Le migliori frasi di Krishnamurti

Le migliori frasi di Krishnamurti

Jiddu Krishnamurti è stato un filosofo e maestro spirituale di origine indiana. Fu avvicinato alla Società Teosofica per le sue doti intellettuali e spirituali, ma se ne allontanò ben presto. Il cuore degli insegnamenti di Krishnamurti riguarda la liberazione dell’uomo dai dogmi, dalle paure, dalla sottomissione all’autorità, dai sistemi di pensiero e dai conflitti. Il suo antidogmatismo fu tale che si rifiutò di insegnare qualunque metodo o tecnica per facilitare la realizzazione spirituale. Krishnamurti è ricordato per la fluidità dei suoi discorsi e la capacità di cogliere l’essenza dei problemi. Oggi vediamo quelle che secondo me sono le migliori frasi di Krishnamurti.

Definirei Krishnamurti come il Socrate moderno. Infatti come Socrate egli è stato un sostenitore ardente del pensiero critico e della necessità di trovare la verità dentro di sé. E come il filosofo greco ha sottolineato quanto sia urgente liberarsi dalle credenze e dai condizionamenti sociali e culturali per ottenere la libertà interiore. Al centro del suo insegnamento è la necessità di osservare se stessi senza giudizi o preconcetti, indagando direttamente la propria interiorità per conoscersi profondamente. Il suo modo di parlare era particolarmente duro e tagliente. Ma oltre la durezza di superficie, traspariva un senso di dolcezza, umorismo, delicatezza e amore.

Le migliori frasi di Jiddu Krishnamurti

“L’individuo che non è intrappolato nella società è l’unico a poter influire su di essa in modo considerevole”.

Questa è tra le migliori frasi di Krishnamurti in quanto sintetizza il nucleo del suo messaggio filosofico e spirituale. Tutti siamo stati letteralmente sottoposti a un lavaggio del cervello così onnipervasivo da rendere difficile scoprire la portata dei nostri condizionamenti. Da quando nasciamo, assorbiamo come spugne credenze, abitudini, atteggiamenti, limiti, barriere, idee. Veniamo così risucchiati dalla società, dal modo di pensare comune, dalla cultura dominante. E persino chi si professa anticonformista non comprende quanto in realtà continui a essere profondamente condizionato. Per smettere di essere intrappolati nella società, dobbiamo affinare il nostro pensiero critico e soprattutto la capacità di osservarci.

In questo modo possiamo mettere in discussione i nostri condizionamenti e superarli. Nessuno può dire di non essere condizionato o di non esserlo mai stato. Solo attraverso un lavoro faticoso di conoscenza di sé possiamo liberarci di ciò che è stato imposto e a cui abbiamo creduto e dato per scontato. Krishnamurti afferma che solo chi è libero dai condizionamenti può influire considerevolmente sulla società. Infatti chi è condizionato non può fare altro che confermare, ripetere e riproporre i condizionamenti di cui è vittima inconsapevole. Chi ha superato i condizionamenti può esprimere se stesso al meglio e lavorare per la liberazione degli altri dalla “prigione” mentale.

“La libertà è essenziale per l’amore; non la libertà di rivolta, non la libertà di fare ciò che ci aggrada né quella di cedere, più o meno apertamente, ai nostri desideri; si tratta piuttosto della libertà che deriva dalla comprensione”.

Che cos’è la vera libertà? Krishnamurti è chiaro al riguardo: non è la libertà di fare ciò che si vuole. Piuttosto, è la liberazione dall’ignoranza. È dunque comprensione di ciò che è reale e di ciò che non lo è. E la comprensione non può essere comprata o ottenuta da qualcuno. Può soltanto essere intuita, raggiunta attraverso l’analisi di sé, per scoprire la Verità che giace nel proprio cuore. La libertà, sottolinea Krishnamurti, è un presupposto indispensabile per amare. L’amore, infatti, è energia priva di limiti e condizionamenti. Finché siamo lontani dalla verità e siamo soggetti a dogmi, false credenze e idee distorte, non possiamo realmente amare. L’amore, come la libertà, è il risultato della comprensione della Verità.

Infatti Amore, Libertà e Verità sono qualità del nostro Essere. Non puoi avere l’uno senza l’altra. Essere liberi non significa ribellarsi, fare la rivoluzione contro il governo ladro, scaricare la propria bile contro il male nel mondo. Questa non è libertà: è sempre schiavitù. È lo schiavo a ribellarsi contro il padrone. Chi è libero, compie una rivoluzione interiore. Non scalcia contro le catene che vede all’esterno. Piuttosto, comprende come l’unico carcere sia la propria mente, e l’unica vera liberazione può avvenire dentro di sé e non fuori. E nell’ottenere questa libertà, è possibile aprirsi all’amore.

“Il semplice osservare richiede un’incredibile chiarezza; senza di essa, non è possibile osservare”.

Per osservare è necessaria una grande attenzione, una notevole vigilanza, un’incredibile chiarezza. Solitamente questa chiarezza manca poiché siamo velati da troppi pensieri. Quando ci viene chiesto di osservare qualcosa dentro o fuori di noi, non possiamo fare a meno di etichettare, giudicare, esprimere un pensiero. La nostra mente è più veloce di noi. La nostra attenzione è risucchiata dai pensieri. Siamo oscurati da convinzioni e giudizi. Non riusciamo a distaccarcene nemmeno per un momento. Questo è un enorme ostacolo all’osservazione pura e alla realizzazione spirituale. Eppure siamo ipnotizzati dalla mente.

“L’amore elargisce se stesso con abbondanza, come un fiore il suo profumo”

Amore e abbondanza sono parenti stretti. Non può esistere amore laddove domina una mentalità di scarsità. La gelosia, l’attaccamento, il possesso, l’esclusività non sono amore. L’amore non è speciale né personale né, soprattutto, condizionato. Laddove c’è un limite, lì non c’è vero amore. Il limite è solo un frutto della paura e del condizionamento, dell’ego e del bisogno di sicurezza. L’amore non ha confini, quindi si estende senza limiti. È dunque come il profumo di un fiore, che va in tutte le direzioni senza esprimere preferenze, senza ritrarsi alla vista di qualcosa che non gli piace, senza contrarsi in smorfie di disgusto. Quando viviamo nello stato ordinario dell’ego, non possiamo amare incondizionatamente. Infatti tale amore distruggerebbe ogni barriera, ogni identità, ogni falsa immagine di noi.

“Nessuno può mettervi in prigione psicologicamente, ci siete già”

Tra le migliori frasi di Krishnamurti, anche questa sintetizza bene il cuore del suo pensiero. Ciascuno di noi è profondamente condizionato. Troppo spesso abbiamo paura di poter essere controllati, dominati, resi vittime di qualcun altro. Ma Krishnamurti ci dice di non avere paura: non possiamo essere più imprigionati di quanto già siamo! A prima vista può apparire come un commento pessimista e deprimente. In realtà ammettere il potere dei condizionamenti su di noi significa smettere di puntare il dito contro gli altri e assumersi la responsabilità della propria schiavitù come della propria liberazione. In particolare, dobbiamo riconoscere come le catene che sentiamo su di noi sono una nostra scelta inconscia per proteggerci, non un’imposizione esterna. Scopri qui come liberarti dal dominio della mente.

“Quando la mente è totalmente silenziosa, in superficie come in profondità, allora ciò che è ignoto, ciò che è incommensurabile, si rivela”

Come scoprire il divino? Come possiamo aprirci all’ultima realizzazione spirituale? Dobbiamo far tacere la mente. Secondo Krishnamurti, tuttavia, non è necessario meditare meccanicamente a tale scopo. Anzi, egli sconsigliava sempre le pratiche meditative, in quanto a suo dire sono inutili e spesso anche dannose. Piuttosto, dobbiamo concentrare tutta la nostra attenzione su di noi, senza tentare di controllare la mente. Quando la mente è completamente in silenzio, possiamo sperimentare la presenza consapevole dell’Essere, che è poi la nostra presenza, e fonderci totalmente con essa. L’Illuminazione non è altro che questo: riunirsi al vero Sé, alla sua pace e gioia incommensurabili e senza limiti.

“Fa’ attenzione all’uomo che dice di sapere”

In questa frase si può trovare la profonda vicinanza tra Krishnamurti e Socrate. Socrate condannava aspramente la presunzione di sapere, che è pura ignoranza. Quanto spesso noi crediamo di sapere qualcosa, o la diamo per scontata, per poi doverci ricredere? Siamo letteralmente zeppi di convinzioni false e idee che non abbiamo mai messo in discussione. Esse ci limitano notevolmente e ci impediscono di essere felici e realizzati. Spesso ci affidiamo a presunti esperti e ci fidiamo ciecamente di loro. Oggi più che mai stiamo tornando all’era dell’ipse dixit, dell’autorità che non può essere messa in discussione. Infatti ci sentiamo terribilmente instabili e pur di non perdere la fiducia nel mondo, ci sottomettiamo alle autorità.

