La verità sulle buone azioni

Che cosa significa realmente dare? Che cos’è realmente la generosità? Scopri tutta la verità sulle buone azioni. Dare non è la conseguenza dell’avere, ma dell’essere. Io non do ciò che ho, ma ciò che sono, io non sacrifico i miei averi, ma offro tutto il mio essere. Secondo la visione materialistica della realtà, dare significa semplicemente privarsi di qualcosa per darla a qualcun altro. Tale visione prevede che ci sia una persona che dona e una che riceve. In più, si considera generoso chi si priva di “più cose” per donarle a chi ne ha meno. Questo è senz’altro un aspetto importante del dare, ma non certo l’unico e nemmeno il più rilevante. Si può dare davvero solamente quando si è ricchi interiormente, e cioè quando il proprio cuore è aperto all’amore e all’abbondanza.

Quando abbiamo il cuore chiuso, gli atti con cui ci priviamo di qualcosa sono visti come sacrifici e azioni di eroismo. In molti casi sono appunto sacrifici che ci pesano, che facciamo per sgravarci dal senso di colpa che sentiremmo se non compissimo l’atto di dare. In altri casi sono atti “eroici”, dai quali deriviamo la nostra identità come persone, acuendo il nostro orgoglio e il nostro desiderio di riconoscimento. Puoi vedere che in entrambi i casi non stiamo dando veramente, ma in realtà stiamo chiedendo che sia alleviata la nostra sofferenza (il peso della colpa) o che siano riconosciuti i nostri meriti. Ciò non è un male di per sé, sia chiaro. Ma è anche vero che non dobbiamo fare gli ipocriti dicendo che in ogni caso il nostro dare è una buona azione che viene dal cuore e serve a espandere amore.

La verità sulle buone azioni

Solitamente quando parliamo di “buone azioni” ci riferiamo a esse guardando solamente al risultato. Guardiamo cioè il modo in cui l’atto di donare si manifesta. In questo senso, sarebbe una buona azione anche quella di un criminale che spara una pallottola a qualcuno! Ovviamente, secondo il buonsenso definiamo una buona azione un atto con cui doniamo qualcosa con cui presupponiamo di fare un piacere alla persona che riceve il nostro regalo. E in questo senso la pallottola certamente non è un dono! Tuttavia, anche aggiungendo l’intenzione positiva di migliorare la vita di qualcuno o provvedere ai suoi bisogni, dimentichiamo una cosa fondamentale. Siamo davvero sicuri che tutte le nostre azioni siano motivate da un genuino desiderio di fare del bene a un altro? Se ci interroghiamo sinceramente e con umiltà riguardo a ciò, potremmo sorprenderci della durezza della verità sulle buone azioni.

Ad esempio, siamo sicuri che quando provvediamo ai bisogni dei nostri figli lo facciamo in modo completamente disinteressato? A prima vista sembra di sì. Ma che cosa succede quando i nostri figli non seguono puntualmente i nostri desideri e non sposano le nostre aspettative? Qui già iniziano i problemi. Proprio quando nasce una cosiddetta crisi possiamo vedere quanto fosse (poco) genuina la nostra motivazione. Facciamo un altro esempio: ti è mai capitato di fare un regalo a qualcuno e poi di lamentarti per non averlo “ricevuto indietro”? A me è capitato, e ho visto quanto il mio dare fosse solo un pretesto per non sentirmi in colpa e per ottenere riconoscimento. Ovviamente, se desideriamo che il regalo ci venga ricambiato, ciò che stiamo facendo non è un regalo, ma stiamo contraendo un obbligo, confondendo la gratitudine con il dovere di ricambiare.

La doppiezza del regalo

Se facciamo un regalo pensando di riceverne uno in cambio, materialmente è vero che stiamo dando qualcosa, ma nel profondo stiamo solo mendicando amore. Un altro esempio: ti è mai capitato di offrire un regalo che è stato rifiutato o che non è piaciuto? E come ti sei sentito? Se ti sei sentito ferito, ciò vuol dire che il tuo dono non era genuino, ma veniva da un bisogno dell’ego di riconoscimento. Se uno dona gratuitamente, che cosa gli importa se il regalo viene ricevuto oppure no? Perdonami se sono piuttosto duro, ma ti voglio invitare a riflettere sulla verità delle buone azioni. Ritengo che dobbiamo essere completamente onesti con noi stessi e avere il coraggio di guardare i nostri demoni interiori per comprendere le motivazioni delle nostre azioni. Non possiamo rifuggire la verità, anche se questa è piuttosto dura.

