Le migliori frasi di Krishnamurti

Le migliori frasi di Krishnamurti

Jiddu Krishnamurti è stato un filosofo e maestro spirituale di origine indiana. Fu avvicinato alla Società Teosofica per le sue doti intellettuali e spirituali, ma se ne allontanò ben presto. Il cuore degli insegnamenti di Krishnamurti riguarda la liberazione dell’uomo dai dogmi, dalle paure, dalla sottomissione all’autorità, dai sistemi di pensiero e dai conflitti. Il suo antidogmatismo fu tale che si rifiutò di insegnare qualunque metodo o tecnica per facilitare la realizzazione spirituale. Krishnamurti è ricordato per la fluidità dei suoi discorsi e la capacità di cogliere l’essenza dei problemi. Oggi vediamo quelle che secondo me sono le migliori frasi di Krishnamurti.

Definirei Krishnamurti come il Socrate moderno. Infatti come Socrate egli è stato un sostenitore ardente del pensiero critico e della necessità di trovare la verità dentro di sé. E come il filosofo greco ha sottolineato quanto sia urgente liberarsi dalle credenze e dai condizionamenti sociali e culturali per ottenere la libertà interiore. Al centro del suo insegnamento è la necessità di osservare se stessi senza giudizi o preconcetti, indagando direttamente la propria interiorità per conoscersi profondamente. Il suo modo di parlare era particolarmente duro e tagliente. Ma oltre la durezza di superficie, traspariva un senso di dolcezza, umorismo, delicatezza e amore.

Le migliori frasi di Jiddu Krishnamurti

“L’individuo che non è intrappolato nella società è l’unico a poter influire su di essa in modo considerevole”.

Questa è tra le migliori frasi di Krishnamurti in quanto sintetizza il nucleo del suo messaggio filosofico e spirituale. Tutti siamo stati letteralmente sottoposti a un lavaggio del cervello così onnipervasivo da rendere difficile scoprire la portata dei nostri condizionamenti. Da quando nasciamo, assorbiamo come spugne credenze, abitudini, atteggiamenti, limiti, barriere, idee. Veniamo così risucchiati dalla società, dal modo di pensare comune, dalla cultura dominante. E persino chi si professa anticonformista non comprende quanto in realtà continui a essere profondamente condizionato. Per smettere di essere intrappolati nella società, dobbiamo affinare il nostro pensiero critico e soprattutto la capacità di osservarci.

In questo modo possiamo mettere in discussione i nostri condizionamenti e superarli. Nessuno può dire di non essere condizionato o di non esserlo mai stato. Solo attraverso un lavoro faticoso di conoscenza di sé possiamo liberarci di ciò che è stato imposto e a cui abbiamo creduto e dato per scontato. Krishnamurti afferma che solo chi è libero dai condizionamenti può influire considerevolmente sulla società. Infatti chi è condizionato non può fare altro che confermare, ripetere e riproporre i condizionamenti di cui è vittima inconsapevole. Chi ha superato i condizionamenti può esprimere se stesso al meglio e lavorare per la liberazione degli altri dalla “prigione” mentale.

“La libertà è essenziale per l’amore; non la libertà di rivolta, non la libertà di fare ciò che ci aggrada né quella di cedere, più o meno apertamente, ai nostri desideri; si tratta piuttosto della libertà che deriva dalla comprensione”.

Che cos’è la vera libertà? Krishnamurti è chiaro al riguardo: non è la libertà di fare ciò che si vuole. Piuttosto, è la liberazione dall’ignoranza. È dunque comprensione di ciò che è reale e di ciò che non lo è. E la comprensione non può essere comprata o ottenuta da qualcuno. Può soltanto essere intuita, raggiunta attraverso l’analisi di sé, per scoprire la Verità che giace nel proprio cuore. La libertà, sottolinea Krishnamurti, è un presupposto indispensabile per amare. L’amore, infatti, è energia priva di limiti e condizionamenti. Finché siamo lontani dalla verità e siamo soggetti a dogmi, false credenze e idee distorte, non possiamo realmente amare. L’amore, come la libertà, è il risultato della comprensione della Verità.