Crediamo ciecamente alla voce della scienza (dimenticando che scienza è esperimento e visione diretta, non culto dell’autorità scientifica). Ci fidiamo a occhi chiusi dei medici, dei nutrizionisti, degli avvocati, del telegiornale, dei libri che leggiamo, delle persone che ascoltiamo. D’altra parte, molti di noi cadono nella paranoia di non fidarsi di niente e di nessuno. Sia lo scetticismo totale che la fiducia cieca sono posizioni estreme e rigide, che nascono come difese contro il caos. Affrontare il caos richiede pazienza, lucidità, pensiero critico e auto-osservazione, e in pochi hanno il coraggio di essere soli, indipendenti e liberi.

Chiunque può essere il presuntuoso di turno che dice di sapere. Non è certo un titolo di studio, un simbolo o un attributo a sottrarlo dall’ignoranza. Anzi, è proprio il culto delle autorità a renderci acritici e a portarci a fidarci e a non mettere in dubbio ciò che attraversa le nostre menti. Non dovremmo assimilare nulla senza il nostro consenso. D’altra parte, non dobbiamo nemmeno rifiutare tutto a priori: dovremmo avere un’apertura mentale tale da accogliere tutto, ma allo stesso tempo decidere che cosa assumere come vero oppure no. Dobbiamo essere aperti senza essere vulnerabili, critici senza essere paranoici, scettici senza sconfinare nella chiusura mentale.

“L’elemento decisivo per portare la pace nel mondo sono i nostri comportamenti di tutti i giorni”

Quante volte ci lamentiamo della guerra nel mondo, del male, delle ingiustizie che vediamo e che subiamo? Troppe, troppe volte. Non ci rendiamo conto che l’unico, vero conflitto è quello dentro di noi. La guerra che vediamo in Siria è il riflesso del nostro conflitto interiore. Le prigioni in Libia sono il riflesso della nostra prigione psichica. Le atrocità commesse nel mondo sono il riflesso del nostro lato osucro, della nostra aggressività e del nostro odio. Ciascuno di noi è responsabile della guerra nel mondo, poiché porta il conflitto dentro di sé. Non c’è bisogno di essere degli assassini per contribuire al male nel pianeta: è sufficiente che non siamo in pace con noi stessi.

Quando abbiamo un conflitto dentro di noi, portiamo la guerra all’esterno. Se dunque vogliamo davvero essere portatori di pace e di luce, dobbiamo prima trovare la pace dentro di noi. Finché non ci sarà la pace dentro di noi, come potremo pretendere che ci sia all’esterno? Se tutti ci lamentiamo che fuori di noi c’è il male, il conflitto, la divisione, chi lavorerà per risolvere queste cose? Non ci sarà nessuno, e il mondo rimarrà un posto di guerra e separazione. Se vogliamo una realtà diversa, troviamo la pace dentro di noi e poi espandiamola nel mondo. Tutti sono responsabili, nessuno è vittima.

Krishnamurti, in una delle sue migliori frasi, sottolinea che a determinare la pace nel mondo sono i nostri atteggiamenti quotidiani. Se dentro di noi ribolliamo di rabbia, sbraitiamo contro il nostro partner o contro i nostri figli, come pensiamo che ci sarà pace nel mondo? E se siamo pieni di giudizio e odio, oppure desiderio di vendetta e rancore, come possiamo pretendere che sulla Terra ci siano meno assassinii? Noi uccidiamo ogni volta che agiamo in preda al conflitto, lo teniamo vivo, lo alimentiamo. Non c’è alcun bisogno di uccidere qualcuno fisicamente per diventare degli assassini! Possiamo essere portatori di guerra anche se non abbiamo mai ucciso una mosca. D’altra parte, possiamo portare la pace anche senza manifestazioni o riunioni di piazza (che magari sconfinano nella violenza ed esprimono rabbia, odio e insoddisfazione e quindi alimentano la guerra).

Non c’è bisogno di manifestare per la pace o di urlare slogan contro la guerra. Al contrario, è molto più importante diventare la pace, essere la pace, incarnarla tutto il tempo con tutto il proprio essere. Questo è l’unico modo per cambiare il mondo. Certamente è più facile dire a parole che vorremmo che il mondo fosse un luogo pieno di amore e condivisione, fratellanza e unione. Ma se odiamo nostro fratello, come possiamo pensare che un tale desiderio si avvererà mai? A contribuire alla pace o alla guerra non sono le decisioni internazionali dei potenti, le dichiarazioni di guerra, le tensioni tra i Paesi. Queste cose sono solo la manifestazione di ciò che ognuno porta dentro di sé, non importa quanto siamo individui ordinari e apparentemente così distanti dalle stanze dei bottoni.

Credo che ciò sia fondamentale da capire: se ognuno di noi si sente responsabile della pace o della guerra di tutto il mondo, può diventare una forza straordinaria di cambiamento. Si tratta, certo, di una responsabilità non facile da assumere. Ma vale la pena provarci, per il bene nostro e di tutta l’umanità. Possiamo iniziare a lasciar andare il nostro astio, i nostri rancori, i nostri giudizi, i nostri fastidi. E possiamo iniziare a perdonare, a smettere di attaccarci ai nostri rancori e a sentirci vittime delle ingiustizie e del male. E possiamo guardare dentro di noi per riconoscere il nostro lato oscuro e illuminarlo con la fiamma della consapevolezza e dell’amore.

“Solo se ascoltiamo, potremo imparare. E ascoltare è un atto di silenzio: solo una mente serena, ma straordinariamente attiva può imparare”

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sull’arte di ascoltare. Per apprendere qualcosa di nuovo dobbiamo dapprima imparare ad ascoltare. Se infatti le nostre menti sono riempite di pregiudizi e manteniamo questi anche mentre dialoghiamo, leggiamo o conversiamo, non possiamo imparare nulla. Per imparare, c’è bisogno di una disposizione di apertura. Altrimenti rimarremo sempre con le stesse convinzioni e gli stessi preconcetti e rimarremo le stesse persone di sempre. Ma come si ascolta? Per ascoltare non dobbiamo solo stare zitti, ma soprattutto far tacere la mente. Eppure la maggior parte di noi non ascolta davvero: quando l’altro parla, rimaniamo assorbiti dai nostri pensieri, pronti a controbattere. In questo modo non siamo aperti all’altro e non possiamo imparare nulla da lui, il quale molto probabilmente non imparerà nulla da noi in quanto trincerato nelle sue posizioni e opinioni.

“La vera rivoluzione per raggiungere la libertà è quella interiore, qualsiasi rivoluzione esterna è una mera restaurazione della solita società che a nulla serve”

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sulla rivoluzione interiore. Un vero saggio sa che il vero e unico cambiamento possibile è quello interno. Lavorare su di sé è l’unico presupposto per ottenere la libertà. Non ci sono padroni all’esterno, nemici da combattere, governi ladri, banche predatrici, multinazionali avide di potere. Può darsi che ci siano pure, ma che differenza fa per noi che ci siano o non ci siano? Forse è il capitale finanziario a impedirci di emanciparci? E se accusare le élite, Big Pharma e i miliardari non fosse che una scusa per non crescere, per non cambiare e per rimanere gli stessi di sempre? Se anche i politici corrotti, le aziende che pensano solo al profitto, gli uomini folli fossero privati del loro potere, da chi verranno sostituiti se noi non cambieremo dall’interno?

C’è il rischio che un rovesciamento del sistema porti a una società, a un potere e a un’economia simile alla precedente, forse addirittura peggiore. O magari leggermente migliore, ma non abbastanza da risolvere i problemi umani. Perché? Perché ogni rivoluzione operata all’esterno nasce dalla volontà di distruggere, non di costruire, dal desiderio di ribellarsi e dalla rabbia piuttosto che dall’intenzione di proporre un’alternativa valida. Le rivoluzioni avvenute nel corso della storia hanno insegnato questo: il nuovo ordine è sempre stato peggiore o uguale al precedente. In alcuni casi è stato migliore, ma non ha abolito le differenze, non ha sanato i veri problemi, ha costruito qualcosa di temporaneo e di instabile. Perché allora non facciamo una rivoluzione interiore, tutti quanti, per diventare davvero liberi? Forse in questo modo anche il mondo là fuori rifletterà il nostro cambiamento!

“La rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come fare”

Ma come compiere questa rivoluzione interiore? In un’altra delle sue migliori frasi, Krishnamurti chiarisce bene che la rivoluzione va compiuta dall’individuo, da solo, senza l’aiuto di nessuno. Infatti non c’è nessuno al mondo che può operare una trasformazione dentro di noi. Soltanto noi abbiamo la responsabilità e il compito di essere “rivoluzionari”. Sono sempre stato convinto che ognuno sia la guida del proprio percorso. Ciò significa che non esistono pratiche, tecniche, esercizi validi per tutti per crescere o illuminarsi. Ognuno raggiunge la libertà e la felicità a modo suo. Possono esserci dei percorsi simili, con molti punti in comune, ma mai completamente uguali. Altrimenti la libertà sarebbe qualcosa di imposto dall’esterno, ma in tal caso non sarebbe libertà, perché qualcosa di imposto è semmai opposto alla libertà.

La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare.

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sull’intelligenza umana. Secondo il maestro, la vera intelligenza è la capacità di osservare senza giudizio. Si tratta di qualcosa di davvero difficile per una mente abituata a filtrare l’osservazione con le sue interpretazioni, a colorarla con i suoi giudizi, a oscurarla con i suoi pensieri triti e ritriti. Noi non vediamo il mondo per come realmente è, ma lo vediamo sempre filtrato dalla mente. Persino quando osserviamo un pennarello, subito lo etichettiamo, e così perdiamo la freschezza dell’osservazione. L’osservazione è un’azione sempre nuova: è solo la mente a rendere il mondo un posto grigio, in cui tutte le cose appaiono uguali e noiose, tutto è ripetitivo e privo di interesse. Ma la cosa più importante è che guardiamo agli altri e a noi stessi con la lente del giudizio, impedendo la nostra crescita e cadendo nella miseria.

La scelta c’è dove c’è confusione.

Che cosa vuol dire che “la scelta c’è dove c’è confusione”? Tra le migliori frasi di Krishnamurti, questa è anche una delle più criptiche. Ma se riflettiamo un attimo sul suo significato, possiamo comprenderla. Quand’è che abbiamo bisogno di scegliere? Quando dentro di noi c’è conflitto, confusione, caos, cioè quando la nostra mente è divisa in due (o più) parti, una che va in una direzione, l’altra che sceglie quella opposta. Ci sentiamo combattuti. Non sappiamo che cosa fare. Siamo tormentati dal dubbio. Ma anziché analizzare e osservare il conflitto dentro di noi, alimentiamo ulteriormente il conflitto e ci facciamo tormentare da esso, sentendoci costretti a scegliere qualcosa e a rinunciare a quella opposta. Difficilmente abbiamo il coraggio e l’acutezza di guardare il conflitto lacerante che ci affligge.

Ma se guardiamo a fondo dentro di noi, scopriamo il caos, la mancanza di chiarezza, le pulsioni opposte. Da che cosa nascono questi impulsi contrastanti? Nascono dalla mancanza di consapevolezza, di un Io centrato e maturo che armonizzi la confusione dell’ego. L’ego, di per sé, è naturalmente animato da spinte contrastanti, vive nella dualità e nell’opposizione, trova la sua linfa vitale nello scontro di opposti. Ad esempio, la paura nasce perché una parte di noi vuole affrontare qualcosa, mentre un’altra non vuole: la paura, così come ogni forma di sofferenza, nasce da una schizofrenia interiore, uno scontro di volontà, ognuna delle quali è troppo debole per esercitare il suo potere, ma abbastanza forte da mantenere vivo il caos nella mente. Ma se facciamo chiarezza puntando l’attenzione sui nostri conflitti interiori, questi si dissolvono e lasciano spazio alla chiarezza e l’azione avviene di conseguenza, senza che ci sia nemmeno scelta:

Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione.

E infatti in quest’altra citazione, Krishnamurti sottolinea come la mente che vede con chiarezza non ha dubbi, non è spaccata in due, in tre o in quattro, non vede di fronte a sé bivi o biforcazioni, ma solo una strada diretta. Certo non si tratta di qualcosa di facile da raggiungere: la maggior parte di noi è divorata dal dubbio e dal caos! Ma non dobbiamo condannare la confusione o rifiutarla, magari attaccandoci a false certezze per godere di un senso illusorio di stabilità. Piuttosto dobbiamo guardare dentro noi stessi per scoprire i conflitti e scioglierli alla luce della nostra consapevolezza e trasformare la confusione in azione e libertà, decisione e certezza. Non c’è alcun male nel vivere dei periodi di caos dentro e fuori di sé: è tuttavia fondamentale ritrovare sempre la centratura e approfittare di ogni crisi come opportunità di crescita.

Quando siamo eccessivamente divorati dal dubbio e vediamo troppe scelte di fronte a noi, può darsi che siamo confusi e dobbiamo semplicemente fare chiarezza:

Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera.

Si tratta di una riflessione interessante. Infatti la libertà di scelta viene spesso considerata come una vera libertà, la più grande di tutte le libertà: scegliere che cosa fare, come farlo, con chi… Ma in realtà tale libertà non è altro che un ventaglio di opzioni possibili: è più indefinitezza che libertà.

Per concludere vi lascio con quest’ultima meravigliosa citazione di Krishnamurti sull’amore:

Quando c’è l’Amore voi non siete; quando voi siete non c’è l’Amore. Così, quando c’è il sé non c’è Dio, quando il sé scompare c’è Dio.

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Le migliori frasi di Lao Tzu

Le migliori frasi di Lao Tzu

Lao Tzu è stato un filosofo e scrittore cinese del VI secolo a.C. È il fondatore del taoismo e gli è attribuita la paternità del Tao Te Ching. I suoi insegnamenti spirituali sono incentrati sull’unione degli opposti, la non azione, la spontaneità e l’armonia. Oggi vedremo quali sono alcune delle migliori frasi di Lao Tzu, le più ricche di significato e di saggezza. Il taoismo sostiene che all’origine di tutto vi sia il Tao, l’Unità. Da esso discendono i due principi dello Yin e dello Yang, le due polarità che si uniscono nel Tao. Lo Yin è il principio femminile, lo Yang è l’energia maschile. Yin e Yang non sono opposti inconciliabili: secondo il taoismo è errato dividere il mondo in categorie dicotomiche, poiché l’Universo è compenetrazione e conciliazione dei contrari. La vita è un continuo fluire e un costante cambiamento: nulla rimane immutabile e tutto scorre.

Le migliori frasi di Lao Tzu

“Comprendere gli esseri umani è intelligenza, comprendere se stessi è saggezza.”

Comprendere a fondo gli altri è difficile. Per farlo è necessario un atteggiamento di apertura, empatia, ascolto. È fondamentale saper rinunciare a se stessi, alle proprie prospettive limitate. Quante volte stupidamente giudichiamo pensando di dire la verità sulle persone? La maggior parte dei giudizi dicono molto più di noi che non degli altri. Cogliere l’essenza di un essere umano è difficile. Ci vuole una certa intelligenza e perspicacia nel comprendere i bisogni, le qualità, le caratteristiche di un altro. Ma è ancora più complicato comprendere se stessi. Ciò implica infatti aver compiuto una profonda osservazione di sé. E conoscere se stessi è la vera saggezza, poiché presuppone l’aver scoperto il proprio intimo e aver colto l’essenza alla base della propria esistenza. Quando uno conosce profondamente se stesso, conosce l’intimo degli altri. Nessuno può nascondersi agli occhi di un saggio.

“Fai il tuo lavoro, e poi fai un passo indietro. È l’unica strada per la serenità.”

In questa frase è contenuta l’essenza del non attaccamento (scopri qui come praticarlo). La maggior parte di noi si considera l’agente delle proprie azioni. In particolare, quando facciamo qualcosa di grande, ci sentiamo orgogliosi e magari vogliamo complimenti e approvazione. Potremmo anche far finta di rifiutare le lodi. Ma in realtà non possiamo fare a meno di vantarci, di derivare la nostra grandezza dalle nostre opere. Quando realizziamo qualcosa di importante, siamo pronti a rivendicare la paternità dell’opera. Addirittura ci sentiamo oltraggiati e feriti nel profondo se qualcuno non dovesse riconoscere i nostri “meriti”. Quante volte sentiamo che gli altri sono ingrati? Quante volte pretendiamo che si ricordino dei nostri sacrifici? Ma le nostre aspettative e il nostro orgoglio ci distruggono e ci tolgono la serenità.

Lao Tzu, in una delle sue migliori frasi, ci ricorda che la via per la pace consiste nel non attribuirsi il merito di ciò che facciamo. Questo è anche l’insegnamento del Karma Yoga, che invita a offrire a Dio il risultato delle nostre azioni. Quando infatti interponiamo un ego in ciò che facciamo, la sofferenza è assicurata. Certo, potremmo sperimentare un qualche senso di grandezza o addirittura di onnipotenza, o semplicemente un certo orgoglio, ma tali emozioni sono ricompense davvero grame e il prezzo da pagare per attaccarsi a esse è davvero salato. Ha senso far vedere quanto siamo bravi, quanto ci sacrifichiamo, quanto siamo dei bravi lavoratori, dei bravi genitori, quanto “ci spacchiamo la schiena” per qualcun altro? No, non ha alcun senso fare l’eroe o la vittima. Ricercare ossessivamente l’approvazione degli altri ci rende schiavi e ci toglie la pace.

Quindi è molto meglio seguire il consiglio di Lao Tzu: fai un passo indietro ogni volta che termini un lavoro. Se fai del bene ai tuoi figli, smetti di considerarli come degli ingrati: altrimenti stai solo comprando il loro affetto. Se fai un regalo a qualcuno, non aspettarti che ti verrà ricambiato: altrimenti stai contraendo un obbligo, non facendo un dono. E se ti sacrifichi per la tua famiglia, non lamentarti per il fatto di non essere aiutato: se hai bisogno di aiuto, puoi chiederlo serenamente, altrimenti ti stai sacrificando per fare l’eroe o per commiserarti. Che valore ha un’azione se pretendiamo qualcosa in cambio? Non ci rendiamo conto di come le nostre pretese ci avvelenino il sangue e ci impediscano di essere felici. Agisci senza ego, anche perché in realtà non c’è nessun ego che faccia le cose, quindi non ha senso attribuirsi il merito di nulla.

“Il gioco è la medicina più grande.”

Sono davvero convinto che la vita sia un gioco. Chi si risveglia si rende conto che tutto è Maya, illusione, sogno, che non c’è nulla di serio in questo mondo. Perché dobbiamo prendere la vita sul serio? Perché non possiamo giocare, essere liberi e spontanei, gioiosi e briosi? Non vogliamo farlo perché ci sentiamo troppo imprigionati nel gioco, perché abbiamo vestito i panni di un personaggio del film e ci siamo dimenticati di essere gli attori. Recitiamo una parte, ma ci siamo dimenticati che stiamo recitando. Così tutto sembra maledettamente serio. Sembra vero che moriremo, che potremo perdere il lavoro, che potremo essere lasciati dal partner, che soffriamo e che siamo in balia del mondo. Sembra così perché abbiamo creduto alla nostra illusione. Solo svegliandoci dal sogno possiamo realizzare quanto sciocchi siamo stati a prendere sul serio un gioco, un film, una proiezione.

Lao Tzu ci ricorda che il gioco è la medicina più grande. Tornare a giocare e a prendere le cose e noi stessi meno sul serio significa guarire dalla follia. Giocare può davvero riparare le nostre menti devastate dai nostri atteggiamenti distruttivi e autodistruttivi. Che cosa ci impedisce di giocare? Forse abbiamo paura di essere giudicati male? Ma perché abbiamo paura del giudizio? Forse perché esso intacca il nostro ego? Ma perché abbiamo paura che il nostro ego sia ferito, se l’ego è solo un’illusione? Abbiamo paura di andare oltre il senso di separazione, di riunirci nell’amore? Abbiamo paura di morire, quando la morte (o la separazione dal corpo) è una cosa certa. Come possiamo temere qualcosa di certo? Se ci rendiamo conto di come ci siamo solamente ingannati, possiamo riprendere a giocare in tutta serenità e curare la nostra pazzia.

Quando mi libero di quello che sono, divento quello che potrei essere.

Una delle migliori frasi di Lao Tzu ci invita a liberarci dei nostri condizionamenti prima di poter esprimere il nostro massimo potenziale. Ciò è valido in ogni campo. Ma tale insegnamento si applica soprattutto nella spiritualità. Per diventare ciò che siamo veramente, il nostro vero Sé, dobbiamo disfarci dell’ego. Il nostro compito è quello di liberarci delle credenze limitanti, dei condizionamenti esterni e interni, della negatività e del senso di separazione per poter accedere al nostro vero Essere, che altrimenti rimane una pura potenzialità inespressa. L’obiettivo della spiritualità consiste nel liberarsi dalla nostra falsa identità, smettere di essere chi non siamo per diventare chi siamo veramente. Potremmo essere una sorgente di pace, amore e beatitudine. Ma ignoriamo la gioia della nostra vera natura in nome di un’identità fittizia che vive di paura, colpa e rabbia.

Un lungo viaggio di mille miglia comincia con un solo passo.

Lao Tzu ci invita a non focalizzarci mai sulla meta, sulla fine del percorso. La nostra vita è fatta di singoli passi, singoli istanti, ognuno dei quali è degno di essere vissuto. Non c’è un momento migliore di questo che stai vivendo ora. Non esiste futuro, né passato. La meta è solo un disegno immaginato dalla mente, una proiezione. Anche quando arriverò a destinazione, starò facendo un passo. Inoltre, in questa frase è contenuto un insegnamento preziosissimo: per quanto un percorso possa apparire lungo e difficoltoso, esso può essere diviso in piccoli passi. In questo modo anche l’impresa più ardua diventa possibile. Non ha senso focalizzarsi sulle difficoltà che potremmo incontrare sul cammino: è molto meglio occuparci del singolo problema che si trova di fronte a noi adesso. Se affronterai solo la sfida che ti si presenta in questo istante, sarai molto più leggero e non ti preoccuperai di nulla.

Anche il viaggio spirituale può apparire come un percorso lungo mille miglia e pieno di sfide. Ma possiamo smettere di pensare a quando raggiungeremo l’Illuminazione, quando saremo finalmente Uno, per concentrarci unicamente su ciò che dobbiamo fare adesso. Adesso, in qualunque situazione ti trovi, puoi accettare il momento presente per sperimentare il potere dell’accettazione. Puoi decidere di lasciar andare una tua resistenza o un tuo attaccamento. Guarda dentro di te e scopri in ogni momento l’ostacolo che devi superare, il passo che devi compiere. In questo modo, un passo per volta, ti potresti sorprendere a trovarti dall’altra parte del sogno, risvegliato, oppure semplicemente più in pace e in armonia. Puoi fare sempre un solo passo alla volta: almeno assicurati di concentrare tutti i tuoi sforzi nell’imprimere in quel passo la massima qualità e dedizione.

Quando non c’è desiderio, tutte le cose sono in pace.

Questa è tra le migliori e più significative frasi di Lao Tzu. Il desiderio è ritenuto unanimemente dalle dottrine e filosofie orientali come causa di sofferenza. Infatti desiderare significa generalmente opporre resistenza al momento presente, pretendere che questo istante sia diverso da com’è. E ciò implica la creazione di un attrito, di una resistenza che si traduce in dolore. Il tipo di desiderio che causa sofferenza è appunto il volere che questo momento sia diverso da com’è. Nasce dalla convinzione che in futuro potrebbe esserci qualcosa di meglio. Implica rimandare la pace e la felicità, che in realtà sono sempre accessibili nel qui e ora. Il desiderio è assenza di pace, la pace è assenza di desiderio.

Il desiderio è il movimento incessante della mente egoica, che non si accontenta, che vuole sempre di più, che non accetta l’adesso. Ma ogni istante è perfetto, poiché contiene in sé, nel retro, la tua presenza. Il momento presente è sempre gioioso non tanto per la forma che assume, quanto per il fatto che c’è sempre una consapevolezza che è viva in tale istante. Il presente è fuori dal tempo, il presente sei tu. Non ha alcun senso desiderare che qualcosa sia diverso da ciò che è. Ciò non significa che non possa migliorare le condizioni esterne, ma è importante comunque non cadere nell’errore di pensare che la propria sofferenza sia dovuto a qualcosa che non va all’esterno. In realtà tutta la sofferenza deriva dal non essere in linea con il presente.

Puoi avere mille problemi nella tua situazione esistenziale (famigliari, finanziari, lavorativi, di salute), ma in questo momento puoi avere qualche problema? No, a meno che non stia resistendo al qui e ora: tale resistenza ti fa soffrire. Quindi, lascia andare ogni desiderio di riparare, di rendere il mondo diverso, di raggiungere un certo stato di coscienza nel futuro e sii in pace adesso.

Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela.

Tra le migliori frasi di Lao Tzu, trovo che questa sia una delle più intense e acute. Quante volte malediciamo il mondo perché è crudele, ci lamentiamo della cattiveria delle persone, delle ingiustizie, della mancanza di amore attorno a noi, di tutto ciò che non va bene? E quante volte giudichiamo, critichiamo e rimproveriamo gli altri per le loro mancanze e vediamo tutto nero? Ma chi ha il coraggio e la volontà di assumersi la responsabilità di portare la luce laddove tutto è buio? E cioè: chi è disposto a smettere di maledire il mondo e gli altri per portare amore, pace e gioia? Siamo tutti bravi a dire quanto il mondo fa schifo, ma è proprio il nostro giudicare in tal modo a rendere il mondo un posto invivibile.

Ciascuno di noi è responsabile di ciò che non va nel mondo, del marcio che vediamo, perché ognuno di noi ha un lato oscuro e lo proietta all’esterno. In ogni caso, è molto meglio provare ad accendere una candela, come suggerisce Lao Tzu, per portare un po’ di salute in un mondo che sembra folle e malato. Più porteremo la luce nel mondo, più essa ci verrà riflessa, ci sentiremo amati e inizieremo a vedere anche il bello attorno a noi. E anziché maledire il buio, vedremo che esso è soltanto assenza di luce, per cui la cosa più sensata è far entrare il sole dove non c’è. Non avremo più bisogno di maledire il buio, perché noi saremo abbastanza illuminati dalla luce da sentirci al sicuro e addirittura da condividere la fiamma con gli altri.

Infatti donare la nostra luce non diminuisce il nostro splendore, ma anzi ci fa brillare più intensamente. Se anziché puntare il dito contro il male che vedi, l’insania, l’inconsapevolezza accenderai una candela, ti si spalancherà l’accesso a un nuovo mondo, molto più luminoso e gioioso.

Chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce sé stesso è illuminato. Chi vince gli altri è potente, chi vince sé stesso è forte.

Lao Tzu afferma ancora una volta l’importanza di conoscere se stessi. Infatti è conoscendo se stessi che si ottiene la vera sapienza. Non possiamo conoscere l’essenza dell’uomo guardando (solamente) fuori di noi. Gli altri uomini possono rivelare delle parti importanti di noi e dirci molto sulla nostra natura. Ma la vera conoscenza è autoanalisi, introspezione e, soprattutto, osservazione di sé senza giudizio. Ma la parte più importante di questa citazione è la seconda frase: chi vince gli altri è potente, chi vince sé stesso è forte. L a vera forza consiste nella libertà interiore (vedi qui come raggiungerla). Essa è autodominio, indipendenza, capacità di esprimere se stessi, autenticità, completezza. Il dominio sugli altri è spesso imposto con la brutalità e l’aggressività, ma la vera influenza sulle altre persone si può ottenere solamente avendo conquistato se stessi.

