Come cambiare il mondo

Come cambiare il mondo

“Che cosa posso fare per cambiare il mondo?” Ti è mai capitato di farti questa domanda? Solo farsi questa domanda potrebbe essere indice di un genuino interesse all’evoluzione dell’umanità. Dico “potrebbe” perché in molti casi la spinta al cambiamento deriva dall’insoddisfazione per la propria vita personale, per cui si è motivati a cambiare gli altri con l’obiettivo di non lavorare su se stessi. In altri casi si è spinti a cambiare il mondo perché non se ne vede la perfezione. In altri, ci si sente semplicemente in colpa e per liberarsi di questo fardello ci si ritrova a voler aiutare un po’ qua un po’ la, senza sapere perché o come.

Quando però la missione di cambiare il mondo diventa una cosa seria, ci si deve scontrare con la verità e bisogna porsi la seguente domanda: ma come posso cambiare il mondo? Sono sicuro che i miei sforzi siano di valore per me e per gli altri? Cambiare il mondo è un’idea di molti, un sogno di alcuni, un’utopia per altri, un obiettivo e una missione per pochissimi. Ma in questo breve articolo vorrei spiegare che cambiare il mondo è possibile senza dover fare cose straordinarie. No, non sono uno di quelli che dice che si cambia il mondo ricordandosi di spegnere la macchina al semaforo per inquinare di meno o di fare la raccolta differenziata. Certo, anche queste piccole azioni hanno un valore e non voglio negarlo. Ma io parlo di un cambiamento molto più profondo, che auspico e che credo sia assolutamente possibile e anzi necessario.

Come cambiare il mondo

Qual è la cosa migliore da fare per cambiare il mondo? Non c’è bisogno di manifestazioni, di parate, di grandi proteste, anche perché nella maggior parte dei casi tali eventi non fanno che alimentare la separazione e la conflittualità, la divisione tra vittime e carnefici e rendono reali le ingiustizie. E chi partecipa a questi eventi solitamente porta con sé un grande carico di vittimismo, di rabbia, di giustizialismo e lamentele. E posso assicurarti che è molto difficile influenzare chiunque partendo da una posizione così debole. L’odio alimenta l’odio, non certo la pace. Che senso ha marciare per la pace se il proprio cuore è carico di risentimento? Non trovi che sia un tantino complicato? Io sono dell’idea che l’unico modo davvero efficace per cambiare il mondo sia trasformare il proprio essere. Non è ciò che si dice o si fa che cambia il mondo, ma ciò che si è.

Sono gli atteggiamenti a forgiare la persona, è il proprio stato interiore e il proprio livello di coscienza a influenzare il mondo. Solo quando siamo pieni di pace possiamo “marciare” per la pace. Solo quando siamo pieni di amore possiamo combattere le ingiustizie. E solo quando ricerchiamo la Verità possiamo sapere che cosa è meglio fare per il benessere nostro e degli altri. Troppe volte abbiamo la presunzione di sapere che cosa sia meglio per gli altri, quando in fondo non sappiamo nemmeno che cosa sia meglio per noi. Siamo distruttivi nei confronti di noi stessi e pensiamo di poter costruire qualcosa per gli altri. Qual è allora la cosa migliore da fare per cambiare il mondo?

La cosa migliore da fare per cambiare il mondo

La cosa migliore che ciascuno di noi può fare per cambiare il mondo è essere il più amorevole possibile, il più gioioso possibile, il più possibile disposto a perdonare, a lasciar andare, a crescere spiritualmente. Quando lavori davvero su di te, senti che stai facendo la cosa migliore per te stesso, perché ti stai rendendo felice, stai dando scopo alla tua esistenza personale e allo stesso tempo hai una missione per l’umanità, perché non c’è differenza tra l’evoluzione della tua coscienza e quella del mondo intero. Infatti siamo tutti strettamente interconnessi, e un passo in avanti da parte di qualcuno contribuisce all’avanzamento spirituale di tutti gli altri. Se non sai che cosa fare, se ti senti spaesato, se ti senti inutile, se non sei felice, tutti questi problemi hanno una sola soluzione: ama, semplicemente ama.


Non c’è bisogno di altro: questa è la tua missione per l’umanità, il tuo scopo nella vita, il modo per raggiungere la felicità, la soluzione a tutti i tuoi dilemmi esistenziali. Ama e sarai libero: occupati solo di amare. In pratica, lavorare su di sé è il modo migliore per lavorare sugli altri. Può sembrare un paradosso, ma è così. Solo il nostro essere, la nostra presenza influenza il mondo. Se ci riempiamo di amore, trasferiremo amore. Se ci riempiamo di gioia, trasmetteremo gioia. Noi diamo ciò che siamo, poiché il nostro essere si dona liberamente a coloro che ci circondano. In pratica, noi possiamo offrire solo ciò che si trova nel profondo del nostro cuore. Se siamo pieni di odio, “doniamo” odio, qualunque cosa diciamo o facciamo. Non c’è nulla che possiamo fare per impedire che la nostra negatività si manifesti all’esterno.

Come il tuo grado di evoluzione spirituale influenza l’Universo

Ma è anche vero il contrario: non c’è nulla che possiamo fare per impedire che il nostro amore e il nostro grado di evoluzione spirituale sia offerto al mondo. Accade che quando il nostro livello di coscienza aumenta, anche quello di tutta l’umanità è elevato. Immagina la Coscienza universale come un oceano, nel quale le navi che lo attraversano sono gli esseri dell’Universo. Ogni volta che il livello dell’oceano si eleva in qualunque punto, anche il resto dell’oceano sale di livello. Quindi il lavoro che tu fai su te stesso, oltre a essere un enorme regalo che ti stai facendo, è uno straordinario tributo all’umanità.

E puoi stare certo che in questo modo potrai contribuire alla pace dell’umanità e prevenire le guerre in modo molto più efficace rispetto a scendere in piazza. Non voglio sminuire gli sforzi di chi, come gli attivisti, agiscono in nome di nobili ideali. Piuttosto, vorrei invitare gli stessi attivisti a lavorare su di sé in modo da rimuovere la negatività dai loro cuori e riempirsi di amore e pace. In tal modo, potrebbero avere molto più successo e influenzare l’umanità molto più profondamente.

Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato!

La magia del silenzio

La magia del silenzio

La magia del silenzio dischiude i cuori. Nel silenzio è racchiuso un potere straordinario. Esso vale spesso più di mille parole. Anzi, in molti casi comunica ciò che il linguaggio non può esprimere. Infatti come possono essere comunicati l’amore, il divino, la pace se non attraverso il silenzio? Attraverso il silenzio si trasmette l’energia, si crea una connessione tra le anime. Si esprimono verità ineffabili. Laddove la parola non arriva, il silenzio ne scavalca il limite ed esprime con pienezza e precisione qualunque cosa. Certo, per cogliere il significato di un silenzio è necessaria una sensibilità profonda. Infatti la maggior parte di noi è ipnotizzato dal fascino del linguaggio. Sia chiaro: le parole fanno parte di un mondo meraviglioso.

Ma allo stesso tempo hanno un grosso limite, che non può essere travalicato dal linguaggio. Qual è il limite del linguaggio? Le parole hanno dei confini, sono limitate da se stesse, indicano qualcosa fuori di sé ma non lo possono esprimere pienamente. Non possono comunicare direttamente l’esperienza, soprattutto se tale esperienza è soggettiva, unica, speciale. E anche le parole più magiche, più fresche, più ricche hanno bisogno di essere fecondate da uno spirito che le trascende. E questo spirito è fatto di silenzio. Il silenzio può esprimere in un istante tutto l’Universo. Ma solo un’anima altrettanto silenziosa può cogliere questa trasmissione. Certo, talvolta il silenzio esprime disappunto, sconcerto, indecisione, ma anche in questo caso comunica molto più del linguaggio. E questo non può mai dissimulare l’esperienza reale, che filtra puramente attraverso il silenzio.

La magia del silenzio

La magia del silenzio è un incantesimo profondo e straordinario. Attraverso il silenzio viene comunicata ogni esperienza, e attraverso di esso ogni esperienza è ricevuta, vissuta, trasmessa. Il silenzio non può mentire. E come potrebbe farlo? Il silenzio è di per sé verità, la racchiude e ne è racchiuso, la esprime e ne accoglie la vibrazione. Ciò che le parole possono nascondere, il silenzio lo rende evidente contro qualunque tentativo. Infatti la verità non può essere negata, non può essere rifiutata. Attraverso il silenzio comunichiamo come stiamo, che cosa pensiamo, cosa proviamo, siamo dei libri aperti. Forse potremo nascondere il particolare pensiero, la particolare esperienza che stiamo vivendo, ma non possiamo celare il genere di pensieri o di esperienza. Possiamo nascondere il motivo per cui siamo preoccupati, ma non il fatto che siamo angosciati.

Il silenzio dice tutto su di noi. Chi è attento può cogliere la nostra essenza più profonda con un solo sguardo. Per questo non ha senso avere nulla da nascondere. Tutto traspare attraverso di noi. La magia del silenzio ci rende trasparenti. Dopotutto, che senso ha avere una privacy? Che cosa abbiamo da nascondere se tutto è registrato nel suono invisibile del silenzio? Il silenzio contiene in sé tutto il mondo, poiché non ha confini, è letteralmente infinito. L’infinito sembra qualcosa di inconcepibile, ed è così per le parole, ma esso è l’esperienza di ogni momento. Il silenzio rende dolcissima la musica: non è forse lo spazio tra le note a rendere una canzone meravigliosa? Se non ci fossero le pause, ogni musica sarebbe una successione arida di suoni e non trasmetterebbe nulla.

Il silenzio crea la bellezza e dà senso alle parole

Attraverso le pause, la musica comunica un mondo emotivo profondissimo. Le note non possono farlo. Solamente il silenzio riesce ad arrivare dove i suoni non possono. E ciò è vero non solamente per la musica. In ogni nostra conversazione i silenzi sono la parte più importante. Infatti è nel silenzio che avviene la comunicazione e che può essere veicolato un significato. E anche quando afferriamo una parola, per capirne il senso dobbiamo fare una pausa, per quanto impercettibile. La mente non è in grado da sola di comprendere: ha bisogno di una consapevolezza, che è essa stessa silenzio, per produrre o ricevere un significato. La magia del silenzio contiene in sé la magia dei significati. Che cos’è un significato se non un mondo fatto di silenzio, veicolato da uno spirito che vivifica ciò che altrimenti sarebbe privo di senso?

Il silenzio dà senso alle parole. Ma soprattutto è responsabile di creare la bellezza. Quando ascolti un brano musicale, ciò che ti fa commuovere è il silenzio tra le note. Quando ascolti un discorso sensazionale, ciò che ti dà i brividi sono gli intervalli. Inoltre, una battuta raggiunge il suo effetto di produrre una risata nel silenzio. Oggi dovremmo riscoprire il silenzio, perché nel silenzio troveremo noi stessi. Infatti noi stessi siamo silenzio. Nel silenzio si trova la nostra essenza, la pace, la gioia, l’amore. Può l’esperienza della pace o dell’amore essere un’esperienza rumorosa? Se le nostre menti non tacciono mai, non possono aprirsi alla bellezza, all’armonia, al divino. Il vero silenzio è quello interiore, e in quel silenzio inizia ad avvenire il miracoloso.

Il silenzio è sacro: torniamo alla magia del silenzio!

Il silenzio è sacro. Non andrebbe profanato così facilmente. Non dovremmo parlare a meno che non abbiamo qualcosa di davvero importante da dire. Come dice un detto zen: non parlare, salvo che tu possa migliorare il silenzio. E puoi stare certo che non è facile migliorare il silenzio. Non sopportiamo il silenzio, perché esso ci porta ad entrare dentro di noi. E temiamo più di ogni cosa ascoltare il nostro cuore. Viviamo nel caos perché in questo modo evitiamo noi stessi. Ma ciò comporta una profondissima disconnessione dalla nostra natura, e quindi dall’amore, dalla pace e dalla vera gioia. A ritirarsi dalla vita non sono i monaci buddhisti in monastero, ma gli occidentali che fuggono da sé stessi. Infatti l’unica vera Vita è dentro ognuno di noi, e finché non ci conosciamo non stiamo vivendo.

E se non viviamo davvero, non possiamo amare né essere felici. Al contrario, soffriremo e saremo miseri e in preda all’angoscia. Non dobbiamo sorprenderci di quanta depressione, apatia, disperazione e conflitto ci siano dentro e fuori di noi, se siamo così disconnessi dal nostro spirito. Dobbiamo tornare alla magia del silenzio, perché solo questo ci salverà. E nel silenzio dobbiamo tornare a contemplare noi stessi e il mondo. Dobbiamo apprezzare il silenzio. Non riusciamo a farlo perché il silenzio sembra vuoto. In realtà esso, poiché dice sempre la verità, ci fa vedere il vuoto dentro di noi. Se staremo abbastanza tempo ad ascoltarlo, esso riempirà il nostro vuoto e inizieremo a sentire la sua pienezza, la sua pace e la sua sconfinata dolcezza.

La dolcezza del silenzio

Il silenzio è incredibilmente dolce, soffuso, tenero, eppure allo stesso tempo è energico e potente. In esso l’energia maschile e femminile si fondono in un’armonia spirituale e divina. Nel silenzio non manca nulla. Il senso di mancanza, non a caso, nasce dopo il silenzio, si sviluppa nella mente, si articola nel linguaggio. Nel silenzio ogni bisogno è soddisfatto e regna una pace assoluta e imperturbabile. E in fondo il silenzio non può essere né riempito né disturbato. Le parole sembrano disturbarlo: in realtà ciò che fanno è semplicemente affondare in quel mare sempre calmo. Se il silenzio non rimanesse dietro le parole, esse non ci sarebbero neppure. Noi cogliamo le parole perché dietro di esse c’è un oceano di silenzio. E la verità è che è il silenzio a riempire le parole, e non viceversa.

La dolcezza del silenzio è profondissima. Esso accarezza e abbraccia chiunque sia disposto a farsi penetrare da lui e ad accoglierlo. Nel silenzio ogni cosa nasce, cresce e si dissolve. Solo il silenzio è eterno, sempre presente, indistruttibile. E quel silenzio, se lo indaghi profondamente, scopri che è la tua stessa essenza! Il silenzio infatti è l’unica realtà, è l’unico Essere: non c’è nulla fuori dal silenzio. Tutto ciò che sperimentiamo non è rumore, ma una modulazione del silenzio, una sua espressione miracolosa. Come fa il silenzio a produrre suoni? Questo è il mistero, che nessuna parola può spiegare. Il rumore non può spiegare il silenzio. Quindi non ci resta che tacere e affidarci al silenzio.

La potenza del silenzio

Allo stesso tempo il silenzio è potenza ed energia. Esso contiene infatti la forza creatrice dell’Universo. Come è nato l’Universo se non dal silenzio? E il primo suono non è stato creato lo stesso dal silenzio? Il silenzio è nulla ma allo stesso tempo tutto. Non c’è nulla al di fuori di esso, poiché tutto sorge e cade nel silenzio. E il silenzio ha il potere che ogni cosa accada sulla sua superficie, senza che ciò lo alteri in alcun modo. Può anche il boato più tremendo e assordante distruggere il silenzio? No, semmai lo amplifica, lo rende più vivo, mostra che è solo attraverso di esso che ha potuto esplodere con tale vigore. Per contenere la potenza esplosiva più distruttiva, il silenzio deve essere ancora più potente. Non c’è dunque nulla di più potente del silenzio.

Ogni cosa si scioglie nel silenzio come neve al sole. Il silenzio è impenetrabile: non sono i suoni a penetrarlo, ma è esso a entrare in loro e a infonderli della sua sostanza. Il silenzio è l’unica sostanza. Esso è consapevole, autocosciente, infinito, indistruttibile ed eterno. Il suo potere è inimmaginabile. Ma la sua forza è bilanciata da una dolcezza incommensurabile e tenerissima. In quest’armonia di opposti, scaturisce ogni cosa. La magia del silenzio è così profonda e stupefacente da incantare e affascinare. A produrre incanto può essere solamente il silenzio. E solo esso può essere ammirato e venerato. Nel silenzio c’è tutto ciò che abbiamo sempre cercato. Non abbiamo mai trovato la pace e la felicità perché abbiamo sempre respinto il silenzio, ma esso è sempre tornato su di noi a ricordarci il nostro vuoto.

Il silenzio è il vuoto più pieno che ci sia

Pensiamo che il silenzio sia vuoto: è vero che è vuoto di parole, di suoni, di eventi. Da questo punto di vista non è nulla. Non è nulla rispetto alla nostra esperienza comune. Ma se lo approfondiamo con sufficiente dedizione, scopriamo che in realtà a essere nulla è tutto ciò che abbiamo vissuto. Ciò che sembra riempirci in realtà ci svuota. Non è un caso che ciò che ci fa stare meglio è ciò che ci lascia senza parole, senza fiato, senza pensieri. Perché è quando il mondo turbinoso della mente si mette da parte almeno per un attimo che nasce la gioia e si può sperimentare la bellezza del Tutto. E possiamo così scoprire la pienezza ineffabile e straordinaria del silenzio e rimanere meravigliati di aver potuto pensare che il silenzio non fosse altro che assenza di suoni e parole.

Non c’è nulla che possa riempire di più del silenzio. In pochi lo sanno, poiché anche quando fuori di noi c’è silenzio, noi facciamo di tutto per coprirlo. I pensieri sono l’ultimo strumento che usiamo per rifiutare il silenzio. Eppure gli stessi pensieri emergono dal silenzio e si dissolvono in esso. Dovremmo allora abituarci a prestare più attenzione al silenzio rispetto ai pensieri e alle parole. Dopotutto è il silenzio a costituire la quasi totalità della nostra esistenza, delle nostre esperienze e interazioni. Quindi dovremmo dargli la giusta importanza. La nostra stessa mente è per il 99% silenziosa, eppure siamo ipnotizzati dall’1% che parla! Il silenzio è il vuoto più pieno che ci sia: non ci resta che affondare nel suo abisso senza fine.

Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione.

Le migliori frasi di Krishnamurti

Le migliori frasi di Krishnamurti

Jiddu Krishnamurti è stato un filosofo e maestro spirituale di origine indiana. Fu avvicinato alla Società Teosofica per le sue doti intellettuali e spirituali, ma se ne allontanò ben presto. Il cuore degli insegnamenti di Krishnamurti riguarda la liberazione dell’uomo dai dogmi, dalle paure, dalla sottomissione all’autorità, dai sistemi di pensiero e dai conflitti. Il suo antidogmatismo fu tale che si rifiutò di insegnare qualunque metodo o tecnica per facilitare la realizzazione spirituale. Krishnamurti è ricordato per la fluidità dei suoi discorsi e la capacità di cogliere l’essenza dei problemi. Oggi vediamo quelle che secondo me sono le migliori frasi di Krishnamurti.

Definirei Krishnamurti come il Socrate moderno. Infatti come Socrate egli è stato un sostenitore ardente del pensiero critico e della necessità di trovare la verità dentro di sé. E come il filosofo greco ha sottolineato quanto sia urgente liberarsi dalle credenze e dai condizionamenti sociali e culturali per ottenere la libertà interiore. Al centro del suo insegnamento è la necessità di osservare se stessi senza giudizi o preconcetti, indagando direttamente la propria interiorità per conoscersi profondamente. Il suo modo di parlare era particolarmente duro e tagliente. Ma oltre la durezza di superficie, traspariva un senso di dolcezza, umorismo, delicatezza e amore.

Le migliori frasi di Jiddu Krishnamurti

“L’individuo che non è intrappolato nella società è l’unico a poter influire su di essa in modo considerevole”.

Questa è tra le migliori frasi di Krishnamurti in quanto sintetizza il nucleo del suo messaggio filosofico e spirituale. Tutti siamo stati letteralmente sottoposti a un lavaggio del cervello così onnipervasivo da rendere difficile scoprire la portata dei nostri condizionamenti. Da quando nasciamo, assorbiamo come spugne credenze, abitudini, atteggiamenti, limiti, barriere, idee. Veniamo così risucchiati dalla società, dal modo di pensare comune, dalla cultura dominante. E persino chi si professa anticonformista non comprende quanto in realtà continui a essere profondamente condizionato. Per smettere di essere intrappolati nella società, dobbiamo affinare il nostro pensiero critico e soprattutto la capacità di osservarci.

In questo modo possiamo mettere in discussione i nostri condizionamenti e superarli. Nessuno può dire di non essere condizionato o di non esserlo mai stato. Solo attraverso un lavoro faticoso di conoscenza di sé possiamo liberarci di ciò che è stato imposto e a cui abbiamo creduto e dato per scontato. Krishnamurti afferma che solo chi è libero dai condizionamenti può influire considerevolmente sulla società. Infatti chi è condizionato non può fare altro che confermare, ripetere e riproporre i condizionamenti di cui è vittima inconsapevole. Chi ha superato i condizionamenti può esprimere se stesso al meglio e lavorare per la liberazione degli altri dalla “prigione” mentale.

“La libertà è essenziale per l’amore; non la libertà di rivolta, non la libertà di fare ciò che ci aggrada né quella di cedere, più o meno apertamente, ai nostri desideri; si tratta piuttosto della libertà che deriva dalla comprensione”.

Che cos’è la vera libertà? Krishnamurti è chiaro al riguardo: non è la libertà di fare ciò che si vuole. Piuttosto, è la liberazione dall’ignoranza. È dunque comprensione di ciò che è reale e di ciò che non lo è. E la comprensione non può essere comprata o ottenuta da qualcuno. Può soltanto essere intuita, raggiunta attraverso l’analisi di sé, per scoprire la Verità che giace nel proprio cuore. La libertà, sottolinea Krishnamurti, è un presupposto indispensabile per amare. L’amore, infatti, è energia priva di limiti e condizionamenti. Finché siamo lontani dalla verità e siamo soggetti a dogmi, false credenze e idee distorte, non possiamo realmente amare. L’amore, come la libertà, è il risultato della comprensione della Verità.

Infatti Amore, Libertà e Verità sono qualità del nostro Essere. Non puoi avere l’uno senza l’altra. Essere liberi non significa ribellarsi, fare la rivoluzione contro il governo ladro, scaricare la propria bile contro il male nel mondo. Questa non è libertà: è sempre schiavitù. È lo schiavo a ribellarsi contro il padrone. Chi è libero, compie una rivoluzione interiore. Non scalcia contro le catene che vede all’esterno. Piuttosto, comprende come l’unico carcere sia la propria mente, e l’unica vera liberazione può avvenire dentro di sé e non fuori. E nell’ottenere questa libertà, è possibile aprirsi all’amore.

“Il semplice osservare richiede un’incredibile chiarezza; senza di essa, non è possibile osservare”.

Per osservare è necessaria una grande attenzione, una notevole vigilanza, un’incredibile chiarezza. Solitamente questa chiarezza manca poiché siamo velati da troppi pensieri. Quando ci viene chiesto di osservare qualcosa dentro o fuori di noi, non possiamo fare a meno di etichettare, giudicare, esprimere un pensiero. La nostra mente è più veloce di noi. La nostra attenzione è risucchiata dai pensieri. Siamo oscurati da convinzioni e giudizi. Non riusciamo a distaccarcene nemmeno per un momento. Questo è un enorme ostacolo all’osservazione pura e alla realizzazione spirituale. Eppure siamo ipnotizzati dalla mente.

“L’amore elargisce se stesso con abbondanza, come un fiore il suo profumo”

Amore e abbondanza sono parenti stretti. Non può esistere amore laddove domina una mentalità di scarsità. La gelosia, l’attaccamento, il possesso, l’esclusività non sono amore. L’amore non è speciale né personale né, soprattutto, condizionato. Laddove c’è un limite, lì non c’è vero amore. Il limite è solo un frutto della paura e del condizionamento, dell’ego e del bisogno di sicurezza. L’amore non ha confini, quindi si estende senza limiti. È dunque come il profumo di un fiore, che va in tutte le direzioni senza esprimere preferenze, senza ritrarsi alla vista di qualcosa che non gli piace, senza contrarsi in smorfie di disgusto. Quando viviamo nello stato ordinario dell’ego, non possiamo amare incondizionatamente. Infatti tale amore distruggerebbe ogni barriera, ogni identità, ogni falsa immagine di noi.

“Nessuno può mettervi in prigione psicologicamente, ci siete già”

Tra le migliori frasi di Krishnamurti, anche questa sintetizza bene il cuore del suo pensiero. Ciascuno di noi è profondamente condizionato. Troppo spesso abbiamo paura di poter essere controllati, dominati, resi vittime di qualcun altro. Ma Krishnamurti ci dice di non avere paura: non possiamo essere più imprigionati di quanto già siamo! A prima vista può apparire come un commento pessimista e deprimente. In realtà ammettere il potere dei condizionamenti su di noi significa smettere di puntare il dito contro gli altri e assumersi la responsabilità della propria schiavitù come della propria liberazione. In particolare, dobbiamo riconoscere come le catene che sentiamo su di noi sono una nostra scelta inconscia per proteggerci, non un’imposizione esterna. Scopri qui come liberarti dal dominio della mente.

“Quando la mente è totalmente silenziosa, in superficie come in profondità, allora ciò che è ignoto, ciò che è incommensurabile, si rivela”

Come scoprire il divino? Come possiamo aprirci all’ultima realizzazione spirituale? Dobbiamo far tacere la mente. Secondo Krishnamurti, tuttavia, non è necessario meditare meccanicamente a tale scopo. Anzi, egli sconsigliava sempre le pratiche meditative, in quanto a suo dire sono inutili e spesso anche dannose. Piuttosto, dobbiamo concentrare tutta la nostra attenzione su di noi, senza tentare di controllare la mente. Quando la mente è completamente in silenzio, possiamo sperimentare la presenza consapevole dell’Essere, che è poi la nostra presenza, e fonderci totalmente con essa. L’Illuminazione non è altro che questo: riunirsi al vero Sé, alla sua pace e gioia incommensurabili e senza limiti.

“Fa’ attenzione all’uomo che dice di sapere”

In questa frase si può trovare la profonda vicinanza tra Krishnamurti e Socrate. Socrate condannava aspramente la presunzione di sapere, che è pura ignoranza. Quanto spesso noi crediamo di sapere qualcosa, o la diamo per scontata, per poi doverci ricredere? Siamo letteralmente zeppi di convinzioni false e idee che non abbiamo mai messo in discussione. Esse ci limitano notevolmente e ci impediscono di essere felici e realizzati. Spesso ci affidiamo a presunti esperti e ci fidiamo ciecamente di loro. Oggi più che mai stiamo tornando all’era dell’ipse dixit, dell’autorità che non può essere messa in discussione. Infatti ci sentiamo terribilmente instabili e pur di non perdere la fiducia nel mondo, ci sottomettiamo alle autorità.

Crediamo ciecamente alla voce della scienza (dimenticando che scienza è esperimento e visione diretta, non culto dell’autorità scientifica). Ci fidiamo a occhi chiusi dei medici, dei nutrizionisti, degli avvocati, del telegiornale, dei libri che leggiamo, delle persone che ascoltiamo. D’altra parte, molti di noi cadono nella paranoia di non fidarsi di niente e di nessuno. Sia lo scetticismo totale che la fiducia cieca sono posizioni estreme e rigide, che nascono come difese contro il caos. Affrontare il caos richiede pazienza, lucidità, pensiero critico e auto-osservazione, e in pochi hanno il coraggio di essere soli, indipendenti e liberi.

Chiunque può essere il presuntuoso di turno che dice di sapere. Non è certo un titolo di studio, un simbolo o un attributo a sottrarlo dall’ignoranza. Anzi, è proprio il culto delle autorità a renderci acritici e a portarci a fidarci e a non mettere in dubbio ciò che attraversa le nostre menti. Non dovremmo assimilare nulla senza il nostro consenso. D’altra parte, non dobbiamo nemmeno rifiutare tutto a priori: dovremmo avere un’apertura mentale tale da accogliere tutto, ma allo stesso tempo decidere che cosa assumere come vero oppure no. Dobbiamo essere aperti senza essere vulnerabili, critici senza essere paranoici, scettici senza sconfinare nella chiusura mentale.

“L’elemento decisivo per portare la pace nel mondo sono i nostri comportamenti di tutti i giorni”

Quante volte ci lamentiamo della guerra nel mondo, del male, delle ingiustizie che vediamo e che subiamo? Troppe, troppe volte. Non ci rendiamo conto che l’unico, vero conflitto è quello dentro di noi. La guerra che vediamo in Siria è il riflesso del nostro conflitto interiore. Le prigioni in Libia sono il riflesso della nostra prigione psichica. Le atrocità commesse nel mondo sono il riflesso del nostro lato osucro, della nostra aggressività e del nostro odio. Ciascuno di noi è responsabile della guerra nel mondo, poiché porta il conflitto dentro di sé. Non c’è bisogno di essere degli assassini per contribuire al male nel pianeta: è sufficiente che non siamo in pace con noi stessi.

Quando abbiamo un conflitto dentro di noi, portiamo la guerra all’esterno. Se dunque vogliamo davvero essere portatori di pace e di luce, dobbiamo prima trovare la pace dentro di noi. Finché non ci sarà la pace dentro di noi, come potremo pretendere che ci sia all’esterno? Se tutti ci lamentiamo che fuori di noi c’è il male, il conflitto, la divisione, chi lavorerà per risolvere queste cose? Non ci sarà nessuno, e il mondo rimarrà un posto di guerra e separazione. Se vogliamo una realtà diversa, troviamo la pace dentro di noi e poi espandiamola nel mondo. Tutti sono responsabili, nessuno è vittima.

Krishnamurti, in una delle sue migliori frasi, sottolinea che a determinare la pace nel mondo sono i nostri atteggiamenti quotidiani. Se dentro di noi ribolliamo di rabbia, sbraitiamo contro il nostro partner o contro i nostri figli, come pensiamo che ci sarà pace nel mondo? E se siamo pieni di giudizio e odio, oppure desiderio di vendetta e rancore, come possiamo pretendere che sulla Terra ci siano meno assassinii? Noi uccidiamo ogni volta che agiamo in preda al conflitto, lo teniamo vivo, lo alimentiamo. Non c’è alcun bisogno di uccidere qualcuno fisicamente per diventare degli assassini! Possiamo essere portatori di guerra anche se non abbiamo mai ucciso una mosca. D’altra parte, possiamo portare la pace anche senza manifestazioni o riunioni di piazza (che magari sconfinano nella violenza ed esprimono rabbia, odio e insoddisfazione e quindi alimentano la guerra).

Non c’è bisogno di manifestare per la pace o di urlare slogan contro la guerra. Al contrario, è molto più importante diventare la pace, essere la pace, incarnarla tutto il tempo con tutto il proprio essere. Questo è l’unico modo per cambiare il mondo. Certamente è più facile dire a parole che vorremmo che il mondo fosse un luogo pieno di amore e condivisione, fratellanza e unione. Ma se odiamo nostro fratello, come possiamo pensare che un tale desiderio si avvererà mai? A contribuire alla pace o alla guerra non sono le decisioni internazionali dei potenti, le dichiarazioni di guerra, le tensioni tra i Paesi. Queste cose sono solo la manifestazione di ciò che ognuno porta dentro di sé, non importa quanto siamo individui ordinari e apparentemente così distanti dalle stanze dei bottoni.

Credo che ciò sia fondamentale da capire: se ognuno di noi si sente responsabile della pace o della guerra di tutto il mondo, può diventare una forza straordinaria di cambiamento. Si tratta, certo, di una responsabilità non facile da assumere. Ma vale la pena provarci, per il bene nostro e di tutta l’umanità. Possiamo iniziare a lasciar andare il nostro astio, i nostri rancori, i nostri giudizi, i nostri fastidi. E possiamo iniziare a perdonare, a smettere di attaccarci ai nostri rancori e a sentirci vittime delle ingiustizie e del male. E possiamo guardare dentro di noi per riconoscere il nostro lato oscuro e illuminarlo con la fiamma della consapevolezza e dell’amore.

“Solo se ascoltiamo, potremo imparare. E ascoltare è un atto di silenzio: solo una mente serena, ma straordinariamente attiva può imparare”

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sull’arte di ascoltare. Per apprendere qualcosa di nuovo dobbiamo dapprima imparare ad ascoltare. Se infatti le nostre menti sono riempite di pregiudizi e manteniamo questi anche mentre dialoghiamo, leggiamo o conversiamo, non possiamo imparare nulla. Per imparare, c’è bisogno di una disposizione di apertura. Altrimenti rimarremo sempre con le stesse convinzioni e gli stessi preconcetti e rimarremo le stesse persone di sempre. Ma come si ascolta? Per ascoltare non dobbiamo solo stare zitti, ma soprattutto far tacere la mente. Eppure la maggior parte di noi non ascolta davvero: quando l’altro parla, rimaniamo assorbiti dai nostri pensieri, pronti a controbattere. In questo modo non siamo aperti all’altro e non possiamo imparare nulla da lui, il quale molto probabilmente non imparerà nulla da noi in quanto trincerato nelle sue posizioni e opinioni.

“La vera rivoluzione per raggiungere la libertà è quella interiore, qualsiasi rivoluzione esterna è una mera restaurazione della solita società che a nulla serve”

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sulla rivoluzione interiore. Un vero saggio sa che il vero e unico cambiamento possibile è quello interno. Lavorare su di sé è l’unico presupposto per ottenere la libertà. Non ci sono padroni all’esterno, nemici da combattere, governi ladri, banche predatrici, multinazionali avide di potere. Può darsi che ci siano pure, ma che differenza fa per noi che ci siano o non ci siano? Forse è il capitale finanziario a impedirci di emanciparci? E se accusare le élite, Big Pharma e i miliardari non fosse che una scusa per non crescere, per non cambiare e per rimanere gli stessi di sempre? Se anche i politici corrotti, le aziende che pensano solo al profitto, gli uomini folli fossero privati del loro potere, da chi verranno sostituiti se noi non cambieremo dall’interno?

C’è il rischio che un rovesciamento del sistema porti a una società, a un potere e a un’economia simile alla precedente, forse addirittura peggiore. O magari leggermente migliore, ma non abbastanza da risolvere i problemi umani. Perché? Perché ogni rivoluzione operata all’esterno nasce dalla volontà di distruggere, non di costruire, dal desiderio di ribellarsi e dalla rabbia piuttosto che dall’intenzione di proporre un’alternativa valida. Le rivoluzioni avvenute nel corso della storia hanno insegnato questo: il nuovo ordine è sempre stato peggiore o uguale al precedente. In alcuni casi è stato migliore, ma non ha abolito le differenze, non ha sanato i veri problemi, ha costruito qualcosa di temporaneo e di instabile. Perché allora non facciamo una rivoluzione interiore, tutti quanti, per diventare davvero liberi? Forse in questo modo anche il mondo là fuori rifletterà il nostro cambiamento!

“La rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come fare”

Ma come compiere questa rivoluzione interiore? In un’altra delle sue migliori frasi, Krishnamurti chiarisce bene che la rivoluzione va compiuta dall’individuo, da solo, senza l’aiuto di nessuno. Infatti non c’è nessuno al mondo che può operare una trasformazione dentro di noi. Soltanto noi abbiamo la responsabilità e il compito di essere “rivoluzionari”. Sono sempre stato convinto che ognuno sia la guida del proprio percorso. Ciò significa che non esistono pratiche, tecniche, esercizi validi per tutti per crescere o illuminarsi. Ognuno raggiunge la libertà e la felicità a modo suo. Possono esserci dei percorsi simili, con molti punti in comune, ma mai completamente uguali. Altrimenti la libertà sarebbe qualcosa di imposto dall’esterno, ma in tal caso non sarebbe libertà, perché qualcosa di imposto è semmai opposto alla libertà.

La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare.

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sull’intelligenza umana. Secondo il maestro, la vera intelligenza è la capacità di osservare senza giudizio. Si tratta di qualcosa di davvero difficile per una mente abituata a filtrare l’osservazione con le sue interpretazioni, a colorarla con i suoi giudizi, a oscurarla con i suoi pensieri triti e ritriti. Noi non vediamo il mondo per come realmente è, ma lo vediamo sempre filtrato dalla mente. Persino quando osserviamo un pennarello, subito lo etichettiamo, e così perdiamo la freschezza dell’osservazione. L’osservazione è un’azione sempre nuova: è solo la mente a rendere il mondo un posto grigio, in cui tutte le cose appaiono uguali e noiose, tutto è ripetitivo e privo di interesse. Ma la cosa più importante è che guardiamo agli altri e a noi stessi con la lente del giudizio, impedendo la nostra crescita e cadendo nella miseria.

La scelta c’è dove c’è confusione.

Che cosa vuol dire che “la scelta c’è dove c’è confusione”? Tra le migliori frasi di Krishnamurti, questa è anche una delle più criptiche. Ma se riflettiamo un attimo sul suo significato, possiamo comprenderla. Quand’è che abbiamo bisogno di scegliere? Quando dentro di noi c’è conflitto, confusione, caos, cioè quando la nostra mente è divisa in due (o più) parti, una che va in una direzione, l’altra che sceglie quella opposta. Ci sentiamo combattuti. Non sappiamo che cosa fare. Siamo tormentati dal dubbio. Ma anziché analizzare e osservare il conflitto dentro di noi, alimentiamo ulteriormente il conflitto e ci facciamo tormentare da esso, sentendoci costretti a scegliere qualcosa e a rinunciare a quella opposta. Difficilmente abbiamo il coraggio e l’acutezza di guardare il conflitto lacerante che ci affligge.

Ma se guardiamo a fondo dentro di noi, scopriamo il caos, la mancanza di chiarezza, le pulsioni opposte. Da che cosa nascono questi impulsi contrastanti? Nascono dalla mancanza di consapevolezza, di un Io centrato e maturo che armonizzi la confusione dell’ego. L’ego, di per sé, è naturalmente animato da spinte contrastanti, vive nella dualità e nell’opposizione, trova la sua linfa vitale nello scontro di opposti. Ad esempio, la paura nasce perché una parte di noi vuole affrontare qualcosa, mentre un’altra non vuole: la paura, così come ogni forma di sofferenza, nasce da una schizofrenia interiore, uno scontro di volontà, ognuna delle quali è troppo debole per esercitare il suo potere, ma abbastanza forte da mantenere vivo il caos nella mente. Ma se facciamo chiarezza puntando l’attenzione sui nostri conflitti interiori, questi si dissolvono e lasciano spazio alla chiarezza e l’azione avviene di conseguenza, senza che ci sia nemmeno scelta:

Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione.

E infatti in quest’altra citazione, Krishnamurti sottolinea come la mente che vede con chiarezza non ha dubbi, non è spaccata in due, in tre o in quattro, non vede di fronte a sé bivi o biforcazioni, ma solo una strada diretta. Certo non si tratta di qualcosa di facile da raggiungere: la maggior parte di noi è divorata dal dubbio e dal caos! Ma non dobbiamo condannare la confusione o rifiutarla, magari attaccandoci a false certezze per godere di un senso illusorio di stabilità. Piuttosto dobbiamo guardare dentro noi stessi per scoprire i conflitti e scioglierli alla luce della nostra consapevolezza e trasformare la confusione in azione e libertà, decisione e certezza. Non c’è alcun male nel vivere dei periodi di caos dentro e fuori di sé: è tuttavia fondamentale ritrovare sempre la centratura e approfittare di ogni crisi come opportunità di crescita.

Quando siamo eccessivamente divorati dal dubbio e vediamo troppe scelte di fronte a noi, può darsi che siamo confusi e dobbiamo semplicemente fare chiarezza:

Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera.

Si tratta di una riflessione interessante. Infatti la libertà di scelta viene spesso considerata come una vera libertà, la più grande di tutte le libertà: scegliere che cosa fare, come farlo, con chi… Ma in realtà tale libertà non è altro che un ventaglio di opzioni possibili: è più indefinitezza che libertà.

Per concludere vi lascio con quest’ultima meravigliosa citazione di Krishnamurti sull’amore:

Quando c’è l’Amore voi non siete; quando voi siete non c’è l’Amore. Così, quando c’è il sé non c’è Dio, quando il sé scompare c’è Dio.

Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione. Scrivi nei commenti che cosa pensi delle migliori frasi di Krishnamurti!

Le migliori frasi di Lao Tzu

Le migliori frasi di Lao Tzu

Lao Tzu è stato un filosofo e scrittore cinese del VI secolo a.C. È il fondatore del taoismo e gli è attribuita la paternità del Tao Te Ching. I suoi insegnamenti spirituali sono incentrati sull’unione degli opposti, la non azione, la spontaneità e l’armonia. Oggi vedremo quali sono alcune delle migliori frasi di Lao Tzu, le più ricche di significato e di saggezza. Il taoismo sostiene che all’origine di tutto vi sia il Tao, l’Unità. Da esso discendono i due principi dello Yin e dello Yang, le due polarità che si uniscono nel Tao. Lo Yin è il principio femminile, lo Yang è l’energia maschile. Yin e Yang non sono opposti inconciliabili: secondo il taoismo è errato dividere il mondo in categorie dicotomiche, poiché l’Universo è compenetrazione e conciliazione dei contrari. La vita è un continuo fluire e un costante cambiamento: nulla rimane immutabile e tutto scorre.

Le migliori frasi di Lao Tzu

“Comprendere gli esseri umani è intelligenza, comprendere se stessi è saggezza.”

Comprendere a fondo gli altri è difficile. Per farlo è necessario un atteggiamento di apertura, empatia, ascolto. È fondamentale saper rinunciare a se stessi, alle proprie prospettive limitate. Quante volte stupidamente giudichiamo pensando di dire la verità sulle persone? La maggior parte dei giudizi dicono molto più di noi che non degli altri. Cogliere l’essenza di un essere umano è difficile. Ci vuole una certa intelligenza e perspicacia nel comprendere i bisogni, le qualità, le caratteristiche di un altro. Ma è ancora più complicato comprendere se stessi. Ciò implica infatti aver compiuto una profonda osservazione di sé. E conoscere se stessi è la vera saggezza, poiché presuppone l’aver scoperto il proprio intimo e aver colto l’essenza alla base della propria esistenza. Quando uno conosce profondamente se stesso, conosce l’intimo degli altri. Nessuno può nascondersi agli occhi di un saggio.

“Fai il tuo lavoro, e poi fai un passo indietro. È l’unica strada per la serenità.”

In questa frase è contenuta l’essenza del non attaccamento (scopri qui come praticarlo). La maggior parte di noi si considera l’agente delle proprie azioni. In particolare, quando facciamo qualcosa di grande, ci sentiamo orgogliosi e magari vogliamo complimenti e approvazione. Potremmo anche far finta di rifiutare le lodi. Ma in realtà non possiamo fare a meno di vantarci, di derivare la nostra grandezza dalle nostre opere. Quando realizziamo qualcosa di importante, siamo pronti a rivendicare la paternità dell’opera. Addirittura ci sentiamo oltraggiati e feriti nel profondo se qualcuno non dovesse riconoscere i nostri “meriti”. Quante volte sentiamo che gli altri sono ingrati? Quante volte pretendiamo che si ricordino dei nostri sacrifici? Ma le nostre aspettative e il nostro orgoglio ci distruggono e ci tolgono la serenità.

Lao Tzu, in una delle sue migliori frasi, ci ricorda che la via per la pace consiste nel non attribuirsi il merito di ciò che facciamo. Questo è anche l’insegnamento del Karma Yoga, che invita a offrire a Dio il risultato delle nostre azioni. Quando infatti interponiamo un ego in ciò che facciamo, la sofferenza è assicurata. Certo, potremmo sperimentare un qualche senso di grandezza o addirittura di onnipotenza, o semplicemente un certo orgoglio, ma tali emozioni sono ricompense davvero grame e il prezzo da pagare per attaccarsi a esse è davvero salato. Ha senso far vedere quanto siamo bravi, quanto ci sacrifichiamo, quanto siamo dei bravi lavoratori, dei bravi genitori, quanto “ci spacchiamo la schiena” per qualcun altro? No, non ha alcun senso fare l’eroe o la vittima. Ricercare ossessivamente l’approvazione degli altri ci rende schiavi e ci toglie la pace.

Quindi è molto meglio seguire il consiglio di Lao Tzu: fai un passo indietro ogni volta che termini un lavoro. Se fai del bene ai tuoi figli, smetti di considerarli come degli ingrati: altrimenti stai solo comprando il loro affetto. Se fai un regalo a qualcuno, non aspettarti che ti verrà ricambiato: altrimenti stai contraendo un obbligo, non facendo un dono. E se ti sacrifichi per la tua famiglia, non lamentarti per il fatto di non essere aiutato: se hai bisogno di aiuto, puoi chiederlo serenamente, altrimenti ti stai sacrificando per fare l’eroe o per commiserarti. Che valore ha un’azione se pretendiamo qualcosa in cambio? Non ci rendiamo conto di come le nostre pretese ci avvelenino il sangue e ci impediscano di essere felici. Agisci senza ego, anche perché in realtà non c’è nessun ego che faccia le cose, quindi non ha senso attribuirsi il merito di nulla.

“Il gioco è la medicina più grande.”

Sono davvero convinto che la vita sia un gioco. Chi si risveglia si rende conto che tutto è Maya, illusione, sogno, che non c’è nulla di serio in questo mondo. Perché dobbiamo prendere la vita sul serio? Perché non possiamo giocare, essere liberi e spontanei, gioiosi e briosi? Non vogliamo farlo perché ci sentiamo troppo imprigionati nel gioco, perché abbiamo vestito i panni di un personaggio del film e ci siamo dimenticati di essere gli attori. Recitiamo una parte, ma ci siamo dimenticati che stiamo recitando. Così tutto sembra maledettamente serio. Sembra vero che moriremo, che potremo perdere il lavoro, che potremo essere lasciati dal partner, che soffriamo e che siamo in balia del mondo. Sembra così perché abbiamo creduto alla nostra illusione. Solo svegliandoci dal sogno possiamo realizzare quanto sciocchi siamo stati a prendere sul serio un gioco, un film, una proiezione.

Lao Tzu ci ricorda che il gioco è la medicina più grande. Tornare a giocare e a prendere le cose e noi stessi meno sul serio significa guarire dalla follia. Giocare può davvero riparare le nostre menti devastate dai nostri atteggiamenti distruttivi e autodistruttivi. Che cosa ci impedisce di giocare? Forse abbiamo paura di essere giudicati male? Ma perché abbiamo paura del giudizio? Forse perché esso intacca il nostro ego? Ma perché abbiamo paura che il nostro ego sia ferito, se l’ego è solo un’illusione? Abbiamo paura di andare oltre il senso di separazione, di riunirci nell’amore? Abbiamo paura di morire, quando la morte (o la separazione dal corpo) è una cosa certa. Come possiamo temere qualcosa di certo? Se ci rendiamo conto di come ci siamo solamente ingannati, possiamo riprendere a giocare in tutta serenità e curare la nostra pazzia.

Quando mi libero di quello che sono, divento quello che potrei essere.

Una delle migliori frasi di Lao Tzu ci invita a liberarci dei nostri condizionamenti prima di poter esprimere il nostro massimo potenziale. Ciò è valido in ogni campo. Ma tale insegnamento si applica soprattutto nella spiritualità. Per diventare ciò che siamo veramente, il nostro vero Sé, dobbiamo disfarci dell’ego. Il nostro compito è quello di liberarci delle credenze limitanti, dei condizionamenti esterni e interni, della negatività e del senso di separazione per poter accedere al nostro vero Essere, che altrimenti rimane una pura potenzialità inespressa. L’obiettivo della spiritualità consiste nel liberarsi dalla nostra falsa identità, smettere di essere chi non siamo per diventare chi siamo veramente. Potremmo essere una sorgente di pace, amore e beatitudine. Ma ignoriamo la gioia della nostra vera natura in nome di un’identità fittizia che vive di paura, colpa e rabbia.

Un lungo viaggio di mille miglia comincia con un solo passo.

Lao Tzu ci invita a non focalizzarci mai sulla meta, sulla fine del percorso. La nostra vita è fatta di singoli passi, singoli istanti, ognuno dei quali è degno di essere vissuto. Non c’è un momento migliore di questo che stai vivendo ora. Non esiste futuro, né passato. La meta è solo un disegno immaginato dalla mente, una proiezione. Anche quando arriverò a destinazione, starò facendo un passo. Inoltre, in questa frase è contenuto un insegnamento preziosissimo: per quanto un percorso possa apparire lungo e difficoltoso, esso può essere diviso in piccoli passi. In questo modo anche l’impresa più ardua diventa possibile. Non ha senso focalizzarsi sulle difficoltà che potremmo incontrare sul cammino: è molto meglio occuparci del singolo problema che si trova di fronte a noi adesso. Se affronterai solo la sfida che ti si presenta in questo istante, sarai molto più leggero e non ti preoccuperai di nulla.

Anche il viaggio spirituale può apparire come un percorso lungo mille miglia e pieno di sfide. Ma possiamo smettere di pensare a quando raggiungeremo l’Illuminazione, quando saremo finalmente Uno, per concentrarci unicamente su ciò che dobbiamo fare adesso. Adesso, in qualunque situazione ti trovi, puoi accettare il momento presente per sperimentare il potere dell’accettazione. Puoi decidere di lasciar andare una tua resistenza o un tuo attaccamento. Guarda dentro di te e scopri in ogni momento l’ostacolo che devi superare, il passo che devi compiere. In questo modo, un passo per volta, ti potresti sorprendere a trovarti dall’altra parte del sogno, risvegliato, oppure semplicemente più in pace e in armonia. Puoi fare sempre un solo passo alla volta: almeno assicurati di concentrare tutti i tuoi sforzi nell’imprimere in quel passo la massima qualità e dedizione.

Quando non c’è desiderio, tutte le cose sono in pace.

Questa è tra le migliori e più significative frasi di Lao Tzu. Il desiderio è ritenuto unanimemente dalle dottrine e filosofie orientali come causa di sofferenza. Infatti desiderare significa generalmente opporre resistenza al momento presente, pretendere che questo istante sia diverso da com’è. E ciò implica la creazione di un attrito, di una resistenza che si traduce in dolore. Il tipo di desiderio che causa sofferenza è appunto il volere che questo momento sia diverso da com’è. Nasce dalla convinzione che in futuro potrebbe esserci qualcosa di meglio. Implica rimandare la pace e la felicità, che in realtà sono sempre accessibili nel qui e ora. Il desiderio è assenza di pace, la pace è assenza di desiderio.

Il desiderio è il movimento incessante della mente egoica, che non si accontenta, che vuole sempre di più, che non accetta l’adesso. Ma ogni istante è perfetto, poiché contiene in sé, nel retro, la tua presenza. Il momento presente è sempre gioioso non tanto per la forma che assume, quanto per il fatto che c’è sempre una consapevolezza che è viva in tale istante. Il presente è fuori dal tempo, il presente sei tu. Non ha alcun senso desiderare che qualcosa sia diverso da ciò che è. Ciò non significa che non possa migliorare le condizioni esterne, ma è importante comunque non cadere nell’errore di pensare che la propria sofferenza sia dovuto a qualcosa che non va all’esterno. In realtà tutta la sofferenza deriva dal non essere in linea con il presente.

Puoi avere mille problemi nella tua situazione esistenziale (famigliari, finanziari, lavorativi, di salute), ma in questo momento puoi avere qualche problema? No, a meno che non stia resistendo al qui e ora: tale resistenza ti fa soffrire. Quindi, lascia andare ogni desiderio di riparare, di rendere il mondo diverso, di raggiungere un certo stato di coscienza nel futuro e sii in pace adesso.

Invece di maledire il buio è meglio accendere una candela.

Tra le migliori frasi di Lao Tzu, trovo che questa sia una delle più intense e acute. Quante volte malediciamo il mondo perché è crudele, ci lamentiamo della cattiveria delle persone, delle ingiustizie, della mancanza di amore attorno a noi, di tutto ciò che non va bene? E quante volte giudichiamo, critichiamo e rimproveriamo gli altri per le loro mancanze e vediamo tutto nero? Ma chi ha il coraggio e la volontà di assumersi la responsabilità di portare la luce laddove tutto è buio? E cioè: chi è disposto a smettere di maledire il mondo e gli altri per portare amore, pace e gioia? Siamo tutti bravi a dire quanto il mondo fa schifo, ma è proprio il nostro giudicare in tal modo a rendere il mondo un posto invivibile.

Ciascuno di noi è responsabile di ciò che non va nel mondo, del marcio che vediamo, perché ognuno di noi ha un lato oscuro e lo proietta all’esterno. In ogni caso, è molto meglio provare ad accendere una candela, come suggerisce Lao Tzu, per portare un po’ di salute in un mondo che sembra folle e malato. Più porteremo la luce nel mondo, più essa ci verrà riflessa, ci sentiremo amati e inizieremo a vedere anche il bello attorno a noi. E anziché maledire il buio, vedremo che esso è soltanto assenza di luce, per cui la cosa più sensata è far entrare il sole dove non c’è. Non avremo più bisogno di maledire il buio, perché noi saremo abbastanza illuminati dalla luce da sentirci al sicuro e addirittura da condividere la fiamma con gli altri.

Infatti donare la nostra luce non diminuisce il nostro splendore, ma anzi ci fa brillare più intensamente. Se anziché puntare il dito contro il male che vedi, l’insania, l’inconsapevolezza accenderai una candela, ti si spalancherà l’accesso a un nuovo mondo, molto più luminoso e gioioso.

Chi conosce gli altri è sapiente, chi conosce sé stesso è illuminato. Chi vince gli altri è potente, chi vince sé stesso è forte.

Lao Tzu afferma ancora una volta l’importanza di conoscere se stessi. Infatti è conoscendo se stessi che si ottiene la vera sapienza. Non possiamo conoscere l’essenza dell’uomo guardando (solamente) fuori di noi. Gli altri uomini possono rivelare delle parti importanti di noi e dirci molto sulla nostra natura. Ma la vera conoscenza è autoanalisi, introspezione e, soprattutto, osservazione di sé senza giudizio. Ma la parte più importante di questa citazione è la seconda frase: chi vince gli altri è potente, chi vince sé stesso è forte. L a vera forza consiste nella libertà interiore (vedi qui come raggiungerla). Essa è autodominio, indipendenza, capacità di esprimere se stessi, autenticità, completezza. Il dominio sugli altri è spesso imposto con la brutalità e l’aggressività, ma la vera influenza sulle altre persone si può ottenere solamente avendo conquistato se stessi.

Una volta liberato dalle proprie catene interne, un uomo può avere potere sugli altri, ma non per controllarli, bensì per esercitare su di essi un’influenza benevola, piena di amore. La vera forza, infatti, è l’amore. Solo esso può convincere un uomo a seguire il bene invece che il male: non possiamo imporre con la violenza nemmeno il messaggio più amorevole. Soltanto l’amore è potere su di sé e sugli altri, un potere dolce e delicato, ma allo stesso tempo irresistibile e potente. Vinci se stesso e dominerai il mondo: se vuoi avere potere sugli altri, non puoi pensare di raggiungerlo senza prima aver dominato te stesso.

Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!

Esiste il libero arbitrio?

Esiste il libero arbitrio?

Siamo davvero liberi? Esiste il libero arbitrio? A queste domande hanno cercato di rispondere filosofi e pensatori di tutti i tempi. La questione della libertà è profonda e sembra apparentemente senza risposta. In base alle tradizioni, la libertà viene data per scontata o considerata come dogma. In altri casi, viene negata a priori. C’è chi dice che la libertà sia solamente un’illusione. Alcuni si preoccupano delle conseguenze di una tesi del genere, affermando che verrebbe meno ogni responsabilità e imputabilità. La religione cristiana ha sempre rivendicato il libero arbitrio, abusando del quale Adamo ed Eva avrebbero commesso il peccato originale. La Riforma protestante mise in crisi tale idea e parlò di predestinazione. L’Umanesimo sostenne che l’uomo è artefice del proprio destino.

Insomma, le riflessioni sulla libertà sono numerose e spesso in contrasto tra loro. Come tutte le questioni filosofiche e metafisiche, infatti, sembra non esserci mai fine ai dubbi, ai paradossi e che non ci sia alcuna soluzione al problema della libertà. Tuttavia, bisogna considerare che spesso molte riflessioni provengono da una prospettiva limitata o errata. Ad esempio, solitamente ci si interroga sulla libertà a partire da un paradigma dualistico. In altre parole, ci sarebbe una persona libera che compie delle azioni in nome di questa libertà. Dal nostro punto di vista, che è invece non dualistico, noi dubitiamo che ci sia un soggetto distinto dal resto e sosteniamo che tutto sia interconnesso. Se c’è solo l’Uno, è evidente che il problema della libertà va ridefinito. Innanzitutto sorge infatti immediatamente questa domanda: “ma chi è libero?

Libertà vs determinismo

Nel corso del tempo sono state avanzate diverse teorie filosofiche sulla libertà. Essenzialmente, sono due gli schieramenti principali: da un lato si sostiene che l’uomo sia libero, dall’altro che le sue azioni siano determinate da impulsi e cause. Ad esempio, il temperamento, un istinto, determinati condizionamenti influirebbero nelle scelte. Secondo coloro che affermano la libertà dell’uomo, si presuppone la presenza di una volontà consapevole che decide. A questo punto però sorge un problema: in entrambi i casi si pone il paradigma della causalità alla base. In sintesi, chi dice che l’uomo sia libero afferma che egli è la causa primaria delle proprie azioni. Invece, chi sostiene che l’uomo non sia libero, afferma che l’uomo è solo l’agente ultimo delle sue azioni, che sono però determinate da altre cause che non sarebbero sotto il suo controllo.

Nel primo caso, sorge il problema di chi sia colui che effettivamente sarebbe libero. In altre parole, quale parte di noi compie delle scelte? Alcuni hanno proposto la ragione, altri la volontà, altri ancora l’anima. Ciò dipende da quale sia l’essenza dell’uomo. Ma si dà per scontato il fatto che ci sia un soggetto che determina le proprie azioni. Ci sarebbe qualcuno separato dal resto che prende una decisione. Ciò può essere valido se c’è un io slegato dal mondo, una coscienza individuale per ognuno di noi. D’altra parte se l’uomo non è libero e tutto è determinato da impulsi oppure è già scritto da Dio, si indicano tali impulsi o lo stesso Dio come agenti o cause distinte. Ma in realtà è la mente a porre dei confini e delle separazioni tra un soggetto che compie un’azione e un oggetto che la subisce.

Esiste il libero arbitrio nella non dualità?

Che cosa succede se mettiamo in dubbio il paradigma della causalità e della dualità? In altre parole, che cosa accade se consideriamo che non ci sia un soggetto separato dal tutto e che gli eventi non siano determinati da una successione di cause ed effetti? La mente ragiona secondo catene di causa-effetto. Logicamente appare scontato che se io faccio cadere un peso da una torre, questa cade secondo la forza di gravità. La scienza si basa su questo paradigma e sulla sua base sono state fatte enormi scoperte e invenzioni. Vorremmo allora mettere in dubbio qualcosa che è dimostrato in modo solido e apparentemente incontrovertibile? Non voglio mettere in discussione nulla, ma voglio solo dire che non è detto che qualcosa che funziona sia necessariamente e universalmente valido.

Nell’ambito della mente, nella pratica e nel mondo di tutti i giorni il paradigma causa-effetto funziona brillantemente. Ma la causalità non spiega il perché delle azioni, ma soltanto il come. La scienza si occupa di descrivere come avvengono determinati fenomeni e chiama causa ed effetto due elementi tra loro connessi. Ma chi ha detto questa connessione sia da considerare nell’ottica di un agente che causa qualcos’altro? Il discorso è piuttosto complicato, lo so. Eppure bisogna cercare di rispondere al dilemma della libertà! Tornando appunto alla questione “esiste o no il libero arbitrio”, possiamo tentare di rispondere solo se mettiamo per un attimo da parte il paradigma della causalità, come ha fatto il dr. Hawkins nel suo libro “Power vs Force”, nel quale propone una teoria innovativa del modo in cui avvengono gli eventi e sul posto della libertà. Mi baserò in buona parte sulla sua teoria nei prossimi paragrafi.

La spontaneità degli eventi

Se non c’è nessun agente che compie un’azione, allora come si manifestano le scelte e gli eventi? Gli eventi non sarebbero altro che l’attualizzazione di potenzialità contenute nel campo di energia della Coscienza. In altre parole, essi avvengono spontaneamente, come risultato di un insieme determinato di possibilità contenute nella Coscienza. Ad esempio, se io muovo la mano, tale movimento non è tanto un atto libero prodotto da un individuo separato che “decide” di muoverla. Per cui non sarebbe il pensiero formulato nella mia mente a determinare l’azione, ma sia il pensiero che l’azione si manifestano come risultato del divenire reale di potenzialità già presenti nel campo. Dunque, tutto si manifesterebbe in modo spontaneo, ed è solo l’ego ad attribuirsi il merito dell’azione o a rivendicare di esserne l’agente.

Ciò è coerente con la considerazione del fatto che ciascuno di noi è solo l’osservatore e il testimone di ciò che accade nella sua esperienza e con il fatto che non ci sia nessun “agente” che fa le cose. Gli eventi si dispiegano da sé, senza l’intervento di qualcuno di esterno. A ben vedere, chi sarebbe questo qualcuno di esterno? A questo punto, se gli eventi accadono spontaneamente, significa che noi possiamo diventare gli osservatori e smettere di credere di causare gli eventi. Ma a questo punto esiste il libero arbitrio che spazio hanno la libertà e la responsabilità?

Che spazio hanno libertà e responsabilità?

Se tutto accade spontaneamente, che fine fa il libero arbitrio? Esiste? C’è da dire innanzitutto che abbiamo detto che vi è un insieme di potenzialità, e accade che solo una di queste diventi reale. Ma a determinare che qualcosa succede sono determinate condizioni propizie. Nel caso di un bruco che sta per diventare farfalla, esso deve aspettare un determinato tempo, particolari condizioni e situazioni per trasformarsi. Il bruco può anche non diventare farfalla, perché magari muore prima della metamorfosi. D’altra parte, non può diventare una tartaruga o un essere umano. Esso ha dunque una gamma determinata di potenzialità che possono attualizzarsi. Nel caso dell’uomo, in esso ci sono potenzialità molto più variegate: l’uomo può evolversi al massimo delle sue possibilità oppure essere mediocre, esprimersi appieno oppure rimanere nel comfort…

Ma che cos determina che ciascuno compia una determinata azione? Per l’uomo esistono determinati livelli di coscienza. All’interno di ogni determinato livello di coscienza sono presenti determinate potenzialità che possono diventare reali. Ad esempio, un criminale sarà molto più predisposto a uccidere un passante rispetto a una persona che marcia per la pace. Che cosa determina che il criminale uccida o meno il passante? All’interno della gamma di possibilità, c’è una possibilità di scelta. Alla coscienza del criminale si presentano alcune scelte, ma è lui a determinare quale diverrà reale secondo le sue intenzioni. Se in lui prevale un’intenzione omicida, con tutta probabilità truciderà il passante. Viceversa, se prevale un’intenzione di smettere di uccidere altri esseri umani, è molto probabile che si astenga dal delitto.

Come attraiamo le possibilità e come scegliamo più o meno liberamente?

Attraiamo le possibilità in base al nostro grado di evoluzione. Se siamo degli individui molto consapevoli, difficilmente ci si presenteranno scelte violente o distruttive. Nell’infinito campo della Coscienza ci sono infinite potenzialità: noi attiriamo quelle che risuonano con la frequenza del nostro campo energetico. Se abbiamo sempre pensieri positivi, di gratitudine e di amore, disporremo di scelte completamente diverse rispetto a chi pensa sempre al peggio e odia il mondo e il suo prossimo. In ogni caso, le possibilità non diventano reali se non in forza della nostra intenzione. Qui è presente la possibilità di scelta e quindi esiste un margine di libero arbitrio che diventa sempre maggiore tanto più la nostra consapevolezza si amplia.

Più diventiamo tutt’uno con la Vita, tanto più la nostra sfera di possibilità si ingrandisce. Ma anche ai livelli più bassi di consapevolezza c’è una certa gamma di potenzialità, anche perché altrimenti non sarebbe possibile alcuna evoluzione. In questo senso, in base a ciò che scegliamo siamo anche responsabili delle conseguenze che derivano dalle nostre scelte. Se uccido qualcuno, ad esempio, soffrirò e attirerò altri eventi negativi che vibrano sulla frequenza del campo energetico della morte, della negatività e dell’odio. Al contrario, se decido di amare incondizionatamente tutti, inizierò ad attirare eventi positivi che rifletteranno il mio amore. Qual è il limite della libertà? Chi si trova ai gradi bassi dell’evoluzione difficilmente potrà usufruire della scelta di amare incondizionatamente il suo prossimo, ma ciò non vuol dire che sia del tutto impossibile.

Quindi esiste o no il libero arbitrio?

Possiamo dire che il libero arbitrio esiste nella misura in cui è considerato come possibilità di scegliere una fra le diverse possibilità che si presentano spontaneamente come risultato del nostro livello di coscienza, quindi di ciò che siamo. Possiamo dunque avere il “merito” o il “demerito” di scegliere una cosa piuttosto che un’altra. La responsabilità consiste nel rispondere delle nostre azioni e delle loro conseguenze. Tuttavia, è anche vero che al di sotto di un certo livello, prevale l’inconsapevolezza. Gesù sulla croce chiede al Padre di perdonare i suoi assassini perché “non sanno quello che fanno”. Ecco perché è fondamentale avere compassione e capire che determinate azioni e atteggiamenti sono frutto di inconsapevolezza e non di cattiveria.

Lo stesso Socrate considerava il male come figlio dell’ignoranza. Ma allora se uno è inconsapevole non è libero in quanto vittima dei propri condizionamenti, del proprio ego e della propria follia? Potremmo dire che ha un margine di libertà limitato, ma non è mai completamente irresponsabile, poiché ha almeno qualche accesso alla consapevolezza. Il solo fatto di essere un essere umano vuol dire avere almeno un livello base di consapevolezza che ci distingue dagli animali! Quindi potremmo dire che la libertà è un’espressione e una qualità della consapevolezza. Non a caso, la libertà interiore si raggiunge come conseguenza di un’espansione della propria coscienza. Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!

Come essere se stessi

come essere se stessi

Sii te stesso, non avere paura, esprimiti in modo autentico. Quante volte ci siamo sentiti suggerire questi consigli da amici, parenti o da canali di crescita personale? Essere se stessi sembra uno dei desideri più comuni delle persone, ma anche una delle cose più difficili da mettere in atto. Perché è così difficile essere se stessi? Che cosa ci impedisce di essere autentici, in linea con i nostri valori e il nostro sé più profondo? E come possiamo liberarci dei nostri blocchi e condizionamenti? In questo articolo cercherò di offrire una soluzione alla domanda: “come essere se stessi?“. Se mi seguirai passo passo, potresti ottenere informazioni utili per iniziare finalmente a vivere una vita libera e genuina, senza il peso delle paure e degli ostacoli all’espressione di te.

Perché essere se stessi è così difficile

Perché essere se stessi è così difficile? La ragione è che esprimersi autenticamente ha un costo salato: rinunciare a un po’ di sicurezza in nome della propria felicità. L’uomo è maestro nell’arte di sacrificare la propria felicità in nome di un minimo di comfort: ciò è stato fondamentale per l’evoluzione della nostra specie. Ma una volta che abbiamo soddisfatto i nostro bisogni essenziali, abbiamo un tetto sopra la testa e siamo abbastanza sicuri di non essere divorati dai leoni, cercare di aumentare ulteriormente il proprio comfort è inutile. Non ne abbiamo assolutamente bisogno. Al contrario, il nostro Sé superiore grida che vuole esprimersi, che vuole uscire dalla gabbia che gli stiamo imponendo. L’essere umano è completo solo se può liberare il suo massimo potenziale mentale, emotivo, creativo e spirituale.

È dunque di vitale importanza per il tuo benessere generale e soprattutto per la tua felicità liberarti da questo ossessivo bisogno di sicurezza. Non hai bisogno di diventare una persona spericolata o di azzardare imprese folli e assurde. È sufficiente che rinunci ad avere tutto sotto controllo, che lasci andare un po’ della tua paura esistenziale. Renditi conto che quella paura e quel bisogno di comfort sono solo un retaggio del nostro passato di uomini delle caverne. Ora il mondo è relativamente sicuro e non c’è bisogno di vivere con la paranoia del giudizio degli altri, la paura del fallimento, la paura di minacce inesistenti, create solo dalla mente. Dunque, la riposta principale alla domanda “Perché è così difficile essere se stessi” è la seguente: “Paura“. Tra poco approfondiremo meglio la questione.

Il potere dei condizionamenti ci rende schiavi

Oltre alle paure inconsce, c’è un altro aspetto che ostacola la tua libera espressione. Sai che cos’è? È il potere dei condizionamenti esterni, provenienti dalla tua educazione famigliare e scolastica, dalle influenze sociali e culturali, da credenze mai messe in discussione, da forme- pensiero limitanti. Una delle influenze più importanti è la concezione odierna del lavoro. Esso viene visto il più delle volte come mezzo per procurarsi da vivere anziché come strumento per esprimere i propri talenti, passioni e il proprio potenziale. Inoltre, l’attuale società mette l’accento sul carrierismo, le opportunità di crescita lavorativa e dello stipendio, il “posto sicuro”, l’idea di un lavoro offerto dall’alto. Non c’è nulla di male in questo, ma quando ciò diventa prioritario, che posto rimane alla creatività?

Inoltre, già in famiglia e a scuola viene insegnato ai bambini che non c’è posto per i sogni. Nelle aule non si coltivano sogni, ma si trasferiscono nozioni da una mente all’altra: l’emisfero sinistro, calcolatore, giudicante, iperrazionale, accumulatore di sapere prevale sulla creatività dell’emisfero destro, le sue intuizioni, le sue fantasie, la sua capacità di costruire qualcosa di nuovo oltre i dati e le date da imparare a memoria. Così i ragazzi diventano preso disillusi e ci stupiamo poi che il loro mondo si restringe sempre di più, i loro interessi sono superficiali, non sono propositivi, sono depressi e scontenti. Quando non si coltiva un sogno, la vita perde via via di significato. E non c’è più posto per esprimere se stessi.

Come le aspettative impediscono di essere se stessi

Inoltre, ci è stato insegnato fin da piccoli a comportarci come volevano gli adulti, impedendoci spesso di essere liberi e creativi. Le aspettative esterne hanno danneggiato il nostro potenziale. Nel corso del tempo, abbiamo imparato a dimenticare la nostra spontaneità per essere accettati, riconosciuti e amati. Ma in questo modo abbiamo smesso di esprimerci liberamente. Molti di noi continuano a vivere in base alle aspettative degli altri, per compiacerli e per non affrontare l’eventualità di non essere accettati, di rimanere soli, di affrontare l’incertezza. Infatti essere se stessi significa essere imprevedibili, e il risultato è che anche gli altri potrebbero essere imprevedibili. Non sappiamo come risponderanno al nostro cambiamento. Si prova un certo disagio a esprimersi in modo genuino.

Avere aspettative su te stesso è distruttivo. Non puoi essere te stesso se il tuo comportamento è influenzato dall’inseguimento di un’immagine perfetta. Scendi su questa terra e smetti di credere che devi essere Dio. Non preoccuparti di che cosa succederà. A dire il vero, quando ti comporti in modo da compiacere qualcuno, difatti verrai giudicato di più, perché sarai molto più bloccato, insicuro, poco spontaneo. Al contrario, quando sei te stesso sarà più difficile per gli altri giudicarti.

Una società meccanica e poco creativa

La creatività viene raramente stimolata dalla società, anche perché anche una sola mente originale, critica e libera può mettere in dubbio dogmi secolari e mettere in crisi il “sistema”. Un tempo la cultura, gli ideali, il sapere avevano un posto di primo piano e società ed economia erano subordinate alla produzione del pensiero. Oggi, al contrario, è l’economia a decidere della cultura, portando la sua logica aziendalistica a scuola, nelle biblioteche e nei musei. La nostra società non è più guidata dal lume del pensiero, dal predominio della cultura e del dialogo. In questo modo, ha perso ogni punto di riferimento. La creatività è stata sostituita dall’arida contemplazione del dio-denaro

Ma queste cose ormai le sappiamo tutti, e non voglio dilungarmi a ripetere sempre la stessa pappa. Voglio solo sottolineare come ciascuno di noi è sempre più meccanico e sempre meno creativo: oggi non si pensa perché non c’è più bisogno di farlo. Siamo come sonnambuli privi di forza creativa e propositiva. Così come può uno pensare di esprimere se stesso se prima non apre gli occhi per guardare in faccia la realtà che lo circonda? E se la realtà è questa, non è colpa dei burocrati, della finanza, del capitalismo, di Big Pharma, ma è nostra responsabilità. Siamo noi a non avere la forza, la voglia, la direzione di creare. Quindi, accanto al potere dei condizionamenti, esprimere se stessi è difficile perché richiede volontà e impegno, spirito costruttivo e dei sogni. In particolare, è necessaria un’attitudine a migliorarsi sempre per innovarsi di giorno in giorno.

Essere se stessi richiede una forza tremenda

Essere se stessi richiede dunque una forza tremenda. Dobbiamo avere il coraggio di scontrarci con le nostre paure, la mente abbastanza aperta da mettere in discussione le nostre credenze, i paradigmi sociali e culturali dominanti. Dobbiamo superare la nostra tendenza ad addormentaci sugli allori, a rimanere sempre gli stessi, a perseverare nell’inerzia. E dobbiamo superare la pigrizia, la mancanza di voglia e le tentazioni di rimanere superficiali e non esprimerci. Dobbiamo avere l’energia di perseguire dei sogni, degli obiettivi, di avere una missione che ci motivi, una direzione che ci guidi. E per di più nella maggior parte dei casi dobbiamo fare tutto il cammino da soli. Nessuno infatti è interessato al fatto che noi ci esprimiamo. Anzi, i nostri amici, parenti e colleghi preferiscono vederci sempre gli stessi, perché la libertà degli altri fa paura e ricorda agli altri la loro inautenticità.

Per essere te stesso devi essere pronto ad affrontare ostacoli uno dopo l’altro, con la consapevolezza che superare ognuno di essi ti renderà sempre più forte. È un percorso difficile, ma vale assolutamente la pena compierlo. Infatti solo chi è davvero se stesso può davvero sentirsi libero, integro, completo e può influire sulle vite degli altri con il proprio esempio. Quando sei te stesso, hai superato la paura e ti sei riunito con la parte più profonda di te, guardi il mondo con amore e con occhi nuovi, fluisci liberamente e non hai nulla da nascondere. Inoltre, non devi più indossare una maschera diversa per ogni persona che incontri. È assurdo, ma la maggior parte di noi si comporta così: assume un ruolo diverso in base alla persona che si trova davanti. Ma ora vediamo come si può arrivare (o tornare) a essere se stessi.

Come essere se stessi: la guida passo passo

Come essere se stessi? Qui sotto ti propongo una guida passo passo:

  1. Supera quella stramaledetta paura del giudizio. Qui trovi il mio articolo in cui ti mostro esattamente come fare. Quando ti fai frenare dal giudizio degli altri (che poi, per la legge dello specchio, è il tuo stesso giudizio su di te attribuito all’esterno), è impossibile essere autentico. Ricorda che il giudizio è soltanto nella tua testa. Smetti di farti dominare dalla tua stessa mente. Ogni paura è un’illusione mentale, non esiste in realtà, se non nella misura in cui tu le dai valore.
  2. Conosci te stesso (scopri come). È impossibile essere te stesso senza sapere chi sei. Per essere te stesso hai bisogno di un’immagine chiara di che cosa intendi con “te stesso”. Uno degli ostacoli maggiori all’autenticità è la disconnessione da sé. Se non conosci i tuoi valori, desideri, punti di forza e limiti, la tua mente e le tue emozioni, non hai una guida interiore, sei in balia del mondo, sei una pedina degli altri. Senza conoscerti, sei privo di forza e non puoi avere potere su di te e su nessuno.
  3. Fai dell’autenticità una tua priorità. Sviluppa l’intenzione di essere profondamente te stesso in ogni momento della tua vita, con chiunque e in qualunque situazione. Tieni in mente questo obiettivo, segnalo su un diario, rifletti su come raggiungerlo. Visualizza te stesso superare qualsiasi ostacolo, paura e condizionamento ed esprimerti liberamente e senza blocchi.
  4. Vivi più nel momento presente. Sai qual è l’ostacolo più grande a raggiungere qualsiasi cosa? La tua mente, quella maledetta voce critica nella testa che ti dice che le tue paure sono troppo forti, che non riuscirai mai a essere te stesso, che è uno sforzo troppo grande. Quindi esci il più possibile dalla tua mente e vivi nel qui e ora, rimanendo costantemente sull’orlo dell’abisso. Che cosa importa cosa potrebbe succedere fra un minuto o anche solo fra dieci secondi? E che cosa importano le tue paure passate, il fatto che un tempo avevi quel difetto? Non farti definire dal passato e non vivere in vista del futuro.
  5. Riconosci i tuoi blocchi. Che cosa ti impedisce di essere te stesso? La tua mente teme di scomparire, non sa che cosa le succederà se tu ti esprimerai spontaneamente. Infatti quando sei spontaneo sei oltre la mente, e il tuo ego si sente minacciato quando non segui i suoi programmi, le sue reazioni, i suoi bisogni.
  6. Riconosci che essere spontaneo è fonte di gioia. La sofferenza, al contrario, deriva dal non essere te stesso. Infatti, per rinunciare all’autenticità devi compiere uno sforzo immane di chiusura, irrigidimento, autocritica, accumulo di tensioni e devi vivere in balia di paure ed emozioni dolorose.
  7. Rimuovi il giudizio nei tuoi confronti e la colpa. Smetti di torturati per il fatto che ciò che potresti fare o dire potrebbe non essere preso bene, ferire qualcuno, essere giudicato male. Elimina per sempre la colpa dalla tua vita. Non ha alcun senso portarsi il peso del proprio giudizio, del biasimo, della condanna. Nessuno deve essere d’accordo con ciò che dici o fai. Non hai bisogno dell’approvazione o del riconoscimento di nessuno. Tu sei libero ora.
  8. Ama. Vivi dal cuore. Il tuo cuore sa che cosa è più opportuno fare in ciascun momento. Fidati di lui, perché è molto più affidabile della mente. Apri il tuo cuore e scegli di essere non giudicante, espansivo, gentile e amorevole.
  9. Smetti di essere ossessionato dal tuo io. Questa è una delle chiavi per essere te stesso. Paradossalmente, diventi più “te stesso” solo quando smetti di essere continuamente focalizzato su di te, le tue paure, i tuoi bisogni e ti dedichi sinceramente all’altro. Puoi essere te stesso solo se esci fuori da te stesso!
  10. Elimina le tue aspettative su te stesso. Il bisogno di apparire in un certo modo ti causa stress e ti costringe a essere continuamente critico per cercare di essere all’altezza dell’immagine ideale che hai di te. Non devi inseguire nessuna falsa identità, non devi rappresentare nessun ruolo! Non puoi essere te stesso se pretendi di essere qualcuno di diverso da te! È probabile che tu sia troppo perfezionista, perché magari in passato eri costretto a essere per forza in un certo modo per essere amato.
  11. Potenzia la tua autostima. È evidente che finché non sarai sicuro di te, vorrai sempre essere apprezzato dagli altri e in nome della loro approvazione cercherai di essere compiacente invece che autentico.

Come essere se stessi: ultimi consigli

Essere se stessi è il risultato di un percorso di crescita che non ha mai fine. Puoi mirare a un grado sempre maggiore di autenticità, ma non finisci mai di diventare te stesso. Infatti non c’è limite alla profondità del tuo essere. Se vuoi essere davvero te stesso, devi avere un desiderio bruciante di scoprire chi sei, di trascendere le tue paure, di affrontare l’ignoto. Ricorda che, chiunque tu sia, sei un guerriero. E un guerriero non si arrende mai. Puoi davvero essere te stesso. Inizia da oggi. Smetti di farti ipnotizzare dalla convinzione di dover compiacere gli altri, di dover inseguire un falso sé irraggiungibile, di pensare che perderai qualcosa a causa della tua autenticità. In effetti è vero che dovrai rinunciare a un po’ di comfort e sicurezza, ma in nome di un bene incomparabilmente più grande: la tua felicità.

Se vuoi essere felice, devi sforzarti di essere te stesso. Non puoi essere felice e contemporaneamente difendere un sé immaginario, delle paure fittizie, degli ostacoli illusori. Sii te stesso ora: fai il primo passo in questo momento. Decidi di dedicarti a un’attività che hai sempre rimandato per paura di cosa avrebbero pensato i tuoi famigliari. Fai quella cosa che non hai mai fatto perché ti faceva sentire imbranato. Inoltre, ti do un ultimo consiglio: sii creativo. Per essere te stesso, devi aprirti alle intuizioni, tornare a immaginare, sognare e fantasticare. Infatti l’essenza di ogni essere umano non è solo spontanea e libera, ma anche creativa, propositiva, vitale. Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!