La magia del silenzio

La magia del silenzio

La magia del silenzio dischiude i cuori. Nel silenzio è racchiuso un potere straordinario. Esso vale spesso più di mille parole. Anzi, in molti casi comunica ciò che il linguaggio non può esprimere. Infatti come possono essere comunicati l’amore, il divino, la pace se non attraverso il silenzio? Attraverso il silenzio si trasmette l’energia, si crea una connessione tra le anime. Si esprimono verità ineffabili. Laddove la parola non arriva, il silenzio ne scavalca il limite ed esprime con pienezza e precisione qualunque cosa. Certo, per cogliere il significato di un silenzio è necessaria una sensibilità profonda. Infatti la maggior parte di noi è ipnotizzato dal fascino del linguaggio. Sia chiaro: le parole fanno parte di un mondo meraviglioso.

Ma allo stesso tempo hanno un grosso limite, che non può essere travalicato dal linguaggio. Qual è il limite del linguaggio? Le parole hanno dei confini, sono limitate da se stesse, indicano qualcosa fuori di sé ma non lo possono esprimere pienamente. Non possono comunicare direttamente l’esperienza, soprattutto se tale esperienza è soggettiva, unica, speciale. E anche le parole più magiche, più fresche, più ricche hanno bisogno di essere fecondate da uno spirito che le trascende. E questo spirito è fatto di silenzio. Il silenzio può esprimere in un istante tutto l’Universo. Ma solo un’anima altrettanto silenziosa può cogliere questa trasmissione. Certo, talvolta il silenzio esprime disappunto, sconcerto, indecisione, ma anche in questo caso comunica molto più del linguaggio. E questo non può mai dissimulare l’esperienza reale, che filtra puramente attraverso il silenzio.

La magia del silenzio

La magia del silenzio è un incantesimo profondo e straordinario. Attraverso il silenzio viene comunicata ogni esperienza, e attraverso di esso ogni esperienza è ricevuta, vissuta, trasmessa. Il silenzio non può mentire. E come potrebbe farlo? Il silenzio è di per sé verità, la racchiude e ne è racchiuso, la esprime e ne accoglie la vibrazione. Ciò che le parole possono nascondere, il silenzio lo rende evidente contro qualunque tentativo. Infatti la verità non può essere negata, non può essere rifiutata. Attraverso il silenzio comunichiamo come stiamo, che cosa pensiamo, cosa proviamo, siamo dei libri aperti. Forse potremo nascondere il particolare pensiero, la particolare esperienza che stiamo vivendo, ma non possiamo celare il genere di pensieri o di esperienza. Possiamo nascondere il motivo per cui siamo preoccupati, ma non il fatto che siamo angosciati.

Il silenzio dice tutto su di noi. Chi è attento può cogliere la nostra essenza più profonda con un solo sguardo. Per questo non ha senso avere nulla da nascondere. Tutto traspare attraverso di noi. La magia del silenzio ci rende trasparenti. Dopotutto, che senso ha avere una privacy? Che cosa abbiamo da nascondere se tutto è registrato nel suono invisibile del silenzio? Il silenzio contiene in sé tutto il mondo, poiché non ha confini, è letteralmente infinito. L’infinito sembra qualcosa di inconcepibile, ed è così per le parole, ma esso è l’esperienza di ogni momento. Il silenzio rende dolcissima la musica: non è forse lo spazio tra le note a rendere una canzone meravigliosa? Se non ci fossero le pause, ogni musica sarebbe una successione arida di suoni e non trasmetterebbe nulla.

Il silenzio crea la bellezza e dà senso alle parole

Attraverso le pause, la musica comunica un mondo emotivo profondissimo. Le note non possono farlo. Solamente il silenzio riesce ad arrivare dove i suoni non possono. E ciò è vero non solamente per la musica. In ogni nostra conversazione i silenzi sono la parte più importante. Infatti è nel silenzio che avviene la comunicazione e che può essere veicolato un significato. E anche quando afferriamo una parola, per capirne il senso dobbiamo fare una pausa, per quanto impercettibile. La mente non è in grado da sola di comprendere: ha bisogno di una consapevolezza, che è essa stessa silenzio, per produrre o ricevere un significato. La magia del silenzio contiene in sé la magia dei significati. Che cos’è un significato se non un mondo fatto di silenzio, veicolato da uno spirito che vivifica ciò che altrimenti sarebbe privo di senso?

Il silenzio dà senso alle parole. Ma soprattutto è responsabile di creare la bellezza. Quando ascolti un brano musicale, ciò che ti fa commuovere è il silenzio tra le note. Quando ascolti un discorso sensazionale, ciò che ti dà i brividi sono gli intervalli. Inoltre, una battuta raggiunge il suo effetto di produrre una risata nel silenzio. Oggi dovremmo riscoprire il silenzio, perché nel silenzio troveremo noi stessi. Infatti noi stessi siamo silenzio. Nel silenzio si trova la nostra essenza, la pace, la gioia, l’amore. Può l’esperienza della pace o dell’amore essere un’esperienza rumorosa? Se le nostre menti non tacciono mai, non possono aprirsi alla bellezza, all’armonia, al divino. Il vero silenzio è quello interiore, e in quel silenzio inizia ad avvenire il miracoloso.

Il silenzio è sacro: torniamo alla magia del silenzio!

Il silenzio è sacro. Non andrebbe profanato così facilmente. Non dovremmo parlare a meno che non abbiamo qualcosa di davvero importante da dire. Come dice un detto zen: non parlare, salvo che tu possa migliorare il silenzio. E puoi stare certo che non è facile migliorare il silenzio. Non sopportiamo il silenzio, perché esso ci porta ad entrare dentro di noi. E temiamo più di ogni cosa ascoltare il nostro cuore. Viviamo nel caos perché in questo modo evitiamo noi stessi. Ma ciò comporta una profondissima disconnessione dalla nostra natura, e quindi dall’amore, dalla pace e dalla vera gioia. A ritirarsi dalla vita non sono i monaci buddhisti in monastero, ma gli occidentali che fuggono da sé stessi. Infatti l’unica vera Vita è dentro ognuno di noi, e finché non ci conosciamo non stiamo vivendo.

E se non viviamo davvero, non possiamo amare né essere felici. Al contrario, soffriremo e saremo miseri e in preda all’angoscia. Non dobbiamo sorprenderci di quanta depressione, apatia, disperazione e conflitto ci siano dentro e fuori di noi, se siamo così disconnessi dal nostro spirito. Dobbiamo tornare alla magia del silenzio, perché solo questo ci salverà. E nel silenzio dobbiamo tornare a contemplare noi stessi e il mondo. Dobbiamo apprezzare il silenzio. Non riusciamo a farlo perché il silenzio sembra vuoto. In realtà esso, poiché dice sempre la verità, ci fa vedere il vuoto dentro di noi. Se staremo abbastanza tempo ad ascoltarlo, esso riempirà il nostro vuoto e inizieremo a sentire la sua pienezza, la sua pace e la sua sconfinata dolcezza.

La dolcezza del silenzio

Il silenzio è incredibilmente dolce, soffuso, tenero, eppure allo stesso tempo è energico e potente. In esso l’energia maschile e femminile si fondono in un’armonia spirituale e divina. Nel silenzio non manca nulla. Il senso di mancanza, non a caso, nasce dopo il silenzio, si sviluppa nella mente, si articola nel linguaggio. Nel silenzio ogni bisogno è soddisfatto e regna una pace assoluta e imperturbabile. E in fondo il silenzio non può essere né riempito né disturbato. Le parole sembrano disturbarlo: in realtà ciò che fanno è semplicemente affondare in quel mare sempre calmo. Se il silenzio non rimanesse dietro le parole, esse non ci sarebbero neppure. Noi cogliamo le parole perché dietro di esse c’è un oceano di silenzio. E la verità è che è il silenzio a riempire le parole, e non viceversa.

La dolcezza del silenzio è profondissima. Esso accarezza e abbraccia chiunque sia disposto a farsi penetrare da lui e ad accoglierlo. Nel silenzio ogni cosa nasce, cresce e si dissolve. Solo il silenzio è eterno, sempre presente, indistruttibile. E quel silenzio, se lo indaghi profondamente, scopri che è la tua stessa essenza! Il silenzio infatti è l’unica realtà, è l’unico Essere: non c’è nulla fuori dal silenzio. Tutto ciò che sperimentiamo non è rumore, ma una modulazione del silenzio, una sua espressione miracolosa. Come fa il silenzio a produrre suoni? Questo è il mistero, che nessuna parola può spiegare. Il rumore non può spiegare il silenzio. Quindi non ci resta che tacere e affidarci al silenzio.

La potenza del silenzio

Allo stesso tempo il silenzio è potenza ed energia. Esso contiene infatti la forza creatrice dell’Universo. Come è nato l’Universo se non dal silenzio? E il primo suono non è stato creato lo stesso dal silenzio? Il silenzio è nulla ma allo stesso tempo tutto. Non c’è nulla al di fuori di esso, poiché tutto sorge e cade nel silenzio. E il silenzio ha il potere che ogni cosa accada sulla sua superficie, senza che ciò lo alteri in alcun modo. Può anche il boato più tremendo e assordante distruggere il silenzio? No, semmai lo amplifica, lo rende più vivo, mostra che è solo attraverso di esso che ha potuto esplodere con tale vigore. Per contenere la potenza esplosiva più distruttiva, il silenzio deve essere ancora più potente. Non c’è dunque nulla di più potente del silenzio.

Ogni cosa si scioglie nel silenzio come neve al sole. Il silenzio è impenetrabile: non sono i suoni a penetrarlo, ma è esso a entrare in loro e a infonderli della sua sostanza. Il silenzio è l’unica sostanza. Esso è consapevole, autocosciente, infinito, indistruttibile ed eterno. Il suo potere è inimmaginabile. Ma la sua forza è bilanciata da una dolcezza incommensurabile e tenerissima. In quest’armonia di opposti, scaturisce ogni cosa. La magia del silenzio è così profonda e stupefacente da incantare e affascinare. A produrre incanto può essere solamente il silenzio. E solo esso può essere ammirato e venerato. Nel silenzio c’è tutto ciò che abbiamo sempre cercato. Non abbiamo mai trovato la pace e la felicità perché abbiamo sempre respinto il silenzio, ma esso è sempre tornato su di noi a ricordarci il nostro vuoto.

Il silenzio è il vuoto più pieno che ci sia

Pensiamo che il silenzio sia vuoto: è vero che è vuoto di parole, di suoni, di eventi. Da questo punto di vista non è nulla. Non è nulla rispetto alla nostra esperienza comune. Ma se lo approfondiamo con sufficiente dedizione, scopriamo che in realtà a essere nulla è tutto ciò che abbiamo vissuto. Ciò che sembra riempirci in realtà ci svuota. Non è un caso che ciò che ci fa stare meglio è ciò che ci lascia senza parole, senza fiato, senza pensieri. Perché è quando il mondo turbinoso della mente si mette da parte almeno per un attimo che nasce la gioia e si può sperimentare la bellezza del Tutto. E possiamo così scoprire la pienezza ineffabile e straordinaria del silenzio e rimanere meravigliati di aver potuto pensare che il silenzio non fosse altro che assenza di suoni e parole.

Non c’è nulla che possa riempire di più del silenzio. In pochi lo sanno, poiché anche quando fuori di noi c’è silenzio, noi facciamo di tutto per coprirlo. I pensieri sono l’ultimo strumento che usiamo per rifiutare il silenzio. Eppure gli stessi pensieri emergono dal silenzio e si dissolvono in esso. Dovremmo allora abituarci a prestare più attenzione al silenzio rispetto ai pensieri e alle parole. Dopotutto è il silenzio a costituire la quasi totalità della nostra esistenza, delle nostre esperienze e interazioni. Quindi dovremmo dargli la giusta importanza. La nostra stessa mente è per il 99% silenziosa, eppure siamo ipnotizzati dall’1% che parla! Il silenzio è il vuoto più pieno che ci sia: non ci resta che affondare nel suo abisso senza fine.

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Il potere della resa

Il potere della resa

Uno dei modi più rapidi ed efficaci per aumentare il proprio livello di coscienza e trovare pace è arrendersi totalmente al momento presente. Infatti la sofferenza è sempre una forma di resistenza. Quando resisti a ciò che è, crei attrito con la realtà. Accettare la realtà del qui e ora ti dona rapidamente sollievo. Infatti non è mai ciò che capita a farti soffrire, ma sempre e solo la tua resistenza. La resa è una forma estrema e potente di accettazione. Oggi parleremo per l’appunto dello straordinario potere della resa. La resa è il modo più veloce per passare da uno stato basso di coscienza a uno molto più elevato. Infatti la resa scioglie le tue resistenze mentali e fisiche, e in alcuni casi ha il potere di gettarti in un oceano di pace e di amore.

In particolare, più è intensa la resistenza, maggiore è l’energia rilasciata nell’atto di resa. Ovviamente, per arrendersi in un momento difficile è necessaria una notevole dose di fede, coraggio e volontà. Ma se riuscirai ad arrenderti nel mezzo del dolore più atroce o della tempesta emotiva più sconvolgente, potrai assaporare la dolcezza ineffabile dell’amore e della pace. Non è facile arrendersi, poiché ciò richiede devozione, fiducia, lungimiranza, passione, audacia. Eppure sviluppare queste qualità e soprattutto l’intenzione di arrendersi incondizionatamente alla vita è un imperativo per chi è disposto a tutto pur di sciogliersi nella felicità del proprio Essere. Vediamo dunque come sperimentare il potere della resa fin da subito!

Il potere della resa

La resa comporta un enorme rilascio di energie. Infatti quando soffriamo stiamo usando un’enorme quantità di energia per resistere alla realtà, creando tensioni, resistenza e rigidità. Pensiamo che resistere sia naturale, in quanto è una forma di difesa, e ci viene spontaneo irrigidirci quando abbiamo paura o stiamo soffrendo. Eppure non c’è nulla di più innaturale di resistere a qualcosa, perché ciò implica che un piccolo io dica “no” all’intero Universo. Quanta forza ci vuole per resistere all’intero Universo? Un’enorme forza! Ecco perché quando resistiamo, ci sembra di essere all’inferno. Ma soprattutto ecco perché se lasciamo andare le nostre resistenze, si spalanca di fronte a noi il Paradiso. La stessa energia è in grado di creare tanto l’inferno quanto il paradiso, in base a come è usata.

Se è usata per negare la Verità, per voltare le spalle all’amore e tenere viva la separazione, soffriamo atrocemente. Se invece è usata per accogliere la Verità, aprirci all’amore e sciogliere la separazione per ricongiungerci all’Uno, sperimentiamo la beatitudine. Dall’inferno al paradiso c’è un abisso e allo stesso tempo solo un gradino che li separa. Ecco perché in alcuni casi l’illuminazione avviene all’improvviso, nel mezzo di una profonda sofferenza. Più grande è la tua sofferenza, maggiore è l’energia trasformativa contenuta in essa. Quando resisti, accumuli energia. Se lasci andare all’improvviso questa energia, la sofferenza si trasforma in pace e amore. Si tratta della stessa energia, soltanto che in un caso è ristagnante e si accumula nei posti sbagliati, nell’altro caso è rilasciata e può fluire liberamente.

L’energia rilasciata nella resa

La stessa energia è in grado di creare tanto l’inferno quanto il paradiso, in base a come è usata. Se è usata per negare la Verità, per voltare le spalle all’amore e tenere viva la separazione, soffriamo atrocemente. Se invece è usata per accogliere la Verità, aprirci all’amore e sciogliere la separazione per ricongiungerci all’Uno, sperimentiamo la beatitudine.

Quando l’energia non è libera di scorrere, crea tensioni, rigidità, dolore e sofferenza. Infatti l’energia è di per sé molto potente, poiché è una manifestazione dell’amore, e se è trattenuta inizia a bruciare e a fare male. Quando l’energia fluisce liberamente, al contrario, l’amore scorre puro e accarezza tutto il nostro essere. Per rendere il modo in cui funziona l’energia, immagina di volare nel cielo. Quando voli liberamente e senza ostacoli, sei completamente sciolto, sei tutt’uno con l’aria, sei pieno di gioia. Quando però incontri turbolenze o ostacoli di qualunque tipo, inizi a sentire l’attrito e rischi di farti male. Il volo da esperienza straordinaria si trasforma in una tortura: ora sei costretto a volare temendo che cosa potresti incontrare, anticipando eventuali ostacoli, ricevendo colpi e venendo sballottato da una parte all’altra.

Se ti abitui a volare in questo modo, l’inferno diventa la normalità e inizi a rassegnarti al fatto che non ci possa essere nulla di meglio. Ma il ricordo della libertà è ancora vivo dentro di te. Immagina quale sollievo potresti provare a poter riprendere a volare liberamente, senza incontrare più alcun ostacolo! Allo stesso modo, immagina come potresti rilassarti se non dovessi incontrare più ostacoli e resistenze nella tua vita. E il bello è che ciò può essere fatto! Infatti le resistenze sono solamente dentro di noi. È vero che spesso (se non quasi sempre) ci sembrano all’esterno. Ma ciò dipende dal fatto che le proiettiamo fuori di noi. Tuttavia, esse rimangano comunque al nostro interno. Ciò vuol dire che eliminare le resistenze dipende solo e soltanto da noi!

Come lasciar andare le resistenze per sperimentare il potere della resa

Come puoi lasciar andare le resistenze per sperimentare il potere della resa? Che cos’è infatti la resa se non un lasciarsi andare, un porre fine alle proprie resistenze, lasciarsi scivolare e abbandonarsi a ciò che è? Ma come si può fare una cosa del genere? Innanzitutto, quando provi un qualsiasi malessere, nota le resistenze dentro di te. La resistenza iniziale è mentale: deriva dalla scelta di tenere viva l’illusione della separazione, ovvero l’identificazione con il nostro ego. Quando il tuo ego è minacciato, scegli inconsciamente di chiuderti, di creare una difesa. Porta questa decisione inconscia a livello conscio: cerca di sorprendere te stesso scegliere il tuo ego. Se anche non noti la resistenza mentale che stai creando, guarda la reazione del tuo corpo: osservalo mentre si irrigidisce e mentre si carica di tensione.

Nota le tensioni e la sofferenza dentro di te. Se continui ad alimentare la resistenza, la sofferenza aumenta. Come si alimenta la resistenza? Continuando a scegliere l’ego, e cioè ascoltando la voce nella testa, che proietta il proprio malessere all’esterno, dicendo che è colpa degli altri, inventando storie e rifuggendo la responsabilità di aver creato la sofferenza. Se invece scegli di rimanere presente e di non ascoltare la mente, inizi a sciogliere il vincolo che ti lega al tuo ego. Per lasciar andare le resistenze, devi dunque innanzitutto scegliere di smettere di attaccarti a esse. Devi smettere di nutrire la tua mente con il seme della sofferenza. Dopodiché devi rimanere a osservare il dolore fisico. Potresti pensare che sia un’enorme impresa: in realtà diventa tale finché nutri la tua sofferenza con le mente.

Rimani presente sul tuo dolore

Se però decidi di non ascoltare i pensieri, ciò che rimane è solamente una serie di tensioni a livello fisico: la tua presenza su di esse li scioglierà, se vi rimarrai abbastanza intensamente e a lungo. L’unico ostacolo a sciogliere il dolore è la mente che continua a ribollire di rabbia, paura, odio o accuse. Dovrai essere abbastanza vigile da non lasciar andare l’energia alla mente. Se ascolti la mente, l’energia va a essa, mentre tu la perdi. Se vuoi tutta l’energia per te, devi assicurarti di non disperderla, e quindi devi rimanere totalmente presente a te stesso e a ciò che senti in quel momento. In questo modo scioglierai più o meno velocemente le tue resistenze. La velocità del processo dipende dall’intensità della tua presenza, ovvero dalla tua capacità di non farti assorbire dalla mente.

E inizialmente la mente è molto potente, poiché nel corso della tua vita gli hai dato molta energia tramite la tua identificazione con essa! Quindi ci sarà una forte spinta ad ascoltare la mente, i suoi discorsi di rabbia e accusa. E tu vorrai dare la colpa all’esterno, vorrai dire che il mondo fa schifo, che ti hanno rovinato la giornata, che non puoi accettare o perdonare ciò che è successo. Nota che non sei tu a dire queste cose: è solo la tua mente, quindi non credere a quei pensieri. Se sei disposto a tutto pur di non ascoltare la tua mente, puoi iniziare ad arrenderti, ad accettare totalmente ciò che provi. Non dare importanza agli eventi successi, poiché essi sono solamente un riflesso della tua mente e quindi sono solo interpretazioni.

Abbandonati completamente al tuo cuore

E allora abbandonati completamente al tuo cuore, con tutta la tua forza, la tua devozione, il tuo amore. In questo modo il tuo cuore comincia ad aprirsi. Se la sofferenza è molto intensa, devi avere una grande fede e forza d’animo per abbandonarti al tuo cuore. Ma puoi comunque provarci. Non importa se non ci riesci, se la mente torna prepotentemente. Non combattere la mente: non c’è nulla contro cui lottare. Se cerchi di districarti tra i pensieri, essi continueranno a crescere indiscriminatamente. Non è a livello dei pensieri che devi arrenderti: non puoi risolvere il problema al livello in cui si è creato. Devi servirti di una dimensione superiore, che è appunto la dimensione della presenza. Se ti affidi a essa, sciogli rapidamente il tuo dolore. Se vuoi, puoi pregare per aprire più rapidamente il tuo cuore.

Prega con tutto il tuo cuore, in profondità. Farlo meccanicamente servirà a poco. Parla a tu per tu con il tuo cuore, abbandonati nel suo abbraccio caloroso e amorevole. Inspira amore, e quando espiri, lascialo andare sul tuo dolore. Se non ti senti di farlo perché il dolore è troppo forte, limitati a rimanere semplicemente presente. In altre parole, limitati a non ascoltare la mente e a proiettare la tua attenzione su ciò che senti in quel momento. Ma se trovi la forza di lasciarti andare completamente, puoi sperimentare il potere dolcissimo della resa. Puoi vedere rapidamente come il tuo dolore viene trasmutato in pace e amore. Se senti anche solo una leggera apertura, un certo sollievo, una scintilla di pace e di amore, abbandonati all’esperienza e vivila con tutto te stesso: la grazia è scesa su di te!

Affrontare le resistenze alla resa

A rendere difficile la resa sono le resistenze a lasciar andare le resistenze. Detto in altro modo, sono gli attaccamenti alle tue resistenze. Una parte di te vuole arrendersi, ma altre parti di te lottano nella direzione opposta, per mantenere viva la sofferenza. È l’oscurità che lotta contro la luce. Ovviamente non ha senso controbilanciare tale lotta con un’altra lotta, magari più potente, pensando che ciò possa sconfiggere le tenebre. Il buio non è altro che mancanza di luce: non ha una sostanza propria, quindi come puoi lottare contro qualcosa che non esiste? Quindi il modo più efficace per affrontare le resistenze alla resa non è certo combatterla. L’unica cosa che puoi fare è portare luce nell’oscurità. Questo è l’unico modo per dissolverla.

Dopotutto, se ti trovi in una stanza buia, come dissipi il buio? Non certo colpendolo con una spada o dei pugni. Puoi solamente accendere la luce. Qual è l’interruttore dentro di te che ti permette di accendere la luce? È l’interruttore della presenza consapevole, che è essa stessa luce. Per accendere quest’interruttore, devi spostare l’attenzione dai pensieri alla presenza e portare questa sul tuo malessere come lo percepisci a livello fisico. Puoi portare anche la consapevolezza a livello dei pensieri, ma ciò è generalmente meno efficace, poiché i pensieri hanno un’enorme forza e tendono a trascinarti sotto il loro impulso e a farti perdere la presenza. Quindi è meglio portare l’attenzione direttamente sul tuo corpo, laddove senti il dolore, e stare lì senza giudicarlo o etichettarlo o esprimere qualunque pensiero al riguardo.

Non giudicare o etichettare il dolore

Infatti giudicare, etichettare o pensare significherebbe far rientrare la mente, ovvero il “nemico” che ha creato il problema e che deve dunque essere sconfitto o, meglio, dissolto alla luce della tua presenza. Quando giudichi il dolore, ricomincia la sofferenza. Se dici che ciò che provi è insopportabile, troppo doloroso, ingiusto, spiacevole o fastidioso, ti stai autosabotando. Stai tornando nuovamente a resistere. E non puoi resistere al dolore, perché ciò può solo perpetuarlo, in quanto la resistenza è essa stessa sofferenza. Anziché resistergli, devi abbandonarti a esso. Può sembrare masochistico, in realtà è la cosa più sana, saggia e salutare. E soprattutto è la cosa più trasformativa. Quindi, se la mente ribolle di giudizi, tu non ascoltarla. Fai finta che quella sia la voce di un pazzo. Non considerare nemmeno la mente come nemica, perché ciò contribuirebbe solamente a creare ulteriore separazione e dolore.

Sii consapevole che la tua mente certamente non ti sostiene, ma considerala piuttosto come una pazza che come una nemica, per evitare di dare vita ad altro conflitto. Meglio ancora, non considerare affatto la mente: fai finta che non ci sia. Fai finta che la sua voce sia solamente un disco rotto che risuona nella tua testa. E infatti è davvero un disco rotto, che ripete sempre le stesse cose meccanicamente! Hai notato che quando ti arrabbi circola sempre lo stesso genere di pensieri? Ciò dipende dal fatto che la mente egoica non è per nulla originale, non è creativa, ripete sempre lo stesso copione. Stai attento a come la mente ripete sempre gli stessi pensieri! Piuttosto che diventare consapevole del contenuto di ogni pensiero, diventa consapevole del genere di pensieri e dei meccanismi con cui si ripetono.

Non prestare ascolto alle menzogne della tua mente!

Quando si attiva il dolore dentro di te, inizia a raccontare un sacco di menzogne pur di mantenersi viva e continuare ad avere potere su di te. La mente deve comportarsi così, poiché vuole sopravvivere. Sta a te non cadere nella sua trappola. Per non cadere nella trappola, non devi darle energia tramite la tua identificazione con essa, e cioè non devi credere a ciò che dice. Per fare questo devi attivare una consapevolezza superiore, la presenza appunto, per essere in grado di realizzare che ciò che propone la mente è assurdo. Ciò è piuttosto difficile se siamo sempre stati abituati a dare la colpa agli altri della nostra sofferenza.

Per questo è molto efficace ammettere la nostra ignoranza e cecità, dicendo che non abbiamo occhi per vedere, che a noi sembra che la sofferenza dipenda da qualcosa che è successo o da qualcuno, ma non abbiamo la certezza che sia così. Dobbiamo mettere in dubbio le nostre interpretazioni, poiché esse si basano sulla prospettiva limitata dell’ego e sul bisogno di sopravvivere. Si basano sull’assunto errato che noi siamo un corpo e una mente separati. Quando ti arrabbi, ammetti umilmente di non sapere la causa della tua rabbia anziché accusare “colui che ti ha fatto arrabbiare”. La mente non ci mette molto a individuare il colpevole della nostra rabbia. Eppure puoi stare certo che ognuno di noi è responsabile di come si sente: puoi vederlo solo se apri il cuore. Non sei tenuto a credere che sia così: tra l’altro, credere che sia così non serve a molto.

Devi realizzare nella tua esperienza che è così, aprendo il tuo cuore. E così ti potrai accorgere di come la mente ti ha sempre raccontato solamente menzogne alle quali tu hai creduto. E potrai aprirti alla visione corretta del cuore. Nel frattempo che il tuo cuore non è aperto, puoi comunque assumerti la responsabilità di ciò che provi, guardando come la sofferenza scaturisce dal tuo interno e dalle tue interpretazioni della realtà, e non direttamente da ciò che succede.

La mente non sa quanto è dolce il potere della resa

Un altro ostacolo ad arrendersi è il fatto che la mente intensifica il dolore e la resistenza proprio laddove ci sarebbe l’opportunità più grande di resa e di sprofondare nella pace. Ad esempio, quando sei terrorizzato da qualcosa, vorresti fare di tutto fuorché affrontare la paura. Quando sei infuriato con qualcuno, vorresti fare di tutto fuorché perdonarlo. Infatti la tua mente pensa che arrendendosi perderà qualcosa. E in effetti per il tuo ego è così. Ma per te, per il tuo vero Sé, non c’è nulla di più prezioso che abbandonarti al tuo cuore. Proprio laddove c’è la paura più tremenda, lì c’è la possibilità di evoluzione più straordinaria. Dove c’è l’odio più terribile, subito sotto si nasconde l’amore più genuino. E dove c’è la vergogna più orrenda, dietro di essa si cela la gioia più assoluta.

