La schiavitù della colpa

La schiavitù della colpa

Sentirsi in colpa è la cosa più insensata che si possa fare, perché nessuno ha il potere di fare del male a un altro, come è vero che non può subire il male da un altro. Ognuno è responsabile di come si sente: non esistono vittime. La colpa è giudizio interiorizzato, così come le accuse fatto al mondo sono giudizio proiettato. E il giudizio è un’illusione, perché nessuno può davvero giudicare. Si può solo proiettare. Ma ogni proiezione è un’autoaccusa, così come ogni autocondanna è un’accusa fatta al mondo. La schiavitù della colpa è l’unica vera schiavitù ed è la peggiore.

Quindi sentirti in colpa è il modo migliore per distruggere non solo te stesso, ma anche tutti gli altri. Quando ti senti in colpa, potresti pensare di stare facendo ammenda. In realtà, stai rafforzando la negatività dentro di te e nel mondo. E così accade quando giudichi qualcuno. Non c’è differenza tra giudicare te stesso o qualcun altro: entrambe le cose rafforzano la colpa e il dolore che è in te e, di conseguenza, anche quello del mondo.

L’ego è molto abile a nascondere che sia così, servendosi delle proiezioni. Ma ogni proiezione è letteralmente un’accusa che nascostamente stai facendo a te stesso, ma che non vuoi vedere dentro di te. Quando giudichi un assassino, ricorda che stai nascondendo la parte di te che vuole uccidere, e in questo modo stai contribuendo alla guerra e alle stragi. Può non sembrare così, ma immagina che cosa succede se milioni di persone fanno esattamente la stessa cosa.

La schiavitù della colpa

Se milioni di persone negano il male dentro di sé e lo proiettano all’esterno, che mondo possiamo aspettarci se non un mondo caotico di morte e distruzione? Quindi non giudicare – e non sentirti in colpa. Che la colpa sia percepita all’esterno oppure dentro di te non fa alcuna differenza: ciò alimenta lo stesso circolo vizioso che impedisce la pace e l’amore dentro e fuori di te. Il giudizio e la colpa sono la barriera più potente contro l’amore. Se vuoi vivere nella gioia, devi a tutti i costi liberarti del carico di colpa e di giudizio. Basta solo questo per evolvere spiritualmente e risvegliarsi alla realtà.

Infatti l’essere umano è addormentato perché pone tra sé e la realtà – e tra sé e se stesso – il filtro del giudizio, che agisce da velo e impedisce di vedere la perfezione di tutto e di accedere alla visione amorevole, compassionevole e non giudicante del cuore. L’uomo ha la presunzione che i suoi giudizi siano oggettivi e indiscutibili, quando in realtà sta semplicemente imponendo la sua visione limitata della realtà. Limitata da che cosa? Limitata dalla sua identificazione con una macchina biologica.

La follia del giudizio

Infatti l’uomo che si identifica con l’apparato psicofisico giudica l’assassino perché si sente minacciato e vede il suo corpo fragile massacrato dalla sua furia irrefrenabile, giudica chi lo opprime e si ribella contro i suoi carnefici, si sente vittima di un mondo milioni di volte più grande di lui. In tutto ciò, dimentica di essere un’anima, uno spirito enorme come l’intero Universo, la Coscienza che guida il mondo. Vedendosi come corpo, l’essere umano si sente costretto a giudicare per sopravvivere, poiché la sua salvezza come individuo dipende proprio da questa illusione.

E non è un male quando l’uomo giudica: se condannassimo chi giudica staremmo ancora una volta giudicando. Tuttavia dobbiamo accorgerci di quanto il giudizio sia folle e insensato e così la colpa che lo accompagna, proiettata o interiorizzata, nascosta o repressa, espressa o negata. Infatti giudizio e colpa non portano altro che dolore, rafforzandosi a vicenda e perpetuandosi all’infinito, in un circolo di sofferenza e pazzia.

Superare la schiavitù della colpa è la cosa migliore che puoi fare

Il massimo tributo che puoi offrire al mondo – e il miglior regalo che puoi fare a te stesso – è smettere di sentirti in colpa e superare questa maledetta schiavitù. E per farlo devi semplicemente smettere di giudicare, riconoscendo che non sai qual è la verità, ammettendo che giudichi per paura, perché ti senti minacciato e ferito, realmente o potenzialmente. La paura della morte ti spinge a giudicare, ma nessuno ti sta uccidendo in questo momento, quindi hai tutto il tempo per disfare il giudizio dalla tua mente.

Non è così facile, ma non è nemmeno troppo difficile. L’unico ostacolo è il desiderio nascosto di continuare a vederti come corpo, vulnerabile e indifeso, a percepirti come vittima di un mondo ingiusto e a succhiare piacere da questa percezione di te stesso. Tutti facciamo così, perché l’ego ama le ingiustizie e adora più di ogni altra cosa essere vittima del mondo. Forse anche per questo sembra che ci siano così tante vittime e, di conseguenza, così tanti carnefici.

Il circolo vizioso vittime/carnefici

Può sembrare brutale dirlo, ma in fondo che differenza c’è tra vittime e carnefici? Non sappiamo quale sia la triste sorte né degli uni né degli altri, e soprattutto non conosciamo le loro scelte inconsce. Perché uno sceglie di essere vittima o carnefice? Se lo fa con l’ego, sicuramente vuole perpetuare la colpa dentro di sé e continuare a succhiare il succo delle ingiustizie. Ciò può sembrare folle o addirittura assurdo, ma ognuno può vedere dentro di sé quanto sia attratto dalla colpa, dal dolore, dal vittimismo. Basta vedere quanto facilmente ci arrabbiamo per un’ingiustizia subita, preferendo il dolore alla pace, il vittimismo alla responsabilità.

Ma anziché essere vittima del mondo, puoi riconoscere la tua responsabilità, per tutto ciò che hai vissuto, stai vivendo e vivrai. Dare la colpa agli altri per le tue vicissitudini passate non farebbe altro che rafforzare il dolore dentro di te. All’ego piace punire e punirsi, ma ciò è del tutto inutile. L’unica cosa sensata è assumerti la responsabilità totale della tua vita. Se ti sembra di subire un’ingiustizia, assumiti la responsabilità del dolore. Ricorda che se non lo farai non starai facendo altro che alimentare la sofferenza dentro di te. Proprio i giudizi e le interpretazioni dei fatti – e non i fatti in sé – causano dolore.

Assumiti la responsabilità e lascia andare il peso della colpa e del giudizio

Non sei vittima perché soffri, ma soffri perché sei – o ti vuoi vedere come – una vittima. Non soffri perché qualcuno ti fa del male, ma qualcuno sembra farti del male perché già soffri. E ciò che accade nel mondo non fa altro che far emergere il malessere sempre presente dentro di te, il senso di colpa esistenziale, la paura della morte, il trauma dell’identificazione con un corpo. Ma ciò che fa affiorare un sintomo non ne è la causa. La causa è solamente dentro di te, anche perché se così non fosse saresti uno schiavo e non potresti fare nulla per liberarti dal dolore.

Riconosci allora che sei tu a creare tutto il dolore che sembra provenirti dall’esterno, riconosci le tue proiezioni e lasciale andare, per aprirti alla visione del cuore e in questo modo liberarti dalla colpa e dal giudizio. Non c’è molto da fare: c’è solo da perdonare. Questo è infatti il vero significato del perdono: ritrarre tutte le proprie proiezioni, assumendosene la responsabilità, riconoscendo che tutto il dolore è dentro di sé e non è causato da nessuno nel mondo, per poi lasciar andare il proprio carico di colpa e di giudizio nelle mani di Dio e ritrovare la pace e l’amore dentro di sé, non più oppressi ma finalmente liberi dalla schiavitù.

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La guida per smettere di giudicare

La guida per smettere di giudicare

Il giudizio è l’arma più potente dell’ego per proiettare il proprio odio e disprezzo di sé sugli altri. Tale odio di sé è frutto della scelta originaria di credere di essersi separato dall’Uno, percepita dall’ego come una colpa imperdonabile. La colpa viene proiettata sugli altri in modo da consentire all’ego di sopravvivere, nascondendo l’originario pensiero di separazione. Nasce così il giudizio. Poiché la separazione non è mai avvenuta ed è solo un’illusione, giudicare un altro significa giudicare sé stessi. Infatti, dato che non esiste separazione, gli altri non sono altro che parti dello stessa coscienza. Giudicare un altro significa puntare il dito contro sé stessi, credendo di puntarlo contro un altro. È come se puntassi il dito contro la tua immagine riflessa allo specchio. E questa non è una similitudine: accade veramente così. Oggi ti offriremo una breve guida per smettere di giudicare.

Ecco come il giudizio ti distrugge

Se giudichi la tua immagine, non certo ti esimi dalla responsabilità di ciò di cui ti accusi: se giudichi il naso storto che vedi allo specchio, non certo ti viene il dubbio di stare giudicando qualcun altro. È evidente che stai giudicando te stesso. L’immagine dello specchio non è esterna a te, quindi non puoi pensare che ricoprendo quell’immagine di insulti e giudizi potrai in qualche modo affermare che quei giudizi non ti riguardano. Dato che il giudizio aumenta la separazione, più giudichi, più ti sentirai giudicato dagli altri, solo e minacciato. Il mondo ti apparirà come un posto pieno di odio e rabbia rivolta verso di te e tu ribollirai di amarezza e acredine. Ovunque andrai, ti sentirai in pericolo, guardato da tutti, con gli occhi della gente puntati addosso per farti sentire un verme.

Vivrai in uno stato di ipervigilanza e stress. In questo modo, ti riempirai di tossine che ti faranno ammalare. Il tuo cuore si chiuderà completamente e non ti sentirai amato né sarai capace di amare. Sarai sempre sulla difensiva. Avrai sempre bisogno di giustificarti come se avessi commesso dei crimini terribili. Ti sentirai sempre in colpa e pieno di vergogna. Non ti sentirai degno di amore. Insomma, la tua vita sarà piuttosto infernale. Ecco perché ti conviene immediatamente smettere di giudicare. Il giudizio crea soltanto sofferenza dentro di te, lentamente ti distrugge su tutti i livelli.

La guida per smettere di giudicare

Ecco quali sono i passi della guida per smettere di giudicare:

  • Osserva la tua mente durante il giorno per riconoscere i giudizi che esprimi. Osserva anche come quando giudichi si verifica una contrazione dentro di te che causa sofferenza alla tua mente e al tuo corpo. Vedi nella tua esperienza diretta come giudicare un altro significa letteralmente giudicare e condannare te stesso.
  • Assumiti la responsabilità dei giudizi proiettati sugli altri. Riconosci che ogni giudizio contro qualcuno è una pietra con cui ferisci il tuo cuore, ti torturi e ti autodistruggi, quindi soltanto assumendoti la responsabilità dei giudizi puoi iniziare a smettere di giudicare.
  • Lascia andare i tuoi giudizi rimanendo presente ogni volta che li stai per formulare. Ogni volta che non giudichi accumuli energia e rimuovi un po’ di separazione e conflitto.
  • Se riesci, al posto di giudicare vedi l’innocenza della persona oggetto del giudizio. Riconosci che il giudizio viene dal tuo sentirti minacciato e vulnerabile e quindi dalla tua identificazione con il corpo. Se non fossi il corpo, non avresti nulla da temere e non percepiresti nessun male contro di te, e quindi non avresti alcun motivo di proiettare la tua rabbia, il tuo odio e il tuo disprezzo.
  • Nota come tu e la persona giudicata condividete lo stesso sistema dell’ego. Tale sistema porta a non sentirsi degni di accedere alla Fonte di Amore incondizionato e ciò spinge a richiedere l’amore e la sicurezza all’esterno. Tale richiesta di amore viene percepita come attacco e spinge a giudicare come forma di contrattacco e difesa. Quindi anche lo stesso giudizio è una richiesta di amore. Sia chi giudica, sia chi viene giudicato hanno dunque bisogno di Amore.
  • Riconosci quindi il bisogno di Amore dentro di te e sii disposto a tutto pur di aprire il tuo Cuore all’Amore incondizionato.

