Gli effetti collaterali della consapevolezza

Gli effetti collaterali della consapevolezza

Lavorare su di sé porta solamente dei benefici? Esistono degli effetti collaterali della consapevolezza? In un recente articolo abbiamo parlato del lato oscuro della spiritualità. Oggi vorrei riprendere l’argomento, focalizzandomi su alcuni degli “svantaggi” che un percorso spirituale può portare. Con questo articolo non voglio scoraggiarti dall’intraprendere o proseguire il lavoro interiore. Semmai, vorrei invitarti a non demordere, facendoti comprendere che incontrare degli ostacoli è assolutamente normale, perché fanno parte del processo di crescita. Incontrare gli ostacoli non deve essere una scusa per mollare, ma semmai una ragione in più per intensificare la propria dedizione e disponibilità a crescere.

Inoltre, spesso gli effetti collaterali della consapevolezza vengono scambiati come sintomi di uno scarso impegno spirituale o addirittura del fatto che si sta regredendo. In realtà, aumentare la propria consapevolezza significa entrare in contatto con la propria ombra. E ciò spesso può significare un aumento apparente dei propri difetti, del proprio giudizio, della negatività. Poi, la consapevolezza è un’arma a doppio taglio, che può essere usata per l’intuizione ma anche per distruggere e autodistruggersi. Essere più consapevoli, inoltre, significa vedere il male dentro e fuori di sé con molta più chiarezza. E ciò può essere scoraggiante o addirittura deprimente. Infine, uscire dal regno delle illusioni può significare cambiamento, trasformazione, rivoluzione, per certi versi anche sacrificio. Ma non dilunghiamoci troppo e vediamo subito quali sono gli effetti collaterali della consapevolezza.

Gli effetti collaterali della consapevolezza

Dicevamo… dotarsi di nuovi occhi per vedere, aumentare la propria visione, essere più intuitivi, vedere più in profondità sono tutte cose straordinarie, eppure hanno anche un lato negativo. In particolare, il lato negativo della consapevolezza si manifesta nel momento in cui vogliamo forzare l’apertura di centri, vogliamo manipolare energie e chakra senza conoscerne bene il funzionamento e i rischi connessi. Quando invece lavoriamo su di noi in modo intelligente, senza voler controllare le forze vitali o dedicarci a pratiche per accelerare la nostra crescita e diventare improvvisamente più consapevoli, i rischi diminuiscono. Certo, possiamo incontrare comunque degli ostacoli e sperimentare degli effetti collaterali, ma sapremo gestire il tutto in modo molto più efficiente.

Aumentare la consapevolezza artificialmente è come andare in palestra e doparsi per sollevare in pochissimo tempo dei pesi pesantissimi. Al contrario, aumentare la consapevolezza naturalmente è come preparare il proprio fisico per sopportare degli sforzi via via più intensi, dandogli il tempo di adattarsi allo stress e alla durezza degli allenamenti. Diventare più consapevoli significa “allenare dei muscoli”, renderli più forti e resistenti. In palestra, per evitare strappi o infortuni, non è consigliabile tentare dal primo giorno di sollevare il bilanciere più pesante. Allo stesso modo, quando si tratta di spiritualità, bisogna andare cauti se non si vuole incorrere in rischi inutili mossi dalla frenesia del risveglio e dell’illuminazione, magari spingendo a caso la Kundalini sulla spina dorsale o visualizzando centri o respirando in modo anomalo. Ma non perdiamo ulteriormente tempo… e questa è la seconda volta che lo dico… Vediamo quali sono gli effetti collaterali della consapevolezza.

1) Una visione troppo profonda… e quindi scomoda

Aumentare la propria consapevolezza significa diventare consapevoli di molte, forse troppe cose. Quando lavori profondamente su di te, inizi a vedere la falsità, l’ipocrisia, le false espressioni di amore, la debolezza mascherata da forza, le vere motivazioni delle persone. E inizi a vedere queste cose anche in te stesso. In questo modo, potresti rischiare di scoraggiarti e di farti un immagine di te stesso e del mondo molto negativa. In questo caso, ricorda che il tuo compito è quello di accettare l’ombra, di amare tutto incondizionatamente, sia dentro che fuori di te.

2) La perdita delle illusioni

Come abbiamo già discusso nell’articolo sul lato oscuro della spiritualità, uno dei “sacrifici” principali del lavoro spirituale è la perdita delle illusioni. Essa consiste nella messa in dubbio di tutti i dogmi, delle credenze (limitanti ma non solo), delle posizioni rigide, degli attaccamenti, dei valori, di ciò che consideravi importante. Come hanno sempre detto gli orientali, il mondo è sogno. Vivere come se si fosse in un sogno può aiutare a vivere con maggiore leggerezza e meno serietà. Ma allo stesso tempo significa abbandonare le false certezze del sogno, il suo comfort, le sue promesse e offerte, gli obiettivi e le aspettative che hanno sempre dato significato alla nostra vita. E ciò può tradursi in un periodo di confusione, di caos, persino di depressione. Infatti non è facile lasciar andare le proprie illusioni per aprirsi alla Verità.

3) La notte oscura dell’anima

Questo punto è connesso al precedente. I cercatori spirituali affrontano spesso un periodo in cui il buio sembra intensificarsi e la lontananza dalla Verità sembra più forte. E la confusione aumenta, mentre si è avvolti da un disagio esistenziale profondo, da un senso di vuoto che nasce dalla consapevolezza che tutto in fondo è privo di significato e di scopo in questo mondo. Spesso viviamo dei periodi in cui siamo sospesi tra il conosciuto e l’ignoto, e in questo limbo siamo come divorati dall’angoscia, dal dubbio, non sapendo che cosa fare, se avanzare o retrocedere. E soprattutto non ci sentiamo sostenuti da nessuno. In questo caso dobbiamo intensificare la nostra fede, perché potremmo essere molto vicini alla Verità.

Se comunque ci sentiamo troppo spaventati, possiamo fare una piccola pausa dal nostro lavoro interiore. In ogni caso, per non sentire troppo il senso di vuoto può essere utile occuparci amorevolmente dei nostri bisogni materiali e possiamo anche distrarci di tanto in tanto. Possiamo anzi vivere normalmente, magari impiegando un po’ di tempo in più sul nostro percorso, ma almeno evitando di metterci in situazioni eccessivamente scomode per via della nostra fretta di raggiungere chissà quale risultato spirituale.

4) Dei dubbi amletici

Man mano che avanzi spiritualmente, come abbiamo detto, sacrifichi le illusioni e lasci andare le tue credenze su tutto. In questo modo, potresti ritrovarti in un oceano di indeterminatezza. Non saprai più chi seguire, che cosa fare, perché non avrai più le certezze indiscutibili del passato. In questo caso, ricorda che l’unica soluzione è connetterti più in profondità con il tuo cuore e seguire la sua saggezza e i suoi consigli.

Per quanto possa essere angosciante non sapere la verità, è bene rimanere in uno spazio di dubbio nel quale far morire tutte le false credenze e aprirsi alla possibilità di un’unica Verità che però non abbia nulla a che fare con le piccole presunte verità di questo mondo. Molti dubbi e domande nascono dal fatto che lasci troppo spazio alla tua mente e ascolti la sua vocina fastidiosa e inaffidabile. Smetti di fidarti della mente e affidati piuttosto al cuore.

5) Delle piccole e grandi rivoluzioni

Il lavoro spirituale può apportare alla tua vita tantissimi cambiamenti, dalla tua dieta al lavoro che fai, dalla tua routine ai tuoi interessi, dalle tue relazioni al tuo stile di vita in generale. Alcuni cambiamenti avverranno spontaneamente. Altri, invece, li riterrai utili a ragione. Altri ancora li crederai utili, ma a ben vedere non sono poi così importanti. In ogni caso, la tua vita cambierà profondamente, perché avrai trasformato i tuoi atteggiamenti e le tue predisposizioni. Spesso, però, accade che per sfuggire al caos prodotto dal cambiamento sia tentato ad attaccarti a nuove idee e credenze “più raffinate”, ma che in fin dei conti ostacolano inutilmente il tuo percorso.