Maggiore è la sofferenza, più intensa sarà la pace e l’amore che scaturiranno dalla resa attraverso il dolore. Proprio negli eventi più traumatici e nelle crisi più cupe si nasconde un potenziale straordinario di crescita. Le crisi sono per la maggior parte di noi dei fatti insopportabili, delle maledizioni, ma per chi lavora su di sé per aprire il proprio cuore anche la più piccola crisi è un’opportunità d’oro da non lasciarsi sfuggire. E una grande crisi è una possibilità di salvezza, per lasciar andare tutti i propri attaccamenti e tutte le resistenze. Laddove l’uomo comune vede la morte e la disperazione, chi vuole aprire davvero il proprio cuore vede la vera vita e la liberazione, e si arrende proprio nel momento di massima tensione. La mente infatti non sa quanto è dolce il potere della resa. Ma il cuore sa che non c’è nulla di più dolce.

Confida nel tuo cuore

Confida nel tuo cuore, perché esso sarà con te anche nel momento più buio. E se vorrai, proprio in quell’istante di disperazione ti salverà, ti libererà, ti donerà la pace e la gioia che hai sempre agognato. Se sapessimo quanta pace e amore ci sono nel nostro cuore, non faremo altro se non cercare di aprirlo. E invece ci sono pochissime persone disposte ad aprire il proprio cuore… Ovviamente ciò non è una colpa o un peccato, ma solo ignoranza sulla nostra vera natura, conseguenza del nostro addormentamento nel sogno della Coscienza. Non c’è bisogno che si risveglino tutti (anche se prima o poi questo meraviglioso destino toccherà a ognuno di noi!), in quanto chi trova la pace non ha più bisogno di nulla.

Confida nel tuo cuore, perché in esso c’è tutto ciò che cerchi. Sviluppa una connessione con il tuo cuore. Dialoga con lui, prega direttamente rivolto verso di lui, rendilo il tuo migliore amico. Ama il tuo cuore, sciogliti in esso. Dimora in lui, nello spazio della sua presenza, che coincide con la tua presenza silenziosa. Infatti non c’è differenza tra te e il tuo cuore: il cuore è il centro di ognuno di noi. Offri al tuo cuore tutti i tuoi problemi, preoccupazioni, angosce, e lascia andare a lui i tuoi giudizi, il tuo odio e la tua rabbia. Se affidi tutte queste cose al tuo cuore, esso le trasformerà in gioia e pace. Chi sa meglio del tuo cuore che cosa è vero, che cosa è giusto, che cosa è bene per te?

Le quattro qualità per aprire rapidamente il tuo cuore

Per aprire il tuo cuore rapidamente e sperimentare il potere della resa, devi sviluppare almeno quattro qualità: devozione, fiducia, lungimiranza e coraggio. La devozione e la fiducia (o fede) sono necessarie per confidare nel tuo cuore, nel fatto che esso non ti volterà mai le spalle, che in esso sei sempre al sicuro, anche in mezzo alla tempesta più distruttiva, e che il tuo cuore è il tuo vero Sé. La devozione e la fede si sviluppano attraverso l’accettazione e la resa, la preghiera del cuore, la gratitudine e la compassione. La lungimiranza è necessaria per uscire dalla prospettiva limitata della mente, che è in grado di vedere solo i vantaggi nel breve termine. E nel breve termine è sicuramente meglio per l’ego proteggersi e mantenere il cuore chiuso!

Tu devi essere in grado di guardare nel lungo termine e vedere come alla fine del tuo viaggio, quando il cuore sarà aperto, sarai pieno di gioia, di pace e di amore. Quando la mente ti spaventa con la sua prospettiva nel breve termine, non ascoltarla e immagina invece come ti sentirai meglio dopo che avrai lasciato andare il tuo blocco, dopo che ti sarai arreso al momento presente e a ciò che stai provando. Il coraggio è necessario per sforzarti di andare contro le tendenze dell’ego di chiudersi in se stesso. Per sviluppare coraggio, hai bisogno di forza di volontà e impegno nel guardare a fondo come i tuoi mostri interiori sono fasulli e quindi non possono farti nulla di male.

L’umiltà è una chiave per la tua liberazione

Infine, hai anche bisogno di umiltà nel riconoscere come il tuo punto di vista prima di aprire il cuore è errato e limitato dalla visione dell’ego. Dobbiamo renderci conto quanto è arrogante pensare di sapere chi è che ci sta facendo soffrire e di essere nel giusto! L’umiltà è necessaria per arrendere le nostre percezioni e chiedere la visione del cuore. Essa è fondamentale per ammettere che abbiamo bisogno che la nostra visione e tutta la nostra mente siano rinnovati dall’amore. Finché non abbiamo il cuore aperto, possiamo solo presumere di avere ragione, e ciò è nella maggior parte dei casi un ostacolo alla nostra crescita. Non sappiamo nemmeno che cosa sia meglio per noi!

Dobbiamo avere l’umiltà di ammettere che siamo ciechi! Soltanto riconoscere questo profondamente è straordinariamente trasformativo e facilita la nostra resa. Per poterci arrendere al nostro cuore (o a qualsiasi altra figura consideriamo come sede dell’Amore e della Verità), dobbiamo sciogliere il nostro orgoglio e desiderare di liberarci dal nostro ego. Oltre all’umiltà, è necessaria una volontà fortissima e genuina di aprire il nostro cuore e abbandonarci a esso: ciò deve essere la nostra priorità e non dobbiamo avere altre distrazioni o desideri. Se consideriamo che ci sia qualcosa di più importante, ciò significa che ci accontentiamo ancora della nostra vita di ora e del sistema dell’ego. Quindi dobbiamo aspirare al divino più di ogni altra cosa, con tutto il nostro cuore e le nostre forze!

Desidera la tua liberazione più di ogni altra cosa!

Desidera la tua liberazione più di ogni altra cosa e sarai presto libero! Per liberarti dalle distrazioni e dai desideri ci sono due strade: una è quella della sofferenza. Ma penso che ne abbia già avuto abbastanza di questa! In ogni caso, se sarà necessaria altra sofferenza, essa non tarderà a venire! No, non sono l’uccello del malaugurio: la sofferenza è una grande maestra, poiché è attraverso di essa che arriviamo ad arrenderci. Inoltre, è sicuramente in seguito a molta sofferenza che abbiamo scelto di intraprendere un cammino spirituale o cercare soluzioni non convenzionali. L’altra strada è quella della dedizione totale e assoluta all’unico desiderio della vera pace del tuo cuore.

Per sviluppare questa dedizione non devi ritirarti dalla tua vita. Devi semplicemente spostare il centro della tua attenzione dal mondo e dalla mente per dirigerlo verso il tuo cuore. E devi vivere dimorando il più possibile in esso: inizialmente realizzi questo rimanendo presente e focalizzandoti sulla sensazione di esistere. Con il tempo, ti abbandoni allo spazio silenzioso della tua presenza, con un approccio più accogliente e femminile. E lasci che la grazia scenda su di te. Col tempo, cioè, tutta la tua vita diventa una resa. Non ti arrendi solamente in alcuni momenti, ma l’intera tua esistenza diventa una preghiera. Smetti dunque di farti ipnotizzare dal falso fascino delle cose del mondo e innamorati del tuo cuore!

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Come riscoprire la tua guida interiore

Come riscoprire la tua guida interiore

Ognuno di noi ha una guida interiore, celata nel profondo del proprio cuore. Essa è la voce dell’intuizione, della verità e della saggezza. Ti consiglia che cosa è bene fare o non fare. Ti sussurra all’orecchio quali sono i tuoi veri desideri, le tue vere aspirazioni. La tua guida interiore ti coccola con il suo abbraccio caloroso. Ti indirizza sulla strada giusta. Sa che cosa è meglio per te. Non ti lascia con il sapore del dubbio o con l’amaro della confusione e del conflitto. Ti guida direttamente all’azione, attraverso l’amore. Spiana la strada verso la realizzazione spirituale e ti accompagna sul sentiero della pace e della gioia. Ma come riscoprire la tua guida interiore? Come puoi connetterti con essa in modo da essere diretto all’azione, spontaneo, genuino, amorevole, saggio, volto verso il giusto, in pace e in armonia e in modo da far fruttare le tue passioni?

Chiariamo subito una cosa: la tua guida interiore non è un’entità, uno spirito o un angelo. Non sto parlando di tale tipo di guida. La guida interiore è il tuo cuore, è la tua saggezza più intima, l’intelligenza dell’amore. Non si tratta di qualcosa di misterioso o inaccessibile. La tua guida interiore è il tuo Sé più profondo. La maggior parte di noi è così assorbito dalla mente e dall’ego da aver perso (quasi) completamente il contatto con la propria guida interiore. Essa è stata sostituita dalla voce ossessiva della testa, perennemente preoccupata, impaurita, ansiosa, arrabbiata. La voce nella testa, solitamente, afferma il contrario del cuore e lascia sempre un senso di tensione, di dubbio, e procura sofferenza ogni volta che la ascolti. Ti lascia sempre con un senso di vuoto. Il cuore invece ti riempie del suo amore.

Come riscoprire la tua guida interiore

Parlo di “riscoprire” la tua guida interiore poiché essa è sempre al tuo interno, e addirittura comunica continuamente con te. Solo che per la maggior parte del tempo siamo così indaffarati a seguire il flusso dei pensieri che non la sentiamo. Non la sentiamo perché la sua voce è più sottile, addirittura silenziosa, poiché parla attraverso l’amore e un’intelligenza che trascende le parole. Non ascoltiamo il suo sussurro tenue e delicato, immersi come siamo nel boato rumoroso e stridente della mente. Siamo in preda al caos e alla confusione, tormentati e assillati da una voce che non tace mai (e che tra l’altro scambiamo per la nostra identità!). Per cogliere le vibrazioni sottili della nostra guida interiore, dobbiamo affinare la nostra sensibilità. In particolare, dobbiamo sviluppare una sensibilità spirituale.

Come possiamo coltivare questa meravigliosa predisposizione? Dobbiamo innanzitutto imparare a fare silenzio per poter ascoltare la voce sottilissima del nostro cuore. Dobbiamo imparare ad ascoltare e ad ascoltarci. Che cos’è l’ascolto? L’ascolto è attenzione. E l’attenzione è consapevolezza diretta in un certo punto. Quindi ascoltare significa diventare profondamente consapevoli dei propri pensieri, emozioni, sensazioni, umore, stati d’animo. Più stai attento a ciò che succede dentro di te, più ti prendi cura delle tue emozioni, più riconosci i meccanismi della mente, più ti connetti alla tua guida interiore e in questo modo crescono la presenza e l’amore. Tutto il tuo essere inizia a essere fecondato dal frutto dolcissimo dell’amore, a essere inondato dalla sua dolcissima melodia. E una quiete profonda, un silenzio che non è di questo mondo, una pace amorevole e angelica riempiono ogni fibra del tuo essere.

Osserva i tuoi pensieri anziché credere alle loro storie

Per riscoprire la tua guida interiore, devi immergerti nel tuo cuore. Devi fonderti e diventare tutt’uno con esso. Ma per fare ciò devi scomparire. In che senso devi scomparire? Nel senso che devi lasciar andare il tuo ego. Può sembrare una cosa minacciosa e spaventosa. In realtà a sentirsi minacciato da ciò è l’ego, quindi se senti una certa paura dentro di te, essa è normale: è il lamento dell’ego che fiuta la propria morte. Ma non c’è nulla da temere: infatti l’ego è, come dico sempre, un fantasma, quindi non ha senso temere qualcosa che non esiste. Per cominciare, puoi iniziare a dare meno importanza alla voce nella tua testa, e cioè a non farti assorbire dai tuoi pensieri, dalle tue ossessioni e preoccupazioni. Finché sei totalmente assorbito nella mente, ti sarà difficile connetterti con la tua guida interiore.

Paradossalmente, per certi versi ignorare i propri pensieri significa anche dare loro attenzione. In che senso bisogna dare loro attenzione? Non nel senso che ti devi fidare del loro contenuto o credere nelle storie che raccontano. Infatti solitamente crediamo ai nostri pensieri proprio perché non li guardiamo, non li osserviamo, non ne siamo consapevoli e cadiamo direttamente in ciò che ci raccontano. Ma che cosa ci dice il cuore? Ci dice che i pensieri sono solo creazioni della mente che sorgono in virtù di un’entità separata inesistente. E proprio per via della loro natura illusoria, il loro contenuto è falso, è pura fantasia, ma per riconoscere tale illusorietà dobbiamo rimanere presenti sui nostri pensieri, riconoscere il potere che abbiamo dato loro tramite la nostra identificazione e iniziare via via a disidentificarci da essi lasciando andare il nostro attaccamento a essi e la nostra tendenza a crederli come veri.

Guarda ai pensieri come alle nuvole nel cielo

Ciò non significa controllare la mente oppure smettere di avere pensieri. Significa semplicemente non investire più la nostra identità in essi, non credere al loro contenuto. Per fare ciò è necessaria una consapevolezza che sia consapevole dei pensieri mentre passano e che lasci che essi seguano il loro corso. E che cosa ci dice il cuore sul corso dei pensieri? Ci dice che i pensieri sono modulazioni della coscienza, sono pacchetti di energia che attraversano il nostro Essere per qualche istante per poi lasciarci. Di per sé i pensieri non sono un problema: vanno e vengono. Sono come le nuvole del cielo. I problemi e le disfunzioni nascono quando ci attacchiamo ai pensieri, o resistiamo loro, o anziché vedere le nuvole rimaniamo ipnotizzati dalle loro forme. Le nuvole possono avere praticamente infinite forme diverse. Possono anche assumere la forma di un mostro minaccioso.

Ma noi sappiamo che è solo una nuvola. Se però dovessimo dimenticarci che si tratta di una nuvola, vediamo solamente il mostro minaccioso. E iniziano la paura, la preoccupazione, l’ansia. Allo stesso modo, i pensieri di per sé non sono nulla: in sostanza sono solo forme di energia, espressioni della coscienza che sorgono da essa e muoiono in essa. Ma assumono anche una forma. E noi generalmente rimaniamo ipnotizzati dalla forma, dimenticandoci della loro sostanza innocua. Tutti i pensieri, quanto alla sostanza, sono uguali tra loro e sono del tutto innocui. Quanto alla forma, essa è solamente un’illusione, un gioco (allo stesso modo in cui una nuvola che ha la forma di un mostro minaccioso non è un mostro minaccioso!). Ma quando crediamo all’illusione della forma, alla fantasia del loro contenuto, nascono i problemi.

Come riscoprire la tua guida interiore passando dalla mente al cuore

I pensieri acquisiscono potere quando diventiamo essi. Noi siamo letteralmente le nostre paure, le nostre preoccupazioni, i nostri disagi, i nostri giudizi. La “persona” che crede di essere impaurita, preoccupata, a disagio o che giudica è solamente un pensiero: noi però generalmente vediamo all’esterno solamente la paura o il disagio, mentre non vediamo che la “persona impaurita o a disagio” è anch’essa un pensiero. Non vediamo questo perché ci siamo persi nel pensiero, siamo diventati quel pensiero. Quando hai paura, diventi la paura, e vedi fuori di te un pensiero minaccioso. Non vedi però il pensiero con cui ti sei identificato, che suona così: io ho paura, io sono spaventato. Ogni volta che l’Io è mescolato in un pensiero, c’è identificazione, e quindi limitazione, e quindi sofferenza. La sofferenza è per l’ego un meccanismo di difesa.

Ma per il cuore la sofferenza è un campanello d’allarme, che dice: “Guarda che stai sbagliando la tua identità e per questo stai soffrendo; se però guardi insieme a me la paura, questa ti lascerà. Devi però fidarti di me e non della paura”. Passare dalla mente al cuore significa mettere in discussione i propri pensieri e guardarli dall’esterno, portandoli al cospetto del cuore e lasciando che esso li privi della loro magia e del loro potere ipnotico. Per fare questo, devi però avere un minimo di volontà e di fiducia necessari per metterti nelle mani del tuo cuore. In realtà il tuo cuore è la tua vera essenza, per cui quando non ti fidi di lui stai semplicemente voltando le spalle a te stesso, stai rifiutando la tua vera identità per difendere un’illusione.

Ma nonostante ciò sia vero, l’identificazione è spesso molto forte e tendiamo a voler proteggere il nostro ego e perpetuare l’illusione.

Apriti al tuo cuore

All’inizio osservare i nostri pensieri e cercare di disidentificarcene è un’azione prevalentemente mentale, frutto di forza di volontà. Ciò è così perché abbiamo vissuto tutta la nostra vita a identificarci con i nostri pensieri da non sapere come fare. Ma se persisterai con la volontà, a un certo punto la tua guida interiore comincerà a manifestarsi. Comincerai a sentire la sua presenza dolcissima. E dovrai solo farti accompagnare sul percorso. A quel punto non avrai nemmeno più particolare bisogno di leggere libri spirituali, seguire maestri o guru. Se essi prima apparivano indispensabili, ora sono al limite degli strumenti per spingerti ad andare avanti, fornirti alcuni utili consigli. Ma saranno come fratelli e non appariranno più come delle autorità investite di una saggezza e di un potere superiori.

Non rifiuterai i tuoi maestri o i consigli spirituali, ma riconoscerai semmai che risuonano col tuo cuore e li percepirai molto più vicini a te, molto più veri, privi di quell’alone di sacralità e molto più facilmente applicabili. Sarà così quando il tuo cuore sarà abbastanza aperto da donarti saggezza, intuizioni e la capacità di discernere il vero dal falso. Ma anche prima di raggiungere un tale livello, se stai bene attento, puoi già riconoscere i messaggi della tua guida interiore. Come puoi riconoscerli senza avere dubbi sulla loro veridicità? Ti do subito un consiglio di massima: il cuore ti parla attraverso l’esperienza diretta. Al contrario, la mente fornisce interpretazioni, esprime giudizi e in questo modo distorce la realtà. Per riconoscere la verità di qualcosa, devi GUARDARE CON ATTENZIONE, e troverai la risposta.

Guarda con attenzione per riscoprire la tua guida interiore

Tutto ciò che hai bisogno di sapere è sempre presente nella tua consapevolezza. Tuttavia la mente è maestra nel giocare i suoi brutti scherzi, facendo apparire per vero ciò che è falso e per falso ciò che è vero, dando origine a dubbi, conflitti e confusione. Quando sei confuso, sicuramente è intervenuta la mente. Spesso addirittura la mente interviene anche dopo che hai ricevuto un messaggio del tuo cuore, cospargendolo di dubbi e interpretandolo in maniera errata. Quindi devi affinare i tuoi strumenti di indagine e cercare di OSSERVARE e basta, eliminando totalmente le lenti del giudizio, delle interpretazioni e le etichette. Facciamo un esempio: quando hai paura di qualcosa, magari vuoi scoprire che cos’è, vuoi comprenderla a fondo, vuoi leggere il messaggio della tua guida interiore. Che cosa devi fare? Devi innanzitutto sgombrare la tua mente. Se stai pensando a qualcosa, smetti di pensare.

Ora osserva la tua mente. Vedi che cosa sta succedendo. Se hai paura, significa che nella tua mente appare un pensiero sotto forma di minaccia e un pensiero con cui ti identifichi (c’è sempre una dualità nella mente, che rende possibile l’identificazione e la separazione). Qual è il pensiero di minaccia? Riconoscilo. Qual è invece l’io minacciato, impaurito? Non c’è nessun io impaurito: quell’io è solamente un pensiero, e il tuo vero Sé è come incastrato al suo interno. Tirati fuori dalla trappola. Dopodiché, a tenere viva la paura possono essere altri pensieri: uno di questi è l’etichetta della paura, che crea ancora più paura. Riconoscila. Poi, collegati alla sensazione nel petto o nello stomaco connessa alla paura, stando bene attento a non chiamarla “paura”.

Rimani presente sull’emozione

Se la chiami “paura”, le dai potere. Ma se guardi solamente la tua sensazione (cosa ancora più importante di guardare i pensieri, anche perché la mente continua a generarne sempre di nuovi, rendendo difficile osservarli), sentendola puramente, puoi comprendere che è solamente un campo di energia. Smetti di dare importanza alla forma di quella particolare sensazione, smetti di dire che è fastidiosa o intensa, smetti di produrre pensieri al riguardo e rimani semplicemente presente. E vedrai come in poco tempo la paura scomparirà. Scomparirà tanto più velocemente quanto più tu smetti di nutrirla con i tuoi pensieri. In alcuni casi potrebbe rimanere una certa sensazione sul petto o sullo stomaco: ma se non la chiami più paura, che potere ha su di te? E dopotutto è così insopportabile? Puoi sopportare un mal di stomaco per un pochino?

Puoi anche ignorare i pensieri sulla paura: se riesci, puoi guardarli per scoprire che cos’è la paura, come nasce e perché ti fa soffrire. Ma è sicuramente più utile guardare la paura (o qualsiasi emozione) direttamente sul corpo, poiché il corpo non mente e ti dice la verità sul tuo stato mentale ed emotivo del momento. Questa è l’intelligenza del cuore. Per riscoprire la tua guida interiore, RIMANI PRESENTE sulle tue emozioni. In questo modo cresce in te la consapevolezza, e la mente perde via via il suo potere magico e ipnotico su di te. La mente dice: “Evita le emozioni, rifugiati in attività, scaccia il malessere, non guardarlo perché ciò ti distruggerà”. Il cuore invece dice: “Guarda le emozioni, rifugiati nella mia presenza, accogli il malessere, guarda perché ciò ti salverà“.

La mente dice: “Evita le emozioni, rifugiati in attività, scaccia il malessere, non guardarlo perché ciò ti distruggerà”. Il cuore invece dice: “Guarda le emozioni, rifugiati nella mia presenza, accogli il malessere, guardalo perché ciò ti salverà”.

Affina il tuo intuito e ascolta il tuo sesto senso

Il sapere del cuore è intuitivo. Può essere definito come una forma di sesto senso innato. Ma non è il sesto senso di cui si parla comunemente: è qualcosa di molto più profondo. Piuttosto, è la capacità di comprendere intuitivamente i messaggi inviati dal cuore. Solitamente la voce del cuore è filtrata dalle interpretazioni della mente, quindi non accediamo alle sue verità in modo diretto. Quando inizi a vivere a contatto col tuo cuore e cominci a riscoprire la tua guida interiore, i messaggi di questa sono molto più puri e ti guidano dolcemente. Ti offro alcuni esempi di questi “messaggi” per aiutarti a distinguere la voce del cuore da quella della mente:

1) Il cuore dice: “Quando soffri, stai seguendo il tuo ego e non me”

Questa è una verità chiara: quando soffri, stai sbagliando qualcosa. Stai seguendo il tuo ego, stai ascoltando la voce nella tua testa. Ti sei identificato con un meccanismo dell’ego. Sei caduto nell’illusione della separazione. Sei diventato un pensiero o un’emozione. Hai perso il contatto con la pace del tuo cuore. Se c’è sofferenza, stai dando ascolto a chi non dovresti ascoltare. Appena te ne accorgi, il tuo cuore è pronto ad accoglierti nuovamente. Questo è uno dei messaggi più importanti della tua guida interiore, se non il più importante in assoluto. Ogni volta che non senti pace in ciò che fai, stai sbagliando qualcosa. Anche la sofferenza più sottile (dalla più piccola frustrazione alla minima tristezza) sono segnali che hai fatto una scelta sbagliata.

Il tuo cuore chiaramente ti invita a fare un’altra scelta, in qualunque momento voglia. Puoi decidere quando vuoi di riconnetterti al tuo cuore e di riscoprire la tua guida interiore. Infatti riscoprire la tua guida interiore è qualcosa che puoi fare sempre, poiché essa è fedele e sempre presente. Essa non ti abbandona mai: sei tu al limite che le volti le spalle. Ma puoi stare certo che lei è sempre pronta ad accoglierti e anzi non vede l’ora che tu ti getti tra le sue braccia e riprenda a seguirla (o inizi finalmente a seguirla dopo anni e anni di follia!). La prossima volta che soffri, chiediti se per caso non hai sbagliato qualcosa. Non importa se alla tua mente sembri tutto a posto: ciò che senti è molto più vero di ciò che dice la mente.

2) Il cuore dice: “Quando soffri, guarda insieme a me nel profondo”

L’ego ti invita a fuggire la sofferenza, le emozioni dolorose, il malessere. Il cuore invece sa benissimo che rifuggire il dolore significa perpetuarlo. La sofferenza non può essere repressa, nascosta, rifuggita, evitata. Qualunque cosa tu faccia in questo senso, essa si manifesterà nuovamente. Infatti il tuo cuore sa che ciò che non affronti, si ripete nel tempo (e questo è un altro “messaggio” della tua guida interiore). La tua guida interiore ti invita a rimanere al centro della tua sofferenza, per illuminarla, comprenderla a fondo, scioglierla. Il cuore sa che l’unico modo per sciogliere qualsiasi malessere è dandogli la sua completa attenzione, lasciando andare ogni resistenza e giudizio per stare sull’emozione finché essa non è compresa nella sua natura.

3) Il cuore dice: “Ciò che non affronti ora, si ripete nel tempo”

Ho appena accennato a questo fondamentale messaggio, ma vorrei approfondirlo brevemente data la sua importanza. Ogni volta che rifuggi un tuo malessere, esso si ripresenterà in futuro. Tutto ciò che è ignorato e trascurato non scompare, ma si accumula a livello mentale, emotivo e fisico. Se oltre a ignorare il dolore lo reprimi, resisti o lo rifuggi continuamente, esso può dare origine a malattie e manifestarsi a livello puramente fisico, come somatizzazione. Qual è la cosa più sana? Il cuore sa che la cosa più sana è affrontare qualunque malessere subito, appena si presenta, o perlomeno appena ne sei consapevole. Potresti sentirti oppresso da emozioni dolorose di apatia, depressione, ansia, rabbia, malinconia senza che abbiano un particolare motivo.

Spesso attribuiamo le cause di queste emozioni al cambio di stagione, a ciò che abbiamo mangiato, a predisposizioni famigliari, a problemi di salute, alla sfortuna, all’aver dormito poco, al tempo, a qualcosa che è successo, al fatto che non possiamo uscire, alla quarantena, alla solitudine, al partner, ai genitori, a noi stessi, a Dio, al mondo, agli ormoni, allo stress (che al limite è un sintomo e non la causa delle emozioni), al fatto che non possiamo fare ciò che ci piace… Inventiamo spiegazioni immaginarie pur di non assumerci la responsabilità del nostro stato d’animo e pur di non guardare che cosa sta davvero accadendo dentro di noi. Ma la causa delle emozioni si trova nel messaggio 1): quando segui l’ego, soffri. Il problema è che seguiamo l’ego per quasi tutto il tempo, e non possiamo dunque sorprenderci di non essere mai in pace!

E quando ci si presenta l’opportunità di guardare come abbiamo provocato miseria a noi stessi, giudichiamo le nostre emozioni come un problema, diciamo che non dovremmo sentirci così, che non possiamo mostrarci così agli altri. E quindi che cosa facciamo? Facciamo finta che la nostra tristezza non ci sia, la nascondiamo innanzitutto a noi stessi e poi agli altri. Ma ognuno di noi sa benissimo che qualunque cosa facciamo per non sentire la tristezza, l’ansia o l’apatia non servirà assolutamente a niente. Ma se abbiamo il coraggio di guardare dentro di noi per comprendere l’origine della nostra sofferenza, iniziamo a scoprire qualcosa. Inizialmente diventiamo solamente più confusi, poiché siamo così disconnessi dal nostro cuore che non abbiamo idea di che cosa ci stia succedendo. E infatti:

4) Il cuore dice: “Il malessere che provi è un sintomo della tua disconnessione da me”

Apatia, depressione e malesseri vari apparentemente senza giustificazione iniziano ad avere un senso nel momento in cui vengono visti come sintomi della disconnessione dal cuore, e quindi anche come chiusura di cuore, mancanza di amore, lontananza da sé stessi. Come possiamo meravigliarci di essere depressi, apatici, disperati, sempre tristi e mai felici, se non ci prendiamo cura di noi stessi, non siamo mai attenti a ciò che ci succede internamente? La nostra vita frenetica in preda ai meccanismi dell’ego crea un’enorme mole di disagi che finiscono per penetrare in profondità e diventare densi e carichi di energia negativa. Noi siamo fatti per risiedere nel nostro cuore, mentre vivere separati da noi stessi causa enorme stress, malessere e sofferenza. Potremmo avere una salute di ferro, una famiglia perfetta e un lavoro straordinario, ma se siamo disconnessi da noi stessi sentiremo sempre un vuoto dentro di noi.

E dobbiamo avere il coraggio di affrontare apertamente quel vuoto apparentemente senza senso, prima di andare dallo psicologo o prima di credere alle storie della nostra mente che ci dice che la vita non ha senso, che il mondo fa schifo, che non c’è nulla da fare. I pensieri di apatia, insoddisfazione, depressione, mancanza di senso sono tutti frutto della disconnessione dal cuore. Ciò può sembrare assurdo in una società materialista che considera ogni emozione come un problema di per sé, senza indagarne le cause spirituali e più profonde, o addirittura bollando come pseudo-scienziati coloro che umilmente suggeriscono la possibilità che i malesseri abbiano un’origine spirituale e non materiale. In ogni caso, non devi credere né agli scienziati né agli pseudo-scienziati, ma indagare dentro di te per scoprire le cause dei tuoi disagi.

5) Il cuore dice: “Se mi segui tutte le volte che puoi, ti regalerò pace perfetta e la sacra unione con me”

Questa è la promessa del nostro cuore: se lo seguiamo tutte le volte che possiamo, se siamo fedeli a lui come lui lo è nei nostri confronti, possiamo riconnetterci completamente a lui ed essere invasi dalla sua perfetta pace. Non è affatto una promessa da poco, non trovi? Il nostro cuore ci sta promettendo il Paradiso, ce lo promette in ogni momento. Eppure noi gli voltiamo le spalle per inseguire fragili illusioni e piaceri evanescenti. Il cuore vorrebbe donarci la sua pace, ma noi la rifiutiamo in ogni momento, per ignoranza di chi siamo veramente e di che cos’è veramente la felicità e che cos’è davvero importante. Quando approfondiamo lindagine per scoprire chi siamo veramente, la nostra connessione col nostro cuore aumenta e con essa crescono la pace e la gioia.

Seguire il proprio cuore tutte le volte che possiamo significa innanzitutto ignorare la voce dell’ego, il suo costante brontolio, i suoi infiniti bisogni, capricci e desideri. Significa quindi fare un po’ di spazio e silenzio dentro di noi. Dopodiché, significa tornare a essere, semplicemente essere, e cioè dimorare nello spazio della nostra presenza, che coincide appunto con il nostro cuore, il nostro vero Sé. La pace perfetta è la “fragranza” del cuore: non è una qualità aggiunta o un particolare stato d’animo, ma è l’essenza stessa del nostro Essere. Dopotutto, la nostra vera natura è divina, quindi che cosa può esserci nelle profondità del nostro essere se non la pace più perfetta? La sacra unione con il cuore è la scoperta definitiva che noi siamo tutt’uno con esso, è il risveglio, l’illuminazione, l’ultima realizzazione spirituale. Quando siamo tutt’uno con il nostro cuore, siamo liberi e in pace.

6) Il cuore dice: “Io ci sono sempre, se sarai abbastanza paziente e accorto mi troverai tutte le volte che vorrai e tornerai in pace”

Siamo noi che voltiamo le spalle al nostro cuore. Esso ci illumina sempre. Eppure spesso non sentiamo la sua pace, perché siamo troppo immersi nella mente e nei suoi problemi, cosicché la nostra pace sembra oscurata e velata profondamente. Quindi è una buona abitudine imparare a riconnettersi con il proprio cuore ogni volta che possiamo. Dobbiamo imparare a recuperare la centratura il più presto possibile, anziché rimanere a rimuginare sui problemi, a covare rancore e risentimento, a rimanere nella paura e a giudicare. Ogni volta che ci capita qualcosa che ci fa perdere la calma, dobbiamo essere abbastanza accorti da superare la seduzione dell’ego e il potere ipnotico della mente, che ci dice: “Vieni qui a risolvere questo problema, continua a pensare a una soluzione, fai vedere a quello chi sei”.

Dopodiché, dobbiamo essere abbastanza pazienti e fiduciosi nel fatto che se rimarremo semplicemente presenti e non ascolteremo le storie nella nostra testa, la pace tornerà. Quando la pace sembra scomparire, abituati a chiederti dove sia finita. Se non ne sei consapevole, significa che ti sei disconnesso dal tuo cuore, non eri presente e ti sei fatto “triturare” dalla mente. Ma non c’è problema: puoi tornare al tuo cuore ogni volta che vuoi. Alcuni di noi, tuttavia, sono così assorbiti nella propria mente da non sapere nemmeno che cosa sia la pace. Nemmeno questa è una colpa. In tal caso, possiamo cercare qualche sollievo dal nostro dolore trovando alcuni momenti in cui respirare consapevolmente e cercare di essere presenti in silenzio, per assaporare almeno un po’ di pace e tornare a essa anche durante le faccende quotidiane.

7) Il cuore dice: “Le tue interpretazioni dei fatti sono false: lasciale andare a me e chiedimi la retta visione”

La visione ordinaria delle cose è viziata dalla mente egoica. Essa dice che sono gli altri a farci soffrire e a farci perdere la pace; che i problemi sono fuori di noi; che ci sono persone e situazioni insopportabili; e che dobbiamo risolvere i nostri problemi all’esterno. Il cuore dice che siamo noi a causare la nostra sofferenza e a perdere la pace (perché voltiamo le spalle al cuore per scegliere l’ego): infatti quando crediamo alle interpretazioni della nostra mente, la sofferenza aumenta sensibilmente. E quando la sofferenza aumenta torniamo al punto 1): quando soffri stai seguendo il tuo ego e non il cuore. Dopodiché, il cuore dice che i problemi sono unicamente dentro di noi, e sono frutto della nostra cecità e di una prospettiva sbagliata o limitata. Se portiamo le nostre interpretazioni e i nostri giudizi al cuore, la nostra guida interiore guarisce la nostra ignoranza.

Se vuoi riscoprire la tua guida interiore, lascia dunque al tuo cuore il compito di giudicare! Il tuo cuore sa che non ci sono persone o situazioni insopportabili, poiché i fastidi sono tutti dentro di te. E sa che ogni problema va risolto al proprio interno, non nel punto in cui è nato (cioè nella mente o nelle sue proiezioni nel mondo) ma nel cuore. L’unica visione corretta è quella del cuore: solo chi ha il cuore aperto sa effettivamente che cosa sta accadendo nel mondo e nella mente propria e degli altri. Potremmo dire che tutti gli altri sono addormentati o ciechi: ovviamente questo non è un giudizio, ma una presa di consapevolezza. Se non ammettiamo umilmente di essere addormentati, come potremo mai svegliarci? Riscoprire la tua guida interiore è fondamentale per accompagnarti sulla via del risveglio!

8) Il cuore dice: “Per essere felice non hai bisogno assolutamente di niente e nessuno: devi solo tornare a me”

Questa è una delle verità del cuore più difficili da accettare e comprendere nella nostra società abituata a cercare sempre qualcosa all’esterno per trovare la felicità. Riscoprire la tua guida interiore significa comprendere che l’unica felicità possibile è dentro di te. La tua mente crea falsi bisogni, pompati e moltiplicati dalle pubblicità (che accrescono il desiderio dell’ego di ingrandirsi e di avere sempre di più per colmare la sua perenne insoddisfazione). Il tuo cuore sa quali sono i tuoi veri bisogni: l’unico vero “bisogno” è quello di recuperare la connessione con lui e tornare a risiedere in esso: il tuo cuore è la tua casa e puoi essere felice solo quando dimori in essa. Quando sei disconnesso dal cuore, la felicità è un fenomeno sporadico o comunque incompleto, temporaneo, insoddisfacente, oppure si presenta sotto forma di picchi di euforia, per poi lasciarti più vuoto di prima.

Nessuno ammette di essere infelice. Molti di noi sono avvezzi allo stato egoico di coscienza, in cui non si sta né troppo male né troppo bene, come in un purgatorio. Ma il fatto di non essere all’inferno non significa essere in paradiso. La maggior parte di noi ha superato almeno l’inferno, ma giace in un limbo, un purgatorio infinito, dove si alternano alti e bassi, in un gioco di specchi e di opposti. Il cuore sa che nel sistema dell’ego è impossibile avere il piacere senza il dolore, e la maggior parte di noi si rassegna a questa triste verità. Ma il cuore sa anche che fuori dal sistema dell’ego è possibile la pace in ogni momento, il Paradiso in terra? Per noi “anime del Purgatorio” ciò suona assurdo, abituati come siamo a soffrire! Ma la verità è che se risiediamo nel nostro cuore vivremo finalmente in pace!

I messaggi del cuore e le sue verità non sono finite qui. Ci vorrebbero però troppe pagine per scriverle tutte. In ogni caso, puoi scoprire tu quali sono i messaggi del tuo cuore. Magari la prossima volta torneremo sull’argomento, poiché ritengo che leggere e comprendere i messaggi del nostro cuore sia una priorità fondamentale. Riscoprire la tua guida interiore è possibile! Ti auguro di riconnetterti al tuo cuore e di riscoprire la tua guida interiore il prima possibile per tornare alla pace del tuo Essere! Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione.

Ecco perché stai male senza sapere perché

Ecco perché stai male senza sapere perché

Ti senti spossato senza sapere perché? Quando ti fermi, anche se tutto sembra andare a posto nel mondo, ti senti depresso o apatico? Non riesci mai a trovare un angolo di pace e serenità? Non riesci a rilassarti? La tua mente macina continuamente pensieri, preoccupazioni e non si ferma mai? Ti senti continuamente minacciato o come se fossi sotto pressione? Hai problemi di salute di cui non riesci a spiegare l’origine? Vivi continuamente in preda alla tensione, allo stress, all’ansia? Sembra che in ogni momento ci sia qualcosa da correggere, da eliminare, qualcosa che non va bene? Quando sei solo per alcuni istanti, è come se calasse su di te un velo di malinconia e angoscia? Proprio quando dovresti essere più calmo (ad esempio nel fine settimana) ti senti improvvisamente vuoto e sofferente? Ecco perché stai male senza sapere perché.

Questi sono solo alcuni dei modi in cui il tuo subconscio ti fa stare male. Sia chiaro: non c’è nessun’entità esterna che ti risucchia la forza vitale. Il subconscio fa parte di te: è semplicemente ciò di cui non sei direttamente consapevole. Ed è proprio per questo che appare come una forza sulla quale non puoi avere il minimo controllo. Durante i sogni il subconscio si manifesta in maniera chiara: le paure diventano demoni, la rabbia dà origine a mostri, il dolore crea eventi insensati. Nello stato di veglia il subconscio non si manifesta in maniera così plateale, eppure esso continua a manipolarti e a farti stare male in modo molto subdolo. Com’è che il tuo subconscio ti fa stare male? Molto semplicemente, nelle profondità della tua coscienza giacciono paure, traumi, dolore, rabbia, odio, sofferenza, impulsi repressi e così via. Ognuna di queste cose turba la tua pace.

La negatività oscura la tua pace come le nuvole coprono il sole

La tua natura è pace e serenità, beatitudine e gioia. Se non sei costantemente in questo stato, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Ma come? Sì, sto proprio dicendo che il nostro stato naturale è il paradiso. Il fatto che siamo costantemente all’inferno o in purgatorio, dipende da ciò che portiamo dentro di noi. La nostra negatività, infatti, agisce da filtro e ci impedisce l’accesso alla pace del nostro Essere. Puoi vedere ogni forma di negatività come una nuvola e la pace del tuo essere come il sole. Perché il sole brilli in tutta la sua luminosa intensità, non devono esserci nuvole che lo coprono. Ogni nuvola è un ostacolo che non fa passare la luce. Più le nubi sono spesse, numerose e scure, più copriranno la luce del sole, e in questo modo essa trasparirà molto debolmente.

Maggiore è il sostrato di negatività nel tuo subconscio, minore è la possibilità di accedere facilmente alla pace. Quando non stiamo facendo niente, dovremmo essere pieni di una gioia incontenibile, perché tale è la natura del nostro essere! Questo è il regalo che ci è stato fatto! Eppure raramente o addirittura mai sentiamo quella pace paradisiaca e dobbiamo fare percorsi lunghissimi e complicati per averne solo un assaggio, come meditare tutto il giorno, respirare in modo stravagante, seguire procedure bizzarre o anche solo lavorare incessantemente per rimuovere il marcio che si è sedimentato sul nostro essere e gli impedisce di rifulgere libero e luminoso. Ecco dunque perché stai male senza sapere perché: non certo perché c’è qualcosa che non va là fuori. L’ego è abile a inventarsi migliaia di scuse apparentemente giustificate per non affrontare la verità.

Ecco perché stai male senza sapere perché: tutta la verità

Il nostro essere, come abbiamo detto, è pace, amore e felicità. Esso è perfetto e completo: non ha bisogno di niente. Inoltre è invulnerabile e imperturbabile, sempre presente ed eterno. Allora perché la nostra esperienza sembra contraddire completamente tutto questo? Perché ci siamo disconnessi dalla nostra vera natura per identificarci con un piccolo ego, pieno di bisogni, incompleto, vulnerabile, distruttibile, mortale. Ciò è stato un passo necessario nell’evoluzione della Coscienza. Dunque è stato necessario scambiare la nostra identità divina per un’identità minuscola e separata dall’Uno: il costo di dare vita a un’individualità divisa è la sofferenza. Soffriamo perché ci siamo identificati con qualcosa che non siamo, addormentandoci nel sogno della forma e smarrendo la nostra essenza.

Ecco dunque perché stai male senza sapere perché: perché pur di tenere viva l’illusione dell’ego, rifiuti in ogni momento di tornare alla tua pace e al tuo amore, cospargendoli di negatività. La negatività è creata da te per mantenere in vita la separazione: ogni volta che scegli l’ego, continui a perpetuare la separazione e quindi la sofferenza. E così nel tuo subconscio nascono mostri, demoni, paure, dolore. Questo è il prezzo di aver scelto di essere individui separati, o almeno di aver “fatto finta” di farlo, poiché in realtà la separazione è solo un’illusione e non è mai avvenuta. Ciò significa che tutta la sofferenza e la negatività sono illusioni facenti parte del sogno, allo stesso modo in cui i mostri che sogni di notte sono solamente proiezioni e non hanno una realtà propria.

Il problema sorge quando crediamo vera l’illusione della separazione, e in tal modo rendiamo reali le paure e la sofferenza!

Hai riempito il tuo essere di spazzatura

Ecco perché stai male senza sapere perché: hai riempito il tuo essere di spazzatura. Hai dimenticato la tua natura di perfetta pace e beatitudine, cospargendola di falsità e illusioni. Questa non è una colpa, né un peccato da punire: la stessa idea di colpa e di peccato nascono dal senso di separazione e sono illusioni. Tuttavia, tu sei responsabile di aver scelto l’ego, e sei responsabile di continuare a farlo in OGNI momento della tua vita, in OGNI singolo istante. Si tratta di una scelta inconsapevole, poiché ognuno di noi ha nascosto tale decisione nel profondo del proprio subconscio, coprendola con ogni genere di falsità per evitare di ricordarci che siamo stati noi a prendere la decisione folle di separarci dall’Uno! Siamo stati dei geni a nascondere la vera causa della nostra sofferenza.

Abbiamo proiettato la sofferenza fuori di noi, accusato il mondo di essere stato crudele nei nostri confronti e di averci reso delle povere vittime. Ma questa è la strategia dell’ego per rendere reale la separazione e tenersi al riparo dalla verità e dall’unità di Dio. E tale unità è la nostra vera natura, che è pace e amore, gioia e beatitudine. Quindi, rifiutando la verità e l’unità, abbiamo rifiutato l’amore e continuiamo a fare ciò in ogni momento, poiché è in base a tale rifiuto che possiamo mantenere viva l’illusione di essere un piccolo ego speciale, geloso della propria individualità e allo stesso tempo impaurito di perderla e di essere condannato da Dio per la sua scelta. In realtà, la stessa idea che potremmo essere condannati è un’illusione dell’ego, sempre creata allo scopo di far apparire reale la separazione.

Infatti né Dio né nessuno al suo posto potrebbe rifiutarci, per via del suo amore incondizionato. Del resto, se l’ego non esiste, chi è che dovrebbe essere rifiutato o punito?

Ecco perché stai male senza sapere perché: dentro di te giace la negatività del tuo subconscio

Al di là delle ragioni più profonde della sofferenza umana (che nasce dunque dall’identificazione con l’ego), com’è che nella pratica stai male senza sapere perché? Nella tua esperienza, che cos’è che ti fa sentire turbato, apatico, depresso, ansioso, anche quando tutto sembra andare bene? La verità è che solo in apparenza tutto sta andando bene, ma in fondo continui a soffrire perché in ciascun istante stai inconsapevolmente scegliendo di essere un ego e ciò crea tensione e resistenza. La mente continua in ciascun momento a far emergere pensieri, emozioni dolorose e sensazioni spiacevoli dal subconscio, ma tu normalmente insisti con il credere che siano vere e che ci sia qualcosa da correggere all’esterno, poiché continui a difendere il tuo ego. In questo modo, quando ti viene una preoccupazione sul futuro, anziché lasciarla semplicemente andare, ti fai prendere dall’angoscia.

Dopodiché, consideri vera questa angoscia e cadi in uno stato ansioso. A questo punto, prendi la tua ansia per vera e ti viene mal di testa. Allora prendi una pastiglia per non sentire il dolore. Dopodiché, cerchi di risolvere il problema prospettato dalla mente. In questo modo rendi reale il problema. Non riesci a risolverlo. Allora la preoccupazione si ingigantisce e cadi in depressione. E tutto questo è successo perché ti sei fidato del tuo ego e ti sei identificato con esso, quando potevi tranquillamente lasciar andare la preoccupazione iniziale e stare bene, essere in pace, rimanere sereno. Quindi la responsabilità di rifiutare la pace è sempre e solo tua, perché consideri che ci sia qualcosa di più importante (un’identità fantasma da proteggere). La scelta sbagliata causa sofferenza e alimenta la negatività, perpetua la separazione e mantiene in vita l’illusione dell’ego.

In ogni momento emergono i “mostri” del subconscio

A questo punto, è “normale” che per mantenere in vita qualcosa di falso è necessario creare enormi resistenze e tensioni, che si traducono in sofferenza. In ogni momento, dunque, emergono i mostri del subconscio: per l’ego ciò serve nella speranza che tu te ne faccia assorbire e pensi che sia necessario combatterli, affrontarli e sfidarli. Per il vero te, i mostri appaiono con l’obiettivo di riconoscerne la natura illusoria e lasciarli così andare. Hai notato quanta sofferenza ti procuri ogni volta che ti attacchi a un pensiero? Infatti i pensieri sono come delle onde temporanee sulla superficie dell’oceano della tua consapevolezza. Quanta tensione ti provochi nel cercare di afferrare qualcosa che per sua natura va e viene? Come puoi pensare che le onde possano rimanere reali senza sconvolgere la natura dell’oceano?

La meditazione serve proprio a diventare il testimone dei propri pensieri e delle proprie emozioni per lasciarle andare. In pochi comprendono l’essenza della meditazione e non sanno come funziona. E ciò causa ovviamente enorme frustrazione, poiché si pensa che meditare significhi far tacere completamente la mente o controllare ossessivamente i pensieri. In realtà, facendo così non si sta affatto meditando, ma mantenendo in vita proprio l’ego che dovrebbe essere lasciato andare, poiché si usa proprio la parte della mente che dovrebbe rimanere calma. Il risultato è che meditare potrebbe aumentare addirittura l’ossessività, perché invece che esercitare la consapevolezza, si esercita la mente ossessiva e giudicante. Per questo forse è meglio non meditare a meno che non si sappia esattamente che cosa implica e che cosa si vuole ottenere con la meditazione.

La verità sulla meditazione e sul lasciar andare i pensieri e le emozioni

In ogni caso, non c’è bisogno di essere seduti nella posizione del loto per lasciar andare i pensieri. Lasciar andare è una cosa semplicissima: se appare come qualcosa di difficile significa che lo si sta facendo ossessivamente oppure semplicemente non si vuole davvero lasciar andare il pensiero. Credo che se uno non sa quello che sta facendo, meditando potrebbe addirittura peggiorare la situazione e diventare più ossessivo. Lo dico per esperienza: per un lungo periodo ho meditato cercando di “controllare” i pensieri credendo di lasciarli andare, con il risultato di terminare quasi tutte le sessioni allontanando ancora di più la pace e sentendomi peggio di prima di cominciare a meditare. Alcuni dicono che sia normale sentirsi frustrati durante la meditazione, o che non ci sia un modo giusto o un modo sbagliato per meditare.

In realtà il semplice fatto di sedersi a meditare implica quasi sempre la presenza di un “meditatore” separato che vuole fare qualcosa. Ma la meditazione è ciò che siamo, poiché meditare significa essere consapevoli o, semplicemente, essere. Quindi l’idea di meditare per lasciar andare pensieri ed emozioni potrebbe non essere la migliore delle soluzioni, soprattutto per le persone ossessive. Purtroppo per noi, siamo quasi tutti ossessivi e desiderosi di controllare, e ciò rende la meditazione qualcosa di insopportabile, ed è per questo che tantissimi rinunciano a meditare. Quindi, forse è meglio capire esattamente che cosa si vuole fare con la meditazione e magari farlo in una maniera diversa: non c’è infatti alcun bisogno di avere una concentrazione di un monaco buddhista per essere consapevoli e per lasciar andare i nostri pensieri!

L’attaccamento ai pensieri alimenta la sofferenza

Piuttosto che meditare in modo meccanico e senza capire che cosa stiamo facendo, è forse bene comprendere a fondo la nostra tendenza a NON lasciar andare i pensieri e le emozioni. Questa tendenza è innaturale, mentre il lasciarli andare dovrebbe essere spontaneo e non richiedere sforzo. Lo sforzo consiste invece nell’attaccarci ai pensieri e nell’identificarci con essi, credendoli veri e agendo sotto il loro impulso. Certo, dato che siamo così abituati a cadere nei nostri pensieri, ci sembra naturale identificarci con essi e sembra che dobbiamo compiere uno sforzo per disidentificarci. Questo ci può stare. Ma qual è la ragione per cui non vogliamo lasciar andare i pensieri e le emozioni sebbene ciò ci faccia soffrire? Anche in questo caso ciò dipende dal fatto che ci identifichiamo con la convinzione di essere un piccolo ego, con un corpo e una mente speciali.

In base a questa identificazione con la mente, prendiamo ciò che ci passa per la testa come una nostra creazione. Identificandoci con la mente, ci identifichiamo di conseguenza con ogni singolo pensiero. Ed è questo il problema: se iniziamo una pratica meditativa credendo di essere la nostra mente, non possiamo sorprenderci di non ottenere risultati. Anzi, crederemo forse di essere ancora di più la mente o comunque tenteremo un processo innaturale di dissociazione, che non sempre è benefico: ogni cosa che è meccanica e artificiale può essere dannosa o addirittura deleteria. Con ciò non voglio condannare completamente la meditazione formale, ma voglio metterti in guardia dal non prenderla come una pratica magica che risolve i tuoi problemi o un rimedio che funziona senza sapere perché o al quale approcciarsi senza conoscerne i meccanismi.

Trasforma l’intera giornata in una contemplazione

Piuttosto che meditare per intervalli di tempo circoscritti durante la giornata, con tutti i disagi che esso crea nell’organizzazione del tempo, le frustrazioni e le aspettative, può essere molto più utile adottare un approccio “contemplativo” durante la giornata. Esso consiste nel lasciar andare pensieri ed emozioni mentre sorgono durante le attività e nelle relazioni. Ciò potrebbe apparire come più complicato. Ma in realtà una delle convinzioni più limitanti è l’idea che per lasciar andare ci sia bisogno di calma, solitudine e concentrazione assolute. Ciò non è affatto vero, in quanto lasciar andare, come dicevamo, non implica sforzo. In verità è molto più difficile NON lasciar andare, e durante la giornata puoi accorgerti più facilmente di come la tua tendenza ad attaccarti ai tuoi pensieri e alle tue emozioni e reazioni ti provochi grande tensione e sofferenza.

Invece mentre mediti potresti scambiare questa tensione addirittura come un successo, poiché potresti pensare che hai compiuto lo sforzo giusto per lasciar andare… In verità, è quando non senti tensione ma sollievo che hai lasciato andare con successo. Potresti notare una certa resistenza a lasciar andare, ma è innanzitutto tale resistenza che devi smettere di sostenere e che devi riconoscere come falsa e insensata! Ecco perché stai male senza sapere perché: perché crei tensione nell’attaccarti ai tuoi pensieri e alle tue emozioni, e ogni volta che sorgono compi lo sforzo innaturale di tenerli vivi, anziché limitarti a osservarli e lasciarli andare naturalmente. Per lasciar andare non devi fare assolutamente niente: devi solamente riconoscere la tua resistenza a lasciar andare! In questo modo puoi diventare consapevole dei vari demoni che emergono dal tuo subconscio e smettere di essere turbato da essi.

Ecco perché stai male senza sapere perché: sei ipnotizzato dalla tua mente

Ecco perché stai male senza sapere perché: sei letteralmente ipnotizzato dalla tua mente. Nello specifico, sei ipnotizzato dal 2% della tua mente, ovvero l’unica parte della mente che produce forme-pensiero. Il restante 98% della mente è silenziosa: perché ogni tanto non ti focalizzi su di essa? Ciò è essenziale per sfuggire alla follia della mente iperattiva e iniziare a farla tacere. Se rimani nel silenzio, puoi accedere alla pace del tuo essere. Dal 2% della mente che pensa emerge tutta la tua negatività (anche se essa giace più profondamente nel subconscio). Nella tua consapevolezza emerge ogni giorno tutto ciò di cui hai bisogno per lavorare su di te e lasciar andare. Certamente la negatività è sepolta nel tuo subconscio, per cui spesso emerge un’emozione negativa anche senza pensieri al riguardo e così si spiega il male di vivere e l’angoscia esistenziale che sembra opprimere una buona parte di noi.

Tuttavia, in verità se tu sei piuttosto attento e vigile, ti puoi rendere conto di come il tuo subconscio comunica continuamente con te. Ad esempio, se senti una tensione muscolare, essa è un segnale. Se hai un sintomo inspiegabile, questo potrebbe essere un altro segnale. E se ti senti apatico, depresso o stanco senza apparente motivo, quasi sicuramente tali sensazioni sono dei segnali di un’attività silenziosa del subconscio. Infatti tu porti in qualunque momento dentro di te le tue paure, i tuoi sensi di colpa, la tua rabbia, anche se non sperimenti costantemente tali emozioni con intensità. Infatti ciò che è nascosto è solamente silente ed è pronto a manifestarsi all’occasione opportuna. Così potresti ritrovarti arrabbiato all’improvviso in un momento e disperato nel momento successivo.

Il tuo subconscio mantiene sempre viva la negatività

Ma il tuo subconscio mantiene sempre viva la negatività, seppure in un modo così sottile che spesso non te ne accorgi. Ma in realtà come puoi considerare “sottile” il fatto di non essere in perfetta pace e gioia, come dovresti essere in accordo con la tua natura? Qualunque tensione, frustrazione, irritazione, malinconia è un segnale che non sei connesso con te stesso. Nel tuo subconscio non possono scomparire all’improvviso le tue paure più profonde, i tuoi sensi di colpa, la tua vergogna, le tue credenze limitanti (vedi qui come rimuovere le convinzioni limitanti). Essi sono sempre lì, pronti a scatenarsi. Quindi c’è sempre un’attività che ribolle dentro di te, che ti impedisce di essere in pace e a tuo agio.

Il fatto che non la percepisca sempre, che non sia sempre in uno stato di depressione, rabbia o apatia, non significa che non ci siano tali emozioni dentro di te. Un’emozione può emergere anche solo una volta al giorno o addirittura alla settimana o al mese, e ciò basta per essere sicuri che essa è ancora dentro di te. E sei hai rabbia, odio, colpa, paura che giacciono sepolti nel tuo subconscio, come puoi pretendere di essere sereno, tranquillo, felice in ogni momento? Puoi esserlo temporaneamente, ma non in maniera permanente. Per accedere alla tua pace in modo stabile devi rimuovere la negatività del tuo subconscio! E per fare questo devi lasciarla andare di volta in volta, smettendo di alimentarla con la tua identificazione e con ulteriori pensieri e resistenze.

Non devi nemmeno fare qualcosa di particolare per far emergere la negatività: essa si manifesta di volta in volta nel momento presente, finché tu non la risolvi. Quindi non è nemmeno così difficile!

Ecco perché stai male senza sapere perché: sei oberato da macigni

Ecco dunque perché continui a stare male senza sapere perché: dentro di te sei oberato da dei macigni. Nella tua testa potresti avere un torturatore, che ti dice che cosa è giusto o sbagliato, che cosa avresti dovuto fare o non fare, che cosa potrebbe succedere o non succedere. Come puoi vivere bene se ti pugnali continuamente da solo? Non è certo facile vivere portando dentro di sé un tormentatore! E l’ego è a tutti gli effetti un carceriere che ti imprigiona e che ti opprime. Lo fa attraverso pensieri angosciosi e creando disagi emotivi e fisici di ogni tipo. Nel tuo subconscio rimane traccia di tali disagi, e la negatività si accumula nel tuo subconscio. Ciò, fortunatamente, non è un male: a prima vista il fatto che la tua intelligenza “conservi” i demoni e li mantenga dentro di te può sembrare crudele.

In realtà la negatività che rimane dentro di te sotto forma di malessere è un segnale con cui il tuo vero Sé comunica con te, dicendoti che devi lasciar andare il tuo gravame e scaricarti dei tuoi pesi. Ogni istante è un’occasione per lasciar andare parte del malloppo, per alleggerire il peso del tuo ego e l’oppressione del tuo torturatore interno. Ma per lasciarlo andare devi avere il coraggio di sacrificare il tuo senso di individualità, di specialità, in breve smettere di derivare la tua identità dal tuo ego. Solo in questo modo potrai essere libero dal malessere e potrai tornare alla pace incommensurabile del tuo essere. Ogni volta che senti un malessere, smetti di credere ai tuoi pensieri che ti dicono che devi risolvere qualche problema all’esterno o riempire il tuo vuoto con una relazione, un’attività, una sostanza.

Sacrifica l’ego in nome della pace interiore

Piuttosto, riconosci che l’origine del tuo disagio affonda le radici nella scelta di mantenere in vita l’ego e a quel punto LASCIA ANDARE l’angoscia, la preoccupazione, la paura. Tutta la negatività non ha alcuno scopo, se non quello di conservare il tuo ego. Ma puoi fidarti del fatto che non ha alcun senso difendere qualcosa che non esiste e che alla fine ti regala (quasi) solamente sofferenza. Quindi sacrifica l’ego in nome della pace interiore. Continuare a proteggere ciò che ti fa soffrire può apparentemente farti sentire al sicuro, perché hai sempre investito la tua identità nell’illusione dell’ego. Ma in realtà tu hai il potere e la forza di andare oltre il tuo ego e riunirti alla pace del tuo essere! Anzi, questo è il tuo destino!

In ogni caso, prima o poi sarai costretto a lasciar andare il tuo ego: quando sarai sul letto di morte che senso avrà ancora preoccuparsi, angosciarsi, rimpiangere? Ma ha senso aspettare di esalare l’ultimo respiro per lasciar andare l’enorme peso che ci portiamo dentro? No, non ha alcun senso! Puoi decidere di disfarti del malloppo da subito. Quanto ci metterai dipenderà da te, dalla forza delle tue resistenze e dei tuoi attaccamenti alla tua vecchia identità. Ma non avere paura: oltre l’ego ti aspetta a braccia aperte un oceano infinito di beatitudine! Se questa è la nostra vera natura, perché dobbiamo continuare a rifiutarla, a rimanerne distanti o a credere che non sia vero che il nostro essere sia pura gioia e felicità? Almeno vale la pena provarci: dopotutto, che cos’hai da perdere, se non la tua miseria?

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Come scoprire chi sei veramente

Come scoprire chi sei veramente

Qual è la tua essenza più profonda? Che cosa ti rende più di tutto un essere umano? E soprattutto come scoprire chi sei veramente? In questo articolo non parleremo di conoscere le profondità del tuo essere (se stai cercando questo ti rimando al mio articolo al riguardo). Ci soffermeremo piuttosto sull’essenza dell’uomo, su ciò che veramente sei al di là della forma. In spiritualità, si distingue spesso tra identità formale o di superficie e identità reale o profonda o vero Sé. La maggior parte di noi si identifica con l’identità superficiale, e questa è la ragione per cui quasi nessuno è illuminato. Alcuni si rendono conto che c’è qualcosa di più profondo, di trascendente e che esiste una dimensione verticale, fuori dal tempo, oltre la personalità. La realizzazione di ciò viene tradizionalmente definita come risveglio o illuminazione.

Si tratta di un “elemento” così sottile ma allo stesso tempo così vitale e pervasivo, apparentemente impercettibile ma in realtà sempre presente e vibrante. Esso è infatti ciò che sei, quindi non può mai scomparire, è la tua stessa presenza consapevole, la tua coscienza. È il tuo “senso” di esistere, la sensazione di essere vivo e presente. Si tratta di qualcosa che non può essere espresso a parole, ma al limite indicato da esse. L’esperienza di sé può essere colta solo intuitivamente, come consapevolezza di essere consapevoli. Essa è un’esperienza accessibile a qualunque essere umano: non c’è bisogno di meditare per anni per averne un assaggio. È sufficiente portare l’attenzione al momento presente, facendo tacere un attimo la mente e chiedendoti che cosa rimane. L’illuminazione consiste nell’essere il 100% del tempo immerso in questa consapevolezza e diventare tutt’uno con essa.

Identità di superficie vs identità profonda

Ciascuno di noi ha, come dire, due identità distinte: una di esse è temporanea e non è la nostra essenza, ma solo una maschera che indossiamo. Questa è l’identità di forma o di superficie. Essa può essere definita come la nostra personalità, ciò che abbiamo sempre creduto di essere. Essa risponde alle domande: “Come ti chiami? Che lavoro fai? Quanti anni hai? Di chi sei figlio? Sei sposato?”. Tende dunque a coincidere con la storia della nostra vita e trae la propria realtà dal tempo. L’identità di superficie ha bisogno di una successione di eventi per sopravvivere, si nutre di passato e di futuro e per essa il momento presente è solamente il punto di incontro fra queste due dimensioni temporali. Spesso si dice che questa identità è falsa: e in effetti è così.

Infatti la nostra storia personale è vera finché la crediamo tale e ci identifichiamo con essa. Chiaramente, ciò non significa che non abbia la sua importanza. Il problema sorge quando investiamo l’intera nostra identità in essa, perdendo il contatto con la dimensione più profonda. In questo modo, la vita diventa una questione di vita e di morte, è fonte di stress, paura e agitazione, il senso di separazione è forte e nascono competitività, confronti, invidie, odio, negatività e sofferenza. In particolare, ciò succede quando la nostra identità di forma non è perfetta, perché magari non abbiamo l’aspetto che vorremmo, il lavoro che desideriamo, il partner dei nostri sogni. L’identità di superficie si basa sull’identificazione con il corpo, ma ancora di più con le forme mentali.

L’identità di superficie

Da che cosa è costituita essenzialmente l’identità di superficie? Innanzitutto, essa si basa sulla credenza che vi sia un Io racchiuso in un corpo e una mente separati dal resto. Tale credenza è fortissima poiché sembra essere provata dai fatti: chi può negare che io ora non stia scrivendo al computer e mi trovi dentro un corpo e una mente separati da te che stai leggendo questo articolo? Questo è vero, ma bisogna stare attenti a non confondere il punto di vista con l’identità. In altre parole, se io mi “ritrovo dentro un corpo e una mente”, come posso provare di essere tali cose? Evidentemente, si tratta solamente di un presupposto basato su una convinzione mentale. In ogni caso, non voglio entrare nel dettaglio di riflessioni complicate sull’individualità e il dibattitto tra dualità e non dualità.

Torniamo allora all’identità di superficie. Essa, dicevamo, è l’identificazione con un punto di vista separato dal resto. Sulla base di questa originaria identificazione, sorge una serie di identificazioni “minori”, legate a pensieri e credenze, storie e idee mentali. Se io credo fermamente di essere il mio corpo, in caso dovessi ammalarmi, crederei di essere IO ammalato. Nel caso in cui venissi licenziato, sono IO a essere stato licenziato. Se vengo insultato, sono IO a essere stato insultato. Se guadagno milioni di dollari, sono IO la persona di successo. Qual è il problema a questo punto? Il problema sorge nel momento in cui l’Io viene calato nei fatti e nei pensieri. È a questo punto che nasce l’ego, un’identità illusoria e fittizia, ma apparentemente così reale. Perché sembra così reale? Perché scambiamo noi stessi per quell’entità fasulla.

L’identità profonda: come scoprire chi sei veramente oltre la forma

L’identità profonda è per certi versi l’esatto opposto di quella di superficie. Essa, innanzitutto, coincide con la tua vera essenza. Come fai a esserne sicuro? Perché è l’unico elemento che ti accompagna in continuazione, che vive al di là delle storie e dei pensieri e rimane anche in assenza di forma. Infatti esso è la tua esperienza di essere. Qual è l’ostacolo a cogliere una cosa così semplice? Il continuo rumore mentale fa nascere dubbi, distorsioni, false credenze, come il fatto che essere consapevole di te stesso sia un’impresa difficilissima oppure il sospetto che la tua presenza sia solo un concetto, un’invenzione o una parte della mente. Ma tutte queste cose provengono dalla mente, e mentre ti perdi in queste preoccupazioni, l’esperienza dell’essere continua a dispiegarsi in sottofondo, anche se tu non ne sei direttamente consapevole.

Infatti la tua presenza è sempre lì, ma per la maggior parte del tempo la dai per scontata e non ne sei consapevole. La meditazione e le pratiche spirituali mirano a farti tornare all’esperienza del tuo Essere, e cioè uscire fuori dalla mente, dalla persona e dalla tua storia per riunirti alla tua presenza silenziosa e pacifica. Non c’è nulla di mistico e nemmeno di troppo spirituale in questo: anche chi non ha mai sentito parlare di avanzate tecniche meditative può fare esperienza del proprio Essere. E in effetti spesso ne fa esperienza: il fatto è che ignora il miracolo di essere vivo e di esistere, immerso com’è nella sua testa a preoccuparsi del più e del meno, perdendosi così il fascino della sua identità profonda. Quindi come scoprire chi sei veramente oltre la forma? Come avrai capito, non devi fare altro che ricordarti che ci sei!

Come scoprire chi sei veramente spiegato in modo semplice

Scoprire chi sei veramente è davvero così semplice? Beh, in effetti non c’è nulla da scoprire, poiché lo sei già. Per questo molti maestri spirituali affermano che non ci sia nulla da fare per illuminarsi. Per essere più precisi, ciò che devi fare non è tanto scoprire te stesso, quanto riscoprire la tua vera essenza, le sue qualità, la sua natura più profonda. Infatti il costante rumore mentale e l’assorbimento nella storia e nella personalità, in altre parole la prevalenza dell’identità di superficie, ti impedisce di essere connesso con chi sei veramente. Infatti la tua vera essenza è una fonte gratuita di pace, amore e gioia, completezza e beatitudine. Ma tale sorgente è oscurata dalla mente e non hai quasi mai consapevolezza di te stesso. In questo modo la perfezione divina del tuo essere non può essere percepita, e al suo posto emergono angosce, agitazione, stress, incompletezza.

Ecco perché è fondamentale spostare il proprio interesse dalla personalità alla presenza. Ciò non significa trascurare o ignorare i bisogni del proprio corpo o le esigenze della mente, obiettivi e faccende quotidiane per ritirarsi in contemplazione. Significa piuttosto smettere di essere ciò che non sei per tornare a essere ciò che sei! Una volta che con la meditazione o una pratica di indagine dell’Io hai avuto un barlume del fatto che c’è una dimensione di presenza al di là della mente, devi diventare quella presenza! Nel corso della giornata, devi ricordarti il più possibile di chi sei e rimanere consapevole di te ogni volta che puoi. Per illuminarti sarebbe sufficiente soltanto questo. Non hai nemmeno bisogno di meditare in modo formale o dedicarti a complesse pratiche o tecniche: basta che tu sia consapevole di te stesso! In questo modo puoi (ri)scoprire chi sei veramente.

Ma come raggiungere uno stato di illuminazione?

Come fai a raggiungere uno stato di illuminazione e beatitudine, completa pace e a percepire il tuo essere in tutto il suo splendore e in tutte le sue qualità? Raggiungere un simile stato non è impossibile. Vi sono certamente diversi gradi di illuminazione. In ogni caso, il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di unificarti il più possibile con la tua essenza. Ciò si raggiunge trascendendo il regno della mente, ovvero elevandosi al di sopra dei pensieri e dell’identità di superficie. Non si tratta di un vero e proprio “raggiungimento”, nel senso che l’illuminazione non avviene nel tempo, ma solo nel momento presente. In ogni caso, per “raggiungere” uno stato di pace e completezza devi innanzitutto abituarti a dare più importanza alla presenza che non alla persona.

Che cosa significa? Significa che cerchi di dimenticarti il più possibile di ciò che ti preoccupa, dei tuoi desideri, obiettivi, impulsi provenienti dal corpo-mente per dedicarti a riscoprire ciò che resta al di là di tutte queste cose. Per scoprire (o riscoprire) chi sei veramente devi lasciar andare il bagaglio che ti opprime impedendoti ti accedere alla tua vera natura. Ti devi porre come obiettivo quello di rimanere nella pace della tua presenza e di rinunciare di volta in volta agli impulsi del tuo ego. Se resti come presenza e ti fidi di essa, l’ego perde potere su di te e ti tenterà sempre meno con le sue reazioni, i suoi schemi e i suoi meccanismi limitanti e distruttivi. Il tuo compito è quello di gettare le tue radici nella tua natura e risiedere lì. Quando perdi la consapevolezza, torna a casa, in te stesso, svegliati dal sogno che ti tiene imprigionato.

Dalla persona alla presenza

Quando fai le cose, quando parli, lavori, mangi, abituati ad agire in qualità di presenza e non di persona. Che cosa vuol dire? Significa che non ti porti appresso il tuo passato, il peso ingombrante della tua identità, delle tue reazioni, del tuo carico personale. Ad esempio, quando torni dal lavoro, fai finta che sia la prima volta che visiti la tua famiglia, e lascia andare i malumori, i fastidi, le angosce, le preoccupazioni. Se vuoi puoi farlo: non hai bisogno di camminare, muoverti e vivere sopportando continuamente la croce della tua personalità. Abituati a rimanere nel presente e a lasciarti alle spalle il passato. Vivi istante per istante, accogliendo tutto nella tua consapevolezza senza giudizi o etichette. Smetti di far rivivere il passato attraverso rancori e rabbia, vendetta e desideri di riparare i torti. D’altra parte, vivi come se non ci fosse un domani.

Ciò non vuol dire che non potrai fare piani o avere obiettivi, ma non perderti nel futuro, nelle preoccupazioni e nell’ansia. Ogni volta che qualcosa va storto, ricorda che puoi tornare a te stesso, a sentire nuovamente che esisti e che sei al sicuro in quello spazio di consapevolezza. Smetti di farti influenzare dalla tua storia passata, dal guscio che ti hanno cucito addosso e che tu stesso ti costruisci e mantieni nel tempo. Non hai bisogno di vivere con questo peso. Meriti, invece, di essere sereno e in armonia e di riunirti alla tua pace e alla tua gioia interiori. Anche perché il tuo essere è tutto ciò che hai: ogni cosa appare e scompare, va e viene, nasce e muore. Soltanto la tua consapevolezza rimane sempre lì a farti sentire vivo e a sostenerti!

Ecco come scoprire chi sei veramente. Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!

Come vivere nel presente

Come vivere nel presente

Lo stato di coscienza ordinario del 99% delle persone è lo stato di assorbimento nel traffico mentale. Appena sorge un pensiero, l’attenzione è automaticamente assorbita da esso e inizia il pensiero compulsivo. La mente prende il sopravvento e la vita diventa una costante anticipazione ansiosa del futuro, o una proiezione speranzosa, un rimuginare continuo, un bisogno irresistibile di giudicare e la coscienza umana si ritrova perennemente triturata dai pensieri. Più ti crogioli nella mente, più ti allontani dal momento presente, l’unica dimensione in cui scorre la vita e, come sostiene Eckhart Tolle, esso è tutto ciò che hai. Come puoi sottrarti al pensiero ossessivo e come puoi iniziare a vivere pienamente nel momento presente?

In questo articolo vorrei rispondere proprio a questa domanda. Ma prima di rivelarti le strategie e gli atteggiamenti vincenti per vivere istante dopo istante, in un eterno qui e ora, vorrei spiegarti perché devi assolutamente abbracciare questo “stile di vita”. Prima di tutto, però, vorrei polemizzare contro la banalizzazione che è stata fatta del momento presente. Esso è stato trasformato in un immagine mentale, un ideale come la pace, l’amicizia o l’amore. In questo modo è stato svuotato di ogni significato. E in molti casi viene frainteso o interpretato alla luce della cultura odierna, e cioè impregnato di materialismo e letto in chiave edonistica. Mi spiegherò meglio nei prossimi paragrafi. Buona lettura!

Che cosa non è il momento presente

Per sapere come vivere nel presente e perché sia opportuno farlo, è prima necessario comprendere che cosa sia il momento presente. Ma prima ancora è necessario ricordare che cosa non è il momento presente. Bisogna infatti mettere in luce il fatto che ciascuno di noi interpreta i nuovi concetti secondo i propri pregiudizi e i propri valori e desideri inconsci. E questi pregiudizi derivano in gran parte dalla società. E anche per il qui e ora è facile che la nostra cultura di appartenenza ci inganni o corrompa il concetto. Per questo ritengo doveroso innanzitutto sfatare i miti sul momento presente. Ecco appunto che cosa non è il momento presente:

I miti sul momento presente

  • Non è una scusa per smettere di servirsi del tempo orario (tuttalpiù serve a eliminare quello psicologico, creato dalla mente). In particolare, vivere nel presente non significa far finta di abbandonarsi al flusso quando in realtà questo comportamento nasconde l’intenzione di rinunciare a ogni responsabilità, e dall’altro lato smettere di sognare e creare una vita in accordo con i propri desideri più profondi. E non significa nemmeno smettere di pianificare e gestire efficacemente le proprie giornate. A proposito di ciò, se vuoi sapere come utilizzare al meglio il tempo, ti invito a rileggere la lezione di Seneca!
  • Non è da confondere con l’invito a indulgere nei piaceri dei sensi. Al limite, significa vivere più appieno le esperienze, in modo consapevole (che è poi l’essenza della mindfulness)
  • Non è una bolla per rifuggire dai propri problemi e per non affrontarli. Tuttalpiù è una dimensione di pace che consente di rimanere centrati proprio durante le difficoltà, per essere più efficienti e vedere ogni cosa con nuovi occhi.
  • Non è una consolazione per vivere più sereni. Non sto dicendo che nel qui e ora non troverai la pace di cui hai bisogno, ma ti sto avvisando di non prendere il momento presente come un concetto rassicurante a cui attaccarti come un idolo per non soffrire. Ricordati che non è all’idea di presente che devi aggrapparti, ma alla dimensione reale ed esperienziale.
    Non è una tendenza orientaleggiante o new age. È senz’altro vero che il vivere nel qui e ora è stato propugnato soprattutto dalle filosofie orientali, ma come modalità profonda di connessione con la realtà, intrisa di spiritualità e trascendenza. Per certi versi, si tratta di una vera e propria visione del mondo. Oggi si tende a svuotare sistematicamente il presente del valore attribuitogli in origine, per diventare un ideale vuoto da vendere come una merce. Da dimensione spirituale, in Occidente è diventato una realtà puramente materiale, immanentizzata, come se fosse qualcosa da afferrare o possedere.
  • Non è nemmeno una categoria filosofica astratta. Il problema è che noi occidentali vediamo il presente come un istante schiacciato tra un passato e un futuro infiniti, dimenticando che nel presente si svolge tutta la nostra vita. Dunque, ti invito a smettere di immaginare il presente e a disfarti di tutte le idee che hai su di esso.

Che cos’è in realtà il momento presente

Ora che abbiamo sfatato i miti che fanno del momento presente un concetto mentale e lo riducono a ciò che non è, possiamo cercare di definire insieme che cos’è.

Il momento presente è la dimensione entro la quale la vita si manifesta attraverso le forme e, più profondamente, la realtà nella quale tu puoi cogliere te stesso come consapevolezza e puoi dunque riconoscere di esserne intimamente e inseparabilmente connesso.

Per formulare questa definizione mi sono basato soprattutto sugli insegnamenti di Eckhart Tolle. Penso che questo sia l’unico modo per cogliere l’essenza del qui e ora. Capire che cos’è esattamente il presente significa predisporsi per viverlo pienamente, senza filtri né preconcetti. Ti invito dunque a smettere di creare immagini del presente, anche perché è insensato farlo quando puoi farne esperienza diretta. Anzi, l’esperienza diretta, cioè l’adagiare la tua attenzione su di esso, è l’unico modo per farne davvero esperienza. Insisto su questo perché il presente è una cosa che la mente non può concepire, perché in qualche modo esso è antitetico alla mente. La mente infatti vive di tempo e il presente è un istante indecifrabile, non misurabile o addirittura riducibile a uno zero.

Ma nell’esperienza il presente è tutto ciò che c’è, quello “spazio” eterno (e cioè fuori dal tempo) in cui tutto accade e si dispiega. Del resto, puoi riferirti a qualcosa che non sia accaduta nel qui e ora? Potresti rispondermi che un evento passato è avvenuto nel passato… ma se stai un attimo attento, noterai che ciò che dici essere accaduto nel passato non è che una memoria, e quindi un’immagine che hai nella mente adesso. Quanto al futuro, è più semplice capire che non c’è, in quanto non c’è ancora, e quando verrà, sarà adesso. Questo esperimento mentale sembra una banalità, ma non lo è affatto. Può infatti aiutarti a riconoscere nell’esperienza che non c’è nulla al di fuori dell’Adesso. Forte di questa consapevolezza, puoi ricondurre tutta la tua esperienza nel presente e così progredire spiritualmente.

Perché devi assolutamente vivere nel presente

Ma quali sono i motivi per cui devi assolutamente vivere nel momento presente?

  • Nel momento presente non può esserci sofferenza. La sofferenza, infatti, nasce sempre da un’anticipazione o da un ricordo. In altre parole, è figlia del tempo, ed è creata dalla mente. Al di fuori della mente fluisci senza sforzo. Ciò non vuol dire che non puoi sperimentare la fatica o dolore fisico o che non dovrai più affrontare sfide, ma il bello è che non soffrirai per questo.
    Vivere nel presente è il vivere illuminato, in piena armonia con la vita, senza alcuna resistenza egoica o opposizione. Se vivi pienamente nel presente, il tuo ego si dissolve e diventi tutt’uno con la vita. In altre parole, diventi un “risvegliato” o “illuminato”.
    Nelle profondità del presente si trova la tua vera essenza, il tuo vero Sé. Sì, è nascosto proprio lì, non nelle forme o in ciò che appare nel campo della una coscienza, ma nel campo “sottostante” in cui tutto si svolge e nel quale tu puoi avvertire te stesso come presenza. E la tua essenza contiene la pace, l’amore e la fonte di ogni felicità, ed è il divino che c’è in te!
  • Se vivi completamente nel presente, non c’è spazio per l’angoscia, lo stress e le preoccupazioni, i rancori e la rabbia. Ogni pensiero, emozione e sensazione si dissolve nell’oceano infinito del tuo Essere, e la tua mente appare come qualcosa di esterno, senza più alcun reale potere su di te, e diventa tua servitrice anziché tua padrona.

In breve, nel presente trovi tutto ciò di cui hai bisogno e si trova la tua realizzazione spirituale. Quindi penso che ciò sia sufficiente come motivazione per iniziare a vivere pienamente nel qui e ora. Ma come puoi vivere nel presente?

Come vivere nel presente?

In effetti, vivere nel presente è il risultato finale di tutti gli sforzi spirituali. Ma non devi aspettare a diventare un guru illuminato per iniziare a sperimentare i fantastici benefici e la gioia dell’Adesso. Puoi cominciare a partire da oggi, te lo prometto, se solo avrai la sufficiente motivazione, forza di volontà e fiducia nella vita. Innanzitutto, devi comprendere una cosa: ci sono due stati opposti di coscienza. Uno è lo stato ordinario di assorbimento nella mente, in cui sei quasi completamente inconsapevole e percepisci te stesso come identificato con i pensieri e le emozioni e intrappolato in essi.

L’altro è lo stato di presenza, nel quale sei pienamente consapevole di non pensare e sei in uno stato di vigile attenzione, ricettivo nei confronti di ciò che accade all’esterno, ma soprattutto intensamente cosciente del fatto di essere consapevole, ovvero percepisci te stesso come consapevolezza aldilà delle forme e senti di esistere. Andando a fondo in questo sottile senso di presenza, puoi scoprire la pace, la gioia e la soddisfazione intrinseche al tuo essere. Per arrivare però a sperimentare tali stati, devi prima rimuovere gli ostacoli che in ogni momento poni e che ti impediscono di riconnetterti a te stesso. L’ostacolo essenziale è il pensiero compulsivo, cioè la tendenza a cadere nelle reti dei tuoi pensieri e farti triturare da essi. Quindi per vivere nel presente devi innanzitutto imparare a smettere di pensare.

Come vivere nel presente imparando a smettere di pensare

Sfatiamo innanzitutto un mito: smettere di pensare non significa smettere all’improvviso di avere pensieri. Il problema in sé non sono i pensieri, che di per sé sono innocue modulazioni della coscienza, ma il potere – e cioè l’energia – che dai a questi. L’energia dipende dall’attenzione che “regali” a essi non appena compaiono nella tua consapevolezza, credendo che siano veri, cioè rendendolo validi e permettendo così che esplichino il loro “potere letale”, e attaccandoti ad essi, cioè alimentandoli con ulteriori pensieri e dando loro ulteriore energia. Sei tu, inconsciamente, che dai valore ai pensieri, è più lo fai, più ciò si trasforma in un’abitudine malsana. Così ti sembra che non pensare “ti tolga qualcosa”, oppure lo ritieni impossibile (bada che questo è un altro pensiero!).

Semplicemente, la maggior parte di noi è ipnotizzato dai propri pensieri. E lo è al punto da essere diventato loro schiavo. Così frenarli sembra un’impresa inaudita. Ciò deriva dal fatto che abbiamo sempre dato loro un potere che non gli spettava, credendoli veri e idolatrandoli come contenitori di verità assolute, nemmeno fossero le Idee platoniche! Abbiamo perso la nostra energia versandola nella mente, costruendo un’identità fittizia al suo interno e rimanendo così intrappolati nel nostro stesso “gioco”. E ora “tirarci fuori” dal buco sembra davvero difficile. Se non altro, siamo rimasti bene incastrati. Ma come siamo stati noi, pur inconsapevolmente, a “cadere” nella mente, così abbiamo il potere di rialzarci.

Tu hai il potere sulla tua mente e ne sei il padrone. Il fatto è che hai accettato di fare la parte dello schiavo e di rendere la mente la ti dominatrice. Ma ti basta fare un piccolo esperimento per renderti conto che sei ancora il padrone della tua mente: riesci a smettere di pensare per almeno tre secondi? Se puoi farlo anche per un solo istante, significa che almeno un po’ di potere è ancora nelle tue mani. Quindi, parti dal potere che ti è rimasto! E cioè, parti da quei pochi secondi di assenza di pensiero per diventare consapevole di esistere ed essere presente. Può aiutarti chiederti: qual è il prossimo pensiero? Questo semplice esercizio ti aiuta a rimanere vigile e attento e sfruttare il potere della tua presenza per distaccarti dal flusso ininterrotto di pensieri. Questa è già di per sé una potentissima meditazione!

Come sfruttare il potere della meditazione per vivere nel qui e ora

Una pratica meditativa classica può esserti molto d’aiuto per frenare il pensiero compulsivo. Ma ancora più utile è portare la presenza nelle tue attività in tutta la tua giornata. Puoi partire dai momenti di quiete, quando stai aspettando o ti stai lavando le mani, stai salendo le scale o camminando. Durante queste attività, connettiti intensamente con ciò che stai facendo, con tutti i cinque sensi. Mentre rimani in silenzio, cerca anche di cogliere la tua stessa presenza nel retro. Abituati a connetterti pienamente con le tue attività. In questo modo, la mente perde gradualmente il suo potere di assorbirti.

Ogni volta che ti ritrovi perso nei tuoi pensieri, torna nel qui e ora. Questo puoi farlo ovunque e in qualsiasi momento della giornata. Puoi usare come “ancore” il respiro, il tuo corpo, le sensazioni corporee o i suoni nell’ambiente oppure frenare direttamente il pensiero e ascoltare il silenzio dentro di te. Inoltre, durante il giorno puoi spesso chiederti se sei presente e questa sola domanda ti porterà direttamente nel qui e ora. Una delle cose più difficili è ricordarsi di essere presenti, per questo inizialmente quando ti proponi di fare degli esercizi, può esserti d’aiuto metterti una sveglia. Puoi poi decidere di trasformare i rituali della giornata (come cambiarti i vestiti o farti la doccia) in occasioni per rimanere presente.

Questo è tutto. Come vedi, non è così difficile! Devi solo impegnarti e non farti sfuggire le occasioni! Grazie per la lettura. Ti invito a iscriverti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione.