Come conoscere se stessi

Come conoscere se stessi

“Conosci te stesso”, prescriveva a caratteri cubitali il tempio di Apollo a Delfi. La necessità di conoscere se stessi è sottolineata e ribadita già nell’antichità, e questa massima è stata ripresa nel corso del tempo da centinaia di autori e cercatori della Verità. Il significato della massima “conosci te stesso” non è ben chiara, ma può essere interpretata diversamente in base ai propri bisogni, alla propria cultura e anche alla propria originalità. Per un individuo spirituale, la conoscenza di sé è uno step fondamentale e irrinunciabile. La conoscenza di sé è una delle componenti fondamentali dell’intelligenza emotiva. Essa può essere definita modernamente come la consapevolezza dei propri stati mentali, emotivi, virtù, limiti e difetti, schemi ricorrenti di pensiero e di comportamento. Ma come conoscere se stessi?

Innanzitutto, secondo le nostre esigenze, conoscere se stessi significa essenzialmente imparare a guardare dentro di sé invece che perdersi nel mondo. E’ anche un invito a farsi guidare dal cuore per ascoltarsi senza giudizio, ad entrare nelle profondità della propria anima. Si tratta dunque principalmente di un lavoro di osservazione e consapevolezza. In questo articolo vorrei offrirti alcuni consigli per aiutarti nel tuo viaggio di scoperta di te. Prima però vorrei chiarire bene che cosa si intende (o almeno come la intendo io) con conoscenza di sé. Vorrei descrivere quali sono le aree di cui devi occuparti per conoscere te stesso. Dopodiché entreremo nel merito di alcuni suggerimenti per ottenere i massimi risultati da un lavoro di autoconoscenza.

Che cos’è la conoscenza di sé

La conoscenza di sé è un viaggio dentro se stessi, un’avventura alla scoperta di sé, ma anche un lavoro “maieutico” per far emergere desideri, programmi inconsci, credenze nascoste, emozioni represse. Consiste, più in generale, nel diventare consapevoli di ciò che normalmente diamo per scontato o, più spesso, che si trova sotto la superficie, nel profondo del nostro subconscio. Implica anche una presa di consapevolezza della propria meccanicità, delle proprie reazioni automatiche. Ma è anche un lavoro di definizione del proprio Io, scoperto e costruito alla luce dell’analisi delle proprie virtù e dei propri talenti, così come dei limiti e dei difetti. E’ un processo di apertura alla propria anima, di autoascolto e autocomprensione, svolto prevalentemente con l’emisfero destro. Ma anche l’emisfero sinistro collabora nel porre ordine al caos che domina il nostro subconscio.

Conoscere se stessi significa ottenere chiarezza da sé, definire se stessi, diventare solidi e centrati, oltre la schizofrenia dei tanti piccoli Io insicuri e in battaglia tra loro. Significa vivere perennemente connessi con il proprio sé più profondo, silenziosi per comprendere i sottili meccanismi inintelligibili del nostro Essere. La conoscenza di sé presuppone dunque un’attenzione vigile e costante: essa deve essere riportata continuamente al presente per evitare che l’assorbimento nei nostri stessi schemi e nelle nostre reazioni ci disconnetta dal nostro viaggio di scoperta. Conoscere se stessi, infine, vuol dire imparare a dominarsi, ad avere potere su di sé e a gestirsi con efficacia. L’autoconsapevolezza è la chiave per diventare un essere umano completo e realizzato. Vediamo ora quali sono nello specifico le aree della conoscenza di sé.

