3 livelli di consapevolezza

3 livelli di consapevolezza

Nell’Universo esistono almeno 3 principali livelli di consapevolezza. Ciascuno di essi corrisponde a un ben preciso momento nell’evoluzione della Coscienza. L’uomo ha la prerogativa di poter concentrare su di sé tutti questi livelli di consapevolezza, ma attraversa anche delle fasi intermedie che conducono da un livello all’altro. Essenzialmente, il modello che ti voglio proporre si basa sull’individuazione di diversi gradi di consapevolezza in base al pensiero. Il sorgere della mente può essere visto come il momento clou nell’evoluzione della coscienza, poiché separa la coscienza primitiva o animale da quella superiore o aldilà dei pensieri.

Quali sono i 3 principali livelli di consapevolezza

Ecco quali sono i 3 principali livelli di consapevolezza secondo questo modello:

  • lo stato della pre-mente, ovvero lo stato di coscienza primitivo. Esso è tipico delle forme di vita animali e vegetali. Questo livello di consapevolezza è caratterizzato dalla presenza di una coscienza, che tuttavia non è autocosciente. Ad esempio, un albero non sa di essere, ma semplicemente è;
  • lo stato della mente, ovvero lo stato di coscienza ordinario tipico dell’uomo medio. Questo livello di consapevolezza è caratterizzato dalla presenza di una coscienza consapevole di sé e quindi di essere. Tuttavia, il costo della Coscienza per attraversare questa fase è l’esperienza della sofferenza dovuta all’imposizione di una limitazione su di sé per conoscere se stessa. Questa limitazione è il regno della mente;
  • lo stato della non-mente o oltre la mente, ovvero lo stato di coscienza dei maestri illuminati come Gesù o Buddha. Può essere definito anche come stato divino, poiché è caratterizzato da una profonda unione con l’Essere. In questo stato la Coscienza si riunisce in se stessa e diventa pienamente consapevole di sé, aldilà della limitazione della mente. Questo livello di consapevolezza è al di sopra delle forme pensiero.

Lo stato della pre-mente: il primo dei 3 livelli di consapevolezza

In questo stato di coscienza vi è, effettivamente, un senso di intensa connessione con l’Uno e con il divino. Tuttavia, chi lo sperimenta è così assorbito in esso al punto da non percepirlo. Infatti la consapevolezza non è ancora matura per conoscere se stessa. Questo livello è spesso descritto nella mitologia e nelle saghe antiche come il Paradiso Terrestre o l’età dell’oro, rimpianto come fase di perfetta beatitudine. In questa fase si narra che l’uomo non lavorasse e non faticasse, per godere soltanto dell’unione con Dio. L’uomo era in completa armonia con la natura.

Nel corso della storia questo momento può essere rintracciato nelle forme di ritualismo primitivo, di matrice spiritistico e animistico. Il mondo era visto come manifestazione dell’energia divina. Tutto era percepito come circondato da un alone di mistero e sacralità inviolabili. Secondo la mitologia, in questa fase non esisteva ancora la sofferenza poiché il flusso della Vita scorreva libero e impetuoso, senza alcuna resistenza.

Questo livello di consapevolezza è oggi incarnato dalle forme animali e vegetali. Esse conoscono il dolore inteso come manifestazione fisiologica, ma non sperimentano la sofferenza intessa come anticipazione del dolore (essa esiste solo nel regno della mente e del tempo). Allo stesso tempo, però, tali forme di vita non hanno un’individualità che permetta loro di percepire consapevolmente la loro gioia spensierata e pura. L’uomo sperimenta tuttora questa fase nei primi anni di vita del suo sviluppo, caratterizzati da uno stato di flow quasi costante e dall’assenza di mente. Non a caso, i primissimi anni di vita non vengono il più delle volte ricordati, proprio perché il meccanismo del pensiero non è ancora sorto e la memoria è ancora primitiva. I bambini sono ancora avvolti nell’Eternità senza tempo e nello stato di pre-mente.

