perché c'è il male nel mondo?

Perché c’è il male nel mondo?

Perché c’è il male nel mondo? Questa è una delle domande più ricorrenti nel campo della spiritualità. Il male viene considerato da molti come la prova dell’inesistenza di Dio. Altri non riescono a comprendere la ragione per cui debba esistere il male. In questo articolo vorrei dare una risposta a questa domanda, sulla base delle mie riflessioni, i miei studi e le mie esperienze. La questione del male è davvero difficile da trattare. Ma proverò a rispondere a questo quesito. Partirò da una premessa su “che cos’è il male” per inquadrare la questione. Vorrei mettere in dubbio la stessa idea di Male e riformularla in modo diverso. Vorrei dimostrare come la presenza del “Male” non è necessariamente in contrasto con l’idea di una dimensione spirituale, ma che ne è piuttosto la conferma. E infine vorrei darti degli spunti per iniziare a smettere di soffrire.

Una premessa: che cos’è il male?

Sant’Agostino definiva il male come una semplice mancanza di bene. Per il filosofo di Ippona, il male non aveva una “consistenza ontologica”. In altre parole, non aveva un’esistenza autonoma dal male. Ti faccio un esempio concreto per capire questo concetto: il buio non esiste di per sé, ma è piuttosto l’assenza di luce. Il buio assume una sua realtà nel momento in cui viene contrapposto alla luce. La luce può assumere diverse gradazioni, da quella più potente e accecante a quella più pallida fino al buio più totale. Così il male non sarebbe che il risultato del variare delle tonalità del bene. Per Agostino il bene perfetto è rappresentato da Dio, mentre tutto il resto rappresenta un bene minore.

Così, quando facciamo il male in realtà stiamo scegliendo un bene meno perfetto. Tuttavia anche questa definizione dà per scontata l’esistenza del bene come categoria assoluta. Ma raramente viene proposta l’inesistenza del Bene e del Male su un piano “ontologico”. In altre parole, questi concetti sono prodotti della mente che assumono valore solo nel momento in cui li definiamo logicamente. Sul piano dei rapporti umani, però, il bene e il male giocano un ruolo fondamentale. Così, cercherò di rispondere alla domanda “perché c’è il male nel mondo” a partire da una definizione linguistica di “male”:

Male: In senso ampio, tutto ciò che arreca danno turbando comunque la moralità o il benessere fisico ed è perciò temuto, evitato, oggetto di riprovazione, di condanna o di pietà, di compassione ecc. (Treccani online)

La relatività del male

Dalla definizione, si ricava che il male è relativo al benessere fisico o alla moralità. Perché questo è importante? Perché nel momento in cui ci chiediamo “perché c’è il male nel mondo?” non possiamo dare per scontato il punto di vista da cui sorge questa domanda. Consideriamo male ciò che turba il nostro benessere. Quindi, diamo una definizione di male secondo il nostro punto di vista di esseri umani. Il male, in altre parole, ci dà fastidio perché ci impedisce, secondo noi, di godere la vita in santa pace. E già qui sorge un problema: perché consideriamo “male” ciò che ci infastidisce? Perché valutiamo come male un dolore, la sofferenza, la morte?

La risposta è semplice: siamo degli esseri umani limitati. O meglio ancora, il nostro ego si impone su di noi e fa di noi degli esseri temporanei e impauriti da ciò che ci può accadere. Così, tutto ciò che minaccia la nostra sopravvivenza è considerato un “male”. Quindi, il male è relativo al nostro ego, che vede come bene la possibilità di espandersi e come male le minacce alla sua incolumità e ciò che lo comprime. Fatte queste doverose precisazioni, ora è molto più facile rispondere alla domanda “perché c’è il male nel mondo”, che ora può essere riformulata in questo modo: “perché dobbiamo soffrire come esseri limitati su questa terra?”. Posta in questo modo, la domanda si fa meno filosofica e più concreta. Il male è una questione astratta, la sofferenza è molto più reale e accomuna tutti gli esseri umani.

Perché c’è il male nel mondo, ovvero perché soffriamo

Questa è una domanda da 1 miliardo di dollari! Qual è la ragione della sofferenza umana? Perché la vita non è tutta rose e fiori? Non potremmo vivere tutti in un bellissimo paradiso? Perché non viviamo un’esistenza perfetta? Anche se non è facile rispondere, è possibile riflettere a fondo sulla questione. Premetto che nessuno può avere una risposta “scientifica” a questa domanda. Ma la ricerca interiore e il lavoro su di sé possono aiutare a rispondere a questo quesito esistenziale. Dunque, per quale motivo soffriamo?

La sofferenza è la necessaria conseguenza dell’infinità della Coscienza, o di Dio. Se è vera questa premessa sull’immensità della Coscienza, ne deriva che essa comprende anche la negazione di sé. Per conoscersi nella sua interezza, deve allora sperimentare il negativo. Ciò che è infinito, comprende anche il parziale e il limitato, altrimenti non sarebbe davvero senza limiti. Così la coscienza, per conoscere se stessa nella sua immensità, deve fare esperienza del mondo. E deve assumere delle forme limitate e separate (l’uomo) per farlo. Così facendo, “cade” nel mondo. E dimentica la propria essenza. Perché si scorda della propria natura? Perché altrimenti non negherebbe davvero se stessa!

La sofferenza è il risultato dello smarrimento della Coscienza

Per apparire come forme limitate, la Coscienza deve “dimenticare” la propria originaria natura. La sua unità viene dimenticata e diventa molteplicità. L’infinito diventa finito. L’eterno cade nel tempo. Se infatti rimanesse nella sua iniziale perfezione, la Coscienza non sarebbe davvero infinita. L’elemento negativo è imprescindibile e deve essere necessariamente attraversato. In ogni caso, la natura della Coscienza rimane come traccia nella nostra mente, sotto forma di “Io“. Ciò che chiamiamo Io è in realtà la coscienza, che è però mescolata con una serie di pensieri, emozioni e storie.

Qual è la funzione della sofferenza?

Ora, tali forme limitate assunte dalla Coscienza, sono per definizioni temporanee. Dunque, sono soggette alla morte e alla sofferenza. Per liberarsi dalla sofferenza è necessario che la Coscienza torni a sé. Per farlo, deve “ricordarsi” della sua vera natura attraverso gli esseri umani. In altre parole, la Coscienza ha smarrito se stessa e deve ritornare alla sua fonte. Questo smarrimento non è, come abbiamo detto, una casualità, ma è un processo inevitabile.

La cosa potrebbe apparire un tantino complicata. Ma ciò che ti interessa nella pratica è sapere che la sofferenza è necessaria, ma sarà per forza trascesa. Il male che sperimenti sulla tua pelle fa parte di un disegno preordinato che si concluderà con il ritorno della Coscienza a se stessa. Quando la Coscienza torna a sé, lo fa arricchita della consapevolezza di sé stessa. Da un punto di vista umano l’inevitabilità del male appare inaccettabile. Eppure ciò che in fondo desideriamo è tornare a Dio. Così in noi si muovono due forze opposte: un ego che vuole evitare la sofferenza, una coscienza che vuole andare attraverso essa per superarla. A che cosa serve nella pratica la sofferenza?

A che cosa serve la sofferenza nella pratica?

Serve a dare una “svegliata” alla Coscienza addormentata. Se infatti essa ha smarrito la propria natura, c’è bisogno di qualcosa che nuovamente smuova le forme limitate per restituire alla Coscienza la sua infinità. Ciò che noi definiamo come “male” è dunque in realtà il potenziale per permettere il risveglio della Coscienza. La sofferenza è il risultato dell’attrito tra il flusso divino e la volontà di un ego limitato. Semplificando, gli eventi che consideriamo negativi sono delle sfide per l’espansione della coscienza; quando ci opponiamo alle sfide, soffriamo. Dunque la sofferenza non deriva dagli eventi in sé, ma dalla nostra interpretazione di essi. Infatti soffriamo perché ci sentiamo minacciati dagli avvenimenti, in quanto pensiamo di essere forme limitate e temporanee.

La Coscienza deve necessariamente risvegliarsi, ma ora crede di essere una forma limitata. Questa credenza – che è il risultato dello smarrimento della Coscienza nel mondo – porta alla sofferenza. La sofferenza è dunque il frutto di un errore di identità. Il fatto di ritrovarci in delle forme temporanee è doloroso finché ci identifichiamo con esse.

La sofferenza è il frutto di un errore di identità.

Come trascendere la sofferenza

Quando la Coscienza inizia ad accettare la propria vera natura, la sofferenza inizia a diminuire. Abbiamo bisogno di soffrire finché sbagliamo identità. È come se qualcuno ci tenesse in una morsa finché non ci accorgiamo della Verità. Per trascendere la sofferenza devi realizzare la tua natura nella tua esperienza. Devi cioè diventare “Illuminato”. Il tuo obiettivo è iniziare a vedere il male come un’opportunità per espandere la tua consapevolezza. Vedi il male come una benedizione invece che subirlo come una sciagura.

Il male, in fin dei conti, viene per salvarti, non per condannarti. Finché rifiuterai ciò che ti infastidisce o ti turba, rimarrai incatenato dall’ego. Se vuoi superare la tua forma limitata, non devi ostacolare il processo di risveglio. Se nuoterai controcorrente, inevitabilmente soffrirai. Quando invece segui il flusso dell’Universo, la Coscienza si risveglia in te. A ben vedere, ciò che è male per l’ego, è nella gran parte dei casi un bene per la Coscienza. Ora, ciò non vuol dire che dobbiamo creare intenzionalmente dei danni a noi stessi e a chi ci circonda. Piuttosto, possiamo accettare ciò che turba il nostro ego per risvegliarci. Anziché giudicare il male, possiamo trarne insegnamento.

“La vera potenza di Dio consiste non nell’impedire il male, ma nel saper trarre il bene dal male.” (Agostino d’Ippona)

Perché c’è il male nel mondo? Come possiamo trasformare il male in bene?

Dunque, il male nel mondo serve per darci una scossa e ricordarci che la vita non è fatta per compiacerci né per soddisfare il nostro ego. Il male agisce da monito e ci indica che è giunto il momento di svegliarci. Te lo ripeto:

Il male nel mondo serve per darci una scossa e ricordarci che la vita non è fatta per compiacerci né per soddisfare il nostro ego. Il male agisce da monito e ci indica che è giunto il momento di svegliarci.

Quando ci lamentiamo per le guerre, la fame nel mondo e la quarantena, lo facciamo indossando i panni del nostro ego. Esso infatti ha paura della morte, e si sente minacciato da queste cose. La tua coscienza, al contrario, è invulnerabile e per sua natura accetta anche il male più tremendo. Finché rimarrai nella mente e nell’ego, ti sarà impossibile accettare i crimini, i conflitti e la distruzione. Quando ti connetterai con la tua essenza più profonda, non ci sarà più posto per il male e supererai la sofferenza. La sofferenza nasce proprio dal rifiuto del “male”. Ma il male fa parte della realtà, del flusso dell’universo, e che lo accetti o no ci sarà comunque. Quindi, sfrutta il male a tuo vantaggio anziché soffrire inutilmente per resistergli.

In sintesi: perché c’è il male nel mondo?

Dunque, il male nel mondo serve per farci svegliare. La maggior parte di noi aspetta che la sofferenza diventi insopportabile per darsi una mossa. Ma il bello è che non dobbiamo aspettare nulla per tornare alla Coscienza. Dobbiamo solo fare ricerca interiore e accettare tutto. Dobbiamo recuperare la connessione con il nostro Io oltre i condizionamenti dell’esperienza. E infine dobbiamo aprirci all’amore incondizionato, perché in esso non c’è spazio per il bene o per il male, poiché tutto è in pace e in armonia. Scegli di continuare a soffrire per difendere una piccola forma limitata oppure vuoi iniziare a scoprire la Verità? Puoi continuare, se vuoi, a condannare il male nel mondo. Ma sappi che questo è ciò che fa il 99% delle persone. Se vuoi smettere di soffrire, scopri te stesso. Non ci sono altre vie.

Spero di aver dato una risposta esauriente al quesito “perché c’è il male nel mondo?”. Chiaramente, non ho soluzioni definitive e potrei sbagliarmi. Dimmi che cosa pensi tu riguardo il problema del male nei commenti. Iscriviti alla newsletter per rimanere aggiornato!

2 commenti su “Perché c’è il male nel mondo?”

  1. Il male non si distribuisce in maniera uniforme, il tuo pezzo ben scritto non tiene conto che alcune persone, molte innocenti, soprattutto bambini devono sopportare una dose di dolore intollerabile, e spesso questo dolore accompagna di poco la loro morte.
    Evidentemente il male è qualcosa di difficilmente spiegale,chi fa male provoca sofferenze a volte inaccettabili, e non sto qui a fare esempi….
    Ci sarà una spiegazione, di certo a me sfugge.

    1. Certamente da un punto di vista umano certe cose sono e rimangono inaccettabili. Tuttavia secondo me cercare la verità vuol dire anche abbandonare il moralismo e mettere da parte il nostro giudizio, per quanto ciò sia davvero difficile…

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