Come riconnetterti al tuo Sé

Come riconnetterti al tuo Sé

Ritorna al tuo cuore! Fai silenzio dentro di te e ritorna al tuo vero Sé: in esso ci sono tutte le risposte e le soluzioni che cerchi. Lì tutti i tuoi bisogni sono soddisfatti: la tua solitudine è riempita dalla sua pienezza, il tuo dolore è guarito dal suo amore, la tua insicurezza è colmata dalla sua certezza, la tua richiesta di pace e gioia è soddisfatta, i tuoi problemi si dissolvono come neve al sole. Ecco come riconnetterti al tuo Sé. Dio non ha creato nessuno incompleto. Quindi tutto ciò che cerchi deve essere dentro di te. Se sembra che non sia così, è soltanto perché hai perso il contatto con le radici più profondi dell’unico Essere che tutti condividiamo.

Riconnettiti con la Fonte di Amore, facendo tacere la voce dell’ego e liberandoti dalla sua presenza ingombrante – eppure illusoria. E ritorna alla perfetta gioia del tuo cuore. Non devi fare niente. Devi soltanto smettere di dare ascolto a quella vocina fastidiosa nella tua testa, che ti invita all’attacco e alla difesa, ad avere paura e a sentirti in colpa, ad arrabbiarti e a inorgoglirti, a perdere insomma tutto il fascino della Vita. Anziché chiederti che cosa devi fare per ritornare al tuo vero Sé, chiediti che cosa NON devi fare! Semplicemente affidati al tuo cuore e troverai la strada per ritornare a Casa.

Ecco come riconnetterti al tuo Sé in modo semplice

Qual è il modo più semplice per riconnetterti al tuo Sé? Innanzitutto, ciò che conta è avere un’intenzione forte. L’intenzione è sempre il primo passo per raggiungere qualunque cosa. Chiediti anche perché vuoi (ri)connetterti con il tuo vero Sé. Spesso chi vuole risvegliarsi lo fa per delle ragioni egoiche e per interessi personali. Stai bene attento alle tue motivazioni. Per ritornare al tuo cuore, devi essere animato da un desiderio genuino e disinteressato. Insomma, devi voler farlo solo per il gusto di farlo, per amore della Verità e della conoscenza. Mantenendo secondi fini nella tua mente, potresti rallentare il percorso. In molti casi, il lavoro spirituale diventa una scusa per fuggire dal mondo e dai problemi. Ci si vuole illuminare perché “il mondo fa schifo” e si vuole essere in pace nonostante i problemi. In realtà, illuminazione significa vedere la perfezione di tutto.

Osserva la tua mente egoica

Illuminazione significa correggere le proprie percezioni per ripristinare la retta visione. Quindi è necessario un sincero interesse fine a se stesso volto a scoprire la Verità. Quindi stai bene attento alle tue motivazioni. Dopodiché, devi smettere semplicemente di prestare ascolto alla vocina nella tua testa. Non devi fartene assorbire, ma devi osservarla per distaccartene e capire che non sei tu. Devi creare uno spazio tra te e l’ego, devi cioè iniziare a distinguere tra la voce del tuo cuore e quella del tuo ego. Sono facili da distinguere, perché l’ego essenzialmente è sempre preoccupato per la propria sopravvivenza, mentre il cuore si occupa solo di espandere amore ed esprimere se stesso in modo genuino, di offrirti intuizioni e regalarti saggezza, di donarti la sua visione amorevole del mondo e di te stesso, parlandoti con dolcezza. Al contrario, l’ego è sempre duro e teso ad attaccare e a difendersi.

Liberati dalle credenze

Il tuo vero Sé è fuori dal tempo, quindi eterno, invulnerabile, perché puro spirito senza forma, in pace perché non disturbato da nulla. Lo puoi riconoscere facilmente perché coincide con la tua stessa consapevolezza di essere. Se tu puoi dire “Io sono” è grazie a questa silenziosa presenza al di là della mente e del corpo. I condizionamenti sociali, culturali e acquisiti nel tempo possono ostacolare la realizzazione del Sé, per cui è bene liberarsi da tali condizionamenti e mettere in dubbio le proprie credenze. Anziché basarti su ciò che hai imparato e su ciò che pensi di sapere, usa l’esperienza diretta per indagare dentro di te. Usa la tua attenzione, la tua capacità critica e di osservazione. Ogni credenza può rappresentare un grosso ostacolo. Non devi credere a nulla per riconnetterti al tuo Sé.

Metti in discussione le tue percezioni della realtà

Potresti realizzarlo in ogni momento! In ogni caso, la cosa importante è radicarti nel tuo Sé, trovando il tuo centro dentro di esso. Oltre a liberarti dalle credenze, devi essere disposto a mettere in discussione tutti i tuoi valori e in particolare le tue percezioni della realtà. Devi ammettere di non avere occhi per vedere, poiché la tua percezione è distorta dagli occhi dell’ego. Non importa quanto possa essere colto: la cultura ha poco a che fare con la visione spirituale. Anzi, in molti casi può essere un ostacolo a essa! Devi avere l’umiltà di affermare che non sai. In particolare, devi smettere di giustificare le tue emozioni e le tue interpretazioni dei fatti. Ad esempio, quando ti arrabbi ammetti di non sapere perché sei arrabbiato. Non è il fatto in sé a farti arrabbiare, ma la tua interpretazione di esso!

Assumiti la responsabilità

Per realizzare il tuo sé, devi cambiare la mente riguardo al mondo. In altre parole, devi correggere, come già dicevo sopra, le tue percezioni. In realtà, non sei tu a dover correggere le tue percezioni. Semplicemente, devi lasciar andare le tue interpretazioni. Quando la mente inizia con le sue storielle di vittimismo, rabbia, paura, colpa, sii vigile, ovvero sii presente. Osserva la tua mente e fermati un attimo. A quel punto, diventa consapevole che a creare il tuo dolore è quella voce nella tua testa, non la realtà in sé. Quindi smetti di proiettare i tuoi pensieri, smetti di incolpare e accusare il mondo della tua sofferenza e riconosci che sei tu che stai creando il tuo dolore! All’inizio magari non ci crederai, ma questa è l’unica soluzione per liberarti della sofferenza.

Ammetti di non avere occhi per vedere e apriti al tuo cuore, perché ti mostri la visione corretta della realtà.

Perdona

Il perdono è sempre la conseguenza di una correzione di percezione. Finché dai la colpa al mondo, sarà molto difficile perdonare. L’ego infatti non può perdonare, poiché è convinto davvero di aver subito un torto. Ma abbiamo visto che in realtà sei tu a creare la tua sofferenza! Finché sei identificato con l’ego, ti vedi come un corpo vulnerabile, debole e vittima del mondo. E questo ti impedisce di perdonare realmente, perché la paura ti spinge a proteggerti e perdonare significherebbe addirittura metterti in pericolo o comunque farti calpestare. Puoi perdonare davvero solo se non ti vedi come ego, ma sei connesso con la Presenza di Amore dentro di te. All’inizio sarà difficile, ma più ti sforzi di assumerti la responsabilità delle tue percezioni e di arrenderle, più il tuo cuore si aprirà e più potrai riconnetterti al tuo Sé.

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Come realizzare la tua vera natura

Come realizzare la tua vera natura

Come realizzare la tua vera natura? Tu sei puro spirito. Chiamalo come vuoi: anima, vero Sé, coscienza, consapevolezza, Dio, Amore, illuminazione, risveglio. Qualunque nome usi, tu sei quello. Infatti esiste solo quello. Lo spirito è l’unica sostanza che è. Non esiste materia. Chi vede la materia è perché guarda con gli occhi della mente separata. Ciò che sembra materia, ciò che appare come forma, è semplicemente una modulazione dello spirito. Lo spirito assume infinite forme, “si incarna” nella “materia”. Ma le forme sono illusorie. Le onde che compaiono sulla superficie dell’oceano sono fatte di acqua e solamente di acqua. L’acqua è l’unica sostanza dell’oceano. Così, tutto ciò che appare nella tua coscienza è fatto di coscienza, è spirito puro. Infatti non c’è nulla al di fuori dello spirito. Il corpo e la mente separata sono forme che lo spirito assume. Eppure anch’essi sono fatti solamente di spirito.

Non puoi vedere che il tuo corpo è anch’esso spirito finché non guardi con gli occhi dello spirito. Materia e spirito sono esattamente la stessa cosa. L’unica differenza è che la materia è lo spirito visto dal punto di vista della forma filtrata dalla mente, mentre lo spirito è materia senza forma. Se togli la forma al tuo corpo, rimane solamente spirito, pura consapevolezza. Se togli forma ai pensieri, la sostanza che rimane è pura coscienza. E se aggiungi qualsiasi forma allo spirito, esso sembra diventare materia. Realizza che tu sei puro spirito e otterrai pura gioia e la fine di ogni sofferenza. Ogni sofferenza nasce infatti dal fatto che scambi la tua identità con la materia, lasci che il tuo spirito si mescoli alle forme del corpo e della mente.

Come realizzare la tua vera natura

L’illuminazione consiste in questo: realizzare in modo profondo e indubitabile che tu sei puro spirito. Tale realizzazione pone fine a ogni sofferenza. È così perché tutta la sofferenza nasce dall’ignoranza riguardo alla propria natura. Soffriamo perché ci attacchiamo a ciò che è temporaneo. L’attaccamento più forte è l’identificazione (con il corpo e la mente separata). L’identificazione comporta un’enorme contrazione dello spirito, che da infinito deve in qualche modo entrare dentro un corpo. Ogni volta che ti identifichi con un pensiero, un’emozione o una sensazione, nasce la sofferenza. Tali identificazioni specifiche sono la conseguenza dell’identificazione originaria con l’ego.

Quindi piuttosto che lasciar andare le singole identificazioni, devi scoprire chi sei veramente e cioè che tu sei puro spirito. E la cosa bella è che non è così difficile realizzare ciò. Infatti tu sei sempre puro spirito consapevole di sé, per cui puoi scoprire chi sei in ogni momento. L’unico ostacolo a fare ciò è l’interposizione della mente. Quindi se vuoi realizzare chi sei devi far tacere la mente per almeno un attimo. E non ci vuole molto neppure per questo. Basta che ti chieda: “Sono consapevole?”. In questo modo vai all’esperienza diretta di essere consapevole, cioè l’esperienza di essere puro spirito. A quel punto, indaga più a fondo la natura del tuo spirito.

Indaga la tua natura

Chiediti se la tua consapevolezza può comparire e scomparire. Guarda nella tua esperienza se c’è stato un momento in cui non c’era la consapevolezza. Ovviamente non lo puoi trovare. Nemmeno quando sei nel sonno profondo la tua consapevolezza non c’è, altrimenti non potresti essere consapevole di aver dormito profondamente. Piuttosto, è la mente che nel sonno profondo è assente, per cui non puoi avere alcun ricordo di ciò che è successo (o che non è successo!). Se tu non compari e scompari, vuol dire che sei fuori dal tempo, e quindi eterno. Non devi fidarti: indaga tu per scoprirlo! Dopodiché, nell’esperienza della tua consapevolezza c’è qualche problema, bisogno o mancanza? No, quindi tu sei perfetta pace e felicità, completezza e soddisfazione. Anche in questo caso, non devi crederci: vedi tu che è così!

Nella tua esperienza c’è qualcosa oltre alla consapevolezza? No, quindi ci sei solo tu, c’è solo puro spirito. Ciò significa che tu sei tutto, e questa è l’esperienza dell’Amore. Tu non hai confini, sei infinito e illimitato. Sei al di là dello spazio. Qualunque confine o limite tu individui, esso è dentro di te, è cioè all’interno della tua consapevolezza, quindi tu non puoi avere limiti! E a questo punto come puoi pensare di essere un corpo o una mente separati? Vedi che il corpo appare semplicemente nel campo della tua coscienza, come appare l’orologio o la sedia su cui sei seduto? Non farti ingannare dalla mente, che vede il corpo come “più vicino”. Nella tua coscienza non c’è qui o lì, non c’è vicino o lontano, poiché essa è fuori dallo spazio.

Vedi che il mondo è letteralmente dentro di te? C’è qualcosa che sorge al di là della tua consapevolezza? No, è impossibile! E allora smetti di vedere questo benedetto “mondo esterno”!

Continua l’indagine per realizzare la tua vera natura

Chiediti se la tua consapevolezza può essere colpita, ferita, subire o fare del male. Come potrebbe? Ciò significa che sei innocente e invulnerabile. Esattamente: non hai mai commesso alcuna colpa. E questo va bene… Ma devi anche ammettere di non aver mai ricevuto del male. Non farti assorbire da riflessioni morali o etiche. Guarda nella tua realtà se è così! È possibile ferire dei corpi o delle menti, ma non il puro spirito di cui sei fatto e di cui tutto e tutti sono fatti! Ciò significa che in assoluto il male non esiste, poiché non c’è la possibilità di compierlo o subirlo. Inoltre, puoi vedere facilmente che la tua consapevolezza è senza forma e immateriale, quindi non può essere toccata e non può nemmeno fare niente. Può soltanto essere. E così puoi vedere che in realtà non è mai stato fatto niente e non è mai successo niente.

Gli avvenimenti infatti si dispiegano solamente nel tempo. E il tempo è un’illusione che sorge all’interno della consapevolezza. A questo proposito, puoi vedere come la tua consapevolezza sia l’unica cosa reale, mentre il resto è solamente un’illusione. Ciò che pensi, percepisci e senti è fatto solo di consapevolezza. Ogni forma è illusoria, dallo spazio al tempo, dalle idee ai concetti, dalle emozioni alle sensazioni, dalla sofferenza al piacere. Ma non ti servirà a nulla credere che ogni cosa sia illusoria: devi vederlo tu! E puoi così realizzare che la vita è maya, sogno, illusione. Così, puoi capire che tu sei il sognatore e non il personaggio di un sogno. E il personaggio del sogno è l'”attore” di cui vesti i panni.

Il risveglio dal sogno

Ma tale attore è solo una funzione, che esiste finché sei dentro il sogno. In questo modo ti “risvegli”, iniziando a identificarti con il sognatore invece che con il personaggio del sogno. Questo è il risveglio dal sogno. Diventi il vero sé, quella pura coscienza, puro spirito. E riconosci che ciò che stai vivendo è solamente un’allucinazione. La tua coscienza comprende tutto. E se stai bene attento, scopri che gli altri non esistono, poiché esiste solo una coscienza. Tutto è Uno, non c’è nulla al di fuori dell’Uno. Ci sono altre menti e altri corpi, insomma ci sono altre forme, ma l’essenza è solamente una, e sei tu! Quale sollievo sapere che ogni volta che ti relazioni con qualcuno stai interagendo con te stesso. Che cosa puoi temere da te stesso infatti? In tal modo realizzi la vera solitudine.

Ciò non ti porta a sentirti solo, ma semmai sempre in compagnia, poiché ogni cosa accade dentro di te e tutti sono espressioni della tua stessa natura. Non è meraviglioso? Riconoscere te stesso nell’altro è amore. In realtà tutti vogliamo fonderci con l’altro: solitamente cerchiamo un partner per farlo. Ma in realtà possiamo “diventare l’altro” solo se sappiamo chi siamo noi e realizziamo che siamo già l’altro, poiché non c’è differenza tra noi e gli altri: tutti siamo davvero Uno! Sapere questo ti scioglie da ogni paura. Come puoi avere paura se tutto succede dentro di te e tutti sono dentro di te, personaggi dello stesso sogno? Se realizzi che stai sognando, quali problemi hai ancora?

Puoi prendere la vita molto meno sul serio, poiché non devi disperarti per un corpo pieno di bisogni. Al contrario, puoi amare il tuo corpo e la forma con cui appari come ogni altra forma!

Realizzare la tua vera natura rimanendo come pura consapevolezza

Per realizzare la tua vera natura puoi indagare direttamente l’esperienza della tua consapevolezza ponendoti le domande che ti ho proposto e seguendo l’esempio sopra. Tuttavia, per realizzare pienamente la tua vera natura e le sue caratteristiche (pace, amore, assenza di confini, eternità…) devi “dimorare” nel tuo puro spirito in modo da connetterti e identificarti con esso. Per fare questo, devi fare in modo che l’esperienza della tua consapevolezza sia sempre viva in te. Quindi durante la tua giornata e nelle tue attività, cerca di rimanere come “Io sono”, come pura consapevolezza, anziché perderti totalmente in ciò che fai. Conserva dentro di te una certa presenza consapevole, ricordati che ci sei e rimani in tale stato il più possibile.

All’inizio, se ciò può essere difficile, comincia a dimorare nella tua vera natura in silenzio, per alcuni minuti o per il tempo che ritieni necessario. Prima sii consapevole quando non sei disturbato, dopodiché, quando ti senti pronto, inizia a vivere la tua giornata rimanendo come pura consapevolezza, allargando via via la tua presenza. Lascia che tutto nasca e si dissolva nel campo della tua coscienza. Quindi, anziché perderti tu nell’esperienza, lascia che sia il contenuto dell’esperienza a “perdersi” in te, che ti limiti ad accoglierlo senza fare nulla, ma solo rimanendo come “io sono”. Non c’è bisogno che ti ripeta “io sono” o che ti focalizzi su un simile pensiero. Basta che tu sia! Non devi fare assolutamente niente per essere consapevole: devi solo mantenere una certa vigilanza in modo da non essere assorbito dai pensieri e dalle esperienze.

Lascia che l’ego e la negatività si sciolgano nell’oceano della tua consapevolezza

Mentre rimani come consapevolezza, è inevitabile che sorgeranno pensieri, impulsi, sensazioni ed emozioni. Tu non devi fare altro che lasciare che ogni cosa si dissolva. Fai finta di stare guardando un film: qualunque cosa succeda tu sei al sicuro, poiché stai solo guardando uno schermo e stai solamente proiettando delle scene. Ricorda che tu sei lo spettatore o, se preferisci, il regista dietro le scene. Non ti può accadere nulla di male. Non hai quindi bisogno di difese, di attaccare, di avere paura, di arrabbiarti, di preoccuparti, di credere a nulla, di aggrapparti a nessuna certezza, di odiare nessuno, di giudicare, di disprezzare, di sollevare barriere o essere orgoglioso.

E non hai bisogno di nulla, per quanto la mente possa insistere con i suoi desideri. Nessuna emozione, sensazione, pensiero o situazione può toglierti la tua pace. Anche nella più cupa depressione, puoi rimanere sereno, perché sai che tu non sei la mente e il corpo depressi. E ovviamente in tal modo tutta la negatività gradualmente ti lascerà. Non prestare attenzione alla negatività nel tuo corpo e nella tua mente: lascia che tutta questa si dissolva da sola. Limitati a riconoscere che anche la negatività peggiore accade dentro di te e non a te e a quel punto smetti di nutrirla con la tua energia e attenzione: il corpo e la mente si prendono cura da soli, grazie alla Vita che scorre in loro.

Non c’è bisogno di nessun ego che sia ossessionato dal corpo e dalla mente. Dio se ne occuperà, quindi non temere. Dopotutto, l’ossessività è distruttiva. Se invece rimani nella pace e nell’amore, corpo e mente saranno ristorati e guariti completamente.

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Come diventare pura consapevolezza

Come diventare pura consapevolezza

Ogni pensiero, sensazione e percezione è fatto solo di consapevolezza, che è la sua natura ed essenza. Tuttavia è in grado di assumere una forma particolare e specifica, come una nuvola è fatta solo di vapore acqueo eppure può assumere praticamente qualunque forma. La forma che assume è tuttavia illusoria e in sostanza è sempre consapevolezza, che è l’unica cosa che esiste. Non rimanere ipnotizzato dai contenuti della tua esperienza, ovvero dalle forme mentali, ma riconosci che al di là dell’illusione della forma specifica che essi assumono, c’è solo consapevolezza, che è pace, felicità e sicurezza. Dunque affidati solamente alla consapevolezza e resta come pura consapevolezza, lasciando che tutto (ogni pensiero, sensazione e percezione) si dissolva in essa, mentre tu affondi nella sua infinita pace e ti elevi al di sopra della mente. Ecco come diventare pura consapevolezza.

Come diventare pura consapevolezza

Per diventare pura consapevolezza, ovvero per tornare alla tua vera natura, devi spostare la tua attenzione dai contenuti dell’esperienza all’osservatore. Devi dare meno importanza alle forme mentali, alle storie nella tua mente e dare più importanza all’essere. In fondo non c’è nulla fuori dall’Essere. Sembra che ci sia qualcosa al di fuori di esso. Ma tutte le forme non sono che illusioni che appaiono nel campo della consapevolezza. Quando guardi le nuvole in cielo, puoi divertirti a vedere qualunque forma e anche a credere che la forma sia la realtà delle nuvole. Ma se stai bene attento, puoi riconoscere facilmente che tutte le nuvole sono fatte di un’unica sostanza: vapore acqueo.

Allo stesso modo, tutti i pensieri e i contenuti della tua esperienza sono tali solo finché tu dai valore alla forma invece che alla sostanza. Il fatto di dare importanza più alla forma che alla sostanza porta a sofferenza. Per smettere di soffrire devi dunque abituarti a riconoscere che al di là della forma che assume, un pensiero è sempre un pensiero. Un pensiero può dirti che non vali a nulla, che sei un fallito, che non sei degno di amore. Eppure si tratta semplicemente di un pensiero, una forma che nasce e muore nel campo di una consapevolezza sempre presente e invulnerabile al contenuto del pensiero. Perché farti influenzare da ciò che è transeunte, temporaneo e limitato? Ha senso rimanere ipnotizzato dalle onde del mare quando hai tutto l’oceano a disposizione?

La pace è sempre dentro di te

La pace dell’oceano è sempre dentro di te: devi solo smettere di guardare alle onde come se fossero l’unica realtà e sprofondare nel silenzio del mare. Devi ripeterti più e più volte che la consapevolezza è l’unica cosa che hai, l’unica cosa davvero importante. Non puoi perderla per occuparti di qualcosa che è destinato a finire. In primis non puoi perderla per un corpo che morirà nel giro di una manciata di anni. Riconosci come il tuo corpo è solamente un’altra forma che appare nel campo della tua consapevolezza, e così la mente. Affonda nella quiete della tua coscienza. Non c’è tesoro più prezioso della sua pace. E quella pace coincide con la tua essenza. Tu sei la pace e la felicità che cerchi.

Anziché cercare la felicità nel tempo e nello spazio, affonda nella profondità del tuo essere fuori dal tempo e lì troverai la felicità. Non c’è bisogno da cercarla, perché non è da nessuna parte ma allo stesso tempo è dappertutto. Non è in nessun tempo, eppure è in ogni tempo. La pace è sempre nel qui e ora, accessibile in ogni momento. Durante il giorno, rimani come pura consapevolezza, come “Io sono” e questo sarà sufficiente per trasformare in breve la tua vita in modo radicale. Anziché focalizzarti sull’esperienza, focalizzati su chi fa esperienza. Ricordati di te il più spesso possibile, rimanendo presente ogni volta che puoi, mentre fai le cose e quando sei a riposo. Non razionalizzare, non cercare la consapevolezza come se fosse un concetto o un altro contenuto nella mente. Dimora semplicemente nella pura consapevolezza.

La pura consapevolezza è tutto ciò di cui hai bisogno

Tu sei la pura consapevolezza. Ed essa è l’unica cosa di cui hai bisogno, poiché è l’unica cosa che, apparentemente, hai perso. In realtà non hai perso nulla, poiché la coscienza è sempre lì, eterna e infinita. Semplicemente, l’hai trascurata, facendoti assorbire dall’esperienza e dimenticando te stesso in essa. Così, sei rimasto apparentemente intrappolato. In realtà, puoi tornare a te stesso quando vuoi, se solo hai il coraggio e l’apertura mentale giuste. Smetti di credere a qualunque cosa: non c’è nessuna convinzione alla quale aggrapparsi. Anzi, ogni convinzione è un ostacolo, poiché è l’ennesima forma mentale che si frappone fra te e la pura consapevolezza.

Lascia andare le tue credenze, ripulisci la tua coscienza dai condizionamenti. Nessuno e nessuna cosa al mondo può aiutarti: solo tu hai il diritto e il dovere di rientrare in te stesso. Smetti di pensare, di avere dubbi e torna nella pura consapevolezza. Dopotutto, è così semplice… Il fatto è che riusciamo a complicare tutto! E allora semplifica la tua vita il più possibile e fai in modo che non ci sia alcun ostacolo fra te e te stesso, fra te e la pura consapevolezza che sei.

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Il potere della resa

Il potere della resa

Uno dei modi più rapidi ed efficaci per aumentare il proprio livello di coscienza e trovare pace è arrendersi totalmente al momento presente. Infatti la sofferenza è sempre una forma di resistenza. Quando resisti a ciò che è, crei attrito con la realtà. Accettare la realtà del qui e ora ti dona rapidamente sollievo. Infatti non è mai ciò che capita a farti soffrire, ma sempre e solo la tua resistenza. La resa è una forma estrema e potente di accettazione. Oggi parleremo per l’appunto dello straordinario potere della resa. La resa è il modo più veloce per passare da uno stato basso di coscienza a uno molto più elevato. Infatti la resa scioglie le tue resistenze mentali e fisiche, e in alcuni casi ha il potere di gettarti in un oceano di pace e di amore.

In particolare, più è intensa la resistenza, maggiore è l’energia rilasciata nell’atto di resa. Ovviamente, per arrendersi in un momento difficile è necessaria una notevole dose di fede, coraggio e volontà. Ma se riuscirai ad arrenderti nel mezzo del dolore più atroce o della tempesta emotiva più sconvolgente, potrai assaporare la dolcezza ineffabile dell’amore e della pace. Non è facile arrendersi, poiché ciò richiede devozione, fiducia, lungimiranza, passione, audacia. Eppure sviluppare queste qualità e soprattutto l’intenzione di arrendersi incondizionatamente alla vita è un imperativo per chi è disposto a tutto pur di sciogliersi nella felicità del proprio Essere. Vediamo dunque come sperimentare il potere della resa fin da subito!

Il potere della resa

La resa comporta un enorme rilascio di energie. Infatti quando soffriamo stiamo usando un’enorme quantità di energia per resistere alla realtà, creando tensioni, resistenza e rigidità. Pensiamo che resistere sia naturale, in quanto è una forma di difesa, e ci viene spontaneo irrigidirci quando abbiamo paura o stiamo soffrendo. Eppure non c’è nulla di più innaturale di resistere a qualcosa, perché ciò implica che un piccolo io dica “no” all’intero Universo. Quanta forza ci vuole per resistere all’intero Universo? Un’enorme forza! Ecco perché quando resistiamo, ci sembra di essere all’inferno. Ma soprattutto ecco perché se lasciamo andare le nostre resistenze, si spalanca di fronte a noi il Paradiso. La stessa energia è in grado di creare tanto l’inferno quanto il paradiso, in base a come è usata.

Se è usata per negare la Verità, per voltare le spalle all’amore e tenere viva la separazione, soffriamo atrocemente. Se invece è usata per accogliere la Verità, aprirci all’amore e sciogliere la separazione per ricongiungerci all’Uno, sperimentiamo la beatitudine. Dall’inferno al paradiso c’è un abisso e allo stesso tempo solo un gradino che li separa. Ecco perché in alcuni casi l’illuminazione avviene all’improvviso, nel mezzo di una profonda sofferenza. Più grande è la tua sofferenza, maggiore è l’energia trasformativa contenuta in essa. Quando resisti, accumuli energia. Se lasci andare all’improvviso questa energia, la sofferenza si trasforma in pace e amore. Si tratta della stessa energia, soltanto che in un caso è ristagnante e si accumula nei posti sbagliati, nell’altro caso è rilasciata e può fluire liberamente.

L’energia rilasciata nella resa

La stessa energia è in grado di creare tanto l’inferno quanto il paradiso, in base a come è usata. Se è usata per negare la Verità, per voltare le spalle all’amore e tenere viva la separazione, soffriamo atrocemente. Se invece è usata per accogliere la Verità, aprirci all’amore e sciogliere la separazione per ricongiungerci all’Uno, sperimentiamo la beatitudine.

Quando l’energia non è libera di scorrere, crea tensioni, rigidità, dolore e sofferenza. Infatti l’energia è di per sé molto potente, poiché è una manifestazione dell’amore, e se è trattenuta inizia a bruciare e a fare male. Quando l’energia fluisce liberamente, al contrario, l’amore scorre puro e accarezza tutto il nostro essere. Per rendere il modo in cui funziona l’energia, immagina di volare nel cielo. Quando voli liberamente e senza ostacoli, sei completamente sciolto, sei tutt’uno con l’aria, sei pieno di gioia. Quando però incontri turbolenze o ostacoli di qualunque tipo, inizi a sentire l’attrito e rischi di farti male. Il volo da esperienza straordinaria si trasforma in una tortura: ora sei costretto a volare temendo che cosa potresti incontrare, anticipando eventuali ostacoli, ricevendo colpi e venendo sballottato da una parte all’altra.

Se ti abitui a volare in questo modo, l’inferno diventa la normalità e inizi a rassegnarti al fatto che non ci possa essere nulla di meglio. Ma il ricordo della libertà è ancora vivo dentro di te. Immagina quale sollievo potresti provare a poter riprendere a volare liberamente, senza incontrare più alcun ostacolo! Allo stesso modo, immagina come potresti rilassarti se non dovessi incontrare più ostacoli e resistenze nella tua vita. E il bello è che ciò può essere fatto! Infatti le resistenze sono solamente dentro di noi. È vero che spesso (se non quasi sempre) ci sembrano all’esterno. Ma ciò dipende dal fatto che le proiettiamo fuori di noi. Tuttavia, esse rimangano comunque al nostro interno. Ciò vuol dire che eliminare le resistenze dipende solo e soltanto da noi!

Come lasciar andare le resistenze per sperimentare il potere della resa

Come puoi lasciar andare le resistenze per sperimentare il potere della resa? Che cos’è infatti la resa se non un lasciarsi andare, un porre fine alle proprie resistenze, lasciarsi scivolare e abbandonarsi a ciò che è? Ma come si può fare una cosa del genere? Innanzitutto, quando provi un qualsiasi malessere, nota le resistenze dentro di te. La resistenza iniziale è mentale: deriva dalla scelta di tenere viva l’illusione della separazione, ovvero l’identificazione con il nostro ego. Quando il tuo ego è minacciato, scegli inconsciamente di chiuderti, di creare una difesa. Porta questa decisione inconscia a livello conscio: cerca di sorprendere te stesso scegliere il tuo ego. Se anche non noti la resistenza mentale che stai creando, guarda la reazione del tuo corpo: osservalo mentre si irrigidisce e mentre si carica di tensione.

Nota le tensioni e la sofferenza dentro di te. Se continui ad alimentare la resistenza, la sofferenza aumenta. Come si alimenta la resistenza? Continuando a scegliere l’ego, e cioè ascoltando la voce nella testa, che proietta il proprio malessere all’esterno, dicendo che è colpa degli altri, inventando storie e rifuggendo la responsabilità di aver creato la sofferenza. Se invece scegli di rimanere presente e di non ascoltare la mente, inizi a sciogliere il vincolo che ti lega al tuo ego. Per lasciar andare le resistenze, devi dunque innanzitutto scegliere di smettere di attaccarti a esse. Devi smettere di nutrire la tua mente con il seme della sofferenza. Dopodiché devi rimanere a osservare il dolore fisico. Potresti pensare che sia un’enorme impresa: in realtà diventa tale finché nutri la tua sofferenza con le mente.

Rimani presente sul tuo dolore

Se però decidi di non ascoltare i pensieri, ciò che rimane è solamente una serie di tensioni a livello fisico: la tua presenza su di esse li scioglierà, se vi rimarrai abbastanza intensamente e a lungo. L’unico ostacolo a sciogliere il dolore è la mente che continua a ribollire di rabbia, paura, odio o accuse. Dovrai essere abbastanza vigile da non lasciar andare l’energia alla mente. Se ascolti la mente, l’energia va a essa, mentre tu la perdi. Se vuoi tutta l’energia per te, devi assicurarti di non disperderla, e quindi devi rimanere totalmente presente a te stesso e a ciò che senti in quel momento. In questo modo scioglierai più o meno velocemente le tue resistenze. La velocità del processo dipende dall’intensità della tua presenza, ovvero dalla tua capacità di non farti assorbire dalla mente.

E inizialmente la mente è molto potente, poiché nel corso della tua vita gli hai dato molta energia tramite la tua identificazione con essa! Quindi ci sarà una forte spinta ad ascoltare la mente, i suoi discorsi di rabbia e accusa. E tu vorrai dare la colpa all’esterno, vorrai dire che il mondo fa schifo, che ti hanno rovinato la giornata, che non puoi accettare o perdonare ciò che è successo. Nota che non sei tu a dire queste cose: è solo la tua mente, quindi non credere a quei pensieri. Se sei disposto a tutto pur di non ascoltare la tua mente, puoi iniziare ad arrenderti, ad accettare totalmente ciò che provi. Non dare importanza agli eventi successi, poiché essi sono solamente un riflesso della tua mente e quindi sono solo interpretazioni.

Abbandonati completamente al tuo cuore

E allora abbandonati completamente al tuo cuore, con tutta la tua forza, la tua devozione, il tuo amore. In questo modo il tuo cuore comincia ad aprirsi. Se la sofferenza è molto intensa, devi avere una grande fede e forza d’animo per abbandonarti al tuo cuore. Ma puoi comunque provarci. Non importa se non ci riesci, se la mente torna prepotentemente. Non combattere la mente: non c’è nulla contro cui lottare. Se cerchi di districarti tra i pensieri, essi continueranno a crescere indiscriminatamente. Non è a livello dei pensieri che devi arrenderti: non puoi risolvere il problema al livello in cui si è creato. Devi servirti di una dimensione superiore, che è appunto la dimensione della presenza. Se ti affidi a essa, sciogli rapidamente il tuo dolore. Se vuoi, puoi pregare per aprire più rapidamente il tuo cuore.

Prega con tutto il tuo cuore, in profondità. Farlo meccanicamente servirà a poco. Parla a tu per tu con il tuo cuore, abbandonati nel suo abbraccio caloroso e amorevole. Inspira amore, e quando espiri, lascialo andare sul tuo dolore. Se non ti senti di farlo perché il dolore è troppo forte, limitati a rimanere semplicemente presente. In altre parole, limitati a non ascoltare la mente e a proiettare la tua attenzione su ciò che senti in quel momento. Ma se trovi la forza di lasciarti andare completamente, puoi sperimentare il potere dolcissimo della resa. Puoi vedere rapidamente come il tuo dolore viene trasmutato in pace e amore. Se senti anche solo una leggera apertura, un certo sollievo, una scintilla di pace e di amore, abbandonati all’esperienza e vivila con tutto te stesso: la grazia è scesa su di te!

Affrontare le resistenze alla resa

A rendere difficile la resa sono le resistenze a lasciar andare le resistenze. Detto in altro modo, sono gli attaccamenti alle tue resistenze. Una parte di te vuole arrendersi, ma altre parti di te lottano nella direzione opposta, per mantenere viva la sofferenza. È l’oscurità che lotta contro la luce. Ovviamente non ha senso controbilanciare tale lotta con un’altra lotta, magari più potente, pensando che ciò possa sconfiggere le tenebre. Il buio non è altro che mancanza di luce: non ha una sostanza propria, quindi come puoi lottare contro qualcosa che non esiste? Quindi il modo più efficace per affrontare le resistenze alla resa non è certo combatterla. L’unica cosa che puoi fare è portare luce nell’oscurità. Questo è l’unico modo per dissolverla.

Dopotutto, se ti trovi in una stanza buia, come dissipi il buio? Non certo colpendolo con una spada o dei pugni. Puoi solamente accendere la luce. Qual è l’interruttore dentro di te che ti permette di accendere la luce? È l’interruttore della presenza consapevole, che è essa stessa luce. Per accendere quest’interruttore, devi spostare l’attenzione dai pensieri alla presenza e portare questa sul tuo malessere come lo percepisci a livello fisico. Puoi portare anche la consapevolezza a livello dei pensieri, ma ciò è generalmente meno efficace, poiché i pensieri hanno un’enorme forza e tendono a trascinarti sotto il loro impulso e a farti perdere la presenza. Quindi è meglio portare l’attenzione direttamente sul tuo corpo, laddove senti il dolore, e stare lì senza giudicarlo o etichettarlo o esprimere qualunque pensiero al riguardo.

Non giudicare o etichettare il dolore

Infatti giudicare, etichettare o pensare significherebbe far rientrare la mente, ovvero il “nemico” che ha creato il problema e che deve dunque essere sconfitto o, meglio, dissolto alla luce della tua presenza. Quando giudichi il dolore, ricomincia la sofferenza. Se dici che ciò che provi è insopportabile, troppo doloroso, ingiusto, spiacevole o fastidioso, ti stai autosabotando. Stai tornando nuovamente a resistere. E non puoi resistere al dolore, perché ciò può solo perpetuarlo, in quanto la resistenza è essa stessa sofferenza. Anziché resistergli, devi abbandonarti a esso. Può sembrare masochistico, in realtà è la cosa più sana, saggia e salutare. E soprattutto è la cosa più trasformativa. Quindi, se la mente ribolle di giudizi, tu non ascoltarla. Fai finta che quella sia la voce di un pazzo. Non considerare nemmeno la mente come nemica, perché ciò contribuirebbe solamente a creare ulteriore separazione e dolore.

Sii consapevole che la tua mente certamente non ti sostiene, ma considerala piuttosto come una pazza che come una nemica, per evitare di dare vita ad altro conflitto. Meglio ancora, non considerare affatto la mente: fai finta che non ci sia. Fai finta che la sua voce sia solamente un disco rotto che risuona nella tua testa. E infatti è davvero un disco rotto, che ripete sempre le stesse cose meccanicamente! Hai notato che quando ti arrabbi circola sempre lo stesso genere di pensieri? Ciò dipende dal fatto che la mente egoica non è per nulla originale, non è creativa, ripete sempre lo stesso copione. Stai attento a come la mente ripete sempre gli stessi pensieri! Piuttosto che diventare consapevole del contenuto di ogni pensiero, diventa consapevole del genere di pensieri e dei meccanismi con cui si ripetono.

Non prestare ascolto alle menzogne della tua mente!

Quando si attiva il dolore dentro di te, inizia a raccontare un sacco di menzogne pur di mantenersi viva e continuare ad avere potere su di te. La mente deve comportarsi così, poiché vuole sopravvivere. Sta a te non cadere nella sua trappola. Per non cadere nella trappola, non devi darle energia tramite la tua identificazione con essa, e cioè non devi credere a ciò che dice. Per fare questo devi attivare una consapevolezza superiore, la presenza appunto, per essere in grado di realizzare che ciò che propone la mente è assurdo. Ciò è piuttosto difficile se siamo sempre stati abituati a dare la colpa agli altri della nostra sofferenza.

Per questo è molto efficace ammettere la nostra ignoranza e cecità, dicendo che non abbiamo occhi per vedere, che a noi sembra che la sofferenza dipenda da qualcosa che è successo o da qualcuno, ma non abbiamo la certezza che sia così. Dobbiamo mettere in dubbio le nostre interpretazioni, poiché esse si basano sulla prospettiva limitata dell’ego e sul bisogno di sopravvivere. Si basano sull’assunto errato che noi siamo un corpo e una mente separati. Quando ti arrabbi, ammetti umilmente di non sapere la causa della tua rabbia anziché accusare “colui che ti ha fatto arrabbiare”. La mente non ci mette molto a individuare il colpevole della nostra rabbia. Eppure puoi stare certo che ognuno di noi è responsabile di come si sente: puoi vederlo solo se apri il cuore. Non sei tenuto a credere che sia così: tra l’altro, credere che sia così non serve a molto.

Devi realizzare nella tua esperienza che è così, aprendo il tuo cuore. E così ti potrai accorgere di come la mente ti ha sempre raccontato solamente menzogne alle quali tu hai creduto. E potrai aprirti alla visione corretta del cuore. Nel frattempo che il tuo cuore non è aperto, puoi comunque assumerti la responsabilità di ciò che provi, guardando come la sofferenza scaturisce dal tuo interno e dalle tue interpretazioni della realtà, e non direttamente da ciò che succede.

La mente non sa quanto è dolce il potere della resa

Un altro ostacolo ad arrendersi è il fatto che la mente intensifica il dolore e la resistenza proprio laddove ci sarebbe l’opportunità più grande di resa e di sprofondare nella pace. Ad esempio, quando sei terrorizzato da qualcosa, vorresti fare di tutto fuorché affrontare la paura. Quando sei infuriato con qualcuno, vorresti fare di tutto fuorché perdonarlo. Infatti la tua mente pensa che arrendendosi perderà qualcosa. E in effetti per il tuo ego è così. Ma per te, per il tuo vero Sé, non c’è nulla di più prezioso che abbandonarti al tuo cuore. Proprio laddove c’è la paura più tremenda, lì c’è la possibilità di evoluzione più straordinaria. Dove c’è l’odio più terribile, subito sotto si nasconde l’amore più genuino. E dove c’è la vergogna più orrenda, dietro di essa si cela la gioia più assoluta.

Maggiore è la sofferenza, più intensa sarà la pace e l’amore che scaturiranno dalla resa attraverso il dolore. Proprio negli eventi più traumatici e nelle crisi più cupe si nasconde un potenziale straordinario di crescita. Le crisi sono per la maggior parte di noi dei fatti insopportabili, delle maledizioni, ma per chi lavora su di sé per aprire il proprio cuore anche la più piccola crisi è un’opportunità d’oro da non lasciarsi sfuggire. E una grande crisi è una possibilità di salvezza, per lasciar andare tutti i propri attaccamenti e tutte le resistenze. Laddove l’uomo comune vede la morte e la disperazione, chi vuole aprire davvero il proprio cuore vede la vera vita e la liberazione, e si arrende proprio nel momento di massima tensione. La mente infatti non sa quanto è dolce il potere della resa. Ma il cuore sa che non c’è nulla di più dolce.

Confida nel tuo cuore

Confida nel tuo cuore, perché esso sarà con te anche nel momento più buio. E se vorrai, proprio in quell’istante di disperazione ti salverà, ti libererà, ti donerà la pace e la gioia che hai sempre agognato. Se sapessimo quanta pace e amore ci sono nel nostro cuore, non faremo altro se non cercare di aprirlo. E invece ci sono pochissime persone disposte ad aprire il proprio cuore… Ovviamente ciò non è una colpa o un peccato, ma solo ignoranza sulla nostra vera natura, conseguenza del nostro addormentamento nel sogno della Coscienza. Non c’è bisogno che si risveglino tutti (anche se prima o poi questo meraviglioso destino toccherà a ognuno di noi!), in quanto chi trova la pace non ha più bisogno di nulla.

Confida nel tuo cuore, perché in esso c’è tutto ciò che cerchi. Sviluppa una connessione con il tuo cuore. Dialoga con lui, prega direttamente rivolto verso di lui, rendilo il tuo migliore amico. Ama il tuo cuore, sciogliti in esso. Dimora in lui, nello spazio della sua presenza, che coincide con la tua presenza silenziosa. Infatti non c’è differenza tra te e il tuo cuore: il cuore è il centro di ognuno di noi. Offri al tuo cuore tutti i tuoi problemi, preoccupazioni, angosce, e lascia andare a lui i tuoi giudizi, il tuo odio e la tua rabbia. Se affidi tutte queste cose al tuo cuore, esso le trasformerà in gioia e pace. Chi sa meglio del tuo cuore che cosa è vero, che cosa è giusto, che cosa è bene per te?

Le quattro qualità per aprire rapidamente il tuo cuore

Per aprire il tuo cuore rapidamente e sperimentare il potere della resa, devi sviluppare almeno quattro qualità: devozione, fiducia, lungimiranza e coraggio. La devozione e la fiducia (o fede) sono necessarie per confidare nel tuo cuore, nel fatto che esso non ti volterà mai le spalle, che in esso sei sempre al sicuro, anche in mezzo alla tempesta più distruttiva, e che il tuo cuore è il tuo vero Sé. La devozione e la fede si sviluppano attraverso l’accettazione e la resa, la preghiera del cuore, la gratitudine e la compassione. La lungimiranza è necessaria per uscire dalla prospettiva limitata della mente, che è in grado di vedere solo i vantaggi nel breve termine. E nel breve termine è sicuramente meglio per l’ego proteggersi e mantenere il cuore chiuso!

Tu devi essere in grado di guardare nel lungo termine e vedere come alla fine del tuo viaggio, quando il cuore sarà aperto, sarai pieno di gioia, di pace e di amore. Quando la mente ti spaventa con la sua prospettiva nel breve termine, non ascoltarla e immagina invece come ti sentirai meglio dopo che avrai lasciato andare il tuo blocco, dopo che ti sarai arreso al momento presente e a ciò che stai provando. Il coraggio è necessario per sforzarti di andare contro le tendenze dell’ego di chiudersi in se stesso. Per sviluppare coraggio, hai bisogno di forza di volontà e impegno nel guardare a fondo come i tuoi mostri interiori sono fasulli e quindi non possono farti nulla di male.

L’umiltà è una chiave per la tua liberazione

Infine, hai anche bisogno di umiltà nel riconoscere come il tuo punto di vista prima di aprire il cuore è errato e limitato dalla visione dell’ego. Dobbiamo renderci conto quanto è arrogante pensare di sapere chi è che ci sta facendo soffrire e di essere nel giusto! L’umiltà è necessaria per arrendere le nostre percezioni e chiedere la visione del cuore. Essa è fondamentale per ammettere che abbiamo bisogno che la nostra visione e tutta la nostra mente siano rinnovati dall’amore. Finché non abbiamo il cuore aperto, possiamo solo presumere di avere ragione, e ciò è nella maggior parte dei casi un ostacolo alla nostra crescita. Non sappiamo nemmeno che cosa sia meglio per noi!

Dobbiamo avere l’umiltà di ammettere che siamo ciechi! Soltanto riconoscere questo profondamente è straordinariamente trasformativo e facilita la nostra resa. Per poterci arrendere al nostro cuore (o a qualsiasi altra figura consideriamo come sede dell’Amore e della Verità), dobbiamo sciogliere il nostro orgoglio e desiderare di liberarci dal nostro ego. Oltre all’umiltà, è necessaria una volontà fortissima e genuina di aprire il nostro cuore e abbandonarci a esso: ciò deve essere la nostra priorità e non dobbiamo avere altre distrazioni o desideri. Se consideriamo che ci sia qualcosa di più importante, ciò significa che ci accontentiamo ancora della nostra vita di ora e del sistema dell’ego. Quindi dobbiamo aspirare al divino più di ogni altra cosa, con tutto il nostro cuore e le nostre forze!

Desidera la tua liberazione più di ogni altra cosa!

Desidera la tua liberazione più di ogni altra cosa e sarai presto libero! Per liberarti dalle distrazioni e dai desideri ci sono due strade: una è quella della sofferenza. Ma penso che ne abbia già avuto abbastanza di questa! In ogni caso, se sarà necessaria altra sofferenza, essa non tarderà a venire! No, non sono l’uccello del malaugurio: la sofferenza è una grande maestra, poiché è attraverso di essa che arriviamo ad arrenderci. Inoltre, è sicuramente in seguito a molta sofferenza che abbiamo scelto di intraprendere un cammino spirituale o cercare soluzioni non convenzionali. L’altra strada è quella della dedizione totale e assoluta all’unico desiderio della vera pace del tuo cuore.

Per sviluppare questa dedizione non devi ritirarti dalla tua vita. Devi semplicemente spostare il centro della tua attenzione dal mondo e dalla mente per dirigerlo verso il tuo cuore. E devi vivere dimorando il più possibile in esso: inizialmente realizzi questo rimanendo presente e focalizzandoti sulla sensazione di esistere. Con il tempo, ti abbandoni allo spazio silenzioso della tua presenza, con un approccio più accogliente e femminile. E lasci che la grazia scenda su di te. Col tempo, cioè, tutta la tua vita diventa una resa. Non ti arrendi solamente in alcuni momenti, ma l’intera tua esistenza diventa una preghiera. Smetti dunque di farti ipnotizzare dal falso fascino delle cose del mondo e innamorati del tuo cuore!

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Come aprire il cuore

Come aprire il cuore

Come aprire il cuore all’amore? Come vivere in totale armonia con se stessi e con la vita? Si può vivere in uno stato di flusso, in unione con l’Universo? Certamente è possibile. Per renderlo possibile, ciò deve però essere il nostro obiettivo vitale, il nostro desiderio più ardente e profondo. Infatti è prima di tutto l’intenzione a rendere possibile una simile realizzazione. Aprire il cuore significa imparare ad amare incondizionatamente. Significa avere completa fiducia nella Vita. Significa scorrere tutt’uno con l’esistenza. Vuol dire accettare ogni cosa allo stesso modo, rinunciando a ogni giudizio, preferenza, posizione. Vuol dire abbandonare ogni paura e timore, ogni preoccupazione per sé stessi, ogni paranoia dell’io. Significa entrare in sintonia con qualunque persona, compresi gli sconosciuti, rinunciando a ogni sospetto e chiusura.

Significa sciogliersi in un oceano di amore e pace. Vuol dire smettere di pensare ossessivamente. Vuol dire gioire di ogni singolo aspetto dell’esistenza. Significa non opporre alcun rifiuto, alcuna resistenza e rinunciare a ogni separazione. Significa diventare portatori di gioia e amore, unione e pace, fratellanza e condivisione. Vuol dire liberarsi del proprio ego. Vuol dire rinunciare a ogni specialità, a ogni identità personale, a ogni senso di separazione, a ogni limite e confine. Significa lasciar andare ciò che piace e ciò che non piace, i propri vizi e le proprie debolezze. Significa iniziare finalmente a vivere davvero. Vuol dire perdonare qualsiasi cosa e persona, lasciar andare ogni rancore. Vuol dire abbattere ogni barriera, difesa e protezione.

Come aprire il cuore?

Come aprire il cuore? E come fare in modo che ciò sia possibile nella nostra esperienza e non solo come concetto nella mente? Aprire il cuore implica fare il contrario di ciò che abbiamo sempre fatto. Abbiamo sempre idolatrato il nostro ego, pensando che esso fosse la fonte della nostra gioia e la nostra identità. Così, abbiamo creato divisione tra noi e gli altri, conflitti, separazione, giudizio, odio, accusa, condanna, colpa, vergogna, indegnità. E questo ci è costato enorme sofferenza, poiché comportandoci così abbiamo rifiutato la nostra unità come uomini, e con essa la nostra natura divina di amore incondizionato. Abbiamo chiuso il nostro cuore, creando barriere, difese, tensioni, emozioni negative. Abbiamo creato per noi e per gli altri una vita misera e infelice. Ma proprio quella stessa sofferenza così struggente ci ha aperto gli occhi e ci ha suggerito che è possibile un’altra via.

È possibile una via che ci riconduca al nostro cuore, che elimini le pietruzze che hanno chiuso il passaggio e impediscono all’amore e alla pace di fluire liberamente. Se finora abbiamo scelto l’ego e in suo nome abbiamo eretto barricate, abbiamo sigillato il nostro cuore con le cerniere della colpa, della rabbia, dell’odio e della paura, da oggi possiamo scegliere di smantellare questi edifici instabili, che ci rendono solamente più vulnerabili ed esposti agli attacchi. Paradossalmente, chi ha il cuore aperto è invulnerabile. Infatti egli non ha nessun punto che possa essere attaccato. Chi ha il cuore chiuso, invece, può essere ferito continuamente anche dal più piccolo giudizio, dalla minima critica, è suscettibile, vulnerabile, debole, pauroso, timido, arrabbiato, orgoglioso. Diventa tutte queste cose perché ha un disperato bisogno di amore, e non sa che è stato proprio lui a sigillare la fonte del proprio amore.

Siamo stati noi a chiudere il nostro cuore

Per prima cosa, dobbiamo dunque realizzare che siamo stati noi a chiudere il nostro cuore. Infatti abbiamo scelto di creare un ego, all’alba dei tempi, forse per gioco, forse per conoscerci meglio. Chi sa esattamente che cosa sia successo? All’inizio eravamo un’unità indistinta, poi è accaduto qualcosa e ci siamo separati, almeno apparentemente (infatti la separazione è in realtà un’illusione!). Forse è stato proprio il fatto che eravamo un’unità indistinta a spingerci a separarci per realizzare la nostra essenza, per tornare a essa più completi dopo l’esperienza della separazione. In ogni caso, ognuno di noi ha un ego perché ha scelto questa strada. Ciò è fondamentale da capire per dissipare ogni vittimismo. Nessuno è vittima di questa decisione: ognuno ne è ugualmente responsabile, per quanto ciò sia difficile da accettare.

Se non altro, assumersi la responsabilità di aver scelto l’ego è un presupposto basilare per aprire il proprio cuore. Se ci sentiamo delle vittime, continueremo a subire. Dobbiamo capire che sentirsi vittima è semplicemente un’altra strategia dell’ego per mantenere viva la separazione. Quindi se scegli di essere vittima, stai scegliendo ancora l’ego, e non vuoi aprire il tuo cuore! Puoi aver sofferto le pene dell’inferno, ma sentirtene vittima non ti libera dalla sofferenza, semmai la alimenta. Assumersi la responsabilità di aver chiuso il proprio cuore è un passo coraggiosissimo: significa infatti ammettere di essere responsabili della propria sofferenza. Significa riconoscere che a farci male non sono stati gli eventi o le persone fuori di noi, ma le barriere che abbiamo eretto contro di loro. Può sembrare assurdo, ma man mano che apri il cuore, capisci che è così, e che non può essere altrimenti.

Riesci a vedere l’unità tra vittima e carnefice?

Persino quando siamo bambini (anzi, soprattutto quando siamo bambini) scegliamo inconsciamente di chiudere il nostro cuore per non vedere la verità. Erigiamo fin da subito barriere che almeno ci consentono di tenere vivo il nostro ego. So che è difficile da fare, ma quando vogliamo aprire il cuore non dobbiamo distinguere tra vittime e carnefici, tra innocenti e colpevoli. Infatti questa è un’altra trappola dell’ego per mantenere la separazione, dicendo che da un lato ci sono delle vittime innocenti, dall’altra dei criminali incalliti. Esprimere questo giudizio implica vedere con gli occhi dell’ego e non con il cuore. Il cuore infatti dice che tanto chi subisce il male quanto chi lo fa stanno facendo delle richieste di amore e sono entrambi soggetti ai meccanismi dell’ego.

Altrimenti la cosiddetta vittima non soffrirebbe. E l’eventuale carnefice si asterrebbe dal suo crimine. Se proprio vogliamo, possiamo dire che “vittima” e “carnefice” sono entrambi vittime: vittime del loro ego, della scelta di separazione. Sembra assurdo, eppure se apri il tuo cuore vedi che è così. Puoi vedere che il criminale che uccide un innocente è semplicemente un disperato, che chiede amore ma non lo trova, e quindi impazzisce, diventa folle. E nello sguardo dell’assassino che uccide c’è la stessa preghiera di salvezza che traspare dagli occhi di colui che sta per essere ucciso. In questo modo, vittima e carnefice si fondono in una sola cosa, in un’unica disperata e folle richiesta. Non riusciamo a vedere ciò perché siamo ciechi, ottenebrati dal giudizio, identificati con il nostro ego, terrorizzati dalla morte. Così facciamo distinzione tra attacco e difesa, aggressione e protezione, quando essi sono solo due facce della stessa medaglia.

Perdonare significa amare se stessi

So che si tratta di una pillola indigesta o addirittura indigeribile. Chi di noi ha subito traumi, violenze, aggressioni sente la sofferenza che monta dentro di lui, rivede le ingiustizie subite, non riesce a perdonare. Ciò è assolutamente normale: è un meccanismo di difesa. Eppure se avremo il coraggio di vedere nella nostra rabbia, nel nostro rancore, nel nostro odio una richiesta di amore, potremo scioglierci, rimuovere le barriere dell’ego e rimanere a nuotare in un oceano di puro amore, dove i rancori non esistono più, l’incapacità di perdonare si dissolve, i giudizi si volatilizzano, la rabbia e l’odio vengono trasmutati in comprensione e amore, compassione e gioia. Non credi che sia possibile? E invece nella sofferenza di ognuno di noi c’è un’enorme energia trasformativa. E se avrai il coraggio di lasciar andare qualsiasi giudizio contro i tuoi carnefici, non rimpiangerai mai di averlo fatto.

Prima di perdonare, vorresti fare tutto fuorché perdonare. Ma dopo che perdoni, non vorresti aver fatto niente se non perdonato. Puoi vedere in te stesso come portare rancore, far vivere dentro di te l’ingiustizia perpetui la tua sofferenza, solamente la tua. Quindi perdonare è un atto di amore verso te stesso. Non verso chi ti ha fatto del male. Solamente verso te stesso. In verità infatti non c’è nessuno da perdonare lì fuori, ma c’è solo da rimuovere i tuoi ostacoli interni a sperimentare l’amore che è dentro di te. Quindi aprire il cuore non è un obbligo o un dovere verso qualcuno, né una massima morale, né una cosa consigliata dai libri di religione o spiritualità, ma è un atto di prendersi cura di sé.

E in questo atto di amore per sé stessi, scaturisce l’altruismo e l’amore verso gli altri, poiché non c’è alcuna differenza tra amare se stessi e amare gli altri.

Come aprire il cuore lasciando andare i giudizi e l’odio

Prima di perdonare, vorresti fare tutto fuorché perdonare. Ma dopo che perdoni, non vorresti aver fatto niente se non perdonato.

Quindi come aprire il cuore? Scopri dentro di te i giudizi, la rabbia, l’odio, i sensi di colpa, la vergogna e portali alla luce della tua consapevolezza. Vedi come sono essi la causa della tua sofferenza. Guarda come oscurano la tua pace e ti impediscono di accedere all’amore. Guarda ai tuoi giudizi come a delle pietre che chiudono la grotta del tuo cuore e impediscono a questo di far fluire l’amore verso l’esterno, condannandoti all’infelicità e alla sofferenza. Fallo per il tuo bene, fallo perché ti ami! Quando esprimi un giudizio di condanna, ti arrabbi o accusi qualcuno, guarda come reagisce il tuo corpo: reagisce come se avessi rivolto quella negatività a te stesso. E infatti hai davvero rivolto quella negatività a te stesso, poiché fuori di te non c’è nessuno, non c’è nessun “altro” che possa essere accusato, giudicato, incolpato.