I miracoli che accadono quando smetti di giudicare

Se ti sforzi di non giudicare accadono dentro di te enormi trasformazioni e miracoli:

  1. Il tuo cuore si aprirà all’Amore, che andrà a guarire la tua colpa, paura e negatività e ti sentirai pieno di pace e amore per te stesso e gli altri;
  2. Non ti sentirai più giudicato o minacciato e non avrai più bisogno né di difenderti, né di giudicare. Vedrai che ciò che in passato percepivi come minaccia è soltanto una richiesta di amore e non un attacco contro di te (questa è la Visione del Cuore);
  3. La voce critica nella tua testa tacerà lasciandoti nella quiete interiore e nella pace mentale.
  4. Diventerai padrone della tua mente, poiché la tua attenzione non sarà più assorbita dal pensiero compulsivo e in modalità giudicante. 🔹
  5. Preoccupazioni, paranoie e paure ti lasceranno e potrai vivere nella serenità.
  6. Percepirai sempre più l’unità di tutti gli esseri e realizzerai che esiste un’unica Coscienza universale, poiché quando non c’è giudizio non può essere avvertita separazione.
  7. Smetterai di soffrire. Infatti la sofferenza può esistere solo nell’illusione della separazione, che è creata e mantenuta viva dal giudizio.
  8. Vivrai nella gioia e in armonia con tutto e con tutti.
  9. Riscoprirai i tuoi poteri creativi e intuitivi, non più velati dall’oscurità del giudizio.
  10. Sarai pieno di gratitudine e compassione: anziché giudicare amerai chiunque.
  11. Vedrai ovunque la Bellezza, poiché nessun giudizio ti impedirà di vedere la perfezione del Tutto.

Allora che cosa aspetti a smettere di giudicare?

Puoi approfondire qui per altri consigli su come smettere di giudicare.

Come amare se stessi

Come amare se stessi

Uno dei problemi più comuni delle persone riguarda la mancanza di autostima. Sembra proprio che non riusciamo ad amarci. La nostra immagine di noi stessi fluttua in base alle circostanze. Come amare se stessi in modo da avere una fiducia in se stessi permanente e non condizionata da nulla? Partiamo dal presupposto che la mancanza di autostima è sempre una mancanza di amore. Essa nasce dalla credenza nella separazione, alimentata dal giudizio e dal pensiero dualistico. La mente egoica distingue tra amore e odio, piacevole e spiacevole, dolore e piacere. All’interno di questo sistema di pensiero, non c’è spazio per l’amore incondizionato. Quest’ultimo infatti presuppone il superamento di ogni separazione operata dalla mente, ogni limite, ogni confine, ogni barriera.

Ogni giudizio è come una barricata tra noi e gli altri: crea divisione tra noi fratelli. Quando siamo dominati dal giudizio, siamo come schegge impazzite, atomi separati dall’unità dell’Universo. Ne deriva che ci sentiamo piccoli, indifesi, vulnerabili, limitati. E come possiamo amare noi stessi se ci sentiamo in questo modo? Se siamo convinti di essere un piccolo ego separato dal Tutto, siamo lontani anni luce dall’amore. L’amore è la negazione della persona, dei suoi limiti, delle sue preferenze, dei suoi giudizi. Per amare se stessi è dunque necessario innanzitutto smettere di giudicare. In questo modo indeboliamo la sensazione di separazione e la paura del giudizio (vedi qui come superare questa stramaledetta paura!). Smettiamo di essere ossessionati dal nostro io e possiamo esprimerci liberamente e con amore per noi stessi e per gli altri.

Come amare se stessi: la via del non giudizio

A impedirci di amarci è la voce critica nella nostra testa, che si erge a giudice di tutto e di tutti. In moltissimi casi il giudizio negativo è direttamente rivolto verso noi stessi, e ci sentiamo indegni, pieni di vergogna e di colpa. Spesso però il giudizio è proiettato all’esterno e così ci sembra non essere rivolto a noi stessi. In realtà ogni singolo giudizio è rivolto a chi lo esprime, poiché non possiamo negare l’unità di cui facciamo parte. Quando giudichiamo qualcuno, stiamo letteralmente giudicando noi stessi: non c’è nessuna differenza. L’ego è abile a nascondere ciò, tramite il meccanismo delle proiezioni (se vuoi sapere di più in merito a tale meccanismo, ti invito ad approfondire la legge dello specchio). In ogni caso, puoi vedere tu stesso come qualsiasi giudizio esprima esso procura sofferenza alla tua mente e al tuo corpo.

Ma innanzitutto che cos’è un giudizio? Non è altro che un pensiero di separazione. È cioè un pensiero che crea una divisione tra giudice e giudicato, e quindi apre un conflitto dentro di sé e con gli altri. Quando esprimi un giudizio, una parte della tua mente è quella giudicante, critica, aggressiva. L’altra parte della mente è quella giudicata, criticata, aggredita. Non importa se quest’ultima parte della mente sia “te stesso” oppure “un altro”: farà comunque male a te. È fondamentale uscire dalla prospettiva dualistica della mente per superare il giudizio. Finché crediamo infatti che ci sia differenza tra noi e gli altri, finché vedremo un mondo esterno a noi e finché penseremo che là fuori ci sia qualcuno che ci possa fare del male, giudicare o a cui possiamo fare del male o che possiamo giudicare, sarà difficile intraprendere la via del non giudizio.

La via del non giudizio va affrontata secondo una prospettiva non dualistica

Se però partiamo da una prospettiva non dualistica, possiamo comprendere come il mondo sia un nostro riflesso, una proiezione della nostra coscienza. Possiamo almeno presupporre (prima di vederlo chiaramente) che gli altri sono parti di noi, membra di uno stesso corpo, per cui se feriamo una parte, siamo noi i primi a soffrirne. Possiamo osservare come facciamo parte di uno stesso sogno universale, nel quale non ci sono più persone o più entità separate, ma un’unità che solo apparentemente si divide entrando in corpi e menti separati. Adottando questa prospettiva (inizialmente per fede, ma poi vedendola confermata nell’esperienza), possiamo vedere chiaramente come sia folle pensare che ci sia qualcuno là fuori da giudicare. E possiamo così vedere che ogni attacco a nostro fratello è un attacco contro di noi, alla nostra autostima e alla nostra capacità di amare.

Ogni giudizio alimenta la chiusura del nostro cuore, la nostra mancanza di amore. Allo stesso tempo, è una richiesta di amore e di aiuto, che nasce dalla nostra credenza nella separazione e la rafforza. Quando inizi a smettere di giudicare, la tua mente sana le proprie ferite e il senso di separazione diventa meno intenso. Il tuo cuore comincia ad aprirsi. E inizi a vedere in modo sempre più chiaro che siamo davvero tutti Uno e che la non dualità non è solamente una teoria filosofica o una dottrina new age. Smettere di giudicare significa rimuovere le barriere all’amore. Se rimuoviamo il giudizio, ci riempiremo di amore per noi stessi e per gli altri e non avremo più problemi di autostima. Chiaramente per amare se stessi bisogna fare un lavoro di pulizia interiore. Come si può smettere di giudicare per amarsi?

Come diventare consapevole dei propri giudizi per amare se stessi

Per prima cosa, devi diventare consapevole di quali giudizi porti dentro di te. Alcuni li puoi individuare in qualsiasi momento, perché sono particolarmente forti ed evidenti. Altri possono essere riconosciuti mentre sorgono: devi avere una certa presenza per cogliere la tua mente mentre giudica. Nel primo caso, puoi portare alla luce quei giudizi anche ora. Ad esempio, potresti avere un pesante giudizio verso di te che ti dice che vali poco, che non meriti di essere amato/a, che non sei degno/a di nessuno. Giudizi di questo tipo sono pietre nel nostro cuore. Per prima cosa, devi riconoscere che sono completamente falsi. Per farlo, devi smettere di credere alle storie della tua mente. La mente fa di tutto per confermare che non sei degno o meritevole, e trova mille giustificazioni a tale pazza idea.

Inoltre, dato che crei la tua realtà, se non ti senti amato, attrarrai eventi e persone che confermeranno tale convinzione! E allora devi capire che soltanto tu hai il diritto, il dovere e la responsabilità di amare te stesso, perché nessuno potrà riempire il vuoto che senti dentro. Devi avere il coraggio di mettere in discussione i giudizi su di te e lasciarli andare. Non c’è nessuno che può farlo al posto tuo. Ricorda che sei un guerriero: hai il potere di smettere di credere alla tua mente, smettere di dare forza ai tuoi giudizi e farli dissolvere. Solo tu dai potere a quei giudizi, nessun altro. Non devi nemmeno sviluppare niente, nessuna qualità, ma devi soltanto iniziare ad amarti. E per amarti, devi avere il coraggio di aprirti all’amore che è sempre dentro di te, smettendo di rifiutarlo.

Perché la verità è questa: ciascuno di noi rifiuta l’amore per creare una piccola identità, anche se ciò comporta miseria e sofferenza.

Porta alla luce i giudizi che emergono durante il giorno

Oltre ai giudizi più pesanti su te stesso, la nostra mente è piena di giudizi contro noi stessi e gli altri che emergono durante il giorno, in base alle circostanze. Se sei abbastanza vigile e presente, puoi cogliere tali giudizi e scioglierli mentre compaiono, senza dover credere nelle loro storie. Ad esempio, potrebbe darsi che ogni volta che fai qualcosa di complicato, ti vengono pensieri del tipo: “Non ce la farò; sono imbranato”. Renditi conto che non sei stato tu a formulare quel tipo di pensieri: se pensi di essere stato tu, sei fritto, ma se riesci a creare un minimo di distanza, ti si spalanca l’enorme opportunità di lasciarli andare. Perché devi credere di essere imbranato solo perché te lo dice un programma vecchio alcune decadi?

Ovviamente, piuttosto che focalizzarti sui singoli giudizi, vedili come manifestazione di qualcosa di molto più profondo. Il pensiero di essere imbranato nasconde la credenza molto più profonda di non meritare amore. E in effetti è questa convinzione così distruttiva che dobbiamo avere il coraggio di guardare e di lasciar andare. Dobbiamo vedere chiaramente come non ci sia alcuna ragione per non amarci e non essere amati e come quella credenza sia completamente falsa. Essa è resa vera solamente da noi, poiché la crediamo reale! Noi inconsciamente diamo potere a tale credenza. Che cosa accade quando non ti senti amato? Abbi il coraggio di guardare dentro di te, quali pensieri, emozioni e sensazioni sperimenti!

Lascia andare la convinzione di non valere abbastanza e di non essere degno di amore!

Smetti di credere di non valere abbastanza e di non essere degno di amore! Si tratta solamente di una convinzione! È esattamente come credere a Babbo Natale. Lo dico senza offesa, solo per farti rendere conto di come il pensiero che Babbo Natale sia reale lo renda tale. Se dico a un bambino che Babbo Natale non esiste, lui mi fornirà mille storie e giustificazioni per smentire ciò che dico. Ovviamente io non mi farò convincere dalle sue risposte. Allo stesso modo, la tua mente ti fornisce mille storie per sostenere che tu non vali abbastanza, che non sei degno di amore o che comunque c’è qualcosa dentro di te che non va, che ti impedisce di esprimerti al meglio. Eppure questa sensazione è fasulla! Nasce dalla durezza con cui giudichi te stesso (oppure gli altri). Quella durezza è solamente mancanza di amore.

E quella mancanza di amore è frutto della chiusura di cuore, di cui praticamente ognuno di noi, a vari livelli, soffre. Il cuore chiuso è semplicemente la conseguenza di sentirci un ego separato. E allora scopri chi sei in realtà, indaga dentro di te per scoprire che non sei un piccolo ego limitato, indifeso, vulnerabile e che sei pura coscienza, senza limiti, indistruttibile e imperturbabile! La felicità e l’amore sono conseguenze del comprendere chi siamo veramente. La sofferenza e il giudizio nascono solamente da ignoranza, o dall’illusione dell’ignoranza. Se diventi chi sei veramente, scopri di essere pace e amore, quindi come farai a sentire di non valere abbastanza o di non essere degno di amore? Tali sensazioni e giudizi nascono nella mente e finiscono in essa.

Non hanno nulla a che fare con te. Smetti di identificarti con una parte così piccola di te e lascia andare il falso senso di separazione!

Come amare se stessi scoprendo l’amore dentro di sé

Per amare se stessi è necessario smettere di credere che l’autostima e l’amore siano qualcosa che si raggiunge, viene dato da qualcuno o proviene dall’esterno. L’amore è la vera natura di ogni essere. Il fatto che non lo vediamo è perché non sappiamo chi siamo, non siamo radicati nel nostro essere, siamo disconnessi da noi stessi. Altrimenti sentiremmo l’amore fluire spontaneamente attraverso di noi e saremmo completamente appagati e nella gioia, senza alcun problema di autostima. E allora qual è la soluzione? La soluzione è tornare a essere quella pura coscienza, smettendo di dare importanza alla mente e alle sue false storie. Finché la mente ci domina, siamo destinati a soffrire. Ma possiamo indagare dentro di noi per scoprire la nostra vera natura e stabilizzarci in essa, tornando nel nostro cuore.

Per tornare ad abitare nel nostro cuore, che è la nostra vera e unica casa, dobbiamo smettere di nutrire la mente con la nostra identificazione, smettere di dare importanza ai giudizi, alle interpretazioni, al pensiero. Non ci sono pensieri veri, non esistono pensieri dei quali dobbiamo fidarci. In particolare, se i pensieri vengono dal falso sé separato, nel momento in cui diamo loro importanza e crediamo in loro, soffriamo. E allora dobbiamo avere il coraggio, la presenza e la fiducia di dimorare nello spazio silenzioso della nostra consapevolezza per recuperare il potere che abbiamo lasciato alla nostra mente. Noi siamo già quella consapevolezza, dobbiamo solamente radicarci in essa e smettere di farci ipnotizzare dalla mente.

Assapora l’amore dentro di te

Sebbene dentro di noi ci sia tutto l’amore di cui abbiamo bisogno, resistiamo a esso in ogni momento. Puoi notare tu stesso come ci sia sempre una qualche forma di tensione o resistenza dentro di te, in primis sotto forma di pensieri. La mente non tace perché vuole sopravvivere, coprendo in questo modo la realizzazione della nostra vera natura. Se lasci andare i tuoi pensieri, se smetti di credere che siano veri o che abbiano una qualche utilità, puoi rapidamente tornare alla fonte di pace e amore dentro di te. Ognuno di noi potrebbe realizzare in qualsiasi momento la propria essenza divina, eppure sembra che abbiamo scelto la strada della sofferenza!

Smetti di dare importanza alla voce dentro la tua testa, arrendi le tue percezioni, renditi conto umilmente di come nascano da una prospettiva limitata ed errata. Ognuno di noi deve ammettere di non avere occhi per vedere e chiedere che gli venga donata la retta visione. Se stai come pura consapevolezza mentre la tua mente vorrebbe fare di tutto pur di attrarti nelle sue trappole, puoi rapidamente liberarti del suo dominio. Se stai in silenzio con sufficiente dedizione e intensità, puoi velocemente scoprire e assaporare l’amore del tuo cuore.

La via del cuore per amare se stessi

Una strada meravigliosa per amare se stessi è la via del cuore. Essa consiste nell’aprirsi all’amore attraverso la devozione, la preghiera, il servizio privo di attaccamento, la disponibilità a perdonare e ad amare incondizionatamente tutti, compresi i propri nemici. Per fare questo è necessario essere umili e ammettere che le proprie percezioni della realtà sono errate. Quando non riusciamo a perdonare, dovremmo abbandonare la nostra prospettiva di accusa, dovremmo ammettere che non sappiamo perché stiamo soffrendo, ma sicuramente non stiamo male per la ragione per cui pensiamo di stare male. In questo modo arrendiamo i nostri pensieri e scegliamo di aprirci a una nuova visione, cioè la visione del cuore.

Quando sperimentiamo una forte emozione negativa, possiamo arrenderci, magari mettendoci a pregare, rivolgendoci a tu per tu con il nostro cuore o con qualsiasi figura consideriamo possa accogliere le nostre richieste. La preghiera non dovrebbe consistere nel chiedere che sia alleviata o eliminata la nostra sofferenza, ma piuttosto che ci venga aperto il cuore all’amore e alla comprensione di ciò che sta davvero succedendo. Non è necessario che diciamo qualcosa in preghiera: possiamo arrenderci in silenzio, magari immaginando che la forza e la dolcezza dell’amore scendano su di noi mentre respiriamo lentamente per calmarci.

