Come cambiare il mondo

Come cambiare il mondo

“Che cosa posso fare per cambiare il mondo?” Ti è mai capitato di farti questa domanda? Solo farsi questa domanda potrebbe essere indice di un genuino interesse all’evoluzione dell’umanità. Dico “potrebbe” perché in molti casi la spinta al cambiamento deriva dall’insoddisfazione per la propria vita personale, per cui si è motivati a cambiare gli altri con l’obiettivo di non lavorare su se stessi. In altri casi si è spinti a cambiare il mondo perché non se ne vede la perfezione. In altri, ci si sente semplicemente in colpa e per liberarsi di questo fardello ci si ritrova a voler aiutare un po’ qua un po’ la, senza sapere perché o come.

Quando però la missione di cambiare il mondo diventa una cosa seria, ci si deve scontrare con la verità e bisogna porsi la seguente domanda: ma come posso cambiare il mondo? Sono sicuro che i miei sforzi siano di valore per me e per gli altri? Cambiare il mondo è un’idea di molti, un sogno di alcuni, un’utopia per altri, un obiettivo e una missione per pochissimi. Ma in questo breve articolo vorrei spiegare che cambiare il mondo è possibile senza dover fare cose straordinarie. No, non sono uno di quelli che dice che si cambia il mondo ricordandosi di spegnere la macchina al semaforo per inquinare di meno o di fare la raccolta differenziata. Certo, anche queste piccole azioni hanno un valore e non voglio negarlo. Ma io parlo di un cambiamento molto più profondo, che auspico e che credo sia assolutamente possibile e anzi necessario.

Come cambiare il mondo

Qual è la cosa migliore da fare per cambiare il mondo? Non c’è bisogno di manifestazioni, di parate, di grandi proteste, anche perché nella maggior parte dei casi tali eventi non fanno che alimentare la separazione e la conflittualità, la divisione tra vittime e carnefici e rendono reali le ingiustizie. E chi partecipa a questi eventi solitamente porta con sé un grande carico di vittimismo, di rabbia, di giustizialismo e lamentele. E posso assicurarti che è molto difficile influenzare chiunque partendo da una posizione così debole. L’odio alimenta l’odio, non certo la pace. Che senso ha marciare per la pace se il proprio cuore è carico di risentimento? Non trovi che sia un tantino complicato? Io sono dell’idea che l’unico modo davvero efficace per cambiare il mondo sia trasformare il proprio essere. Non è ciò che si dice o si fa che cambia il mondo, ma ciò che si è.

Sono gli atteggiamenti a forgiare la persona, è il proprio stato interiore e il proprio livello di coscienza a influenzare il mondo. Solo quando siamo pieni di pace possiamo “marciare” per la pace. Solo quando siamo pieni di amore possiamo combattere le ingiustizie. E solo quando ricerchiamo la Verità possiamo sapere che cosa è meglio fare per il benessere nostro e degli altri. Troppe volte abbiamo la presunzione di sapere che cosa sia meglio per gli altri, quando in fondo non sappiamo nemmeno che cosa sia meglio per noi. Siamo distruttivi nei confronti di noi stessi e pensiamo di poter costruire qualcosa per gli altri. Qual è allora la cosa migliore da fare per cambiare il mondo?

La cosa migliore da fare per cambiare il mondo

La cosa migliore che ciascuno di noi può fare per cambiare il mondo è essere il più amorevole possibile, il più gioioso possibile, il più possibile disposto a perdonare, a lasciar andare, a crescere spiritualmente. Quando lavori davvero su di te, senti che stai facendo la cosa migliore per te stesso, perché ti stai rendendo felice, stai dando scopo alla tua esistenza personale e allo stesso tempo hai una missione per l’umanità, perché non c’è differenza tra l’evoluzione della tua coscienza e quella del mondo intero. Infatti siamo tutti strettamente interconnessi, e un passo in avanti da parte di qualcuno contribuisce all’avanzamento spirituale di tutti gli altri. Se non sai che cosa fare, se ti senti spaesato, se ti senti inutile, se non sei felice, tutti questi problemi hanno una sola soluzione: ama, semplicemente ama.


Non c’è bisogno di altro: questa è la tua missione per l’umanità, il tuo scopo nella vita, il modo per raggiungere la felicità, la soluzione a tutti i tuoi dilemmi esistenziali. Ama e sarai libero: occupati solo di amare. In pratica, lavorare su di sé è il modo migliore per lavorare sugli altri. Può sembrare un paradosso, ma è così. Solo il nostro essere, la nostra presenza influenza il mondo. Se ci riempiamo di amore, trasferiremo amore. Se ci riempiamo di gioia, trasmetteremo gioia. Noi diamo ciò che siamo, poiché il nostro essere si dona liberamente a coloro che ci circondano. In pratica, noi possiamo offrire solo ciò che si trova nel profondo del nostro cuore. Se siamo pieni di odio, “doniamo” odio, qualunque cosa diciamo o facciamo. Non c’è nulla che possiamo fare per impedire che la nostra negatività si manifesti all’esterno.

Come il tuo grado di evoluzione spirituale influenza l’Universo

Ma è anche vero il contrario: non c’è nulla che possiamo fare per impedire che il nostro amore e il nostro grado di evoluzione spirituale sia offerto al mondo. Accade che quando il nostro livello di coscienza aumenta, anche quello di tutta l’umanità è elevato. Immagina la Coscienza universale come un oceano, nel quale le navi che lo attraversano sono gli esseri dell’Universo. Ogni volta che il livello dell’oceano si eleva in qualunque punto, anche il resto dell’oceano sale di livello. Quindi il lavoro che tu fai su te stesso, oltre a essere un enorme regalo che ti stai facendo, è uno straordinario tributo all’umanità.

E puoi stare certo che in questo modo potrai contribuire alla pace dell’umanità e prevenire le guerre in modo molto più efficace rispetto a scendere in piazza. Non voglio sminuire gli sforzi di chi, come gli attivisti, agiscono in nome di nobili ideali. Piuttosto, vorrei invitare gli stessi attivisti a lavorare su di sé in modo da rimuovere la negatività dai loro cuori e riempirsi di amore e pace. In tal modo, potrebbero avere molto più successo e influenzare l’umanità molto più profondamente.

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Come smettere di sentirsi in colpa

Come smettere di sentirsi in colpa

La colpa è uno dei meccanismi più subdoli dell’ego. Ognuno di noi ha un carico più o meno pesante di colpa. Esso rimane sepolto nel nostro subconscio finché non lavoriamo per eliminarlo. La colpa è intrinseca all’ego, poiché discende dalla convinzione di aver rifiutato l’amore e di essersi separati dall’Uno. Essa è legata alla paura di poter essere puniti da Dio. Nella colpa è sempre intrinseca la paura di una punizione e della vendetta, la quale è proiettata all’esterno. Inoltre, la colpa contiene in sé indegnità e vergogna. Ma come smettere di sentirsi in colpa per vivere una vita all’insegna della libertà, della spontaneità, dell’amore e della gioia? In questo articolo parleremo proprio di questo argomento.

La colpa è uno dei nostri segreti più inconfessabili. La portiamo dentro sotto forma di carico emotivo e di pensieri ossessivi e di paura. Essa ci impedisce di vivere in pace, ci manipola profondamente e ci rende schiavi del mondo. Superare la colpa è un passo fondamentale per troncare la nostra dipendenza dall’esterno. Finché portiamo colpa dentro di noi, rimaniamo con un vuoto di amore, siamo insicuri e poco radicati in noi stessi e non possiamo accedere alla vera pace e felicità. La colpa infatti è essa stessa una mancanza di amore e nasce dal nostro disallineamento spirituale. Ci sentiamo in colpa quando ci crediamo mortali, limitati e vulnerabili e in tal modo crediamo di poter ferire gli altri e, soprattutto, di poter essere “puniti” e soffrire.

Come smettere di sentirsi in colpa

La colpa è dunque intrinseca al sistema dell’ego. Nel momento in cui ci vediamo separati e mortali, realizziamo di poter essere feriti, uccisi, traditi e di poter provare dolore sulla nostra carne. Tale paura esistenziale, che discende direttamente dalla paura della morte e della dissoluzione, crea un profondo senso di indegnità e vergogna. Tale indegnità ha lo scopo di renderci piccoli agli occhi del mondo e degli altri ego, in modo da apparire incapaci di fare del male e quindi suscitare la pietà dei nostri simili. Nascondendoci dietro la colpa, ci sentiamo in questo modo tutelati e protetti (pur falsamente) dalla paura della morte e della sofferenza. Ci facciamo piccoli e sofferenti, miseri e poveri, in modo da non essere perseguitati o tormentati.

Insomma, la colpa ci permette di apparire innocenti. In pratica, è come se dicessimo: “Guarda, ti sembra che io possa fare del male e, se anche lo faccio, guarda che misero che sono, non vorrai mica alzare le mani su un corpo così fragile?”. Preferiamo rimanere deboli e fragili pur di godere di un minimo di sicurezza, poiché crediamo che la nostra sopravvivenza dipenda dal mondo e dagli altri ego. Eliminare la nostra colpa vorrebbe dire sacrificare la sicurezza in nome dell’incertezza. Ma in quest’incertezza si trovano anche la libertà, la felicità e la pace. Eppure affrontare l’abisso dell’ignoto risveglia la nostra paura e ci spinge a rimanere nascosti dietro il cumulo di colpa e di vergogna che abbiamo eretto per proteggere il nostro ego.

Riscopri la tua vera natura: essa non può fare né subire il male

A questo punto è evidente che per smettere di sentirsi in colpa è necessario scoprire chi siamo veramente, oltre l’identità illusoria del nostro ego. Ciò è fondamentale per trovare un radicamento e una certezza che controbilanci la necessità di abbandonare la (falsa) sicurezza offerta dall’ego. E tale centratura può essere trovata solamente nella propria anima, nel vero Sé, nella pura coscienza che in realtà siamo sempre stati, ma abbiamo dimenticato essere la nostra reale essenza per identificarci con l’ego. Radicandoci profondamente dentro noi stessi, scopriamo che la paura e la colpa, la vergogna e l’indegnità sono completamente false, poiché nascono per proteggere un ego che nemmeno esiste. Non a caso la colpa si manifesta attraverso un insieme di forme mentali ed emozioni create inconsciamente da noi stessi per via del nostro errore di identità.

E i pensieri e le emozioni non sono che pacchetti di energia, non hanno nulla di reale quanto al loro contenuto! Eppure la nostra identificazione con la forma ci spinge a credere reali le loro storie. Dobbiamo allora creare un distacco dalla nostra mente tramite l’osservazione. In questo modo impariamo a evitare di rimanere “incastrati” nelle forme mentali. Riscoprendo la tua vera natura, ti accorgi che essa non può ferire nessuno, perché è immateriale e per la stessa ragione non può essere ferita da nessuno. Quindi nessuno potrà più punirti o vendicarsi su di te. E potrai allora superare la colpa per aprirti alla pace e all’amore incondizionato del tuo cuore.

Smettere di giudicare e di incolpare il mondo per smettere di sentirsi in colpa

Un altro modo per sbarazzarci della colpa dentro di noi e smettere di sentirci indegni è smettere di incolpare e giudicare gli altri. Ogni volta che accusiamo qualcuno, stiamo in realtà accusando noi stessi e la prossima volta che saremo noi a fare qualcosa di “cattivo”, ci sentiremo tremendamente in colpa. Giudica e sarai giudicato: non è una punizione dal Cielo, ma la conseguenza delle nostre proiezioni, che ci portano a sentire su di noi il peso del giudizio che proiettiamo all’esterno. Dobbiamo assolutamente praticare il non giudizio se vogliamo alleviare il peso della nostra voce critica. Ogni giudizio, che sia diretto contro di noi oppure contro qualcuno all’esterno, è come una pietra nella nostra psiche e veleno per le nostre vene.

L’ego è abile nel proiettare la colpa all’esterno e farci credere che a essere cattive siano le persone fuori di noi. Dopotutto ci sono gli assassini, i politici corrotti, i genitori poco amorevoli, i figli disubbidienti, il governo ladro, le multinazionali imbroglione… L’ego ha un enorme arsenale di risorse e di conferme nella realtà esterna per incolpare il mondo. Eppure l’ego nasconde che in questo modo può mantenere intatta la propria colpa e rimanere una vittima. La colpa è infatti una forma profonda di vittimismo. E il vittimismo è a sua volta una forma di schiavitù. Smettere di sentirsi in colpa perciò significa smettere di essere schiavi. Schiavi di chi o di che cosa? Ovviamente della nostra mente, che proietta le nostre catene all’esterno, facendoci credere che i nostri padroni siano là fuori.

Com’è possibile che incolpare gli altri alimenti la nostra colpa?

Ma com’è che incolpare o giudicare gli altri appesantisce il carico della nostra colpa e la tiene sepolta in profondità? Ciò accade per il meccanismo della proiezione. L’ego non ha il coraggio di tenere dentro di sé tutta la colpa e la vergogna che prova. Quindi ha la brillante idea di proiettare all’esterno il proprio carico. Per la legge dello specchio, ciò che vediamo nel mondo è ovviamente sempre qualcosa che portiamo dentro di noi. Il mondo infatti è solamente un riflesso della nostra coscienza. Quindi non c’è alcuna differenza tra giudicare noi stessi e gli altri. L’ego è abile a ingannarci e nel farci credere che no, in realtà siamo davvero giudicando il politico corrotto, il figlio disubbidiente, il genitore poco amorevole. Ma questo è proprio l’inganno dell’ego e noi ci caschiamo come pere cotte!

Quindi quando incolpiamo gli altri nascondiamo più profondamente la nostra colpa, e a quel punto sembra che ci siano padroni, cattivi, essere meschini all’esterno. In realtà ciò che proviamo per quelle persone è l’odio e l’indegnità che proviamo per noi stessi, ma per l’appunto sostenere tutto quel carico di odio è impossibile per l’ego, che quindi lo “allevia” proiettandolo un po’ qua un po’ là, come delle gocce, in modo da non sentire il peso della colpa concentrato tutto su sé stesso così da non soffocare. Ma in questo modo accade che anziché affogare all’improvviso, ci destiniamo a una lenta agonia, che distrugge tutto il nostro essere in modo graduale e misero. Dobbiamo allora avere il coraggio di riconoscere che tutta la colpa che proiettiamo all’esterno è dentro di noi, in modo da iniziare a rimuoverla.

Com’è possibile che il politico corrotto abbia a che fare con la colpa dentro di me?

Sì, ma com’è possibile che quel politico corrotto abbia a che fare con la colpa dentro di me? Può non essere immediatamente evidente, ma c’è necessariamente una relazione. Innanzitutto, se infatti l’odio che provi per quel politico fosse una caratteristica intrinseca a esso, tutti dovrebbero provare la stessa sensazione di disgusto, rabbia o risentimento. Eppure non è così. Ognuno reagisce in maniera diversa in base al carico di emozioni e credenze che porta dentro di sé. E quindi dobbiamo avere il coraggio di chiederci quale parte di noi riflette quel politico corrotto, quel genitore poco amorevole, quel figlio disubbidiente. E non dovremo arrenderci finché non la troveremo.

Se non sopporti un politico, in realtà non sopporti te stesso o una parte di te. Quale parte di te esattamente? Una caratteristica che sai di avere ma fai finta che non sia dentro di te. Se ad esempio odi le persone orgogliose, significa che non accetti di avere dentro di te un certo quantitativo di orgoglio. E se odi un genitore o un tuo caro, devi scoprire quale parte di te odi. I tuoi famigliari sono le parti più profonde di te, per cui se provi fastidio, irritazione o addirittura odio nei loro confronti, stai in realtà odiando te stesso. La maggior parte di noi non ammette di odiare se stesso, poiché l’ego ha bisogno di fare ciò per non distruggersi (in realtà si distrugge comunque da solo). Eppure ciò non toglie che ci odiamo piuttosto profondamente. Altrimenti vedremmo solamente bellezza e amore.

Riempirsi di amore per smettere di sentirsi in colpa

La colpa è a tutti gli effetti un vuoto di amore. E che cosa può riempire questo vuoto se non l’amore stesso? Dobbiamo allora imparare ad apprezzare il nostro valore a prescindere dalle condizioni esterne e amarci profondamente. Dobbiamo costruire un’autostima solida e incrollabile. E dobbiamo nutrire il nostro cuore di amore. In questo modo sciogliamo il senso di non meritare, di non valere abbastanza, di non essere degni di amore. E la nostra colpa diminuisce. Non dobbiamo solamente occuparci di amare noi stessi. Possiamo anche aprirci all’amore incondizionato. Ad esempio, possiamo iniziare a provare compassione per gli altri. In tal modo gli altri non saranno più percepiti come minacce, ma al limite come individui che fanno richieste di amore.

La nostra colpa infatti è legata alla nostra paura di ricevere punizioni e vendette. Ma se vediamo l’innocenza di chi ci circonda, non avremo più nulla da temere e la nostra colpa verrà alleviata di conseguenza. Inoltre, amando gli altri amiamo anche noi stessi e riempiamo così il nostro vuoto di amore. In generale, per liberarci dalla colpa possiamo dedicarci all’apertura del cuore (scopri di più qui). Ciò significa diventare tutt’uno con la nostra anima e radicarci in essa, affondando sempre di più nella pace, nell’amore e nella gioia che non sono di questo mondo. In tale modo la nostra colpa emergerà naturalmente e si scioglierà in modo spontaneo, se solo noi ci affidiamo completamente e intensamente al nostro cuore e lasciamo che esso la risolva.

Stare attenti alle proiezioni dell’ego

Come abbiamo detto, l’ego proietta la colpa all’esterno sotto forma di giudizi sugli altri. In più, formula una serie di giudizi su sé stesso con i quali si impone certi comportamenti. Alla base della colpa, c’è sempre la convinzione che per essere riconosciuti dagli altri ci sia bisogno della loro approvazione. Quindi non si può dire di no né ferire gli altri. E così nasce la timidezza. Spesso si confonde la timidezza con la sensibilità, perché diciamo di avere paura di fare del male agli altri. In realtà la paura di ferire gli altri nasconde la paura di poter subire il male e quindi la credenza nella propria mortalità, fragilità e vulnerabilità.

In virtù di tale vulnerabilità, sacrifichiamo la nostra libertà in nome della sicurezza e dell’approvazione sociale. E così facciamo cose che non vorremmo, ci poniamo limiti e ci incateniamo, ci facciamo manipolare e diventiamo schiavi del mondo. Pur di non sentirci in colpa siamo disposti ad accettare un invito pieni di malumore e risentimento o di malinconia e depressione. Pur di non sentirci in colpa diciamo di sì a cose che non faremmo mai in una situazione di “lucidità mentale”. La colpa sequestra i nostri neuroni, ci piega come un fucile puntato sulle nostre tempie, ci costringe a comportarci in modo folle e sconsiderato. Tutte le situazioni in cui ci sentiamo in colpa in realtà sono solo occasioni per far emergere il carico di colpa che è sempre sepolto dentro di noi.

Creare un Io centrale

Lo stesso fatto di non saper dire di no è solo un effetto della colpa che portiamo dentro. Anche l’insicurezza, la timidezza, il bisogno di rassicurazioni e conferme dall’esterno, approvazione sociale e riconoscimento sono legate alla nostra colpa. Avendo la colpa dentro di noi, non ci sentiamo degni di amarci e di considerarci come individui di valore. E quindi ricerchiamo l’amore e il riconoscimento all’esterno. Quindi la colpa ci rende a tutti gli effetti dei mendicanti. Per smettere di sentirsi in colpa è necessario realizzare come la colpa sia davvero deleteria e ci renda pazzi.

Quando siamo in preda alla colpa, siamo delle marionette nelle mani dell’ego. Dobbiamo accorgerci immediatamente di ciò se vogliamo liberarci del nostro fardello! La colpa è legata anche alla mancanza di un Io centrale, per cui i tanti piccoli io della personalità esprimono volontà contrapposte e in tal modo quando diciamo sì è no e quando diciamo no è sì oppure ni. L’Io centrale si ottiene sempre attraverso l’apertura del cuore. In particolare, se vogliamo sviluppare una forza di volontà ferrea, dobbiamo dissolvere i nostri piccoli io con la presenza, accorgendoci di come le nostre scelte siano raramente libere e il più delle volte condizionate dai meccanismi dell’ego.

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Come nutrire il tuo cuore di amore

Come nutrire il tuo cuore di amore

Come nutrire il tuo cuore di amore? L’amore è energia spirituale, è manifestazione di Dio, potente e dolcissima allo stesso tempo. Le sfumature dell’amore sono tantissime: dalla compassione alla gratitudine, dalla bellezza alla gioia, dalla pace al perdono. Riempirsi di amore significa farsi canale dell’energia divina. L’amore è la medicina che guarisce tutti i mali a ogni livello. Anzi, è l’unico vero farmaco, efficace al 100% e in ogni caso. Certo, si tratta di una cosa difficile da dimostrare “scientificamente”. Ma ognuno di noi può sperimentare su di sé come amore significa guarigione, potere, dolcezza, sicurezza, saggezza, unità. Per sperimentare il potere dell’amore, dobbiamo rimuovere gli ostacoli a esso e nutrirci direttamente della sua energia. In questo articolo vedremo come.

Innanzitutto, chiariamo che l’amore ha poco o nulla a che fare con il sentimentalismo, l’innamoramento, la passione erotica, l’attaccamento. Nella maggior parte di questi casi, l’energia divina è ridotta in spazzatura da noi esseri umani, portata nei chakra più bassi. Sia chiaro: non c’è nulla di male nelle forme di amore diffuse nella nostra società. Ma va detto che i nostri impulsi possono essere sublimati tramite la dedizione spirituale. E in questo modo potremo sperimentare il vero amore e, paradossalmente, anche il vero benessere e il vero piacere. A questo punto, come puoi nutrire il tuo cuore di amore in modo da vivere nella pace, nella gioia, nella fiducia, nella sicurezza e nel benessere a tutti i livelli?

Come nutrire il tuo cuore di amore

Per nutrire il tuo cuore di amore, puoi fare una serie di cose o svolgere una serie di pratiche che aumentino la tua predisposizione ad amare ed elevino la tua energia spirituale. Ecco che cosa puoi fare:

  • sviluppa l’intenzione di essere quanto più amorevole e gentile nei confronti di tutto e tutti;
  • contempla la bellezza e commuoviti di fronte alle meraviglie del mondo e dell’arte;
  • coltiva la gratitudine con il cuore;
  • pratica la compassione;
  • perdona e lascia andare rancori e risentimenti;
  • purifica il tuo cuore;
  • vivi nella gioia;
  • coltiva un’attitudine positiva;
  • trasforma la tua relazione di coppia in un’occasione per aprire il tuo cuore;
  • trasmuta i tuoi impulsi inferiori in atti di amore;
  • prega intensamente;
  • coltiva la presenza;
  • fai le cose col cuore e per amore invece che per meriti personali (pratica il non attaccamento);
  • ridi, salta, balla e canta col cuore!

Vediamo più approfonditamente come puoi svolgere queste pratiche per nutrire il tuo cuore di amore.

Sii amorevole e gentile con tutto e tutti

Come per ogni cosa, alla base dell’apertura del cuore all’amore è necessaria una forza di volontà ferrea, l’intenzione di essere il più amorevole e gentile che puoi. La sola intenzione ha un enorme potere trasformativo sulla tua vita. Infatti tramite l’intenzione allinei spirito, mente e corpo e ti focalizzi sull’obiettivo di amare. Ora, è ovvio che non è facile sviluppare un’intenzione forte e profonda. Infatti tendenzialmente siamo insicuri, indecisi, poco motivati, poiché dentro di noi ci sono tanti piccoli io che lottano uno contro l’altro, disperdono energia e ci impediscono di esprimere una volontà unica e decisa, una risoluzione ferma e potente. Per sviluppare un’intenzione forte, devi padroneggiare la tua mente tramite la creazione di un Io centrale. Devi diventare il padrone di casa (cioè dei tuoi corpi fisico, emotivo e mentale).

Uno degli ostacoli più forti a sviluppare un’intenzione è l’ossessività. Quando siamo dominati dalla nostra mente (e ciò vale per circa il 99% delle persone!), siamo duri con noi stessi e per motivarci facciamo ricorsi a metodi autoritari. Dobbiamo imparare a motivarci dolcemente e amorevolmente. In questo caso siamo ancora più tenuti a farlo con amore, poiché la nostra intenzione è quella di essere amorevole e gentile con tutto e tutti. E quindi dobbiamo per prima cosa essere amorevoli con noi stessi (scopri qui come amare te stesso). Appena sviluppiamo l’intenzione, dobbiamo comportarci corrispondentemente a essa. Dobbiamo sfruttare ogni occasione possibile per compiere atti di amore, esprimere pensieri di amore, essere dolci, gentili, disposti a perdonare e a lasciar andare.

Contempla la Bellezza

Una delle vie più meravigliose per nutrire il tuo cuore di amore è contemplare la Bellezza. Essa è infatti un attributo di Dio. La Bellezza dovrebbe ispirarci riverenza, devozione, amore, entusiasmo. Se non proviamo spontaneamente tali sentimenti di fronte alla Bellezza, dobbiamo sviluppare una sensibilità cardiaca in modo da diventare in grado di commuoverci intensamente e addirittura andare in estasi contemplando un’opera d’arte, ascoltando musica elevata, ammirando un paesaggio suggestivo. Non importa se non riesci subito ad accedere a stati elevati quando contempli la Bellezza, e non devi nemmeno preoccuparti se non riesci a vedere la Bellezza. Purtroppo i nostri cuori tendono a essere chiusi poiché non siamo stati educati alla contemplazione e raramente decidiamo di coltivare una sensibilità verso di essa.

Che cos’è la sensibilità verso la Bellezza? Essa è la capacità di vedere il divino nella natura, nell’arte e persino nella quotidianità. Tale capacità va coltivata attraverso la contemplazione intensa e profonda. Generalmente, ognuno di noi ha già almeno una certa sensibilità. Dobbiamo solamente espanderla, aumentarla, intensificarla, portandola al cuore. Con la dovuta dedizione è possibile accedere a stati elevati di coscienza e provare emozioni superiori. La via della Bellezza è davvero un percorso risvegliante: la Bellezza è un nutrimento prelibato per la nostra anima, è nettare puro e dolcissimo.

Coltiva la gratitudine

La gratitudine è una forma semplice ma allo stesso tempo potentissima di amore. Essa è apprezzamento per ciò che hai. Se vuoi rapidamente nutrire il tuo cuore di amore, abituati a ringraziare col cuore. Sii grato appena ti svegli per la nuova giornata che puoi vivere. Ringrazia per il semplice fatto di respirare. Sii semplicemente grato di essere, al di là di ciò che hai o non hai. Semplicemente ringrazia, dal profondo del cuore. Può esserti utile tenere un diario della gratitudine, nel quale scrivere ogni giorno almeno cinque cose di cui sei grato. Puoi scrivere una lettera della gratitudine, nella quale ti mostri grato per la tua vita di fronte a Dio: puoi trovarne un esempio qui. Coltiva una mentalità di gratitudine e abbondanza e vedrai come la tua vita sarà trasformata in poco tempo.

Pratica la compassione

La compassione è l’amore portato sulla sofferenza propria e altrui. Si tratta di una forma di amore molto elevato, poiché presuppone la capacità di amare il derelitto, accettare il dolore, accogliere l’oscurità. Essa parte dalla profonda consapevolezza che tutto è Uno e nulla può separarci. Avere compassione significa riconoscere l’unità indistruttibile di tutte le forme dell’Universo in Dio. Per sviluppare compassione, dobbiamo sviluppare anche la retta comprensione. Dobbiamo cioè arrendere le nostre percezioni e imparare a vedere il divino anche laddove sembra esserci solo male e conflitto, miseria e sofferenza. Dobbiamo vedere ogni atto come richiesta di amore anziché come malvagità e dobbiamo riconoscere l’intrinseca innocenza di ognuno. I

Infatti il male è frutto di ignoranza e inconsapevolezza. Finché ci fidiamo delle nostre interpretazioni della realtà non riusciremo facilmente a provare compassione. Potremmo al limite sperimentare una pietà bassa, proveniente da un senso di superiorità e di giudizio. Per questo dobbiamo chiedere di essere illuminati dalla visione del cuore, per vedere che tutto è perfetto e che ciò che appare come male in realtà non può mai distruggere la nostra innocenza, la nostra unità, né può intaccare l’armonia dell’Universo e l’amore di Dio. Dobbiamo vedere nell’atto dei nostri fratelli l’atto di un disperato o di un folle, non quello di un individuo malvagio, poiché solo così possiamo ricucire la separazione. E dobbiamo rinunciare a dividere il mondo tra vittime e carnefici per vedere l’unità sottesa all’intera umanità e a tutte le creature dell’Universo.

Perdona e lascia andare il rancore e i risentimenti

Il perdono è un atto di amore per sé stessi e per gli altri. La maggior parte di noi non riesce a perdonare perché pensa che ci sia qualcuno là fuori da perdonare. In realtà a essere “perdonata” può essere soltanto la nostra visione delle cose. Infatti in verità nessuno ha mai fatto del male a nessun altro, ma ognuno ha creato la propria sofferenza in base alle proprie interpretazioni della realtà. Quindi è necessario lasciar andare le nostre percezioni per aprire il cuore alla prospettiva della mente corretta. Infatti noi soffriamo a causa delle nostre interpretazioni e mai per gli eventi, che di per sé sono neutri. Sono le storie che attacchiamo ai fatti a rendere questi dolorosi o addirittura distruttivi.

So che può sembrare assurdo, soprattutto se ci sono capitati eventi che ci hanno traumatizzato o fatto soffrire atrocemente. Eppure se davvero vogliamo crescere e vivere nella gioia dobbiamo essere disposti ad abbandonare ogni vittimismo, rancore e risentimento. Tali sentimenti e posizioni infatti non fanno altro che mantenerci all’inferno. Perdonare non significa fare un favore al tuo carnefice (o a colui che ritieni tale secondo le tue percezioni), ma guarire te stesso e aprirti all’amore. Al contrario, non perdonare significa mantenere dentro di te il trauma: chiudere il cuore apparentemente è un meccanismo di protezione, ma in realtà ci distrugge e ci annienta. Non puoi immaginare la dolcezza e la gioia che possono scaturire dal tuo cuore quando lasci andare un vecchio rancore! E ciò è tanto più vero quanto più intenso è il risentimento e più difficile perdonare.

Purifica il tuo cuore

Per nutrire il tuo cuore di amore, devi anche purificarlo dalle tossine delle emozioni e dei pensieri negativi. La negatività inquina il tuo essere e ti impedisce di accedere alla purezza del tuo cuore. Dunque è necessario rimuoverla. Dobbiamo lasciar andare i nostri giudizi, le nostre interpretazioni sulla realtà, le nostre preferenze, i nostri odi, la rabbia, la paura, l’angoscia e ogni negatività. Infatti ogni forma di negatività è come un mostro che domina il nostro subconscio e ci fa stare male, ci controlla, ci infastidisce. Dobbiamo portare tali mostri alla luce della nostra consapevolezza, per riconoscere la loro illusorietà e lasciarli andare. I tuoi mostri hanno potere finché non li guardi: vivono nell’oscurità, ovvero quando la luce della tua presenza non li osserva.

Vivi nella gioia

Un altro modo davvero efficace per nutrire il tuo cuore di amore è vivere nella gioia. Come si può vivere nella gioia? Ricorda innanzitutto che la felicità è una scelta. Per essere felice e pieno di amore, devi dichiarare con fermezza che questa è la tua intenzione da questo momento in poi. Devi stabilire che da domani ti sveglierai con il sorriso sulle labbra, qualunque cosa succeda. Devi decidere che sei tu il responsabile del tuo umore e del tuo stato d’animo. Riappropriati dei poteri della tua mente: crea tu i tuoi pensieri, le tue emozioni, i tuoi stati d’animo anziché vivere nell’ambiente creato dalla tua mente. Diventa padrone della tua mente e coltiva la gioia! Ricorda che la tua mente e il tuo corpo sono sotto il tuo comando: smetti di dare loro potere e torna a essere il loro capo.

Decidi che il mondo non può avere il potere di farti soffrire o di rovinare il tuo umore. Scegli di essere felice e di amare a prescindere da ciò che succede fuori di te. Nulla deve avere il potere di condizionarti: ricorda che sei sempre tu a scegliere se dare questo potere all’esterno oppure mantenerlo all’interno. Devi solamente ricordare che sei il responsabile, il creatore della tua realtà e non una vittima o uno schiavo. E vivi corrispondentemente a questa consapevolezza: sei tu a creare la tua realtà interna e nessuno può manipolare le tue emozioni e il tuo stato d’animo.

Coltiva un’attitudine positiva

Oltre a vivere nella gioia, puoi coltivare un’attitudine positiva verso tutta la vita. Che cosa significa? Significa che devi scegliere la positività in qualunque istante, situazione, evento e condizione e con qualunque persona. Hai il potere di fare questo: usalo! Radicati profondamente in te stesso, trova il centro dentro di te in modo da essere stabile, in pace e fiducioso qualunque cosa succeda. Scegli di rimanere con il cuore aperto in qualunque situazione: potrebbe sembrare folle vivere senza barriere, sempre positivi, qualunque cosa succeda. E invece la verità è questa: se sei pieno di amore non puoi soffrire. Sono proprio le barriere che crei a farti del male. Anche l’evento più tragico può farti del male solo se tu glielo permetti, se chiudi il tuo cuore a ciò che è successo.

Trasforma la tua relazione di coppia in un’occasione per aprire il tuo cuore

La relazione di coppia (ma anche una relazione con un genitore, un figlio o un caro amico o famigliare) contiene in sé un enorme potenziale di crescita. Ciò è tanto più vero quanto maggiore è la conflittualità all’interno del rapporto. Infatti ogni conflitto è il riflesso del conflitto interiore e della chiusura di cuore di ognuno dei membri. Ciò che un partner rimprovera all’altro è ciò su cui egli devi lavorare (per la legge dello specchio). Il nostro partner è uno specchio fedele di noi, o perlomeno della nostra parte più profonda. Ciò è difficile da accettare se la nostra relazione è in crisi. Ma se lo accettiamo, possiamo evolverci straordinariamente. Anziché condannare il partner, dovremmo ringraziarlo per le cose che ci fa vedere di noi.

Sanare le ferite di una relazione di coppia è un’enorme opportunità per nutrire il tuo cuore di amore. La prossima volta che emerge un disagio, un conflitto, un fastidio, non perdere l’occasione di lavorarci sopra! Ciò che ti dà fastidio del tuo partner è ciò che non accetti dentro di te. Colma quella mancanza di amore dentro di te. All’inizio può essere difficile assumerci la responsabilità di avere dentro di noi i mostri che vediamo all’esterno. Eppure i nostri mostri vivono proprio delle nostre proiezioni: se crediamo che siano all’esterno, essi possono rimanere nascosti tranquillamente. Se smettiamo di proiettare i nostri demoni, inizia ad accadere il miracolo dentro di noi (e, di riflesso, anche fuori).

Dalla passione al puro amore

Oltre a questo, una relazione di coppia è anche un’occasione per elevare gli impulsi passionali a emozioni cardiache. Quando siamo innamorati, normalmente si attiva il chakra del plesso solare. Possiamo però “far salire” l’energia emotiva al cuore. Per farlo possiamo creare un dialogo profondo e aperto con il nostro partner. Possiamo approfittare della nostra relazione per essere completamente spontanei. Possiamo vedere nel nostro partner un nostro alter ego, il nostro stesso cuore. E possiamo aprire il nostro cuore scrivendo delle poesie o delle lettere di amore. Per operare questa trasformazione è però importante che entrambi i partner siano d’accordo!

Fare questo può riaccendere la fiamma dell’amore nel caso in cui si sia indebolita. Ma soprattutto ha il potere di trasformare la passione erotica in un fuoco molto più spirituale ed elevato. Dopotutto, la sessualità non è che un aspetto della spiritualità: se impariamo a “spiritualizzarla”, possiamo goderne molto di più, non solo con le nostre parti “più basse”, ma con tutto il nostro essere! Il vero amore viene dal cuore e non ha nemmeno nulla a che fare con il sesso. In questo senso, si può amare allo stesso modo un uomo o una donna, non appunto da un punto di vista “romantico” o “passionale”, ma spirituale. Infatti in verità un uomo o una donna integri ha dentro di sé tanto l’energia maschile quanto quella femminile, cioè la volontà e l’amore, la forza e la dolcezza, il potere e la passione.

Finché abbiamo il cuore chiuso, tuttavia, sentiremo il bisogno dell’altro sesso per completarci. Quando il nostro cuore è aperto, siamo completi, non ci sentiamo più “maschi” o “femmine” (da un punto di vista spirituale, intendo, sia chiaro!).

Trasmuta i tuoi impulsi inferiori in atti di amore

Un altro modo per nutrire il tuo cuore di amore è trasmutare le tue emozioni e i tuoi impulsi inferiori in atti di amore. La trasmutazione è uno dei principi chiave dell’alchimia. Un alchimista esperto è in grado di trasmutare con la sua presenza le emozioni inferiori in superiori. Ad esempio, riesce a trasformare un impeto di rabbia in un atto di amore. Dentro di noi c’è un “animale” che deve essere addomesticato. Per realizzare questo compito, dobbiamo allenarci a rimanere presenti sulle nostre emozioni, a non identificarci con esse, a riconoscere che fanno parte del nostro “lato bestiale” e non della nostra vera essenza. Il fuoco della presenza brucia le emozioni inferiori e le trasmuta in emozioni di cuore.

Prega intensamente

Che modo più elegante e meraviglioso c’è di riempirsi di amore se non pregando intensamente, con tutto il nostro cuore e la nostra forza? La vera preghiera non è una richiesta che siano risolti i nostri problemi. Tale preghiera è la solita richiesta di amore e di aiuto dell’ego, destinata a cadere nel vuoto, in quanto l’ego per definizione rifiuta l’amore è quindi non può pensare di ottenerlo indietro finché rimane in piedi. La vera preghiera è un atto di resa, effettuata in silenzio o a parole, affinché siamo liberati dal nostro ego, affinché sia aperto il nostro cuore e affinché ci sia donata la retta visione. Un’altra forma potente di preghiera è la preghiera di ringraziamento oppure di lode. Quando preghiamo, dobbiamo fonderci con l’Amore.

Dobbiamo lasciar andare le nostre interpretazioni della realtà, i nostri giudizi, ammettendo umilmente la nostra cecità. E dobbiamo lasciar andare la nostra volontà, ammettendo che in realtà non abbiamo mai avuto una volontà, ma solo pulsioni conflittuali e contrastanti e come ego non siamo in grado di creare la vita che desideriamo, ma possiamo soltanto soffrire. Non dobbiamo chiedere nemmeno che sia alleviata la nostra sofferenza, poiché siamo noi a creare la nostra sofferenza, e per scioglierla possiamo solamente rinunciare a chi l’ha creata, cioè al nostro ego. La vera devozione non è una sottomissione meccanica, ma un atto profondo di resa effettuato con tutto il proprio essere di fronte a un potere superiore.

Coltiva la presenza

La presenza può essere coltivata tramite la preghiera, poiché con essa allineiamo la nostra volontà a quella divina e dissolviamo il nostro senso di identità per centrarci nel cuore e farci strumento dell’Amore. Infatti la preghiera non è una resa passiva, ma un atto volontario e attivo. Con la preghiera sviluppi sia amore che volontà, poiché permetti all’energia spirituale di salire al tuo cuore e alla tua mente, purificando entrambi e illuminandoli con una Luce superiore. Oltre che con la preghiera (per praticare la quale, ti ricordo, non devi aderire a nessuna religione, poiché la preghiera è un dialogo a tu per tu con il divino), puoi coltivare la presenza creando un Io centrale, oltre le spinte schizofreniche dei vari io della personalità.

Per sviluppare un Io centrale, devi innanzitutto ricordarti il più possibile di te e rimanere come presenza consapevole durante il giorno. Solitamente, ci perdiamo nei contenuti dell’esperienza, perdendo il contatto con chi siamo veramente. E allora dobbiamo riconnetterci con il nostro vero Sé, a partire da quella “sottile sensazione di esistere” che percepiamo come “campo” del nostro Essere. Rimanere come “Io sono” è la strada maestra verso il risveglio insegnata dai grandi saggi, come Ramana Maharshi e Nisargadatta Maharaj. Infatti dietro l’Io sono risplende la nostra pura Coscienza, che è essa stessa Amore.

Pratica il non attaccamento (Karma Yoga)

Il Karma Yoga è una pratica di origine orientale che insegna a non attaccarsi ai meriti e ai frutti delle proprie azioni per offrirli a Dio. Ciò può sembrare un grosso sacrificio, ma in realtà rivendicare i risultati di ciò che si fa porta solamente a soffrire, quindi quando pratichiamo il non attaccamento ci stiamo liberando dalla miseria. Dopotutto, non c’è nessuno che possa dire “Sono stato io a fare questo o quest’altro”, poiché questo “io” è un’identità-fantasma. Anziché essere orgogliosi o compiacerci di ciò che facciamo, possiamo offrirlo come atto di amore a Dio o all’umanità, come servizio. Ecco che cosa puoi fare per riempire il tuo cuore di amore: mettiti al servizio. Vai oltre il dovere e il piacere e rendi la tua vita una preghiera, un’offerta.

Bada bene: non un sacrificio. Quando parliamo di sacrificio l’ego è pronto a scattare: l’ego è abile a far finta di lasciar andare i meriti delle azioni, mentre nascostamente se ne compiace. Offrire le nostre azioni come atto di amore non significa solamente non vantarcene pubblicamente, ma anche – e soprattutto – lasciar andare il falso senso di compiacimento che ne riceviamo. Tale compiacimento, dopotutto, è irrilevante. Infatti possiamo essere anche degli “eroi della patria”, ma tale appellativo può gonfiare il nostro orgoglio per qualche tempo, ma poi torneremo alla nostra miseria. Se però abbiamo il coraggio di offrire un atto grandioso a Dio o all’umanità, possiamo davvero riempire il nostro cuore di puro amore (gioendo molto di più rispetto a quanto potremmo fare essendo orgogliosi del nostro atto).

Ridi, salta, balla e canta col cuore!

Infine, se vuoi nutrire il tuo cuore di amore, prendi la vita come un gioco. Non prendere nulla e nessuno sul serio, a partire (soprattutto) da te stesso. Sorridi alla voce nella tua testa, tratta il tuo ego come un animale domestico. Sciogliti in una risata o un pianto liberatori. Balla, salta e canta col cuore, con tutto il fiato che hai in gola, per liberarti dei tuoi demoni, delle tue angosce, della tua sofferenza. Fai il matto, scherza, fai battute, fai delle sciocchezze. Gioca alla vita! Non c’è nulla da prendere sul serio. Sentiti libero di fare ciò che vuoi, serenamente, tranquillamente, semplicemente. Bacia, abbraccia (ah, è vero che in questo periodo ti potrebbero arrestare…), sorridi, muoviti liberamente. Ricorda che le uniche catene e i soli limiti sono nella tua testa!

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La magia del silenzio

La magia del silenzio

La magia del silenzio dischiude i cuori. Nel silenzio è racchiuso un potere straordinario. Esso vale spesso più di mille parole. Anzi, in molti casi comunica ciò che il linguaggio non può esprimere. Infatti come possono essere comunicati l’amore, il divino, la pace se non attraverso il silenzio? Attraverso il silenzio si trasmette l’energia, si crea una connessione tra le anime. Si esprimono verità ineffabili. Laddove la parola non arriva, il silenzio ne scavalca il limite ed esprime con pienezza e precisione qualunque cosa. Certo, per cogliere il significato di un silenzio è necessaria una sensibilità profonda. Infatti la maggior parte di noi è ipnotizzato dal fascino del linguaggio. Sia chiaro: le parole fanno parte di un mondo meraviglioso.

Ma allo stesso tempo hanno un grosso limite, che non può essere travalicato dal linguaggio. Qual è il limite del linguaggio? Le parole hanno dei confini, sono limitate da se stesse, indicano qualcosa fuori di sé ma non lo possono esprimere pienamente. Non possono comunicare direttamente l’esperienza, soprattutto se tale esperienza è soggettiva, unica, speciale. E anche le parole più magiche, più fresche, più ricche hanno bisogno di essere fecondate da uno spirito che le trascende. E questo spirito è fatto di silenzio. Il silenzio può esprimere in un istante tutto l’Universo. Ma solo un’anima altrettanto silenziosa può cogliere questa trasmissione. Certo, talvolta il silenzio esprime disappunto, sconcerto, indecisione, ma anche in questo caso comunica molto più del linguaggio. E questo non può mai dissimulare l’esperienza reale, che filtra puramente attraverso il silenzio.

La magia del silenzio

La magia del silenzio è un incantesimo profondo e straordinario. Attraverso il silenzio viene comunicata ogni esperienza, e attraverso di esso ogni esperienza è ricevuta, vissuta, trasmessa. Il silenzio non può mentire. E come potrebbe farlo? Il silenzio è di per sé verità, la racchiude e ne è racchiuso, la esprime e ne accoglie la vibrazione. Ciò che le parole possono nascondere, il silenzio lo rende evidente contro qualunque tentativo. Infatti la verità non può essere negata, non può essere rifiutata. Attraverso il silenzio comunichiamo come stiamo, che cosa pensiamo, cosa proviamo, siamo dei libri aperti. Forse potremo nascondere il particolare pensiero, la particolare esperienza che stiamo vivendo, ma non possiamo celare il genere di pensieri o di esperienza. Possiamo nascondere il motivo per cui siamo preoccupati, ma non il fatto che siamo angosciati.

Il silenzio dice tutto su di noi. Chi è attento può cogliere la nostra essenza più profonda con un solo sguardo. Per questo non ha senso avere nulla da nascondere. Tutto traspare attraverso di noi. La magia del silenzio ci rende trasparenti. Dopotutto, che senso ha avere una privacy? Che cosa abbiamo da nascondere se tutto è registrato nel suono invisibile del silenzio? Il silenzio contiene in sé tutto il mondo, poiché non ha confini, è letteralmente infinito. L’infinito sembra qualcosa di inconcepibile, ed è così per le parole, ma esso è l’esperienza di ogni momento. Il silenzio rende dolcissima la musica: non è forse lo spazio tra le note a rendere una canzone meravigliosa? Se non ci fossero le pause, ogni musica sarebbe una successione arida di suoni e non trasmetterebbe nulla.

Il silenzio crea la bellezza e dà senso alle parole

Attraverso le pause, la musica comunica un mondo emotivo profondissimo. Le note non possono farlo. Solamente il silenzio riesce ad arrivare dove i suoni non possono. E ciò è vero non solamente per la musica. In ogni nostra conversazione i silenzi sono la parte più importante. Infatti è nel silenzio che avviene la comunicazione e che può essere veicolato un significato. E anche quando afferriamo una parola, per capirne il senso dobbiamo fare una pausa, per quanto impercettibile. La mente non è in grado da sola di comprendere: ha bisogno di una consapevolezza, che è essa stessa silenzio, per produrre o ricevere un significato. La magia del silenzio contiene in sé la magia dei significati. Che cos’è un significato se non un mondo fatto di silenzio, veicolato da uno spirito che vivifica ciò che altrimenti sarebbe privo di senso?

Il silenzio dà senso alle parole. Ma soprattutto è responsabile di creare la bellezza. Quando ascolti un brano musicale, ciò che ti fa commuovere è il silenzio tra le note. Quando ascolti un discorso sensazionale, ciò che ti dà i brividi sono gli intervalli. Inoltre, una battuta raggiunge il suo effetto di produrre una risata nel silenzio. Oggi dovremmo riscoprire il silenzio, perché nel silenzio troveremo noi stessi. Infatti noi stessi siamo silenzio. Nel silenzio si trova la nostra essenza, la pace, la gioia, l’amore. Può l’esperienza della pace o dell’amore essere un’esperienza rumorosa? Se le nostre menti non tacciono mai, non possono aprirsi alla bellezza, all’armonia, al divino. Il vero silenzio è quello interiore, e in quel silenzio inizia ad avvenire il miracoloso.

Il silenzio è sacro: torniamo alla magia del silenzio!

Il silenzio è sacro. Non andrebbe profanato così facilmente. Non dovremmo parlare a meno che non abbiamo qualcosa di davvero importante da dire. Come dice un detto zen: non parlare, salvo che tu possa migliorare il silenzio. E puoi stare certo che non è facile migliorare il silenzio. Non sopportiamo il silenzio, perché esso ci porta ad entrare dentro di noi. E temiamo più di ogni cosa ascoltare il nostro cuore. Viviamo nel caos perché in questo modo evitiamo noi stessi. Ma ciò comporta una profondissima disconnessione dalla nostra natura, e quindi dall’amore, dalla pace e dalla vera gioia. A ritirarsi dalla vita non sono i monaci buddhisti in monastero, ma gli occidentali che fuggono da sé stessi. Infatti l’unica vera Vita è dentro ognuno di noi, e finché non ci conosciamo non stiamo vivendo.

E se non viviamo davvero, non possiamo amare né essere felici. Al contrario, soffriremo e saremo miseri e in preda all’angoscia. Non dobbiamo sorprenderci di quanta depressione, apatia, disperazione e conflitto ci siano dentro e fuori di noi, se siamo così disconnessi dal nostro spirito. Dobbiamo tornare alla magia del silenzio, perché solo questo ci salverà. E nel silenzio dobbiamo tornare a contemplare noi stessi e il mondo. Dobbiamo apprezzare il silenzio. Non riusciamo a farlo perché il silenzio sembra vuoto. In realtà esso, poiché dice sempre la verità, ci fa vedere il vuoto dentro di noi. Se staremo abbastanza tempo ad ascoltarlo, esso riempirà il nostro vuoto e inizieremo a sentire la sua pienezza, la sua pace e la sua sconfinata dolcezza.

La dolcezza del silenzio

Il silenzio è incredibilmente dolce, soffuso, tenero, eppure allo stesso tempo è energico e potente. In esso l’energia maschile e femminile si fondono in un’armonia spirituale e divina. Nel silenzio non manca nulla. Il senso di mancanza, non a caso, nasce dopo il silenzio, si sviluppa nella mente, si articola nel linguaggio. Nel silenzio ogni bisogno è soddisfatto e regna una pace assoluta e imperturbabile. E in fondo il silenzio non può essere né riempito né disturbato. Le parole sembrano disturbarlo: in realtà ciò che fanno è semplicemente affondare in quel mare sempre calmo. Se il silenzio non rimanesse dietro le parole, esse non ci sarebbero neppure. Noi cogliamo le parole perché dietro di esse c’è un oceano di silenzio. E la verità è che è il silenzio a riempire le parole, e non viceversa.

La dolcezza del silenzio è profondissima. Esso accarezza e abbraccia chiunque sia disposto a farsi penetrare da lui e ad accoglierlo. Nel silenzio ogni cosa nasce, cresce e si dissolve. Solo il silenzio è eterno, sempre presente, indistruttibile. E quel silenzio, se lo indaghi profondamente, scopri che è la tua stessa essenza! Il silenzio infatti è l’unica realtà, è l’unico Essere: non c’è nulla fuori dal silenzio. Tutto ciò che sperimentiamo non è rumore, ma una modulazione del silenzio, una sua espressione miracolosa. Come fa il silenzio a produrre suoni? Questo è il mistero, che nessuna parola può spiegare. Il rumore non può spiegare il silenzio. Quindi non ci resta che tacere e affidarci al silenzio.

La potenza del silenzio

Allo stesso tempo il silenzio è potenza ed energia. Esso contiene infatti la forza creatrice dell’Universo. Come è nato l’Universo se non dal silenzio? E il primo suono non è stato creato lo stesso dal silenzio? Il silenzio è nulla ma allo stesso tempo tutto. Non c’è nulla al di fuori di esso, poiché tutto sorge e cade nel silenzio. E il silenzio ha il potere che ogni cosa accada sulla sua superficie, senza che ciò lo alteri in alcun modo. Può anche il boato più tremendo e assordante distruggere il silenzio? No, semmai lo amplifica, lo rende più vivo, mostra che è solo attraverso di esso che ha potuto esplodere con tale vigore. Per contenere la potenza esplosiva più distruttiva, il silenzio deve essere ancora più potente. Non c’è dunque nulla di più potente del silenzio.

Ogni cosa si scioglie nel silenzio come neve al sole. Il silenzio è impenetrabile: non sono i suoni a penetrarlo, ma è esso a entrare in loro e a infonderli della sua sostanza. Il silenzio è l’unica sostanza. Esso è consapevole, autocosciente, infinito, indistruttibile ed eterno. Il suo potere è inimmaginabile. Ma la sua forza è bilanciata da una dolcezza incommensurabile e tenerissima. In quest’armonia di opposti, scaturisce ogni cosa. La magia del silenzio è così profonda e stupefacente da incantare e affascinare. A produrre incanto può essere solamente il silenzio. E solo esso può essere ammirato e venerato. Nel silenzio c’è tutto ciò che abbiamo sempre cercato. Non abbiamo mai trovato la pace e la felicità perché abbiamo sempre respinto il silenzio, ma esso è sempre tornato su di noi a ricordarci il nostro vuoto.

Il silenzio è il vuoto più pieno che ci sia

Pensiamo che il silenzio sia vuoto: è vero che è vuoto di parole, di suoni, di eventi. Da questo punto di vista non è nulla. Non è nulla rispetto alla nostra esperienza comune. Ma se lo approfondiamo con sufficiente dedizione, scopriamo che in realtà a essere nulla è tutto ciò che abbiamo vissuto. Ciò che sembra riempirci in realtà ci svuota. Non è un caso che ciò che ci fa stare meglio è ciò che ci lascia senza parole, senza fiato, senza pensieri. Perché è quando il mondo turbinoso della mente si mette da parte almeno per un attimo che nasce la gioia e si può sperimentare la bellezza del Tutto. E possiamo così scoprire la pienezza ineffabile e straordinaria del silenzio e rimanere meravigliati di aver potuto pensare che il silenzio non fosse altro che assenza di suoni e parole.

Non c’è nulla che possa riempire di più del silenzio. In pochi lo sanno, poiché anche quando fuori di noi c’è silenzio, noi facciamo di tutto per coprirlo. I pensieri sono l’ultimo strumento che usiamo per rifiutare il silenzio. Eppure gli stessi pensieri emergono dal silenzio e si dissolvono in esso. Dovremmo allora abituarci a prestare più attenzione al silenzio rispetto ai pensieri e alle parole. Dopotutto è il silenzio a costituire la quasi totalità della nostra esistenza, delle nostre esperienze e interazioni. Quindi dovremmo dargli la giusta importanza. La nostra stessa mente è per il 99% silenziosa, eppure siamo ipnotizzati dall’1% che parla! Il silenzio è il vuoto più pieno che ci sia: non ci resta che affondare nel suo abisso senza fine.

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Sciogliti nell’oceano della vita

Sciogliti nell'oceano della vita

Sciogliti nell’oceano della vita. Scompari tra le sue onde, nella sua candida schiuma. Lascia che tutto sia esattamente com’è. Non volere nulla, non rifiutare nulla. Sii tutt’uno con l’oceano: diventa uno spazio accogliente, accetta tutto nella tua infinita profondità. Rimuovi le barriere all’abisso dell’amore. Se non ti tuffi in quel sacro rifugio, la cigolante altalena del tempo ti risucchierà. Scegli invece di sprofondare nell’abisso dolcissimo del mare. Sciogliti nell’oceano della vita. Smetti di giudicare, di esprimere preferenze, di dividere il mondo in categorie. Immergiti, piuttosto, nella sacra bellezza e nella santa meraviglia dell’Universo. Abbraccia l’oscurità dell’abisso e porta la luce nelle parti più tenebrose. Diventa tutt’uno con la Vita. Abbandona il fardello dell’ego e buttati nell’infinità della Coscienza.

Tu fai parte dell’oceano, sei l’oceano, quindi che senso ha resistere se prima o poi dovrai tornare a esso? Smetti di proteggere ciò che non sei: sei già al sicuro! Smetti di attaccarti alla tua sofferenza. Sciogliti, dissolviti e resteranno solo pace, gioia e amore. Che cos’è infatti l’amore se non l’essenza del Tutto? Finché sei un piccolo ego, esso è un ostacolo alla pace e non puoi sperimentare la purezza dell’amore incondizionato. Per amare, devi scomparire come persona. L’amore infatti è assenza di limiti, di confini e condizionamenti. Come puoi accedere all’infinito se ti senti finito, limitato, racchiuso in un corpo e una mente separati dal Tutto? Non è possibile, e infatti vivere come ego crea solamente sofferenza, insoddisfazione, mancanza. L’ego è necessariamente incompleto, per cui per sperimentare la vera gioia devi sacrificare questo peso.

Sciogliti nell’oceano della vita

Si è sempre pensato che tanto più si diventa ricchi, potenti, di successo, in altre parole tanto più l’ego si ingrandisce e si espande, più saremo felici. E invece non c’è nulla di più falso. Anzi, la verità è esattamente il contrario: più diventi piccolo, insignificante, più lasci andare il tuo ego, più sei felice. Infatti l’ego è un fardello pesantissimo: più cresce, più ti appesantisce e ti opprime. Quindi più l’ego ha e possiede, più è un ostacolo alla felicità. Ovviamente l’infelicità non è correlata direttamente alla quantità di possessi, ma all’intensità con cui facciamo derivare la nostra identità e felicità da essi. Se puntiamo tutta la nostra vita a perseguire un obiettivo grandioso, è molto probabile che perseguiremo una vita di miseria. Ciò non significa che non dobbiamo perseguire obiettivi ma, piuttosto, che non dobbiamo pensare che il loro raggiungimento ci donerà ciò che agognavamo.

Dobbiamo lasciare che sia l’oceano della vita a stabilire che cosa è bene fare. Dovremmo rimettere la nostra volontà alla sue pacifiche onde. La volontà dell’ego, infatti, è sempre schizofrenica, conflittuale e causa enorme sofferenza. Noi siamo felici quando la nostra volontà corrisponde a quella dell’intero oceano. Infatti noi tutti siamo un unico Essere, per cui quando ci distinguiamo dalla sua Volontà, andiamo sempre controcorrente, o comunque non siamo allineati con il flusso dell’acqua. Ma l’unica felicità deriva dall’allinearci al flusso della Vita e, paradossalmente, è proprio in seguito a questo allineamento che scaturisce la libertà. Noi pensiamo che libertà significhi autodeterminarsi, decidere indipendentemente da chiunque. In realtà, tale tipo di libertà è solamente indeterminatezza. E il ventaglio di scelte che appaiono in tale indeterminatezza appare come libertà: in realtà, è molto più simile al dubbio, all’insicurezza e quindi porta caos e conflittualità.

Quando siamo fuori dall’oceano della vita, regna il conflitto

La libertà dell’ego è la nostra schiavitù. Può sembrare assurdo, ma puoi verificarlo nella tua esperienza. Infatti quando desideri qualcosa per espandere il tuo ego, ciò avviene quasi sempre a discapito dell’ego di qualcun altro. La vittoria di uno è la sconfitta di un altro. Il successo di uno è l’invidia di qualcun altro. L’ego vive di opposti, poiché la sua essenza è la separazione. Quando nasce l’ego, nasce anche l’altro. E l’altro diventa solitamente un mezzo per un fine, lo strumento per soddisfare le nostre brame. Ipocritamente diciamo che l’altro ci permette di aprirci, di espandere il nostro amore, di unirci. In realtà il più delle volte vogliamo solamente sfruttare l’altro come un gioco per assorbire il massimo piacere e la massima soddisfazione. Non è malvagità: l’ego semplicemente ha bisogno di fare così per sopravvivere.

Noi però abbiamo il compito di vedere i meccanismi dell’ego e notare che, quando siamo fuori dall’unità dell’oceano, regnano conflitto e separazione. Perché ci sia un ego, dev’essercene un altro, e un altro ancora. In questo modo nascono i limiti, le distinzioni, i confini. Ciò è stato un passo evolutivo. Ma ora è tempo di scioglierci nuovamente nell’oceano: a quanto pare non per tutti. Ma sempre più persone sono pronte per fare questo passo. Sciogliersi nell’oceano non significa perdere il proprio Io, se con Io intendiamo il nostro vero Sé. Tuttavia, significa perdere il falso io, sacrificare l’ego in nome di qualcosa di molto più grande. La paura di immergerci nell’infinito non è nostra: è solo un grido di dolore dell’ego, falso come il fantasma del sé separato.

Sciogliti nell’oceano della vita: ecco come

Ovviamente non bisogna cadere nella trappola di demonizzare l’ego come il male assoluto. Infatti l’ego è solamente un’identità fittizia e fa parte di un percorso evolutivo della coscienza. Ma come possiamo scioglierci nell’oceano della vita? Per scioglierci nell’oceano della vita dobbiamo fare di tutto per eliminare ogni separazione. E ogni spinta alla separazione proviene dal falso senso di identità egoica che ognuno di noi ha. Innanzitutto, dobbiamo sentirci pronti per fare questo viaggio di ritorno all’Uno. Dobbiamo essere consapevoli di che cosa esso comporta. Essenzialmente, comporta il sacrificio di tutto ciò che abbiamo creduto essere la nostra identità. E ciò può apparire spaventoso. Ma non possiamo tacere la verità: non ha senso dire che non c’è un prezzo da pagare per entrare nell’Uno.

Ma tale prezzo vale assolutamente la pena di essere pagato, poiché ciò che otterremo in cambio sarà pura gioia. In realtà, quando lo otterremo, non ci sarà nessun io che potrà rivendicarlo! Oltre a questo, ciò che dobbiamo sacrificare è un’illusione, qualcosa che non è mai esistito. Quindi effettivamente non perderemmo davvero nulla! Eppure dal punto di vista dell’ego la perdita appare reale: egli infatti teme più di ogni altra cosa la propria dissoluzione. Se ci fidiamo dell’ego, avremo paura. Ma se avremo fiducia nel nostro cuore, saremo al sicuro. E sapremo che non ci sarà niente da temere. E allora sciogliti nell’oceano della vita senza alcuna paura!

