Come trasmutare le emozioni

Come trasmutare le emozioni

Il piombo delle emozioni inferiori è l’oro in potenza delle emozioni superiori. Il piombo è il carburante da trasformare in Amore. È quindi un materiale preziosissimo, sebbene a prima vista appaia come negativo e doloroso. L’alchimista è colui che con la presenza sulle emozioni inferiori di rabbia, odio, ansia, orgoglio e paura opera una trasmutazione di tali emozioni. Esse vengono trasformate in qualità superiori, dalla fiducia al coraggio, dall’impeto guerriero all’amore incondizionato, dal distacco alla dolcezza, dalla pazienza alla tolleranza, dall’entusiasmo alla gioia, dalla pace alla resa e accettazione. Ma come trasmutare le emozioni?

La via della trasmutazione alchemica

La via della trasmutazione alchemica consiste nella trasformazione del piombo in oro. Che cos’è il piombo? Il piombo è l’insieme di emozioni legate alla nostra mente primitiva. Non a caso esse sono in comune con la maggior parte degli animali: tutti gli animali provano paura, impulsi sessuali e aggressivi, rabbia, bisogni. Proviamo sicuramente una gamma di emozioni inferiori molto più varia, ma ciò non toglie che esse siano un derivato della nostra eredità animale. Non è un caso, ad esempio, che si dica che una persona adirata sia inviperita o sia come un cane rabbioso. L’uomo è un essere complesso: ha una parte inferiore, animale e una parte superiore, angelica, spirituale e divina. La spiritualità consiste nel trascendere la parte inferiore, trasmutandola in quella superiore e nel dominare la propria animalità diventando puro spirito.

Dicevamo dunque che il piombo è l’eredità animale che portiamo dentro di noi. Essa può essere trasmutata tramite la presenza. Vale a dire, quando nasce dentro di noi un’emozione inferiore di rabbia, odio, paura, vergogna, colpa e così via, dobbiamo coglierla mentre sorge: quest’atto di consapevolezza permette di trasformare l’emozione in un atto di amore, purché la pratica sia prolungata nel tempo e svolta con dedizione. Per operare questa trasmutazione, non bisogna tanto compiere uno sforzo (se non quello di essere presenti all’emozione proprio mentre sorge). Piuttosto, la trasformazione è più rapida ed efficace se ci abbandoniamo alla nostra presenza, in modo femminile. L’energia femminile dell’apertura si unisce così all’energia maschile dello sforzo e della volontà di rimanere presenti. Se accogliamo profondamente un’emozione inferiore, senza resistenze, essa diventa un’emozione di cuore. Vediamo nello specifico come trasmutare le emozioni inferiori in emozioni superiori.

Come trasmutare le emozioni inferiori in emozioni superiori

Ecco i passi per trasmutare le emozioni inferiori in emozioni superiori:

  • Osservare le proprie emozioni in modo da diventarne consapevole e riconoscere come sorgono, si sviluppano e si dissolvono. Per fare questo bisogna osservare la mente e le sensazioni fisiche senza giudizio. Così vengono portate alla luce la componente mentale e quella fisica delle emozioni.
  • Lasciare andare le interpretazioni della mente. Essa proietta all’esterno la causa della sofferenza emotiva.
  • Assumersi la responsabilità di aver creato quell’emozione in modo da smettere di dare la colpa all’esterno e riconoscere che è stata l’emozione ad attrarre l’evento e non viceversa.
  • Riconoscere che l’evento esterno è solo un’occasione che fa emergere il disagio emotivo, che è però sempre nel subconscio e non è mai causato da un evento esterno.
  • Rimanere presente sulla sensazione fisica di disagio. Ciò significa smettere di giudicarla come negativa e viverla come sensazione pura, come se fosse un semplice mal di stomaco o mal di denti. Distingui tra dolore e sofferenza: il dolore è solo una sensazione, mentre la sofferenza nasce dalla resistenza alla sensazione.
  • Arrenditi totalmente, lasciando andare ogni resistenza e aprendo il tuo cuore e la tua mente alla possibilità di una nuova percezione della realtà.
  • Cerca di essere il più amorevole possibile con te stesso e di portare amore sul dolore. Mentre inspiri ripeti: “Mi riempio di Amore” e mentre espiri “Lascio che l’Amore guarisca il mio dolore e il dolore se ne va”.

La presenza per trasmutare le emozioni inferiori

Per trasmutare le emozioni inferiori la chiave è la presenza. L’energia trattenuta in astrale deve essere portata nel cuore. Per fare ciò bisogna smettere di nutrire le energie basse. Le emozioni negative si nutrono della nostra attenzione. Essa generalmente viene risucchiata perché cadiamo sotto il loro impulso. In genere, quando sale la rabbia, la reazione è quella di esprimerla o trattenerla. Ma sia l’espressione che la repressione di un’emozione sono dannose e soprattutto rendono l’emozione più forte. O perlomeno l’energia rimane lì dov’è sempre stata. Solo lasciando andare la reazione tramite la presenza consapevole l’energia negativa viene trasmutata. Con il tempo, saremo in grado di trasformare immediatamente un’emozione inferiore in un atto di amore, in un’emozione di cuore.

Per fare questo non dobbiamo compiere uno sforzo, se non quello di essere presenti. Sarà la nostra presenza a operare spontaneamente la trasmutazione. Se siamo già presenti prima che un impulso salga, la negatività non ha potere su di noi. Se diventiamo presenti quando un impulso sta arrivando, esso può essere trasmutato. E se non siamo già presenti, possiamo diventare presenti in qualunque momento, anche se la reazione è già partita. E mentre l’emozione è ancora forte, possiamo ritirarci in silenzio per rimanere presenti sul dolore, non per liberarcene, ma per comprenderlo e per accoglierlo dentro di noi, smettendo di resistergli e di dare la colpa all’esterno, ammettendo di non sapere perché soffriamo e riconoscendo di essere noi ad aver creato la sofferenza.

Aprire il cuore

La trasmutazione operata nel tempo produce l’apertura del cuore. Tale risultato può essere raggiunto più facilmente se nel frattempo si coltivano emozioni superiori (scopri qui come). L’oro creato direttamente con la contemplazione della bellezza e dell’arte o il servizio rende molto più forte il lavoro di trasmutazione alchemica. Una sola emozione di cuore può valere molti mesi o addirittura anni di lavoro alchemico. L’apertura del cuore è lo scopo finale del lavoro su di sé. Aprire il cuore significa dotarsi di nuovi occhi per vedere e iniziare a percepire la bellezza di tutto, sentire la pace e l’amore dentro di sé ed espanderli all’esterno. Aprire il cuore significa uscire dalla prigione della mente. E ciò significa ottenere la libertà interiore, che è l’unica vera libertà che esista.

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Come diventare padrone della tua mente

Come diventare padrone della tua mente

Come diventare padrone della tua mente? C’è un modo per smettere di essere dominato dalla mente per tornare finalmente a renderla un nostro strumento? Puoi padroneggiare la mente in modo da attrarre ciò che desideri? Esiste la possibilità di scegliere che cosa pensare e di far tacere la voce nella testa? E si può programmare la mente in modo da creare la realtà interiore ed esterna che vogliamo? La risposta a tutte queste domande è: sì. Possiamo diventare letteralmente dei “maghi”. Un vero mago non è chi manipola forze ed energie misteriose, ma colui che è arrivato a dominare i suoi corpi fisico, emotivo e mentale e può dunque servirsene per creare la propria realtà.

Non c’è nulla di strano in tutto questo. In ogni momento noi creiamo la nostra realtà. L’unico problema è che generalmente lo facciamo inconsciamente, poiché siamo schiavi della nostra mente. In questo modo si materializza di fronte a noi una realtà che consciamente non vorremmo. Eppure puoi diventare nuovamente il padrone della tua mente. In questo articolo vedremo quali strategie e pratiche adottare e quale lavoro svolgere per diventare dei veri maghi. In questo modo possiamo servirci della legge di attrazione a nostro vantaggio anziché subirne gli effetti. E non dovremo più lamentarci del fatto che l’Universo sembra non rispondere alle nostre richieste.

Come diventare padrone della tua mente

Il primo passo per diventare padrone della tua mente è ammettere di esserne in buona parte dominato. Il livello con cui ciascuno è “schiavo della mente” dipende da numerosi fattori. Ad esempio, chi si trova su un percorso spirituale tende a recuperare potere sulla propria mente. In ogni caso, se vogliamo addomesticare una belva, dobbiamo innanzitutto riconoscere che inizialmente non siamo all’altezza di questo compito. A dire il vero, il potere è sempre stato nostro e la mente è teoricamente sempre sotto il nostro controllo, eppure abbiamo smarrito in gran parte la nostra capacità di “addomesticamento”. Come recuperare questa capacità fondamentale per creare la vita dei propri sogni e vivere in pace e nella soddisfazione?

Essenzialmente, il primo passo da compiere è riconoscere il proprio vittimismo. Puoi trovare qui maggiori informazioni sull’argomento “come smettere di fare una vittima”. Dobbiamo riconoscere i meccanismi automatici della mente con cui proiettiamo la colpa all’esterno, attraverso l’accusa, il giudizio, la lamentela, l’odio e la rabbia. A questo scopo dobbiamo imparare a osservare la nostra mente, a vigilare cioè sui nostri pensieri e sulle reazioni meccaniche dell’ego. Dobbiamo renderci conto del nostro stato di addormentamento: finché non lavoriamo su di noi, non abbiamo praticamente libero arbitrio. Dobbiamo allora sviluppare una certa presenza in modo da creare una distanza tra noi e la mente, per non cadere automaticamente in preda ai suoi meccanismi.

Il fuoco della presenza è risvegliante

La presenza agisce come un fuoco. Tramite l’osservazione “bruciamo” forme-pensiero, credenze ed emozioni, con il semplice atto di diventarne consapevoli. Dobbiamo conoscere profondamente noi stessi, in modo da riconoscere i meccanismi della nostra macchina biologica e non agire automaticamente sotto il loro impulso. Inizialmente, dobbiamo sforzarci di ricordarci di noi e rimanere presenti sull’emozione o reazione meccanica dell’ego mentre sta sorgendo. Non dobbiamo tentare di controllarla, bloccarla o reprimerla, ma semplicemente osservarla. All’inizio, può accadere che ci ricordiamo di noi solo dopo la reazione. In altri casi magari diventiamo presenti durante la reazione: in questo caso possiamo limitarci a osservare il nostro meccanismo e potremo notare che già solo questo modifica l’intensità della reazione.

Più avanti potremo essere presenti prima della reazione. La semplice presenza crea un fuoco che scioglie la nostra “animalità” e ci rende via via sempre più padroni della nostra mente. Infatti essere schiavi della mente significa semplicemente essere addormentati, e cioè non guardare la mente in azione. Generalmente ci identifichiamo con le reazioni della mente, ne cadiamo subito vittima e non abbiamo alcun controllo su ciò che ci succede. Pensiamo di essere noi ad arrabbiarci, giudicare, lamentarci, mentre siamo solamente vittima dei meccanismi della mente. Succede esattamente come in un sogno: quando siamo addormentati, ci sembra di essere i protagonisti del sogno, mentre quando ci svegliamo ci accorgiamo di aver agito sconsideratamente.

Tramite la presenza cominci a risvegliarti dal sonno della coscienza. E torni a diventare il padrone della tua mente.

Strategie per diventare padrone della tua mente

Oltre alla presenza, per diventare padrone della tua mente puoi realizzare alcuni punti importanti. Il primo punto consiste nel creare di riconoscere che tu non sei la mente. Se impari a osservare la mente ciò ti verrà spontaneo. In ogni caso, puoi renderti conto in ogni momento che i pensieri che ti vengono non sono creati da te coscientemente. Infatti la mente è come un “organo” che si preoccupa per la sopravvivenza propria e del corpo. Quando siamo dominati dalla mente, non a caso, siamo costantemente preoccupati per noi stessi, focalizzati sul nostro io, impauriti e minacciati oppure aggressivi e giudicanti. Puoi scoprire facilmente come i pensieri emergono da soli e tu sei colui che sceglie (generalmente inconsciamente) di identificarsi con essi.

Se ci pensi, è assurdo ritenere di essere la voce nella propria testa! Nello stato ordinario di coscienza, la mente che parla crea il senso di identità. Quando ti identifichi maggiormente con l’osservatore, inizi a sorridere alla voce nella tua testa e realizzi che è stato folle considerare di essere i tuoi pensieri! Per “assaporare” il fatto che tu sei la presenza consapevole dei pensieri e non i pensieri, puoi provare alcune pratiche meditative o di ricordo di te. Ad esempio, di tanto in tanto puoi provare a fermare i tuoi pensieri e rimanere per un po’ in silenzio. In quel silenzio si trova la tua presenza, il tuo vero Sé!

Vivi in uno stato di resa

Per diventare padrone della tua mente, una “pratica” molto efficace consiste nel vivere in uno stato di resa. Arrenderci totalmente al momento presente implica eliminare le resistenze della mente e quindi il suo dominio su di noi. Paradossalmente, se vogliamo dominare la mente non dobbiamo controllarla, ma farle fare ciò che vuole, agitarsi e deprimersi quando vuole, mentre noi rimaniamo semplicemente come presenza consapevole, lasciando andare i pensieri e le emozioni che compaiono. Possiamo così imparare a stare in pace anche mentre la mente è agitata e a essere felici anche mentre la mente è depressa. Sembra assurdo che sia possibile una cosa del genere, ma è assurdo fintantoché ti identifichi con la mente e il suo umore diventa automaticamente il tuo stato d’animo.

Arrendersi significa vivere in qualità di osservatore invece che farsi assorbire dai contenuti dell’esperienza, ai quali è permesso di andare e venire liberamente. Noi diventiamo lo spazio accogliente nel quale tutto nasce e muore, senza essere intaccati da ciò che scorre in superficie. Arrendersi profondamente permette di rendere la mente meno attiva e di accedere così a stati più elevati di coscienza, di pace e di amore. Arrenditi al tuo cuore, sciogliti in esso, pregalo, confidati con lui, ascoltalo, rendilo il tuo migliore amico. Se ti arrendi al tuo cuore, anche la tua mente è costretta ad arrendersi, poiché ha bisogno della tua costante attenzione e identificazione per sopravvivere. Quando smetti di nutrire la mente con la tua attenzione, te ne liberi velocemente.

Come sfruttare il potere della tua mente

Più ti disidentifichi dalla tua mente, più torni a esserne il padrone. E a quel punto potrai servirti della legge di attrazione per attrarre ciò che vuoi. A dire il vero, se sei padrone della tua mente non sarai più mosso dagli stessi desideri e sarai in pace e felice a prescindere da quello che succede. In ogni caso, se ti serve davvero qualcosa, essa non tarderà ad arrivare, la attrarrai spontaneamente, senza sforzo. E se vuoi creare la realtà dei tuoi sogni, potrai farlo piuttosto liberamente, poiché non dovrai più fare i conti con i limiti della mente e potrai compiere tutte le azioni necessarie per farlo. Comunque, ti ripeto, ti sarai liberato da tutta una serie di desideri. Infatti normalmente proiettiamo la nostra ricerca di felicità all’esterno.

Ma quando ti liberi della mente, trovi la pace dentro di te e non hai più bisogno che i tuoi vecchi desideri siano esauditi. In ogni caso, ciò che ti serve verrà di conseguenza, in base a ciò che sei diventato, all’abbondanza che hai costruito dentro di te, alla libertà che hai conquistato sottraendoti al dominio della mente. Se ti servirà qualcosa, potrai attrarlo facilmente, anche perché la tua richiesta o il tuo bisogno partiranno da uno stato di completezza e non di mancanza. Quindi svilupperai l’intenzione di avere qualcosa senza attaccamento, ovvero non ti importerà se lo otterrai oppure no. L’intenzione priva di attaccamento è davvero potente nel permetterti di manifestare ciò che vuoi. Ma, per l’appunto, devi liberarti dal senso di mancanza dentro di te che ti spinge a desiderare qualcosa a tutti i costi.

Programma la tua mente dopo averla liberata

Dopodiché, quando diventi padrone della tua mente puoi programmarla a tuo piacimento. Puoi selezionare quali pensieri portare e di conseguenza quali emozioni provare. E dato che la mente controlla il corpo, puoi scegliere di rimanere anche in uno stato di benessere fisico! In generale, puoi nutrire la tua mente con pensieri di amore, abbondanza, ricchezza, compassione, gratitudine. In questo modo anche la tua mente sarà felice (senza che la tua pace sia comunque influenzata dall’umore della mente) e il cervello invierà al corpo endorfine e serotonina. Programmando la tua mente in un certo modo, potrai attrarre la realtà corrispondente al genere di pensieri ed emozioni che provi.

Prima di programmare la nostra mente, è bene che la rendiamo prima una “tabula rasa”. Infatti la mente inizialmente ci è data come un insieme di meccanismi caotici per la sopravvivenza. Se manteniamo dentro di noi questo “mostro” difficilmente potremo programmare la mente con la nostra parte conscia. Dobbiamo prima eliminare i vecchi programmi (poiché non sono nostri eppure ci influenzano pesantemente) e solo poi possiamo eventualmente inserire nuovi programmi per creare una realtà interna ed esterna confacente ai nostri desideri. Se non facciamo prima una “pulizia”, i nostri nuovi programmi tendono a entrare in conflitto con quelli vecchi e a essere dunque poco potenti o addirittura creare ulteriore caos dentro di noi.

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Come coltivare emozioni superiori

Come coltivare emozioni superiori

Come coltivare emozioni superiori? È possibile smettere di essere intrappolati nel vortice dell’angoscia e della negatività per sperimentare stati più dolci e addirittura paradisiaci? Certamente. Le emozioni superiori sono energie che scaturiscono dall’amore. Sono sfumature dell’amore. Esse esistono già dentro ognuno di noi. Tuttavia normalmente sono fugaci e poco frequenti. Ciò dipende dal fatto che portiamo dentro di noi emozioni negative che coprono quelle superiori. E d’altra parte non lavoriamo per far germogliare stati emotivi superiori. Quindi non dobbiamo stupirci se proviamo costantemente ansia, tristezza o un senso di vuoto. Per vivere nella gioia dobbiamo costruire la nostra anima, alimentare il nostro spirito e farlo crescere.

Coltivare emozioni superiori non è certo per tutti. Bisogna essere disposti a lavorare intensamente su di sé per creare nuove “sostanze”. Si tratta infatti di un processo magico-alchemico. Per accedere a stati emotivi superiori vi sono due vie: una è la strada della trasmutazione del piombo in oro, l’altra è quella della creazione diretta di emozioni elevate attraverso la produzione o fruizione di opere d’arte o della contemplazione della bellezza. Inoltre, connettendoci direttamente al nostro vero Sé possiamo facilitare l’accesso alle emozioni superiori e l’indebolimento di quelle inferiori. Vediamo allora come possiamo coltivare emozioni superiori per creare il Paradiso in terra e iniziare a vivere dentro il nostro cuore, nell’amore e nella gioia, nella pace e nella bellezza.

Come coltivare emozioni superiori

Come scrivevo nell’introduzione, esistono due vie principali per coltivare emozioni superiori dentro di sé:

  • trasmutare le emozioni inferiori in superiori tramite la presenza e l’apertura all’amore;
  • coltivare stati emotivi superiori attraverso la produzione e fruizione di opere d’arte e la contemplazione disinteressata e pura della bellezza.

Queste due strade non vanno viste in alternativa. È fondamentale seguirle contemporaneamente per assicurarsi un’evoluzione completa e più rapida. Infatti tali vie sono complementari, e non sono nemmeno separate tra loro. Entrambe mirano ad aprire il nostro cuore all’amore. Vediamo nel dettaglio in che cosa consistono queste vie e come seguirle.

La via della trasmutazione alchemica

La via della trasmutazione alchemica consiste nella trasformazione del piombo in oro. Che cos’è il piombo? Il piombo è l’insieme di emozioni legate alla nostra mente primitiva. Non a caso esse sono in comune con la maggior parte degli animali: tutti gli animali provano paura, impulsi sessuali e aggressivi, rabbia, bisogni. Proviamo sicuramente una gamma di emozioni inferiori molto più varia, ma ciò non toglie che esse siano un derivato della nostra eredità animale. Non è un caso, ad esempio, che si dica che una persona adirata sia inviperita o sia come un cane rabbioso. L’uomo è un essere complesso: ha una parte inferiore, animale e una parte superiore, angelica, spirituale e divina. La spiritualità consiste nel trascendere la parte inferiore, trasmutandola in quella superiore e nel dominare la propria animalità diventando puro spirito.

Dicevamo dunque che il piombo è l’eredità animale che portiamo dentro di noi. Essa può essere trasmutata tramite la presenza. Vale a dire, quando nasce dentro di noi un’emozione inferiore di rabbia, odio, paura, vergogna, colpa e così via, dobbiamo coglierla mentre sorge: quest’atto di consapevolezza permette di trasformare l’emozione in un atto di amore, purché la pratica sia prolungata nel tempo e svolta con dedizione. Per operare questa trasmutazione, non bisogna tanto compiere uno sforzo (se non quello di essere presenti all’emozione proprio mentre sorge). Piuttosto, la trasformazione è più rapida ed efficace se ci abbandoniamo alla nostra presenza, in modo femminile. L’energia femminile dell’apertura si unisce così all’energia maschile dello sforzo e della volontà di rimanere presenti. Se accogliamo profondamente un’emozione inferiore, senza resistenze, essa diventa un’emozione di cuore.

La via dell’amore per coltivare emozioni superiori

La seconda via può essere definita come via dell’amore, della gioia o dell’apertura del cuore. Si tratta di una strada strettamente connessa alla precedente e va seguita insieme a quella della trasmutazione. Tale via consiste, ad esempio, nell’immergerci completamente nell’opera d’arte che stiamo creando o della quale stiamo fruendo. Dentro di noi c’è già la capacità di commuoverci mentre contempliamo un quadro suggestivo, un tramonto meraviglioso o ascoltiamo un bel pezzo di musica. Se ci facciamo trascinare sull’onda della commozione che sorge dentro di noi, superando la vergogna e il disagio, possiamo sprofondare in un oceano di estasi. E possiamo aprire il nostro cuore all’amore e alla gioia, nell’atto di contemplare la bellezza. Possiamo anche lasciare che le lacrime scorrano dai nostri occhi, senza volerle reprimere o considerarle come un segno di debolezza.

Infatti contemplare la bellezza è un atto di potere spirituale, non certo di debolezza. C’è un’enorme differenza tra il pianto basso della vittima e il pianto elevato del guerriero spirituale. Aprendoci alla bellezza e all’estasi della contemplazione, possiamo fare passi avanti rapidissimi nell’apertura del nostro cuore. Possiamo sciogliere rapidamente le emozioni più basse e creare un corpo nuovo dentro di noi. Anche un solo pianto di commozione e gioia può operare una trasformazione enorme, che ci permette di aumentare in modo straordinariamente veloce il nostro livello di coscienza. Oltre a contemplare la bellezza di un’opera d’arte, dobbiamo imparare a vedere la bellezza nei gesti più semplici e nella quotidianità. In questo modo creeremo dentro di noi un ambiente dolcissimo e il miracolo inizierà ad accadere sempre più frequentemente.

Connettersi al proprio vero Sé

Accanto alle due vie indicate, è fondamentale connettersi al proprio vero Sé. Se infatti non abbiamo un Io centrale e centrato, siamo in balia dei tanti piccoli io della nostra personalità (che non sono altro che pensieri, emozioni e sensazioni che scambiamo per la nostra identità). Per connetterci al nostro vero Sé, dobbiamo imparare a vivere rimanendo collegati con lo spazio di presenza silenziosa e consapevole dentro di noi. Inizialmente dobbiamo “aggrapparci” alla nostra sensazione di esistere, rimanere come “Io sono”, per tastare la nostra pura coscienza e fonderci con essa invece che perderci nel contenuto della nostra esperienza. In questo modo diventiamo sempre più spirito (inizialmente “costruiamo” un’anima e poi possiamo “gettarci” nell’Uno). Dobbiamo imparare a ricordarci di noi il più possibile in modo da stabilizzarci nella presenza e diventare consapevoli che noi siamo quella coscienza.

Dobbiamo riscoprire chi siamo veramente. Se ci centriamo nella nostra pura coscienza, rapidamente ci risvegliamo alla nostra essenza spirituale. Perdiamo via via interesse per i contenuti dell’esperienza, per le cose materiali, per la nostra identità di forma (corpo e mente), per fonderci con il nostro spirito. In questo modo scopriamo di essere immortali, di non avere confini, di essere infiniti, potenti e che la nostra essenza è puro Amore, pura gioia, pura Vita. Questa è la strada maestra e diretta verso l’Illuminazione di cui hanno parlato i saggi e i guru risvegliati. Se rimaniamo semplicemente come pura consapevolezza, torniamo rapidamente alla pace e all’amore del nostro Essere. In questo modo, perdiamo interesse per le emozioni inferiori e così esse vengono trasmutate in stati superiori.