Le aree della conoscenza di sé

Ecco quali sono le aree principali della conoscenza di sé:

  • Conoscenza sul piano mentale: essa riguarda la presa di consapevolezza degli schemi di pensiero ricorrenti, dei meccanismi che innescano le preoccupazioni e la negatività, e contemporaneamente di quelli che ci rendono positivi. Riguarda l’insieme di convinzioni negative e positive in cui crediamo. Inoltre, comprende l’osservazione della voce della nostra testa, per capire se siamo duri e critici con noi stessi, oppure dolci e comprensivi, e per comprendere come a eventi diversi il nostro stato mentale cambia. Questa area include infine l’assunzione di consapevolezza di come la nostra mente influenza il nostro stato d’animo e il nostro comportamento.
  • Conoscenza sul piano emotivo: pur essendo strettamente legato al precedente, tale ambito riguarda principalmente l’osservazione delle emozioni che sorgono durante la giornata, da quelle più intense e ingestibili a quelle più sottili e nascoste. Conoscere se stessi su questo piano vuol dire individuare quale umore domina le nostre giornate, quante volte e quanto a lungo siamo in uno stato positivo e quanto in uno stato negativo. Questa area riguarda l’analisi di come le emozioni ci manipolano in modo più o meno evidente, come si manifestano e quanto ci influenzano. Include anche la reattività allo stress, la predisposizione alla negatività e a certi stati come l’ansia o la depressione, la rabbia o l’agitazione.

Le aree della conoscenza di sé (2)

  • Conoscenza sul piano comportamentale: questo ambito riguarda essenzialmente la meccanicità delle nostre reazioni e comportamenti. Come reagiamo a determinate circostanze? Quali azioni mettiamo in atto per risolvere problemi e affrontare imprevisti? Abbiamo particolari ossessioni, tic nervosi, dipendenze? Inoltre, come reagiamo sotto l’impulso delle emozioni? Le reprimiamo, le esprimiamo oppure le lasciamo andare? Quanto ci facciamo sommergere dai problemi e dalla nostra stessa mente? Abbiamo comportamenti ricorrenti che potrebbero danneggiarci, come abitudini nocive? Cosa e quanto mangiamo, fumiamo, beviamo? Ci prendiamo cura di noi? Questo ambito riguarda anche l’osservazione di come ci comportiamo nelle relazioni, nell’ambiente di lavoro, da soli e in gruppo per capire, tra le altre cose, quanto siamo autentici e se ci esprimiamo liberamente.
  • Conoscenza sul piano fisico. Essa riguarda l’osservazione di eventuali tensioni sul nostro corpo (derivanti da stress o emozioni mal gestite), disagi fisici, dolori e fastidi, sintomi e malattie. Comprende l’osservazione di malanni ricorrenti, come raffreddori, dolori articolari, allergie, mal di testa, per capire come il nostro corpo reagisce ai nostri comportamenti, emozioni e pensieri che ne compromettono la salute. Consiste anche nell’osservazione dei nostri livelli di energia e di come essi aumentano o diminuiscono in base alle ore del giorno, alle nostre attività, alle emozioni che proviamo o alle situazioni quotidiane.
  • Conoscenza su piani più profondi. Essa riguarda la connessione con il nostro cuore e la nostra anima. In breve, consiste nell’ascolto dei propri desideri più profondi (non quelli superficiali dell’ego, che riguardano piuttosto la sfera mentale). Riguarda la scoperta (o riscoperta) dei propri talenti, delle proprie doti e capacità, dei propri pregi ma anche dei propri difetti e limiti. Questo ambito include anche l’autoascolto per far emergere intuizioni, pattern nascosti del subconscio, ricordi potenzialmente significativi.

Bisogna conoscere tutte queste cose???

Non spaventarti dell’enorme mole di elementi di cui diventare consapevole! La conoscenza di sé infatti è un viaggio appassionante, lungo tutta la vita, senza alcuna destinazione. Fortunatamente, non devi aspettare decenni per sperimentarne i benefici. Tra poco ti darò dei consigli su come sviluppare l’attitudine giusta per conoscere te stesso. Prima però voglio invitarti a guardare a questo lavoro con entusiasmo: credo infatti che non ci sia nulla di più bello che approfondire la conoscenza con l’unica persona la cui compagnia condividiamo per tutta la vita. Potresti trovare una piacevole soddisfazione a “spettegolare” sui segreti reconditi delle altre persone, ma tale piacere non è minimamente comparabile alla gioia che può regalarti il tuo cammino di autoscoperta.

A mio parere, non c’è nulla di più prezioso di conoscere se stessi. Dato che potresti non condividere questa perversa passione, solleticherò il tuo desiderio descrivendoti brevemente i benefici che puoi ottenere da questo meraviglioso viaggio dentro di te. Infatti, devi sapere che conoscere te stesso è davvero la via per la salvezza e la felicità. Si tratta probabilmente del lavoro che più ti darà soddisfazione e non rimpiangerai mai di averlo iniziato. E la cosa bella è che più approfondirai la conoscenza di te stesso, più vorrai continuarla, perché i suoi effetti sono così fantastici da offrirti sempre nuova motivazione per andare avanti! Dai, stai esagerando, fammi vedere quali sarebbero i benefici di questo “meraviglioso” viaggio. Hai ragione, mi sto dilungando troppo: ecco a te i benefici dell’autoconoscenza.

I benefici dell’autoconoscenza

  • Conoscendo te stesso, entri in sintonia con la parte più profonda di te. Ciò vuol dire che sei sempre più guidato dal cuore invece che dalla mente, che invece diventerà sempre più tua servitrice invece che tua padrona. Quindi il risultato principale di conoscere te stesso è liberarti dalla schiavitù della mente.
  • Conseguentemente, imparerai a vedere il mondo da una prospettiva completamente diversa, meno logica e più creativa, meno fredda e più amorevole. Quando sei connesso con il tuo cuore, potresti sorprenderti a dare molta meno importanza a problemi che un tempo consideravi fonte di disperazione. Potresti scoprire di avere nuovi occhi per vedere la realtà in tutta la sua meraviglia. Sarai molto più focalizzato sul positivo e tenderai a lamentarti di meno.
  • Più conosci le tue reazioni emotive, i tuoi comportamenti ripetitivi e i tuoi schemi mentali ricorrenti, più te ne liberi e più aumenta la tua capacità di scegliere come sentirti, come comportarti e cosa pensare. La semplice consapevolezza infatti spezza le catene che ti imprigionano. Dunque, imparerai a preoccuparti di meno, a non arrabbiarti, a essere libero dalle reazioni, poiché la tua presenza sarà tale che i tuoi vecchi schemi non avranno sufficiente energia per costringerti a identificarti con essi. La consapevolezza neutralizza tutto!
  • Potrai liberarti da dipendenze e abitudini dannose, poiché notando certi tuoi comportamenti non sarai più disposto a tollerarli e ti verrà abbastanza semplice modificarli.

Altri vantaggi straordinari della conoscenza di sé

  • Puoi scoprire la tua vocazione, che cosa vuoi fare davvero, quali sono i tuoi desideri più profondi.
  • Sarai molto più “mancino” (ovvero utilizzerai sempre di più l’emisfero destro), per via della tua connessione sempre più profonda col cuore. Dunque sarai molto più ispirato e creativo, avrai intuizioni inaspettate e improvvise, sarai molto più aperto ed espansivo.
  • Imparerai a gestire te stesso sempre più efficacemente.
  • Essendo connesso con te stesso, le tue insicurezze si dissolveranno e sarai molto più sicuro di te.
  • Sarai molto più sereno e in pace con te stesso.
  • Il tuo potere su di te si rifletterà all’esterno sotto forma di un ampliamento della tua sfera di influenza. Inoltre la tua positività ti consentirà di attrarre abbondanza e realizzare ciò che desideri!
  • Potrai esprimerti liberamente e autenticamente, in accordo con il tuo cuore. Sapendo che cosa vuoi, le tue scelte saranno molto più facili e incisive, saprai quando dire di no, saprai quali sono le tue priorità e ti saprai imporre, anche se con amorevolezza e gentilezza.

Ci sarebbero tantissimi altri benefici, ma per questioni di spazio e anche per non annoiarti non li riporterò tutti. In ogni caso, ciò che ti voglio dire è che conoscere te stesso porta benefici in ogni area della tua vita, dalla salute alle relazioni, dalla felicità al lavoro, dal successo materiale a quello spirituale. Sono davvero convinto che esso sia la chiave per ottenere una vita pienamente soddisfacente! Ma dopo questo gran parlare, come si può arrivare a conoscere se stessi?

