Abbiamo perso la capacità di riflettere

Abbiamo perso la capacità di riflettere

Abbiamo perso la capacità di riflettere. Esprimiamo giudizi, pensieri, pareri, ma non ci sediamo a pensare veramente. Abbiamo opinioni politiche, interessi, passioni. Ma non andiamo a fondo nella nostra mente, non ci interroghiamo più sulla natura dell’esistenza. Non sappiamo più chi siamo, siamo dei perfetti sconosciuti ai nostri occhi. Quanto tempo passi da solo con te stesso, a chiederti come stai, che cosa provi, a connetterti con i tuoi desideri, con la tua essenza creatrice e con l’energia che scorre nelle tue vene? Hai mai pensato a quanto diamo per scontata la relazione con noi stessi? Trascorriamo infinite ore in mezzo ad altri o ad altre cose. Ma ci dimentichiamo di noi stessi.

Pensa un attimo a questo: se tu e il tuo partner non vi rivolgete più la parola, quanto credi che durerà il vostro rapporto? Ora, rifletti sul fatto che tu, molto probabilmente, ti comporti così con te stesso. Come puoi stare bene con te stesso senza fermarti un attimo per farti delle domande, per interrogarti sulla tua vita, sul tuo destino di essere umano? Credo che sia impossibile. La società in cui viviamo ha una grossa pecca: valorizza la capacità di relazionarsi agli altri, ma sottovaluta miseramente l’abilità di rapportarsi con se stessi. Non si può dare per scontata una cosa del genere. Non si può passare un’intera vita senza rimanere almeno alcuni minuti a fare introspezione, ad entrare nei meandri della propria mente.

Dedicati a te stesso

Tu hai un enorme bisogno di dedicarti a te stesso per essere felice. Nessuno può farlo al posto tuo, e se ti trascurerai per troppo tempo non meravigliarti se proverai ansia, angoscia e depressione immotivate. Spesso le emozioni vengono senza una ragione ben precisa. Hai mai pensato che potrebbero scaturire da un tuo bisogno profondo di riflettere, di rimanere a godere da solo della tua compagnia? Il paradigma sociale ci spinge a rifuggire la solitudine. Siamo tempestati da inviti all’estroversione e all’apertura agli altri. Ma ti dico una cosa che potrebbe farti male: non puoi apriti agli altri senza prima aprirti a te stesso. Le relazioni con gli altri sono lo specchio del nostro rapporto con noi stessi e migliorare in modo sincero e genuino la vita relazionale presuppone un equilibrio maturo tra introversione ed estroversione.

L’uomo infatti è certamente un animale sociale. È fatto per condividere amicizia e compagnia. Ma raramente viene messo in evidenza come tale socialità derivi dall’interno. Senza un lavoro interiore, la socialità decade e si trasforma in una perdita di tempo. Per carità, non dico che talvolta non sia necessario dedicarsi alla socialità alla leggera, senza ossessionarsi con queste idee balzane. Sostengo, tuttavia, che non si può donare se stessi in maniera libera e genuina senza un minimo di tempo passato in solitudine. Il problema è che oggi rifuggiamo da noi stessi, come se dentro di noi ci fosse una belva feroce che è meglio evitare per non essere mangiati vivi. Il fatto è che non vediamo il motivo per stare con noi stessi, non siamo motivati o addirittura pensiamo sia da “asociali”.

Non rimandare il tuo appuntamento con te stesso

Il paradigma dell’estroversione è così dominante che dedicarti all’introspezione potrà apparirti come una perdita di energia o un’attività che non porta da nessuna parte. Si tratta di un paradigma corrotto, che rivela da subito il suo marciume. Non che ci sia nulla di male nell’estroversione, chiaro. Il fatto è che il suo eccesso è una negazione dell’essenza umana e della sua stessa fisiologia. Non è pensabile bombardare la nostra mente in continuazione con stimoli esterni. La mente ha bisogno di una pausa tra un’attività e l’altra, tra una serata in compagnia e un’altra. È da pazzi non fermarsi un attimo a pensare a se stessi, a nutrire la propria anima. Eppure ciò che facciamo costantemente è rimandare il nostro appuntamento con noi stessi.

Purtroppo abbiamo perso la capacità di riflettere e di stare da soli per almeno qualche istante. E quando proviamo a farlo soffriamo: la nostra mente ci punisce perché non abbiamo mai coltivato l’orticello della nostra anima. Siamo stati cattivi padroni. Abbiamo buttato al vento i nostri momenti di solitudine. Quando ci ritroviamo soli, perdiamo la pazienza perché non sappiamo aspettare e goderci la nostra solitudine. Quando abbiamo un minuto libero, pensiamo immediatamente a che cosa fare dopo. E il tempo per noi stessi sfuma e si dissolve nella tempesta della nostra frenesia. Stare da soli è oggi più che mai una sfida, ed è una straordinaria opportunità di crescita.

Abbiamo perso la capacità di riflettere in solitudine

Ciò che ci rende speciali è proprio la capacità di coltivare in silenzio l’arte di apprezzare noi stessi. Non possiamo amare gli altri senza prima accendere quella fiammella di passione per noi stessi e la nostra esistenza. È una pretesa assurda credere di poter conquistare la felicità con uno schiocco di dita, senza nutrire il tuo spirito del nettare di cui ha bisogno. E non puoi stare bene con gli altri se non stai bene con te stesso, poiché in ogni caso porti sempre dentro di te la tua compagnia. Che è anche la tua solitudine.

Per questo ti chiedo di ritagliarti degli spazi solo per te stesso. In questi spazi, siediti, metti un timer di venti minuti, rilassati e inizia a farti domande. Fai finta di rivolgerti ad un amico. Chiediti: “Come stai?”, “Com’è andata la giornata?”. Non farti domande troppo complicate o esistenziali all’inizio. Chiedi ciò che domanderesti ad un tuo conoscente rivedendolo. Noterai probabilmente che ti sembra di rivolgerti ad un estraneo, a meno che non abbia già lavorato su di te. Ciò dipende dal fatto che non hai mai interrogato te stesso. Potresti anche sentirti ridicolo e avere l’impulso di smettere subito.

Parlare da soli è una follia?

Parlare da soli, in effetti, viene considerato folle dalla società. Il problema è che in ogni momento parliamo da soli: la nostra mente macina migliaia di pensieri al giorno. Il nostro discorso con noi stessi è stato interiorizzato a tal punto che è la nostra mente a decidere di noi. Quando eravamo bambini, ci è stato insegnato a non pensare a voce alta, ma a tacere. Il fatto è che gli adulti così ottenevano l’assenza di rumore, e il nostro dialogo si trasformava in una voce dentro la nostra testa. E quella voce, nel corso del tempo, è diventata un’accozzaglia di pensieri, la maggior parte dei quali non vorremmo mai confessare. Se in ogni momento tutti dicessimo che cosa pensiamo, gran parte dei rapporti umani si romperebbe all’improvviso.

Infatti buona parte delle nostre relazioni si basa sulla falsità, diciamolo chiaramente. Non diciamo ciò che pensiamo veramente, perché abbiamo paura di essere rifiutati. Il fatto è che la nostra mente suggerisce pensieri pazzi perché non è in pace. Ma l’unico modo per ottenere la pace è cercarla dentro di te. Se avrai la pace nel tuo cuore, le tue relazioni miglioreranno. La spontaneità, l’apprezzamento degli altri e l’amore vengono solo dalla riflessione, dallo stare soli e dal fare introspezione. Infatti come puoi migliorare la tua personalità senza dedicare del tempo a te stesso e a plasmare il tuo carattere?

La solitudine è tua amica ora che abbiamo perso la capacità di riflettere

Non c’è nulla di male nella solitudine. Esiste, certo, un tipo di isolamento che causa sofferenza e angoscia. Questo tipo di solitudine è quello della maggior parte di noi. Consiste nello stare fisicamente da soli, ma facendosi trasportare dalla mente nei meandri dell’ansia e della depressione. Quando siamo soli, tendiamo a farci dominare dalla nostra mente. Diamo ascolto ai pensieri terribili che ci sovvengono e ci facciamo sottrarre l’energia da essi. La vera solitudine, al contrario, consiste nel dedicare a se stessi tutta la nostra forza e tutta la nostra concentrazione. Nella vera solitudine puoi meditare, riflettere, trascorrere semplicemente il tempo in tua compagnia.

C’è una differenza abissale tra essere solo e sentirsi solo. In inglese ci sono due termini corrispondenti a “solo”: alone e lonely. “Alone” indica la condizione di chi è solo fisicamente, nel senso che non è circondato da altre persone. “Lonely” indica quella spiacevole sensazione di sentirti solo e abbandonato dagli altri. Il fatto è che tu puoi tranquillamente sentirti solo in mezzo ai tuoi amici, come puoi sentirti pieno e completo nella tua stanza. Infatti non è la presenza fisica di altre persone a colmare i nostri vuoti. È la nostra stessa presenza a realizzare questo obiettivo. Per questo non puoi fare a meno di coltivare la relazione con te stesso. In questo modo potrai sentirti in compagnia sia quando sarai circondato da persone che quando sarai solo.

Trova un equilibrio tra solitudine e compagnia

Alterna solitudine e compagnia. Non farti condizionare dall’opinione della gente. Scegli ciò che ti fa sentire meglio. Quando la tua mente è satura, scegli la solitudine. Se ti viene voglia di condividere il tuo tempo con qualcuno, scegli la compagnia. Sei libero di fare ciò che più ti aggrada. In ogni caso, impara ad apprezzare la solitudine. È un’enorme opportunità per la tua crescita. Ricordati che abbiamo perso la capacità di riflettere. E ciò che può fare la differenza nel mondo è la tua capacità di stare solo con te stesso.

Abbiamo perso la capacità di riflettere: sta a te recuperarla dedicandoti del tempo. La tua solitudine è preziosa e potente. Non puoi vivere ignorando te stesso e lasciandoti in balia delle onde. Riconnettiti con te stesso e ritrova il contatto con la tua natura. Dentro di te c’è un mondo incontaminato e meraviglioso, misterioso e magico. Sta a te riscoprirlo, sedendoti di tanto in tanto a farti domande e ad apprezzare la tua compagnia.

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