Come diventare tutt’uno con la vita

Per diventare tutt’uno con la vita, devi innanzitutto riconoscere come il tuo ego sia l’ostacolo principale a tuffarti nell’oceano dell’Infinito. Dopodiché, devi lavorare per disfare il tuo ego. Per farlo, devi studiarlo a fondo, conoscere i suoi schemi, i suoi meccanismi. Per studiarlo, devi osservarlo. E per osservarlo, devi attivare una consapevolezza superiore. L’attivazione di tale consapevolezza può essere effettuata tramite il ricordo di sé o, meglio, l’atto di dimorare il più possibile nello spazio della tua presenza. A partire da questo centro si sviluppa un testimone, ovvero uno spettatore consapevole degli eventi ma non influenzato da essi, ovvero semplicemente presente e non identificato con la mente egoica. Per attivare la consapevolezza superiore, puoi anche abituarti a portare l’attenzione sui tuoi pensieri e sulle tue emozioni e sensazioni.

Solitamente ci identifichiamo con i nostri pensieri. Se riesci a non fartene assorbire e a rimanere presente mentre la mente intona il suo solito disco, puoi iniziare a riconoscere degli schemi di pensiero ripetitivi e degli stati d’animo ricorrenti. Conosci a fondo te stesso e la tua mente. Il “te stesso” a cui mi sto riferendo ora non è il tuo vero te (che pure deve essere conosciuto!), ma il tuo subconscio, i tuoi pensieri, le tue emozioni, la tua reattività, i meccanismi del tuo ego. Mentre diventi consapevole di queste cose, ritorni anche al tuo vero te, poiché per esserne consapevole è necessaria la tua presenza, che torna a essere consapevole di sé stessa. Oltre a fare questo, puoi indagare direttamente la natura del tuo vero Sé, scoprendone l’essenza e le qualità.

Potrai scoprire che il tuo vero Sé non ha bisogno di nulla, è imperturbabile, non può essere ferito, è sempre al sicuro, contiene in sé la pace, è indistruttibile, è sempre presente.

Studia i meccanismi dell’ego

Qualunque approccio o percorso tu segua, l’ego continuerà a condizionarti a lungo. Abituati a chiederti se ciò che stai facendo, pensando o sentendo sia determinato dall’ego o dal tuo vero Sé. Ricordati che se stai soffrendo significa che hai scelto il tuo ego. Per scoprire l’ego devi essere abbastanza vigile da cogliere anche la minima frustrazione, la più piccola insoddisfazione, il più sottile senso di mancanza, il giudizio più innocente. Abituati a portare l’attenzione sul tuo corpo per verificare che non ci siano tensioni. Ogni tensione è segnale di una resistenza: scioglila con la tua consapevolezza, portando semplicemente l’attenzione sulla parte rigida. Inoltre, studia le varie strategie con cui l’ego perpetua sé stesso.

In particolare, l’ego non può ammettere di non avere ragione, ha bisogno di proteggersi, si sente facilmente ferito in seguito anche alla più velata accusa, è facilmente minacciato, è sempre sul chi va là, ha bisogno di controllare tutto per la propria sicurezza, ha sempre qualcosa che lo preoccupa, vive costantemente nel passato e/o nel futuro, vede il presente come un ostacolo o come un mezzo per un fine, è attaccato a cose e persone, resiste alla realtà, sviluppa barriere, odia, giudica, si arrabbia, si lamenta, fa dipendere la propria felicità dalle condizioni esterne, sfrutta gli altri, vuole ingrandirsi, si sente indegno, si sente in colpa, è orgoglioso, non ammette i propri errori, nasconde le proprie debolezze, si vanta, vuole essere sempre al centro dell’attenzione, è timido, è pauroso, è arrogante, vuole avere la meglio, vuole sempre vincere, vuole il meglio per se stesso.

Lascia andare i meccanismi dell’ego

Insomma, i meccanismi dell’ego sono numerosissimi. Ovviamente non devi studiarli a uno a uno, poiché sono praticamente infiniti e una volta che ne hai eliminato uno, ce n’è un altro pronto a spuntare. Piuttosto, per riconoscere l’ego che si risveglia in te, monitora la tua attività mentale ed emotiva: se c’è disagio, sofferenza o anche il minimo fastidio, quello è l’ego. A quel punto, puoi scegliere di lasciar andare il meccanismo, abbandonandoti al momento presente e smettendo di resistere. All’inizio ciò può sembrare un grande sacrificio, ma nota come non lasciar andare il meccanismo ti costa enorme sofferenza e tensione. La tua pace è un dono molto più grande! L’ego è bravo a ingannarci suggerendoci che sia giusto provare rancore, giudicare, lamentarci e ci offre in cambio un succo velenoso, un piacere malsano.

Quando ci lamentiamo, vogliamo lamentarci. Quando ci arrabbiamo, vogliamo arrabbiarci. Certo, non lo facciamo per cattiveria: lo facciamo perché abbiamo bisogno di amore e non troviamo in quel momento nulla di meglio da fare che lamentarci o arrabbiarci. Ma se siamo un po’ lungimiranti e ci vogliamo prendere cura del nostro benessere e di quello di chi ci circonda, smettere di avvelenare il nostro cuore è un imperativo! Ricorda infatti che ogni giudizio, lamentela o qualsiasi forma di negatività è una tossina per te, ti annienta e ti distrugge! E infatti ogni negatività è una forma di odio per se stessi, proiettata magari all’esterno, ma pur sempre rivolta verso la nostra mente e riflessa nel nostro corpo (guarda nella tua esperienza se non ci credi!). Sciogliti nell’oceano della vita!

Fluisci con la vita e sciogliti nell’oceano

Fluisci con la vita e sciogliti nell’oceano! Vivi come se fossi trasparente alle critiche e agli insulti. Vivi come se non esistessi: immergiti nell’esistenza e scompari in essa. Al posto di voler essere al centro dell’attenzione, sii tu il primo a dare attenzione. Quando l’ego si risveglia, consideralo al pari di un grido di dolore, una richiesta di aiuto che puoi colmare solo affondando nelle profondità del mare della presenza. Sii tutt’uno con la vita. Non resistere. Non creare barriere, difese, protezioni. Ricorda che non c’è nulla da proteggere. Riempiti di amore: esso ti darà tutto ciò di cui hai bisogno. Non lasciare che la tua vita sia dominata dall’ego, perché ciò vorrebbe dire miseria e sofferenza. Dove c’è ego, lì c’è dolore, ma dove non c’è, là regnano la pace e l’amore.

Smetti di creare attrito con il momento presente, perché ciò crea sofferenza dentro di te. Rimuovi ogni ostacolo, ogni opposizione, ogni resistenza. E la pace sarà con te. Quando vuoi qualcosa di diverso da ciò che è nel qui e ora, ricorda che la tua aspettativa ti fa soffrire: se rimuovi la tua pretesa, rimarranno pace e silenzio. Smetti di essere ossessionato dal tuo io: lascia andare le preoccupazioni e le paranoie. Lascia andare i giudizi, le contese, i rancori, perché avvelenano solamente il tuo cuore. Se vuoi davvero la pace, rinuncia a tutte le barriere che crei contro di essa. La pace è sempre lì, pronta ad accoglierti, se solo tu sarai in grado di accoglierla incondizionatamente.

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Come aprire il cuore

Come aprire il cuore

Come aprire il cuore all’amore? Come vivere in totale armonia con se stessi e con la vita? Si può vivere in uno stato di flusso, in unione con l’Universo? Certamente è possibile. Per renderlo possibile, ciò deve però essere il nostro obiettivo vitale, il nostro desiderio più ardente e profondo. Infatti è prima di tutto l’intenzione a rendere possibile una simile realizzazione. Aprire il cuore significa imparare ad amare incondizionatamente. Significa avere completa fiducia nella Vita. Significa scorrere tutt’uno con l’esistenza. Vuol dire accettare ogni cosa allo stesso modo, rinunciando a ogni giudizio, preferenza, posizione. Vuol dire abbandonare ogni paura e timore, ogni preoccupazione per sé stessi, ogni paranoia dell’io. Significa entrare in sintonia con qualunque persona, compresi gli sconosciuti, rinunciando a ogni sospetto e chiusura.

Significa sciogliersi in un oceano di amore e pace. Vuol dire smettere di pensare ossessivamente. Vuol dire gioire di ogni singolo aspetto dell’esistenza. Significa non opporre alcun rifiuto, alcuna resistenza e rinunciare a ogni separazione. Significa diventare portatori di gioia e amore, unione e pace, fratellanza e condivisione. Vuol dire liberarsi del proprio ego. Vuol dire rinunciare a ogni specialità, a ogni identità personale, a ogni senso di separazione, a ogni limite e confine. Significa lasciar andare ciò che piace e ciò che non piace, i propri vizi e le proprie debolezze. Significa iniziare finalmente a vivere davvero. Vuol dire perdonare qualsiasi cosa e persona, lasciar andare ogni rancore. Vuol dire abbattere ogni barriera, difesa e protezione.

Come aprire il cuore?

Come aprire il cuore? E come fare in modo che ciò sia possibile nella nostra esperienza e non solo come concetto nella mente? Aprire il cuore implica fare il contrario di ciò che abbiamo sempre fatto. Abbiamo sempre idolatrato il nostro ego, pensando che esso fosse la fonte della nostra gioia e la nostra identità. Così, abbiamo creato divisione tra noi e gli altri, conflitti, separazione, giudizio, odio, accusa, condanna, colpa, vergogna, indegnità. E questo ci è costato enorme sofferenza, poiché comportandoci così abbiamo rifiutato la nostra unità come uomini, e con essa la nostra natura divina di amore incondizionato. Abbiamo chiuso il nostro cuore, creando barriere, difese, tensioni, emozioni negative. Abbiamo creato per noi e per gli altri una vita misera e infelice. Ma proprio quella stessa sofferenza così struggente ci ha aperto gli occhi e ci ha suggerito che è possibile un’altra via.

È possibile una via che ci riconduca al nostro cuore, che elimini le pietruzze che hanno chiuso il passaggio e impediscono all’amore e alla pace di fluire liberamente. Se finora abbiamo scelto l’ego e in suo nome abbiamo eretto barricate, abbiamo sigillato il nostro cuore con le cerniere della colpa, della rabbia, dell’odio e della paura, da oggi possiamo scegliere di smantellare questi edifici instabili, che ci rendono solamente più vulnerabili ed esposti agli attacchi. Paradossalmente, chi ha il cuore aperto è invulnerabile. Infatti egli non ha nessun punto che possa essere attaccato. Chi ha il cuore chiuso, invece, può essere ferito continuamente anche dal più piccolo giudizio, dalla minima critica, è suscettibile, vulnerabile, debole, pauroso, timido, arrabbiato, orgoglioso. Diventa tutte queste cose perché ha un disperato bisogno di amore, e non sa che è stato proprio lui a sigillare la fonte del proprio amore.

Siamo stati noi a chiudere il nostro cuore

Per prima cosa, dobbiamo dunque realizzare che siamo stati noi a chiudere il nostro cuore. Infatti abbiamo scelto di creare un ego, all’alba dei tempi, forse per gioco, forse per conoscerci meglio. Chi sa esattamente che cosa sia successo? All’inizio eravamo un’unità indistinta, poi è accaduto qualcosa e ci siamo separati, almeno apparentemente (infatti la separazione è in realtà un’illusione!). Forse è stato proprio il fatto che eravamo un’unità indistinta a spingerci a separarci per realizzare la nostra essenza, per tornare a essa più completi dopo l’esperienza della separazione. In ogni caso, ognuno di noi ha un ego perché ha scelto questa strada. Ciò è fondamentale da capire per dissipare ogni vittimismo. Nessuno è vittima di questa decisione: ognuno ne è ugualmente responsabile, per quanto ciò sia difficile da accettare.

Se non altro, assumersi la responsabilità di aver scelto l’ego è un presupposto basilare per aprire il proprio cuore. Se ci sentiamo delle vittime, continueremo a subire. Dobbiamo capire che sentirsi vittima è semplicemente un’altra strategia dell’ego per mantenere viva la separazione. Quindi se scegli di essere vittima, stai scegliendo ancora l’ego, e non vuoi aprire il tuo cuore! Puoi aver sofferto le pene dell’inferno, ma sentirtene vittima non ti libera dalla sofferenza, semmai la alimenta. Assumersi la responsabilità di aver chiuso il proprio cuore è un passo coraggiosissimo: significa infatti ammettere di essere responsabili della propria sofferenza. Significa riconoscere che a farci male non sono stati gli eventi o le persone fuori di noi, ma le barriere che abbiamo eretto contro di loro. Può sembrare assurdo, ma man mano che apri il cuore, capisci che è così, e che non può essere altrimenti.

Riesci a vedere l’unità tra vittima e carnefice?

