L’arte della trasformazione interiore

L'arte della trasformazione interiore

L’arte della trasformazione interiore è una virtù preziosissima che si apprende dedicandosi anima e corpo a un percorso spirituale. Essa consiste nella capacità di trasmutare il piombo in oro, attingendo al materiale grezzo per raffinarlo. L’alchimia è la massima espressione di questa arte. L’alchimista è colui che attraverso la presenza e l’osservazione modifica la chimica delle proprie emozioni e raggiunge un nuovo stato interiore. Egli sviluppa nuove virtù, partendo da qualità basse. Trasmuta l’attaccamento in amore incondizionato, la paura in coraggio e fiducia, l’agitazione in entusiasmo, l’apatia in passione, la rabbia in impeto. Come si apprende l’arte della trasformazione interiore? In altre parole, come si diventa alchimisti? In questo articolo parleremo proprio di questo.

L’alchimia è conosciuta dai più come disciplina per trasformare i metalli vili in oro attraverso formule e rituali. Questa è soltanto una parte di questa “scienza sacra”. L’alchimia, infatti, è innanzitutto scienza dell’evoluzione spirituale. Essa permette infatti di costruire nuovi corpi, nuove sostanze dentro di noi. In ultima analisi, essa è una via per il risveglio. L’alchimia vera e propria, o perlomeno la più significativa e interessante, è quella che riguarda l’interiorità. Come l’alchimia tradizionale si occupa della trasmutazione dei metalli in sostanze superiori (l’oro in primis), l’alchimia interiore mira a trasmutare le emozioni inferiori in emozioni superiori. Esiste anche una forma di alchimia che consente di attingere direttamente alle emozioni superiori, provocando così l’evoluzione senza passare necessariamente per il “piombo”.

Dall’alchimia alla chimica: una perdita fondamentale

Oggi si considera la chimica come un'”innovazione” rispetto all’alchimia. Potremmo dire che è così dal punto di vista della scienza ortodossa. La chimica ha infatti consentito enormi progressi nella medicina e in tutti i campi del sapere. Ma raramente si sottolinea che quando la chimica sostituì l’alchimia, si perse in gran parte un sapere fondamentale e importantissimo. Il guadagno a favore della precisione e della tecnica, delle scoperte sperimentali e di nuove invenzioni è controbilanciato dalla corrispondente perdita in termini di possibilità spirituali. Infatti l’alchimista non era soltanto un individuo “bizzarro” che tentava esperimenti complicati con alambicchi e formule magiche. Egli era innanzitutto una persona profondamente consapevole di sé. In che cosa consisteva questa consapevolezza?

Per prima cosa, un’alchimista sapeva bene che è possibile modificare all’esterno soltanto ciò che è già stato fatto all’interno. Più precisamente, la capacità di trasformare un determinato metallo in oro corrispondeva alla capacità di trasmutare una certa emozione inferiore in una superiore dentro di lui. L’alchimia, dunque, era ed è tuttora dominio di sé, potere sulla propria mente e sulle proprie emozioni. Il chimico di oggi, invece, può anche ignorare completamente la gestione e trasformazione delle emozioni, in nome di una ricerca scientifica basata sulla ripetibilità degli esperimenti e sull’agire all’esterno senza badare alla propria interiorità. Per quanto ciò sembri banale, è in realtà un segnale di una separazione tra l’individuo e il mondo, di una frattura insanabile tra l’interno e l’esterno.

L’alchimista deve conoscere se stesso

Un altro elemento fondamentale, che è forse il presupposto dell’alchimia, è la conoscenza di sé stessi. Infatti non puoi trasformare qualcosa (né all’interno né all’esterno) se non sai che cosa stai andando a “maneggiare”. Se vuoi trasmutare la tua rabbia, devi innanzitutto riconoscerla, sapere come e quando si manifesta. Devi individuarne le sfumature (irritazione, frustrazione, collera, furia). Hai dunque bisogno di sapere che cosa risiede nel tuo subconscio. Devi conoscere il tuo lato oscuro, soprattutto il tuo lato oscuro! A questo proposito, diventa fondamentale l’osservazione di sé. L’alchimista deve avere costantemente un occhio rivolto all’esterno e uno rivolto all’interno, deve vigilare su di sé, vedere come reagisce la sua macchina biologica. Non può farsi sfuggire l’occasione di operare una trasmutazione alchemica.

Per fare questo ha bisogno di sviluppare una qualità fondamentale: la presenza. Essa è uno stato di vigilanza e autoconsapevolezza, centratura e attenzione che consente di sapere che cosa sta accadendo, è accaduto o sta per accadere dentro di sé. Se l’attenzione è sotto una certa soglia, un individuo è assorto nei suoi pensieri. E in tale stato ipnotico e di addormentamento, non ha alcun potere su di sé: vive passivamente i meccanismi del suo ego e ne è completamente in balia. Nonostante ciò, crede di essere vigile e sveglio, presente a se stesso e padrone di sé: questo è uno dei più grandi schemi di inganno della mente. Credere di essere svegli quando si è dominati dalla mente è un’illusione e un pericolo. L’alchimista impara a riconoscere quando è presente e quando la sua consapevolezza è addormentata, vittima dei meccanismi dei suoi corpi.

