La forza del rituale

La forza del rituale

In pochi sono consapevoli della forza del rituale. Esso può condurre a stati inimmaginabili di trance ed estasi. Può creare un campo di presenza spirituale in grado di condurre a uno stato di coscienza completamente diverso e fuori dall’ordinario. Ciò che è ripetuto si carica di un potere e di un’energia enorme. Il più delle volte tale energia non è gestita correttamente e alimenta il comportamento compulsivo e la meccanicità. Basta sentir recitare un rosario o osservarci mentre ci laviamo i denti per vedere come dissipiamo l’energia del rito per cadere in un addormentamento ancora più profondo. Ciò che potrebbe risvegliarci e condurci a un livello superiore di coscienza viene usato per scivolare al di sotto del livello dei pensieri, cioè a uno stato di inconsapevolezza più profondo del normale.

E dal momento che le nostre giornate si compongono quasi totalmente di rituali, ne consegue che viviamo completamente addormentati, come dei burattini che eseguono i programmi del subconscio profanando la sacralità del rito e della Vita. Infatti l’unico modo per onorare l’esistenza è portare la nostra presenza nelle azioni e nei gesti quotidiani, rinnovando ogni volta ciò che è vecchio per creare un ricircolo di energia da e fuori di noi. Un rituale, proprio perché è ripetuto, dovrebbe essere sempre nuovo, fresco e intriso di una carica spirituale sempre pronta a elargire se stessa in un atto di rispetto sacrale per la Vita. Dopotutto, abbiamo a che fare con Dio in ogni momento, per cui in ogni istante scegliamo di profanare il sacro oppure di venerarlo.

La forza del rituale: oltre la meccanicità

La meccanicità e l’inconsapevolezza sono il modo più immediato per profanare Dio. Infatti ciò che è meccanico è un insulto alla presenza consapevole dentro di noi come espressione del divino. Quando siamo inconsapevoli, stiamo letteralmente bestemmiando ciò che è sacro. E ciò comporta sofferenza e rende la vita un incubo. Ed è così non perché ci sia una punizione divina per la profanazione dell’esistenza, ma perché scegliendo di essere inconsapevoli rifiutiamo l’energia spirituale e allontaniamo l’Amore. Ciò avviene perché solo attraverso la consapevolezza possiamo nutrirci di Vita, rinnovando il suo flusso dentro di noi a ogni livello, fisico, emotivo, mentale e spirituale. Quando ripetiamo meccanicamente gli stessi gesti, accade invece che blocchiamo il “ricircolo” di energia e mettiamo in atto un programma passato.

Mettere in atto un programma passato senza rinnovarlo con la propria presenza nel presente significa rimanere intrappolati nella dimensione del tempo e cioè nella non-esistenza. Quando non ci siamo, quando non portiamo tutto il nostro essere in ciò che facciamo, la mente prende il sopravvento su di noi. Accade questo perché siamo noi a consentirglielo: se non c’è un padrone di casa dentro di noi, qualcuno dovrà prendersi cura della sopravvivenza della nostra macchina biologica. Dev’essere così, perché questa è la legge della Vita: o scegli di essere la Vita oppure scegli di esserne in balia. Quando non siamo presenti, accade che viviamo sempre gli stessi programmi, e diventiamo letteralmente delle macchine, al punto che potremmo tranquillamente addormentarci (e questo è ciò che in effetti facciamo) e stare sicuri che il nostro corpo continuerà a funzionare da solo.

L’addormentamento invisibile dell’essere umano

Sembra incredibile, ma il 99% degli esseri umani per il 99% del tempo non c’è. A parlare, ad arrabbiarsi, ad andare al lavoro, a preparare il pranzo non è l’essere umano, non è cioè la coscienza che è la nostra essenza a fare queste cose. A fare tutte queste cose sono dei programmi, dei meccanismi del passato, allo stesso modo in cui un animale sopravvive perfettamente anche senza essere presente, poiché sono i suoi istinti a farlo sopravvivere. Questi meccanismi del passato danno vita a tanti piccoli io, ognuno dei quali di volta in volta prende il posto del padrone di casa, ovvero si impadronisce della coscienza e la usa per i suoi fini. E il paradosso è che noi crediamo di essere i padroni di casa, mentre il vero padrone di casa è continuamente in balia degli ospiti che entrano ed escono, dettando loro legge.

Ammettere questo può essere devastante. Eppure è uno dei pochi modi per uscire dalla prigione e risvegliarsi. Infatti per tornare a essere il padrone di casa quest’ultimo deve innanzitutto ammettere di non avere potere o, meglio, di aver gestito così male la casa da averla lasciata in pasto a ospiti indesiderati, che hanno preso il posto del padrone e hanno fatto di testa loro. Nel frattempo, il padrone di casa dimentica di essere tale e rimane ad accogliere ciascun ospite pensando che sia il padrone. In tale situazione di completa confusione, il padrone di casa è completamente fuori gioco. Eppure ciò non toglie che sia sempre il padrone e sempre lo sarà.

La meccanicità consuma enormi quantità di energia

Il fatto che il padrone di casa abbia lasciato agli ospiti i suoi compiti e la sua responsabilità consuma tremende quantità di energia, poiché la sua attenzione è completamente assorbita dall’unico atto di aprire e chiudere la porta di casa e assistere al caos totale creato dagli ospiti. In questo paragone, la meccanicità dei comportamenti e delle reazioni causa un enorme spreco di energie. Per il 99% del tempo la coscienza è assorbita e triturata dalla mente, e l’energia della macchina è spappolata e consumata drasticamente, al punto che il corpo e la mente, per smaltire la sbornia e riprendersi dalla baldoria, devono dormire dieci ore al giorno, mangiare 1 kg di zucchero, prendere un caffè ogni cinque minuti.

L’energia infatti non è fatta per essere presa totalmente dalla mente. Quando ciò succede, e questo è così per la quasi totalità degli esseri umani, ogni genere di distruzione ha luogo nella macchina biologica. E soprattutto viene sperimentata un’atroce sofferenza. E una profonda miseria e infelicità si insinua e si fa strada penosamente. A quel punto, la giornata diventa un susseguirsi piatto di rituali insensati e privi di forza, poiché nessuna Vita scorre nelle vene dell’uomo, il quale è letteralmente morto: un morto vivente che cammina come uno zombie e chiama questo assurdo vagare vita. In realtà non è mai stato vivo: non c’è Vita prima del risveglio, poiché non c’è nessuno dentro il corpo, se non una coscienza completamente addormentata e vittima del suo sogno.

La forza del rituale è dissacrata dall’addormentamento

In questo modo la forza del rituale viene dissacrata. Lavarsi i denti, farsi la doccia, andare al lavoro sono cose che possono essere fatte benissimo dalla mente senza bisogno di nessuna presenza. Tuttavia, compiere ripetutamente dei gesti senza alcuna presenza non fa che rafforzare i programmi passati e con essi l’inconsapevolezza. Nessuna energia fresca è portata nell’agire e in tal modo è la mente a prendere la forza del rituale e ad assorbirne l’energia. La mente approfitta dell’addormentamento della coscienza per attirare la sua attenzione su di essa, impadronendosi completamente di lei. Così i pensieri si moltiplicano a dismisura e vengono create intere storie, interi romanzi fino a costruire una biografia. E quella biografia diventa la storia personale, l’identità dell’essere umano.

Se la coscienza non è presente, è inevitabile che i programmi di sopravvivenza diventino sempre più potenti, poiché l’energia della presenza viene assorbita dai pensieri. Questa è l’unica vera forma di dissacrazione della Vita, ed è anche la peggiore e più distruttiva. Infatti essa crea un incantesimo potentissimo: la coscienza crede di essere la mente e, poiché la mente serve alla sopravvivenza del corpo e crede di essere il corpo, la coscienza stessa si identifica con il corpo. La mente infatti è l’organo centrale della sopravvivenza del corpo, quindi evidentemente è sempre preoccupata dei destini del corpo, per cui proietta minacce ovunque, attacca e si difende, è piena di bisogni, ha paura, si arrabbia, si sente in colpa… E la coscienza si sente limitata dal corpo e crede che ogni cosa che dice la mente la riguardi direttamente e quindi sia vera e di primaria importanza.

La forza del rituale è l’energia della presenza

La forza del rituale è la forza della presenza consapevole. Se vogliamo restituire forza al rituale della nostra vita e ai tanti piccoli riti di cui si compone dobbiamo tornare a essere presenti. Dobbiamo tornare a onorare ogni nostra azione infondendole la nostra presenza e rinnovandola con un’energia sempre nuova. Quando ci facciamo una doccia, dobbiamo tornare a farla con tutto il nostro essere. Non possiamo permettere che tutta la nostra attenzione sia assorbita dalla mente e quindi la nostra energia sia sprecata a creare e proiettare inutili forme mentali che perpetuano l’addormentamento. Ogni volta che facendoci una doccia non siamo presenti, lasciamo alla mente il potere di fare tutto ciò che vuole.

Ciò ovviamente non vale solo per la doccia: vale quando ci alziamo la mattina, quando ci laviamo i denti, quando prepariamo la colazione, quando guidiamo, quando facciamo sesso, quando andiamo al lavoro, quando parliamo… In pratica vale in ogni momento della nostra giornata. Infatti le nostre giornate sono costituite da una routine rigida. E noi stessi ci accorgiamo di come la routine diventi noiosa e insopportabile. Ciò non è dovuto affatto alla routine in sé, ma al fatto che tutta la nostra energia è consumata dall’inconsapevolezza e ogni nostra azione sembra penosa e portare sofferenza. E in effetti è così: quando non siamo presenti ogni azione è una tortura, poiché ogni gesto che compiamo alimenta il pensiero compulsivo, il quale alimenta a sua volta la meccanicità, in un loop senza fine.

La meccanicità è distruttiva

La meccanicità crea enorme frenesia, agitazione, ansia, stress e ogni genere di negatività. Tali stati sono creati dalla mente, la quale assorbe l’energia della presenza e la forza del rituale e la porta su una frequenza più bassa, in modo da poterla usare ai suoi scopi di sopravvivenza e per perpetuarsi. La mente non è malvagia: quello di sopravvivere è uno suo compito, un suo dovere: la mente è fedele alle leggi della Vita. Piuttosto, siamo noi a non essere fedeli alle leggi della Vita e a non assolvere il nostro compito di essere presenti. La responsabilità è interamente nostra e non ci resta che assumercela interamente. Dobbiamo ammettere umilmente di essere stati dei cattivi padroni di casa che hanno fatto cattivo uso della mente e hanno smarrito se stessi nel caos, dimenticando il proprio dovere e la propria responsabilità.

Quando non siamo presenti, creiamo altra mente e quindi altro tempo. E ogni volta che creiamo tempo, ci allontaniamo dall’unico momento presente e quindi dall’eternità di Dio. Fare questo ci costa caro: fa sorgere ogni tipo di sofferenza. E ci rende pericolosi per noi stessi e per gli altri. La meccanicità genera malattia, insalubrità, reattività, tendenza ad attaccare e a difendersi spietatamente. Più affondiamo nella meccanicità, più ricadiamo nel regno animale. Al contrario, più rimaniamo presenti, più ci eleviamo spiritualmente. E in questo modo ripristiniamo il nostro allineamento con la Vita, a beneficio del nostro spirito ma anche della nostra mente e del nostro corpo, che sono ristorati dalla quiete senza fine della presenza.

Come sfruttare la forza del rituale

Possiamo tornare a servirci della forza del rituale per ricaricarci di energia e alimentare il fuoco della presenza dentro di noi. E possiamo usare i rituali per accedere a uno stato di coscienza superiore, fuori dal tempo, nell’eterno presente. Non dobbiamo puntare tanto a raggiungere stati elevati temporanei, come può accadere dopo un’intensa meditazione o pratica spirituale. Dobbiamo elevare in modo permanente la nostra vibrazione per vivere in uno stato di coscienza superiore. In questo modo rendiamo tutta la nostra vita una preghiera o una meditazione: non smettiamo mai di pregare o di meditare, nel senso che rimaniamo in uno stato superiore in ogni momento, senza mai lasciarlo in nessun caso e per nessun motivo.

E così la nostra vita diventa un rituale ininterrotto di lode a Dio e di rispetto della sacralità della Vita. Noi stessi diventiamo sacri, divini e pieni di energia spirituale e presenza consapevole. E infondiamo ogni gesto di un alone mistico, come se ogni atto fosse un rito che conduce fuori dal tempo e invita gli altri a fare altrettanto, creando un’atmosfera intrisa di sacro. E contempliamo la Bellezza del Tutto. In questo modo rispettiamo la sacralità della nostra stessa presenza e la riflettiamo nel mondo, onorando la Vita con le nostre opere. Fare questo permette alla presenza di diventare sempre più forte e all’Amore di fluire da e fuori di noi in modo libero, guarendo noi stessi e il mondo ed elevando il livello di coscienza dell’intera umanità.

Puoi salvare il mondo solamente elevandoti spiritualmente

Un falegname che vede la bellezza del legno che sta intagliando produce un cambiamento nel bambino disperato in Kenya. L’atto di commozione di una madre per il suo bambino guarisce la ferita emotiva di un senzatetto. Ogni nostra azione produce cambiamenti nell’intero campo di Coscienza universale, poiché tutto è strettamente interconnesso. Se dunque vuoi salvare il mondo, diventa il massimo che puoi diventare. Il tuo risveglio è il più grande tributo all’umanità, la cosa migliore che possa fare per risolvere la guerra, la fame, la povertà. Per noi abituati a vedere solo l’aspetto e la manifestazione materiali dei problemi, ciò pare assurdo e sembra addirittura un invito all’egoismo e alla pigrizia.

Ma in realtà dedicarsi alla propria crescita spirituale significa dedicarsi all’evoluzione di tutta la Coscienza. Inoltre dobbiamo imparare a vedere come i problemi che appaiono materialmente (come la fame, la guerra e la povertà) non sono che il risultato di una disconnessione spirituale, per cui soltanto riallineando noi stessi possiamo contribuire a risolverli. E nel nostro atto di riallinearci, l’intera Coscienza ne beneficia, favorendo ulteriori riallineamenti, in un circolo virtuoso e in una reazione a catena benefica e salvifica. Dobbiamo ricordare che non siamo noi personalmente a salvare il mondo: è la Coscienza stessa a produrre spontaneamente i cambiamenti necessari. Dopotutto, non sappiamo nemmeno che cosa sia bene o male, per cui dovremmo perlomeno astenerci dal dire che sarebbe giusto fare una cosa piuttosto che un’altra al livello della forma.

Ciò che otteniamo spiritualmente si riflette al livello della forma

Dopodiché, dato che il mondo è solo un riflesso della Coscienza, ciò che otteniamo spiritualmente si riflette anche materialmente, al livello della forma. Ciò significa che se noi troveremo la pace dentro di noi, diventeremo automaticamente portatori di pace. Non dovremmo dunque preoccuparci di compiere azioni nello specifico per far finire la guerra nel mondo. Sarà la Coscienza a operare i cambiamenti necessari. Infatti solo Dio sa che cosa è meglio per il mondo. E non possiamo avere la presunzione di decidere noi al suo posto. Ciò che consideriamo come pigrizia è in realtà fede. In un atto di fede scegliamo di non fare nulla all’esterno, ma di cambiare il nostro interno. Dopodiché, aspettiamo solamente di vedere che cosa succede, con la certezza che tutto andrà secondo il piano di Dio.

E che cosa c’entra tutto questo con la forza del rituale? C’entra eccome. Infatti attraverso la forza del rituale noi ci riappropriamo dei nostri poteri e creiamo un campo di presenza dentro e fuori di noi. E tale campo di presenza incide sui campi energetici che vibrano su frequenze più basse nel mondo. In questo modo, compensiamo la negatività dell’Universo. E ogni creatura vivente ne beneficia. Non dobbiamo essere orgogliosi di questo. Piuttosto, dobbiamo essere grati e commuoverci per il fatto di farci canale di un Potere superiore. Quindi, se vuoi salvare i bambini dalla fame, crea ricchezza dentro di te. Se rimarrai povero, non certo li aiuterai. L’idea che la tua ricchezza (innanzitutto interiore, ma anche eventualmente esterna) alimenti la povertà nel mondo è completamente falsa.

Tale idea nasce dall’invidia dell’ego e dalle sue distorsioni. In realtà è vero proprio il contrario: quanto meno ti senti ricco, tanto più contribuisci alla povertà del pianeta. Accade questo perché la nostra povertà interiore alimenta l’energia della povertà in tutto il mondo.

I riti della quotidianità come occasioni per uscire fuori dal tempo

Tornando alla forza del rituale, ti conviene allora iniziare a sfruttarla al meglio! Per farlo, devi portare la tua presenza consapevole sui gesti quotidiani ripetuti. Puoi decidere di lasciare inalterate le azioni a livello della forma. Oppure puoi cambiare la tua gestualità, infondendo le tue azioni con un ritmo artistico e una cadenza sacra. Ad esempio, puoi fare movimenti lenti e ondosi mentre ti lavi, come in una danza sacra. Puoi creare dei riti secondo la tua fantasia, selezionando delle azioni consapevoli. Per fare ciò puoi partire dai riti della giornata oppure inventarne di nuovi. Ad esempio, puoi creare uno spazio apposito per alcuni riti meditativi o di preghiera, per intensificare la tua pratica. In ogni caso, non è importante esattamente ciò che fai e nemmeno la pratica, ma la dedizione con cui porti il sacro nella tua vita.

Quando sei intensamente presente nei riti della quotidianità, esci fuori dal tempo. Accedi al regno senza forma della pura consapevolezza, oltre la mente e i limiti del mondo. Diventi eterno e crei eternità attorno a te. Diventi infinito e superi ogni confine. Esci fuori di te e allo stesso tempo entri più in profondità dentro di te. Riscopri la tua essenza divina e divinizzi la Vita. Ti lasci alle spalle la meccanicità e sostituisci i gesti compulsivi con gesti pieni di potere e presenza, carichi di sacralità e forza. In questo senso, un gesto ripetuto mille volte non perde di valore, ma addirittura diventa ogni volta più potente, perché è caricato ogni volta del fuoco della presenza. Un gesto ripetuto perde valore solo se svolto meccanicamente. Altrimenti, è una piattaforma per uscire fuori dal tempo e tornare all’Uno.

La verità sulla felicità

La verità sulla felicità

Qual è la verità sulla felicità? Che cosa la rende un obiettivo apparentemente irraggiungibile? Perché non riusciamo a essere in pace con noi stessi? E se stessimo sbagliando tutto riguardo a essa? E se fosse proprio per questo che non riusciamo a trovarla? In questo articolo cercherò di esporre tutta la verità sulla felicità. Cercherò di dissipare i dubbi, i preconcetti e le false convinzioni che impediscono di essere felici. Infatti il fatto che non riusciamo a essere felici dipende in gran parte da condizionamenti e credenze limitanti. A dire il vero, non sappiamo nemmeno che cosa sia realmente la felicità. Tutt’al più, la consideriamo come un concetto mentale, legato magari a delle sensazioni corporee. Riduciamo la felicità a un’emozione come le altre, la trasformiamo in un’idea, un nome astratto.

Se la felicità è un’emozione, è evidente che sarà soggetta alle leggi di tutte le emozioni e cioè sarà temporanea. E se è un’emozione, sarà un’esperienza prevalentemente mentale, con riflessi sul corpo, percepiti magari come piacere. Ma se dipende dalla mente, allora è solamente un flusso di pensieri, che vanno e vengono e quindi non possono garantire una felicità prolungata. E soprattutto, se dipende dalla mente, è un’esperienza temporale, che inizia in un momento e finisce in un altro, e quindi può essere subordinata a diverse condizioni ed eventi. Ma una felicità di questo tipo, condizionata, temporanea, limitata, mentale, non è la vera felicità. Una felicità di questo tipo è solamente un’etichetta che definisce un particolare stato mentale ed emotivo, e come tutte le etichette è qualcosa di fittizio ed evanescente.

Tutta la verità sulla felicità

Qual è dunque la verità sulla felicità? La verità è molto, molto più semplice. La felicità non è “qualcosa” inteso nel senso comune del termine. Semplicemente, è una “qualità” connaturata al nostro Essere. Non è un’emozione, uno stato mentale e nemmeno uno stato d’animo. Per una società materialista che è abituata a definire la felicità in termini di ormoni, percezioni, sensazioni e pensieri, si tratta di qualcosa di difficile da digerire. Ma la vera felicità è intangibile, e proprio per questo è inattaccabile, inviolabile, sempre presente. Essa non può essere immaginata: infatti è anteriore alla mente, per cui ogni tentativo di figurarcela è destinato a fallire. Quando pensiamo alla felicità, riportiamo alla memoria esperienze del passato in cui ci siamo sentiti bene, euforici, positivi. Oppure immaginiamo un evento futuro che pensiamo ci renderà felici. Ma la felicità non può essere catturata dalla mente, in quanto fa parte dell’Essere.

E l’Essere può solamente essere consapevole di sé. Quindi la vera felicità può essere vissuta e sperimentata solamente nel presente, connessa all’esperienza di essere. Ma se fosse così, non dovremmo essere tutti felici? Beh, non è proprio così. Infatti la maggior parte di noi è completamente disconnesso dalla propria sensazione di esistere, dà per scontato di essere consapevole e si perde così totalmente nei propri pensieri, perdendo il contatto con la gioia insita nel proprio Essere e immaginando nuovi generi di felicità. Eppure puoi stare certo che per ognuno di noi la felicità è sempre allo stesso posto, solo che non ne siamo il più delle volte consapevoli. E questo è un grande problema: infatti questa perdita di consapevolezza porta sofferenza e miseria, conflitti e separazione! E la mente di ognuno assorbe migliaia di condizionamenti che allontanano sempre di più l’esperienza della felicità.

I condizionamenti che impediscono di essere felici: la verità sulla felicità

Quali sono i condizionamenti che impediscono di essere felici? Vediamoli uno per uno!

L’ignoranza su che cosa sia la felicità

Il primo condizionamento in assoluto è l’ignoranza su che cosa sia la felicità. Ognuno di noi dovrebbe dimenticare tutte le definizioni che ha sempre creduto vere e cercare dentro di sé che cos’è la felicità, indagando in profondità oltre le proprie convinzioni. Indagando a fondo, possiamo scoprire che la felicità è intrinseca all’esperienza dell’essere. Quindi non ha nulla a che fare con obiettivi esterni, particolari esperienze estatiche o di piacere, determinati eventi. E non è un particolare stato della mente, un’emozione o un insieme di sensazioni. Molto più semplicemente, è una pace che coincide con l’assenza di senso di vuoto o di mancanza. Essa è completezza e soddisfazione. A prima vista, sembra un’esperienza piuttosto banale o addirittura fredda, in quanto sarebbe priva di emozioni.

In realtà più che essere priva di emozioni, è “oltre” le emozioni. Ciò non significa che sia uno stato freddo e glaciale. Al contrario, quando trovi la felicità dell’Essere, anche la mente e il corpo si rilassano e il tipo di emozioni e sensazioni cambia. Provi dunque emozioni molto più elevate e la tua salute aumenta. Infatti i malesseri mentali e fisici sono il risultato di una disconnessione spirituale. Quindi quando sei felice e nell’amore, tendi a essere anche più in salute e a provare benessere mentale, emotivo e fisico. E quindi tendi a sperimentare anche le sensazioni tipiche della felicità ordinaria, intesa come stato di positività percepita a livello della mente e del corpo.

Ma anche se il corpo e la mente sono agitati o non sono in perfetta salute, puoi comunque sperimentare la pace del tuo Essere e dunque essere perfettamente felice! Infatti questa esperienza trascende le limitazioni della mente e del corpo.

Le aspettative sulla felicità

Spesso, quando si definisce la felicità come uno stato di pace e completezza, la mente non si accontenta. Non si accontenta perché ha sempre pensato alla felicità come a uno stato in cui si ride continuamente, si salta di gioia, si danza e si gioca. Ma puoi accorgerti facilmente di quanto sia limitata tale definizione di felicità. Infatti tale tipo di felicità implica tensione e non è tanto sostenibile nel tempo! Se scambi la felicità per una condizione in cui si salta e ride in continuazione, ti stai più che altro riferendo a un picco di euforia. Ma ogni picco non è destinato a durare a lungo. E in verità non è nemmeno qualcosa di troppo bello e piacevole, poiché stressa l’organismo e crea disarmonia.

Se stai attento ai momenti in cui provi picchi di euforia, magari dopo un successo importante, puoi renderti facilmente conto che non è poi chissà cosa! Al contrario, l’esperienza di pace, per quanto possa apparire come meno teatrale e più tranquilla, è molto più perfetta e completa. Di più, la pace contiene in sé un tocco di divino, di amore, di gioia incommensurabili e ineffabili, di una profondità infinita e impossibile da descrivere. Proprio perché non può essere descritta a parole, su di essa nascono numerosi dubbi, fino al punto che uno afferma di preferire la “felicità normale e ordinaria”. Anche quando sentiamo parlare della vera felicità, continuiamo a nutrire dubbi e a proiettare le nostre aspettative su tale esperienza. Così pensiamo che tale felicità debba essere in fondo incompleta o, viceversa, un’esperienza così travolgente da lasciare senza fiato.

La verità sulla felicità: è uno stato del cuore, non della mente

Quindi è meglio non avere alcun pregiudizio o aspettativa sulla felicità, poiché ognuno di essi è un ostacolo a sperimentarla. La mente può al limite accogliere la felicità, aprirsi a essa ed esserne riempita, ma ciò non toglie che la felicità sia al di là della mente. Infatti la vera felicità si ha quando la mente tace, è uno stato senza mente, oltre la mente. Possiamo al massimo dire che è uno stato del cuore, intendendo con cuore non la sede delle emozioni, ma il centro del nostro Essere. La vera felicità assomiglia all’esperienza di gioia che puoi provare quando ti commuovi ascoltando musica che ti porta alle lacrime. Ecco, quello potrebbe essere un assaggio di che cos’è la vera felicità. Ma è comunque meglio non crearsi aspettative nemmeno di questo tipo.

Non puoi pensare veramente alla felicità, ma solo viverla, esserla, abbracciarla. Quando la mente ti dice qualcosa sulla felicità, nel 99% dei casi sta sbagliando. Infatti il più delle volte desideriamo la felicità come stato futuro per riempire il nostro vuoto di adesso. Ma come puoi riempire l’adesso con il futuro? Non puoi, è un trucco ingannevole della mente! Quando ti senti infelice, chiediti chi è la persona infelice, guarda dentro di te e… non troverai nessuna persona infelice. Troverai al limite alcuni pensieri e sensazioni, tra i quali il pensiero “sono triste”. La maggior parte delle emozioni ci possiedono e influenzano negativamente perché non le guardiamo, non le osserviamo, non portiamo la nostra luce consapevole su di esse. E in questo modo esse sembrano crescere dentro di noi e causarci sofferenza.

I trucchi della mente per renderti infelice

L’infelicità, la depressione, la malinconia, l’ansia sono solo delle idee, delle etichette. O almeno sono così all’inizio. Ma se tu credi a tali etichette, la tua mente ha il potere di renderle reali addirittura a un livello fisico. Se però sei abbastanza vigile su che cosa accade nella tua mente, puoi renderti conto subito dei pensieri che sovvengono. E puoi decidere di non identificarti con essi, di non creare un Io attorno a loro, e rimanere semplicemente spettatore. Se ci viene un pensiero di tristezza, normalmente lo crediamo vero, e in questo modo gli diamo energia. Ad esempio, ti può venire in mente: “Sono triste”. Se ti identifichi con tale pensiero, lo rendi reale e crei una serie di altri pensieri e sensazioni che lo confermano, usando inconsciamente il potere della tua mente di creare la realtà.

La mente infatti è davvero potente, quindi anziché essere la nostra padrona è bene che diventi la nostra fedele serva, il nostro strumento! Se ti viene in mente “Sono triste”, puoi tranquillamente lasciarlo andare. Perché devi rendere reale qualcosa che ti fa male? Diventa padrone della tua mente e decidi tu quali emozioni provare, smettendo di essere in balia dei tuoi pensieri! Quando affluisce qualsiasi pensiero, anche se positivo, non attaccartene! Anche se la mente dice “Sono felice!”, tu non crederci. Infatti se crederai ai pensieri positivi, crederai ugualmente a quelli negativi, e vivrai alti e bassi. Al contrario, trova quello spazio dentro di te che non può essere disturbato e dove regna la pace! Vai oltre la mente e trova la vera felicità!

La convinzione di dover fare o raggiungere qualcosa per essere felici

Un altro condizionamento molto profondo è la convinzione che bisogna fare qualcosa o raggiungere un obiettivo per essere felici. In questo modo la felicità diventa un’esperienza condizionata dal tempo e limitata. La nostra società sembra promuovere questo tipo di felicità condizionata. Sembra che per essere felici bisogna seguire determinati modelli sociali o culturali. Per esempio, bisogna guadagnare un certo tanto, avere una bella famiglia, un’automobile, un certo standard di vita. Ovviamente ciò non ha nulla a che fare con la felicità. Infatti si può essere felici e beati senza fare assolutamente nulla. La mente ha un’enorme resistenza a ciò, e cerca di rendere reale la sua convinzione che non si possa essere felici rimanendo fermi, creando noia, malinconia, desideri, resistenze e storie di ogni tipo.

Ma se avrai il coraggio di stare abbastanza tempo da solo e indagare profondamente dentro di te, potresti lasciar andare di volta in volta le illusioni che affiorano nella tua mente, smettendo di credere alla noia, alla tristezza, alla paura della solitudine, al desiderio di fare qualcosa, alla credenza che non si possa essere felice stando senza fare nulla. In verità, a impedirti di essere felice è solamente la mente, ma se avrai il coraggio di ignorarla e rimuovere uno a uno i veli sedimentati sul tuo cuore, che cosa rimarrà alla fine se non pura felicità? Ovviamente ciò non è una passeggiata, poiché ogni volta che ci sediamo, continuiamo a credere alla mente, anche se magari stiamo meditando o facendo esercizi spirituali. Infatti abbiamo dato davvero un enorme potere alla mente, per cui essa continua a condizionarci pesantemente finché non riusciamo a riappropriarci dei nostri poteri!

La credenza che sia impossibile essere semplicemente felici

C’è un’altra credenza connessa alla precedente, che suona un po’ così: non si può essere semplicemente felici. Se siamo sinceri con noi stessi, non crediamo che sia possibile sperimentare la felicità se non siamo con qualcuno, non stiamo facendo qualcosa che ci piace, non ci stiamo divertendo. Come può essere che uno possa essere in pace senza fare nulla a meno che non sia un meditatore professionista o un monaco buddhista, un veterano della spiritualità o un grande guru? Questa credenza è frutto di un condizionamento molto profondo: siamo convinti che la felicità sia un premio, la conseguenza di qualcosa, il frutto di un successo o del duro lavoro. Dobbiamo essere proprio masochisti! In realtà la felicità non dipende assolutamente da nulla, da nessuno, da nessuna situazione. Essa è indipendente da qualsiasi cosa!

Non vogliamo ammettere questo perché ciò è una minaccia al nostro ego. Il nostro ego non ne vuole sapere di felicità incondizionata. Infatti l’ego vive di dualità, di opposti e di condizioni. Come può essere felice anche quando le cose vanno male, quando non ottiene ciò che vuole, quando non gli piace qualcosa? Ma il nostro Essere è oltre l’ego, quindi possiamo essere felici in ogni momento! L’unico limite è nella nostra testa, è un condizionamento mentale. Usciamo da questa benedetta prigione di pensieri e voliamo liberi e gioiosi, leggeri e in armonia senza paranoie! Si può fare, tu lo puoi fare, puoi scoprire la meravigliosa verità sulla felicità e smettere finalmente di soffrire.

La verità sulla felicità è semplice

La verità sulla felicità è davvero semplice: non devi né cercarla, né immaginarla, né trovarla. Tutt’al più, devi riscoprire il nucleo di pace che è sempre stato dentro di te. Per farlo, devi rimuovere i vari “sedimenti” (pensieri connessi ad emozioni e sensazioni) che “velano” l’esperienza diretta del tuo Essere, che è appunto perfetta pace e serenità. Quando senti qualcosa che ti turba, ti senti infelice, malinconico, agitato, ansioso, indaga dentro di te e porta alla luce quei pensieri ed emozioni, senza paura. Se ad esempio la mente inizia a raccontarti una storia del tipo: “Sono triste perché è successo questo, sarò felice solo quando otterrò quest’altro”, non ascoltarla! Riconosci semplicemente quei pensieri, diventane consapevole, ma realizza anche che sono pure illusioni. Non cercare nell’esperienza: probabilmente essa ti darà conferme di quei pensieri, poiché i pensieri creano la tua realtà.

Lascia andare quei pensieri, smetti di credere a essi e di renderli veri. Dopodiché, osserva le sensazioni sul tuo corpo connesse con i pensieri. Ascolta il senso di tristezza, senza etichettare ciò che senti. Senti la sensazione senza alcun giudizio. Che cos’è quella sensazione se non una semplice percezione? Tale sensazione acquista potere perché le dai un nome, una forma, la connetti ai tuoi pensieri e giudizi. Ma l’intera esperienza della tristezza, come della paura o di qualunque altra emozione è di per sé irreale, è solamente un campo di energia. Eppure la mente è molto potente e riesce a cucire delle storie a cui è difficile non credere. Ma tu hai il potere di smettere di credere alla mente e tornare al tuo stato originario di vera felicità!

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L’arte della trasformazione interiore

L'arte della trasformazione interiore

L’arte della trasformazione interiore è una virtù preziosissima che si apprende dedicandosi anima e corpo a un percorso spirituale. Essa consiste nella capacità di trasmutare il piombo in oro, attingendo al materiale grezzo per raffinarlo. L’alchimia è la massima espressione di questa arte. L’alchimista è colui che attraverso la presenza e l’osservazione modifica la chimica delle proprie emozioni e raggiunge un nuovo stato interiore. Egli sviluppa nuove virtù, partendo da qualità basse. Trasmuta l’attaccamento in amore incondizionato, la paura in coraggio e fiducia, l’agitazione in entusiasmo, l’apatia in passione, la rabbia in impeto. Come si apprende l’arte della trasformazione interiore? In altre parole, come si diventa alchimisti? In questo articolo parleremo proprio di questo.

L’alchimia è conosciuta dai più come disciplina per trasformare i metalli vili in oro attraverso formule e rituali. Questa è soltanto una parte di questa “scienza sacra”. L’alchimia, infatti, è innanzitutto scienza dell’evoluzione spirituale. Essa permette infatti di costruire nuovi corpi, nuove sostanze dentro di noi. In ultima analisi, essa è una via per il risveglio. L’alchimia vera e propria, o perlomeno la più significativa e interessante, è quella che riguarda l’interiorità. Come l’alchimia tradizionale si occupa della trasmutazione dei metalli in sostanze superiori (l’oro in primis), l’alchimia interiore mira a trasmutare le emozioni inferiori in emozioni superiori. Esiste anche una forma di alchimia che consente di attingere direttamente alle emozioni superiori, provocando così l’evoluzione senza passare necessariamente per il “piombo”.

Dall’alchimia alla chimica: una perdita fondamentale

Oggi si considera la chimica come un'”innovazione” rispetto all’alchimia. Potremmo dire che è così dal punto di vista della scienza ortodossa. La chimica ha infatti consentito enormi progressi nella medicina e in tutti i campi del sapere. Ma raramente si sottolinea che quando la chimica sostituì l’alchimia, si perse in gran parte un sapere fondamentale e importantissimo. Il guadagno a favore della precisione e della tecnica, delle scoperte sperimentali e di nuove invenzioni è controbilanciato dalla corrispondente perdita in termini di possibilità spirituali. Infatti l’alchimista non era soltanto un individuo “bizzarro” che tentava esperimenti complicati con alambicchi e formule magiche. Egli era innanzitutto una persona profondamente consapevole di sé. In che cosa consisteva questa consapevolezza?

Per prima cosa, un’alchimista sapeva bene che è possibile modificare all’esterno soltanto ciò che è già stato fatto all’interno. Più precisamente, la capacità di trasformare un determinato metallo in oro corrispondeva alla capacità di trasmutare una certa emozione inferiore in una superiore dentro di lui. L’alchimia, dunque, era ed è tuttora dominio di sé, potere sulla propria mente e sulle proprie emozioni. Il chimico di oggi, invece, può anche ignorare completamente la gestione e trasformazione delle emozioni, in nome di una ricerca scientifica basata sulla ripetibilità degli esperimenti e sull’agire all’esterno senza badare alla propria interiorità. Per quanto ciò sembri banale, è in realtà un segnale di una separazione tra l’individuo e il mondo, di una frattura insanabile tra l’interno e l’esterno.

L’alchimista deve conoscere se stesso

Un altro elemento fondamentale, che è forse il presupposto dell’alchimia, è la conoscenza di sé stessi. Infatti non puoi trasformare qualcosa (né all’interno né all’esterno) se non sai che cosa stai andando a “maneggiare”. Se vuoi trasmutare la tua rabbia, devi innanzitutto riconoscerla, sapere come e quando si manifesta. Devi individuarne le sfumature (irritazione, frustrazione, collera, furia). Hai dunque bisogno di sapere che cosa risiede nel tuo subconscio. Devi conoscere il tuo lato oscuro, soprattutto il tuo lato oscuro! A questo proposito, diventa fondamentale l’osservazione di sé. L’alchimista deve avere costantemente un occhio rivolto all’esterno e uno rivolto all’interno, deve vigilare su di sé, vedere come reagisce la sua macchina biologica. Non può farsi sfuggire l’occasione di operare una trasmutazione alchemica.

Per fare questo ha bisogno di sviluppare una qualità fondamentale: la presenza. Essa è uno stato di vigilanza e autoconsapevolezza, centratura e attenzione che consente di sapere che cosa sta accadendo, è accaduto o sta per accadere dentro di sé. Se l’attenzione è sotto una certa soglia, un individuo è assorto nei suoi pensieri. E in tale stato ipnotico e di addormentamento, non ha alcun potere su di sé: vive passivamente i meccanismi del suo ego e ne è completamente in balia. Nonostante ciò, crede di essere vigile e sveglio, presente a se stesso e padrone di sé: questo è uno dei più grandi schemi di inganno della mente. Credere di essere svegli quando si è dominati dalla mente è un’illusione e un pericolo. L’alchimista impara a riconoscere quando è presente e quando la sua consapevolezza è addormentata, vittima dei meccanismi dei suoi corpi.

Come praticare l’arte della trasformazione interiore

Come apprendere e praticare allora l’arte della trasformazione interiore? Che cosa puoi fare per diventare un alchimista? Per prima cosa devi avere una forte intenzione di volerti risvegliare. Dopodiché, dovrai iniziare a lavorare sulla presenza. Devi imparare a distinguere i momenti in cui sei presente da quelli in cui sei addormentato e triturato dai pensieri. Devi riuscire a tornare in te stesso tutte le volte che puoi. Per sviluppare una certa presenza, potresti trovare utile praticare alcuni esercizi di ricordo di sé. Essi consistono nel fare qualcosa concentrandosi sull’attività ma allo stesso tempo mantenendo una parte di attenzione rivolta a te stesso. Idealmente, dovresti ricordarti che ci sei, sentire la tua stessa presenza.

Ma puoi anche mantenere una porzione di attenzione sul corpo, sul respiro o su una parte del corpo. Ad esempio, quando guardi la televisione, cerca di non perderti totalmente nello schermo. Quando mangi, rimani presente anziché perderti nei pensieri e nelle preoccupazioni. Quando ti lavi le mani, stai attento a ciò che stai facendo e ricordati di te. Non è qualcosa di difficile, è però importante RICORDARTI di farlo. Puoi dunque scegliere alcune attività durante la giornata durante le quali praticare la presenza e metterti una sveglia per ricordarti. Parti da una sola attività, dopodiché aggiungine via via che senti che stai sviluppando una certa presenza. Un esempio di tre attività può essere:

  • rimanere presente mentre ti fai una doccia
  • focalizzarti completamente sul tragitto da casa al lavoro
  • non pensare a nulla mentre sei in coda al supermercato

L’arte della trasformazione interiore in azione

A che cosa servono questi esercizi? Servono a farti sviluppare un certo stato di attenzione che ti sarà utile per trasformare le tue emozioni e le tue reazioni. In verità, è proprio nelle occasioni in cui provi emozioni o tendi a diventare inconsapevole e reattivo che ti serve più di tutto la presenza. Ad esempio, se qualcuno ti critica, tu puoi diventare presente dopo la reazione, durante o prima. Dovresti riuscire a essere presente almeno durante. Ma inizialmente cadrai sicuramente nella reazione e potrebbe passare un certo periodo di tempo prima che ti ricordi di te. Con la pratica, inizierai a “cogliere” la tua reazione mentre sta avvenendo. Più tardi, sarai già presente e quindi (quasi) immune alle reazioni del tuo ego.

Ogni volta che riesci a rimanere presente su un’emozione o una reazione del tuo ego, ne diventi consapevole. La tua consapevolezza spezza il legame di dipendenza tra te e la macchina biologica. E accade una trasformazione. Quale trasformazione? Se ad esempio riconosci ogni volta la rabbia che sta salendo in te e non te ne fai dominare, essa si trasforma in un’emozione superiore. Ma la cosa più interessante è che la tua negatività pian piano si rimuove, eliminando i blocchi che tengono il tuo cuore chiuso e che ti tengono prigioniero della tua personalità. In particolare, se hai il coraggio di stare sulle tue emozioni anche se dolorose, la tua presenza le trasmuta e col tempo produce l’apertura del cuore. I tuoi nodi si sciolgono e inizi a risvegliarti. La tua visione del mondo cambia. Inizi a vedere la perfezione e ad amare incondizionatamente.

L’apertura del cuore

L’apertura del cuore è il “risultato” finale del percorso spirituale-alchemico. La presenza sulle emozioni, abbiamo detto, rimuove i blocchi che impediscono all’amore di fluire liberamente. Il cuore si apre per grazia: a un certo punto l’alchimista si abbandona alla presenza e il suo sforzo maschile si trasforma in un atteggiamento femminile di accoglienza. L’individuo può aprirsi per ricevere la grazia, dopo aver ripulito gran parte dei suoi blocchi e sacrificato le sue percezioni errate o limitate della realtà. Quando il cuore si apre, l’esperienza del mondo cambia: la bellezza è percepita in modo chiaro, vibrante e perfetta; un senso di amore ed espansione fluisce dall’interno all’esterno, senza sforzo; la percezione della realtà cambia, e si vede con gli occhi del cuore.

Il cuore conosce che cosa sta accadendo realmente, al di là delle percezioni limitate dell’ego. L’ego è cieco, non vede, poiché la sua visione della realtà è filtrata dai suoi meccanismi e dalla sua reattività. Il cuore, al contrario, accede direttamente alla realtà e la interpreta senza filtri. Chi ha il cuore aperto ha una visione chiara del mondo. Può essere definito un illuminato perché è connesso con il suo vero Sé e con la Vita, e ha trasceso il senso di separazione creato dall’ego. Egli è una persona saggia, che illumina le proprie riflessioni con l’amore anziché ricorrere alla sola ragione. Un essere umano col cuore aperto è in grado di curare le proprie ferite residue e di guarire il dolore altrui, non con le parole, ma per tramite della propria presenza. Egli ama incondizionatamente se stesso e gli altri.

Come aprire il cuore con l’arte della trasformazione interiore

Per aprire il cuore hai bisogno di una centratura che ti consenta di ricordarti di te anche durante gli eventi più scioccanti dal punto di vista emotivo. Sono proprio tali eventi la prova della tua consapevolezza e maturità spirituale. Ma essi sono soprattutto delle opportunità per aprire più a fondo il tuo cuore e illuminarti in maniera repentina e veloce. Quando un evento traumatico attraversa la tua vita, devi infatti essere disposto a lavorare assiduamente su di te per rimuovere la tua sofferenza ed evolverti spiritualmente. In tali casi estremi e nelle situazioni più dolorose devi avere il coraggio di arrenderti totalmente alla tua presenza e alla Vita stessa per aprire il tuo cuore.

Ma non hai necessariamente bisogno di tali eventi per aprire il cuore. Puoi infatti evolverti anche a partire dalle situazioni meno traumatiche ma comunque stressanti, fastidiose, dolorose. Anzi, è molto meglio sciogliere gradualmente i propri nodi e i propri attaccamenti piuttosto che toccare improvvisamente il fondo, anche perché non è detto che ciò servirà ad aprire il tuo cuore, poiché c’è bisogno di una forte motivazione e una consapevolezza e disposizione di base per lavorare su di sé quando la vita ci manda la “sciagura”. Che cosa puoi fare nello specifico per aprire il tuo cuore e diventare maestro nell’arte della trasformazione interiore?

Sciogliere i nodi, liberarsi dagli attaccamenti e guarire dalla cecità

Ciò che tiene il tuo cuore chiuso sono i nodi avviluppati dentro di te. Essi ti soffocano, ti impediscono di vedere la realtà, ti fanno soffrire. I nodi sono i blocchi emotivi sorti in conseguenza di eventi più o meno traumatici vissuti nel corso della vita. Si tratta di barriere che impediscono il libero flusso dell’amore e dell’energia vitale, imprigionandola su frequenze più basse e impedendo il tuo sviluppo armonico e integrale. Quando qualcuno o qualcosa ricorda il tuo trauma, attacca la tua barriera, il tuo ego tende a chiudersi in se stesso per proteggersi e per paura di affrontare la verità. Fra questi nodi sono presenti anche gli attaccamenti e le resistenze, che nascono dalla paura e dalla mancanza di fiducia e di amore.

Tali blocchi ti rendono letteralmente cieco, poiché agiscono da filtro tra te e la realtà. Essi ti impongono la loro interpretazione scorretta, che nasce dal senso di separazione e dal bisogno di protezione e sopravvivenza. Si basano necessariamente sulla falsità, poiché tutti i nodi sorgono per non guardare in faccia la realtà. Per guarire dalla cecità devi innanzitutto realizzare che non vedi, che le tue percezioni sono errate o perlomeno limitate e insufficienti. In particolare, la cosa più importante che devi fare è renderti conto della tua tendenza a proiettare i tuoi blocchi all’esterno e assumertene la responsabilità, ricordando che sei tu a creare la tua sofferenza e i tuoi disagi. In breve, ogni volta che soffri, devi ricordarti che il tuo dolore dipende dal fatto che non hai occhi per vedere. Se avessi occhi per vedere, non soffriresti e vedresti la perfezione di tutto.

L’arte della trasformazione interiore in sintesi + ulteriori spunti

In sintesi, ciò di cui hai bisogno per praticare “l’arte della trasformazione interiore” è sviluppare una certa presenza per osservare la reattività della tua macchina biologica. Tale presenza ti consente di modulare le tue reazioni e spesso anche di prevenirle attraverso il potere della tua consapevolezza stessa. La presenza ti permette inoltre di mantenere una certa lucidità e centratura che ti aiutano a creare una distanza via via sempre maggiori dagli eventi, per cui ti disidentifichi dai meccanismi dell’ego e guardi la situazione con maggiore distacco. Inoltre, la lucidità che mantieni ti permette di abbandonare le tue percezioni, disfarti dei tuoi attaccamenti, attribuirti la responsabilità della tua sofferenza.

Con la pratica, potrai sostituire la reattività del tuo ego con un atto di amore, di compassione, di gioia. Ciò è la “ricompensa” per i tuoi sforzi spirituali: il piombo delle emozioni inferiori si trasforma nell’oro di quelle superiori. Accanto allo sforzo e alla volontà di non perdere te stesso nelle reazioni, è necessaria una fiducia, una disposizione ad arrenderti all’amore e di lasciare che la luce illumini il buio. Inoltre, è necessaria una certa apertura mentale per concepire la possibilità che le tue prospettive della realtà siano errate e che esista una retta visione fondata sugli occhi del cuore. Ogni volta che senti anche una minima apertura, goditi quel momento! Allo stesso tempo, “goditi” anche le emozioni inferiori, dedica loro tutto il tempo, rimanendo su di esse, senza fuggirle, confidando che la tua presenza le trasformerà in un nuovo nettare divino!

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Come scoprire chi sei veramente

Come scoprire chi sei veramente

Qual è la tua essenza più profonda? Che cosa ti rende più di tutto un essere umano? E soprattutto come scoprire chi sei veramente? In questo articolo non parleremo di conoscere le profondità del tuo essere (se stai cercando questo ti rimando al mio articolo al riguardo). Ci soffermeremo piuttosto sull’essenza dell’uomo, su ciò che veramente sei al di là della forma. In spiritualità, si distingue spesso tra identità formale o di superficie e identità reale o profonda o vero Sé. La maggior parte di noi si identifica con l’identità superficiale, e questa è la ragione per cui quasi nessuno è illuminato. Alcuni si rendono conto che c’è qualcosa di più profondo, di trascendente e che esiste una dimensione verticale, fuori dal tempo, oltre la personalità. La realizzazione di ciò viene tradizionalmente definita come risveglio o illuminazione.

Si tratta di un “elemento” così sottile ma allo stesso tempo così vitale e pervasivo, apparentemente impercettibile ma in realtà sempre presente e vibrante. Esso è infatti ciò che sei, quindi non può mai scomparire, è la tua stessa presenza consapevole, la tua coscienza. È il tuo “senso” di esistere, la sensazione di essere vivo e presente. Si tratta di qualcosa che non può essere espresso a parole, ma al limite indicato da esse. L’esperienza di sé può essere colta solo intuitivamente, come consapevolezza di essere consapevoli. Essa è un’esperienza accessibile a qualunque essere umano: non c’è bisogno di meditare per anni per averne un assaggio. È sufficiente portare l’attenzione al momento presente, facendo tacere un attimo la mente e chiedendoti che cosa rimane. L’illuminazione consiste nell’essere il 100% del tempo immerso in questa consapevolezza e diventare tutt’uno con essa.

Identità di superficie vs identità profonda

Ciascuno di noi ha, come dire, due identità distinte: una di esse è temporanea e non è la nostra essenza, ma solo una maschera che indossiamo. Questa è l’identità di forma o di superficie. Essa può essere definita come la nostra personalità, ciò che abbiamo sempre creduto di essere. Essa risponde alle domande: “Come ti chiami? Che lavoro fai? Quanti anni hai? Di chi sei figlio? Sei sposato?”. Tende dunque a coincidere con la storia della nostra vita e trae la propria realtà dal tempo. L’identità di superficie ha bisogno di una successione di eventi per sopravvivere, si nutre di passato e di futuro e per essa il momento presente è solamente il punto di incontro fra queste due dimensioni temporali. Spesso si dice che questa identità è falsa: e in effetti è così.

Infatti la nostra storia personale è vera finché la crediamo tale e ci identifichiamo con essa. Chiaramente, ciò non significa che non abbia la sua importanza. Il problema sorge quando investiamo l’intera nostra identità in essa, perdendo il contatto con la dimensione più profonda. In questo modo, la vita diventa una questione di vita e di morte, è fonte di stress, paura e agitazione, il senso di separazione è forte e nascono competitività, confronti, invidie, odio, negatività e sofferenza. In particolare, ciò succede quando la nostra identità di forma non è perfetta, perché magari non abbiamo l’aspetto che vorremmo, il lavoro che desideriamo, il partner dei nostri sogni. L’identità di superficie si basa sull’identificazione con il corpo, ma ancora di più con le forme mentali.

L’identità di superficie

Da che cosa è costituita essenzialmente l’identità di superficie? Innanzitutto, essa si basa sulla credenza che vi sia un Io racchiuso in un corpo e una mente separati dal resto. Tale credenza è fortissima poiché sembra essere provata dai fatti: chi può negare che io ora non stia scrivendo al computer e mi trovi dentro un corpo e una mente separati da te che stai leggendo questo articolo? Questo è vero, ma bisogna stare attenti a non confondere il punto di vista con l’identità. In altre parole, se io mi “ritrovo dentro un corpo e una mente”, come posso provare di essere tali cose? Evidentemente, si tratta solamente di un presupposto basato su una convinzione mentale. In ogni caso, non voglio entrare nel dettaglio di riflessioni complicate sull’individualità e il dibattitto tra dualità e non dualità.

Torniamo allora all’identità di superficie. Essa, dicevamo, è l’identificazione con un punto di vista separato dal resto. Sulla base di questa originaria identificazione, sorge una serie di identificazioni “minori”, legate a pensieri e credenze, storie e idee mentali. Se io credo fermamente di essere il mio corpo, in caso dovessi ammalarmi, crederei di essere IO ammalato. Nel caso in cui venissi licenziato, sono IO a essere stato licenziato. Se vengo insultato, sono IO a essere stato insultato. Se guadagno milioni di dollari, sono IO la persona di successo. Qual è il problema a questo punto? Il problema sorge nel momento in cui l’Io viene calato nei fatti e nei pensieri. È a questo punto che nasce l’ego, un’identità illusoria e fittizia, ma apparentemente così reale. Perché sembra così reale? Perché scambiamo noi stessi per quell’entità fasulla.

L’identità profonda: come scoprire chi sei veramente oltre la forma

L’identità profonda è per certi versi l’esatto opposto di quella di superficie. Essa, innanzitutto, coincide con la tua vera essenza. Come fai a esserne sicuro? Perché è l’unico elemento che ti accompagna in continuazione, che vive al di là delle storie e dei pensieri e rimane anche in assenza di forma. Infatti esso è la tua esperienza di essere. Qual è l’ostacolo a cogliere una cosa così semplice? Il continuo rumore mentale fa nascere dubbi, distorsioni, false credenze, come il fatto che essere consapevole di te stesso sia un’impresa difficilissima oppure il sospetto che la tua presenza sia solo un concetto, un’invenzione o una parte della mente. Ma tutte queste cose provengono dalla mente, e mentre ti perdi in queste preoccupazioni, l’esperienza dell’essere continua a dispiegarsi in sottofondo, anche se tu non ne sei direttamente consapevole.

Infatti la tua presenza è sempre lì, ma per la maggior parte del tempo la dai per scontata e non ne sei consapevole. La meditazione e le pratiche spirituali mirano a farti tornare all’esperienza del tuo Essere, e cioè uscire fuori dalla mente, dalla persona e dalla tua storia per riunirti alla tua presenza silenziosa e pacifica. Non c’è nulla di mistico e nemmeno di troppo spirituale in questo: anche chi non ha mai sentito parlare di avanzate tecniche meditative può fare esperienza del proprio Essere. E in effetti spesso ne fa esperienza: il fatto è che ignora il miracolo di essere vivo e di esistere, immerso com’è nella sua testa a preoccuparsi del più e del meno, perdendosi così il fascino della sua identità profonda. Quindi come scoprire chi sei veramente oltre la forma? Come avrai capito, non devi fare altro che ricordarti che ci sei!

Come scoprire chi sei veramente spiegato in modo semplice

Scoprire chi sei veramente è davvero così semplice? Beh, in effetti non c’è nulla da scoprire, poiché lo sei già. Per questo molti maestri spirituali affermano che non ci sia nulla da fare per illuminarsi. Per essere più precisi, ciò che devi fare non è tanto scoprire te stesso, quanto riscoprire la tua vera essenza, le sue qualità, la sua natura più profonda. Infatti il costante rumore mentale e l’assorbimento nella storia e nella personalità, in altre parole la prevalenza dell’identità di superficie, ti impedisce di essere connesso con chi sei veramente. Infatti la tua vera essenza è una fonte gratuita di pace, amore e gioia, completezza e beatitudine. Ma tale sorgente è oscurata dalla mente e non hai quasi mai consapevolezza di te stesso. In questo modo la perfezione divina del tuo essere non può essere percepita, e al suo posto emergono angosce, agitazione, stress, incompletezza.

Ecco perché è fondamentale spostare il proprio interesse dalla personalità alla presenza. Ciò non significa trascurare o ignorare i bisogni del proprio corpo o le esigenze della mente, obiettivi e faccende quotidiane per ritirarsi in contemplazione. Significa piuttosto smettere di essere ciò che non sei per tornare a essere ciò che sei! Una volta che con la meditazione o una pratica di indagine dell’Io hai avuto un barlume del fatto che c’è una dimensione di presenza al di là della mente, devi diventare quella presenza! Nel corso della giornata, devi ricordarti il più possibile di chi sei e rimanere consapevole di te ogni volta che puoi. Per illuminarti sarebbe sufficiente soltanto questo. Non hai nemmeno bisogno di meditare in modo formale o dedicarti a complesse pratiche o tecniche: basta che tu sia consapevole di te stesso! In questo modo puoi (ri)scoprire chi sei veramente.

Ma come raggiungere uno stato di illuminazione?

Come fai a raggiungere uno stato di illuminazione e beatitudine, completa pace e a percepire il tuo essere in tutto il suo splendore e in tutte le sue qualità? Raggiungere un simile stato non è impossibile. Vi sono certamente diversi gradi di illuminazione. In ogni caso, il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di unificarti il più possibile con la tua essenza. Ciò si raggiunge trascendendo il regno della mente, ovvero elevandosi al di sopra dei pensieri e dell’identità di superficie. Non si tratta di un vero e proprio “raggiungimento”, nel senso che l’illuminazione non avviene nel tempo, ma solo nel momento presente. In ogni caso, per “raggiungere” uno stato di pace e completezza devi innanzitutto abituarti a dare più importanza alla presenza che non alla persona.

Che cosa significa? Significa che cerchi di dimenticarti il più possibile di ciò che ti preoccupa, dei tuoi desideri, obiettivi, impulsi provenienti dal corpo-mente per dedicarti a riscoprire ciò che resta al di là di tutte queste cose. Per scoprire (o riscoprire) chi sei veramente devi lasciar andare il bagaglio che ti opprime impedendoti ti accedere alla tua vera natura. Ti devi porre come obiettivo quello di rimanere nella pace della tua presenza e di rinunciare di volta in volta agli impulsi del tuo ego. Se resti come presenza e ti fidi di essa, l’ego perde potere su di te e ti tenterà sempre meno con le sue reazioni, i suoi schemi e i suoi meccanismi limitanti e distruttivi. Il tuo compito è quello di gettare le tue radici nella tua natura e risiedere lì. Quando perdi la consapevolezza, torna a casa, in te stesso, svegliati dal sogno che ti tiene imprigionato.

Dalla persona alla presenza

Quando fai le cose, quando parli, lavori, mangi, abituati ad agire in qualità di presenza e non di persona. Che cosa vuol dire? Significa che non ti porti appresso il tuo passato, il peso ingombrante della tua identità, delle tue reazioni, del tuo carico personale. Ad esempio, quando torni dal lavoro, fai finta che sia la prima volta che visiti la tua famiglia, e lascia andare i malumori, i fastidi, le angosce, le preoccupazioni. Se vuoi puoi farlo: non hai bisogno di camminare, muoverti e vivere sopportando continuamente la croce della tua personalità. Abituati a rimanere nel presente e a lasciarti alle spalle il passato. Vivi istante per istante, accogliendo tutto nella tua consapevolezza senza giudizi o etichette. Smetti di far rivivere il passato attraverso rancori e rabbia, vendetta e desideri di riparare i torti. D’altra parte, vivi come se non ci fosse un domani.

Ciò non vuol dire che non potrai fare piani o avere obiettivi, ma non perderti nel futuro, nelle preoccupazioni e nell’ansia. Ogni volta che qualcosa va storto, ricorda che puoi tornare a te stesso, a sentire nuovamente che esisti e che sei al sicuro in quello spazio di consapevolezza. Smetti di farti influenzare dalla tua storia passata, dal guscio che ti hanno cucito addosso e che tu stesso ti costruisci e mantieni nel tempo. Non hai bisogno di vivere con questo peso. Meriti, invece, di essere sereno e in armonia e di riunirti alla tua pace e alla tua gioia interiori. Anche perché il tuo essere è tutto ciò che hai: ogni cosa appare e scompare, va e viene, nasce e muore. Soltanto la tua consapevolezza rimane sempre lì a farti sentire vivo e a sostenerti!

Ecco come scoprire chi sei veramente. Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!

11 segni che ti stai risvegliando

11 segni che ti stai risvegliando

Il risveglio spirituale è il processo di ritorno alla tua vera essenza, al tuo vero Sé. Esso è uno stato di pace e amore, gioia e unione col Tutto. L’esperienza di risveglio può essere più o meno graduale; talvolta accade in modo spontaneo e repentino. Essa rappresenta l'”obiettivo” (se così si può definire) di ogni serio aspirante spirituale. In questo articolo vedremo quali sono gli 11 segni che ti stai risvegliando. Ti ricordo che il processo di risveglio non è un evento personale, ma un accadimento su scala cosmica: esso rappresenta il percorso di ritorno della Coscienza a sé stessa. Non c’è infatti nessuna persona che effettivamente deve risvegliarsi, ma è la coscienza stessa a “compiere” questo cammino di “rientro a casa”. Ma ora non voglio dilungarmi in inutili introduzioni: andiamo subito al dunque! Buona lettura!

Ecco gli 11 segni che ti stai risvegliando

Ecco quali sono gli 11 segni che ti stai risvegliando alla tua vera natura:

1) Il tuo livello di felicità è più alto del solito

Una misura di quanto sei vicino al risveglio è il tuo livello di felicità. Quando ti stai risvegliando, il tuo umore tende a essere stabile, a non essere influenzato dagli eventi esterni e senti una pace che non proviene dagli avvenimenti ma da dentro di te. Tale felicità dipende dal risveglio della tua energia spirituale, dall’accettazione dal momento presente, dal vivere in armonia con la vita. Ecco perché vivere nel qui e ora ti spalanca le porte verso la tua realizzazione spirituale.

2) Percepisci sempre più la mente come un involucro esterno

Il processo di risveglio consiste nella disidentificazione dalla mente. Man mano che il tuo livello di coscienza aumenta, più ti rendi conto di non essere la tua mente ed essa appare sempre più come qualcosa di esterno a te. D’altra parte, ti identifichi maggiormente con il tuo centro interiore, il quale è piuttosto un testimone e spettatore che non un’individualità che pensa e agisce. In questo articolo ti spiego come puoi liberarti dalla prigione della mente. La mente può essere tanto una prigione quanto un contenitore di infinita pace e beatitudine. Per la maggior parte di noi essa rappresenta un nemico crudele e un padrone intransigente: quando ti stai risvegliando, la mente smette di controllarti e la tua libertà interiore aumenta. Ciò significa anche che sei meno meccanico, più spontaneo e le tue azioni hanno una qualità diversa.

3) La tua vita cambia completamente

Uno dei più radicali tra gli 11 segni che ti stai risvegliando è una completa rivoluzione del tuo modo di vivere. Ciò è il risultato della tua trasformazione interiore, che potrebbe riflettersi all’esterno come cambiamento di interessi, atteggiamenti, passioni, amicizie. La tua vita potrebbe subire un totale cambiamento tale da stupire tanto te stesso quanto gli altri attorno a te. Tale trasformazione potrebbe causare alcune difficoltà, ma l’energia che ti guida sarà troppo forte per tornare indietro. Potresti dunque trovarti a fare cose che non hai mai fatto o viceversa a smettere di svolgere attività che hanno sempre fatto parte della tua quotidianità.

4) Perdi interesse per le “cose di questo mondo”

Potresti ritrovarti a non trovare più soddisfazione nelle attività che sono normalmente considerate fonte di piacere. In generale, la tua attenzione sarà molto meno rivolta a esaudire desideri personali, a rivendicare fama, potere, successo e tenderai piuttosto a interessarti a riscoprire il divino che è in te, la fonte della felicità interiore invece che i piaceri delle forme. Non sarai necessariamente separato dal mondo, nel senso che non diventerai un asceta, ma nutrirai molto più interesse per la spiritualità che non per la materialità.

5) Ti viene spesso da piangere senza apparente motivo

Quando ti risvegli, diventi molto più consapevole della bellezza del mondo e della meraviglia di ciò che ti circonda. La tua sensibilità spirituale si intensifica e potrai commuoverti molto più facilmente in occasioni apparentemente neutre o prive di significato. Talvolta potresti ritrovarti con le lacrime agli occhi senza sapere perché. Anziché pensare che stai impazzendo, valuta che potresti essere vicino a risvegliarti! Oltre a commuoverti facilmente, aumenta la tua compassione e tendi a perdonare più facilmente che in passato. A che cosa è dovuto tutto ciò? Al fiorire dell’amore dentro di te: esso è infatti un’energia potentissima che è sempre più libera di fluire man mano che rimuovi la negatività dal tuo cuore.

6) Ogni giorno ringrazi per esserti svegliato

Quando ti stai risvegliando, il tuo livello di gratitudine aumenta notevolmente. Sei grato anche per le piccole cose. Quando ti svegli, ringrazi e benedici per il nuovo giorno che ti è stato offerto di vivere. La gratitudine è una pratica spirituale straordinaria, poiché apre la tua mente e il tuo cuore a vedere la bellezza che ti circonda e a diventare consapevole dell’abbondanza. La gratitudine è nutrimento sacro e prelibato per la tua anima. Quando ti risvegli, sei molto più predisposto a vedere il lato positivo delle cose e a guardare il mondo senza giudizio. Ti rendi conto che le tue percezioni di un tempo erano errate e che anche ciò che apparentemente ti fa soffrire o è insopportabile è in realtà una benedizione dal cielo.

7) Ti senti sempre più connesso col Tutto

Man mano che ti risvegli, il tuo senso di separazione si dissolve e percepisci te stesso fluire nel Tutto. Comprendi sempre più a fondo che Tutto è uno, che ogni divisione è fittizia, è un’illusione creata dall’ego e proiettata all’esterno, ma in realtà inesistente. Senti di condividere con gli altri la stessa coscienza, la stessa essenza e la stessa natura. Comprendi che gli altri sono parti di te. Smetti di proiettare i tuoi giudizi e pensieri all’esterno e tendi a diventare tutt’uno con la Vita. Capisci che c’è un’unica fonte che genera l’intera vita. Il tuo senso di connessione col Tutto è un’altra misura del tuo livello di coscienza. Più sei dominato dal tuo ego, più vedi il mondo come odioso, gli altri come nemici e ti senti minacciato e insicuro.

Viceversa, più sei in connessione con la tua vera natura, più vedi il mondo come pieno di amore, gli altri come tuoi amici e ti senti in armonia con loro.

8) Nulla ti accade più per caso

Comprendi sempre più come ogni singolo evento della tua vita ha una spiegazione. Smetti di idolatrare il mondo e di credere che ciò che ti capita è frutto del caso e che tu subisci gli avvenimenti senza ragione. Sai che non sei una vittima, ma il responsabile della tua realtà. In alcuni casi, potresti trovarti di fronte a delle sincronicità, cioè delle coincidenze fra tuoi pensieri e i fatti che ti accadono. Allo stesso tempo, diventi più consapevole di come la tua mente costruisce la tua realtà e stai dunque più attento a quali pensieri formuli, a quali emozioni vivi e impari a conoscere e sfruttare il potere della tua mente.

9) Sperimenti il mondo in maniera del tutto nuova

Man mano che ti risvegli, cambiano le tue percezioni, credenze, ideali, attitudini verso la vita e il prossimo, la tua emotività e il tipo dei tuoi pensieri. In altre parole il tuo stato interiore subisce una radicale trasformazione. Potresti sorprenderti a ritrovarti privo di convinzioni alle quali poco tempo prima eri profondamente attaccato. Inoltre, la negatività occupa un ruolo sempre più marginale nella tua vita e si dissolve sempre più nell’oceano del tuo essere. Cerchi di conservare il più possibile uno stato positivo. In ogni caso, non rifiuti le eventuali emozioni negative che sorgono, ma le elabori e le illumini con la tua presenza. I tuoi valori di fondo potrebbero cambiare completamente. I tuoi comportamenti sono ora guidati da nuove intenzioni sempre più prive di ego.

10) Sei più creativo e meno logico

Quando ti risvegli, si “accende” il tuo emisfero destro, quindi inizi a essere più creativo. Viceversa, l’emisfero sinistro, più logico, tende a essere meno attivo. Ciò non significa che perdi la capacità di pensare, pianificare e usare la ragione, ma la usi ma impregnandola di una nuova qualità. A dire il vero diventi addirittura più razionale. Tuttavia, la tua razionalità non è più calcolatrice, individualistica e distruttiva, ma è diretta verso il bene ed è guidata dall’amore. Inoltre, potresti avere importanti intuizioni e vivere direttamente le Verità insegnate dai maestri. La minore attività dell’emisfero sinistro si traduce in minore giudizio, meno preoccupazioni e maggiore apprezzamento della bellezza.

11) Ti senti più libero e leggero

L’ultimo degli 11 segni che ti stai risvegliando è un senso di leggerezza, libertà e vitalità. Ciò indica che ti stai liberando del peso della tua negatività, del tuo giudizio, della tua colpa, della paura e della rabbia. In questo modo, ti senti meno schiavo della tua mente e degli impulsi. Inoltre, ti muovi con leggerezza durante la giornata e tendi a fare le cose senza ego. In altre parole, non ti attribuisci i meriti di ciò che fai, non ti lamenti, ma lasci fluire te stesso in ciò che fai, con gioia e con passione, o semplicemente con accettazione e arrendendoti al momento presente. Fai le cose con molto meno sforzo e molto più spontaneamente e con naturalezza.

Come capire se ti stai risvegliando

Se ti stai risvegliando, noterai in te almeno una buona parte di questi segni. In particolare, ciò è vero quando sei impegnato in un percorso spirituale. L’unico modo per “misurare” i tuoi progressi è verificare quanto sei felice, quanto il tuo umore è stabile, quanta negatività sei riuscito a rimuovere, quanto sei in armonia con la vita… Non puoi certo valutare il percorso precisamente, poiché il risveglio non avviene secondo un processo lineare. Tuttavia, ci sono alcuni strumenti che ti possono essere utili per misurare il tuo livello di coscienza, come la scala di Hawkins. Puoi trovare anche un test che ho preparato appositamente per te per sapere “quanto sei spirituale” (ovviamente non prenderlo troppo sul serio!). In ogni caso, più che su misurazioni o numeri e sui risultati, focalizzati sul tuo viaggio e non preoccuparti troppo di come e quando ti risveglierai.

Infatti lungo un percorso spirituale non ci sono vincitori o perdenti, ma solo cercatori della Verità in continuo viaggio. Non c’è una mèta precisa da raggiungere, una destinazione a cui fare riferimento. Quindi, non devi assolutamente preoccuparti di nulla. Piuttosto, ti invito a fare riferimento a questi 11 segni che ti stai risvegliando come un invito a non demordere e a continuare sul tuo sentiero. In ogni caso, il risveglio può anche essere qualcosa di repentino e spontaneo, che avviene senza lavoro su di sé. Anzi, a dire il vero il risveglio è sempre un atto di grazia, per cui a un certo punto qualunque sforzo tu compia, alla fine è solo arrendendo totalmente te stesso che può avvenire il miracolo. Il tuo compito è semplicemente quello di rimuovere gli ostacoli che ti impediscono di essere illuminato!

Il potere della tua presenza

Il potere della tua presenza

La maggior parte di noi vive in uno stato di addormentamento. Quando apriamo gli occhi al mattino pensiamo di svegliarci. In realtà, stiamo continuando a dormire. Quando inizi ad osservarti seriamente, noti facilmente la tua meccanicità, le tue reazioni istintive e la tua reattività. Pensiamo di essere protagonisti della nostra vita, ma siamo in realtà soltanto dei burattini. Potresti pensare che stia esagerando. Ma la verità è che il nostro stato di sonno è così profondo che crediamo di essere svegli. Quando riconosci di essere meccanico, significa che inizi ad avere una consapevolezza superiore. C’è un test per valutare quanto sei presente. Qui sotto troverai alcune domande a cui dovrai rispondere onestamente. Dopodiché, nei prossimi paragrafi parleremo del potere della tua presenza e del perché devi assolutamente smettere di dormire.

Il test della presenza

La presenza è la consapevolezza del momento presente. Il sonno, al contrario, è il costante assorbimento nei pensieri e nel traffico mentale. In generale, il tuo livello di presenza dipende dal grado in cui ti ricordi di te nel qui e ora e ti riconnetti a ciò che sta succedendo attorno a te. Per scoprire quanto sei presente, rispondi alle seguenti domande:

  • quante volte al giorno ti ricordi che ci sei? Potrebbe sembrarti una domanda banale, ma in realtà il ricordo di sé è uno degli strumenti principali per aumentare il tuo livello di presenza. Quando ti dimentichi di te stesso, smetti di essere il padrone di casa e torna a regnare in te la meccanicità;
  • quanto tempo passi mediamente a pensare? Se sei continuamente assorbito nel flusso dei tuoi pensieri, sei poco presente. Viceversa, se riesci a sottrarti alla forza della tua mente, ciò vuol dire che il tuo livello di consapevolezza è aumentato. Se pensi che la tua mente sia un demone insopportabile, ti invito a leggere il mio articolo su come evadere dalla prigione psichica.
  • quanta attenzione presti a ciò che fai quotidianamente? Quando ti fai la doccia, sei concentrato oppure stai pensando a che cosa farai domani? Quando ti lavi le mani, sei connesso con i tuoi sensi oppure hai fretta di tornare alla tua attività?
  • quanta attenzione presti alle tue emozioni? Un buon grado di presenza implica la capacità di osservare le tue emozioni senza farsene dominare.
  • ti identifichi con i tuoi pensieri o ti limiti ad osservarli? C’è una grossissima differenza tra l’azione comune di pensare (compulsiva e involontaria) e la capacità di elevarsi al di sopra dei pensieri senza cadere nelle loro storie.

Sfrutta il potere della tua presenza

Smetti di essere la tua mente e diventa la tua presenza. Tu sei molto di più della tua mente: sei un essere umano consapevole di sé. A differenza degli altri animali, sei dotato di un’autocoscienza, ovvero della consapevolezza di essere consapevole. Se vuoi elevarti ad una dimensione superiore, devi sfruttare il potere della tua presenza. Come?

  1. Innanzitutto, devi sviluppare il proposito di essere presente. Devi formulare l’intenzione in modo chiaro e preciso. Ti consiglio di prendere un foglio e scrivere: “Da domani inizierò ad essere più presente”.
  2. Inizia con degli esercizi brevi di presenza. I primi giorni, prenditi dieci/quindici minuti, possibilmente sempre alla stessa ora, durante i quali cerchi di rimanere totalmente presente a quello che stai facendo. Puoi metterti una sveglia per ricordarti.
  3. Scegli un semplice rituale da svolgere in uno stato di presenza. Ad esempio, ogni volta che ti lavi le mani decidi di concentrarti sulle sensazioni e di “resistere” alla tendenza della mente di rifuggire nel futuro (o nel passato). Oppure, ogni volta che sali le scale, concentrati sui passi e sui movimenti, salendo i gradini con calma e stando attento all’ambiente circostante.
  4. Allarga” la tua presenza gradualmente. Poniti degli obiettivi giornalieri e/o settimanali. Cerca di conservare la tua presenza in attività sempre più complesse.

Il potere della tua presenza

Se aumenti il tuo livello di presenza, si viene a creare quello che viene normalmente definito come “testimone“. Vale a dire, tu inizi ad identificarti sempre di più con la tua consapevolezza, e in questo modo devi fare sempre meno sforzo per rimanere presente. All’inizio, però, dovrai avere la disciplina e la forza di volontà di ricordarti di te. E ti garantisco che non è affatto facile, perché la tua mente è abituata a condurti sempre negli stessi luoghi e a sottrarti energia. Ma se svilupperai un’intenzione abbastanza forte e ti focalizzerai su di essa intensamente, la tua consapevolezza aumenterà e inizierai a percepire il potere della tua presenza. Che cosa può fare la tua presenza quando inizia a diventare più forte?

  • la mente smette di dominarti e inizia ad acquietarsi. Infatti la mente è pazza e distruttiva finché rimane inosservata e ti identifichi con essa. Quando ti ricordi di te, la tua mente tace perché torni nel qui e ora e le sottrai un po’ di energia. Se rimarrai presente sempre più a lungo, la mente ti assorbirà sempre meno nei suoi dialoghi;
  • riesci a gestire le emozioni più efficacemente. Più rimani presente, più è difficile che le emozioni ti prendano alla sprovvista e tu cada in loro balia;
  • il tuo stress di riduce e ti senti meno agitato;
  • senti dentro di te un senso di pace;
  • aumenti il tuo potere su te stesso: con la presenza “addomestichi” la tua mente, il tuo corpo emotivo e persino quello fisico, sfuggendo alle loro reazioni abitudinarie e automatiche. Torni finalmente ad essere il padrone di casa tua;
  • raggiungi uno stato di completezza e soddisfazione profonde, poiché ti riconnetti con il tuo Essere;
  • emani energia positiva all’esterno e puoi influenzare facilmente chi ti sta intorno;
  • smetti di essere tormentato dai problemi

Rimanere presente è la soluzione di cui hai bisogno

Per quanto possa sembrare strano, il semplice “atto” di rimanere presenti porta una miriade di benefici che puoi sperimentare da solo/a sulla tua pelle. Infatti, tutta la sofferenza dipende dall’identificazione con la mente e il corpo e l’unico tuo compito è risollevare il tuo Io dalla “caduta” peer farlo tornare a brillare di luce propria nel suo splendore immacolato e indistruttibile. Rimanere presenti, del resto, è l’essenza della meditazione. Tuttavia, si tratta della meditazione più potente, poiché è svolta nel corso della propria routine e serve per portare la consapevolezza nell’ordinario. Se illumini tutta la tua giornata con la luce della tua essenza più profonda, inizi a risplendere di un’energia nuova. Grazie per la lettura e iscriviti alla newsletter!

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