Cosa significa essere spirituali?

Cosa significa essere spirituali?

Cosa significa essere spirituali? Nell’ambito del lavoro interiore e della spiritualità abbondano molti luoghi comuni. Alcuni sono molto più nascosti di quanto pensiamo. E inconsciamente li adottiamo spesso come metro di giudizio di noi stessi e degli altri. La spiritualità è spesso contestata perché assimilata alla religiosità dogmatica. Oppure viene fatta assurgere a un piedistallo di perfezione. E in questo calderone di preconcetti e idee distorte, il significato più profondo della spiritualità viene banalizzato, semplificato, o viceversa complicato eccessivamente. Ma allora che cosa significa davvero essere spirituali?

Ma per prima cosa, utilizzare la parola “spirituale” ha senso? Ogni parola, ogni definizione limita ciò a cui si riferisce. Non può contenere la realtà che sta dietro. “Spirituale” è un’etichetta abusata. Ognuno ha una sua idea di che cosa significhi “spirituale” e inevitabilmente proietta la sua concezione sugli altri. La parola “spirituale” va usata in modo consapevole. Dobbiamo evitare di cadere – o continuare a cadere – nei luoghi comuni. E dobbiamo entrare in profondità non nella parola “spirituale” in sé, ma nel mondo che essa vorrebbe indicare. Che cosa significa quindi essere spirituali?

Cosa significa essere spirituali?

Ecco una definizione profonda di “essere spirituali” che vorrei condividere con te:

Essere spirituali non significa essere buoni, significa essere veri. Non può esistere nessuna spiritualità se non abbraccia tutta la sfera delle emozioni umane. Siamo spirituali quando siamo radicati in noi stessi, connessi con il nostro ventre profondo e con tutte le nostre emozioni. Spirituale non è colui che abbandona il sentire terreno, la carnalità, ma è colui che fa del sentire un’esperienza incarnata. È il corpo stesso che diventa preghiera e radice. La bontà ad ogni costo, la positività ad ogni costo, non ci rendono migliori se non sono un moto naturale del nostro cuore.

Ci hanno spesso inculcato il senso di colpa se sentiamo rabbia, se non siamo buoni abbastanza, se proviamo invidia, se ci concediamo tutte quelle emozioni che vengono considerate “negative”. Siamo spirituali anche quando siamo arrabbiati o abbiamo paura, smettiamola di pensare il contrario. Bisogna invece imparare a stare nelle emozioni, perché ogni emozione ha bisogno di essere vista, accolta e integrata, senza doversi sentire sbagliati o colpevoli. Non posso fingere di non provare rancore se sono arrabbiata, ma posso accogliere dentro di me quella rabbia senza negarla e poi trasformarla in cambiamento. Tutti i sé rinnegati diventano infelicità, tutto ciò che per troppo tempo oscuriamo rischiamo di farlo diventare paura, panico, depressione. Questa è la spiritualità delle emozioni, accogliere ombra e luce per essere interi.

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Ovviamente, è molto più di una citazione. È una riflessione completa e davvero significativa. Ho voluta riportarla per intero perché ne condivido appieno il messaggio.

Essere spirituali significa essere veri

Questo è il primo punto imprescindibile: essere spirituali significa essere veri. La spiritualità non ha a che fare con la bontà. O almeno, non ha a che fare con quel tipo di bontà che di buono non ha niente, se non la facciata. La nostra “bontà” generalmente non è genuina. Non viene dal cuore. Non ha nulla di spontaneo. Al contrario, è una tendenza obbligata, che nasce dalla colpa, dal giudizio sociale, dalle maschere. Dietro quella falsa bontà c’è spesso un’anima ferita, magari arrabbiata, oppure impaurita. Ma essere spirituali significa smettere di negare le emozioni che proviamo. Qualunque sia il nostro obiettivo – integrare le emozioni oppure trasmutarle o purificarci da esse – una cosa resta certa: le emozioni non vanno represse, nascoste. E soprattutto non si può fingere che non ci siano.

L’ego – persino quello più “raffinato”, nella sua versione “spirituale” – ama vantarsi di quanto poco si arrabbia, di quanto abbia trasceso le emozioni negative. Il più delle volte, però, neghiamo le nostre emozioni per apparire migliori di quello che siamo. O di quello che crediamo di essere. In fondo, infatti, negare le emozioni significa ritenersi colpevoli di provarle. E ciò significa avere una concezione di sé molto negativa. Chi nasconde come si sente, chi non è genuino, lo fa perché giudica come illegittime le proprie emozioni e il proprio intero essere. E questo non è affatto spirituale. Può essere un’arma di difesa, una strategia per sfuggire al giudizio o alleviare il dolore. Ma non è una soluzione per nulla spirituale. Anzi, è un modo di negare se stessi, la propria spontaneità, in nome di una falsa bontà e di una perfezione inesistente.

Essere spirituali significa essere interi

Essere spirituali, poi, significa essere interi. Chi è spirituale abbraccia tutta la sfera delle emozioni umane. E abbraccia tutto il proprio essere, nella sua luce ma anche nella sua ombra. Dall’interezza discende l’integrità. Per essere integri, e quindi veramente buoni, bisogna integrare la propria ombra. E per fare questo è necessario scendere nell’oscurità, vedere ciò che abbiamo rifiutato di noi e del mondo per accoglierlo e accettarlo incondizionatamente. Essere integri significa smettere di dividere tra buono e cattivo, tra bello e brutto, tra giusto e ingiusto. Quello è il mestiere dell’ego, che è abile a separare e a giudicare creando fratture e dicotomie. Nell’interezza del proprio essere, gli opposti si integrano a vicenda e allo stesso tempo si annullano.

E dalla loro integrazione-dissoluzione nasce la vera spiritualità, che è unione degli opposti, armonia, riunificazione, ritorno all’unità. Chi si nasconde dietro una maschera di “bontà” sta negando la propria cattiveria, e quindi si sta riempiendo di colpa e di giudizio, di conflitto e di ombra. Chi rifiuta di vivere tutte le emozioni, chi le giudica come indegne o come sbagliate, sta solo facendo del male a se stesso e agli altri. Perché sta negando una parte di sé. E si sta impedendo di essere intero. E quindi integro. In questo modo, sta negando la propria spiritualità, che è arte di integrare, unificare, assemblare, accettare e accogliere. Non di separare, dividere, rifiutare e odiare. Essere spirituali significa vedere al di là della dualità del bene e del male e comprendere che ogni emozione è degna di essere vissuta, accolta e amata, al di là della sua superficie spesso ruvida e rugosa.

La spiritualità richiede la capacità di radicarsi in se stessi

Essere spirituali significa essere radicati in se stessi. E ciò vuol dire essenzialmente due cose. In primis, significa senz’altro avere un centro dentro di sé, una dimensione non toccata dalla vicende esterne, una capacità di rimanere in pace, lucidi e distaccati. Ma significa anche essere radicati nella materia, essere ben incarnati. E in questo ritorniamo al concetto di interezza: per essere interi dobbiamo smettere di distinguere tra materia e spirito come se fossero il diavolo e l’acqua santa. È un errore sia rimanere troppo attaccati alla materia – cosa che comunque fa parte dell’evoluzione spirituale di ognuno – sia rifiutare la materia in modo categorico – cosa che nasconde il desiderio di rifuggire le proprie ombre, di non incontrare il dolore e di negare i propri impulsi, reprimendoli e giudicandoli con eccessiva severità.

La vera spiritualità unisce materia e spirito, non nel senso che subordina l’uno all’altra o viceversa. Li unisce nella misura in cui comprende che materia e spirito sono due facce della stessa medaglia, perché la materia è l’incarnazione dello spirito e lo spirito è la sublimazione della materia. Sono entrambi due espressioni di manifestarsi della stessa sostanza universale, dello stesso Essere. Chi rifiuta la materia lo fa perché non vede la realtà. Non comprende che la materia è un’espressione dello spirito e che in essa non c’è di per sé nulla di male. Quando impariamo a vedere la materia senza giudizio né condanna, possiamo vivere la sfera di tutte le emozioni umane. Possiamo persino accogliere la nostra “eredità animale”, ciò che sembra cattivo, aggressivo, impuro.

Lo spirito per evolversi deve entrare nella materia, perché solo così può conoscersi appieno – del resto se non fosse così probabilmente non saremmo nemmeno qui a parlare di queste cose.

La spiritualità richiede genuinità e spontaneità

E qui torniamo al primo punto: essere spirituali significa essere veri e quindi genuini e spontanei. Ciò implica imparare ad agire con il cuore, a fare ciò che ci sentiamo di fare, a non negare la nostra volontà creando inutili conflitti e paralizzandoci nell’indecisione e nella paura. Può agire con il cuore solamente chi non guarda a se stesso e al mondo con giudizio e condanna. Dobbiamo imparare che spesso dire “non me la sento” o “non voglio” ed esprimere ciò che si sente è meglio di dire di sì a malincuore, è meglio di indossare maschere ipocrite di bontà fasulla. Nessuno ci obbliga a essere “buoni”, a essere in un modo piuttosto che un altro, anche perché finché faremo finta di essere buoni ci precluderemo l’accesso alla vera bontà.

E la sola bontà degna di questo nome è quella che viene dal cuore. Non dalla mente. Non da inutili complicazioni, da pensieri assurdi o da emozioni negate. In fondo, se un’azione non viene dal cuore, e quindi dall’amore, può venire solamente dal suo opposto, e cioè dalla paura, dalla colpa, dalla mancanza di amore. Quante volte mentiamo persino a noi stessi pensando di fare qualcosa di buono per un altro mentre in realtà stiamo semplicemente salvando noi stessi? Se però ci accorgessimo che stiamo salvando soltanto la nostra miseria, smetteremmo di fingere e di indossare travestimenti scomodi per diventare genuini e spontanei, aprendo il nostro cuore alla vita, al vero amore e alla vera bontà.

Essere spirituali significa smettere di essere repressi

Essere spirituali, poi, significa smettere di essere repressi. La repressione nasce dalla negazione di certe parti di sé. E la negazione nasce dalla condanna e dal giudizio. In pratica, finché riterremo illegittime, indegne, sbagliate certe parti di noi, non saremo individui completi. Al contrario, rimarremo individui repressi e frustrati, pieni di colpa e di giudizio, schiavi delle stessi emozioni che vogliamo rifiutare. Se ad esempio rifiutiamo di provare rabbia e reprimiamo questa emozione, finiremo in balia di una collera sempre più intensa e incontrollabile. Nessuna energia può essere dissolta nel nulla. Questo lo insegna anche la scienza: nulla si crea, nulla si distrugge: tutto si trasforma.

In effetti ciò vale anche per le emozioni: le emozioni represse, negate, rifiutate, se non sono trasmutate in qualcosa di più dolce – le emozioni superiori – rimangono materiale grezzo che ci intossica, e magari si trasforma in qualcosa di materiale, di fisico, somatizzandosi in malattie e disturbi fisici. Essere spirituali significa smettere di giudicare le proprie emozioni, i propri stati d’animo, i propri atteggiamenti, persino il proprio stesso giudizio. Questo lavoro fa parte del percorso di integrazione della propria ombra e di accettazione di sé, che è la strada maestra per aprirsi all’amore incondizionato. Finché ci sarà qualcosa che non accetteremo, saremo divisi, in conflitto. Dobbiamo smettere di vergognarci se proviamo vergogna, di sentirci in colpa se ci arrabbiamo, di arrabbiarci se ci sentiamo in colpa

Anzi, non dobbiamo negare nessuna di queste emozioni che si stratificano l’una sull’altra, ma semplicemente lasciarle andare senza giudizio né aspettative.

Essere spirituali significa stare sulle emozioni

Essere spirituali implica il coraggio di non rifiutare le proprie emozioni perché spiacevoli, fastidiose o “sbagliate”. A ben vedere, un’emozione diventa intollerabile nella misura in cui le resistiamo. Di per sé, un’emozione sarebbe solo una sensazione, ma è alimentata dall’energia dei giudizi, che prescrivono che la tristezza sia spiacevole, la rabbia sbagliata, la paura insensata. I giudizi, poi, etichettano le emozioni impedendoci di andare a fondo per stare su di esse e sentirle in maniera pura. Stare sulle emozioni significa smettere di usare la mente e accogliere semplicemente le energie che ci attraversano.

Se non sentiamo le emozioni con il cuore, vivamente e puramente, esse creano un malessere strisciante, le loro energie si sommano tra loro e non capiamo più che cosa proviamo. Dobbiamo riconnetterci con il nostro cuore per conoscere appieno le nostre emozioni e finalmente lasciarle andare, non rifiutandole, ma trascendendole grazie all’amore e alla consapevolezza. La prossima volta che provi un’emozione spiacevole, non giudicarla. E soprattutto non giudicare te stesso per ciò che provi. Non avere paura di mostrarti triste o arrabbiato. È molto peggio negare le tue emozioni lasciando che esse si impadroniscano di soppiatto di te e manipolino le tue relazioni distruggendole. Allo stesso tempo, essere spirituali significa smettere di giustificare le emozioni, di trovare una ragione per cui ci sentiamo in un certo modo. Queste sono solo storie della mente. I perché non importano. Importa solo l’amore.

Essere spirituali significa accogliere ombra e luce

Infine, essere spirituali significa conoscere a fondo se stessi, accettando tanto la luce quanto le ombre. Come abbiamo detto, chi è veramente spirituale non rifiuta niente. Ogni rifiuto infatti è una mancanza di amore. Essere spirituali significa portare luce – e cioè amore e consapevolezza – sulle proprie ombre. Ciò implica il desiderio di guarire il proprio bambino interiore, di stare sulle proprie ferite, di entrare nel proprio dolore, di arrendersi al flusso della Vita. Significa diventare genitori di se stessi, responsabili e indipendenti, liberi e completi. Ma tutto questo non è possibile se si rifiuta la propria interezza e se si continua a dividere tutto in categorie rigide – bene e male, buono e cattivo, sensato o insensato, materia e spirito e così via.

Accogliere la propria ombra per trasformarla in luce significa fare un viaggio nelle tenebre. Solitamente l’oscurità fa paura, è addirittura vista come sede del male, da cui stare prudentemente alla larga. In realtà nell’oscurità ci sono fantasmi inesistenti. Ma finché teniamo la luce spenta non possiamo appurare che i fantasmi non esistano. Dobbiamo allora entrare appieno nel regno delle illusioni di tenebra, illuminando tutto con la nostra presenza. Se vogliamo “illuminarci”, dobbiamo prima di tutto illuminare il nostro modo interiore, smettere di distinguere tra luce e ombra per integrare tutto nell’unità suprema che porta il nome di Amore.

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