La magia del silenzio

La magia del silenzio

La magia del silenzio dischiude i cuori. Nel silenzio è racchiuso un potere straordinario. Esso vale spesso più di mille parole. Anzi, in molti casi comunica ciò che il linguaggio non può esprimere. Infatti come possono essere comunicati l’amore, il divino, la pace se non attraverso il silenzio? Attraverso il silenzio si trasmette l’energia, si crea una connessione tra le anime. Si esprimono verità ineffabili. Laddove la parola non arriva, il silenzio ne scavalca il limite ed esprime con pienezza e precisione qualunque cosa. Certo, per cogliere il significato di un silenzio è necessaria una sensibilità profonda. Infatti la maggior parte di noi è ipnotizzato dal fascino del linguaggio. Sia chiaro: le parole fanno parte di un mondo meraviglioso.

Ma allo stesso tempo hanno un grosso limite, che non può essere travalicato dal linguaggio. Qual è il limite del linguaggio? Le parole hanno dei confini, sono limitate da se stesse, indicano qualcosa fuori di sé ma non lo possono esprimere pienamente. Non possono comunicare direttamente l’esperienza, soprattutto se tale esperienza è soggettiva, unica, speciale. E anche le parole più magiche, più fresche, più ricche hanno bisogno di essere fecondate da uno spirito che le trascende. E questo spirito è fatto di silenzio. Il silenzio può esprimere in un istante tutto l’Universo. Ma solo un’anima altrettanto silenziosa può cogliere questa trasmissione. Certo, talvolta il silenzio esprime disappunto, sconcerto, indecisione, ma anche in questo caso comunica molto più del linguaggio. E questo non può mai dissimulare l’esperienza reale, che filtra puramente attraverso il silenzio.

La magia del silenzio

La magia del silenzio è un incantesimo profondo e straordinario. Attraverso il silenzio viene comunicata ogni esperienza, e attraverso di esso ogni esperienza è ricevuta, vissuta, trasmessa. Il silenzio non può mentire. E come potrebbe farlo? Il silenzio è di per sé verità, la racchiude e ne è racchiuso, la esprime e ne accoglie la vibrazione. Ciò che le parole possono nascondere, il silenzio lo rende evidente contro qualunque tentativo. Infatti la verità non può essere negata, non può essere rifiutata. Attraverso il silenzio comunichiamo come stiamo, che cosa pensiamo, cosa proviamo, siamo dei libri aperti. Forse potremo nascondere il particolare pensiero, la particolare esperienza che stiamo vivendo, ma non possiamo celare il genere di pensieri o di esperienza. Possiamo nascondere il motivo per cui siamo preoccupati, ma non il fatto che siamo angosciati.

Il silenzio dice tutto su di noi. Chi è attento può cogliere la nostra essenza più profonda con un solo sguardo. Per questo non ha senso avere nulla da nascondere. Tutto traspare attraverso di noi. La magia del silenzio ci rende trasparenti. Dopotutto, che senso ha avere una privacy? Che cosa abbiamo da nascondere se tutto è registrato nel suono invisibile del silenzio? Il silenzio contiene in sé tutto il mondo, poiché non ha confini, è letteralmente infinito. L’infinito sembra qualcosa di inconcepibile, ed è così per le parole, ma esso è l’esperienza di ogni momento. Il silenzio rende dolcissima la musica: non è forse lo spazio tra le note a rendere una canzone meravigliosa? Se non ci fossero le pause, ogni musica sarebbe una successione arida di suoni e non trasmetterebbe nulla.

Il silenzio crea la bellezza e dà senso alle parole

Attraverso le pause, la musica comunica un mondo emotivo profondissimo. Le note non possono farlo. Solamente il silenzio riesce ad arrivare dove i suoni non possono. E ciò è vero non solamente per la musica. In ogni nostra conversazione i silenzi sono la parte più importante. Infatti è nel silenzio che avviene la comunicazione e che può essere veicolato un significato. E anche quando afferriamo una parola, per capirne il senso dobbiamo fare una pausa, per quanto impercettibile. La mente non è in grado da sola di comprendere: ha bisogno di una consapevolezza, che è essa stessa silenzio, per produrre o ricevere un significato. La magia del silenzio contiene in sé la magia dei significati. Che cos’è un significato se non un mondo fatto di silenzio, veicolato da uno spirito che vivifica ciò che altrimenti sarebbe privo di senso?

Il silenzio dà senso alle parole. Ma soprattutto è responsabile di creare la bellezza. Quando ascolti un brano musicale, ciò che ti fa commuovere è il silenzio tra le note. Quando ascolti un discorso sensazionale, ciò che ti dà i brividi sono gli intervalli. Inoltre, una battuta raggiunge il suo effetto di produrre una risata nel silenzio. Oggi dovremmo riscoprire il silenzio, perché nel silenzio troveremo noi stessi. Infatti noi stessi siamo silenzio. Nel silenzio si trova la nostra essenza, la pace, la gioia, l’amore. Può l’esperienza della pace o dell’amore essere un’esperienza rumorosa? Se le nostre menti non tacciono mai, non possono aprirsi alla bellezza, all’armonia, al divino. Il vero silenzio è quello interiore, e in quel silenzio inizia ad avvenire il miracoloso.

Il silenzio è sacro: torniamo alla magia del silenzio!

Il silenzio è sacro. Non andrebbe profanato così facilmente. Non dovremmo parlare a meno che non abbiamo qualcosa di davvero importante da dire. Come dice un detto zen: non parlare, salvo che tu possa migliorare il silenzio. E puoi stare certo che non è facile migliorare il silenzio. Non sopportiamo il silenzio, perché esso ci porta ad entrare dentro di noi. E temiamo più di ogni cosa ascoltare il nostro cuore. Viviamo nel caos perché in questo modo evitiamo noi stessi. Ma ciò comporta una profondissima disconnessione dalla nostra natura, e quindi dall’amore, dalla pace e dalla vera gioia. A ritirarsi dalla vita non sono i monaci buddhisti in monastero, ma gli occidentali che fuggono da sé stessi. Infatti l’unica vera Vita è dentro ognuno di noi, e finché non ci conosciamo non stiamo vivendo.

E se non viviamo davvero, non possiamo amare né essere felici. Al contrario, soffriremo e saremo miseri e in preda all’angoscia. Non dobbiamo sorprenderci di quanta depressione, apatia, disperazione e conflitto ci siano dentro e fuori di noi, se siamo così disconnessi dal nostro spirito. Dobbiamo tornare alla magia del silenzio, perché solo questo ci salverà. E nel silenzio dobbiamo tornare a contemplare noi stessi e il mondo. Dobbiamo apprezzare il silenzio. Non riusciamo a farlo perché il silenzio sembra vuoto. In realtà esso, poiché dice sempre la verità, ci fa vedere il vuoto dentro di noi. Se staremo abbastanza tempo ad ascoltarlo, esso riempirà il nostro vuoto e inizieremo a sentire la sua pienezza, la sua pace e la sua sconfinata dolcezza.

La dolcezza del silenzio

Il silenzio è incredibilmente dolce, soffuso, tenero, eppure allo stesso tempo è energico e potente. In esso l’energia maschile e femminile si fondono in un’armonia spirituale e divina. Nel silenzio non manca nulla. Il senso di mancanza, non a caso, nasce dopo il silenzio, si sviluppa nella mente, si articola nel linguaggio. Nel silenzio ogni bisogno è soddisfatto e regna una pace assoluta e imperturbabile. E in fondo il silenzio non può essere né riempito né disturbato. Le parole sembrano disturbarlo: in realtà ciò che fanno è semplicemente affondare in quel mare sempre calmo. Se il silenzio non rimanesse dietro le parole, esse non ci sarebbero neppure. Noi cogliamo le parole perché dietro di esse c’è un oceano di silenzio. E la verità è che è il silenzio a riempire le parole, e non viceversa.

La dolcezza del silenzio è profondissima. Esso accarezza e abbraccia chiunque sia disposto a farsi penetrare da lui e ad accoglierlo. Nel silenzio ogni cosa nasce, cresce e si dissolve. Solo il silenzio è eterno, sempre presente, indistruttibile. E quel silenzio, se lo indaghi profondamente, scopri che è la tua stessa essenza! Il silenzio infatti è l’unica realtà, è l’unico Essere: non c’è nulla fuori dal silenzio. Tutto ciò che sperimentiamo non è rumore, ma una modulazione del silenzio, una sua espressione miracolosa. Come fa il silenzio a produrre suoni? Questo è il mistero, che nessuna parola può spiegare. Il rumore non può spiegare il silenzio. Quindi non ci resta che tacere e affidarci al silenzio.

La potenza del silenzio

Allo stesso tempo il silenzio è potenza ed energia. Esso contiene infatti la forza creatrice dell’Universo. Come è nato l’Universo se non dal silenzio? E il primo suono non è stato creato lo stesso dal silenzio? Il silenzio è nulla ma allo stesso tempo tutto. Non c’è nulla al di fuori di esso, poiché tutto sorge e cade nel silenzio. E il silenzio ha il potere che ogni cosa accada sulla sua superficie, senza che ciò lo alteri in alcun modo. Può anche il boato più tremendo e assordante distruggere il silenzio? No, semmai lo amplifica, lo rende più vivo, mostra che è solo attraverso di esso che ha potuto esplodere con tale vigore. Per contenere la potenza esplosiva più distruttiva, il silenzio deve essere ancora più potente. Non c’è dunque nulla di più potente del silenzio.

Ogni cosa si scioglie nel silenzio come neve al sole. Il silenzio è impenetrabile: non sono i suoni a penetrarlo, ma è esso a entrare in loro e a infonderli della sua sostanza. Il silenzio è l’unica sostanza. Esso è consapevole, autocosciente, infinito, indistruttibile ed eterno. Il suo potere è inimmaginabile. Ma la sua forza è bilanciata da una dolcezza incommensurabile e tenerissima. In quest’armonia di opposti, scaturisce ogni cosa. La magia del silenzio è così profonda e stupefacente da incantare e affascinare. A produrre incanto può essere solamente il silenzio. E solo esso può essere ammirato e venerato. Nel silenzio c’è tutto ciò che abbiamo sempre cercato. Non abbiamo mai trovato la pace e la felicità perché abbiamo sempre respinto il silenzio, ma esso è sempre tornato su di noi a ricordarci il nostro vuoto.

Il silenzio è il vuoto più pieno che ci sia

Pensiamo che il silenzio sia vuoto: è vero che è vuoto di parole, di suoni, di eventi. Da questo punto di vista non è nulla. Non è nulla rispetto alla nostra esperienza comune. Ma se lo approfondiamo con sufficiente dedizione, scopriamo che in realtà a essere nulla è tutto ciò che abbiamo vissuto. Ciò che sembra riempirci in realtà ci svuota. Non è un caso che ciò che ci fa stare meglio è ciò che ci lascia senza parole, senza fiato, senza pensieri. Perché è quando il mondo turbinoso della mente si mette da parte almeno per un attimo che nasce la gioia e si può sperimentare la bellezza del Tutto. E possiamo così scoprire la pienezza ineffabile e straordinaria del silenzio e rimanere meravigliati di aver potuto pensare che il silenzio non fosse altro che assenza di suoni e parole.

Non c’è nulla che possa riempire di più del silenzio. In pochi lo sanno, poiché anche quando fuori di noi c’è silenzio, noi facciamo di tutto per coprirlo. I pensieri sono l’ultimo strumento che usiamo per rifiutare il silenzio. Eppure gli stessi pensieri emergono dal silenzio e si dissolvono in esso. Dovremmo allora abituarci a prestare più attenzione al silenzio rispetto ai pensieri e alle parole. Dopotutto è il silenzio a costituire la quasi totalità della nostra esistenza, delle nostre esperienze e interazioni. Quindi dovremmo dargli la giusta importanza. La nostra stessa mente è per il 99% silenziosa, eppure siamo ipnotizzati dall’1% che parla! Il silenzio è il vuoto più pieno che ci sia: non ci resta che affondare nel suo abisso senza fine.

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Sciogliti nell’oceano della vita

Sciogliti nell'oceano della vita

Sciogliti nell’oceano della vita. Scompari tra le sue onde, nella sua candida schiuma. Lascia che tutto sia esattamente com’è. Non volere nulla, non rifiutare nulla. Sii tutt’uno con l’oceano: diventa uno spazio accogliente, accetta tutto nella tua infinita profondità. Rimuovi le barriere all’abisso dell’amore. Se non ti tuffi in quel sacro rifugio, la cigolante altalena del tempo ti risucchierà. Scegli invece di sprofondare nell’abisso dolcissimo del mare. Sciogliti nell’oceano della vita. Smetti di giudicare, di esprimere preferenze, di dividere il mondo in categorie. Immergiti, piuttosto, nella sacra bellezza e nella santa meraviglia dell’Universo. Abbraccia l’oscurità dell’abisso e porta la luce nelle parti più tenebrose. Diventa tutt’uno con la Vita. Abbandona il fardello dell’ego e buttati nell’infinità della Coscienza.

Tu fai parte dell’oceano, sei l’oceano, quindi che senso ha resistere se prima o poi dovrai tornare a esso? Smetti di proteggere ciò che non sei: sei già al sicuro! Smetti di attaccarti alla tua sofferenza. Sciogliti, dissolviti e resteranno solo pace, gioia e amore. Che cos’è infatti l’amore se non l’essenza del Tutto? Finché sei un piccolo ego, esso è un ostacolo alla pace e non puoi sperimentare la purezza dell’amore incondizionato. Per amare, devi scomparire come persona. L’amore infatti è assenza di limiti, di confini e condizionamenti. Come puoi accedere all’infinito se ti senti finito, limitato, racchiuso in un corpo e una mente separati dal Tutto? Non è possibile, e infatti vivere come ego crea solamente sofferenza, insoddisfazione, mancanza. L’ego è necessariamente incompleto, per cui per sperimentare la vera gioia devi sacrificare questo peso.

Sciogliti nell’oceano della vita

Si è sempre pensato che tanto più si diventa ricchi, potenti, di successo, in altre parole tanto più l’ego si ingrandisce e si espande, più saremo felici. E invece non c’è nulla di più falso. Anzi, la verità è esattamente il contrario: più diventi piccolo, insignificante, più lasci andare il tuo ego, più sei felice. Infatti l’ego è un fardello pesantissimo: più cresce, più ti appesantisce e ti opprime. Quindi più l’ego ha e possiede, più è un ostacolo alla felicità. Ovviamente l’infelicità non è correlata direttamente alla quantità di possessi, ma all’intensità con cui facciamo derivare la nostra identità e felicità da essi. Se puntiamo tutta la nostra vita a perseguire un obiettivo grandioso, è molto probabile che perseguiremo una vita di miseria. Ciò non significa che non dobbiamo perseguire obiettivi ma, piuttosto, che non dobbiamo pensare che il loro raggiungimento ci donerà ciò che agognavamo.

Dobbiamo lasciare che sia l’oceano della vita a stabilire che cosa è bene fare. Dovremmo rimettere la nostra volontà alla sue pacifiche onde. La volontà dell’ego, infatti, è sempre schizofrenica, conflittuale e causa enorme sofferenza. Noi siamo felici quando la nostra volontà corrisponde a quella dell’intero oceano. Infatti noi tutti siamo un unico Essere, per cui quando ci distinguiamo dalla sua Volontà, andiamo sempre controcorrente, o comunque non siamo allineati con il flusso dell’acqua. Ma l’unica felicità deriva dall’allinearci al flusso della Vita e, paradossalmente, è proprio in seguito a questo allineamento che scaturisce la libertà. Noi pensiamo che libertà significhi autodeterminarsi, decidere indipendentemente da chiunque. In realtà, tale tipo di libertà è solamente indeterminatezza. E il ventaglio di scelte che appaiono in tale indeterminatezza appare come libertà: in realtà, è molto più simile al dubbio, all’insicurezza e quindi porta caos e conflittualità.

Quando siamo fuori dall’oceano della vita, regna il conflitto

La libertà dell’ego è la nostra schiavitù. Può sembrare assurdo, ma puoi verificarlo nella tua esperienza. Infatti quando desideri qualcosa per espandere il tuo ego, ciò avviene quasi sempre a discapito dell’ego di qualcun altro. La vittoria di uno è la sconfitta di un altro. Il successo di uno è l’invidia di qualcun altro. L’ego vive di opposti, poiché la sua essenza è la separazione. Quando nasce l’ego, nasce anche l’altro. E l’altro diventa solitamente un mezzo per un fine, lo strumento per soddisfare le nostre brame. Ipocritamente diciamo che l’altro ci permette di aprirci, di espandere il nostro amore, di unirci. In realtà il più delle volte vogliamo solamente sfruttare l’altro come un gioco per assorbire il massimo piacere e la massima soddisfazione. Non è malvagità: l’ego semplicemente ha bisogno di fare così per sopravvivere.

Noi però abbiamo il compito di vedere i meccanismi dell’ego e notare che, quando siamo fuori dall’unità dell’oceano, regnano conflitto e separazione. Perché ci sia un ego, dev’essercene un altro, e un altro ancora. In questo modo nascono i limiti, le distinzioni, i confini. Ciò è stato un passo evolutivo. Ma ora è tempo di scioglierci nuovamente nell’oceano: a quanto pare non per tutti. Ma sempre più persone sono pronte per fare questo passo. Sciogliersi nell’oceano non significa perdere il proprio Io, se con Io intendiamo il nostro vero Sé. Tuttavia, significa perdere il falso io, sacrificare l’ego in nome di qualcosa di molto più grande. La paura di immergerci nell’infinito non è nostra: è solo un grido di dolore dell’ego, falso come il fantasma del sé separato.

Sciogliti nell’oceano della vita: ecco come

Ovviamente non bisogna cadere nella trappola di demonizzare l’ego come il male assoluto. Infatti l’ego è solamente un’identità fittizia e fa parte di un percorso evolutivo della coscienza. Ma come possiamo scioglierci nell’oceano della vita? Per scioglierci nell’oceano della vita dobbiamo fare di tutto per eliminare ogni separazione. E ogni spinta alla separazione proviene dal falso senso di identità egoica che ognuno di noi ha. Innanzitutto, dobbiamo sentirci pronti per fare questo viaggio di ritorno all’Uno. Dobbiamo essere consapevoli di che cosa esso comporta. Essenzialmente, comporta il sacrificio di tutto ciò che abbiamo creduto essere la nostra identità. E ciò può apparire spaventoso. Ma non possiamo tacere la verità: non ha senso dire che non c’è un prezzo da pagare per entrare nell’Uno.

Ma tale prezzo vale assolutamente la pena di essere pagato, poiché ciò che otterremo in cambio sarà pura gioia. In realtà, quando lo otterremo, non ci sarà nessun io che potrà rivendicarlo! Oltre a questo, ciò che dobbiamo sacrificare è un’illusione, qualcosa che non è mai esistito. Quindi effettivamente non perderemmo davvero nulla! Eppure dal punto di vista dell’ego la perdita appare reale: egli infatti teme più di ogni altra cosa la propria dissoluzione. Se ci fidiamo dell’ego, avremo paura. Ma se avremo fiducia nel nostro cuore, saremo al sicuro. E sapremo che non ci sarà niente da temere. E allora sciogliti nell’oceano della vita senza alcuna paura!

Come diventare tutt’uno con la vita

Per diventare tutt’uno con la vita, devi innanzitutto riconoscere come il tuo ego sia l’ostacolo principale a tuffarti nell’oceano dell’Infinito. Dopodiché, devi lavorare per disfare il tuo ego. Per farlo, devi studiarlo a fondo, conoscere i suoi schemi, i suoi meccanismi. Per studiarlo, devi osservarlo. E per osservarlo, devi attivare una consapevolezza superiore. L’attivazione di tale consapevolezza può essere effettuata tramite il ricordo di sé o, meglio, l’atto di dimorare il più possibile nello spazio della tua presenza. A partire da questo centro si sviluppa un testimone, ovvero uno spettatore consapevole degli eventi ma non influenzato da essi, ovvero semplicemente presente e non identificato con la mente egoica. Per attivare la consapevolezza superiore, puoi anche abituarti a portare l’attenzione sui tuoi pensieri e sulle tue emozioni e sensazioni.

Solitamente ci identifichiamo con i nostri pensieri. Se riesci a non fartene assorbire e a rimanere presente mentre la mente intona il suo solito disco, puoi iniziare a riconoscere degli schemi di pensiero ripetitivi e degli stati d’animo ricorrenti. Conosci a fondo te stesso e la tua mente. Il “te stesso” a cui mi sto riferendo ora non è il tuo vero te (che pure deve essere conosciuto!), ma il tuo subconscio, i tuoi pensieri, le tue emozioni, la tua reattività, i meccanismi del tuo ego. Mentre diventi consapevole di queste cose, ritorni anche al tuo vero te, poiché per esserne consapevole è necessaria la tua presenza, che torna a essere consapevole di sé stessa. Oltre a fare questo, puoi indagare direttamente la natura del tuo vero Sé, scoprendone l’essenza e le qualità.

Potrai scoprire che il tuo vero Sé non ha bisogno di nulla, è imperturbabile, non può essere ferito, è sempre al sicuro, contiene in sé la pace, è indistruttibile, è sempre presente.

Studia i meccanismi dell’ego

Qualunque approccio o percorso tu segua, l’ego continuerà a condizionarti a lungo. Abituati a chiederti se ciò che stai facendo, pensando o sentendo sia determinato dall’ego o dal tuo vero Sé. Ricordati che se stai soffrendo significa che hai scelto il tuo ego. Per scoprire l’ego devi essere abbastanza vigile da cogliere anche la minima frustrazione, la più piccola insoddisfazione, il più sottile senso di mancanza, il giudizio più innocente. Abituati a portare l’attenzione sul tuo corpo per verificare che non ci siano tensioni. Ogni tensione è segnale di una resistenza: scioglila con la tua consapevolezza, portando semplicemente l’attenzione sulla parte rigida. Inoltre, studia le varie strategie con cui l’ego perpetua sé stesso.

In particolare, l’ego non può ammettere di non avere ragione, ha bisogno di proteggersi, si sente facilmente ferito in seguito anche alla più velata accusa, è facilmente minacciato, è sempre sul chi va là, ha bisogno di controllare tutto per la propria sicurezza, ha sempre qualcosa che lo preoccupa, vive costantemente nel passato e/o nel futuro, vede il presente come un ostacolo o come un mezzo per un fine, è attaccato a cose e persone, resiste alla realtà, sviluppa barriere, odia, giudica, si arrabbia, si lamenta, fa dipendere la propria felicità dalle condizioni esterne, sfrutta gli altri, vuole ingrandirsi, si sente indegno, si sente in colpa, è orgoglioso, non ammette i propri errori, nasconde le proprie debolezze, si vanta, vuole essere sempre al centro dell’attenzione, è timido, è pauroso, è arrogante, vuole avere la meglio, vuole sempre vincere, vuole il meglio per se stesso.

Lascia andare i meccanismi dell’ego

Insomma, i meccanismi dell’ego sono numerosissimi. Ovviamente non devi studiarli a uno a uno, poiché sono praticamente infiniti e una volta che ne hai eliminato uno, ce n’è un altro pronto a spuntare. Piuttosto, per riconoscere l’ego che si risveglia in te, monitora la tua attività mentale ed emotiva: se c’è disagio, sofferenza o anche il minimo fastidio, quello è l’ego. A quel punto, puoi scegliere di lasciar andare il meccanismo, abbandonandoti al momento presente e smettendo di resistere. All’inizio ciò può sembrare un grande sacrificio, ma nota come non lasciar andare il meccanismo ti costa enorme sofferenza e tensione. La tua pace è un dono molto più grande! L’ego è bravo a ingannarci suggerendoci che sia giusto provare rancore, giudicare, lamentarci e ci offre in cambio un succo velenoso, un piacere malsano.

Quando ci lamentiamo, vogliamo lamentarci. Quando ci arrabbiamo, vogliamo arrabbiarci. Certo, non lo facciamo per cattiveria: lo facciamo perché abbiamo bisogno di amore e non troviamo in quel momento nulla di meglio da fare che lamentarci o arrabbiarci. Ma se siamo un po’ lungimiranti e ci vogliamo prendere cura del nostro benessere e di quello di chi ci circonda, smettere di avvelenare il nostro cuore è un imperativo! Ricorda infatti che ogni giudizio, lamentela o qualsiasi forma di negatività è una tossina per te, ti annienta e ti distrugge! E infatti ogni negatività è una forma di odio per se stessi, proiettata magari all’esterno, ma pur sempre rivolta verso la nostra mente e riflessa nel nostro corpo (guarda nella tua esperienza se non ci credi!). Sciogliti nell’oceano della vita!

Fluisci con la vita e sciogliti nell’oceano

Fluisci con la vita e sciogliti nell’oceano! Vivi come se fossi trasparente alle critiche e agli insulti. Vivi come se non esistessi: immergiti nell’esistenza e scompari in essa. Al posto di voler essere al centro dell’attenzione, sii tu il primo a dare attenzione. Quando l’ego si risveglia, consideralo al pari di un grido di dolore, una richiesta di aiuto che puoi colmare solo affondando nelle profondità del mare della presenza. Sii tutt’uno con la vita. Non resistere. Non creare barriere, difese, protezioni. Ricorda che non c’è nulla da proteggere. Riempiti di amore: esso ti darà tutto ciò di cui hai bisogno. Non lasciare che la tua vita sia dominata dall’ego, perché ciò vorrebbe dire miseria e sofferenza. Dove c’è ego, lì c’è dolore, ma dove non c’è, là regnano la pace e l’amore.

Smetti di creare attrito con il momento presente, perché ciò crea sofferenza dentro di te. Rimuovi ogni ostacolo, ogni opposizione, ogni resistenza. E la pace sarà con te. Quando vuoi qualcosa di diverso da ciò che è nel qui e ora, ricorda che la tua aspettativa ti fa soffrire: se rimuovi la tua pretesa, rimarranno pace e silenzio. Smetti di essere ossessionato dal tuo io: lascia andare le preoccupazioni e le paranoie. Lascia andare i giudizi, le contese, i rancori, perché avvelenano solamente il tuo cuore. Se vuoi davvero la pace, rinuncia a tutte le barriere che crei contro di essa. La pace è sempre lì, pronta ad accoglierti, se solo tu sarai in grado di accoglierla incondizionatamente.

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Il potere della resa

Il potere della resa

Uno dei modi più rapidi ed efficaci per aumentare il proprio livello di coscienza e trovare pace è arrendersi totalmente al momento presente. Infatti la sofferenza è sempre una forma di resistenza. Quando resisti a ciò che è, crei attrito con la realtà. Accettare la realtà del qui e ora ti dona rapidamente sollievo. Infatti non è mai ciò che capita a farti soffrire, ma sempre e solo la tua resistenza. La resa è una forma estrema e potente di accettazione. Oggi parleremo per l’appunto dello straordinario potere della resa. La resa è il modo più veloce per passare da uno stato basso di coscienza a uno molto più elevato. Infatti la resa scioglie le tue resistenze mentali e fisiche, e in alcuni casi ha il potere di gettarti in un oceano di pace e di amore.

In particolare, più è intensa la resistenza, maggiore è l’energia rilasciata nell’atto di resa. Ovviamente, per arrendersi in un momento difficile è necessaria una notevole dose di fede, coraggio e volontà. Ma se riuscirai ad arrenderti nel mezzo del dolore più atroce o della tempesta emotiva più sconvolgente, potrai assaporare la dolcezza ineffabile dell’amore e della pace. Non è facile arrendersi, poiché ciò richiede devozione, fiducia, lungimiranza, passione, audacia. Eppure sviluppare queste qualità e soprattutto l’intenzione di arrendersi incondizionatamente alla vita è un imperativo per chi è disposto a tutto pur di sciogliersi nella felicità del proprio Essere. Vediamo dunque come sperimentare il potere della resa fin da subito!

Il potere della resa

La resa comporta un enorme rilascio di energie. Infatti quando soffriamo stiamo usando un’enorme quantità di energia per resistere alla realtà, creando tensioni, resistenza e rigidità. Pensiamo che resistere sia naturale, in quanto è una forma di difesa, e ci viene spontaneo irrigidirci quando abbiamo paura o stiamo soffrendo. Eppure non c’è nulla di più innaturale di resistere a qualcosa, perché ciò implica che un piccolo io dica “no” all’intero Universo. Quanta forza ci vuole per resistere all’intero Universo? Un’enorme forza! Ecco perché quando resistiamo, ci sembra di essere all’inferno. Ma soprattutto ecco perché se lasciamo andare le nostre resistenze, si spalanca di fronte a noi il Paradiso. La stessa energia è in grado di creare tanto l’inferno quanto il paradiso, in base a come è usata.

Se è usata per negare la Verità, per voltare le spalle all’amore e tenere viva la separazione, soffriamo atrocemente. Se invece è usata per accogliere la Verità, aprirci all’amore e sciogliere la separazione per ricongiungerci all’Uno, sperimentiamo la beatitudine. Dall’inferno al paradiso c’è un abisso e allo stesso tempo solo un gradino che li separa. Ecco perché in alcuni casi l’illuminazione avviene all’improvviso, nel mezzo di una profonda sofferenza. Più grande è la tua sofferenza, maggiore è l’energia trasformativa contenuta in essa. Quando resisti, accumuli energia. Se lasci andare all’improvviso questa energia, la sofferenza si trasforma in pace e amore. Si tratta della stessa energia, soltanto che in un caso è ristagnante e si accumula nei posti sbagliati, nell’altro caso è rilasciata e può fluire liberamente.

L’energia rilasciata nella resa

La stessa energia è in grado di creare tanto l’inferno quanto il paradiso, in base a come è usata. Se è usata per negare la Verità, per voltare le spalle all’amore e tenere viva la separazione, soffriamo atrocemente. Se invece è usata per accogliere la Verità, aprirci all’amore e sciogliere la separazione per ricongiungerci all’Uno, sperimentiamo la beatitudine.

Quando l’energia non è libera di scorrere, crea tensioni, rigidità, dolore e sofferenza. Infatti l’energia è di per sé molto potente, poiché è una manifestazione dell’amore, e se è trattenuta inizia a bruciare e a fare male. Quando l’energia fluisce liberamente, al contrario, l’amore scorre puro e accarezza tutto il nostro essere. Per rendere il modo in cui funziona l’energia, immagina di volare nel cielo. Quando voli liberamente e senza ostacoli, sei completamente sciolto, sei tutt’uno con l’aria, sei pieno di gioia. Quando però incontri turbolenze o ostacoli di qualunque tipo, inizi a sentire l’attrito e rischi di farti male. Il volo da esperienza straordinaria si trasforma in una tortura: ora sei costretto a volare temendo che cosa potresti incontrare, anticipando eventuali ostacoli, ricevendo colpi e venendo sballottato da una parte all’altra.

Se ti abitui a volare in questo modo, l’inferno diventa la normalità e inizi a rassegnarti al fatto che non ci possa essere nulla di meglio. Ma il ricordo della libertà è ancora vivo dentro di te. Immagina quale sollievo potresti provare a poter riprendere a volare liberamente, senza incontrare più alcun ostacolo! Allo stesso modo, immagina come potresti rilassarti se non dovessi incontrare più ostacoli e resistenze nella tua vita. E il bello è che ciò può essere fatto! Infatti le resistenze sono solamente dentro di noi. È vero che spesso (se non quasi sempre) ci sembrano all’esterno. Ma ciò dipende dal fatto che le proiettiamo fuori di noi. Tuttavia, esse rimangano comunque al nostro interno. Ciò vuol dire che eliminare le resistenze dipende solo e soltanto da noi!

Come lasciar andare le resistenze per sperimentare il potere della resa

Come puoi lasciar andare le resistenze per sperimentare il potere della resa? Che cos’è infatti la resa se non un lasciarsi andare, un porre fine alle proprie resistenze, lasciarsi scivolare e abbandonarsi a ciò che è? Ma come si può fare una cosa del genere? Innanzitutto, quando provi un qualsiasi malessere, nota le resistenze dentro di te. La resistenza iniziale è mentale: deriva dalla scelta di tenere viva l’illusione della separazione, ovvero l’identificazione con il nostro ego. Quando il tuo ego è minacciato, scegli inconsciamente di chiuderti, di creare una difesa. Porta questa decisione inconscia a livello conscio: cerca di sorprendere te stesso scegliere il tuo ego. Se anche non noti la resistenza mentale che stai creando, guarda la reazione del tuo corpo: osservalo mentre si irrigidisce e mentre si carica di tensione.

Nota le tensioni e la sofferenza dentro di te. Se continui ad alimentare la resistenza, la sofferenza aumenta. Come si alimenta la resistenza? Continuando a scegliere l’ego, e cioè ascoltando la voce nella testa, che proietta il proprio malessere all’esterno, dicendo che è colpa degli altri, inventando storie e rifuggendo la responsabilità di aver creato la sofferenza. Se invece scegli di rimanere presente e di non ascoltare la mente, inizi a sciogliere il vincolo che ti lega al tuo ego. Per lasciar andare le resistenze, devi dunque innanzitutto scegliere di smettere di attaccarti a esse. Devi smettere di nutrire la tua mente con il seme della sofferenza. Dopodiché devi rimanere a osservare il dolore fisico. Potresti pensare che sia un’enorme impresa: in realtà diventa tale finché nutri la tua sofferenza con le mente.

Rimani presente sul tuo dolore

Se però decidi di non ascoltare i pensieri, ciò che rimane è solamente una serie di tensioni a livello fisico: la tua presenza su di esse li scioglierà, se vi rimarrai abbastanza intensamente e a lungo. L’unico ostacolo a sciogliere il dolore è la mente che continua a ribollire di rabbia, paura, odio o accuse. Dovrai essere abbastanza vigile da non lasciar andare l’energia alla mente. Se ascolti la mente, l’energia va a essa, mentre tu la perdi. Se vuoi tutta l’energia per te, devi assicurarti di non disperderla, e quindi devi rimanere totalmente presente a te stesso e a ciò che senti in quel momento. In questo modo scioglierai più o meno velocemente le tue resistenze. La velocità del processo dipende dall’intensità della tua presenza, ovvero dalla tua capacità di non farti assorbire dalla mente.

E inizialmente la mente è molto potente, poiché nel corso della tua vita gli hai dato molta energia tramite la tua identificazione con essa! Quindi ci sarà una forte spinta ad ascoltare la mente, i suoi discorsi di rabbia e accusa. E tu vorrai dare la colpa all’esterno, vorrai dire che il mondo fa schifo, che ti hanno rovinato la giornata, che non puoi accettare o perdonare ciò che è successo. Nota che non sei tu a dire queste cose: è solo la tua mente, quindi non credere a quei pensieri. Se sei disposto a tutto pur di non ascoltare la tua mente, puoi iniziare ad arrenderti, ad accettare totalmente ciò che provi. Non dare importanza agli eventi successi, poiché essi sono solamente un riflesso della tua mente e quindi sono solo interpretazioni.

Abbandonati completamente al tuo cuore

E allora abbandonati completamente al tuo cuore, con tutta la tua forza, la tua devozione, il tuo amore. In questo modo il tuo cuore comincia ad aprirsi. Se la sofferenza è molto intensa, devi avere una grande fede e forza d’animo per abbandonarti al tuo cuore. Ma puoi comunque provarci. Non importa se non ci riesci, se la mente torna prepotentemente. Non combattere la mente: non c’è nulla contro cui lottare. Se cerchi di districarti tra i pensieri, essi continueranno a crescere indiscriminatamente. Non è a livello dei pensieri che devi arrenderti: non puoi risolvere il problema al livello in cui si è creato. Devi servirti di una dimensione superiore, che è appunto la dimensione della presenza. Se ti affidi a essa, sciogli rapidamente il tuo dolore. Se vuoi, puoi pregare per aprire più rapidamente il tuo cuore.

Prega con tutto il tuo cuore, in profondità. Farlo meccanicamente servirà a poco. Parla a tu per tu con il tuo cuore, abbandonati nel suo abbraccio caloroso e amorevole. Inspira amore, e quando espiri, lascialo andare sul tuo dolore. Se non ti senti di farlo perché il dolore è troppo forte, limitati a rimanere semplicemente presente. In altre parole, limitati a non ascoltare la mente e a proiettare la tua attenzione su ciò che senti in quel momento. Ma se trovi la forza di lasciarti andare completamente, puoi sperimentare il potere dolcissimo della resa. Puoi vedere rapidamente come il tuo dolore viene trasmutato in pace e amore. Se senti anche solo una leggera apertura, un certo sollievo, una scintilla di pace e di amore, abbandonati all’esperienza e vivila con tutto te stesso: la grazia è scesa su di te!

Affrontare le resistenze alla resa

A rendere difficile la resa sono le resistenze a lasciar andare le resistenze. Detto in altro modo, sono gli attaccamenti alle tue resistenze. Una parte di te vuole arrendersi, ma altre parti di te lottano nella direzione opposta, per mantenere viva la sofferenza. È l’oscurità che lotta contro la luce. Ovviamente non ha senso controbilanciare tale lotta con un’altra lotta, magari più potente, pensando che ciò possa sconfiggere le tenebre. Il buio non è altro che mancanza di luce: non ha una sostanza propria, quindi come puoi lottare contro qualcosa che non esiste? Quindi il modo più efficace per affrontare le resistenze alla resa non è certo combatterla. L’unica cosa che puoi fare è portare luce nell’oscurità. Questo è l’unico modo per dissolverla.

Dopotutto, se ti trovi in una stanza buia, come dissipi il buio? Non certo colpendolo con una spada o dei pugni. Puoi solamente accendere la luce. Qual è l’interruttore dentro di te che ti permette di accendere la luce? È l’interruttore della presenza consapevole, che è essa stessa luce. Per accendere quest’interruttore, devi spostare l’attenzione dai pensieri alla presenza e portare questa sul tuo malessere come lo percepisci a livello fisico. Puoi portare anche la consapevolezza a livello dei pensieri, ma ciò è generalmente meno efficace, poiché i pensieri hanno un’enorme forza e tendono a trascinarti sotto il loro impulso e a farti perdere la presenza. Quindi è meglio portare l’attenzione direttamente sul tuo corpo, laddove senti il dolore, e stare lì senza giudicarlo o etichettarlo o esprimere qualunque pensiero al riguardo.

Non giudicare o etichettare il dolore

Infatti giudicare, etichettare o pensare significherebbe far rientrare la mente, ovvero il “nemico” che ha creato il problema e che deve dunque essere sconfitto o, meglio, dissolto alla luce della tua presenza. Quando giudichi il dolore, ricomincia la sofferenza. Se dici che ciò che provi è insopportabile, troppo doloroso, ingiusto, spiacevole o fastidioso, ti stai autosabotando. Stai tornando nuovamente a resistere. E non puoi resistere al dolore, perché ciò può solo perpetuarlo, in quanto la resistenza è essa stessa sofferenza. Anziché resistergli, devi abbandonarti a esso. Può sembrare masochistico, in realtà è la cosa più sana, saggia e salutare. E soprattutto è la cosa più trasformativa. Quindi, se la mente ribolle di giudizi, tu non ascoltarla. Fai finta che quella sia la voce di un pazzo. Non considerare nemmeno la mente come nemica, perché ciò contribuirebbe solamente a creare ulteriore separazione e dolore.

Sii consapevole che la tua mente certamente non ti sostiene, ma considerala piuttosto come una pazza che come una nemica, per evitare di dare vita ad altro conflitto. Meglio ancora, non considerare affatto la mente: fai finta che non ci sia. Fai finta che la sua voce sia solamente un disco rotto che risuona nella tua testa. E infatti è davvero un disco rotto, che ripete sempre le stesse cose meccanicamente! Hai notato che quando ti arrabbi circola sempre lo stesso genere di pensieri? Ciò dipende dal fatto che la mente egoica non è per nulla originale, non è creativa, ripete sempre lo stesso copione. Stai attento a come la mente ripete sempre gli stessi pensieri! Piuttosto che diventare consapevole del contenuto di ogni pensiero, diventa consapevole del genere di pensieri e dei meccanismi con cui si ripetono.

Non prestare ascolto alle menzogne della tua mente!

Quando si attiva il dolore dentro di te, inizia a raccontare un sacco di menzogne pur di mantenersi viva e continuare ad avere potere su di te. La mente deve comportarsi così, poiché vuole sopravvivere. Sta a te non cadere nella sua trappola. Per non cadere nella trappola, non devi darle energia tramite la tua identificazione con essa, e cioè non devi credere a ciò che dice. Per fare questo devi attivare una consapevolezza superiore, la presenza appunto, per essere in grado di realizzare che ciò che propone la mente è assurdo. Ciò è piuttosto difficile se siamo sempre stati abituati a dare la colpa agli altri della nostra sofferenza.

Per questo è molto efficace ammettere la nostra ignoranza e cecità, dicendo che non abbiamo occhi per vedere, che a noi sembra che la sofferenza dipenda da qualcosa che è successo o da qualcuno, ma non abbiamo la certezza che sia così. Dobbiamo mettere in dubbio le nostre interpretazioni, poiché esse si basano sulla prospettiva limitata dell’ego e sul bisogno di sopravvivere. Si basano sull’assunto errato che noi siamo un corpo e una mente separati. Quando ti arrabbi, ammetti umilmente di non sapere la causa della tua rabbia anziché accusare “colui che ti ha fatto arrabbiare”. La mente non ci mette molto a individuare il colpevole della nostra rabbia. Eppure puoi stare certo che ognuno di noi è responsabile di come si sente: puoi vederlo solo se apri il cuore. Non sei tenuto a credere che sia così: tra l’altro, credere che sia così non serve a molto.

Devi realizzare nella tua esperienza che è così, aprendo il tuo cuore. E così ti potrai accorgere di come la mente ti ha sempre raccontato solamente menzogne alle quali tu hai creduto. E potrai aprirti alla visione corretta del cuore. Nel frattempo che il tuo cuore non è aperto, puoi comunque assumerti la responsabilità di ciò che provi, guardando come la sofferenza scaturisce dal tuo interno e dalle tue interpretazioni della realtà, e non direttamente da ciò che succede.

La mente non sa quanto è dolce il potere della resa

Un altro ostacolo ad arrendersi è il fatto che la mente intensifica il dolore e la resistenza proprio laddove ci sarebbe l’opportunità più grande di resa e di sprofondare nella pace. Ad esempio, quando sei terrorizzato da qualcosa, vorresti fare di tutto fuorché affrontare la paura. Quando sei infuriato con qualcuno, vorresti fare di tutto fuorché perdonarlo. Infatti la tua mente pensa che arrendendosi perderà qualcosa. E in effetti per il tuo ego è così. Ma per te, per il tuo vero Sé, non c’è nulla di più prezioso che abbandonarti al tuo cuore. Proprio laddove c’è la paura più tremenda, lì c’è la possibilità di evoluzione più straordinaria. Dove c’è l’odio più terribile, subito sotto si nasconde l’amore più genuino. E dove c’è la vergogna più orrenda, dietro di essa si cela la gioia più assoluta.

Maggiore è la sofferenza, più intensa sarà la pace e l’amore che scaturiranno dalla resa attraverso il dolore. Proprio negli eventi più traumatici e nelle crisi più cupe si nasconde un potenziale straordinario di crescita. Le crisi sono per la maggior parte di noi dei fatti insopportabili, delle maledizioni, ma per chi lavora su di sé per aprire il proprio cuore anche la più piccola crisi è un’opportunità d’oro da non lasciarsi sfuggire. E una grande crisi è una possibilità di salvezza, per lasciar andare tutti i propri attaccamenti e tutte le resistenze. Laddove l’uomo comune vede la morte e la disperazione, chi vuole aprire davvero il proprio cuore vede la vera vita e la liberazione, e si arrende proprio nel momento di massima tensione. La mente infatti non sa quanto è dolce il potere della resa. Ma il cuore sa che non c’è nulla di più dolce.

Confida nel tuo cuore

Confida nel tuo cuore, perché esso sarà con te anche nel momento più buio. E se vorrai, proprio in quell’istante di disperazione ti salverà, ti libererà, ti donerà la pace e la gioia che hai sempre agognato. Se sapessimo quanta pace e amore ci sono nel nostro cuore, non faremo altro se non cercare di aprirlo. E invece ci sono pochissime persone disposte ad aprire il proprio cuore… Ovviamente ciò non è una colpa o un peccato, ma solo ignoranza sulla nostra vera natura, conseguenza del nostro addormentamento nel sogno della Coscienza. Non c’è bisogno che si risveglino tutti (anche se prima o poi questo meraviglioso destino toccherà a ognuno di noi!), in quanto chi trova la pace non ha più bisogno di nulla.

Confida nel tuo cuore, perché in esso c’è tutto ciò che cerchi. Sviluppa una connessione con il tuo cuore. Dialoga con lui, prega direttamente rivolto verso di lui, rendilo il tuo migliore amico. Ama il tuo cuore, sciogliti in esso. Dimora in lui, nello spazio della sua presenza, che coincide con la tua presenza silenziosa. Infatti non c’è differenza tra te e il tuo cuore: il cuore è il centro di ognuno di noi. Offri al tuo cuore tutti i tuoi problemi, preoccupazioni, angosce, e lascia andare a lui i tuoi giudizi, il tuo odio e la tua rabbia. Se affidi tutte queste cose al tuo cuore, esso le trasformerà in gioia e pace. Chi sa meglio del tuo cuore che cosa è vero, che cosa è giusto, che cosa è bene per te?

Le quattro qualità per aprire rapidamente il tuo cuore

Per aprire il tuo cuore rapidamente e sperimentare il potere della resa, devi sviluppare almeno quattro qualità: devozione, fiducia, lungimiranza e coraggio. La devozione e la fiducia (o fede) sono necessarie per confidare nel tuo cuore, nel fatto che esso non ti volterà mai le spalle, che in esso sei sempre al sicuro, anche in mezzo alla tempesta più distruttiva, e che il tuo cuore è il tuo vero Sé. La devozione e la fede si sviluppano attraverso l’accettazione e la resa, la preghiera del cuore, la gratitudine e la compassione. La lungimiranza è necessaria per uscire dalla prospettiva limitata della mente, che è in grado di vedere solo i vantaggi nel breve termine. E nel breve termine è sicuramente meglio per l’ego proteggersi e mantenere il cuore chiuso!

Tu devi essere in grado di guardare nel lungo termine e vedere come alla fine del tuo viaggio, quando il cuore sarà aperto, sarai pieno di gioia, di pace e di amore. Quando la mente ti spaventa con la sua prospettiva nel breve termine, non ascoltarla e immagina invece come ti sentirai meglio dopo che avrai lasciato andare il tuo blocco, dopo che ti sarai arreso al momento presente e a ciò che stai provando. Il coraggio è necessario per sforzarti di andare contro le tendenze dell’ego di chiudersi in se stesso. Per sviluppare coraggio, hai bisogno di forza di volontà e impegno nel guardare a fondo come i tuoi mostri interiori sono fasulli e quindi non possono farti nulla di male.

L’umiltà è una chiave per la tua liberazione

Infine, hai anche bisogno di umiltà nel riconoscere come il tuo punto di vista prima di aprire il cuore è errato e limitato dalla visione dell’ego. Dobbiamo renderci conto quanto è arrogante pensare di sapere chi è che ci sta facendo soffrire e di essere nel giusto! L’umiltà è necessaria per arrendere le nostre percezioni e chiedere la visione del cuore. Essa è fondamentale per ammettere che abbiamo bisogno che la nostra visione e tutta la nostra mente siano rinnovati dall’amore. Finché non abbiamo il cuore aperto, possiamo solo presumere di avere ragione, e ciò è nella maggior parte dei casi un ostacolo alla nostra crescita. Non sappiamo nemmeno che cosa sia meglio per noi!

Dobbiamo avere l’umiltà di ammettere che siamo ciechi! Soltanto riconoscere questo profondamente è straordinariamente trasformativo e facilita la nostra resa. Per poterci arrendere al nostro cuore (o a qualsiasi altra figura consideriamo come sede dell’Amore e della Verità), dobbiamo sciogliere il nostro orgoglio e desiderare di liberarci dal nostro ego. Oltre all’umiltà, è necessaria una volontà fortissima e genuina di aprire il nostro cuore e abbandonarci a esso: ciò deve essere la nostra priorità e non dobbiamo avere altre distrazioni o desideri. Se consideriamo che ci sia qualcosa di più importante, ciò significa che ci accontentiamo ancora della nostra vita di ora e del sistema dell’ego. Quindi dobbiamo aspirare al divino più di ogni altra cosa, con tutto il nostro cuore e le nostre forze!

Desidera la tua liberazione più di ogni altra cosa!

Desidera la tua liberazione più di ogni altra cosa e sarai presto libero! Per liberarti dalle distrazioni e dai desideri ci sono due strade: una è quella della sofferenza. Ma penso che ne abbia già avuto abbastanza di questa! In ogni caso, se sarà necessaria altra sofferenza, essa non tarderà a venire! No, non sono l’uccello del malaugurio: la sofferenza è una grande maestra, poiché è attraverso di essa che arriviamo ad arrenderci. Inoltre, è sicuramente in seguito a molta sofferenza che abbiamo scelto di intraprendere un cammino spirituale o cercare soluzioni non convenzionali. L’altra strada è quella della dedizione totale e assoluta all’unico desiderio della vera pace del tuo cuore.

Per sviluppare questa dedizione non devi ritirarti dalla tua vita. Devi semplicemente spostare il centro della tua attenzione dal mondo e dalla mente per dirigerlo verso il tuo cuore. E devi vivere dimorando il più possibile in esso: inizialmente realizzi questo rimanendo presente e focalizzandoti sulla sensazione di esistere. Con il tempo, ti abbandoni allo spazio silenzioso della tua presenza, con un approccio più accogliente e femminile. E lasci che la grazia scenda su di te. Col tempo, cioè, tutta la tua vita diventa una resa. Non ti arrendi solamente in alcuni momenti, ma l’intera tua esistenza diventa una preghiera. Smetti dunque di farti ipnotizzare dal falso fascino delle cose del mondo e innamorati del tuo cuore!

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Come riscoprire la tua guida interiore

Come riscoprire la tua guida interiore

Ognuno di noi ha una guida interiore, celata nel profondo del proprio cuore. Essa è la voce dell’intuizione, della verità e della saggezza. Ti consiglia che cosa è bene fare o non fare. Ti sussurra all’orecchio quali sono i tuoi veri desideri, le tue vere aspirazioni. La tua guida interiore ti coccola con il suo abbraccio caloroso. Ti indirizza sulla strada giusta. Sa che cosa è meglio per te. Non ti lascia con il sapore del dubbio o con l’amaro della confusione e del conflitto. Ti guida direttamente all’azione, attraverso l’amore. Spiana la strada verso la realizzazione spirituale e ti accompagna sul sentiero della pace e della gioia. Ma come riscoprire la tua guida interiore? Come puoi connetterti con essa in modo da essere diretto all’azione, spontaneo, genuino, amorevole, saggio, volto verso il giusto, in pace e in armonia e in modo da far fruttare le tue passioni?

Chiariamo subito una cosa: la tua guida interiore non è un’entità, uno spirito o un angelo. Non sto parlando di tale tipo di guida. La guida interiore è il tuo cuore, è la tua saggezza più intima, l’intelligenza dell’amore. Non si tratta di qualcosa di misterioso o inaccessibile. La tua guida interiore è il tuo Sé più profondo. La maggior parte di noi è così assorbito dalla mente e dall’ego da aver perso (quasi) completamente il contatto con la propria guida interiore. Essa è stata sostituita dalla voce ossessiva della testa, perennemente preoccupata, impaurita, ansiosa, arrabbiata. La voce nella testa, solitamente, afferma il contrario del cuore e lascia sempre un senso di tensione, di dubbio, e procura sofferenza ogni volta che la ascolti. Ti lascia sempre con un senso di vuoto. Il cuore invece ti riempie del suo amore.

Come riscoprire la tua guida interiore

Parlo di “riscoprire” la tua guida interiore poiché essa è sempre al tuo interno, e addirittura comunica continuamente con te. Solo che per la maggior parte del tempo siamo così indaffarati a seguire il flusso dei pensieri che non la sentiamo. Non la sentiamo perché la sua voce è più sottile, addirittura silenziosa, poiché parla attraverso l’amore e un’intelligenza che trascende le parole. Non ascoltiamo il suo sussurro tenue e delicato, immersi come siamo nel boato rumoroso e stridente della mente. Siamo in preda al caos e alla confusione, tormentati e assillati da una voce che non tace mai (e che tra l’altro scambiamo per la nostra identità!). Per cogliere le vibrazioni sottili della nostra guida interiore, dobbiamo affinare la nostra sensibilità. In particolare, dobbiamo sviluppare una sensibilità spirituale.

Come possiamo coltivare questa meravigliosa predisposizione? Dobbiamo innanzitutto imparare a fare silenzio per poter ascoltare la voce sottilissima del nostro cuore. Dobbiamo imparare ad ascoltare e ad ascoltarci. Che cos’è l’ascolto? L’ascolto è attenzione. E l’attenzione è consapevolezza diretta in un certo punto. Quindi ascoltare significa diventare profondamente consapevoli dei propri pensieri, emozioni, sensazioni, umore, stati d’animo. Più stai attento a ciò che succede dentro di te, più ti prendi cura delle tue emozioni, più riconosci i meccanismi della mente, più ti connetti alla tua guida interiore e in questo modo crescono la presenza e l’amore. Tutto il tuo essere inizia a essere fecondato dal frutto dolcissimo dell’amore, a essere inondato dalla sua dolcissima melodia. E una quiete profonda, un silenzio che non è di questo mondo, una pace amorevole e angelica riempiono ogni fibra del tuo essere.

Osserva i tuoi pensieri anziché credere alle loro storie

Per riscoprire la tua guida interiore, devi immergerti nel tuo cuore. Devi fonderti e diventare tutt’uno con esso. Ma per fare ciò devi scomparire. In che senso devi scomparire? Nel senso che devi lasciar andare il tuo ego. Può sembrare una cosa minacciosa e spaventosa. In realtà a sentirsi minacciato da ciò è l’ego, quindi se senti una certa paura dentro di te, essa è normale: è il lamento dell’ego che fiuta la propria morte. Ma non c’è nulla da temere: infatti l’ego è, come dico sempre, un fantasma, quindi non ha senso temere qualcosa che non esiste. Per cominciare, puoi iniziare a dare meno importanza alla voce nella tua testa, e cioè a non farti assorbire dai tuoi pensieri, dalle tue ossessioni e preoccupazioni. Finché sei totalmente assorbito nella mente, ti sarà difficile connetterti con la tua guida interiore.

Paradossalmente, per certi versi ignorare i propri pensieri significa anche dare loro attenzione. In che senso bisogna dare loro attenzione? Non nel senso che ti devi fidare del loro contenuto o credere nelle storie che raccontano. Infatti solitamente crediamo ai nostri pensieri proprio perché non li guardiamo, non li osserviamo, non ne siamo consapevoli e cadiamo direttamente in ciò che ci raccontano. Ma che cosa ci dice il cuore? Ci dice che i pensieri sono solo creazioni della mente che sorgono in virtù di un’entità separata inesistente. E proprio per via della loro natura illusoria, il loro contenuto è falso, è pura fantasia, ma per riconoscere tale illusorietà dobbiamo rimanere presenti sui nostri pensieri, riconoscere il potere che abbiamo dato loro tramite la nostra identificazione e iniziare via via a disidentificarci da essi lasciando andare il nostro attaccamento a essi e la nostra tendenza a crederli come veri.

Guarda ai pensieri come alle nuvole nel cielo

Ciò non significa controllare la mente oppure smettere di avere pensieri. Significa semplicemente non investire più la nostra identità in essi, non credere al loro contenuto. Per fare ciò è necessaria una consapevolezza che sia consapevole dei pensieri mentre passano e che lasci che essi seguano il loro corso. E che cosa ci dice il cuore sul corso dei pensieri? Ci dice che i pensieri sono modulazioni della coscienza, sono pacchetti di energia che attraversano il nostro Essere per qualche istante per poi lasciarci. Di per sé i pensieri non sono un problema: vanno e vengono. Sono come le nuvole del cielo. I problemi e le disfunzioni nascono quando ci attacchiamo ai pensieri, o resistiamo loro, o anziché vedere le nuvole rimaniamo ipnotizzati dalle loro forme. Le nuvole possono avere praticamente infinite forme diverse. Possono anche assumere la forma di un mostro minaccioso.

Ma noi sappiamo che è solo una nuvola. Se però dovessimo dimenticarci che si tratta di una nuvola, vediamo solamente il mostro minaccioso. E iniziano la paura, la preoccupazione, l’ansia. Allo stesso modo, i pensieri di per sé non sono nulla: in sostanza sono solo forme di energia, espressioni della coscienza che sorgono da essa e muoiono in essa. Ma assumono anche una forma. E noi generalmente rimaniamo ipnotizzati dalla forma, dimenticandoci della loro sostanza innocua. Tutti i pensieri, quanto alla sostanza, sono uguali tra loro e sono del tutto innocui. Quanto alla forma, essa è solamente un’illusione, un gioco (allo stesso modo in cui una nuvola che ha la forma di un mostro minaccioso non è un mostro minaccioso!). Ma quando crediamo all’illusione della forma, alla fantasia del loro contenuto, nascono i problemi.

Come riscoprire la tua guida interiore passando dalla mente al cuore

I pensieri acquisiscono potere quando diventiamo essi. Noi siamo letteralmente le nostre paure, le nostre preoccupazioni, i nostri disagi, i nostri giudizi. La “persona” che crede di essere impaurita, preoccupata, a disagio o che giudica è solamente un pensiero: noi però generalmente vediamo all’esterno solamente la paura o il disagio, mentre non vediamo che la “persona impaurita o a disagio” è anch’essa un pensiero. Non vediamo questo perché ci siamo persi nel pensiero, siamo diventati quel pensiero. Quando hai paura, diventi la paura, e vedi fuori di te un pensiero minaccioso. Non vedi però il pensiero con cui ti sei identificato, che suona così: io ho paura, io sono spaventato. Ogni volta che l’Io è mescolato in un pensiero, c’è identificazione, e quindi limitazione, e quindi sofferenza. La sofferenza è per l’ego un meccanismo di difesa.

Ma per il cuore la sofferenza è un campanello d’allarme, che dice: “Guarda che stai sbagliando la tua identità e per questo stai soffrendo; se però guardi insieme a me la paura, questa ti lascerà. Devi però fidarti di me e non della paura”. Passare dalla mente al cuore significa mettere in discussione i propri pensieri e guardarli dall’esterno, portandoli al cospetto del cuore e lasciando che esso li privi della loro magia e del loro potere ipnotico. Per fare questo, devi però avere un minimo di volontà e di fiducia necessari per metterti nelle mani del tuo cuore. In realtà il tuo cuore è la tua vera essenza, per cui quando non ti fidi di lui stai semplicemente voltando le spalle a te stesso, stai rifiutando la tua vera identità per difendere un’illusione.

Ma nonostante ciò sia vero, l’identificazione è spesso molto forte e tendiamo a voler proteggere il nostro ego e perpetuare l’illusione.

Apriti al tuo cuore

All’inizio osservare i nostri pensieri e cercare di disidentificarcene è un’azione prevalentemente mentale, frutto di forza di volontà. Ciò è così perché abbiamo vissuto tutta la nostra vita a identificarci con i nostri pensieri da non sapere come fare. Ma se persisterai con la volontà, a un certo punto la tua guida interiore comincerà a manifestarsi. Comincerai a sentire la sua presenza dolcissima. E dovrai solo farti accompagnare sul percorso. A quel punto non avrai nemmeno più particolare bisogno di leggere libri spirituali, seguire maestri o guru. Se essi prima apparivano indispensabili, ora sono al limite degli strumenti per spingerti ad andare avanti, fornirti alcuni utili consigli. Ma saranno come fratelli e non appariranno più come delle autorità investite di una saggezza e di un potere superiori.

Non rifiuterai i tuoi maestri o i consigli spirituali, ma riconoscerai semmai che risuonano col tuo cuore e li percepirai molto più vicini a te, molto più veri, privi di quell’alone di sacralità e molto più facilmente applicabili. Sarà così quando il tuo cuore sarà abbastanza aperto da donarti saggezza, intuizioni e la capacità di discernere il vero dal falso. Ma anche prima di raggiungere un tale livello, se stai bene attento, puoi già riconoscere i messaggi della tua guida interiore. Come puoi riconoscerli senza avere dubbi sulla loro veridicità? Ti do subito un consiglio di massima: il cuore ti parla attraverso l’esperienza diretta. Al contrario, la mente fornisce interpretazioni, esprime giudizi e in questo modo distorce la realtà. Per riconoscere la verità di qualcosa, devi GUARDARE CON ATTENZIONE, e troverai la risposta.

Guarda con attenzione per riscoprire la tua guida interiore

Tutto ciò che hai bisogno di sapere è sempre presente nella tua consapevolezza. Tuttavia la mente è maestra nel giocare i suoi brutti scherzi, facendo apparire per vero ciò che è falso e per falso ciò che è vero, dando origine a dubbi, conflitti e confusione. Quando sei confuso, sicuramente è intervenuta la mente. Spesso addirittura la mente interviene anche dopo che hai ricevuto un messaggio del tuo cuore, cospargendolo di dubbi e interpretandolo in maniera errata. Quindi devi affinare i tuoi strumenti di indagine e cercare di OSSERVARE e basta, eliminando totalmente le lenti del giudizio, delle interpretazioni e le etichette. Facciamo un esempio: quando hai paura di qualcosa, magari vuoi scoprire che cos’è, vuoi comprenderla a fondo, vuoi leggere il messaggio della tua guida interiore. Che cosa devi fare? Devi innanzitutto sgombrare la tua mente. Se stai pensando a qualcosa, smetti di pensare.

Ora osserva la tua mente. Vedi che cosa sta succedendo. Se hai paura, significa che nella tua mente appare un pensiero sotto forma di minaccia e un pensiero con cui ti identifichi (c’è sempre una dualità nella mente, che rende possibile l’identificazione e la separazione). Qual è il pensiero di minaccia? Riconoscilo. Qual è invece l’io minacciato, impaurito? Non c’è nessun io impaurito: quell’io è solamente un pensiero, e il tuo vero Sé è come incastrato al suo interno. Tirati fuori dalla trappola. Dopodiché, a tenere viva la paura possono essere altri pensieri: uno di questi è l’etichetta della paura, che crea ancora più paura. Riconoscila. Poi, collegati alla sensazione nel petto o nello stomaco connessa alla paura, stando bene attento a non chiamarla “paura”.

Rimani presente sull’emozione

Se la chiami “paura”, le dai potere. Ma se guardi solamente la tua sensazione (cosa ancora più importante di guardare i pensieri, anche perché la mente continua a generarne sempre di nuovi, rendendo difficile osservarli), sentendola puramente, puoi comprendere che è solamente un campo di energia. Smetti di dare importanza alla forma di quella particolare sensazione, smetti di dire che è fastidiosa o intensa, smetti di produrre pensieri al riguardo e rimani semplicemente presente. E vedrai come in poco tempo la paura scomparirà. Scomparirà tanto più velocemente quanto più tu smetti di nutrirla con i tuoi pensieri. In alcuni casi potrebbe rimanere una certa sensazione sul petto o sullo stomaco: ma se non la chiami più paura, che potere ha su di te? E dopotutto è così insopportabile? Puoi sopportare un mal di stomaco per un pochino?

Puoi anche ignorare i pensieri sulla paura: se riesci, puoi guardarli per scoprire che cos’è la paura, come nasce e perché ti fa soffrire. Ma è sicuramente più utile guardare la paura (o qualsiasi emozione) direttamente sul corpo, poiché il corpo non mente e ti dice la verità sul tuo stato mentale ed emotivo del momento. Questa è l’intelligenza del cuore. Per riscoprire la tua guida interiore, RIMANI PRESENTE sulle tue emozioni. In questo modo cresce in te la consapevolezza, e la mente perde via via il suo potere magico e ipnotico su di te. La mente dice: “Evita le emozioni, rifugiati in attività, scaccia il malessere, non guardarlo perché ciò ti distruggerà”. Il cuore invece dice: “Guarda le emozioni, rifugiati nella mia presenza, accogli il malessere, guarda perché ciò ti salverà“.

La mente dice: “Evita le emozioni, rifugiati in attività, scaccia il malessere, non guardarlo perché ciò ti distruggerà”. Il cuore invece dice: “Guarda le emozioni, rifugiati nella mia presenza, accogli il malessere, guardalo perché ciò ti salverà”.

Affina il tuo intuito e ascolta il tuo sesto senso

Il sapere del cuore è intuitivo. Può essere definito come una forma di sesto senso innato. Ma non è il sesto senso di cui si parla comunemente: è qualcosa di molto più profondo. Piuttosto, è la capacità di comprendere intuitivamente i messaggi inviati dal cuore. Solitamente la voce del cuore è filtrata dalle interpretazioni della mente, quindi non accediamo alle sue verità in modo diretto. Quando inizi a vivere a contatto col tuo cuore e cominci a riscoprire la tua guida interiore, i messaggi di questa sono molto più puri e ti guidano dolcemente. Ti offro alcuni esempi di questi “messaggi” per aiutarti a distinguere la voce del cuore da quella della mente:

1) Il cuore dice: “Quando soffri, stai seguendo il tuo ego e non me”

Questa è una verità chiara: quando soffri, stai sbagliando qualcosa. Stai seguendo il tuo ego, stai ascoltando la voce nella tua testa. Ti sei identificato con un meccanismo dell’ego. Sei caduto nell’illusione della separazione. Sei diventato un pensiero o un’emozione. Hai perso il contatto con la pace del tuo cuore. Se c’è sofferenza, stai dando ascolto a chi non dovresti ascoltare. Appena te ne accorgi, il tuo cuore è pronto ad accoglierti nuovamente. Questo è uno dei messaggi più importanti della tua guida interiore, se non il più importante in assoluto. Ogni volta che non senti pace in ciò che fai, stai sbagliando qualcosa. Anche la sofferenza più sottile (dalla più piccola frustrazione alla minima tristezza) sono segnali che hai fatto una scelta sbagliata.

Il tuo cuore chiaramente ti invita a fare un’altra scelta, in qualunque momento voglia. Puoi decidere quando vuoi di riconnetterti al tuo cuore e di riscoprire la tua guida interiore. Infatti riscoprire la tua guida interiore è qualcosa che puoi fare sempre, poiché essa è fedele e sempre presente. Essa non ti abbandona mai: sei tu al limite che le volti le spalle. Ma puoi stare certo che lei è sempre pronta ad accoglierti e anzi non vede l’ora che tu ti getti tra le sue braccia e riprenda a seguirla (o inizi finalmente a seguirla dopo anni e anni di follia!). La prossima volta che soffri, chiediti se per caso non hai sbagliato qualcosa. Non importa se alla tua mente sembri tutto a posto: ciò che senti è molto più vero di ciò che dice la mente.

2) Il cuore dice: “Quando soffri, guarda insieme a me nel profondo”

L’ego ti invita a fuggire la sofferenza, le emozioni dolorose, il malessere. Il cuore invece sa benissimo che rifuggire il dolore significa perpetuarlo. La sofferenza non può essere repressa, nascosta, rifuggita, evitata. Qualunque cosa tu faccia in questo senso, essa si manifesterà nuovamente. Infatti il tuo cuore sa che ciò che non affronti, si ripete nel tempo (e questo è un altro “messaggio” della tua guida interiore). La tua guida interiore ti invita a rimanere al centro della tua sofferenza, per illuminarla, comprenderla a fondo, scioglierla. Il cuore sa che l’unico modo per sciogliere qualsiasi malessere è dandogli la sua completa attenzione, lasciando andare ogni resistenza e giudizio per stare sull’emozione finché essa non è compresa nella sua natura.

3) Il cuore dice: “Ciò che non affronti ora, si ripete nel tempo”

Ho appena accennato a questo fondamentale messaggio, ma vorrei approfondirlo brevemente data la sua importanza. Ogni volta che rifuggi un tuo malessere, esso si ripresenterà in futuro. Tutto ciò che è ignorato e trascurato non scompare, ma si accumula a livello mentale, emotivo e fisico. Se oltre a ignorare il dolore lo reprimi, resisti o lo rifuggi continuamente, esso può dare origine a malattie e manifestarsi a livello puramente fisico, come somatizzazione. Qual è la cosa più sana? Il cuore sa che la cosa più sana è affrontare qualunque malessere subito, appena si presenta, o perlomeno appena ne sei consapevole. Potresti sentirti oppresso da emozioni dolorose di apatia, depressione, ansia, rabbia, malinconia senza che abbiano un particolare motivo.

Spesso attribuiamo le cause di queste emozioni al cambio di stagione, a ciò che abbiamo mangiato, a predisposizioni famigliari, a problemi di salute, alla sfortuna, all’aver dormito poco, al tempo, a qualcosa che è successo, al fatto che non possiamo uscire, alla quarantena, alla solitudine, al partner, ai genitori, a noi stessi, a Dio, al mondo, agli ormoni, allo stress (che al limite è un sintomo e non la causa delle emozioni), al fatto che non possiamo fare ciò che ci piace… Inventiamo spiegazioni immaginarie pur di non assumerci la responsabilità del nostro stato d’animo e pur di non guardare che cosa sta davvero accadendo dentro di noi. Ma la causa delle emozioni si trova nel messaggio 1): quando segui l’ego, soffri. Il problema è che seguiamo l’ego per quasi tutto il tempo, e non possiamo dunque sorprenderci di non essere mai in pace!

E quando ci si presenta l’opportunità di guardare come abbiamo provocato miseria a noi stessi, giudichiamo le nostre emozioni come un problema, diciamo che non dovremmo sentirci così, che non possiamo mostrarci così agli altri. E quindi che cosa facciamo? Facciamo finta che la nostra tristezza non ci sia, la nascondiamo innanzitutto a noi stessi e poi agli altri. Ma ognuno di noi sa benissimo che qualunque cosa facciamo per non sentire la tristezza, l’ansia o l’apatia non servirà assolutamente a niente. Ma se abbiamo il coraggio di guardare dentro di noi per comprendere l’origine della nostra sofferenza, iniziamo a scoprire qualcosa. Inizialmente diventiamo solamente più confusi, poiché siamo così disconnessi dal nostro cuore che non abbiamo idea di che cosa ci stia succedendo. E infatti:

4) Il cuore dice: “Il malessere che provi è un sintomo della tua disconnessione da me”

Apatia, depressione e malesseri vari apparentemente senza giustificazione iniziano ad avere un senso nel momento in cui vengono visti come sintomi della disconnessione dal cuore, e quindi anche come chiusura di cuore, mancanza di amore, lontananza da sé stessi. Come possiamo meravigliarci di essere depressi, apatici, disperati, sempre tristi e mai felici, se non ci prendiamo cura di noi stessi, non siamo mai attenti a ciò che ci succede internamente? La nostra vita frenetica in preda ai meccanismi dell’ego crea un’enorme mole di disagi che finiscono per penetrare in profondità e diventare densi e carichi di energia negativa. Noi siamo fatti per risiedere nel nostro cuore, mentre vivere separati da noi stessi causa enorme stress, malessere e sofferenza. Potremmo avere una salute di ferro, una famiglia perfetta e un lavoro straordinario, ma se siamo disconnessi da noi stessi sentiremo sempre un vuoto dentro di noi.

E dobbiamo avere il coraggio di affrontare apertamente quel vuoto apparentemente senza senso, prima di andare dallo psicologo o prima di credere alle storie della nostra mente che ci dice che la vita non ha senso, che il mondo fa schifo, che non c’è nulla da fare. I pensieri di apatia, insoddisfazione, depressione, mancanza di senso sono tutti frutto della disconnessione dal cuore. Ciò può sembrare assurdo in una società materialista che considera ogni emozione come un problema di per sé, senza indagarne le cause spirituali e più profonde, o addirittura bollando come pseudo-scienziati coloro che umilmente suggeriscono la possibilità che i malesseri abbiano un’origine spirituale e non materiale. In ogni caso, non devi credere né agli scienziati né agli pseudo-scienziati, ma indagare dentro di te per scoprire le cause dei tuoi disagi.

5) Il cuore dice: “Se mi segui tutte le volte che puoi, ti regalerò pace perfetta e la sacra unione con me”

Questa è la promessa del nostro cuore: se lo seguiamo tutte le volte che possiamo, se siamo fedeli a lui come lui lo è nei nostri confronti, possiamo riconnetterci completamente a lui ed essere invasi dalla sua perfetta pace. Non è affatto una promessa da poco, non trovi? Il nostro cuore ci sta promettendo il Paradiso, ce lo promette in ogni momento. Eppure noi gli voltiamo le spalle per inseguire fragili illusioni e piaceri evanescenti. Il cuore vorrebbe donarci la sua pace, ma noi la rifiutiamo in ogni momento, per ignoranza di chi siamo veramente e di che cos’è veramente la felicità e che cos’è davvero importante. Quando approfondiamo lindagine per scoprire chi siamo veramente, la nostra connessione col nostro cuore aumenta e con essa crescono la pace e la gioia.

Seguire il proprio cuore tutte le volte che possiamo significa innanzitutto ignorare la voce dell’ego, il suo costante brontolio, i suoi infiniti bisogni, capricci e desideri. Significa quindi fare un po’ di spazio e silenzio dentro di noi. Dopodiché, significa tornare a essere, semplicemente essere, e cioè dimorare nello spazio della nostra presenza, che coincide appunto con il nostro cuore, il nostro vero Sé. La pace perfetta è la “fragranza” del cuore: non è una qualità aggiunta o un particolare stato d’animo, ma è l’essenza stessa del nostro Essere. Dopotutto, la nostra vera natura è divina, quindi che cosa può esserci nelle profondità del nostro essere se non la pace più perfetta? La sacra unione con il cuore è la scoperta definitiva che noi siamo tutt’uno con esso, è il risveglio, l’illuminazione, l’ultima realizzazione spirituale. Quando siamo tutt’uno con il nostro cuore, siamo liberi e in pace.

6) Il cuore dice: “Io ci sono sempre, se sarai abbastanza paziente e accorto mi troverai tutte le volte che vorrai e tornerai in pace”

Siamo noi che voltiamo le spalle al nostro cuore. Esso ci illumina sempre. Eppure spesso non sentiamo la sua pace, perché siamo troppo immersi nella mente e nei suoi problemi, cosicché la nostra pace sembra oscurata e velata profondamente. Quindi è una buona abitudine imparare a riconnettersi con il proprio cuore ogni volta che possiamo. Dobbiamo imparare a recuperare la centratura il più presto possibile, anziché rimanere a rimuginare sui problemi, a covare rancore e risentimento, a rimanere nella paura e a giudicare. Ogni volta che ci capita qualcosa che ci fa perdere la calma, dobbiamo essere abbastanza accorti da superare la seduzione dell’ego e il potere ipnotico della mente, che ci dice: “Vieni qui a risolvere questo problema, continua a pensare a una soluzione, fai vedere a quello chi sei”.

Dopodiché, dobbiamo essere abbastanza pazienti e fiduciosi nel fatto che se rimarremo semplicemente presenti e non ascolteremo le storie nella nostra testa, la pace tornerà. Quando la pace sembra scomparire, abituati a chiederti dove sia finita. Se non ne sei consapevole, significa che ti sei disconnesso dal tuo cuore, non eri presente e ti sei fatto “triturare” dalla mente. Ma non c’è problema: puoi tornare al tuo cuore ogni volta che vuoi. Alcuni di noi, tuttavia, sono così assorbiti nella propria mente da non sapere nemmeno che cosa sia la pace. Nemmeno questa è una colpa. In tal caso, possiamo cercare qualche sollievo dal nostro dolore trovando alcuni momenti in cui respirare consapevolmente e cercare di essere presenti in silenzio, per assaporare almeno un po’ di pace e tornare a essa anche durante le faccende quotidiane.

7) Il cuore dice: “Le tue interpretazioni dei fatti sono false: lasciale andare a me e chiedimi la retta visione”

La visione ordinaria delle cose è viziata dalla mente egoica. Essa dice che sono gli altri a farci soffrire e a farci perdere la pace; che i problemi sono fuori di noi; che ci sono persone e situazioni insopportabili; e che dobbiamo risolvere i nostri problemi all’esterno. Il cuore dice che siamo noi a causare la nostra sofferenza e a perdere la pace (perché voltiamo le spalle al cuore per scegliere l’ego): infatti quando crediamo alle interpretazioni della nostra mente, la sofferenza aumenta sensibilmente. E quando la sofferenza aumenta torniamo al punto 1): quando soffri stai seguendo il tuo ego e non il cuore. Dopodiché, il cuore dice che i problemi sono unicamente dentro di noi, e sono frutto della nostra cecità e di una prospettiva sbagliata o limitata. Se portiamo le nostre interpretazioni e i nostri giudizi al cuore, la nostra guida interiore guarisce la nostra ignoranza.

Se vuoi riscoprire la tua guida interiore, lascia dunque al tuo cuore il compito di giudicare! Il tuo cuore sa che non ci sono persone o situazioni insopportabili, poiché i fastidi sono tutti dentro di te. E sa che ogni problema va risolto al proprio interno, non nel punto in cui è nato (cioè nella mente o nelle sue proiezioni nel mondo) ma nel cuore. L’unica visione corretta è quella del cuore: solo chi ha il cuore aperto sa effettivamente che cosa sta accadendo nel mondo e nella mente propria e degli altri. Potremmo dire che tutti gli altri sono addormentati o ciechi: ovviamente questo non è un giudizio, ma una presa di consapevolezza. Se non ammettiamo umilmente di essere addormentati, come potremo mai svegliarci? Riscoprire la tua guida interiore è fondamentale per accompagnarti sulla via del risveglio!

8) Il cuore dice: “Per essere felice non hai bisogno assolutamente di niente e nessuno: devi solo tornare a me”

Questa è una delle verità del cuore più difficili da accettare e comprendere nella nostra società abituata a cercare sempre qualcosa all’esterno per trovare la felicità. Riscoprire la tua guida interiore significa comprendere che l’unica felicità possibile è dentro di te. La tua mente crea falsi bisogni, pompati e moltiplicati dalle pubblicità (che accrescono il desiderio dell’ego di ingrandirsi e di avere sempre di più per colmare la sua perenne insoddisfazione). Il tuo cuore sa quali sono i tuoi veri bisogni: l’unico vero “bisogno” è quello di recuperare la connessione con lui e tornare a risiedere in esso: il tuo cuore è la tua casa e puoi essere felice solo quando dimori in essa. Quando sei disconnesso dal cuore, la felicità è un fenomeno sporadico o comunque incompleto, temporaneo, insoddisfacente, oppure si presenta sotto forma di picchi di euforia, per poi lasciarti più vuoto di prima.

Nessuno ammette di essere infelice. Molti di noi sono avvezzi allo stato egoico di coscienza, in cui non si sta né troppo male né troppo bene, come in un purgatorio. Ma il fatto di non essere all’inferno non significa essere in paradiso. La maggior parte di noi ha superato almeno l’inferno, ma giace in un limbo, un purgatorio infinito, dove si alternano alti e bassi, in un gioco di specchi e di opposti. Il cuore sa che nel sistema dell’ego è impossibile avere il piacere senza il dolore, e la maggior parte di noi si rassegna a questa triste verità. Ma il cuore sa anche che fuori dal sistema dell’ego è possibile la pace in ogni momento, il Paradiso in terra? Per noi “anime del Purgatorio” ciò suona assurdo, abituati come siamo a soffrire! Ma la verità è che se risiediamo nel nostro cuore vivremo finalmente in pace!

I messaggi del cuore e le sue verità non sono finite qui. Ci vorrebbero però troppe pagine per scriverle tutte. In ogni caso, puoi scoprire tu quali sono i messaggi del tuo cuore. Magari la prossima volta torneremo sull’argomento, poiché ritengo che leggere e comprendere i messaggi del nostro cuore sia una priorità fondamentale. Riscoprire la tua guida interiore è possibile! Ti auguro di riconnetterti al tuo cuore e di riscoprire la tua guida interiore il prima possibile per tornare alla pace del tuo Essere! Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione.

Come aprire il cuore

Come aprire il cuore

Come aprire il cuore all’amore? Come vivere in totale armonia con se stessi e con la vita? Si può vivere in uno stato di flusso, in unione con l’Universo? Certamente è possibile. Per renderlo possibile, ciò deve però essere il nostro obiettivo vitale, il nostro desiderio più ardente e profondo. Infatti è prima di tutto l’intenzione a rendere possibile una simile realizzazione. Aprire il cuore significa imparare ad amare incondizionatamente. Significa avere completa fiducia nella Vita. Significa scorrere tutt’uno con l’esistenza. Vuol dire accettare ogni cosa allo stesso modo, rinunciando a ogni giudizio, preferenza, posizione. Vuol dire abbandonare ogni paura e timore, ogni preoccupazione per sé stessi, ogni paranoia dell’io. Significa entrare in sintonia con qualunque persona, compresi gli sconosciuti, rinunciando a ogni sospetto e chiusura.

Significa sciogliersi in un oceano di amore e pace. Vuol dire smettere di pensare ossessivamente. Vuol dire gioire di ogni singolo aspetto dell’esistenza. Significa non opporre alcun rifiuto, alcuna resistenza e rinunciare a ogni separazione. Significa diventare portatori di gioia e amore, unione e pace, fratellanza e condivisione. Vuol dire liberarsi del proprio ego. Vuol dire rinunciare a ogni specialità, a ogni identità personale, a ogni senso di separazione, a ogni limite e confine. Significa lasciar andare ciò che piace e ciò che non piace, i propri vizi e le proprie debolezze. Significa iniziare finalmente a vivere davvero. Vuol dire perdonare qualsiasi cosa e persona, lasciar andare ogni rancore. Vuol dire abbattere ogni barriera, difesa e protezione.

Come aprire il cuore?

Come aprire il cuore? E come fare in modo che ciò sia possibile nella nostra esperienza e non solo come concetto nella mente? Aprire il cuore implica fare il contrario di ciò che abbiamo sempre fatto. Abbiamo sempre idolatrato il nostro ego, pensando che esso fosse la fonte della nostra gioia e la nostra identità. Così, abbiamo creato divisione tra noi e gli altri, conflitti, separazione, giudizio, odio, accusa, condanna, colpa, vergogna, indegnità. E questo ci è costato enorme sofferenza, poiché comportandoci così abbiamo rifiutato la nostra unità come uomini, e con essa la nostra natura divina di amore incondizionato. Abbiamo chiuso il nostro cuore, creando barriere, difese, tensioni, emozioni negative. Abbiamo creato per noi e per gli altri una vita misera e infelice. Ma proprio quella stessa sofferenza così struggente ci ha aperto gli occhi e ci ha suggerito che è possibile un’altra via.

È possibile una via che ci riconduca al nostro cuore, che elimini le pietruzze che hanno chiuso il passaggio e impediscono all’amore e alla pace di fluire liberamente. Se finora abbiamo scelto l’ego e in suo nome abbiamo eretto barricate, abbiamo sigillato il nostro cuore con le cerniere della colpa, della rabbia, dell’odio e della paura, da oggi possiamo scegliere di smantellare questi edifici instabili, che ci rendono solamente più vulnerabili ed esposti agli attacchi. Paradossalmente, chi ha il cuore aperto è invulnerabile. Infatti egli non ha nessun punto che possa essere attaccato. Chi ha il cuore chiuso, invece, può essere ferito continuamente anche dal più piccolo giudizio, dalla minima critica, è suscettibile, vulnerabile, debole, pauroso, timido, arrabbiato, orgoglioso. Diventa tutte queste cose perché ha un disperato bisogno di amore, e non sa che è stato proprio lui a sigillare la fonte del proprio amore.

Siamo stati noi a chiudere il nostro cuore

Per prima cosa, dobbiamo dunque realizzare che siamo stati noi a chiudere il nostro cuore. Infatti abbiamo scelto di creare un ego, all’alba dei tempi, forse per gioco, forse per conoscerci meglio. Chi sa esattamente che cosa sia successo? All’inizio eravamo un’unità indistinta, poi è accaduto qualcosa e ci siamo separati, almeno apparentemente (infatti la separazione è in realtà un’illusione!). Forse è stato proprio il fatto che eravamo un’unità indistinta a spingerci a separarci per realizzare la nostra essenza, per tornare a essa più completi dopo l’esperienza della separazione. In ogni caso, ognuno di noi ha un ego perché ha scelto questa strada. Ciò è fondamentale da capire per dissipare ogni vittimismo. Nessuno è vittima di questa decisione: ognuno ne è ugualmente responsabile, per quanto ciò sia difficile da accettare.

Se non altro, assumersi la responsabilità di aver scelto l’ego è un presupposto basilare per aprire il proprio cuore. Se ci sentiamo delle vittime, continueremo a subire. Dobbiamo capire che sentirsi vittima è semplicemente un’altra strategia dell’ego per mantenere viva la separazione. Quindi se scegli di essere vittima, stai scegliendo ancora l’ego, e non vuoi aprire il tuo cuore! Puoi aver sofferto le pene dell’inferno, ma sentirtene vittima non ti libera dalla sofferenza, semmai la alimenta. Assumersi la responsabilità di aver chiuso il proprio cuore è un passo coraggiosissimo: significa infatti ammettere di essere responsabili della propria sofferenza. Significa riconoscere che a farci male non sono stati gli eventi o le persone fuori di noi, ma le barriere che abbiamo eretto contro di loro. Può sembrare assurdo, ma man mano che apri il cuore, capisci che è così, e che non può essere altrimenti.

Riesci a vedere l’unità tra vittima e carnefice?

Persino quando siamo bambini (anzi, soprattutto quando siamo bambini) scegliamo inconsciamente di chiudere il nostro cuore per non vedere la verità. Erigiamo fin da subito barriere che almeno ci consentono di tenere vivo il nostro ego. So che è difficile da fare, ma quando vogliamo aprire il cuore non dobbiamo distinguere tra vittime e carnefici, tra innocenti e colpevoli. Infatti questa è un’altra trappola dell’ego per mantenere la separazione, dicendo che da un lato ci sono delle vittime innocenti, dall’altra dei criminali incalliti. Esprimere questo giudizio implica vedere con gli occhi dell’ego e non con il cuore. Il cuore infatti dice che tanto chi subisce il male quanto chi lo fa stanno facendo delle richieste di amore e sono entrambi soggetti ai meccanismi dell’ego.

Altrimenti la cosiddetta vittima non soffrirebbe. E l’eventuale carnefice si asterrebbe dal suo crimine. Se proprio vogliamo, possiamo dire che “vittima” e “carnefice” sono entrambi vittime: vittime del loro ego, della scelta di separazione. Sembra assurdo, eppure se apri il tuo cuore vedi che è così. Puoi vedere che il criminale che uccide un innocente è semplicemente un disperato, che chiede amore ma non lo trova, e quindi impazzisce, diventa folle. E nello sguardo dell’assassino che uccide c’è la stessa preghiera di salvezza che traspare dagli occhi di colui che sta per essere ucciso. In questo modo, vittima e carnefice si fondono in una sola cosa, in un’unica disperata e folle richiesta. Non riusciamo a vedere ciò perché siamo ciechi, ottenebrati dal giudizio, identificati con il nostro ego, terrorizzati dalla morte. Così facciamo distinzione tra attacco e difesa, aggressione e protezione, quando essi sono solo due facce della stessa medaglia.

Perdonare significa amare se stessi

So che si tratta di una pillola indigesta o addirittura indigeribile. Chi di noi ha subito traumi, violenze, aggressioni sente la sofferenza che monta dentro di lui, rivede le ingiustizie subite, non riesce a perdonare. Ciò è assolutamente normale: è un meccanismo di difesa. Eppure se avremo il coraggio di vedere nella nostra rabbia, nel nostro rancore, nel nostro odio una richiesta di amore, potremo scioglierci, rimuovere le barriere dell’ego e rimanere a nuotare in un oceano di puro amore, dove i rancori non esistono più, l’incapacità di perdonare si dissolve, i giudizi si volatilizzano, la rabbia e l’odio vengono trasmutati in comprensione e amore, compassione e gioia. Non credi che sia possibile? E invece nella sofferenza di ognuno di noi c’è un’enorme energia trasformativa. E se avrai il coraggio di lasciar andare qualsiasi giudizio contro i tuoi carnefici, non rimpiangerai mai di averlo fatto.

Prima di perdonare, vorresti fare tutto fuorché perdonare. Ma dopo che perdoni, non vorresti aver fatto niente se non perdonato. Puoi vedere in te stesso come portare rancore, far vivere dentro di te l’ingiustizia perpetui la tua sofferenza, solamente la tua. Quindi perdonare è un atto di amore verso te stesso. Non verso chi ti ha fatto del male. Solamente verso te stesso. In verità infatti non c’è nessuno da perdonare lì fuori, ma c’è solo da rimuovere i tuoi ostacoli interni a sperimentare l’amore che è dentro di te. Quindi aprire il cuore non è un obbligo o un dovere verso qualcuno, né una massima morale, né una cosa consigliata dai libri di religione o spiritualità, ma è un atto di prendersi cura di sé.

E in questo atto di amore per sé stessi, scaturisce l’altruismo e l’amore verso gli altri, poiché non c’è alcuna differenza tra amare se stessi e amare gli altri.

Come aprire il cuore lasciando andare i giudizi e l’odio

Prima di perdonare, vorresti fare tutto fuorché perdonare. Ma dopo che perdoni, non vorresti aver fatto niente se non perdonato.

Quindi come aprire il cuore? Scopri dentro di te i giudizi, la rabbia, l’odio, i sensi di colpa, la vergogna e portali alla luce della tua consapevolezza. Vedi come sono essi la causa della tua sofferenza. Guarda come oscurano la tua pace e ti impediscono di accedere all’amore. Guarda ai tuoi giudizi come a delle pietre che chiudono la grotta del tuo cuore e impediscono a questo di far fluire l’amore verso l’esterno, condannandoti all’infelicità e alla sofferenza. Fallo per il tuo bene, fallo perché ti ami! Quando esprimi un giudizio di condanna, ti arrabbi o accusi qualcuno, guarda come reagisce il tuo corpo: reagisce come se avessi rivolto quella negatività a te stesso. E infatti hai davvero rivolto quella negatività a te stesso, poiché fuori di te non c’è nessuno, non c’è nessun “altro” che possa essere accusato, giudicato, incolpato.

Infatti il mondo è dentro di te e siamo tutti Uno. Quando giudichi qualcuno, osserva direttamente nella tua mente e nel tuo corpo come stai esattamente giudicando te stesso. E osserva come il giudizio verso chiunque è una forma di autocondanna e di mancanza di amore. Vedi dunque come il tuo giudizio non è altro che una richiesta di aiuto, una supplica di amore. E a quel punto, per amore verso di te, lascia andare quel giudizio, poiché fa male solamente a te. Prova a lasciar andare anche un solo giudizio, e ti sorprenderai della pace che inizierà a scaturire dal tuo cuore. Ogni pietra rimossa dal tuo cuore è un sollievo da un peso, è una piccola liberazione, elimina un po’ di sofferenza. Non devi credere a ciò che stai leggendo: guarda nella tua esperienza per scoprire se è davvero così.

Tutti i problemi nascono dalla chiusura di cuore

Vuoi una soluzione rapida per risolvere tutti i tuoi problemi? Apri il tuo cuore! Potresti credere che sia una rassicurazione consolatoria. Ma prima di esprimere qualsiasi opinione, scopri tu se è vero! Non avere problemi non significa non avere più sfide nella vita. Vuol dire però smettere di creare problemi con la mente, e quindi superare la tendenza a preoccuparsi, a ossessionarsi, ad avere paura. Infatti tutti questi atteggiamenti sono frutto di un cuore chiuso. Cerca di vedere nella tua vita come tutte le tue preoccupazioni e i tuoi problemi dipendano dalle tue interpretazioni. E in queste interpretazioni puoi notare l’insistenza assillante e paranoica dell’ego (come farò, cosa mi succederà, e se…, che cosa posso fare…). Ogni preoccupazione non è una preoccupazione per se stessi, per il proprio ego?

Se così non fosse, dovremmo essere ossessionati ogni volta che chiunque perde il lavoro. E invece lo siamo solo quando capita a noi, o al limite a un nostro caro. Se succede a un nostro amico, magari ci dispiace. E se succede a uno sconosciuto, non ce ne importa un fico secco! Ogni problema deriva dal fatto che siamo concentrati su noi stessi e unicamente su noi stessi, i nostri attaccamenti, la nostra identità e la nostra immagine. Spesso ciò non sembra vero, ma se guardi bene, scopri che è così. Inizialmente ciò può apparire minaccioso. Ma in realtà è qualcosa di davvero liberatorio, perché significa che se noi smetteremo di essere ossessionati da noi stessi, dalla nostra immagine e se lasceremo andare i giudizi, saremo liberi, in pace e gioiosi! Che cosa c’è di più liberatorio di questo?

Tra l’altro, è solamente nostra responsabilità portare avanti questo compito, poiché ogni ostacolo è solo interno alla nostra mente.

Le catene sono dentro di te

Infatti tutte le catene sono unicamente dentro di te. L’ego è maestro nel proiettare le catene all’esterno, tramite convinzioni, accuse, giudizi. Ma il cuore è altrettanto bravo a indicarti come tutto ciò che ti soffoca, ti opprime, ti incatena è solamente dentro di te. Sono le tue paure, i tuoi giudizi, le tue ossessioni a renderti schiavo. La tua mente è in grado di convincerti che ci siano davvero dei carnefici all’esterno, persone ed eventi che possano farti del male, e ti persuade ancora di più di ciò quando ti mostra il corpo e ti dice: “Vedi, se qualcuno ti ferisce, tu ti fai male”. Ma la stessa idea di corpo nasce per tenere viva la separazione! Il mondo come lo vediamo con gli occhi della mente egoica è stato creato dall’ego per rendere reale la separazione! Quindi non possiamo cercare conferme al nostro vittimismo nella mente o nel mondo.

Possiamo invece accorgerci di come l’unica schiavitù possibile sia quella interiore, e deriva dall’identificazione con l’ego, con un sé separato che è mente e corpo. Se crediamo di essere un corpo, è ovvio che soffriremo quando qualcuno ci minaccia, e così ci sentiremo schiacciati, feriti, umiliati, calpestati. Ma se ci riuniamo al nostro cuore, scopriamo di essere molto di più del nostro corpo e che il corpo è solo la forma con cui appariamo, non certo la nostra identità. All’interno del sistema dell’ego tutto questo è inconcepibile, è assurdo, è addirittura folle, o magari è una consolazione, un sogno, un’utopia, una teoria filosofica. Ma il cuore sa che ciò è vero, e non ha nemmeno bisogno di convincere nessuno, creare teorie e modelli per dimostrare che ciò che vede è la verità. La visione del cuore è intuitiva e non ha bisogno di parole né di essere creduta vera.

Come aprire il cuore scoprendo chi sei

Per aprire il cuore, trova il centro dentro di te. Trova ciò che non può essere ferito, minacciato, che non ha bisogno di difendersi, di accusare, di giudicare. Connettiti al tuo cuore, affidati a lui, abbandonati nelle sue mani e nel suo abbraccio accogliente e caloroso. Sii presente, conserva la centratura, confida nel fatto che il tuo bisogno di difenderti e di attaccare è illusorio. Indaga dentro di te per scoprire chi è che ha bisogno di difese e di mantenere il cuore chiuso. Cerca dentro di te quel cosiddetto sé separato o ego. Dov’è? Non puoi trovarlo, perché l’ego è un’illusione, è un’identità fantasma. Esso non è altro che una collezione di pensieri, emozioni, sensazioni che creano un’identità. Ma se guardi bene dentro di te, scopri solamente di aver scambiato la tua identità per quell’insieme di pensieri.

Ma tu non puoi essere quei pensieri, poiché SEI anche quando quelli non ci sono, e non esiste alcun’altra identità se non l’IO SONO al di là delle parole, silenzioso e spazioso. Capire chi sei veramente è fondamentale. Se infatti scopri di non essere un corpo e una mente separati, che cosa diamine puoi difendere? Un gruppo di pensieri, un’identità immaginaria e inesistente? Se scopri davvero chi sei, considererai assurdo dover difendere qualcosa che non sei, e che oltretutto ti fa soffrire e ti rende misero e infelice! La chiusura del cuore è frutto di un errore di identità. Recupera la tua vera essenza e il tuo cuore tornerà a riaprirsi! Quando ti senti ferito, indaga dentro di te per scoprire chi è la persona ferita. Se indaghi bene, non la troverai, e al suo posto scoprirai solamente pensieri ed emozioni, che ovviamente non sono la tua identità!

E potrai vedere il tuo vero Sé risplendere, non ferito né turbato da nulla, sempre invulnerabile e intoccabile.

Rimani presente e in pace: non hai bisogno di reagire

Il tuo ego è la fonte di tutti i tuoi mali. Soffri ogni volta che lo proteggi, lo ingrandisci o agisci sotto il suo impulso. Se ad esempio reagisci a un’offesa, soffri. Se ti fidi dell’interpretazione dell’ego, che ti dice che è stata l’offesa a causarti dolore, l’ego rimane nascosto e la sua strategia può proseguire indisturbata. Ma se ti rivolgi al cuore e porti a lui la tua interpretazione, mettendola in dubbio e ammettendo di non sapere la ragione del tuo turbamento, può aprirsi un piccolo spiraglio. Puoi notare nella tua esperienza come smettere di nutrire i pensieri di risentimento e condanna ti fa rapidamente stare meglio. Mentre la rabbia ribolle in te, cerca di mantenere almeno un piccolo spazio di lucidità e presenza, anziché diventare completamente inconsapevole e vittima dei tuoi meccanismi di reazione.

All’inizio può essere difficile. Ma se persisterai, la tua presenza aumenterà e con essa la pace. E pian piano vedrai sempre più rapidamente e prematuramente le reazioni che affiorano. E capirai che esse scaturiscono in virtù dell’ego e del senso di separazione, mentre il tuo vero Sé risplende nel retro della tua esperienza e ti illumina silenziosamente. Così tu potrai scegliere da che parte stare: se farti sedurre dal bisogno dell’ego di reagire oppure rimanere nella pace della tua consapevolezza, resistendo alle tentazioni dell’ego di trascinarti nell’inconsapevolezza (o meglio, lasciandole andare, poiché in realtà costa maggiore sforzo difendere l’ego piuttosto che rimanere sereno come consapevolezza osservatrice, eppure siamo come ipnotizzati dalla mente e tendiamo a cadere comunque nei meccanismi, per quanto essi consumino enorme energia!).

Abbandonati al tuo cuore

Quando siamo condizionati fortemente dall’ego, aprire il cuore sembra un’impresa dolorosa, un enorme sacrificio. Lasciar andare un nostro meccanismo sembra uno sforzo enorme, tanto intensa è la nostra identificazione con l’ego. Ma col tempo, potrai accorgerti di come lasciar andare la tua reattività sia tutto ciò che vuoi fare, poiché scoprirai che ciò è l’unico modo per mantenere e far crescere la pace dentro di te. Imparerai che la pace è il regalo più grande e farai di tutto per conservarla, arrendendoti completamente al tuo cuore pur di non perderla. Più ti connetti col tuo cuore, più vorrai rimanere connesso e connetterti ancora di più, affondando sempre più in profondità nel suo oceano infinito di pace e amore. E a quel punto niente e nessuno potranno farti desistere dal tuo desiderio di aprire il cuore.

Ogni sfida, anziché una minaccia, diventerà un’opportunità per aprire il cuore. E sarai grato delle sfide, anziché rifiutarle e averne paura. Alla fine non ci saranno nemmeno più sfide, poiché sarai talmente pieno di amore che tutto fluirà spontaneamente. Quindi abbandonati al tuo cuore, poiché in esso risiede la tua salvezza, l’unica salvezza da questo mondo folle! Se ti arrendi totalmente, il tuo ego ti lascerà, e non rimarranno altro che pace, gioia e amore. Sembra impossibile, vero? Eppure la nostra essenza è divina, è il Paradiso, il Regno dei Cieli! Siamo stati talmente a lungo all’inferno che non ci sembra possibile che esista una via di uscita, vero? Ma questa via di uscita c’è, ed è addirittura più vicina del tuo respiro! È incredibile ma vero: lascia andare i dubbi e almeno prova ad aprire il cuore e meraviglie e miracoli cominceranno ad accadere.

Sii come l’oceano per aprire il tuo cuore

Sii come l’oceano. Che cosa vuol dire essere come l’oceano? Significa dimorare nello spazio della propria presenza, lasciando che pensieri, emozioni e sensazioni vengano e se ne vadano, accogliendoli e poi lasciandoli andare, senza né rifiutarli né attaccarsi a essi. Semplicemente sii, rimani consapevole e vivi la vita risiedendo consapevolmente nello spazio del tuo Essere, nell’Io sono. E vedrai come in poco tempo la tua vita sarà totalmente trasformata. I pensieri avranno sempre meno influenza su di te e il loro potere di ipnotizzarti e farti soffrire sarà sempre minore. Affonderai sempre di più nell’oceano del tuo Essere e da lì potrai goderti la vita, rimanendo imperturbabile e sereno, in pace e nella gioia. Ciò non significa che non avrai più emozioni o pensieri (anche se ne avrai molti meno).

Significa però che tali pensieri ed emozioni non costituiranno più la tua identità, e quindi sarai libero dal loro influsso. Questa è la liberazione dalla mente, che è l’unica vera liberazione. Il senso di liberazione non è inteso come “scomparsa” della mente, anche perché ciò implicherebbe non poter più pensare. La liberazione è intesa come fine della mescolanza tra il tuo vero Sé e i pensieri, è cioè la fine dell’identificazione con la mente. Essa da padrona e torturatrice diventa tua fedele servitrice e efficace strumento sotto il tuo “controllo”. Non è più una mente egoica, ma una mente illuminata dalla consapevolezza. Se vivi come l’oceano, puoi aprire velocemente il tuo cuore. Quindi non dare attenzione e importanza a ciò che accade nel mare, alle onde, ai mulinelli, alla schiuma. Piuttosto, rimani connesso con le profondità dell’abisso, nel cuore dell’oceano e sarai in pace e al sicuro.

Coltiva l’amore

Puoi facilitare l’apertura del cuore coltivando direttamente l’amore e degli stati di coscienza superiori. Dentro di te, chiunque tu sia, hai già accesso a un certo “quantitativo” di amore. Intendo dire che, a meno che non sia un serial killer, quasi certamente il tuo cuore è già un po’ aperto, o perlomeno non è completamente chiuso. Il “livello di apertura” dipende da molte cose, tra cui gli sforzi spirituali, vicende che hanno causato molta sofferenza (anche se queste in certi casi portano a chiudere maggiormente il cuore), predisposizioni, attività svolte. Il livello di apertura del cuore è direttamente proporzionale alla capacità di amare e di essere in pace. Quindi un buon modo per aprire il cuore è affinare la propria capacità di amare. Ad esempio, puoi coltivare la gratitudine.

Se smetti di concentrarti su ciò che non hai e su ciò che va male e ti focalizzi sul positivo e sull’abbondanza, ciò può offrirti un enorme beneficio. Puoi coltivare la compassione: anziché giudicare gli altri per i loro errori, cerca di comprendere la ragione dietro le loro azioni e di vedere in chi fa del male una persona bisognosa di aiuto. E cerca di vedere che tu stesso, come ognuno di noi, condividi la predisposizione a sbagliare e a “fare del male”. Dopodiché, commuoviti di fronte a un tramonto mozzafiato, piangi mentre ascolti un bel pezzo di musica. Fai del bene gratuitamente, senza voler nulla in cambio, compreso riconoscimento o attenzioni. Prega col cuore affinché il tuo cuore sia aperto. Sforzati di essere il più possibile amorevole e gentile con chiunque, purché in modo spontaneo e genuino.

Gioisci, ridi, gioca, salta, balla, goditi la vita

Gioisci senza motivo. Che cosa devi aspettare per essere felice? La mente proietta la felicità nel futuro e ti impedisce di essere felice nel qui e ora. Non fidarti dei trucchi della mente: non è vero che devi avere un motivo per essere felice. Puoi esserlo in qualunque momento. Non lasciare che sia la tua mente a dettare il tuo umore e stato d’animo. Abituati, quando ti alzi, a dichiarare l’intenzione di rimanere in pace qualunque cosa succeda. Il potere dell’intenzione è davvero forte, quindi se avrai la sufficiente forza di volontà e dedizione, potrai programmare la mente in modo da essere felice senza motivo. Che cosa c’è di più bello di insegnare alla tua mente come comportarsi invece che esserne schiavo? Quando ti senti giù, ricorda che le tue emozioni sono fittizie.

Ciò non significa ignorarle, reprimerle o trascurarle. Ogni emozione va osservata, indagata e vissuta pienamente. Ma non va mai dato loro il potere di controllarci. Che cosa ti impedisce di essere triste ma in pace, agitato ma sereno, depresso ma gioioso? Dici che è impossibile? Ciò è impossibile finché siamo identificati con le nostre emozioni. Ma se sappiamo che noi non siamo le nostre emozioni e impariamo a dimorare nel nostro cuore, dove regnano la pace e la gioia, possiamo rimanere in armonia anche nel mezzo di una tempesta emotiva, poiché lasciamo che le emozioni fluiscano in superficie, senza che noi opponiamo resistenza o ci identifichiamo con esse. E anche quando siamo attraversati da certe emozioni, possiamo ridere, giocare, saltare, ballare e goderci la vita. E le nostre emozioni si allontaneranno. Ovviamente ciò non significa che dobbiamo sfuggire alle emozioni rifugiandoci in attività o negandole.

Ma in alcuni casi il nostro umore è negativo solamente perché ci assopiamo sotto l’impulso delle emozioni. Per cui una sonora risata, un ballo, dell’attività fisica o un gioco possono scuoterci un pochino e muovere l’energia dentro di noi, elevando la nostra vibrazione. E mentre giochiamo, balliamo o corriamo, possiamo guardare alla nostra negatività di poco prima con un sorriso. E possiamo riprometterci che la prossima volta daremo meno importanza alla nostra malinconia, ansia, agitazione, guardandoli con maggiore distacco, vivendoli come semplici perturbazioni sul nostro Essere, anziché come problemi, emozioni spiacevoli o fastidi insopportabili. Dopodiché, possiamo riprometterci che la prossima volta apriremo il nostro cuore anche all’emozione più cupa, per scoprire che cos’è, per comprenderla a fondo, anziché commiserarci, creare storie senza senso o alimentare la negatività con ulteriori pensieri.

Guarda in profondità dentro di te per aprire il cuore

Quando senti che qualcosa non va dentro di te, non avere paura: guarda, osserva, vivi intensamente il malessere. Ciò può sembrare un approccio masochistico. In realtà non c’è nulla di più sano e amorevole. Infatti sono le emozioni ignorate, mal gestite, non osservate correttamente a causare sofferenza e miseria. Quando illumini direttamente un’emozione e le dai la tua COMPLETA attenzione, essa si dissolve rapidamente. Se indaghi a fondo un’emozione, scopri che cos’è. Scopri cioè che è solamente un insieme di pensieri connessi a delle sensazioni corporee. Se smetti almeno per qualche istante di ascoltare i tuoi pensieri, puoi osservare direttamente le sensazioni, senza etichettarle, senza dire “questa è depressione”, “questa è ansia”. Ricorda che un’etichetta è un incantesimo, e dà potere al pensiero. Per cui, anziché dare un nome all’emozione, vivila in modo puro e diretto.

In questo modo trasmuti il buio in luce, il piombo in oro. Le emozioni iniziano a farti meno paura e sei più disposto ad affrontarle. E soprattutto sei disposto ad accoglierle completamente, poiché quando osservi bene un’emozione, ciò che rimane è solamente una sensazione che non è peggio di un mal di testa o di un mal di denti. Così, apri il tuo cuore, poiché ti apri a tutte le tue esperienze, anche a quelle che definivi come le più spiacevoli. Smetti di resistere e di chiuderti e inizia a sperimentare e abbracciare ogni cosa nel campo della tua consapevolezza. Così il tuo potere cresce e con esso la pace e la gioia. Ricorda: ciò che non vuoi vedere dentro di te è solamente un fantasma, un ambiente che appare oscuro solo in quanto non illuminato dalla luce. Ma se porti la luce nell’oscurità, quest’ultima viene trasformata in luce!

Dissipa le tenebre dell’ignoranza e conosci te stesso in profondità

Non aver paura del buio. Se ti ritrai da esso, aumenta. Se scappi, ti insegue. Ma se punti la tua torcia direttamente al centro dell’oscurità, tutto si illumina. E ti rendi conto che non c’era proprio niente da temere: rimane solo una stanza vuota. E questo vuoto non è nemmeno spiacevole. Anzi, è lo spazio dell’essere, la pace, l’amore. L’oscurità era solamente un miraggio, un’illusione ottica frutto di una prospettiva sbagliata e soprattutto di mancanza di consapevolezza e della mancanza di volontà di guardare, osservare, vedere e comprendere. La sofferenza e l’oscurità sono sempre frutto di ignoranza. Se dissipiamo le tenebre dell’ignoranza, iniziano a risplendere l’amore, la gioia, la pace, la saggezza.

Conosci te stesso, non aver paura di scavare in profondità nelle grotte del tuo Essere. Non c’è infatti nulla di cui aver paura. Semmai proprio non guardare è pericoloso: se rimani al buio e non accendi la luce, potresti facilmente inciampare e cadere. Se sei in una stanza buia, ha senso rimanere al buio per paura di che cosa potrebbe esserci nella stanza? Oppure è più sensato accendere la luce per vedere che cosa c’è? Anche se dovesse esserci il mostro più spaventoso, non guardarlo non ti ripara dall’essere mangiato vivo. Anzi, aumenta il pericolo, perché non puoi difenderti in alcun modo. E allora perché rifuggi dal buio dentro di te, lasciando che i tuoi mostri giochino a nascondino nell’oscurità?

I tuoi mostri hanno potere finché non li scopri, ma quando li osservi senza paura o giudizio, essi sono costretti a scomparire o, meglio, a rivelare che non sono mai esistiti. Ma per scoprire che non esistono, devi guardare tu, non puoi fidarti di nessuno. E allora guarda bene le tue paure, la tua rabbia, il tuo odio. Osserva la loro natura di fantasmi, guarda come la paura è solamente un gruppo di pensieri collegato a tensioni e agitazione nel corpo. La paura cresce se tu scappi, la reprimi, la ritieni reale. Ma se la osservi con la massima attenzione, essa si dissolve. E nel tuo cuore si apre un nuovo spiraglio.

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La verità sulla felicità

La verità sulla felicità

Qual è la verità sulla felicità? Che cosa la rende un obiettivo apparentemente irraggiungibile? Perché non riusciamo a essere in pace con noi stessi? E se stessimo sbagliando tutto riguardo a essa? E se fosse proprio per questo che non riusciamo a trovarla? In questo articolo cercherò di esporre tutta la verità sulla felicità. Cercherò di dissipare i dubbi, i preconcetti e le false convinzioni che impediscono di essere felici. Infatti il fatto che non riusciamo a essere felici dipende in gran parte da condizionamenti e credenze limitanti. A dire il vero, non sappiamo nemmeno che cosa sia realmente la felicità. Tutt’al più, la consideriamo come un concetto mentale, legato magari a delle sensazioni corporee. Riduciamo la felicità a un’emozione come le altre, la trasformiamo in un’idea, un nome astratto.

Se la felicità è un’emozione, è evidente che sarà soggetta alle leggi di tutte le emozioni e cioè sarà temporanea. E se è un’emozione, sarà un’esperienza prevalentemente mentale, con riflessi sul corpo, percepiti magari come piacere. Ma se dipende dalla mente, allora è solamente un flusso di pensieri, che vanno e vengono e quindi non possono garantire una felicità prolungata. E soprattutto, se dipende dalla mente, è un’esperienza temporale, che inizia in un momento e finisce in un altro, e quindi può essere subordinata a diverse condizioni ed eventi. Ma una felicità di questo tipo, condizionata, temporanea, limitata, mentale, non è la vera felicità. Una felicità di questo tipo è solamente un’etichetta che definisce un particolare stato mentale ed emotivo, e come tutte le etichette è qualcosa di fittizio ed evanescente.

Tutta la verità sulla felicità

Qual è dunque la verità sulla felicità? La verità è molto, molto più semplice. La felicità non è “qualcosa” inteso nel senso comune del termine. Semplicemente, è una “qualità” connaturata al nostro Essere. Non è un’emozione, uno stato mentale e nemmeno uno stato d’animo. Per una società materialista che è abituata a definire la felicità in termini di ormoni, percezioni, sensazioni e pensieri, si tratta di qualcosa di difficile da digerire. Ma la vera felicità è intangibile, e proprio per questo è inattaccabile, inviolabile, sempre presente. Essa non può essere immaginata: infatti è anteriore alla mente, per cui ogni tentativo di figurarcela è destinato a fallire. Quando pensiamo alla felicità, riportiamo alla memoria esperienze del passato in cui ci siamo sentiti bene, euforici, positivi. Oppure immaginiamo un evento futuro che pensiamo ci renderà felici. Ma la felicità non può essere catturata dalla mente, in quanto fa parte dell’Essere.

E l’Essere può solamente essere consapevole di sé. Quindi la vera felicità può essere vissuta e sperimentata solamente nel presente, connessa all’esperienza di essere. Ma se fosse così, non dovremmo essere tutti felici? Beh, non è proprio così. Infatti la maggior parte di noi è completamente disconnesso dalla propria sensazione di esistere, dà per scontato di essere consapevole e si perde così totalmente nei propri pensieri, perdendo il contatto con la gioia insita nel proprio Essere e immaginando nuovi generi di felicità. Eppure puoi stare certo che per ognuno di noi la felicità è sempre allo stesso posto, solo che non ne siamo il più delle volte consapevoli. E questo è un grande problema: infatti questa perdita di consapevolezza porta sofferenza e miseria, conflitti e separazione! E la mente di ognuno assorbe migliaia di condizionamenti che allontanano sempre di più l’esperienza della felicità.

I condizionamenti che impediscono di essere felici: la verità sulla felicità

Quali sono i condizionamenti che impediscono di essere felici? Vediamoli uno per uno!

L’ignoranza su che cosa sia la felicità

Il primo condizionamento in assoluto è l’ignoranza su che cosa sia la felicità. Ognuno di noi dovrebbe dimenticare tutte le definizioni che ha sempre creduto vere e cercare dentro di sé che cos’è la felicità, indagando in profondità oltre le proprie convinzioni. Indagando a fondo, possiamo scoprire che la felicità è intrinseca all’esperienza dell’essere. Quindi non ha nulla a che fare con obiettivi esterni, particolari esperienze estatiche o di piacere, determinati eventi. E non è un particolare stato della mente, un’emozione o un insieme di sensazioni. Molto più semplicemente, è una pace che coincide con l’assenza di senso di vuoto o di mancanza. Essa è completezza e soddisfazione. A prima vista, sembra un’esperienza piuttosto banale o addirittura fredda, in quanto sarebbe priva di emozioni.

In realtà più che essere priva di emozioni, è “oltre” le emozioni. Ciò non significa che sia uno stato freddo e glaciale. Al contrario, quando trovi la felicità dell’Essere, anche la mente e il corpo si rilassano e il tipo di emozioni e sensazioni cambia. Provi dunque emozioni molto più elevate e la tua salute aumenta. Infatti i malesseri mentali e fisici sono il risultato di una disconnessione spirituale. Quindi quando sei felice e nell’amore, tendi a essere anche più in salute e a provare benessere mentale, emotivo e fisico. E quindi tendi a sperimentare anche le sensazioni tipiche della felicità ordinaria, intesa come stato di positività percepita a livello della mente e del corpo.

Ma anche se il corpo e la mente sono agitati o non sono in perfetta salute, puoi comunque sperimentare la pace del tuo Essere e dunque essere perfettamente felice! Infatti questa esperienza trascende le limitazioni della mente e del corpo.

Le aspettative sulla felicità

Spesso, quando si definisce la felicità come uno stato di pace e completezza, la mente non si accontenta. Non si accontenta perché ha sempre pensato alla felicità come a uno stato in cui si ride continuamente, si salta di gioia, si danza e si gioca. Ma puoi accorgerti facilmente di quanto sia limitata tale definizione di felicità. Infatti tale tipo di felicità implica tensione e non è tanto sostenibile nel tempo! Se scambi la felicità per una condizione in cui si salta e ride in continuazione, ti stai più che altro riferendo a un picco di euforia. Ma ogni picco non è destinato a durare a lungo. E in verità non è nemmeno qualcosa di troppo bello e piacevole, poiché stressa l’organismo e crea disarmonia.

Se stai attento ai momenti in cui provi picchi di euforia, magari dopo un successo importante, puoi renderti facilmente conto che non è poi chissà cosa! Al contrario, l’esperienza di pace, per quanto possa apparire come meno teatrale e più tranquilla, è molto più perfetta e completa. Di più, la pace contiene in sé un tocco di divino, di amore, di gioia incommensurabili e ineffabili, di una profondità infinita e impossibile da descrivere. Proprio perché non può essere descritta a parole, su di essa nascono numerosi dubbi, fino al punto che uno afferma di preferire la “felicità normale e ordinaria”. Anche quando sentiamo parlare della vera felicità, continuiamo a nutrire dubbi e a proiettare le nostre aspettative su tale esperienza. Così pensiamo che tale felicità debba essere in fondo incompleta o, viceversa, un’esperienza così travolgente da lasciare senza fiato.

La verità sulla felicità: è uno stato del cuore, non della mente

Quindi è meglio non avere alcun pregiudizio o aspettativa sulla felicità, poiché ognuno di essi è un ostacolo a sperimentarla. La mente può al limite accogliere la felicità, aprirsi a essa ed esserne riempita, ma ciò non toglie che la felicità sia al di là della mente. Infatti la vera felicità si ha quando la mente tace, è uno stato senza mente, oltre la mente. Possiamo al massimo dire che è uno stato del cuore, intendendo con cuore non la sede delle emozioni, ma il centro del nostro Essere. La vera felicità assomiglia all’esperienza di gioia che puoi provare quando ti commuovi ascoltando musica che ti porta alle lacrime. Ecco, quello potrebbe essere un assaggio di che cos’è la vera felicità. Ma è comunque meglio non crearsi aspettative nemmeno di questo tipo.

Non puoi pensare veramente alla felicità, ma solo viverla, esserla, abbracciarla. Quando la mente ti dice qualcosa sulla felicità, nel 99% dei casi sta sbagliando. Infatti il più delle volte desideriamo la felicità come stato futuro per riempire il nostro vuoto di adesso. Ma come puoi riempire l’adesso con il futuro? Non puoi, è un trucco ingannevole della mente! Quando ti senti infelice, chiediti chi è la persona infelice, guarda dentro di te e… non troverai nessuna persona infelice. Troverai al limite alcuni pensieri e sensazioni, tra i quali il pensiero “sono triste”. La maggior parte delle emozioni ci possiedono e influenzano negativamente perché non le guardiamo, non le osserviamo, non portiamo la nostra luce consapevole su di esse. E in questo modo esse sembrano crescere dentro di noi e causarci sofferenza.

I trucchi della mente per renderti infelice

L’infelicità, la depressione, la malinconia, l’ansia sono solo delle idee, delle etichette. O almeno sono così all’inizio. Ma se tu credi a tali etichette, la tua mente ha il potere di renderle reali addirittura a un livello fisico. Se però sei abbastanza vigile su che cosa accade nella tua mente, puoi renderti conto subito dei pensieri che sovvengono. E puoi decidere di non identificarti con essi, di non creare un Io attorno a loro, e rimanere semplicemente spettatore. Se ci viene un pensiero di tristezza, normalmente lo crediamo vero, e in questo modo gli diamo energia. Ad esempio, ti può venire in mente: “Sono triste”. Se ti identifichi con tale pensiero, lo rendi reale e crei una serie di altri pensieri e sensazioni che lo confermano, usando inconsciamente il potere della tua mente di creare la realtà.

La mente infatti è davvero potente, quindi anziché essere la nostra padrona è bene che diventi la nostra fedele serva, il nostro strumento! Se ti viene in mente “Sono triste”, puoi tranquillamente lasciarlo andare. Perché devi rendere reale qualcosa che ti fa male? Diventa padrone della tua mente e decidi tu quali emozioni provare, smettendo di essere in balia dei tuoi pensieri! Quando affluisce qualsiasi pensiero, anche se positivo, non attaccartene! Anche se la mente dice “Sono felice!”, tu non crederci. Infatti se crederai ai pensieri positivi, crederai ugualmente a quelli negativi, e vivrai alti e bassi. Al contrario, trova quello spazio dentro di te che non può essere disturbato e dove regna la pace! Vai oltre la mente e trova la vera felicità!

La convinzione di dover fare o raggiungere qualcosa per essere felici

Un altro condizionamento molto profondo è la convinzione che bisogna fare qualcosa o raggiungere un obiettivo per essere felici. In questo modo la felicità diventa un’esperienza condizionata dal tempo e limitata. La nostra società sembra promuovere questo tipo di felicità condizionata. Sembra che per essere felici bisogna seguire determinati modelli sociali o culturali. Per esempio, bisogna guadagnare un certo tanto, avere una bella famiglia, un’automobile, un certo standard di vita. Ovviamente ciò non ha nulla a che fare con la felicità. Infatti si può essere felici e beati senza fare assolutamente nulla. La mente ha un’enorme resistenza a ciò, e cerca di rendere reale la sua convinzione che non si possa essere felici rimanendo fermi, creando noia, malinconia, desideri, resistenze e storie di ogni tipo.

Ma se avrai il coraggio di stare abbastanza tempo da solo e indagare profondamente dentro di te, potresti lasciar andare di volta in volta le illusioni che affiorano nella tua mente, smettendo di credere alla noia, alla tristezza, alla paura della solitudine, al desiderio di fare qualcosa, alla credenza che non si possa essere felice stando senza fare nulla. In verità, a impedirti di essere felice è solamente la mente, ma se avrai il coraggio di ignorarla e rimuovere uno a uno i veli sedimentati sul tuo cuore, che cosa rimarrà alla fine se non pura felicità? Ovviamente ciò non è una passeggiata, poiché ogni volta che ci sediamo, continuiamo a credere alla mente, anche se magari stiamo meditando o facendo esercizi spirituali. Infatti abbiamo dato davvero un enorme potere alla mente, per cui essa continua a condizionarci pesantemente finché non riusciamo a riappropriarci dei nostri poteri!

La credenza che sia impossibile essere semplicemente felici

C’è un’altra credenza connessa alla precedente, che suona un po’ così: non si può essere semplicemente felici. Se siamo sinceri con noi stessi, non crediamo che sia possibile sperimentare la felicità se non siamo con qualcuno, non stiamo facendo qualcosa che ci piace, non ci stiamo divertendo. Come può essere che uno possa essere in pace senza fare nulla a meno che non sia un meditatore professionista o un monaco buddhista, un veterano della spiritualità o un grande guru? Questa credenza è frutto di un condizionamento molto profondo: siamo convinti che la felicità sia un premio, la conseguenza di qualcosa, il frutto di un successo o del duro lavoro. Dobbiamo essere proprio masochisti! In realtà la felicità non dipende assolutamente da nulla, da nessuno, da nessuna situazione. Essa è indipendente da qualsiasi cosa!

Non vogliamo ammettere questo perché ciò è una minaccia al nostro ego. Il nostro ego non ne vuole sapere di felicità incondizionata. Infatti l’ego vive di dualità, di opposti e di condizioni. Come può essere felice anche quando le cose vanno male, quando non ottiene ciò che vuole, quando non gli piace qualcosa? Ma il nostro Essere è oltre l’ego, quindi possiamo essere felici in ogni momento! L’unico limite è nella nostra testa, è un condizionamento mentale. Usciamo da questa benedetta prigione di pensieri e voliamo liberi e gioiosi, leggeri e in armonia senza paranoie! Si può fare, tu lo puoi fare, puoi scoprire la meravigliosa verità sulla felicità e smettere finalmente di soffrire.

La verità sulla felicità è semplice

La verità sulla felicità è davvero semplice: non devi né cercarla, né immaginarla, né trovarla. Tutt’al più, devi riscoprire il nucleo di pace che è sempre stato dentro di te. Per farlo, devi rimuovere i vari “sedimenti” (pensieri connessi ad emozioni e sensazioni) che “velano” l’esperienza diretta del tuo Essere, che è appunto perfetta pace e serenità. Quando senti qualcosa che ti turba, ti senti infelice, malinconico, agitato, ansioso, indaga dentro di te e porta alla luce quei pensieri ed emozioni, senza paura. Se ad esempio la mente inizia a raccontarti una storia del tipo: “Sono triste perché è successo questo, sarò felice solo quando otterrò quest’altro”, non ascoltarla! Riconosci semplicemente quei pensieri, diventane consapevole, ma realizza anche che sono pure illusioni. Non cercare nell’esperienza: probabilmente essa ti darà conferme di quei pensieri, poiché i pensieri creano la tua realtà.

Lascia andare quei pensieri, smetti di credere a essi e di renderli veri. Dopodiché, osserva le sensazioni sul tuo corpo connesse con i pensieri. Ascolta il senso di tristezza, senza etichettare ciò che senti. Senti la sensazione senza alcun giudizio. Che cos’è quella sensazione se non una semplice percezione? Tale sensazione acquista potere perché le dai un nome, una forma, la connetti ai tuoi pensieri e giudizi. Ma l’intera esperienza della tristezza, come della paura o di qualunque altra emozione è di per sé irreale, è solamente un campo di energia. Eppure la mente è molto potente e riesce a cucire delle storie a cui è difficile non credere. Ma tu hai il potere di smettere di credere alla mente e tornare al tuo stato originario di vera felicità!

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