravvivere. Il prezzo da pagare per mantenere in vita questo folle sistema è caro: è impossibile trovare la vera pace finché si è identificati con l’ego. Si può soltanto assaporare qualche momento di assenza di mente, qualche istante di gioia, soddisfazione o felicità. Ma presto l’oscurità dell’ego è pronta a riaffacciarsi e a coprire nuovamente lo splendore del tuo essere. Talvolta rimane un male di vivere che non è connesso a nessun pensiero. Resta un’angoscia esistenziale, che cova sempre in sordina, anche quando tutto sembra andare per il meglio.

Smetti di cercare

L’ego ha sempre bisogno di qualcosa: cerca, ma senza trovare. Questo è il suo funzionamento: cercare, cercare e cercare senza mai trovare ciò che sta cercando. Oppure può darti l’impressione di aver soddisfatto i suoi desideri. Ma di lì a poco è pronto a risorgere con un nuovo capriccio, un nuovo fastidio, un nuovo bisogno. L’ego vive di una costante ricerca: smettere di cercare significherebbe per lui morire. La fine della ricerca, infatti, è la pace, che è assenza di ego, e quindi la sua dissoluzione. Per questo il consiglio più importante che ti posso dare per liberarti dell’ego è smettere di ascoltare quel falso bisogno di dover cercare, cercare e cercare. Quel bisogno non appartiene a te! In particolare, smetti di cercare la felicità. Potresti pensare che in questo modo ti condannerai a uno stato di miseria.

In realtà a farti soffrire è proprio il bisogno di essere felice, in particolare di cercare qualcosa che ti renda tale, che sia un giocattolo, il tuo cibo preferito, un partner o addirittura l’illuminazione. Non cercare l’illuminazione: essa infatti si “allontana” da te tanto più tu la cerchi. Il fatto di cercare implica che vi sia un ego che si frappone fra te e il tuo essere. “Colui che cerca” è proprio il problema che va sanato. Ciò potrebbe spaventarti, poiché potresti pensare che se smetti di cercare sei spacciato. Beh, è proprio qui che volevo arrivare: in realtà è il tuo ego a sentirsi spacciato. Infatti finché tu sei in modalità “ricerca” lui è contento, perché può continuare a vivere, anche se la ricerca è spirituale.

Anzi, se la ricerca è spirituale è ancora meglio poiché tu ti illudi che il tuo ego scomparirà proprio nel momento in cui ancora una volta cadi nella sua trappola

Ma allora come liberarsi dall’ego?

A questo punto, potresti desumere che anche la ricerca spirituale è insensata o addirittura perpetua l’ego. In questo caso, la risposta è “dipende”. Dipende se la nostra “ricerca” è ancora una volta dettata dall’ego (e temo che sia così per la maggior parte di noi!), oppure no. Ma se anche fosse dettata dall’ego, è sempre possibile cambiare approccio. Come? Innanzitutto, vivendo la spiritualità in modo non ossessivo. Ciò significa che la spiritualità non va vista come una via di salvezza nel futuro, perché ciò implica un percorso nel tempo, e quindi mette nuovamente in gioco l’ego. L’unico modo sano e “liberatorio” di vedere la spiritualità è viverla con leggerezza, senza preoccuparsi se ci salveremo o no, senza pensare al futuro, a quando saremo (o non saremo) illuminati. Perché sono proprio queste proiezioni a mantenere in vita l’ego.

Ma allora come liberarsi dall’ego? Bisogna evitare di cadere nelle sue trappole. Per questo non condivido pienamente gli approcci graduali in cui si vuole “raggiungere” l’illuminazione attraverso varie pratiche meditative. Infatti una pratica implica un ego separato che la svolge e pensa di raggiungere così il vero Sé. Il problema è che agire in questo modo fa parte dell’illusione e perpetua l’illusione! Infatti in verità non c’è nessun ego che si deve salvare o illuminare! Anzi, l’ego è proprio il problema che impedisce all’illuminazione di avere luogo in questo preciso istante! Quindi la maggior parte dei percorsi spirituali rischiano di perpetuare l’ego anziché dissolverlo. Con ciò non dico che non siano utili, e non mi permetterei mai di giudicarli.

Piuttosto, voglio dire che nella maggior parte dei casi è lo stesso ego a intraprendere un percorso spirituale per la propria salvezza, che è esattamente il contrario di ciò che vorremmo ottenere!

Come liberarsi dall’ego una volta per tutte

Ma quindi come liberarsi dall’ego una volta per tutte, senza cadere nelle sue trappole? Per liberarsi dall’ego, bisogna conoscerlo a fondo. Bisogna sapere come funziona, quali sono i meccanismi con cui si mantiene in vita, quali sono i suoi punti di forza e viceversa i suoi punti deboli. Ed è necessario conoscere le sue posizioni, i suoi sistemi di attacco e difesa. Ecco perché è fondamentale osservarsi. Finché non ci osserviamo, rimaniamo incastrati nel gioco dell’ego ed esso la fa da padrona. L’osservazione non è una pratica o un metodo o una strategia di ricerca spiritale: è semplicemente l’attivazione di una consapevolezza superiore, che permette di diventare testimoni dell’ego anziché suoi schiavi. Ognuno di noi è già, in fondo, quell’osservatore, ma per abitudine tendiamo a mescolarci sempre con i meccanismi dell’ego, ignorando che esiste una dimensione superiore di consapevolezza, dalla quale possiamo guardare con distacco ciò che ci accade.

L’ego si può servire unicamente di pensieri, emozioni e sensazioni. Infatti tu, in qualità di consapevolezza, puoi conoscere solo queste cose. Puoi infatti dire di aver conosciuto qualcosa di diverso da pensieri, emozioni o sensazioni? Idealmente, tu dovresti tornare a essere il centro di consapevolezza al di là di tali elementi. Cercare di osservarti senza giudizio (il giudizio sarebbe un meccanismo dell’ego) ti permette di piazzarti in quel centro e diventare quel centro. Da quella “posizione” puoi guardare come si comporta il tuo ego, ovvero quali pensieri affiorano alla tua coscienza, quali emozioni e quali sensazioni. Questa è la vera meditazione: osservare con distacco ciò che affluisce alla tua consapevolezza. E, al limite, lasciar andare laddove troviamo delle resistenze e/o degli attaccamenti. Un’altra cosa molto utile è riconoscere che la negatività creata dall’ego è sempre illusoria, in quanto nasce da un’identità fantasma.

Conosci a fondo l’ego

Per liberarsi dall’ego, è fondamentale studiarne a fondo il funzionamento. La cosa più importante da notare è che l’ego si sente separato, mortale e vulnerabile, limitato e pieno di bisogni. Questo è il fattore in assoluto più rilevante. Infatti tutti i meccanismi dell’ego nascono sulla base di questa sensazione di base, che poi non è altro che la convinzione di essere un’identità separata e per questo manchevole. Praticamente ogni pensiero ed emozione nasce dal sé separato, per cui puoi stare sicuro che tu non sei lì e che non c’è nulla da proteggere. Puoi osservare e lasciar andare con tranquillità i vari pensieri e le emozioni connesse a essi che sorgono nel campo della tua consapevolezza. Stabilisciti al centro, ricorda a te stesso più e più volte che tu non hai bisogno di nulla, sei completo così come sei, sei invulnerabile, non sei limitato.

Ciò non significa rassicurarti in modo infantile, ma semplicemente riconoscere le qualità del tuo essere, che per l’appunto è in pace e non necessita di nulla. Ogni volta che sorge una reazione, un pensiero di sofferenza, un’emozione negativa, riconosci la loro inutilità e la loro illusorietà. Riconosci che sono solamente dei meccanismi dell’ego per sopravvivere, ma non ti servono in alcun modo. Non cascare nelle trappole dell’ego! E se anche ci caschi, puoi scegliere ogni volta che vuoi di tirartene fuori. Stai attento ai modi in cui esso tende a diventare difensivo oppure aggressivo, a voler avere a tutti i costi ragione, a giudicare, a fare paragoni, a creare conflitti, a incolpare e ad accusarsi, a sentirsi orgoglioso oppure vergognarsi, sentirsi immeritevole o disperato, arrabbiato o incapace, geloso o invidioso, desideroso o imbranato, stupido o intelligente.

Lascia andare le posizioni egoiche

Lascia andare queste posizioni, in particolare il piacere sottile che ricavi da esse. Lamentarsi, giudicare, provare rancore, immaginare di vendicarsi, accusare, fare la vittima sono tutti modi con cui il tuo ego ricava una soddisfazione personale. Lascia andare questa falsa soddisfazione. Non hai alcun bisogno di lamentarti né di fare giustizia né di vendicarti né di accusare nessuno. Se non altro, tutto ciò ti causa enorme sofferenza, in cambio di un piccolissimo piacere malsano che ti avvelena e ti intossica. Il piacere che puoi ricavare dal giudicare il male nel mondo, la cattiveria delle persone, la stupidità di chi ti circonda è davvero irrilevante. Puoi tranquillamente lasciarlo andare senza perdere assolutamente nulla. Puoi lasciar andare tranquillamente la vendetta, il giustizialismo e la rabbia. E puoi decidere piuttosto di aprirti al perdono (per il tuo stesso bene).

Puoi smettere di accusare gli altri della tua sofferenza, anche perché tutta la sofferenza è causata da noi stessi, non dagli altri. Inoltre che gusto puoi provare a puntare il dito contro qualcuno? Puoi smettere di preoccuparti, perché ciò ti dà solamente un falso senso di sicurezza. E puoi lasciar andare le tue ossessioni su ogni cosa, in particolare sulla salute e sul corpo: ricorda che prima o poi dovrai abbandonare il corpo! Smetti di voler avere ragione a tutti i costi: che bisogno hai di difendere con i denti una posizione? Quando ti senti minacciato, disperato, angosciato, riconosci che quello è il tuo ego, non sei tu. Lascia andare il bisogno di pensare compulsivamente. Devi avere una certa vigilanza e presenza nell’osservare le posizioni del tuo ego e lasciarle andare. Ma alla fine in questo modo potrai liberarti dall’ego!

Diventa chi sei veramente

Mentre riconosci i modi in cui il tuo ego si perpetua, è fondamentale riconnetterti con la tua vera essenza. Ciò avviene in modo naturale mentre osservi la tua mente. Tuttavia, è utile creare una maggiore connessione con il tuo vero Sé. In altre parole, devi scoprire chi sei veramente. Per farlo, è fondamentale chiederti chi sei, ricordarti di te, rimanere collegato con il senso dell’Io. Non hai necessariamente bisogno di una meditazione formale per questo. Anzi, è meglio se ti ricordi di te il più possibile durante il giorno. In questo modo diventi sempre di più la presenza consapevole, il testimone, l’osservatore e ti ricolleghi alla tua vera natura. Più stai nel tuo essere, meno ti identifichi con la mente egoica e in questo modo crei un distacco rispetto a essa.

Così puoi liberarti dall’ego più velocemente. Ricorda che la tua natura è completa, infinita, eterna, sempre presente, invulnerabile, piena di pace e di amore. Quindi ogni volta che sperimenti qualcosa che contraddice queste qualità, puoi stare certo che è il tuo ego. Inoltre, per riconoscere il tuo ego, stai il più possibile attento a come ti senti, ai tuoi pensieri e alla tua esperienza interiore nel tempo: ogni tensione, sofferenza e qualsiasi negatività sono segnali del fatto che l’ego è sveglio. Lascia andare tutto ciò che non è la tua vera essenza, lascia andare la coltre di fango che impedisce al tuo vero essere di risplendere trionfante! Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione.