Come nutrire il tuo cuore di amore

Come nutrire il tuo cuore di amore

Come nutrire il tuo cuore di amore? L’amore è energia spirituale, è manifestazione di Dio, potente e dolcissima allo stesso tempo. Le sfumature dell’amore sono tantissime: dalla compassione alla gratitudine, dalla bellezza alla gioia, dalla pace al perdono. Riempirsi di amore significa farsi canale dell’energia divina. L’amore è la medicina che guarisce tutti i mali a ogni livello. Anzi, è l’unico vero farmaco, efficace al 100% e in ogni caso. Certo, si tratta di una cosa difficile da dimostrare “scientificamente”. Ma ognuno di noi può sperimentare su di sé come amore significa guarigione, potere, dolcezza, sicurezza, saggezza, unità. Per sperimentare il potere dell’amore, dobbiamo rimuovere gli ostacoli a esso e nutrirci direttamente della sua energia. In questo articolo vedremo come.

Innanzitutto, chiariamo che l’amore ha poco o nulla a che fare con il sentimentalismo, l’innamoramento, la passione erotica, l’attaccamento. Nella maggior parte di questi casi, l’energia divina è ridotta in spazzatura da noi esseri umani, portata nei chakra più bassi. Sia chiaro: non c’è nulla di male nelle forme di amore diffuse nella nostra società. Ma va detto che i nostri impulsi possono essere sublimati tramite la dedizione spirituale. E in questo modo potremo sperimentare il vero amore e, paradossalmente, anche il vero benessere e il vero piacere. A questo punto, come puoi nutrire il tuo cuore di amore in modo da vivere nella pace, nella gioia, nella fiducia, nella sicurezza e nel benessere a tutti i livelli?

Come nutrire il tuo cuore di amore

Per nutrire il tuo cuore di amore, puoi fare una serie di cose o svolgere una serie di pratiche che aumentino la tua predisposizione ad amare ed elevino la tua energia spirituale. Ecco che cosa puoi fare:

  • sviluppa l’intenzione di essere quanto più amorevole e gentile nei confronti di tutto e tutti;
  • contempla la bellezza e commuoviti di fronte alle meraviglie del mondo e dell’arte;
  • coltiva la gratitudine con il cuore;
  • pratica la compassione;
  • perdona e lascia andare rancori e risentimenti;
  • purifica il tuo cuore;
  • vivi nella gioia;
  • coltiva un’attitudine positiva;
  • trasforma la tua relazione di coppia in un’occasione per aprire il tuo cuore;
  • trasmuta i tuoi impulsi inferiori in atti di amore;
  • prega intensamente;
  • coltiva la presenza;
  • fai le cose col cuore e per amore invece che per meriti personali (pratica il non attaccamento);
  • ridi, salta, balla e canta col cuore!

Vediamo più approfonditamente come puoi svolgere queste pratiche per nutrire il tuo cuore di amore.

Sii amorevole e gentile con tutto e tutti

Come per ogni cosa, alla base dell’apertura del cuore all’amore è necessaria una forza di volontà ferrea, l’intenzione di essere il più amorevole e gentile che puoi. La sola intenzione ha un enorme potere trasformativo sulla tua vita. Infatti tramite l’intenzione allinei spirito, mente e corpo e ti focalizzi sull’obiettivo di amare. Ora, è ovvio che non è facile sviluppare un’intenzione forte e profonda. Infatti tendenzialmente siamo insicuri, indecisi, poco motivati, poiché dentro di noi ci sono tanti piccoli io che lottano uno contro l’altro, disperdono energia e ci impediscono di esprimere una volontà unica e decisa, una risoluzione ferma e potente. Per sviluppare un’intenzione forte, devi padroneggiare la tua mente tramite la creazione di un Io centrale. Devi diventare il padrone di casa (cioè dei tuoi corpi fisico, emotivo e mentale).

Uno degli ostacoli più forti a sviluppare un’intenzione è l’ossessività. Quando siamo dominati dalla nostra mente (e ciò vale per circa il 99% delle persone!), siamo duri con noi stessi e per motivarci facciamo ricorsi a metodi autoritari. Dobbiamo imparare a motivarci dolcemente e amorevolmente. In questo caso siamo ancora più tenuti a farlo con amore, poiché la nostra intenzione è quella di essere amorevole e gentile con tutto e tutti. E quindi dobbiamo per prima cosa essere amorevoli con noi stessi (scopri qui come amare te stesso). Appena sviluppiamo l’intenzione, dobbiamo comportarci corrispondentemente a essa. Dobbiamo sfruttare ogni occasione possibile per compiere atti di amore, esprimere pensieri di amore, essere dolci, gentili, disposti a perdonare e a lasciar andare.

Contempla la Bellezza

Una delle vie più meravigliose per nutrire il tuo cuore di amore è contemplare la Bellezza. Essa è infatti un attributo di Dio. La Bellezza dovrebbe ispirarci riverenza, devozione, amore, entusiasmo. Se non proviamo spontaneamente tali sentimenti di fronte alla Bellezza, dobbiamo sviluppare una sensibilità cardiaca in modo da diventare in grado di commuoverci intensamente e addirittura andare in estasi contemplando un’opera d’arte, ascoltando musica elevata, ammirando un paesaggio suggestivo. Non importa se non riesci subito ad accedere a stati elevati quando contempli la Bellezza, e non devi nemmeno preoccuparti se non riesci a vedere la Bellezza. Purtroppo i nostri cuori tendono a essere chiusi poiché non siamo stati educati alla contemplazione e raramente decidiamo di coltivare una sensibilità verso di essa.

Che cos’è la sensibilità verso la Bellezza? Essa è la capacità di vedere il divino nella natura, nell’arte e persino nella quotidianità. Tale capacità va coltivata attraverso la contemplazione intensa e profonda. Generalmente, ognuno di noi ha già almeno una certa sensibilità. Dobbiamo solamente espanderla, aumentarla, intensificarla, portandola al cuore. Con la dovuta dedizione è possibile accedere a stati elevati di coscienza e provare emozioni superiori. La via della Bellezza è davvero un percorso risvegliante: la Bellezza è un nutrimento prelibato per la nostra anima, è nettare puro e dolcissimo.

Coltiva la gratitudine

La gratitudine è una forma semplice ma allo stesso tempo potentissima di amore. Essa è apprezzamento per ciò che hai. Se vuoi rapidamente nutrire il tuo cuore di amore, abituati a ringraziare col cuore. Sii grato appena ti svegli per la nuova giornata che puoi vivere. Ringrazia per il semplice fatto di respirare. Sii semplicemente grato di essere, al di là di ciò che hai o non hai. Semplicemente ringrazia, dal profondo del cuore. Può esserti utile tenere un diario della gratitudine, nel quale scrivere ogni giorno almeno cinque cose di cui sei grato. Puoi scrivere una lettera della gratitudine, nella quale ti mostri grato per la tua vita di fronte a Dio: puoi trovarne un esempio qui. Coltiva una mentalità di gratitudine e abbondanza e vedrai come la tua vita sarà trasformata in poco tempo.

Pratica la compassione

La compassione è l’amore portato sulla sofferenza propria e altrui. Si tratta di una forma di amore molto elevato, poiché presuppone la capacità di amare il derelitto, accettare il dolore, accogliere l’oscurità. Essa parte dalla profonda consapevolezza che tutto è Uno e nulla può separarci. Avere compassione significa riconoscere l’unità indistruttibile di tutte le forme dell’Universo in Dio. Per sviluppare compassione, dobbiamo sviluppare anche la retta comprensione. Dobbiamo cioè arrendere le nostre percezioni e imparare a vedere il divino anche laddove sembra esserci solo male e conflitto, miseria e sofferenza. Dobbiamo vedere ogni atto come richiesta di amore anziché come malvagità e dobbiamo riconoscere l’intrinseca innocenza di ognuno. I

Infatti il male è frutto di ignoranza e inconsapevolezza. Finché ci fidiamo delle nostre interpretazioni della realtà non riusciremo facilmente a provare compassione. Potremmo al limite sperimentare una pietà bassa, proveniente da un senso di superiorità e di giudizio. Per questo dobbiamo chiedere di essere illuminati dalla visione del cuore, per vedere che tutto è perfetto e che ciò che appare come male in realtà non può mai distruggere la nostra innocenza, la nostra unità, né può intaccare l’armonia dell’Universo e l’amore di Dio. Dobbiamo vedere nell’atto dei nostri fratelli l’atto di un disperato o di un folle, non quello di un individuo malvagio, poiché solo così possiamo ricucire la separazione. E dobbiamo rinunciare a dividere il mondo tra vittime e carnefici per vedere l’unità sottesa all’intera umanità e a tutte le creature dell’Universo.

Perdona e lascia andare il rancore e i risentimenti

Il perdono è un atto di amore per sé stessi e per gli altri. La maggior parte di noi non riesce a perdonare perché pensa che ci sia qualcuno là fuori da perdonare. In realtà a essere “perdonata” può essere soltanto la nostra visione delle cose. Infatti in verità nessuno ha mai fatto del male a nessun altro, ma ognuno ha creato la propria sofferenza in base alle proprie interpretazioni della realtà. Quindi è necessario lasciar andare le nostre percezioni per aprire il cuore alla prospettiva della mente corretta. Infatti noi soffriamo a causa delle nostre interpretazioni e mai per gli eventi, che di per sé sono neutri. Sono le storie che attacchiamo ai fatti a rendere questi dolorosi o addirittura distruttivi.

So che può sembrare assurdo, soprattutto se ci sono capitati eventi che ci hanno traumatizzato o fatto soffrire atrocemente. Eppure se davvero vogliamo crescere e vivere nella gioia dobbiamo essere disposti ad abbandonare ogni vittimismo, rancore e risentimento. Tali sentimenti e posizioni infatti non fanno altro che mantenerci all’inferno. Perdonare non significa fare un favore al tuo carnefice (o a colui che ritieni tale secondo le tue percezioni), ma guarire te stesso e aprirti all’amore. Al contrario, non perdonare significa mantenere dentro di te il trauma: chiudere il cuore apparentemente è un meccanismo di protezione, ma in realtà ci distrugge e ci annienta. Non puoi immaginare la dolcezza e la gioia che possono scaturire dal tuo cuore quando lasci andare un vecchio rancore! E ciò è tanto più vero quanto più intenso è il risentimento e più difficile perdonare.

Purifica il tuo cuore

Per nutrire il tuo cuore di amore, devi anche purificarlo dalle tossine delle emozioni e dei pensieri negativi. La negatività inquina il tuo essere e ti impedisce di accedere alla purezza del tuo cuore. Dunque è necessario rimuoverla. Dobbiamo lasciar andare i nostri giudizi, le nostre interpretazioni sulla realtà, le nostre preferenze, i nostri odi, la rabbia, la paura, l’angoscia e ogni negatività. Infatti ogni forma di negatività è come un mostro che domina il nostro subconscio e ci fa stare male, ci controlla, ci infastidisce. Dobbiamo portare tali mostri alla luce della nostra consapevolezza, per riconoscere la loro illusorietà e lasciarli andare. I tuoi mostri hanno potere finché non li guardi: vivono nell’oscurità, ovvero quando la luce della tua presenza non li osserva.

Vivi nella gioia

Un altro modo davvero efficace per nutrire il tuo cuore di amore è vivere nella gioia. Come si può vivere nella gioia? Ricorda innanzitutto che la felicità è una scelta. Per essere felice e pieno di amore, devi dichiarare con fermezza che questa è la tua intenzione da questo momento in poi. Devi stabilire che da domani ti sveglierai con il sorriso sulle labbra, qualunque cosa succeda. Devi decidere che sei tu il responsabile del tuo umore e del tuo stato d’animo. Riappropriati dei poteri della tua mente: crea tu i tuoi pensieri, le tue emozioni, i tuoi stati d’animo anziché vivere nell’ambiente creato dalla tua mente. Diventa padrone della tua mente e coltiva la gioia! Ricorda che la tua mente e il tuo corpo sono sotto il tuo comando: smetti di dare loro potere e torna a essere il loro capo.

Decidi che il mondo non può avere il potere di farti soffrire o di rovinare il tuo umore. Scegli di essere felice e di amare a prescindere da ciò che succede fuori di te. Nulla deve avere il potere di condizionarti: ricorda che sei sempre tu a scegliere se dare questo potere all’esterno oppure mantenerlo all’interno. Devi solamente ricordare che sei il responsabile, il creatore della tua realtà e non una vittima o uno schiavo. E vivi corrispondentemente a questa consapevolezza: sei tu a creare la tua realtà interna e nessuno può manipolare le tue emozioni e il tuo stato d’animo.

Coltiva un’attitudine positiva

Oltre a vivere nella gioia, puoi coltivare un’attitudine positiva verso tutta la vita. Che cosa significa? Significa che devi scegliere la positività in qualunque istante, situazione, evento e condizione e con qualunque persona. Hai il potere di fare questo: usalo! Radicati profondamente in te stesso, trova il centro dentro di te in modo da essere stabile, in pace e fiducioso qualunque cosa succeda. Scegli di rimanere con il cuore aperto in qualunque situazione: potrebbe sembrare folle vivere senza barriere, sempre positivi, qualunque cosa succeda. E invece la verità è questa: se sei pieno di amore non puoi soffrire. Sono proprio le barriere che crei a farti del male. Anche l’evento più tragico può farti del male solo se tu glielo permetti, se chiudi il tuo cuore a ciò che è successo.

Trasforma la tua relazione di coppia in un’occasione per aprire il tuo cuore

La relazione di coppia (ma anche una relazione con un genitore, un figlio o un caro amico o famigliare) contiene in sé un enorme potenziale di crescita. Ciò è tanto più vero quanto maggiore è la conflittualità all’interno del rapporto. Infatti ogni conflitto è il riflesso del conflitto interiore e della chiusura di cuore di ognuno dei membri. Ciò che un partner rimprovera all’altro è ciò su cui egli devi lavorare (per la legge dello specchio). Il nostro partner è uno specchio fedele di noi, o perlomeno della nostra parte più profonda. Ciò è difficile da accettare se la nostra relazione è in crisi. Ma se lo accettiamo, possiamo evolverci straordinariamente. Anziché condannare il partner, dovremmo ringraziarlo per le cose che ci fa vedere di noi.

Sanare le ferite di una relazione di coppia è un’enorme opportunità per nutrire il tuo cuore di amore. La prossima volta che emerge un disagio, un conflitto, un fastidio, non perdere l’occasione di lavorarci sopra! Ciò che ti dà fastidio del tuo partner è ciò che non accetti dentro di te. Colma quella mancanza di amore dentro di te. All’inizio può essere difficile assumerci la responsabilità di avere dentro di noi i mostri che vediamo all’esterno. Eppure i nostri mostri vivono proprio delle nostre proiezioni: se crediamo che siano all’esterno, essi possono rimanere nascosti tranquillamente. Se smettiamo di proiettare i nostri demoni, inizia ad accadere il miracolo dentro di noi (e, di riflesso, anche fuori).

Dalla passione al puro amore

Oltre a questo, una relazione di coppia è anche un’occasione per elevare gli impulsi passionali a emozioni cardiache. Quando siamo innamorati, normalmente si attiva il chakra del plesso solare. Possiamo però “far salire” l’energia emotiva al cuore. Per farlo possiamo creare un dialogo profondo e aperto con il nostro partner. Possiamo approfittare della nostra relazione per essere completamente spontanei. Possiamo vedere nel nostro partner un nostro alter ego, il nostro stesso cuore. E possiamo aprire il nostro cuore scrivendo delle poesie o delle lettere di amore. Per operare questa trasformazione è però importante che entrambi i partner siano d’accordo!

Fare questo può riaccendere la fiamma dell’amore nel caso in cui si sia indebolita. Ma soprattutto ha il potere di trasformare la passione erotica in un fuoco molto più spirituale ed elevato. Dopotutto, la sessualità non è che un aspetto della spiritualità: se impariamo a “spiritualizzarla”, possiamo goderne molto di più, non solo con le nostre parti “più basse”, ma con tutto il nostro essere! Il vero amore viene dal cuore e non ha nemmeno nulla a che fare con il sesso. In questo senso, si può amare allo stesso modo un uomo o una donna, non appunto da un punto di vista “romantico” o “passionale”, ma spirituale. Infatti in verità un uomo o una donna integri ha dentro di sé tanto l’energia maschile quanto quella femminile, cioè la volontà e l’amore, la forza e la dolcezza, il potere e la passione.

Finché abbiamo il cuore chiuso, tuttavia, sentiremo il bisogno dell’altro sesso per completarci. Quando il nostro cuore è aperto, siamo completi, non ci sentiamo più “maschi” o “femmine” (da un punto di vista spirituale, intendo, sia chiaro!).

Trasmuta i tuoi impulsi inferiori in atti di amore

Un altro modo per nutrire il tuo cuore di amore è trasmutare le tue emozioni e i tuoi impulsi inferiori in atti di amore. La trasmutazione è uno dei principi chiave dell’alchimia. Un alchimista esperto è in grado di trasmutare con la sua presenza le emozioni inferiori in superiori. Ad esempio, riesce a trasformare un impeto di rabbia in un atto di amore. Dentro di noi c’è un “animale” che deve essere addomesticato. Per realizzare questo compito, dobbiamo allenarci a rimanere presenti sulle nostre emozioni, a non identificarci con esse, a riconoscere che fanno parte del nostro “lato bestiale” e non della nostra vera essenza. Il fuoco della presenza brucia le emozioni inferiori e le trasmuta in emozioni di cuore.

Prega intensamente

Che modo più elegante e meraviglioso c’è di riempirsi di amore se non pregando intensamente, con tutto il nostro cuore e la nostra forza? La vera preghiera non è una richiesta che siano risolti i nostri problemi. Tale preghiera è la solita richiesta di amore e di aiuto dell’ego, destinata a cadere nel vuoto, in quanto l’ego per definizione rifiuta l’amore è quindi non può pensare di ottenerlo indietro finché rimane in piedi. La vera preghiera è un atto di resa, effettuata in silenzio o a parole, affinché siamo liberati dal nostro ego, affinché sia aperto il nostro cuore e affinché ci sia donata la retta visione. Un’altra forma potente di preghiera è la preghiera di ringraziamento oppure di lode. Quando preghiamo, dobbiamo fonderci con l’Amore.

Dobbiamo lasciar andare le nostre interpretazioni della realtà, i nostri giudizi, ammettendo umilmente la nostra cecità. E dobbiamo lasciar andare la nostra volontà, ammettendo che in realtà non abbiamo mai avuto una volontà, ma solo pulsioni conflittuali e contrastanti e come ego non siamo in grado di creare la vita che desideriamo, ma possiamo soltanto soffrire. Non dobbiamo chiedere nemmeno che sia alleviata la nostra sofferenza, poiché siamo noi a creare la nostra sofferenza, e per scioglierla possiamo solamente rinunciare a chi l’ha creata, cioè al nostro ego. La vera devozione non è una sottomissione meccanica, ma un atto profondo di resa effettuato con tutto il proprio essere di fronte a un potere superiore.

Coltiva la presenza

La presenza può essere coltivata tramite la preghiera, poiché con essa allineiamo la nostra volontà a quella divina e dissolviamo il nostro senso di identità per centrarci nel cuore e farci strumento dell’Amore. Infatti la preghiera non è una resa passiva, ma un atto volontario e attivo. Con la preghiera sviluppi sia amore che volontà, poiché permetti all’energia spirituale di salire al tuo cuore e alla tua mente, purificando entrambi e illuminandoli con una Luce superiore. Oltre che con la preghiera (per praticare la quale, ti ricordo, non devi aderire a nessuna religione, poiché la preghiera è un dialogo a tu per tu con il divino), puoi coltivare la presenza creando un Io centrale, oltre le spinte schizofreniche dei vari io della personalità.

Per sviluppare un Io centrale, devi innanzitutto ricordarti il più possibile di te e rimanere come presenza consapevole durante il giorno. Solitamente, ci perdiamo nei contenuti dell’esperienza, perdendo il contatto con chi siamo veramente. E allora dobbiamo riconnetterci con il nostro vero Sé, a partire da quella “sottile sensazione di esistere” che percepiamo come “campo” del nostro Essere. Rimanere come “Io sono” è la strada maestra verso il risveglio insegnata dai grandi saggi, come Ramana Maharshi e Nisargadatta Maharaj. Infatti dietro l’Io sono risplende la nostra pura Coscienza, che è essa stessa Amore.

Pratica il non attaccamento (Karma Yoga)

Il Karma Yoga è una pratica di origine orientale che insegna a non attaccarsi ai meriti e ai frutti delle proprie azioni per offrirli a Dio. Ciò può sembrare un grosso sacrificio, ma in realtà rivendicare i risultati di ciò che si fa porta solamente a soffrire, quindi quando pratichiamo il non attaccamento ci stiamo liberando dalla miseria. Dopotutto, non c’è nessuno che possa dire “Sono stato io a fare questo o quest’altro”, poiché questo “io” è un’identità-fantasma. Anziché essere orgogliosi o compiacerci di ciò che facciamo, possiamo offrirlo come atto di amore a Dio o all’umanità, come servizio. Ecco che cosa puoi fare per riempire il tuo cuore di amore: mettiti al servizio. Vai oltre il dovere e il piacere e rendi la tua vita una preghiera, un’offerta.

Bada bene: non un sacrificio. Quando parliamo di sacrificio l’ego è pronto a scattare: l’ego è abile a far finta di lasciar andare i meriti delle azioni, mentre nascostamente se ne compiace. Offrire le nostre azioni come atto di amore non significa solamente non vantarcene pubblicamente, ma anche – e soprattutto – lasciar andare il falso senso di compiacimento che ne riceviamo. Tale compiacimento, dopotutto, è irrilevante. Infatti possiamo essere anche degli “eroi della patria”, ma tale appellativo può gonfiare il nostro orgoglio per qualche tempo, ma poi torneremo alla nostra miseria. Se però abbiamo il coraggio di offrire un atto grandioso a Dio o all’umanità, possiamo davvero riempire il nostro cuore di puro amore (gioendo molto di più rispetto a quanto potremmo fare essendo orgogliosi del nostro atto).

Ridi, salta, balla e canta col cuore!

Infine, se vuoi nutrire il tuo cuore di amore, prendi la vita come un gioco. Non prendere nulla e nessuno sul serio, a partire (soprattutto) da te stesso. Sorridi alla voce nella tua testa, tratta il tuo ego come un animale domestico. Sciogliti in una risata o un pianto liberatori. Balla, salta e canta col cuore, con tutto il fiato che hai in gola, per liberarti dei tuoi demoni, delle tue angosce, della tua sofferenza. Fai il matto, scherza, fai battute, fai delle sciocchezze. Gioca alla vita! Non c’è nulla da prendere sul serio. Sentiti libero di fare ciò che vuoi, serenamente, tranquillamente, semplicemente. Bacia, abbraccia (ah, è vero che in questo periodo ti potrebbero arrestare…), sorridi, muoviti liberamente. Ricorda che le uniche catene e i soli limiti sono nella tua testa!

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Come amare se stessi

Come amare se stessi

Uno dei problemi più comuni delle persone riguarda la mancanza di autostima. Sembra proprio che non riusciamo ad amarci. La nostra immagine di noi stessi fluttua in base alle circostanze. Come amare se stessi in modo da avere una fiducia in se stessi permanente e non condizionata da nulla? Partiamo dal presupposto che la mancanza di autostima è sempre una mancanza di amore. Essa nasce dalla credenza nella separazione, alimentata dal giudizio e dal pensiero dualistico. La mente egoica distingue tra amore e odio, piacevole e spiacevole, dolore e piacere. All’interno di questo sistema di pensiero, non c’è spazio per l’amore incondizionato. Quest’ultimo infatti presuppone il superamento di ogni separazione operata dalla mente, ogni limite, ogni confine, ogni barriera.

Ogni giudizio è come una barricata tra noi e gli altri: crea divisione tra noi fratelli. Quando siamo dominati dal giudizio, siamo come schegge impazzite, atomi separati dall’unità dell’Universo. Ne deriva che ci sentiamo piccoli, indifesi, vulnerabili, limitati. E come possiamo amare noi stessi se ci sentiamo in questo modo? Se siamo convinti di essere un piccolo ego separato dal Tutto, siamo lontani anni luce dall’amore. L’amore è la negazione della persona, dei suoi limiti, delle sue preferenze, dei suoi giudizi. Per amare se stessi è dunque necessario innanzitutto smettere di giudicare. In questo modo indeboliamo la sensazione di separazione e la paura del giudizio (vedi qui come superare questa stramaledetta paura!). Smettiamo di essere ossessionati dal nostro io e possiamo esprimerci liberamente e con amore per noi stessi e per gli altri.

Come amare se stessi: la via del non giudizio

A impedirci di amarci è la voce critica nella nostra testa, che si erge a giudice di tutto e di tutti. In moltissimi casi il giudizio negativo è direttamente rivolto verso noi stessi, e ci sentiamo indegni, pieni di vergogna e di colpa. Spesso però il giudizio è proiettato all’esterno e così ci sembra non essere rivolto a noi stessi. In realtà ogni singolo giudizio è rivolto a chi lo esprime, poiché non possiamo negare l’unità di cui facciamo parte. Quando giudichiamo qualcuno, stiamo letteralmente giudicando noi stessi: non c’è nessuna differenza. L’ego è abile a nascondere ciò, tramite il meccanismo delle proiezioni (se vuoi sapere di più in merito a tale meccanismo, ti invito ad approfondire la legge dello specchio). In ogni caso, puoi vedere tu stesso come qualsiasi giudizio esprima esso procura sofferenza alla tua mente e al tuo corpo.

Ma innanzitutto che cos’è un giudizio? Non è altro che un pensiero di separazione. È cioè un pensiero che crea una divisione tra giudice e giudicato, e quindi apre un conflitto dentro di sé e con gli altri. Quando esprimi un giudizio, una parte della tua mente è quella giudicante, critica, aggressiva. L’altra parte della mente è quella giudicata, criticata, aggredita. Non importa se quest’ultima parte della mente sia “te stesso” oppure “un altro”: farà comunque male a te. È fondamentale uscire dalla prospettiva dualistica della mente per superare il giudizio. Finché crediamo infatti che ci sia differenza tra noi e gli altri, finché vedremo un mondo esterno a noi e finché penseremo che là fuori ci sia qualcuno che ci possa fare del male, giudicare o a cui possiamo fare del male o che possiamo giudicare, sarà difficile intraprendere la via del non giudizio.

La via del non giudizio va affrontata secondo una prospettiva non dualistica

Se però partiamo da una prospettiva non dualistica, possiamo comprendere come il mondo sia un nostro riflesso, una proiezione della nostra coscienza. Possiamo almeno presupporre (prima di vederlo chiaramente) che gli altri sono parti di noi, membra di uno stesso corpo, per cui se feriamo una parte, siamo noi i primi a soffrirne. Possiamo osservare come facciamo parte di uno stesso sogno universale, nel quale non ci sono più persone o più entità separate, ma un’unità che solo apparentemente si divide entrando in corpi e menti separati. Adottando questa prospettiva (inizialmente per fede, ma poi vedendola confermata nell’esperienza), possiamo vedere chiaramente come sia folle pensare che ci sia qualcuno là fuori da giudicare. E possiamo così vedere che ogni attacco a nostro fratello è un attacco contro di noi, alla nostra autostima e alla nostra capacità di amare.

Ogni giudizio alimenta la chiusura del nostro cuore, la nostra mancanza di amore. Allo stesso tempo, è una richiesta di amore e di aiuto, che nasce dalla nostra credenza nella separazione e la rafforza. Quando inizi a smettere di giudicare, la tua mente sana le proprie ferite e il senso di separazione diventa meno intenso. Il tuo cuore comincia ad aprirsi. E inizi a vedere in modo sempre più chiaro che siamo davvero tutti Uno e che la non dualità non è solamente una teoria filosofica o una dottrina new age. Smettere di giudicare significa rimuovere le barriere all’amore. Se rimuoviamo il giudizio, ci riempiremo di amore per noi stessi e per gli altri e non avremo più problemi di autostima. Chiaramente per amare se stessi bisogna fare un lavoro di pulizia interiore. Come si può smettere di giudicare per amarsi?

Come diventare consapevole dei propri giudizi per amare se stessi

Per prima cosa, devi diventare consapevole di quali giudizi porti dentro di te. Alcuni li puoi individuare in qualsiasi momento, perché sono particolarmente forti ed evidenti. Altri possono essere riconosciuti mentre sorgono: devi avere una certa presenza per cogliere la tua mente mentre giudica. Nel primo caso, puoi portare alla luce quei giudizi anche ora. Ad esempio, potresti avere un pesante giudizio verso di te che ti dice che vali poco, che non meriti di essere amato/a, che non sei degno/a di nessuno. Giudizi di questo tipo sono pietre nel nostro cuore. Per prima cosa, devi riconoscere che sono completamente falsi. Per farlo, devi smettere di credere alle storie della tua mente. La mente fa di tutto per confermare che non sei degno o meritevole, e trova mille giustificazioni a tale pazza idea.

Inoltre, dato che crei la tua realtà, se non ti senti amato, attrarrai eventi e persone che confermeranno tale convinzione! E allora devi capire che soltanto tu hai il diritto, il dovere e la responsabilità di amare te stesso, perché nessuno potrà riempire il vuoto che senti dentro. Devi avere il coraggio di mettere in discussione i giudizi su di te e lasciarli andare. Non c’è nessuno che può farlo al posto tuo. Ricorda che sei un guerriero: hai il potere di smettere di credere alla tua mente, smettere di dare forza ai tuoi giudizi e farli dissolvere. Solo tu dai potere a quei giudizi, nessun altro. Non devi nemmeno sviluppare niente, nessuna qualità, ma devi soltanto iniziare ad amarti. E per amarti, devi avere il coraggio di aprirti all’amore che è sempre dentro di te, smettendo di rifiutarlo.

Perché la verità è questa: ciascuno di noi rifiuta l’amore per creare una piccola identità, anche se ciò comporta miseria e sofferenza.

Porta alla luce i giudizi che emergono durante il giorno

Oltre ai giudizi più pesanti su te stesso, la nostra mente è piena di giudizi contro noi stessi e gli altri che emergono durante il giorno, in base alle circostanze. Se sei abbastanza vigile e presente, puoi cogliere tali giudizi e scioglierli mentre compaiono, senza dover credere nelle loro storie. Ad esempio, potrebbe darsi che ogni volta che fai qualcosa di complicato, ti vengono pensieri del tipo: “Non ce la farò; sono imbranato”. Renditi conto che non sei stato tu a formulare quel tipo di pensieri: se pensi di essere stato tu, sei fritto, ma se riesci a creare un minimo di distanza, ti si spalanca l’enorme opportunità di lasciarli andare. Perché devi credere di essere imbranato solo perché te lo dice un programma vecchio alcune decadi?

Ovviamente, piuttosto che focalizzarti sui singoli giudizi, vedili come manifestazione di qualcosa di molto più profondo. Il pensiero di essere imbranato nasconde la credenza molto più profonda di non meritare amore. E in effetti è questa convinzione così distruttiva che dobbiamo avere il coraggio di guardare e di lasciar andare. Dobbiamo vedere chiaramente come non ci sia alcuna ragione per non amarci e non essere amati e come quella credenza sia completamente falsa. Essa è resa vera solamente da noi, poiché la crediamo reale! Noi inconsciamente diamo potere a tale credenza. Che cosa accade quando non ti senti amato? Abbi il coraggio di guardare dentro di te, quali pensieri, emozioni e sensazioni sperimenti!

Lascia andare la convinzione di non valere abbastanza e di non essere degno di amore!

Smetti di credere di non valere abbastanza e di non essere degno di amore! Si tratta solamente di una convinzione! È esattamente come credere a Babbo Natale. Lo dico senza offesa, solo per farti rendere conto di come il pensiero che Babbo Natale sia reale lo renda tale. Se dico a un bambino che Babbo Natale non esiste, lui mi fornirà mille storie e giustificazioni per smentire ciò che dico. Ovviamente io non mi farò convincere dalle sue risposte. Allo stesso modo, la tua mente ti fornisce mille storie per sostenere che tu non vali abbastanza, che non sei degno di amore o che comunque c’è qualcosa dentro di te che non va, che ti impedisce di esprimerti al meglio. Eppure questa sensazione è fasulla! Nasce dalla durezza con cui giudichi te stesso (oppure gli altri). Quella durezza è solamente mancanza di amore.

E quella mancanza di amore è frutto della chiusura di cuore, di cui praticamente ognuno di noi, a vari livelli, soffre. Il cuore chiuso è semplicemente la conseguenza di sentirci un ego separato. E allora scopri chi sei in realtà, indaga dentro di te per scoprire che non sei un piccolo ego limitato, indifeso, vulnerabile e che sei pura coscienza, senza limiti, indistruttibile e imperturbabile! La felicità e l’amore sono conseguenze del comprendere chi siamo veramente. La sofferenza e il giudizio nascono solamente da ignoranza, o dall’illusione dell’ignoranza. Se diventi chi sei veramente, scopri di essere pace e amore, quindi come farai a sentire di non valere abbastanza o di non essere degno di amore? Tali sensazioni e giudizi nascono nella mente e finiscono in essa.

Non hanno nulla a che fare con te. Smetti di identificarti con una parte così piccola di te e lascia andare il falso senso di separazione!

Come amare se stessi scoprendo l’amore dentro di sé

Per amare se stessi è necessario smettere di credere che l’autostima e l’amore siano qualcosa che si raggiunge, viene dato da qualcuno o proviene dall’esterno. L’amore è la vera natura di ogni essere. Il fatto che non lo vediamo è perché non sappiamo chi siamo, non siamo radicati nel nostro essere, siamo disconnessi da noi stessi. Altrimenti sentiremmo l’amore fluire spontaneamente attraverso di noi e saremmo completamente appagati e nella gioia, senza alcun problema di autostima. E allora qual è la soluzione? La soluzione è tornare a essere quella pura coscienza, smettendo di dare importanza alla mente e alle sue false storie. Finché la mente ci domina, siamo destinati a soffrire. Ma possiamo indagare dentro di noi per scoprire la nostra vera natura e stabilizzarci in essa, tornando nel nostro cuore.

Per tornare ad abitare nel nostro cuore, che è la nostra vera e unica casa, dobbiamo smettere di nutrire la mente con la nostra identificazione, smettere di dare importanza ai giudizi, alle interpretazioni, al pensiero. Non ci sono pensieri veri, non esistono pensieri dei quali dobbiamo fidarci. In particolare, se i pensieri vengono dal falso sé separato, nel momento in cui diamo loro importanza e crediamo in loro, soffriamo. E allora dobbiamo avere il coraggio, la presenza e la fiducia di dimorare nello spazio silenzioso della nostra consapevolezza per recuperare il potere che abbiamo lasciato alla nostra mente. Noi siamo già quella consapevolezza, dobbiamo solamente radicarci in essa e smettere di farci ipnotizzare dalla mente.

Assapora l’amore dentro di te

Sebbene dentro di noi ci sia tutto l’amore di cui abbiamo bisogno, resistiamo a esso in ogni momento. Puoi notare tu stesso come ci sia sempre una qualche forma di tensione o resistenza dentro di te, in primis sotto forma di pensieri. La mente non tace perché vuole sopravvivere, coprendo in questo modo la realizzazione della nostra vera natura. Se lasci andare i tuoi pensieri, se smetti di credere che siano veri o che abbiano una qualche utilità, puoi rapidamente tornare alla fonte di pace e amore dentro di te. Ognuno di noi potrebbe realizzare in qualsiasi momento la propria essenza divina, eppure sembra che abbiamo scelto la strada della sofferenza!

Smetti di dare importanza alla voce dentro la tua testa, arrendi le tue percezioni, renditi conto umilmente di come nascano da una prospettiva limitata ed errata. Ognuno di noi deve ammettere di non avere occhi per vedere e chiedere che gli venga donata la retta visione. Se stai come pura consapevolezza mentre la tua mente vorrebbe fare di tutto pur di attrarti nelle sue trappole, puoi rapidamente liberarti del suo dominio. Se stai in silenzio con sufficiente dedizione e intensità, puoi velocemente scoprire e assaporare l’amore del tuo cuore.

La via del cuore per amare se stessi

Una strada meravigliosa per amare se stessi è la via del cuore. Essa consiste nell’aprirsi all’amore attraverso la devozione, la preghiera, il servizio privo di attaccamento, la disponibilità a perdonare e ad amare incondizionatamente tutti, compresi i propri nemici. Per fare questo è necessario essere umili e ammettere che le proprie percezioni della realtà sono errate. Quando non riusciamo a perdonare, dovremmo abbandonare la nostra prospettiva di accusa, dovremmo ammettere che non sappiamo perché stiamo soffrendo, ma sicuramente non stiamo male per la ragione per cui pensiamo di stare male. In questo modo arrendiamo i nostri pensieri e scegliamo di aprirci a una nuova visione, cioè la visione del cuore.

Quando sperimentiamo una forte emozione negativa, possiamo arrenderci, magari mettendoci a pregare, rivolgendoci a tu per tu con il nostro cuore o con qualsiasi figura consideriamo possa accogliere le nostre richieste. La preghiera non dovrebbe consistere nel chiedere che sia alleviata o eliminata la nostra sofferenza, ma piuttosto che ci venga aperto il cuore all’amore e alla comprensione di ciò che sta davvero succedendo. Non è necessario che diciamo qualcosa in preghiera: possiamo arrenderci in silenzio, magari immaginando che la forza e la dolcezza dell’amore scendano su di noi mentre respiriamo lentamente per calmarci.

Fai del tuo cuore il tuo migliore amico

Fai del tuo cuore il tuo migliore amico, al quale confidare le tue angosce e al quale aprirti completamente. Sii completamente onesto con il tuo cuore, anche perché esso conosce la verità e non puoi mentirgli. Dialoga con il tuo cuore ogni volta che ti senti affranto, vuoto, depresso, arrabbiato, ferito e rimani dentro di lui, sciogliendoti nella sua presenza amorevole e dolcissima. Non creare distanza tra te e il tuo cuore: esso è il tuo centro, è la tua vera essenza! Aprirti al tuo cuore rende molto più armonioso il rapporto con te stesso e con gli altri, aumentando la tua capacità di amare te stesso e chi ti circonda. Se non ci apriamo completamente a noi stessi, non possiamo aprirci agli altri. Dobbiamo avere il coraggio e la disponibilità ad abbandonarci al nostro cuore e fonderci con esso.

Dobbiamo confidare che in questo modo scioglieremo per sempre la nostra sofferenza e saremo eternamente in pace e nella gioia! Il tuo cuore è la tua casa, il tuo rifugio, smetti di rifuggirlo e di voltargli le spalle per tornare nel suo spazio accogliente e ti sentirai per sempre al sicuro. Il tuo cuore non ti ha mai abbandonato, sta a te tornare a lui. Esso è il tuo migliore amico, che ti tiene compagnia nella solitudine più profonda e scioglie ogni tuo malessere, se solo tu affiderai a lui le tue angosce e rimetterai la tua volontà, le tue interpretazioni e i tuoi giudizi nelle sue mani.

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Il modo migliore per prenderti cura di te

Il modo migliore per prenderti cura di te

Qual è il modo migliore per prenderti cura di te? Dimenticarti di te. Può sembrare un paradosso. Ma quando siamo completamente assorbiti da noi stessi, ci autodistruggiamo. Quando siamo ossessionati dal nostro io, finiamo vittima di mille paranoie, preoccupazioni, angosce, dubbi, sospetti. E non riusciamo più a vivere serenamente. Al contrario, quando ci dimentichiamo almeno un po’ di noi stessi, la nostra felicità aumenta. E con essa aumentano il nostro benessere e la nostra salute, poiché smettiamo di tormentarci da soli. La maggior parte di noi vive con dentro di sé un torturatore: una mente mal gestita infatti si trasforma in un mostro. Una mente mal gestita è una mente che mette sé stessa al centro e sviluppa la paranoia dell’io.

Tutti i nostri problemi derivano dall’eccessiva attenzione che diamo a noi stessi. Nello specifico, dipende dal fatto che ci focalizziamo sul nostro falso sé, difendendo e continuando a creare un senso di identità fasullo, che ci porta solo sofferenza. In un precedente articolo ho parlato di come sia possibile liberarsi del proprio ego. Oggi descriverò brevemente il modo migliore per prenderti cura di te, che consiste per l’appunto nel dimenticarti di te stesso. Anche se non arrivi a liberarti totalmente del tuo ego, puoi trovare enorme giovamento da questa soluzione. Dopotutto, se rifletti un attimo, se la tua mente fosse improvvisamente trasformata in una tabula rasa, che problemi avresti? Ovviamente non dobbiamo diventare degli ebeti per liberarci dai nostri problemi: dobbiamo trascendere il pensiero senza tuttavia perderne l’uso.

Il modo migliore per prenderti cura di te

Ecco qual è il modo migliore per prenderti cura di te: inizia a vedere te stesso come ti guarderebbe un estraneo. Potresti pensare che ciò significherebbe smettere improvvisamente di occuparti dei tuoi bisogni. Ma ovviamente essere un estraneo a se stessi non significa essere noncuranti! Un estraneo può tranquillamente essere una persona amorevole! E il nostro obiettivo dovrebbe essere questo: imparare a prenderci cura di noi con amore, ma non con ossessività o bisogno di controllo. E per imparare ad amare noi stessi dobbiamo, paradossalmente, rinunciare alle nostre sicurezze, alle nostre barriere e ai nostri condizionamenti. Infatti l’amore è libertà, si prende cura con attenzione ma allo stesso tempo non è ossessionato dal risultato, espande la sua forza anziché contrarsi e chiudersi a riccio.

Possiamo curare la nostra salute senza temere di perderla. Possiamo curare il nostro aspetto senza puntare al perfezionismo per paura del giudizio degli altri. E possiamo creare la carriera dei nostri sogni senza essere ossessionati dal fatto che potremo fallire. Possiamo fare una scelta senza far dipendere la nostra felicità da essa. Possiamo difendere un’opinione senza voler avere a tutti i costi ragione. E possiamo dire di no senza sentirci in colpa e senza condannarci. Possiamo imparare cose nuove senza voler a tutti i costi essere i più colti. Possiamo essere felici anche se le nostre aspettative non sono soddisfatte. E possiamo lasciar andare le nostre preoccupazioni, le nostre paranoie, poiché esse non servono ad altro che a tormentarci.

Diventa consapevole del potere della tua mente

La maggior parte di noi pensa che la fonte della propria felicità e sicurezza si trovi all’esterno. Per cui pensa che ciò che farà, mangerà, berrà determinerà il suo benessere, la sua salute, la propria soddisfazione. Creiamo paranoie di ogni tipo perché diamo potere all’esterno: crediamo che un virus ci possa far male, che l’inquinamento ci possa uccidere, che ciò che fanno gli altri possa influenzarci. Ma in questo modo ci destiniamo a essere degli schiavi! Dovremmo ricordare che il vero potere che decide delle nostre vite è contenuto nelle nostre menti. La mente può farci sperimentare una scala diversa di stati che vanno dalla miseria alla beatitudine, in base a come è utilizzata. Le paranoie e le preoccupazioni sono uno dei modi più semplici per annientare sé stessi e soffrire atrocemente!

Dopotutto, ammesso (e non concesso) che l’inquinamento abbia il potere di ucciderci, i nostri pensieri possono farlo molto più subdolamente e rapidamente. La fonte della malattia e, d’altra parte, quella della guarigione, è dentro di noi, non al di fuori. Diventare consapevoli dei poteri della nostra mente ci rende responsabile della nostra vita e ci apre a potenzialità inaudite. L’inquinamento non ti farà ammalare, ma la paranoia sull’inquinamento potrebbe! Gli agenti esterni hanno potere su di noi solo se glielo attribuiamo, assumendo il ruolo di vittime e scordandoci di essere noi i creatori della nostra realtà. Come può un mondo inerte, riflesso della nostra coscienza, farci del male (o viceversa del bene), a meno che non siamo noi a permetterglielo? Questa è la chiave per la libertà interiore!

Lascia andare le paranoie

Se diventi consapevole del potere della tua mente, sai che sei tu a crearti la felicità, il piacere come il dolore, la miseria e la sofferenza. Questa non è una filosofia, non è una teoria alla quale credere. Posso solo assicurarti che applicarla porta a risultati straordinari. E ti può rendere davvero potente e in grado di determinare tu come sentirti, che cosa provare, che cosa fare. Se sai che sei tu a creare la tua realtà, come possono più manipolarti? In verità infatti tutte le manipolazioni sono proiezioni della nostra mente: le catene sono interamente dentro di noi! E quindi il modo migliore per prenderti cura di te è partire da questa consapevolezza e, dopodiché, preoccuparti solamente di lasciar andare le tue preoccupazioni e paranoie.

Lasciar andare le nostre preoccupazioni è una delle cose più salutari che possiamo fare. Ciò giova tanto alla nostra salute fisica quanto a quella psicologica e spirituale. E soprattutto ci permette di buttare via i panni della vittima per assumere quelli del responsabile e creatore della propria realtà. E a quel punto possiamo lavorare per disfare il nostro ego, poiché vedremo che è esso l’unico nostro nemico. Se infatti siamo delle vittime, chiunque ha il potere di farci del male, per cui i nostri sforzi per essere felici e liberi sono dispersi, mentre se siamo responsabili, possiamo convogliare tutti i nostri sforzi verso l’unico nemico, che tra l’altro è dentro di noi, per cui non può sfuggirci, se solo saremo in grado di non cedere alle sue pressioni, ai suoi tentativi di proiettare all’esterno la colpa, di lamentarsi, di controllarci.

Lascia andare il bisogno di controllo

Se sei responsabile di te stesso e della tua realtà, puoi iniziare a rilassarti. Sai che ciò che ti capita è sempre la cosa migliore per te, per la tua evoluzione, o comunque l’hai in qualche modo attirato tu. Questa è una delle verità più scomode della legge di attrazione: non attiriamo solo ciò che desideriamo, ma anche ciò che pensiamo di non volere e in realtà fa parte della nostra volontà più profonda e sepolta nel subconscio. All’inizio ciò può essere scioccante, poiché la nostra mentalità di vittima ci porta a dire che è impossibile che “ci cerchiamo” le sciagure e la sofferenza. Eppure se avremo il coraggio e faremo lo sforzo di andare contro questa resistenza, ci si spalancherà davanti un mondo pieno di potenzialità meravigliose. E la porta verso la libertà si aprirà davanti a noi.

Se sei responsabile di te stesso, puoi avere fiducia nel mondo, nella vita e negli altri. Non hai più bisogno di controllare che tutto vada a posto. Ti puoi liberare dell’ansia di controllo e della tendenza ossessiva ad assicurarti che le cose stiano andando per il verso giusto. Puoi smettere di preoccuparti eccessivamente per i risultati delle tue azioni. Puoi lasciarti andare alla vita e abbandonarti al momento presente. La maggior parte di noi è nevrotico. Non c’è bisogno di ricevere una diagnosi di disturbo ossessivo-compulsivo per non essere nevrotici. La nevrosi si manifesta con stress, frenesia, ansia, sfiducia, preoccupazioni e paranoie, ossessività e compulsioni, dubbi e sospetti. Chi di noi può dirsi completamente immune a queste cose?

Ma fortunatamente possiamo guarire la nostra nevrosi dimenticandoci un po’ di noi e piuttosto iniziando ad amarci e ad amare.

Apri il cuore e ama: ecco il modo migliore per prenderti cura di te!

In definitiva, se vogliamo davvero farci un regalo meraviglioso, dobbiamo imparare ad amarci. Infatti è il giudizio su noi stessi a renderci schiavi del perfezionismo, della paura, delle autorità, del senso di indegnità, della trappola dei sensi di colpa, dell’odio, della rabbia e della lamentela. Solo l’amore può guarirci dalla malattia spirituale della disconnessione da noi stessi, che si riflette poi nel corpo sotto forma di disturbi di ogni tipo. Prova ad aprirti anche solo a una scintilla di amore e vedi come il suo nettare guarisce rapidamente la tua mente e il tuo corpo. Per poter sperimentare l’amore, dobbiamo dedicarci con tutte le nostre energie ad aprire il nostro cuore. Dobbiamo lavorare per eliminare il giudizio sugli altri e su noi stessi. Dobbiamo liberarci della colpa, della vergogna, della rabbia, dell’odio, delle resistenze, dell’orgoglio.

In altre parole, dobbiamo purificare la nostra mente e il nostro cuore in modo da smettere di fare resistenza al flusso dell’amore. Solo attraverso l’amore possiamo davvero prenderci cura di noi e degli altri, dimenticandoci del nostro piccolo ego per occuparci del nostro vero Sé e della nostra anima, trascendendo i limiti della nostra personalità. La paranoia dell’io, con tutte le altre paranoie collegate a esso, nasce dalla mancanza di amore. Quando non (ci) amiamo, siamo disconnessi dalla fonte della Vita, e la nostra mente diventa ossessiva e non riesce a smettere di pensare. Quando impariamo ad amarci, la mente lascia spazio al silenzio e lascia entrare l’amore e la gioia. Questo è il modo migliore per prenderti cura di te.

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Come aprire il cuore

Come aprire il cuore

Come aprire il cuore all’amore? Come vivere in totale armonia con se stessi e con la vita? Si può vivere in uno stato di flusso, in unione con l’Universo? Certamente è possibile. Per renderlo possibile, ciò deve però essere il nostro obiettivo vitale, il nostro desiderio più ardente e profondo. Infatti è prima di tutto l’intenzione a rendere possibile una simile realizzazione. Aprire il cuore significa imparare ad amare incondizionatamente. Significa avere completa fiducia nella Vita. Significa scorrere tutt’uno con l’esistenza. Vuol dire accettare ogni cosa allo stesso modo, rinunciando a ogni giudizio, preferenza, posizione. Vuol dire abbandonare ogni paura e timore, ogni preoccupazione per sé stessi, ogni paranoia dell’io. Significa entrare in sintonia con qualunque persona, compresi gli sconosciuti, rinunciando a ogni sospetto e chiusura.

Significa sciogliersi in un oceano di amore e pace. Vuol dire smettere di pensare ossessivamente. Vuol dire gioire di ogni singolo aspetto dell’esistenza. Significa non opporre alcun rifiuto, alcuna resistenza e rinunciare a ogni separazione. Significa diventare portatori di gioia e amore, unione e pace, fratellanza e condivisione. Vuol dire liberarsi del proprio ego. Vuol dire rinunciare a ogni specialità, a ogni identità personale, a ogni senso di separazione, a ogni limite e confine. Significa lasciar andare ciò che piace e ciò che non piace, i propri vizi e le proprie debolezze. Significa iniziare finalmente a vivere davvero. Vuol dire perdonare qualsiasi cosa e persona, lasciar andare ogni rancore. Vuol dire abbattere ogni barriera, difesa e protezione.

Come aprire il cuore?

Come aprire il cuore? E come fare in modo che ciò sia possibile nella nostra esperienza e non solo come concetto nella mente? Aprire il cuore implica fare il contrario di ciò che abbiamo sempre fatto. Abbiamo sempre idolatrato il nostro ego, pensando che esso fosse la fonte della nostra gioia e la nostra identità. Così, abbiamo creato divisione tra noi e gli altri, conflitti, separazione, giudizio, odio, accusa, condanna, colpa, vergogna, indegnità. E questo ci è costato enorme sofferenza, poiché comportandoci così abbiamo rifiutato la nostra unità come uomini, e con essa la nostra natura divina di amore incondizionato. Abbiamo chiuso il nostro cuore, creando barriere, difese, tensioni, emozioni negative. Abbiamo creato per noi e per gli altri una vita misera e infelice. Ma proprio quella stessa sofferenza così struggente ci ha aperto gli occhi e ci ha suggerito che è possibile un’altra via.

È possibile una via che ci riconduca al nostro cuore, che elimini le pietruzze che hanno chiuso il passaggio e impediscono all’amore e alla pace di fluire liberamente. Se finora abbiamo scelto l’ego e in suo nome abbiamo eretto barricate, abbiamo sigillato il nostro cuore con le cerniere della colpa, della rabbia, dell’odio e della paura, da oggi possiamo scegliere di smantellare questi edifici instabili, che ci rendono solamente più vulnerabili ed esposti agli attacchi. Paradossalmente, chi ha il cuore aperto è invulnerabile. Infatti egli non ha nessun punto che possa essere attaccato. Chi ha il cuore chiuso, invece, può essere ferito continuamente anche dal più piccolo giudizio, dalla minima critica, è suscettibile, vulnerabile, debole, pauroso, timido, arrabbiato, orgoglioso. Diventa tutte queste cose perché ha un disperato bisogno di amore, e non sa che è stato proprio lui a sigillare la fonte del proprio amore.

Siamo stati noi a chiudere il nostro cuore

Per prima cosa, dobbiamo dunque realizzare che siamo stati noi a chiudere il nostro cuore. Infatti abbiamo scelto di creare un ego, all’alba dei tempi, forse per gioco, forse per conoscerci meglio. Chi sa esattamente che cosa sia successo? All’inizio eravamo un’unità indistinta, poi è accaduto qualcosa e ci siamo separati, almeno apparentemente (infatti la separazione è in realtà un’illusione!). Forse è stato proprio il fatto che eravamo un’unità indistinta a spingerci a separarci per realizzare la nostra essenza, per tornare a essa più completi dopo l’esperienza della separazione. In ogni caso, ognuno di noi ha un ego perché ha scelto questa strada. Ciò è fondamentale da capire per dissipare ogni vittimismo. Nessuno è vittima di questa decisione: ognuno ne è ugualmente responsabile, per quanto ciò sia difficile da accettare.

Se non altro, assumersi la responsabilità di aver scelto l’ego è un presupposto basilare per aprire il proprio cuore. Se ci sentiamo delle vittime, continueremo a subire. Dobbiamo capire che sentirsi vittima è semplicemente un’altra strategia dell’ego per mantenere viva la separazione. Quindi se scegli di essere vittima, stai scegliendo ancora l’ego, e non vuoi aprire il tuo cuore! Puoi aver sofferto le pene dell’inferno, ma sentirtene vittima non ti libera dalla sofferenza, semmai la alimenta. Assumersi la responsabilità di aver chiuso il proprio cuore è un passo coraggiosissimo: significa infatti ammettere di essere responsabili della propria sofferenza. Significa riconoscere che a farci male non sono stati gli eventi o le persone fuori di noi, ma le barriere che abbiamo eretto contro di loro. Può sembrare assurdo, ma man mano che apri il cuore, capisci che è così, e che non può essere altrimenti.

Riesci a vedere l’unità tra vittima e carnefice?

Persino quando siamo bambini (anzi, soprattutto quando siamo bambini) scegliamo inconsciamente di chiudere il nostro cuore per non vedere la verità. Erigiamo fin da subito barriere che almeno ci consentono di tenere vivo il nostro ego. So che è difficile da fare, ma quando vogliamo aprire il cuore non dobbiamo distinguere tra vittime e carnefici, tra innocenti e colpevoli. Infatti questa è un’altra trappola dell’ego per mantenere la separazione, dicendo che da un lato ci sono delle vittime innocenti, dall’altra dei criminali incalliti. Esprimere questo giudizio implica vedere con gli occhi dell’ego e non con il cuore. Il cuore infatti dice che tanto chi subisce il male quanto chi lo fa stanno facendo delle richieste di amore e sono entrambi soggetti ai meccanismi dell’ego.

Altrimenti la cosiddetta vittima non soffrirebbe. E l’eventuale carnefice si asterrebbe dal suo crimine. Se proprio vogliamo, possiamo dire che “vittima” e “carnefice” sono entrambi vittime: vittime del loro ego, della scelta di separazione. Sembra assurdo, eppure se apri il tuo cuore vedi che è così. Puoi vedere che il criminale che uccide un innocente è semplicemente un disperato, che chiede amore ma non lo trova, e quindi impazzisce, diventa folle. E nello sguardo dell’assassino che uccide c’è la stessa preghiera di salvezza che traspare dagli occhi di colui che sta per essere ucciso. In questo modo, vittima e carnefice si fondono in una sola cosa, in un’unica disperata e folle richiesta. Non riusciamo a vedere ciò perché siamo ciechi, ottenebrati dal giudizio, identificati con il nostro ego, terrorizzati dalla morte. Così facciamo distinzione tra attacco e difesa, aggressione e protezione, quando essi sono solo due facce della stessa medaglia.

Perdonare significa amare se stessi

So che si tratta di una pillola indigesta o addirittura indigeribile. Chi di noi ha subito traumi, violenze, aggressioni sente la sofferenza che monta dentro di lui, rivede le ingiustizie subite, non riesce a perdonare. Ciò è assolutamente normale: è un meccanismo di difesa. Eppure se avremo il coraggio di vedere nella nostra rabbia, nel nostro rancore, nel nostro odio una richiesta di amore, potremo scioglierci, rimuovere le barriere dell’ego e rimanere a nuotare in un oceano di puro amore, dove i rancori non esistono più, l’incapacità di perdonare si dissolve, i giudizi si volatilizzano, la rabbia e l’odio vengono trasmutati in comprensione e amore, compassione e gioia. Non credi che sia possibile? E invece nella sofferenza di ognuno di noi c’è un’enorme energia trasformativa. E se avrai il coraggio di lasciar andare qualsiasi giudizio contro i tuoi carnefici, non rimpiangerai mai di averlo fatto.

Prima di perdonare, vorresti fare tutto fuorché perdonare. Ma dopo che perdoni, non vorresti aver fatto niente se non perdonato. Puoi vedere in te stesso come portare rancore, far vivere dentro di te l’ingiustizia perpetui la tua sofferenza, solamente la tua. Quindi perdonare è un atto di amore verso te stesso. Non verso chi ti ha fatto del male. Solamente verso te stesso. In verità infatti non c’è nessuno da perdonare lì fuori, ma c’è solo da rimuovere i tuoi ostacoli interni a sperimentare l’amore che è dentro di te. Quindi aprire il cuore non è un obbligo o un dovere verso qualcuno, né una massima morale, né una cosa consigliata dai libri di religione o spiritualità, ma è un atto di prendersi cura di sé.

E in questo atto di amore per sé stessi, scaturisce l’altruismo e l’amore verso gli altri, poiché non c’è alcuna differenza tra amare se stessi e amare gli altri.

Come aprire il cuore lasciando andare i giudizi e l’odio

Prima di perdonare, vorresti fare tutto fuorché perdonare. Ma dopo che perdoni, non vorresti aver fatto niente se non perdonato.

Quindi come aprire il cuore? Scopri dentro di te i giudizi, la rabbia, l’odio, i sensi di colpa, la vergogna e portali alla luce della tua consapevolezza. Vedi come sono essi la causa della tua sofferenza. Guarda come oscurano la tua pace e ti impediscono di accedere all’amore. Guarda ai tuoi giudizi come a delle pietre che chiudono la grotta del tuo cuore e impediscono a questo di far fluire l’amore verso l’esterno, condannandoti all’infelicità e alla sofferenza. Fallo per il tuo bene, fallo perché ti ami! Quando esprimi un giudizio di condanna, ti arrabbi o accusi qualcuno, guarda come reagisce il tuo corpo: reagisce come se avessi rivolto quella negatività a te stesso. E infatti hai davvero rivolto quella negatività a te stesso, poiché fuori di te non c’è nessuno, non c’è nessun “altro” che possa essere accusato, giudicato, incolpato.

Infatti il mondo è dentro di te e siamo tutti Uno. Quando giudichi qualcuno, osserva direttamente nella tua mente e nel tuo corpo come stai esattamente giudicando te stesso. E osserva come il giudizio verso chiunque è una forma di autocondanna e di mancanza di amore. Vedi dunque come il tuo giudizio non è altro che una richiesta di aiuto, una supplica di amore. E a quel punto, per amore verso di te, lascia andare quel giudizio, poiché fa male solamente a te. Prova a lasciar andare anche un solo giudizio, e ti sorprenderai della pace che inizierà a scaturire dal tuo cuore. Ogni pietra rimossa dal tuo cuore è un sollievo da un peso, è una piccola liberazione, elimina un po’ di sofferenza. Non devi credere a ciò che stai leggendo: guarda nella tua esperienza per scoprire se è davvero così.

Tutti i problemi nascono dalla chiusura di cuore

Vuoi una soluzione rapida per risolvere tutti i tuoi problemi? Apri il tuo cuore! Potresti credere che sia una rassicurazione consolatoria. Ma prima di esprimere qualsiasi opinione, scopri tu se è vero! Non avere problemi non significa non avere più sfide nella vita. Vuol dire però smettere di creare problemi con la mente, e quindi superare la tendenza a preoccuparsi, a ossessionarsi, ad avere paura. Infatti tutti questi atteggiamenti sono frutto di un cuore chiuso. Cerca di vedere nella tua vita come tutte le tue preoccupazioni e i tuoi problemi dipendano dalle tue interpretazioni. E in queste interpretazioni puoi notare l’insistenza assillante e paranoica dell’ego (come farò, cosa mi succederà, e se…, che cosa posso fare…). Ogni preoccupazione non è una preoccupazione per se stessi, per il proprio ego?

Se così non fosse, dovremmo essere ossessionati ogni volta che chiunque perde il lavoro. E invece lo siamo solo quando capita a noi, o al limite a un nostro caro. Se succede a un nostro amico, magari ci dispiace. E se succede a uno sconosciuto, non ce ne importa un fico secco! Ogni problema deriva dal fatto che siamo concentrati su noi stessi e unicamente su noi stessi, i nostri attaccamenti, la nostra identità e la nostra immagine. Spesso ciò non sembra vero, ma se guardi bene, scopri che è così. Inizialmente ciò può apparire minaccioso. Ma in realtà è qualcosa di davvero liberatorio, perché significa che se noi smetteremo di essere ossessionati da noi stessi, dalla nostra immagine e se lasceremo andare i giudizi, saremo liberi, in pace e gioiosi! Che cosa c’è di più liberatorio di questo?

Tra l’altro, è solamente nostra responsabilità portare avanti questo compito, poiché ogni ostacolo è solo interno alla nostra mente.

Le catene sono dentro di te

Infatti tutte le catene sono unicamente dentro di te. L’ego è maestro nel proiettare le catene all’esterno, tramite convinzioni, accuse, giudizi. Ma il cuore è altrettanto bravo a indicarti come tutto ciò che ti soffoca, ti opprime, ti incatena è solamente dentro di te. Sono le tue paure, i tuoi giudizi, le tue ossessioni a renderti schiavo. La tua mente è in grado di convincerti che ci siano davvero dei carnefici all’esterno, persone ed eventi che possano farti del male, e ti persuade ancora di più di ciò quando ti mostra il corpo e ti dice: “Vedi, se qualcuno ti ferisce, tu ti fai male”. Ma la stessa idea di corpo nasce per tenere viva la separazione! Il mondo come lo vediamo con gli occhi della mente egoica è stato creato dall’ego per rendere reale la separazione! Quindi non possiamo cercare conferme al nostro vittimismo nella mente o nel mondo.

Possiamo invece accorgerci di come l’unica schiavitù possibile sia quella interiore, e deriva dall’identificazione con l’ego, con un sé separato che è mente e corpo. Se crediamo di essere un corpo, è ovvio che soffriremo quando qualcuno ci minaccia, e così ci sentiremo schiacciati, feriti, umiliati, calpestati. Ma se ci riuniamo al nostro cuore, scopriamo di essere molto di più del nostro corpo e che il corpo è solo la forma con cui appariamo, non certo la nostra identità. All’interno del sistema dell’ego tutto questo è inconcepibile, è assurdo, è addirittura folle, o magari è una consolazione, un sogno, un’utopia, una teoria filosofica. Ma il cuore sa che ciò è vero, e non ha nemmeno bisogno di convincere nessuno, creare teorie e modelli per dimostrare che ciò che vede è la verità. La visione del cuore è intuitiva e non ha bisogno di parole né di essere creduta vera.

Come aprire il cuore scoprendo chi sei

Per aprire il cuore, trova il centro dentro di te. Trova ciò che non può essere ferito, minacciato, che non ha bisogno di difendersi, di accusare, di giudicare. Connettiti al tuo cuore, affidati a lui, abbandonati nelle sue mani e nel suo abbraccio accogliente e caloroso. Sii presente, conserva la centratura, confida nel fatto che il tuo bisogno di difenderti e di attaccare è illusorio. Indaga dentro di te per scoprire chi è che ha bisogno di difese e di mantenere il cuore chiuso. Cerca dentro di te quel cosiddetto sé separato o ego. Dov’è? Non puoi trovarlo, perché l’ego è un’illusione, è un’identità fantasma. Esso non è altro che una collezione di pensieri, emozioni, sensazioni che creano un’identità. Ma se guardi bene dentro di te, scopri solamente di aver scambiato la tua identità per quell’insieme di pensieri.

Ma tu non puoi essere quei pensieri, poiché SEI anche quando quelli non ci sono, e non esiste alcun’altra identità se non l’IO SONO al di là delle parole, silenzioso e spazioso. Capire chi sei veramente è fondamentale. Se infatti scopri di non essere un corpo e una mente separati, che cosa diamine puoi difendere? Un gruppo di pensieri, un’identità immaginaria e inesistente? Se scopri davvero chi sei, considererai assurdo dover difendere qualcosa che non sei, e che oltretutto ti fa soffrire e ti rende misero e infelice! La chiusura del cuore è frutto di un errore di identità. Recupera la tua vera essenza e il tuo cuore tornerà a riaprirsi! Quando ti senti ferito, indaga dentro di te per scoprire chi è la persona ferita. Se indaghi bene, non la troverai, e al suo posto scoprirai solamente pensieri ed emozioni, che ovviamente non sono la tua identità!

E potrai vedere il tuo vero Sé risplendere, non ferito né turbato da nulla, sempre invulnerabile e intoccabile.

Rimani presente e in pace: non hai bisogno di reagire

Il tuo ego è la fonte di tutti i tuoi mali. Soffri ogni volta che lo proteggi, lo ingrandisci o agisci sotto il suo impulso. Se ad esempio reagisci a un’offesa, soffri. Se ti fidi dell’interpretazione dell’ego, che ti dice che è stata l’offesa a causarti dolore, l’ego rimane nascosto e la sua strategia può proseguire indisturbata. Ma se ti rivolgi al cuore e porti a lui la tua interpretazione, mettendola in dubbio e ammettendo di non sapere la ragione del tuo turbamento, può aprirsi un piccolo spiraglio. Puoi notare nella tua esperienza come smettere di nutrire i pensieri di risentimento e condanna ti fa rapidamente stare meglio. Mentre la rabbia ribolle in te, cerca di mantenere almeno un piccolo spazio di lucidità e presenza, anziché diventare completamente inconsapevole e vittima dei tuoi meccanismi di reazione.

All’inizio può essere difficile. Ma se persisterai, la tua presenza aumenterà e con essa la pace. E pian piano vedrai sempre più rapidamente e prematuramente le reazioni che affiorano. E capirai che esse scaturiscono in virtù dell’ego e del senso di separazione, mentre il tuo vero Sé risplende nel retro della tua esperienza e ti illumina silenziosamente. Così tu potrai scegliere da che parte stare: se farti sedurre dal bisogno dell’ego di reagire oppure rimanere nella pace della tua consapevolezza, resistendo alle tentazioni dell’ego di trascinarti nell’inconsapevolezza (o meglio, lasciandole andare, poiché in realtà costa maggiore sforzo difendere l’ego piuttosto che rimanere sereno come consapevolezza osservatrice, eppure siamo come ipnotizzati dalla mente e tendiamo a cadere comunque nei meccanismi, per quanto essi consumino enorme energia!).

Abbandonati al tuo cuore

Quando siamo condizionati fortemente dall’ego, aprire il cuore sembra un’impresa dolorosa, un enorme sacrificio. Lasciar andare un nostro meccanismo sembra uno sforzo enorme, tanto intensa è la nostra identificazione con l’ego. Ma col tempo, potrai accorgerti di come lasciar andare la tua reattività sia tutto ciò che vuoi fare, poiché scoprirai che ciò è l’unico modo per mantenere e far crescere la pace dentro di te. Imparerai che la pace è il regalo più grande e farai di tutto per conservarla, arrendendoti completamente al tuo cuore pur di non perderla. Più ti connetti col tuo cuore, più vorrai rimanere connesso e connetterti ancora di più, affondando sempre più in profondità nel suo oceano infinito di pace e amore. E a quel punto niente e nessuno potranno farti desistere dal tuo desiderio di aprire il cuore.

Ogni sfida, anziché una minaccia, diventerà un’opportunità per aprire il cuore. E sarai grato delle sfide, anziché rifiutarle e averne paura. Alla fine non ci saranno nemmeno più sfide, poiché sarai talmente pieno di amore che tutto fluirà spontaneamente. Quindi abbandonati al tuo cuore, poiché in esso risiede la tua salvezza, l’unica salvezza da questo mondo folle! Se ti arrendi totalmente, il tuo ego ti lascerà, e non rimarranno altro che pace, gioia e amore. Sembra impossibile, vero? Eppure la nostra essenza è divina, è il Paradiso, il Regno dei Cieli! Siamo stati talmente a lungo all’inferno che non ci sembra possibile che esista una via di uscita, vero? Ma questa via di uscita c’è, ed è addirittura più vicina del tuo respiro! È incredibile ma vero: lascia andare i dubbi e almeno prova ad aprire il cuore e meraviglie e miracoli cominceranno ad accadere.

Sii come l’oceano per aprire il tuo cuore

Sii come l’oceano. Che cosa vuol dire essere come l’oceano? Significa dimorare nello spazio della propria presenza, lasciando che pensieri, emozioni e sensazioni vengano e se ne vadano, accogliendoli e poi lasciandoli andare, senza né rifiutarli né attaccarsi a essi. Semplicemente sii, rimani consapevole e vivi la vita risiedendo consapevolmente nello spazio del tuo Essere, nell’Io sono. E vedrai come in poco tempo la tua vita sarà totalmente trasformata. I pensieri avranno sempre meno influenza su di te e il loro potere di ipnotizzarti e farti soffrire sarà sempre minore. Affonderai sempre di più nell’oceano del tuo Essere e da lì potrai goderti la vita, rimanendo imperturbabile e sereno, in pace e nella gioia. Ciò non significa che non avrai più emozioni o pensieri (anche se ne avrai molti meno).

Significa però che tali pensieri ed emozioni non costituiranno più la tua identità, e quindi sarai libero dal loro influsso. Questa è la liberazione dalla mente, che è l’unica vera liberazione. Il senso di liberazione non è inteso come “scomparsa” della mente, anche perché ciò implicherebbe non poter più pensare. La liberazione è intesa come fine della mescolanza tra il tuo vero Sé e i pensieri, è cioè la fine dell’identificazione con la mente. Essa da padrona e torturatrice diventa tua fedele servitrice e efficace strumento sotto il tuo “controllo”. Non è più una mente egoica, ma una mente illuminata dalla consapevolezza. Se vivi come l’oceano, puoi aprire velocemente il tuo cuore. Quindi non dare attenzione e importanza a ciò che accade nel mare, alle onde, ai mulinelli, alla schiuma. Piuttosto, rimani connesso con le profondità dell’abisso, nel cuore dell’oceano e sarai in pace e al sicuro.

Coltiva l’amore

Puoi facilitare l’apertura del cuore coltivando direttamente l’amore e degli stati di coscienza superiori. Dentro di te, chiunque tu sia, hai già accesso a un certo “quantitativo” di amore. Intendo dire che, a meno che non sia un serial killer, quasi certamente il tuo cuore è già un po’ aperto, o perlomeno non è completamente chiuso. Il “livello di apertura” dipende da molte cose, tra cui gli sforzi spirituali, vicende che hanno causato molta sofferenza (anche se queste in certi casi portano a chiudere maggiormente il cuore), predisposizioni, attività svolte. Il livello di apertura del cuore è direttamente proporzionale alla capacità di amare e di essere in pace. Quindi un buon modo per aprire il cuore è affinare la propria capacità di amare. Ad esempio, puoi coltivare la gratitudine.

Se smetti di concentrarti su ciò che non hai e su ciò che va male e ti focalizzi sul positivo e sull’abbondanza, ciò può offrirti un enorme beneficio. Puoi coltivare la compassione: anziché giudicare gli altri per i loro errori, cerca di comprendere la ragione dietro le loro azioni e di vedere in chi fa del male una persona bisognosa di aiuto. E cerca di vedere che tu stesso, come ognuno di noi, condividi la predisposizione a sbagliare e a “fare del male”. Dopodiché, commuoviti di fronte a un tramonto mozzafiato, piangi mentre ascolti un bel pezzo di musica. Fai del bene gratuitamente, senza voler nulla in cambio, compreso riconoscimento o attenzioni. Prega col cuore affinché il tuo cuore sia aperto. Sforzati di essere il più possibile amorevole e gentile con chiunque, purché in modo spontaneo e genuino.

Gioisci, ridi, gioca, salta, balla, goditi la vita

Gioisci senza motivo. Che cosa devi aspettare per essere felice? La mente proietta la felicità nel futuro e ti impedisce di essere felice nel qui e ora. Non fidarti dei trucchi della mente: non è vero che devi avere un motivo per essere felice. Puoi esserlo in qualunque momento. Non lasciare che sia la tua mente a dettare il tuo umore e stato d’animo. Abituati, quando ti alzi, a dichiarare l’intenzione di rimanere in pace qualunque cosa succeda. Il potere dell’intenzione è davvero forte, quindi se avrai la sufficiente forza di volontà e dedizione, potrai programmare la mente in modo da essere felice senza motivo. Che cosa c’è di più bello di insegnare alla tua mente come comportarsi invece che esserne schiavo? Quando ti senti giù, ricorda che le tue emozioni sono fittizie.

Ciò non significa ignorarle, reprimerle o trascurarle. Ogni emozione va osservata, indagata e vissuta pienamente. Ma non va mai dato loro il potere di controllarci. Che cosa ti impedisce di essere triste ma in pace, agitato ma sereno, depresso ma gioioso? Dici che è impossibile? Ciò è impossibile finché siamo identificati con le nostre emozioni. Ma se sappiamo che noi non siamo le nostre emozioni e impariamo a dimorare nel nostro cuore, dove regnano la pace e la gioia, possiamo rimanere in armonia anche nel mezzo di una tempesta emotiva, poiché lasciamo che le emozioni fluiscano in superficie, senza che noi opponiamo resistenza o ci identifichiamo con esse. E anche quando siamo attraversati da certe emozioni, possiamo ridere, giocare, saltare, ballare e goderci la vita. E le nostre emozioni si allontaneranno. Ovviamente ciò non significa che dobbiamo sfuggire alle emozioni rifugiandoci in attività o negandole.

Ma in alcuni casi il nostro umore è negativo solamente perché ci assopiamo sotto l’impulso delle emozioni. Per cui una sonora risata, un ballo, dell’attività fisica o un gioco possono scuoterci un pochino e muovere l’energia dentro di noi, elevando la nostra vibrazione. E mentre giochiamo, balliamo o corriamo, possiamo guardare alla nostra negatività di poco prima con un sorriso. E possiamo riprometterci che la prossima volta daremo meno importanza alla nostra malinconia, ansia, agitazione, guardandoli con maggiore distacco, vivendoli come semplici perturbazioni sul nostro Essere, anziché come problemi, emozioni spiacevoli o fastidi insopportabili. Dopodiché, possiamo riprometterci che la prossima volta apriremo il nostro cuore anche all’emozione più cupa, per scoprire che cos’è, per comprenderla a fondo, anziché commiserarci, creare storie senza senso o alimentare la negatività con ulteriori pensieri.

Guarda in profondità dentro di te per aprire il cuore

Quando senti che qualcosa non va dentro di te, non avere paura: guarda, osserva, vivi intensamente il malessere. Ciò può sembrare un approccio masochistico. In realtà non c’è nulla di più sano e amorevole. Infatti sono le emozioni ignorate, mal gestite, non osservate correttamente a causare sofferenza e miseria. Quando illumini direttamente un’emozione e le dai la tua COMPLETA attenzione, essa si dissolve rapidamente. Se indaghi a fondo un’emozione, scopri che cos’è. Scopri cioè che è solamente un insieme di pensieri connessi a delle sensazioni corporee. Se smetti almeno per qualche istante di ascoltare i tuoi pensieri, puoi osservare direttamente le sensazioni, senza etichettarle, senza dire “questa è depressione”, “questa è ansia”. Ricorda che un’etichetta è un incantesimo, e dà potere al pensiero. Per cui, anziché dare un nome all’emozione, vivila in modo puro e diretto.

In questo modo trasmuti il buio in luce, il piombo in oro. Le emozioni iniziano a farti meno paura e sei più disposto ad affrontarle. E soprattutto sei disposto ad accoglierle completamente, poiché quando osservi bene un’emozione, ciò che rimane è solamente una sensazione che non è peggio di un mal di testa o di un mal di denti. Così, apri il tuo cuore, poiché ti apri a tutte le tue esperienze, anche a quelle che definivi come le più spiacevoli. Smetti di resistere e di chiuderti e inizia a sperimentare e abbracciare ogni cosa nel campo della tua consapevolezza. Così il tuo potere cresce e con esso la pace e la gioia. Ricorda: ciò che non vuoi vedere dentro di te è solamente un fantasma, un ambiente che appare oscuro solo in quanto non illuminato dalla luce. Ma se porti la luce nell’oscurità, quest’ultima viene trasformata in luce!

Dissipa le tenebre dell’ignoranza e conosci te stesso in profondità

Non aver paura del buio. Se ti ritrai da esso, aumenta. Se scappi, ti insegue. Ma se punti la tua torcia direttamente al centro dell’oscurità, tutto si illumina. E ti rendi conto che non c’era proprio niente da temere: rimane solo una stanza vuota. E questo vuoto non è nemmeno spiacevole. Anzi, è lo spazio dell’essere, la pace, l’amore. L’oscurità era solamente un miraggio, un’illusione ottica frutto di una prospettiva sbagliata e soprattutto di mancanza di consapevolezza e della mancanza di volontà di guardare, osservare, vedere e comprendere. La sofferenza e l’oscurità sono sempre frutto di ignoranza. Se dissipiamo le tenebre dell’ignoranza, iniziano a risplendere l’amore, la gioia, la pace, la saggezza.

Conosci te stesso, non aver paura di scavare in profondità nelle grotte del tuo Essere. Non c’è infatti nulla di cui aver paura. Semmai proprio non guardare è pericoloso: se rimani al buio e non accendi la luce, potresti facilmente inciampare e cadere. Se sei in una stanza buia, ha senso rimanere al buio per paura di che cosa potrebbe esserci nella stanza? Oppure è più sensato accendere la luce per vedere che cosa c’è? Anche se dovesse esserci il mostro più spaventoso, non guardarlo non ti ripara dall’essere mangiato vivo. Anzi, aumenta il pericolo, perché non puoi difenderti in alcun modo. E allora perché rifuggi dal buio dentro di te, lasciando che i tuoi mostri giochino a nascondino nell’oscurità?

I tuoi mostri hanno potere finché non li scopri, ma quando li osservi senza paura o giudizio, essi sono costretti a scomparire o, meglio, a rivelare che non sono mai esistiti. Ma per scoprire che non esistono, devi guardare tu, non puoi fidarti di nessuno. E allora guarda bene le tue paure, la tua rabbia, il tuo odio. Osserva la loro natura di fantasmi, guarda come la paura è solamente un gruppo di pensieri collegato a tensioni e agitazione nel corpo. La paura cresce se tu scappi, la reprimi, la ritieni reale. Ma se la osservi con la massima attenzione, essa si dissolve. E nel tuo cuore si apre un nuovo spiraglio.

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La pace è il dono più grande

La pace è il dono più grande

La pace è il dono più grande che ci è stato fatto. Essa è sepolta nel cuore del nostro essere. Sta a noi farla riemergere dall’abisso. Non c’è regalo migliore della pace della nostra essenza. Solo chi non conosce questo regalo di gioia può cercare la felicità da qualche altra parte. Ma questa non è una colpa. Una volta smarrita la pace, infatti, il desiderio di tornare a essa è tanto forte che anche un solo barlume ci fa impazzire. Ma stiamo capendo sempre di più che raccogliere barlumi non ci darà mai ciò che desideriamo ardentemente. E in molti di noi stanno tornando a riscoprire il dono più grande che hanno sempre ignorato o trascurato. Anziché cercare nel mondo, si sono rivolti verso se stessi, e si stanno innamorando dell’interiorità del loro Essere.

In pochi sanno che la pace è il dono più grande. Se tutti lo sapessero davvero, smetterebbero di vagare nel mondo per mendicare qualche bagliore di amore da un mondo che sembra così avaro. Sembra avaro perché non è lì che si trova l’amore, poiché il mondo è solo un riflesso, e non può darci le risposte a ciò che cerchiamo. Può solo indicarci, a mo’ di specchio, che cosa c’è dentro di noi, può rifletterci l’amore che portiamo già nel cuore. E l’amore ci sussurra all’orecchio: “Guarda dentro di te, sono il tuo tesoro, devi solo scavare un pochino e mi troverai“. Se tutti sapessero che la pace è il dono più grande, smetterebbero di fare disperate richieste di amore e di aiuto, che spesso sconfinano nella follia o in azioni che sembrano malvagie e crudeli. Ma anche la crudeltà più atroce è una richiesta di amore.

La pace è il dono più grande

Lo so che è difficile da credere. Ma chiunque fa del male solo per un motivo: perché dentro di sé gli manca l’amore, perché non ha scoperto che la pace, che è il dono più grande, è dentro di lui. Riesci a vedere negli occhi di un assassino la disperazione di un folle che si strugge per chiedere l’amore che non sente nel suo cuore? È difficile avere compassione in un caso così estremo. Per riuscirci, dobbiamo aprire completamente il nostro cuore. Che cosa ci spinge a giudicare l’assassino, a desiderare vendetta, a volerlo punire aspramente? Quello stesso bisogno di amore dell’assassino. Forse la nostra richiesta è meno intensa, meno disperata, eppure il giudizio più sottile come il crimine più violento nascono entrambi da un senso di mancanza nel proprio cuore.

Chi sa che la pace è il dono più grande pensa due volte prima di giudicare anche il criminale più efferato. Perché? Perché sa come anche un singolo giudizio può incrinare la sensazione di pace. E vede nel proprio giudizio la stessa richiesta di aiuto, la stessa espressione di paura e disperazione che fluiscono dagli occhi dell’assassino. Se tutti sapessimo che la pace è il dono più grande, regnerebbe la pace nel mondo. Le guerre durano finché c’è conflitto dentro di noi, separazione interiore, divisione tra i tanti piccoli Io e disarmonia. Riesci a vedere nell’assassino te stesso, il tuo disperato bisogno di pace e di amore, di essere capito, ascoltato, compreso? Quando giudichiamo, stiamo rifiutando quella parte di noi che vediamo riflessa negli occhi del criminale. Ma quella parte rimane sepolta dentro di noi, pronta a emergere furiosamente al momento opportuno.

Siamo tutti fratelli nel bene e nel male

In questo senso, siamo tutti assassini, poiché tutti condividiamo la stessa follia, nessuno escluso. L’umanità è la stessa in ciascuno, è un principio universale che ci unisce nel bene e nel male. È facile dire che siamo tutti uguali quanto a diritti, libertà o quando siamo allegramente riuniti in famiglia o tra amici. Ma quando dobbiamo riconoscere la nostra unità anche nel lato oscuro, negli impulsi più violenti, che cosa facciamo? Ci ritiriamo in disparte? Ci nascondiamo? Siamo tutti fratelli perché siamo profondamente uguali, condividiamo le stesse pulsioni, gli stessi desideri, la stessa pazzia, e non solo la stessa natura divina e angelica. È questo l’amore incondizionato: smettere di vedere le differenze tra sé e gli altri, smettere di giudicare il bello e il brutto, di creare qualunque tipo di separazione.

Se non altro, quando giudichiamo il male, stiamo rifiutando di poterlo commettere, stiamo nascondendo la verità. Ma anche questa non è una colpa: giudichiamo perché non vogliamo guardare i nostri mostri interiori, perché non vogliamo assumerci la responsabilità dei demoni che vediamo riflessi all’esterno. Ma se avremo il coraggio di guardare dentro di noi attentamente, potremo portare la luce a ciò che più disprezziamo, odiamo e non vogliamo vedere, trasformandolo in consapevolezza, in amore e in pace. Ogni giudizio, ogni atto violento, ogni crudeltà, ogni espressione di odio o di accusa è una richiesta di amore. Se riesci a vedere in te e negli altri questo bisogno di amore, puoi chiedere che ti siano aperti gli occhi, che ti sia donata la visione del cuore.

Siamo un’unità

Siamo o non siamo davvero un’unità? Perché dobbiamo mantenere la divisione, quando sappiamo che ciò fa male prima di tutto a noi stessi? Quanta sofferenza procuriamo innanzitutto alla nostra mente e al nostro corpo quando giudichiamo, ci arrabbiamo, accusiamo? È così perché ogni volta che uno giudica un suo fratello, sta giudicando se stesso, sta aprendo un conflitto dentro di sé, in quanto tra noi fratelli non esiste alcuna separazione. La divisione è irreale, quindi perché mantenere viva un’illusione che non fa altro che danneggiarci e distruggerci? Se siamo uno, possiamo stringerci attorno e smettere di dividerci! Dopotutto, se siamo uno, che senso ha puntare il dito contro qualcuno, odiarlo, volersi vendicare contro di lui, portare rancore? Stiamo facendo tutto questo a noi stessi!

Condividiamo la stessa essenza umana e non c’è alcuna differenza tra fare del male a qualcuno e fare del male a se stessi. È esattamente, letteralmente, essenzialmente la stessa cosa. Non possiamo sfuggire a questa verità. Puoi provare sulla tua pelle come sia vero che odiare tuo fratello voglia dire odiare te stesso, direttamente. L’unica cosa per cui non sembra così è che proiettiamo all’esterno il nostro odio, i nostri giudizi su noi stessi. Ma la proiezione è fatta per mantenere la separazione! Se hai un minimo di amore per te stesso, osserva come il tuo cuore si spacca in mille pezzi quando crei qualunque divisione rispetto a tuo fratello, vedi come il tuo corpo è lacerato come da un pugnale! Non possiamo continuare ancora per molto questo gioco di guerra. A chi facciamo la guerra, se siamo solo Uno?

La pace è il dono più grande

Non può vincere uno solo a discapito di tutti gli altri! Che gusto ha la vittoria di uno solo? Anzi, non è affatto una vittoria, ma è una colossale sconfitta, è il trionfo della divisione e quindi del dolore! Dove va a finire nel frattempo la pace, il dono più grande? Ha senso rinunciare alla pace in nome di una misera vittoria personale, un falso orgoglio che costa la miseria di tutti gli altri? Chi non conosce il dono più grande della pace, va in cerca di doni ben più piccoli, pensando di trovare la sua gioia in essi! Ma ciò è solo un’illusione, frutto di ignoranza! Quanto vale poco qualsiasi potere, qualunque successo o raggiungimento in confronto alla pace interiore! Chi pensa che ci sia qualcosa nel mondo di superiore rispetto alla pace del cuore non conosce la vera gioia!

Non conoscere la pace dentro di sé non è un peccato, non è una colpa: è soltanto frutto di inconsapevolezza o di ignoranza. Non si tratta di ignoranza nel senso degenere della parola. Semplicemente, è ignoranza in quanto mancanza di conoscenza di ciò che è più importante. Come guarire da questa ignoranza? Tornando ad apprezzare anche il minimo barlume di gioia che il solo essere vivi ci offre. Se abbiamo sempre ignorato la pace dentro di noi, non possiamo pensare che essa risplenderà all’improvviso in tutta la sua divina gloria. Talvolta succede così, magari in seguito a un’intensa sofferenza, alla quale ci vediamo costretti ad abbandonarci per il troppo dolore. Ma possiamo decidere volontariamente di riscoprire il dono più grande che alberga immacolato nel nostro cuore!

Tutti gli altri beni impallidiscono di fronte alla pace

Tutti gli altri beni impallidiscono di fronte alla pace. Il sesso, il denaro, il potere, il successo sono ben poca cosa rispetto alla gioia della fonte. Infatti essa è la nostra natura, è ciò per cui siamo fatti, per cui corrisponde in modo perfetto ai nostri bisogni. Dunque la pace del cuore è la vera e ultima soddisfazione, l’obiettivo finale, la realizzazione definitiva. Ma non è un obiettivo inteso come frutto di una ricerca, poiché ciò implicherebbe sforzo, tensione e soprattutto tempo. La pace del cuore è invece fuori dal tempo, e non si “raggiunge”, non si afferra, non si prende per mano. È qualcosa di invisibile, impercettibile, non è nemmeno un’idea, un concetto. In confronto i pensieri sono molto più densi. La pace dell’essere è ineffabile, trasparente, pura. Non esiste nel reame dello spazio, non si trova su nessun piano, come non esiste nel tempo.

Non esiste neppure: semplicemente è, viene cioè prima di ogni esistenza. E proprio per questo è eterna, inviolabile, indistruttibile, è per sempre! È l’unica cosa stabile e certa, ed è dunque l’unico bene degno di essere perseguito. Tutto il resto è distrazione, nel senso che non darà mai la pace, lascerà sempre con un senso di amaro in bocca, un’insoddisfazione implacabile e dolorosa. Quel senso di mancanza e di vuoto, di noia e insoddisfazione non sono altro che la percezione della lontananza dalla pace. Indulgere in qualunque piacere, attività o relazione è un modo per mascherare questa mancanza, è cioè una disperata preghiera rivolta al mondo affinché ci sia concesso di godere di almeno uno sprazzo di gioia. Ma dimentichiamo che le preghiere si rivolgono al Cielo, non al mondo!

Rivolgiti a te stesso

Senza la pace del nostro cuore siamo miseri, insoddisfatti, alla costante ricerca di un surrogato di quella pura gioia. Siamo stressati, ansiosi, preoccupati, arrabbiati, impauriti, assonnati, infreddoliti, orgogliosi, persino odiosi e distruttivi. Tutti questi stati di sofferenza esprimono la nostra lontananza da noi stessi, dall’amore del nostro cuore. Di tanto in tanto troviamo qualche barlume di pace, che mette a tacere per qualche istante la nostra disperazione. Ma la nostra sete si placa per poco, e non perché siamo avidi, golosi, lussuriosi o voraci, ma perché siamo fuori dalla nostra pace, e ci vediamo obbligati a comportarci in tal modo dalla nostra brama di ritornare al nostro cuore. Però tale brama viene scambiata dall’ego come desiderio di ingrandirsi e usata dunque come strategia per mantenere viva la separazione.

Ma fortunatamente possiamo decidere quando vogliamo di terminare il vagabondaggio e la ricerca infinita per rivolgerci a noi stessi. Rivolgendoci intensamente a noi stessi, con tutte le nostre forze, con ardore ed entusiasmo, possiamo eliminare via via gli ostacoli che ci impediscono di accedere alla pura gioia del nostro Essere. Possiamo iniziare a vivere rimanendo nel nostro cuore. Ciò significa rimanere connessi con quel senso sottile di pace che traspare dal nostro essere. Inizialmente potresti non sentire la pace o la gioia che irradia dal tuo cuore. Ciò dipende dal fatto che hai dedicato troppo tempo ed energia nel mondo, e la tua attenzione è stata risucchiata dalla mente. Ma questo non è un problema. Se avrai la sufficiente forza di volontà e dedizione, potrai recuperare il contatto con la tua dimensione più profonda e inizierai naturalmente ad avvertire la pace.

Ricorda sempre che la pace è il dono più grande

Se vuoi sentire il più possibile la pace del tuo cuore, devi affidare a esso tutto te stesso. Se troppa parte della tua attenzione è rivolta ai pensieri, alle preoccupazioni e agli eventi, perderai facilmente il contatto con te stesso, non sarai cioè più presente e sarai assorbito nella mente e nei problemi. Ma se dedicherai tutto te stesso a rimanere collegato al tuo cuore, esso irradierà sempre pace e gioia. Essi sono il tuo stato naturale. Non sono dei raggiungimenti straordinari. Tuttavia siamo così disconnessi da noi stessi che essere in piena pace sembra un obiettivo impossibile. Ma il fatto che abbiamo smarrito la fonte della nostra gioia, non significa che anch’essa ci abbia lasciato. Essa è sempre lì, e aspetta solamente che torniamo ad abitare nel suo rifugio sacro e puro. Ricorda sempre che la pace è il dono più grande.

Non perderti nelle faccende. Lascia sempre almeno una parte della tua attenzione dentro di te. Se persevererai abbastanza, ignorando i pensieri e le distrazioni della mente (che puntualmente ti metterà un sacco di dubbi e ti dirà che non ha senso rimanere “connessi al senso di esistere o alla propria interiorità”!), una certa pace inizierà a sorgere dentro di te. Appena ne sentirai anche un solo barlume, aggrappati a esso e rimani connesso il più possibile con quel senso di gioia preziosissimo! Quando inizi a percepire una scintilla di pace, la grazia è già scesa su di te e puoi continuare ad affondare sempre di più in quell’oceano infinito di gioia che risiede nel tuo cuore. Se non senti neanche un minimo di pace, non preoccuparti: puoi sempre intensificare la tua dedizione e centrarti con maggiore forza nel tuo cuore.

Risolviamo subito i dubbi: che cosa significa essere centrati nel cuore?

Dato che la mente ha con sé un armamentario di dubbi, convinzioni e idee distorte, chiariamo subito tutto. In questo articolo puoi avere informazioni su come trovare il centro dentro di te. Che cosa significa brevemente e semplicemente essere centrati nel cuore? All’inizio può sembrare una cosa insensata: infatti il primo e unico appiglio che hai è la sensazione di esistere, che appare inizialmente come qualcosa di piuttosto sottile e nascosta, soprattutto quando la mente è abituata a essere rumorosa. In ogni caso, ti basta smettere un attimo di pensare e chiederti se ci sei, se sei consapevole in questo momento. Ovviamente la risposta è affermativa. Nel momento in cui dici: “sì, sono consapevole”, stai percependo la tua stessa presenza (slegata da ogni pensiero, emozione o sensazione). Aggrappati a quella “sensazione” e vedi che cosa succede!

Più ti aggrapperai a quella sensazione, all’esperienza del tuo Essere, più ti piazzerai al centro del tuo cuore, poiché darai naturalmente meno attenzione ai pensieri e alle emozioni. Infatti quando sei attento a chi sei, sei semplicemente presente, non stai pensando, non sei assorbito nella mente o in qualche storia o problema. Non so spiegarlo in maniera più semplice! In effetti non c’è molto da dire sull’essere presenti: il senso dell’Io è autoevidente, è colto intuitivamente da ognuno di noi, non può essere espresso a parole! Se ti vengono dubbi sull’argomento, allontanali: è solo la mente che è tornata a disturbare! Infatti per essere presente non devi fare assolutamente niente, quindi non puoi avere dubbi al riguardo, e se hai dubbi significa semplicemente che stai prestando ascolto alle bugie della mente!

Sviluppa la centratura per ottenere il dono più grande

Una volta che hai capito che cosa significa essere presente, puoi cercare di vivere il più possibile in tale stato, ricordandoti di te durante il giorno. Inizialmente puoi servirti di alcune sveglie oppure semplicemente di particolari occasioni per ricordarti di essere presente. Ad esempio, ogni volta che apri la porta, smetti per un attimo di pensare e ricordati di te, cercando di conservare la presenza finché puoi. Più diventi presente, meno sei assorbito dalla mente e dal tempo. In questo modo i pensieri tenderanno ad esercitare sempre meno il loro potere ipnotico su di te e veleranno sempre meno l’esperienza naturale della pace del tuo essere. Più sei presente, più sei in pace! Fai di tutto per sviluppare questa centratura e otterrai il dono più grande che un uomo possa raggiungere!

Man mano che diventi più presente, mantenere la presenza sarà più facile e dentro di te crescerà un certo spazio silenzioso e affluirà una pace inizialmente sottile e poi sempre più profonda. Mentre rimani presente, non significa che la mente improvvisamente diventa completamente silenziosa. Ti verranno numerosi pensieri, e tu dovrai semplicemente non attaccartene! Se sorge una preoccupazione, non sei costretto a perdere la presenza! Puoi guardarla arrivare e lasciarla andare com’è venuta, prima che si sedimenti nel tuo cuore e ti privi della pace! E non devi sederti a gambe incrociate in meditazione per lasciar andare una preoccupazione: puoi farlo tranquillamente in qualunque momento, purché abbia un minimo di presenza che ti consenta di non cadere vittima della mente!

E quando perdi la centratura?

Quando perdi la centratura, puoi ritornarci appena ti ricordi e appena lo vuoi! Ricorda che la pace è il bene più grande che hai, e nulla vale più di essa. Non si tratta di un’affermazione egoistica. Infatti la pace è la tua natura, e tu meriti tornare a te stesso come un gatto merita di essere un gatto! Quindi fai della pace la tua priorità e sii disposto a tutto pur di mantenerla. Ciò ovviamente non implica né segregarti in una grotta, né rinchiuderti in un muto individualismo. Al contrario, vivere centrati nel cuore significa aprirsi all’altro, essere accoglienti e amorevoli: ti renderai conto che questa pace non è un bene solo per te, ma anche per gli altri! Infatti i tuoi interessi reali non sono distinti da quelli di tuo fratello, poiché tutti siamo Uno! Trovare la pace dentro di te significa aiutare anche l’altro a trovarla per sé!

Quindi, quando perdi la centratura ricordati che recuperarla è un tuo diritto, ma è anche un dovere nei confronti degli altri! Non ha alcun senso sentirsi in colpa per cercare la pace anche quando gli altri sono miseri e infelici: anzi, se troverai la gioia dentro di te, potrai condividerla e addolcire la loro esistenza! Quindi nessuno ha nulla da perdere, ma solo da guadagnare! Quindi va’ e scopri subito il dono più grande racchiuso nel tuo cuore. Se pensi di avere qualcosa di più importante da fare, è ancora una volta la mente che ti sta ingannando! Rimanda la “cosa più importante” e trova subito la pace dentro di te! Anche perché così facendo tutto il resto ti verrà dato in aggiunta e ogni cosa si aggiusterà da sola. E anche se non si aggiusterà da sola, potrai risolverla molto più serenamente e rimanendo in armonia! Ricorda che:

L’Ego dice: Quando ogni cosa andrà a posto troverò la pace.
Lo Spirito dice: Trova la pace ed ogni cosa andrà a posto.

MASSIMA ZEN

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Come superare l’orgoglio

Come superare l'orgoglio

L’orgoglio è uno degli ostacoli principali alla realizzazione spirituale e alla pace interiore. Esso è il cuore dell’ego, il nucleo fondante di tutti i suoi meccanismi di potere. Attraverso l’orgoglio l’ego perpetua se stesso, si protegge e cresce illimitatamente. Il falso piacere e l‘illusoria soddisfazione procurate dall’orgoglio sono presto sostituiti da miseria, sofferenza e dolore. L’ego può essere felice solo quando acquisisce potere, ottiene approvazione, ha successo. Ma non può avere queste cose per sempre. Quindi cerca di difenderle a tutti i costi. E per farlo, sviluppa infinite difese. Attacca, si protegge, si arrabbia, si preoccupa, ha paura. Desidera, crea bisogni, accusa, proietta, si sente ferito. Vuole essere speciale, crea relazioni speciali di amore-odio. Si attacca a cose, persone e idee, dice di essere il proprietario, vuole possedere. Non è mai soddisfatto, trova sempre qualcosa fuori posto. Ma come superare l’orgoglio?

A causa dell’orgoglio, abbiamo sempre problemi da risolvere. Siamo costantemente stressati. Viviamo di fretta, freneticamente, cercando di controllare. Perché se lasciamo andare, se ci fidiamo, se smettiamo di essere ossessivi, ci sentiamo perduti. Creiamo false identità e immagini fasulle. Ci disconnettiamo da noi stessi. Perdiamo i punti di riferimento. Ci sentiamo costantemente minacciati. Non siamo liberi, genuini e spontanei. Diventiamo dei giudici implacabili. Siamo terrorizzati dal giudizio degli altri, perché tale giudizio mette in discussione la nostra falsa immagine di noi. Vogliamo avere ragione a tutti i costi. Vogliamo fare giustizia e pareggiare i conti. D’altra parte, ci sentiamo obbligati a ricambiare e nasce in noi la colpa. Troviamo sempre qualcuno da incolpare, odiare, o verso il quale portare rancore. Non siamo mai sereni. Tutto questo in nome di un piccolo ego inesistente e dell’orgoglio a cui siamo tanto affezionati.

L’orgoglio è mancanza di amore

L’orgoglio può sembrare a prima vista una forma di amore per se stessi. Alcuni lo confondono con l’autostima, credendo che tanto maggiore è l’orgoglio, tanto maggiore è la stima di sé. Nulla di più falso. La verità è che l’orgoglio è un surrogato – un pallido surrogato – dell’amore. Ha davvero poco a che fare con l’energia dolcissima dell’amore. Anzi, è proprio il contrario dell’amore. Se infatti l’amore unisce, elimina la separazione, crea armonia, l’orgoglio divide, crea separazione e conflitto. Sia chiaro: non va giudicato per questo. Non è facile parlare dell’ego e dell’orgoglio in modo imparziale, perché il linguaggio è costruito su polarità e porta quasi inevitabilmente a esprimere giudizi. In ogni caso, se è vero che l’orgoglio è mancanza di amore, ciò significa che il primo a soffrire è l’orgoglioso, per cui tutte le sue azioni sono (tacite) richieste di amore e di aiuto.

Chi non ama se stesso, deve necessariamente sostituire la mancanza di amore con un sostituto. Deve costruire un’immagine che gli dia un senso di identità, stabilità, soddisfazione. Ciò non è un male: l’evoluzione di ciascun essere umano prevedere la creazione di un ego. L’orgoglio, se proprio vogliamo definirlo senza giudizi estremi ma anche senza indorare la pillola, è semplicemente immaturità. L’immaturità non è necessariamente qualcosa da condannare: come puoi giudicare una mela acerba quando molto probabilmente essa maturerà in futuro? Allo stesso modo, che senso ha giudicare una persona per il suo comportamento “infantile” quando dentro di lui prima o poi cresceranno i frutti maturi della saggezza e dell’armonia? Ogni giudizio è illusorio, poiché pretende di definire in modo assoluto ed eterno una realtà che è in costante mutamento ed evoluzione. Non si può fissare nel tempo qualcosa che sfugge: anche la modella più bella un giorno sarà polvere sotterrata.

Quanta sofferenza causa l’orgoglio

L’orgoglio causa davvero enorme sofferenza. Il piacere di avere un ego è davvero irrilevante se messo a confronto con la miseria che ciò comporta. Quando siamo soddisfatti per l’ultimo successo o abbiamo fatto quella che crediamo essere la conquista della nostra vita, ci esaltiamo e mai diremmo che è proprio quell’esaltazione, quel senso di grandezza e di potere la causa futura della nostra miseria. Ciò vuol dire che dobbiamo abbandonare ogni potere, ogni ricchezza, ogni possesso? Niente affatto, o meglio: ciò che ci causa sofferenza non sono i fatti, le cose o le persone in sé, ma il nostro attaccamento a essi. Quando attingiamo il nostro senso di identità, sicurezza e felicità da qualunque fonte esterna, la sofferenza è assicurata. Ciò ovviamente non significa che dobbiamo rinunciare improvvisamente a tutti i piaceri della vita.

C’è differenza tra godere dei piaceri e dipendere da essi, allo stesso modo in cui possiamo mangiare un bel pezzo di cioccolato senza dover far dipendere la nostra realizzazione da esso! In ogni caso, dicevamo che l’orgoglio è mancanza di amore. Per mantenere in piedi l’orgoglio dobbiamo infatti rifiutare in ogni momento l’amore che è dentro di noi. Ego e vero Sé, orgoglio e amore non possono sussistere contemporaneamente. Non puoi avere l’uno e l’altro: devi scegliere tra i due. Ora però sai che cosa comporta scegliere l’orgoglio e sarai più propenso (spero!) a smantellare il tuo ego invece che continuare a difenderlo (vedi qui come liberarti dall’ego)! Ovviamente sarai tu a decidere che cosa fare e sarà la vita a dispensarti le lezioni che ti diranno quale sarà la strada migliore da seguire. Sappi però che l’orgoglio è davvero un pugnale trafitto nei nostri cuori!

Ecco come superare l’orgoglio

Uno dei primi consigli che ti darei per superare l’orgoglio è osservare quanto irrilevante, limitata e falsa sia la soddisfazione che esso procura. Riporta alla memoria un momento in cui hai raggiunto uno dei tuoi obiettivi più importanti o qualunque cosa per cui hai lottato a lungo. Ora, dimmi seriamente se sei stato DAVVERO felice. Potresti rispondermi che è vero, perché l’autostima ha risentito positivamente dell’evento e ti sei sentito sulla cima di una montagna. Ammettiamo che ciò sia vero. Ma se anche hai vissuto un’esaltazione estatica, quanto è durata? Un minuto, un’ora, un giorno, un mese? Insomma, per quanto a lungo sia durata, è finita già da un pezzo, non è vero? Infatti l’ego può vivere soltanto dei momenti di soddisfazione, perché poi torna nella sua modalità di ricerca e insoddisfazione.

Ha davvero senso aggrapparsi a così fragili e temporanei istanti di esaltazione per poi tornare più vuoti e miseri di prima? Chiediti se ha senso inseguire all’infinito dei sogni che, anche se dovessero realizzarsi, ti potrebbero dare al limite una soddisfazione irrilevante. Sì, bisogna dirlo chiaramente: avere il partner “perfetto”, essere ricchi sfondati, essere una star famosissima, avere la macchina più bella, fare l’amore in continuazione sono tutte soddisfazioni irrilevanti, temporanee limitate. Sono davvero un nulla. Sai che cosa rende tutte queste cose così attraenti e seducenti? Il desiderio dell’ego di rimanere in vita e ingrandirsi, diventare potente e più forte. In virtù di tale desiderio, la tua mente proietta desideri che ti fanno apparire queste conquiste come dei raggiungimenti che ti daranno la felicità che hai sempre cercato, ma per l’appunto si tratta solamente di proiezioni.

La ruota infinita dei desideri: comprenderla per superare l’orgoglio

Chiamo ruota dei desideri il circolo vizioso dell’ego. Esso, per sopravvivere, crea nella mente l’illusione della salvezza nel futuro, nei modi più disparati. Tale illusione prende generalmente la forma del desiderio. Può essere il desiderio di essere ricchi, di avere il partner perfetto oppure di avere un’autostima da supereroe o addirittura di raggiungere l’illuminazione. Qualunque sia il desiderio che muove l’ego, esso crea enorme sofferenza. Quando desideri qualcosa, crei l’illusione che in un momento futuro starai meglio di come stai ora, mentre ti destini all’infelicità nel momento presente. Si tratta solamente di un’illusione, ma abbastanza forte da ipnotizzare (quasi) tutti noi. Il desiderio finisce nel momento in cui raggiungi ciò che hai visto come la sorgente della tua felicità, e ciò sembra confermare che il desiderio fosse reale.

Per spezzare la ruota dei desideri, devi capire bene come funziona. Il desiderio va visto esattamente per ciò che è: una proiezione dell’ego. Se credi al desiderio, lo rendi reale, e in questo modo gli dai potere. In particolare, gli dai il potere di decidere della tua felicità e perpetui la tua insoddisfazione nel tempo, creando l’idea che un magico istante futuro verrà a salvarti o a renderti felice. Il contenuto del desiderio è completamente falso. Per capirlo bene, devi riconoscere che il desiderio è solamente un pensiero, magari connesso a delle emozioni. Quando sorge il desiderio, puoi attaccartene o lasciarlo andare. Se lo credi vero e te ne attacchi, inizia la ricerca e con essa la miseria. In altre parole, a causa del desiderio perdi la pace. A questo punto che cosa succede?

Soddisfare un desiderio pone fine alla ricerca

Succede che effettivamente sembra che abbia bisogno di soddisfare il desiderio, quando in realtà vuoi semplicemente liberartene. Infatti il desiderio ti ha privato della pace, e soddisfacendo quel desiderio puoi tirare un sospiro di sollievo. Ma potevi rimanere in pace molto prima, scegliendo di non far crescere dentro di te il seme del desiderio. Soddisfare il desiderio pone fine alla miseria della ricerca, e quindi all’insoddisfazione. Quindi, non è ciò che hai ottenuto a essere la fonte diretta della tua felicità, ma è il fatto di aver posto fine alla ricerca che ti dà una sensazione di sollievo e di pace, perché in quel momento la mente tace e smette di ossessionarti con le sue richieste impellenti e fastidiose.

Ma avresti potuto liberarti del desiderio lasciandolo andare appena emergeva nella mente. Tuttavia hai deciso di seguirlo perché pensavi ti avrebbe portato a essere felice. Al contrario, ti sei destinato a una ricerca piena di dolore e tensione, la quale è fermata da un momento di sollievo, che lascia poi il posto a nuova insoddisfazione e a nuovo desiderio. In tale modo, per il 99% del tempo sei infelice e pensi all’1% del tempo in cui sarai felice, perdendo la tua vita a soffrire per avere la pace in un singolo istante. Eppure hai solo immaginato il senso di grandezza e l’esaltazione che avresti potuto ottenere realizzando il tuo obiettivo, mentre in realtà hai sperimentato solamente il sollievo di porre fine alla folle ricerca! Se non altro, quando ottieni ciò che vuoi, la mente sta zitta per un pochino e ti lascia in pace.

Ma in breve è pronta a tornare ad assillarti e a tormentarti.

Osserva bene i tuoi momenti di gloria

Oltre a comprendere a fondo la dinamica del desiderio, puoi realizzarne la natura illusoria osservando te stesso nei tuoi apparenti momenti di gloria. Quando ad esempio ottieni una promozione, sei lodato da qualcuno, vinci alla lotteria, chiediti e guarda quanto è genuina la tua soddisfazione. Guarda dentro di te e osserva se sei davvero completo. L’istante di “completezza” dura davvero un millisecondo, e lo sperimenti quando la mente tace. Ma poi succede che per cercare di sperimentare nuovamente la soddisfazione, fai ripartire la mente e ti “attacchi” all’evento che credi ti abbia reso felice. Senti dentro di te una spinta a condividere l’evento, a parlarne con più persone possibili, a ripensarci più spesso che puoi, a vantarti, a sentirti orgoglioso del tuo raggiungimento.

E ciò è assolutamente autodistruttivo, perché causa tensione e stress, un’euforia malsana, ed è distruttivo anche per gli altri, che si sentono diminuiti dal tuo parlare continuamente del tuo successo, minando magari le tue relazioni. Per far rivivere il tuo momento di gloria, devi far rivivere il passato dentro di te, e lo fai perché in fondo sari bene che non hai raggiunto assolutamente niente e quindi devi illuderti e convincerti che in realtà hai ottenuto qualcosa di grande. So che è duro da accettare, ma puoi vedere che è così nella tua esperienza. I momenti di gloria sono come dei lampi: vanno e vengono, ma noi abbiamo la brillante idea di attaccarci a essi a tal punto da vivere costantemente nel passato e, soprattutto, nel futuro.

E quando facciamo qualcosa di grande, il nostro orgoglio richiede che siamo riempiti di ulteriori attenzioni e lodi, come se chiunque attorno a noi non fosse interessato ad altro che al pallido successo che abbiamo ottenuto.

Rinuncia alle fonti esterne di felicità e grandezza per superare l’orgoglio

Riconosci come ciascuna fonte esterna di felicità in realtà non esista: è solo una proiezione della tua mente. Nulla potrà renderti felice là fuori. Anzi, è molto più probabile che aumenterà la tua sofferenza. Infatti cercare la pace all’esterno significa perdere potere, perdere la fonte interiore di serenità e far crescere l’ego e l’orgoglio. Ecco uno dei modi più semplici per superare l’orgoglio: smettere di gongolarsi quando si fa qualcosa di grande o si realizza un sogno. Puoi tranquillamente goderti ciò che fai e che raggiungi, ma c’è differenza tra godimento e il costruire un’identità personale sulla base di ciò che fai. Ogni senso di grandezza e di orgoglio contiene in sé il seme dell’angoscia, dell’inferiorità, dell’invidia e dell’odio. E da un punto di vista della durata nel tempo e anche dell’intensità, la negatività prevale senza ombra di dubbio.

Quando cerchi l’approvazione o le lodi di qualcuno, stai diventando schiavo del suo giudizio. Quando desideri aumentare il tuo potere sulle altre persone, stai dando LORO il potere di decidere della tua felicità. E quando pensi che la conquista del partner “perfetto” ti renderà felice, potresti arrivare a divorziare il giorno dopo il matrimonio (non sto augurando niente di male a nessuno, sia chiaro!). Per superare l’orgoglio, dobbiamo rinunciare alla seduzione del potere, del controllo sugli altri, del desiderio di grandezza, dell’approvazione degli altri. Ma non dobbiamo rinunciarvi con dolore: si tratta di un sacrificio che ci apre a qualcosa di molto più grande: l’amore. Non possiamo accedere all’amore se non siamo disposti a superare l’orgoglio, in quanto esso è, per l’appunto, mancanza di amore.

Altrimenti gli altri saranno sempre dei burattini da spremere per il nostro massimo godimento e il mondo sarà un posto in cui noi saremo i re desiderosi di avere il meglio per noi, contro tutti.

Smetti di idolatrare te stesso come Dio su questa terra

Se vuoi superare l’orgoglio, smetti di idolatrare te stesso come Dio su questa terra. Ogni ego ha bisogno di espandere se stesso, ottenere potere, essere il giudice di tutto e di tutti, essere al centro del mondo e delle attenzioni di tutti. Anche se non siamo narcisisti, veneriamo comunque noi stessi e facciamo del nostro ego un oggetto di culto. Questa è la prima e unica idolatria. Crediamo di essere al posto di Dio, ci sostituiamo a Lui, Lo neghiamo ogni volta che scegliamo l’ego (anche se diciamo di credere in Lui e fingiamo di essere umili e piccoli), vogliamo creare al posto Suo, crediamo di essere coloro che hanno ragione, ci sentiamo speciali, siamo ossessionati da noi stessi e dalla nostra storia, tanto che consideriamo che non ci sia nulla di più importante di essa. Questo non significa aver scelto di farsi come Dio su questa terra?

L’ego chiaramente è disposto a tutto pur di negare tale verità, poiché raccontare la verità a se stesso sarebbe l’inizio della sua fine. Eppure puoi stare certo che ognuno di noi, in differente misura, idolatra se stesso. Persino il più timido degli uomini idolatra se stesso, perché crede che tutti gli occhi siano puntati su di lui e in questo modo si crede pari a Dio: sì, proprio lui che vorrebbe scomparire nel nulla. E quante volte diciamo di non meritare le lodi e i complimenti che ci vengono fatti, mentre sotto sotto ci gonfiamo come dei pavoni? Quanto teniamo alla nostra immagine, siamo ossessionato dal giudizio degli altri, vogliamo apparire perfetti e impeccabili, belli d’aspetto e intelligenti? Davvero in pochi possono dire di non essere Narciso: il narcisismo è solo una forma esasperata di ego, ma ciò non toglie che quasi tutti noi siamo “malati” di orgoglio.

Sostituisci l’orgoglio con l’amore

Per superare l’orgoglio, sostituiscilo con l’amore. Abbandona la tua immagine, smetti di difendere la tua identità, di sentirti al centro del mondo. E inizia ad amare, e ad amarti. In verità infatti, quando ti gonfi di orgoglio, non ti stai amando affatto, ma ti stai negando l’amore. L’orgoglio è davvero un piacere irrilevante. Non ha alcun senso mantenerlo. L’approvazione degli altri è inutile. Inseguire sogni di gloria e di grandezza è insensato. Diventa piccolo, insignificante e otterrai il vero potere, il vero amore, la vera felicità. Sembra un paradosso, ma diventi grande proprio quando scompari nel nulla. Ed è così perché il tuo ego e il tuo orgoglio limitano il tuo essere e quando te ne liberi, rimane solo amore, pace, la tua essenza divina.

Quindi smetti di attribuirti meriti, di crederti qualcuno o anche di crederti nessuno, smetti di cercare la felicità e il potere fuori di te e torna in te stesso. Sei completo e non hai alcun bisogno. Riconosci l’illusorietà della ricerca di grandezza e soddisfazione esterna. Finché cercherai, ti sentirai insoddisfatto. E finché sarai insoddisfatto, ti sentirai schiavo. E non sarai libero, né felice. Ecco come superare l’orgoglio: lascia andare il malloppo di false immagini e identità che ti sei cucito addosso, i giudizi su te stesso e sugli altri, i desideri di gloria, i sogni di grandezza, il bisogno di cercare, di essere il migliore, di essere al centro del mondo e in questo modo l’amore inizierà a fluire dentro e fuori di te. Solo quando non hai confini, limiti ed etichette puoi diventare infinito.

Sviluppa umiltà

Per quanto l’umiltà possa essere vista come una forma di disprezzo di sé, in realtà è l’orgoglio a essere una forma di odio per se stessi. Al contrario l’umiltà nasce da un’immagine positiva di sé. Chi è umile non ha bisogno di rivendicare meriti, di dire che ha ragione, di proteggere la sua identità, i suoi punti di vista e le sue opinioni. Al contrario, si ama abbastanza da sentirsi completo, senza dover mendicare l’amore dall’esterno o costruire una falsa autoimmagine. Ma come si sviluppa l’umiltà? Innanzitutto, è necessario comprendere quanto l’orgoglio tenda a essere disfunzionale e a causare solamente sofferenza per sé e per gli altri. Puoi osservare nella tua esperienza diretta quanto sforzo e quanto dolore provochi a te stesso nel cercare a tutti i costi di avere ragione o nel difendere una posizione o nel cercare approvazione all’esterno.

Superare l’orgoglio è fondamentale per il proprio benessere. I meccanismi che lo perpetuano creano enormi disagi e un costante senso di insoddisfazione. Un esercizio molto utile può essere ammettere i propri errori e riconoscere di essere degli umani imperfetti. Smetti di essere perfezionista e accetta il fatto di poter sbagliare senza doverti giudicare per questo. Che male c’è a sbagliare? L’ego ha bisogno di essere dalla parte della ragione e di essere perfetto, perché anche un solo evento potrebbe mettere in discussione le sue fondamenta fragili. Quindi fa tutto il possibile per mantenere in piedi un’immagine di perfezione immacolata. Ma la perfezione è solo per i masochisti che odiano se stessi, non certo per chi si ama. Riconosci la voce giudicante nella tua testa, che ti spinge ad aver paura di sbagliare perché ciò diminuirebbe la tua immagine di te.

Come superare l’orgoglio con l’umorismo

Per superare l’orgoglio e accrescere l’umiltà, l’umorismo è un’ottima soluzione. Anziché giudicare te stesso e gli altri per gli errori e le imperfezioni, sorridi. Riconosci l’ego dentro di te e smetti di stare al suo gioco. Cerca di sorridere quando sorprendi te stesso o chiunque altro essere presi dalla morsa dell’orgoglio e voler avere ragione anche per la più piccola questione. Dopotutto, è davvero buffo che pur di difendere il proprio ego si arriva alle urla, talvolta alle mani, spesso a rimanere imbronciati o a portare rancore, a perdere le staffe, a creare mille giustificazioni. Per superare l’orgoglio, affronta il tuo ego con un bel sorriso, riconoscendo la sua follia e insensatezza, la sua immaturità e infantilità, anziché giudicarlo come cattivo o distruttivo, malvagio o crudele. Guarda con ironia alle tue pazzie come a quelle degli altri.

Smetti di prendere sul serio te stesso e la tua vita. La seriosità è uno dei sistemi dell’ego, mentre la nostra vera natura è gioiosa e ridente. Non è un caso che spesso le esperienze di risveglio sono accompagnate da una sonora risata! In effetti trasformiamo tutto in una questione di vita o di morte, quando in realtà non c’è assolutamente nulla di cui preoccuparsi, da temere o da proteggere. Perché dobbiamo trasformare la vita in un dramma, in un parapiglia, in uno scontro tra ego arrabbiati e pieni di orgoglio, solo perché non sappiamo sdrammatizzare, sorridere alla nostra megalomane follia, alla nostra insensata follia? Puoi tirare un sospiro di sollievo, ridere e sorridere liberamente. Chi ti impedisce di essere in pace ora, libero da quel pesante fardello dell’ego? L’orgoglio è un pugnale trafitto nel tuo cuore: dopotutto è solamente mancanza di amore travestita da stima di sé.

Elimina le tue barriere

L’orgoglio è mancanza di amore travestita da stima di sé

Riconosci i tuoi meccanismi di difesa e le tue barriere. Nota i modi in cui tendi a proteggerti, ad arrabbiarti o a risentirti o anche solo a giustificarti quando vieni criticato. Che cosa provoca la tua reazione? A farti reagire è il bisogno compulsivo di proteggere il tuo ego. Ciò è un meccanismo assolutamente normale, eppure può essere superato e lasciato andare. Alla fine, stai solamente difendendo un’identità illusoria. E le tue difese, a differenza di quanto può apparire in superficie, non ti “salvano” affatto. Al contrario, incrinano i tuoi rapporti, oltre a causare inutile sofferenza per te stesso. Quando sei spinto a reagire d’impulso per difendere il tuo orgoglio, prova a rimanere presente. Dopodiché, prova a elaborare una risposta pacata. In alcuni casi potrai ritrovarti a rimanere semplicemente in silenzio. Ma se ritieni che ci sia qualcosa di importante da dire o da difendere, nulla ti vieta di farlo.

Ma la tua risposta sarà molto più proattiva, e non nascerà da un senso di orgoglio ferito, ma da una dimensione di consapevolezza più profonda. Ogni volta che una tua barriera viene toccata, fa male. Ma fa male perché quella barriera fa riemergere la mancanza di amore dentro di te. La tua consapevolezza può portare luce in quel vuoto e riempirlo di amore. Oltre a eliminare le barriere, cerca di non essere prevenuto nei confronti degli altri, delle loro eventuali critiche e giudizi. Ricorda che ogni giudizio è una proiezione di chi lo esprime. Se si tratta di una critica costruttiva, però, puoi decidere di farne tesoro, anziché trincerarti nelle tue posizioni. Elevare barriere è un ostacolo alla crescita, mentre rimuoverle ti apre all’armonia delle relazioni, al vero amore e alla gioia dell’evoluzione psicologica e spirituale.

Apriti agli altri

Invece che rimanere costantemente concentrato su te stesso e sui tuoi bisogni, a erigere barriere e difese, a giustificarti, a difendere il tuo ego, apriti agli altri. Scopri le loro qualità e apprezzale. Anziché essere ossessionato da quel comportamento insopportabile o quel difetto imperdonabile, riconosci i pregi e loda le altre persone, fai dei complimenti, ringrazia, ama. Apri il tuo cuore. Esci dalla tua prospettiva limitata e apprezza i punti di vista degli altri. Smetti di creare delle separazioni rigide tra te e gli altri: ricorda che in realtà siamo tutti una cosa sola, letteralmente. Riconosci gli altri come parti di te anziché come diversi, nemici, superiori o inferiori. Sii disposto ad aiutare gli altri in qualsiasi modo: ciò non significa soltanto fornire un aiuto materiale, ma anche psicologico e spirituale, condividendo la tua gioia, il tuo sorriso, il tuo amore.

Stai attento, a questo proposito, a non confondere la condivisione di amore con il bisogno di approvazione. Spesso aiutiamo gli altri perché in realtà desideriamo la loro approvazione e vogliamo essere lodati da loro, oppure temiamo di sentirci in colpa se non lo facciamo. Assicurati che il tuo aiuto e il tuo supporto provengano da una dimensione profonda di amore, da una volontà genuina di espansione e condivisione, invece che da un bisogno dell’ego di cercare qualcosa all’esterno. Ancora, per superare l’orgoglio può esserti utile imparare a chiedere aiuto: per certi versi è più difficile fare questo piuttosto che aiutare, in quanto chiedere assistenza significa per l’ego ammettere di non essere perfetto, di non potercela fare da solo. In realtà, chiedere aiuto è una richiesta assolutamente umana e lecita!

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