Infatti Amore, Libertà e Verità sono qualità del nostro Essere. Non puoi avere l’uno senza l’altra. Essere liberi non significa ribellarsi, fare la rivoluzione contro il governo ladro, scaricare la propria bile contro il male nel mondo. Questa non è libertà: è sempre schiavitù. È lo schiavo a ribellarsi contro il padrone. Chi è libero, compie una rivoluzione interiore. Non scalcia contro le catene che vede all’esterno. Piuttosto, comprende come l’unico carcere sia la propria mente, e l’unica vera liberazione può avvenire dentro di sé e non fuori. E nell’ottenere questa libertà, è possibile aprirsi all’amore.

“Il semplice osservare richiede un’incredibile chiarezza; senza di essa, non è possibile osservare”.

Per osservare è necessaria una grande attenzione, una notevole vigilanza, un’incredibile chiarezza. Solitamente questa chiarezza manca poiché siamo velati da troppi pensieri. Quando ci viene chiesto di osservare qualcosa dentro o fuori di noi, non possiamo fare a meno di etichettare, giudicare, esprimere un pensiero. La nostra mente è più veloce di noi. La nostra attenzione è risucchiata dai pensieri. Siamo oscurati da convinzioni e giudizi. Non riusciamo a distaccarcene nemmeno per un momento. Questo è un enorme ostacolo all’osservazione pura e alla realizzazione spirituale. Eppure siamo ipnotizzati dalla mente.

“L’amore elargisce se stesso con abbondanza, come un fiore il suo profumo”

Amore e abbondanza sono parenti stretti. Non può esistere amore laddove domina una mentalità di scarsità. La gelosia, l’attaccamento, il possesso, l’esclusività non sono amore. L’amore non è speciale né personale né, soprattutto, condizionato. Laddove c’è un limite, lì non c’è vero amore. Il limite è solo un frutto della paura e del condizionamento, dell’ego e del bisogno di sicurezza. L’amore non ha confini, quindi si estende senza limiti. È dunque come il profumo di un fiore, che va in tutte le direzioni senza esprimere preferenze, senza ritrarsi alla vista di qualcosa che non gli piace, senza contrarsi in smorfie di disgusto. Quando viviamo nello stato ordinario dell’ego, non possiamo amare incondizionatamente. Infatti tale amore distruggerebbe ogni barriera, ogni identità, ogni falsa immagine di noi.

“Nessuno può mettervi in prigione psicologicamente, ci siete già”

Tra le migliori frasi di Krishnamurti, anche questa sintetizza bene il cuore del suo pensiero. Ciascuno di noi è profondamente condizionato. Troppo spesso abbiamo paura di poter essere controllati, dominati, resi vittime di qualcun altro. Ma Krishnamurti ci dice di non avere paura: non possiamo essere più imprigionati di quanto già siamo! A prima vista può apparire come un commento pessimista e deprimente. In realtà ammettere il potere dei condizionamenti su di noi significa smettere di puntare il dito contro gli altri e assumersi la responsabilità della propria schiavitù come della propria liberazione. In particolare, dobbiamo riconoscere come le catene che sentiamo su di noi sono una nostra scelta inconscia per proteggerci, non un’imposizione esterna. Scopri qui come liberarti dal dominio della mente.

“Quando la mente è totalmente silenziosa, in superficie come in profondità, allora ciò che è ignoto, ciò che è incommensurabile, si rivela”

Come scoprire il divino? Come possiamo aprirci all’ultima realizzazione spirituale? Dobbiamo far tacere la mente. Secondo Krishnamurti, tuttavia, non è necessario meditare meccanicamente a tale scopo. Anzi, egli sconsigliava sempre le pratiche meditative, in quanto a suo dire sono inutili e spesso anche dannose. Piuttosto, dobbiamo concentrare tutta la nostra attenzione su di noi, senza tentare di controllare la mente. Quando la mente è completamente in silenzio, possiamo sperimentare la presenza consapevole dell’Essere, che è poi la nostra presenza, e fonderci totalmente con essa. L’Illuminazione non è altro che questo: riunirsi al vero Sé, alla sua pace e gioia incommensurabili e senza limiti.

“Fa’ attenzione all’uomo che dice di sapere”

In questa frase si può trovare la profonda vicinanza tra Krishnamurti e Socrate. Socrate condannava aspramente la presunzione di sapere, che è pura ignoranza. Quanto spesso noi crediamo di sapere qualcosa, o la diamo per scontata, per poi doverci ricredere? Siamo letteralmente zeppi di convinzioni false e idee che non abbiamo mai messo in discussione. Esse ci limitano notevolmente e ci impediscono di essere felici e realizzati. Spesso ci affidiamo a presunti esperti e ci fidiamo ciecamente di loro. Oggi più che mai stiamo tornando all’era dell’ipse dixit, dell’autorità che non può essere messa in discussione. Infatti ci sentiamo terribilmente instabili e pur di non perdere la fiducia nel mondo, ci sottomettiamo alle autorità.

Crediamo ciecamente alla voce della scienza (dimenticando che scienza è esperimento e visione diretta, non culto dell’autorità scientifica). Ci fidiamo a occhi chiusi dei medici, dei nutrizionisti, degli avvocati, del telegiornale, dei libri che leggiamo, delle persone che ascoltiamo. D’altra parte, molti di noi cadono nella paranoia di non fidarsi di niente e di nessuno. Sia lo scetticismo totale che la fiducia cieca sono posizioni estreme e rigide, che nascono come difese contro il caos. Affrontare il caos richiede pazienza, lucidità, pensiero critico e auto-osservazione, e in pochi hanno il coraggio di essere soli, indipendenti e liberi.

Chiunque può essere il presuntuoso di turno che dice di sapere. Non è certo un titolo di studio, un simbolo o un attributo a sottrarlo dall’ignoranza. Anzi, è proprio il culto delle autorità a renderci acritici e a portarci a fidarci e a non mettere in dubbio ciò che attraversa le nostre menti. Non dovremmo assimilare nulla senza il nostro consenso. D’altra parte, non dobbiamo nemmeno rifiutare tutto a priori: dovremmo avere un’apertura mentale tale da accogliere tutto, ma allo stesso tempo decidere che cosa assumere come vero oppure no. Dobbiamo essere aperti senza essere vulnerabili, critici senza essere paranoici, scettici senza sconfinare nella chiusura mentale.

“L’elemento decisivo per portare la pace nel mondo sono i nostri comportamenti di tutti i giorni”

Quante volte ci lamentiamo della guerra nel mondo, del male, delle ingiustizie che vediamo e che subiamo? Troppe, troppe volte. Non ci rendiamo conto che l’unico, vero conflitto è quello dentro di noi. La guerra che vediamo in Siria è il riflesso del nostro conflitto interiore. Le prigioni in Libia sono il riflesso della nostra prigione psichica. Le atrocità commesse nel mondo sono il riflesso del nostro lato osucro, della nostra aggressività e del nostro odio. Ciascuno di noi è responsabile della guerra nel mondo, poiché porta il conflitto dentro di sé. Non c’è bisogno di essere degli assassini per contribuire al male nel pianeta: è sufficiente che non siamo in pace con noi stessi.

Quando abbiamo un conflitto dentro di noi, portiamo la guerra all’esterno. Se dunque vogliamo davvero essere portatori di pace e di luce, dobbiamo prima trovare la pace dentro di noi. Finché non ci sarà la pace dentro di noi, come potremo pretendere che ci sia all’esterno? Se tutti ci lamentiamo che fuori di noi c’è il male, il conflitto, la divisione, chi lavorerà per risolvere queste cose? Non ci sarà nessuno, e il mondo rimarrà un posto di guerra e separazione. Se vogliamo una realtà diversa, troviamo la pace dentro di noi e poi espandiamola nel mondo. Tutti sono responsabili, nessuno è vittima.

Krishnamurti, in una delle sue migliori frasi, sottolinea che a determinare la pace nel mondo sono i nostri atteggiamenti quotidiani. Se dentro di noi ribolliamo di rabbia, sbraitiamo contro il nostro partner o contro i nostri figli, come pensiamo che ci sarà pace nel mondo? E se siamo pieni di giudizio e odio, oppure desiderio di vendetta e rancore, come possiamo pretendere che sulla Terra ci siano meno assassinii? Noi uccidiamo ogni volta che agiamo in preda al conflitto, lo teniamo vivo, lo alimentiamo. Non c’è alcun bisogno di uccidere qualcuno fisicamente per diventare degli assassini! Possiamo essere portatori di guerra anche se non abbiamo mai ucciso una mosca. D’altra parte, possiamo portare la pace anche senza manifestazioni o riunioni di piazza (che magari sconfinano nella violenza ed esprimono rabbia, odio e insoddisfazione e quindi alimentano la guerra).

Non c’è bisogno di manifestare per la pace o di urlare slogan contro la guerra. Al contrario, è molto più importante diventare la pace, essere la pace, incarnarla tutto il tempo con tutto il proprio essere. Questo è l’unico modo per cambiare il mondo. Certamente è più facile dire a parole che vorremmo che il mondo fosse un luogo pieno di amore e condivisione, fratellanza e unione. Ma se odiamo nostro fratello, come possiamo pensare che un tale desiderio si avvererà mai? A contribuire alla pace o alla guerra non sono le decisioni internazionali dei potenti, le dichiarazioni di guerra, le tensioni tra i Paesi. Queste cose sono solo la manifestazione di ciò che ognuno porta dentro di sé, non importa quanto siamo individui ordinari e apparentemente così distanti dalle stanze dei bottoni.

Credo che ciò sia fondamentale da capire: se ognuno di noi si sente responsabile della pace o della guerra di tutto il mondo, può diventare una forza straordinaria di cambiamento. Si tratta, certo, di una responsabilità non facile da assumere. Ma vale la pena provarci, per il bene nostro e di tutta l’umanità. Possiamo iniziare a lasciar andare il nostro astio, i nostri rancori, i nostri giudizi, i nostri fastidi. E possiamo iniziare a perdonare, a smettere di attaccarci ai nostri rancori e a sentirci vittime delle ingiustizie e del male. E possiamo guardare dentro di noi per riconoscere il nostro lato oscuro e illuminarlo con la fiamma della consapevolezza e dell’amore.

“Solo se ascoltiamo, potremo imparare. E ascoltare è un atto di silenzio: solo una mente serena, ma straordinariamente attiva può imparare”

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sull’arte di ascoltare. Per apprendere qualcosa di nuovo dobbiamo dapprima imparare ad ascoltare. Se infatti le nostre menti sono riempite di pregiudizi e manteniamo questi anche mentre dialoghiamo, leggiamo o conversiamo, non possiamo imparare nulla. Per imparare, c’è bisogno di una disposizione di apertura. Altrimenti rimarremo sempre con le stesse convinzioni e gli stessi preconcetti e rimarremo le stesse persone di sempre. Ma come si ascolta? Per ascoltare non dobbiamo solo stare zitti, ma soprattutto far tacere la mente. Eppure la maggior parte di noi non ascolta davvero: quando l’altro parla, rimaniamo assorbiti dai nostri pensieri, pronti a controbattere. In questo modo non siamo aperti all’altro e non possiamo imparare nulla da lui, il quale molto probabilmente non imparerà nulla da noi in quanto trincerato nelle sue posizioni e opinioni.

“La vera rivoluzione per raggiungere la libertà è quella interiore, qualsiasi rivoluzione esterna è una mera restaurazione della solita società che a nulla serve”

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sulla rivoluzione interiore. Un vero saggio sa che il vero e unico cambiamento possibile è quello interno. Lavorare su di sé è l’unico presupposto per ottenere la libertà. Non ci sono padroni all’esterno, nemici da combattere, governi ladri, banche predatrici, multinazionali avide di potere. Può darsi che ci siano pure, ma che differenza fa per noi che ci siano o non ci siano? Forse è il capitale finanziario a impedirci di emanciparci? E se accusare le élite, Big Pharma e i miliardari non fosse che una scusa per non crescere, per non cambiare e per rimanere gli stessi di sempre? Se anche i politici corrotti, le aziende che pensano solo al profitto, gli uomini folli fossero privati del loro potere, da chi verranno sostituiti se noi non cambieremo dall’interno?

C’è il rischio che un rovesciamento del sistema porti a una società, a un potere e a un’economia simile alla precedente, forse addirittura peggiore. O magari leggermente migliore, ma non abbastanza da risolvere i problemi umani. Perché? Perché ogni rivoluzione operata all’esterno nasce dalla volontà di distruggere, non di costruire, dal desiderio di ribellarsi e dalla rabbia piuttosto che dall’intenzione di proporre un’alternativa valida. Le rivoluzioni avvenute nel corso della storia hanno insegnato questo: il nuovo ordine è sempre stato peggiore o uguale al precedente. In alcuni casi è stato migliore, ma non ha abolito le differenze, non ha sanato i veri problemi, ha costruito qualcosa di temporaneo e di instabile. Perché allora non facciamo una rivoluzione interiore, tutti quanti, per diventare davvero liberi? Forse in questo modo anche il mondo là fuori rifletterà il nostro cambiamento!

“La rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come fare”

Ma come compiere questa rivoluzione interiore? In un’altra delle sue migliori frasi, Krishnamurti chiarisce bene che la rivoluzione va compiuta dall’individuo, da solo, senza l’aiuto di nessuno. Infatti non c’è nessuno al mondo che può operare una trasformazione dentro di noi. Soltanto noi abbiamo la responsabilità e il compito di essere “rivoluzionari”. Sono sempre stato convinto che ognuno sia la guida del proprio percorso. Ciò significa che non esistono pratiche, tecniche, esercizi validi per tutti per crescere o illuminarsi. Ognuno raggiunge la libertà e la felicità a modo suo. Possono esserci dei percorsi simili, con molti punti in comune, ma mai completamente uguali. Altrimenti la libertà sarebbe qualcosa di imposto dall’esterno, ma in tal caso non sarebbe libertà, perché qualcosa di imposto è semmai opposto alla libertà.

La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare.

Questa è una delle migliori frasi di Krishnamurti sull’intelligenza umana. Secondo il maestro, la vera intelligenza è la capacità di osservare senza giudizio. Si tratta di qualcosa di davvero difficile per una mente abituata a filtrare l’osservazione con le sue interpretazioni, a colorarla con i suoi giudizi, a oscurarla con i suoi pensieri triti e ritriti. Noi non vediamo il mondo per come realmente è, ma lo vediamo sempre filtrato dalla mente. Persino quando osserviamo un pennarello, subito lo etichettiamo, e così perdiamo la freschezza dell’osservazione. L’osservazione è un’azione sempre nuova: è solo la mente a rendere il mondo un posto grigio, in cui tutte le cose appaiono uguali e noiose, tutto è ripetitivo e privo di interesse. Ma la cosa più importante è che guardiamo agli altri e a noi stessi con la lente del giudizio, impedendo la nostra crescita e cadendo nella miseria.

La scelta c’è dove c’è confusione.

Che cosa vuol dire che “la scelta c’è dove c’è confusione”? Tra le migliori frasi di Krishnamurti, questa è anche una delle più criptiche. Ma se riflettiamo un attimo sul suo significato, possiamo comprenderla. Quand’è che abbiamo bisogno di scegliere? Quando dentro di noi c’è conflitto, confusione, caos, cioè quando la nostra mente è divisa in due (o più) parti, una che va in una direzione, l’altra che sceglie quella opposta. Ci sentiamo combattuti. Non sappiamo che cosa fare. Siamo tormentati dal dubbio. Ma anziché analizzare e osservare il conflitto dentro di noi, alimentiamo ulteriormente il conflitto e ci facciamo tormentare da esso, sentendoci costretti a scegliere qualcosa e a rinunciare a quella opposta. Difficilmente abbiamo il coraggio e l’acutezza di guardare il conflitto lacerante che ci affligge.

Ma se guardiamo a fondo dentro di noi, scopriamo il caos, la mancanza di chiarezza, le pulsioni opposte. Da che cosa nascono questi impulsi contrastanti? Nascono dalla mancanza di consapevolezza, di un Io centrato e maturo che armonizzi la confusione dell’ego. L’ego, di per sé, è naturalmente animato da spinte contrastanti, vive nella dualità e nell’opposizione, trova la sua linfa vitale nello scontro di opposti. Ad esempio, la paura nasce perché una parte di noi vuole affrontare qualcosa, mentre un’altra non vuole: la paura, così come ogni forma di sofferenza, nasce da una schizofrenia interiore, uno scontro di volontà, ognuna delle quali è troppo debole per esercitare il suo potere, ma abbastanza forte da mantenere vivo il caos nella mente. Ma se facciamo chiarezza puntando l’attenzione sui nostri conflitti interiori, questi si dissolvono e lasciano spazio alla chiarezza e l’azione avviene di conseguenza, senza che ci sia nemmeno scelta:

Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione.

E infatti in quest’altra citazione, Krishnamurti sottolinea come la mente che vede con chiarezza non ha dubbi, non è spaccata in due, in tre o in quattro, non vede di fronte a sé bivi o biforcazioni, ma solo una strada diretta. Certo non si tratta di qualcosa di facile da raggiungere: la maggior parte di noi è divorata dal dubbio e dal caos! Ma non dobbiamo condannare la confusione o rifiutarla, magari attaccandoci a false certezze per godere di un senso illusorio di stabilità. Piuttosto dobbiamo guardare dentro noi stessi per scoprire i conflitti e scioglierli alla luce della nostra consapevolezza e trasformare la confusione in azione e libertà, decisione e certezza. Non c’è alcun male nel vivere dei periodi di caos dentro e fuori di sé: è tuttavia fondamentale ritrovare sempre la centratura e approfittare di ogni crisi come opportunità di crescita.

Quando siamo eccessivamente divorati dal dubbio e vediamo troppe scelte di fronte a noi, può darsi che siamo confusi e dobbiamo semplicemente fare chiarezza:

Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera.

Si tratta di una riflessione interessante. Infatti la libertà di scelta viene spesso considerata come una vera libertà, la più grande di tutte le libertà: scegliere che cosa fare, come farlo, con chi… Ma in realtà tale libertà non è altro che un ventaglio di opzioni possibili: è più indefinitezza che libertà.

Per concludere vi lascio con quest’ultima meravigliosa citazione di Krishnamurti sull’amore:

Quando c’è l’Amore voi non siete; quando voi siete non c’è l’Amore. Così, quando c’è il sé non c’è Dio, quando il sé scompare c’è Dio.

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2 commenti su “Le migliori frasi di Krishnamurti”

  1. Buongiorno e grazie per avermi fatto conoscere Krishnamurti.
    Vi chiedo cortesemente un consiglio: da quale libro partire per conoscere vita e verbo?
    Grazie 🙂
    Leonardo

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