Resa o rassegnazione?

Resa o rassegnazione?

Resa o rassegnazione? Che differenza c’è tra le due? Resa e rassegnazione sono due stati apparentemente simili, eppure completamente diversi. La rassegnazione è una forma di resistenza. La resa è una forma di profonda accettazione che porta alla pace. Se la rassegnazione alimenta la sofferenza e fa sprofondare ancora di più nella miseria, la resa ha il potere di gettare in un oceano di pace. Chi è rassegnato pensa di averne avuto abbastanza della sofferenza, ma in realtà se ne attacca per creare un’identità più forte di vittima. Al contrario, chi si arrende vuole sciogliere la propria sofferenza, smettendo di resistere alla situazione presente. La rassegnazione è uno stato duro, pesante, passivo. La resa è uno stato dolce, leggero e attivo. Attivo perché chi si arrende lo fa consapevolmente.

Invece chi si rassegna sta scegliendo ancora il sistema dell’ego. La resa avviene al di fuori della mente e comporta un salto di coscienza profondo. La rassegnazione non è evolutiva, anzi comporta un ristagno nell’inconsapevolezza. Chi si rassegna smette di cercare soluzioni. Anche chi si arrende smette di cercare soluzioni, ma lo fa solo per il tempo necessario per fare un salto di coscienza. Dopodiché, è disposto a migliorare, se possibile, le proprie condizioni esterne. La resa infatti è uno stato interiore: arrendersi a ciò che è non significa necessariamente non agire per modificare qualcosa. Invece chi è rassegnato sceglie di peggiorare il proprio stato interiore perché si sente schiacciato dalla realtà.

Resa o rassegnazione? Un confronto tra due stati di coscienza opposti

La resa è uno stato di coscienza superiore:

  • scaturisce dalla consapevolezza che è possibile migliorare il proprio stato interiore anche se le condizioni esterne non appaiono propizie;
  • è un atto di volontà e di potere e non di debolezza e abbandono;
  • scioglie le resistenze mentali di fronte a una situazione presente;
  • porta pace e in alcuni casi permette un enorme salto quantico di coscienza;
  • aumenta la felicità, il benessere e l’amore;
  • avvicina alla Verità, poiché consiste nell’accettazione della Vita nel momento presente;
  • fa fluire liberamente l’energia spirituale;
  • è un potente strumento di sviluppo spirituale

La rassegnazione è uno stato di coscienza che vibra su una frequenza molto bassa:

  • scaturisce da inconsapevolezza: chi si rassegna si sente vittima delle condizioni esterne e pensa che la propria felicità dipenda da esse e non sa che può fare qualcosa dentro di sé per alleviare il proprio dolore;
  • è un atto di debolezza e privo di potere;
  • aumenta le resistenze mentali, poiché chi si rassegna crea un’identità attorno alla propria sofferenza, potenziando la propria tendenza a lamentarsi, deprimersi, fare la vittima, accusare gli altri;
  • allontana ulteriormente la pace e aumenta la disperazione;
  • impedisce di essere felici e danneggia la salute;
  • allontana la Verità, poiché nega il momento presente e non ammette una situazione reale in quel momento;
  • blocca il flusso dell’energia spirituale;
  • impedisce la crescita e l’evoluzione interiore.

Consapevolezza vs inconsapevolezza

Arrendersi è un atto di profonda consapevolezza. Per arrendermi devo sapere, almeno intuitivamente, che esiste la possibilità di creare pace dentro di me indipendentemente dalle condizioni esterne. Non devo essere completamente in balia del mondo. Devo avere una presenza dentro di me che sappia che la felicità è una scelta interiore. E devo creare una certa distanza rispetto a ciò che ritengo essere la causa della mia sofferenza: devo smettere di farmi assorbire dal dolore e avere una certa lucidità per poter fare una scelta radicale. Viceversa, rassegnarsi implica che io sia completamente alla mercé del mondo. Significa che faccio dipendere la mia felicità da ciò che accade e quindi non ho una sufficiente consapevolezza spirituale. Così, non riesco a disidentificarmi dal dolore e credo alle storie della mia mente, rimanendo totalmente assorbito nella sofferenza.

Potere vs debolezza

Resa e rassegnazione si distinguono profondamente perché la prima è un atto di potere, la seconda di debolezza. Sapermi arrendere significa riconoscere che la responsabilità dello stato interiore è mia e soltanto mia. La resa è una scelta consapevole, volontaria, radicale, profonda. Al contrario, rassegnarsi significa rifiutare di assumersi ogni responsabilità e continuare a considerarsi delle vittime di un mondo crudele. La rassegnazione è un meccanismo difensivo: non serve ad altro che a proteggere un’identità fittizia, per quanto fondata sulla miseria e sulla disperazione. Invece la resa è un meccanismo attivo, scelto deliberatamente non tanto per sfuggire al dolore, ma per sprofondare attraverso di esso fino a ritrovare la pace e l’amore e riscoprire la Verità negata.

Chi si arrende si accorge che la sua sofferenza era dovuta a un errore di prospettiva e allontana dunque da sé le illusioni e la falsità. La resa lo illumina con una luce superiore, che gli apre gli occhi alla realtà. Quando mi arrendo profondamente, comprendo che è stata la mia interpretazione degli eventi a farmi soffrire e non l’evento. Come sono responsabile della pace dentro di me, sono responsabile anche della mia sofferenza. Se soffro è solo per causa mia, quindi se voglio ritrovare la pace devo riconoscere la mia responsabilità, smettere di puntare il dito all’esterno, lasciar andare le mie percezioni e arrendermi totalmente al momento presente.

Accettazione vs resistenza

La resa implica l’accettazione totale del momento presente. Tale accettazione non è tanto a livello di contenuto, ma avviene a un livello più profondo. Non mi arrendo a ciò che è successo, ma al fatto che sto soffrendo perché non ho occhi per vedere e perché mi sembra di soffrire per qualcosa che è accaduto. Ciò che viene arreso è il modo di vedere le cose, e cioè la visione limitata dell’ego. Per arrendersi c’è bisogno dunque di profonda umiltà. Infatti la maggior parte di noi pensa di sapere esattamente perché soffre, chi lo fa soffrire, che cosa lo fa soffrire. Ma questa presunzione è un enorme ostacolo alla crescita. E porta piuttosto alla rassegnazione: pur di non ammettere che potremmo sbagliarci in merito alle nostre percezioni, preferiamo sprofondare in una miseria ancora più cupa.

Chi si arrende infatti continua a resistere alla realtà, mantenendo dentro di sé le proprie interpretazioni. Inoltre, sceglie di alimentare la propria sofferenza per difendere la propria identità e ingrandirla. Sembra folle, ma accade molte più volte di quanto possiamo immaginare che creiamo un’identità dal dolore. Attraverso il dolore, infatti, l’ego almeno si sente al sicuro. Quando uno si rassegna, cerca delle soddisfazioni egoistiche attraverso la lamentela, il vittimismo e l’autocommiserazione. A ben pensarci, affermare di essere una persona piena di dolore, sfortunata e misera fa molto piacere all’ego. E difficilmente riusciamo a rinunciare al piacere di essere delle vittime.

Pace vs disperazione

Una delle conseguenze della resa è l’alleviamento della sofferenza e il sorgere di una certa pace. La profondità della pace sperimentata dipenderà dall’intensità della resa. Se ci arrendiamo con tutto il nostro cuore e le nostre forze, lasciando andare ogni resistenza e ogni interpretazione, possiamo sprofondare letteralmente in un oceano di pace, a prescindere dalla situazione esterna. Infatti il nostro essere più profondo inizia a risplendere su di noi e a rendere meno vivo il dolore, che inizia a essere sperimentato più superficialmente e con meno forza. Viceversa, quando ci rassegniamo alimentiamo la nostra sofferenza, cercando di “succhiare” qualche falso piacere dall’essere una vittima, dal lamentarci, dall’arrabbiarci.

La pace che scaturisce dalla resa permette di trovare una soluzione al problema. In molti casi è possibile accorgersi che il problema non è mai esistito. In altri casi, se c’è qualcosa da risolvere, la soluzione viene di per sé. Oppure accade che siamo più lucidi e possiamo così intuire che cosa è bene fare. In questo modo, arrendersi interiormente comporta generalmente anche un miglioramento della situazione esterna. Al contrario, la rassegnazione alimenta il problema o l’idea che ci sia un problema da risolvere. Inoltre, ci porta a comportarci in modo folle e sconsiderato, sulla base della nostra prospettiva errata e per il fatto che siamo assorbiti dalla sofferenza e dalla mancanza di lucidità.

Felicità e salute vs miseria e malattia

Arrenderci aumenta i nostri livelli di felicità e salute. Infatti quando ci arrendiamo ripristiniamo il contatto con la Vita e permettiamo a essa di scorrere liberamente. Ciò potenzia il nostro sistema immunitario. Ci regala una pioggia di endorfine e serotonina (gli ormoni del benessere). Ed è curativo per tutto il nostro essere. Ci fa essere allineati spiritualmente e ci fa tornare in armonia e nell’amore. Al contrario, la rassegnazione fa calare a picco la nostra felicità e danneggia la nostra salute. Infatti staremo a rimuginare sui mille problemi che pensiamo di avere, soffrendo psicologicamente e fisicamente. Vivremo una cascata di emozioni negative e distruttive per il corpo. Ci disconnetteremo da noi stessi e saremo in preda all’ansia, all’agitazione, alla paura, allo sconforto e alla depressione.

Verità vs falsità

Resa e rassegnazione sono due stati completamente opposti perché la prima nutre la Verità e riporta a essa, mentre la seconda nega la Verità e la Vita. Chi si arrende elimina il suo piccolo io che dice che ciò che è accaduto non sarebbe dovuto accadere, ponendosi contro tutto l’Universo. Chi si rassegna rafforza la propria volontà contraria a quella dell’Universo intero. Pensare di resistere all’intero Universo chiaramente significa creare un’enorme tensione dentro di sé e quindi enorme sofferenza. Arrenderci invece ci riallinea alla Vita e ci permette di riconnetterci alla fonte di amore e pace dentro di noi. Chi si arrende è dalla parte della Verità perché con il suo atto afferma: “Io accetto ciò che è e rimetto la mia volontà a Dio”.

Chi si rassegna è contro la Verità perché afferma: “Io sono dalla parte della ragione, Dio ha sbagliato e non avrebbe dovuto farmi questo. Per questo mi ribellerò”. Arrendersi significa togliersi le pietruzze dagli occhi che ci impediscono di vedere che la realtà è perfetta così com’è. Significa ammettere che l’unica ragione della nostra sofferenza è l’interposizione del nostro ego, la nostra volontà conflittuale rispetto a quella del Tutto. Al contrario, rassegnarsi significa presumere di essere gli unici ad avere ragione e che al limite è l’intero Universo ad aver sbagliato! Si tratta di una posizione di enorme arroganza. Allo stesso tempo, però, tale arroganza non nasce da malvagità, ma è una richiesta di amore e sorge da inconsapevolezza spirituale.

Energy “up” vs energy “down”

Arrenderci permette all’energia spirituale di salire e di fluire liberamente dentro di noi. Ciò è la conseguenza del nostro (ri)allineamento spirituale. Al contrario, rassegnarci impedisce il libero flusso dell’energia. Anche in questo senso resa e rassegnazione sono due stati completamente opposti. Rassegnarsi non significa affatto accettare nulla, ma aumentare le proprie resistenze interne, consolidare la propria ignoranza e voler rimanere ciechi. Arrendersi, al contrario, vuol dire accettare pienamente il momento presente, lasciar andare ogni resistenza, voler purificare la propria mente e il proprio cuore dall’inconsapevolezza per accedere alla retta visione e alla Verità. Ciò chiaramente è un atto di profonda dedizione spirituale, che presuppone una forte volontà di crescita. La rassegnazione presuppone la volontà di rimanere fermi quanto a sviluppo spirituale.

Strumento di evoluzione vs arma di distruzione

Resa e rassegnazione differiscono completamente perché la prima è un potente strumento di evoluzione, la seconda è un’arma di distruzione per sé e per gli altri. La resa può essere impiegata come pratica spirituale per evolversi rapidamente su un percorso di crescita. Se non ci limitiamo ad arrenderci sporadicamente, ma ci arrendiamo ogni volta che possiamo alla Vita, possiamo elevare velocemente il nostro livello di coscienza. Al contrario, la rassegnazione distrugge noi stessi e chi ci circonda, intossicando ogni cosa con il veleno della lamentela e del vittimismo. Con questo non voglio giudicare chi è rassegnato: infatti si tratta di uno stato di grande sofferenza, dal quale non è facile uscire.

Ma accorgersi della distruttività del proprio comportamento è il primo passo per desiderare di volerlo cambiare. Trasformare la rassegnazione in resa può davvero rivoluzionare la propria vita.

Come trasformare la rassegnazione in resa

Come trasformare la rassegnazione in resa? Per prima cosa, dobbiamo accorgerci che quando siamo rassegnati in realtà non stiamo accettando un bel niente! Ci sembra di essere in uno stato di accettazione, ma è così solo perché ci troviamo in uno stato passivo che confondiamo con la resa. Ma la passività non è affatto resa, o almeno non lo è nell’accezione di cui stiamo parlando in questo articolo! Tra rassegnazione e resa c’è un abisso, in mezzo al quale ci sono centinaia di sfumature di grigio. Se la nostra sofferenza è molto forte oppure la nostra dedizione spirituale è molto grande possiamo anche passare direttamente dalla rassegnazione a resa, se solo riusciamo a concentrare tutte le nostre energie per arrenderci.

Il più delle volte, però, dobbiamo attraversare la scala di grigi per arrivare fino alla resa e alla pace. La rassegnazione è uno stato simile all’apatia. E come frequenza energetica l’apatia è uno stato davvero molto basso, non troppo lontano dalla morte! Se vogliamo sollevarci sopra l’apatia e la depressione più nera dobbiamo innanzitutto desiderare qualcosa di più. Se non riusciamo a desiderare qualcosa di più, almeno spaventiamoci per che cosa potrebbe succederci rimanendo nella disperazione. La paura è già a un livello più elevato dell’apatia, poiché contiene in sé una maggiore quantità di energia. In questo caso un po’ di sana motivazione negativa non potrà farci troppo male!

Dalla paura al coraggio

Dopo esserci spaventati abbastanza per come potremmo finire rimanendo nell’apatia, possiamo desiderare qualcosa di meglio per noi. Dobbiamo sforzarci intensamente di desiderare qualcosa di meglio rispetto al nostro stato. Dobbiamo intravedere una luce in fondo al tunnel, una fiamma di speranza. Se riusciamo a portare un certo grado di speranza dentro di noi, possiamo visualizzare come staremo meglio se ci lasceremo scivolare di dosso il nostro cattivo umore. A quel punto, potrebbe sorgere in noi della rabbia. In tal caso, dobbiamo sfruttare al meglio l’energia della rabbia, usandola in modo costruttivo invece che per distruggere noi stessi e agli altri. E possiamo allora salire al livello dell’orgoglio e del coraggio, dicendoci che qualunque cosa sia successa, abbiamo dentro di noi la capacità di superare ogni ostacolo.

Dal coraggio all’accettazione

Dopo aver trovato il coraggio di affrontare la nostra situazione, potremo decidere di entrare in stati sempre più alti. Più saliamo di livello, maggiore è la “luce” che ci illumina e quindi la possibilità di accettare la realtà e arrenderci. Se ad esempio abbiamo vissuto una rottura con un partner in seguito alla quale siamo entrati in uno stato di apatia, una volta che ci siamo fatti coraggio possiamo riprendere in mano la situazione e provare ad accettare la situazione. Non è detto che dobbiamo entrare in uno stato profondo di resa e provare improvvisamente amore incondizionato per il nostro partner! Ma almeno possiamo accettare l’inevitabilità di ciò che è successo.

Inizialmente possiamo raggiungere uno stato di “neutralità”, nel quale realizziamo che dopotutto la rottura con il partner non ha il potere di condizionarci. Dopodiché possiamo armarci di buona volontà e continuare a vivere la nostra vita. E poi possiamo accettare un po’ più profondamente ciò che è successo, cercando di perdonare o almeno di dimenticare ciò che è successo (ricordando che il perdono è un atto di amore verso noi stessi e non verso il nostro partner!).

Dall’accettazione alla resa e all’amore incondizionato

E ora, ciò che sto per dire è solo per i più spirituali e folli! Possiamo decidere di elevare la nostra vibrazione continuando a lasciar andare ogni negatività nei confronti del nostro partner fino ad arrivare ad amarlo incondizionatamente. Ciò ovviamente non significa che dobbiamo ricostruire materialmente un rapporto, ma essere disposti a dimenticare tutto ed eventualmente salutarlo affettuosamente, senza provare più nemmeno il minimo risentimento. Una storia passata dolorosa può essere un’occasione straordinaria di apertura del cuore. Se sei una persona davvero spirituale, sarai disposto a tutto pur di aprire il tuo cuore, compreso abbracciare il tuo torturatore!

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