Come sfruttare il potere dell’intenzione

Come sfruttare il potere dell'intenzione

Come sfruttare il potere dell’intenzione? Perché non riusciamo a sviluppare un’intenzione ferma e risoluta? È possibile motivarsi a svolgere qualunque cosa senza incontrare gli ostacoli della pigrizia e della mancanza di volontà? Come si può superare la tendenza a procrastinare e ad abbandonare i propri propositi? Possiamo usare l’intenzione come mezzo per attrarre ciò che vogliamo? In questo articolo risponderò a queste domande, chiarendo che cosa è necessario fare e sviluppare per poter sfruttare al meglio il potere dell’intenzione per creare una vita ricca e soddisfacente. Parleremo di forza di volontà, contrapposta all’ossessività e alla durezza. Se vuoi approfondire sui modi per trovare la motivazione per fare qualunque cosa, puoi leggere questo articolo.

Che cos’è innanzitutto il potere dell’intenzione? Non è altro che il potere della nostra mente di allineare la volontà e i pensieri alla realtà e agli eventi. Tramite l’intenzione allineiamo corpo, mente e spirito alla realtà, per modificare o creare qualcosa. Esprimere un’intenzione significa servirsi della propria mente invece che esserne usati. Per questo uno dei presupposti per sfruttare il potere dell’intenzione è padroneggiare almeno un po’ la propria mente. Un altro presupposto è ripulire il nostro subconscio con la conoscenza di sé in modo da chiarire le nostre volontà e rimuovere le pulsioni schizofreniche della personalità. Inoltre, dobbiamo creare una forza di volontà potente, che non sia dura e intransigente, ma dolce e allo stesso tempo ferma e decisa. Approfondiamo ora questi aspetti.

Perché non abbiamo una forza di volontà ferrea

Per cominciare, però, chiariamo il motivo per cui non abbiamo una forza di volontà ferrea, siamo pigri, procrastiniamo, abbandoniamo i nostri obiettivi. La ragione principale è che non abbiamo un Io centrale, ma siamo animati da volontà contrastanti e deboli. Una parte di noi vuole migliorare la salute, mentre un’altra vuole rimanere malata, un’altra non ha voglia, un’altra ancora si compiace di soffrire, un’altra ancora ha sogni troppo grandi, un’altra ancora è troppo dura con sé stessa. In particolare, l’ossessività e la durezza sono enormi ostacoli a raggiungere ciò che ci proponiamo. Dobbiamo ammettere di non essere degli esperti nell’arte di motivare noi stessi. Tendenzialmente, ci motiviamo in modo negativo, costringendoci a fare le cose, facendo pressione su noi stessi.

Ma fare pressione su noi stessi non funziona. Anche quando educhiamo i bambini con durezza, solitamente scaturisce in loro rabbia, ribellione, conflitto, oppure una cieca sottomissione. Quando invece prendiamo a educarli dolcemente e amorevolmente, essi rispondono alle nostre richieste. Dentro di noi abbiamo un bambino, che ha bisogno di essere trattato come tale. Infatti il nostro ego non è altro che un bambino o, se preferisci, un animale da addomesticare. E per addomesticarlo abbiamo bisogno di sviluppare dolcezza e amore nei nostri confronti. Quindi dobbiamo innanzitutto imparare ad amare noi stessi. Senza amore non abbiamo potere né su noi stessi né sugli altri. Il vero potere è dolce e amorevole, non duro e autoritario. L’amore sa essere anche autorevole, ma non si impone mai con la violenza.

Diventare amorevoli con noi stessi per sfruttare il potere dell’intenzione

Ricapitolando, non riusciamo a motivarci perché non abbiamo dentro di noi una volontà chiara e perché siamo duri con noi stessi. Come possiamo diventare amorevoli con noi stessi per sfruttare il potere dell’intenzione e per sviluppare una forza di volontà potente? Innanzitutto dobbiamo smettere di essere perfezionisti quando fissiamo i nostri obiettivi. Dobbiamo perdonarci se non riusciamo a raggiungere ciò che ci prefissiamo e anche contemplare la possibilità che potremmo fallire. Dobbiamo ammettere che possiamo sbagliare e commettere degli errori in tutta tranquillità. Per fare ciò, dobbiamo trovare però un centro dentro di noi grazie al quale sentirci al sicuro e felici anche se non raggiungiamo i nostri obiettivi. Se infatti ci sentiamo in balia del mondo e dei risultati delle nostre azioni, è ovvio che continueremo a essere duri con noi stessi.

Dobbiamo trovare dentro di noi un fuoco di amore. Per fare questo, oltre a costruire un Io centrale, possiamo sviluppare amore tramite il non giudizio, il perdono, la preghiera, la resa, l’accettazione, il potenziamento della nostra autostima, la rivendicazione della nostra dignità e del nostro valore. Non è importante che scegliamo di amare noi stessi o gli altri: infatti non c’è alcuna differenza tra noi stessi e gli altri, in quanto questi sono uno specchio di noi. Dobbiamo ricucire le nostre ferite interiori e la nostra chiusura di cuore in modo da far crescere dentro di noi una madre amorevole. Contemporaneamente, dobbiamo dare vita anche a un padre autorevole (non autoritario), cioè a una forza di volontà risoluta e potente, tramite la creazione di un Io centrale.

Come sfruttare il potere dell’intenzione creando un Io centrale

Qui di seguito trovi i passi per sfruttare al meglio il potere dell’intenzione:

  • creare un Io centrato tramite la presenza e l’apertura del cuore, in modo da eliminare le volontà deboli e contrastanti dei tanti piccoli io della nostra personalità;
  • per fare ciò dobbiamo dissolvere i “misti”, cioè i piccoli io conflittuali dentro di noi, che creano tensione e caos dentro di noi, poiché manca il “padrone di casa”;
  • per dissolvere i misti dobbiamo osservare attentamente noi stessi durante il giorno, in modo da assumere consapevolezza dei nostri pensieri ed emozioni (che sono appunto i tanti piccoli io);
  • se vogliamo imparare a osservarci dobbiamo ricordarci di farlo;
  • per ricordarci di farlo dobbiamo ricordarci di noi;
  • per ricordarci di noi dobbiamo imparare a connetterci con il nostro vero Sé;
  • riconnetterci al nostro vero Sé significa “assaporare” il più possibile la nostra sensazione di esistere per fonderci con la pura coscienza;
  • per assaporare la nostra sensazione di esistere dobbiamo semplicemente fermare i nostri pensieri o, meglio, fare un salto oltre la mente, per diventare tutt’uno con la nostra presenza consapevole;
  • per diventare tutt’uno con la nostra presenza consapevole non dobbiamo fare altro che essere noi stessi, essere semplicemente presenti, senza elucubrazioni inutili.

Come avrai notato, ho descritto i passi a ritroso. La creazione di un Io centrato è il risultato dell’apertura del cuore, è dunque il conseguimento finale. Per dare vita a tale io centrale dobbiamo lavorare su di noi intensamente. Ma i frutti del nostro lavoro saranno dolcissimi!

Sviluppare un’intenzione forte dopo aver creato un Io centrato

A questo punto però non abbiamo finito di descrivere i passi per sfruttare il potere dell’intenzione. Una volta che abbiamo creato un Io centrale, o perlomeno siamo vicini ad averlo sviluppato, possiamo servirci al meglio della nostra mente. Ecco come:

1) Usiamo la nostra forza di volontà

Con il nostro io centrale possiamo innanzitutto avere a nostra disposizione una forza di volontà ferrea. Infatti solitamente la nostra energia è assorbita da desideri contrastanti (una parte di noi vuole fare qualcosa, un’altra vuole andare nella direzione opposta, per cui siamo insicuri, indecisi, pigri, non motivati). Tramite un Io centrale sciogliamo la nostra pigrizia, le nostre indecisioni e siamo molto più diretti all’azione, presenti a noi stessi e in linea con il momento presente. Anziché ossessionarci su che cosa è giusto fare, se riusciremo a farlo o pensare a quali ostacoli incontreremo, siamo focalizzati come un laser sui nostri obiettivi, poiché non consumiamo più energia con volontà schizofreniche, ma la dirigiamo verso uno stesso punto. La mente è potente quando è focalizzata, concentrata, se ha una direzione.

2) Selezioniamo una missione per espandere amore

Ma come servirci di questa potente forza di volontà? Innanzitutto possiamo selezionare un obiettivo principale, sul quale focalizzare intensamente le nostre energie. Dobbiamo scegliere la cosa più importante per noi e per la nostra missione nel mondo. Ad esempio, il nostro obiettivo potrebbe essere quello di raggiungere l’amore incondizionato ed elevare la vibrazione della coscienza su questo pianeta. Se solo pensiamo a una missione trascendente, fondata sull’amore e guidata da esso, la nostra energia spirituale aumenta, ci riempiamo di amore, potere ed entusiasmo. Ovviamente non sto parlando di attivismo o di volontà di “cambiare il mondo” nel senso comune del termine. Non ho nulla contro gli attivisti, ma ritengo che per incidere sul mondo dovremmo dapprima avere l’umiltà di migliorare noi stessi per portare pace e progresso e non per portare ulteriore rabbia, odio e distruttività nel mondo.

3) Prepariamo una strategia

Dopodiché, possiamo dividere la nostra missione in obiettivi più semplici. In questo modo non perdiamo il focus principale sull’obiettivo più importante, ma allo stesso tempo prepariamo un piano o una strategia per realizzarlo al meglio. Possiamo selezionare degli obiettivi nel breve e nel medio termine in vista della missione finale. Ad esempio, se il mio obiettivo è quello di amare incondizionatamente, posso iniziare a svolgere varie pratiche a partire da subito, come il Karma Yoga per sviluppare il non attaccamento, continuare a purificare la mia mente e il mio cuore tramite la preghiera, la meditazione e/o la contemplazione, sciogliere ulteriormente il mio ego, nutrire il mio spirito tramite la fruizione di opere d’arte. Posso entrare nello specifico delle pratiche per massimizzarne i benefici.

4) Entriamo in azione

Dopodiché, dobbiamo assicurarci di allineare la nostra volontà al nostro comportamento. Il solo potere dell’intenzione, nel momento in cui abbiamo un Io centrato, è già sufficiente a operare modificazioni spontanee e senza sforzo a livello della forma. Tuttavia dobbiamo perlomeno mettere in atto alcune azioni! Dobbiamo assicurarci di realizzare gli obiettivi nel breve e medio termine. Mentre li portiamo a termine, diamo un’occhiata alla nostra vita e dentro di noi per vedere se ciò che stiamo facendo ci sta conducendo al nostro obiettivo finale. Nel frattempo dobbiamo avere pazienza e perseverare: se abbiamo un Io centrato, non faremo dipendere la nostra realizzazione dal raggiungimento dell’obiettivo, quindi potremo aspettare con calma e infondere le nostre azioni di pace e amore.

5) Potenziamo la nostra intenzione

Mentre aspettiamo, possiamo contemplare e visualizzare la nostra missione, infondendola di amore e passione, entusiasmo e volontà, per farla entrare nel nostro cuore e viverla appieno. In questo modo ci assicuriamo di essere allineati con la nostra intenzione, rendendola più potente con la forza della nostra mente e del nostro cuore. Se dovessimo realizzare la nostra intenzione, potremmo formularne un’altra simile, magari ancora più grande! In ogni caso, se la nostra missione è, ad esempio, espandere amore nel mondo, non c’è un termine a tale obiettivo, non c’è un risultato da raggiungere, c’è solo appunto da espandere amore! Per potenziare ulteriormente la nostra intenzione, dobbiamo metterci l’anima mentre agiamo per portarla avanti. Inoltre, possiamo cercare di rendere tutta la nostra vita un modo per realizzare la nostra intenzione.

Ogni singolo nostro atto, ad esempio, può essere un modo per espandere amore. L’intera nostra vita deve diventare un modo per metterci al servizio, perché solo così avremo reale soddisfazione e potremo raggiungere risultati straordinari. Per potenziare ulteriormente la nostra intenzione, dobbiamo uscire da noi stessi, dimenticarci di noi per occuparci unicamente di ciò che ci sentiamo chiamati a svolgere. Se noi stessi “diventiamo la nostra intenzione“, investiamo in essa tutto il nostro essere e la rendiamo così potente da piegare qualunque resistenza interna ed esterna, diventando dei “proiettili” puntati verso l’obiettivo finale. Non dev’esserci più differenza tra chi agisce e l’azione, tra intenzione e fatti. In questo modo convogliamo tutta la nostra energia in direzione della nostra missione e possiamo davvero cambiare il mondo.

Possiamo sfruttare il potere dell’intenzione senza un Io centrale?

Certamente, tuttavia dobbiamo considerare che la mancanza di un Io centrale ci costringerà a confrontarci con numerosi desideri contrastanti che ci limiteranno, ostacoleranno e creeranno caos. In ogni caso, se creiamo una missione potente, un’intenzione fortissima nella quale investiamo tutti noi stessi e per la quale siamo disposti a sacrificare qualsiasi cosa, possiamo realizzare obiettivi grandiosi. Possiamo creare con la nostra mente un’intenzione centrale, che faccia da punto di riferimento per noi e ci guidi come farebbe un Io centrale. Comunque, anche decidendo di fare così, sarà inevitabile doverci scontrare con i nostri demoni interiori e dissolverli per creare un’identità stabile dentro di noi e una forza di volontà ferrea. Per questo dal mio punto di vista è più conveniente creare dapprima un Io centrale dentro di sé, unirsi al proprio cuore in modo da farsi invadere dall’energia divina e dell’amore.

Ciò non toglie che possiamo creare da subito una missione potente che ci guidi e ci ispiri al punto da farci scoppiare in lacrime ogni volta che pensiamo a essa. Se hai una missione che ti fa piangere, non aspettare a iniziare a metterla in atto! Avere in mente qualcosa di grande crea un allineamento dentro di te, ti rende potente e fortifica la tua forza di volontà. I grandi campioni delle varie discipline sfruttano il potere dell’intenzione per giungere a risultati grandiosi. La verità è che quando abbiamo una grande missione, non siamo noi a sforzarci di compierla, ma la missione si dispiega da sé, attraverso di noi, che siamo solo uno strumento per la sua realizzazione. Non dobbiamo “lavorare duro”, “sacrificarci come degli eroi”, poiché ciò implicherebbe un ego che vuole rivendicare dei meriti.

Sfatiamo il mito del “lavoro duro”

Dobbiamo lavorare nella gioia e rimanere nella pace e nell’amore, altrimenti non potremo realizzare nulla. Quello del lavoro duro è un mito duro a morire. L’idea di “spaccarsi la schiena” per raggiungere qualcosa è nobilitante per l’ego. Ma l’Amore vuole che noi stiamo bene, innanzitutto spiritualmente, ma anche psicologicamente e fisicamente, poiché è solo così che possiamo dare fondo alle nostre energie. E solo così possiamo entrare in contatto con l’energia superiore dell’Amore e trascendere i limiti della fisicità, arrivando magari a lavorare instancabilmente (ma non percuotendoci e tormentandoci!), perché “invasati” da un’energia superiore e in uno stato di flusso. Anziché lavorare duro, dobbiamo lavorare “morbido”, “dolce”, smettendo di preoccuparci per la produttività, l’efficienza, il guadagno e persino quanto possiamo dare o fare.

Dobbiamo lasciare che tutto sia guidato dall’Amore, lasciare che sia Esso a stabilire i nostri piani, i nostri orari, le nostre azioni, i nostri obiettivi. Per questo dobbiamo connetterci profondamente con il nostro cuore. A cambiare davvero il mondo non è l’eroismo di chi afferma di lavorare centinaia di ore a settimana. Rettifico: un lavoro di questo tipo porta enorme progresso e straordinari risultati. Ma oltre il duro lavoro c’è la possibilità del lavoro gioioso: chi ha mai detto che dobbiamo soffrire per portare avanti qualcosa? Quando siamo allineati con noi stessi, non possiamo soffrire, né sarebbe necessario farlo. Togliamoci dalla testa i senti di colpa, di dover meritare qualcosa, di dover essere masochisti e siamo tutt’uno con la Vita e con il nostro cuore!

Si può sfruttare il potere dell’intenzione per cose più semplici?!

Ovviamente puoi sfruttare il potere dell’intenzione anche per cose più semplici. Se stai cercando informazioni in merito a questo, non andartene, perché ne parlerò proprio adesso! L’intenzione non vale certo solamente per le grandi missioni o gli obiettivi vitali. Può servire anche per migliorare la propria vita, la propria relazione con il mondo, la propria interiorità. Ad esempio, possiamo servircene per coltivare un’attitudine positiva verso la vita, mantenere la pace, creare la vita dei propri sogni. Per obiettivi importanti ma comunque non troppo elevati, può essere sempre importante sviluppare un Io centrale. Anzi, lo è sicuramente. Infatti se non sappiamo che cosa vogliamo fare della nostra vita, come possiamo pensare di attrarre ciò che vogliamo o di creare una realtà soddisfacente?

In ogni caso, possiamo servirci del potere dell’intenzione a partire da subito. Un modo efficace per farlo è scrivere su un diario le proprie intenzioni nel lungo termine e poi quelle nel breve e medio termine per realizzare la nostra intenzione finale. Ad esempio, il nostro obiettivo può essere quello di migliorare la nostra salute. A questo punto possiamo definire il nostro piano per realizzare tale scopo. Possiamo iniziare a fare dei piccoli cambiamenti nell’alimentazione e introdurre un piano di attività fisica. Possiamo proporci di dimagrire di un certo tanto ogni settimana o ogni mese. Per motivarci a fare qualunque cosa, dobbiamo imparare a essere dolci con noi stessi invece che duri e ossessivi. Anziché pensare a che cosa potrebbe succedere se non miglioriamo la nostra salute, possiamo scrivere quali benefici potremo ottenere.

Dopodiché, possiamo focalizzarci intensamente sul nostro obiettivo, visualizzandolo quando vogliamo.

Usare l’intenzione per attrarre ciò che vogliamo

Possiamo anche usare l’intenzione come mezzo per applicare la legge di attrazione per attrarre ciò che vogliamo. Come? Essenzialmente, possiamo esprimere semplicemente un desiderio senza attaccamento, confidando che si avvererà. Solitamente non otteniamo ciò che vogliamo perché partiamo da un senso di mancanza. Se invece crediamo che ciò che vogliamo ci sia già stato dato e si a dentro di noi, non dobbiamo fare altro che aspettare che si manifesti, cioè che si materializzi al momento opportuno. Ovviamente non possiamo ottenere qualcosa se abbiamo anche il minimo dubbio che lo otterremo o che comparirà. In molti casi semplicemente stiamo chiedendo qualcosa di cui non abbiamo bisogno. Se vuoi sapere di più in merito ai motivi per cui l’Universo non ti dà ciò che chiedi, leggi questo articolo.

L’intenzione è di per sé potentissima a realizzare ciò che vogliamo. Tuttavia dobbiamo purificarla da ogni attaccamento, il quale agisce da volontà contrastante. Quando ci attacchiamo al nostro desiderio, è come se ci aspettassimo che non ci sia, rimaniamo con la speranza che si realizzi e la sottostante paura che non si realizzi. Non dobbiamo sperare o avere paura, ma semplicemente rimanere nel presente, esprimendo un’intenzione e poi lasciar andare. Se non lasciamo andare significa che non abbiamo fiducia, e in questo modo sabotiamo i nostri desideri e ci impediamo letteralmente di renderli reali o, nel migliore dei casi, creiamo enorme difficoltà. Quindi, piuttosto che desiderare qualcosa con attaccamento, possiamo entrare nello stato di coscienza in cui tutto accade spontaneamente e senza sforzo. Per chiedere che ciò che vogliamo ci sia dato, dobbiamo entrare in uno stato di intensa presenza nel qui e ora, amore e gioia.

Entrare in uno stato di coscienza superiore

Se vogliamo davvero attrarre ciò che vogliamo, dobbiamo quindi entrare in uno stato di coscienza superiore. Finché vibriamo su energie basse, accade che i nostri mostri interiori ci impediscono di realizzare i nostri desideri. In particolare, la paura, la mancanza di fiducia, la rabbia, l’odio, il giudizio e il vittimismo chiudono il canale con l’Universo. E ciò, ovviamente, è una nostra responsabilità. Dobbiamo allora lavorare per aprire il nostro cuore all’amore, alla fiducia, all’abbondanza, alla visione della perfezione del Tutto. Anziché lamentarci di non ottenere ciò che vogliamo, dobbiamo risvegliarci dall’addormentamento, dalla posizione di vittima e dalla meccanicità. Non possiamo pensare di sfruttare il potere dell’intenzione se non abbiamo prima potere sulla nostra mente. Infatti il potere dell’intenzione fa parte del potere della mente.

Lo stato di coscienza a cui dobbiamo mirare è uno stato superiore alla mente. Infatti è solamente a livello mentale (e di conseguenza emotivo e fisico) che siamo manipolabili dal mondo, vittime e schiavi della legge di attrazione, in quanto dominati dalla mente. Dobbiamo diventare padroni della nostra mente, risvegliandoci alla nostra vera natura di Coscienza. In tale stato di coscienza superiore non dovremo nemmeno più preoccuparci di che cosa attrarremo e cosa no, poiché saremo soddisfatti e completi nel qui e ora. Ma potremo comunque servirci della nostra mente nel migliore dei modi. E allora, se vuoi davvero che i tuoi sogni si realizzino, inizia da subito ad eliminare i blocchi a tale realizzazione. Rimuovi la paura, l’odio, elimina il giudizio, smetti di lamentarti, smetti di arrabbiarti, abbandona il vittimismo e apri il tuo cuore alla perfezione.

Chiediti sempre a quale scopo stai sviluppando un’intenzione

Prima di volere qualsiasi cosa, dovremmo avere il buonsenso di mettere in dubbio l’origine del nostro desiderio. Dobbiamo chiederci da dove viene esattamente, in modo da distinguere tra i capricci della personalità (che sono la maggior parte) e i desideri della nostra parte più profonda. Dopodiché, dovremmo chiederci a quale scopo stiamo sviluppando un’intenzione. Ad esempio, in molti casi riponiamo la nostra felicità nell’adempimento di un desiderio. Ma ogni volta che ci attacchiamo a un desiderio, come ho scritto sopra, accade inevitabilmente che ci boicottiamo da soli, creando attrito e resistenze e chiudendo il canale con l’Universo. Inoltre, un’intenzione che viene dall’ego e ha come obiettivo l’ottenimento di una felicità parte da uno stato di mancanza e sabota la tua evoluzione spirituale.

Come dico spesso, non siamo venuti sulla Terra per compiacere il nostro ego, ma per liberarcene e trovare la vera felicità e libertà. In molti casi ci sentiamo insoddisfatti perché le nostre intenzioni non vengono “ascoltate” e sembrano cadere nel vuoto. Eppure dovremmo essere grati di ciò, poiché se tutti i nostri desideri fossero soddisfatti non diventeremmo altro che dei bambini viziati e capricciosi! Perdonami la durezza, ma ritengo essenziale questo punto. Sia chiaro: non c’è nulla di male nell’avere dei capricci. Si tratta di qualcosa di assolutamente normale. Ma se il nostro obiettivo è crescere e risvegliarci dobbiamo mettere in discussione i nostri desideri per trovare la Verità. Altrimenti rischiamo di rimanere schiavi delle nostre stesse intenzioni: volere qualcosa non è libertà, ma schiavitù!

Volere qualcosa non è libertà, ma schiavitù

Prima di sfruttare il potere dell’intenzione, dovremmo interrogarci sul significato dei desideri. Da che cosa nasce un desiderio? Dalla prefigurazione di un bene futuro sulla base di un piacere passato. Si tratta di qualcosa di puramente mentale. O perlomeno è così nella maggior parte dei casi. I desideri della nostra parte più profonda nascono da una volontà di espandere amore. Invece i desideri dell’ego nascono dal bisogno di chiedere quell’amore all’esterno. E dovremmo chiederci il motivo per cui abbiamo un così disperato bisogno di amore sotto forma di relazioni, sostante e attività. La risposta è semplice: abbiamo il cuore chiuso all’amore dentro di noi e in questo modo siamo come dei mendicanti in cerca di barlumi di soddisfazione nel mondo.

Anche in questo caso, non c’è nulla di male in ciò. Ma, ripeto, se il nostro obiettivo è evolverci spiritualmente, dobbiamo guardare in faccia la verità e iniziare a cercare la felicità e l’amore dentro di noi. Finché abbiamo dei desideri senza il cui esaudimento ci sentiamo insoddisfatti e miseri, siamo degli schiavi, servi della nostra stessa mente e dei nostri impulsi. Non c’è alcuna libertà nel poter fare ciò che si vuole: ognuno può verificarlo nella propria esperienza, senza dover credere a queste parole. La vera libertà è assenza di desiderio: siamo liberi quando la nostra volontà è completamente allineata a quella della Vita e del momento presente. Quando siamo allineati con l’Universo, possiamo sfruttare il potere dell’intenzione, ma questa volta per progredire ulteriormente sul nostro cammino spirituale e per aiutare gli altri a fare altrettanto.

Ma che senso ha sfruttare il potere dell’intenzione se non voglio più niente?

Il fatto di essere allineati con la volontà divina non significa necessariamente non avere delle intenzioni. Ovviamente tali intenzioni saranno illuminate dal fuoco dell’Amore e offerte come servizio. Assumeranno il valore di volontà (corrispondente a quella della Vita per elevare la coscienza umana) piuttosto che di desideri o di capricci. Ciò che viene chiesto o di cui si ha bisogno in un dato momento verrà dato nel momento opportuno, senza che ci sia bisogno di preoccuparsi di ciò che si dovrà fare domani o l’anno prossimo. L’intenzione più elevata consiste nel desiderio di allinearsi alla volontà dell’Universo invece che creare una volontà individuale e separata. Paradossalmente, è proprio quando rimettiamo la nostra volontà nelle mani di un’Intelligenza superiore che siamo e ci sentiamo veramente liberi.

Infatti non può esserci vera libertà nel sistema dell’ego, ma solo libertà DALL’ego. Quando siamo identificati con l’ego, è esso a dettare la nostra agenda e dire di che cosa abbiamo bisogno. Dobbiamo separarci dal nostro ego per vedere la futilità della maggior parte dei nostri desideri (sempre che ciò sia il nostro obiettivo in qualità di cercatori spirituali). Dovremmo sviluppare l’intenzione di non avere più intenzioni! E così otterremo la vera liberazione dalla “trappola planetaria”. Prima di sfruttare il potere dell’intenzione, riappropriamoci del potere della nostra mente. Altrimenti rischieremo che i nostri desideri siano contaminati dal sistema dell’ego. Ovviamente non dobbiamo nemmeno essere ossessionati da ciò e possiamo sviluppare serenamente delle intenzioni per migliorare la nostra vita!

Sviluppa intenzioni per migliorare la tua vita

Puoi quindi tranquillamente migliorare le tue condizioni interiori ed esterne attraverso il potere dell’intenzione. In ogni caso, ti ricordo, è bene che ci liberiamo dall’attaccamento ai nostri desideri, cioè non dobbiamo far dipendere la nostra realizzazione da essi. Dobbiamo trovare la pace nel qui e ora, poiché è solo nel momento presente che si trova la felicità! Quindi la cosa più conveniente è innanzitutto accettare la nostra condizione attuale, arrendendoci profondamente a essa. A quel punto, ma soltanto a quel punto, possiamo intraprendere le azioni e sviluppare le intenzioni per migliorare la nostra realtà (infatti arrendersi a qualcosa significa allinearsi interiormente al momento presente, non certo obbligarsi a lasciare che all’esterno ci sia una situazione difficile).

A dire il vero, accade che quando ci arrendiamo intensamente alla nostra situazione, qualunque essa sia, scaturisce la pace (purché la nostra resa sia profonda e genuina). E la situazione esterna (in quanto riflessa di quella interiore) si risolverà in moltissimi casi da sola. Infatti i mali esterni sono il risultato di un disallineamento spirituale. Quando ci riallineiamo alla Vita, eliminiamo le resistenze e la sofferenza, e con essa spesso anche gli effetti nel mondo causati da questa scelta di resistere. Il potere dell’accettazione è davvero straordinario. In ogni caso, una volta che ci siamo arresi interiormente possiamo serenamente migliorare le nostre condizioni esterne. E ciò sarà senz’altro più facile, in quanto la nostra mente sarà in pace e quindi molto più lucida e focalizzata.

Quindi cerca sempre di sviluppare intenzioni non perché non accetti la tua realtà presente, ma prima accetta la tua realtà e poi sfrutta il potere dell’intenzione.

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Come purificare il tuo cuore

Come purificare il tuo cuore

Il nostro cuore è pieno di tossine. In realtà esso non può essere danneggiato o subire influenze negative. Ma sulla sua superficie si è accumulata un’enorme coltre di negatività. Quando accogliamo un pensiero negativo, inquiniamo il nostro spirito. Quando giudichiamo, odiamo, accusiamo, siamo orgogliosi, ci sentiamo in colpa, ci arrabbiamo, ci lamentiamo, accade che ci intossichiamo. Il cuore è immune a questa negatività. Ma essa si riflette sulla nostra mente sotto forma di sofferenza. E si riflette poi nel corpo sotto forma di malattie e disagi. Come puoi purificare il tuo cuore? In altre parole, come puoi rimuovere la negatività che ti impedisce di accedere alla pace, all’amore e alla gioia del tuo Essere?

Il lavoro spirituale è in gran parte un percorso di levigatura, di rimozione, di scavo, di purificazione. Non dobbiamo tanto raggiungere qualcosa, quanto rimuovere degli ostacoli. Infatti il nostro Essere risplende sempre in ogni momento, in ognuno di noi, soltanto che è come velato e coperto da delle barriere. Il nostro compito consisterà allora nell’eliminare tali barriere per far sì che la luce possa tornare a illuminarci e a rifulgere liberamente. Quindi come puoi purificare il tuo cuore? In questo articolo cercherò di offrire una risposta a questa domanda fondamentale.

Come purificare il tuo cuore dalla negatività

Innanzitutto, che cos’è la negatività? La negatività è tutto ciò che causa sofferenza, alimenta la separazione e l’ego, provoca conflitto e tensioni dentro di sé e negli altri. A inquinare il nostro cuore sono la vergogna, la colpa, l’apatia, la depressione e tristezza, la disperazione, la paura, il desiderio (egoico), la rabbia, l’odio, il giudizio, la condanna e l’accusa, il rancore, la vendetta, l’orgoglio. Il problema ovviamente non è provare queste emozioni di tanto in tanto, ma cucire un’identità su di esse. Se è assolutamente normale (anche se si può lavorare pure su questo!) provare rabbia, non è invece naturale trasformarsi in degli individui arrabbiati e pieni di acredine, perché ciò distrugge noi stessi e chi ci circonda, a livello fisico, psicologico e spirituale. Le emozioni negative possono essere gestite correttamente e persino trascese dai più spirituali.

Per purificare il tuo cuore dalla negatività devi innanzitutto diventare consapevole dei pensieri e delle emozioni negative che ti intossicano. Devi osservarti per vedere come la collera ti avvelena, come il rancore ti spezza il cuore, come il giudizio ti tortura, come la paura ti distrugge. Basta che guardi la sofferenza nella tua mente e il malessere sul tuo corpo. La mente ti offrirà mille motivazioni per continuare ad arrabbiarti, odiare, giudicare, avere paura, deprimerti, ma fa così perché è l’unico modo che le consente di sopravvivere. Ma la sopravvivenza della tua mente è la tua distruzione, e viceversa! In realtà il vero te non può essere distrutto, ma ciò non toglie che la negatività apparentemente causi enorme sofferenza che può essere evitata e superata.

Diventa consapevole della negatività dentro di te

Il primo passo per purificare il tuo cuore, come dicevamo nel paragrafo precedente, è diventare consapevole della negatività dentro di te. Una delle prime cose da notare è che la negatività è creata da te ed è qualcosa che porti dentro, anche quando non ne sei direttamente cosciente. Ad esempio, potresti arrabbiarti solo una volta al giorno, ma ciò non significa che non abbia una rabbia che cova dentro di te e che giace sepolta nel tuo subconscio. Il semplice fatto che ti arrabbi anche una volta ogni morte di papa, significa che dentro di te ci sono le sostanze che creano la rabbia, altrimenti non potresti arrabbiarti! D’altra parte, è difficile che la rabbia che è nel tuo subconscio rimanga completamente nascosta e si manifesti solo ogni tanto: è molto probabile che emerga sotto forma di giudizi, lamentele, frustrazione, irritazione, rifiuto.

Dobbiamo imparare a monitorare il nostro stato emotivo, chiedendoci il più spesso possibile che cosa sta accadendo dentro di noi in un dato momento. Per scoprirlo ci basta osservare i pensieri che attraversano la nostra mente oppure puntare l’attenzione sul nostro corpo per vedere quali tensioni e disagi ci sono. Osservarci ci permette di riconnetterci al nostro cuore e sviluppare presenza e attenzione, qualità fondamentali nella crescita spirituale. Non possiamo pensare di fare molti passi avanti se ignoriamo completamente ciò che ci accade quotidianamente a livello mentale ed emotivo e persino fisico. Può essere utile tenere un diario per registrare pensieri ed emozioni ricorrenti. Oppure puoi semplicemente ricordarti di osservare i tuoi pensieri ed emozioni ogni volta che puoi.

Lascia andare la negatività per purificare il tuo cuore

La semplice osservazione ha un enorme effetto curativo. Se solo diventi consapevole della tua rabbia, ciò avrà molto meno potere su di te. L’unica cosa che puoi fare per accelerare la “purificazione” è lasciar andare la negatività, rimuovendo le resistenze dentro di te e arrendendoti al momento presente. La resa è uno dei modi più rapidi ed efficaci di aprire il nostro cuore. Dentro di noi ci sono infatti forti resistenze a lasciar andare la negatività, poiché da essa ricaviamo la nostra identità e anche un certo piacere. Provare rancore, giudicare e arrabbiarsi procura una malsana soddisfazione, della quale puoi diventare consapevole nella tua esperienza. Si tratta di un piacere in fondo irrilevante, ma nel breve termine è abbastanza intenso da sedurci e traghettarci sotto l’impulso della negatività. Se riesci a rinunciare al falso piacere dell’ego, puoi superare abbastanza facilmente la tendenza a cadere nell’inconsapevolezza.

Più che lasciar andare la negatività, in molti casi puoi lasciar andare la “ricompensa” che sperimenti nell’identificarti con essa. Anziché lasciar andare il rancore, puoi provare a lasciar andare il senso di soddisfazione che provi quando immagini di vendicarti o quando tieni il broncio. Nota come la piccola soddisfazione egoica ti costa enorme sofferenza a livello mentale e fisico. Nel caso della paura, considera che essa non ha alcuna funzione protettiva, ma piuttosto aumenta la probabilità che si verifichi l’evento che temi (approfondisci qui per sapere come superare ogni paura). La paura sembra dare infatti un falso senso di sicurezza, ma per l’appunto si tratta solamente di una sensazione, poiché in realtà non ti difende assolutamente da nulla, ma piuttosto ti rende più debole e vulnerabile.

Quanto alla vergogna e ai sensi di colpa, vedi come essi nascono dal tuo senso di indegnità, che è completamente falso e creato dalla mente.

Lascia andare il vittimismo

Una delle posizioni più difficile da lasciar andare è il vittimismo. Esso dà una certa soddisfazione. Inoltre è alimentato dal modo di pensare comune, che distingue tra vittime e carnefici. Il vittimismo è il cuore dell’ego e sembra trovare conferme nella realtà, per cui è difficile da rimuovere. Ma per l’appunto sembra essere verificato nell’esperienza perché chi è vittima tende a creare una realtà che confermi il suo vittimismo. Ciò ovviamente conferma che anche la vittima è in realtà creatore e responsabile della propria realtà, altrimenti non attrarrebbe gli eventi che confermano la sua mentalità! Ma quando smettiamo di essere vittime acquisiamo enorme potere. E diventa più facile anche rimuovere la negatività e purificare i nostri cuori, poiché ci rendiamo conto che siamo noi a crearci i disagi e i malesseri e possiamo lavorare per rimuoverli.

Se lasci andare il vittimismo, puoi iniziare a scegliere se attaccarti alla tua sofferenza oppure lasciarla andare. Acquisisci dunque un enorme potere. Per purificare il tuo cuore, devi liberarti dalla tendenza ad accusare il mondo esterno della tua sofferenza. Questo è un presupposto fondamentale. Se riesci soltanto a fare questo, hai svolto già gran parte del lavoro. Devi dunque riuscire a rimanere presente quando soffri per ricordarti che stai creando tu ciò che provi. Puoi stare certo che se avessi il cuore aperto, non proveresti sofferenza e vedresti la situazione in modo completamente diverso. Quindi non fidarti delle interpretazioni della mente, che non fanno altro che giustificare e alimentare il tuo vittimismo, la tua rabbia, il tuo rancore, la tua paura. La mente non va assolutamente ascoltata, piuttosto vanno riconosciuti i suoi schemi ricorrenti per evitare di cadere nelle loro trappole.

Lavora sul non giudizio per purificare il tuo cuore

Una delle “pratiche” più efficaci per evolvere spiritualmente è lavorare sul non giudizio. Il giudizio è uno dei meccanismi più subdoli con cui l’ego perpetua se stesso. Ciò che va compreso è che ogni giudizio è un giudizio contro di noi. Puoi vedere tu come il tuo stesso corpo si contrae quando giudichi qualcuno. Non c’è nessuna differenza tra giudicare se stessi e giudicare gli altri. Semplicemente, nel primo caso ci sembra evidente che il giudizio è rivolto alla nostra identità, mentre nel secondo caso ciò è nascosto dalle proiezioni dell’ego. L’ego proietta all’esterno l’idea che ci sia qualcuno là fuori da accusare di qualcosa o da criticare. In realtà la coscienza di ciascuno di noi non è separata da quella degli altri: siamo tutti parti di una stessa unità. Questa non è una teoria filosofica, ma qualcosa che puoi realizzare tu stesso direttamente nella tua esperienza.

Il giudizio ostacola la nostra realizzazione spirituale. Esso va completamente rimosso dal nostro cuore. Più lo eliminiamo, più ci apriamo all’amore. Il giudizio infatti è il contrario dell’amore. Se c’è giudizio dentro di noi, non possiamo amare noi stessi e gli altri, diventiamo vittima della paura del giudizio, rendiamo noi stessi schiavi in catene. Non importa verso chi sia diretto il giudizio: sia che non accetti te stesso sia che non accetti qualcuno fuori di te, ciò ti impedisce comunque di amare. L’amore incondizionato consiste nell’accettazione totale e completa di noi stessi e di tutti coloro che ci circondano, poiché essi sono parti di noi, e se non li accettiamo, significa che stiamo rifiutando i nostri mostri interiori. Il non giudizio e l’accettazione ci consentono di rimuovere la negatività dai nostri cuori per evolvere spiritualmente.

Non lamentarti e arrenditi al momento presente

Accanto al non giudizio, un “esercizio” molto significativo consiste nel non lamentarsi. Lamentarci ci fa sprecare enormi quantità di energia. L’idea non è quella di reprimere la lamentela: non soltanto dobbiamo evitare di esprimere la lamentela all’esterno o di sbuffare, ma dobbiamo anche (e soprattutto) lasciarla andare al nostro interno. Come si può lasciar andare la lamentela? Innanzitutto, realizzando che non serve a nulla. Dopodiché, è necessario sviluppare una forte intenzione di non lamentarsi. Poi, dobbiamo sviluppare una certa presenza per accorgerci dei momenti in cui stiamo per lamentarci e poter lasciar andare la lamentela. Nel momento in cui si presenta la lamentela, possiamo fare uno sforzo per eliminarla, rinunciando al falso piacere che essa ci dà.

Non lamentarsi permette di risparmiare e accumulare una notevole quantità di energia. Prova a non lamentarti per un po’ e vedi come la tua vita sarà trasformata in poco tempo! Oltre a non lamentarti, puoi intensificare il tuo lavoro arrendendoti al momento presente e lasciando andare le resistenze ad accettare la realtà. Devi renderti conto di come siano le tue resistenze alla realtà a farti soffrire, e non la realtà in sé. Gli eventi sono sempre neutri: siamo noi che diamo loro il potere di farci soffrire. Lo facciamo inconsapevolmente, ma possiamo diventare consapevoli di come le nostre interpretazioni dei fatti ci provochino dolore e possiamo lasciar andare tali interpretazioni e giudizi, chiedendo che ci venga data la visione del cuore. Infatti accumuliamo negatività perché ci fidiamo delle storie errate della nostra mente, che non sa affatto la verità di ciò che sta accadendo.

Lascia andare i pensieri negativi e le credenze limitanti

La negatività nasce a livello del pensiero. Lascia tracce più o meno pesanti sul corpo, ma essenzialmente si sviluppa nella mente. La mente inosservata, in particolare, ha il potere di farci soffrire e di regalarci miseria. Dobbiamo dunque diventare i padroni di casa del nostro spazio interiore, vigilando sui nostri pensieri e sul nostro stato emotivo. I pensieri creano le emozioni, che a loro volta alimentano i pensieri, in un circolo vizioso ininterrotto. Dopodiché, le emozioni hanno una certa energia derivante dalla mente e quindi sembrano godere addirittura di vita proprio e sono così in grado di attivare il dolore anche senza particolari pensieri. Si può dunque provare un’angoscia esistenziale o una depressione apparentemente ingiustificata anche senza contenuti mentali correlati. In questo caso dobbiamo fare luce sul nostro disagio, osservandolo in presenza e sciogliendo le nostre resistenze.

Non dobbiamo cercare di liberarci di ciò che proviamo, ma solamente diventarne consapevoli e accettarlo totalmente. Quanto ai pensieri negativi, è bene che diventiamo consapevoli di come essi ci procurano enorme sofferenza: è il caso delle preoccupazioni, delle paranoie, dei giudizi su di sé e sugli altri, delle paure, dei pensieri di odio e di rabbia. Dobbiamo essere piuttosto vigili per non identificarci con questo genere di pensieri e per non intossicarci. A nutrire i pensieri negativi sono ovviamente le nostre percezioni errate della realtà, basate sulla visione limitata dell’ego, che ragiona secondo i propri bisogni, impulsi e interessi. Oltre a ciò, ad alimentare i pensieri negativi sono le nostre credenze limitanti (scopri qui come rimuoverle). Le credenze sono pensieri a cui ci attacchiamo. Se vogliamo purificare il nostro cuore, dobbiamo diventare consapevoli delle nostre convinzioni e smettere di dare loro importanza.

Realizza che i pensieri sono solo pensieri

Dobbiamo ricordare che nulla ha il potere di farci soffrire a meno che non siamo noi a consentirglielo. Quindi non sarà certo il contenuto della credenza a farci del male. Al contrario, soffriremo per il fatto di portare dentro di noi quella credenza. Ogni pensiero non ha alcun potere, a meno che noi non glielo attribuiamo. Come glielo attribuiamo? Attraverso la nostra identificazione e la convinzione che i pensieri siano veri. Dobbiamo imparare a vedere i nostri pensieri come campi di energia, come pure modulazioni di consapevolezza, guardare la loro sostanza anziché rimanere ipnotizzati dalla loro forma. I pensieri possono avere praticamente infinite forme. Eppure tutti i pensieri sono uguali nella sostanza, per cui non ci sono pensieri veri o falsi in assoluto.

Certo, nella vita pratica molti pensieri sono validi e molti altri no. Ma da un punto di vista spirituale ogni pensiero è solo una forma di energia che attraversa la nostra consapevolezza, che sia un pensiero positivo oppure negativo. Per questo dobbiamo imparare a non attaccarci ai nostri pensieri e a lasciarli andare serenamente. La tua mente può essere attraversata anche da pensieri suicidi, ma se tu non li ascolti, essi non possono avere potere su di te. Tuttavia, nel momento in cui credi a un pensiero: “La mia vita non ha senso”, lì iniziano i guai. Non dovremmo trattenere pensieri dentro di noi, poiché essi ci avvelenano. Anche se si tratta di pensieri positivi, essi si sviluppano necessariamente in opposizione a pensieri negativi, per cui non bisogna fare differenza tra i pensieri e lasciarli andare tutti.

Dobbiamo osservare la nostra mente per realizzare quali tipi di pensieri abbiamo solitamente, magari registrandoli in un diario, per smettere di credere loro e poi lasciarli andare.

Trasmuta il piombo in oro

Per purificare il nostro cuore, possiamo trasmutare le emozioni negative in emozioni superiori. Ciò è possibile tramite la presenza sull’emozione negativa. La presenza porta luce su di essa e la trasforma in consapevolezza, accettazione, amore e stati emotivi superiori, di cuore invece che di pancia. La maggior parte di noi vive in un ambiente emotivo basso, immerso nel piombo. Ciò dipende in parte da pigrizia, ma soprattutto dal fatto che non sappiamo quali stati dolci ed elevati possiamo sperimentare! Anziché vivere nello stress, possiamo vivere nell’entusiasmo. Anziché vivere nella paura, possiamo essere fiduciosi. Per accedere a tale tipo di emozioni e stati superiori, dobbiamo però avere il coraggio di guardare dentro di noi per abbracciare il nostro lato oscuro.

Dobbiamo guardare in profondità per illuminare i nostri rancori, la nostra rabbia, la nostra paura, i nostri impulsi più bassi e aggressivi. Se avremo il coraggio di farlo, potremo trasmutare il piombo in oro e accedere al Paradiso in terra! Possiamo davvero vivere in un ambiente interiore dolce, caloroso e accogliente, se solo siamo disposti a coltivarlo e a far germogliare l’amore dentro di noi. Ovviamente non possiamo accedere a tali stati superiori se siamo completamente disconnessi da noi stessi e non abbiamo mai lavorato su di noi. Con un certo sforzo e dedizione possiamo però costruire dentro di noi nuove sostanze, un nuovo corpo, capace di provare emozioni completamente nuove e fuori dall’ordinario.

Vivi nella gioia per purificare il tuo cuore

Oltre a trasmutare le emozioni negative con la presenza, a eliminare le credenze e a lasciar andare la negatività, c’è un modo più dolce di purificare il tuo cuore. Questa via non è un’alternativa, ma è un efficace complemento. Si tratta di vivere nella gioia. Possiamo coltivare stati superiori anche senza essere costretti a passare solamente per il piombo. L’evoluzione spirituale non deve essere necessariamente un calvario. A quanto pare, sembra che preferiamo massacrarci per crescere. Eppure possiamo evolverci rimanendo sereni e in pace. Possiamo decidere di coltivare la gratitudine. Possiamo cercare di essere il più possibile amorevoli e gentili con tutti. Inoltre, possiamo nutrire il nostro spirito con l’arte e la musica, commuovendoci e andando in estati di fronte a un’opera mozzafiato.

Possiamo decidere di sforzarci di essere felici qualunque cosa accada, dalla mattina alla sera: la nostra intenzione ha un enorme potere e possiamo sfruttarla nel migliore dei modi. Dopodiché, possiamo sorridere, cantare, ballare e gioire senza motivo. Perché dobbiamo aspettare che succeda qualcosa per essere felici? Possiamo coltivare un ambiente positivo in famiglia o al lavoro. Certo, dobbiamo fare uno sforzo per queste cose, ma se lo faremo la nostra vita cambierà completamente. E il nostro cuore si purificherà. Se infatti cambiamo la frequenza e il tipo delle emozioni che proviamo, sperimentando sempre più emozioni superiori, le emozioni inferiori avranno meno potere su di noi e ci lasceranno in pace.

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Come gestire le emozioni

Come gestire le emozioni

Le emozioni sono un mondo meraviglioso. Colorano le nostre percezioni. Arricchiscono la realtà di migliaia di sfumature. Si fondono tra loro per dare vita a varietà praticamente infinite. Ci accompagnano in continuazione. A volte però iniziano a dare problemi. Ciò succede quando non le sappiamo gestire correttamente. E così rischiano di trasformarsi in tempeste. Oppure in tristi note che ci avvelenano. O in melodie malinconiche che ci riempiono di fiele. Le emozioni sono solamente delle onde, ma talvolta la loro energia rimane incastrata da qualche parte, si accumula, ristagna, crea malesseri, si somatizza e dà origine a un’enorme varietà di problemi. Allora come possiamo gestire le nostre emozioni in modo da evitare che si trasformino in tempeste o ci facciano soffrire? Oggi parleremo proprio di questo.

La gestione delle emozioni è un aspetto fondamentale dell’intelligenza emotiva. Tale tipo di intelligenza viene considerato da alcuni come il più importante e sta surclassando le altre definizioni di intelligenza. Possiamo dire che al giorno d’oggi, in un mondo caotico e frenetico, gestire le proprie emozioni è una necessità improrogabile. L’educazione alle emozioni è uno degli aspetti più trascurati dai sistemi educativi odierni. E viene lasciato alle famiglie questo compito fondamentale: spesso però i genitori sono loro per primi carenti in materia di gestione delle emozioni. Infatti pochi di noi sono attenti alla propria sfera emotiva e dedicano le dovute attenzioni alla propria crescita. In pochi sanno davvero come gestire le emozioni. Ovviamente ciò non è una colpa, ma bisognerebbe aprire dei dibattiti seri sull’importanza dell’educazione alle emozioni.

Come gestire le emozioni

Come gestire le emozioni? Esistono delle strategie, delle tecniche o dei metodi per gestirle al meglio? Iniziamo col dire una cosa: gestione delle emozioni non significa né controllo né interventi sul breve termine. La maggior parte di noi vuole liberarsi dalle emozioni negative, a costo di gestire scorrettamente le emozioni. E in molti casi adottiamo delle soluzioni nel breve termine, come respirare profondamente o fare una passeggiata per calmarci. Sia chiaro: non c’è nulla di male nel fare dei respiri profondi o nel camminare all’aria aperta. Si tratta di attività benefiche e rinfrescanti. Tuttavia da qui a dire che sono dei modi adeguati per gestire le proprie emozioni c’è un abisso. A quel punto prendiamo tutti la pillola magica per far scomparire ogni malessere e siamo a posto! Qual è il problema negli approcci a breve termine?

Il problema è che non risolvono i problemi emotivi alla radice. Se ogni volta che mi arrabbio respiro profondamente, certamente potrei alleviare la mia collera. Ma ovviamente ciò non mi garantisce affatto che non mi arrabbierò la prossima volta e soprattutto non mi permette di capire perché mi arrabbio, che cosa c’è in me che mi spinge a dare in escandescenze. Per di più, rischiamo di trasformare la respirazione profonda in una strategia per reprimere le nostre emozioni e per nasconderle ai nostri occhi e a quelli degli altri. E in questo caso le cose si complicano ulteriormente. Infatti la repressione è una delle strategie più distruttive nella gestione delle emozioni. Essa è un modo per perpetuare il problema, rendendolo sempre più profondo e difficile da risolvere.

Gestire le emozioni è un’arte

Gestire le emozioni richiede pratica, addestramento e forza di volontà, dedizione e desiderio di imparare. Si tratta infatti di un’arte. Ma soprattutto richiede la volontà di capire la loro origine, le loro cause, il loro sviluppo, le loro manifestazioni. Alla base della gestione delle emozioni dev’esserci il desiderio di capire perché mi arrabbio, perché ho paura, perché sono depresso. Le emozioni, dunque, non vanno trattate come problemi in sé. Vanno piuttosto viste come sintomi di qualcosa che sta accadendo a un livello più profondo. Se infatti le trattiamo come problema, vogliamo eliminarle e liberarcene senza comprenderle. Se invece le vediamo come un sintomo, come un segnale, possiamo indagare a fondo dentro di esse. E potremmo scoprire dei legami con qualcosa di molto più viscerale.

La gestione delle emozioni è una vera e propria arte. Richiede una straordinaria dose di consapevolezza. Richiede il coraggio di guardare in profondità dentro di noi. Necessita di acutezza e vigilanza per osservare attentamente. Richiede curiosità nell’indagare la natura, le cause e lo sviluppo delle emozioni. Necessita di volontà e impegno per rimanere lucidi e centrati sotto il loro impulso. Richiede desiderio di comprendere a fondo. Richiede lungimiranza e pazienza. Eppure imparare a gestire le emozioni è un viaggio meraviglioso di scoperta di sé. Non a caso, il primo passo per imparare a gestire le emozioni è conoscere se stessi e la propria emotività.

Conoscere le proprie emozioni

E allora la prima cosa che dovremmo fare per gestire ogni emozione è chiederci: “Che cos’è esattamente ciò che provo?”. Ogni volta che proviamo un malessere emotivo, sentiamo che qualcosa in noi non va, dovremmo abituarci a entrare dentro di noi per chiederci che cosa sentiamo. Innanzitutto, dobbiamo capire che cos’è in generale un’emozione: un’emozione è un pensiero collegato a una o più sensazioni corporee. Ha dunque una componente mentale e una componente fisica. Il problema principale è la componente mentale. Essa è solitamente un’etichetta che diamo a una sensazione o a un’insieme di sensazioni che sentiamo. L’etichetta è un vero e proprio incantesimo, che fa apparire l’emozione come un problema gigantesco e irrisolvibile. Quando etichettiamo un’emozione, le stiamo dando un enorme potere.

Quando diciamo “questa è depressione”, “questa è ansia”, siamo fritti. Sicuramente è vero che è importante riconoscere le proprie emozioni e individuarle. Ma dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola di darle un nome troppo presto. Infatti attorno a un nome costruiamo una storia. Se io dico “depressione”, quella sola parola evoca tutta una serie di immagini mentali e alimenta il problema. Piuttosto che dire “sono triste” o “sono depresso”, dobbiamo riuscire a mettere da parte per almeno un attimo le nostre etichette. Infatti le etichette sono interpretazioni. Esse limitano la complessità della realtà emotiva. Inoltre, vengono dopo le emozioni, e quindi non sono in grado di definirle con precisione: del resto l’etichetta è un concetto mentale, mentre l’emozione è un’esperienza reale. Se l’emozione è un’esperienza reale, dobbiamo viverla realmente.

Per questo dobbiamo separarci dalle etichette. Le etichette sono dei giudizi. Etichettare un’emozione rende più difficile la nostra ricerca e indagine.

Guardare le proprie emozioni: ecco come gestire efficacemente l’emotività

Dicevamo dunque che l’emozione ha una componente mentale e una fisica. Dobbiamo imparare a scomporre le due componenti. Se riusciamo a smettere per un attimo di pensare, possiamo separare le etichette e i giudizi dalle sensazioni. Ciò significa non solo che dobbiamo smettere di dare un nome a ciò che proviamo, ma anche che dobbiamo smettere di dire che è fastidioso o spiacevole, intenso o sbagliato, problematico o doloroso. Tutti questi aggettivi sono ulteriori etichette che perpetuano il problema. Ci impediscono di guardare l’emozione per quella che è. E che cos’è un’emozione separata dalla sua componente mentale di giudizi ed etichette se non una sensazione neutra?

Sembra assurdo? Eppure puoi verificare nella tua esperienza. Se riesci a rimanere davvero presente sull’emozione, senza giudicarla, senza etichettarla, senza dire nulla su di essa e dai la tua completa attenzione alla sensazione, che cosa rimane? Come per miracolo, l’emozione scompare. Scompare perché non ha più una componente mentale. E che cosa rimane? Rimane un cumulo di sensazioni sullo stomaco o sul petto, che sono sicuramente molto meglio di un mal di testa. Magari rimangono dei pensieri, ma nulla ci vieta di non prenderli sul serio. L’unica difficoltà a comprendere a fondo le nostre emozioni è il fatto che non siamo abituati a guardarle in questo modo. Guardarle in questo modo richiede una buona dose di consapevolezza e attenzione, la capacità di separarsi dalle etichette mentali e dai giudizi per rivolgersi in modo puro e diretto alle sensazioni.

Disidentificati dalle tue emozioni

Per sciogliere l’emozione, devi insistere con la tua indagine. Devi guardarla più volte, rimanere presente per un po’ di tempo per comprendere a fondo che cos’è e per privarla del suo potere. E alla fine essa si trasformerà in luce. L’unica “arte” da imparare è l’arte dell’attenzione indivisa, della consapevolezza senza scelta e vigile. Solo questo, se vogliamo, è l’aspetto “difficile”. Ogni volta che senti un malessere, guardalo per comprenderlo. Non per liberartene o per smettere di soffrire. Ma solamente per capire. Non sfuggire mai alle tue emozioni, non reprimerle, non trattenerle. Semplicemente rimani presente su di esse. E quando sei presente su di esse, vedi come crei un distacco: accade che ti disidentifichi da esse e diventi tutt’uno con la tua presenza spaziosa e consapevole.

Le emozioni sono un problema nel momento in cui ci identifichiamo con esse: rimaniamo così intrappolati nel loro campo di energia, diventiamo la depressione, l’apatia, l’ansia. L’identificazione è frutto di ignoranza di chi siamo noi e di che cosa sono le emozioni rispetto a noi. Essa nasce dal fatto che non le guardiamo, non indaghiamo dentro di noi e lasciamo che esse ci divorino. Lasciamo che diventino dei mostri indomabili. Eppure se vai a indagarle, scopri che non sono assolutamente niente! Per aiutarti a disidentificarti dalle emozioni, puoi anche chiederti chi è la persona depressa, agitata, impaurita. Indaga dentro di te per scoprire e non troverai nessuna persona! Le emozioni sorgono e si sviluppano in virtù di un sé separato inesistente, con il quale noi scambiamo la nostra identità, a costo di enorme sofferenza.

Prima di fare qualunque cosa, rimani sulle tue emozioni per comprenderle!

Dopotutto, gestire le proprie emozioni non è così difficile. In realtà sarebbe molto semplice. Diventa complicato perché siamo completamente disconnessi da noi stessi e dobbiamo lottare contro le nostre abitudini di rifuggirle, reprimerle, volerle eliminare a tutti i costi. Rifuggire le emozioni, rifugiandosi magari in un’attività, non fa altro che nascondere l’emozione e perpetuarla. Se ad esempio sei in preda all’ansia potresti pensare che la cosa migliore sia prendere una pillola. Ora, non ho l’autorità né il permesso di consigliare o sconsigliare cure mediche e non voglio nemmeno assumermi una responsabilità del genere. Tuttavia, anche se prendi delle medicine per trattare problemi di natura emotiva, abituati, prima di prendere la pillola, a indagare dentro di te per scoprire che cosa ti sta facendo soffrire. Chiediti chi è la persona che sta soffrendo.

Scopri che non c’è nessuna persone che sta soffrendo, ma solamente un cumulo di sensazioni. Rimani presente per un po’ per capire, per comprendere a fondo, senza giudicare ciò che senti, senza etichettarlo, senza commiserarti, senza farti assorbire dal dolore. Sii un guerriero! Dopodiché, vedi se hai ancora bisogno di prendere la pillola (e con ciò, bada bene, non ti sto suggerendo di prenderla o non prenderla, sia chiaro!). Segui sempre le indicazioni del medico o del professionista, ovviamente, però non prenderle come una scusa per non comprendere la natura del tuo malessere e indagarlo a fondo. Se ti abitui a rimanere presente in silenzio sulle tue emozioni, potrai ottenere rapidamente enormi benefici!

La presenza scioglie le emozioni come neve al sole

La presenza scioglie le emozioni come neve al sole. Com’è possibile? Ci sono prove scientifiche riguardo a ciò? Le prove le puoi ottenere tu nella tua esperienza diretta. In ogni caso, rimanere presente sulle tue emozioni non può far male, anche perché rimanere presenti non implica che tu faccia niente. Tutt’al più, implica che tu smetta di fare certe cose o adottare certi comportamenti dannosi, come reprimere le emozioni, nasconderle, evitarle o anche solo giudicarle ed etichettarle. Guardare alle tue emozioni con la COMPLETA attenzione è curativo, poiché i problemi emotivi nascono da inconsapevolezza. E guardare non è un’azione: è la tua natura, è ciò che sei, non ciò che fai. Quando tu porti la tua consapevolezza sulle emozioni, andando al di là delle interpretazioni mentali, inizi a scioglierle.

Sembra un miracolo. In realtà il miracolo consiste nel potere della nostra mente di rendere reali delle emozioni che di per sé sono solamente dei campi di energia connessi a dei pensieri! Scoprire chi sei è fondamentale per accelerare il percorso. Se tu guardi bene dentro di te, scopri che tu non puoi essere la depressione, l’ansia o la sofferenza. “Sono depresso” è solamente un pensiero! Si tratta di un pensiero abbastanza potente da creare la depressione tramite il potere della tua mente, eppure è davvero solo un pensiero. Il problema è che ti identifichi con quel pensiero, poiché dici che a essere depresso sono “io”. Quell’io assorbito nel pensiero crea tutto il problema! Ma se tu indaghi per scoprire qual è l’io depresso o sofferente, non lo trovi, perché l’unico vero Io è il Sé che risplende come presenza spaziosa e silenziosa nel retro della tua esperienza!

Come gestire correttamente le emozioni in breve

In breve, il “trucco” per gestire correttamente le emozioni consiste nel rimanere presente sulle tue emozioni. Ciò significa imparare a non giudicare, etichettare o interpretare le proprie emozioni e guardarle senza i filtri della mente, in modo diretto e puro, per scoprire ciò che sono davvero. E che cosa sono appunto le emozioni private della loro componente mentale se non sensazioni, campi di energia, modulazioni della consapevolezza? E mentre guardi le tue emozioni, puoi cercare l’io intrappolato nell’emozione e vedrai che non c’è! D’altra parte scoprire chi sei veramente ti aiuta a dimorare nello spazio della tua presenza, dove le emozioni e pensieri vanno e vengono, senza che tu sia obbligato a perdere la centratura per perderti in essi. In questo modo le emozioni perderanno la loro carica distruttiva, perché non avranno più un “io” al quale attaccarsi per creare il malessere.

In breve, possiamo sintetizzare in questo modo: gestire le emozioni significa guardarle a fondo per liberarci dalle tenebre dell’ignoranza su di noi e su di esse, in modo da smettere di dare loro potere e trovare la pace dentro di noi. L’unica “pratica” da imparare è l’arte della presenza e dell’osservazione, dell’attenzione e del ricordo di sé. In più, non possiamo dimenticare l’importanza dell’assumersi la responsabilità delle proprie emozioni e stati d’animo: per poterle gestire correttamente, dobbiamo rifiutare la tendenza della mente di dare la colpa di come ci sentiamo all’esterno e lasciar andare le nostre interpretazioni e i nostri giudizi, poiché essi fungono solamente da ostacolo e servono solo allo scopo dell’ego e non per la nostra crescita.

Comprendere l’origine delle nostre emozioni

Aspetta: non abbiamo ancora finito. C’è ancora qualcosa di importante da dire! All’inizio abbiamo detto che le emozioni non andrebbero viste come problemi in sé, ma come sintomi di qualcosa che sta avvenendo a un livello più profondo. Io sono del parere che i problemi emotivi nascano come conseguenza di una disconnessione da noi stessi. Infatti, odio, rabbia, paura, ansia, depressione, colpa e vergogna nascono in virtù di un sé separato, di un’identità fasulla, un piccolo ego che abbiamo scambiato per la nostra identità. Quindi, quando provi un’emozione negativa, ciò avviene perché hai scelto di seguire l’ego. Se credi di essere un corpo e una mente separati, ti senti continuamente minacciato, in pericolo, hai bisogno di ingrandirti, di proteggerti, di espanderti.

E le emozioni negative nascono con l’obiettivo di mantenere in vita il sé separato. Causano sofferenza perché tu non sei il tuo ego, e quindi quando scegli l’ego stai resistendo alla Vita, stai negando la Verità, e questo crea enorme attrito con la realtà. L’ego, chiaramente, ha con sé un enorme armamentario di giustificazioni e interpretazioni per sorreggere il suo punto di vista. Ad esempio, accusa gli altri di fargli perdere la pace, dà la colpa al mondo, si sente vittima, si compiace di certi stati negativi. Quindi, la soluzione definitiva per smettere di soffrire per via delle emozioni è aprire il proprio cuore. Ciò significa lasciar andare tutte le nostre interpretazioni della realtà per chiedere la visione del cuore e aprirci all’amore incondizionato. Tutti i problemi emotivi sono la conseguenza della chiusura di cuore. La mancanza di amore è alla base della negatività emotiva.

Chiusura di cuore e problemi emotivi

Ad esempio, la rabbia è il risultato di un conflitto tra i nostri interessi personali con quelli degli altri. Tale conflitto vale finché ci sentiamo un piccolo ego separato dagli altri e non abbiamo accesso all’amore incondizionato che ci farebbe vedere come i nostri interessi sono uguali a quelli dei nostri fratelli, poiché tutti siamo Uno! L’ansia e la paura nascono dalla mancanza di amore, poiché giudichiamo noi stessi e pensiamo di poter essere rifiutati dal mondo, ci sentiamo minacciati e insicuri perché non abbiamo trovato dentro di noi il centro di pace e amore. La depressione e l’apatia sono segnali del vuoto dentro di noi, ovvero del fatto che non sentiamo l’energia dell’amore e della pace del nostro cuore. Non devi credere che sia così: guarda nella tua esperienza.

E dimmi se l’amore non è davvero il rimedio a ogni malessere. Se apriamo il nostro cuore, le emozioni negative inizieranno a visitarci molto meno spesso. E anche se ci visiteranno, avranno molto meno potere su di noi, poiché noi sapremo rimanere in pace, nel nostro cuore, nella fiamma dell’amore. E in questo fuoco, nello spazio della nostra presenza, le emozioni verranno bruciate e trasmutate in oro, sciogliendosi nell’oceano dell’amore. Aprendo il nostro cuore, possiamo finalmente liberarci del malloppo delle emozioni negative! Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione.

Come riscoprire la tua guida interiore

Come riscoprire la tua guida interiore

Ognuno di noi ha una guida interiore, celata nel profondo del proprio cuore. Essa è la voce dell’intuizione, della verità e della saggezza. Ti consiglia che cosa è bene fare o non fare. Ti sussurra all’orecchio quali sono i tuoi veri desideri, le tue vere aspirazioni. La tua guida interiore ti coccola con il suo abbraccio caloroso. Ti indirizza sulla strada giusta. Sa che cosa è meglio per te. Non ti lascia con il sapore del dubbio o con l’amaro della confusione e del conflitto. Ti guida direttamente all’azione, attraverso l’amore. Spiana la strada verso la realizzazione spirituale e ti accompagna sul sentiero della pace e della gioia. Ma come riscoprire la tua guida interiore? Come puoi connetterti con essa in modo da essere diretto all’azione, spontaneo, genuino, amorevole, saggio, volto verso il giusto, in pace e in armonia e in modo da far fruttare le tue passioni?

Chiariamo subito una cosa: la tua guida interiore non è un’entità, uno spirito o un angelo. Non sto parlando di tale tipo di guida. La guida interiore è il tuo cuore, è la tua saggezza più intima, l’intelligenza dell’amore. Non si tratta di qualcosa di misterioso o inaccessibile. La tua guida interiore è il tuo Sé più profondo. La maggior parte di noi è così assorbito dalla mente e dall’ego da aver perso (quasi) completamente il contatto con la propria guida interiore. Essa è stata sostituita dalla voce ossessiva della testa, perennemente preoccupata, impaurita, ansiosa, arrabbiata. La voce nella testa, solitamente, afferma il contrario del cuore e lascia sempre un senso di tensione, di dubbio, e procura sofferenza ogni volta che la ascolti. Ti lascia sempre con un senso di vuoto. Il cuore invece ti riempie del suo amore.

Come riscoprire la tua guida interiore

Parlo di “riscoprire” la tua guida interiore poiché essa è sempre al tuo interno, e addirittura comunica continuamente con te. Solo che per la maggior parte del tempo siamo così indaffarati a seguire il flusso dei pensieri che non la sentiamo. Non la sentiamo perché la sua voce è più sottile, addirittura silenziosa, poiché parla attraverso l’amore e un’intelligenza che trascende le parole. Non ascoltiamo il suo sussurro tenue e delicato, immersi come siamo nel boato rumoroso e stridente della mente. Siamo in preda al caos e alla confusione, tormentati e assillati da una voce che non tace mai (e che tra l’altro scambiamo per la nostra identità!). Per cogliere le vibrazioni sottili della nostra guida interiore, dobbiamo affinare la nostra sensibilità. In particolare, dobbiamo sviluppare una sensibilità spirituale.

Come possiamo coltivare questa meravigliosa predisposizione? Dobbiamo innanzitutto imparare a fare silenzio per poter ascoltare la voce sottilissima del nostro cuore. Dobbiamo imparare ad ascoltare e ad ascoltarci. Che cos’è l’ascolto? L’ascolto è attenzione. E l’attenzione è consapevolezza diretta in un certo punto. Quindi ascoltare significa diventare profondamente consapevoli dei propri pensieri, emozioni, sensazioni, umore, stati d’animo. Più stai attento a ciò che succede dentro di te, più ti prendi cura delle tue emozioni, più riconosci i meccanismi della mente, più ti connetti alla tua guida interiore e in questo modo crescono la presenza e l’amore. Tutto il tuo essere inizia a essere fecondato dal frutto dolcissimo dell’amore, a essere inondato dalla sua dolcissima melodia. E una quiete profonda, un silenzio che non è di questo mondo, una pace amorevole e angelica riempiono ogni fibra del tuo essere.

Osserva i tuoi pensieri anziché credere alle loro storie

Per riscoprire la tua guida interiore, devi immergerti nel tuo cuore. Devi fonderti e diventare tutt’uno con esso. Ma per fare ciò devi scomparire. In che senso devi scomparire? Nel senso che devi lasciar andare il tuo ego. Può sembrare una cosa minacciosa e spaventosa. In realtà a sentirsi minacciato da ciò è l’ego, quindi se senti una certa paura dentro di te, essa è normale: è il lamento dell’ego che fiuta la propria morte. Ma non c’è nulla da temere: infatti l’ego è, come dico sempre, un fantasma, quindi non ha senso temere qualcosa che non esiste. Per cominciare, puoi iniziare a dare meno importanza alla voce nella tua testa, e cioè a non farti assorbire dai tuoi pensieri, dalle tue ossessioni e preoccupazioni. Finché sei totalmente assorbito nella mente, ti sarà difficile connetterti con la tua guida interiore.

Paradossalmente, per certi versi ignorare i propri pensieri significa anche dare loro attenzione. In che senso bisogna dare loro attenzione? Non nel senso che ti devi fidare del loro contenuto o credere nelle storie che raccontano. Infatti solitamente crediamo ai nostri pensieri proprio perché non li guardiamo, non li osserviamo, non ne siamo consapevoli e cadiamo direttamente in ciò che ci raccontano. Ma che cosa ci dice il cuore? Ci dice che i pensieri sono solo creazioni della mente che sorgono in virtù di un’entità separata inesistente. E proprio per via della loro natura illusoria, il loro contenuto è falso, è pura fantasia, ma per riconoscere tale illusorietà dobbiamo rimanere presenti sui nostri pensieri, riconoscere il potere che abbiamo dato loro tramite la nostra identificazione e iniziare via via a disidentificarci da essi lasciando andare il nostro attaccamento a essi e la nostra tendenza a crederli come veri.

Guarda ai pensieri come alle nuvole nel cielo

Ciò non significa controllare la mente oppure smettere di avere pensieri. Significa semplicemente non investire più la nostra identità in essi, non credere al loro contenuto. Per fare ciò è necessaria una consapevolezza che sia consapevole dei pensieri mentre passano e che lasci che essi seguano il loro corso. E che cosa ci dice il cuore sul corso dei pensieri? Ci dice che i pensieri sono modulazioni della coscienza, sono pacchetti di energia che attraversano il nostro Essere per qualche istante per poi lasciarci. Di per sé i pensieri non sono un problema: vanno e vengono. Sono come le nuvole del cielo. I problemi e le disfunzioni nascono quando ci attacchiamo ai pensieri, o resistiamo loro, o anziché vedere le nuvole rimaniamo ipnotizzati dalle loro forme. Le nuvole possono avere praticamente infinite forme diverse. Possono anche assumere la forma di un mostro minaccioso.

Ma noi sappiamo che è solo una nuvola. Se però dovessimo dimenticarci che si tratta di una nuvola, vediamo solamente il mostro minaccioso. E iniziano la paura, la preoccupazione, l’ansia. Allo stesso modo, i pensieri di per sé non sono nulla: in sostanza sono solo forme di energia, espressioni della coscienza che sorgono da essa e muoiono in essa. Ma assumono anche una forma. E noi generalmente rimaniamo ipnotizzati dalla forma, dimenticandoci della loro sostanza innocua. Tutti i pensieri, quanto alla sostanza, sono uguali tra loro e sono del tutto innocui. Quanto alla forma, essa è solamente un’illusione, un gioco (allo stesso modo in cui una nuvola che ha la forma di un mostro minaccioso non è un mostro minaccioso!). Ma quando crediamo all’illusione della forma, alla fantasia del loro contenuto, nascono i problemi.

Come riscoprire la tua guida interiore passando dalla mente al cuore

I pensieri acquisiscono potere quando diventiamo essi. Noi siamo letteralmente le nostre paure, le nostre preoccupazioni, i nostri disagi, i nostri giudizi. La “persona” che crede di essere impaurita, preoccupata, a disagio o che giudica è solamente un pensiero: noi però generalmente vediamo all’esterno solamente la paura o il disagio, mentre non vediamo che la “persona impaurita o a disagio” è anch’essa un pensiero. Non vediamo questo perché ci siamo persi nel pensiero, siamo diventati quel pensiero. Quando hai paura, diventi la paura, e vedi fuori di te un pensiero minaccioso. Non vedi però il pensiero con cui ti sei identificato, che suona così: io ho paura, io sono spaventato. Ogni volta che l’Io è mescolato in un pensiero, c’è identificazione, e quindi limitazione, e quindi sofferenza. La sofferenza è per l’ego un meccanismo di difesa.

Ma per il cuore la sofferenza è un campanello d’allarme, che dice: “Guarda che stai sbagliando la tua identità e per questo stai soffrendo; se però guardi insieme a me la paura, questa ti lascerà. Devi però fidarti di me e non della paura”. Passare dalla mente al cuore significa mettere in discussione i propri pensieri e guardarli dall’esterno, portandoli al cospetto del cuore e lasciando che esso li privi della loro magia e del loro potere ipnotico. Per fare questo, devi però avere un minimo di volontà e di fiducia necessari per metterti nelle mani del tuo cuore. In realtà il tuo cuore è la tua vera essenza, per cui quando non ti fidi di lui stai semplicemente voltando le spalle a te stesso, stai rifiutando la tua vera identità per difendere un’illusione.

Ma nonostante ciò sia vero, l’identificazione è spesso molto forte e tendiamo a voler proteggere il nostro ego e perpetuare l’illusione.

Apriti al tuo cuore

All’inizio osservare i nostri pensieri e cercare di disidentificarcene è un’azione prevalentemente mentale, frutto di forza di volontà. Ciò è così perché abbiamo vissuto tutta la nostra vita a identificarci con i nostri pensieri da non sapere come fare. Ma se persisterai con la volontà, a un certo punto la tua guida interiore comincerà a manifestarsi. Comincerai a sentire la sua presenza dolcissima. E dovrai solo farti accompagnare sul percorso. A quel punto non avrai nemmeno più particolare bisogno di leggere libri spirituali, seguire maestri o guru. Se essi prima apparivano indispensabili, ora sono al limite degli strumenti per spingerti ad andare avanti, fornirti alcuni utili consigli. Ma saranno come fratelli e non appariranno più come delle autorità investite di una saggezza e di un potere superiori.

Non rifiuterai i tuoi maestri o i consigli spirituali, ma riconoscerai semmai che risuonano col tuo cuore e li percepirai molto più vicini a te, molto più veri, privi di quell’alone di sacralità e molto più facilmente applicabili. Sarà così quando il tuo cuore sarà abbastanza aperto da donarti saggezza, intuizioni e la capacità di discernere il vero dal falso. Ma anche prima di raggiungere un tale livello, se stai bene attento, puoi già riconoscere i messaggi della tua guida interiore. Come puoi riconoscerli senza avere dubbi sulla loro veridicità? Ti do subito un consiglio di massima: il cuore ti parla attraverso l’esperienza diretta. Al contrario, la mente fornisce interpretazioni, esprime giudizi e in questo modo distorce la realtà. Per riconoscere la verità di qualcosa, devi GUARDARE CON ATTENZIONE, e troverai la risposta.

Guarda con attenzione per riscoprire la tua guida interiore

Tutto ciò che hai bisogno di sapere è sempre presente nella tua consapevolezza. Tuttavia la mente è maestra nel giocare i suoi brutti scherzi, facendo apparire per vero ciò che è falso e per falso ciò che è vero, dando origine a dubbi, conflitti e confusione. Quando sei confuso, sicuramente è intervenuta la mente. Spesso addirittura la mente interviene anche dopo che hai ricevuto un messaggio del tuo cuore, cospargendolo di dubbi e interpretandolo in maniera errata. Quindi devi affinare i tuoi strumenti di indagine e cercare di OSSERVARE e basta, eliminando totalmente le lenti del giudizio, delle interpretazioni e le etichette. Facciamo un esempio: quando hai paura di qualcosa, magari vuoi scoprire che cos’è, vuoi comprenderla a fondo, vuoi leggere il messaggio della tua guida interiore. Che cosa devi fare? Devi innanzitutto sgombrare la tua mente. Se stai pensando a qualcosa, smetti di pensare.

Ora osserva la tua mente. Vedi che cosa sta succedendo. Se hai paura, significa che nella tua mente appare un pensiero sotto forma di minaccia e un pensiero con cui ti identifichi (c’è sempre una dualità nella mente, che rende possibile l’identificazione e la separazione). Qual è il pensiero di minaccia? Riconoscilo. Qual è invece l’io minacciato, impaurito? Non c’è nessun io impaurito: quell’io è solamente un pensiero, e il tuo vero Sé è come incastrato al suo interno. Tirati fuori dalla trappola. Dopodiché, a tenere viva la paura possono essere altri pensieri: uno di questi è l’etichetta della paura, che crea ancora più paura. Riconoscila. Poi, collegati alla sensazione nel petto o nello stomaco connessa alla paura, stando bene attento a non chiamarla “paura”.

Rimani presente sull’emozione

Se la chiami “paura”, le dai potere. Ma se guardi solamente la tua sensazione (cosa ancora più importante di guardare i pensieri, anche perché la mente continua a generarne sempre di nuovi, rendendo difficile osservarli), sentendola puramente, puoi comprendere che è solamente un campo di energia. Smetti di dare importanza alla forma di quella particolare sensazione, smetti di dire che è fastidiosa o intensa, smetti di produrre pensieri al riguardo e rimani semplicemente presente. E vedrai come in poco tempo la paura scomparirà. Scomparirà tanto più velocemente quanto più tu smetti di nutrirla con i tuoi pensieri. In alcuni casi potrebbe rimanere una certa sensazione sul petto o sullo stomaco: ma se non la chiami più paura, che potere ha su di te? E dopotutto è così insopportabile? Puoi sopportare un mal di stomaco per un pochino?

Puoi anche ignorare i pensieri sulla paura: se riesci, puoi guardarli per scoprire che cos’è la paura, come nasce e perché ti fa soffrire. Ma è sicuramente più utile guardare la paura (o qualsiasi emozione) direttamente sul corpo, poiché il corpo non mente e ti dice la verità sul tuo stato mentale ed emotivo del momento. Questa è l’intelligenza del cuore. Per riscoprire la tua guida interiore, RIMANI PRESENTE sulle tue emozioni. In questo modo cresce in te la consapevolezza, e la mente perde via via il suo potere magico e ipnotico su di te. La mente dice: “Evita le emozioni, rifugiati in attività, scaccia il malessere, non guardarlo perché ciò ti distruggerà”. Il cuore invece dice: “Guarda le emozioni, rifugiati nella mia presenza, accogli il malessere, guarda perché ciò ti salverà“.

La mente dice: “Evita le emozioni, rifugiati in attività, scaccia il malessere, non guardarlo perché ciò ti distruggerà”. Il cuore invece dice: “Guarda le emozioni, rifugiati nella mia presenza, accogli il malessere, guardalo perché ciò ti salverà”.

Affina il tuo intuito e ascolta il tuo sesto senso

Il sapere del cuore è intuitivo. Può essere definito come una forma di sesto senso innato. Ma non è il sesto senso di cui si parla comunemente: è qualcosa di molto più profondo. Piuttosto, è la capacità di comprendere intuitivamente i messaggi inviati dal cuore. Solitamente la voce del cuore è filtrata dalle interpretazioni della mente, quindi non accediamo alle sue verità in modo diretto. Quando inizi a vivere a contatto col tuo cuore e cominci a riscoprire la tua guida interiore, i messaggi di questa sono molto più puri e ti guidano dolcemente. Ti offro alcuni esempi di questi “messaggi” per aiutarti a distinguere la voce del cuore da quella della mente:

1) Il cuore dice: “Quando soffri, stai seguendo il tuo ego e non me”

Questa è una verità chiara: quando soffri, stai sbagliando qualcosa. Stai seguendo il tuo ego, stai ascoltando la voce nella tua testa. Ti sei identificato con un meccanismo dell’ego. Sei caduto nell’illusione della separazione. Sei diventato un pensiero o un’emozione. Hai perso il contatto con la pace del tuo cuore. Se c’è sofferenza, stai dando ascolto a chi non dovresti ascoltare. Appena te ne accorgi, il tuo cuore è pronto ad accoglierti nuovamente. Questo è uno dei messaggi più importanti della tua guida interiore, se non il più importante in assoluto. Ogni volta che non senti pace in ciò che fai, stai sbagliando qualcosa. Anche la sofferenza più sottile (dalla più piccola frustrazione alla minima tristezza) sono segnali che hai fatto una scelta sbagliata.

Il tuo cuore chiaramente ti invita a fare un’altra scelta, in qualunque momento voglia. Puoi decidere quando vuoi di riconnetterti al tuo cuore e di riscoprire la tua guida interiore. Infatti riscoprire la tua guida interiore è qualcosa che puoi fare sempre, poiché essa è fedele e sempre presente. Essa non ti abbandona mai: sei tu al limite che le volti le spalle. Ma puoi stare certo che lei è sempre pronta ad accoglierti e anzi non vede l’ora che tu ti getti tra le sue braccia e riprenda a seguirla (o inizi finalmente a seguirla dopo anni e anni di follia!). La prossima volta che soffri, chiediti se per caso non hai sbagliato qualcosa. Non importa se alla tua mente sembri tutto a posto: ciò che senti è molto più vero di ciò che dice la mente.

2) Il cuore dice: “Quando soffri, guarda insieme a me nel profondo”

L’ego ti invita a fuggire la sofferenza, le emozioni dolorose, il malessere. Il cuore invece sa benissimo che rifuggire il dolore significa perpetuarlo. La sofferenza non può essere repressa, nascosta, rifuggita, evitata. Qualunque cosa tu faccia in questo senso, essa si manifesterà nuovamente. Infatti il tuo cuore sa che ciò che non affronti, si ripete nel tempo (e questo è un altro “messaggio” della tua guida interiore). La tua guida interiore ti invita a rimanere al centro della tua sofferenza, per illuminarla, comprenderla a fondo, scioglierla. Il cuore sa che l’unico modo per sciogliere qualsiasi malessere è dandogli la sua completa attenzione, lasciando andare ogni resistenza e giudizio per stare sull’emozione finché essa non è compresa nella sua natura.

3) Il cuore dice: “Ciò che non affronti ora, si ripete nel tempo”

Ho appena accennato a questo fondamentale messaggio, ma vorrei approfondirlo brevemente data la sua importanza. Ogni volta che rifuggi un tuo malessere, esso si ripresenterà in futuro. Tutto ciò che è ignorato e trascurato non scompare, ma si accumula a livello mentale, emotivo e fisico. Se oltre a ignorare il dolore lo reprimi, resisti o lo rifuggi continuamente, esso può dare origine a malattie e manifestarsi a livello puramente fisico, come somatizzazione. Qual è la cosa più sana? Il cuore sa che la cosa più sana è affrontare qualunque malessere subito, appena si presenta, o perlomeno appena ne sei consapevole. Potresti sentirti oppresso da emozioni dolorose di apatia, depressione, ansia, rabbia, malinconia senza che abbiano un particolare motivo.

Spesso attribuiamo le cause di queste emozioni al cambio di stagione, a ciò che abbiamo mangiato, a predisposizioni famigliari, a problemi di salute, alla sfortuna, all’aver dormito poco, al tempo, a qualcosa che è successo, al fatto che non possiamo uscire, alla quarantena, alla solitudine, al partner, ai genitori, a noi stessi, a Dio, al mondo, agli ormoni, allo stress (che al limite è un sintomo e non la causa delle emozioni), al fatto che non possiamo fare ciò che ci piace… Inventiamo spiegazioni immaginarie pur di non assumerci la responsabilità del nostro stato d’animo e pur di non guardare che cosa sta davvero accadendo dentro di noi. Ma la causa delle emozioni si trova nel messaggio 1): quando segui l’ego, soffri. Il problema è che seguiamo l’ego per quasi tutto il tempo, e non possiamo dunque sorprenderci di non essere mai in pace!

E quando ci si presenta l’opportunità di guardare come abbiamo provocato miseria a noi stessi, giudichiamo le nostre emozioni come un problema, diciamo che non dovremmo sentirci così, che non possiamo mostrarci così agli altri. E quindi che cosa facciamo? Facciamo finta che la nostra tristezza non ci sia, la nascondiamo innanzitutto a noi stessi e poi agli altri. Ma ognuno di noi sa benissimo che qualunque cosa facciamo per non sentire la tristezza, l’ansia o l’apatia non servirà assolutamente a niente. Ma se abbiamo il coraggio di guardare dentro di noi per comprendere l’origine della nostra sofferenza, iniziamo a scoprire qualcosa. Inizialmente diventiamo solamente più confusi, poiché siamo così disconnessi dal nostro cuore che non abbiamo idea di che cosa ci stia succedendo. E infatti:

4) Il cuore dice: “Il malessere che provi è un sintomo della tua disconnessione da me”

Apatia, depressione e malesseri vari apparentemente senza giustificazione iniziano ad avere un senso nel momento in cui vengono visti come sintomi della disconnessione dal cuore, e quindi anche come chiusura di cuore, mancanza di amore, lontananza da sé stessi. Come possiamo meravigliarci di essere depressi, apatici, disperati, sempre tristi e mai felici, se non ci prendiamo cura di noi stessi, non siamo mai attenti a ciò che ci succede internamente? La nostra vita frenetica in preda ai meccanismi dell’ego crea un’enorme mole di disagi che finiscono per penetrare in profondità e diventare densi e carichi di energia negativa. Noi siamo fatti per risiedere nel nostro cuore, mentre vivere separati da noi stessi causa enorme stress, malessere e sofferenza. Potremmo avere una salute di ferro, una famiglia perfetta e un lavoro straordinario, ma se siamo disconnessi da noi stessi sentiremo sempre un vuoto dentro di noi.

E dobbiamo avere il coraggio di affrontare apertamente quel vuoto apparentemente senza senso, prima di andare dallo psicologo o prima di credere alle storie della nostra mente che ci dice che la vita non ha senso, che il mondo fa schifo, che non c’è nulla da fare. I pensieri di apatia, insoddisfazione, depressione, mancanza di senso sono tutti frutto della disconnessione dal cuore. Ciò può sembrare assurdo in una società materialista che considera ogni emozione come un problema di per sé, senza indagarne le cause spirituali e più profonde, o addirittura bollando come pseudo-scienziati coloro che umilmente suggeriscono la possibilità che i malesseri abbiano un’origine spirituale e non materiale. In ogni caso, non devi credere né agli scienziati né agli pseudo-scienziati, ma indagare dentro di te per scoprire le cause dei tuoi disagi.

5) Il cuore dice: “Se mi segui tutte le volte che puoi, ti regalerò pace perfetta e la sacra unione con me”

Questa è la promessa del nostro cuore: se lo seguiamo tutte le volte che possiamo, se siamo fedeli a lui come lui lo è nei nostri confronti, possiamo riconnetterci completamente a lui ed essere invasi dalla sua perfetta pace. Non è affatto una promessa da poco, non trovi? Il nostro cuore ci sta promettendo il Paradiso, ce lo promette in ogni momento. Eppure noi gli voltiamo le spalle per inseguire fragili illusioni e piaceri evanescenti. Il cuore vorrebbe donarci la sua pace, ma noi la rifiutiamo in ogni momento, per ignoranza di chi siamo veramente e di che cos’è veramente la felicità e che cos’è davvero importante. Quando approfondiamo lindagine per scoprire chi siamo veramente, la nostra connessione col nostro cuore aumenta e con essa crescono la pace e la gioia.

Seguire il proprio cuore tutte le volte che possiamo significa innanzitutto ignorare la voce dell’ego, il suo costante brontolio, i suoi infiniti bisogni, capricci e desideri. Significa quindi fare un po’ di spazio e silenzio dentro di noi. Dopodiché, significa tornare a essere, semplicemente essere, e cioè dimorare nello spazio della nostra presenza, che coincide appunto con il nostro cuore, il nostro vero Sé. La pace perfetta è la “fragranza” del cuore: non è una qualità aggiunta o un particolare stato d’animo, ma è l’essenza stessa del nostro Essere. Dopotutto, la nostra vera natura è divina, quindi che cosa può esserci nelle profondità del nostro essere se non la pace più perfetta? La sacra unione con il cuore è la scoperta definitiva che noi siamo tutt’uno con esso, è il risveglio, l’illuminazione, l’ultima realizzazione spirituale. Quando siamo tutt’uno con il nostro cuore, siamo liberi e in pace.

6) Il cuore dice: “Io ci sono sempre, se sarai abbastanza paziente e accorto mi troverai tutte le volte che vorrai e tornerai in pace”

Siamo noi che voltiamo le spalle al nostro cuore. Esso ci illumina sempre. Eppure spesso non sentiamo la sua pace, perché siamo troppo immersi nella mente e nei suoi problemi, cosicché la nostra pace sembra oscurata e velata profondamente. Quindi è una buona abitudine imparare a riconnettersi con il proprio cuore ogni volta che possiamo. Dobbiamo imparare a recuperare la centratura il più presto possibile, anziché rimanere a rimuginare sui problemi, a covare rancore e risentimento, a rimanere nella paura e a giudicare. Ogni volta che ci capita qualcosa che ci fa perdere la calma, dobbiamo essere abbastanza accorti da superare la seduzione dell’ego e il potere ipnotico della mente, che ci dice: “Vieni qui a risolvere questo problema, continua a pensare a una soluzione, fai vedere a quello chi sei”.

Dopodiché, dobbiamo essere abbastanza pazienti e fiduciosi nel fatto che se rimarremo semplicemente presenti e non ascolteremo le storie nella nostra testa, la pace tornerà. Quando la pace sembra scomparire, abituati a chiederti dove sia finita. Se non ne sei consapevole, significa che ti sei disconnesso dal tuo cuore, non eri presente e ti sei fatto “triturare” dalla mente. Ma non c’è problema: puoi tornare al tuo cuore ogni volta che vuoi. Alcuni di noi, tuttavia, sono così assorbiti nella propria mente da non sapere nemmeno che cosa sia la pace. Nemmeno questa è una colpa. In tal caso, possiamo cercare qualche sollievo dal nostro dolore trovando alcuni momenti in cui respirare consapevolmente e cercare di essere presenti in silenzio, per assaporare almeno un po’ di pace e tornare a essa anche durante le faccende quotidiane.

7) Il cuore dice: “Le tue interpretazioni dei fatti sono false: lasciale andare a me e chiedimi la retta visione”

La visione ordinaria delle cose è viziata dalla mente egoica. Essa dice che sono gli altri a farci soffrire e a farci perdere la pace; che i problemi sono fuori di noi; che ci sono persone e situazioni insopportabili; e che dobbiamo risolvere i nostri problemi all’esterno. Il cuore dice che siamo noi a causare la nostra sofferenza e a perdere la pace (perché voltiamo le spalle al cuore per scegliere l’ego): infatti quando crediamo alle interpretazioni della nostra mente, la sofferenza aumenta sensibilmente. E quando la sofferenza aumenta torniamo al punto 1): quando soffri stai seguendo il tuo ego e non il cuore. Dopodiché, il cuore dice che i problemi sono unicamente dentro di noi, e sono frutto della nostra cecità e di una prospettiva sbagliata o limitata. Se portiamo le nostre interpretazioni e i nostri giudizi al cuore, la nostra guida interiore guarisce la nostra ignoranza.

Se vuoi riscoprire la tua guida interiore, lascia dunque al tuo cuore il compito di giudicare! Il tuo cuore sa che non ci sono persone o situazioni insopportabili, poiché i fastidi sono tutti dentro di te. E sa che ogni problema va risolto al proprio interno, non nel punto in cui è nato (cioè nella mente o nelle sue proiezioni nel mondo) ma nel cuore. L’unica visione corretta è quella del cuore: solo chi ha il cuore aperto sa effettivamente che cosa sta accadendo nel mondo e nella mente propria e degli altri. Potremmo dire che tutti gli altri sono addormentati o ciechi: ovviamente questo non è un giudizio, ma una presa di consapevolezza. Se non ammettiamo umilmente di essere addormentati, come potremo mai svegliarci? Riscoprire la tua guida interiore è fondamentale per accompagnarti sulla via del risveglio!

8) Il cuore dice: “Per essere felice non hai bisogno assolutamente di niente e nessuno: devi solo tornare a me”

Questa è una delle verità del cuore più difficili da accettare e comprendere nella nostra società abituata a cercare sempre qualcosa all’esterno per trovare la felicità. Riscoprire la tua guida interiore significa comprendere che l’unica felicità possibile è dentro di te. La tua mente crea falsi bisogni, pompati e moltiplicati dalle pubblicità (che accrescono il desiderio dell’ego di ingrandirsi e di avere sempre di più per colmare la sua perenne insoddisfazione). Il tuo cuore sa quali sono i tuoi veri bisogni: l’unico vero “bisogno” è quello di recuperare la connessione con lui e tornare a risiedere in esso: il tuo cuore è la tua casa e puoi essere felice solo quando dimori in essa. Quando sei disconnesso dal cuore, la felicità è un fenomeno sporadico o comunque incompleto, temporaneo, insoddisfacente, oppure si presenta sotto forma di picchi di euforia, per poi lasciarti più vuoto di prima.

Nessuno ammette di essere infelice. Molti di noi sono avvezzi allo stato egoico di coscienza, in cui non si sta né troppo male né troppo bene, come in un purgatorio. Ma il fatto di non essere all’inferno non significa essere in paradiso. La maggior parte di noi ha superato almeno l’inferno, ma giace in un limbo, un purgatorio infinito, dove si alternano alti e bassi, in un gioco di specchi e di opposti. Il cuore sa che nel sistema dell’ego è impossibile avere il piacere senza il dolore, e la maggior parte di noi si rassegna a questa triste verità. Ma il cuore sa anche che fuori dal sistema dell’ego è possibile la pace in ogni momento, il Paradiso in terra? Per noi “anime del Purgatorio” ciò suona assurdo, abituati come siamo a soffrire! Ma la verità è che se risiediamo nel nostro cuore vivremo finalmente in pace!

I messaggi del cuore e le sue verità non sono finite qui. Ci vorrebbero però troppe pagine per scriverle tutte. In ogni caso, puoi scoprire tu quali sono i messaggi del tuo cuore. Magari la prossima volta torneremo sull’argomento, poiché ritengo che leggere e comprendere i messaggi del nostro cuore sia una priorità fondamentale. Riscoprire la tua guida interiore è possibile! Ti auguro di riconnetterti al tuo cuore e di riscoprire la tua guida interiore il prima possibile per tornare alla pace del tuo Essere! Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione.

Come superare l’orgoglio

Come superare l'orgoglio

L’orgoglio è uno degli ostacoli principali alla realizzazione spirituale e alla pace interiore. Esso è il cuore dell’ego, il nucleo fondante di tutti i suoi meccanismi di potere. Attraverso l’orgoglio l’ego perpetua se stesso, si protegge e cresce illimitatamente. Il falso piacere e l‘illusoria soddisfazione procurate dall’orgoglio sono presto sostituiti da miseria, sofferenza e dolore. L’ego può essere felice solo quando acquisisce potere, ottiene approvazione, ha successo. Ma non può avere queste cose per sempre. Quindi cerca di difenderle a tutti i costi. E per farlo, sviluppa infinite difese. Attacca, si protegge, si arrabbia, si preoccupa, ha paura. Desidera, crea bisogni, accusa, proietta, si sente ferito. Vuole essere speciale, crea relazioni speciali di amore-odio. Si attacca a cose, persone e idee, dice di essere il proprietario, vuole possedere. Non è mai soddisfatto, trova sempre qualcosa fuori posto. Ma come superare l’orgoglio?

A causa dell’orgoglio, abbiamo sempre problemi da risolvere. Siamo costantemente stressati. Viviamo di fretta, freneticamente, cercando di controllare. Perché se lasciamo andare, se ci fidiamo, se smettiamo di essere ossessivi, ci sentiamo perduti. Creiamo false identità e immagini fasulle. Ci disconnettiamo da noi stessi. Perdiamo i punti di riferimento. Ci sentiamo costantemente minacciati. Non siamo liberi, genuini e spontanei. Diventiamo dei giudici implacabili. Siamo terrorizzati dal giudizio degli altri, perché tale giudizio mette in discussione la nostra falsa immagine di noi. Vogliamo avere ragione a tutti i costi. Vogliamo fare giustizia e pareggiare i conti. D’altra parte, ci sentiamo obbligati a ricambiare e nasce in noi la colpa. Troviamo sempre qualcuno da incolpare, odiare, o verso il quale portare rancore. Non siamo mai sereni. Tutto questo in nome di un piccolo ego inesistente e dell’orgoglio a cui siamo tanto affezionati.

L’orgoglio è mancanza di amore

L’orgoglio può sembrare a prima vista una forma di amore per se stessi. Alcuni lo confondono con l’autostima, credendo che tanto maggiore è l’orgoglio, tanto maggiore è la stima di sé. Nulla di più falso. La verità è che l’orgoglio è un surrogato – un pallido surrogato – dell’amore. Ha davvero poco a che fare con l’energia dolcissima dell’amore. Anzi, è proprio il contrario dell’amore. Se infatti l’amore unisce, elimina la separazione, crea armonia, l’orgoglio divide, crea separazione e conflitto. Sia chiaro: non va giudicato per questo. Non è facile parlare dell’ego e dell’orgoglio in modo imparziale, perché il linguaggio è costruito su polarità e porta quasi inevitabilmente a esprimere giudizi. In ogni caso, se è vero che l’orgoglio è mancanza di amore, ciò significa che il primo a soffrire è l’orgoglioso, per cui tutte le sue azioni sono (tacite) richieste di amore e di aiuto.

Chi non ama se stesso, deve necessariamente sostituire la mancanza di amore con un sostituto. Deve costruire un’immagine che gli dia un senso di identità, stabilità, soddisfazione. Ciò non è un male: l’evoluzione di ciascun essere umano prevedere la creazione di un ego. L’orgoglio, se proprio vogliamo definirlo senza giudizi estremi ma anche senza indorare la pillola, è semplicemente immaturità. L’immaturità non è necessariamente qualcosa da condannare: come puoi giudicare una mela acerba quando molto probabilmente essa maturerà in futuro? Allo stesso modo, che senso ha giudicare una persona per il suo comportamento “infantile” quando dentro di lui prima o poi cresceranno i frutti maturi della saggezza e dell’armonia? Ogni giudizio è illusorio, poiché pretende di definire in modo assoluto ed eterno una realtà che è in costante mutamento ed evoluzione. Non si può fissare nel tempo qualcosa che sfugge: anche la modella più bella un giorno sarà polvere sotterrata.

Quanta sofferenza causa l’orgoglio

L’orgoglio causa davvero enorme sofferenza. Il piacere di avere un ego è davvero irrilevante se messo a confronto con la miseria che ciò comporta. Quando siamo soddisfatti per l’ultimo successo o abbiamo fatto quella che crediamo essere la conquista della nostra vita, ci esaltiamo e mai diremmo che è proprio quell’esaltazione, quel senso di grandezza e di potere la causa futura della nostra miseria. Ciò vuol dire che dobbiamo abbandonare ogni potere, ogni ricchezza, ogni possesso? Niente affatto, o meglio: ciò che ci causa sofferenza non sono i fatti, le cose o le persone in sé, ma il nostro attaccamento a essi. Quando attingiamo il nostro senso di identità, sicurezza e felicità da qualunque fonte esterna, la sofferenza è assicurata. Ciò ovviamente non significa che dobbiamo rinunciare improvvisamente a tutti i piaceri della vita.

C’è differenza tra godere dei piaceri e dipendere da essi, allo stesso modo in cui possiamo mangiare un bel pezzo di cioccolato senza dover far dipendere la nostra realizzazione da esso! In ogni caso, dicevamo che l’orgoglio è mancanza di amore. Per mantenere in piedi l’orgoglio dobbiamo infatti rifiutare in ogni momento l’amore che è dentro di noi. Ego e vero Sé, orgoglio e amore non possono sussistere contemporaneamente. Non puoi avere l’uno e l’altro: devi scegliere tra i due. Ora però sai che cosa comporta scegliere l’orgoglio e sarai più propenso (spero!) a smantellare il tuo ego invece che continuare a difenderlo (vedi qui come liberarti dall’ego)! Ovviamente sarai tu a decidere che cosa fare e sarà la vita a dispensarti le lezioni che ti diranno quale sarà la strada migliore da seguire. Sappi però che l’orgoglio è davvero un pugnale trafitto nei nostri cuori!

Ecco come superare l’orgoglio

Uno dei primi consigli che ti darei per superare l’orgoglio è osservare quanto irrilevante, limitata e falsa sia la soddisfazione che esso procura. Riporta alla memoria un momento in cui hai raggiunto uno dei tuoi obiettivi più importanti o qualunque cosa per cui hai lottato a lungo. Ora, dimmi seriamente se sei stato DAVVERO felice. Potresti rispondermi che è vero, perché l’autostima ha risentito positivamente dell’evento e ti sei sentito sulla cima di una montagna. Ammettiamo che ciò sia vero. Ma se anche hai vissuto un’esaltazione estatica, quanto è durata? Un minuto, un’ora, un giorno, un mese? Insomma, per quanto a lungo sia durata, è finita già da un pezzo, non è vero? Infatti l’ego può vivere soltanto dei momenti di soddisfazione, perché poi torna nella sua modalità di ricerca e insoddisfazione.

Ha davvero senso aggrapparsi a così fragili e temporanei istanti di esaltazione per poi tornare più vuoti e miseri di prima? Chiediti se ha senso inseguire all’infinito dei sogni che, anche se dovessero realizzarsi, ti potrebbero dare al limite una soddisfazione irrilevante. Sì, bisogna dirlo chiaramente: avere il partner “perfetto”, essere ricchi sfondati, essere una star famosissima, avere la macchina più bella, fare l’amore in continuazione sono tutte soddisfazioni irrilevanti, temporanee limitate. Sono davvero un nulla. Sai che cosa rende tutte queste cose così attraenti e seducenti? Il desiderio dell’ego di rimanere in vita e ingrandirsi, diventare potente e più forte. In virtù di tale desiderio, la tua mente proietta desideri che ti fanno apparire queste conquiste come dei raggiungimenti che ti daranno la felicità che hai sempre cercato, ma per l’appunto si tratta solamente di proiezioni.

La ruota infinita dei desideri: comprenderla per superare l’orgoglio

Chiamo ruota dei desideri il circolo vizioso dell’ego. Esso, per sopravvivere, crea nella mente l’illusione della salvezza nel futuro, nei modi più disparati. Tale illusione prende generalmente la forma del desiderio. Può essere il desiderio di essere ricchi, di avere il partner perfetto oppure di avere un’autostima da supereroe o addirittura di raggiungere l’illuminazione. Qualunque sia il desiderio che muove l’ego, esso crea enorme sofferenza. Quando desideri qualcosa, crei l’illusione che in un momento futuro starai meglio di come stai ora, mentre ti destini all’infelicità nel momento presente. Si tratta solamente di un’illusione, ma abbastanza forte da ipnotizzare (quasi) tutti noi. Il desiderio finisce nel momento in cui raggiungi ciò che hai visto come la sorgente della tua felicità, e ciò sembra confermare che il desiderio fosse reale.

Per spezzare la ruota dei desideri, devi capire bene come funziona. Il desiderio va visto esattamente per ciò che è: una proiezione dell’ego. Se credi al desiderio, lo rendi reale, e in questo modo gli dai potere. In particolare, gli dai il potere di decidere della tua felicità e perpetui la tua insoddisfazione nel tempo, creando l’idea che un magico istante futuro verrà a salvarti o a renderti felice. Il contenuto del desiderio è completamente falso. Per capirlo bene, devi riconoscere che il desiderio è solamente un pensiero, magari connesso a delle emozioni. Quando sorge il desiderio, puoi attaccartene o lasciarlo andare. Se lo credi vero e te ne attacchi, inizia la ricerca e con essa la miseria. In altre parole, a causa del desiderio perdi la pace. A questo punto che cosa succede?

Soddisfare un desiderio pone fine alla ricerca

Succede che effettivamente sembra che abbia bisogno di soddisfare il desiderio, quando in realtà vuoi semplicemente liberartene. Infatti il desiderio ti ha privato della pace, e soddisfacendo quel desiderio puoi tirare un sospiro di sollievo. Ma potevi rimanere in pace molto prima, scegliendo di non far crescere dentro di te il seme del desiderio. Soddisfare il desiderio pone fine alla miseria della ricerca, e quindi all’insoddisfazione. Quindi, non è ciò che hai ottenuto a essere la fonte diretta della tua felicità, ma è il fatto di aver posto fine alla ricerca che ti dà una sensazione di sollievo e di pace, perché in quel momento la mente tace e smette di ossessionarti con le sue richieste impellenti e fastidiose.

Ma avresti potuto liberarti del desiderio lasciandolo andare appena emergeva nella mente. Tuttavia hai deciso di seguirlo perché pensavi ti avrebbe portato a essere felice. Al contrario, ti sei destinato a una ricerca piena di dolore e tensione, la quale è fermata da un momento di sollievo, che lascia poi il posto a nuova insoddisfazione e a nuovo desiderio. In tale modo, per il 99% del tempo sei infelice e pensi all’1% del tempo in cui sarai felice, perdendo la tua vita a soffrire per avere la pace in un singolo istante. Eppure hai solo immaginato il senso di grandezza e l’esaltazione che avresti potuto ottenere realizzando il tuo obiettivo, mentre in realtà hai sperimentato solamente il sollievo di porre fine alla folle ricerca! Se non altro, quando ottieni ciò che vuoi, la mente sta zitta per un pochino e ti lascia in pace.

Ma in breve è pronta a tornare ad assillarti e a tormentarti.

Osserva bene i tuoi momenti di gloria

Oltre a comprendere a fondo la dinamica del desiderio, puoi realizzarne la natura illusoria osservando te stesso nei tuoi apparenti momenti di gloria. Quando ad esempio ottieni una promozione, sei lodato da qualcuno, vinci alla lotteria, chiediti e guarda quanto è genuina la tua soddisfazione. Guarda dentro di te e osserva se sei davvero completo. L’istante di “completezza” dura davvero un millisecondo, e lo sperimenti quando la mente tace. Ma poi succede che per cercare di sperimentare nuovamente la soddisfazione, fai ripartire la mente e ti “attacchi” all’evento che credi ti abbia reso felice. Senti dentro di te una spinta a condividere l’evento, a parlarne con più persone possibili, a ripensarci più spesso che puoi, a vantarti, a sentirti orgoglioso del tuo raggiungimento.

E ciò è assolutamente autodistruttivo, perché causa tensione e stress, un’euforia malsana, ed è distruttivo anche per gli altri, che si sentono diminuiti dal tuo parlare continuamente del tuo successo, minando magari le tue relazioni. Per far rivivere il tuo momento di gloria, devi far rivivere il passato dentro di te, e lo fai perché in fondo sari bene che non hai raggiunto assolutamente niente e quindi devi illuderti e convincerti che in realtà hai ottenuto qualcosa di grande. So che è duro da accettare, ma puoi vedere che è così nella tua esperienza. I momenti di gloria sono come dei lampi: vanno e vengono, ma noi abbiamo la brillante idea di attaccarci a essi a tal punto da vivere costantemente nel passato e, soprattutto, nel futuro.

E quando facciamo qualcosa di grande, il nostro orgoglio richiede che siamo riempiti di ulteriori attenzioni e lodi, come se chiunque attorno a noi non fosse interessato ad altro che al pallido successo che abbiamo ottenuto.

Rinuncia alle fonti esterne di felicità e grandezza per superare l’orgoglio

Riconosci come ciascuna fonte esterna di felicità in realtà non esista: è solo una proiezione della tua mente. Nulla potrà renderti felice là fuori. Anzi, è molto più probabile che aumenterà la tua sofferenza. Infatti cercare la pace all’esterno significa perdere potere, perdere la fonte interiore di serenità e far crescere l’ego e l’orgoglio. Ecco uno dei modi più semplici per superare l’orgoglio: smettere di gongolarsi quando si fa qualcosa di grande o si realizza un sogno. Puoi tranquillamente goderti ciò che fai e che raggiungi, ma c’è differenza tra godimento e il costruire un’identità personale sulla base di ciò che fai. Ogni senso di grandezza e di orgoglio contiene in sé il seme dell’angoscia, dell’inferiorità, dell’invidia e dell’odio. E da un punto di vista della durata nel tempo e anche dell’intensità, la negatività prevale senza ombra di dubbio.

Quando cerchi l’approvazione o le lodi di qualcuno, stai diventando schiavo del suo giudizio. Quando desideri aumentare il tuo potere sulle altre persone, stai dando LORO il potere di decidere della tua felicità. E quando pensi che la conquista del partner “perfetto” ti renderà felice, potresti arrivare a divorziare il giorno dopo il matrimonio (non sto augurando niente di male a nessuno, sia chiaro!). Per superare l’orgoglio, dobbiamo rinunciare alla seduzione del potere, del controllo sugli altri, del desiderio di grandezza, dell’approvazione degli altri. Ma non dobbiamo rinunciarvi con dolore: si tratta di un sacrificio che ci apre a qualcosa di molto più grande: l’amore. Non possiamo accedere all’amore se non siamo disposti a superare l’orgoglio, in quanto esso è, per l’appunto, mancanza di amore.

Altrimenti gli altri saranno sempre dei burattini da spremere per il nostro massimo godimento e il mondo sarà un posto in cui noi saremo i re desiderosi di avere il meglio per noi, contro tutti.

Smetti di idolatrare te stesso come Dio su questa terra

Se vuoi superare l’orgoglio, smetti di idolatrare te stesso come Dio su questa terra. Ogni ego ha bisogno di espandere se stesso, ottenere potere, essere il giudice di tutto e di tutti, essere al centro del mondo e delle attenzioni di tutti. Anche se non siamo narcisisti, veneriamo comunque noi stessi e facciamo del nostro ego un oggetto di culto. Questa è la prima e unica idolatria. Crediamo di essere al posto di Dio, ci sostituiamo a Lui, Lo neghiamo ogni volta che scegliamo l’ego (anche se diciamo di credere in Lui e fingiamo di essere umili e piccoli), vogliamo creare al posto Suo, crediamo di essere coloro che hanno ragione, ci sentiamo speciali, siamo ossessionati da noi stessi e dalla nostra storia, tanto che consideriamo che non ci sia nulla di più importante di essa. Questo non significa aver scelto di farsi come Dio su questa terra?

L’ego chiaramente è disposto a tutto pur di negare tale verità, poiché raccontare la verità a se stesso sarebbe l’inizio della sua fine. Eppure puoi stare certo che ognuno di noi, in differente misura, idolatra se stesso. Persino il più timido degli uomini idolatra se stesso, perché crede che tutti gli occhi siano puntati su di lui e in questo modo si crede pari a Dio: sì, proprio lui che vorrebbe scomparire nel nulla. E quante volte diciamo di non meritare le lodi e i complimenti che ci vengono fatti, mentre sotto sotto ci gonfiamo come dei pavoni? Quanto teniamo alla nostra immagine, siamo ossessionato dal giudizio degli altri, vogliamo apparire perfetti e impeccabili, belli d’aspetto e intelligenti? Davvero in pochi possono dire di non essere Narciso: il narcisismo è solo una forma esasperata di ego, ma ciò non toglie che quasi tutti noi siamo “malati” di orgoglio.

Sostituisci l’orgoglio con l’amore

Per superare l’orgoglio, sostituiscilo con l’amore. Abbandona la tua immagine, smetti di difendere la tua identità, di sentirti al centro del mondo. E inizia ad amare, e ad amarti. In verità infatti, quando ti gonfi di orgoglio, non ti stai amando affatto, ma ti stai negando l’amore. L’orgoglio è davvero un piacere irrilevante. Non ha alcun senso mantenerlo. L’approvazione degli altri è inutile. Inseguire sogni di gloria e di grandezza è insensato. Diventa piccolo, insignificante e otterrai il vero potere, il vero amore, la vera felicità. Sembra un paradosso, ma diventi grande proprio quando scompari nel nulla. Ed è così perché il tuo ego e il tuo orgoglio limitano il tuo essere e quando te ne liberi, rimane solo amore, pace, la tua essenza divina.

Quindi smetti di attribuirti meriti, di crederti qualcuno o anche di crederti nessuno, smetti di cercare la felicità e il potere fuori di te e torna in te stesso. Sei completo e non hai alcun bisogno. Riconosci l’illusorietà della ricerca di grandezza e soddisfazione esterna. Finché cercherai, ti sentirai insoddisfatto. E finché sarai insoddisfatto, ti sentirai schiavo. E non sarai libero, né felice. Ecco come superare l’orgoglio: lascia andare il malloppo di false immagini e identità che ti sei cucito addosso, i giudizi su te stesso e sugli altri, i desideri di gloria, i sogni di grandezza, il bisogno di cercare, di essere il migliore, di essere al centro del mondo e in questo modo l’amore inizierà a fluire dentro e fuori di te. Solo quando non hai confini, limiti ed etichette puoi diventare infinito.

Sviluppa umiltà

Per quanto l’umiltà possa essere vista come una forma di disprezzo di sé, in realtà è l’orgoglio a essere una forma di odio per se stessi. Al contrario l’umiltà nasce da un’immagine positiva di sé. Chi è umile non ha bisogno di rivendicare meriti, di dire che ha ragione, di proteggere la sua identità, i suoi punti di vista e le sue opinioni. Al contrario, si ama abbastanza da sentirsi completo, senza dover mendicare l’amore dall’esterno o costruire una falsa autoimmagine. Ma come si sviluppa l’umiltà? Innanzitutto, è necessario comprendere quanto l’orgoglio tenda a essere disfunzionale e a causare solamente sofferenza per sé e per gli altri. Puoi osservare nella tua esperienza diretta quanto sforzo e quanto dolore provochi a te stesso nel cercare a tutti i costi di avere ragione o nel difendere una posizione o nel cercare approvazione all’esterno.

Superare l’orgoglio è fondamentale per il proprio benessere. I meccanismi che lo perpetuano creano enormi disagi e un costante senso di insoddisfazione. Un esercizio molto utile può essere ammettere i propri errori e riconoscere di essere degli umani imperfetti. Smetti di essere perfezionista e accetta il fatto di poter sbagliare senza doverti giudicare per questo. Che male c’è a sbagliare? L’ego ha bisogno di essere dalla parte della ragione e di essere perfetto, perché anche un solo evento potrebbe mettere in discussione le sue fondamenta fragili. Quindi fa tutto il possibile per mantenere in piedi un’immagine di perfezione immacolata. Ma la perfezione è solo per i masochisti che odiano se stessi, non certo per chi si ama. Riconosci la voce giudicante nella tua testa, che ti spinge ad aver paura di sbagliare perché ciò diminuirebbe la tua immagine di te.

Come superare l’orgoglio con l’umorismo

Per superare l’orgoglio e accrescere l’umiltà, l’umorismo è un’ottima soluzione. Anziché giudicare te stesso e gli altri per gli errori e le imperfezioni, sorridi. Riconosci l’ego dentro di te e smetti di stare al suo gioco. Cerca di sorridere quando sorprendi te stesso o chiunque altro essere presi dalla morsa dell’orgoglio e voler avere ragione anche per la più piccola questione. Dopotutto, è davvero buffo che pur di difendere il proprio ego si arriva alle urla, talvolta alle mani, spesso a rimanere imbronciati o a portare rancore, a perdere le staffe, a creare mille giustificazioni. Per superare l’orgoglio, affronta il tuo ego con un bel sorriso, riconoscendo la sua follia e insensatezza, la sua immaturità e infantilità, anziché giudicarlo come cattivo o distruttivo, malvagio o crudele. Guarda con ironia alle tue pazzie come a quelle degli altri.

Smetti di prendere sul serio te stesso e la tua vita. La seriosità è uno dei sistemi dell’ego, mentre la nostra vera natura è gioiosa e ridente. Non è un caso che spesso le esperienze di risveglio sono accompagnate da una sonora risata! In effetti trasformiamo tutto in una questione di vita o di morte, quando in realtà non c’è assolutamente nulla di cui preoccuparsi, da temere o da proteggere. Perché dobbiamo trasformare la vita in un dramma, in un parapiglia, in uno scontro tra ego arrabbiati e pieni di orgoglio, solo perché non sappiamo sdrammatizzare, sorridere alla nostra megalomane follia, alla nostra insensata follia? Puoi tirare un sospiro di sollievo, ridere e sorridere liberamente. Chi ti impedisce di essere in pace ora, libero da quel pesante fardello dell’ego? L’orgoglio è un pugnale trafitto nel tuo cuore: dopotutto è solamente mancanza di amore travestita da stima di sé.

Elimina le tue barriere

L’orgoglio è mancanza di amore travestita da stima di sé

Riconosci i tuoi meccanismi di difesa e le tue barriere. Nota i modi in cui tendi a proteggerti, ad arrabbiarti o a risentirti o anche solo a giustificarti quando vieni criticato. Che cosa provoca la tua reazione? A farti reagire è il bisogno compulsivo di proteggere il tuo ego. Ciò è un meccanismo assolutamente normale, eppure può essere superato e lasciato andare. Alla fine, stai solamente difendendo un’identità illusoria. E le tue difese, a differenza di quanto può apparire in superficie, non ti “salvano” affatto. Al contrario, incrinano i tuoi rapporti, oltre a causare inutile sofferenza per te stesso. Quando sei spinto a reagire d’impulso per difendere il tuo orgoglio, prova a rimanere presente. Dopodiché, prova a elaborare una risposta pacata. In alcuni casi potrai ritrovarti a rimanere semplicemente in silenzio. Ma se ritieni che ci sia qualcosa di importante da dire o da difendere, nulla ti vieta di farlo.

Ma la tua risposta sarà molto più proattiva, e non nascerà da un senso di orgoglio ferito, ma da una dimensione di consapevolezza più profonda. Ogni volta che una tua barriera viene toccata, fa male. Ma fa male perché quella barriera fa riemergere la mancanza di amore dentro di te. La tua consapevolezza può portare luce in quel vuoto e riempirlo di amore. Oltre a eliminare le barriere, cerca di non essere prevenuto nei confronti degli altri, delle loro eventuali critiche e giudizi. Ricorda che ogni giudizio è una proiezione di chi lo esprime. Se si tratta di una critica costruttiva, però, puoi decidere di farne tesoro, anziché trincerarti nelle tue posizioni. Elevare barriere è un ostacolo alla crescita, mentre rimuoverle ti apre all’armonia delle relazioni, al vero amore e alla gioia dell’evoluzione psicologica e spirituale.

Apriti agli altri

Invece che rimanere costantemente concentrato su te stesso e sui tuoi bisogni, a erigere barriere e difese, a giustificarti, a difendere il tuo ego, apriti agli altri. Scopri le loro qualità e apprezzale. Anziché essere ossessionato da quel comportamento insopportabile o quel difetto imperdonabile, riconosci i pregi e loda le altre persone, fai dei complimenti, ringrazia, ama. Apri il tuo cuore. Esci dalla tua prospettiva limitata e apprezza i punti di vista degli altri. Smetti di creare delle separazioni rigide tra te e gli altri: ricorda che in realtà siamo tutti una cosa sola, letteralmente. Riconosci gli altri come parti di te anziché come diversi, nemici, superiori o inferiori. Sii disposto ad aiutare gli altri in qualsiasi modo: ciò non significa soltanto fornire un aiuto materiale, ma anche psicologico e spirituale, condividendo la tua gioia, il tuo sorriso, il tuo amore.

Stai attento, a questo proposito, a non confondere la condivisione di amore con il bisogno di approvazione. Spesso aiutiamo gli altri perché in realtà desideriamo la loro approvazione e vogliamo essere lodati da loro, oppure temiamo di sentirci in colpa se non lo facciamo. Assicurati che il tuo aiuto e il tuo supporto provengano da una dimensione profonda di amore, da una volontà genuina di espansione e condivisione, invece che da un bisogno dell’ego di cercare qualcosa all’esterno. Ancora, per superare l’orgoglio può esserti utile imparare a chiedere aiuto: per certi versi è più difficile fare questo piuttosto che aiutare, in quanto chiedere assistenza significa per l’ego ammettere di non essere perfetto, di non potercela fare da solo. In realtà, chiedere aiuto è una richiesta assolutamente umana e lecita!

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Come liberarsi dall’ego

Come liberarsi dall'ego

Come liberarsi dall’ego? L’ego è l’unica ragione per cui non sei in pace. Ed è l’unica causa della tua sofferenza. Non c’è altro. Soffri perché hai un’identità da proteggere e da tenere viva. Hai paura perché essa può essere minacciata in ogni momento. Ti angosci perché devi sopportare un peso incredibile. L’ego è un fardello che ti opprime istante dopo istante e non ti lascia mai sereno. E con ciò, bada bene, non sto dicendo che l’ego sia un nemico esterno a cui dare la colpa dei tuoi malesseri. Anche perché “dare la colpa” è proprio una delle strategie dell’ego stesso. In verità l’ego è un costrutto che scegliamo di mantenere in vita, pur inconsapevolmente, tramite la nostra identificazione costante. Non si tratta dunque di un “male” che siamo obbligati a sopportare, ma del risultato di una scelta che compiamo ogni singolo istante.

Non c’è nulla che devi risolvere all’esterno. Infatti i problemi che vedi fuori di te sono solo proiezioni dell’ego. E servono all’ego per mantenersi vivo. Non devi nemmeno affrontare ogni singola paura, ogni singolo disagio, ogni fastidio, poiché anche questi sono solo effetti del sistema egoico. La sofferenza, la colpa, la paura, la rabbia, l’odio e ogni forma di negatività sono letteralmente degli artefatti dell’ego. Di per sé non esistono, ma sono delle illusioni rese inconsciamente reali da te finché ti identifichi con l’ego. Più in generale, non devi nemmeno affrontare il tuo ego. Infatti esso non esiste in realtà. Quando decidi di affrontarlo, significa che sei caduto nella sua trappola, ti sei identificato nuovamente con esso e hai ingaggiato una battaglia tra due parti della tua mente. Non puoi combattere qualcosa che non esiste. Tuttavia, ciò non toglie che tu possa liberarti dall’ego. In questo articolo vedremo come.

Che cos’è l’ego

Ma innanzitutto che cos’è l’ego di cui tanto si parla negli ambienti spirituali e che in alcuni casi diventa una vera e propria ossessione, quasi il sostituto del diavolo? L’ego è semplicemente un’identità illusoria che è creata da ciascuno di noi in seguito alla nostra scelta di separarci dall’Uno per sperimentare l’individualità. Tale scelta ha creato dei tanti piccoli Io, ciascuno dei quali è limitato, separato, vulnerabile e mortale. In realtà non è nessuna di queste cose, poiché non esiste. Eppure la scelta dell’ego si basa in primis sulla credenza che la separazione sia realmente avvenuta e che noi siamo davvero il nostro ego. Su che cosa si basa l’identificazione con l’ego? Si basa sulla convinzione di essere un corpo e una mente separati.

La credenza di essere separati si fonda implicitamente sull’assunto che ci siano tanti “Esseri” quante sono le “forme” che vediamo. Io che scrivo qui sarei un “essere”, mentre tu che leggi saresti un altro “essere” e il tuo gatto un altro “essere” ancora. Dal punto di vista della mente ciò appare ovvio. Ma se riflettiamo un attimo più a fondo, come può esserci più di un Essere? Per rispondere a questa domanda, dobbiamo innanzitutto chiederci chi siamo noi veramente. Finché diamo per scontato chi siamo, rimaniamo convinti di essere un corpo e una mente. Ma se ci chiediamo davvero chi siamo, scopriamo che tale identificazione è soltanto un’idea, o un cumulo di idee, basate su degli assunti che ancora una volta diamo per scontati. Tuttavia, se indaghiamo a fondo la sensazione di esistere, il senso del nostro Io, scopriamo che essa è uguale per ciascuno di noi

Non devi credere a ciò che stai dicendo, piuttosto indaga il tuo Io e scopri te stesso

Come liberarsi dall’ego

Come liberarsi dall’ego? Liberarsi dall’ego significa smettere finalmente di soffrire, trovare la pace e riempirsi di amore. Infatti l’unica verità che esiste – che coincide con la tua vera natura – è felicità, pace e amore. L’ego non può cancellare o eliminare la tua essenza più profonda (non puoi mai smettere di essere ciò che sei!). Tuttavia, è in grado, almeno apparentemente, di velarla e nasconderla con una coltre più o meno densa di pensieri e di stati emotivi, che agiscono da filtro che impedisce al tuo sole di risplendere luminoso. Per velare la tua natura di pace e amore e sentire angoscia, paura, odio e stress, evidentemente devi compiere un enorme sforzo! Infatti vivere portandosi costantemente appresso il fardello dell’ego significa vivere in uno stato di perenne tensione, stress e vigilanza.

L’ego non può mai lasciarsi andare, perché altrimenti scomparirebbe. Per questo deve vivere di una costante preoccupazione. Ciò spiega la ragione per cui la tua mente è sempre attiva e non smette mai di formulare pensieri e creare emozioni più o meno sottili, reazioni più o meno intense, distrazioni e disagi di ogni tipo. L’ego deve fare questo per sopravvivere. Il prezzo da pagare per mantenere in vita questo folle sistema è caro: è impossibile trovare la vera pace finché si è identificati con l’ego. Si può soltanto assaporare qualche momento di assenza di mente, qualche istante di gioia, soddisfazione o felicità. Ma presto l’oscurità dell’ego è pronta a riaffacciarsi e a coprire nuovamente lo splendore del tuo essere. Talvolta rimane un male di vivere che non è connesso a nessun pensiero. Resta un’angoscia esistenziale, che cova sempre in sordina, anche quando tutto sembra andare per il meglio.

Smetti di cercare

L’ego ha sempre bisogno di qualcosa: cerca, ma senza trovare. Questo è il suo funzionamento: cercare, cercare e cercare senza mai trovare ciò che sta cercando. Oppure può darti l’impressione di aver soddisfatto i suoi desideri. Ma di lì a poco è pronto a risorgere con un nuovo capriccio, un nuovo fastidio, un nuovo bisogno. L’ego vive di una costante ricerca: smettere di cercare significherebbe per lui morire. La fine della ricerca, infatti, è la pace, che è assenza di ego, e quindi la sua dissoluzione. Per questo il consiglio più importante che ti posso dare per liberarti dell’ego è smettere di ascoltare quel falso bisogno di dover cercare, cercare e cercare. Quel bisogno non appartiene a te! In particolare, smetti di cercare la felicità. Potresti pensare che in questo modo ti condannerai a uno stato di miseria.

In realtà a farti soffrire è proprio il bisogno di essere felice, in particolare di cercare qualcosa che ti renda tale, che sia un giocattolo, il tuo cibo preferito, un partner o addirittura l’illuminazione. Non cercare l’illuminazione: essa infatti si “allontana” da te tanto più tu la cerchi. Il fatto di cercare implica che vi sia un ego che si frappone fra te e il tuo essere. “Colui che cerca” è proprio il problema che va sanato. Ciò potrebbe spaventarti, poiché potresti pensare che se smetti di cercare sei spacciato. Beh, è proprio qui che volevo arrivare: in realtà è il tuo ego a sentirsi spacciato. Infatti finché tu sei in modalità “ricerca” lui è contento, perché può continuare a vivere, anche se la ricerca è spirituale.

Anzi, se la ricerca è spirituale è ancora meglio poiché tu ti illudi che il tuo ego scomparirà proprio nel momento in cui ancora una volta cadi nella sua trappola

Ma allora come liberarsi dall’ego?

A questo punto, potresti desumere che anche la ricerca spirituale è insensata o addirittura perpetua l’ego. In questo caso, la risposta è “dipende”. Dipende se la nostra “ricerca” è ancora una volta dettata dall’ego (e temo che sia così per la maggior parte di noi!), oppure no. Ma se anche fosse dettata dall’ego, è sempre possibile cambiare approccio. Come? Innanzitutto, vivendo la spiritualità in modo non ossessivo. Ciò significa che la spiritualità non va vista come una via di salvezza nel futuro, perché ciò implica un percorso nel tempo, e quindi mette nuovamente in gioco l’ego. L’unico modo sano e “liberatorio” di vedere la spiritualità è viverla con leggerezza, senza preoccuparsi se ci salveremo o no, senza pensare al futuro, a quando saremo (o non saremo) illuminati. Perché sono proprio queste proiezioni a mantenere in vita l’ego.

Ma allora come liberarsi dall’ego? Bisogna evitare di cadere nelle sue trappole. Per questo non condivido pienamente gli approcci graduali in cui si vuole “raggiungere” l’illuminazione attraverso varie pratiche meditative. Infatti una pratica implica un ego separato che la svolge e pensa di raggiungere così il vero Sé. Il problema è che agire in questo modo fa parte dell’illusione e perpetua l’illusione! Infatti in verità non c’è nessun ego che si deve salvare o illuminare! Anzi, l’ego è proprio il problema che impedisce all’illuminazione di avere luogo in questo preciso istante! Quindi la maggior parte dei percorsi spirituali rischiano di perpetuare l’ego anziché dissolverlo. Con ciò non dico che non siano utili, e non mi permetterei mai di giudicarli.

Piuttosto, voglio dire che nella maggior parte dei casi è lo stesso ego a intraprendere un percorso spirituale per la propria salvezza, che è esattamente il contrario di ciò che vorremmo ottenere!

Come liberarsi dall’ego una volta per tutte

Ma quindi come liberarsi dall’ego una volta per tutte, senza cadere nelle sue trappole? Per liberarsi dall’ego, bisogna conoscerlo a fondo. Bisogna sapere come funziona, quali sono i meccanismi con cui si mantiene in vita, quali sono i suoi punti di forza e viceversa i suoi punti deboli. Ed è necessario conoscere le sue posizioni, i suoi sistemi di attacco e difesa. Ecco perché è fondamentale osservarsi. Finché non ci osserviamo, rimaniamo incastrati nel gioco dell’ego ed esso la fa da padrona. L’osservazione non è una pratica o un metodo o una strategia di ricerca spiritale: è semplicemente l’attivazione di una consapevolezza superiore, che permette di diventare testimoni dell’ego anziché suoi schiavi. Ognuno di noi è già, in fondo, quell’osservatore, ma per abitudine tendiamo a mescolarci sempre con i meccanismi dell’ego, ignorando che esiste una dimensione superiore di consapevolezza, dalla quale possiamo guardare con distacco ciò che ci accade.

L’ego si può servire unicamente di pensieri, emozioni e sensazioni. Infatti tu, in qualità di consapevolezza, puoi conoscere solo queste cose. Puoi infatti dire di aver conosciuto qualcosa di diverso da pensieri, emozioni o sensazioni? Idealmente, tu dovresti tornare a essere il centro di consapevolezza al di là di tali elementi. Cercare di osservarti senza giudizio (il giudizio sarebbe un meccanismo dell’ego) ti permette di piazzarti in quel centro e diventare quel centro. Da quella “posizione” puoi guardare come si comporta il tuo ego, ovvero quali pensieri affiorano alla tua coscienza, quali emozioni e quali sensazioni. Questa è la vera meditazione: osservare con distacco ciò che affluisce alla tua consapevolezza. E, al limite, lasciar andare laddove troviamo delle resistenze e/o degli attaccamenti. Un’altra cosa molto utile è riconoscere che la negatività creata dall’ego è sempre illusoria, in quanto nasce da un’identità fantasma.

Conosci a fondo l’ego

Per liberarsi dall’ego, è fondamentale studiarne a fondo il funzionamento. La cosa più importante da notare è che l’ego si sente separato, mortale e vulnerabile, limitato e pieno di bisogni. Questo è il fattore in assoluto più rilevante. Infatti tutti i meccanismi dell’ego nascono sulla base di questa sensazione di base, che poi non è altro che la convinzione di essere un’identità separata e per questo manchevole. Praticamente ogni pensiero ed emozione nasce dal sé separato, per cui puoi stare sicuro che tu non sei lì e che non c’è nulla da proteggere. Puoi osservare e lasciar andare con tranquillità i vari pensieri e le emozioni connesse a essi che sorgono nel campo della tua consapevolezza. Stabilisciti al centro, ricorda a te stesso più e più volte che tu non hai bisogno di nulla, sei completo così come sei, sei invulnerabile, non sei limitato.

Ciò non significa rassicurarti in modo infantile, ma semplicemente riconoscere le qualità del tuo essere, che per l’appunto è in pace e non necessita di nulla. Ogni volta che sorge una reazione, un pensiero di sofferenza, un’emozione negativa, riconosci la loro inutilità e la loro illusorietà. Riconosci che sono solamente dei meccanismi dell’ego per sopravvivere, ma non ti servono in alcun modo. Non cascare nelle trappole dell’ego! E se anche ci caschi, puoi scegliere ogni volta che vuoi di tirartene fuori. Stai attento ai modi in cui esso tende a diventare difensivo oppure aggressivo, a voler avere a tutti i costi ragione, a giudicare, a fare paragoni, a creare conflitti, a incolpare e ad accusarsi, a sentirsi orgoglioso oppure vergognarsi, sentirsi immeritevole o disperato, arrabbiato o incapace, geloso o invidioso, desideroso o imbranato, stupido o intelligente.

Lascia andare le posizioni egoiche

Lascia andare queste posizioni, in particolare il piacere sottile che ricavi da esse. Lamentarsi, giudicare, provare rancore, immaginare di vendicarsi, accusare, fare la vittima sono tutti modi con cui il tuo ego ricava una soddisfazione personale. Lascia andare questa falsa soddisfazione. Non hai alcun bisogno di lamentarti né di fare giustizia né di vendicarti né di accusare nessuno. Se non altro, tutto ciò ti causa enorme sofferenza, in cambio di un piccolissimo piacere malsano che ti avvelena e ti intossica. Il piacere che puoi ricavare dal giudicare il male nel mondo, la cattiveria delle persone, la stupidità di chi ti circonda è davvero irrilevante. Puoi tranquillamente lasciarlo andare senza perdere assolutamente nulla. Puoi lasciar andare tranquillamente la vendetta, il giustizialismo e la rabbia. E puoi decidere piuttosto di aprirti al perdono (per il tuo stesso bene).

Puoi smettere di accusare gli altri della tua sofferenza, anche perché tutta la sofferenza è causata da noi stessi, non dagli altri. Inoltre che gusto puoi provare a puntare il dito contro qualcuno? Puoi smettere di preoccuparti, perché ciò ti dà solamente un falso senso di sicurezza. E puoi lasciar andare le tue ossessioni su ogni cosa, in particolare sulla salute e sul corpo: ricorda che prima o poi dovrai abbandonare il corpo! Smetti di voler avere ragione a tutti i costi: che bisogno hai di difendere con i denti una posizione? Quando ti senti minacciato, disperato, angosciato, riconosci che quello è il tuo ego, non sei tu. Lascia andare il bisogno di pensare compulsivamente. Devi avere una certa vigilanza e presenza nell’osservare le posizioni del tuo ego e lasciarle andare. Ma alla fine in questo modo potrai liberarti dall’ego!

Diventa chi sei veramente

Mentre riconosci i modi in cui il tuo ego si perpetua, è fondamentale riconnetterti con la tua vera essenza. Ciò avviene in modo naturale mentre osservi la tua mente. Tuttavia, è utile creare una maggiore connessione con il tuo vero Sé. In altre parole, devi scoprire chi sei veramente. Per farlo, è fondamentale chiederti chi sei, ricordarti di te, rimanere collegato con il senso dell’Io. Non hai necessariamente bisogno di una meditazione formale per questo. Anzi, è meglio se ti ricordi di te il più possibile durante il giorno. In questo modo diventi sempre di più la presenza consapevole, il testimone, l’osservatore e ti ricolleghi alla tua vera natura. Più stai nel tuo essere, meno ti identifichi con la mente egoica e in questo modo crei un distacco rispetto a essa.

Così puoi liberarti dall’ego più velocemente. Ricorda che la tua natura è completa, infinita, eterna, sempre presente, invulnerabile, piena di pace e di amore. Quindi ogni volta che sperimenti qualcosa che contraddice queste qualità, puoi stare certo che è il tuo ego. Inoltre, per riconoscere il tuo ego, stai il più possibile attento a come ti senti, ai tuoi pensieri e alla tua esperienza interiore nel tempo: ogni tensione, sofferenza e qualsiasi negatività sono segnali del fatto che l’ego è sveglio. Lascia andare tutto ciò che non è la tua vera essenza, lascia andare la coltre di fango che impedisce al tuo vero essere di risplendere trionfante! Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione.