Come liberarti dai condizionamenti

Come liberarti dai condizionamenti

Ognuno di noi è stato sottoposto letteralmente a un lavaggio del cervello globale. La nostra innocenza psicologica ci ha portato e ci porta ancora oggi ad assumere per vere credenze indimostrate e a farle penetrare in profondità nel nostro subconscio. La nostra mente è stata programmata in modo intenso e radicale. Il potere dei condizionamenti è così profondo che non ci accorgiamo nemmeno della sua portata. E la nostra libertà è tendenzialmente molto inferiore rispetto a quella che crediamo di avere. Continuiamo a essere programmati senza che ce ne rendiamo conto. E soprattutto continuiamo a dare per scontate delle convinzioni assurde e distruttive, ritenendole verità assolute e indubitabili. Ma allora come puoi sgretolare le tue credenze inconsce in modo da non essere più manipolabile e da essere il padrone della tua anima? In altre parole, come puoi liberarti dai condizionamenti?

La responsabilità dei condizionamenti è tua

Tanto per iniziare, non dobbiamo cadere nel tranello di dare la colpa al mondo per i nostri condizionamenti. Infatti la possibilità di essere condizionati è una nostra debolezza intrinseca. A dire il vero, non è esclusivamente una debolezza. Per sopravvivere è essenziale dare fiducia a chi ci circonda. Un bambino ha bisogno di fidarsi dei genitori per poter soddisfare i suoi bisogni. Quindi la nostra innocenza psicologica e la nostra tendenza a prendere per vero ciò che ci viene detto ha una funzione evolutiva. E serve alla nostra sopravvivenza. Tuttavia, quando cresciamo dovremmo sviluppare un sano senso critico. Tale senso critico dovrebbe essere un compromesso tra la fiducia e lo scetticismo. Dovremmo cioè mantenere la mente aperta a qualsiasi ipotesi, comprese le più improbabili (anche perché spesso la verità è sorprendente e controintuitiva).

Ma allo stesso tempo non dovremmo prendere automaticamente per buono ciò che ci viene detto. Dobbiamo cioè creare una distanza tra il momento in cui sentiamo qualcosa e il momento in cui lo crediamo vero (ovvero lo lasciamo cadere nel nostro subconscio). E per fare questo dobbiamo imparare a scegliere autonomamente se credere in qualcosa oppure no. E possiamo conservare sempre un dubbio dentro di noi. La responsabilità di essere o non essere condizionato è solamente nostra e non possiamo cederla a nessuno. Ciò significa che dobbiamo tornare a essere l’unica autorità di noi stessi e trovare la verità dentro noi stessi. Per fare questo dobbiamo identificarci con la nostra anima e lasciarci guidare dal suo sapere intuitivo e dalla visione del cuore e dobbiamo tornare a impadronirci delle strutture del pensiero critico.

Come liberarti dai condizionamenti

La verità non può essere dominio di qualcuno all’esterno di noi. Non può essere posseduta dai medici, dagli scienziati, dai politici, dallo Stato, dalla Chiesa. La nostra società funziona in base ad autorità esterne che dicono che cosa è meglio per noi. Ciò è così perché la maggior parte di noi è schiavo e bambino… Lo so, sono parole dure, ma dobbiamo guardare in faccia la realtà e assumerci la responsabilità. Il mondo è uno specchio fedele della nostra interiorità, per cui ciò che siamo crea la realtà esterna. Se siamo schiavi, abbiamo bisogno di padroni e autorità! Quindi la colpa non è delle autorità e dei padroni: la responsabilità è nostra e soltanto nostra. Il primo passo per liberarti dai condizionamenti è ovviamente ammettere che sei condizionato.

Non si tratta di una colpa: come ho scritto all’inizio dell’articolo, ognuno di noi è stato sottoposto a un lavaggio del cervello globale. Nessuno può dire di essere rimasto candido per tutta la vita. Necessariamente abbiamo dovuto essere programmati per poter sopravvivere. Abbiamo dato questo potere al mondo in modo da poterci evolvere come ego e individualità separate. E questa è stata una fase fondamentale ed evolutiva. Ora tuttavia puoi assumerti la responsabilità di sgretolare le tue credenze inconsce e liberarti una volta per tutte dai condizionamenti per tornare a essere il padrone della tua anima. Il solo fatto di assumerti la responsabilità, andando contro la tendenza della mente al vittimismo, ti porta a svolgere il 90% del lavoro. Infatti a renderci condizionati è proprio il nostro vittimismo.

Superare il vittimismo per liberarti dai condizionamenti

A renderci schiavi è proprio il nostro ragionare e comportarci da schiavi. Uno schiavo dà la colpa al padrone della propria schiavitù, si lamenta, si sente oppresso e si arrabbia col mondo per questo. La vita della maggior parte di noi è esattamente questa, senza che ce ne rendiamo neppure conto! Dobbiamo avere l’umiltà e il coraggio di guardare la nostra vita e dentro di noi per vedere come stanno le cose. Non possiamo ritrarci di fronte alla verità, anche perché ciò non farebbe altro che distruggerci e renderci ancora più schiavi (scopri qui come smettere di essere uno schiavo). Dobbiamo fare un salto di paradigma dal vittimismo alla responsabilità, cioè dall’essere bambini all’essere adulti e genitori di noi stessi. Dare potere al mondo serve al bambino per poter sopravvivere, ma a un certo punto il bambino deve assumersi la responsabilità.

Il fatto di farci condizionare è una scelta interiore. In realtà siamo responsabili anche di scegliere il vittimismo e la schiavitù. Siamo cioè responsabili di alienare la nostra responsabilità e il nostro potere al mondo. In questo modo rendiamo la nostra vita un inferno, poiché dipendiamo dagli altri e dall’esterno. Diamo al mondo il potere di renderci felici o infelici, di giudicarci, di farci del bene o del male… Insomma, non è questa schiavitù? E la mentalità da schiavi è così profondamente radicata in noi che ci sembra non ci sia una via di uscita. Eppure una via d’uscita c’è, e consiste nella volontà di superare il vittimismo e assumersi la responsabilità della propria vita al 100%. Per iniziare, possiamo smettere di dare la colpa al mondo e smettere di lamentarci.

Diventare genitore e padrone di te stesso

Man mano che ci riappropriamo dei nostri poteri e della nostra responsabilità, ci rendiamo conto di quanto siamo stati condizionati per via delle nostre debolezze. Ci accorgiamo che il nostro disperato bisogno di sicurezza dovuto al fatto di vederci come dei corpi vulnerabili e mortali ci ha spinto a dare al mondo tutto il nostro potere. E per questo dobbiamo scoprire chi siamo veramente e identificarci con la nostra anima. In questo modo scopriamo di essere immortali e indistruttibili e smettiamo di avere paura e di avere bisogno di padroni e genitori. E diventiamo padroni di noi stessi. Più diventiamo padroni di noi stessi, più possiamo sciogliere i legami che ci tengono uniti al mondo, in modo da essere sempre meno dipendenti da esso e centrati nel nostro cuore. E possiamo iniziare a mettere in discussione le nostre credenze inconsce per liberarci dai condizionamenti.

Aprendo il nostro cuore la nostra visione delle cose è rinnovata e accediamo a un sapere intuitivo e alle verità dentro di noi. Sappiamo in modo sempre più preciso che cosa è bene per noi, perché diventiamo genitori di noi stessi, e in tal modo non abbiamo più bisogno di medici, scienziati, preti, virologi, insegnanti che ci dicano che cosa è meglio per noi. Ovviamente non siamo dei “ribelli” (perché chi si ribella è ancora schiavo), ma siamo DAVVERO padroni di noi stessi e possiamo DAVVERO smettere di idolatrare le autorità. Con ciò non voglio ovviamente sminuire il ruolo di medici, virologi e insegnanti: fare ciò sarebbe come sminuire il ruolo dei genitori nei confronti dei bambini (senza sarcasmo!). Se come società abbiamo bisogno di autorità, è giusto che sia così.

Tuttavia per molti di noi è venuto il momento di superare la dipendenza dal mondo e tornare a essere padroni di se stessi.

Sgretolare credenze e rimuovere programmi inconsci per liberarti dai condizionamenti

Più diventi padrone di te stesso, più diventi impermeabile ai condizionamenti. Infatti i condizionamenti sfruttano le debolezze della nostra psiche: paure, senso di colpa, bisogno di sicurezza e felicità. Se rimuovi queste debolezze e ti identifichi con l’anima, nulla può più manipolarti. Soltanto un corpo vulnerabile e mortale ha dei bisogni e in nome di questi bisogni si sottomette e si lascia controllare. Ma un’anima immortale è immune al controllo. Inoltre, come anima hai la responsabilità di rimuovere i programmi inconsci del passato e le credenze che hai sempre dato per scontate. In particolare, devi far emergere le convinzioni che nascono dalla mentalità vittimistica, cioè tutte le credenze che danno potere al mondo.

E devi sgretolare la maggior parte delle tue convinzioni e lasciarle andare. Infatti ciò che credi vero si manifesta nella realtà per la legge di attrazione. Quindi può essere pericoloso mantenere dentro di te credenze limitanti (scopri qui come eliminare le convinzioni limitanti). Se vuoi liberarti dai condizionamenti, non devi solo stare attento a quelli esterni, ma soprattutto a quelli interni. Se anche diventi immune alle manipolazioni provenienti dal mondo, ciò non implica che sia immune anche ai condizionamenti interni. Per questo devi osservare attentamente la tua mente e il tuo comportamento per scoprire le credenze che ti guidano. In particolare, potrai notare che in molti momenti emerge una certa sofferenza inspiegabile: essa potrebbe derivare da credenze e programmi inconsci distruttivi o comunque non benefici.

Le credenze date per scontate possono distruggerti

Molte credenze sono date per scontate e possono essere distruttive. Tra di queste, c’è la credenza che un virus possa uccidere. Il che è come dire che un insulto può provocare la morte per infarto. Oppure c’è la credenza che ci sia un caso che crea gli eventi senza che noi abbiamo alcun voce in capitolo. O ancora, c’è la convinzione che la salute dipenda da ciò che facciamo e da fattori esterni. Oppure, c’è la credenza che la scienza esprima il massimo grado di verità. O che se il nostro partner ci lascia noi non abbiamo alcuna responsabilità. O che il mondo è in grado di decidere della tua felicità e infelicità. E poi ci sono un sacco di credenze su che cosa sia giusto o sbagliato fare, sul comportamento, sulle abitudini, sull’amore, sul partner, sui genitori, sui figli, sulla scuola, sul lavoro…

Insomma, siamo pieni di credenze che non fanno altro che limitare il nostro potenziale. O che possono addirittura distruggerci. Potremmo dire che il 99% delle convinzioni comuni siano completamente sbagliate o comunque limitanti. Sono convinzioni sorte a partire dall’infanzia, considerate vere perché adottate da quasi tutti, diffuse in ogni luogo, ripetute in continuazione, date per scontate, sedimentate così profondamente nel nostro subconscio da essere praticamente inattaccabili. E tali convinzioni affondano fin nella nostra essenza più intima, afferrando la nostra anima. Ad esempio, diamo per scontato di essere dei corpi, che il mondo sia fatto di materia, che il paradigma scientifico sia quello più corretto… E in questo modo creiamo una vita d’inferno… Fortunatamente possiamo trasformare l’inferno in un paradiso, rimuovendo le credenze distruttive e scoprendo che cosa è davvero reale.

Scopri la verità dentro di te per liberarti dai condizionamenti

E l’unico modo per sapere che cosa è reale è scoprire la verità dentro di sé. Se apriamo il nostro cuore, accediamo a una saggezza e a una capacità intuitiva straordinarie. Infatti la verità è sempre stata dentro di noi, solamente che in genere è velata da credenze che ci impediscono di accedere a essa. Quindi siamo convinti che le risposte ai dilemmi umani siano fuori di noi. Pensiamo che per guarire abbiamo bisogno di prendere medicine o di consultare un medico. Crediamo che per conoscere la realtà dobbiamo diventare scienziati o filosofi. Siamo convinti che per scoprire la verità servano titoli di studio e medaglie al valore. Idolatriamo i titoli perché in fondo non sappiamo niente e vogliamo solo nascondere la nostra ignoranza. Ma, come diceva Socrate, saggio è chi sa di non sapere e non chi finge di sapere o addirittura chi è convinto di sapere.

Infatti la maggior parte di noi è in buona fede: siamo convinti che più studiamo e più ci informiamo più ne sappiamo. E invece nella maggior parte dei casi più informazioni accumuliamo più siamo ignoranti, perché ci allontaniamo di più dalla verità dentro di noi. E in questo modo diventiamo sempre più schiavi.

Più sappiamo, più ci allontaniamo dalla verità dentro di noi

Più sappiamo di alimentazione, più siamo schiavi delle diete e più perdiamo il nostro potere di autoguarigione. E più studiamo filosofia e scienza, più ci allontaniamo dalla verità e diventiamo pessimisti e depressi. E più ci informiamo leggendo giornali e guardando telegiornali, meno sappiamo su che cosa accade nel mondo e più il mondo ci appare un posto schifoso e misero. Più frequentiamo persone, più ci lasciamo assorbire dall’energia negativa dei loro discorsi e ci sentiamo senza speranza. Più ascoltiamo i medici e i virologi, più ci sembra che dovremo morire tutti. E più andiamo in chiesa, più perdiamo la fede. Più chiediamo consigli agli altri, più ci sentiamo insicuri.

Più cerchiamo soluzioni ai nostri problemi, più diventiamo confusi. E più ci facciamo una cultura, più costruiamo barriere e limiti dentro di noi che ci mandano allo sfacelo. Più sappiamo, più ci allontaniamo dalla verità dentro di noi. E in questo modo soffriamo e diventiamo ancora più schiavi del mondo. Di conseguenza, perdiamo il nostro potere e la nostra libertà, la nostra felicità e la nostra capacità di amare. Per questo dobbiamo tornare a connetterci con noi stessi, con la nostra parte più profonda, per accedere alla saggezza e alle intuizioni dell’anima ed essere guidati da essa invece che dalla false certezze del mondo. La verità del cuore è indubitabile, costruttiva e rivolta verso il Bene e la Vita. Per liberarti dai condizionamenti devi aggrapparti all’unica certezza del tuo cuore.

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Come sentirsi degni di amore

Come sentirsi degni di amore

La maggior parte di noi ha un grande problema. In pochi lo ammettono. Per di più, pochissimi ne sono consapevoli. Dobbiamo riconoscere che dentro di noi c’è un’intensa sensazione inspiegabile di non meritare amore. Ci sentiamo indegni di essere amati. In alcuni tale senso di indegnità e vergogna è evidente e innegabile perché impedisce di vivere una vita normale. Nella maggior parte delle persone, invece, c’è un senso latente di vergogna che emerge solo in alcuni casi. Ma si tratta comunque di una sensazione dolorosa e disturbante. Qual è la ragione per cui ci vergogniamo di noi stessi, ci sentiamo in colpa e ci sentiamo indegni? E soprattutto come sentirsi degni di amore? In questo articolo parleremo proprio di questo.

Sembra proprio che dentro di noi ci sia un profondo vuoto di amore che deve essere colmato. Tale mancanza di amore il più delle volte non viene riconosciuta. Quando ci sentiamo depressi, disperati, apatici, arrabbiati, non pensiamo che ciò che ci manca sia l’amore. Proiettiamo all’esterno la causa del nostro dolore. E dimentichiamo che ogni malessere – fisico, emotivo e mentale – non è altro che la manifestazione di un vuoto di amore dentro di noi. La nostra infelicità ci spinge a colmare il nostro vuoto rifugiandoci in relazioni, attività e sostanze, salvo poi tornare prepotentemente ad affacciarsi dal profondo del subconscio per farci stare male inspiegabilmente. Non è vero che stiamo male perché succede qualcosa nel mondo: stiamo male perché ci manca l’amore. Ma raramente realizziamo che l’amore che cerchiamo è dentro di noi e così perdiamo tempo a cercare dei surrogati all’esterno.

Come sentirsi degni di amore

La verità è che l’unica fonte di Amore si trova dentro di noi. Tuttavia, abbiamo dimenticato tale verità perché ciò è stato necessario per formare un ego. L’ego ha bisogno di negare la fonte di Amore, poiché è da tale rifiuto che può prendere vita e sopravvivere. O meglio, può tenere in vita l’illusione della separazione. L’ego ha per definizione rifiutato l’Amore, poiché l’Amore è unità e assenza di ogni separazione, mentre l’ego ha bisogno di divisione e dualità per esistere. L’illusione di essersi separato dall’amore è presa come reale dall’ego, il quale pensa di poter essere punito e rifiutato per sempre da Dio per la sua colpa peccaminosa. Tale colpa si basa sulla dimenticanza dell’amore incondizionato di Dio. In ogni caso, il nostro ego ha nel suo nucleo una profonda vergogna e indegnità esistenziale.

Tale vergogna gli impedisce di fare ritorno all’Amore e addirittura lo porta ad averne paura e a rifugiarsi nel mondo come per potersi salvare da una presunta punizione divina. Ne risulta che ognuno di noi, come ego, si sente indegno di amore, poiché si vergogna profondamente di se stesso e si disprezza per aver potuto osare separarsi da Dio (o almeno pensare di farlo, poiché la separazione è illusoria). Quindi dentro di noi c’è un carico di vergogna, indegnità e colpa esistenziali sepolti nel profondo del nostro subconscio. Ovviamente l’ego per sopravvivere ha bisogno di nascondere questa colpa e di proiettarla all’esterno e su un corpo, in modo da potersi vedere come separato. Il solo fatto di vederci come corpi è il simbolo della separazione dell’ego dall’Amore.

La vergogna e la colpa esistenziali per aver rifiutato l’Amore

La vergogna e la colpa esistenziali per aver rifiutato Dio si manifestano sotto forma di ogni tipo di sofferenza e negatività. E la vergogna si trasforma in paura, rabbia, angoscia, disperazione, depressione, bisogni, desideri, orgoglio, apatia… Ogni forma di dolore è la manifestazione della mancanza di amore. L’ego ovviamente è abile a farci credere che la causa della nostra angoscia sia fuori di noi e che noi non abbiamo alcuna responsabilità per la nostra sofferenza. In questo modo, ci sentiamo vittime del mondo e degli altri ego. Ciò, per quanto ci riempia di sofferenza, permette all’ego di sopravvivere grazie alle proiezioni e alla possibilità di perpetuare il sogno di separazione. Ma la verità è che la sofferenza è la conseguenza di una nostra scelta interiore, di cui ora non abbiamo alcun ricordo consapevole.

Eppure viste sotto quest’ottica la vergogna e l’indegnità hanno un senso. La storia di Adamo ed Eva esprime in modo chiaro quanta vergogna fosse sorta nei due in seguito al “peccato originale”, ovvero alla scelta di vedersi separati da Dio. Per la Coscienza ritrovarsi confinata in un corpo è un trauma. E ogni volta che ci identifichiamo con l’ego riviviamo lo stesso trauma originario di separazione e contrazione. L’identificazione con l’ego causa enorme sofferenza, poiché coincide con il rifiuto dell’Amore. E il rifiuto dell’Amore non può che essere infinitamente doloroso. Non c’è altra ragione alla nostra sofferenza: stiamo male solamente perché ci siamo privati dell’Amore della Fonte, il resto sono solo proiezioni illusorie dell’ego per tenere viva la menzogna della separazione.

Per sentirsi degni di amore bisogna riconoscere la falsità della colpa

A questo punto, è evidente che per sentirsi degni di amore è necessario riconoscere la falsità della separazione e quindi del senso di vergogna e indegnità che sperimentiamo. Dobbiamo renderci conto che non abbiamo commesso alcun peccato e non abbiamo nessuna colpa, poiché non è avvenuta nessuna separazione e in ogni caso l’Amore della Fonte è così profondo e incondizionato che non ci ha mai lasciato. Siamo noi ad aver pensato che Dio si sarebbe potuto ribellare o avrebbe potuto punire la nostra follia. Ciò vuol dire che siamo stati noi, per nostra libera scelta, a rifiutare l’Amore. E la colpa e la vergogna che sono scaturite da questa scelta sono completamente fasulle. Esse hanno senso nel sistema dell’ego, poiché sono la sua linfa vitale e gli consentono di perpetuarsi.

Ma per noi non ha alcun senso continuare a portarci dentro il carico di un’indegnità insensata. Dobbiamo solamente avere il coraggio di guardare che la nostra colpa non ha davvero alcuna funzione se non quella di mantenere in vita l’identità-fantasma dell’ego. Per cui la paura che sorge quando vogliamo liberarci dall’ego è anch’essa falsa e possiamo lasciarla andare con sicurezza. Puoi vedere senza troppe difficoltà come la vergogna che provi non ha alcuna ragione di essere. Abbiamo paura di parlare in pubblico, di essere al centro dell’attenzione (o di non esserlo), di essere spontanei, di fare brutte figure… Tutte le nostre paure affondano le radici nel senso di indegnità e di colpa esistenziali che portiamo inconsciamente. Ovviamente in genere proiettiamo all’esterno la nostra vergogna, ponendola in situazioni ed eventi e soprattutto accusando gli altri di non amarci abbastanza.

Non mi sento amato abbastanza…

La sensazione di non sentirsi amati abbastanza è la proiezione del fatto che noi non ci amiamo abbastanza. E il fatto di non amarci abbastanza deriva dal fatto di aver chiuso il nostro cuore all’Amore gratuito e incondizionato della Fonte. Per ottenere tale Amore in realtà non dobbiamo fare nulla, poiché è sempre lì, dentro di noi. Dobbiamo solamente smettere di rifiutarlo! E per smettere di rifiutarlo dobbiamo riconoscere che non siamo un corpo, non siamo il nostro ego, ma siamo uniti nell’Amore. Dobbiamo realizzare che l’unica Fonte di Amore è dentro di noi e solamente noi possiamo aprirci a essa, arrendendoci e lasciandoci andare tra le sue braccia. Questo è l’unico modo per sentirci amati abbastanza. Infatti il mondo non può rispondere alle nostre richieste, perché è fatto per mantenere intatta la separazione.

Nessun partner, nessun genitore, nessun figlio potrà riempire il nostro vuoto di amore. Noi abbiamo scelto di rifiutare l’Amore e quindi solo noi possiamo scegliere di tornare a Esso. Nessuno può farlo al posto nostro. E non perché non voglia farlo, ma perché è impossibilitato a farlo. Quindi dobbiamo smettere di cercare amore all’esterno e di lamentarci di non essere stati amati abbastanza durante l’infanzia o di avere partner poco amorevoli. E dobbiamo rivolgerci alla Fonte interiore di Amore. Lì si trova l’unica soluzione reale ai nostri problemi. Anzi, la soluzione all’unico problema della mancanza di amore che avvertiamo dentro di noi. Infatti noi non abbiamo problemi sociali, relazionali, lavorativi, ma solo un vuoto di amore da riempire. Ogni problema è una proiezione dell’ego, ma nasconde l’unico reale problema della separazione.

Assumersi la responsabilità del vuoto dentro di sé per sentirsi degni di amore

Dobbiamo allora assumerci la responsabilità dell’amore che non sentiamo. Ciò può essere difficile se abbiamo avuto un passato in cui effettivamente abbiamo subito traumi o un’infanzia priva di affetto. Eppure non c’è altro modo per superare l’indegnità e sentirsi degni di amore. Dopotutto, diamo per scontato che la nostra sofferenza sia il risultato del nostro passato. Ma come possiamo escludere di aver fatto una scelta in favore della separazione prima di nascere? Non possiamo escluderlo a priori, anche perché fare questo non farebbe altro che farci vedere come delle vittime senza alcuna possibilità di salvezza. Mi rendo conto che chiedere una simile responsabilità richieda un’enorme maturità, un grande coraggio e una profonda umiltà e disponibilità. Ma, ripeto, questo è l’unico modo per iniziare a sentirsi degni di amore.

All’inizio puoi credere che sia impossibile che la scelta di sentire l’amore dentro di sé o non sentirlo sia una tua responsabilità. Ma quando ti assumi davvero la responsabilità di ciò e inizi a fare un percorso per tornare alla Fonte di Amore, ti rendi conto che è così. Ti rendi conto che l’Amore è sempre stato lì, dentro il tuo cuore. Realizzi che non c’è mai stato bisogno di cercare l’amore all’esterno, in un partner o un genitore. Comprendi che l’Amore è interamente dentro di te, non un brandello, non un frammento, ma l’intera Fonte di Amore. E a quel punto ogni bisogno di cercare l’amore all’esterno scompare nella profondità dell’unico vero Amore. Ciò può sembrare incredibile, eppure è così: puoi vederlo tu stesso nella tua esperienza, se solo avrai il coraggio di tornare alla Fonte di Amore.

Come tornare alla Fonte di Amore

Come tornare all’Amore della Fonte per sentirsi degni e superare la vergogna e la colpa esistenziali? Per fare ciò dobbiamo innanzitutto smettere di proiettare la nostra colpa all’esterno. La nostra colpa è proiettata sotto forma di odio, giudizio, rabbia per il mondo e per gli altri e ogni forma di negatività e sofferenza. Dobbiamo lasciar andare le nostre proiezioni alla Presenza amorevole dentro di noi, riconoscendo che esse servono solo all’ego e ci mantengono lontano dalla pace e dall’Amore. Questo è il vero perdono: il perdono è un atto con cui arrendiamo le nostre percezioni e ci apriamo alla visione del cuore. Più “perdoniamo”, più ci apriamo alla Fonte di Amore dentro di noi e l’Amore e la pace tornano a illuminarci e a riempire il nostro cuore.

Tutta la vergogna e la colpa e ogni sofferenza che sentiamo è un vuoto di amore. Quindi soltanto aprendoci all’Amore possiamo sciogliere il nostro dolore e sentirci nuovamente degni di essere in pace e nella gioia, qualunque cosa succeda attorno a noi. E smetteremo di mendicare amore all’esterno, e anzi potremo dispensarlo tranquillamente al mondo poiché ne saremo così pieni da traboccare. Quindi, devi solo realizzare che l’Amore è dentro di te e accedere a Esso per guarire tutte le tue ferite e i tuoi traumi, i tuoi malesseri e la tua indegnità e colpa. E per accedere a Esso devi rimuovere gli ostacoli creati dall’ego, ovvero le sue proiezioni, percezioni e interpretazioni illusorie.

L’Amore non viene dal mondo, ma è dentro di te

Una delle proiezioni che più ti impediscono di accedere all’Amore dentro di te è considerare che l’amore che ricevi dipenda dal mondo. Tale proiezione ci porta a pensare che la colpa della nostra sofferenza e del nostro vuoto emotivo, delle nostre carenze affettive e dei nostri traumi psicologici sia dei nostri genitori, dei nostri insegnanti, del nostro passato. Dobbiamo avere la forza di lasciar andare tale interpretazione della realtà. Infatti essa è solamente un’interpretazione e non è la verità assoluta. Non possiamo avere la presunzione di sapere la ragione per cui soffriamo e per cui non ci sentiamo amati. Se non altro, tale presunzione non fa altro che sabotare i nostri sforzi e boicottarci terribilmente.

L’Amore non può venire dal mondo, anche perché il mondo è solo una proiezione della coscienza e non ha volontà propria. Il mondo non ha il potere di dare o togliere l’amore o la felicità. Quindi il fatto di sentirci amati non può dipendere dal mondo. Il fatto che apparentemente alcuni crescano in condizioni di maggiore amore rispetto ad altri è anch’esso un’illusione. Al limite, un ego può crescere “forte e sano” e sentire meno sofferenza e riuscire a riempire più facilmente il vuoto di amore. Ma in realtà ognuno ha dentro di sé tale vuoto di amore solo per il fatto di aver scelto di identificarsi con l’ego. Quindi dobbiamo anche smettere di invidiare chi riceve più amore di noi, poiché in realtà tutti soffriamo dello stesso problema.

L’amore dell’ego è un pallido surrogato del vero Amore

Non c’è nessuno che può essere amato più di altri all’interno del sistema dell’ego. Ciò che sembra Amore è, nella maggior parte dei casi, un pallido surrogato o una forma limitata dell’unico Amore del nostro cuore. E dobbiamo stare attenti quando chiediamo amore all’esterno: in realtà che cosa stiamo cercando? Non è che stiamo cercando la salvezza del nostro ego? In tal caso ci stiamo destinando a ulteriore miseria e sofferenza. L’urlo di disperazione dell’ego non è una richiesta di cui fidarsi ciecamente. Se non altro, rischiamo di aumentare solamente il nostro dolore. Infatti l’ego può cercare l’Amore soltanto laddove non lo può trovare, perché questo gli garantisce almeno la sopravvivenza.

Prima di accusare il mondo di non amarci abbastanza o di cercare l’amore all’esterno, fermiamoci un attimo. Pensiamo a tutte le volte in cui fare questo non ha fatto che alimentare il nostro malessere. E cerchiamo di scoprire che cos’è veramente l’Amore, dove si trova e come si può “ottenere” in modo che non ci scappi in continuazione e che non dobbiamo dipendere da qualcuno o qualcosa per averlo. Dopotutto, aver bisogno di un partner per soddisfare i nostri bisogni ci lascia in balia del mondo. Se il partner ci lascia dopo aver riempito per un po’ il nostro vuoto, la nostra sofferenza torna più forte di prima. E… non ci resta che piangere. Ma proprio nel momento di massima disperazione, potremmo arrenderci al vero e unico Amore…

Come sentirsi degni di amore nella disperazione

E proprio nella disperazione di un tradimento o di un evento emotivo difficile si apre un’enorme possibilità. In realtà, si apre un bivio: possiamo affondare ancora di più nel nostro vuoto di amore, renderlo reale e sentirci soli e disperati; oppure possiamo guardare quel vuoto con coraggio e accogliere il dolore con tutto il nostro essere. In questo modo, il dolore si trasforma in amore. La Presenza amorevole dentro di noi scioglie il malessere e lo trasforma in se stessa. La sofferenza che sperimentiamo durante una separazione o un lutto è in realtà sempre stata lì, a covare in sordina. L’evento esterno non causa il nostro dolore, ma non fa altro che farlo emergere in tutta la sua potenza.

Il dolore – e cioè il vuoto di amore – era sempre lì, latente. E di tanto in tanto qualche evento estremo viene a scuoterci in profondità per ricordarci della nostra sofferenza. Quando ciò accade, dobbiamo avere il coraggio di arrenderci, chiedendo all’Amore di sciogliere il nostro dolore. E se avremo abbastanza fede e devozione potremmo ricevere una sorpresa straordinaria. Potremmo iniziare a sentirci degni di amore nella disperazione, mentre scopriamo che il mondo è un posto inaffidabile per cercare amore e che l’unico Amore è sempre stato nel profondo del nostro cuore. E inizieremo a valorizzare molto di più la Fonte interiore di Amore invece che le fonti insignificanti di amore del mondo.

Sciogliere il dolore con l’Amore

Non è necessario aspettare eventi tremendi per aprirci all’Amore. Possiamo imparare a portare Amore anche nei nostri malesseri più sottili. Dobbiamo riconoscere che ogni singolo malessere è solamente una manifestazione del fatto che non siamo abbastanza aperti all’Amore, ovvero che non (ci) amiamo abbastanza. Il dolore è solamente assenza di Amore, quindi l’unico modo per guarirlo è portarvi Amore. Ogni volta che senti un malessere di qualche tipo, fermati un attimo e svolgi una piccola meditazione: guarda il tuo dolore senza paura, lasciando andare le resistenze e la tendenza a scappare, a giudicare il malessere e a rifiutarlo. Dopodiché, inspira dicendo: “Mi riempio di amore” ed espira dicendo: “Lascio che l’Amore sciolga il mio dolore”.

Prova a parlare a tu per tu con il tuo cuore, chiedendogli di farti vedere perché soffri. Non usare ciò come una strategia per evitare il dolore. Usalo piuttosto come mezzo per comprenderlo e, solo dopo averlo compreso, scioglierlo alla luce dell’Amore. L’Amore è l’unico rimedio in grado di eliminare ogni sofferenza e guarire ogni trauma, compiendo miracoli straordinari. Se vogliamo accedere al potere dell’Amore, dobbiamo però desiderare intensamente, con tutto il nostro cuore e le nostre forze, di aprirci a Esso. Che cosa succede quando proviamo ad aprirci all’Amore facendo una simile meditazione? Potremmo sentire una profonda vergogna: in tal caso, dobbiamo renderci conto che quella è la vergogna esistenziale che ci porta a rifiutare l’Amore e dobbiamo riconoscerla come falsa per superarla e aprirci all’Amore.

Affrontare la vergogna per sentirsi degni di amore

Per sentirsi degni di amore è necessario diventare consapevoli della vergogna dentro di noi e sviluppare l’intenzione di lasciarla andare. Un buon modo per affrontare la vergogna è cimentarsi direttamente in una situazione che ci mette in imbarazzo e ci fa paura. Tuttavia, non dobbiamo farlo a caso. In altre parole, non dobbiamo affrontare la vergogna solo per il gusto di farlo. Infatti potremmo rischiare di rendere reale il nostro senso di indegnità e aumentare la nostra sofferenza. Dobbiamo invece cercare innanzitutto di vedere come la vergogna sia completamente falsa e sia solamente un blocco all’amore dentro di noi. Dopodiché, dobbiamo desiderare che il nostro cuore si apra all’Amore.

E a quel punto possiamo scegliere qualunque cosa che faccia emergere la nostra vergogna per superarla. Non è necessario che affronti la tua paura più grande: anche il solo fatto di guardarti allo specchio e dirti: “Mi amo” potrebbe costarti molta fatica e farti vergognare. Non dobbiamo fare molto per far affiorare la nostra sensazione di non sentirci amati. Guardandoci allo specchio, possiamo accorgerci che i primi a non amarci siamo noi stessi. La figura che vediamo allo specchio spesso non ci piace, perché siamo pieni di giudizio verso noi stessi. Dobbiamo riconoscere la falsità di quel giudizio e non farcene dominare. Dopodiché, possiamo affrontare la vergogna che emerge. Dobbiamo lasciare che emerga, senza voler fare nulla per controllarla. Poi, se ce la sentiamo, possiamo dirci che ci amiamo oppure parlare in pubblico.

Non è importante ciò che facciamo, ma la nostra intenzione di superare gli ostacoli all’Amore.

Rimuovere gli ostacoli all’Amore

Per sentirci degni di amore, dobbiamo quindi rimuovere gli ostacoli che ci impediscono di accedere all’Amore dentro di noi. La vergogna e la colpa esistenziali sono il nucleo fondante dell’ego e l’ostacolo principale. Tuttavia, tale sensazione di indegnità si riflette sotto forma di ogni genere di negatività, proiettata spesso sugli altri. In particolare, si nasconde sotto forma di giudizio verso gli altri o direttamente rivolto a noi stessi (qui puoi scoprire come eliminare il giudizio). Se ci sforziamo di non giudicare nulla e nessuno, il nostro cuore comincia ad aprirsi. E il nostro senso di colpa diminuirà notevolmente. Inoltre, possiamo sforzarci di amare incondizionatamente gli altri, poiché amando gli altri amiamo anche noi stessi ed eliminiamo la separazione.

E possiamo sostituire il nostro giudizio con la compassione. Possiamo pregare, contemplare la Bellezza e riempirci di positività. Possiamo cercare di essere il più possibile gentili e amorevoli. E possiamo coltivare la gratitudine. In altre parole, dobbiamo nutrirci di amore. L’amore che portiamo al nostro cuore scioglie la colpa e la vergogna, aprendoci alla Fonte del vero Amore. E in tal modo la sensazione di non sentirci degni di amore si dissolverà nel nulla e potremo addirittura sorridere per esserci potuti mai sentire indegni di amore!

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Come ottenere la guarigione integrale

Come ottenere la guarigione integrale

L’amore guarisce miracolosamente ogni male. La malattia è il risultato di una disconnessione spirituale. Di questo era convinto il medico britannico Edward Bach. E quando l’amore inizia a curare i tuoi mali in prima persona, ti accorgi di come ciò sia assolutamente vero. La sofferenza a qualsiasi livello è una mancanza di amore. Laddove non c’è amore è possibile ogni forma di distruzione. L’amore invece è un’energia riparativa, costruttiva, favorevole alla vita, guaritrice e curativa. Nulla è impossibile all’amore. Ci stupiamo che possano avvenire certi miracoli e certe guarigioni inspiegabili. E ci dividiamo tra coloro che credono per fede e coloro che negano a priori la possibilità del “soprannaturale”. Ma è così perché non abbiamo idea di che cosa sia in grado di fare l’amore. Ma come ottenere la guarigione integrale?

L’amore non ha limiti nel suo potere terapeutico. Può guarire a livello spirituale, mentale, emotivo e fisico. Ciascuno di noi può guarire se stesso se è in grado di riempirsi di amore. Ciò chiaramente può suscitare perplessità. Infatti tutti sono d’accordo che circondare una persona malata di affetto e di amore sia curativo, ma da qui a dire che l’amore può curare ogni male c’è un grande salto! Eppure mi sento di azzardarmi a fare un’affermazione del genere. Se non altro, ognuno può verificare su se stesso che l’amore permette di ottenere la guarigione integrale. Non c’è bisogno di credere che ciò sia vero. Crederci o non crederci non cambia la verità. Ognuno può accertare su di sé la verità, al di là di ogni dimostrazione scientifica o spiegazione logica.

Come ottenere la guarigione integrale

Ma innanzitutto che cosa si intende con guarigione integrale? La guarigione integrale può essere definita come una ricostituzione dell’integrità del proprio essere su tutti i livelli, da quello spirituale a quello mentale, emotivo e fisico. La salute è infatti la conseguenza dell’allineamento spirituale. Essere votato all’Amore e pieno di Esso restituisce l’integrità a un essere umano. Il fatto che la malattia venga considerata naturale e inevitabile è una credenza dovuta all’abitudine. Per di più, diamo al mondo e a fattori esterni il potere di farci ammalare. Siamo convinti che esistano sostanze cancerogene, virus letali, tossine pericolose. E tale credenza deriva dalla convinzione di base di essere schiavi del mondo, dipendenti da un “caso” atroce che decide che cosa ci succederà domani, se ci ammaleremo, se verremo licenziati, se saremo lasciati dal partner…

Insomma, diamo al mondo il potere di decidere per noi. Alieniamo così ogni responsabilità e potere. Siamo degli idolatri che venerano il mondo, credendolo un dio capace di farci qualsiasi cosa. In tal modo, diventiamo delle vittime senza alcun controllo della nostra vita, che è in balia di forze esterne minacciose. Quindi non abbiamo alcuna responsabilità nemmeno sulla nostra salute, come non ce l’abbiamo sulla nostra sicurezza, la nostra vita, le nostre scelte. Se non siamo responsabili della nostra salute, evidentemente possiamo ammalarci quando c’è un virus e dobbiamo avere paura di essere contagiati. E facciamo bene ad avere paura, perché la nostra schiavitù e il nostro vittimismo rendono il mondo un posto minaccioso, nel quale si è continuamente esposti a pericoli.

Assumersi la responsabilità totale della propria vita

Quindi, per ottenere la guarigione integrale dobbiamo innanzitutto smettere di idolatrare il mondo. Ciò implica che ci prendiamo la totale responsabilità della nostra vita, sia per la nostra salute che per il lavoro che per la famiglia e per il partner. Dobbiamo renderci conto che siamo noi la Coscienza che crea il mondo. Il mondo non ha volontà propria, e ciò che succede è determinato solamente dalla credenze individuali e collettive. Tali credenze si consolidano nel subconscio personale e planetario, creando una realtà corrispondente al loro contenuto. Ad esempio, il fatto che tutti crediamo alla legge di gravità, la rende reale. Che cosa succederebbe se tutti smettessero all’improvviso di credere alla legge di gravità?

Ovviamente si tratta di un’ipotesi piuttosto improbabile. Ma chi dice che la legge di gravità funziona anche se non è sostenuta dalla credenza di miliardi di persone? In ogni caso, le nostre credenze si trovano a un livello molto profondo, per cui non ne siamo spesso direttamente consapevoli. Ora non ci interessa tanto della legge di gravità o di dispute scientifiche o antiscientifiche. Piuttosto, è fondamentale fare un salto di paradigma per smettere di credere che il mondo abbia potere e noi siamo individui senza alcuna responsabilità. Fare tale salto di paradigma è difficile finché ci vediamo come esseri piccolissimi e limitati a un corpo, mortali e vulnerabili. Dobbiamo allora scoprire chi siamo veramente e recuperare la connessione con la nostra essenza di pura coscienza.

Assumersi la responsabilità della propria salute

Dopodiché, possiamo lavorare sullo specifico sulla nostra salute. Dobbiamo iniziare a vedere come siamo noi a creare i nostri sintomi, i nostri disagi, le malattie e il dolore per via della nostra disconnessione spirituale e in particolare per via del nostro vittimismo. Essendo delle vittime, abbiamo dato all’esterno il potere di farci del male. In questo modo i virus, le tossine, l’inquinamento, la plastica, il piombo, lo zucchero, i grassi possono farci ammalare. Non dobbiamo eliminare tanto le credenze specifiche, in quanto esse sono solamente proiezioni. In particolare, le convinzioni collettive riguardanti certe sostanze e fattori sono piuttosto solide e non avrebbe senso cercare di eliminarle dal nostro subconscio. Al limite possiamo lasciar andare delle credenze che abbiamo accumulato nel corso della nostra vita.

Per esempio, se riteniamo di essere allergici a qualcosa, possiamo lasciar andare tale convinzione per vedere che cosa succede (assumendoci la responsabilità di ciò che stiamo facendo). Ma la cosa più importante è lasciar andare la credenza di base che il mondo, ciò che succede e addirittura ciò che facciamo abbiano il potere di farci stare male o bene. Ciò vuol dire che dobbiamo smettere di credere che un virus di per sé possa farci ammalare o che una sostanza possa far venire il cancro o che l’inquinamento sia pericoloso. Dopotutto, queste sono credenze magiche, che diventano vere per via del potere che collettivamente (e individualmente) diamo loro. Infatti la scienza spiega come un virus faccia venire l’influenza, ma non perché.

Il potere di togliere la salute non è delle cose

E questo è davvero importante. Siamo infatti abituati a ragionare per cause ed effetti. E consideriamo che un virus sia la causa dell’influenza o un inquinante la causa di un tumore. Ma in realtà ciò che facciamo è semplicemente vedere una consequenzialità. Per chiarire la quesitone, facciamo un esempio più chiaro: il fatto che un insulto faccia arrabbiare 98 persone su 100 significa che un insulto provoca rabbia? Prima di fare una formulazione del genere, dovremmo riflettere un attimo! Possiamo capire facilmente come la rabbia non sia una proprietà dell’insulto. E allora perché la “tossicità” o la “cancerogenicità” siano proprietà delle cose? È facile capire che la rabbia è una risposta soggettiva a un fattore di per sé neutro e privo di potere. Il fatto che quasi tutte le persone reagiscano con rabbia a un insulto non è la prova del potere dell’insulto di provocare rabbia!

Allo stesso modo, il fatto che una sostanza sia tossica per il 99% delle persone non è una prova della sua tossicità! Infatti è l’organismo delle persone a rispondere con una reazione specifica. E da che cosa dipende questa reazione? La scienza direbbe dai geni o da predisposizioni di vario tipo. Ma questi geni da che cosa sono influenzati? La scienza direbbe che sono ereditati di generazione in generazione… In verità, ciò che “ereditiamo” è la mentalità di schiavi, il vittimismo e il sistema dell’ego, con tutte le sue credenze depositate nel subconscio collettivo. Alcuni definirebbero tutto ciò come “karma”. In ogni caso, ciò che è importante comprendere è come sia la nostra coscienza a dare potere al mondo. Non dobbiamo cercare giustificazioni a favore o contro tale idea, ma solamente agire come se ciò fosse vero. In tal modo, potremmo sorprenderci di ciò che succederà

L’ostacolo a ottenere la guarigione integrale: viviamo in un mondo alla rovescia

Il fatto che anche solo sostenere una cosa del genere appaia folle o insensato deriva dal fatto che viviamo in un mondo alla rovescia. In breve, tutto il nostro potere è stato alienato all’esterno. Quindi le leggi che reggono l’Universo appaiono completamente invertite. Ad esempio, sembra che sia il mondo a mandarci le disgrazie, mentre per la legge di attrazione siamo noi ad attrarre tanto gli eventi buoni quanto quelli cattivi. Sembra che ci siano padroni all’esterno, nemici e catene fuori di noi, mentre siamo schiavi dentro e non facciamo che proiettare il nostro vittimismo. Sembra che il mondo abbia un potere illimitato su di noi, mentre l’unico potere appartiene a noi, perché siamo noi la Coscienza e la Luce del mondo!

Quindi assumersi la responsabilità della propria vita e salute significa rovesciare nuovamente tutto! Il lavaggio del cervello che ci è stato fatto e ci viene fatto tuttora in continuazione è un enorme ostacolo a fare ciò: le notizie del telegiornale parlano di un mondo esterno pericoloso, la scienza parla di leggi inderogabili, la medicina ci invita a preoccuparci su che cosa mangiare e fare per vivere almeno ottant’anni senza troppi problemi… A ben vedere, l’assurdità sta proprio nel mondo in cui crediamo! Siamo come dei bambini che credono nella magia del caso, della fortuna, del mondo esterno pieno di pericoli e imprevisti. Il fatto è che siamo addormentati nel nostro stesso sogno e così lo crediamo reale, mentre noi crediamo di essere dei piccoli corpi senza alcun potere e vittime di un mondo gigante, mentre i giganti siamo noi e il mondo è dentro di noi!

Ottenere la guarigione integrale non solo è possibile, ma è normale

Ci sembra dunque che anche solo parlare di guarigione integrale sia roba insensata, “antiscientifica”, di magia. E non ci rendiamo conto che noi stessi siamo vittima della nostra magia e abbiamo credenze magiche così consolidate da chiamarle “scienza” e “mondo esterno”. Diamo a un farmaco il potere di guarirci, e in tal modo tale farmaco assume davvero il potere che gli attribuiamo. E diamo a una tossina il potere di avvelenarci, e così tale tossina ci può distruggere per via del potere che gli abbiamo dato. Il fatto che tali credenze siano consolidate a livello collettivo fa sì che sia davvero difficile rimuoverle da soli. In ogni caso, accade che nel nostro mondo alla rovescia consideriamo normale il miracoloso e miracoloso il normale.

Il fatto che il mondo esterno abbia potere su di noi è in realtà un miracolo, poiché come può una proiezione della nostra coscienza fare qualcosa? Al contrario, assumerci la responsabilità della nostra vita e della nostra salute e di ottenere la guarigione integrale appare miracoloso, mentre in realtà è assolutamente normale e scontato se riconosciamo di essere noi la Coscienza che guida il mondo. Ciò che è soprannaturale è ciò che vediamo tutti i giorni, mentre i miracoli che neghiamo a tutti i costi (o che al contrario crediamo come se fossero eventualità straordinarie) dovrebbero essere la normalità. E in questo senso ottenere la propria guarigione integrale non sarebbe una “diceria per spillare soldi alla gente” o una “credenza antiscientifica di menti deboli e corrotte”.

Più smetti di dipendere dal mondo, più ritorni integro e guarisci te stesso

Più smettiamo di dipendere dal mondo e più recuperiamo i nostri poteri e la nostra responsabilità di Coscienza, più possiamo guarire noi stessi e recuperare l’integrità a ogni livello. Non devi credere che ciò sia vero: devi solamente sperimentarlo su di te. Per ottenere la guarigione integrale non devi quindi fare altro che riconoscere che il mondo è dentro di te e sei tu la Coscienza che ha il potere e la responsabilità! Oggi pochissime persone hanno il coraggio di intraprendere un lavoro del genere. Un tempo tali conoscenze erano riservate solo agli alchimisti e a scuole esoteriche. Oggi possiamo usufruire molto più facilmente di tali conoscenze per risvegliarci, ma nonostante tutto siamo restii a crederle vere o anche solo a prenderle in considerazione.

Infatti nel nostro subconscio ci sono enormi blocchi e resistenze creati dal nostro ego per rimanere vivo. L’ego ovviamente ha tutto da guadagnarci dal vittimismo, dall’autocommiserazione, dal credere che il mondo abbia un enorme potere su di noi. Ma noi possiamo beneficiare soltanto dell’invertire il paradigma dell’ego. In tal modo potremo tornare integri e ottenere la guarigione integrale. E potremo smettere magari di dare a un virus il potere di devastarci completamente… Non è assurdo che un virus invisibile abbia il potere di alterare permanentemente un’intera civiltà? Come possiamo credere che sia normale farci sconvolgere da un’entità priva praticamente di vita? E ti lascio con queste domande provocatorie…

La forza del rituale

La forza del rituale

In pochi sono consapevoli della forza del rituale. Esso può condurre a stati inimmaginabili di trance ed estasi. Può creare un campo di presenza spirituale in grado di condurre a uno stato di coscienza completamente diverso e fuori dall’ordinario. Ciò che è ripetuto si carica di un potere e di un’energia enorme. Il più delle volte tale energia non è gestita correttamente e alimenta il comportamento compulsivo e la meccanicità. Basta sentir recitare un rosario o osservarci mentre ci laviamo i denti per vedere come dissipiamo l’energia del rito per cadere in un addormentamento ancora più profondo. Ciò che potrebbe risvegliarci e condurci a un livello superiore di coscienza viene usato per scivolare al di sotto del livello dei pensieri, cioè a uno stato di inconsapevolezza più profondo del normale.

E dal momento che le nostre giornate si compongono quasi totalmente di rituali, ne consegue che viviamo completamente addormentati, come dei burattini che eseguono i programmi del subconscio profanando la sacralità del rito e della Vita. Infatti l’unico modo per onorare l’esistenza è portare la nostra presenza nelle azioni e nei gesti quotidiani, rinnovando ogni volta ciò che è vecchio per creare un ricircolo di energia da e fuori di noi. Un rituale, proprio perché è ripetuto, dovrebbe essere sempre nuovo, fresco e intriso di una carica spirituale sempre pronta a elargire se stessa in un atto di rispetto sacrale per la Vita. Dopotutto, abbiamo a che fare con Dio in ogni momento, per cui in ogni istante scegliamo di profanare il sacro oppure di venerarlo.

La forza del rituale: oltre la meccanicità

La meccanicità e l’inconsapevolezza sono il modo più immediato per profanare Dio. Infatti ciò che è meccanico è un insulto alla presenza consapevole dentro di noi come espressione del divino. Quando siamo inconsapevoli, stiamo letteralmente bestemmiando ciò che è sacro. E ciò comporta sofferenza e rende la vita un incubo. Ed è così non perché ci sia una punizione divina per la profanazione dell’esistenza, ma perché scegliendo di essere inconsapevoli rifiutiamo l’energia spirituale e allontaniamo l’Amore. Ciò avviene perché solo attraverso la consapevolezza possiamo nutrirci di Vita, rinnovando il suo flusso dentro di noi a ogni livello, fisico, emotivo, mentale e spirituale. Quando ripetiamo meccanicamente gli stessi gesti, accade invece che blocchiamo il “ricircolo” di energia e mettiamo in atto un programma passato.

Mettere in atto un programma passato senza rinnovarlo con la propria presenza nel presente significa rimanere intrappolati nella dimensione del tempo e cioè nella non-esistenza. Quando non ci siamo, quando non portiamo tutto il nostro essere in ciò che facciamo, la mente prende il sopravvento su di noi. Accade questo perché siamo noi a consentirglielo: se non c’è un padrone di casa dentro di noi, qualcuno dovrà prendersi cura della sopravvivenza della nostra macchina biologica. Dev’essere così, perché questa è la legge della Vita: o scegli di essere la Vita oppure scegli di esserne in balia. Quando non siamo presenti, accade che viviamo sempre gli stessi programmi, e diventiamo letteralmente delle macchine, al punto che potremmo tranquillamente addormentarci (e questo è ciò che in effetti facciamo) e stare sicuri che il nostro corpo continuerà a funzionare da solo.

L’addormentamento invisibile dell’essere umano

Sembra incredibile, ma il 99% degli esseri umani per il 99% del tempo non c’è. A parlare, ad arrabbiarsi, ad andare al lavoro, a preparare il pranzo non è l’essere umano, non è cioè la coscienza che è la nostra essenza a fare queste cose. A fare tutte queste cose sono dei programmi, dei meccanismi del passato, allo stesso modo in cui un animale sopravvive perfettamente anche senza essere presente, poiché sono i suoi istinti a farlo sopravvivere. Questi meccanismi del passato danno vita a tanti piccoli io, ognuno dei quali di volta in volta prende il posto del padrone di casa, ovvero si impadronisce della coscienza e la usa per i suoi fini. E il paradosso è che noi crediamo di essere i padroni di casa, mentre il vero padrone di casa è continuamente in balia degli ospiti che entrano ed escono, dettando loro legge.

Ammettere questo può essere devastante. Eppure è uno dei pochi modi per uscire dalla prigione e risvegliarsi. Infatti per tornare a essere il padrone di casa quest’ultimo deve innanzitutto ammettere di non avere potere o, meglio, di aver gestito così male la casa da averla lasciata in pasto a ospiti indesiderati, che hanno preso il posto del padrone e hanno fatto di testa loro. Nel frattempo, il padrone di casa dimentica di essere tale e rimane ad accogliere ciascun ospite pensando che sia il padrone. In tale situazione di completa confusione, il padrone di casa è completamente fuori gioco. Eppure ciò non toglie che sia sempre il padrone e sempre lo sarà.

La meccanicità consuma enormi quantità di energia

Il fatto che il padrone di casa abbia lasciato agli ospiti i suoi compiti e la sua responsabilità consuma tremende quantità di energia, poiché la sua attenzione è completamente assorbita dall’unico atto di aprire e chiudere la porta di casa e assistere al caos totale creato dagli ospiti. In questo paragone, la meccanicità dei comportamenti e delle reazioni causa un enorme spreco di energie. Per il 99% del tempo la coscienza è assorbita e triturata dalla mente, e l’energia della macchina è spappolata e consumata drasticamente, al punto che il corpo e la mente, per smaltire la sbornia e riprendersi dalla baldoria, devono dormire dieci ore al giorno, mangiare 1 kg di zucchero, prendere un caffè ogni cinque minuti.

L’energia infatti non è fatta per essere presa totalmente dalla mente. Quando ciò succede, e questo è così per la quasi totalità degli esseri umani, ogni genere di distruzione ha luogo nella macchina biologica. E soprattutto viene sperimentata un’atroce sofferenza. E una profonda miseria e infelicità si insinua e si fa strada penosamente. A quel punto, la giornata diventa un susseguirsi piatto di rituali insensati e privi di forza, poiché nessuna Vita scorre nelle vene dell’uomo, il quale è letteralmente morto: un morto vivente che cammina come uno zombie e chiama questo assurdo vagare vita. In realtà non è mai stato vivo: non c’è Vita prima del risveglio, poiché non c’è nessuno dentro il corpo, se non una coscienza completamente addormentata e vittima del suo sogno.

La forza del rituale è dissacrata dall’addormentamento

In questo modo la forza del rituale viene dissacrata. Lavarsi i denti, farsi la doccia, andare al lavoro sono cose che possono essere fatte benissimo dalla mente senza bisogno di nessuna presenza. Tuttavia, compiere ripetutamente dei gesti senza alcuna presenza non fa che rafforzare i programmi passati e con essi l’inconsapevolezza. Nessuna energia fresca è portata nell’agire e in tal modo è la mente a prendere la forza del rituale e ad assorbirne l’energia. La mente approfitta dell’addormentamento della coscienza per attirare la sua attenzione su di essa, impadronendosi completamente di lei. Così i pensieri si moltiplicano a dismisura e vengono create intere storie, interi romanzi fino a costruire una biografia. E quella biografia diventa la storia personale, l’identità dell’essere umano.

Se la coscienza non è presente, è inevitabile che i programmi di sopravvivenza diventino sempre più potenti, poiché l’energia della presenza viene assorbita dai pensieri. Questa è l’unica vera forma di dissacrazione della Vita, ed è anche la peggiore e più distruttiva. Infatti essa crea un incantesimo potentissimo: la coscienza crede di essere la mente e, poiché la mente serve alla sopravvivenza del corpo e crede di essere il corpo, la coscienza stessa si identifica con il corpo. La mente infatti è l’organo centrale della sopravvivenza del corpo, quindi evidentemente è sempre preoccupata dei destini del corpo, per cui proietta minacce ovunque, attacca e si difende, è piena di bisogni, ha paura, si arrabbia, si sente in colpa… E la coscienza si sente limitata dal corpo e crede che ogni cosa che dice la mente la riguardi direttamente e quindi sia vera e di primaria importanza.

La forza del rituale è l’energia della presenza

La forza del rituale è la forza della presenza consapevole. Se vogliamo restituire forza al rituale della nostra vita e ai tanti piccoli riti di cui si compone dobbiamo tornare a essere presenti. Dobbiamo tornare a onorare ogni nostra azione infondendole la nostra presenza e rinnovandola con un’energia sempre nuova. Quando ci facciamo una doccia, dobbiamo tornare a farla con tutto il nostro essere. Non possiamo permettere che tutta la nostra attenzione sia assorbita dalla mente e quindi la nostra energia sia sprecata a creare e proiettare inutili forme mentali che perpetuano l’addormentamento. Ogni volta che facendoci una doccia non siamo presenti, lasciamo alla mente il potere di fare tutto ciò che vuole.

Ciò ovviamente non vale solo per la doccia: vale quando ci alziamo la mattina, quando ci laviamo i denti, quando prepariamo la colazione, quando guidiamo, quando facciamo sesso, quando andiamo al lavoro, quando parliamo… In pratica vale in ogni momento della nostra giornata. Infatti le nostre giornate sono costituite da una routine rigida. E noi stessi ci accorgiamo di come la routine diventi noiosa e insopportabile. Ciò non è dovuto affatto alla routine in sé, ma al fatto che tutta la nostra energia è consumata dall’inconsapevolezza e ogni nostra azione sembra penosa e portare sofferenza. E in effetti è così: quando non siamo presenti ogni azione è una tortura, poiché ogni gesto che compiamo alimenta il pensiero compulsivo, il quale alimenta a sua volta la meccanicità, in un loop senza fine.

La meccanicità è distruttiva

La meccanicità crea enorme frenesia, agitazione, ansia, stress e ogni genere di negatività. Tali stati sono creati dalla mente, la quale assorbe l’energia della presenza e la forza del rituale e la porta su una frequenza più bassa, in modo da poterla usare ai suoi scopi di sopravvivenza e per perpetuarsi. La mente non è malvagia: quello di sopravvivere è uno suo compito, un suo dovere: la mente è fedele alle leggi della Vita. Piuttosto, siamo noi a non essere fedeli alle leggi della Vita e a non assolvere il nostro compito di essere presenti. La responsabilità è interamente nostra e non ci resta che assumercela interamente. Dobbiamo ammettere umilmente di essere stati dei cattivi padroni di casa che hanno fatto cattivo uso della mente e hanno smarrito se stessi nel caos, dimenticando il proprio dovere e la propria responsabilità.

Quando non siamo presenti, creiamo altra mente e quindi altro tempo. E ogni volta che creiamo tempo, ci allontaniamo dall’unico momento presente e quindi dall’eternità di Dio. Fare questo ci costa caro: fa sorgere ogni tipo di sofferenza. E ci rende pericolosi per noi stessi e per gli altri. La meccanicità genera malattia, insalubrità, reattività, tendenza ad attaccare e a difendersi spietatamente. Più affondiamo nella meccanicità, più ricadiamo nel regno animale. Al contrario, più rimaniamo presenti, più ci eleviamo spiritualmente. E in questo modo ripristiniamo il nostro allineamento con la Vita, a beneficio del nostro spirito ma anche della nostra mente e del nostro corpo, che sono ristorati dalla quiete senza fine della presenza.

Come sfruttare la forza del rituale

Possiamo tornare a servirci della forza del rituale per ricaricarci di energia e alimentare il fuoco della presenza dentro di noi. E possiamo usare i rituali per accedere a uno stato di coscienza superiore, fuori dal tempo, nell’eterno presente. Non dobbiamo puntare tanto a raggiungere stati elevati temporanei, come può accadere dopo un’intensa meditazione o pratica spirituale. Dobbiamo elevare in modo permanente la nostra vibrazione per vivere in uno stato di coscienza superiore. In questo modo rendiamo tutta la nostra vita una preghiera o una meditazione: non smettiamo mai di pregare o di meditare, nel senso che rimaniamo in uno stato superiore in ogni momento, senza mai lasciarlo in nessun caso e per nessun motivo.

E così la nostra vita diventa un rituale ininterrotto di lode a Dio e di rispetto della sacralità della Vita. Noi stessi diventiamo sacri, divini e pieni di energia spirituale e presenza consapevole. E infondiamo ogni gesto di un alone mistico, come se ogni atto fosse un rito che conduce fuori dal tempo e invita gli altri a fare altrettanto, creando un’atmosfera intrisa di sacro. E contempliamo la Bellezza del Tutto. In questo modo rispettiamo la sacralità della nostra stessa presenza e la riflettiamo nel mondo, onorando la Vita con le nostre opere. Fare questo permette alla presenza di diventare sempre più forte e all’Amore di fluire da e fuori di noi in modo libero, guarendo noi stessi e il mondo ed elevando il livello di coscienza dell’intera umanità.

Puoi salvare il mondo solamente elevandoti spiritualmente

Un falegname che vede la bellezza del legno che sta intagliando produce un cambiamento nel bambino disperato in Kenya. L’atto di commozione di una madre per il suo bambino guarisce la ferita emotiva di un senzatetto. Ogni nostra azione produce cambiamenti nell’intero campo di Coscienza universale, poiché tutto è strettamente interconnesso. Se dunque vuoi salvare il mondo, diventa il massimo che puoi diventare. Il tuo risveglio è il più grande tributo all’umanità, la cosa migliore che possa fare per risolvere la guerra, la fame, la povertà. Per noi abituati a vedere solo l’aspetto e la manifestazione materiali dei problemi, ciò pare assurdo e sembra addirittura un invito all’egoismo e alla pigrizia.

Ma in realtà dedicarsi alla propria crescita spirituale significa dedicarsi all’evoluzione di tutta la Coscienza. Inoltre dobbiamo imparare a vedere come i problemi che appaiono materialmente (come la fame, la guerra e la povertà) non sono che il risultato di una disconnessione spirituale, per cui soltanto riallineando noi stessi possiamo contribuire a risolverli. E nel nostro atto di riallinearci, l’intera Coscienza ne beneficia, favorendo ulteriori riallineamenti, in un circolo virtuoso e in una reazione a catena benefica e salvifica. Dobbiamo ricordare che non siamo noi personalmente a salvare il mondo: è la Coscienza stessa a produrre spontaneamente i cambiamenti necessari. Dopotutto, non sappiamo nemmeno che cosa sia bene o male, per cui dovremmo perlomeno astenerci dal dire che sarebbe giusto fare una cosa piuttosto che un’altra al livello della forma.

Ciò che otteniamo spiritualmente si riflette al livello della forma

Dopodiché, dato che il mondo è solo un riflesso della Coscienza, ciò che otteniamo spiritualmente si riflette anche materialmente, al livello della forma. Ciò significa che se noi troveremo la pace dentro di noi, diventeremo automaticamente portatori di pace. Non dovremmo dunque preoccuparci di compiere azioni nello specifico per far finire la guerra nel mondo. Sarà la Coscienza a operare i cambiamenti necessari. Infatti solo Dio sa che cosa è meglio per il mondo. E non possiamo avere la presunzione di decidere noi al suo posto. Ciò che consideriamo come pigrizia è in realtà fede. In un atto di fede scegliamo di non fare nulla all’esterno, ma di cambiare il nostro interno. Dopodiché, aspettiamo solamente di vedere che cosa succede, con la certezza che tutto andrà secondo il piano di Dio.

E che cosa c’entra tutto questo con la forza del rituale? C’entra eccome. Infatti attraverso la forza del rituale noi ci riappropriamo dei nostri poteri e creiamo un campo di presenza dentro e fuori di noi. E tale campo di presenza incide sui campi energetici che vibrano su frequenze più basse nel mondo. In questo modo, compensiamo la negatività dell’Universo. E ogni creatura vivente ne beneficia. Non dobbiamo essere orgogliosi di questo. Piuttosto, dobbiamo essere grati e commuoverci per il fatto di farci canale di un Potere superiore. Quindi, se vuoi salvare i bambini dalla fame, crea ricchezza dentro di te. Se rimarrai povero, non certo li aiuterai. L’idea che la tua ricchezza (innanzitutto interiore, ma anche eventualmente esterna) alimenti la povertà nel mondo è completamente falsa.

Tale idea nasce dall’invidia dell’ego e dalle sue distorsioni. In realtà è vero proprio il contrario: quanto meno ti senti ricco, tanto più contribuisci alla povertà del pianeta. Accade questo perché la nostra povertà interiore alimenta l’energia della povertà in tutto il mondo.

I riti della quotidianità come occasioni per uscire fuori dal tempo

Tornando alla forza del rituale, ti conviene allora iniziare a sfruttarla al meglio! Per farlo, devi portare la tua presenza consapevole sui gesti quotidiani ripetuti. Puoi decidere di lasciare inalterate le azioni a livello della forma. Oppure puoi cambiare la tua gestualità, infondendo le tue azioni con un ritmo artistico e una cadenza sacra. Ad esempio, puoi fare movimenti lenti e ondosi mentre ti lavi, come in una danza sacra. Puoi creare dei riti secondo la tua fantasia, selezionando delle azioni consapevoli. Per fare ciò puoi partire dai riti della giornata oppure inventarne di nuovi. Ad esempio, puoi creare uno spazio apposito per alcuni riti meditativi o di preghiera, per intensificare la tua pratica. In ogni caso, non è importante esattamente ciò che fai e nemmeno la pratica, ma la dedizione con cui porti il sacro nella tua vita.

Quando sei intensamente presente nei riti della quotidianità, esci fuori dal tempo. Accedi al regno senza forma della pura consapevolezza, oltre la mente e i limiti del mondo. Diventi eterno e crei eternità attorno a te. Diventi infinito e superi ogni confine. Esci fuori di te e allo stesso tempo entri più in profondità dentro di te. Riscopri la tua essenza divina e divinizzi la Vita. Ti lasci alle spalle la meccanicità e sostituisci i gesti compulsivi con gesti pieni di potere e presenza, carichi di sacralità e forza. In questo senso, un gesto ripetuto mille volte non perde di valore, ma addirittura diventa ogni volta più potente, perché è caricato ogni volta del fuoco della presenza. Un gesto ripetuto perde valore solo se svolto meccanicamente. Altrimenti, è una piattaforma per uscire fuori dal tempo e tornare all’Uno.

In ogni cosa c’è tutto

In ogni cosa c'è tutto

Noi tutti siamo dei semi pronti a sbocciare, nasciamo come piccole scintille divine pronte a riconoscersi nella fonte della luce. Ogni cosa contiene in sé infinite potenzialità. Anche ciò che consideriamo negativo, cattivo o difettoso è in realtà un frutto acerbo che deve ancora maturare. Proviamo a vedere la bellezza e la magia nei nostri difetti, il germe del divino dentro di noi e dentro le nostre imperfezioni. Ricordiamoci che i difetti sono semplicemente qualità in potenza. Sono semi che devono germogliare e per questo hanno solamente bisogno di essere innaffiati dall’acqua dell’amore. Infatti in ogni singola cosa c’è l’intera essenza del divino: in ogni cosa c’è tutto.

Perciò impara ad amarti e ad apprezzare i tuoi difetti e quelli degli altri. Nutri ciò che è immaturo dentro di te e di vedere la bellezza e la perfezione che al momento appaiono solo in potenza. Nel ladro di oggi c’è il benefattore di domani. Nella nuvola più nera è nascosta la vita delle spighe di grano più preziose. Nel bruco si nasconde una farfalla dai colori sgargianti. Nella cava di marmo informe è contenuta una scultura meravigliosa. Nel fango è nascosto il segreto della fertilità e dello sbocciare dei fiori di loto. Nel silenzio è nascosto ogni suono. E nel vuoto è nascosta ogni forma.

In ogni cosa c’è tutto: impariamo a vedere il divino dappertutto

In ogni cosa c’è tutto: nel quadro c’è la tela, nella tela c’è il legno, nel legno c’è l’albero, nell’albero il frutto, nel frutto il nutrimento, il nutrimento consente la vita, la vita scorre nelle mani dell’artista che dipinge il quadro. Ogni cosa è interconnessa: anche nel difetto più profondo c’è la qualità migliore (come insegna la storia zen dei due vasi), la quale non potrebbe sbocciare senza tale difetto, allo stesso modo in cui non potrebbe esserci una farfalla senza un bruco o un albero senza un seme. E a questo punto che senso ha distinguere tra difetti e qualità, nel momento in cui i difetti sono qualità in potenza e le qualità sono difetti in atto?

E allora dobbiamo solamente eliminare la lente del nostro giudizio, che ci impedisce di vedere la Bellezza in modo chiaro e perfetto in ogni cosa. La mente giudicante agisce da filtro e vela la perfezione del Tutto. E in questo modo nasce il dualismo delle preferenze, dei valori e sorgono gerarchie di ogni tipo. La mente non può concepire allo stesso modo odio e amore, paura e fiducia, ignoranza e saggezza, resistenza e accettazione. Infatti la mente ha bisogno di opposti e un difetto deve necessariamente essere l’opposto di una qualità. Soltanto il cuore è in grado di vedere che ogni cosa è pervasa dello stesso identico grado di bellezza e perfezione, poiché il divino risplende dappertutto indistintamente.

La mente giudica, il cuore vede

La mente giudica il bello e il brutto, il bravo e il cattivo, il pregiato e il difettoso in base a ciò che è più utile e conveniente per la sua sopravvivenza. Il cuore non giudica, ma semplicemente vede la Bellezza di tutto, scavalcando ogni dualità di bello/brutto, bravo/cattivo, pregiato/difettoso. Che bisogno avrebbe infatti il cuore di affermare che la morte è migliore della vita, che l’odio è peggiore dell’amore, che un assassino è peggiore di un santo? Infatti gli opposti coincidono, e al di fuori del tempo e della mente vita e morte si equivalgono, e così amore e odio, violenza e santità. Al di fuori del tempo e della separazione non avrebbe nemmeno senso operare distinzioni. La mente giudica, mentre il cuore vede. Generalmente non abbiamo occhi per vedere, poiché ci fidiamo delle interpretazioni della mente.

E allora dobbiamo eliminare la tendenza a etichettare e a imporre i nostri filtri sulle cose. Solo in questo modo potremo vedere che in ogni cosa c’è tutto il mondo, e il divino risplende uniformemente sui prati come sulle sedie, sui santi come sugli assassini. Certo, è duro da ammettere, poiché siamo ipnotizzati dalla nostra mente e consideriamo abominevole una cosa del genere. E invece la blasfemia sta proprio in questo: creare separazione sulla base di una mente giudicante, che si sostituisce a Dio nel dire che cosa è bene e cosa male, che cosa è bello e cosa brutto. Dobbiamo lasciar andare la nostra arroganza e la presunzione di conoscere la realtà: solo con umiltà possiamo aprire il nostro cuore alla Verità.