Come gestire le emozioni

Le emozioni sono un mondo meraviglioso. Colorano le nostre percezioni. Arricchiscono la realtà di migliaia di sfumature. Si fondono tra loro per dare vita a varietà praticamente infinite. Ci accompagnano in continuazione. A volte però iniziano a dare problemi. Ciò succede quando non le sappiamo gestire correttamente. E così rischiano di trasformarsi in tempeste. Oppure in tristi note che ci avvelenano. O in melodie malinconiche che ci riempiono di fiele. Le emozioni sono solamente delle onde, ma talvolta la loro energia rimane incastrata da qualche parte, si accumula, ristagna, crea malesseri, si somatizza e dà origine a un’enorme varietà di problemi. Allora come possiamo gestire le nostre emozioni in modo da evitare che si trasformino in tempeste o ci facciano soffrire? Oggi parleremo proprio di questo.

La gestione delle emozioni è un aspetto fondamentale dell’intelligenza emotiva. Tale tipo di intelligenza viene considerato da alcuni come il più importante e sta surclassando le altre definizioni di intelligenza. Possiamo dire che al giorno d’oggi, in un mondo caotico e frenetico, gestire le proprie emozioni è una necessità improrogabile. L’educazione alle emozioni è uno degli aspetti più trascurati dai sistemi educativi odierni. E viene lasciato alle famiglie questo compito fondamentale: spesso però i genitori sono loro per primi carenti in materia di gestione delle emozioni. Infatti pochi di noi sono attenti alla propria sfera emotiva e dedicano le dovute attenzioni alla propria crescita. In pochi sanno davvero come gestire le emozioni. Ovviamente ciò non è una colpa, ma bisognerebbe aprire dei dibattiti seri sull’importanza dell’educazione alle emozioni.

Come gestire le emozioni

Come gestire le emozioni? Esistono delle strategie, delle tecniche o dei metodi per gestirle al meglio? Iniziamo col dire una cosa: gestione delle emozioni non significa né controllo né interventi sul breve termine. La maggior parte di noi vuole liberarsi dalle emozioni negative, a costo di gestire scorrettamente le emozioni. E in molti casi adottiamo delle soluzioni nel breve termine, come respirare profondamente o fare una passeggiata per calmarci. Sia chiaro: non c’è nulla di male nel fare dei respiri profondi o nel camminare all’aria aperta. Si tratta di attività benefiche e rinfrescanti. Tuttavia da qui a dire che sono dei modi adeguati per gestire le proprie emozioni c’è un abisso. A quel punto prendiamo tutti la pillola magica per far scomparire ogni malessere e siamo a posto! Qual è il problema negli approcci a breve termine?

Il problema è che non risolvono i problemi emotivi alla radice. Se ogni volta che mi arrabbio respiro profondamente, certamente potrei alleviare la mia collera. Ma ovviamente ciò non mi garantisce affatto che non mi arrabbierò la prossima volta e soprattutto non mi permette di capire perché mi arrabbio, che cosa c’è in me che mi spinge a dare in escandescenze. Per di più, rischiamo di trasformare la respirazione profonda in una strategia per reprimere le nostre emozioni e per nasconderle ai nostri occhi e a quelli degli altri. E in questo caso le cose si complicano ulteriormente. Infatti la repressione è una delle strategie più distruttive nella gestione delle emozioni. Essa è un modo per perpetuare il problema, rendendolo sempre più profondo e difficile da risolvere.

Gestire le emozioni è un’arte

Gestire le emozioni richiede pratica, addestramento e forza di volontà, dedizione e desiderio di imparare. Si tratta infatti di un’arte. Ma soprattutto richiede la volontà di capire la loro origine, le loro cause, il loro sviluppo, le loro manifestazioni. Alla base della gestione delle emozioni dev’esserci il desiderio di capire perché mi arrabbio, perché ho paura, perché sono depresso. Le emozioni, dunque, non vanno trattate come problemi in sé. Vanno piuttosto viste come sintomi di qualcosa che sta accadendo a un livello più profondo. Se infatti le trattiamo come problema, vogliamo eliminarle e liberarcene senza comprenderle. Se invece le vediamo come un sintomo, come un segnale, possiamo indagare a fondo dentro di esse. E potremmo scoprire dei legami con qualcosa di molto più viscerale.

La gestione delle emozioni è una vera e propria arte. Richiede una straordinaria dose di consapevolezza. Richiede il coraggio di guardare in profondità dentro di noi. Necessita di acutezza e vigilanza per osservare attentamente. Richiede curiosità nell’indagare la natura, le cause e lo sviluppo delle emozioni. Necessita di volontà e impegno per rimanere lucidi e centrati sotto il loro impulso. Richiede desiderio di comprendere a fondo. Richiede lungimiranza e pazienza. Eppure imparare a gestire le emozioni è un viaggio meraviglioso di scoperta di sé. Non a caso, il primo passo per imparare a gestire le emozioni è conoscere se stessi e la propria emotività.

Conoscere le proprie emozioni

E allora la prima cosa che dovremmo fare per gestire ogni emozione è chiederci: “Che cos’è esattamente ciò che provo?”. Ogni volta che proviamo un malessere emotivo, sentiamo che qualcosa in noi non va, dovremmo abituarci a entrare dentro di noi per chiederci che cosa sentiamo. Innanzitutto, dobbiamo capire che cos’è in generale un’emozione: un’emozione è un pensiero collegato a una o più sensazioni corporee. Ha dunque una componente mentale e una componente fisica. Il problema principale è la componente mentale. Essa è solitamente un’etichetta che diamo a una sensazione o a un’insieme di sensazioni che sentiamo. L’etichetta è un vero e proprio incantesimo, che fa apparire l’emozione come un problema gigantesco e irrisolvibile. Quando etichettiamo un’emozione, le stiamo dando un enorme potere.

Quando diciamo “questa è depressione”, “questa è ansia”, siamo fritti. Sicuramente è vero che è importante riconoscere le proprie emozioni e individuarle. Ma dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola di darle un nome troppo presto. Infatti attorno a un nome costruiamo una storia. Se io dico “depressione”, quella sola parola evoca tutta una serie di immagini mentali e alimenta il problema. Piuttosto che dire “sono triste” o “sono depresso”, dobbiamo riuscire a mettere da parte per almeno un attimo le nostre etichette. Infatti le etichette sono interpretazioni. Esse limitano la complessità della realtà emotiva. Inoltre, vengono dopo le emozioni, e quindi non sono in grado di definirle con precisione: del resto l’etichetta è un concetto mentale, mentre l’emozione è un’esperienza reale. Se l’emozione è un’esperienza reale, dobbiamo viverla realmente.

Per questo dobbiamo separarci dalle etichette. Le etichette sono dei giudizi. Etichettare un’emozione rende più difficile la nostra ricerca e indagine.

Guardare le proprie emozioni: ecco come gestire efficacemente l’emotività

Dicevamo dunque che l’emozione ha una componente mentale e una fisica. Dobbiamo imparare a scomporre le due componenti. Se riusciamo a smettere per un attimo di pensare, possiamo separare le etichette e i giudizi dalle sensazioni. Ciò significa non solo che dobbiamo smettere di dare un nome a ciò che proviamo, ma anche che dobbiamo smettere di dire che è fastidioso o spiacevole, intenso o sbagliato, problematico o doloroso. Tutti questi aggettivi sono ulteriori etichette che perpetuano il problema. Ci impediscono di guardare l’emozione per quella che è. E che cos’è un’emozione separata dalla sua componente mentale di giudizi ed etichette se non una sensazione neutra?

Sembra assurdo? Eppure puoi verificare nella tua esperienza. Se riesci a rimanere davvero presente sull’emozione, senza giudicarla, senza etichettarla, senza dire nulla su di essa e dai la tua completa attenzione alla sensazione, che cosa rimane? Come per miracolo, l’emozione scompare. Scompare perché non ha più una componente mentale. E che cosa rimane? Rimane un cumulo di sensazioni sullo stomaco o sul petto, che sono sicuramente molto meglio di un mal di testa. Magari rimangono dei pensieri, ma nulla ci vieta di non prenderli sul serio. L’unica difficoltà a comprendere a fondo le nostre emozioni è il fatto che non siamo abituati a guardarle in questo modo. Guardarle in questo modo richiede una buona dose di consapevolezza e attenzione, la capacità di separarsi dalle etichette mentali e dai giudizi per rivolgersi in modo puro e diretto alle sensazioni.

Disidentificati dalle tue emozioni

Per sciogliere l’emozione, devi insistere con la tua indagine. Devi guardarla più volte, rimanere presente per un po’ di tempo per comprendere a fondo che cos’è e per privarla del suo potere. E alla fine essa si trasformerà in luce. L’unica “arte” da imparare è l’arte dell’attenzione indivisa, della consapevolezza senza scelta e vigile. Solo questo, se vogliamo, è l’aspetto “difficile”. Ogni volta che senti un malessere, guardalo per comprenderlo. Non per liberartene o per smettere di soffrire. Ma solamente per capire. Non sfuggire mai alle tue emozioni, non reprimerle, non trattenerle. Semplicemente rimani presente su di esse. E quando sei presente su di esse, vedi come crei un distacco: accade che ti disidentifichi da esse e diventi tutt’uno con la tua presenza spaziosa e consapevole.

Le emozioni sono un problema nel momento in cui ci identifichiamo con esse: rimaniamo così intrappolati nel loro campo di energia, diventiamo la depressione, l’apatia, l’ansia. L’identificazione è frutto di ignoranza di chi siamo noi e di che cosa sono le emozioni rispetto a noi. Essa nasce dal fatto che non le guardiamo, non indaghiamo dentro di noi e lasciamo che esse ci divorino. Lasciamo che diventino dei mostri indomabili. Eppure se vai a indagarle, scopri che non sono assolutamente niente! Per aiutarti a disidentificarti dalle emozioni, puoi anche chiederti chi è la persona depressa, agitata, impaurita. Indaga dentro di te per scoprire e non troverai nessuna persona! Le emozioni sorgono e si sviluppano in virtù di un sé separato inesistente, con il quale noi scambiamo la nostra identità, a costo di enorme sofferenza.

Prima di fare qualunque cosa, rimani sulle tue emozioni per comprenderle!

Dopotutto, gestire le proprie emozioni non è così difficile. In realtà sarebbe molto semplice. Diventa complicato perché siamo completamente disconnessi da noi stessi e dobbiamo lottare contro le nostre abitudini di rifuggirle, reprimerle, volerle eliminare a tutti i costi. Rifuggire le emozioni, rifugiandosi magari in un’attività, non fa altro che nascondere l’emozione e perpetuarla. Se ad esempio sei in preda all’ansia potresti pensare che la cosa migliore sia prendere una pillola. Ora, non ho l’autorità né il permesso di consigliare o sconsigliare cure mediche e non voglio nemmeno assumermi una responsabilità del genere. Tuttavia, anche se prendi delle medicine per trattare problemi di natura emotiva, abituati, prima di prendere la pillola, a indagare dentro di te per scoprire che cosa ti sta facendo soffrire. Chiediti chi è la persona che sta soffrendo.

Scopri che non c’è nessuna persone che sta soffrendo, ma solamente un cumulo di sensazioni. Rimani presente per un po’ per capire, per comprendere a fondo, senza giudicare ciò che senti, senza etichettarlo, senza commiserarti, senza farti assorbire dal dolore. Sii un guerriero! Dopodiché, vedi se hai ancora bisogno di prendere la pillola (e con ciò, bada bene, non ti sto suggerendo di prenderla o non prenderla, sia chiaro!). Segui sempre le indicazioni del medico o del professionista, ovviamente, però non prenderle come una scusa per non comprendere la natura del tuo malessere e indagarlo a fondo. Se ti abitui a rimanere presente in silenzio sulle tue emozioni, potrai ottenere rapidamente enormi benefici!

La presenza scioglie le emozioni come neve al sole

La presenza scioglie le emozioni come neve al sole. Com’è possibile? Ci sono prove scientifiche riguardo a ciò? Le prove le puoi ottenere tu nella tua esperienza diretta. In ogni caso, rimanere presente sulle tue emozioni non può far male, anche perché rimanere presenti non implica che tu faccia niente. Tutt’al più, implica che tu smetta di fare certe cose o adottare certi comportamenti dannosi, come reprimere le emozioni, nasconderle, evitarle o anche solo giudicarle ed etichettarle. Guardare alle tue emozioni con la COMPLETA attenzione è curativo, poiché i problemi emotivi nascono da inconsapevolezza. E guardare non è un’azione: è la tua natura, è ciò che sei, non ciò che fai. Quando tu porti la tua consapevolezza sulle emozioni, andando al di là delle interpretazioni mentali, inizi a scioglierle.

Sembra un miracolo. In realtà il miracolo consiste nel potere della nostra mente di rendere reali delle emozioni che di per sé sono solamente dei campi di energia connessi a dei pensieri! Scoprire chi sei è fondamentale per accelerare il percorso. Se tu guardi bene dentro di te, scopri che tu non puoi essere la depressione, l’ansia o la sofferenza. “Sono depresso” è solamente un pensiero! Si tratta di un pensiero abbastanza potente da creare la depressione tramite il potere della tua mente, eppure è davvero solo un pensiero. Il problema è che ti identifichi con quel pensiero, poiché dici che a essere depresso sono “io”. Quell’io assorbito nel pensiero crea tutto il problema! Ma se tu indaghi per scoprire qual è l’io depresso o sofferente, non lo trovi, perché l’unico vero Io è il Sé che risplende come presenza spaziosa e silenziosa nel retro della tua esperienza!

Come gestire correttamente le emozioni in breve

In breve, il “trucco” per gestire correttamente le emozioni consiste nel rimanere presente sulle tue emozioni. Ciò significa imparare a non giudicare, etichettare o interpretare le proprie emozioni e guardarle senza i filtri della mente, in modo diretto e puro, per scoprire ciò che sono davvero. E che cosa sono appunto le emozioni private della loro componente mentale se non sensazioni, campi di energia, modulazioni della consapevolezza? E mentre guardi le tue emozioni, puoi cercare l’io intrappolato nell’emozione e vedrai che non c’è! D’altra parte scoprire chi sei veramente ti aiuta a dimorare nello spazio della tua presenza, dove le emozioni e pensieri vanno e vengono, senza che tu sia obbligato a perdere la centratura per perderti in essi. In questo modo le emozioni perderanno la loro carica distruttiva, perché non avranno più un “io” al quale attaccarsi per creare il malessere.

In breve, possiamo sintetizzare in questo modo: gestire le emozioni significa guardarle a fondo per liberarci dalle tenebre dell’ignoranza su di noi e su di esse, in modo da smettere di dare loro potere e trovare la pace dentro di noi. L’unica “pratica” da imparare è l’arte della presenza e dell’osservazione, dell’attenzione e del ricordo di sé. In più, non possiamo dimenticare l’importanza dell’assumersi la responsabilità delle proprie emozioni e stati d’animo: per poterle gestire correttamente, dobbiamo rifiutare la tendenza della mente di dare la colpa di come ci sentiamo all’esterno e lasciar andare le nostre interpretazioni e i nostri giudizi, poiché essi fungono solamente da ostacolo e servono solo allo scopo dell’ego e non per la nostra crescita.

Comprendere l’origine delle nostre emozioni

Aspetta: non abbiamo ancora finito. C’è ancora qualcosa di importante da dire! All’inizio abbiamo detto che le emozioni non andrebbero viste come problemi in sé, ma come sintomi di qualcosa che sta avvenendo a un livello più profondo. Io sono del parere che i problemi emotivi nascano come conseguenza di una disconnessione da noi stessi. Infatti, odio, rabbia, paura, ansia, depressione, colpa e vergogna nascono in virtù di un sé separato, di un’identità fasulla, un piccolo ego che abbiamo scambiato per la nostra identità. Quindi, quando provi un’emozione negativa, ciò avviene perché hai scelto di seguire l’ego. Se credi di essere un corpo e una mente separati, ti senti continuamente minacciato, in pericolo, hai bisogno di ingrandirti, di proteggerti, di espanderti.

E le emozioni negative nascono con l’obiettivo di mantenere in vita il sé separato. Causano sofferenza perché tu non sei il tuo ego, e quindi quando scegli l’ego stai resistendo alla Vita, stai negando la Verità, e questo crea enorme attrito con la realtà. L’ego, chiaramente, ha con sé un enorme armamentario di giustificazioni e interpretazioni per sorreggere il suo punto di vista. Ad esempio, accusa gli altri di fargli perdere la pace, dà la colpa al mondo, si sente vittima, si compiace di certi stati negativi. Quindi, la soluzione definitiva per smettere di soffrire per via delle emozioni è aprire il proprio cuore. Ciò significa lasciar andare tutte le nostre interpretazioni della realtà per chiedere la visione del cuore e aprirci all’amore incondizionato. Tutti i problemi emotivi sono la conseguenza della chiusura di cuore. La mancanza di amore è alla base della negatività emotiva.

Chiusura di cuore e problemi emotivi

Ad esempio, la rabbia è il risultato di un conflitto tra i nostri interessi personali con quelli degli altri. Tale conflitto vale finché ci sentiamo un piccolo ego separato dagli altri e non abbiamo accesso all’amore incondizionato che ci farebbe vedere come i nostri interessi sono uguali a quelli dei nostri fratelli, poiché tutti siamo Uno! L’ansia e la paura nascono dalla mancanza di amore, poiché giudichiamo noi stessi e pensiamo di poter essere rifiutati dal mondo, ci sentiamo minacciati e insicuri perché non abbiamo trovato dentro di noi il centro di pace e amore. La depressione e l’apatia sono segnali del vuoto dentro di noi, ovvero del fatto che non sentiamo l’energia dell’amore e della pace del nostro cuore. Non devi credere che sia così: guarda nella tua esperienza.

E dimmi se l’amore non è davvero il rimedio a ogni malessere. Se apriamo il nostro cuore, le emozioni negative inizieranno a visitarci molto meno spesso. E anche se ci visiteranno, avranno molto meno potere su di noi, poiché noi sapremo rimanere in pace, nel nostro cuore, nella fiamma dell’amore. E in questo fuoco, nello spazio della nostra presenza, le emozioni verranno bruciate e trasmutate in oro, sciogliendosi nell’oceano dell’amore. Aprendo il nostro cuore, possiamo finalmente liberarci del malloppo delle emozioni negative! Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione.

Una risposta a “Come gestire le emozioni”

  1. Penso di aver provato il distacco, l’osservazione e persino l’assumersi la responsabilità di quelle emozioni, sensazioni… Ma ciò non mi ha donato ancora la liberazione da ciò che stavo provando in quel momento.

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