Gli 84 problemi della vita

Gli 84 problemi della vita

Si può smettere di avere problemi? E se sì, come? Sembra quasi impossibile vivere senza problemi. Ognuno di noi, chi più chi meno, si ritrova incastrato in una serie di difficoltà senza soluzione, oppure semplicemente in situazioni complicate e stressanti. Quando tutto va bene sul lavoro, c’è qualcosa che non va nella salute. Quando la salute è perfetta, nasce un problema in famiglia. E quando va tutto bene in famiglia, c’è nuovamente un problema al lavoro. E se la vita fosse fatta proprio per metterci alla prova? Beh, questa è più che un’ipotesi. Noi vorremmo una vita senza problemi. Perché? Perché associamo l’assenza di problemi alla felicità. Ma non c’è nulla di più falso. Anzi, il grosso problema sta proprio qui, come cerca di spiegare il racconto zen “gli 84 problemi della vita”. Qui di seguito trovi il racconto per intero, poi troverai un commento sull’argomento.

Gli 84 problemi della vita

Gli 84 problemi della Vita

‹‹ A un certo punto della sua vita, Buddha si fermò per qualche tempo in un villaggio. Tutti volevano parlare con il grande saggio e ottenere da lui consigli illuminanti. Tra questi, c’era anche un contadino noto per lamentarsi continuamente di quanto la sua vita fosse problematica.

Quando arrivò al cospetto di Buddha, iniziò a elencare tutto ciò che non andava: il maltempo gli rovinava i raccolti, sua moglie era troppo critica nei suoi confronti, i suoi figli non gli mostravano alcuna gratitudine e, come se non bastasse, i suoi vicini erano rumorosi e parlavano alle sue spalle.

Dopo aver terminato la lunga lista di lamentele, il contadino chiese a Buddha una soluzione, un modo per risolvere i suoi problemi.

“Non posso aiutarti”, disse il Buddha. “Ogni essere umano ha tanti problemi, per la precisione 83 problemi. Così è la vita e io non posso farci niente. E sappi che anche se lavori duramente e riesci a risolverne alcuni, non riuscirai mai a risolverli tutti“.

L’uomo, risentito, iniziò a inveire: “Ma allora a cosa servono i suoi insegnamenti di cui tutti parlano?”

Buddha rispose così: “Forse i miei insegnamenti non servono per risolvere i tuoi 83 problemi ma potrebbero servirti a risolvere l’84esimo problema“.

“E quale sarebbe?”

“L’84esimo problema della tua vita è che non vuoi accettare il fatto che avrai sempre problemi“. ››

Storia zen dal web

Come smettere di essere tormentato dagli 84 problemi della vita

In un altro articolo ci siamo già occupati dell’argomento. Oggi vorrei approfondirlo da un lato un po’ diverso. Sembra davvero che sia impossibile sfuggire ai problemi. Come scrive l’autore di Un Corso in Miracoli: “Il mondo è stato fatto in modo tale che i problemi non possano essere sfuggiti” (T.31.IV.2:6). In effetti non c’è modo per sfuggire ai problemi, perché c’è sempre qualcosa che non va, qualche bisogno non soddisfatto, qualche disagio e qualche piccolo fastidio. Per quanto uno possa isolarsi dal mondo pensando di sfuggire da tutti i problemi, non potrebbe riuscire nel suo intento, perché i problemi lo inseguirebbero comunque. Ma che cos’è? Una maledizione?

No, non è una maledizione. Questa è l’essenza della Vita. Essa non vuole che noi impariamo a non avere problemi. Vuole che noi ci evolviamo spiritualmente per essere davvero felici e per essere davvero senza problemi. Ma l'”assenza di problemi” che ci vuole insegnare nella vita è molto diversa da quella che ci aspettiamo noi. Infatti sembra proprio che la Vita voglia metterci i bastoni tra le ruote con sfide a ogni angolo. Perché? Perché vuole che noi troviamo dentro di noi il vero tesoro che risolverà tutti i nostri problemi e ci permetterà di andare incontro a ogni situazione sereni, indenni e nella pace. E qual è questo tesoro interiore?

Il tesoro interiore che “risolve” tutti i problemi

Qual è il tesoro interiore in grado di risolvere tutti “gli 84 problemi della vita”? Ovviamente, è il tuo cuore, il tuo vero Sé, il divino che c’è in te, più semplicemente quel centro di pace e amore che è nel profondo di ogni essere dell’Universo. Quindi l’unico modo per “risolvere” tutti i propri problemi non è cercare una fantasmagorica soluzione esterna, non è raggiungere qualche obiettivo straordinario nel mondo, non consiste nemmeno nell’avere a che fare direttamente con tutti i problemi. La soluzione è trovare quel centro di pace e serenità interiore che dia equilibrio in ogni circostanza e permetta di affrontare ogni situazione con gioia o perlomeno in uno stato di accettazione. Se trovi davvero la pace dentro di te, ciò che un tempo sembrava un problema, diventa semplicemente un’occasione di crescita o, più banalmente, una semplice situazione da affrontare.

Abbiamo problemi perché siamo in balia del mondo, perché lasciamo che l’esterno controlli l’interno. In altre parole, non abbiamo alcuna padronanza di noi e reagiamo compulsivamente agli eventi, perdendo la pace praticamente per ogni cosa, dalle scarpe che non riusciamo a legare alla bocciatura a un esame. Normalmente, il nostro centro è all’esterno. Più propriamente, sarebbe corretto dire che non abbiamo nessun centro, ma semplicemente ci aggrappiamo alle “certezze incerte” del mondo, investendo tutta la nostra identità, felicità e sicurezza nelle relazioni, nelle attività, nelle nostre capacità, insomma nel fare e nell’avere anziché nell’essere. Quando uno dei nostri “centri” viene messo in discussione, sembra che ci stiano portando via una parte di noi: diventiamo gelosi, ci arrabbiamo, ci sentiamo oltraggiati. I “problemi” nascono proprio perché siamo attaccati alle cose del mondo.

Il “distacco” dai problemi

Se smettiamo di attaccarci così tanto al mondo e ci radichiamo nel nostro essere ne beneficeremo enormemente e inizieremo a vedere le difficoltà della vita in maniera del tutto diversa, non più come coloro che le subiscono, immersi in un pantano melmoso senza via di uscita, ma come i testimoni che guardano dall’alto di un monte ciò che accade alle loro vite, senza necessariamente smettere di goderne e di parteciparne, ma con un sereno distacco che ci permetta di mantenere la pace a prescindere da ciò che succede all’esterno. La chiave per affrontare i problemi sta proprio nel distacco da essi. Oltre a radicarci e dimorare nel centro interiore (che è anche un modo per dire “rimanere presenti a noi stessi, connessi con le radici del nostro essere”), possiamo raggiungere questo distacco praticando il non attaccamento, arrendendoci al momento presente e imparando a prendere la vita meno sul serio.

Coltiva il non attaccamento

Se non sei attaccato a nulla, non puoi avere problemi e non puoi soffrire. È proprio la tendenza ossessiva ad attaccarci alle cose, alle persone e alle idee a renderci miseri e sofferenti e a riempirci di problemi. Un problema non è altro che una cosa presa sul serio, qualcosa che diventa una questione di vita e di morte. Se solo ci ricordassimo che in breve tempo dovremo tutti lasciare il pianeta, ci accorgeremmo che è davvero insensato stare a preoccuparsi per qualsiasi cosa. Per quanto un problema possa apparici grave, prima o poi dovremo lasciarci tutto alle spalle, quindi che senso ha insistere a volerlo risolvere in modo così ossessivo? Dopotutto, a farci soffrire e sperimentare una cosa come un problema è proprio l’attaccamento al risultato, ovvero il bisogno ossessivo di vedere la situazione risolta per essere nuovamente in pace.