La tentazione di tornare allo stato primitivo

Alcuni pensatori e filosofi, come Rousseau, auspicavano un ritorno a questa fase. Ma questa è una fase infantile dello sviluppo umano: tornare ad essa vorrebbe dire fare un enorme passo indietro. Oggi esistono dei modi per tornare allo stato primitivo e inconsapevole, al di sotto dei pensieri, e sono, essenzialmente, il sonno ordinario, il sesso inconsapevole, i piaceri dei sensi, lo stato di coscienza indotto dalle droghe e da sostanze psicoattive, lo stato ipnotico ottenuto quando guardiamo la televisione e ci facciamo assorbire da un film. Anche quando siamo “sequestrati” dalle emozioni o dalla negatività finiamo sotto la mente, poiché ne siamo completamente dominati e diventiamo del tutto inconsapevoli.

Non è un caso che lo stato della pre-mente sia ricercato dalla maggior parte di noi, attraverso il cosiddetto divertissement (oggi meglio chiamato col nome di vuoto consumismo). Esso è un modo per sfuggire allo stato mentale e alla sofferenza dovuta all’identificazione con i pensieri. Tuttavia, scendere al di sotto della mente significa tornare ad essere inconsapevoli e ciò non è il destino dell’essere umano.

Dallo stato di pre-mente allo stato superiore di non mente

Esiste, però, un modo per passare allo stato superiore di non-mente attraverso le attività elencate sopra: esso consiste nel portare la consapevolezza in esse, rimanendo in uno stato di presenza durante il loro svolgimento. In questo modo, esse possono in alcuni casi diventare addirittura una piattaforma di elevazione della consapevolezza: è il caso del sonno cosciente e del fenomeno dei sogni lucidi, del sesso consapevole, del ricordarsi di sé mentre si guarda un film o si legge un libro, del rimanere presenti sotto l’effetto di uno stupefacente. Non ti sto consigliando di assumere droghe per vedere se riesci a rimanere presente! Al limite, però, se fumi, potresti provare a praticare la mindfulness durante una tirata: è dimostrato che portare la consapevolezza al gesto di fumare aumenta notevolmente la probabilità di smettere.

Chiaramente non devi ossessionarti con l’idea di cercare di essere consapevole in tutte le tue attività: ad esempio provare a rimanere cosciente nel sonno potrebbe soltanto impedirti di dormire o farti vivere esperienze fastidiose. In ogni caso, ti consiglio di non rifugiarti nelle attività inconsapevoli per sfuggire alla sofferenza, anche perché potresti cadere in dipendenze di cui potresti pentirti. Le pratiche che ti consiglio di più sono:

Le pratiche di consapevolezza

  • il mindful eating (mangiare prestando attenzione al gusto e all’atto di nutrirti);
  • il sesso consapevole (ti sembra normale fare l’amore pensando alla partita di calcio?)
  • il ricordo di sé mentre guardi la televisione o leggi un libro. In breve, al posto di farti assorbire dal film o dalla trama del romanzo, mantieni una parte dell’attenzione su di te, sul tuo senso di esserci o anche su una parte del corpo per ricordarti della tua presenza. Questa pratica si chiama anche attenzione divisa ed è un modo efficace per aumentare la consapevolezza;
  • la mindfulness nelle tue attività di routine. La meccanicità è inconsapevolezza, per cui togli il pilota automatico e presta attenzione quando ti lavi le mani, i denti o ti fai una doccia. Scegli almeno un’attività della tua giornata in cui portare consapevolezza.

Tali pratiche possono aiutarti a portarti direttamente da uno stato di inconsapevolezza a uno stato di consapevolezza. Tuttavia non pensare che sia così facile! La mente è sempre in agguato e non puoi pensare di farla franca senza affrontare quel mostro insopportabile! I pensieri tendono ad emergere quando provi a rimanere consapevole: hai bisogno inizialmente di una forza di volontà ferrea per sottrarti ad essi, in particolare quando provi il mindful eating o una “mindful shower“. Per le attività che invece assorbono totalmente la tua attenzione, come guardare un film, il tuo obiettivo non è tanto quello di sfuggire ai tuoi pensieri, quanto di non cadere nell’inconsapevolezza ipnotica.

