Come trasformare il dolore in forza

Come trasformare il dolore in forza, in energia, in possibilità? Il dolore sembra solamente una pena da sopportare, un macigno calato sulle nostre spalle, una tortura infernale. Eppure non deve essere necessariamente così. Il dolore infatti può essere usato per la crescita e per l’evoluzione. Anzi, deve essere utilizzato a tal fine. Altrimenti certamente tutta la sofferenza diventa un peso insopportabile, che porta ad altro dolore, in un circolo vizioso senza fine. E allora in questo articolo vorrei darti dei consigli su come trasformare il dolore in forza. Perché sì, è possibile operare questa trasmutazione. E ne vale assolutamente la pena.

Il dolore, da nostro peggior nemico, può diventare il nostro miglior maestro. Può insegnarci a vivere. Nel dolore si nasconde l’opportunità di lasciar andare attaccamenti e resistenze per tornare a fluire con la vita. Il dolore può diventare una sentinella, un sistema di allarme che ci ricorda che qualcosa dentro di noi deve essere accettato, lasciato andare, elaborato, integrato, sciolto. In questo modo, quando la sofferenza si fa strada dentro di noi, ci offrirà una ragione per metterci in discussione, per entrare dentro noi stessi, per fare introspezione e meditare sulle nostre ferite anziché farci opprimere dall’angoscia.

Come trasformare il dolore in forza vivendo come l’ostrica

Per l’articolo di oggi vorrei prendere spunto da una citazione molto profonda e toccante:

Vivi come l’ostrica. Quando le entra dentro un granello di sabbia, o una pietruzza che la ferisce, non si abbatte, si difende dall’attacco imprevisto del mare burrascoso generando e rivestendolo di una sostanza lattea e dura, la madreperla, proteggendo i suoi tessuti. Giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla. La perla è la grazia che nasce dal dolore, letteralmente. La sua natura conservativa e rivoluzionaria ci insegna che il dolore ha soltanto due epiloghi possibili: può farci piccoli e meschini o renderci preziosi. L’ostrica prende la pena che sente e la trasforma in perla rara. Oggi più di ieri, siamo tutti chiamati a farci perla.

Antonia Storace

Che cosa significa vivere come l’ostrica? Significa chiudersi a riccio per evitare il dolore o per sfuggire la vita? No, niente affatto. Vivere come l’ostrica significa imparare a usare i colpi della sorte, i traumi, le sfide e la durezza della vita per costruire la propria grandezza, la propria resilienza, la propria saggezza. L’atto di rinchiudersi in se stessi non è una fuga dal mondo. Al contrario, è un modo per entrare dentro se stessi proprio nel momento di massima crisi, cogliendo l’opportunità amara ma straordinaria che il dolore offre.

E che cosa produce questo lavoro interiore? Una perla, sempre più raffinata e completa. La perla è il frutto dell’introspezione, del lavoro di accettazione, di integrazione della propria ombra, di adattamento a una vita che rifiuta la rigidità, il dogmatismo, l’attaccamento a punti di riferimento stabili e ci chiede invece di aprirci all’incertezza, al non sapere, ci sballotta come le onde del mare in tempesta perché ci scongiura di lasciare la presa e abbandonarci al flusso.

Il dolore può renderci miseri o preziosi

Il nostro dolore, certo, può anche distruggerci, come accade spesso alle ostriche devastate dalle intemperie. Eppure non è il dolore in sé ad annientarci. Niente affatto. Se la sofferenza ci renderà miseri o preziosi dipende solamente da noi. Dipende dalla nostra capacità di essere flessibili, di incassare i colpi della vita per trasformarli in energia benefica e trasformativa, di ascoltare il nostro cuore, di trasmutare il dolore in pace, in accettazione, addirittura in amore e in gioia. Se ci rifiutiamo di fare il nostro lavoro interiore, di costruire la nostra perla, certo il dolore sarà qualcosa da cui scappare a gambe levate. Ma se siamo disposti a tutto per diventare grandi, allora nulla potrà fermarci e il dolore sarà solo un’avvisaglia che ci ricorderà che è venuto il momento di crescere, non di demordere.

Il dolore infatti viene a darci una svegliata, a riscuoterci dal sonno, dall’apatia, dalla gabbia narcisistica entro la quale ci confiniamo per paura della vita. Il dolore, ricorda, nasce in forza della tua resistenza a ciò che accade dentro e fuori di te. Quindi, viene per ricordarti che devi smettere di resistere. Dall’intensità del nostro desiderio di crescita e dai nostri sforzi dipenderà l’esito dell’incontro tra noi e il dolore: verremmo sballottati e tormentati oppure trasmuteremo l’energia che ci viene scagliata addosso con potenza in madreperla? Questo, lo ripeto, dipende unicamente da noi. E allora che cosa dobbiamo fare?

Come trasformare il dolore in forza

Come possiamo trasformare il dolore in forza? E come costruire la nostra perla? Il lavoro che ci è richiesto è semplice eppure difficile. Semplice perché richiede solamente che entriamo dentro noi stessi, ci appelliamo alla nostra stessa forza, al nostro spirito eroico e divino che già sono nel nostro cuore e aspettano solo di essere riscoperti. Difficile perché tornare alla nostra forza richiede il sacrificio delle illusioni, degli attaccamenti, la conoscenza di sé e l’incontro con la propria ombra, le proprie paure, le resistenze più solide e indistruttibili. Se vuoi trasformare il dolore in forza, devi innanzitutto credere che ciò sia possibile, anzi devi rendere ciò una tua ragione di vita. Devi dirti con convinzione: “Da oggi non mi farò più atterrare dal dolore, ma inizierò a vivere come l’ostrica, per trasformare il dolore in forza e diventare una perla“.

Questo è il presupposto essenziale: l’intenzione forte e sicura di chi non è più disposto a soffrire inutilmente, ma che vuole usare la sua sofferenza e le sue croci per la sua crescita e per diventare un individuo completo, risvegliato, illuminato. Dopo aver formulato con forza la tua intenzione, devi porti l’obiettivo di vedere il dolore in maniera diversa. Anche questa volta di’ a te stesso convintamente: “Non voglio più vedere il dolore come una tortura: il dolore è semplicemente il sintomo che devo sciogliere qualcosa dentro di me, che devo accettare o lasciar andare qualcosa, che devo crescere ed evolvermi. Il dolore non è la mia pena, ma l’energia grezza dalla quale posso attingere per diventare resiliente, maturo e per essere in pace con me stesso e nell’amore“.

Rinnova la tua visione del dolore

In pratica, devi desiderare con tutto te stesso di rinnovare la tua visione del dolore. Per fare ciò, una volta stabilità fermamente l’intenzione, puoi fare pratica nelle occasioni più semplici della vita. Quando ad esempio sorge una piccola frustrazione o un po’ di dolore in qualsiasi forma, non farti dominare dall’onda di emozioni negative. Piuttosto, abbi la presenza mentale e la forza d’animo per fermarti un attimo e lucidamente chiederti: “Perché è sorto questo dolore? Che cosa mi vuole insegnare? Come posso trasformarlo in perla?“. E poi guarda all’evento che ha fatto emergere il tuo dolore come a una benedizione, come a una sorta di freccia che l’Universo ti ha scagliato non per ferirti, ma per indicarti che dentro di te stai sbagliando qualcosa, stai resistendo, stai rifiutando di fluire con la vita.

Invoca il tuo insegnante interiore, ovvero il tuo cuore, il tuo vero Sé. E chiedigli di illuminarti la mente, per farti rendere conto qual è la ragione per cui stai soffrendo e che cos’è che devi lasciar andare, che cosa devi fare, o più spesso non fare, per trasformare il tuo dolore in forza. La soluzione è lì, a portata di mano, perché il tuo cuore conosce tutte le risposte. Devi solo far tacere almeno per qualche istante la mente, che crede di sapere tutto mentre in realtà inventa solamente storie di fantasia e labirinti senza via di uscita. E allora puoi entrare dentro te stesso, per connetterti al tuo cuore, che è tutt’uno con la Fonte universale di Amore, Saggezza e Pace. Il tuo cuore sa che cosa è davvero importante, per che cosa vale la pena combattere.

E soprattutto sa prendere la tua sofferenza per trasformarla in forza.

Assumiti la responsabilità della tua croce

Se vai a fondo, scopri che il dolore è tutto interiore, cioè non ha una precisa causa esterna. Il dolore emerge in corrispondenza degli eventi, ma non è causato da questi. Tuttalpiù, le situazioni della vita fanno affiorare un malessere esistenziale più profondo. Tale malessere è intrinseco al tuo ego. Infatti l’ego per definizione è separato dal Tutto, è un frammento isolato dal resto, e soffre di un costante senso di vuoto, di inadeguatezza e di mancanza di amore. E allora tutto il dolore che provi nasce dal fatto che sei attaccato al tuo ego e non lo vuoi lasciar andare. Se capisci questo, sei già a metà del percorso. Assumiti la responsabilità della tua croce, perché risparmierai fatica inutile e vani tentativi di risolvere problemi inesistenti o labirinti senza via di uscita.