Non ci rendiamo conto che non è la situazione in sé – che noi definiamo come problema – a farci stare male, ma è la nostra interpretazione di essa a farci perdere la pace. In altre parole, pensiamo di poter ottenere felicità o di rimuovere l’infelicità risolvendo il problema all’esterno. Ma dimentichiamo che in realtà soffriamo perché non vogliamo la situazione che stiamo affrontando. In altre parole, opponiamo resistenza alla realtà, e ciò causa stress e tensione. Allora dovremmo imparare a lasciar andare, ad accettare pienamente il momento presente e ad arrenderci alla Vita. Ciò non significa rassegnarci e smettere di occuparci della situazione.

Arrenditi al momento presente

Anzi, se partiamo da uno stato di accettazione e non attaccamento, saremo molto più propensi a risolvere la situazione in maniera molto più semplice perché la nostra mente sarà molto più chiara e lucida e soprattutto saremo in pace a prescindere dal fatto che affronteremo la situazione con successo oppure no. È davvero così importante risolvere la situazione in cui ci troviamo oppure possiamo rimanere sereni? Ha senso che ce la prendiamo così tanto? Dopotutto, come dice Eckhart Tolle, “il momento presente è tutto ciò che hai“, quindi che senso ha preoccuparti di che cosa potrebbe succedere se non risolverai la situazione? Accetta pienamente ciò che la Vita ha da offrirti nel qui e ora, per quanto quel qualcosa possa sembrare inaccettabile.

Prendi la vita meno sul serio

Impara a sorridere dei problemi. Non c’è nulla che sia davvero così importante. Dopotutto, come ho già scritto sopra, prima o poi dovrai morire, senza che questa sia una minaccia, ma solo una constatazione! Impara a vedere i tuoi problemi dall’alto, con umorismo, da una prospettiva diversa. Non prendere le cose troppo sul personale. Lascia andare l’identificazione con il “personaggio del sogno” e diventa l’osservatore del “campo di battaglia”. Qualunque cosa succeda, tu hai la possibilità di creare un distacco e l’ironia è una delle forme migliori per farlo. Che cosa c’è di spirituale nell’ironia? Beh, credo tantissimo. L’ironia è un’arma straordinaria, perché ti consente di relativizzare, di vedere le cose da un punto di vista più distaccato e soprattutto ti consente di ridere di te stesso.

È comprensibile prendere sul serio la propria vita quando essa è davvero minacciata in questo momento e rischi di essere ucciso da un istante all’altro, ma questa è una situazione piuttosto rara. Per la maggior parte del tempo, i nostri problemi non sono così gravi. Ma la nostra mente tende a ingigantire ogni questione e soprattutto a fare previsioni catastrofiste: se perdiamo il lavoro, ci immaginiamo già sul lastrico a chiedere l’elemosina… Il pessimismo è connaturato nei nostri neuroni, perché evolutivamente ci ha salvato la vita. Ma nelle nostre vite di oggi possiamo lasciar andare queste tendenze paleolitiche! Possiamo imparare a prendere la vita con grazia e leggerezza.

La percezione corretta dei “problemi”

Per risolvere i problemi della tua vita, devi poi imparare a lasciar andare le tue proiezioni. Il solo fatto che tendiamo a definire qualcosa come problema, a dargli questa terribile etichetta, lo rende davvero tale. Siamo noi che trasformiamo una situazione in un problema. Per questo non possiamo pensare di “risolvere” tutti i nostri problemi all’esterno: vogliamo risolvere qualcosa che non c’è, un’idea nella nostra mente. Inoltre se uno dovesse risolvere uno a uno tutti i propri problemi, non finirebbe più, perché una volta risolto uno, ne sorgerebbe un altro e poi un altro ancora, e ancora e ancora. Quindi va rimossa la causa di ciò che sembrano essere i nostri problemi. Infatti i problemi che abbiamo sono solo l’effetto. Che cosa voglio dire con questo? Voglio dire che in realtà noi abbiamo a che fare semplicemente con situazioni.

Il fatto che tali situazioni si trasformino in “problemi” che sono in grado di toglierci la pace dipende esclusivamente da una cosa: la nostra interpretazione degli eventi, che dà vita a una percezione errata del mondo. Se la nostra mente soffre di un errore di percezione, vedremo problemi ovunque. E non dobbiamo essere particolarmente nevrotici per finire in questa situazione: sembra quasi che ognuno di soffra di questa percezione “malata” che lo porta a proiettare problemi ovunque. E qual è la soluzione a questo? La soluzione è smettere di proiettare. E assumersi la responsabilità delle proprie proiezioni. Quando giudichiamo qualcosa come un problema, gli diamo un enorme potere. Per di più, se diamo la colpa al mondo per l’origine di quel problema, diventiamo ancora più vittime.

Arrendi le tue percezioni della realtà

E allora dobbiamo imparare a mettere in discussione ciò che consideriamo una verità oggettiva e assumerci la responsabilità della nostra sofferenza. Ciò non ci eviterà le sfide della vita, ma almeno smetteremo di vederle come “problemi” inestricabili. Ogni volta che ti sembra di avere un problema, ricerca nella tua mente i pensieri che stanno giudicando quella situazione come problema. Sicuramente, troverai pensieri di accusa al mondo e in particolare l’accusa che una determinata situazione o persona ti abbia privato della pace, magari facendoti arrabbiare o facendoti sentire in colpa. Ma a quel punto puoi assumerti la responsabilità del tuo dolore, smettendo di dare la colpa all’esterno. Dopodiché, devi arrendere le tue percezioni della situazione. E puoi anche dirti: “Potrei vedere la pace anziché questo, ma non la vedo perché ora non ho occhi per vedere“.

Insomma, ti sto dicendo proprio questo: vediamo problemi perché “indossiamo lenti sbagliate”, ovvero percepiamo la realtà in modo errato, secondo i filtri di una mente che si identifica con un apparato psicofisico che può morire e quindi si sente vulnerabile, fragile e limitata come questo. Ciò che è un problema (o che potrebbe esserlo) per il tuo corpo, non lo è per la tua vera essenza, che è puro spirito! Anche qui la soluzione è identificarsi sempre più con la propria parte spirituale per smettere di soffrire le vicissitudini della personalità e dell’ego. Se vuoi smettere di avere “gli 84 problemi della vita”, lascia andare le tue percezioni, metti in dubbio le tue credenze per quanto riguarda i problemi ma anche su tutta la realtà in generale.

Assumiti la responsabilità delle tue proiezioni e del tuo dolore (che è sempre causato dalle tue interpretazioni!) e lascia andare i tuoi giudizi per tornare in pace e aprire il tuo cuore alla Verità. Se ti abitui a farlo, inizierai a vedere che i tuoi problemi in realtà sono semplicemente situazioni neutre e che tutto è perfetto a prescindere da come sembra apparire a prima vista. Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato!

Come creare la vita dei tuoi sogni

Come creare la vita dei tuoi sogni

Come creare la vita dei tuoi sogni? Esistono delle strategie, degli atteggiamenti, dei modi per creare consapevolmente la tua realtà? E soprattutto, è possibile creare dentro di sé uno stato interiore di benessere e armonia? Si può vivere in uno stato superiore di coscienza? Certamente: ecco come creare la vita dei tuoi sogni. Non devi fare altro che prenderti qualche minuto e leggere! Innanzitutto, creare la vita dei propri sogni significa una cosa: ottenere la felicità. Infatti in realtà è solo la felicità che cerchiamo, anche se proiettiamo questo desiderio in tutte le forme possibili e immaginabili. Ma in fondo non vogliamo altro che creare una vita in cui siamo felici. E per fare questo, dobbiamo per prima cosa rivolgerci verso noi stessi e creare dentro di noi ciò che vogliamo manifestare all’esterno: ecco come.

Come creare la vita dei tuoi sogni

Per diventare il creatore consapevole della tua realtà, devi innanzitutto padroneggiare la tua mente per creare lo stato interiore che desideri. Creare le emozioni che vuoi, portare dentro i te i pensieri che preferisci, creare uno stato interno ottimale sono i presupposti fondamentali per migliorare anche le tue condizioni esterne. Inoltre, se creerai benessere e gioia dentro di te, ti assicuro che non ti importerà più di tanto che cosa avverrà là fuori, per cui occupati dell’interno, e l’esterno, se dovrà cambiare, si aggiusterà di conseguenza, in base allo stato che tu hai raggiunto: se crei benessere dentro di te, attrarrai sempre più naturalmente abbondanza; se crei armonia all’interno, le tue relazioni saranno armoniose; se crei gioia e pace dentro di te, attrarrai ciò che desideri.

Quindi smetti di guardare all’esterno ed eleva la tua frequenza, entra nelle profondità di te stesso, cambia paradigma. Inizia a riempirti di immagini e pensieri positivi. Coltiva la gratitudine. Ama con tutto il tuo cuore. Accetta te stesso incondizionatamente. Vivi appieno nel momento presente: sentiti pieno e completo nel qui e ora. Riporta gentilmente la tua attenzione nell’Adesso ogni volta che noti che è assorbita nel passato o nel futuro. Osserva la tua mente per riconoscere gli schemi mentali distruttivi e neutralizzarli. Osserva il tuo corpo e porta la tua presenza amorevole sui nodi emotivi in modo da scioglierli e trasformare le emozioni inferiori in emozioni superiori.

Ogni negatività è un limite: purifica il tuo subconscio

Ridi, salta, balla. Sii gioioso senza motivo. Entra in profondità dentro te stesso e connettiti alla Fonte di Amore, lasciandoti invadere dalla sua gioia radiosa e solare. Appassionati di qualsiasi cosa. Mettiti al servizio di una causa grande, che ti faccia sentire vivo e riempia ogni fibra del tuo essere di entusiasmo. Sacrifica all’Amore ogni cosa che fai, anziché rivendicarne i meriti, i risultati o soddisfazione personale. Scegli accuratamente quali pensieri vuoi portare dentro di te, sostituendo i pensieri negativi e compulsivi con pensieri coscienti e positivi.

Porta la consapevolezza in tutto ciò che fai, dici, pensi, in modo da diventare il creatore cosciente della tua realtà invece che il regista inconsapevole di un incubo. Trasforma quest’incubo in un sogno lucido. Vivi in uno stato di flusso, senza fare attrito con la realtà. Non pretendere niente per te stesso. Sciogli il tuo ego nel fuoco dell’Amore e dell’Unità, lasciando andare ogni negatività e ogni posizione personale. Riempi il tuo cuore di amore. Rimani presente. Sii te stesso e liberati da ogni condizionamento. Lascia andare le credenze limitanti e porta solo credenze in grado di potenziarti.

Diventa responsabile della tua vita

Non avere paura di abbracciare le tue ombre e di portare alla luce i limiti del tuo subconscio: le ombre sono molto più pericolose quando possono agire indisturbate, fuori dalla tua consapevolezza, mentre diventano innocue e addirittura rivelano la loro natura illusoria e la loro inesistenza quando porti su di loro la luce della tua presenza consapevole. Rimuovi i programmi dolorosi del passato e scegli tu come programmare il tuo subconscio. Diventa consapevole della meccanicità e sostituiscila con la presenza cosciente, manovrando in modo consapevole tutto ciò che puoi, purché in modo dolce e amorevole e non ossessivo.

Diventa responsabile al 100% della tua vita, smettendo di dare potere al mondo: solo tu puoi decidere della tua felicità o infelicità; non consentire che qualcuno o qualcosa fuori di te abbia il potere di decidere del tuo umore, della tua salute, della tua vita. Ogni volta che vorresti dare la colpa all’esterno, ricordati che sei tu che stai creando la tua realtà: prima di poter creare la realtà dei tuoi sogni, devi ammettere che ora stai creando un incubo o perlomeno molte cose sfuggono al tuo controllo e ti sembra di essere vittima delle circostanze. Quindi non sfuggire alla tua responsabilità. Arrendi le tue percezioni: ammetti di non avere occhi per vedere. E chiedi che il tuo cuore si apra alla Verità, in modo da smettere di soffrire e diventare davvero senza alcun limite.

Riprogramma il tuo subconscio per creare la vita dei tuoi sogni

Più rimuovi la negatività dal tuo subconscio e più ti assumi la responsabilità della tua vita e diventi padrone della tua mente, più ti riappropri del potere di creare la tua realtà in modo consapevole. E a quel punto potrai progettare la tua vita. Potrai usare il potere della tua immaginazione per visualizzare i tuoi obiettivi, le tue aspirazioni, i tuoi desideri. Quando sei padrone della tua mente, parti da uno stato di pienezza invece che di mancanza e in questo modo sei molto più potente. Inoltre più il tuo cuore è aperto, più le tue emozioni superiori sono in grado di connettersi alle vibrazioni dell’abbondanza e manifestare ciò che vuoi sarà molto più facile!

Scegli quali pensieri intrattenere, quali emozioni vivere, in quale stato di coscienza essere. Coltiva positività, entusiasmo, pace, gioia, passione, benessere, abbondanza dentro di te. Abbi fede nella Vita, al posto di volerla controllare: paradossalmente, è proprio quando lasciamo andare il bisogno di controllo che iniziamo ad attrarre ciò che desideriamo. Non far rivivere il passato dentro di te: il passato è un limite, è il programma, è il condizionamento. Vivi appieno nel momento presente, come se rinascessi ogni nuovo istante a nuova vita e tutto fosse nuovamente fresco. Non consentire al passato di avere potere su di te, non permettere ai vecchi programmi di ripetersi ancora!

Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato.

Come diventare pura consapevolezza

Come diventare pura consapevolezza

Ogni pensiero, sensazione e percezione è fatto solo di consapevolezza, che è la sua natura ed essenza. Tuttavia è in grado di assumere una forma particolare e specifica, come una nuvola è fatta solo di vapore acqueo eppure può assumere praticamente qualunque forma. La forma che assume è tuttavia illusoria e in sostanza è sempre consapevolezza, che è l’unica cosa che esiste. Non rimanere ipnotizzato dai contenuti della tua esperienza, ovvero dalle forme mentali, ma riconosci che al di là dell’illusione della forma specifica che essi assumono, c’è solo consapevolezza, che è pace, felicità e sicurezza. Dunque affidati solamente alla consapevolezza e resta come pura consapevolezza, lasciando che tutto (ogni pensiero, sensazione e percezione) si dissolva in essa, mentre tu affondi nella sua infinita pace e ti elevi al di sopra della mente. Ecco come diventare pura consapevolezza.

Come diventare pura consapevolezza

Per diventare pura consapevolezza, ovvero per tornare alla tua vera natura, devi spostare la tua attenzione dai contenuti dell’esperienza all’osservatore. Devi dare meno importanza alle forme mentali, alle storie nella tua mente e dare più importanza all’essere. In fondo non c’è nulla fuori dall’Essere. Sembra che ci sia qualcosa al di fuori di esso. Ma tutte le forme non sono che illusioni che appaiono nel campo della consapevolezza. Quando guardi le nuvole in cielo, puoi divertirti a vedere qualunque forma e anche a credere che la forma sia la realtà delle nuvole. Ma se stai bene attento, puoi riconoscere facilmente che tutte le nuvole sono fatte di un’unica sostanza: vapore acqueo.

Allo stesso modo, tutti i pensieri e i contenuti della tua esperienza sono tali solo finché tu dai valore alla forma invece che alla sostanza. Il fatto di dare importanza più alla forma che alla sostanza porta a sofferenza. Per smettere di soffrire devi dunque abituarti a riconoscere che al di là della forma che assume, un pensiero è sempre un pensiero. Un pensiero può dirti che non vali a nulla, che sei un fallito, che non sei degno di amore. Eppure si tratta semplicemente di un pensiero, una forma che nasce e muore nel campo di una consapevolezza sempre presente e invulnerabile al contenuto del pensiero. Perché farti influenzare da ciò che è transeunte, temporaneo e limitato? Ha senso rimanere ipnotizzato dalle onde del mare quando hai tutto l’oceano a disposizione?

La pace è sempre dentro di te

La pace dell’oceano è sempre dentro di te: devi solo smettere di guardare alle onde come se fossero l’unica realtà e sprofondare nel silenzio del mare. Devi ripeterti più e più volte che la consapevolezza è l’unica cosa che hai, l’unica cosa davvero importante. Non puoi perderla per occuparti di qualcosa che è destinato a finire. In primis non puoi perderla per un corpo che morirà nel giro di una manciata di anni. Riconosci come il tuo corpo è solamente un’altra forma che appare nel campo della tua consapevolezza, e così la mente. Affonda nella quiete della tua coscienza. Non c’è tesoro più prezioso della sua pace. E quella pace coincide con la tua essenza. Tu sei la pace e la felicità che cerchi.

Anziché cercare la felicità nel tempo e nello spazio, affonda nella profondità del tuo essere fuori dal tempo e lì troverai la felicità. Non c’è bisogno da cercarla, perché non è da nessuna parte ma allo stesso tempo è dappertutto. Non è in nessun tempo, eppure è in ogni tempo. La pace è sempre nel qui e ora, accessibile in ogni momento. Durante il giorno, rimani come pura consapevolezza, come “Io sono” e questo sarà sufficiente per trasformare in breve la tua vita in modo radicale. Anziché focalizzarti sull’esperienza, focalizzati su chi fa esperienza. Ricordati di te il più spesso possibile, rimanendo presente ogni volta che puoi, mentre fai le cose e quando sei a riposo. Non razionalizzare, non cercare la consapevolezza come se fosse un concetto o un altro contenuto nella mente. Dimora semplicemente nella pura consapevolezza.

La pura consapevolezza è tutto ciò di cui hai bisogno

Tu sei la pura consapevolezza. Ed essa è l’unica cosa di cui hai bisogno, poiché è l’unica cosa che, apparentemente, hai perso. In realtà non hai perso nulla, poiché la coscienza è sempre lì, eterna e infinita. Semplicemente, l’hai trascurata, facendoti assorbire dall’esperienza e dimenticando te stesso in essa. Così, sei rimasto apparentemente intrappolato. In realtà, puoi tornare a te stesso quando vuoi, se solo hai il coraggio e l’apertura mentale giuste. Smetti di credere a qualunque cosa: non c’è nessuna convinzione alla quale aggrapparsi. Anzi, ogni convinzione è un ostacolo, poiché è l’ennesima forma mentale che si frappone fra te e la pura consapevolezza.

Lascia andare le tue credenze, ripulisci la tua coscienza dai condizionamenti. Nessuno e nessuna cosa al mondo può aiutarti: solo tu hai il diritto e il dovere di rientrare in te stesso. Smetti di pensare, di avere dubbi e torna nella pura consapevolezza. Dopotutto, è così semplice… Il fatto è che riusciamo a complicare tutto! E allora semplifica la tua vita il più possibile e fai in modo che non ci sia alcun ostacolo fra te e te stesso, fra te e la pura consapevolezza che sei.

Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato.

Come scoprire chi sei veramente

Come scoprire chi sei veramente

Qual è la tua essenza più profonda? Che cosa ti rende più di tutto un essere umano? E soprattutto come scoprire chi sei veramente? In questo articolo non parleremo di conoscere le profondità del tuo essere (se stai cercando questo ti rimando al mio articolo al riguardo). Ci soffermeremo piuttosto sull’essenza dell’uomo, su ciò che veramente sei al di là della forma. In spiritualità, si distingue spesso tra identità formale o di superficie e identità reale o profonda o vero Sé. La maggior parte di noi si identifica con l’identità superficiale, e questa è la ragione per cui quasi nessuno è illuminato. Alcuni si rendono conto che c’è qualcosa di più profondo, di trascendente e che esiste una dimensione verticale, fuori dal tempo, oltre la personalità. La realizzazione di ciò viene tradizionalmente definita come risveglio o illuminazione.

Si tratta di un “elemento” così sottile ma allo stesso tempo così vitale e pervasivo, apparentemente impercettibile ma in realtà sempre presente e vibrante. Esso è infatti ciò che sei, quindi non può mai scomparire, è la tua stessa presenza consapevole, la tua coscienza. È il tuo “senso” di esistere, la sensazione di essere vivo e presente. Si tratta di qualcosa che non può essere espresso a parole, ma al limite indicato da esse. L’esperienza di sé può essere colta solo intuitivamente, come consapevolezza di essere consapevoli. Essa è un’esperienza accessibile a qualunque essere umano: non c’è bisogno di meditare per anni per averne un assaggio. È sufficiente portare l’attenzione al momento presente, facendo tacere un attimo la mente e chiedendoti che cosa rimane. L’illuminazione consiste nell’essere il 100% del tempo immerso in questa consapevolezza e diventare tutt’uno con essa.

Identità di superficie vs identità profonda

Ciascuno di noi ha, come dire, due identità distinte: una di esse è temporanea e non è la nostra essenza, ma solo una maschera che indossiamo. Questa è l’identità di forma o di superficie. Essa può essere definita come la nostra personalità, ciò che abbiamo sempre creduto di essere. Essa risponde alle domande: “Come ti chiami? Che lavoro fai? Quanti anni hai? Di chi sei figlio? Sei sposato?”. Tende dunque a coincidere con la storia della nostra vita e trae la propria realtà dal tempo. L’identità di superficie ha bisogno di una successione di eventi per sopravvivere, si nutre di passato e di futuro e per essa il momento presente è solamente il punto di incontro fra queste due dimensioni temporali. Spesso si dice che questa identità è falsa: e in effetti è così.

Infatti la nostra storia personale è vera finché la crediamo tale e ci identifichiamo con essa. Chiaramente, ciò non significa che non abbia la sua importanza. Il problema sorge quando investiamo l’intera nostra identità in essa, perdendo il contatto con la dimensione più profonda. In questo modo, la vita diventa una questione di vita e di morte, è fonte di stress, paura e agitazione, il senso di separazione è forte e nascono competitività, confronti, invidie, odio, negatività e sofferenza. In particolare, ciò succede quando la nostra identità di forma non è perfetta, perché magari non abbiamo l’aspetto che vorremmo, il lavoro che desideriamo, il partner dei nostri sogni. L’identità di superficie si basa sull’identificazione con il corpo, ma ancora di più con le forme mentali.

L’identità di superficie

Da che cosa è costituita essenzialmente l’identità di superficie? Innanzitutto, essa si basa sulla credenza che vi sia un Io racchiuso in un corpo e una mente separati dal resto. Tale credenza è fortissima poiché sembra essere provata dai fatti: chi può negare che io ora non stia scrivendo al computer e mi trovi dentro un corpo e una mente separati da te che stai leggendo questo articolo? Questo è vero, ma bisogna stare attenti a non confondere il punto di vista con l’identità. In altre parole, se io mi “ritrovo dentro un corpo e una mente”, come posso provare di essere tali cose? Evidentemente, si tratta solamente di un presupposto basato su una convinzione mentale. In ogni caso, non voglio entrare nel dettaglio di riflessioni complicate sull’individualità e il dibattitto tra dualità e non dualità.

Torniamo allora all’identità di superficie. Essa, dicevamo, è l’identificazione con un punto di vista separato dal resto. Sulla base di questa originaria identificazione, sorge una serie di identificazioni “minori”, legate a pensieri e credenze, storie e idee mentali. Se io credo fermamente di essere il mio corpo, in caso dovessi ammalarmi, crederei di essere IO ammalato. Nel caso in cui venissi licenziato, sono IO a essere stato licenziato. Se vengo insultato, sono IO a essere stato insultato. Se guadagno milioni di dollari, sono IO la persona di successo. Qual è il problema a questo punto? Il problema sorge nel momento in cui l’Io viene calato nei fatti e nei pensieri. È a questo punto che nasce l’ego, un’identità illusoria e fittizia, ma apparentemente così reale. Perché sembra così reale? Perché scambiamo noi stessi per quell’entità fasulla.

L’identità profonda: come scoprire chi sei veramente oltre la forma

L’identità profonda è per certi versi l’esatto opposto di quella di superficie. Essa, innanzitutto, coincide con la tua vera essenza. Come fai a esserne sicuro? Perché è l’unico elemento che ti accompagna in continuazione, che vive al di là delle storie e dei pensieri e rimane anche in assenza di forma. Infatti esso è la tua esperienza di essere. Qual è l’ostacolo a cogliere una cosa così semplice? Il continuo rumore mentale fa nascere dubbi, distorsioni, false credenze, come il fatto che essere consapevole di te stesso sia un’impresa difficilissima oppure il sospetto che la tua presenza sia solo un concetto, un’invenzione o una parte della mente. Ma tutte queste cose provengono dalla mente, e mentre ti perdi in queste preoccupazioni, l’esperienza dell’essere continua a dispiegarsi in sottofondo, anche se tu non ne sei direttamente consapevole.

Infatti la tua presenza è sempre lì, ma per la maggior parte del tempo la dai per scontata e non ne sei consapevole. La meditazione e le pratiche spirituali mirano a farti tornare all’esperienza del tuo Essere, e cioè uscire fuori dalla mente, dalla persona e dalla tua storia per riunirti alla tua presenza silenziosa e pacifica. Non c’è nulla di mistico e nemmeno di troppo spirituale in questo: anche chi non ha mai sentito parlare di avanzate tecniche meditative può fare esperienza del proprio Essere. E in effetti spesso ne fa esperienza: il fatto è che ignora il miracolo di essere vivo e di esistere, immerso com’è nella sua testa a preoccuparsi del più e del meno, perdendosi così il fascino della sua identità profonda. Quindi come scoprire chi sei veramente oltre la forma? Come avrai capito, non devi fare altro che ricordarti che ci sei!

Come scoprire chi sei veramente spiegato in modo semplice

Scoprire chi sei veramente è davvero così semplice? Beh, in effetti non c’è nulla da scoprire, poiché lo sei già. Per questo molti maestri spirituali affermano che non ci sia nulla da fare per illuminarsi. Per essere più precisi, ciò che devi fare non è tanto scoprire te stesso, quanto riscoprire la tua vera essenza, le sue qualità, la sua natura più profonda. Infatti il costante rumore mentale e l’assorbimento nella storia e nella personalità, in altre parole la prevalenza dell’identità di superficie, ti impedisce di essere connesso con chi sei veramente. Infatti la tua vera essenza è una fonte gratuita di pace, amore e gioia, completezza e beatitudine. Ma tale sorgente è oscurata dalla mente e non hai quasi mai consapevolezza di te stesso. In questo modo la perfezione divina del tuo essere non può essere percepita, e al suo posto emergono angosce, agitazione, stress, incompletezza.

Ecco perché è fondamentale spostare il proprio interesse dalla personalità alla presenza. Ciò non significa trascurare o ignorare i bisogni del proprio corpo o le esigenze della mente, obiettivi e faccende quotidiane per ritirarsi in contemplazione. Significa piuttosto smettere di essere ciò che non sei per tornare a essere ciò che sei! Una volta che con la meditazione o una pratica di indagine dell’Io hai avuto un barlume del fatto che c’è una dimensione di presenza al di là della mente, devi diventare quella presenza! Nel corso della giornata, devi ricordarti il più possibile di chi sei e rimanere consapevole di te ogni volta che puoi. Per illuminarti sarebbe sufficiente soltanto questo. Non hai nemmeno bisogno di meditare in modo formale o dedicarti a complesse pratiche o tecniche: basta che tu sia consapevole di te stesso! In questo modo puoi (ri)scoprire chi sei veramente.

Ma come raggiungere uno stato di illuminazione?

Come fai a raggiungere uno stato di illuminazione e beatitudine, completa pace e a percepire il tuo essere in tutto il suo splendore e in tutte le sue qualità? Raggiungere un simile stato non è impossibile. Vi sono certamente diversi gradi di illuminazione. In ogni caso, il tuo obiettivo dovrebbe essere quello di unificarti il più possibile con la tua essenza. Ciò si raggiunge trascendendo il regno della mente, ovvero elevandosi al di sopra dei pensieri e dell’identità di superficie. Non si tratta di un vero e proprio “raggiungimento”, nel senso che l’illuminazione non avviene nel tempo, ma solo nel momento presente. In ogni caso, per “raggiungere” uno stato di pace e completezza devi innanzitutto abituarti a dare più importanza alla presenza che non alla persona.

Che cosa significa? Significa che cerchi di dimenticarti il più possibile di ciò che ti preoccupa, dei tuoi desideri, obiettivi, impulsi provenienti dal corpo-mente per dedicarti a riscoprire ciò che resta al di là di tutte queste cose. Per scoprire (o riscoprire) chi sei veramente devi lasciar andare il bagaglio che ti opprime impedendoti ti accedere alla tua vera natura. Ti devi porre come obiettivo quello di rimanere nella pace della tua presenza e di rinunciare di volta in volta agli impulsi del tuo ego. Se resti come presenza e ti fidi di essa, l’ego perde potere su di te e ti tenterà sempre meno con le sue reazioni, i suoi schemi e i suoi meccanismi limitanti e distruttivi. Il tuo compito è quello di gettare le tue radici nella tua natura e risiedere lì. Quando perdi la consapevolezza, torna a casa, in te stesso, svegliati dal sogno che ti tiene imprigionato.

Dalla persona alla presenza

Quando fai le cose, quando parli, lavori, mangi, abituati ad agire in qualità di presenza e non di persona. Che cosa vuol dire? Significa che non ti porti appresso il tuo passato, il peso ingombrante della tua identità, delle tue reazioni, del tuo carico personale. Ad esempio, quando torni dal lavoro, fai finta che sia la prima volta che visiti la tua famiglia, e lascia andare i malumori, i fastidi, le angosce, le preoccupazioni. Se vuoi puoi farlo: non hai bisogno di camminare, muoverti e vivere sopportando continuamente la croce della tua personalità. Abituati a rimanere nel presente e a lasciarti alle spalle il passato. Vivi istante per istante, accogliendo tutto nella tua consapevolezza senza giudizi o etichette. Smetti di far rivivere il passato attraverso rancori e rabbia, vendetta e desideri di riparare i torti. D’altra parte, vivi come se non ci fosse un domani.

Ciò non vuol dire che non potrai fare piani o avere obiettivi, ma non perderti nel futuro, nelle preoccupazioni e nell’ansia. Ogni volta che qualcosa va storto, ricorda che puoi tornare a te stesso, a sentire nuovamente che esisti e che sei al sicuro in quello spazio di consapevolezza. Smetti di farti influenzare dalla tua storia passata, dal guscio che ti hanno cucito addosso e che tu stesso ti costruisci e mantieni nel tempo. Non hai bisogno di vivere con questo peso. Meriti, invece, di essere sereno e in armonia e di riunirti alla tua pace e alla tua gioia interiori. Anche perché il tuo essere è tutto ciò che hai: ogni cosa appare e scompare, va e viene, nasce e muore. Soltanto la tua consapevolezza rimane sempre lì a farti sentire vivo e a sostenerti!

Ecco come scoprire chi sei veramente. Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!

Esiste il libero arbitrio?

Esiste il libero arbitrio?

Siamo davvero liberi? Esiste il libero arbitrio? A queste domande hanno cercato di rispondere filosofi e pensatori di tutti i tempi. La questione della libertà è profonda e sembra apparentemente senza risposta. In base alle tradizioni, la libertà viene data per scontata o considerata come dogma. In altri casi, viene negata a priori. C’è chi dice che la libertà sia solamente un’illusione. Alcuni si preoccupano delle conseguenze di una tesi del genere, affermando che verrebbe meno ogni responsabilità e imputabilità. La religione cristiana ha sempre rivendicato il libero arbitrio, abusando del quale Adamo ed Eva avrebbero commesso il peccato originale. La Riforma protestante mise in crisi tale idea e parlò di predestinazione. L’Umanesimo sostenne che l’uomo è artefice del proprio destino.

Insomma, le riflessioni sulla libertà sono numerose e spesso in contrasto tra loro. Come tutte le questioni filosofiche e metafisiche, infatti, sembra non esserci mai fine ai dubbi, ai paradossi e che non ci sia alcuna soluzione al problema della libertà. Tuttavia, bisogna considerare che spesso molte riflessioni provengono da una prospettiva limitata o errata. Ad esempio, solitamente ci si interroga sulla libertà a partire da un paradigma dualistico. In altre parole, ci sarebbe una persona libera che compie delle azioni in nome di questa libertà. Dal nostro punto di vista, che è invece non dualistico, noi dubitiamo che ci sia un soggetto distinto dal resto e sosteniamo che tutto sia interconnesso. Se c’è solo l’Uno, è evidente che il problema della libertà va ridefinito. Innanzitutto sorge infatti immediatamente questa domanda: “ma chi è libero?

Libertà vs determinismo

Nel corso del tempo sono state avanzate diverse teorie filosofiche sulla libertà. Essenzialmente, sono due gli schieramenti principali: da un lato si sostiene che l’uomo sia libero, dall’altro che le sue azioni siano determinate da impulsi e cause. Ad esempio, il temperamento, un istinto, determinati condizionamenti influirebbero nelle scelte. Secondo coloro che affermano la libertà dell’uomo, si presuppone la presenza di una volontà consapevole che decide. A questo punto però sorge un problema: in entrambi i casi si pone il paradigma della causalità alla base. In sintesi, chi dice che l’uomo sia libero afferma che egli è la causa primaria delle proprie azioni. Invece, chi sostiene che l’uomo non sia libero, afferma che l’uomo è solo l’agente ultimo delle sue azioni, che sono però determinate da altre cause che non sarebbero sotto il suo controllo.

Nel primo caso, sorge il problema di chi sia colui che effettivamente sarebbe libero. In altre parole, quale parte di noi compie delle scelte? Alcuni hanno proposto la ragione, altri la volontà, altri ancora l’anima. Ciò dipende da quale sia l’essenza dell’uomo. Ma si dà per scontato il fatto che ci sia un soggetto che determina le proprie azioni. Ci sarebbe qualcuno separato dal resto che prende una decisione. Ciò può essere valido se c’è un io slegato dal mondo, una coscienza individuale per ognuno di noi. D’altra parte se l’uomo non è libero e tutto è determinato da impulsi oppure è già scritto da Dio, si indicano tali impulsi o lo stesso Dio come agenti o cause distinte. Ma in realtà è la mente a porre dei confini e delle separazioni tra un soggetto che compie un’azione e un oggetto che la subisce.

Esiste il libero arbitrio nella non dualità?

Che cosa succede se mettiamo in dubbio il paradigma della causalità e della dualità? In altre parole, che cosa accade se consideriamo che non ci sia un soggetto separato dal tutto e che gli eventi non siano determinati da una successione di cause ed effetti? La mente ragiona secondo catene di causa-effetto. Logicamente appare scontato che se io faccio cadere un peso da una torre, questa cade secondo la forza di gravità. La scienza si basa su questo paradigma e sulla sua base sono state fatte enormi scoperte e invenzioni. Vorremmo allora mettere in dubbio qualcosa che è dimostrato in modo solido e apparentemente incontrovertibile? Non voglio mettere in discussione nulla, ma voglio solo dire che non è detto che qualcosa che funziona sia necessariamente e universalmente valido.

Nell’ambito della mente, nella pratica e nel mondo di tutti i giorni il paradigma causa-effetto funziona brillantemente. Ma la causalità non spiega il perché delle azioni, ma soltanto il come. La scienza si occupa di descrivere come avvengono determinati fenomeni e chiama causa ed effetto due elementi tra loro connessi. Ma chi ha detto questa connessione sia da considerare nell’ottica di un agente che causa qualcos’altro? Il discorso è piuttosto complicato, lo so. Eppure bisogna cercare di rispondere al dilemma della libertà! Tornando appunto alla questione “esiste o no il libero arbitrio”, possiamo tentare di rispondere solo se mettiamo per un attimo da parte il paradigma della causalità, come ha fatto il dr. Hawkins nel suo libro “Power vs Force”, nel quale propone una teoria innovativa del modo in cui avvengono gli eventi e sul posto della libertà. Mi baserò in buona parte sulla sua teoria nei prossimi paragrafi.

La spontaneità degli eventi

Se non c’è nessun agente che compie un’azione, allora come si manifestano le scelte e gli eventi? Gli eventi non sarebbero altro che l’attualizzazione di potenzialità contenute nel campo di energia della Coscienza. In altre parole, essi avvengono spontaneamente, come risultato di un insieme determinato di possibilità contenute nella Coscienza. Ad esempio, se io muovo la mano, tale movimento non è tanto un atto libero prodotto da un individuo separato che “decide” di muoverla. Per cui non sarebbe il pensiero formulato nella mia mente a determinare l’azione, ma sia il pensiero che l’azione si manifestano come risultato del divenire reale di potenzialità già presenti nel campo. Dunque, tutto si manifesterebbe in modo spontaneo, ed è solo l’ego ad attribuirsi il merito dell’azione o a rivendicare di esserne l’agente.

Ciò è coerente con la considerazione del fatto che ciascuno di noi è solo l’osservatore e il testimone di ciò che accade nella sua esperienza e con il fatto che non ci sia nessun “agente” che fa le cose. Gli eventi si dispiegano da sé, senza l’intervento di qualcuno di esterno. A ben vedere, chi sarebbe questo qualcuno di esterno? A questo punto, se gli eventi accadono spontaneamente, significa che noi possiamo diventare gli osservatori e smettere di credere di causare gli eventi. Ma a questo punto esiste il libero arbitrio che spazio hanno la libertà e la responsabilità?

Che spazio hanno libertà e responsabilità?

Se tutto accade spontaneamente, che fine fa il libero arbitrio? Esiste? C’è da dire innanzitutto che abbiamo detto che vi è un insieme di potenzialità, e accade che solo una di queste diventi reale. Ma a determinare che qualcosa succede sono determinate condizioni propizie. Nel caso di un bruco che sta per diventare farfalla, esso deve aspettare un determinato tempo, particolari condizioni e situazioni per trasformarsi. Il bruco può anche non diventare farfalla, perché magari muore prima della metamorfosi. D’altra parte, non può diventare una tartaruga o un essere umano. Esso ha dunque una gamma determinata di potenzialità che possono attualizzarsi. Nel caso dell’uomo, in esso ci sono potenzialità molto più variegate: l’uomo può evolversi al massimo delle sue possibilità oppure essere mediocre, esprimersi appieno oppure rimanere nel comfort…

Ma che cos determina che ciascuno compia una determinata azione? Per l’uomo esistono determinati livelli di coscienza. All’interno di ogni determinato livello di coscienza sono presenti determinate potenzialità che possono diventare reali. Ad esempio, un criminale sarà molto più predisposto a uccidere un passante rispetto a una persona che marcia per la pace. Che cosa determina che il criminale uccida o meno il passante? All’interno della gamma di possibilità, c’è una possibilità di scelta. Alla coscienza del criminale si presentano alcune scelte, ma è lui a determinare quale diverrà reale secondo le sue intenzioni. Se in lui prevale un’intenzione omicida, con tutta probabilità truciderà il passante. Viceversa, se prevale un’intenzione di smettere di uccidere altri esseri umani, è molto probabile che si astenga dal delitto.

Come attraiamo le possibilità e come scegliamo più o meno liberamente?

Attraiamo le possibilità in base al nostro grado di evoluzione. Se siamo degli individui molto consapevoli, difficilmente ci si presenteranno scelte violente o distruttive. Nell’infinito campo della Coscienza ci sono infinite potenzialità: noi attiriamo quelle che risuonano con la frequenza del nostro campo energetico. Se abbiamo sempre pensieri positivi, di gratitudine e di amore, disporremo di scelte completamente diverse rispetto a chi pensa sempre al peggio e odia il mondo e il suo prossimo. In ogni caso, le possibilità non diventano reali se non in forza della nostra intenzione. Qui è presente la possibilità di scelta e quindi esiste un margine di libero arbitrio che diventa sempre maggiore tanto più la nostra consapevolezza si amplia.

Più diventiamo tutt’uno con la Vita, tanto più la nostra sfera di possibilità si ingrandisce. Ma anche ai livelli più bassi di consapevolezza c’è una certa gamma di potenzialità, anche perché altrimenti non sarebbe possibile alcuna evoluzione. In questo senso, in base a ciò che scegliamo siamo anche responsabili delle conseguenze che derivano dalle nostre scelte. Se uccido qualcuno, ad esempio, soffrirò e attirerò altri eventi negativi che vibrano sulla frequenza del campo energetico della morte, della negatività e dell’odio. Al contrario, se decido di amare incondizionatamente tutti, inizierò ad attirare eventi positivi che rifletteranno il mio amore. Qual è il limite della libertà? Chi si trova ai gradi bassi dell’evoluzione difficilmente potrà usufruire della scelta di amare incondizionatamente il suo prossimo, ma ciò non vuol dire che sia del tutto impossibile.

Quindi esiste o no il libero arbitrio?

Possiamo dire che il libero arbitrio esiste nella misura in cui è considerato come possibilità di scegliere una fra le diverse possibilità che si presentano spontaneamente come risultato del nostro livello di coscienza, quindi di ciò che siamo. Possiamo dunque avere il “merito” o il “demerito” di scegliere una cosa piuttosto che un’altra. La responsabilità consiste nel rispondere delle nostre azioni e delle loro conseguenze. Tuttavia, è anche vero che al di sotto di un certo livello, prevale l’inconsapevolezza. Gesù sulla croce chiede al Padre di perdonare i suoi assassini perché “non sanno quello che fanno”. Ecco perché è fondamentale avere compassione e capire che determinate azioni e atteggiamenti sono frutto di inconsapevolezza e non di cattiveria.

Lo stesso Socrate considerava il male come figlio dell’ignoranza. Ma allora se uno è inconsapevole non è libero in quanto vittima dei propri condizionamenti, del proprio ego e della propria follia? Potremmo dire che ha un margine di libertà limitato, ma non è mai completamente irresponsabile, poiché ha almeno qualche accesso alla consapevolezza. Il solo fatto di essere un essere umano vuol dire avere almeno un livello base di consapevolezza che ci distingue dagli animali! Quindi potremmo dire che la libertà è un’espressione e una qualità della consapevolezza. Non a caso, la libertà interiore si raggiunge come conseguenza di un’espansione della propria coscienza. Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!

10 caratteristiche di una persona matura

10 caratteristiche di una persona matura

Quali sono le caratteristiche che contraddistinguono una persona matura? La maturità può essere definita come la capacità di vivere al pieno del proprio potenziale emotivo, psicologico e spirituale. Uno degli aspetti più rilevanti della maturità è l’intelligenza emotiva. Chi è emotivamente intelligente è senz’altro una persona che ha raggiunto un ottimo livello di sviluppo. La maturità è una categoria più vasta, e comprende qualità come la saggezza, la capacità di amare, di ascoltare gli altri e se stessi, di esprimersi al meglio e con autenticità. Nello specifico, ho individuato 10 caratteristiche di una persona matura. Buona lettura!

10 caratteristiche di una persona matura

  • 1) È responsabile del proprio stato interiore

Una persona matura si assume il 100% della responsabilità per il proprio stato d’animo, i propri pensieri e comportamenti. In altre parole, non dà mai la colpa all’esterno per ciò che gli succede.

Ci sono individui che sentono al loro interno, nella loro carne, che anche la pioggia è responsabilità loro. Persone del genere non hanno limiti.

Salvatore Brizzi

Essere responsabili non è tanto un comportamento da eroe o un atteggiamento di sacrificio. È invece la chiave per la libertà interiore. Una persona davvero matura non può piangersi addosso, né risentirsi per i comportamenti degli altri. Inoltre, si assume la responsabilità delle proprie scelte e azioni.

  • 2) Non si lamenta

La conseguenza di assumersi la propria responsabilità è la tendenza a non lamentarsi. Se soltanto ti concentri sulla pratica di non lamentarti, otterrai innumerevoli benefici. Una persona matura sa che lamentarsi è inutile e persino distruttivo. È consapevole di tutta l’energia che la lamentela assorbe e, invece di lamentarsi, agisce. La lamentela paralizza nell’inerzia. Lamentarsi significa essere schiavi.

  • 3) Raramente si arrabbia

La rabbia è per molti di noi un problema apparentemente insormontabile (dai un’occhiata qui per sapere come liberartene). Una persona matura riserva la rabbia solo a occasioni davvero importanti, e preferisce risolvere le proprie questioni ricorrendo al buonsenso e alla calma. Sa che la rabbia è distruttiva per se stesso e per gli altri e sa anche che è nella gran parte dei casi inutile o proveniente da una visione parziale della realtà. In tutte le sue forme, dalla frustrazione per un lavoro non andato a buon fine all’irritazione contro il vicino rumoroso, dall’impazienza nei confronti del figlio disubbidiente alla collera per un torto subito o un diritto calpestato, in ogni caso la rabbia può essere lasciata andare e trasformata in un’emozione superiore.

Le priorità e gli atteggiamenti di una persona matura.

  • 4) Per lei la pace interiore è una priorità assoluta

Una delle 10 caratteristiche più rilevanti di una persona matura è il desiderio di trovare la pace interiore e mantenersi il più possibile calma e centrata. Infatti una persona matura sa che non c’è bene più prezioso della propria felicità e sa che lo stress e la negatività sono delle minacce da tenere ben lontane. Spesso una tale persona ha avuto un passato turbolento e si è resa conto che la vita diventa impossibile senza lasciar andare. Ha imparato che è lei e non il mondo a decidere se rimanere o meno in uno stato di pace. In molti casi, la ricerca della pace interiore si trasforma in un vero e proprio impegno spirituale: tu potresti essere una di quelle persone!

  • 5) Non prende la vita troppo sul serio e ha il senso dell’umorismo

Una persona matura si caratterizza per la tendenza a portare sempre un sorriso sul volto. O perlomeno, a conservare un’attitudine positiva verso la vita. Infatti essa sa benissimo che la vita non è così seria come sembrava e in ogni situazione è possibile mantenersi distaccata e pacata. Per una persona matura l’ego è molto meno forte rispetto alla maggior parte delle persone, per cui la sua visione del mondo è meno seriosa e più giocosa. Soprattutto, un tale individuo è in grado di non prendersi troppo sul serio e a ironizzare sulle proprie mancanze e difetti, anziché sentirsi sminuito da essi. Per una persona davvero matura, la vita assume le tonalità di un gioco.

I segreti della gioia di vivere

  • 6) Apprezza le piccole cose e gode della vita istante per istante

Una persona matura sa bene che a fare la differenza tra una vita felice e una miserabile sono le piccole cose e non i grandi successi, le grandi serate o le feste. Anche la più piccola cosa è occasione per gioire dell’esistenza e celebrare la bellezza dell’Universo. Un simile individuo sa essere sempre in festa, senza aver bisogno che la propria mente sia stimolata o eccitata da grandiosità o dalle meraviglie del secolo. Forte di questa consapevolezza, vive appieno nel momento presente, qualunque esso sia, mostrandosi grato per ogni nuovo secondo di vita. Una delle sue qualità più importanti è proprio la capacità di sperimentare una profonda gratitudine per l’intera esistenza.

  • 7) Sa che dare dà molta più gioia che ricevere

Una persona matura sa che donare gratuitamente a un altro significa caricarsi di energia positiva e di amore. Sa che dare non significa sacrificare o perdere qualcosa. Ma sa anche che il suo dono deve partire da un senso genuino di espansione. Viceversa, dare per ricevere qualcosa in cambio, per non sentirsi in colpa o per sdebitarsi con qualcuno non ha lo stesso effetto, e anzi svuota lo spirito.

Date, e vi sarà dato: vi sarà versata in seno buona misura, pigiata, scossa, traboccante; perché con la misura onde misurate, sarà rimisurato a voi.

Vangelo di Luca 6, 38

Donare spontaneamente, oltre a riempirci di gioia e a illuminare la giornata di qualcun altro, ci permette di attrarre abbondanza nella nostra vita. Infatti chi dona alimenta la propria ricchezza interiore. Donare, ovviamente, non significa solamente fare l’elemosina, ma anche – e soprattutto – donare se stessi per gli altri, in ogni momento. Il dare è una predisposizione, non un’azione singola.

  • 8) Ha una missione, una direzione e uno scopo

L’assenza di uno scopo ingrigisce l’esistenza umana. Una persona matura sa che il senso della vita va molto al di là della semplice sopravvivenza e conservazione della specie, e cerca o crea una missione da adempiere. La sua vita non accade a caso e le sue azioni sono rivolte verso uno scopo superiore e trascendente, come la realizzazione del Sé, una causa umanitaria o l’evoluzione della coscienza umana. Dunque, pur essendo fortemente radicato nel momento presente, un individuo maturo ha in mente dei progetti, dei sogni da realizzare per sé e per gli altri, non in nome di un astratto idealismo di facciata, ma per contribuire davvero al miglioramento di sé e del mondo. Vivere con una missione lo fortifica e lo illumina nei giorni bui.

Le ultime delle 10 caratteristiche di una persona matura: 2 qualità preziosissime

Quali sono le ultime 2 delle 10 caratteristiche di una persona matura?

  • 9) È maestra nel gestire l’interno

Una persona matura padroneggia l’arte della gestione delle emozioni e della propria mente. Ciò non vuol dire che ha sempre il controllo del proprio stato emotivo o che non sia mai triste o di cattivo umore. Per quanto meno spesso della maggior parte delle persone, vive tutta la sfera delle emozioni umane, ma la sua capacità sta nel non farsene assorbire, confidando nella loro temporaneità e conservando un certo distacco emotivo. D’altra parte, è consapevole della necessità di nutrire la mente di pensieri positivi, per cui raramente cade nella negatività o si preoccupa e cerca di mantenere pulito il proprio spazio interno, e quando cade in qualche forma di negatività, è in grado di tirarsene fuori facilmente.

  • 10) È umile e saggia

Una persona matura sa quante cose sfuggono alla sua conoscenza. Quindi non presume di sapere, ma al contrario ammette umilmente la propria ignoranza, è in questo sta la sua saggezza. Infatti, la consapevolezza di non sapere la spinge alla ricerca e al nutrimento della mente.

È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.

Socrate

Inoltre, conosce benissimo la differenza tra il conoscere un concetto a livello mentale e conoscerlo a livello pratico. Sa che essere in possesso di una verità spirituale non significa necessariamente applicarla e metterla in pratica. Quindi, si sforza di imparare davvero ciò che viene a sapere intellettualmente. In questo modo, sviluppa una saggezza profonda e autentica e una cultura originale. Non si vanta di ciò che sa, ma si sforza di essere d’esempio, senza imporre le sue verità è accettando la diversità di opinioni di chi lo circonda.

Grazie per la lettura! Iscriviti alla newsletter e seguimi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!