La trappola dell’ego spirituale

L’ego spirituale è una delle trappole più frequenti per chi lavora su di sé. È davvero facile cadere in questa trappola. Infatti durante un percorso spirituale l’ego non si dissolve certo da un momento all’altro. Piuttosto, tende a nascondersi e ad assumere altre forme, a diventare più sottile e invisibile. Ma ciò non significa che scompaia. Niente affatto. In molti casi, al contrario, proprio per le sue forme nascoste diventa difficile da cogliere. E ciò può essere un freno all’evoluzione spirituale. L’ego spirituale non è un argomento molto comune. Per questo ho pensato ad un articolo per renderti consapevole di questa trappola e per aiutarti a capire se sei inciampato/a in essa. In tal caso, non preoccuparti e non giudicarti: la trappola dell’ego spirituale è un “fenomeno” assolutamente normale, fa parte del percorso di crescita e può essere superata.

Del resto, la maggior parte delle caratteristiche di questo ego le ho notate su di me e le ho tratte dalla mia esperienza. Quindi scrivere questo articolo sarà per me come fare autoironia e mi aiuterà dunque a creare un distacco rispetto ai miei difetti passati e presenti. Se ti ritrovi in alcune delle caratteristiche che indicherò, invito anche te a fare dell’autoironia e, soprattutto, ad essere umile nel riconoscerle, senza condannarti né sentirti ferito/a. Ricorda che il primo passo per liberarsi di qualcosa è riconoscerne l’esistenza. Ammesso – e non concesso – che l’ego spirituale sia una forma “più evoluta” di ego, esso non è certo il punto di arrivo di un percorso spirituale, anzi può spesso essere un ostacolo apparentemente insormontabile. Per superarlo, devi dunque prima rendertene conto. Oltre a leggere questo articolo, ti invito a osservarti minuziosamente per vedere come il tuo ego tende ad ingannarti, nascondendosi nella “spiritualizzazione”.

La “personalità spirituale”

Solitamente non mi piace incasellare fatti e persone in modelli schematici. Ciò, infatti, comporta quasi inevitabilmente una certa tendenza a giudicare, oltre che a semplificare e a scadere nella superficialità. Ma per questo articolo ho ritenuto opportuno elaborare una sorta di modello per inquadrare la nostra questione. Infatti vorrei mettere in evidenza le caratteristiche che maggiormente contraddistinguono quella che ho chiamato la “personalità spirituale”. Ti avviso che potrò suonare piuttosto duro, se non anche caricaturale, ma cercherò anche di farti sorridere, se riuscirai a non farti scalfire dalle mie “parole pungenti”! Non è mio intento offendere nessuno, ma l’importanza di questo argomento mi invita ad essere particolarmente brutale.

La personalità spirituale, per come la definisco in questo articolo, non è niente affatto un’etichetta di cui vantarsi (e qui già sorge un carattere di questa personalità: la tendenza a fregiarsi del titolo di “persona spirituale”, gonfiandosi di questa immagine fasulla per diventare, nei fatti, davvero poco spirituale!). È, invece, una trasformazione dell’ego, che si traveste così bene e ingannevolmente da far credere davvero di essere scomparso. Infatti l’ego spirituale è un ego che tende ad assottigliarsi. Ma ciò non significa che sia meno pericoloso, meno potente o meno grande di quello di chi non ha mai sentito parlare di gratitudine e compassione e non ha mai meditato in vita sua. Più sottile non significa più piccolo. Illudersi che la “spiritualizzazione” dell’ego sia un’evoluzione a tutti i costi positiva e lodevole vuol dire non guardare in faccia la realtà.

L’ego spirituale è chic e “lascia in pace”

Da un lato è ovvio che un ego spirituale – più dolce e raffinato, che augura pace e amore ad ogni passante che incontra – è più “chic”. Ti spinge ad abbigliarti secondo un costume orientale e a circondarti di chincaglierie esotiche e spirituali. Insomma, ti invita ad aggiornare il tuo stile démodé in nome di una nuova tendenza “originale” e new age. E quando vesti il nuovo abito pieno di citazioni di Buddha, ti senti rigenerato e allegro. Sei contento che la tua vita abbia preso una nuova direzione. Poi però qualcuno sembra poco orgoglioso del tuo vestito e inizi a criticare la sua poca “spiritualaggine”.

D’altra parte, quando diventi spirituale, inizi a non disturbare più nessuno. E chi non vorrebbe una moglie che si sveglia la mattina per rinchiudersi in un angolo a fare meditazione trascendentale, se non altro perché lascia in pace il povero marito, il quale, dal canto suo, può praticare un po’ di sana Vipassana (scusa per la rima)? Nel frattempo, i vicini di casa si preoccupano del silenzio tombale e controllano sul giornale per verificare se c’è la data del tuo funerale. Frattanto, il tuo partner fa una scappatella perché tanto sa che non lo giudicherai.

L’ego “senza ego”

Un’altra caratteristica della personalità spirituale è “l’ego senza ego”. Arrivi ad un certo punto del tuo percorso nel quale dichiari che il tuo ego è morto, con la stessa serietà e gravezza con cui Nietzche annunciò la morte di Dio. Pochi minuti dopo il tuo partner ti dà dell’egoista perché al posto di condividere il sabato con lei sei andato in astrale (dove tra l’altro l’hai tradito/a con un personaggio poco di buono, ma i tradimenti in astrale costituiscono un capitolo a parte…). Cerchi di rimanere presente sulla rabbia che sale, ma la situazione è troppo importante e non puoi permetterti di lasciar andare.

A quel punto vai su tutte le furie e dici che egoista sarà lei/lui, e pensi che non avrebbe dovuto osare darti dell’egoista, perché il tuo ego non c’è più. Poi però ti fai passare l’arrabbiatura, perché altrimenti sprecheresti tutta la Kundalini che avevi faticosamente fatto salire di cinque millimetri e che ti era rimasta troppo tempo nel sedere nonostante le centinaia di ore di meditazione. Poi inizi a preoccuparti di aver sprecato davvero la Kundalini e rimani tutto il giorno con questo pensiero. Pensiero che, puntualmente, assorbe effettivamente la tua energia.

I chiodi fissi dell’ego spirituale

A questo proposito, si apre un altro capitolo sulla “personalità spirituale”, e cioè quello dei “chiodi fissi”. Quando sei su un percorso spirituale, non ti importa più dei problemi famigliari ed economici, anche perché “se ne prenderà cura l’Universo e io devo solo fidarmi e fluire”. Però, improvvisamente, diventa drammaticamente importante tutta una serie di problemi, da “starò meditando bene?” a “sta salendo la Kundalini?”, fino alla principale fonte di tutte le preoccupazioni: “quando raggiungerò l’Illuminazione?” e soprattutto “riuscirò mai a risvegliarmi?” Afflitto da queste fondamentali preoccupazioni, guardi con superiorità gli “addormentati” attorno a te, attaccati alle questioni terrene e materiali, poveri loro!

Dopo un po’ ti ricordi che sarebbe meglio provare compassione per la sofferenza dell’umanità, ma questa realizzazione ti sfugge subito e lascia il posto ad un nuovo tormento: “stamattina non riuscivo a rimanere concentrato durante la meditazione, sarà che ho qualche problema?”. E in quel momento ogni distanza tra te e la mente è ridotta a zero, e finisci per credere ad ogni singolo pensiero che ti passa per la testa, come se fosse il comando del Presidente della Repubblica. Mentre sei afflitto dall’angoscia, pensi che non riesci proprio a trovare la pace, e credi pure a quel pensiero. Così “la meditazione non sta funzionando” diventa una profezia che si autoavvera.

Il non giudizio giudicante

Un’altra caratteristica paradossale della personalità spirituale è quello che chiamo il “non giudizio giudicante”. In breve, consiste nella tendenza a giudicare coloro che giudicano o, più in generale, chi non lavora su di sé. In altre parole, significa non accettare l’inconsapevolezza del mondo, come se tutti avessero l’obbligo di essere risvegliati. “Io non giudico, ma chi sta attorno a me sì” potrebbe risuonare spesso nella tua mente. Ma è proprio questo il giudizio primordiale, la tacita ammissione che siamo giudicanti mentre accusiamo gli altri di esserlo. Renditi conto che è molto, molto più facile notare il giudizio negli altri e quello proiettato su di noi, rispetto a notare il nostro stesso giudizio. Magari ti viene da pensare: “Io applico gli insegnamenti di Gesù e di Buddha, ma dovrebbero farlo anche gli altri”.

Ricorda che il giudizio che senti su di te e che vedi all’esterno è una proiezione del tuo giudizio. Assumitene la responsabilità, proprio nel mezzo di una critica o di un rimprovero cocente. Io stesso mi sono sorpreso molte volte immerso in giudizi mentali nei quali condannavo gli altri in quanto giudicanti, fregiandomi contemporaneamente di essere nel non giudizio. Questo è un meccanismo subdolo dell’ego, al quale prestare la massima attenzione quando si presenta per evitare di rimanerne intrappolati inconsapevolmente. Ti invito a leggere il mio articolo sui consigli per smettere di giudicare, se vuoi approfondire l’argomento.

Sulla trappola dell’ego spirituale ci sarebbe tanto altro da dire, ma per oggi è abbastanza. Mi soffermerò in un prossimo articolo su questo importante argomento. Grazie per la lettura. Ti invito a iscriverti alla newsletter e a seguirmi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!

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