Come coltivare la compassione

Come coltivare la compassione

La compassione è una delle forme più potenti di amore. Infatti nasce dalla consapevolezza dell’innocenza intrinseca a ogni essere. Scaturisce dalla comprensione che ogni attacco è una richiesta di amore mascherata da violenza. Sorge dal riconoscimento che tutte le creature dell’Universo sono unite nella sofferenza e nell’amore. Tutti infatti condividiamo il sistema dell’ego e quello della mente corretta e illuminata dalla visione del cuore. Chi commette atti considerati malvagi soffre e per questo ha bisogno di amore e compassione, allo stesso modo di chi soffre la fame, la povertà, la disoccupazione e di chi è in preda alla disperazione. L’ego distingue tra vittime e carnefici, ma in realtà entrambi hanno solamente bisogno di amore e soffrono per il vuoto di Dio dentro di loro. Ma come coltivare la compassione?

Coltivare la compassione non è certo una pratica semplice. Infatti avere compassione per la sofferenza significa riempire innanzitutto il proprio cuore di amore. Se non amiamo noi stessi, non possiamo pensare di poter diffondere amore nel mondo! In ogni caso, possiamo riempire il nostro vuoto di amore partendo dagli altri, e cioè iniziando ad amare il prossimo e ad avere compassione per la sua sofferenza. Infatti, dato che siamo Uno, amare un altro significa amare se stessi, allo stesso modo in cui odiare un altro significa odiare se stessi. Quindi provare compassione per chiunque significa aprire il nostro cuore all’amore, il quale riempirà automaticamente il nostro vuoto e la nostra mancanza di pace.

Come coltivare la compassione

Coltivare la compassione in modo diretto può non essere semplice. Eppure se ci dedichiamo a tale pratica con tutto il nostro cuore e le nostre forze, possiamo elevare rapidamente il nostro livello di coscienza e riempirci di amore e gioia. Come dice il Dalai Lama:

Se vuoi che gli altri siano felici, pratica la compassione. Se vuoi essere felice tu, pratica la compassione.

Solitamente pensiamo che la felicità di un altro sia la nostra infelicità e viceversa. Ma non c’è nulla di più falso. L’ego ci convince che rendere felice qualcuno o provare compassione per chi soffre significhi in qualche modo assorbire la sua sofferenza. Pensiamo che condividere la sofferenza di qualcuno voglia dire riempirsi di dolore, caricarsi dell’angoscia dell’altro, in un atto di eroismo masochistico. Ma questa è una distorsione totale, che l’ego compie secondo la sua convinzione che “dare qualcosa a qualcuno vuol dire privarsi di quella cosa”. Se offriamo la nostra compagnia e presenza, diamo il nostro amore e stiamo vicini a chi soffre, secondo l’ego dobbiamo soffrire anche noi. In realtà, provare compassione significa non solo alleviare la sofferenza dell’altro, ma anche la propria.

Abbiamo l’idea che provare compassione significhi riempirsi di dolore, e ciò sembra confermato dalle lacrime che scorrono sul viso di chi si commuove nel vedere la sofferenza. Ma il pianto della compassione nasce da uno stato emozionale superiore, che è al di là del piacere e del dolore, delle emozioni positive e negative. La compassione rende veramente in pace, sereni, felici e pieni di amore. Ciò non è un insulto a chi soffre? No, perché riempirsi di pace e gioia di fronte alla sofferenza, pur mista a un genuino dispiacere, significa caricarsi dell’energia necessaria per espandere l’amore a chi soffre, tramite la propria semplice presenza o anche con azioni.

Il primo passo per coltivare la compassione: partire dal seme di compassione che è già dentro di noi

A ben vedere, non ha alcun senso soffrire insieme: chi ama vuole gioire insieme. Chi è pieno di amore sa che chi sta soffrendo è solo coperto da un velo di ignoranza e ha solamente bisogno di amore e pace. E in quell’ignoranza chi prova compassione vede innocenza e il disperato bisogno di aiuto. Più il nostro cuore è aperto, più vediamo tale richiesta di amore, percependola trasparire anche dagli occhi di un assassino, di un torturatore, di un grande carnefice. Se il nostro cuore è meno aperto, possiamo comunque commuoverci alla vista di un bambino affamato o una persona ammalata. Non è importante quanto sia profonda ora la nostra compassione: dobbiamo partire dalla compassione che proviamo ora e sforzarci di espanderla.

È dunque fondamentale, per prima cosa, essere onesti con se stessi e valutare approssimativamente quanta compassione c’è già dentro di noi. Ovviamente la compassione non è una qualità oggettiva, non può essere misurata matematicamente o ridotta a una quantità numerica. Tuttavia può essere vista come un seme che germoglia fino a dare vita a un grande albero da frutto. Prima di godere dei frutti dell’albero, dobbiamo prenderci cura con la massima dedizione del seme, creando le condizioni necessarie per farlo germogliare. Quindi guardiamo innanzitutto dentro di noi per scoprire quanto è grande il nostro seme: chiediamoci con sincerità verso chi e che cosa siamo già in grado di provare compassione.

Quanto è grande il tuo seme della compassione?

Fai un piccolo esperimento: chiudi gli occhi, fai alcuni respiri profondi e immagina un bambino affamato? Riesci a provare compassione? Per alcuni può essere scontato. Ma non è così. Infatti potrebbe essere che la voce nella tua testa parte all’improvviso, dicendo che sono sempre le solite storie di vittimismo e di colpa, in base alle quali si cerca di far sentire in colpa noi occidentali per la fame nel mondo, la povertà e la guerra per via del nostro passato di colonizzatori, della nostra ricchezza non meritata, dello squilibro di risorse che sarebbe alimentato anche dai nostri sprechi e dal nostro egoismo. Ok, questo sarà pur vero, ma ciò ci impedisce di provare compassione? Non ascoltare le storie della tua mente: notale, ma non fartene assorbire. Ora andiamo alla prossima immagine.

Tieni gli occhi ancora chiusi e immagina un animale abbandonato. Per alcuni provare compassione per un animale avviene in modo abbastanza spontaneo. In alcuni casi, la mente inizia a borbottare che bisogna avere compassione degli esseri umani e… al diavolo gli animalisti, che si prendono cura di un cane ferito mentre un loro simile ha appena perso l’uso delle gambe… Anche in questo caso, non fidarti delle storie della mente. Dobbiamo capire che la compassione non deve fare differenze: infatti la vera compassione unifica e ristabilisce l’unità di tutti gli esseri viventi. Le gerarchie fanno parte del sistema dell’ego e non fanno altro che impedire di coltivare compassione. Ora passiamo alla prossima immagine: immagina un uomo che lavora in nero, guadagna bene eppure prende un assegno di disoccupazione.

Quanto è difficile provare compassione in certi casi…

Lo so, questa è molto difficile da digerire! Eppure che cosa ci impedisce di provare compassione? Avere compassione non significa giustificare una situazione del genere o stare fermi a inviare amore. Possiamo amare ma allo stesso tempo essere fermamente decisi nel condannare la situazione! E ora passiamo a una situazione ancora più difficile: riesci a provare compassione per il tuo partner che ti tradisce? Questa proprio no, è impossibile: al bando la compassione e tutte queste sciocchezze! Come avrai notato, è tanto più difficile provare compassione quanto più ci sentiamo minacciati, toccati o feriti da qualcosa o qualcuno. Non proseguiamo con proposte ancora più complicate: non voglio infierire di più.

Piuttosto, vorrei invitarti a riflettere su come la capacità di provare compassione sia inversamente proporzionale al nostro ego. In altre parole, quanto più ego abbiamo, meno siamo in grado di essere compassionevoli. Meno ego abbiamo, viceversa, più grande è il seme della nostra compassione. Quindi uno dei modo migliori per riempirsi di compassione è liberarsi del proprio ego (se vuoi saperne di più ti invito a leggere il mio articolo al riguardo). Il nostro ego è abile a farci credere che sia folle e sciocco o addirittura ingiusto e distruttivo provare compassione per chi fa del male, in particolare se a subire quel male siamo noi. L’ego ignora che sciogliendoci nell’amore e nella compassione indirizzandoli proprio a coloro che vediamo come malvagi ci può donare una gioia e una pace immensi e profondissimi.

Secondo passo: nutrire il seme della compassione

Come nutrire il seme della compassione? In altre parole, come possiamo alimentare la nostra capacità di provare compassione? Ecco che cosa possiamo fare:

Aprire la mente alla retta comprensione

In breve, dobbiamo sforzarci di realizzare che il male commesso non deriva mai da vera “cattiveria”, ma da un bisogno di amore, da ignoranza e inconsapevolezza, che spingono alla follia. Dobbiamo riuscire a vedere nell’assassino la disperazione di un amante che ha perso la fonte del suo amore (in questo caso la sorgente divina dell’Amore). Chi fa del male è un pazzo oppure un mendicante, non un malvagio assetato di potere o di sangue. Al limite, è un individuo assetato di amore, anche se ricerca tale amore sotto forma di surrogati che hanno poco o nulla a che fare con esso. La compassione scaturisce in gran parte dalla capacità di vedere che cosa realmente accade nel mondo. La compassione è dunque una stretta compagna della saggezza, ma è ancora più potente in quanto riempita di amore.

Aprire il cuore e nutrirlo di amore

Aprire il cuore significa aprirsi all’amore incondizionato. Ciò ovviamente ci riempie automaticamente di compassione, in quanto la compassione non è che una forma di amore. Possiamo nutrire il nostro cuore di amore, in modo da eliminare la negatività che ci impedisce di vedere la realtà e ci porta a giudicare e a odiare chi fa del male anziché amarlo. L’apertura del cuore è sicuramente l’esperienza più deliziosa e gratificante che ognuno di noi può sperimentare nella propria vita. Infatti quando si apre il cuore iniziamo a vedere la Bellezza, a riempirci di gioia, a essere felici e positivi, ad amare incondizionatamente, a praticare la gratitudine. E iniziamo a vedere come tutti abbiano un disperato bisogno di amore e in nome di tale bisogno sono disposti a tutto, compreso uccidere e torturare un altro essere umano.

Realizzare l’unità di tutto l’Universo nella sofferenza come nell’amore

Per coltivare la compassione possiamo realizzare come la sofferenza sia una compagna universale di tutte le creature, in particolare dell’umanità. L’intera umanità è unita nella sofferenza esattamente come nell’amore: soffriamo quando scegliamo l’ego, siamo in pace e nell’amore quando scegliamo di tornare a Dio. Tutti gli uomini condividono il sistema dell’ego così come quello della mente corretta dalla Luce dell’Amore. Inoltre, possiamo contemplare a fondo sull’unità di tutto l’Universo, sul fatto cioè che pur nell’apparente separazione siamo tutti Uno. E possiamo cercare di vedere noi stessi nell’assassino come nel bambino affamato, nel torturatore come nel senzatetto.

Praticare l’empatia

Un altro modo efficace per coltivare la compassione è praticare l’empatia. Se entriamo in contatto con l’interiorità degli altri, possiamo comprendere il perché si comportano in un certo modo, la loro sofferenza, la loro disperazione. Dobbiamo sviluppare una connessione profonda con gli altri esseri umani. Per fare ciò è ovviamente fondamentale entrare in profondità dentro noi stessi, per comprendere innanzitutto la nostra sofferenza e follia. Non c’è infatti differenza tra conoscere se stessi e conoscere gli altri: tutti condividono lo stesso carico di sofferenza, anche se declinato in maniera diversa e più o meno intensa. Entrare nella propria sofferenza e guarirla con l’accettazione e l’amore significa diventare delle guide per chi ci circonda.

Praticare la gentilezza amorevole e non giudicare

Per coltivare la compassione possiamo cercare di essere il più possibile gentili e amorevoli con tutti. In questo modo il nostro cuore si apre all’amore e alla compassione. La gentilezza scioglie il nostro ego e il nostro giudizio. Per essere più gentili e amorevoli possiamo praticare il non giudizio. Non giudicare apre sempre più il nostro cuore e corregge la nostra mente, rinnovandola con la visione corretta e il discernimento. Se smettiamo di giudicare chi fa del male, scopriamo la verità, smettiamo di sentirci minacciati e di proiettare odio e rabbia e in tal modo possiamo sviluppare compassione.

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