che cos'è realmente la felicità

Che cos’è realmente la felicità

Che cos’è realmente la felicità? Si parla dappertutto di benessere, pace e felicità. Eppure spesso confondiamo la ricerca di questo stato dell’Essere con un’esperienza, un sentimento, un’emozione. E ci dimentichiamo, così, dellessenza della felicità. In questo modo essa diventa una meta irraggiungibile, una destinazione che ci sfugge continuamente. In questo articolo voglio sfatare alcuni falsi miti sulla felicità. Voglio andare al nocciolo della definizione e spiegarti che cos’è realmente. Infatti, qualunque concezione tu abbia di felicità, molto probabilmente è inquinata da condizionamenti sociali, culturali e famigliari. La società, in particolare, ha promosso un ideale di felicità posto negli oggetti. Così noi inconsapevolmente ricerchiamo la felicità nella direzione opposta a quella in cui dovremmo andare. Il risultato è che otteniamo infelicità allo stato puro. La maggior parte di noi pone la felicità in un punto nello spazio e nel tempo. Ci diciamo che saremo finalmente felici quando realizzeremo il nostro sogno o otterremo ciò che desideriamo.

Il problema è che la felicità non esiste nel futuro. La mente ti porta a credere, attraverso l’anticipazione, che un avvenimento futuro potrà renderti gioioso. La verità è che proiettare la felicità nel futuro significa allontanarla da sé stessi. Infatti non esiste felicità duratura e stabile che non sia nel momento presente. Proiettarla nel futuro vuol dire scacciarla via a bastonate. Ma perché ricerchiamo la felicità negli oggetti? Oltre ai condizionamenti sociali, credo che domini un’idea distorta di questo “stato”. Il problema principale è che la felicità viene concettualizzata, cioè trasformata in un concetto. Un concetto, per definizione, si riferisce a qualcosa di specifico. Così la felicità diventa un oggetto di cui si può fare esperienza, un oggetto da ricercare. La conseguenza implicita della concettualizzazione è la collocazione della felicità nello spazio-tempo. Appena viene definita dal linguaggio, essa viene snaturata e perde la sua carica originaria.

Che cosa non è la felicità

Dato che il linguaggio pone limiti, la definizione di felicità viene “imprigionata” in dei gruppi semantici. Così la felicità diventa un sentimento, un’emozione, un’esperienza. E non è del tutto sbagliato definirla in questo modo. Però è fortemente limitante. Infatti la felicità è molto più che un sentimento. Innanzitutto, chiariamo una cosa: quando mi riferisco alla felicità, parlo della pace interiore. Infatti la verità è che la pace è l’unica cosa di cui hai bisogno. Se cerchi lo “sballo” o la soddisfazione temporanea di un desiderio, questo posto non fa per te. Non puoi definire felicità un’esperienza che dura qualche secondo, minuto, ora e nemmeno qualche giorno. Se la felicità fosse un’emozione, cioè qualcosa che va e viene, sarebbe un sogno inappagabile.

Ma fortunatamente non è così: la pace che cerchi ha poco a che fare con tutte le definizioni da vocabolario. Non è che i grammatici e i linguisti si sbaglino. Semplicemente, una spiegazione linguistica non coglierà mai l’essenza della felicità. Si può, in qualche modo, definirla in modo più rigoroso, ma per farlo è necessario scrollarsi di dosso tutti i preconcetti. Innanzitutto, quando pensi alla felicità, smetti di pensare ad una faccia sorridente. Non pensare ad uno stato di particolare estasi o trance. Queste due esperienze comportano delle tensioni. Per sorridere, devi attivare dei muscoli. Per raggiungere uno stato di estasi, devi fare qualcosa che ti permetta di raggiungerlo. Se la felicità comporta tensione, è evidente che non è destinata a durare a lungo. Infatti tutto in natura torna al suo stato originario e le tensioni sono solo delle alterazioni temporanee su una superficie liscia.

Che cos’è allora la felicità realmente?

Che cos’è realmente la felicità

La felicità – intesa come “pace” – dunque non è uno stato di attivazione o di tensione. Di conseguenza, è necessariamente uno stato di rilassamento, quindi di espansione. La cosa sorprendente è che questo stato è la tua condizione esistenziale di base. In altre parole è lo stato naturale del tuo Essere. Esattamente: tu sei la felicità e sei fatto per essa! Il problema, però, è che la tua condizione essenziale è oscurata da un mare di nuvole. Le nuvole sono tutti i condizionamenti, i preconcetti e le credenze cucite su di te. Per ritornare alla felicità, cioè alla tua pace naturale, devi liberarti del tuo gravame. Hai bisogno di abbandonare tutto ciò che inquina la tua luce luminosa e perenne.

Essere felice vuol dire recuperare il contatto con te stesso. Infatti devi tornare al tuo stato puro e originario. La maggior parte di noi compie il processo inverso: cerca la felicità da qualche parte. Tu devi fare il contrario: ritornare alla tua pace che regna sempre dentro di te. Potresti chiedermi perché se la felicità è il tuo stato naturale non te ne accorgi nemmeno? Vedi, la risposta è semplice. Tutti i condizionamenti che hai gettato addosso alla tua luce hanno reso la tua pace invisibile. Essa è così oscurata che sembra non esistere più, o essere qualcosa di lontano e irraggiungibile.

Come ritornare alla pace

Quindi, diventare felici vuol dire tornare ad esserlo. Il problema è che la nostra cultura ci riempie, ci sazia e ci invita a costruire, creare e fare. Tornare alla felicità è, al contrario, un processo di “distruzione”, nel senso che devi liberarti da tutto ciò che ti sei cucito addosso. Chiaramente un lavoro del genere sembra qualcosa di strano per noi abituati ad inseguire sempre qualcosa. In effetti, tornare ad essere felici è un non-lavoro, un lavoro all’incontrario. E già questo allarma i nostri neuroni drogati di fare e di realizzare qualcosa di concreto. Ma questo atteggiamento ossessivo e proiettato verso il futuro è proprio uno degli aspetti che più ci impedisce di essere felici.

Come ritornare alla pace allora? Ti faccio questo esempio. Quando hai un muscolo contratto, per alleviare la tensione che cosa fai? Certamente lo rilassi. Il problema, però, è che quando hai tenuto a lungo il muscolo nella stessa posizione, esso sembra quasi resistere alla sua posizione iniziale. Allo stesso modo, noi siamo abituati ad essere tesi e contratti, per cui rilassarci ci sembra qualcosa di strano e poco confortevole. Ma se nel caso del muscolo reputi opportuno rilassarlo, devi comportarti ugualmente anche con te stesso. Ma come rilassarti? Per rilassarti, sii, semplicemente sii. La tua condizione essenziale è pura consapevolezza, che è e sa di essere. Affonda nell’esperienza del puro Essere, nel qui e ora della tua essenza. In altre parole, smetti di concentrarti sugli oggetti dell’esperienza e rimani nella consapevolezza.

Come tornare alla pace nella pratica?

Puoi praticare quando vuoi, sedendo in silenzio senza fare nulla. Non devi nemmeno meditare, concentrare l’attenzione sul respiro o su un mantra. Non hai bisogno di queste pratiche: esse possono aiutarti, ma in fin dei conti l’unica cosa che importa è recuperare il tuo contatto con la tua consapevolezza. Chiediti chi sei veramente aldilà di tutto e fatti assorbire dall’esperienza di Essere, senza cercare nulla. Ergiti a testimone dei pensieri, delle emozioni e delle percezioni che passano e non identificarti con questi. Rimani consapevolezza, perché è soltanto lì che troverai la pace che cerchi e che non ti abbandonerà mai.

Nel frattempo, elimina le tue credenze. Quante convinzioni hai che limitano la tua felicità e ti impediscono di essere in pace? Se sei un comune mortale, hai centinaia, se non migliaia di credenze che ti causano solo sofferenza. Liberati di tutto ciò in cui credi. Come? Semplicemente, smetti di attaccarti alle tue convinzioni. Smetti di difenderle e di considerarle assolutamente vere. Cerca di comprendere la natura illusoria delle credenze, che in fondo sono solo pensieri, quindi temporanee manifestazioni nella tua coscienza. Nessuna credenza contiene la verità, quindi non ha in sé la pace che cerchi. Vedi le credenze come un condensato di energia negativa, che ti sottrae la gioia di vivere. Non fidarti della mente e di ciò che ti dice. Non ascoltare i pensieri: lasciali scorrere nel campo della tua consapevolezza.

Che cos’è realmente la felicità: conclusioni

Spero di aver risposto al tuo dubbio su che cos’è realmente la felicità. Renditi conto di come devi solo tornare a casa. Hai solo smarrito la strada, ma ciò non toglie che potrai ritrovare il sentiero. Smetti di cercare la pace in qualche luogo, relazione, in un tempo futuro. Essa è soltanto nel qui e ora della tua essenza. Elimina le nuvole che oscurano la tua luce e scoprirai che cos’è realmente la felicità. Pulisciti dalla credenze e rimani nella consapevolezza. Il percorso di ritorno, poi, è unico per ogni essere umano. Vorrei darti indicazioni più dettagliate, ma soltanto tu sei la guida del tuo viaggio. Solo tu puoi ricordarti la strada di casa. Ti auguro un buon viaggio di ritorno alla tua pace. Spero di averti aiutato con questo articolo. Pubblicherò ulteriori post sull’argomento: iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato!

Ti consiglio di leggere “Il potere di adesso” di Eckhart Tolle per approfondire sulla pace interiore. In nome della tua felicità, dovresti essere disposto a tutto. Cerca e confronta fonti, non fidarti di nessuno, cerca la pace dentro di te. Nessun maestro o guru potrà mai dartela. Solo tu puoi trovarla. In bocca al lupo!

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1 commento su “Che cos’è realmente la felicità”

  1. E’ piacevole scoprire che non si è soli in questa ricerca! 🙂
    Anch’io sono arrivato alle tue stesse conclusioni, il problema è riuscire metterle costantemente in pratica ed è su questo che ora sto cercando di lavorare ma mantenere quello stato per me è ancora arduo.
    Complimenti fratello e buon cammino! 😉

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