Esiste il libero arbitrio?

Esiste il libero arbitrio?

Siamo davvero liberi? Esiste il libero arbitrio? A queste domande hanno cercato di rispondere filosofi e pensatori di tutti i tempi. La questione della libertà è profonda e sembra apparentemente senza risposta. In base alle tradizioni, la libertà viene data per scontata o considerata come dogma. In altri casi, viene negata a priori. C’è chi dice che la libertà sia solamente un’illusione. Alcuni si preoccupano delle conseguenze di una tesi del genere, affermando che verrebbe meno ogni responsabilità e imputabilità. La religione cristiana ha sempre rivendicato il libero arbitrio, abusando del quale Adamo ed Eva avrebbero commesso il peccato originale. La Riforma protestante mise in crisi tale idea e parlò di predestinazione. L’Umanesimo sostenne che l’uomo è artefice del proprio destino.

Insomma, le riflessioni sulla libertà sono numerose e spesso in contrasto tra loro. Come tutte le questioni filosofiche e metafisiche, infatti, sembra non esserci mai fine ai dubbi, ai paradossi e che non ci sia alcuna soluzione al problema della libertà. Tuttavia, bisogna considerare che spesso molte riflessioni provengono da una prospettiva limitata o errata. Ad esempio, solitamente ci si interroga sulla libertà a partire da un paradigma dualistico. In altre parole, ci sarebbe una persona libera che compie delle azioni in nome di questa libertà. Dal nostro punto di vista, che è invece non dualistico, noi dubitiamo che ci sia un soggetto distinto dal resto e sosteniamo che tutto sia interconnesso. Se c’è solo l’Uno, è evidente che il problema della libertà va ridefinito. Innanzitutto sorge infatti immediatamente questa domanda: “ma chi è libero?

Libertà vs determinismo

Nel corso del tempo sono state avanzate diverse teorie filosofiche sulla libertà. Essenzialmente, sono due gli schieramenti principali: da un lato si sostiene che l’uomo sia libero, dall’altro che le sue azioni siano determinate da impulsi e cause. Ad esempio, il temperamento, un istinto, determinati condizionamenti influirebbero nelle scelte. Secondo coloro che affermano la libertà dell’uomo, si presuppone la presenza di una volontà consapevole che decide. A questo punto però sorge un problema: in entrambi i casi si pone il paradigma della causalità alla base. In sintesi, chi dice che l’uomo sia libero afferma che egli è la causa primaria delle proprie azioni. Invece, chi sostiene che l’uomo non sia libero, afferma che l’uomo è solo l’agente ultimo delle sue azioni, che sono però determinate da altre cause che non sarebbero sotto il suo controllo.

Nel primo caso, sorge il problema di chi sia colui che effettivamente sarebbe libero. In altre parole, quale parte di noi compie delle scelte? Alcuni hanno proposto la ragione, altri la volontà, altri ancora l’anima. Ciò dipende da quale sia l’essenza dell’uomo. Ma si dà per scontato il fatto che ci sia un soggetto che determina le proprie azioni. Ci sarebbe qualcuno separato dal resto che prende una decisione. Ciò può essere valido se c’è un io slegato dal mondo, una coscienza individuale per ognuno di noi. D’altra parte se l’uomo non è libero e tutto è determinato da impulsi oppure è già scritto da Dio, si indicano tali impulsi o lo stesso Dio come agenti o cause distinte. Ma in realtà è la mente a porre dei confini e delle separazioni tra un soggetto che compie un’azione e un oggetto che la subisce.

Esiste il libero arbitrio nella non dualità?

Che cosa succede se mettiamo in dubbio il paradigma della causalità e della dualità? In altre parole, che cosa accade se consideriamo che non ci sia un soggetto separato dal tutto e che gli eventi non siano determinati da una successione di cause ed effetti? La mente ragiona secondo catene di causa-effetto. Logicamente appare scontato che se io faccio cadere un peso da una torre, questa cade secondo la forza di gravità. La scienza si basa su questo paradigma e sulla sua base sono state fatte enormi scoperte e invenzioni. Vorremmo allora mettere in dubbio qualcosa che è dimostrato in modo solido e apparentemente incontrovertibile? Non voglio mettere in discussione nulla, ma voglio solo dire che non è detto che qualcosa che funziona sia necessariamente e universalmente valido.

Nell’ambito della mente, nella pratica e nel mondo di tutti i giorni il paradigma causa-effetto funziona brillantemente. Ma la causalità non spiega il perché delle azioni, ma soltanto il come. La scienza si occupa di descrivere come avvengono determinati fenomeni e chiama causa ed effetto due elementi tra loro connessi. Ma chi ha detto questa connessione sia da considerare nell’ottica di un agente che causa qualcos’altro? Il discorso è piuttosto complicato, lo so. Eppure bisogna cercare di rispondere al dilemma della libertà! Tornando appunto alla questione “esiste o no il libero arbitrio”, possiamo tentare di rispondere solo se mettiamo per un attimo da parte il paradigma della causalità, come ha fatto il dr. Hawkins nel suo libro “Power vs Force”, nel quale propone una teoria innovativa del modo in cui avvengono gli eventi e sul posto della libertà. Mi baserò in buona parte sulla sua teoria nei prossimi paragrafi.

La spontaneità degli eventi

Se non c’è nessun agente che compie un’azione, allora come si manifestano le scelte e gli eventi? Gli eventi non sarebbero altro che l’attualizzazione di potenzialità contenute nel campo di energia della Coscienza. In altre parole, essi avvengono spontaneamente, come risultato di un insieme determinato di possibilità contenute nella Coscienza. Ad esempio, se io muovo la mano, tale movimento non è tanto un atto libero prodotto da un individuo separato che “decide” di muoverla. Per cui non sarebbe il pensiero formulato nella mia mente a determinare l’azione, ma sia il pensiero che l’azione si manifestano come risultato del divenire reale di potenzialità già presenti nel campo. Dunque, tutto si manifesterebbe in modo spontaneo, ed è solo l’ego ad attribuirsi il merito dell’azione o a rivendicare di esserne l’agente.

Ciò è coerente con la considerazione del fatto che ciascuno di noi è solo l’osservatore e il testimone di ciò che accade nella sua esperienza e con il fatto che non ci sia nessun “agente” che fa le cose. Gli eventi si dispiegano da sé, senza l’intervento di qualcuno di esterno. A ben vedere, chi sarebbe questo qualcuno di esterno? A questo punto, se gli eventi accadono spontaneamente, significa che noi possiamo diventare gli osservatori e smettere di credere di causare gli eventi. Ma a questo punto esiste il libero arbitrio che spazio hanno la libertà e la responsabilità?

Che spazio hanno libertà e responsabilità?

Se tutto accade spontaneamente, che fine fa il libero arbitrio? Esiste? C’è da dire innanzitutto che abbiamo detto che vi è un insieme di potenzialità, e accade che solo una di queste diventi reale. Ma a determinare che qualcosa succede sono determinate condizioni propizie. Nel caso di un bruco che sta per diventare farfalla, esso deve aspettare un determinato tempo, particolari condizioni e situazioni per trasformarsi. Il bruco può anche non diventare farfalla, perché magari muore prima della metamorfosi. D’altra parte, non può diventare una tartaruga o un essere umano. Esso ha dunque una gamma determinata di potenzialità che possono attualizzarsi. Nel caso dell’uomo, in esso ci sono potenzialità molto più variegate: l’uomo può evolversi al massimo delle sue possibilità oppure essere mediocre, esprimersi appieno oppure rimanere nel comfort…

Ma che cos determina che ciascuno compia una determinata azione? Per l’uomo esistono determinati livelli di coscienza. All’interno di ogni determinato livello di coscienza sono presenti determinate potenzialità che possono diventare reali. Ad esempio, un criminale sarà molto più predisposto a uccidere un passante rispetto a una persona che marcia per la pace. Che cosa determina che il criminale uccida o meno il passante? All’interno della gamma di possibilità, c’è una possibilità di scelta. Alla coscienza del criminale si presentano alcune scelte, ma è lui a determinare quale diverrà reale secondo le sue intenzioni. Se in lui prevale un’intenzione omicida, con tutta probabilità truciderà il passante. Viceversa, se prevale un’intenzione di smettere di uccidere altri esseri umani, è molto probabile che si astenga dal delitto.

Come attraiamo le possibilità e come scegliamo più o meno liberamente?

Attraiamo le possibilità in base al nostro grado di evoluzione. Se siamo degli individui molto consapevoli, difficilmente ci si presenteranno scelte violente o distruttive. Nell’infinito campo della Coscienza ci sono infinite potenzialità: noi attiriamo quelle che risuonano con la frequenza del nostro campo energetico. Se abbiamo sempre pensieri positivi, di gratitudine e di amore, disporremo di scelte completamente diverse rispetto a chi pensa sempre al peggio e odia il mondo e il suo prossimo. In ogni caso, le possibilità non diventano reali se non in forza della nostra intenzione. Qui è presente la possibilità di scelta e quindi esiste un margine di libero arbitrio che diventa sempre maggiore tanto più la nostra consapevolezza si amplia.

Più diventiamo tutt’uno con la Vita, tanto più la nostra sfera di possibilità si ingrandisce. Ma anche ai livelli più bassi di consapevolezza c’è una certa gamma di potenzialità, anche perché altrimenti non sarebbe possibile alcuna evoluzione. In questo senso, in base a ciò che scegliamo siamo anche responsabili delle conseguenze che derivano dalle nostre scelte. Se uccido qualcuno, ad esempio, soffrirò e attirerò altri eventi negativi che vibrano sulla frequenza del campo energetico della morte, della negatività e dell’odio. Al contrario, se decido di amare incondizionatamente tutti, inizierò ad attirare eventi positivi che rifletteranno il mio amore. Qual è il limite della libertà? Chi si trova ai gradi bassi dell’evoluzione difficilmente potrà usufruire della scelta di amare incondizionatamente il suo prossimo, ma ciò non vuol dire che sia del tutto impossibile.

Quindi esiste o no il libero arbitrio?

Possiamo dire che il libero arbitrio esiste nella misura in cui è considerato come possibilità di scegliere una fra le diverse possibilità che si presentano spontaneamente come risultato del nostro livello di coscienza, quindi di ciò che siamo. Possiamo dunque avere il “merito” o il “demerito” di scegliere una cosa piuttosto che un’altra. La responsabilità consiste nel rispondere delle nostre azioni e delle loro conseguenze. Tuttavia, è anche vero che al di sotto di un certo livello, prevale l’inconsapevolezza. Gesù sulla croce chiede al Padre di perdonare i suoi assassini perché “non sanno quello che fanno”. Ecco perché è fondamentale avere compassione e capire che determinate azioni e atteggiamenti sono frutto di inconsapevolezza e non di cattiveria.

Lo stesso Socrate considerava il male come figlio dell’ignoranza. Ma allora se uno è inconsapevole non è libero in quanto vittima dei propri condizionamenti, del proprio ego e della propria follia? Potremmo dire che ha un margine di libertà limitato, ma non è mai completamente irresponsabile, poiché ha almeno qualche accesso alla consapevolezza. Il solo fatto di essere un essere umano vuol dire avere almeno un livello base di consapevolezza che ci distingue dagli animali! Quindi potremmo dire che la libertà è un’espressione e una qualità della consapevolezza. Non a caso, la libertà interiore si raggiunge come conseguenza di un’espansione della propria coscienza.

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