Se non nutriamo più i contenuti della nostra esperienza (in particolare i pensieri negativi e le emozioni inferiori) con la nostra attenzione, essi perdono potere su di noi e noi ci ricongiungiamo alla nostra vera essenza.

Coltivare emozioni superiori liberandosi dell’ego

Come dicevamo sopra, l’uomo ha una parte animale e una spirituale. La parte animale si basa sull’identificazione egoica con la mente e il corpo. Trascendere il nostro ego significa dominare la nostra animalità, trascenderla, integrarla nella nostra parte spirituale. Per fare ciò non dobbiamo reprimere i nostri impulsi, né dobbiamo rifiutarli o condannarli (anche perché repressione e rifiuto fanno parte della nostra animalità e non della nostra spiritualità). Per liberarci dall’ego dobbiamo accoglierlo, accettarlo come parte di noi, addirittura amarlo. Infatti il nucleo dell’ego è una disperata richiesta di amore: l’ego ha bisogno di sicurezza, protezione, ha bisogno di una madre amorevole. Se noi riusciremo a diventare tale madre amorevole nei confronti del nostro ego, esso si addormenterà come un bambino e tacerà.

L’ego è letteralmente mancanza di amore, quindi soltanto riempiendoci (e riempiendolo) di amore possiamo trascenderlo (scopri qui come amare incondizionatamente). Se lo rifiutiamo o lo demonizziamo, esso si ribella e acquisisce potere, diventa più aggressivo e disperato. Dobbiamo quindi imparare a cullare dolcemente il nostro ego. Come? Ad esempio, sorridendo quando sbagliamo, perdonando i nostri errori e quelli degli altri, apprezzando la nostra innocenza come figli di Dio, riconoscendo il fatto che l’ego non è reale e quindi non ha alcun potere su di noi, a meno che non siamo noi a concederglielo. Se vuoi approfondire su come liberarti dal tuo ego, leggi questo articolo. La liberazione dall’ego non è una lotta, non è una battaglia, ma un processo di dolce addomesticamento, a suon di amore e calore e non di colpi e cannonate.

Tratta il tuo ego come il tuo animale domestico

Solo l’ego può servirsi dell’aggressività per difendersi, quindi quando non siamo dolci con noi stessi, siamo in preda al nostro ego. L’ego è letteralmente un animale innocente, disperato, bisognoso di amore e protezione. È esattamente come un animale domestico. Dobbiamo avere nei confronti del nostro ego la stessa cura e dedizione che abbiamo nei confronti del nostro animale da compagnia. Ciò significa che dobbiamo coccolarlo quando è ferito, perché è di questo che ha bisogno. Dobbiamo perdonarlo quando sbaglia, perché è di questo che ha bisogno. Dobbiamo sorridere quando fa qualcosa di folle, perché è di questo che ha bisogno. E dobbiamo vedere la sua innocenza di fondo, perché non ha nessuna colpa, non ha commesso nessun peccato, è semplicemente una parte di noi che deve essere nutrita di amore.

Se il tuo cane fa qualcosa di folle, tu sei pronto a perdonarlo, perché sai che non ha in realtà fatto nulla di male. Perché non usiamo la stessa comprensione e compassione nei confronti dei nostri simili e di noi stessi? Non lo facciamo perché ci identifichiamo con il nostro ego, siamo dominati in gran parte dalla nostra parte animale. Non dobbiamo prendere ciò come un’offesa: dobbiamo riconoscere che in qualità di esseri umani abbiamo dentro di noi un lato “bestiale” e uno spirituale. Se così non fosse, saremmo degli angeli. Invece siamo venuti su questa Terra per diventare dei domatori di belve, dell’animale che ruggisce e abbaia dentro di noi. Questa immagine potrebbe esserti molto utile per la tua evoluzione spirituale. Se riuscirai a guardare al tuo ego con la dolcezza e la comprensione con cui guardi al tuo gatto, potrai fare enormi passi avanti in modo rapido.

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