Come praticare l’arte della trasformazione interiore

Come apprendere e praticare allora l’arte della trasformazione interiore? Che cosa puoi fare per diventare un alchimista? Per prima cosa devi avere una forte intenzione di volerti risvegliare. Dopodiché, dovrai iniziare a lavorare sulla presenza. Devi imparare a distinguere i momenti in cui sei presente da quelli in cui sei addormentato e triturato dai pensieri. Devi riuscire a tornare in te stesso tutte le volte che puoi. Per sviluppare una certa presenza, potresti trovare utile praticare alcuni esercizi di ricordo di sé. Essi consistono nel fare qualcosa concentrandosi sull’attività ma allo stesso tempo mantenendo una parte di attenzione rivolta a te stesso. Idealmente, dovresti ricordarti che ci sei, sentire la tua stessa presenza.

Ma puoi anche mantenere una porzione di attenzione sul corpo, sul respiro o su una parte del corpo. Ad esempio, quando guardi la televisione, cerca di non perderti totalmente nello schermo. Quando mangi, rimani presente anziché perderti nei pensieri e nelle preoccupazioni. Quando ti lavi le mani, stai attento a ciò che stai facendo e ricordati di te. Non è qualcosa di difficile, è però importante RICORDARTI di farlo. Puoi dunque scegliere alcune attività durante la giornata durante le quali praticare la presenza e metterti una sveglia per ricordarti. Parti da una sola attività, dopodiché aggiungine via via che senti che stai sviluppando una certa presenza. Un esempio di tre attività può essere:

  • rimanere presente mentre ti fai una doccia
  • focalizzarti completamente sul tragitto da casa al lavoro
  • non pensare a nulla mentre sei in coda al supermercato

L’arte della trasformazione interiore in azione

A che cosa servono questi esercizi? Servono a farti sviluppare un certo stato di attenzione che ti sarà utile per trasformare le tue emozioni e le tue reazioni. In verità, è proprio nelle occasioni in cui provi emozioni o tendi a diventare inconsapevole e reattivo che ti serve più di tutto la presenza. Ad esempio, se qualcuno ti critica, tu puoi diventare presente dopo la reazione, durante o prima. Dovresti riuscire a essere presente almeno durante. Ma inizialmente cadrai sicuramente nella reazione e potrebbe passare un certo periodo di tempo prima che ti ricordi di te. Con la pratica, inizierai a “cogliere” la tua reazione mentre sta avvenendo. Più tardi, sarai già presente e quindi (quasi) immune alle reazioni del tuo ego.

Ogni volta che riesci a rimanere presente su un’emozione o una reazione del tuo ego, ne diventi consapevole. La tua consapevolezza spezza il legame di dipendenza tra te e la macchina biologica. E accade una trasformazione. Quale trasformazione? Se ad esempio riconosci ogni volta la rabbia che sta salendo in te e non te ne fai dominare, essa si trasforma in un’emozione superiore. Ma la cosa più interessante è che la tua negatività pian piano si rimuove, eliminando i blocchi che tengono il tuo cuore chiuso e che ti tengono prigioniero della tua personalità. In particolare, se hai il coraggio di stare sulle tue emozioni anche se dolorose, la tua presenza le trasmuta e col tempo produce l’apertura del cuore. I tuoi nodi si sciolgono e inizi a risvegliarti. La tua visione del mondo cambia. Inizi a vedere la perfezione e ad amare incondizionatamente.

L’apertura del cuore

L’apertura del cuore è il “risultato” finale del percorso spirituale-alchemico. La presenza sulle emozioni, abbiamo detto, rimuove i blocchi che impediscono all’amore di fluire liberamente. Il cuore si apre per grazia: a un certo punto l’alchimista si abbandona alla presenza e il suo sforzo maschile si trasforma in un atteggiamento femminile di accoglienza. L’individuo può aprirsi per ricevere la grazia, dopo aver ripulito gran parte dei suoi blocchi e sacrificato le sue percezioni errate o limitate della realtà. Quando il cuore si apre, l’esperienza del mondo cambia: la bellezza è percepita in modo chiaro, vibrante e perfetta; un senso di amore ed espansione fluisce dall’interno all’esterno, senza sforzo; la percezione della realtà cambia, e si vede con gli occhi del cuore.

Il cuore conosce che cosa sta accadendo realmente, al di là delle percezioni limitate dell’ego. L’ego è cieco, non vede, poiché la sua visione della realtà è filtrata dai suoi meccanismi e dalla sua reattività. Il cuore, al contrario, accede direttamente alla realtà e la interpreta senza filtri. Chi ha il cuore aperto ha una visione chiara del mondo. Può essere definito un illuminato perché è connesso con il suo vero Sé e con la Vita, e ha trasceso il senso di separazione creato dall’ego. Egli è una persona saggia, che illumina le proprie riflessioni con l’amore anziché ricorrere alla sola ragione. Un essere umano col cuore aperto è in grado di curare le proprie ferite residue e di guarire il dolore altrui, non con le parole, ma per tramite della propria presenza. Egli ama incondizionatamente se stesso e gli altri.

Come aprire il cuore con l’arte della trasformazione interiore

Per aprire il cuore hai bisogno di una centratura che ti consenta di ricordarti di te anche durante gli eventi più scioccanti dal punto di vista emotivo. Sono proprio tali eventi la prova della tua consapevolezza e maturità spirituale. Ma essi sono soprattutto delle opportunità per aprire più a fondo il tuo cuore e illuminarti in maniera repentina e veloce. Quando un evento traumatico attraversa la tua vita, devi infatti essere disposto a lavorare assiduamente su di te per rimuovere la tua sofferenza ed evolverti spiritualmente. In tali casi estremi e nelle situazioni più dolorose devi avere il coraggio di arrenderti totalmente alla tua presenza e alla Vita stessa per aprire il tuo cuore.

Ma non hai necessariamente bisogno di tali eventi per aprire il cuore. Puoi infatti evolverti anche a partire dalle situazioni meno traumatiche ma comunque stressanti, fastidiose, dolorose. Anzi, è molto meglio sciogliere gradualmente i propri nodi e i propri attaccamenti piuttosto che toccare improvvisamente il fondo, anche perché non è detto che ciò servirà ad aprire il tuo cuore, poiché c’è bisogno di una forte motivazione e una consapevolezza e disposizione di base per lavorare su di sé quando la vita ci manda la “sciagura”. Che cosa puoi fare nello specifico per aprire il tuo cuore e diventare maestro nell’arte della trasformazione interiore?

Sciogliere i nodi, liberarsi dagli attaccamenti e guarire dalla cecità

Ciò che tiene il tuo cuore chiuso sono i nodi avviluppati dentro di te. Essi ti soffocano, ti impediscono di vedere la realtà, ti fanno soffrire. I nodi sono i blocchi emotivi sorti in conseguenza di eventi più o meno traumatici vissuti nel corso della vita. Si tratta di barriere che impediscono il libero flusso dell’amore e dell’energia vitale, imprigionandola su frequenze più basse e impedendo il tuo sviluppo armonico e integrale. Quando qualcuno o qualcosa ricorda il tuo trauma, attacca la tua barriera, il tuo ego tende a chiudersi in se stesso per proteggersi e per paura di affrontare la verità. Fra questi nodi sono presenti anche gli attaccamenti e le resistenze, che nascono dalla paura e dalla mancanza di fiducia e di amore.

Tali blocchi ti rendono letteralmente cieco, poiché agiscono da filtro tra te e la realtà. Essi ti impongono la loro interpretazione scorretta, che nasce dal senso di separazione e dal bisogno di protezione e sopravvivenza. Si basano necessariamente sulla falsità, poiché tutti i nodi sorgono per non guardare in faccia la realtà. Per guarire dalla cecità devi innanzitutto realizzare che non vedi, che le tue percezioni sono errate o perlomeno limitate e insufficienti. In particolare, la cosa più importante che devi fare è renderti conto della tua tendenza a proiettare i tuoi blocchi all’esterno e assumertene la responsabilità, ricordando che sei tu a creare la tua sofferenza e i tuoi disagi. In breve, ogni volta che soffri, devi ricordarti che il tuo dolore dipende dal fatto che non hai occhi per vedere. Se avessi occhi per vedere, non soffriresti e vedresti la perfezione di tutto.

L’arte della trasformazione interiore in sintesi + ulteriori spunti

In sintesi, ciò di cui hai bisogno per praticare “l’arte della trasformazione interiore” è sviluppare una certa presenza per osservare la reattività della tua macchina biologica. Tale presenza ti consente di modulare le tue reazioni e spesso anche di prevenirle attraverso il potere della tua consapevolezza stessa. La presenza ti permette inoltre di mantenere una certa lucidità e centratura che ti aiutano a creare una distanza via via sempre maggiori dagli eventi, per cui ti disidentifichi dai meccanismi dell’ego e guardi la situazione con maggiore distacco. Inoltre, la lucidità che mantieni ti permette di abbandonare le tue percezioni, disfarti dei tuoi attaccamenti, attribuirti la responsabilità della tua sofferenza.

Con la pratica, potrai sostituire la reattività del tuo ego con un atto di amore, di compassione, di gioia. Ciò è la “ricompensa” per i tuoi sforzi spirituali: il piombo delle emozioni inferiori si trasforma nell’oro di quelle superiori. Accanto allo sforzo e alla volontà di non perdere te stesso nelle reazioni, è necessaria una fiducia, una disposizione ad arrenderti all’amore e di lasciare che la luce illumini il buio. Inoltre, è necessaria una certa apertura mentale per concepire la possibilità che le tue prospettive della realtà siano errate e che esista una retta visione fondata sugli occhi del cuore. Ogni volta che senti anche una minima apertura, goditi quel momento! Allo stesso tempo, “goditi” anche le emozioni inferiori, dedica loro tutto il tempo, rimanendo su di esse, senza fuggirle, confidando che la tua presenza le trasformerà in un nuovo nettare divino!

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