Persino quando siamo bambini (anzi, soprattutto quando siamo bambini) scegliamo inconsciamente di chiudere il nostro cuore per non vedere la verità. Erigiamo fin da subito barriere che almeno ci consentono di tenere vivo il nostro ego. So che è difficile da fare, ma quando vogliamo aprire il cuore non dobbiamo distinguere tra vittime e carnefici, tra innocenti e colpevoli. Infatti questa è un’altra trappola dell’ego per mantenere la separazione, dicendo che da un lato ci sono delle vittime innocenti, dall’altra dei criminali incalliti. Esprimere questo giudizio implica vedere con gli occhi dell’ego e non con il cuore. Il cuore infatti dice che tanto chi subisce il male quanto chi lo fa stanno facendo delle richieste di amore e sono entrambi soggetti ai meccanismi dell’ego.

Altrimenti la cosiddetta vittima non soffrirebbe. E l’eventuale carnefice si asterrebbe dal suo crimine. Se proprio vogliamo, possiamo dire che “vittima” e “carnefice” sono entrambi vittime: vittime del loro ego, della scelta di separazione. Sembra assurdo, eppure se apri il tuo cuore vedi che è così. Puoi vedere che il criminale che uccide un innocente è semplicemente un disperato, che chiede amore ma non lo trova, e quindi impazzisce, diventa folle. E nello sguardo dell’assassino che uccide c’è la stessa preghiera di salvezza che traspare dagli occhi di colui che sta per essere ucciso. In questo modo, vittima e carnefice si fondono in una sola cosa, in un’unica disperata e folle richiesta. Non riusciamo a vedere ciò perché siamo ciechi, ottenebrati dal giudizio, identificati con il nostro ego, terrorizzati dalla morte. Così facciamo distinzione tra attacco e difesa, aggressione e protezione, quando essi sono solo due facce della stessa medaglia.

Perdonare significa amare se stessi

So che si tratta di una pillola indigesta o addirittura indigeribile. Chi di noi ha subito traumi, violenze, aggressioni sente la sofferenza che monta dentro di lui, rivede le ingiustizie subite, non riesce a perdonare. Ciò è assolutamente normale: è un meccanismo di difesa. Eppure se avremo il coraggio di vedere nella nostra rabbia, nel nostro rancore, nel nostro odio una richiesta di amore, potremo scioglierci, rimuovere le barriere dell’ego e rimanere a nuotare in un oceano di puro amore, dove i rancori non esistono più, l’incapacità di perdonare si dissolve, i giudizi si volatilizzano, la rabbia e l’odio vengono trasmutati in comprensione e amore, compassione e gioia. Non credi che sia possibile? E invece nella sofferenza di ognuno di noi c’è un’enorme energia trasformativa. E se avrai il coraggio di lasciar andare qualsiasi giudizio contro i tuoi carnefici, non rimpiangerai mai di averlo fatto.

Prima di perdonare, vorresti fare tutto fuorché perdonare. Ma dopo che perdoni, non vorresti aver fatto niente se non perdonato. Puoi vedere in te stesso come portare rancore, far vivere dentro di te l’ingiustizia perpetui la tua sofferenza, solamente la tua. Quindi perdonare è un atto di amore verso te stesso. Non verso chi ti ha fatto del male. Solamente verso te stesso. In verità infatti non c’è nessuno da perdonare lì fuori, ma c’è solo da rimuovere i tuoi ostacoli interni a sperimentare l’amore che è dentro di te. Quindi aprire il cuore non è un obbligo o un dovere verso qualcuno, né una massima morale, né una cosa consigliata dai libri di religione o spiritualità, ma è un atto di prendersi cura di sé.

E in questo atto di amore per sé stessi, scaturisce l’altruismo e l’amore verso gli altri, poiché non c’è alcuna differenza tra amare se stessi e amare gli altri.

Come aprire il cuore lasciando andare i giudizi e l’odio

Prima di perdonare, vorresti fare tutto fuorché perdonare. Ma dopo che perdoni, non vorresti aver fatto niente se non perdonato.

Quindi come aprire il cuore? Scopri dentro di te i giudizi, la rabbia, l’odio, i sensi di colpa, la vergogna e portali alla luce della tua consapevolezza. Vedi come sono essi la causa della tua sofferenza. Guarda come oscurano la tua pace e ti impediscono di accedere all’amore. Guarda ai tuoi giudizi come a delle pietre che chiudono la grotta del tuo cuore e impediscono a questo di far fluire l’amore verso l’esterno, condannandoti all’infelicità e alla sofferenza. Fallo per il tuo bene, fallo perché ti ami! Quando esprimi un giudizio di condanna, ti arrabbi o accusi qualcuno, guarda come reagisce il tuo corpo: reagisce come se avessi rivolto quella negatività a te stesso. E infatti hai davvero rivolto quella negatività a te stesso, poiché fuori di te non c’è nessuno, non c’è nessun “altro” che possa essere accusato, giudicato, incolpato.

Infatti il mondo è dentro di te e siamo tutti Uno. Quando giudichi qualcuno, osserva direttamente nella tua mente e nel tuo corpo come stai esattamente giudicando te stesso. E osserva come il giudizio verso chiunque è una forma di autocondanna e di mancanza di amore. Vedi dunque come il tuo giudizio non è altro che una richiesta di aiuto, una supplica di amore. E a quel punto, per amore verso di te, lascia andare quel giudizio, poiché fa male solamente a te. Prova a lasciar andare anche un solo giudizio, e ti sorprenderai della pace che inizierà a scaturire dal tuo cuore. Ogni pietra rimossa dal tuo cuore è un sollievo da un peso, è una piccola liberazione, elimina un po’ di sofferenza. Non devi credere a ciò che stai leggendo: guarda nella tua esperienza per scoprire se è davvero così.

Tutti i problemi nascono dalla chiusura di cuore

Vuoi una soluzione rapida per risolvere tutti i tuoi problemi? Apri il tuo cuore! Potresti credere che sia una rassicurazione consolatoria. Ma prima di esprimere qualsiasi opinione, scopri tu se è vero! Non avere problemi non significa non avere più sfide nella vita. Vuol dire però smettere di creare problemi con la mente, e quindi superare la tendenza a preoccuparsi, a ossessionarsi, ad avere paura. Infatti tutti questi atteggiamenti sono frutto di un cuore chiuso. Cerca di vedere nella tua vita come tutte le tue preoccupazioni e i tuoi problemi dipendano dalle tue interpretazioni. E in queste interpretazioni puoi notare l’insistenza assillante e paranoica dell’ego (come farò, cosa mi succederà, e se…, che cosa posso fare…). Ogni preoccupazione non è una preoccupazione per se stessi, per il proprio ego?

Se così non fosse, dovremmo essere ossessionati ogni volta che chiunque perde il lavoro. E invece lo siamo solo quando capita a noi, o al limite a un nostro caro. Se succede a un nostro amico, magari ci dispiace. E se succede a uno sconosciuto, non ce ne importa un fico secco! Ogni problema deriva dal fatto che siamo concentrati su noi stessi e unicamente su noi stessi, i nostri attaccamenti, la nostra identità e la nostra immagine. Spesso ciò non sembra vero, ma se guardi bene, scopri che è così. Inizialmente ciò può apparire minaccioso. Ma in realtà è qualcosa di davvero liberatorio, perché significa che se noi smetteremo di essere ossessionati da noi stessi, dalla nostra immagine e se lasceremo andare i giudizi, saremo liberi, in pace e gioiosi! Che cosa c’è di più liberatorio di questo?

Tra l’altro, è solamente nostra responsabilità portare avanti questo compito, poiché ogni ostacolo è solo interno alla nostra mente.

Le catene sono dentro di te

Infatti tutte le catene sono unicamente dentro di te. L’ego è maestro nel proiettare le catene all’esterno, tramite convinzioni, accuse, giudizi. Ma il cuore è altrettanto bravo a indicarti come tutto ciò che ti soffoca, ti opprime, ti incatena è solamente dentro di te. Sono le tue paure, i tuoi giudizi, le tue ossessioni a renderti schiavo. La tua mente è in grado di convincerti che ci siano davvero dei carnefici all’esterno, persone ed eventi che possano farti del male, e ti persuade ancora di più di ciò quando ti mostra il corpo e ti dice: “Vedi, se qualcuno ti ferisce, tu ti fai male”. Ma la stessa idea di corpo nasce per tenere viva la separazione! Il mondo come lo vediamo con gli occhi della mente egoica è stato creato dall’ego per rendere reale la separazione! Quindi non possiamo cercare conferme al nostro vittimismo nella mente o nel mondo.

Possiamo invece accorgerci di come l’unica schiavitù possibile sia quella interiore, e deriva dall’identificazione con l’ego, con un sé separato che è mente e corpo. Se crediamo di essere un corpo, è ovvio che soffriremo quando qualcuno ci minaccia, e così ci sentiremo schiacciati, feriti, umiliati, calpestati. Ma se ci riuniamo al nostro cuore, scopriamo di essere molto di più del nostro corpo e che il corpo è solo la forma con cui appariamo, non certo la nostra identità. All’interno del sistema dell’ego tutto questo è inconcepibile, è assurdo, è addirittura folle, o magari è una consolazione, un sogno, un’utopia, una teoria filosofica. Ma il cuore sa che ciò è vero, e non ha nemmeno bisogno di convincere nessuno, creare teorie e modelli per dimostrare che ciò che vede è la verità. La visione del cuore è intuitiva e non ha bisogno di parole né di essere creduta vera.

Come aprire il cuore scoprendo chi sei

Per aprire il cuore, trova il centro dentro di te. Trova ciò che non può essere ferito, minacciato, che non ha bisogno di difendersi, di accusare, di giudicare. Connettiti al tuo cuore, affidati a lui, abbandonati nelle sue mani e nel suo abbraccio accogliente e caloroso. Sii presente, conserva la centratura, confida nel fatto che il tuo bisogno di difenderti e di attaccare è illusorio. Indaga dentro di te per scoprire chi è che ha bisogno di difese e di mantenere il cuore chiuso. Cerca dentro di te quel cosiddetto sé separato o ego. Dov’è? Non puoi trovarlo, perché l’ego è un’illusione, è un’identità fantasma. Esso non è altro che una collezione di pensieri, emozioni, sensazioni che creano un’identità. Ma se guardi bene dentro di te, scopri solamente di aver scambiato la tua identità per quell’insieme di pensieri.

Ma tu non puoi essere quei pensieri, poiché SEI anche quando quelli non ci sono, e non esiste alcun’altra identità se non l’IO SONO al di là delle parole, silenzioso e spazioso. Capire chi sei veramente è fondamentale. Se infatti scopri di non essere un corpo e una mente separati, che cosa diamine puoi difendere? Un gruppo di pensieri, un’identità immaginaria e inesistente? Se scopri davvero chi sei, considererai assurdo dover difendere qualcosa che non sei, e che oltretutto ti fa soffrire e ti rende misero e infelice! La chiusura del cuore è frutto di un errore di identità. Recupera la tua vera essenza e il tuo cuore tornerà a riaprirsi! Quando ti senti ferito, indaga dentro di te per scoprire chi è la persona ferita. Se indaghi bene, non la troverai, e al suo posto scoprirai solamente pensieri ed emozioni, che ovviamente non sono la tua identità!

E potrai vedere il tuo vero Sé risplendere, non ferito né turbato da nulla, sempre invulnerabile e intoccabile.

Rimani presente e in pace: non hai bisogno di reagire

Il tuo ego è la fonte di tutti i tuoi mali. Soffri ogni volta che lo proteggi, lo ingrandisci o agisci sotto il suo impulso. Se ad esempio reagisci a un’offesa, soffri. Se ti fidi dell’interpretazione dell’ego, che ti dice che è stata l’offesa a causarti dolore, l’ego rimane nascosto e la sua strategia può proseguire indisturbata. Ma se ti rivolgi al cuore e porti a lui la tua interpretazione, mettendola in dubbio e ammettendo di non sapere la ragione del tuo turbamento, può aprirsi un piccolo spiraglio. Puoi notare nella tua esperienza come smettere di nutrire i pensieri di risentimento e condanna ti fa rapidamente stare meglio. Mentre la rabbia ribolle in te, cerca di mantenere almeno un piccolo spazio di lucidità e presenza, anziché diventare completamente inconsapevole e vittima dei tuoi meccanismi di reazione.

All’inizio può essere difficile. Ma se persisterai, la tua presenza aumenterà e con essa la pace. E pian piano vedrai sempre più rapidamente e prematuramente le reazioni che affiorano. E capirai che esse scaturiscono in virtù dell’ego e del senso di separazione, mentre il tuo vero Sé risplende nel retro della tua esperienza e ti illumina silenziosamente. Così tu potrai scegliere da che parte stare: se farti sedurre dal bisogno dell’ego di reagire oppure rimanere nella pace della tua consapevolezza, resistendo alle tentazioni dell’ego di trascinarti nell’inconsapevolezza (o meglio, lasciandole andare, poiché in realtà costa maggiore sforzo difendere l’ego piuttosto che rimanere sereno come consapevolezza osservatrice, eppure siamo come ipnotizzati dalla mente e tendiamo a cadere comunque nei meccanismi, per quanto essi consumino enorme energia!).

Abbandonati al tuo cuore

Quando siamo condizionati fortemente dall’ego, aprire il cuore sembra un’impresa dolorosa, un enorme sacrificio. Lasciar andare un nostro meccanismo sembra uno sforzo enorme, tanto intensa è la nostra identificazione con l’ego. Ma col tempo, potrai accorgerti di come lasciar andare la tua reattività sia tutto ciò che vuoi fare, poiché scoprirai che ciò è l’unico modo per mantenere e far crescere la pace dentro di te. Imparerai che la pace è il regalo più grande e farai di tutto per conservarla, arrendendoti completamente al tuo cuore pur di non perderla. Più ti connetti col tuo cuore, più vorrai rimanere connesso e connetterti ancora di più, affondando sempre più in profondità nel suo oceano infinito di pace e amore. E a quel punto niente e nessuno potranno farti desistere dal tuo desiderio di aprire il cuore.

Ogni sfida, anziché una minaccia, diventerà un’opportunità per aprire il cuore. E sarai grato delle sfide, anziché rifiutarle e averne paura. Alla fine non ci saranno nemmeno più sfide, poiché sarai talmente pieno di amore che tutto fluirà spontaneamente. Quindi abbandonati al tuo cuore, poiché in esso risiede la tua salvezza, l’unica salvezza da questo mondo folle! Se ti arrendi totalmente, il tuo ego ti lascerà, e non rimarranno altro che pace, gioia e amore. Sembra impossibile, vero? Eppure la nostra essenza è divina, è il Paradiso, il Regno dei Cieli! Siamo stati talmente a lungo all’inferno che non ci sembra possibile che esista una via di uscita, vero? Ma questa via di uscita c’è, ed è addirittura più vicina del tuo respiro! È incredibile ma vero: lascia andare i dubbi e almeno prova ad aprire il cuore e meraviglie e miracoli cominceranno ad accadere.

Sii come l’oceano per aprire il tuo cuore

Sii come l’oceano. Che cosa vuol dire essere come l’oceano? Significa dimorare nello spazio della propria presenza, lasciando che pensieri, emozioni e sensazioni vengano e se ne vadano, accogliendoli e poi lasciandoli andare, senza né rifiutarli né attaccarsi a essi. Semplicemente sii, rimani consapevole e vivi la vita risiedendo consapevolmente nello spazio del tuo Essere, nell’Io sono. E vedrai come in poco tempo la tua vita sarà totalmente trasformata. I pensieri avranno sempre meno influenza su di te e il loro potere di ipnotizzarti e farti soffrire sarà sempre minore. Affonderai sempre di più nell’oceano del tuo Essere e da lì potrai goderti la vita, rimanendo imperturbabile e sereno, in pace e nella gioia. Ciò non significa che non avrai più emozioni o pensieri (anche se ne avrai molti meno).

Significa però che tali pensieri ed emozioni non costituiranno più la tua identità, e quindi sarai libero dal loro influsso. Questa è la liberazione dalla mente, che è l’unica vera liberazione. Il senso di liberazione non è inteso come “scomparsa” della mente, anche perché ciò implicherebbe non poter più pensare. La liberazione è intesa come fine della mescolanza tra il tuo vero Sé e i pensieri, è cioè la fine dell’identificazione con la mente. Essa da padrona e torturatrice diventa tua fedele servitrice e efficace strumento sotto il tuo “controllo”. Non è più una mente egoica, ma una mente illuminata dalla consapevolezza. Se vivi come l’oceano, puoi aprire velocemente il tuo cuore. Quindi non dare attenzione e importanza a ciò che accade nel mare, alle onde, ai mulinelli, alla schiuma. Piuttosto, rimani connesso con le profondità dell’abisso, nel cuore dell’oceano e sarai in pace e al sicuro.

Coltiva l’amore

Puoi facilitare l’apertura del cuore coltivando direttamente l’amore e degli stati di coscienza superiori. Dentro di te, chiunque tu sia, hai già accesso a un certo “quantitativo” di amore. Intendo dire che, a meno che non sia un serial killer, quasi certamente il tuo cuore è già un po’ aperto, o perlomeno non è completamente chiuso. Il “livello di apertura” dipende da molte cose, tra cui gli sforzi spirituali, vicende che hanno causato molta sofferenza (anche se queste in certi casi portano a chiudere maggiormente il cuore), predisposizioni, attività svolte. Il livello di apertura del cuore è direttamente proporzionale alla capacità di amare e di essere in pace. Quindi un buon modo per aprire il cuore è affinare la propria capacità di amare. Ad esempio, puoi coltivare la gratitudine.

Se smetti di concentrarti su ciò che non hai e su ciò che va male e ti focalizzi sul positivo e sull’abbondanza, ciò può offrirti un enorme beneficio. Puoi coltivare la compassione: anziché giudicare gli altri per i loro errori, cerca di comprendere la ragione dietro le loro azioni e di vedere in chi fa del male una persona bisognosa di aiuto. E cerca di vedere che tu stesso, come ognuno di noi, condividi la predisposizione a sbagliare e a “fare del male”. Dopodiché, commuoviti di fronte a un tramonto mozzafiato, piangi mentre ascolti un bel pezzo di musica. Fai del bene gratuitamente, senza voler nulla in cambio, compreso riconoscimento o attenzioni. Prega col cuore affinché il tuo cuore sia aperto. Sforzati di essere il più possibile amorevole e gentile con chiunque, purché in modo spontaneo e genuino.

Gioisci, ridi, gioca, salta, balla, goditi la vita

Gioisci senza motivo. Che cosa devi aspettare per essere felice? La mente proietta la felicità nel futuro e ti impedisce di essere felice nel qui e ora. Non fidarti dei trucchi della mente: non è vero che devi avere un motivo per essere felice. Puoi esserlo in qualunque momento. Non lasciare che sia la tua mente a dettare il tuo umore e stato d’animo. Abituati, quando ti alzi, a dichiarare l’intenzione di rimanere in pace qualunque cosa succeda. Il potere dell’intenzione è davvero forte, quindi se avrai la sufficiente forza di volontà e dedizione, potrai programmare la mente in modo da essere felice senza motivo. Che cosa c’è di più bello di insegnare alla tua mente come comportarsi invece che esserne schiavo? Quando ti senti giù, ricorda che le tue emozioni sono fittizie.

Ciò non significa ignorarle, reprimerle o trascurarle. Ogni emozione va osservata, indagata e vissuta pienamente. Ma non va mai dato loro il potere di controllarci. Che cosa ti impedisce di essere triste ma in pace, agitato ma sereno, depresso ma gioioso? Dici che è impossibile? Ciò è impossibile finché siamo identificati con le nostre emozioni. Ma se sappiamo che noi non siamo le nostre emozioni e impariamo a dimorare nel nostro cuore, dove regnano la pace e la gioia, possiamo rimanere in armonia anche nel mezzo di una tempesta emotiva, poiché lasciamo che le emozioni fluiscano in superficie, senza che noi opponiamo resistenza o ci identifichiamo con esse. E anche quando siamo attraversati da certe emozioni, possiamo ridere, giocare, saltare, ballare e goderci la vita. E le nostre emozioni si allontaneranno. Ovviamente ciò non significa che dobbiamo sfuggire alle emozioni rifugiandoci in attività o negandole.

Ma in alcuni casi il nostro umore è negativo solamente perché ci assopiamo sotto l’impulso delle emozioni. Per cui una sonora risata, un ballo, dell’attività fisica o un gioco possono scuoterci un pochino e muovere l’energia dentro di noi, elevando la nostra vibrazione. E mentre giochiamo, balliamo o corriamo, possiamo guardare alla nostra negatività di poco prima con un sorriso. E possiamo riprometterci che la prossima volta daremo meno importanza alla nostra malinconia, ansia, agitazione, guardandoli con maggiore distacco, vivendoli come semplici perturbazioni sul nostro Essere, anziché come problemi, emozioni spiacevoli o fastidi insopportabili. Dopodiché, possiamo riprometterci che la prossima volta apriremo il nostro cuore anche all’emozione più cupa, per scoprire che cos’è, per comprenderla a fondo, anziché commiserarci, creare storie senza senso o alimentare la negatività con ulteriori pensieri.

Guarda in profondità dentro di te per aprire il cuore

Quando senti che qualcosa non va dentro di te, non avere paura: guarda, osserva, vivi intensamente il malessere. Ciò può sembrare un approccio masochistico. In realtà non c’è nulla di più sano e amorevole. Infatti sono le emozioni ignorate, mal gestite, non osservate correttamente a causare sofferenza e miseria. Quando illumini direttamente un’emozione e le dai la tua COMPLETA attenzione, essa si dissolve rapidamente. Se indaghi a fondo un’emozione, scopri che cos’è. Scopri cioè che è solamente un insieme di pensieri connessi a delle sensazioni corporee. Se smetti almeno per qualche istante di ascoltare i tuoi pensieri, puoi osservare direttamente le sensazioni, senza etichettarle, senza dire “questa è depressione”, “questa è ansia”. Ricorda che un’etichetta è un incantesimo, e dà potere al pensiero. Per cui, anziché dare un nome all’emozione, vivila in modo puro e diretto.

In questo modo trasmuti il buio in luce, il piombo in oro. Le emozioni iniziano a farti meno paura e sei più disposto ad affrontarle. E soprattutto sei disposto ad accoglierle completamente, poiché quando osservi bene un’emozione, ciò che rimane è solamente una sensazione che non è peggio di un mal di testa o di un mal di denti. Così, apri il tuo cuore, poiché ti apri a tutte le tue esperienze, anche a quelle che definivi come le più spiacevoli. Smetti di resistere e di chiuderti e inizia a sperimentare e abbracciare ogni cosa nel campo della tua consapevolezza. Così il tuo potere cresce e con esso la pace e la gioia. Ricorda: ciò che non vuoi vedere dentro di te è solamente un fantasma, un ambiente che appare oscuro solo in quanto non illuminato dalla luce. Ma se porti la luce nell’oscurità, quest’ultima viene trasformata in luce!

Dissipa le tenebre dell’ignoranza e conosci te stesso in profondità

Non aver paura del buio. Se ti ritrai da esso, aumenta. Se scappi, ti insegue. Ma se punti la tua torcia direttamente al centro dell’oscurità, tutto si illumina. E ti rendi conto che non c’era proprio niente da temere: rimane solo una stanza vuota. E questo vuoto non è nemmeno spiacevole. Anzi, è lo spazio dell’essere, la pace, l’amore. L’oscurità era solamente un miraggio, un’illusione ottica frutto di una prospettiva sbagliata e soprattutto di mancanza di consapevolezza e della mancanza di volontà di guardare, osservare, vedere e comprendere. La sofferenza e l’oscurità sono sempre frutto di ignoranza. Se dissipiamo le tenebre dell’ignoranza, iniziano a risplendere l’amore, la gioia, la pace, la saggezza.

Conosci te stesso, non aver paura di scavare in profondità nelle grotte del tuo Essere. Non c’è infatti nulla di cui aver paura. Semmai proprio non guardare è pericoloso: se rimani al buio e non accendi la luce, potresti facilmente inciampare e cadere. Se sei in una stanza buia, ha senso rimanere al buio per paura di che cosa potrebbe esserci nella stanza? Oppure è più sensato accendere la luce per vedere che cosa c’è? Anche se dovesse esserci il mostro più spaventoso, non guardarlo non ti ripara dall’essere mangiato vivo. Anzi, aumenta il pericolo, perché non puoi difenderti in alcun modo. E allora perché rifuggi dal buio dentro di te, lasciando che i tuoi mostri giochino a nascondino nell’oscurità?

I tuoi mostri hanno potere finché non li scopri, ma quando li osservi senza paura o giudizio, essi sono costretti a scomparire o, meglio, a rivelare che non sono mai esistiti. Ma per scoprire che non esistono, devi guardare tu, non puoi fidarti di nessuno. E allora guarda bene le tue paure, la tua rabbia, il tuo odio. Osserva la loro natura di fantasmi, guarda come la paura è solamente un gruppo di pensieri collegato a tensioni e agitazione nel corpo. La paura cresce se tu scappi, la reprimi, la ritieni reale. Ma se la osservi con la massima attenzione, essa si dissolve. E nel tuo cuore si apre un nuovo spiraglio.

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