le migliori frasi di Buddha

Le migliori frasi di Buddha

Gli insegnamenti spirituali di Buddha sono estremamente moderni. Ogni volta che li leggi, tornano freschi e sono in grado di offrirti una nuova lezione. Il tuo stato d’animo, la tua visione del mondo e il tuo livello di coscienza influenzano il valore dell’insegnamento. Se leggi una frase di un maestro quando sei felice, la interpreterai in un determinato modo. Se la leggi quando sei giù di morale, potresti vederla da un’altra angolazione. Come mostra la fisica quantistica, infatti, l’osservatore influisce sull’oggetto osservato. Per questo ti invito a tenere sempre a portata di mano le citazioni e gli insegnamenti dei più grandi maestri spirituali. Non stancarti mai di apprezzare il tesoro contenuto in essi. Ciascun aforisma si presta ad essere letto e riletto, e ogni volta si carica di una luce nuova. Ecco quali sono, a mio parere, alcune delle migliori frasi di Buddha per illuminare le tue giornate.

Il valore della parola

“Prima di parlare domandati se ciò che dirai corrisponde a verità, se non provoca male a qualcuno, se è utile, ed infine se vale la pena turbare il silenzio per ciò che vuoi dire.”

Il Buddha, in una delle sue migliori frasi, sottolinea con forza il valore della parola. La maggior parte di noi parla eccessivamente e a sproposito, con il risultato di:

  • sprecare enormi quantità di energia, che potrebbe essere indirizzata per fini più nobili e per aumentare il nostro potere spirituale;
  • creare sofferenza a noi stessi e agli altri;
  • dare origine a malintesi, conflitti e situazioni imbarazzanti;
  • falsare la realtà imponendole sopra i nostri castelli mentali distorti.

Il maestro spirituale è consapevole di come la parola sia in grado di scatenare tempeste come di rasserenare gli animi. Conosce la sottile energia che scaturisce dal linguaggio. Per questo invita a parlare solo quando ce n’è davvero bisogno. In particolare, Buddha evidenzia quattro criteri per capire se è opportuno aprire la bocca oppure rimanere in silenzio:

  • veridicità delle parole: quante volte, pur non conoscendo la verità, esprimiamo giudizi affrettati e preconcetti, cadiamo nei pettegolezzi e persino nel biasimo e nella calunnia?
  • bontà del parlatore: quante volte usiamo la lingua per ferire qualcuno, spesso magari inconsapevolmente? Quando parliamo, non dobbiamo limitarci ad avere buone intenzioni, ma a riflettere sull’impatto reale che le nostre parole potrebbero avere sul nostro interlocutore.
  • utilità del discorso: il mondo di oggi è dominato dalla chiacchiera vuota e superficiale. Se nella maggior parte dei casi essa non crea necessariamente male al prossimo, è comunque un enorme spreco di energia. Le conversazioni frivole e banali non sono un peccato imperdonabile, ma almeno dovrebbero essere limitate il più possibile.
  • maggiore rilevanza delle parole rispetto al silenzio. Ciò che stai per dire è migliore del silenzio? In breve, ha davvero senso che tu parli oppure è preferibile che rimanga zitto?

Sulla sofferenza

“Perché infliggere sofferenza agli altri, quando noi stessi cerchiamo di sfuggirla?”

Questa frase invita a riflettere profondamente sulla facilità con cui procuriamo sofferenza agli altri, contrapposta al desiderio fortissimo di non soffrire. A ben vedere, è davvero folle infliggere agli altri il male che noi stessi vogliamo rifuggire. Ciò è indice di una relazione malata con noi stessi e col mondo, priva di amore e di buonsenso. Se pensi un attimo al malessere che hai causato (anche inconsapevolmente) agli altri, ti renderai conto che non ha molto senso lamentarti della sofferenza che ricevi tu.

L’unica cosa che puoi fare, prima di reclamare il bene dagli altri, è smettere per primo di infliggere dolore. Il Buddha invita a mettersi nei panni delle vittime dei nostri stessi comportamenti, per far germogliare in noi uno spirito compassionevole, che ci porti a intravedere la comunione dell’umanità intera nella sofferenza in modo da volerla trascendere in maniera attiva, e cioè rinunciando ad essere carnefici, piuttosto che in maniera passiva, e cioè rimanendo vittime e sbraitando contro i nostri persecutori.