Infatti il mondo è dentro di te e siamo tutti Uno. Quando giudichi qualcuno, osserva direttamente nella tua mente e nel tuo corpo come stai esattamente giudicando te stesso. E osserva come il giudizio verso chiunque è una forma di autocondanna e di mancanza di amore. Vedi dunque come il tuo giudizio non è altro che una richiesta di aiuto, una supplica di amore. E a quel punto, per amore verso di te, lascia andare quel giudizio, poiché fa male solamente a te. Prova a lasciar andare anche un solo giudizio, e ti sorprenderai della pace che inizierà a scaturire dal tuo cuore. Ogni pietra rimossa dal tuo cuore è un sollievo da un peso, è una piccola liberazione, elimina un po’ di sofferenza. Non devi credere a ciò che stai leggendo: guarda nella tua esperienza per scoprire se è davvero così.

Tutti i problemi nascono dalla chiusura di cuore

Vuoi una soluzione rapida per risolvere tutti i tuoi problemi? Apri il tuo cuore! Potresti credere che sia una rassicurazione consolatoria. Ma prima di esprimere qualsiasi opinione, scopri tu se è vero! Non avere problemi non significa non avere più sfide nella vita. Vuol dire però smettere di creare problemi con la mente, e quindi superare la tendenza a preoccuparsi, a ossessionarsi, ad avere paura. Infatti tutti questi atteggiamenti sono frutto di un cuore chiuso. Cerca di vedere nella tua vita come tutte le tue preoccupazioni e i tuoi problemi dipendano dalle tue interpretazioni. E in queste interpretazioni puoi notare l’insistenza assillante e paranoica dell’ego (come farò, cosa mi succederà, e se…, che cosa posso fare…). Ogni preoccupazione non è una preoccupazione per se stessi, per il proprio ego?

Se così non fosse, dovremmo essere ossessionati ogni volta che chiunque perde il lavoro. E invece lo siamo solo quando capita a noi, o al limite a un nostro caro. Se succede a un nostro amico, magari ci dispiace. E se succede a uno sconosciuto, non ce ne importa un fico secco! Ogni problema deriva dal fatto che siamo concentrati su noi stessi e unicamente su noi stessi, i nostri attaccamenti, la nostra identità e la nostra immagine. Spesso ciò non sembra vero, ma se guardi bene, scopri che è così. Inizialmente ciò può apparire minaccioso. Ma in realtà è qualcosa di davvero liberatorio, perché significa che se noi smetteremo di essere ossessionati da noi stessi, dalla nostra immagine e se lasceremo andare i giudizi, saremo liberi, in pace e gioiosi! Che cosa c’è di più liberatorio di questo?

Tra l’altro, è solamente nostra responsabilità portare avanti questo compito, poiché ogni ostacolo è solo interno alla nostra mente.

Le catene sono dentro di te

Infatti tutte le catene sono unicamente dentro di te. L’ego è maestro nel proiettare le catene all’esterno, tramite convinzioni, accuse, giudizi. Ma il cuore è altrettanto bravo a indicarti come tutto ciò che ti soffoca, ti opprime, ti incatena è solamente dentro di te. Sono le tue paure, i tuoi giudizi, le tue ossessioni a renderti schiavo. La tua mente è in grado di convincerti che ci siano davvero dei carnefici all’esterno, persone ed eventi che possano farti del male, e ti persuade ancora di più di ciò quando ti mostra il corpo e ti dice: “Vedi, se qualcuno ti ferisce, tu ti fai male”. Ma la stessa idea di corpo nasce per tenere viva la separazione! Il mondo come lo vediamo con gli occhi della mente egoica è stato creato dall’ego per rendere reale la separazione! Quindi non possiamo cercare conferme al nostro vittimismo nella mente o nel mondo.

Possiamo invece accorgerci di come l’unica schiavitù possibile sia quella interiore, e deriva dall’identificazione con l’ego, con un sé separato che è mente e corpo. Se crediamo di essere un corpo, è ovvio che soffriremo quando qualcuno ci minaccia, e così ci sentiremo schiacciati, feriti, umiliati, calpestati. Ma se ci riuniamo al nostro cuore, scopriamo di essere molto di più del nostro corpo e che il corpo è solo la forma con cui appariamo, non certo la nostra identità. All’interno del sistema dell’ego tutto questo è inconcepibile, è assurdo, è addirittura folle, o magari è una consolazione, un sogno, un’utopia, una teoria filosofica. Ma il cuore sa che ciò è vero, e non ha nemmeno bisogno di convincere nessuno, creare teorie e modelli per dimostrare che ciò che vede è la verità. La visione del cuore è intuitiva e non ha bisogno di parole né di essere creduta vera.

Come aprire il cuore scoprendo chi sei

Per aprire il cuore, trova il centro dentro di te. Trova ciò che non può essere ferito, minacciato, che non ha bisogno di difendersi, di accusare, di giudicare. Connettiti al tuo cuore, affidati a lui, abbandonati nelle sue mani e nel suo abbraccio accogliente e caloroso. Sii presente, conserva la centratura, confida nel fatto che il tuo bisogno di difenderti e di attaccare è illusorio. Indaga dentro di te per scoprire chi è che ha bisogno di difese e di mantenere il cuore chiuso. Cerca dentro di te quel cosiddetto sé separato o ego. Dov’è? Non puoi trovarlo, perché l’ego è un’illusione, è un’identità fantasma. Esso non è altro che una collezione di pensieri, emozioni, sensazioni che creano un’identità. Ma se guardi bene dentro di te, scopri solamente di aver scambiato la tua identità per quell’insieme di pensieri.

Ma tu non puoi essere quei pensieri, poiché SEI anche quando quelli non ci sono, e non esiste alcun’altra identità se non l’IO SONO al di là delle parole, silenzioso e spazioso. Capire chi sei veramente è fondamentale. Se infatti scopri di non essere un corpo e una mente separati, che cosa diamine puoi difendere? Un gruppo di pensieri, un’identità immaginaria e inesistente? Se scopri davvero chi sei, considererai assurdo dover difendere qualcosa che non sei, e che oltretutto ti fa soffrire e ti rende misero e infelice! La chiusura del cuore è frutto di un errore di identità. Recupera la tua vera essenza e il tuo cuore tornerà a riaprirsi! Quando ti senti ferito, indaga dentro di te per scoprire chi è la persona ferita. Se indaghi bene, non la troverai, e al suo posto scoprirai solamente pensieri ed emozioni, che ovviamente non sono la tua identità!

E potrai vedere il tuo vero Sé risplendere, non ferito né turbato da nulla, sempre invulnerabile e intoccabile.

Rimani presente e in pace: non hai bisogno di reagire

Il tuo ego è la fonte di tutti i tuoi mali. Soffri ogni volta che lo proteggi, lo ingrandisci o agisci sotto il suo impulso. Se ad esempio reagisci a un’offesa, soffri. Se ti fidi dell’interpretazione dell’ego, che ti dice che è stata l’offesa a causarti dolore, l’ego rimane nascosto e la sua strategia può proseguire indisturbata. Ma se ti rivolgi al cuore e porti a lui la tua interpretazione, mettendola in dubbio e ammettendo di non sapere la ragione del tuo turbamento, può aprirsi un piccolo spiraglio. Puoi notare nella tua esperienza come smettere di nutrire i pensieri di risentimento e condanna ti fa rapidamente stare meglio. Mentre la rabbia ribolle in te, cerca di mantenere almeno un piccolo spazio di lucidità e presenza, anziché diventare completamente inconsapevole e vittima dei tuoi meccanismi di reazione.

All’inizio può essere difficile. Ma se persisterai, la tua presenza aumenterà e con essa la pace. E pian piano vedrai sempre più rapidamente e prematuramente le reazioni che affiorano. E capirai che esse scaturiscono in virtù dell’ego e del senso di separazione, mentre il tuo vero Sé risplende nel retro della tua esperienza e ti illumina silenziosamente. Così tu potrai scegliere da che parte stare: se farti sedurre dal bisogno dell’ego di reagire oppure rimanere nella pace della tua consapevolezza, resistendo alle tentazioni dell’ego di trascinarti nell’inconsapevolezza (o meglio, lasciandole andare, poiché in realtà costa maggiore sforzo difendere l’ego piuttosto che rimanere sereno come consapevolezza osservatrice, eppure siamo come ipnotizzati dalla mente e tendiamo a cadere comunque nei meccanismi, per quanto essi consumino enorme energia!).

Abbandonati al tuo cuore

Quando siamo condizionati fortemente dall’ego, aprire il cuore sembra un’impresa dolorosa, un enorme sacrificio. Lasciar andare un nostro meccanismo sembra uno sforzo enorme, tanto intensa è la nostra identificazione con l’ego. Ma col tempo, potrai accorgerti di come lasciar andare la tua reattività sia tutto ciò che vuoi fare, poiché scoprirai che ciò è l’unico modo per mantenere e far crescere la pace dentro di te. Imparerai che la pace è il regalo più grande e farai di tutto per conservarla, arrendendoti completamente al tuo cuore pur di non perderla. Più ti connetti col tuo cuore, più vorrai rimanere connesso e connetterti ancora di più, affondando sempre più in profondità nel suo oceano infinito di pace e amore. E a quel punto niente e nessuno potranno farti desistere dal tuo desiderio di aprire il cuore.

Ogni sfida, anziché una minaccia, diventerà un’opportunità per aprire il cuore. E sarai grato delle sfide, anziché rifiutarle e averne paura. Alla fine non ci saranno nemmeno più sfide, poiché sarai talmente pieno di amore che tutto fluirà spontaneamente. Quindi abbandonati al tuo cuore, poiché in esso risiede la tua salvezza, l’unica salvezza da questo mondo folle! Se ti arrendi totalmente, il tuo ego ti lascerà, e non rimarranno altro che pace, gioia e amore. Sembra impossibile, vero? Eppure la nostra essenza è divina, è il Paradiso, il Regno dei Cieli! Siamo stati talmente a lungo all’inferno che non ci sembra possibile che esista una via di uscita, vero? Ma questa via di uscita c’è, ed è addirittura più vicina del tuo respiro! È incredibile ma vero: lascia andare i dubbi e almeno prova ad aprire il cuore e meraviglie e miracoli cominceranno ad accadere.

Sii come l’oceano per aprire il tuo cuore

Sii come l’oceano. Che cosa vuol dire essere come l’oceano? Significa dimorare nello spazio della propria presenza, lasciando che pensieri, emozioni e sensazioni vengano e se ne vadano, accogliendoli e poi lasciandoli andare, senza né rifiutarli né attaccarsi a essi. Semplicemente sii, rimani consapevole e vivi la vita risiedendo consapevolmente nello spazio del tuo Essere, nell’Io sono. E vedrai come in poco tempo la tua vita sarà totalmente trasformata. I pensieri avranno sempre meno influenza su di te e il loro potere di ipnotizzarti e farti soffrire sarà sempre minore. Affonderai sempre di più nell’oceano del tuo Essere e da lì potrai goderti la vita, rimanendo imperturbabile e sereno, in pace e nella gioia. Ciò non significa che non avrai più emozioni o pensieri (anche se ne avrai molti meno).

Significa però che tali pensieri ed emozioni non costituiranno più la tua identità, e quindi sarai libero dal loro influsso. Questa è la liberazione dalla mente, che è l’unica vera liberazione. Il senso di liberazione non è inteso come “scomparsa” della mente, anche perché ciò implicherebbe non poter più pensare. La liberazione è intesa come fine della mescolanza tra il tuo vero Sé e i pensieri, è cioè la fine dell’identificazione con la mente. Essa da padrona e torturatrice diventa tua fedele servitrice e efficace strumento sotto il tuo “controllo”. Non è più una mente egoica, ma una mente illuminata dalla consapevolezza. Se vivi come l’oceano, puoi aprire velocemente il tuo cuore. Quindi non dare attenzione e importanza a ciò che accade nel mare, alle onde, ai mulinelli, alla schiuma. Piuttosto, rimani connesso con le profondità dell’abisso, nel cuore dell’oceano e sarai in pace e al sicuro.

Coltiva l’amore

Puoi facilitare l’apertura del cuore coltivando direttamente l’amore e degli stati di coscienza superiori. Dentro di te, chiunque tu sia, hai già accesso a un certo “quantitativo” di amore. Intendo dire che, a meno che non sia un serial killer, quasi certamente il tuo cuore è già un po’ aperto, o perlomeno non è completamente chiuso. Il “livello di apertura” dipende da molte cose, tra cui gli sforzi spirituali, vicende che hanno causato molta sofferenza (anche se queste in certi casi portano a chiudere maggiormente il cuore), predisposizioni, attività svolte. Il livello di apertura del cuore è direttamente proporzionale alla capacità di amare e di essere in pace. Quindi un buon modo per aprire il cuore è affinare la propria capacità di amare. Ad esempio, puoi coltivare la gratitudine.

Se smetti di concentrarti su ciò che non hai e su ciò che va male e ti focalizzi sul positivo e sull’abbondanza, ciò può offrirti un enorme beneficio. Puoi coltivare la compassione: anziché giudicare gli altri per i loro errori, cerca di comprendere la ragione dietro le loro azioni e di vedere in chi fa del male una persona bisognosa di aiuto. E cerca di vedere che tu stesso, come ognuno di noi, condividi la predisposizione a sbagliare e a “fare del male”. Dopodiché, commuoviti di fronte a un tramonto mozzafiato, piangi mentre ascolti un bel pezzo di musica. Fai del bene gratuitamente, senza voler nulla in cambio, compreso riconoscimento o attenzioni. Prega col cuore affinché il tuo cuore sia aperto. Sforzati di essere il più possibile amorevole e gentile con chiunque, purché in modo spontaneo e genuino.

Gioisci, ridi, gioca, salta, balla, goditi la vita

Gioisci senza motivo. Che cosa devi aspettare per essere felice? La mente proietta la felicità nel futuro e ti impedisce di essere felice nel qui e ora. Non fidarti dei trucchi della mente: non è vero che devi avere un motivo per essere felice. Puoi esserlo in qualunque momento. Non lasciare che sia la tua mente a dettare il tuo umore e stato d’animo. Abituati, quando ti alzi, a dichiarare l’intenzione di rimanere in pace qualunque cosa succeda. Il potere dell’intenzione è davvero forte, quindi se avrai la sufficiente forza di volontà e dedizione, potrai programmare la mente in modo da essere felice senza motivo. Che cosa c’è di più bello di insegnare alla tua mente come comportarsi invece che esserne schiavo? Quando ti senti giù, ricorda che le tue emozioni sono fittizie.

Ciò non significa ignorarle, reprimerle o trascurarle. Ogni emozione va osservata, indagata e vissuta pienamente. Ma non va mai dato loro il potere di controllarci. Che cosa ti impedisce di essere triste ma in pace, agitato ma sereno, depresso ma gioioso? Dici che è impossibile? Ciò è impossibile finché siamo identificati con le nostre emozioni. Ma se sappiamo che noi non siamo le nostre emozioni e impariamo a dimorare nel nostro cuore, dove regnano la pace e la gioia, possiamo rimanere in armonia anche nel mezzo di una tempesta emotiva, poiché lasciamo che le emozioni fluiscano in superficie, senza che noi opponiamo resistenza o ci identifichiamo con esse. E anche quando siamo attraversati da certe emozioni, possiamo ridere, giocare, saltare, ballare e goderci la vita. E le nostre emozioni si allontaneranno. Ovviamente ciò non significa che dobbiamo sfuggire alle emozioni rifugiandoci in attività o negandole.

Ma in alcuni casi il nostro umore è negativo solamente perché ci assopiamo sotto l’impulso delle emozioni. Per cui una sonora risata, un ballo, dell’attività fisica o un gioco possono scuoterci un pochino e muovere l’energia dentro di noi, elevando la nostra vibrazione. E mentre giochiamo, balliamo o corriamo, possiamo guardare alla nostra negatività di poco prima con un sorriso. E possiamo riprometterci che la prossima volta daremo meno importanza alla nostra malinconia, ansia, agitazione, guardandoli con maggiore distacco, vivendoli come semplici perturbazioni sul nostro Essere, anziché come problemi, emozioni spiacevoli o fastidi insopportabili. Dopodiché, possiamo riprometterci che la prossima volta apriremo il nostro cuore anche all’emozione più cupa, per scoprire che cos’è, per comprenderla a fondo, anziché commiserarci, creare storie senza senso o alimentare la negatività con ulteriori pensieri.

Guarda in profondità dentro di te per aprire il cuore

Quando senti che qualcosa non va dentro di te, non avere paura: guarda, osserva, vivi intensamente il malessere. Ciò può sembrare un approccio masochistico. In realtà non c’è nulla di più sano e amorevole. Infatti sono le emozioni ignorate, mal gestite, non osservate correttamente a causare sofferenza e miseria. Quando illumini direttamente un’emozione e le dai la tua COMPLETA attenzione, essa si dissolve rapidamente. Se indaghi a fondo un’emozione, scopri che cos’è. Scopri cioè che è solamente un insieme di pensieri connessi a delle sensazioni corporee. Se smetti almeno per qualche istante di ascoltare i tuoi pensieri, puoi osservare direttamente le sensazioni, senza etichettarle, senza dire “questa è depressione”, “questa è ansia”. Ricorda che un’etichetta è un incantesimo, e dà potere al pensiero. Per cui, anziché dare un nome all’emozione, vivila in modo puro e diretto.

In questo modo trasmuti il buio in luce, il piombo in oro. Le emozioni iniziano a farti meno paura e sei più disposto ad affrontarle. E soprattutto sei disposto ad accoglierle completamente, poiché quando osservi bene un’emozione, ciò che rimane è solamente una sensazione che non è peggio di un mal di testa o di un mal di denti. Così, apri il tuo cuore, poiché ti apri a tutte le tue esperienze, anche a quelle che definivi come le più spiacevoli. Smetti di resistere e di chiuderti e inizia a sperimentare e abbracciare ogni cosa nel campo della tua consapevolezza. Così il tuo potere cresce e con esso la pace e la gioia. Ricorda: ciò che non vuoi vedere dentro di te è solamente un fantasma, un ambiente che appare oscuro solo in quanto non illuminato dalla luce. Ma se porti la luce nell’oscurità, quest’ultima viene trasformata in luce!

Dissipa le tenebre dell’ignoranza e conosci te stesso in profondità

Non aver paura del buio. Se ti ritrai da esso, aumenta. Se scappi, ti insegue. Ma se punti la tua torcia direttamente al centro dell’oscurità, tutto si illumina. E ti rendi conto che non c’era proprio niente da temere: rimane solo una stanza vuota. E questo vuoto non è nemmeno spiacevole. Anzi, è lo spazio dell’essere, la pace, l’amore. L’oscurità era solamente un miraggio, un’illusione ottica frutto di una prospettiva sbagliata e soprattutto di mancanza di consapevolezza e della mancanza di volontà di guardare, osservare, vedere e comprendere. La sofferenza e l’oscurità sono sempre frutto di ignoranza. Se dissipiamo le tenebre dell’ignoranza, iniziano a risplendere l’amore, la gioia, la pace, la saggezza.

Conosci te stesso, non aver paura di scavare in profondità nelle grotte del tuo Essere. Non c’è infatti nulla di cui aver paura. Semmai proprio non guardare è pericoloso: se rimani al buio e non accendi la luce, potresti facilmente inciampare e cadere. Se sei in una stanza buia, ha senso rimanere al buio per paura di che cosa potrebbe esserci nella stanza? Oppure è più sensato accendere la luce per vedere che cosa c’è? Anche se dovesse esserci il mostro più spaventoso, non guardarlo non ti ripara dall’essere mangiato vivo. Anzi, aumenta il pericolo, perché non puoi difenderti in alcun modo. E allora perché rifuggi dal buio dentro di te, lasciando che i tuoi mostri giochino a nascondino nell’oscurità?

I tuoi mostri hanno potere finché non li scopri, ma quando li osservi senza paura o giudizio, essi sono costretti a scomparire o, meglio, a rivelare che non sono mai esistiti. Ma per scoprire che non esistono, devi guardare tu, non puoi fidarti di nessuno. E allora guarda bene le tue paure, la tua rabbia, il tuo odio. Osserva la loro natura di fantasmi, guarda come la paura è solamente un gruppo di pensieri collegato a tensioni e agitazione nel corpo. La paura cresce se tu scappi, la reprimi, la ritieni reale. Ma se la osservi con la massima attenzione, essa si dissolve. E nel tuo cuore si apre un nuovo spiraglio.

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La verità sulla felicità

La verità sulla felicità

Qual è la verità sulla felicità? Che cosa la rende un obiettivo apparentemente irraggiungibile? Perché non riusciamo a essere in pace con noi stessi? E se stessimo sbagliando tutto riguardo a essa? E se fosse proprio per questo che non riusciamo a trovarla? In questo articolo cercherò di esporre tutta la verità sulla felicità. Cercherò di dissipare i dubbi, i preconcetti e le false convinzioni che impediscono di essere felici. Infatti il fatto che non riusciamo a essere felici dipende in gran parte da condizionamenti e credenze limitanti. A dire il vero, non sappiamo nemmeno che cosa sia realmente la felicità. Tutt’al più, la consideriamo come un concetto mentale, legato magari a delle sensazioni corporee. Riduciamo la felicità a un’emozione come le altre, la trasformiamo in un’idea, un nome astratto.

Se la felicità è un’emozione, è evidente che sarà soggetta alle leggi di tutte le emozioni e cioè sarà temporanea. E se è un’emozione, sarà un’esperienza prevalentemente mentale, con riflessi sul corpo, percepiti magari come piacere. Ma se dipende dalla mente, allora è solamente un flusso di pensieri, che vanno e vengono e quindi non possono garantire una felicità prolungata. E soprattutto, se dipende dalla mente, è un’esperienza temporale, che inizia in un momento e finisce in un altro, e quindi può essere subordinata a diverse condizioni ed eventi. Ma una felicità di questo tipo, condizionata, temporanea, limitata, mentale, non è la vera felicità. Una felicità di questo tipo è solamente un’etichetta che definisce un particolare stato mentale ed emotivo, e come tutte le etichette è qualcosa di fittizio ed evanescente.

Tutta la verità sulla felicità

Qual è dunque la verità sulla felicità? La verità è molto, molto più semplice. La felicità non è “qualcosa” inteso nel senso comune del termine. Semplicemente, è una “qualità” connaturata al nostro Essere. Non è un’emozione, uno stato mentale e nemmeno uno stato d’animo. Per una società materialista che è abituata a definire la felicità in termini di ormoni, percezioni, sensazioni e pensieri, si tratta di qualcosa di difficile da digerire. Ma la vera felicità è intangibile, e proprio per questo è inattaccabile, inviolabile, sempre presente. Essa non può essere immaginata: infatti è anteriore alla mente, per cui ogni tentativo di figurarcela è destinato a fallire. Quando pensiamo alla felicità, riportiamo alla memoria esperienze del passato in cui ci siamo sentiti bene, euforici, positivi. Oppure immaginiamo un evento futuro che pensiamo ci renderà felici. Ma la felicità non può essere catturata dalla mente, in quanto fa parte dell’Essere.

E l’Essere può solamente essere consapevole di sé. Quindi la vera felicità può essere vissuta e sperimentata solamente nel presente, connessa all’esperienza di essere. Ma se fosse così, non dovremmo essere tutti felici? Beh, non è proprio così. Infatti la maggior parte di noi è completamente disconnesso dalla propria sensazione di esistere, dà per scontato di essere consapevole e si perde così totalmente nei propri pensieri, perdendo il contatto con la gioia insita nel proprio Essere e immaginando nuovi generi di felicità. Eppure puoi stare certo che per ognuno di noi la felicità è sempre allo stesso posto, solo che non ne siamo il più delle volte consapevoli. E questo è un grande problema: infatti questa perdita di consapevolezza porta sofferenza e miseria, conflitti e separazione! E la mente di ognuno assorbe migliaia di condizionamenti che allontanano sempre di più l’esperienza della felicità.

I condizionamenti che impediscono di essere felici: la verità sulla felicità

Quali sono i condizionamenti che impediscono di essere felici? Vediamoli uno per uno!

L’ignoranza su che cosa sia la felicità

Il primo condizionamento in assoluto è l’ignoranza su che cosa sia la felicità. Ognuno di noi dovrebbe dimenticare tutte le definizioni che ha sempre creduto vere e cercare dentro di sé che cos’è la felicità, indagando in profondità oltre le proprie convinzioni. Indagando a fondo, possiamo scoprire che la felicità è intrinseca all’esperienza dell’essere. Quindi non ha nulla a che fare con obiettivi esterni, particolari esperienze estatiche o di piacere, determinati eventi. E non è un particolare stato della mente, un’emozione o un insieme di sensazioni. Molto più semplicemente, è una pace che coincide con l’assenza di senso di vuoto o di mancanza. Essa è completezza e soddisfazione. A prima vista, sembra un’esperienza piuttosto banale o addirittura fredda, in quanto sarebbe priva di emozioni.

In realtà più che essere priva di emozioni, è “oltre” le emozioni. Ciò non significa che sia uno stato freddo e glaciale. Al contrario, quando trovi la felicità dell’Essere, anche la mente e il corpo si rilassano e il tipo di emozioni e sensazioni cambia. Provi dunque emozioni molto più elevate e la tua salute aumenta. Infatti i malesseri mentali e fisici sono il risultato di una disconnessione spirituale. Quindi quando sei felice e nell’amore, tendi a essere anche più in salute e a provare benessere mentale, emotivo e fisico. E quindi tendi a sperimentare anche le sensazioni tipiche della felicità ordinaria, intesa come stato di positività percepita a livello della mente e del corpo.

Ma anche se il corpo e la mente sono agitati o non sono in perfetta salute, puoi comunque sperimentare la pace del tuo Essere e dunque essere perfettamente felice! Infatti questa esperienza trascende le limitazioni della mente e del corpo.

Le aspettative sulla felicità

Spesso, quando si definisce la felicità come uno stato di pace e completezza, la mente non si accontenta. Non si accontenta perché ha sempre pensato alla felicità come a uno stato in cui si ride continuamente, si salta di gioia, si danza e si gioca. Ma puoi accorgerti facilmente di quanto sia limitata tale definizione di felicità. Infatti tale tipo di felicità implica tensione e non è tanto sostenibile nel tempo! Se scambi la felicità per una condizione in cui si salta e ride in continuazione, ti stai più che altro riferendo a un picco di euforia. Ma ogni picco non è destinato a durare a lungo. E in verità non è nemmeno qualcosa di troppo bello e piacevole, poiché stressa l’organismo e crea disarmonia.

Se stai attento ai momenti in cui provi picchi di euforia, magari dopo un successo importante, puoi renderti facilmente conto che non è poi chissà cosa! Al contrario, l’esperienza di pace, per quanto possa apparire come meno teatrale e più tranquilla, è molto più perfetta e completa. Di più, la pace contiene in sé un tocco di divino, di amore, di gioia incommensurabili e ineffabili, di una profondità infinita e impossibile da descrivere. Proprio perché non può essere descritta a parole, su di essa nascono numerosi dubbi, fino al punto che uno afferma di preferire la “felicità normale e ordinaria”. Anche quando sentiamo parlare della vera felicità, continuiamo a nutrire dubbi e a proiettare le nostre aspettative su tale esperienza. Così pensiamo che tale felicità debba essere in fondo incompleta o, viceversa, un’esperienza così travolgente da lasciare senza fiato.

La verità sulla felicità: è uno stato del cuore, non della mente

Quindi è meglio non avere alcun pregiudizio o aspettativa sulla felicità, poiché ognuno di essi è un ostacolo a sperimentarla. La mente può al limite accogliere la felicità, aprirsi a essa ed esserne riempita, ma ciò non toglie che la felicità sia al di là della mente. Infatti la vera felicità si ha quando la mente tace, è uno stato senza mente, oltre la mente. Possiamo al massimo dire che è uno stato del cuore, intendendo con cuore non la sede delle emozioni, ma il centro del nostro Essere. La vera felicità assomiglia all’esperienza di gioia che puoi provare quando ti commuovi ascoltando musica che ti porta alle lacrime. Ecco, quello potrebbe essere un assaggio di che cos’è la vera felicità. Ma è comunque meglio non crearsi aspettative nemmeno di questo tipo.

Non puoi pensare veramente alla felicità, ma solo viverla, esserla, abbracciarla. Quando la mente ti dice qualcosa sulla felicità, nel 99% dei casi sta sbagliando. Infatti il più delle volte desideriamo la felicità come stato futuro per riempire il nostro vuoto di adesso. Ma come puoi riempire l’adesso con il futuro? Non puoi, è un trucco ingannevole della mente! Quando ti senti infelice, chiediti chi è la persona infelice, guarda dentro di te e… non troverai nessuna persona infelice. Troverai al limite alcuni pensieri e sensazioni, tra i quali il pensiero “sono triste”. La maggior parte delle emozioni ci possiedono e influenzano negativamente perché non le guardiamo, non le osserviamo, non portiamo la nostra luce consapevole su di esse. E in questo modo esse sembrano crescere dentro di noi e causarci sofferenza.

I trucchi della mente per renderti infelice

L’infelicità, la depressione, la malinconia, l’ansia sono solo delle idee, delle etichette. O almeno sono così all’inizio. Ma se tu credi a tali etichette, la tua mente ha il potere di renderle reali addirittura a un livello fisico. Se però sei abbastanza vigile su che cosa accade nella tua mente, puoi renderti conto subito dei pensieri che sovvengono. E puoi decidere di non identificarti con essi, di non creare un Io attorno a loro, e rimanere semplicemente spettatore. Se ci viene un pensiero di tristezza, normalmente lo crediamo vero, e in questo modo gli diamo energia. Ad esempio, ti può venire in mente: “Sono triste”. Se ti identifichi con tale pensiero, lo rendi reale e crei una serie di altri pensieri e sensazioni che lo confermano, usando inconsciamente il potere della tua mente di creare la realtà.

La mente infatti è davvero potente, quindi anziché essere la nostra padrona è bene che diventi la nostra fedele serva, il nostro strumento! Se ti viene in mente “Sono triste”, puoi tranquillamente lasciarlo andare. Perché devi rendere reale qualcosa che ti fa male? Diventa padrone della tua mente e decidi tu quali emozioni provare, smettendo di essere in balia dei tuoi pensieri! Quando affluisce qualsiasi pensiero, anche se positivo, non attaccartene! Anche se la mente dice “Sono felice!”, tu non crederci. Infatti se crederai ai pensieri positivi, crederai ugualmente a quelli negativi, e vivrai alti e bassi. Al contrario, trova quello spazio dentro di te che non può essere disturbato e dove regna la pace! Vai oltre la mente e trova la vera felicità!

La convinzione di dover fare o raggiungere qualcosa per essere felici

Un altro condizionamento molto profondo è la convinzione che bisogna fare qualcosa o raggiungere un obiettivo per essere felici. In questo modo la felicità diventa un’esperienza condizionata dal tempo e limitata. La nostra società sembra promuovere questo tipo di felicità condizionata. Sembra che per essere felici bisogna seguire determinati modelli sociali o culturali. Per esempio, bisogna guadagnare un certo tanto, avere una bella famiglia, un’automobile, un certo standard di vita. Ovviamente ciò non ha nulla a che fare con la felicità. Infatti si può essere felici e beati senza fare assolutamente nulla. La mente ha un’enorme resistenza a ciò, e cerca di rendere reale la sua convinzione che non si possa essere felici rimanendo fermi, creando noia, malinconia, desideri, resistenze e storie di ogni tipo.

Ma se avrai il coraggio di stare abbastanza tempo da solo e indagare profondamente dentro di te, potresti lasciar andare di volta in volta le illusioni che affiorano nella tua mente, smettendo di credere alla noia, alla tristezza, alla paura della solitudine, al desiderio di fare qualcosa, alla credenza che non si possa essere felice stando senza fare nulla. In verità, a impedirti di essere felice è solamente la mente, ma se avrai il coraggio di ignorarla e rimuovere uno a uno i veli sedimentati sul tuo cuore, che cosa rimarrà alla fine se non pura felicità? Ovviamente ciò non è una passeggiata, poiché ogni volta che ci sediamo, continuiamo a credere alla mente, anche se magari stiamo meditando o facendo esercizi spirituali. Infatti abbiamo dato davvero un enorme potere alla mente, per cui essa continua a condizionarci pesantemente finché non riusciamo a riappropriarci dei nostri poteri!

La credenza che sia impossibile essere semplicemente felici

C’è un’altra credenza connessa alla precedente, che suona un po’ così: non si può essere semplicemente felici. Se siamo sinceri con noi stessi, non crediamo che sia possibile sperimentare la felicità se non siamo con qualcuno, non stiamo facendo qualcosa che ci piace, non ci stiamo divertendo. Come può essere che uno possa essere in pace senza fare nulla a meno che non sia un meditatore professionista o un monaco buddhista, un veterano della spiritualità o un grande guru? Questa credenza è frutto di un condizionamento molto profondo: siamo convinti che la felicità sia un premio, la conseguenza di qualcosa, il frutto di un successo o del duro lavoro. Dobbiamo essere proprio masochisti! In realtà la felicità non dipende assolutamente da nulla, da nessuno, da nessuna situazione. Essa è indipendente da qualsiasi cosa!

Non vogliamo ammettere questo perché ciò è una minaccia al nostro ego. Il nostro ego non ne vuole sapere di felicità incondizionata. Infatti l’ego vive di dualità, di opposti e di condizioni. Come può essere felice anche quando le cose vanno male, quando non ottiene ciò che vuole, quando non gli piace qualcosa? Ma il nostro Essere è oltre l’ego, quindi possiamo essere felici in ogni momento! L’unico limite è nella nostra testa, è un condizionamento mentale. Usciamo da questa benedetta prigione di pensieri e voliamo liberi e gioiosi, leggeri e in armonia senza paranoie! Si può fare, tu lo puoi fare, puoi scoprire la meravigliosa verità sulla felicità e smettere finalmente di soffrire.

La verità sulla felicità è semplice

La verità sulla felicità è davvero semplice: non devi né cercarla, né immaginarla, né trovarla. Tutt’al più, devi riscoprire il nucleo di pace che è sempre stato dentro di te. Per farlo, devi rimuovere i vari “sedimenti” (pensieri connessi ad emozioni e sensazioni) che “velano” l’esperienza diretta del tuo Essere, che è appunto perfetta pace e serenità. Quando senti qualcosa che ti turba, ti senti infelice, malinconico, agitato, ansioso, indaga dentro di te e porta alla luce quei pensieri ed emozioni, senza paura. Se ad esempio la mente inizia a raccontarti una storia del tipo: “Sono triste perché è successo questo, sarò felice solo quando otterrò quest’altro”, non ascoltarla! Riconosci semplicemente quei pensieri, diventane consapevole, ma realizza anche che sono pure illusioni. Non cercare nell’esperienza: probabilmente essa ti darà conferme di quei pensieri, poiché i pensieri creano la tua realtà.

Lascia andare quei pensieri, smetti di credere a essi e di renderli veri. Dopodiché, osserva le sensazioni sul tuo corpo connesse con i pensieri. Ascolta il senso di tristezza, senza etichettare ciò che senti. Senti la sensazione senza alcun giudizio. Che cos’è quella sensazione se non una semplice percezione? Tale sensazione acquista potere perché le dai un nome, una forma, la connetti ai tuoi pensieri e giudizi. Ma l’intera esperienza della tristezza, come della paura o di qualunque altra emozione è di per sé irreale, è solamente un campo di energia. Eppure la mente è molto potente e riesce a cucire delle storie a cui è difficile non credere. Ma tu hai il potere di smettere di credere alla mente e tornare al tuo stato originario di vera felicità!

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