Fai del tuo cuore il tuo migliore amico

Fai del tuo cuore il tuo migliore amico, al quale confidare le tue angosce e al quale aprirti completamente. Sii completamente onesto con il tuo cuore, anche perché esso conosce la verità e non puoi mentirgli. Dialoga con il tuo cuore ogni volta che ti senti affranto, vuoto, depresso, arrabbiato, ferito e rimani dentro di lui, sciogliendoti nella sua presenza amorevole e dolcissima. Non creare distanza tra te e il tuo cuore: esso è il tuo centro, è la tua vera essenza! Aprirti al tuo cuore rende molto più armonioso il rapporto con te stesso e con gli altri, aumentando la tua capacità di amare te stesso e chi ti circonda. Se non ci apriamo completamente a noi stessi, non possiamo aprirci agli altri. Dobbiamo avere il coraggio e la disponibilità ad abbandonarci al nostro cuore e fonderci con esso.

Dobbiamo confidare che in questo modo scioglieremo per sempre la nostra sofferenza e saremo eternamente in pace e nella gioia! Il tuo cuore è la tua casa, il tuo rifugio, smetti di rifuggirlo e di voltargli le spalle per tornare nel suo spazio accogliente e ti sentirai per sempre al sicuro. Il tuo cuore non ti ha mai abbandonato, sta a te tornare a lui. Esso è il tuo migliore amico, che ti tiene compagnia nella solitudine più profonda e scioglie ogni tuo malessere, se solo tu affiderai a lui le tue angosce e rimetterai la tua volontà, le tue interpretazioni e i tuoi giudizi nelle sue mani.

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La trappola dell’ego spirituale

La trappola dell’ego spirituale

L’ego spirituale è una delle trappole più frequenti per chi lavora su di sé. È davvero facile cadere in questa trappola. Infatti durante un percorso spirituale l’ego non si dissolve certo da un momento all’altro. Piuttosto, tende a nascondersi e ad assumere altre forme, a diventare più sottile e invisibile. Ma ciò non significa che scompaia. Niente affatto. In molti casi, al contrario, proprio per le sue forme nascoste diventa difficile da cogliere. E ciò può essere un freno all’evoluzione spirituale. L’ego spirituale non è un argomento molto comune. Per questo ho pensato ad un articolo per renderti consapevole di questa trappola e per aiutarti a capire se sei inciampato/a in essa. In tal caso, non preoccuparti e non giudicarti: la trappola dell’ego spirituale è un “fenomeno” assolutamente normale, fa parte del percorso di crescita e può essere superata.

Del resto, la maggior parte delle caratteristiche di questo ego le ho notate su di me e le ho tratte dalla mia esperienza. Quindi scrivere questo articolo sarà per me come fare autoironia e mi aiuterà dunque a creare un distacco rispetto ai miei difetti passati e presenti. Se ti ritrovi in alcune delle caratteristiche che indicherò, invito anche te a fare dell’autoironia e, soprattutto, ad essere umile nel riconoscerle, senza condannarti né sentirti ferito/a. Ricorda che il primo passo per liberarsi di qualcosa è riconoscerne l’esistenza. Ammesso – e non concesso – che l’ego spirituale sia una forma “più evoluta” di ego, esso non è certo il punto di arrivo di un percorso spirituale, anzi può spesso essere un ostacolo apparentemente insormontabile. Per superarlo, devi dunque prima rendertene conto. Oltre a leggere questo articolo, ti invito a osservarti minuziosamente per vedere come il tuo ego tende ad ingannarti, nascondendosi nella “spiritualizzazione”.

La “personalità spirituale”

Solitamente non mi piace incasellare fatti e persone in modelli schematici. Ciò, infatti, comporta quasi inevitabilmente una certa tendenza a giudicare, oltre che a semplificare e a scadere nella superficialità. Ma per questo articolo ho ritenuto opportuno elaborare una sorta di modello per inquadrare la nostra questione. Infatti vorrei mettere in evidenza le caratteristiche che maggiormente contraddistinguono quella che ho chiamato la “personalità spirituale”. Ti avviso che potrò suonare piuttosto duro, se non anche caricaturale, ma cercherò anche di farti sorridere, se riuscirai a non farti scalfire dalle mie “parole pungenti”! Non è mio intento offendere nessuno, ma l’importanza di questo argomento mi invita ad essere particolarmente brutale.

La personalità spirituale, per come la definisco in questo articolo, non è niente affatto un’etichetta di cui vantarsi (e qui già sorge un carattere di questa personalità: la tendenza a fregiarsi del titolo di “persona spirituale”, gonfiandosi di questa immagine fasulla per diventare, nei fatti, davvero poco spirituale!). È, invece, una trasformazione dell’ego, che si traveste così bene e ingannevolmente da far credere davvero di essere scomparso. Infatti l’ego spirituale è un ego che tende ad assottigliarsi. Ma ciò non significa che sia meno pericoloso, meno potente o meno grande di quello di chi non ha mai sentito parlare di gratitudine e compassione e non ha mai meditato in vita sua. Più sottile non significa più piccolo. Illudersi che la “spiritualizzazione” dell’ego sia un’evoluzione a tutti i costi positiva e lodevole vuol dire non guardare in faccia la realtà.

L’ego spirituale è chic e “lascia in pace”

Da un lato è ovvio che un ego spirituale – più dolce e raffinato, che augura pace e amore ad ogni passante che incontra – è più “chic”. Ti spinge ad abbigliarti secondo un costume orientale e a circondarti di chincaglierie esotiche e spirituali. Insomma, ti invita ad aggiornare il tuo stile démodé in nome di una nuova tendenza “originale” e new age. E quando vesti il nuovo abito pieno di citazioni di Buddha, ti senti rigenerato e allegro. Sei contento che la tua vita abbia preso una nuova direzione. Poi però qualcuno sembra poco orgoglioso del tuo vestito e inizi a criticare la sua poca “spiritualaggine”.

D’altra parte, quando diventi spirituale, inizi a non disturbare più nessuno. E chi non vorrebbe una moglie che si sveglia la mattina per rinchiudersi in un angolo a fare meditazione trascendentale, se non altro perché lascia in pace il povero marito, il quale, dal canto suo, può praticare un po’ di sana Vipassana (scusa per la rima)? Nel frattempo, i vicini di casa si preoccupano del silenzio tombale e controllano sul giornale per verificare se c’è la data del tuo funerale. Frattanto, il tuo partner fa una scappatella perché tanto sa che non lo giudicherai.

L’ego “senza ego”

Un’altra caratteristica della personalità spirituale è “l’ego senza ego”. Arrivi ad un certo punto del tuo percorso nel quale dichiari che il tuo ego è morto, con la stessa serietà e gravezza con cui Nietzche annunciò la morte di Dio. Pochi minuti dopo il tuo partner ti dà dell’egoista perché al posto di condividere il sabato con lei sei andato in astrale (dove tra l’altro l’hai tradito/a con un personaggio poco di buono, ma i tradimenti in astrale costituiscono un capitolo a parte…). Cerchi di rimanere presente sulla rabbia che sale, ma la situazione è troppo importante e non puoi permetterti di lasciar andare.

A quel punto vai su tutte le furie e dici che egoista sarà lei/lui, e pensi che non avrebbe dovuto osare darti dell’egoista, perché il tuo ego non c’è più. Poi però ti fai passare l’arrabbiatura, perché altrimenti sprecheresti tutta la Kundalini che avevi faticosamente fatto salire di cinque millimetri e che ti era rimasta troppo tempo nel sedere nonostante le centinaia di ore di meditazione. Poi inizi a preoccuparti di aver sprecato davvero la Kundalini e rimani tutto il giorno con questo pensiero. Pensiero che, puntualmente, assorbe effettivamente la tua energia.

I chiodi fissi dell’ego spirituale

A questo proposito, si apre un altro capitolo sulla “personalità spirituale”, e cioè quello dei “chiodi fissi”. Quando sei su un percorso spirituale, non ti importa più dei problemi famigliari ed economici, anche perché “se ne prenderà cura l’Universo e io devo solo fidarmi e fluire”. Però, improvvisamente, diventa drammaticamente importante tutta una serie di problemi, da “starò meditando bene?” a “sta salendo la Kundalini?”, fino alla principale fonte di tutte le preoccupazioni: “quando raggiungerò l’Illuminazione?” e soprattutto “riuscirò mai a risvegliarmi?” Afflitto da queste fondamentali preoccupazioni, guardi con superiorità gli “addormentati” attorno a te, attaccati alle questioni terrene e materiali, poveri loro!

Dopo un po’ ti ricordi che sarebbe meglio provare compassione per la sofferenza dell’umanità, ma questa realizzazione ti sfugge subito e lascia il posto ad un nuovo tormento: “stamattina non riuscivo a rimanere concentrato durante la meditazione, sarà che ho qualche problema?”. E in quel momento ogni distanza tra te e la mente è ridotta a zero, e finisci per credere ad ogni singolo pensiero che ti passa per la testa, come se fosse il comando del Presidente della Repubblica. Mentre sei afflitto dall’angoscia, pensi che non riesci proprio a trovare la pace, e credi pure a quel pensiero. Così “la meditazione non sta funzionando” diventa una profezia che si autoavvera.

Il non giudizio giudicante

Un’altra caratteristica paradossale della personalità spirituale è quello che chiamo il “non giudizio giudicante”. In breve, consiste nella tendenza a giudicare coloro che giudicano o, più in generale, chi non lavora su di sé. In altre parole, significa non accettare l’inconsapevolezza del mondo, come se tutti avessero l’obbligo di essere risvegliati. “Io non giudico, ma chi sta attorno a me sì” potrebbe risuonare spesso nella tua mente. Ma è proprio questo il giudizio primordiale, la tacita ammissione che siamo giudicanti mentre accusiamo gli altri di esserlo. Renditi conto che è molto, molto più facile notare il giudizio negli altri e quello proiettato su di noi, rispetto a notare il nostro stesso giudizio. Magari ti viene da pensare: “Io applico gli insegnamenti di Gesù e di Buddha, ma dovrebbero farlo anche gli altri”.

Ricorda che il giudizio che senti su di te e che vedi all’esterno è una proiezione del tuo giudizio. Assumitene la responsabilità, proprio nel mezzo di una critica o di un rimprovero cocente. Io stesso mi sono sorpreso molte volte immerso in giudizi mentali nei quali condannavo gli altri in quanto giudicanti, fregiandomi contemporaneamente di essere nel non giudizio. Questo è un meccanismo subdolo dell’ego, al quale prestare la massima attenzione quando si presenta per evitare di rimanerne intrappolati inconsapevolmente. Ti invito a leggere il mio articolo sui consigli per smettere di giudicare, se vuoi approfondire l’argomento.

Sulla trappola dell’ego spirituale ci sarebbe tanto altro da dire, ma per oggi è abbastanza. Mi soffermerò in un prossimo articolo su questo importante argomento. Grazie per la lettura. Ti invito a iscriverti alla newsletter e a seguirmi su Facebook per rimanere aggiornato sui contenuti del Sentiero della Realizzazione!

Cosa succede quando smetti di giudicare

cosa succede quando smetti di giudicare

Cosa succede quando smetti di giudicare? Potrebbe accadere un miracolo. Il non giudizio comporta così tanti benefici che se non l’hai già sperimentato, devi assolutamente provarlo. Potresti ottenere dei vantaggi che nemmeno puoi immaginare. Tieniti pronto perché ti stupirai della mole di effetti positivi che scaturiscono dal non giudizio. Spero che questo articolo ti possa offrire una motivazione profonda.

Innanzitutto, ti invito a non vedere il giudizio come una questione morale, anche perché in questo modo non riuscirai a rinunciare a questa abitudine. Il giudizio è semplicemente un atteggiamento, dovuto alla tendenza della mente di separare la realtà in categorie. Il non giudizio è una nuova modalità per raggiungere la quale è necessario addestrare la mente. In questo articolo ti spiego come smettere di giudicare. Non è così semplice, ma come capirai dai prossimi paragrafi, ne vale assolutamente la pena.

I benefici del non giudizio: cosa succede quando smetti di giudicare

Ecco che cosa succede quando smetti di giudicare:

  • Superi la paura del giudizio degli altri. La paura del giudizio degli altri deriva dalla proiezione del nostro giudizio su di essi e su noi stessi (vedi la legge dello specchio). In breve, più giudichi più ti sentirai giudicato. Quindi, anziché lamentarti del giudizio che ricevi all’esterno, chiediti come e quanto tu sei il primo a giudicare. Ricorda sempre che i problemi non esistono mai là fuori, ma sono sempre interni a te e puoi dunque risolverli intervenendo sulla tua interiorità.
  • Gli altri inizieranno a notare i tuoi sforzi e cominceranno a comportarsi in maniera diversa. Quando smetti di giudicare, le persone che ti stanno attorno si accorgono del tuo cambiamento e molto probabilmente inizieranno a giudicarti davvero di meno. Quindi non soltanto avvertirai molto meno il giudizio, ma ne riceverai sicuramente di meno: la tua trasformazione interna si rifletterà inevitabilmente all’esterno e i tuoi rapporti miglioreranno notevolmente.
  • La tua mente si acquieta. La compulsione a giudicare rende la tua mente iperattiva. Se inverti questa tendenza, la tua mente riceve i benefici di centinaia di ore di meditazione, riducendo la sua attività. Di conseguenza, ti sentirai più in pace e in armonia.
  • Si apre il tuo cuore. Quando ti sforzi di non giudicare, risparmi energia. Questa energia crea dentro di te un “fuoco” che ti rende più capace di sperimentare amore e di accettare il presente incondizionatamente. L’accettazione e l’amore, infatti, sono il contrario del giudizio. Mentre il giudizio separa e crea conflitti, l’amore è un collante che unisce.

Non abbiamo finito… Che cosa succede ancora di meraviglioso quando smetti di giudicare?

I benefici del non giudizio sono ancora numerosi e straordinari:

  • La tua autostima aumenta drasticamente. Hai capito bene: questo è uno degli effetti più meravigliosi del non giudizio. Quindi, al posto di acquistare corsi o libri costosi zeppi di strategie per migliorare la tua autostima, smetti di giudicare e vedi che cosa succede. I problemi di autostima discendono tutti dalla mancanza di amore, quindi dal giudizio: a rovinare la tua autoimmagine è quella voce critica nella tua testa. Se ti giudichi costantemente, è ovvio che vivrai un conflitto perenne tra aspetti positivi e negativi di te stesso. Abbiamo visto che il giudizio è sempre duale, poiché la mente vive di opposti e creando separazioni. Dunque, se costruisci la tua autostima sul giudizio, essa sarà sempre traballante e insicura. Oppure sarai costretto a diventare più giudicante per conservare un minimo di amor proprio.
  • Puoi finalmente essere autentico. Quando non giudichi più, smetti di essere condizionato dall’esterno e puoi dunque decidere con più efficacia cosa fare nella tua vita. Inoltre puoi diventare molto più aperto e spontaneo nei rapporti, poiché non hai più paura di cosa penseranno gli altri delle tue azioni. Ciò non vuol dire che non sarai sensibile; anzi…
  • Il non giudizio ti apre alla compassione e ti permette di apprezzare gli altri nonostante i loro difetti. Il giudizio, al contrario, ti porta ad essere duro nei loro confronti, soffocandoli e opprimendoli.
  • Sei in grado di provare facilmente gratitudine. Quando giudichi, sei costantemente focalizzato sul negativo; se non giudichi, riesci a intravedere la perfezione di tutto e sei grato di ogni cosa che la vita ti offre.

Non sei ancora motivato a smettere di giudicare? Allora continua a leggere

I benefici non finiscono qui: potrei stare ore e ore a citarli tutti. Ma per ora te ne presento solo qualcun altro:

  • Apprezzi le sfumature della realtà. Magari potresti pensare che il giudizio è essenziale per interpretare il mondo. In realtà, quando giudichi, vedi tutto in bianco e nero, poiché dividi il mondo in categorie. Inoltre, confondi la realtà con il tuo punto di vista, credendolo universale. Quando smetti di giudicare, puoi accedere alla realtà direttamente, senza il filtro della mente.
  • Sei libero dal dominio della mente. Una mente che giudica è una mente che ti possiede e detta la tua agenda. Smettendo di giudicare, ti liberi dalla sua dolorosa schiavitù e inizi a vivere pienamente.
  • Smetti di avere nemici. I nemici, le persone che ti danno fastidio e gli individui insopportabili esistono soltanto nella misura in cui tu li crei con la tua mente tramite il giudizio. Il nemico esiste solo nella tua testa: puoi sperimentarlo tu stesso.
  • Il mondo diventa un gioco anziché una guerra. Questo è fondamentale: quando rinunci al giudizio, tutti i tuoi conflitti interiori (che solitamente proietti all’esterno) si risolvono e non hai più bisogno di lottare. Tutto inizia a scorrere spontaneamente e tu segui il flusso della vita.
  • I tuoi vecchi problemi diventano opportunità di crescita. Se smetti di giudicare gli eventi, accade che anche ciò che definivi come “problema” inizia a non turbarti troppo. Per di più, puoi trasformare ciò che un tempo ti faceva perdere la testa in occasioni meravigliose per elevare la tua consapevolezza.
  • Potresti risvegliarti. Quando smetti completamente di giudicare, il tuo ego collassa e realizzi la tua vera natura. Soltanto questo dovrebbe essere una motivazione sufficiente per non giudicare, vero?

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