In questo blog parlo molto spesso di responsabilità, perché ritengo sia il fulcro del lavoro interiore. Quando ti assumi la responsabilità del 100% della tua vita, tutto cambia completamente. Nel caso del dolore, se smetti di dare la colpa per le croci che devi sostenere, puoi finalmente trasformare il tuo dolore in forza. Se il dolore è tutto interiore e non ci sono nemici o minacce all’esterno, sei tu l’unico che deve maturare, che deve sciogliere i suoi nodi, che deve evolvere spiritualmente. Quindi devi lasciar andare tutte le proiezioni di colpa e i giudizi e diventare l’unico responsabile della tua sofferenza.

Lascia andare la tua croce

Se ti assumi appieno la responsabilità della tua croce, puoi finalmente lasciarla andare. Una volta che hai ritirato le proiezioni di dolore, è evidente che non ha senso continuare a soffrire. E a quel punto come per magia comprenderai qual è la lezione che devi imparare. Ad esempio, quando ti senti soffocato dai tuoi famigliari, all’inizio sei spinto ad accusarli di tutte le colpe del mondo. Ma se ti assumi la responsabilità della tua sofferenza, scopri che a tenerti soffocato sei principalmente tu. E allora puoi perdonare i tuoi cari e lasciar andare le tue percezioni in merito alla faccenda. In questo modo, lasci andare la tua croce, il tuo pesante carico di dolore.

Certo, ciò non è affatto immediato: è forte la tendenza a tornare a proiettare ed è difficile arrendere le resistenze a lasciar andare. Ma se persisterai, potrai lasciar andare il tuo carico sempre più, fino a liberarti del tuo dolore. Questo è chiaramente un processo che dura mesi, anni, se non un’intera vita. Ma il mondo è una scuola per imparare a lasciar andare il dolore e tornare all’unità dell’Amore. Quindi per quanto possa apparire difficile, ogni sforzo di perdonare, di lasciar andare, di trasformare il tuo dolore in forza, in pace e in amore è di straordinaria importanza. Se vuoi trasformare il tuo dolore in forza, renditi conto dell’inutilità del carico che porti e lascialo andare. Non ha alcun senso rimanerne attaccati, anche se il tuo ego ti offre mille ragioni per farlo. Ma la salvezza del tuo ego non è la tua salvezza.

Impara dall’ostrica per trasformare il tuo dolore in forza

E ancora una volta non dimenticarti dell’ostrica, che riesce a trasformare i granelli di sabbia, le pietruzze e i colpi inferti dalle onde del mare in perla. Sii come l’ostrica: non farti piegare dal dolore, ma usalo per coltivare la tua grandezza e tornare alla tua essenza divina. Ricorda che il dolore di per sé non è nulla: può essere la tua maledizione ma anche una benedizione miracolosa. Sta a te decidere come usare quell’energia. Se usarla per la tua distruzione o per il tuo rinnovamento. Se usarla per il tuo annientamento o per la tua salvezza. Tutto è nelle tue mani. Quando il dolore viene a visitarti un’altra volta, conserva almeno un pizzico di lucidità, di coraggio e di fiducia per intravedere il potenziale racchiuso dentro il dolore e al di là del dolore.

La vita ti vuole scuotere, svegliare, e per questo spesso ti sballotta e ti colpisce apparentemente senza pietà. Al di là del dolore c’è una terra sconfinata, che profuma di libertà, di pace e di un’aroma che non è di questo mondo. Sta a te indirizzarti alla sua scoperta. Non farti ingannare dall’apparenza con cui il dolore si presenta: ricorda che la materia più grezza può essere trasformata nella pietra più preziosa. Ti toccherà scalfire gli angoli, ammorbidire la superficie, levigare, lavorare con lo scalpello. Ma alla fine ne uscirà la perla più bella del reame. E quella perla sei tu, pronta a risplendere di una luce nuova, completamente rinnovata e trasformata. Sii come l’ostrica!

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Ti consiglio il libro “La Guarigione del Cuore. Trasformare il dolore in consapevolezza profonda e pace interiore” di Franco Nanetti

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