6) Le credenze “new age”

Lavorare spiritualmente non significa solamente eliminare le proprie credenze e ripulire la propria mente dal rumore inutile dei pensieri. Questo dovrebbe essere il compito di un cercatore spirituale. Ma accade spesso che le nostre resistenze siano troppo forti e non possiamo fare a meno di affezionarci alle nostre credenze. E se anche ne eliminiamo di vecchie, ce ne costruiamo di nuove. E finiamo per perdere un sacco di tempo a chiederci se la carne faccia bene o male e se sia meglio mangiarla oppure essere vegetariani o addirittura vegani, se è meglio meditare a una certa ora oppure a un’altra, se è giusta una cosa piuttosto che un’altra…

Per sfuggire ai dubbi, finiamo allora per aderire a una certa linea di pensiero, rigorosamente “green”, vegana, “spiritual”, “new age”, finendo per trasformare il nostro percorso spirituale in un’ennesima prigione di dogmi e di inutili elucubrazioni mentali. Ricorda che il tuo obiettivo è liberarti di tutte le credenze, qualunque esse siano: non ci sono credenze migliori delle altre, anche perché in questo mondo verità assolute non ce ne sono, e se anche ci fossero nessuno potrebbe affermarle con certezza. Quindi, non c’è un percorso migliore, non c’è una dieta migliore, non c’è un modo migliore di pregare o meditare o di rimanere presenti. Affidati alla Verità, non alle piccole presunte verità del mondo.

7) La nuova identità “spirituale”

In un articolo ho parlato della “trappola dell’ego spirituale”, che è qualcosa di molto comune e spesso sottovalutato. Quando intraprendiamo un percorso spirituale, iniziamo a costruire una nuova identità che sostituisce la precedente. E in questo modo iniziamo a giudicare tutti coloro che non sposano la nostra linea. Si tratta di un errore che i cercatori spirituali commettono molto più spesso di quanto si possa pensare. La versione spirituale dell’ego può portare ad assumere degli atteggiamenti spirituali, spesso magari illudendo se stessi di aver raggiunto un livello di maturità che in realtà non si ha, magari facendo molti danni, come reprimere emozioni per dimostrare di essere “zen” e di essere “superiori alle piccole cose che fanno arrabbiare gli altri”, oppure alimentare il proprio orgoglio con le proprie conquiste spirituali e dire a destra e a manca quanto siamo “spirituali”.

8) La negatività che sembra aumentare

Quando diventiamo più consapevoli, scopriamo dentro di noi difetti, imperfezioni – o, meglio, ombre – di cui non eravamo a conoscenza. E la negatività dentro di noi sembra aumentare. Magari ci sembra di arrabbiarci più spesso o avere più spesso emozioni negative. Ma, come avviene spesso in medicina, un “aumento delle diagnosi” non significa necessariamente un aumento dell’incidenza di una malattia. Semplicemente, gli strumenti diagnostici hanno rilevato la malattia.

Allo stesso modo, la nostra consapevolezza funge da strumento diagnostico, quindi quando ci osserviamo sembra che aumentino molte cose spiacevoli. Se ci giudichiamo per il fatto che la negatività sembri aumentare, rischiamo effettivamente di farla aumentare. Quindi non dobbiamo fare altro che continuare il nostro lavoro di osservazione senza giudizio e senza alcuna aspettativa, confidando che la nostra consapevolezza guarirà le nostre ferite e le nostre ombre in modo naturale.

9) Il giudizio contro chi non è spirituale

Quando intraprendiamo un percorso spirituale, facciamo in fretta a vantarci del fatto che siamo più svegli della maggior parte delle persone. E in questo modo prendiamo a giudicare tutti quelli che svegli non sono. Tra gli effetti collaterali della consapevolezza, il giudizio è uno dei più subdoli. Infatti quando affrontiamo un percorso spirituale, ci convinciamo presto del fatto che sia buona cosa smettere di giudicare. Ma non altrettanto spesso siamo consapevoli di come in molti casi finiamo per negare i nostri giudizi, nascondendoli più in profondità o facendo finta che non esistano, mentre inconsciamente continuiamo a nutrire sfiducia, rabbia o persino odio nei confronti degli altri. Piuttosto che farci sommergere dal nostro stesso giudizio, dovremmo chiederci in che modo stiamo proiettando le nostre ombre sugli altri, con l’obiettivo di diventare meno giudicanti.

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