In moltissimi casi, dunque, l’atto materiale di dare nasconde in realtà l’intenzione di chiedere qualcosa. Questo “qualcosa” è ovviamente sempre amore. Tale amore può essere ricercato sotto forma di riconoscimento, approvazione, orgoglio, eroismo, senso di potere personale, diminuzione del senso di colpa e quindi alleviamento della sofferenza, paura di perdere l’amore di qualcuno, conformismo sociale o culturale per paura di rimanere soli. In particolare, credo che il conformismo giochi un ruolo fondamentale. Quante volte diamo “solo perché si usa”, come durante le feste? Non sto mettendo in dubbio il valore delle feste, ma mi piacerebbe che le feste fossero un’occasione di gratuità e generosità sincera, non di atti meccanici di scambio di doni, perché l’abitudine e l’usanza troppe volte rovinano l’energia spirituale e tolgono la magia dei rituali.

Dal dono meccanico al dono di cuore

Scambiarsi doni meccanicamente, senza la forza dell’amore, crea enorme sofferenza. Crea obblighi e colpa, paura e tensione invece che gratitudine, espansione e gioia. Non è sempre così, ma in moltissimi casi lo scambio di doni è diventato un’abitudine dolorosa. E la stessa ricerca del regalo diventa fonte di enorme stress, poiché ci si sente obbligati a offrire qualcosa invece che sentire un’energia di amore ed espansione che ci guida dolcemente nelle nostre scelte di acquisto o di creazione dei doni. Potenzialmente, feste come il Natale contengono in sé l’energia dell’amore incondizionato e anche oltre, eppure si stanno svuotando di significato. Sia chiaro: anche questo è evolutivo, non c’è nulla di male in ciò. Sono ottimista su questo e vedo di fronte a me che un giorno ci scambieremo doni in modo completamente gratuito e amorevole, disinteressato e genuino.

Magari riusciremo anche a uscire dall’ottica materialistica del regalo. E capiremo che donare non significa soltanto dare qualcosa che si può toccare, assaporare, annusare, ma anche – e soprattutto – espandere l’amore da e fuori di noi, attraverso la condivisione della gioia, del sorriso, della compagnia, del dialogo sereno, del gioco, dell’unione. Potremo anche esprimere l’amore attraverso scambi di oggetti, ma sapremo che ciò rappresenta solo una minima parte del significato del dono. Saremo molto più sensibili a vedere dove c’è un dono vero e dove invece uno falso. Non ci faremo più ingannare e non inganneremo più nessuno, poiché sarà l’amore a guidare le nostre azioni.

La verità sulle buone azioni: il dono per amore

Ecco la verità sulle buone azioni: un’azione è veramente degna di essere chiamata “buona” non tanto se si realizza attraverso un’operazione materiale, ma attraverso un movimento di energia da chi dona a chi riceve, in modo che tale energia unifichi i due e non ci sia più distinzione tra il donante e il ricevente. Tale energia è l’energia dell’amore. In troppi casi accade che il movimento di questa forza sia al contrario, e cioè da chi riceve a chi dona, come se chi ricevesse non solo dovesse nascondere di sentire di non aver in realtà ottenuto niente, ma dovesse anche ringraziare per questo. Non c’è bisogno di arrabbiarsi o di sentirsi presi in giro per questo: possiamo vedere in ogni caso la richiesta di amore da parte di colui che pretende di essere il “donante”.

Nella dialettica dell’ego non è evidente che in moltissimi casi chi dona sta in realtà chiedendo aiuto e amore. Ma nella visione del cuore appare chiaro che il vero dono non è un atto materiale, ma un flusso di energia che procura espansione e apertura tramite l’amore. E in questo modo possiamo riscoprire il dono per amore. Esso non ha bisogno di esprimersi materialmente, poiché l’amore è forza spirituale, che trascende la materia. Addirittura la semplice presenza di una persona col cuore aperto è un atto di amore, poiché egli incarna l’amore ed esso fluisce liberamente all’esterno, senza che ci sia un donante o un ricevente. Nell’amore non c’è differenza tra chi dà e chi riceve, e non c’è nessuno che possa dire “sono stato io a fare un regalo”. Solo l’ego può rivendicare ciò.

Il cuore dona in silenzio

Il cuore dona senza farsi notare, apertamente e liberamente, al di là dei gesti e delle parole. Dona in silenzio, perché trasmette la propria energia e la condivide con chiunque la voglia ricevere. L’ego non può donare: è troppo piccolo per farlo. Perché sia possibile regalare qualcosa l’ego non deve esserci, deve scomparire, o perlomeno deve tacere e mettersi da parte per almeno un momento. Quando qualcuno dice di averti fatto un regalo, non crederci, poiché non può esistere “nessuno” – nessuna persona – capace di fare un regalo, a meno che il suo cuore non sia aperto. Chi fa un vero dono non se ne accorge nemmeno, e nella maggior parte dei casi non se ne accorge neppure chi lo riceve.

Ci vuole una certa sensibilità per comprendere di aver ricevuto un regalo. Non possiamo individuare un momento esatto in cui un dono d’amore ci viene fatto. Possiamo però sentire un’apertura dentro di noi, un senso di espansione e gioia dal cuore. Può capitare di stare vicino a delle persone che con la sola loro presenza ci fanno sentire meglio. In questo caso, dobbiamo essere grati dell’amore che riceviamo. Non dobbiamo ringraziare la persona, ma piuttosto apprezzare l’energia dell’amore e della presenza che fluisce spontaneamente ed entra nel cuore di chi è disposto ad accoglierla. E saremo noi a decidere se accettare quel dono di amore oppure rifiutarlo, aprendo il nostro cuore oppure mantenendolo chiuso e magari lamentandoci di non aver ricevuto nulla.

Dobbiamo riconoscere la verità sulle buone azioni per crescere

Avrai dunque capito che un’azione che viene dalla colpa, dalla paura o da qualsiasi richiesta di amore, per quanto in apparenza si manifesti come “azione di dare” o “buona azione”, è in realtà una contrazione. In altre parole, veliamo la nostra preghiera di amore trasformandola in una falsa offerta. Spesso senza nemmeno accorgercene, diamo per avere qualcosa in cambio, per ingraziarci qualcuno, per ottenere la sua approvazione, in altre parole per mendicare un po’ di amore. Dobbiamo essere in grado di vedere ciò nella nostra vita, perché l’onestà è il presupposto per evolvere spiritualmente. Dobbiamo ammettere che non siamo in grado di dare davvero finché abbiamo il cuore chiuso.

E dobbiamo riconoscere di essere stati dei mendicanti per tutta la vita. Solo con questa profonda umiltà potremo fare uno straordinario passo avanti. Se vogliamo imparare a dare, dobbiamo prima imparare ad amare. Infatti donare è una conseguenza di amare. La maggior parte di noi sperimenta varie forme di attaccamento, che certo derivano dall’amore, ma sono dei pallidi surrogati rispetto alla purezza dell’amore incondizionato che possiamo sviluppare. Dare per amore significa non rivendicare di aver donato, non chiedere nulla in cambio, non preoccuparci per il destino del nostro regalo, se verrà accettato o rifiutato. Quando c’è un io che dona, quello non è un vero regalo.

Dobbiamo stare attenti a che cosa succede mentre doniamo

Ora, ciò non significa che dobbiamo iniziare a vedere ipocrisia dappertutto o smettere improvvisamente di fare qualsiasi atto che consideriamo buona azione! Non dobbiamo sconvolgere improvvisamente le nostre vite: ciò non è richiesto. Dobbiamo continuare a comportarci ugualmente a livello della forma, ma allo stesso tempo dobbiamo modificare il nostro atteggiamento a livello della sostanza. Ciò significa che dovremo guardare che cosa accade dentro di noi e attorno a noi quando facciamo una “buona azione”. Potremo notare che nella maggior parte dei casi sentiamo tensione e sofferenza quando doniamo. Magari proviamo una stretta al cuore, oppure ci sentiamo privati di qualcosa oppure ci inorgogliamo e sentiamo una soddisfazione personale anziché un’apertura all’amore.

In questi casi dobbiamo solamente osservarci e chiederci se è possibile che le nostre azioni provenissero da un senso di mancanza e di vuoto che volevamo colmare. Dobbiamo solo guardare per comprendere, senza interpretare in alcun modo. Dobbiamo lasciar andare la nostra prospettiva e chiedere al nostro cuore di mostrarci la verità sulle buone azioni. D’altra parte, se il tuo dono è genuino e viene dall’amore, sperimenterai una certa dolcezza, apertura ed espansione a livello del cuore, magari con una certa gioia e soddisfazione disinteressata e impersonale. In tal caso puoi star certo che hai donato per amore. Tuttavia stai bene attento a distinguere l’apertura all’amore dal senso di orgoglio personale. In generale, se senti di dover rivendicare ciò che hai fatto, lì c’è l’ego, ma se non hai bisogno di assumerti nessun merito, la tua azione è venuta dal cuore.

Come imparare a donare

Per imparare a donare, come dicevamo prima, dobbiamo innanzitutto imparare ad amare. Dobbiamo cioè aprire il nostro cuore (scopri qui come fare!). E dobbiamo liberarci dal nostro ego. Per l’appunto, l’ego non è capace di donare veramente, poiché per esso ogni dono è un sacrificio di sé, implica perdere qualcosa per dare a qualcun altro. Per quanto la visione del sacrificio di sé per qualcun altro possa apparire grandiosa, dobbiamo stare attenti a non cadere nell’inganno di vedere in ogni sacrificio una forma di amore. In alcuni casi può essere così, ma in molti casi sacrificarsi implica farsi vittime e assumersi il merito egoico di aver fatto un grande atto. Dobbiamo uscire dall’ottica del sacrificio e comprendere che donare significa condividere, unirsi, diventare uno solo nell’amore, dove non c’è separazione tra chi dona e chi riceve.

Donare non può implicare sacrificio, perché non c’è nessuno che deve privarsi di nulla. Infatti dare significa condividere il proprio essere, e come si può perdere il proprio essere? Nella condivisione chi dà e chi riceve sono uniti dall’energia dell’amore. Pretendere di poter essere i protagonisti di una buona azione fa parte dell’arroganza dell’ego. Quante volte ci siamo risentiti per non aver ricevuto nulla in cambio delle nostre “buone azioni”? Dovremmo prendere l’ingratitudine che vediamo all’esterno come occasione per dubitare dell’autenticità del nostro dare e per imparare a donare davvero. Ci viene semplice vedere che gli altri sono ingrati, mentre ci viene più difficile ammettere umilmente che forse non abbiamo mai dato davvero. Questa è per l’ego un’ammissione sconcertante.

Se quello che stai leggendo fa risuonare in te una certa rabbia o tensione, quello è il tuo ego che sta reagendo. Riconoscilo e non fidarti di lui. Guarda più in profondità nel tuo cuore e scoprirai che ciò corrisponde a verità.

Guarda le motivazioni delle tue azioni

Chiediti che cosa ti motiva a compiere un gesto generoso o a fare un regalo. Se guardi bene dentro di te, scopri che in moltissimi casi ad animarti è un bisogno di dare. E qui sorge una domanda: come può un dono partire da un bisogno? Come possiamo avere bisogno di fare del bene? Si tratta di una contraddizione in termini, poiché implica che dobbiamo soddisfare un nostro impulso, e quindi vogliamo ottenere qualcosa dal nostro dare. Se invece ad animarti è un fuoco interiore, una forza che ti consiglia dolcemente (e non ti impone) di fare qualcosa di buono, quell’azione viene sicuramente dal cuore. Il fuoco dell’amore ti guida dolcemente all’azione, mentre l’ego ti incatena e ti mette pressione per fare qualcosa.

Se sei guidato da una pressione che ti causa tensione e ti senti obbligato a fare una “buona azione”, ti conviene fermarti un attimo prima di portare a termine ciò che ti sei riproposto. Infatti devi considerare che tale “buona azione” avrà ripercussioni negative su di te e su chi riceverà il tuo dono. Tu creerai un falso senso di identità dalla tua azione, alimentando il conflitto dentro di te e la separazione dai tuoi fratelli, mentre il ricevente potrebbe sentirsi obbligato a te e si sentirà a disagio nel ricevere ciò che gli stai offrendo. Non meravigliarti se vedi disagio negli occhi di chi riceve un tuo dono: non è ingratitudine, è semplicemente una sensazione di oppressione che scaturisce da quella persona.

Riconosci il finto altruismo e scopri la verità sulle buone azioni

In questo modo, non solo facciamo del male a noi stessi, ma non portiamo nemmeno a termine la presunta motivazione alla base delle nostre azioni: pensavamo di fare un favore a qualcuno, mentre in realtà lo stiamo opprimendo… Sembra assurdo, paradossale, impossibile, eppure puoi vedere che è così. Infatti l’ego è un mago nel nascondere l’egoismo nell’altruismo, creando l’idea di un “altro” per alimentare il senso di separazione, costruire un’identità più forte, proiettare le proprie colpe su di esso, mendicare l’amore da esso. Quello dell’ego è un finto altruismo: è egoismo mascherato da altruismo e generosità! Infatti l’ego pensa che dando o facendo qualcosa di buono possa meglio salvaguardare sé stesso.

In realtà si tratta di un’illusione che prima o poi viene alla luce. Si manifesta quando vediamo l’ingratitudine, quando ci sentiamo feriti, quando ci accorgiamo che le nostre “buone azioni” non tornano indietro. Spesso si dice che se farai del bene, esso ti tornerà indietro: ciò è vero, purché tale bene sia un vero bene, e cioè nasca dall’amore. Se facciamo un regalo solo per non sentirci in colpa, per paura o per ottenere riconoscimento, non possiamo pensare che questa sia a tutti gli effetti una buona azione! E quindi non possiamo aspettarci che ci verrà dato indietro ciò che abbiamo donato! Dobbiamo smascherare il falso altruismo dell’ego, i suoi meccanismi di colpa e paura, le richieste che appaiono come doni ma sono in realtà richieste di amore.

Dissotterra la colpa dentro di te

La verità sulle buone azioni afferma che esse non possono derivare dalla colpa. La colpa è un meccanismo assai subdolo dell’ego. Essa ci manipola in modo molto sottile, opprimendoci e facendoci sentire indegni e impauriti. Ci fa sentire obbligati a fare qualcosa, come incatenati dall’altro, anche se in verità le uniche catene sono dentro di noi. Ad esempio, potresti sentirti in colpa e obbligato a ricambiare nei confronti di qualcuno che ha fatto tanto bene nei tuoi confronti. Ma in questo caso devi vedere come stai schiacciando la tua dignità, stai calpestando te stesso, ti stai rendendo schiavo di qualcun altro! Infatti se vuoi davvero ricambiare ciò che ti è stato fatto, che bisogno hai di sentirti obbligato a farlo?

Considera che sentirti in colpa o in obbligo nei confronti di qualcuno non serve a niente. Non ti permette di restituire ciò che ti è stato dato. L’ego è abile nel fare il bravo ragazzo e affermare: “Mi sento in colpa per quello che è successo; mi sento obbligato nei confronti di questa persona che ha fatto tanto bene per me”. Allora dobbiamo essere in grado di trasmutare la nostra colpa e il nostro senso di obbligo in gratitudine ed espansione. Infatti, finché saremo convinti che debba esserci un “qualcuno” che debba ricambiare qualcosa, ci sentiremo come vermi e staremo calpestando noi stessi, e non ci sarà nulla che potremo fare per eliminare la nostra colpa. Se siamo grati, possiamo apprezzare ciò che è stato fatto per noi senza sentirci obbligati.

E, se ci sentiremo di farlo, potremo liberamente fare anche noi un dono, non per “restituire” qualcosa, ma per condividere il nostro amore.

La verità sulle buone azioni: il dilemma della colpa

Quello della colpa è un vero e proprio dilemma. Si tratta di un’epidemia silenziosa, di cui soffrono tantissime persone. Essa affonda le sue radici nel nostro senso di indegnità per essere un piccolo ego vulnerabile e separato, nel nostro senso di vergogna e incapacità. Stai certo che non puoi ricambiare nulla né offrire davvero il tuo aiuto se nasce dalla colpa. Puoi vederlo tu stesso nella tua esperienza: che cosa succede quando qualcuno ti chiede un aiuto, tu magari hai altro da fare ma non sai dire di no? Accade che nasce un conflitto dentro di te: una parte di te vuole aiutare per non sentirsi in colpa, l’altra magari si sente incatenata e si arrabbia, si sente come un cane in gabbia.

Ma puoi star certo che se il tuo aiuto viene dalla colpa, non sarà molto efficace: potrai fornire qualche aiuto materiale, ma non certo offrirai amore agli altri e a te stesso. D’altra parte, anche dire di no in modo aggressivo o con paura cela sempre la colpa dentro di noi. Quindi come risolviamo la questione? Dobbiamo capire che la colpa e la paura, l’indecisione e l’insicurezza dipendono dalla mancanza di un Io centrato dentro di noi, per cui noi siamo in balia di tutta una serie di piccoli io schizofrenici, animati da volontà e desideri contraddittori, in continuo conflitto tra di loro. Se non abbiamo un io centrale, saremo sempre indecisi e non sapremo dire di no a nessuno e nemmeno a noi stessi.

Superare la colpa sviluppando un io centrale

E allora trova il centro dentro di te (scopri qui come fare passo passo). Torna a dimorare nel tuo cuore e in questo modo ogni paura, indecisione e insicurezza scomparirà. E soprattutto smetterai di sentirti in colpa. La colpa è il risultato della separazione ed è un conflitto interiore. Ti senti in colpa quando dentro di te si scontrano due o più volontà opposte, che si annullano a vicenda e ti imprigionano. La verità sulle buone azioni implica che sviluppiamo un io centrale in modo da smettere di dare in quanto motivati dalla colpa e iniziare a donare col cuore, con tutto il nostro io. Immagina la differenza tra un dono fatto con una piccola parte di noi (mentre un’altra parte scalpita e si sente incatenata) e un dono fatto con tutto il nostro essere!

Ricorda che non sei obbligato nei confronti di nessuno. Impara a dire di no, sviluppando questo benedetto io centrale, oltre le volontà schizofreniche della mente egoica! Lascia andare queste volontà contraddittorie e apri il tuo cuore in modo che sia risanato il tuo conflitto interiore. In questo modo potrai sentirti sempre più libero di dire di no senza sentirti in colpa e di aiutare (o non aiutare) in modo libero. Coltiva il tuo spazio di libertà interiore. Non esiste altra libertà che non sia quella interiore. Essa ti permette di rimanere centrato e sicuro di te anche quando qualcuno cerca di manipolarti con la colpa. Con un io centrale non puoi più essere manipolato.

Ecco come donare per davvero: la verità definitiva sulle buone azioni

La verità sulle buone azioni impone che l’unica vera generosità viene dal cuore. E allora dobbiamo rendere il nostro cuore pieno di amore e coltivare dentro di noi la forza di volontà. In questo modo potremo donare davvero, in modo sincero e autentico, senza sentirci privati di qualcosa, in colpa, vittimizzati, imprigionati, insicuri, impauriti, tesi, agitati. Ciò è un’enorme liberazione! La verità sulle buone azioni presuppone che per donare davvero dobbiamo semplicemente essere noi stessi: infatti non possiamo donare forzatamente, ma solo spontaneamente. Il dono avviene di per sé, come atto di amore.

Potresti pensare che donare in questo modo è un’utopia e che non lo fa praticamente nessuno! Ma donare per davvero non è un’illusione: possiamo imparare a farlo da ora. Basta che ognuno di noi inizi a farlo nel chiuso di casa sua. E così scopriremo la verità definitiva sulle buone azioni: non serve che facciamo grandi cose, sacrifici o atti eroici. Il dono, infatti, può essere racchiuso in un sorriso, un abbraccio, un bacio, persino nel silenzio. La verità è molto più semplice! Non dobbiamo diventare “altruisti”, nel senso che non dobbiamo creare un’identità dalla nostra generosità; possiamo solamente essere l’altruismo, essere l’amore che si dà liberamente e incondizionatamente.

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