Ogni attacco è una richiesta di amore

Ogni attacco è una richiesta di amore

Ogni attacco è una richiesta di amore. Com’è possibile? Siamo sicuri che sia davvero così? Non è che siamo di fronte alla solita predica spirituale o consolazione new age? Come si può dire che un assassino uccida perché ha bisogno di amore? A dispetto di quanto possa sembrare, è così. Ciò che vediamo come malvagità non è altro che follia. La “cattiveria” è solamente la disperazione di chi non trova amore dentro di sé e lo cerca in tutti i modi all’esterno, sfociando nella pazzia. Pur di ricevere amore ognuno è disposto a uccidere, torturare, sottomettersi… Non c’è un limite alla follia causata dalla mancanza di amore. Eppure un atto può essere solamente una richiesta di amore oppure un’espansione di amore. La quasi totalità dei nostri atti sono richieste di amore.

Quasi tutto ciò che facciamo quotidianamente serve a soddisfare i bisogni del nostro ego, quindi è una richiesta di amore al mondo. L’ego per definizione non può dare amore, e persino le sue apparenti “buone azioni” sono un modo per sopravvivere. Per espandere amore all’esterno dobbiamo trascendere il nostro ego. In caso contrario rimarremo per tutta la vita dei mendicanti in cerca di sprazzi di amore in un mondo avaro. Il mondo sembra avaro perché non può rispondere alle nostre richieste di amore: infatti l’amore si trova solamente dentro di noi, quindi non possiamo ottenerlo dall’esterno. Quindi è assolutamente normale non essere amati dal partner o da un genitore. Infatti, salvo che gli altri non abbiano trasceso in gran parte il loro ego, non possono amare incondizionatamente. Possono amare in varie forme, ma non possiamo pretendere da loro un amore angelico e divino.

Ogni attacco è una richiesta di amore

Anche dire che una persona è in grado di amare solo quando si è liberata dal suo ego è un’approssimazione. In realtà (quasi) ognuno di noi è capace di esprimere ed elargire amore. I modi, l’intensità e la frequenza dipendono da quanto amore si trova dentro di noi. E ciò corrisponde a dire: quanta luce, presenza consapevole e spirito ci sono dentro di noi. Al momento, non sembra che in media ci sia troppa luce dentro di noi. Infatti quando un raggio di sole filtra dalla finestra noi abbassiamo subito la tapparella e quando una lampada è troppo vicina ai nostri occhi la allontaniamo… No, scherzo, non è inteso in questo senso! A parte gli scherzi, ognuno di noi ha una più o meno intensa predisposizione per accogliere dentro di sé amore e consapevolezza, in base al grado di maturazione spirituale.

Ciò significa che c’è una gerarchia tra esseri umani? Niente affatto, o perlomeno non nel senso con cui lo si può intendere. Ognuno di noi ha in sé la stessa scintilla divina di chiunque altro: ciò che varia è la misura con cui alimentiamo tale scintilla per farla diventare un fuoco oppure la reprimiamo rimanendo al buio. In base a ciò possiamo dire che esistono diversi gradi di evoluzione spirituale. Ma in assoluto il grado più o meno elevato di evoluzione non distrugge la sacralità della nostra anima o la nostra essenza divina. In ogni caso, apparentemente sembra che accada così. E dobbiamo quindi fare i conti con un’umanità divisa tra la luce e il buio o, meglio, collocata in mezzo a diverse gradazioni di luce.

Infatti il buio non esiste: è solamente assenza di luce. E allo stesso modo l’odio non esiste di per sé: è solamente mancanza di amore.

La mancanza di amore è causa di follia

La mancanza di amore ci porta a comportarci in modo folle. Tale follia viene vista nella prospettiva errata dell’ego come cattiveria o malvagità. Ma la stessa prospettiva dell’ego viene dalla negazione dell’amore dentro di noi! E in questo senso chi si comporta “male” e chi lo giudica condividono lo stesso sistema dell’ego e stanno entrambi richiedendo amore. In particolare, chi giudica si sente attaccato, ha paura, poiché si vede limitato e vulnerabile, e quindi tutto ciò che può fare è chiedere amore. Solo quando apriamo il nostro cuore possiamo vedere come in realtà ogni attacco è semplicemente una richiesta di amore. Ma finché rimarremo nel sistema dell’ego e ci vedremo come dei corpi separati, è chiaro che continueremo a sentirci minacciati dal ladro, dall’assassino, dalla guerra e dalla pandemia.

La nostra paura della morte e dissoluzione ci obbliga a chiedere disperatamente amore, scongiurando con i nostri giudizi di essere risparmiati dal “male”. Dopotutto, il nostro giudicare ha una funzione “apotropaica”, ovvero mira ad allontanare ciò che riteniamo pericoloso per la nostra sopravvivenza. Infatti dobbiamo ammettere umilmente che ciò che giudichiamo come male non è altro che ciò che ci minaccia fisicamente (e psicologicamente). Quindi la nostra visione del male discende dalla nostra identificazione con il corpo. Eppure solitamente siamo troppo addormentati per vedere che è così, e assolutizziamo i nostri giudizi, chiedendoci perché mai c’è il male nel mondo e giudicando chiunque non rispetti la nostra prospettiva.

Pensare di sapere che cos’è il male è arrogante e presuntuoso

Eppure dovremmo mettere in discussione la nostra prospettiva, poiché è davvero limitata. Prima di dire che c’è il male come categoria assoluta, dovremmo mettere in dubbio il punto di vista da cui tale categorizzazione è effettuata. Chi può giudicare che la guerra è un male, che un assassino è malvagio o che la fame nel mondo è una sciagura? Non è arrogante esprimere questi giudizi? Sì, è arrogante, perché significa che l’ego si erge a giudice dell’Universo e si sostituisce a Dio. Dobbiamo riconoscere che non sappiamo per nulla che cosa sia bene o male. E dobbiamo vedere come è solamente la nostra prospettiva a influenzare il nostro modo di vedere il bene e il male.

Basta fare un piccolo esperimento per vedere quanto è limitata la nostra visione delle cose. Se improvvisamente riconoscessi di essere puro spirito immortale e ti trovassi fuori dal corpo, giudicheresti ancora i ladri e gli assassini? Probabilmente no. E la bella notizia è che tu sei già puro spirito, quindi non hai nulla da temere da nessuno e da niente! La paura, il giudizio, la rabbia derivano dalla nostra identificazione con un corpo mortale, che quindi si vede costretto a conservare sé stesso in tutti i modi. Perciò inizia a vedere minacce e pericoli ovunque. Solo tornando a essere lo spirito che siamo sempre stati possiamo liberarci dalla paura e finalmente vedere che non è mai stato davvero commesso del male. E ciò che sembrava malvagio era in realtà una richiesta di amore.

Un regalo può essere un proiettile

Nel sistema dell’ego, è difficile riconoscere che cos’è una richiesta di amore e che cos’è invece espansione di amore. Ad esempio, pensiamo che offrire un regalo sia necessariamente un atto di amore. Può essere. Ma in molti casi (forse nella maggior parte) non è così. Il dono materiale infatti spesso nasconde una richiesta di amore sotto forma di riconoscimento sociale, alleviamento del senso di colpa o allontanamento della paura. E in questo senso un regalo non è diverso da una pallottola sulla testa. Ma come sarebbe a dire? Certo, sto facendo un paragone esagerato, me ne rendo conto. Potresti dire che una pallottola fa male, un regalo no. E invece chi ha detto che un regalo non causi sofferenza in chi lo riceve? Sarà capitato anche a te di ricevere un dono a malincuore, solo per non ferire l’altra persona (anche se in realtà non volevi ferire te stesso).

Beh, ma la pallottola fa più male, addirittura uccide. Sì, ma chi ha detto che una ferita fisica o la morte sia più grave di una ferita emotiva, solo perché questa non si vede? Dobbiamo ammettere ancora una volta che non siamo in grado di giudicare che cosa sia bene o male né che cosa sia amorevole o meno. Ma aprendo il cuore si rivela a noi il paradosso: chi spara una pallottola e chi fa un regalo per ottenere riconoscimento stanno entrambi chiedendo amore. Per quanto la follia dell’assassino sia più manifesta e palese, ciò non toglie che chi fa un regalo sia meno folle. Dopotutto, non ci vuole molto perché una persona rifiutata dal partner tenti di riavvicinarla con dei regali, ma poi, rifiutato, la uccide. Com’è possibile? Come si può passare dai regali ai proiettili? Evidentemente un regalo può già essere un proiettile letale.

Come vedere che ogni attacco è una richiesta di amore

Il fatto è che ci facciamo ingannare dalla forma assunta dalla richiesta di amore. Infatti come al solito valutiamo il bene e il male, l’amore e la mancanza di amore in base al grado in cui qualcosa ci minaccia oppure ci dà benessere. Dobbiamo quindi ammettere che la nostra visione del bene e del male è fortemente utilitaristica e materialista. È cioè condizionata dal nostro vederci dei corpi mortali e fragili. Quando giudichiamo non ci rendiamo conto di questo condizionamento, poiché è nascosto, è una credenza sepolta nel profondo del nostro subconscio. Ma prima di giudicare dobbiamo chiederci chi è che sta giudicando e in base a che cosa sta esprimendo un’opinione o una critica. Siamo noi o è il nostro ego? Vediamo il male perché siamo pieni di amore e saggezza, luce e discernimento oppure siamo accecati dalla visione dell’ego?

Se non ci facciamo queste domande non possiamo vedere che ogni attacco è una richiesta di amore. Dobbiamo avere la mente abbastanza aperta ed essere abbastanza umili da riconoscere che partiamo da una prospettiva errata. O perlomeno fortemente limitata. Non possiamo negare a priori la nostra visione: se vediamo il male dobbiamo essere onesti con noi stessi e dire che quella è la nostra percezione del momento. Ma non dobbiamo assolutizzarla, né identificarci con essa. Piuttosto, dobbiamo fare un passo indietro e aspirare a illuminare la nostra mente con una nuova visione delle cose. Dobbiamo ammettere la nostra cecità, perché solo in tal modo possiamo guarire la nostra vista.

Aprire il cuore tramite la presenza per vedere che ogni attacco è una richiesta di amore

E dobbiamo desiderare intensamente di aprire il nostro cuore per vedere la realtà. Solo riempiendoci di amore possiamo vedere se un atto è una richiesta di amore o un’espansione di amore. E possiamo vedere che non c’è malvagità, non c’è cattiveria, ma solamente ignoranza e inconsapevolezza. Come diceva Socrate, chi fa il male (o ciò che è considerato come male, cioè, per noi, chi richiede amore e non lo dà al mondo) lo fa inconsapevolmente, perché non sa che cosa siano il bene e il male. Se infatti uno sapesse che cos’è il male, potrebbe scegliere se farlo oppure no. Ma chi attacca non è consapevole di ciò che sta facendo. Per di più, nella maggior parte dei casi finisce in balia dei suoi stessi impulsi, perché non riesce a dominarli ma soprattutto perché l’ego lo convince che cedere a quegli impulsi è fondamentale per la sopravvivenza.

Chi fa del “male” crede alle storie false della sua mente, che si basano su eredità ancestrali e sul bisogno di sopravvivenza a tutti i costi. Per l’ego tutto è questione di vita o di morte, quindi esso deve comportarsi così per sopravvivere. Dopodiché, sta a noi rimanere assopiti o completamente addormentati, in preda al nostro ego, oppure attivare una consapevolezza superiore che ci permetta di dominare il nostro ego e iniziare a espandere amore anziché chiederlo disperatamente. Tramite tale consapevolezza (la presenza sulle nostre reazioni ed emozioni), troviamo un centro di stabilità e amore dentro di noi, tale da non aver più bisogno di chiedere queste cose all’esterno. Al contrario, potremo offrire sostegno, sicurezza e amorevolezza al mondo intero.

Ma ci sono la guerra, la fame, la morte…

Come può ogni attacco essere una richiesta di amore se nel mondo ci sono la guerra, la fame, la morte? In realtà, tali cose non sono altro che le proiezioni su scala planetaria delle singole richieste di amore che ognuno fa nel suo piccolo. Il mondo infatti è solamente un riflesso di ciò che portiamo dentro di noi. Se ognuno di noi individualmente ha dei conflitti interiori, si sente povero, limitato, mortale, è pieno di rabbia e di odio, che cosa possiamo aspettarci che ci restituisca il mondo? Ognuno di noi è corresponsabile dei campi di prigionia in Libia, della guerra in Siria, della fame in Africa. Non lo è direttamente, ma indirettamente per via di ciò che porta dentro di sé. Se ci sentiamo responsabili anche di ciò che accade su scala planetaria, non abbiamo più limiti.

E a quel punto potremo smettere di portare guerra, fame e malattia nel mondo. Se vogliamo che le guerre finiscano, dobbiamo risolvere il nostro conflitto interiore, gli scontri tra i tanti piccoli io dentro di noi e dobbiamo trovare la pace dentro di noi. Se vogliamo che non ci siano malattie, dobbiamo guarire la nostra follia, il nostro disallineamento spirituale. E se vogliamo che non ci siano povertà e fame, dobbiamo iniziare a sentirci ricchi interiormente. Combattere la guerra, la fame e la malattia, la morte e la distruzione che vediamo fuori di noi non risolve questi problemi alla radice. E non potrebbe mai farlo. Perché? Perché i problemi sono unicamente dentro di noi: siamo noi la coscienza che crea il mondo, sia nel “bene” che nel “male”.

Riempire il vuoto di amore dentro di noi

Quindi anche la guerra, la fame e la povertà sono il risultato di un vuoto di amore dentro di noi. Se non abbiamo l’amore dentro di noi come possiamo chiedere che finiscano i conflitti e torni a regnare la pace sulla Terra? E dopotutto chi siamo noi per dire che non debba esserci la guerra o la povertà? Se in questo momento ci sono tali cose, ciò significa che hanno una ragione. Con ciò non voglio dire che siano giustificabili. Piuttosto, intendo dire che sono inevitabili alla luce di ciò che si trova dentro di noi! E infatti dentro la maggior parte di noi che cosa c’è se non un enorme vuoto di amore?

E allora assumiamoci la responsabilità di riempire questa mancanza, aprendo il nostro cuore e la nostra mente alla Verità e alla Luce che sono già dentro di noi, seppure a un livello più profondo rispetto a quello che siamo abituati a guardare. Smettiamo di rifiutare l’amore che alberga nel nostro cuore, smettiamo di cercare all’esterno dei pallidi surrogati dell’amore e rivolgiamoci all’unica fonte di pace e gioia! Non è avvelenandoci il sangue che possiamo eliminare la guerra e non è nemmeno facendo l’elemosina che possiamo risolvere la povertà nel mondo. Soltanto trovando la pace, la ricchezza e la felicità dentro di noi possiamo rendere un enorme tributo all’umanità. Infatti eleviamo la coscienza umana in base a ciò che diventiamo, non in base a ciò che abbiamo e neppure a ciò che facciamo.

L’amore è l’unica soluzione a tutti i problemi

Se ci riempiremo di amore, potremo davvero vedere che ogni attacco è una richiesta di amore, e quindi saremo in grado di rispondere con amore. Infatti l’assassino più crudele come il bambino che piange hanno esattamente bisogno della stessa cosa: solamente di amore. Dobbiamo vedere che il mondo non è altro che un grande teatro di mendicanti, disperati, folli, senza che ci sia alcun giudizio in queste definizioni. Infatti la mancanza di amore è malattia, mentre l’amore ridona la sanità e la salute spirituale, mentale e persino fisica. L’amore è la medicina più potente in assoluto. Esso è l’unica soluzione a qualsiasi problema, su scala individuale e collettiva, speciale e planetaria.

Il nostro ego può solamente alleviare il dolore, trovare soluzioni nel breve termine, dare vita a compromessi. Ma non può trovare la soluzione definitiva alla sofferenza, alla guerra, alla povertà. Solo l’amore può rispondere a questi problemi, in quanto essi sono semplicemente frutto di mancanza di amore. E come si può rimediare al vuoto di amore se non riempiendolo di amore? Qual è il modo migliore di rispondere a una richiesta di amore (anche sotto forma di attacco) se non con un atto di compassione, un gesto di comprensione e amore? Dopotutto, che cos’altro possiamo fare? Erigere barriere, difenderci o contrattaccare dà solamente l’impressione di proteggerci. In realtà alimenta il conflitto dentro e fuori di noi.

Perdonare un attacco è l’unico atto sensato

Il fatto di non voler perdonare, di portare rancore, volersi vendicare è semplicemente frutto di ignoranza. Infatti non ci rendiamo conto che in tal modo distruggiamo solo noi stessi e addirittura rendiamo più reali i torti e più pericolosi coloro che giudichiamo essere i nostri carnefici. Infatti chi apparentemente ci fa del male sta solamente chiedendo amore. E se anche noi risponderemo con un’ulteriore preghiera di amore, la sua richiesta sarà frustrata, causando maggiore sofferenza e follia nell’altra persona. In questo modo, anziché essere protetti, siamo più minacciati, poiché ci attiriamo addosso ulteriore pazzia. Dunque mancare di amore danneggia in primis noi stessi. Dobbiamo aprire gli occhi a questa verità e renderci conto che non facciamo un torto a nessuno non perdonando né facciamo un favore a noi stessi.

Le storie inventate dal nostro ego per mantenere il broncio e “non dimenticare” ciò che abbiamo subito sono semplicemente veleno iniettato nelle nostre vene. Perdonare un attacco è l’unico atto sensato che possiamo compiere. Infatti fare ciò ci ridona la pace, la salute e ci restituisce l’amore. Poi il perdono può esprimersi anche all’esterno e risolvere una situazione di tensione o sofferenza. Ma il perdono è innanzitutto ed essenzialmente un atto di amore per se stessi, un atto puramente interiore. Non devi perdonare nessuno all’esterno, ma solo lasciar andare la percezione che hai. Tale percezione è errata e non fa altro che distruggerti. Se vuoi tenerti i tuoi rancori, ciò è perfettamente possibile: ricorda solamente che ti stai negando la pace e l’amore! Non perdonare è puro autolesionismo e masochismo…

Ogni attacco è una richiesta di amore fatta nella direzione sbagliata

Ogni attacco è una richiesta di amore fatta nella direzione sbagliata. Infatti chi attacca pensa di trovare amore e felicità nel mondo, in una persona, un evento o una cosa. Può essere il proprio partner, il lavoro dei propri sogni, una sostanza. L’ego per definizione ha rifiutato la fonte di Amore e quindi non può fare altro che rivolgersi all’esterno per illudersi di poter trovare almeno una scintilla di quell’amore apparentemente negato e perduto. Ma l’idea di poter trovare l’amore all’esterno è appunto solamente un’illusione. Non a caso, quando cerchiamo amore e felicità nel mondo, la proiettiamo sempre nel futuro e in uno spazio lontano: creiamo il desiderio con la mente. Ma il desiderio è una finzione e serve all’ego per nascondere il fatto che nel mondo è impossibile trovare amore e pace.

E di tanto in tanto l’ego teme che la Verità emerga e che ci rendiamo conto che l’Amore è dentro di noi. Ha paura di ciò perché trovare l’Amore nel nostro cuore significa la sua morte. E quindi pur di negare la Verità si rivolge disperatamente al mondo, diventando folle e arrivando a commettere atti completamente insensati, come uccidere, fare la guerra, tormentare i propri simili. Quando sentiamo il vuoto di amore dentro di noi dobbiamo smettere di cercare di riempirlo con persone, attività o sostanze e rivolgerci nella direzione giusta, cioè al nostro cuore. Infatti è solo lì che potremo trovare pace e soddisfazione. Può darsi che dovremo soffrire e comportarci follemente ancora per un certo tempo, ma alla fine tutti ci accorgeremo che l’Amore che cercavamo è sempre stato dentro di noi.

Come rispondere agli attacchi con amore

Ma come possiamo rispondere agli attacchi con amore? Dobbiamo semplicemente riempire il nostro cuore di amore. Dopodiché, sarà l’amore dentro di noi a guidarci e le nostre azioni fluiranno spontanee. Inoltre, spesso non dobbiamo fare nulla di particolare per rispondere a una richiesta di amore sotto forma di attacco. Infatti in molti casi la risposta migliore è il silenzio. Il semplice fatto di non cadere in balia dei nostri meccanismi è un atto di amore. Spesso non fare qualcosa è molto più amorevole di fare qualsiasi cosa. Se non ci arrabbiamo o non ci difendiamo di fronte a un’offesa, stiamo già rispondendo con amore. La nostra semplice presenza crea un campo di amore e pace che emana da noi all’esterno, in modo del tutto spontaneo, senza che noi dobbiamo fare nulla di particolare.

Dopodiché, la presenza amorevole dentro di noi può spingerci a fare o a dire qualcosa. Ma in ogni caso la cosa in assoluto più importante è il nostro stato di coscienza, quindi ciò che siamo, e non ciò che diciamo o facciamo. Le parole o le azioni possono al limite essere una ciliegina sulla torta. Infatti l’amore non è qualcosa che si vede materialmente, per cui non ha bisogno di esprimersi fisicamente. Esso trascende i limiti della materia. E soprattutto non si attribuisce meriti. Un vero atto di amore è silenzioso, non deve neppure essere percepito. D’altro canto, per percepire l’amore dobbiamo avere una certa sensibilità e apertura. Altrimenti corriamo il rischio di considerare freddi o ingrati individui pieni di amore, che si limitano a emanare la loro presenza in silenzio.

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