I pensieri fanno l’uomo

“L’uomo è ciò in cui crede. L’uomo è l’immagine dei suoi pensieri, quindi spesso l’uomo diventa quello che crede di essere.”

Buddha afferma convintamente che l’uomo è il prodotto delle sue stesse credenze. Non c’è nulla di più vero: se tu credi di essere un buono a nulla, la tua credenza diventerà una profezia autoavverante e diventerai un buono a nulla. Se credi di valere molto, al contrario, molto probabilmente la tua credenza diverrà reale. Che i pensieri influiscano direttamente sulla nostra interiorità, e a partire da questa, sull’esterno, è questione di buonsenso, ma è anche appannaggio delle ultime scoperte scientifiche. Questa frase del Buddha è un abbozzo della legge di attrazione, poiché mette in evidenza la relazione pensieri-realtà e l’impatto che i primi hanno inevitabilmente sulla seconda.

La nostra realtà è dettata dal modo in cui pensiamo. Per questo è fondamentale mettere in discussione le credenze di base della nostra vita, in modo da sostituirle con altre potenzianti o anche semplicemente lasciare la nostra mente libera da condizionamenti ed eliminare completamente il vocabolo “credenza” dal nostro vocabolario mentale. La cosa più importante di tutte è osservare i contenuti della propria mente per portare alla luce le convinzioni consce e inconsce che dominano la nostra esistenza e smettere così di vivere entro i loro confini rigidi e limitanti. I pensieri fanno l’uomo, ma l’uomo può creare un ambiente psichico nuovo per creare consapevolmente la sua realtà. Come? Addomesticando la mente e sfuggendo al suo terribile dominio.

L’importanza della pazienza: una delle frasi migliori e più profonde di Buddha

“La pazienza è la più grande delle preghiere.”

Questa è una delle frasi migliori e più profonde di Buddha. Questo brevissimo aforisma riassume il valore inestimabile della pazienza. Essa è una delle virtù umane più potenti, ed è collegata alla perseveranza, alla determinazione, alla tolleranza e, non da ultimo, all’amore. Chi è paziente è in grado di ottenere praticamente tutto ciò che vuole (per questo è la più grande delle preghiere!), poiché è in grado di concentrare i suoi sforzi in maniera retta e intensamente. La pazienza richiede infatti la capacità di accumulare energia psichica e soprattutto di non disperderla nella lamentela (che non a caso è solitamente sintomo di impazienza). Inoltre presuppone un enorme livello di accettazione del presente e di stare nel qui e ora nonostante le apparenti asperità.

Chi è paziente riesce a dominare gli impulsi dell’ego, ergendosi al di sopra di esso e smettendo di esserne schiavo. Sa che l’ego non deve essere sempre compiaciuto. Tramite la pazienza, è possibile trattenere un grado straordinario di energia, ma la maggior parte di noi è sopraffatto da essa e il più delle volte la spreca incanalandola nella collera, nel vittimismo e nella lamentela, trasformando la preghiera in una maledizione contro se stesso. Se al contrario riuscirai a conservare quell’energia e usarla per nutrire il tuo cuore, se sei in grado di tenere a freno l’impulso della mente a scaricare fuori quel potere, allora sarai padrone del mondo. Ricorda: se domini te stesso, domini il mondo. Il potere derivante dalla pazienza non è però egocentrico, ma ricolmo di amore e bontà.

L’imperturbabilità del saggio

“Come la rupe massiccia non si scuote per il vento, così pure non vacillano i saggi in mezzo a biasimi e lodi.”

Buddha usa una potente similitudine con la quale accosta la maestosa immobilità di una rupe con l’imperturbabilità del saggio. Come la rupe non è scossa dal vento, così il potere delle critiche e dell’approvazione non è in grado di influire sullo stato d’animo di un maestro. Chi è profondamente saggio, è consapevole di quanto siano pericolose le condanne quando le lodi. Oggi, in realtà, soprattutto negli ambienti spirituali si invita a non scomporsi quando si viene attaccati.

Ciò è un insegnamento imprescindibile, ma raramente si mette in evidenza il rischio di cedere all’approvazione degli altri. Dato che essa piace al nostro ego, tendiamo addirittura a considerarla positiva. In realtà, se derivi la tua stabilità interiore e la tua felicità dalla ricerca del plauso degli altri, significa che dipenderai dal loro giudizio, e quindi anche dalle loro critiche. Non puoi pensare di sopportare il biasimo se continui a sperare negli elogi.

Condanna e lode sono due facce della stessa medaglia: quando consentiamo ad una di influenzarci, dipenderemo inevitabilmente anche dall’altra. Dipendere da questi due fattori significa rimanere deboli e in balia degli altri. Quando consentiamo ad una critica di ferirci o ad un complimento di farci sentire euforici, stiamo consegnando il nostro stato d’animo nelle mani del mondo, perdendo potere su noi stessi e confinandoci in un carcere tremendo.

Per quanto sia dato per scontato, non è normale sentirsi orgogliosi a seguito di un complimento. Sembra normale perché siamo cresciuti in un ambiente di premi e punizioni, elogi e rimproveri e abbiamo costruito la nostra sicurezza sul disperato bisogno di essere amati dagli altri, scordandoci che l’amore non è qualcosa che si baratta e la sicurezza non è qualcosa che si acquista. Deriva la tua autostima dall’interno e crea un centro stabile dentro di te invece che mendicare apprezzamenti dall’esterno. Ricorda: se dipendi dalle lodi degli altri, diventi un burattino nelle loro mani.

L’illusione del possesso: una delle frasi migliori e più penetranti di Buddha

Lo sciocco dice: “Questi sono i miei figli, questa è la mia terra, questo è il mio denaro”. In realtà, lo sciocco non possiede se stesso, tanto meno i figli, la terra o il denaro.

La società di oggi è imperniata sul possesso. Il possesso nasce dall’esigenza dell’ego di perpetuare e ingrandire se stesso acquistando potere all’esterno. Il problema, però, è che il dominio di un uomo sull’esterno è qualcosa di fragile e illusorio. Fragile perché tutto è temporaneo e destinato a finire presto: nessuna proprietà può conservarsi all’infinito, e ciò causa enorme sofferenza e paura per l’ego. Illusorio perché il possesso è un’immagine mentale inesistente, un’astrazione che nasce da un bisogno sterile e infantile. Io dico: “Questo è mio” perché così creo un’identità fantasma che mi dà una certa sicurezza e mi permette di uscire dal caos.

La proprietà è soltanto un’idea: se disciplinata può certamente portare ordine e progresso, ma il problema sorge quando essa diventa il surrogato del senso di proprietà di se stessi. Non è un caso che tanto più uno si senta vuoto dentro e privo di potere su di sé, quanto più voglia dominare gli altri, acquisire oggetti, diventare potente nel mondo e possedere senza freno. Ma il possesso esterno è fasullo: l’uomo ha bisogno di conquistare se stesso, così da derivare il proprio potere dall’interno e da non aver bisogno di espandersi all’esterno, creando follia e distruzione. Addomestica te stesso, diventa padrone del tuo ego invece che rimanere suo schiavo e confondere il suo potere su di te con la tua sottomissione nei suoi confronti.

Il mostro dell’ira

“Se tu sapessi ciò che la tua rabbia ti sta facendo, fuggiresti da lei come dal peggior veleno.”

L’ira è considerata dalla tradizione cristiana come uno dei sette peccati capitali. Essa è descritta da Seneca nel De ira come un vero e proprio mostro, che è in grado di possedere l’uomo trasformandone la fisiologia, la psiche e i comportamenti in modo repentino e radicale. Il Buddha evidenzia come l’ira traghetta l’uomo nella dimensione dell’inconsapevolezza profonda, rendendolo cieco e impedendogli di conoscere il corso seguito dalle sue azioni. Chi è infuriato non è lucido, è letteralmente posseduto da un demone e sembra che nulla lo possa fermare dalla sua pazzia. Ma la cosa più sorprendente è che l’inconsapevolezza diventa tale che l’uomo non si accorge degli effetti letali dell’ira su di sé. Essa è come un attacco di cuore: le ricerche scientifiche sottolineano l’impatto della collera sul sistema cardiovascolare e sull’intero organismo, evidenziando le estreme condizioni di stress a cui esso è sottoposto da una sfuriata.

Se diventi consapevole della distruttività dell’ira, sarai meno propenso a caderne vittima. Essa è davvero un veleno mostruoso, una tossina che sconvolge completamente la tua biologia e ti annichilisce. Una cosa è certa: l’ira crea enormi danni agli altri, ma la prima vittima di questa emozione è colui che se ne fa dominare. Non dimentichiamo che la collera è innanzitutto un urlo di dolore, una disperata richiesta di aiuto, che trasforma una mente sofferente in un carnefice. Per sfuggire al veleno dell’ira, devi essere abbastanza vigile e consapevole da notarla non appena sboccia dentro di te per riuscire a non cadere in preda al suo delirio. Nota anche la più lieve frustrazione o irritazione e non permetterle di farsi strada dentro di te. Ciò non significa che devi reprimerla: al contrario, devi accettarla e poi lasciarla andare prima che si sedimenti e si accumuli nel tuo organismo intossicandoti.

Il più grande di tutti i piaceri

“Nessun altro piacere è più grande della pace.”

Questa è una delle frasi più stringate, ma allo stesso tempo tra le migliori e più significative di Buddha. In questa frase concisa Buddha evidenzia la vacuità di tutti i piaceri, fatta esclusione per la pace interiore. Tutti i piaceri, infatti, sono evanescenti, vanno e vengono e non sono in grado di offrire nulla di più di una temporanea soddisfazione, alla quale segue un amplificazione del malessere rispetto al momento precedente al godimento. I piaceri dei sensi non sono un problema: a lungo sono stati considerati come peccaminosi e assolutamente da evitare. Ma ciò ha creato soltanto ossessività e repressione, violenza e distruzione. Infatti i piaceri non vanno negati, ma va piuttosto trascesa la dipendenza da essi.

La cultura occidentale è stata responsabile di un colossale equivoco: ha scambiato la necessità di trascendere la materialità con la volontà folle di negarla e cancellarla, col risultato di aggravare la sofferenza umana e di trasformare la carne in un tabù. Ancora oggi il sesso e l’erotismo sono visti spesso con occhio critico, come un qualcosa di cui vergognarsi. In realtà, nei piaceri non c’è nulla di male, e addirittura la loro repressione raramente porta a trascenderli, e più spesso a diventarne schiavi ancora più di prima. Aldilà di tutto questo, la spiritualità insegna a smettere di avere bisogno della materialità come fonte di felicità, per rifugiarsi nella pace incommensurabile dell’Essere dentro ciascuno di noi.

La pace è il piacere più grande perché è l’unica sorgente di gioia stabile e permanente. Il tuo Essere, e la felicità intrinseca ad esso, non ti lascia mai una volta che affondi nelle sue profondità. La beatitudine conseguente all’Illuminazione è lo stato naturale dell’essere umano, ed è l’unica cosa che vale davvero la pena perseguire con forte desiderio e intensa volontà.

Raggiungere l’illuminazione

“Se volete ottenere l’illuminazione, non dovete studiare innumerevoli insegnamenti. Approfonditene solo uno. Quale? La grande compassione. Chiunque abbia grande compassione, possiede tutte le qualità del Buddha nel palmo della propria mano.”

Il Buddha insegna che per realizzare la propria essenza (e cioè ottenere l’illuminazione) bastano poche cose. Non è necessario farsi sommergere da libri e da insegnamenti innumerevoli e spesso dispersivi. L’illuminazione non è questione di conoscenza mentale o di profondità di intelletto. Essa è piuttosto il risultato dell’apertura del cuore all’amore incondizionato. La compassione è una delle forme più elevate di amore. Essa non è da confondere con la pietà, che implica un sentimento di superiorità in chi la sperimenta. La vera compassione è la consapevolezza dell’unità che sottende tutto, della comunione universale e della condivisione della sofferenza. Essa è una chiave per accedere all’Essere, poiché annulla il senso di identità egoica, elimina la separazione e consente di raggiungere uno stato di profonda unione con il Tutto.

Approfondisci l’insegnamento della compassione e apriti a provarla il più possibile. Elimina le barriere che ti impediscono di sperimentarla. Non ascoltare il tuo ego, che ti spinge a chiuderti orgogliosamente nella tua sofferenza e ad ignorare quella altrui. Riconosci che il male perpetrato è sempre frutto di inconsapevolezza, e anziché incolpare, abbi compassione. Perdona, ama e ringrazia. Non permettere che il tuo ego ti faccia nascondere dietro le sue barricate, ma abbi il coraggio e la volontà di trascendere per accedere alla retta visione del mondo, per vedere la perfezione e la meraviglia del Tutto. Riconosci di non avere occhi per vedere e sviluppa l’intenzione di comprendere la bellezza e l’amore che regge tutto. Usa la sofferenza, tua e altrui, per aprire il cuore.

Guardare dentro se stessi: una delle frasi migliori di Buddha

“Non badare ai torti altrui, non a ciò che altri avrebbe dovuto fare o non fare: osserva piuttosto ciò che tu hai fatto o non fatto.”

Per quanto semplice e immediata, questa è una delle frasi migliori e più pregne di significato di Buddha. Questo insegnamento invita a guardare i nostri peccati piuttosto che accusare gli altri dei loro. Anche nel Vangelo di Luca si trova un insegnamento simile, esemplificato magistralmente dalla metafora della pagliuzza e della trave:

Come puoi dire al tuo fratello: «Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio», mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.

Luca 6, 39-45

Tutti noi siamo in grado di sottolineare i torti commessi dagli altri. Ma raramente abbiamo il coraggio, la forza di volontà ma anche solo la consapevolezza necessari per esaminare i nostri vizi. Stando però alla legge dello specchio, vedere i difetti degli altri significa proiettare i nostri su di loro. Già soltanto questo dovrebbe essere un incentivo a smettere di giudicare gli altri per i loro torti. Infatti tanto più vedi gli errori all’esterno, quanto più sei tu a sentirti sbagliato! Quando noti un difetto negli altri, pensa a come tu possiedi quello stesso difetto e lavora per eliminarlo. Potresti in questo modo accorgerti della trave nel tuo occhio ed eliminarla!

Disciplinare la mente

“Come la pioggia penetra in una casa mal coperta, così pure la passione penetra in una mente non usa alla meditazione.”

Il Buddha sottolinea l’importanza di disciplinare la mente attraverso la meditazione in modo da non cadere schiavi delle passioni. Oggi potrebbe essere un invito a non finire vittima delle dipendenze: lavorare su di sé e conoscere se stessi è un modo davvero efficace per insegnare alla mente ad essere pacata e priva di desideri impellenti ed eccessivi. Le dipendenze possono nascere soltanto in una mente indisciplinata. Chiaramente non è obbligatorio seguire una pratica meditativa formale, seduti nella posizione del loto a contare i respiri! Meditare significa semplicemente creare una distanza tra te e la mente e ciò può essere fatto anche dinamicamente e tramite le pratiche informali, l’osservazione e l’introspezione. In ogni caso, qualunque sia l’approccio che preferisci, è assolutamente indispensabile domare il proprio corpo mentale e il corpo emotivo per non esserne dominati.

Condividere la gioia: una delle frasi migliori e più poetiche di Buddha

“Migliaia di candele possono venire accese da una singola candela, e la vita della candela non sarà abbreviata. La felicità non diminuisce mai con l’essere condivisa.”

L’immagine proposta dal Buddha è meravigliosa: ognuno di noi è una candela che può contagiare gli altri col proprio umore. In particolare, chi è gioioso emana gioia. Non a caso spesso si dice che una persona sprizza gioia da tutti i pori, ad indicare il movimento con cui essa scaturisce da lui verso l’esterno. Una sola persona felice è in grado di illuminare la giornata a migliaia di altre persone, direttamente o indirettamente. Una persona del genere è apprezzata da tutti e la sua compagnia è preziosissima.

D’altro canto, anche quando la nostra candela emana negatività e tossicità, contagiamo gli altri e mettiamo loro addosso il nostro cattivo umore. Se vuoi stare in un ambiente positivo, assumiti la responsabilità di trasformare la tua casa in un luogo di armonia. Condividi anche la più piccola gioia con chi ti sta intorno: non essere avaro di felicità. Come insegna il Buddha, trasmettere felicità agli altri non diminuisce la tua positività, anzi la alimenta e la fa risplendere più intensamente. Non contaminare il mondo con la tua tossicità.

Grazie a frasicelebri.it per avermi suggerito le citazioni. Dimmi nei commenti che cosa pensi di queste tra le migliori frasi di Buddha! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook!

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