Lo stato mentale: il secondo dei 3 livelli di consapevolezza

Lo stato mentale è lo stato ordinario di consapevolezza dell’essere umano medio. Esso si sviluppa a partire dai tre-quattro anni nel bambino, quando si consolida il suo senso di identità personale ed egoica. Si tratta di una fase inevitabile nella maturazione della coscienza individuale e collettiva. Il problema è che la maggior parte di noi rimane intrappolato in essa per tutta la vita, senza neanche avere la possibilità di intravedere uno stato superiore. La mente, infatti, ha una forza straordinaria nell’attrarre l’uomo e nell’assorbirlo. Il potere più profondo della mente deriva dalla sua capacità di farci identificare con essa, possedendoci e dominandoci. In questa fase la Coscienza scambia se stessa per l’entità illusoria che ha creato, finendo per credere ai contenuti del proprio sogno. Il sogno mentale, inoltre, dal punto di vista della mente stessa è spiacevole e doloroso.

Infatti il reame della mente è caratterizzato dalla dualità e dalla contrapposizione degli opposti, del bene e del male, del piacere e del dolore, del superiore e dell’inferiore. In generale, è contraddistinta dalla separazione tra soggetto e oggetto. Laddove c’è separazione, c’è attrito con la vita, resistenza e quindi sofferenza. Essa è amplificata dalla percezione illusoria del tempo, attraverso il quale l’uomo può anticipare il dolore o essere ossessionato da un piacere. All’interno della mente non c’è salvezza. Essa infatti è una vera e propria prigione, creata dalla Coscienza come necessaria limitazione a se stessa per poter fare esperienza di sé. L’Io è letteralmente imprigionato nella mente e sembra non avere via di uscita. Ma aldilà della mente c’è una dimensione sconfinata al quale l’essere umano può aprirsi per eliminare la sofferenza.

Vantaggi e limiti della mente

La mente è anche lo strumento della cultura, della scienza e della ragione e ha dunque permesso l’avanzamento umano in ogni campo. Dunque essa è anche un mezzo meraviglioso, ma il problema sorge quando sopraffà l’utilizzatore. In questo caso, crea guerra, conflitto e distruzione, alienazione e competitività selvaggia. La degenerazione della mente è la conseguenza inevitabile della necessità della Coscienza di tornare a se stessa. Se la mente ci donasse grazia e beatitudine, non ci sarebbe bisogno di fare il passo successivo. Ma in questo modo non potremmo fare esperienza della nostra vera natura e rimarremmo per sempre nell’ignoranza.

La mente è anche l’elemento che ci eleva al di sopra del regno animale. Essa ci dona degli strumenti per compiere attività complicatissime. Tuttavia una mente indisciplinata ci rende schiavi della nostra macchina biologica. Così diventa indispensabile imparare a gestire il nostro apparato mentale. I limiti della mente superano di gran lunga i vantaggi. Per questo è doveroso superare questa fase di sviluppo della Coscienza.

La prigione della mente

All’interno della mente, il mondo (che è in realtà una proiezione della mente stessa), è percepito come esterno e separato. Il mondo è visto come oggetto dell’esperienza. L’Io, al contrario, è avvertito come soggetto che fa esperienza del mondo. In altre parole, è alienato e si sente vittima della sua stessa creazione, dimenticando la propria responsabilità. Non solo l’Io percepisce il mondo come separato, ma vede gli altri come diversi, per cui può sentirsi minacciato e impaurito, anziché vederli come riflessi di sé o parti del proprio subconscio. La paura è l’atteggiamento predominante con cui l’Io assorbito nella mente si relaziona con la realtà. C’è chi indica questa condizione di schiavitù come psicopenitenziario o carcere psichico. Per evadere da questa trappola, è necessario rendersi conto innanzitutto che noi stessi ne siamo gli artefici, assumendoci la responsabilità totale della nostra vita.

Devi renderti conto che tu sei il carceriere di te stesso. Ciò significa che tu sei l’unico che può tenerti prigioniero ma anche il solo a poterti liberare. Per quanto questa situazione possa sembrarti assurda o inconcepibile, ti basta osservare un attimo per renderti conto che è così. Il primo passo verso la liberazione è la consapevolezza del tuo stato di prigionia. Tu, come Coscienza, hai voluto questa condizione per permetterti di tornare a te stesso con una consapevolezza superiore. Quindi, anziché condannare la tua situazione, benedici il momento presente e inizia a lavorare. Ma che cosa puoi fare per superare lo stato mentale per accedere al regno oltre la mente? Ecco la soluzione:

Come passare dalla mente alla non-mente

Tranquillo, passare dalla mente alla non-mente non significa diventare un’ameba che non riesce più a pensare! Alcuni temono che superare i limiti della mente sia pericoloso o distruttivo. La verità è che l’unica cosa veramente dannosa è rimanere nella mente. Per quanto tu ti possa sentire al sicuro al suo interno, infatti, in realtà è che nella mente non vi è alcuna sicurezza. Tutto può cadere in rovina da un momento all’altro. La sofferenza è l’unica cosa garantita. E può accadere di tutto: la tua mente è la tua padrona e può spingerti a compiere atti folli e sconsiderati. Ricorda che il regno della mente è il reame della meccanicità, della libertà apparente percepita come reale, dell’illusione completa e totale. Che cosa puoi fare per elevarti al di sopra della mente?

Essenzialmente, devi diventare una sentinella. Devi innanzitutto riscoprire la dimensione della tua consapevolezza. Puoi farlo tramite la meditazione oppure semplicemente mostrando interesse per il tuo Io. Devi sviluppare il desiderio intenso di scoprire chi sei veramente. Finché ti identificherai con la mente, non potrai sfuggire ad essa. Una pratica molto potente consiste nel ricordo di sé durante la giornata. In altre parole, devi cercare di rimanere connesso con la tua presenza consapevole il più possibile, per smettere di identificarti con la mente e tornare ad essere la tua coscienza aldilà dei pensieri. Il vero lavoro spirituale consiste interamente nella riscoperta del vero Sé ed è dunque incentrato nel tentativo di trascendere i limiti della mente. Ciò non significa necessariamente eliminare la mente, ma addomesticarla diventandone i padroni invece che gli schiavi inconsapevoli.

Cambia punto di vista e apri il cuore per accedere all’ultimo dei 3 livelli di consapevolezza

Per accedere allo stato di non mente devi assumere il punto di vista della tua coscienza. Devi percepire la sensazione di esistere e rimanere connesso con essa. Questo è il significato di “disidentificazione” dalla mente. Ciò potrebbe farti paura perché potresti vederlo come un modo per aprire una crisi d’identità. In effetti è vero che stai facendo un salto nel vuoto. In un certo senso, la tua mente deve “morire”, nel senso che deve lasciarti libero. Ma questo processo di disidentificazione è inevitabile e prima o poi dovrà essere vissuto da tutti. Ora tu hai la possibilità di essere uno dei primi a fare questo salto quantico, prima che sia la vita stessa a costringerti a farlo. Non aspettare che sia la stessa mente a farti soffrire al punto da volertene liberare. Puoi evolverti nella gioia, anche se la maggior parte di noi sembra voler seguire la strada della sofferenza.

A quanto pare, la sofferenza è più affascinante… oppure semplicemente la sofferenza ci permette di aprire il cuore laddove la nostra volontà cosciente non ce la farebbe. Ma se avrai la forza d’animo sufficiente per fare questo passo, non dovrai necessariamente soffrire ancora. Puoi immergerti nell’Amore e nel regno oltre la mente anche ora. Cerca le occasioni per sperimentare emozioni superiori: un concerto musicale, un tramonto, il miracolo della natura. Non permettere che la mente prenda il posto del cuore in quelle occasioni. Se ti viene da piangere, piangi, senza vergogna o paura. Il tuo cuore ha sempre ragione, poiché è il punto di contatto con il tuo Sé superiore. Avere un cuore chiuso ci rende individui sofferenti e pieni di paura. Un cuore aperto, al contrario, ci eleva sui piani stupendi dell’amore incondizionato e della gioia.

Lo stato della non-mente: il più elevato dei 3 livelli di consapevolezza

L’ultimo e il più elevato dei 3 livelli di consapevolezza è quello della non mente. Per quanto simile per certi aspetti al primo, questo è completamente diverso. Infatti lo stato della pre-mente è caratterizzato, come abbiamo visto, da una profonda inconsapevolezza. Essa impedisce alla Coscienza di godere pienamente di se stessa. Solo attraverso il superamento dei limiti della mente e del mondo è possibile accedere al “Regno dei Cieli”. Questo stato è quello del ritorno all’Uno, arricchito dalla consapevolezza dell’Io di se stesso. In questo stato si trova la vera beatitudine celestiale, la pace imperitura dell’Essere e l’unità percepita con il Tutto. Chiaramente ci sono diverse sottofasi prima di arrivare all’Infinito e alla Coscienza universale. Tanto più diventi padrone della tua mente, quanto più ti avvicini all’Illuminazione e all’Uno. Potresti arrivare alla realizzazione della Verità in questo momento come tra mille anni.

Il risveglio alla tua essenza divina è un atto di grazia. Accade spontaneamente e inaspettatamente. Ciò non significa che non possa fare nulla per facilitare il risveglio. Le indicazioni di questo articolo e del blog in generale vogliono aiutarti proprio in questo. Infatti una forza di volontà e un impegno intensi e prolungati possono avvicinarti profondamente all’Illuminazione e allo stato della non-mente. Ma in ogni caso devi ricordare che prima o poi tutti saremo illuminati. Questa infatti è la sorte degli esseri umani. La mente, prima o poi, è destinata a collassare e a lasciare spazio alla Coscienza in sé e per sé, come la definiva Hegel. In filosofia l’idealismo descrive i tre passaggi della coscienza come Io, non Io e Io consapevole di se stesso. La fase della limitazione è fondamentale ma fa parte di un disegno ben preciso, che porta alla fase dell’Unità col Tutto.

La non-mente e la pre-mente a confronto

Come abbiamo detto, l’elemento principale che distingue la pre-mente dalla non-mente è il divario di consapevolezza tra le due fasi. Ma potrebbe esserti utile comprendere meglio le differenze tra le due per il tuo percorso di crescita:

  • nella pre-mente sei uno col Tutto, ma solo nella non-mente sei tutto con l’Uno. Quando sei al di sotto dei pensieri, il tuo senso di separazione scompare, ma sei letteralmente assorbito nell’oceano della Coscienza. Al contrario, nella non-mente conservi un’individualità pur non distinta dal resto;
  • nella pre-mente non hai la forza sufficiente per realizzare l’Uno. Nella non mente hai raggiunto un livello di consapevolezza tale che puoi immergerti in esso senza esserne divorato o schiacciato. Il costo, chiaramente, è il sacrificio del tuo ego, che non può accedere alla non mente e deve essere perciò lasciato indietro;
  • nella pre-mente regnano un falso ordine, una beatitudine illusoria e una felicità fasulla. C’è, in essa, un senso di mancanza, anche se inespresso e apparentemente inesistente. Nella non-mente non desideri più nulla, se non di Essere nel qui e ora e di dimorare eternamente nello spazio infinito e gioioso della Coscienza.

Come usare i 3 livelli di consapevolezza per la tua crescita

In breve, il tuo obiettivo è quello di elevarti al di sopra dello stato mentale senza però ricadere nell’inconsapevolezza primitiva. Purtroppo il mondo moderno e consumistico ci invita a indulgere in attività che promuovono l’inconsapevolezza. Per questo devi stare attento a non scambiare la pace della pre-mente con quello della non-mente. La pre-mente è uno stato inconsapevole; la non-mente è uno stato ricercato consapevolmente. Essa può essere raggiunta soltanto domando la tua mente.

Questi 3 livelli di consapevolezza possono fungere da cartina di tornasole per la tua crescita. Di tanto in tanto, chiediti in quale dei tre stati ti trovi. Quando sei in uno stato di pre-mente, sicuramente non ti porrai nemmeno questa domanda, a meno che non abbia sviluppato già una presenza notevole che ti permetta di saltare direttamente a un livello superiore di coscienza. Quando sei assorbito nei pensieri, hai la facoltà di rendertene conto e di tornare a te stesso, nel qui e ora. Se sei in uno stato oltre la mente, sei in pace con te stesso e accetti totalmente il presente. In ogni caso, tu devi semplicemente cercare di essere il più possibile presente.

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