Una volta liberato dalle proprie catene interne, un uomo può avere potere sugli altri, ma non per controllarli, bensì per esercitare su di essi un’influenza benevola, piena di amore. La vera forza, infatti, è l’amore. Solo esso può convincere un uomo a seguire il bene invece che il male: non possiamo imporre con la violenza nemmeno il messaggio più amorevole. Soltanto l’amore è potere su di sé e sugli altri, un potere dolce e delicato, ma allo stesso tempo irresistibile e potente. Vinci se stesso e dominerai il mondo: se vuoi avere potere sugli altri, non puoi pensare di raggiungerlo senza prima aver dominato te stesso.

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Le migliori frasi di Salvatore Brizzi

Le migliori frasi di Salvatore Brizzi

Oggi ti voglio proporre alcune delle migliori frasi di Salvatore Brizzi. Salvatore Brizzi è noto in Italia per aver diffuso insegnamenti provenienti dal mondo dell’alchimia. Essa non è intesa nella sua dimensione tradizionalmente connessa alla trasmutazione dei metalli in oro. Al contrario, è intesa come disciplina della trasformazione interiore. È dunque una forma di spiritualità per elevare il proprio livello di coscienza. I suoi insegnamenti, diffusi nelle numerose conferenze tenute in tutto il Paese di cui è protagonista, si inseriscono nella tradizione di Gurdjieff e Ouspensky. L’idea alla base del lavoro di Brizzi è che l’essere umano medio è addormentato e vive nella meccanicità, in preda agli impulsi della propria macchina biologica.

L’uomo vive in una vera e propria prigione psichica (“psicopenitenziario”). Per uscire da questo stato di sonno forzato e di schiavitù inconsapevole e trasformare la prigione in un “pianeta-scuola”, un individuo deve osservarsi durante il giorno per diventare consapevole dei propri automatismi e per notare come non è lui a vivere la propria vita, ma la sua “macchina” (cioè i suoi tre corpi, fisico, emotivo e mentale) segue un programma automatico e lui si illude di essere libero. Per riuscire a osservarsi, deve opporsi alla sua tendenza naturale al “sonno” e deve ricordarsi di sé per essere presente. Il ricordo di sé prolungato nel tempo produce la presenza, la quale dà vita, gradualmente, al testimone.

Inoltre la presenza sulle emozioni negative – e qui entra in gioco l’alchimia – è in grado di creare un fuoco che scioglie i nodi emotivi e li trasforma in emozioni superiori, costruendo il corpo di gloria (o corpo causale). La presenza portata avanti nel tempo produce l’apertura del cuore (o attivazione del centro emozionale superiore) e porta al risveglio della coscienza. Vediamo ora alcune delle migliori frasi di Salvatore Brizzi!

Le migliori frasi di Salvatore Brizzi

Ma se una persona o un evento possono renderti felice o infelice, allora tu non sei un uomo libero, sei un servo; sei condannato a vivere sperando che nessuno ti faccia mai niente di male.

In questa frase è contenuto un insegnamento fondamentale: se il tuo stato interiore dipende dall’esterno, tu sei schiavo del mondo. Se sono gli altri a determinare i tuoi livelli di felicità, sarai sempre un burattino nelle loro mani. E ciò non perché gli altri abbiano effettivamente potere su di te, ma perché tu affidi il tuo stesso potere al mondo. La schiavitù infatti è una scelta, per quanto inconsapevole, che tu compi per non affrontare il rischio della libertà.

Quando un essere umano realizza la sua impotenza, quando vede la sua meccanicità, la sua assenza di vero volere, quando l’esistenza lo mette all’angolo, lo soffoca, lo schiaccia, non gli lascia via d’uscita… allora si creano le giuste condizioni perché possa accadere qualcosa di importante.

Toccare il fondo è per molti l’unico modo per imprimere una svolta alla propria vita. Per quanto sia duro da accettare, la sofferenza è la prima maestra dell’uomo. Essa insegna a lasciar andare, a trasformarsi, ad aprire il cuore. La sofferenza inoltre contiene in sé un’energia “bassa” che può essere trasmutata in oro, per cui ha dentro di sé un enorme potenziale. Essa diventa insostenibile quando tu resisti a essa. Ma se la accetti totalmente, viene illuminata dalla tua presenza e si trasforma in luce. Se vuoi maggiori consigli su come affrontare la sofferenza e trasformarla in oro, leggi il mio articolo al riguardo.

Sei tu il creatore della tua realtà

Il mondo che ti circonda è unicamente il riflesso di ciò che sei in questa fase della tua vita. I luoghi che frequenti e le persone che incontri ogni giorno rappresentano parti di te. Non sei uno schiavo perché fai quel lavoro, ma fai quel lavoro perché dentro di te sei uno schiavo.

La verità sulla legge di attrazione afferma che è il tuo subconscio a determinare che cosa attrai di giorno in giorno, non la tua volontà conscia. Tale legge è sempre valida, che tu ne sia consapevole o meno e determina chi frequenterai, gli avvenimenti che ti capiteranno, ciò che sperimenterai. Il mondo è un riflesso di ciò che porti nelle tue profondità. Inoltre, Brizzi invita a ribaltare il paradigma ordinario: non sono gli eventi a renderti schiavo, infelice o misero, ma le tue condizioni pregresse di schiavitù e miseria sono confermate dalla tua realtà esterna. In altre parole, gli eventi non fanno che riflettere il tuo livello di coscienza.

Ogni evento ingiusto della tua esistenza tocca un nervo scoperto, ma se invece di usare la lamentela come fuga indaghi dentro quell’evento, scopri perché tu, e solo tu, lo hai portato nella tua vita.
Allora puoi diventare il Re del tuo Regno. L’unico responsabile per quanto ti accade.

La chiave per evolvere spiritualmente è assumersi la responsabilità totale della propria vita. Ogni volta che ti lamenti, stai dando potere all’esterno e stai rifuggendo il tuo ruolo di creatore della tua realtà. È proprio quando vorresti a tutti i costi incolpare il mondo che devi rimanere presente e rinunciare al tuo vittimismo. Solo in questo modo diventi il “Re del tuo regno”, ovvero torni padrone di te e e della tua vita. Solo così riacquisti il tuo potere e, soprattutto, la dignità di un essere umano completo.

Quanta parte dell’Universo puoi contenere dentro di te?
Per quanti eventi della tua vita sei disposto a dichiararti responsabile?
Le risposte a queste domande danno la misura della tua anima. Ci sono individui che sentono al loro interno, nella loro carne, che anche la pioggia è responsabilità loro. Persone del genere non hanno limiti.
La distanza fra te e loro è solo una questione di volontà.

Non mendicare amore e approvazione

Tutte le volte che vorremmo dire o fare qualcosa che potrebbe metterci in buona luce con amici, parenti, conoscenti o sconosciuti, dobbiamo trattenerci. Dobbiamo astenerci dal soddisfare il nostro desiderio di sentirci intelligenti, bravi, svegli e capaci agli occhi degli altri.

Non si tratta di una regola morale. Trattenersi dal ricercare compulsivamente l’approvazione esterna ci rende schiavi degli altri. Non puoi dissipare la tua energia in questo modo. Per quanto l’orgoglio e il compiacimento possano temporaneamente farti sentire bene, in realtà si tratta di un piacere illusorio dell’ego. Resistere ai desideri di personalità può davvero contribuire a farti trascendere l’ego e i suoi bisogni.

È solo quando saremo pieni d’amore interiormente che l’amore degli altri pioverà su di noi.

La maggior parte di noi mendica amore e approvazione dall’esterno. In questo modo, nutriamo aspettative esagerate e distruttive riguardo il modo in cui gli altri dovrebbero comportarsi con noi per non ferirci e per regalarci ciò di cui abbiamo bisogno. Ma questo è un modo davvero immaturo ed egoista di relazionarsi agli altri. Inoltre non funziona affatto, poiché l’amore è una forza che scaturisce dall’interno e nessuno può colmare il tuo vuoto interiore.

Nella misura in cui permangono la paura di perdere il partner e il bisogno di avere qualcuno al proprio fianco per ottenere la felicità – cioè, in altre parole, nella misura in cui siamo ancora identificati con la personalità – non è possibile una completa fusione fra le anime.

L’attaccamento e la possessività impediscono ai rapporti di maturare in modo sano ed equilibrato. Specie in un rapporto di coppia, una relazione di dipendenza è destinata a causare enorme sofferenza, non certo per colpa del partner, ma per via del nostro vuoto interno che non riusciamo a riempire da soli. Nessun partner potrà mai colmare le tue mancanze.

Le migliori frasi di Salvatore Brizzi sul lavoro su di sé

Nessuno può regalarci nulla, dobbiamo conquistare ogni passo verso la consapevolezza lavorando tutti i giorni su noi stessi. 

Il lavoro su di sé è un percorso individuale, che ciascuno compie su di sé. Non possiamo aspettarci di migliorare le nostre condizioni aspettando senza far nulla. Se non operiamo una trasformazione all’interno, niente cambierà all’esterno e rimarremo sempre gli stessi. È vero che il risveglio è una grazia, ma siamo noi a dover compiere lo sforzo di rimuovere gli ostacoli che ci impediscono di essere Illuminati in questo istante.

Al fine di ottenere la «libertà», possiamo operare in una sola direzione: cambiare noi stessi. Sarebbe assurdo voler imporre agli altri un lavoro di trasformazione interiore; gli unici che ci è consentito trasformare siamo noi.

Quante volte diciamo che per essere liberi devono cambiare gli altri o le circostanze esterne? Questo è il modo di ragionare di uno schiavo. L’unico modo per essere liberi è iniziare a trasformare se stessi. Non sono gli altri a dover cambiare, ma soltanto tu sei chiamato a farlo. E in questo modo la tua trasformazione si ripercuoterà inevitabilmente sugli altri.

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Le migliori frasi di Eckhart Tolle

Le migliori frasi di Eckhart Tolle

Eckhart Tolle è uno dei maestri spirituali viventi più conosciuti e seguiti. Come racconta nel suo bestseller “Parti sempre da te stesso: sii tu l’artefice del cambiamento!

Quale liberazione accorgersi che la voce nella mia testa non sono io!

In questa frase così candida è innocente è contenuto un insegnamento straordinario: se persevererai spiritualmente, riuscirai a creare finalmente quella benedetta distanza fra te e la mente. Ti accorgerai cioè in maniera profonda che quel “disco rotto” che risuona nella tua testa non sei tu. Non ci vuole così tanto a capirlo, tuttavia devi realizzarlo pienamente e non a livello superficiale o intellettuale. Non serve che trasformi questa verità in una credenza mentale a cui aggrapparti. Ogni credenza è un fantasma della mente, mentre solo un’intuizione genuina e sincera può farti ottenere la liberazione. L’Illuminazione non è altro che questo profondo riconoscimento della nostra vera identità, con il conseguente ricongiungimento con il nostro Sé.

Grazie a Eckhart Tolle!

Eckhart Tolle è sicuramente una delle mie figure di riferimento più importanti nel mio percorso di crescita. I suoi insegnamenti mi appaiono semplici, chiari e cristallini, e risuonano profondamente dentro di me. Eckhart Tolle è, tra i vari maestri, quello che forse più di tutti riesce a comunicare verità antiche come l’uomo in un linguaggio semplice e comprensibile, modernizzando i vecchi insegnamenti e reinterpretandoli secondo le esigenze dell’uomo moderno. Eckhart Tolle mi sembra più di tutti colui che rappresenta l’Illuminato-modello di cui ha bisogno l’umanità in questo periodo. I suoi insegnamenti mi hanno aiutato tantissimo, per questo voglio esprimere la mia gratitudine nei suoi confronti.

Auguro anche a te di poter usufruire al meglio dei suoi insegnamenti e delle sue perle di saggezza. Detto questo, non mi resta che ringraziarti per la lettura e augurarti buon proseguimento di crescita spirituale!
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Le migliori frasi di Osho

le migliori frasi di osho

Osho Rajneesh è stato un mistico e maestro spirituale indiano. Promosse l’ideale di una religione universale, fondata sull’amore e la ricerca interiore diretta degli individui. Sosteneva che tutta la sofferenza umana avesse origine nell’identificazione con la mente. Riteneva che l’Universo fosse composto di amore. Affermò che la vita dovesse essere presa come uno scherzo cosmico: ripudiava la serietà e celebrava la giocosità. Riteneva che scienza e spiritualità non fossero inconciliabili. Sosteneva che la morte esistesse soltanto sul piano fisico, ma che la vita fosse eterna e la natura dell’uomo immortale. Asserì che l’uomo è completamente responsabile della propria situazione: il mondo è una nostra creazione e la felicità reale è il nostro stato naturale, indipendente dalle condizioni esterne, ma che abbiamo smarrito cadendo nell’illusione della forma. In questo articolo vorrei proporti quelle che secondo me sono le migliori frasi di Osho!

Le migliori frasi di Osho sulla responsabilità

Sei tu, sei sempre tu il fattore decisivo, sei tu che decidi tutto ciò che ti accade. Ricordalo! La Chiave è questa: se ti senti infelice, è una tua scelta. Se non vivi nel modo giusto, è una tua scelta. Se perdi l’occasione, è una tua scelta. La responsabilità è completamente tua. Non avere paura di questa responsabilità. Molti sono terrorizzati da questa responsabilità perché non sono capaci di vedere l’altro lato della medaglia. Sull’altro lato c’è scritto: Libertà.

La maggior parte di noi vive da schiavo. Accusa gli altri e il mondo della propria miseria. Incolpa chi lo circonda della propria infelicità. In questo modo, diventa vittima e perde potere su di sé. La verità è che ognuno di noi sceglie, pur inconsapevolmente, a decidere gli eventi. Il mondo non ha volontà propria, è soltanto un riflesso delle nostre menti. Solo assumendoci la responsabilità, torniamo ad essere liberi. Ma il costo della libertà è un salto nel vuoto aldilà di ogni certezza e attaccamento.

Fa’ di ogni passo una tua scelta. Crea te stesso e assumitene l’intera responsabilità.

In quest’altra frase, Osho mette in evidenza il ruolo dell’uomo di creatore della propria realtà. Il suo invito è quello di compiere scelte consapevoli nella propria vita in modo da crearsi una realtà in accordo con le proprie intenzioni. Finché non ci assumiamo la responsabilità, siamo comunque i creatori del nostro mondo, ma in modo inconsapevole, e siamo così schiavi della nostra creazione. Riappropriati dei tuoi poteri e assumiti la responsabilità dell’esterno. Smetti di lamentarti e di imputare agli altri le cause del tuo malessere. Sei tu e soltanto tu a decidere chi sei e che cosa fare.

Sulla solitudine

Una persona che sa stare da sola non è mai sola. Le persone che non sanno stare sole, sono sole.

Osho mette in evidenza la contraddizione insita nella solitudine. La maggior parte di noi confonde la solitudine con l’isolamento. In realtà, tendiamo ad essere soli anche quando siamo in mezzo alla gente. Infatti il sentirsi completi e in compagnia non dipende dalla presenza di altre persone. Dipende dal grado in cui noi siamo entrati in profondità dentro noi stessi nella fonte dell’amore e della soddisfazione. Chi non sa stare da solo, scambia la compagnia degli altri per un surrogato dell’amore a cui lui stesso non è in grado di attingere.

La solitudine diventa lo specchio. La società è l’inganno. Ecco perché hai sempre paura di stare da solo: sarai costretto a conoscerti nella tua nudità. Essere soli è difficile, ti spaventa. Ogni volta che sei solo, cominci immediatamente a fare qualcosa per uscire dalla solitudine.

Questa è secondo me una delle frasi migliori e più significative di Osho. Essere soli è spaventoso perché ci costringe a venire a contatto con la nostra nudità, le nostre fragilità e debolezze. Quando siamo soli, emergono i nostri mostri. Per questo rifuggiamo tutti la nostra solitudine. E quando siamo soli, anziché conoscerci e affrontarci, resistiamo all’incontro con noi stessi, acuendo la nostra sofferenza. Ma la solitudine è l’arma più potente per guarire da ogni malessere, se solo avrai il coraggio e la forza di viverla appieno e senza scappare.

Le migliori frasi di Osho sulla conoscenza di sé

Se ti sei visto a fondo, acquisti la capacità di vedere a fondo anche gli altri.

L’oracolo di Delfi affermava: “Uomo, conosci te stesso, e conoscerai l’universo e gli Dei”. La maggior parte di noi fugge da se stesso. O addirittura pensa che per conoscere il mondo bisogni viaggiare nel mondo. In realtà, l’unico vero viaggio davvero sensato è quello dentro se stessi. Conoscendo te stesso, fai esperienza dell’intera natura umana, che accomuna tutti gli abitanti della Terra. Non è un caso che quasi tutta la saggezza umana nasca e si sviluppi nella solitudine e nell’introspezione, nella meditazione e nella ricerca di sé.

Quindi la vera domanda non è come conoscere se stessi. La vera domanda è conoscere in che modo non stai conoscendo te stesso, come stai mancando una realtà tanto ovvia, una verità tanto fondamentale da esserti così vicina; com’è possibile che continui a non vedere. Devi aver creato uno stratagemma, altrimenti è difficile scappare da se stessi. Devi aver eretto dei muri; in un certo senso, stai ingannando te stesso.

Osho evidenzia come sia fondamentale rimuovere gli ostacoli che ci allontanano da noi stessi. A ben vedere, è paradossale che non conosciamo la nostra vera natura, quando essa è semplicemente ciò che siamo. Evidentemente, abbiamo elaborato dei complessi meccanismi per evitare di conoscerci, altrimenti saremmo tutti illuminati e in perfetta pace e armonia. Rifletti su tutti i tuoi condizionamenti, osserva tutte le tue barriere e i modi con cui il tuo ego ti tiene distante da te stesso/a.

Sulla morale

La morale è come la magia. Parla in continuazione dell’uomo perfetto, ma non sa cosa sia l’uomo reale.

Questa è una delle frasi migliori di Osho. Osho si scagliò sempre contro il moralismo e le religioni tradizionali. A suo dire, infatti, la morale idealizza l’uomo, lo astrae dalla sua realtà promuovendo un falso ideale di perfezione. A ben vedere, la morale è un mezzo di dominio delle masse, attraverso i concetti di peccato, vizi, inferno e la creazione di punizioni a chi disubbidisce. Il vero saggio non ha bisogno di una morale per comportarsi rettamente: le sue azioni sono buone perché consapevole. Le azioni dell’addormentato, invece, sono malsane e creano sofferenza anche se segue una morale. Chi è vittima dell’inconsapevolezza non può aspirare al bene senza prima cercare di uscire dalla sua meccanicità.

Trascendere la morale non significa diventare immorali o addirittura pervertiti. Il vero pervertito in realtà è colui che è schiavo delle regole e non sa come liberarsene. Al contrario, l’uomo consapevole non ha bisogno di leggi per comportarsi nel rispetto di sé e degli altri. La vera morale è frutto della conoscenza di sé. Come puoi sapere se qualcosa è giusto o sbagliato? Basta che entri a fondo dentro di te: la risposta è nella tua coscienza. Non nella tua mente o nei tuoi condizionamenti, ma nel tuo cuore. Solo nutrendoti di amore e consapevolezza puoi riconoscere che cosa è bene o male, o almeno che cosa è più opportuno.

Sulla speranza

L’uomo vive nella speranza, ma questa non è vita, perché speranza vuoi dire sogno. Se non vivi qui e ora, non sei vivo. Sei un peso morto, e quel domani che appagherà tutte le tue speranze non arriverà mai.

Oggi il termine “speranza” è abusato. Addirittura in molti casi viene creduta come una qualità. In realtà, essa è un meccanismo di perpetuazione dell’ego e dell’illusione del tempo. Seneca diceva:

Smetterai di temere se avrai smesso di sperare

(lucio anneo seneca, epistulae ad lucilium)

Infatti timore e speranza sono inscindibili. Perché? Perché nascono nel tempo e si nutrono di tempo. Sono costruzioni della mente per perpetuarsi. Quando tu speri che qualcosa accada, è inevitabile che temi che non accada. Altrimenti perché spereresti? La speranza non è una virtù, ma un inganno dell’ego. Chi vive nel momento presente, non ha bisogno di sperare. Se speri, significa che non hai fede, perché vuoi cambiare il corso delle cose, non accetti questo istante e non confidi nella bontà dell’Universo.

Inoltre, la speranza ti consuma e ti crea dolore, proprio perché crea tempo e attrito con il presente eterno. Sperare significa proiettare aspettative, rifiutare una possibilità, osare credere che il mondo potrà essere contro di noi. Se vuoi limitarti a sopravvivere, continua a sperare. Ma se vuoi essere felice e completo, coltiva tu la pace e crea la tua realtà. La speranza è l’atteggiamento delle vittime e di chi non ha fede. Quando speri, dubiti della perfezione del mondo.

Sulla spiritualità

La spiritualità è la ricerca dell’essere autentico che è dentro di te: io devo conoscere qual è la mia realtà. Una volta conosciuta, termina qualsiasi ricerca di esperienze. Non occorre più cercare qualche nuova avventura. Quando conosci la vera realtà interiore, l’essere autentico, cessa ogni ricerca.

Spesso la spiritualità viene vista come un miscuglio di credenze new age o una materia che ricicla la religione. Ma la vera spiritualità non ha nulla a che fare con dogmi, convinzioni religiose o stranezze di vario tipo. Essa consiste nella ricerca di sé, che dovrebbe essere un imperativo per tutti gli esseri umani. Dovrebbe essere anzi la priorità numero uno per tutti. Ma le nostre coscienze sono troppo addormentate e assorbite nella materialità e nella sopravvivenza. Così capita che cerchiamo di trovare noi stessi all’esterno, di ottenere un posto nel mondo… Ma dimentichiamo di assolvere il nostro compito principale, che è conoscere noi stessi. Perdiamo intere vite a fuggire dalla nostra natura. Oggi, per di più, siamo diventati quasi tutti servi della religione scientista. Ci diciamo razionali e intelligenti, quando siamo soltanto degli schiavi della nostra mente e della credenza che la scienza sia Dio in terra!

Solo una cosa può trasformarti, può operare un mutamento, ed è la consapevolezza.

L’unico “strumento” che può cambiare davvero la tua vita è lo stato di presenza. La maggior parte di noi è del tutto inconsapevole eppure pensa di essere sveglio e cosciente. In realtà dormiamo e siamo soltanto i personaggi del nostro sogno. Ma identificandoci con la consapevolezza, il nostro “Sé superiore” possiamo sfuggire all’addormentamento e risvegliarci. Lo scopo del lavoro su di sé non è dedicarsi a pratiche strane o complicate, ma principalmente consiste nell’imparare a osservarsi. La semplice e pura consapevolezza è in grado di trasformare l’intera tua esistenza.

Le migliori frasi di Osho sul paradosso

La vita è contraddittoria in sé, quindi la verità non può essere non-contraddittoria, solo le bugie possono essere coerenti.

Una delle qualità più difficili da sviluppare per chi intraprende un percorso spirituale è essere a proprio agio con il paradosso. Infatti la nostra mente segue la logica lineare e non ammette contraddizione. Ma la realtà in sé non può essere afferrata o concepita dalla mente, è paradossale e oltre la logica e la ragione. La mente, infatti, è una limitazione della Coscienza, per cui è evidente che per tornare in se stessa la Coscienza debba liberarsene. Alla Verità si può accedere soltanto quando la mente tace, nel silenzio assoluto.

La vita è un paradosso. Per arrivare vicino devi viaggiare lontano, e ciò che è già conseguito lo devi conseguire un’altra volta.

In quest’altra frase Osho sottolinea quanto la vita sia paradossale. In particolare, per accedere alla nostra interiorità e al nostro stesso Essere, abbiamo bisogno di mesi o anni di ricerca. Ciò che sembra più vicino è in realtà più inaccessibile e difficile da raggiungere. Forse perché lo diamo per scontato. In effetti, essere è una cosa così naturale e ovvia che l’ultima cosa che ci viene in mente di fare è approfondire il nostro senso di esistere!

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Le migliori frasi di Gesù

le migliori frasi di Gesù

Gli insegnamenti di Gesù sono in gran parte imperniati sull’amore. Il lascito più grande di Cristo è l’invito all’unione e alla fratellanza, all’apertura del cuore e alla compassione. Il suo messaggio originale è stato frainteso e manipolato nel corso della storia. Ma è doveroso recuperare le sue straordinarie lezioni di vita per imparare dalla sua grandiosa saggezza. In questo articolo vorrei proporti quelle che secondo me sono le migliori frasi di Gesù, riportate nei Vangeli canonici di Matteo, Luca, Marco e Giovanni.

Una frase da leggere con attenzione

“Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada. Sono venuto infatti a separare il figlio dal padre, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera: e i nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.

Matteo 10, 34-35

Questa citazione è utilizzata da molti detrattori di Gesù per sottolineare il suo messaggio non pacifico o addirittura da leader di una banda di malviventi! Alcuni, leggendo questa frase, hanno pensato che Cristo fosse un rivoluzionario politico. Anch’io sono caduto in passato nell’errore di considerare tale frase come indice della natura politica del messaggio di Gesù. In realtà, leggendo attentamente si ricava un’interpretazione completamente diversa. Gesù probabilmente pronuncia questa frase con un intento ben specifico: vuole mettere in evidenza lo spirito guerriero insito nel proprio insegnamento. Infatti, come sanno tutti coloro che seguono seriamente un percorso spirituale, la trascendenza non si raggiunge gridando namastè a destra e a manca o promettendo pace e amore a tutti. Il vero maestro spirituale è consapevole che il viaggio di un iniziato è pieno di insidie e avversità da superare.

La spada di Gesù al giorno d’oggi

La “spada” di Gesù deve necessariamente creare conflitto, tra i suoi seguaci e i suoi detrattori, ma anche aprire (o far emergere) i nostri conflitti interiori. Non a caso, è proprio dalle crisi e dalle separazioni che è possibile crescere. Il saggio non illude le persone promettendo loro che il Regno dei Cieli potrà essere raggiunto al termine di una comoda passeggiata. I messaggi rivoluzionari di Gesù sono destinati a creare scompiglio e a sconvolgere chi è disposto a seguirli. Se sei spirituale e sei circondato da persone ordinarie ti sarai reso conto di come il tuo percorso potrebbe aver creato attriti e separazioni nel tuo ambiente. Ma ciò è del tutto normale, perché chi lavora su di sé è oggi più che mai un guerriero spirituale.

Finché sei immerso nella quotidianità, in casa tua regna una falsa pace. Quando ti immergi nel sentiero della crescita i conflitti vengono alla luce. Chi intraprende una strada fuori dal comune è biasimato, giudicato e criticato, ma affronta a testa alta le eventuali separazioni e le fratture, poiché sa che questo è il costo per raggiungere qualcosa di molto più alto. Anche le sfide della vita, le difficoltà individuali e collettive e i problemi sono delle “spade” che ci vengono puntate contro in modo da scuoterci, uscire dal sonno profondo in cui dormiamo e aprire il nostro cuore.

Ricorda sempre che la spiritualità non è un modo per compiacere l’ego, ma per farti crescere. In ultima analisi, non dimenticare che il tuo ego deve morire per accedere alla tua dimensione più profonda. Quindi la spada è in realtà una benedizione che viene per salvarti e per liberarti, anche se dal punto di vista del tuo ego potrebbe sembrare una minaccia insopportabile.

Attento a chi ti guida!

Quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!

Matteo 15, 14

Questa frase può essere letta come un invito a stare attenti a chi scegliamo come nostro maestro o leader, alle nostre guide esterne e interne. Una delle poche cose di cui sono davvero convinto è che ciascuno deve fare da guida a se stesso, perché in ultima analisi ognuno è responsabile del proprio destino. Se ora sei cieco, nel senso che non hai il cuore aperto all’amore e la mente alla saggezza, se sei ancora inconsapevole, che cosa succede qualora seguissi un maestro che è al tuo stesso livello e che non è profondamente risvegliato? Sia tu che la tua guida potreste ricadere nella trappola dell’ego e seguire un percorso che vi manda in rovina. Al proposito ti propongo una frase illuminante di Buddha:

“Non date fede ai vecchi manoscritti, non credete una cosa perché il vostro popolo ci crede o perché ve l’hanno fatto credere dalla vostra infanzia. Ad ogni cosa applicate la vostra ragione; quando l’avrete analizzata, se pensate che sia buona per tutti e per ciascuno, allora credetela, vivetela, e aiutate il vostro prossimo a viverla a sua volta.”

Buddha

Usa il tuo buonsenso e la tua ragione! Non credere ciecamente a nessuno, e fatti guidare dal cuore! Sperimenta sulla tua pelle ogni insegnamento prima di consegnare la tua vita nelle mani della tradizione, della tua cultura o di un qualsiasi maestro. Metti in discussione ogni tua guida, che sia una figura reale oppure un’autorità consolidata nella tua mente a partire dall’infanzia o quando non avevi abbastanza strumenti per essere scettico. C’è sempre una parte di noi che è cieca, perché il nostro ego ha un terribile bisogno di certezze. Esso si aggrappa a qualsiasi cosa che gli promette la salvezza pur di sopravvivere. Tieni sempre a bada la tua cecità e illuminala con la tua consapevolezza.

La potenza della fede: una delle frasi migliori e più semplici di Gesù

Tutto è possibile per chi crede.

Marco 9, 23

In questa brevissima massima, tra le frasi più semplici ma tra le migliori di Gesù, si evidenzia il potere illimitato della fede. Chi crede profondamente e con tutto il suo cuore alla possibilità di qualcosa, la vedrà realizzata. Qui è necessario però fare un appunto. La fede non è da confondere con la credenza. Quest’ultima è semplicemente un’astrazione mentale. La fede, al contrario, è un attitudine del cuore: proviene da una profonda apertura interiore, e dalla capacità di rimettere tutto nelle mani di Dio. Ma questo atteggiamento non è nemmeno una resa passiva. Piuttosto, consiste nell’accettazione incondizionata del presente, nella consapevolezza che accadrà il meglio per noi e che nulla è impossibile alla Vita.

Una fede incrollabile non ha nulla a che vedere con il fanatismo religioso o la convinzione sul piano mentale di essere nel giusto. Essa, al contrario, è il risultato della liberazione dalle proprie paure. Chi teme, al limite, è in grado di sperare, ma non di avere profonda fede. Solo chi ha il cuore libero da ogni timore può sperimentare una fede incondizionata. Per sviluppare questa virtù, devi avere il coraggio di abbandonarti al momento presente, senza alcuna resistenza. Dopotutto, il presente è tutto quello che hai. In fondo, infatti, la fede non è altro che aderenza al qui e ora, quindi consiste nel dire di sì alla vita e al flusso dell’Universo.

L’amore incondizionato: una delle frasi migliori e più rivoluzionarie di Gesù.

Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. A chi ti percuote sulla guancia, porgi anche l’altra; a chi ti leva il mantello, non rifiutare la tunica. Da’ a chiunque ti chiede; e a chi prende del tuo, non richiederlo. Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete?

Luca, 6, 27-32

Questa è sicuramente una delle frasi migliori di Gesù. Ma anche tra le più rivoluzionarie. In essa è contenuto il messaggio dell’amore incondizionato. Cristo invita ad amare i propri nemici. Ma chi sono i nostri nemici? Sono tutti coloro nei confronti dei quali proviamo rabbia, rancore, odio, desiderio di vendetta, paura o una qualsiasi forma di negatività, e coloro che manifestano questi atteggiamenti vero di noi. Dunque non sono solo i nostri persecutori, ma anche i colleghi sul lavoro che ci fanno un commento fastidioso, il capo insopportabile, l’ex fidanzato/a intrattabile. La maggior parte di noi si limita ad amare coloro che compiacciono il nostro ego. Ma, come dice Gesù, non c’è nulla di straordinario in questo. L’azione più santa è quella di chi prova amore nei confronti di tutti, incondizionatamente.

Porgi l’altra guancia e lascia l’altro a bocca aperta

Chiaramente, amare i propri nemici è ancora una volta questione di cuore. Con la mente non si può perdonare un grave torto o smettere all’improvviso di provare rancore. La mente, anzi, è fatta per perpetuare la negatività e sopravvivere nutrendosi di essa. Solo aprendo il tuo cuore alla compassione e all’accettazione puoi amare i tuoi nemici, al punto che essi smetteranno di essere tuoi avversari e diventeranno tuoi amici. In questa frase è contenuto anche il famoso “porgi l’altra guancia“. Chiaramente, esso non è un invito a farsi torturare e perseguitare. Al contrario, è un modo per lasciare l’altro a bocca aperta.

Chi ti odia, vuole che tu risponda con odio; chi è arrabbiato con te, vuole che risponda con collera. Porgere l’altra guancia significa non scomporsi, rimanere consapevoli, usare il potere della tua presenza per spezzare il circolo vizioso di azione e reazione. Non reagire significa conquistare il nemico. Ma per arrivare a questo, devi prima ottenere potere su te stesso. Devi disciplinare la mente in modo da non soccombere agli impulsi dell’ego e trascendere la meccanicità. Così facendo, potrai sorprendere chiunque con la tua calma imperturbabile e la capacità di non farti sopraffare da nessuno e da niente.

Il non giudizio

Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato.

Luca 6, 37

Una delle frasi migliori di Gesù è incentrata sul non giudicare e sul sostituire il giudizio con l’accettazione e il perdono. Puoi osservarlo tu stesso: più giudichi più sarai giudicato. O perlomeno, più giudichi più ti sentirai giudicato. La maggior parte di noi si lamenta del giudizio degli altri e ne è disturbato profondamente. In fondo, però, i primi a giudicare siamo noi e attiriamo a noi il giudizio di conseguenza, secondo la legge di attrazione. Quando ci sentiamo giudicati o abbiamo paura del giudizio, in realtà è la nostra mente a creare il giudizio. Proiettiamo all’esterno la nostra illusione mentale, divenendone schiavi inconsapevoli. L’unico modo per sfuggire al giudizio è smettere per primi di giudicare. Come diamine puoi pretendere di giudicare e allo stesso tempo non essere giudicato?!

Al posto di giudicare, perdona. Diventa consapevole dell’inconsapevolezza di chi ti circonda. Nessuno compie un male volontariamente: il peccato è sempre frutto di ignoranza. Anche se uno pensa di agire liberamente per commettere un torto a qualcuno, in realtà lo fa perché è posseduto dall’ego, dominato dalla mente e schiavo dei propri impulsi. Al proposito cito un’altra famosa frase di Gesù pronunciata sulla croce:

“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”

Chi è totalmente identificato con la mente, si illude di essere libero, ne è magari profondamente convinto, ma in realtà è uno schiavo. Quindi il perdono è l’unico comportamento sensato di fronte alla follia dell’ego.

Fede e attaccamento alle certezze: una delle frasi migliori di Gesù

Nessuno che ha messo mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio.

Luca 9, 62

Questa breve frase rivela l’importanza della fede e, al contempo, la capacità di rimanere appieno nel presente. Chi guarda indietro per tornare al passato lo fa perché ha paura, ed è allo stesso tempo ossessionato dai risultati delle proprie azioni e non può fare a meno di mostrarsi insicuro prima di abbracciare l'”aratro” per sempre. Un insegnamento simile può essere rintracciato nel mito di Orfeo, che non può fare a meno di voltarsi per incontrare lo sguardo della sua amata Euridice. Voltarsi è sempre un segno di mancanza di fede. La frase di Gesù, tuttavia, è in particolare incentrata sulla necessità di rimanere focalizzati sul qui e ora, senza avere paura di lasciarsi indietro le certezze del passato. L’attaccamento alle sicurezze è tipico di un cuore ricolmo di paura.

La paura è un enorme ostacolo all’accesso alla dimensione dell’Essere. Essa è indice di inconsapevolezza e va trascesa a tutti i costi per poter raggiungere il risveglio. Oggi sentiamo più che mai il bisogno di certezze e siamo così assorbiti nel passato, dimenticando di confidare nel momento presente. Questo periodo di caos e confusione è però una preziosissima opportunità per aumentare la nostra fede e aprire il nostro cuore all’accettazione totale e incondizionata della Vita. Chi intraprende il sentiero spirituale, soprattutto, deve avere il coraggio di non tentennare e di seguirlo dritto fino in fondo, senza cadere nella tentazione di ritornare alle certezze del passato.

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