Il potere della resa

Il potere della resa

Uno dei modi più rapidi ed efficaci per aumentare il proprio livello di coscienza e trovare pace è arrendersi totalmente al momento presente. Infatti la sofferenza è sempre una forma di resistenza. Quando resisti a ciò che è, crei attrito con la realtà. Accettare la realtà del qui e ora ti dona rapidamente sollievo. Infatti non è mai ciò che capita a farti soffrire, ma sempre e solo la tua resistenza. La resa è una forma estrema e potente di accettazione. Oggi parleremo per l’appunto dello straordinario potere della resa. La resa è il modo più veloce per passare da uno stato basso di coscienza a uno molto più elevato. Infatti la resa scioglie le tue resistenze mentali e fisiche, e in alcuni casi ha il potere di gettarti in un oceano di pace e di amore.

In particolare, più è intensa la resistenza, maggiore è l’energia rilasciata nell’atto di resa. Ovviamente, per arrendersi in un momento difficile è necessaria una notevole dose di fede, coraggio e volontà. Ma se riuscirai ad arrenderti nel mezzo del dolore più atroce o della tempesta emotiva più sconvolgente, potrai assaporare la dolcezza ineffabile dell’amore e della pace. Non è facile arrendersi, poiché ciò richiede devozione, fiducia, lungimiranza, passione, audacia. Eppure sviluppare queste qualità e soprattutto l’intenzione di arrendersi incondizionatamente alla vita è un imperativo per chi è disposto a tutto pur di sciogliersi nella felicità del proprio Essere. Vediamo dunque come sperimentare il potere della resa fin da subito!

Il potere della resa

La resa comporta un enorme rilascio di energie. Infatti quando soffriamo stiamo usando un’enorme quantità di energia per resistere alla realtà, creando tensioni, resistenza e rigidità. Pensiamo che resistere sia naturale, in quanto è una forma di difesa, e ci viene spontaneo irrigidirci quando abbiamo paura o stiamo soffrendo. Eppure non c’è nulla di più innaturale di resistere a qualcosa, perché ciò implica che un piccolo io dica “no” all’intero Universo. Quanta forza ci vuole per resistere all’intero Universo? Un’enorme forza! Ecco perché quando resistiamo, ci sembra di essere all’inferno. Ma soprattutto ecco perché se lasciamo andare le nostre resistenze, si spalanca di fronte a noi il Paradiso. La stessa energia è in grado di creare tanto l’inferno quanto il paradiso, in base a come è usata.

Se è usata per negare la Verità, per voltare le spalle all’amore e tenere viva la separazione, soffriamo atrocemente. Se invece è usata per accogliere la Verità, aprirci all’amore e sciogliere la separazione per ricongiungerci all’Uno, sperimentiamo la beatitudine. Dall’inferno al paradiso c’è un abisso e allo stesso tempo solo un gradino che li separa. Ecco perché in alcuni casi l’illuminazione avviene all’improvviso, nel mezzo di una profonda sofferenza. Più grande è la tua sofferenza, maggiore è l’energia trasformativa contenuta in essa. Quando resisti, accumuli energia. Se lasci andare all’improvviso questa energia, la sofferenza si trasforma in pace e amore. Si tratta della stessa energia, soltanto che in un caso è ristagnante e si accumula nei posti sbagliati, nell’altro caso è rilasciata e può fluire liberamente.

L’energia rilasciata nella resa

La stessa energia è in grado di creare tanto l’inferno quanto il paradiso, in base a come è usata. Se è usata per negare la Verità, per voltare le spalle all’amore e tenere viva la separazione, soffriamo atrocemente. Se invece è usata per accogliere la Verità, aprirci all’amore e sciogliere la separazione per ricongiungerci all’Uno, sperimentiamo la beatitudine.

Quando l’energia non è libera di scorrere, crea tensioni, rigidità, dolore e sofferenza. Infatti l’energia è di per sé molto potente, poiché è una manifestazione dell’amore, e se è trattenuta inizia a bruciare e a fare male. Quando l’energia fluisce liberamente, al contrario, l’amore scorre puro e accarezza tutto il nostro essere. Per rendere il modo in cui funziona l’energia, immagina di volare nel cielo. Quando voli liberamente e senza ostacoli, sei completamente sciolto, sei tutt’uno con l’aria, sei pieno di gioia. Quando però incontri turbolenze o ostacoli di qualunque tipo, inizi a sentire l’attrito e rischi di farti male. Il volo da esperienza straordinaria si trasforma in una tortura: ora sei costretto a volare temendo che cosa potresti incontrare, anticipando eventuali ostacoli, ricevendo colpi e venendo sballottato da una parte all’altra.

Se ti abitui a volare in questo modo, l’inferno diventa la normalità e inizi a rassegnarti al fatto che non ci possa essere nulla di meglio. Ma il ricordo della libertà è ancora vivo dentro di te. Immagina quale sollievo potresti provare a poter riprendere a volare liberamente, senza incontrare più alcun ostacolo! Allo stesso modo, immagina come potresti rilassarti se non dovessi incontrare più ostacoli e resistenze nella tua vita. E il bello è che ciò può essere fatto! Infatti le resistenze sono solamente dentro di noi. È vero che spesso (se non quasi sempre) ci sembrano all’esterno. Ma ciò dipende dal fatto che le proiettiamo fuori di noi. Tuttavia, esse rimangano comunque al nostro interno. Ciò vuol dire che eliminare le resistenze dipende solo e soltanto da noi!

Come lasciar andare le resistenze per sperimentare il potere della resa

Come puoi lasciar andare le resistenze per sperimentare il potere della resa? Che cos’è infatti la resa se non un lasciarsi andare, un porre fine alle proprie resistenze, lasciarsi scivolare e abbandonarsi a ciò che è? Ma come si può fare una cosa del genere? Innanzitutto, quando provi un qualsiasi malessere, nota le resistenze dentro di te. La resistenza iniziale è mentale: deriva dalla scelta di tenere viva l’illusione della separazione, ovvero l’identificazione con il nostro ego. Quando il tuo ego è minacciato, scegli inconsciamente di chiuderti, di creare una difesa. Porta questa decisione inconscia a livello conscio: cerca di sorprendere te stesso scegliere il tuo ego. Se anche non noti la resistenza mentale che stai creando, guarda la reazione del tuo corpo: osservalo mentre si irrigidisce e mentre si carica di tensione.

Nota le tensioni e la sofferenza dentro di te. Se continui ad alimentare la resistenza, la sofferenza aumenta. Come si alimenta la resistenza? Continuando a scegliere l’ego, e cioè ascoltando la voce nella testa, che proietta il proprio malessere all’esterno, dicendo che è colpa degli altri, inventando storie e rifuggendo la responsabilità di aver creato la sofferenza. Se invece scegli di rimanere presente e di non ascoltare la mente, inizi a sciogliere il vincolo che ti lega al tuo ego. Per lasciar andare le resistenze, devi dunque innanzitutto scegliere di smettere di attaccarti a esse. Devi smettere di nutrire la tua mente con il seme della sofferenza. Dopodiché devi rimanere a osservare il dolore fisico. Potresti pensare che sia un’enorme impresa: in realtà diventa tale finché nutri la tua sofferenza con le mente.

Rimani presente sul tuo dolore

Se però decidi di non ascoltare i pensieri, ciò che rimane è solamente una serie di tensioni a livello fisico: la tua presenza su di esse li scioglierà, se vi rimarrai abbastanza intensamente e a lungo. L’unico ostacolo a sciogliere il dolore è la mente che continua a ribollire di rabbia, paura, odio o accuse. Dovrai essere abbastanza vigile da non lasciar andare l’energia alla mente. Se ascolti la mente, l’energia va a essa, mentre tu la perdi. Se vuoi tutta l’energia per te, devi assicurarti di non disperderla, e quindi devi rimanere totalmente presente a te stesso e a ciò che senti in quel momento. In questo modo scioglierai più o meno velocemente le tue resistenze. La velocità del processo dipende dall’intensità della tua presenza, ovvero dalla tua capacità di non farti assorbire dalla mente.

E inizialmente la mente è molto potente, poiché nel corso della tua vita gli hai dato molta energia tramite la tua identificazione con essa! Quindi ci sarà una forte spinta ad ascoltare la mente, i suoi discorsi di rabbia e accusa. E tu vorrai dare la colpa all’esterno, vorrai dire che il mondo fa schifo, che ti hanno rovinato la giornata, che non puoi accettare o perdonare ciò che è successo. Nota che non sei tu a dire queste cose: è solo la tua mente, quindi non credere a quei pensieri. Se sei disposto a tutto pur di non ascoltare la tua mente, puoi iniziare ad arrenderti, ad accettare totalmente ciò che provi. Non dare importanza agli eventi successi, poiché essi sono solamente un riflesso della tua mente e quindi sono solo interpretazioni.

Abbandonati completamente al tuo cuore

E allora abbandonati completamente al tuo cuore, con tutta la tua forza, la tua devozione, il tuo amore. In questo modo il tuo cuore comincia ad aprirsi. Se la sofferenza è molto intensa, devi avere una grande fede e forza d’animo per abbandonarti al tuo cuore. Ma puoi comunque provarci. Non importa se non ci riesci, se la mente torna prepotentemente. Non combattere la mente: non c’è nulla contro cui lottare. Se cerchi di districarti tra i pensieri, essi continueranno a crescere indiscriminatamente. Non è a livello dei pensieri che devi arrenderti: non puoi risolvere il problema al livello in cui si è creato. Devi servirti di una dimensione superiore, che è appunto la dimensione della presenza. Se ti affidi a essa, sciogli rapidamente il tuo dolore. Se vuoi, puoi pregare per aprire più rapidamente il tuo cuore.

Prega con tutto il tuo cuore, in profondità. Farlo meccanicamente servirà a poco. Parla a tu per tu con il tuo cuore, abbandonati nel suo abbraccio caloroso e amorevole. Inspira amore, e quando espiri, lascialo andare sul tuo dolore. Se non ti senti di farlo perché il dolore è troppo forte, limitati a rimanere semplicemente presente. In altre parole, limitati a non ascoltare la mente e a proiettare la tua attenzione su ciò che senti in quel momento. Ma se trovi la forza di lasciarti andare completamente, puoi sperimentare il potere dolcissimo della resa. Puoi vedere rapidamente come il tuo dolore viene trasmutato in pace e amore. Se senti anche solo una leggera apertura, un certo sollievo, una scintilla di pace e di amore, abbandonati all’esperienza e vivila con tutto te stesso: la grazia è scesa su di te!

Affrontare le resistenze alla resa

A rendere difficile la resa sono le resistenze a lasciar andare le resistenze. Detto in altro modo, sono gli attaccamenti alle tue resistenze. Una parte di te vuole arrendersi, ma altre parti di te lottano nella direzione opposta, per mantenere viva la sofferenza. È l’oscurità che lotta contro la luce. Ovviamente non ha senso controbilanciare tale lotta con un’altra lotta, magari più potente, pensando che ciò possa sconfiggere le tenebre. Il buio non è altro che mancanza di luce: non ha una sostanza propria, quindi come puoi lottare contro qualcosa che non esiste? Quindi il modo più efficace per affrontare le resistenze alla resa non è certo combatterla. L’unica cosa che puoi fare è portare luce nell’oscurità. Questo è l’unico modo per dissolverla.

Dopotutto, se ti trovi in una stanza buia, come dissipi il buio? Non certo colpendolo con una spada o dei pugni. Puoi solamente accendere la luce. Qual è l’interruttore dentro di te che ti permette di accendere la luce? È l’interruttore della presenza consapevole, che è essa stessa luce. Per accendere quest’interruttore, devi spostare l’attenzione dai pensieri alla presenza e portare questa sul tuo malessere come lo percepisci a livello fisico. Puoi portare anche la consapevolezza a livello dei pensieri, ma ciò è generalmente meno efficace, poiché i pensieri hanno un’enorme forza e tendono a trascinarti sotto il loro impulso e a farti perdere la presenza. Quindi è meglio portare l’attenzione direttamente sul tuo corpo, laddove senti il dolore, e stare lì senza giudicarlo o etichettarlo o esprimere qualunque pensiero al riguardo.

Non giudicare o etichettare il dolore

Infatti giudicare, etichettare o pensare significherebbe far rientrare la mente, ovvero il “nemico” che ha creato il problema e che deve dunque essere sconfitto o, meglio, dissolto alla luce della tua presenza. Quando giudichi il dolore, ricomincia la sofferenza. Se dici che ciò che provi è insopportabile, troppo doloroso, ingiusto, spiacevole o fastidioso, ti stai autosabotando. Stai tornando nuovamente a resistere. E non puoi resistere al dolore, perché ciò può solo perpetuarlo, in quanto la resistenza è essa stessa sofferenza. Anziché resistergli, devi abbandonarti a esso. Può sembrare masochistico, in realtà è la cosa più sana, saggia e salutare. E soprattutto è la cosa più trasformativa. Quindi, se la mente ribolle di giudizi, tu non ascoltarla. Fai finta che quella sia la voce di un pazzo. Non considerare nemmeno la mente come nemica, perché ciò contribuirebbe solamente a creare ulteriore separazione e dolore.

Sii consapevole che la tua mente certamente non ti sostiene, ma considerala piuttosto come una pazza che come una nemica, per evitare di dare vita ad altro conflitto. Meglio ancora, non considerare affatto la mente: fai finta che non ci sia. Fai finta che la sua voce sia solamente un disco rotto che risuona nella tua testa. E infatti è davvero un disco rotto, che ripete sempre le stesse cose meccanicamente! Hai notato che quando ti arrabbi circola sempre lo stesso genere di pensieri? Ciò dipende dal fatto che la mente egoica non è per nulla originale, non è creativa, ripete sempre lo stesso copione. Stai attento a come la mente ripete sempre gli stessi pensieri! Piuttosto che diventare consapevole del contenuto di ogni pensiero, diventa consapevole del genere di pensieri e dei meccanismi con cui si ripetono.

Non prestare ascolto alle menzogne della tua mente!

Quando si attiva il dolore dentro di te, inizia a raccontare un sacco di menzogne pur di mantenersi viva e continuare ad avere potere su di te. La mente deve comportarsi così, poiché vuole sopravvivere. Sta a te non cadere nella sua trappola. Per non cadere nella trappola, non devi darle energia tramite la tua identificazione con essa, e cioè non devi credere a ciò che dice. Per fare questo devi attivare una consapevolezza superiore, la presenza appunto, per essere in grado di realizzare che ciò che propone la mente è assurdo. Ciò è piuttosto difficile se siamo sempre stati abituati a dare la colpa agli altri della nostra sofferenza.

Per questo è molto efficace ammettere la nostra ignoranza e cecità, dicendo che non abbiamo occhi per vedere, che a noi sembra che la sofferenza dipenda da qualcosa che è successo o da qualcuno, ma non abbiamo la certezza che sia così. Dobbiamo mettere in dubbio le nostre interpretazioni, poiché esse si basano sulla prospettiva limitata dell’ego e sul bisogno di sopravvivere. Si basano sull’assunto errato che noi siamo un corpo e una mente separati. Quando ti arrabbi, ammetti umilmente di non sapere la causa della tua rabbia anziché accusare “colui che ti ha fatto arrabbiare”. La mente non ci mette molto a individuare il colpevole della nostra rabbia. Eppure puoi stare certo che ognuno di noi è responsabile di come si sente: puoi vederlo solo se apri il cuore. Non sei tenuto a credere che sia così: tra l’altro, credere che sia così non serve a molto.

Devi realizzare nella tua esperienza che è così, aprendo il tuo cuore. E così ti potrai accorgere di come la mente ti ha sempre raccontato solamente menzogne alle quali tu hai creduto. E potrai aprirti alla visione corretta del cuore. Nel frattempo che il tuo cuore non è aperto, puoi comunque assumerti la responsabilità di ciò che provi, guardando come la sofferenza scaturisce dal tuo interno e dalle tue interpretazioni della realtà, e non direttamente da ciò che succede.

La mente non sa quanto è dolce il potere della resa

Un altro ostacolo ad arrendersi è il fatto che la mente intensifica il dolore e la resistenza proprio laddove ci sarebbe l’opportunità più grande di resa e di sprofondare nella pace. Ad esempio, quando sei terrorizzato da qualcosa, vorresti fare di tutto fuorché affrontare la paura. Quando sei infuriato con qualcuno, vorresti fare di tutto fuorché perdonarlo. Infatti la tua mente pensa che arrendendosi perderà qualcosa. E in effetti per il tuo ego è così. Ma per te, per il tuo vero Sé, non c’è nulla di più prezioso che abbandonarti al tuo cuore. Proprio laddove c’è la paura più tremenda, lì c’è la possibilità di evoluzione più straordinaria. Dove c’è l’odio più terribile, subito sotto si nasconde l’amore più genuino. E dove c’è la vergogna più orrenda, dietro di essa si cela la gioia più assoluta.

Maggiore è la sofferenza, più intensa sarà la pace e l’amore che scaturiranno dalla resa attraverso il dolore. Proprio negli eventi più traumatici e nelle crisi più cupe si nasconde un potenziale straordinario di crescita. Le crisi sono per la maggior parte di noi dei fatti insopportabili, delle maledizioni, ma per chi lavora su di sé per aprire il proprio cuore anche la più piccola crisi è un’opportunità d’oro da non lasciarsi sfuggire. E una grande crisi è una possibilità di salvezza, per lasciar andare tutti i propri attaccamenti e tutte le resistenze. Laddove l’uomo comune vede la morte e la disperazione, chi vuole aprire davvero il proprio cuore vede la vera vita e la liberazione, e si arrende proprio nel momento di massima tensione. La mente infatti non sa quanto è dolce il potere della resa. Ma il cuore sa che non c’è nulla di più dolce.

Confida nel tuo cuore

Confida nel tuo cuore, perché esso sarà con te anche nel momento più buio. E se vorrai, proprio in quell’istante di disperazione ti salverà, ti libererà, ti donerà la pace e la gioia che hai sempre agognato. Se sapessimo quanta pace e amore ci sono nel nostro cuore, non faremo altro se non cercare di aprirlo. E invece ci sono pochissime persone disposte ad aprire il proprio cuore… Ovviamente ciò non è una colpa o un peccato, ma solo ignoranza sulla nostra vera natura, conseguenza del nostro addormentamento nel sogno della Coscienza. Non c’è bisogno che si risveglino tutti (anche se prima o poi questo meraviglioso destino toccherà a ognuno di noi!), in quanto chi trova la pace non ha più bisogno di nulla.

Confida nel tuo cuore, perché in esso c’è tutto ciò che cerchi. Sviluppa una connessione con il tuo cuore. Dialoga con lui, prega direttamente rivolto verso di lui, rendilo il tuo migliore amico. Ama il tuo cuore, sciogliti in esso. Dimora in lui, nello spazio della sua presenza, che coincide con la tua presenza silenziosa. Infatti non c’è differenza tra te e il tuo cuore: il cuore è il centro di ognuno di noi. Offri al tuo cuore tutti i tuoi problemi, preoccupazioni, angosce, e lascia andare a lui i tuoi giudizi, il tuo odio e la tua rabbia. Se affidi tutte queste cose al tuo cuore, esso le trasformerà in gioia e pace. Chi sa meglio del tuo cuore che cosa è vero, che cosa è giusto, che cosa è bene per te?

Le quattro qualità per aprire rapidamente il tuo cuore

Per aprire il tuo cuore rapidamente e sperimentare il potere della resa, devi sviluppare almeno quattro qualità: devozione, fiducia, lungimiranza e coraggio. La devozione e la fiducia (o fede) sono necessarie per confidare nel tuo cuore, nel fatto che esso non ti volterà mai le spalle, che in esso sei sempre al sicuro, anche in mezzo alla tempesta più distruttiva, e che il tuo cuore è il tuo vero Sé. La devozione e la fede si sviluppano attraverso l’accettazione e la resa, la preghiera del cuore, la gratitudine e la compassione. La lungimiranza è necessaria per uscire dalla prospettiva limitata della mente, che è in grado di vedere solo i vantaggi nel breve termine. E nel breve termine è sicuramente meglio per l’ego proteggersi e mantenere il cuore chiuso!

Tu devi essere in grado di guardare nel lungo termine e vedere come alla fine del tuo viaggio, quando il cuore sarà aperto, sarai pieno di gioia, di pace e di amore. Quando la mente ti spaventa con la sua prospettiva nel breve termine, non ascoltarla e immagina invece come ti sentirai meglio dopo che avrai lasciato andare il tuo blocco, dopo che ti sarai arreso al momento presente e a ciò che stai provando. Il coraggio è necessario per sforzarti di andare contro le tendenze dell’ego di chiudersi in se stesso. Per sviluppare coraggio, hai bisogno di forza di volontà e impegno nel guardare a fondo come i tuoi mostri interiori sono fasulli e quindi non possono farti nulla di male.

L’umiltà è una chiave per la tua liberazione

Infine, hai anche bisogno di umiltà nel riconoscere come il tuo punto di vista prima di aprire il cuore è errato e limitato dalla visione dell’ego. Dobbiamo renderci conto quanto è arrogante pensare di sapere chi è che ci sta facendo soffrire e di essere nel giusto! L’umiltà è necessaria per arrendere le nostre percezioni e chiedere la visione del cuore. Essa è fondamentale per ammettere che abbiamo bisogno che la nostra visione e tutta la nostra mente siano rinnovati dall’amore. Finché non abbiamo il cuore aperto, possiamo solo presumere di avere ragione, e ciò è nella maggior parte dei casi un ostacolo alla nostra crescita. Non sappiamo nemmeno che cosa sia meglio per noi!

Dobbiamo avere l’umiltà di ammettere che siamo ciechi! Soltanto riconoscere questo profondamente è straordinariamente trasformativo e facilita la nostra resa. Per poterci arrendere al nostro cuore (o a qualsiasi altra figura consideriamo come sede dell’Amore e della Verità), dobbiamo sciogliere il nostro orgoglio e desiderare di liberarci dal nostro ego. Oltre all’umiltà, è necessaria una volontà fortissima e genuina di aprire il nostro cuore e abbandonarci a esso: ciò deve essere la nostra priorità e non dobbiamo avere altre distrazioni o desideri. Se consideriamo che ci sia qualcosa di più importante, ciò significa che ci accontentiamo ancora della nostra vita di ora e del sistema dell’ego. Quindi dobbiamo aspirare al divino più di ogni altra cosa, con tutto il nostro cuore e le nostre forze!

Desidera la tua liberazione più di ogni altra cosa!

Desidera la tua liberazione più di ogni altra cosa e sarai presto libero! Per liberarti dalle distrazioni e dai desideri ci sono due strade: una è quella della sofferenza. Ma penso che ne abbia già avuto abbastanza di questa! In ogni caso, se sarà necessaria altra sofferenza, essa non tarderà a venire! No, non sono l’uccello del malaugurio: la sofferenza è una grande maestra, poiché è attraverso di essa che arriviamo ad arrenderci. Inoltre, è sicuramente in seguito a molta sofferenza che abbiamo scelto di intraprendere un cammino spirituale o cercare soluzioni non convenzionali. L’altra strada è quella della dedizione totale e assoluta all’unico desiderio della vera pace del tuo cuore.

Per sviluppare questa dedizione non devi ritirarti dalla tua vita. Devi semplicemente spostare il centro della tua attenzione dal mondo e dalla mente per dirigerlo verso il tuo cuore. E devi vivere dimorando il più possibile in esso: inizialmente realizzi questo rimanendo presente e focalizzandoti sulla sensazione di esistere. Con il tempo, ti abbandoni allo spazio silenzioso della tua presenza, con un approccio più accogliente e femminile. E lasci che la grazia scenda su di te. Col tempo, cioè, tutta la tua vita diventa una resa. Non ti arrendi solamente in alcuni momenti, ma l’intera tua esistenza diventa una preghiera. Smetti dunque di farti ipnotizzare dal falso fascino delle cose del mondo e innamorati del tuo cuore!

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1 commento su “Il potere della resa”

  1. Diana Giulimondi

    Le tue parole sono la conferma che quel che ho fatto sia vero e giusto, ho, iniziato anni fa ad arrendermi al dolore con umiltà, sia fisico che mentale, mi sono arresa ad esso e continuo a farlo quando capita, il risultato è che soffro sempre meno, resto calma e tranquilla anche quando intorno a me tutto vacilla, sono arrivata a questo accettando sia il dolore che la morte ed ho superato un carcinoma, non sono interessata ai beni materiali ed il mio ego non mi governa più, anche se si fa sentire, ma riesco a tenerlo a bada con l’amore per me e per gli altri, pure se dagli altri non percepito o compreso, quel che importa è ciò che provo, ossia ne odio ne astio verso il prossimo solo compassione, non nego il mio aiuto e do tutto quel che mi è dato dare con grande gioia, quando do il mio cuore si espande, mi sento felice di dare, prima rimanevo delusa quando il mio dare si disperdeva al vento, ora do quando serve non più come prima con le congetture mentali tipo stai male segui i miei consigli, ognuno ha i suoi tempi e non vanno forzati la consapevolezza è un lungo cammino che e non ho ancora finito di percorrere, ora mi sento una zattera alla deriva in un oceano ma essendo parte di questo presente momento lo accetto, non so e non voglio contrastarlo, approdero’? Affoghero’?
    Non mi è dato saperlo io auspico un mio felice approdo e così sarà in ogni caso anche se fosse attraverso la morte ci sarà un nuovo altro approdo.

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