Come conoscere se stessi: una guida pratica

Conoscere se stessi, come accennavo prima, è innanzitutto un lavoro di osservazione. Che cosa vuol dire? Significa semplicemente che devi guardare ai tuoi pensieri, alle tue emozioni, ai tuoi comportamenti come se fossi uno spettatore esterno. In effetti tale “stato” è la tua condizione naturale, poiché la tua essenza è consapevolezza! Il problema è che la maggior parte di noi è così assorbito dai problemi, così ipnotizzato dalle forme, così perso nella frenesia della vita da aver perso il contatto con la propria dimensione più profonda, con il proprio cuore. In questo modo, gli individui comuni sono in completa balia delle proprie reazioni, non hanno idea di come le loro menti li controllino e come essi sono meccanici e privi di libero arbitrio. Quindi ciò che devi fare per smettere di essere come la maggior parte delle persone su questo pianeta è fare un salto di paradigma.

Ecco come conoscere se stessi cambiando paradigma

Il salto di paradigma consiste nello smettere di farti assorbire totalmente dalla forma e tornare a sentire che ci sei, che esisti, che la vita scorre dentro di te. Solo a questo punto puoi rivolgerti davvero verso te stesso per conoscerti. Nella pratica, ciò significa che anziché perderti completamente in ciò che fai, nei tuoi pensieri e nelle tue emozioni, riconosci che c’è una consapevolezza osservatrice al di là di tutte queste cose. Essere consapevole di ciò significa essere presente. Essere presente non è qualcosa di mistico, di strampalato, raggiungibile solo dopo centinaia di ore di meditazione. E’ semplicemente ciò che sei! Quindi tu devi soltanto tornare a essere te stesso e vivere a partire da quella dimensione. Non è difficile: devi solo essere intenzionato a farlo, devi decidere di dare più importanza a te stesso che al mondo. E da quella posizione potrai osservarti imparzialmente e conoscerti profondamente.

Non puoi pensare di poterti conoscere se non hai accesso ad almeno una parte di quello spazio interiore silenzioso, che è poi la tua coscienza, la tua sensazione di esistere. Fallo ora: rivolgiti all’interno. Puoi giocare tranquillamente con le forme, senza bisogno di perderti completamente in esse, senza bisogno di farti annientare dai problemi, dalle emozioni, dalla mente iperattiva, dalla tossicità dentro e fuori di te. Sii interessato al fatto di essere consapevole di te stesso e di ciò che accade dentro e fuori di te invece che farti assorbire dal contenuto. In questo modo, puoi riunirti con il tuo cuore e inizi a risvegliarti. E a questo punto conoscere te stesso non sarà più un lavoro di scoperta di pensieri, emozioni e comportamenti, ma anche della tua vera natura di consapevolezza che è cosciente di quei pensieri, di quelle emozioni e di quei comportamenti.

Come conoscere se stessi a partire dall’osservazione

Ma come puoi utilizzare l’osservazione per conoscere te stesso? Non devi preoccuparti eccessivamente di quali strategie o tecniche adottare. La tua semplice consapevolezza è sufficiente a compiere il lavoro. La parola chiave è: attenzione. Se tu stai attento, sei presente e vigile durante il giorno (o almeno ti sforzi di farlo il più possibile), ti identificherai sempre di più con l'”osservatore”. Quando la tua mente è pienamente focalizzata nel qui e ora, e cioè non è assorbita dai pensieri, dalle emozioni e dalle cose da fare, sei presente. A quel punto ciò di cui hai bisogno affiorerà naturalmente e tu ne diventerai consapevole. Quando sei presente, puoi notare molte più cose del solito. Ti basta fare una prova: stanotte punta gli occhi verso il cielo stellato, in completo silenzio, senza giudicare l’esperienza: in breve tempo rimarrai meravigliato dalla bellezza dell’Universo.

Allo stesso modo, nella quotidianità lascia una parte di attenzione rivolta all’essere invece che essere totalmente perso nel fare e nel pensare. Così potrai notare lo sconfinato e meraviglioso silenzio dell’Essere. Rimanendo in quel silenzio, tante cose riguardo te emergeranno nel campo della tua consapevolezza. Non devi sforzarti di diventare consapevole: la consapevolezza illumina il subconscio naturalmente e lo porta alla luce. Dopotutto conoscere se stessi non è così difficile: la conoscenza di sé è un processo spontaneo. Ciò che devi fare è soltanto rimuovere le barriere e le resistenze. Esercitati a rimanere in osservazione nelle piccole cose: quando ti vesti e svesti, quando ti fai una doccia, quando sali le scale, quando ti lavi le mani. Potresti notare già in queste piccole cose come sei raramente interessato al momento presente e a godere della tua stessa presenza.

20 domande per conoscere te stesso

Oltre a osservarti meticolosamente, può esserti utile farti alcune domande per iniziare a conoscerti da subito. Questo metodo è più rapido ma molto meno rigoroso: infatti nel rispondere alle domande è facile farsi influenzare da aspettative, convinzioni, interpretazioni e giudizi. Ma se sei sincero con te stesso rispondere a queste domande può davvero esserti utile:

  1. Come mi sento generalmente? Sono felice oppure tendo a essere di cattivo umore?
  2. Come sono normalmente i miei livelli di energia?
  3. Quante volte mi sorprendo (o mi sorprendono) a preoccuparmi?
  4. Quanto spesso mi arrabbio, perdo la pazienza o sono frustrato?
  5. Sono soddisfatto o insoddisfatto della mia vita?
  6. Quali sono i miei sogni per il futuro?
  7. Com’è generalmente la mia salute?
  8. Svolgo il mio lavoro con passione ed entusiasmo oppure solo per dovere?
  9. Come mi valuto? Mi fido di me stesso?
  10. Mi fido degli altri? Come mi comporto con le altre persone e come cambiano i miei comportamenti in base a chi mi trovo davanti?
  11. Quali sono i valori a cui tengo di più?
  12. Quali sono le mie passioni?
  13. Mi lamento spesso?
  14. Le persone stanno bene con me?
  15. Provo spesso sentimenti di colpa, vergogna, apatia, commiserazione, rabbia, paura o sono assorbito in qualche negatività?
  16. Qual è la mia filosofia di vita?
  17. Come reagisco di fronte a un imprevisto?
  18. Quali sono le qualità che penso di avere?
  19. Quali sono invece i difetti e i limiti che mi attribuisco?
  20. Tendo ad esprimermi spontaneamente e in modo autentico oppure a essere freddo e rigido?

I limiti delle domande

Queste sono solo alcune delle domande che potresti farti per conoscere te stesso sui piani fisico, emotivo, mentale e spirituale. Ti ripeto che è facile ingannarsi. Per esempio, riconoscere quali sono davvero le tue passioni richiede una profonda riconnessione con te stesso, e ciò vale anche per riconoscere le tue qualità e i tuoi limiti. Infatti è facile sopravvalutare o sottovalutare se stessi oppure attribuirsi pregi o difetti per via di condizionamenti famigliari o culturali, credenze limitanti e giudizi distorti. La conoscenza di sé attraverso l’osservazione serve proprio per trascendere queste limitazioni, per superare i filtri della mente e guardare dentro di sé senza giudizio, riconoscendo ciò che davvero portiamo dentro, chi siamo veramente, quali pregi, difetti, passioni e valori ci contraddistinguono al di là di tutte le apparenze.

Quindi ti consiglio di non cercare di rispondere a queste domande in maniera repentina e superficiale. Non puoi pensare di scoprire tutti i tuoi segreti affidandosi soltanto alla tua parte conscia o addirittura credendo di avere già le risposte pronte. A meno che non abbia lavorato seriamente e a lungo su di te, è normale non saper rispondere a queste domande. Sicuramente puoi rispondere più facilmente a quelle legate al piano fisico, come quelle sui tuoi livelli di energia e di salute. A dire il vero anche queste non sono così scontate: pensa per esempio a come un’eventuale ossessione per la salute può farti sentire malaticcio o non in perfetta forma tutto il tempo, mentre trascurare la salute può farti ignorare disagi importanti. E’ evidente dunque che è solo stando attento il più possibile a che cosa succede dentro di te che puoi conoscerti davvero.

I vantaggi delle domande e come usarle per conoscere te stesso

D’altra parte porti queste domande dovrebbe essere proprio uno stimolo a indagare te stesso invece che a terminare il percorso di conoscenza di te stesso tramite brevi risposte. Puoi tranquillamente usare queste domande nel tuo percorso di osservazione. Di tanto in tanto puoi porti una domanda e lasciare che essa affondi dentro di te. Dopodiché devi lasciare che sia il tuo subconscio a rispondere. Potresti sorprenderti di ottenere improvviste risposte quando meno te lo aspetti. Per ottenere delle risposte, però, devi sviluppare una certa sensibilità, una capacità di autoascolto, per non lasciartele sfuggire. Il tuo cuore comunica costantemente con noi, ma nella maggiora parte dei casi siamo troppo distratti per farci caso. E questo è un grande peccato. Quindi, anziché perderti sempre a fantasticare (di tanto in tanto va bene!), scegli di rimanere in silenzio.

Non aspettarti nulla dal silenzio, ma non rimanere nemmeno sordo e scettico sulla possibilità di ricevere risposte. Oltre ad agire come interrogativi da porre al tuo subconscio, tali domande possono essere utili come “fattori di focalizzazione” nel tuo percorso di osservazione. In che senso? Significa che ti permettono di concentrare la tua attenzione su particolari ambiti. Ad esempio, una data settimana potresti decidere di osservarti prevalentemente sul piano mentale, per cui potresti farti domande del tipo: “Quali pensieri ricorrono costantemente nella mia testa?”; “Quanto spesso tendo a preoccuparmi?”; “Quali schemi mentali tendono ad assorbirmi più a lungo e più intensamente?”; “Quali credenze inconsce mi stanno influenzando negativamente?”. Tramite le domande puoi facilitarti enormemente il lavoro di osservazione, che risulta spesso poco chiaro, dirigendo volontariamente l’attenzione su determinate aree della tua vita.

Il diario: uno strumento straordinario di crescita

Non da ultimo, per conoscere te stesso puoi tenere traccia della tua osservazione quotidiana di pensieri, emozioni e reazioni attraverso un diario. L’ideale sarebbe averne uno cartaceo perché la scrittura manuale è più efficace, terapeutica e ti permette di connetterti maggiormente al tuo cuore. Ma è ottimo anche un diario digitale. Idealmente, dovresti compilare il diario ogni giorno, preferibilmente poco prima di andare a dormire. Sul diario devi scrivere come ti sei sentito durante la giornata fisicamente (eri stanco o particolarmente arzillo? Avevi mal di testa oppure dolori articolari?), emotivamente (quali sono state le emozioni predominanti? Qual è stato il umore? Ti sei arrabbiato, preoccupato o agitato? Qualcosa ti ha turbato? A fine giornata ti senti soddisfatto o insoddisfatto?), mentalmente (quali schemi di pensiero si sono ripetuti nella tua testa? C’è qualcosa che ti ha tormentato? Ti sei lamentato? Sei stato duro con te stesso o con qualcuno? Com’era il tuo dialogo interiore?).

Puoi scrivere anche le eventuali lezioni che hai imparato, i propositi per il giorno successivo, alcune intuizioni che ti sono venute in mente. In particolare, ogni volta che registri emozioni o pensieri negativi, reazioni automatiche e comportamenti dannosi, puoi riproporti di lasciarli andare il giorno successivo. Se l’emozione o il pensiero è ancora forte e vivido, puoi anche lasciarlo andare mentre scrivi sul diario. Il diario non è un sostituto all’osservazione, ma la integra. In ogni caso, se tieni seriamente un diario, è inevitabile che impari a osservarti per il solo fatto che la sera dovrai compilarlo. Il diario è davvero uno strumento potente, perché ti permette di registrare ciò che accade dentro di te e quindi “fissarlo” nel profondo tramite la scrittura. Inoltre ti consente di tenere traccia dei tuoi progressi.

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