Come coltivare emozioni superiori

Come coltivare emozioni superiori

Come coltivare emozioni superiori? È possibile smettere di essere intrappolati nel vortice dell’angoscia e della negatività per sperimentare stati più dolci e addirittura paradisiaci? Certamente. Le emozioni superiori sono energie che scaturiscono dall’amore. Sono sfumature dell’amore. Esse esistono già dentro ognuno di noi. Tuttavia normalmente sono fugaci e poco frequenti. Ciò dipende dal fatto che portiamo dentro di noi emozioni negative che coprono quelle superiori. E d’altra parte non lavoriamo per far germogliare stati emotivi superiori. Quindi non dobbiamo stupirci se proviamo costantemente ansia, tristezza o un senso di vuoto. Per vivere nella gioia dobbiamo costruire la nostra anima, alimentare il nostro spirito e farlo crescere.

Coltivare emozioni superiori non è certo per tutti. Bisogna essere disposti a lavorare intensamente su di sé per creare nuove “sostanze”. Si tratta infatti di un processo magico-alchemico. Per accedere a stati emotivi superiori vi sono due vie: una è la strada della trasmutazione del piombo in oro, l’altra è quella della creazione diretta di emozioni elevate attraverso la produzione o fruizione di opere d’arte o della contemplazione della bellezza. Inoltre, connettendoci direttamente al nostro vero Sé possiamo facilitare l’accesso alle emozioni superiori e l’indebolimento di quelle inferiori. Vediamo allora come possiamo coltivare emozioni superiori per creare il Paradiso in terra e iniziare a vivere dentro il nostro cuore, nell’amore e nella gioia, nella pace e nella bellezza.

Come coltivare emozioni superiori

Come scrivevo nell’introduzione, esistono due vie principali per coltivare emozioni superiori dentro di sé:

  • trasmutare le emozioni inferiori in superiori tramite la presenza e l’apertura all’amore;
  • coltivare stati emotivi superiori attraverso la produzione e fruizione di opere d’arte e la contemplazione disinteressata e pura della bellezza.

Queste due strade non vanno viste in alternativa. È fondamentale seguirle contemporaneamente per assicurarsi un’evoluzione completa e più rapida. Infatti tali vie sono complementari, e non sono nemmeno separate tra loro. Entrambe mirano ad aprire il nostro cuore all’amore. Vediamo nel dettaglio in che cosa consistono queste vie e come seguirle.

La via della trasmutazione alchemica

La via della trasmutazione alchemica consiste nella trasformazione del piombo in oro. Che cos’è il piombo? Il piombo è l’insieme di emozioni legate alla nostra mente primitiva. Non a caso esse sono in comune con la maggior parte degli animali: tutti gli animali provano paura, impulsi sessuali e aggressivi, rabbia, bisogni. Proviamo sicuramente una gamma di emozioni inferiori molto più varia, ma ciò non toglie che esse siano un derivato della nostra eredità animale. Non è un caso, ad esempio, che si dica che una persona adirata sia inviperita o sia come un cane rabbioso. L’uomo è un essere complesso: ha una parte inferiore, animale e una parte superiore, angelica, spirituale e divina. La spiritualità consiste nel trascendere la parte inferiore, trasmutandola in quella superiore e nel dominare la propria animalità diventando puro spirito.

Dicevamo dunque che il piombo è l’eredità animale che portiamo dentro di noi. Essa può essere trasmutata tramite la presenza. Vale a dire, quando nasce dentro di noi un’emozione inferiore di rabbia, odio, paura, vergogna, colpa e così via, dobbiamo coglierla mentre sorge: quest’atto di consapevolezza permette di trasformare l’emozione in un atto di amore, purché la pratica sia prolungata nel tempo e svolta con dedizione. Per operare questa trasmutazione, non bisogna tanto compiere uno sforzo (se non quello di essere presenti all’emozione proprio mentre sorge). Piuttosto, la trasformazione è più rapida ed efficace se ci abbandoniamo alla nostra presenza, in modo femminile. L’energia femminile dell’apertura si unisce così all’energia maschile dello sforzo e della volontà di rimanere presenti. Se accogliamo profondamente un’emozione inferiore, senza resistenze, essa diventa un’emozione di cuore.

La via dell’amore per coltivare emozioni superiori

La seconda via può essere definita come via dell’amore, della gioia o dell’apertura del cuore. Si tratta di una strada strettamente connessa alla precedente e va seguita insieme a quella della trasmutazione. Tale via consiste, ad esempio, nell’immergerci completamente nell’opera d’arte che stiamo creando o della quale stiamo fruendo. Dentro di noi c’è già la capacità di commuoverci mentre contempliamo un quadro suggestivo, un tramonto meraviglioso o ascoltiamo un bel pezzo di musica. Se ci facciamo trascinare sull’onda della commozione che sorge dentro di noi, superando la vergogna e il disagio, possiamo sprofondare in un oceano di estasi. E possiamo aprire il nostro cuore all’amore e alla gioia, nell’atto di contemplare la bellezza. Possiamo anche lasciare che le lacrime scorrano dai nostri occhi, senza volerle reprimere o considerarle come un segno di debolezza.

Infatti contemplare la bellezza è un atto di potere spirituale, non certo di debolezza. C’è un’enorme differenza tra il pianto basso della vittima e il pianto elevato del guerriero spirituale. Aprendoci alla bellezza e all’estasi della contemplazione, possiamo fare passi avanti rapidissimi nell’apertura del nostro cuore. Possiamo sciogliere rapidamente le emozioni più basse e creare un corpo nuovo dentro di noi. Anche un solo pianto di commozione e gioia può operare una trasformazione enorme, che ci permette di aumentare in modo straordinariamente veloce il nostro livello di coscienza. Oltre a contemplare la bellezza di un’opera d’arte, dobbiamo imparare a vedere la bellezza nei gesti più semplici e nella quotidianità. In questo modo creeremo dentro di noi un ambiente dolcissimo e il miracolo inizierà ad accadere sempre più frequentemente.

Connettersi al proprio vero Sé

Accanto alle due vie indicate, è fondamentale connettersi al proprio vero Sé. Se infatti non abbiamo un Io centrale e centrato, siamo in balia dei tanti piccoli io della nostra personalità (che non sono altro che pensieri, emozioni e sensazioni che scambiamo per la nostra identità). Per connetterci al nostro vero Sé, dobbiamo imparare a vivere rimanendo collegati con lo spazio di presenza silenziosa e consapevole dentro di noi. Inizialmente dobbiamo “aggrapparci” alla nostra sensazione di esistere, rimanere come “Io sono”, per tastare la nostra pura coscienza e fonderci con essa invece che perderci nel contenuto della nostra esperienza. In questo modo diventiamo sempre più spirito (inizialmente “costruiamo” un’anima e poi possiamo “gettarci” nell’Uno). Dobbiamo imparare a ricordarci di noi il più possibile in modo da stabilizzarci nella presenza e diventare consapevoli che noi siamo quella coscienza.

Dobbiamo riscoprire chi siamo veramente. Se ci centriamo nella nostra pura coscienza, rapidamente ci risvegliamo alla nostra essenza spirituale. Perdiamo via via interesse per i contenuti dell’esperienza, per le cose materiali, per la nostra identità di forma (corpo e mente), per fonderci con il nostro spirito. In questo modo scopriamo di essere immortali, di non avere confini, di essere infiniti, potenti e che la nostra essenza è puro Amore, pura gioia, pura Vita. Questa è la strada maestra e diretta verso l’Illuminazione di cui hanno parlato i saggi e i guru risvegliati. Se rimaniamo semplicemente come pura consapevolezza, torniamo rapidamente alla pace e all’amore del nostro Essere. In questo modo, perdiamo interesse per le emozioni inferiori e così esse vengono trasmutate in stati superiori.

Se non nutriamo più i contenuti della nostra esperienza (in particolare i pensieri negativi e le emozioni inferiori) con la nostra attenzione, essi perdono potere su di noi e noi ci ricongiungiamo alla nostra vera essenza.

Coltivare emozioni superiori liberandosi dell’ego

Come dicevamo sopra, l’uomo ha una parte animale e una spirituale. La parte animale si basa sull’identificazione egoica con la mente e il corpo. Trascendere il nostro ego significa dominare la nostra animalità, trascenderla, integrarla nella nostra parte spirituale. Per fare ciò non dobbiamo reprimere i nostri impulsi, né dobbiamo rifiutarli o condannarli (anche perché repressione e rifiuto fanno parte della nostra animalità e non della nostra spiritualità). Per liberarci dall’ego dobbiamo accoglierlo, accettarlo come parte di noi, addirittura amarlo. Infatti il nucleo dell’ego è una disperata richiesta di amore: l’ego ha bisogno di sicurezza, protezione, ha bisogno di una madre amorevole. Se noi riusciremo a diventare tale madre amorevole nei confronti del nostro ego, esso si addormenterà come un bambino e tacerà.

L’ego è letteralmente mancanza di amore, quindi soltanto riempiendoci (e riempiendolo) di amore possiamo trascenderlo (scopri qui come amare incondizionatamente). Se lo rifiutiamo o lo demonizziamo, esso si ribella e acquisisce potere, diventa più aggressivo e disperato. Dobbiamo quindi imparare a cullare dolcemente il nostro ego. Come? Ad esempio, sorridendo quando sbagliamo, perdonando i nostri errori e quelli degli altri, apprezzando la nostra innocenza come figli di Dio, riconoscendo il fatto che l’ego non è reale e quindi non ha alcun potere su di noi, a meno che non siamo noi a concederglielo. Se vuoi approfondire su come liberarti dal tuo ego, leggi questo articolo. La liberazione dall’ego non è una lotta, non è una battaglia, ma un processo di dolce addomesticamento, a suon di amore e calore e non di colpi e cannonate.

Tratta il tuo ego come il tuo animale domestico

Solo l’ego può servirsi dell’aggressività per difendersi, quindi quando non siamo dolci con noi stessi, siamo in preda al nostro ego. L’ego è letteralmente un animale innocente, disperato, bisognoso di amore e protezione. È esattamente come un animale domestico. Dobbiamo avere nei confronti del nostro ego la stessa cura e dedizione che abbiamo nei confronti del nostro animale da compagnia. Ciò significa che dobbiamo coccolarlo quando è ferito, perché è di questo che ha bisogno. Dobbiamo perdonarlo quando sbaglia, perché è di questo che ha bisogno. Dobbiamo sorridere quando fa qualcosa di folle, perché è di questo che ha bisogno. E dobbiamo vedere la sua innocenza di fondo, perché non ha nessuna colpa, non ha commesso nessun peccato, è semplicemente una parte di noi che deve essere nutrita di amore.

Se il tuo cane fa qualcosa di folle, tu sei pronto a perdonarlo, perché sai che non ha in realtà fatto nulla di male. Perché non usiamo la stessa comprensione e compassione nei confronti dei nostri simili e di noi stessi? Non lo facciamo perché ci identifichiamo con il nostro ego, siamo dominati in gran parte dalla nostra parte animale. Non dobbiamo prendere ciò come un’offesa: dobbiamo riconoscere che in qualità di esseri umani abbiamo dentro di noi un lato “bestiale” e uno spirituale. Se così non fosse, saremmo degli angeli. Invece siamo venuti su questa Terra per diventare dei domatori di belve, dell’animale che ruggisce e abbaia dentro di noi. Questa immagine potrebbe esserti molto utile per la tua evoluzione spirituale. Se riuscirai a guardare al tuo ego con la dolcezza e la comprensione con cui guardi al tuo gatto, potrai fare enormi passi avanti in modo rapido.

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