La forza del rituale

In pochi sono consapevoli della forza del rituale. Esso può condurre a stati inimmaginabili di trance ed estasi. Può creare un campo di presenza spirituale in grado di condurre a uno stato di coscienza completamente diverso e fuori dall’ordinario. Ciò che è ripetuto si carica di un potere e di un’energia enorme. Il più delle volte tale energia non è gestita correttamente e alimenta il comportamento compulsivo e la meccanicità. Basta sentir recitare un rosario o osservarci mentre ci laviamo i denti per vedere come dissipiamo l’energia del rito per cadere in un addormentamento ancora più profondo. Ciò che potrebbe risvegliarci e condurci a un livello superiore di coscienza viene usato per scivolare al di sotto del livello dei pensieri, cioè a uno stato di inconsapevolezza più profondo del normale.

E dal momento che le nostre giornate si compongono quasi totalmente di rituali, ne consegue che viviamo completamente addormentati, come dei burattini che eseguono i programmi del subconscio profanando la sacralità del rito e della Vita. Infatti l’unico modo per onorare l’esistenza è portare la nostra presenza nelle azioni e nei gesti quotidiani, rinnovando ogni volta ciò che è vecchio per creare un ricircolo di energia da e fuori di noi. Un rituale, proprio perché è ripetuto, dovrebbe essere sempre nuovo, fresco e intriso di una carica spirituale sempre pronta a elargire se stessa in un atto di rispetto sacrale per la Vita. Dopotutto, abbiamo a che fare con Dio in ogni momento, per cui in ogni istante scegliamo di profanare il sacro oppure di venerarlo.

La forza del rituale: oltre la meccanicità

La meccanicità e l’inconsapevolezza sono il modo più immediato per profanare Dio. Infatti ciò che è meccanico è un insulto alla presenza consapevole dentro di noi come espressione del divino. Quando siamo inconsapevoli, stiamo letteralmente bestemmiando ciò che è sacro. E ciò comporta sofferenza e rende la vita un incubo. Ed è così non perché ci sia una punizione divina per la profanazione dell’esistenza, ma perché scegliendo di essere inconsapevoli rifiutiamo l’energia spirituale e allontaniamo l’Amore. Ciò avviene perché solo attraverso la consapevolezza possiamo nutrirci di Vita, rinnovando il suo flusso dentro di noi a ogni livello, fisico, emotivo, mentale e spirituale. Quando ripetiamo meccanicamente gli stessi gesti, accade invece che blocchiamo il “ricircolo” di energia e mettiamo in atto un programma passato.

Mettere in atto un programma passato senza rinnovarlo con la propria presenza nel presente significa rimanere intrappolati nella dimensione del tempo e cioè nella non-esistenza. Quando non ci siamo, quando non portiamo tutto il nostro essere in ciò che facciamo, la mente prende il sopravvento su di noi. Accade questo perché siamo noi a consentirglielo: se non c’è un padrone di casa dentro di noi, qualcuno dovrà prendersi cura della sopravvivenza della nostra macchina biologica. Dev’essere così, perché questa è la legge della Vita: o scegli di essere la Vita oppure scegli di esserne in balia. Quando non siamo presenti, accade che viviamo sempre gli stessi programmi, e diventiamo letteralmente delle macchine, al punto che potremmo tranquillamente addormentarci (e questo è ciò che in effetti facciamo) e stare sicuri che il nostro corpo continuerà a funzionare da solo.

L’addormentamento invisibile dell’essere umano

Sembra incredibile, ma il 99% degli esseri umani per il 99% del tempo non c’è. A parlare, ad arrabbiarsi, ad andare al lavoro, a preparare il pranzo non è l’essere umano, non è cioè la coscienza che è la nostra essenza a fare queste cose. A fare tutte queste cose sono dei programmi, dei meccanismi del passato, allo stesso modo in cui un animale sopravvive perfettamente anche senza essere presente, poiché sono i suoi istinti a farlo sopravvivere. Questi meccanismi del passato danno vita a tanti piccoli io, ognuno dei quali di volta in volta prende il posto del padrone di casa, ovvero si impadronisce della coscienza e la usa per i suoi fini. E il paradosso è che noi crediamo di essere i padroni di casa, mentre il vero padrone di casa è continuamente in balia degli ospiti che entrano ed escono, dettando loro legge.

Ammettere questo può essere devastante. Eppure è uno dei pochi modi per uscire dalla prigione e risvegliarsi. Infatti per tornare a essere il padrone di casa quest’ultimo deve innanzitutto ammettere di non avere potere o, meglio, di aver gestito così male la casa da averla lasciata in pasto a ospiti indesiderati, che hanno preso il posto del padrone e hanno fatto di testa loro. Nel frattempo, il padrone di casa dimentica di essere tale e rimane ad accogliere ciascun ospite pensando che sia il padrone. In tale situazione di completa confusione, il padrone di casa è completamente fuori gioco. Eppure ciò non toglie che sia sempre il padrone e sempre lo sarà.

