Come smettere di dipendere dal mondo

Come smettere di dipendere dal mondo

Come smettere di dipendere dal mondo? La maggior parte di noi dipende da fonti esterne per essere felice e sentirsi amato e protetto. Infatti dentro di noi c’è un vuoto di amore che vuole essere colmato. Tale vuoto di amore dipende dalla nostra scelta inconscia di identificarci con l’ego e rifiutare l’Amore della Fonte divina dentro di noi. Dentro di noi è sepolta una profonda colpa esistenziale, poiché inconsciamente riteniamo di aver rifiutato l’Amore di Dio. È il famoso “peccato” originale, che noi consideriamo reale. In realtà non è mai accaduto nessun peccato, poiché non è mai avvenuta la separazione da Dio. L’idea di essere lontani dall’Amore è solo un’illusione. Eppure crediamo la nostra colpa tanto reale da comportarci di conseguenza.

La colpa sepolta nel nostro subconscio ci porta a mantenere un senso di vergogna e indegnità inconfessabili. La prima manifestazione di ciò è la paura di farsi vedere nudi, che è tuttora considerata una cosa scabrosa. A ben pensarci, si tratta di una paura priva di senso, che affonda le radici nella nostra colpa primordiale, come è esemplificato dalla storia di Adamo ed Eva. La prima sensazione che segue all’illusione che sia avvenuta la separazione dall’Amore è una vergogna abissale e incontenibile. Noi tutti, finché siamo nel sistema dell’ego, portiamo dentro di noi la traccia di quella vergogna. E ciò condiziona le nostre vite in maniera radicale. Ci porta a non amare noi stessi, a sottometterci ad autorità, a dipendere affettivamente dai genitori o dal partner, a cadere in dipendenze di qualunque tipo, a non essere spontanei, a essere schiavi e vittime, ad avere problemi sessuali e relazionali.

Come smettere di dipendere dal mondo

Il capitolo “dipendenze” è uno dei temi più trattati eppure anche uno di quelli di cui si capisce di meno. Infatti solitamente si trattano le dipendenze come se fossero dei problemi comportamentali. Si considerano cioè a livello della forma e si curano a quel livello. Ma ogni dipendenza è in realtà la conseguenza della colpa che portiamo dentro di noi. Essa è un malloppo sorto in seguito all’apparente rifiuto dell’Amore di Dio. All’alba dei tempi abbiamo giurato fedeltà all’ego, e per fare questo abbiamo dovuto rifiutare l’Amore di Dio. Ciò ci ha chiaramente riempito di enorme vergogna e colpa, poiché pensavamo che saremmo stati puniti e rifiutati da Dio. In realtà la separazione non è mai avvenuta, ma noi la riteniamo reale e tuttora la maggior parte di noi si identifica con il proprio ego.

Al di là di questa narrazione, che può essere ritenuta vera o meno, sta di fatto che dentro di noi giace un grosso carico di colpa. Essa ovviamente è profondamente nascosta e inconscia, per cui si manifesta in ogni maniera, tranne che nella sua forma originaria. In altre parole, proiettiamo la nostra vergogna e la nostra colpa all’esterno, creando idoli, dipendenze, autorità, altri ego. Tutto ciò ci serve per mantenere sepolta la nostra colpa, in modo da punirci da soli piuttosto che accettare di poter essere puniti da Dio, il quale viene considerato a torto dall’ego come vendicativo. In generale, accettiamo di dipendere dal mondo e di sottometterci a esso, in primis credendo che esista un mondo esterno e che ci siano altri ego fuori di noi, pur di mantenere intatta la nostra promessa di fedeltà all’ego.

Siamo diventati schiavi di noi stessi

Per essere separati dal Tutto, abbiamo dovuto dare vita alla dualità. E abbiamo iniziato a credere che noi fossimo un piccolo corpo e abbiamo proiettato all’esterno altri corpi e altri ego. Pieni di vergogna e colpa, ci siamo subito resi conto che la separazione da Dio ci ha reso individui mortali, limitati e soprattutto incapaci di provvedere da soli ai nostri bisogni. Tuttavia, una volta compiuta la scelta non potevamo tornare indietro. Non potevamo più ammettere di dipendere da Dio. E allora abbiamo trovato una soluzione: iniziare a dipendere dal mondo e dagli altri ego per sopravvivere. Abbiamo dovuto cominciare a procurarci da vivere attraverso fonti esterne, ci siamo riempiti di un enorme numero di bisogni, nascondendo il fatto che l’unico nostro vero bisogno è l’Amore di Dio.

E allora abbiamo iniziato a proiettare all’esterno le fonti della nostra sopravvivenza, del nostro amore, della nostra felicità e sicurezza. In tal modo siamo diventati degli schiavi. O almeno, apparentemente è successo così. Ma è pur sempre un’illusione. E infatti la schiavitù – così come la libertà – è una scelta della nostra mente. Il mondo stesso – per come lo vediamo noi – è una creazione della nostra mente. Quindi la prigione non è esterna, ma è interna, e questo è fondamentale da capire per poter smettere di dipendere dal mondo. Ovvero, siamo schiavi di noi stessi e del nostro stesso gioco di proiezioni.

L’ego proietta all’esterno le fonti di amore, felicità e sicurezza

Dicevamo che abbiamo proiettato all’esterno l’amore, la felicità e la sicurezza. Abbiamo dimenticato che tutte queste cose erano dentro di noi, poiché non ci siamo in realtà mai separati da Dio. Eppure la nostra credenza nella separazione è talmente forte che continuiamo tuttora a cercare amore, felicità e sicurezza nel mondo. E a questo punto non importa quale tipo di dipendenza ognuno di noi ha: infatti l’ego trova mille strade per manifestare la propria schiavitù. Possiamo dipendere dal nostro partner, da una sostanza, da un’attività, dai nostri genitori. Qualunque sia la dipendenza, essa è un’espressione dell’incapacità dell’ego di sopravvivere da solo e, insieme, una strategia per seppellire la propria colpa e vergogna e, nascostamente, per raccogliere delle briciole di amore e felicità, soddisfazione e sicurezza.

In particolare, l’ego ha creato l’autorità in modo da potersi sentire superiore in un caso e inferiore in un altro. La superiorità si esprime sotto forma di orgoglio e consente di supplire alla mancanza di amore attraverso la rivendicazione di meriti, la prepotenza e la presunzione, ma anche l’attaccamento ai risultati e alla propria identità, al potere e alla fama. L’inferiorità si esprime come disperato bisogno di protezione, timidezza, sottomissione a chi è più potente (l’autorità, appunto). Tale dialettica superiorità/inferiorità è evidente nel rapporto tra datore di lavoro e sottoposti, tra insegnanti e alunni, tra re e sudditi, tra ricchi e poveri, potenti e deboli, carnefici e vittime.

Il dilemma dell’autorità

Nel sistema dell’ego non può esserci una relazione paritaria: uno dei due dev’essere più potente, più forte, più importante e avere potere sull’altra persona. Questa, dal canto suo, deve sottomettersi all’autorità, con riverenza e timidezza, paura e sottomissione. In questo modo bisogna dare del Lei o del Voi alle persone “più importanti”, bisogna baciare i piedi del re, si deve essere comandati da qualcuno. Ovviamente ciò non avviene a causa di un’autorità esterna che si impone su di noi. La verità è, invece, che ognuno di noi inconsciamente sceglie di piegarsi alle autorità, per poi passare di tanto in tanto alla posizione di privilegiato che ha potere sugli altri. Si tratta di un meccanismo infantile e insensato, eppure necessario per tenere in piedi il sistema dell’ego.

Senza autorità infatti l’ego è perduto. Ma se vogliamo smettere di dipendere dal mondo dobbiamo riconoscere e portare alla luce questo dilemma dell’autorità. Avere autorità significa idolatrare altri ego (o meglio, il proprio stesso ego sotto forma di altri ego, per nascondere la propria scelta). La maggior parte dei rapporti umani sono forme di idolatria, compresi i rapporti di coppia, quelli genitori-figli, professori-alunni, datori di lavoro-sottoposti. Possiamo essere d’accordo nell’affermare la necessità del rispetto, ma perché mai tale rispetto deve diventare sottomissione? Ciò è necessario ovviamente solo allo scopo dell’ego.

Il primo passo per smettere di dipendere dal mondo: smettere di idolatrare le autorità

Per smettere di dipendere dal mondo, dobbiamo smettere innanzitutto di idolatrare le autorità. Non esistono persone più importanti di noi, né meno importanti, non c’è superiorità o inferiorità, non esistono gerarchie basate sul potere, la fama, l’età, i titoli di studio, i meriti, le attribuzioni. Non è diverso il culto del Duce rispetto alla venerazione dei professori, dei dotti, dei presidenti, dei re, degli anziani. Sia chiaro, ripeto: ognuno merita rispetto, ma tale rispetto non deve necessariamente sfociare in idolatria e sottomissione. Ognuno di noi venera le autorità, e anche per questo c’è tuttora una diatriba tra fascisti e antifascisti. Sia chi vuole i poteri forti sia chi li rifiuta è vittima dello stesso complesso interiore: si vede sottomesso dall’autorità e in un caso se ne sente tutelato, nell’altro se ne sente schiacciato.

Dobbiamo tornare a essere l’unica autorità di noi stessi, rifiutando ogni autorità esterna. Ciò non significa ovviamente combattere contro qualcuno, ribellarsi contro le autorità come hanno fatto i Sessantottini (senza volerli criticare!) o vedere i padroni all’esterno. Infatti non c’è nessun padrone all’esterno: siamo noi ad aver alienato l’autorità all’esterno, per cui siamo anche gli unici a poterla rivendicare e recuperare con un atto di volontà e una presa di consapevolezza unicamente interiori. In verità non ci sono autorità fuori di noi, non ci sono mai state né mai ci saranno. Quelle che vediamo all’esterno sono infatti solamente le proiezioni inconsce del nostro bisogno di sicurezza e della nostra dipendenza dal mondo.

Avere delle autorità significa mettere la propria vita nelle mani di qualcun altro

È ovvio che non è facile fare il passo per riconoscere che ognuno di noi è l’unica autorità di se stesso. Infatti ciò implica riconoscere che la fonte di ogni sicurezza è dentro di sé. E per fare ciò dobbiamo scoprire la nostra vera natura di anima immortale e identificarci con essa. Finché vedremo noi stesso come ego e come corpi separati, avremo sempre bisogno di autorità fisiche, morali e spirituali per guidarci in un mondo minaccioso. Infatti l’autorità risponde bene al bisogno di protezione, allevia la paura, come un ansiolitico psicologico. Ma nel contempo è in grado di manipolarci con la paura, facendoci stare male prima di un esame o di un colloquio di lavoro, una telefonata o una conversazione importante, durante un rimprovero o una critica.

Sacrificare la fonte della nostra sicurezza all’esterno significa anche sacrificare il nostro potere e insieme la nostra felicità e la sensazione di essere amati. Avere delle autorità significa sottomettere tutto il proprio essere, tutta la propria vita e metterla nelle mani di qualcun altro, al quale è dato il potere di decidere della nostra libertà, felicità, sicurezza e soddisfazione. È il professore ad avere nelle mani la vita dell’alunno; è il genitore ad avere nelle mani la vita del figlio; ed è il datore di lavoro a decidere della felicità e stabilità economica del sottoposto. Tutto ciò ovviamente è vero finché siamo schiavi dentro, e cioè finché proiettiamo all’esterno l’autorità anziché riconoscerla dentro di noi.

Il secondo passo per smettere di dipendere dal mondo: ritrovare l’autorità e il centro dentro di sé

Riconoscere l’autorità dentro di noi implica grande coraggio e responsabilità. Significa essere disposti a confrontarsi con le proprie ombre, in particolare con il carico di colpa e vergogna, paura e rabbia sepolti nel nostro subconscio, che ci impediscono di essere liberi. Non vogliamo essere indipendenti perché ciò vorrebbe dire sacrificare la sicurezza del sistema dell’ego, che è ovviamente fragile, ma abbastanza forte da renderci confortevoli e apparentemente protetti. Dobbiamo superare la nostra colpa in modo da sentirci pienamente degni di amore e di essere felici per scelta nostra, attingendo alla sorgente divina dentro di noi, anziché mendicando briciole dal mondo. E dobbiamo superare la nostra paura dell’incertezza e della morte, perché essere liberi dall’autorità significa smettere di dipendere dal mondo e quindi non avere riferimenti esterni.

Rifiutando i riferimenti esterni, smettiamo di aggrapparci al mondo per essere felici, liberi e sicuri e ci radichiamo in profondità dentro noi stessi, nella nostra anima, trovando una centratura indistruttibile. Man mano che troviamo il centro dentro di noi ci rendiamo conto di quanto è folle alienare la nostra autorità e il nostro potere per un briciolo di sicurezza, tra l’altro effimera e illusoria. Infatti non esiste stabilità nel sistema dell’ego: rimettere la nostra vita nelle mani di un re, di un professore, di un presidente, di un datore di lavoro ci rende addirittura più instabili, poiché il nostro destino passa nelle mani di un altro ego. E un ego non è mai garanzia di sicurezza, anche se si tratta del re più benevolo del mondo o dell’insegnante meno autoritario che esista.

Ritrovare la felicità dentro di sé

L’altro capitolo è quello della felicità. Abbiamo la tendenza a ricercare la felicità all’esterno, e questo ci fa cadere inevitabilmente in ogni genere di dipendenza. Dobbiamo allora riconoscere che, qualunque dipendenza abbiamo, essa affonda le sue radici nella nostra credenza di aver rifiutato l’Amore di Dio e nella nostra colpa correlata a tale convinzione. Crediamo che la felicità e l’amore non siano presenti dentro di noi e quindi chiudiamo il nostro cuore. In tal modo, smettiamo di percepirli dentro di noi e iniziamo a cercarli all’esterno. Proiettiamo la fonte della nostra soddisfazione nel mondo, sotto forma di desiderio. E iniziamo a desiderare potere, sesso, denaro, fama, successo, finché non ci accorgiamo di essere stati vittima della magia della nostra mente.

La magia consiste proprio nel rendere reali le fonti di appagamento esterne. Il mondo di per sé è morto, per cui qualunque attività, relazione o sostanza non ha il potere di renderci felici (o infelici). Tale potere è unicamente nostro, ma l’abbiamo alienato all’esterno in modo da credere che sia vero che abbiamo bisogno di mendicare soddisfazione dal mondo. E anche in questo caso dobbiamo avere il coraggio di affrontare la colpa sottostante alle nostre azioni, in base alla quale ricerchiamo appagamento all’esterno, sotto forma di capricci e desideri, fantasie e sogni di ogni tipo. Dobbiamo avere il coraggio di affermare che siamo noi l’unica fonte della nostra felicità. E dobbiamo radicarci anche in questo caso nella nostra anima immortale, nel nostro centro stabile e permanente, che coincide con il nostro cuore.

Riscoprire l’amore dentro di sé

Infine, sempre aprendo il nostro cuore dobbiamo riscoprire l’amore dentro di noi. Finché non lo troveremo al nostro interno lo cercheremo all’esterno in un partner, nel sesso, in relazioni malate, perché avremo bisogno di riempire il nostro vuoto interiore. E ci comporteremo in modo folle e sconsiderato, facendo disperate richieste di amore che possono sfociare nella violenza e nella distruttività. L’amore è senz’altro il rimedio più potente per smettere di dipendere dal mondo. Se ci apriremo a sufficienza all’amore non avremo bisogno di altro, saremo completamente soddisfatti e appagati al di là di ogni immaginazione. Non dipenderemo più da nulla per la nostra felicità, sicurezza e soddisfazione.

Infatti il fatto di ricercare qualunque cosa all’esterno è il risultato del nostro originario rifiuto dell’Amore, per cui nel momento in cui torniamo a esso siamo nella pace e nella gioia più perfette. L’Amore è in grado di guarire le nostre ferite emotive, di sciogliere la nostra colpa e vergogna, di creare dentro di noi un fuoco e un calore che ci abbracciano rendendoci potenti e sicuri. L’Amore è l’unica cosa di cui abbiamo bisogno, per cui non dobbiamo fare altro che rivolgerci al nostro cuore in modo da riaprirlo al flusso del nettare divino.

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