La meccanicità consuma enormi quantità di energia

Il fatto che il padrone di casa abbia lasciato agli ospiti i suoi compiti e la sua responsabilità consuma tremende quantità di energia, poiché la sua attenzione è completamente assorbita dall’unico atto di aprire e chiudere la porta di casa e assistere al caos totale creato dagli ospiti. In questo paragone, la meccanicità dei comportamenti e delle reazioni causa un enorme spreco di energie. Per il 99% del tempo la coscienza è assorbita e triturata dalla mente, e l’energia della macchina è spappolata e consumata drasticamente, al punto che il corpo e la mente, per smaltire la sbornia e riprendersi dalla baldoria, devono dormire dieci ore al giorno, mangiare 1 kg di zucchero, prendere un caffè ogni cinque minuti.

L’energia infatti non è fatta per essere presa totalmente dalla mente. Quando ciò succede, e questo è così per la quasi totalità degli esseri umani, ogni genere di distruzione ha luogo nella macchina biologica. E soprattutto viene sperimentata un’atroce sofferenza. E una profonda miseria e infelicità si insinua e si fa strada penosamente. A quel punto, la giornata diventa un susseguirsi piatto di rituali insensati e privi di forza, poiché nessuna Vita scorre nelle vene dell’uomo, il quale è letteralmente morto: un morto vivente che cammina come uno zombie e chiama questo assurdo vagare vita. In realtà non è mai stato vivo: non c’è Vita prima del risveglio, poiché non c’è nessuno dentro il corpo, se non una coscienza completamente addormentata e vittima del suo sogno.

La forza del rituale è dissacrata dall’addormentamento

In questo modo la forza del rituale viene dissacrata. Lavarsi i denti, farsi la doccia, andare al lavoro sono cose che possono essere fatte benissimo dalla mente senza bisogno di nessuna presenza. Tuttavia, compiere ripetutamente dei gesti senza alcuna presenza non fa che rafforzare i programmi passati e con essi l’inconsapevolezza. Nessuna energia fresca è portata nell’agire e in tal modo è la mente a prendere la forza del rituale e ad assorbirne l’energia. La mente approfitta dell’addormentamento della coscienza per attirare la sua attenzione su di essa, impadronendosi completamente di lei. Così i pensieri si moltiplicano a dismisura e vengono create intere storie, interi romanzi fino a costruire una biografia. E quella biografia diventa la storia personale, l’identità dell’essere umano.

Se la coscienza non è presente, è inevitabile che i programmi di sopravvivenza diventino sempre più potenti, poiché l’energia della presenza viene assorbita dai pensieri. Questa è l’unica vera forma di dissacrazione della Vita, ed è anche la peggiore e più distruttiva. Infatti essa crea un incantesimo potentissimo: la coscienza crede di essere la mente e, poiché la mente serve alla sopravvivenza del corpo e crede di essere il corpo, la coscienza stessa si identifica con il corpo. La mente infatti è l’organo centrale della sopravvivenza del corpo, quindi evidentemente è sempre preoccupata dei destini del corpo, per cui proietta minacce ovunque, attacca e si difende, è piena di bisogni, ha paura, si arrabbia, si sente in colpa… E la coscienza si sente limitata dal corpo e crede che ogni cosa che dice la mente la riguardi direttamente e quindi sia vera e di primaria importanza.

La forza del rituale è l’energia della presenza

La forza del rituale è la forza della presenza consapevole. Se vogliamo restituire forza al rituale della nostra vita e ai tanti piccoli riti di cui si compone dobbiamo tornare a essere presenti. Dobbiamo tornare a onorare ogni nostra azione infondendole la nostra presenza e rinnovandola con un’energia sempre nuova. Quando ci facciamo una doccia, dobbiamo tornare a farla con tutto il nostro essere. Non possiamo permettere che tutta la nostra attenzione sia assorbita dalla mente e quindi la nostra energia sia sprecata a creare e proiettare inutili forme mentali che perpetuano l’addormentamento. Ogni volta che facendoci una doccia non siamo presenti, lasciamo alla mente il potere di fare tutto ciò che vuole.

Ciò ovviamente non vale solo per la doccia: vale quando ci alziamo la mattina, quando ci laviamo i denti, quando prepariamo la colazione, quando guidiamo, quando facciamo sesso, quando andiamo al lavoro, quando parliamo… In pratica vale in ogni momento della nostra giornata. Infatti le nostre giornate sono costituite da una routine rigida. E noi stessi ci accorgiamo di come la routine diventi noiosa e insopportabile. Ciò non è dovuto affatto alla routine in sé, ma al fatto che tutta la nostra energia è consumata dall’inconsapevolezza e ogni nostra azione sembra penosa e portare sofferenza. E in effetti è così: quando non siamo presenti ogni azione è una tortura, poiché ogni gesto che compiamo alimenta il pensiero compulsivo, il quale alimenta a sua volta la meccanicità, in un loop senza fine.

La meccanicità è distruttiva

La meccanicità crea enorme frenesia, agitazione, ansia, stress e ogni genere di negatività. Tali stati sono creati dalla mente, la quale assorbe l’energia della presenza e la forza del rituale e la porta su una frequenza più bassa, in modo da poterla usare ai suoi scopi di sopravvivenza e per perpetuarsi. La mente non è malvagia: quello di sopravvivere è uno suo compito, un suo dovere: la mente è fedele alle leggi della Vita. Piuttosto, siamo noi a non essere fedeli alle leggi della Vita e a non assolvere il nostro compito di essere presenti. La responsabilità è interamente nostra e non ci resta che assumercela interamente. Dobbiamo ammettere umilmente di essere stati dei cattivi padroni di casa che hanno fatto cattivo uso della mente e hanno smarrito se stessi nel caos, dimenticando il proprio dovere e la propria responsabilità.

Quando non siamo presenti, creiamo altra mente e quindi altro tempo. E ogni volta che creiamo tempo, ci allontaniamo dall’unico momento presente e quindi dall’eternità di Dio. Fare questo ci costa caro: fa sorgere ogni tipo di sofferenza. E ci rende pericolosi per noi stessi e per gli altri. La meccanicità genera malattia, insalubrità, reattività, tendenza ad attaccare e a difendersi spietatamente. Più affondiamo nella meccanicità, più ricadiamo nel regno animale. Al contrario, più rimaniamo presenti, più ci eleviamo spiritualmente. E in questo modo ripristiniamo il nostro allineamento con la Vita, a beneficio del nostro spirito ma anche della nostra mente e del nostro corpo, che sono ristorati dalla quiete senza fine della presenza.

Come sfruttare la forza del rituale

Possiamo tornare a servirci della forza del rituale per ricaricarci di energia e alimentare il fuoco della presenza dentro di noi. E possiamo usare i rituali per accedere a uno stato di coscienza superiore, fuori dal tempo, nell’eterno presente. Non dobbiamo puntare tanto a raggiungere stati elevati temporanei, come può accadere dopo un’intensa meditazione o pratica spirituale. Dobbiamo elevare in modo permanente la nostra vibrazione per vivere in uno stato di coscienza superiore. In questo modo rendiamo tutta la nostra vita una preghiera o una meditazione: non smettiamo mai di pregare o di meditare, nel senso che rimaniamo in uno stato superiore in ogni momento, senza mai lasciarlo in nessun caso e per nessun motivo.

E così la nostra vita diventa un rituale ininterrotto di lode a Dio e di rispetto della sacralità della Vita. Noi stessi diventiamo sacri, divini e pieni di energia spirituale e presenza consapevole. E infondiamo ogni gesto di un alone mistico, come se ogni atto fosse un rito che conduce fuori dal tempo e invita gli altri a fare altrettanto, creando un’atmosfera intrisa di sacro. E contempliamo la Bellezza del Tutto. In questo modo rispettiamo la sacralità della nostra stessa presenza e la riflettiamo nel mondo, onorando la Vita con le nostre opere. Fare questo permette alla presenza di diventare sempre più forte e all’Amore di fluire da e fuori di noi in modo libero, guarendo noi stessi e il mondo ed elevando il livello di coscienza dell’intera umanità.

Puoi salvare il mondo solamente elevandoti spiritualmente

Un falegname che vede la bellezza del legno che sta intagliando produce un cambiamento nel bambino disperato in Kenya. L’atto di commozione di una madre per il suo bambino guarisce la ferita emotiva di un senzatetto. Ogni nostra azione produce cambiamenti nell’intero campo di Coscienza universale, poiché tutto è strettamente interconnesso. Se dunque vuoi salvare il mondo, diventa il massimo che puoi diventare. Il tuo risveglio è il più grande tributo all’umanità, la cosa migliore che possa fare per risolvere la guerra, la fame, la povertà. Per noi abituati a vedere solo l’aspetto e la manifestazione materiali dei problemi, ciò pare assurdo e sembra addirittura un invito all’egoismo e alla pigrizia.

Ma in realtà dedicarsi alla propria crescita spirituale significa dedicarsi all’evoluzione di tutta la Coscienza. Inoltre dobbiamo imparare a vedere come i problemi che appaiono materialmente (come la fame, la guerra e la povertà) non sono che il risultato di una disconnessione spirituale, per cui soltanto riallineando noi stessi possiamo contribuire a risolverli. E nel nostro atto di riallinearci, l’intera Coscienza ne beneficia, favorendo ulteriori riallineamenti, in un circolo virtuoso e in una reazione a catena benefica e salvifica. Dobbiamo ricordare che non siamo noi personalmente a salvare il mondo: è la Coscienza stessa a produrre spontaneamente i cambiamenti necessari. Dopotutto, non sappiamo nemmeno che cosa sia bene o male, per cui dovremmo perlomeno astenerci dal dire che sarebbe giusto fare una cosa piuttosto che un’altra al livello della forma.

Ciò che otteniamo spiritualmente si riflette al livello della forma

Dopodiché, dato che il mondo è solo un riflesso della Coscienza, ciò che otteniamo spiritualmente si riflette anche materialmente, al livello della forma. Ciò significa che se noi troveremo la pace dentro di noi, diventeremo automaticamente portatori di pace. Non dovremmo dunque preoccuparci di compiere azioni nello specifico per far finire la guerra nel mondo. Sarà la Coscienza a operare i cambiamenti necessari. Infatti solo Dio sa che cosa è meglio per il mondo. E non possiamo avere la presunzione di decidere noi al suo posto. Ciò che consideriamo come pigrizia è in realtà fede. In un atto di fede scegliamo di non fare nulla all’esterno, ma di cambiare il nostro interno. Dopodiché, aspettiamo solamente di vedere che cosa succede, con la certezza che tutto andrà secondo il piano di Dio.

E che cosa c’entra tutto questo con la forza del rituale? C’entra eccome. Infatti attraverso la forza del rituale noi ci riappropriamo dei nostri poteri e creiamo un campo di presenza dentro e fuori di noi. E tale campo di presenza incide sui campi energetici che vibrano su frequenze più basse nel mondo. In questo modo, compensiamo la negatività dell’Universo. E ogni creatura vivente ne beneficia. Non dobbiamo essere orgogliosi di questo. Piuttosto, dobbiamo essere grati e commuoverci per il fatto di farci canale di un Potere superiore. Quindi, se vuoi salvare i bambini dalla fame, crea ricchezza dentro di te. Se rimarrai povero, non certo li aiuterai. L’idea che la tua ricchezza (innanzitutto interiore, ma anche eventualmente esterna) alimenti la povertà nel mondo è completamente falsa.

Tale idea nasce dall’invidia dell’ego e dalle sue distorsioni. In realtà è vero proprio il contrario: quanto meno ti senti ricco, tanto più contribuisci alla povertà del pianeta. Accade questo perché la nostra povertà interiore alimenta l’energia della povertà in tutto il mondo.

I riti della quotidianità come occasioni per uscire fuori dal tempo

Tornando alla forza del rituale, ti conviene allora iniziare a sfruttarla al meglio! Per farlo, devi portare la tua presenza consapevole sui gesti quotidiani ripetuti. Puoi decidere di lasciare inalterate le azioni a livello della forma. Oppure puoi cambiare la tua gestualità, infondendo le tue azioni con un ritmo artistico e una cadenza sacra. Ad esempio, puoi fare movimenti lenti e ondosi mentre ti lavi, come in una danza sacra. Puoi creare dei riti secondo la tua fantasia, selezionando delle azioni consapevoli. Per fare ciò puoi partire dai riti della giornata oppure inventarne di nuovi. Ad esempio, puoi creare uno spazio apposito per alcuni riti meditativi o di preghiera, per intensificare la tua pratica. In ogni caso, non è importante esattamente ciò che fai e nemmeno la pratica, ma la dedizione con cui porti il sacro nella tua vita.

Quando sei intensamente presente nei riti della quotidianità, esci fuori dal tempo. Accedi al regno senza forma della pura consapevolezza, oltre la mente e i limiti del mondo. Diventi eterno e crei eternità attorno a te. Diventi infinito e superi ogni confine. Esci fuori di te e allo stesso tempo entri più in profondità dentro di te. Riscopri la tua essenza divina e divinizzi la Vita. Ti lasci alle spalle la meccanicità e sostituisci i gesti compulsivi con gesti pieni di potere e presenza, carichi di sacralità e forza. In questo senso, un gesto ripetuto mille volte non perde di valore, ma addirittura diventa ogni volta più potente, perché è caricato ogni volta del fuoco della presenza. Un gesto ripetuto perde valore solo se svolto meccanicamente. Altrimenti, è una piattaforma per uscire fuori dal tempo e tornare all’Uno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *