La chiave per smettere di soffrire

La chiave per smettere di soffrire

Qual è la chiave per smettere di soffrire e lasciar andare completamente il proprio dolore?

Nessuno e niente al mondo ha potere su di te. L’unica responsabilità di come ti senti è tua. Nessuno ha il potere di darti felicità o di togliergliela: solo tu puoi cedere questo tuo potere. Per riappropriarti del tuo potere, assumiti la totale responsabilità delle tue proiezioni: osserva la tua mente e vedi come tende a incolpare, accusare e attaccare persone, cose e situazioni. E vedi come questa tendenza derivi dal carico di negatività che porti dentro di te a livello mentale ed emotivo, che deriva a sua volta da un senso di malessere esistenziale, che è l’angoscia e la colpa della credenza egoica nella separazione dall’Amore.

Quando proietti, nota che perdi la pace non per il fatto accaduto, ma per la tua interpretazione. Quindi tu sei responsabile di scegliere come ti senti. Normalmente scegliamo inconsciamente, perché siamo inconsapevoli. Ma possiamo diventare consapevoli di come siamo sempre noi a creare il nostro dolore. Se così non fosse, saremmo degli schiavi. Ma non siamo vittime del mondo. Dopo esserti assunto la responsabilità delle tue proiezioni e del tuo dolore, lascia andare i tuoi giudizi e chiedi al tuo cuore di aprirti alla visione dell’Amore. Questa è la chiave per la pace interiore e per tornare a essere padroni di sé, liberi e gioiosi, indipendenti e felici.

La chiave per smettere di soffrire: i passi verso la pace

Ecco quali sono in breve i passi verso la pace e per smettere di soffrire:

  1. Osserva la tua mente e nota il suo bisogno compulsivo di incolpare e accusare qualcuno o qualcosa della propria sofferenza.
  2. Nota che accusare il mondo del tuo dolore significa perdere la possibilità di risolverlo. Secondo l’ego infatti per smettere di soffrire bisognerebbe cambiare il mondo. Ovviamente non è possibile cambiare il mondo, e anche se fosse possibile, il dolore si ripresenterebbe sotto altre forme, perché il problema di base non è stato individuato.
  3. E qual è il problema di base all’origine della sofferenza? Ovviamente è il fatto che il dolore è già presente dentro di te, non per via di qualcosa che è successo nel mondo, ma perché è un carico che porti dentro come croce esistenziale per la credenza di essere separato. Non si tratta di una punizione, ma di una scelta di cui ognuno di noi è responsabile, per quanto il nostro ego ci faccia credere che noi siamo le vittime del mondo.
  4. Nota quindi come accusare il mondo solo apparentemente ti dia sollievo, ma in realtà rinforza il tuo dolore.
  5. A questo punto assumiti la responsabilità delle tue proiezioni e interpretazioni. Ammetti umilmente che sei tu che stai creando il tuo dolore e il tuo inferno. Ciò può essere difficile da credere, eppure è la chiave per la tua liberazione dalla sofferenza.
  6. Una volta che ti sei assunto davvero la responsabilità, puoi chiedere a Dio che ti sia offerta la visione corretta della realtà.

Come liberarti dalla sofferenza in breve

In sintesi, il tuo compito è quello di assumerti la responsabilità delle tue proiezioni, vedendo il costo che ti causano e la sofferenza che ti creano, per cercare un’altra via di salvezza dal tuo dolore. E a quel punto puoi lasciar andare le tue proiezioni al tuo cuore o a Dio o a una qualsiasi figura amorevole o a un simbolo di pace e amore. Questa è l’essenza del vero perdono: il perdono è la correzione delle proprie percezioni errate, che derivano dalle proiezioni e interpretazioni della nostra mente. La via di uscita dalla sofferenza è in gran parte una questione di visione e consapevolezza: soffriamo perché crediamo nelle illusioni della nostra mente. E l’illusione più grande in cui crediamo è quella di essere individui separati, mortali e vulnerabili.

Dopotutto, se sapessimo di essere puro spirito, perché dovremmo sentirci minacciati anche dall’assassino più crudele? A farci avere paura e farci soffrire è la nostra percezione di vulnerabilità e piccolezza, ma è proprio questa percezione a dover essere messa in discussione più di tutto, poiché è completamente falsa! Come dicono tutte le tradizioni spirituali, l’ego è un fantasma che non esiste, eppure noi crediamo alle sue menzogne prendendole per oro colato! La chiave per smettere di soffrire consiste nel ricercare la Verità con umiltà e con la disponibilità a mettere in dubbio i propri valori, le proprie credenze e le proprie interpretazioni. Finché rimaniamo dentro le nostre illusioni, sarà molto difficile trovare pace!

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Come coltivare la compassione

Come coltivare la compassione

La compassione è una delle forme più potenti di amore. Infatti nasce dalla consapevolezza dell’innocenza intrinseca a ogni essere. Scaturisce dalla comprensione che ogni attacco è una richiesta di amore mascherata da violenza. Sorge dal riconoscimento che tutte le creature dell’Universo sono unite nella sofferenza e nell’amore. Tutti infatti condividiamo il sistema dell’ego e quello della mente corretta e illuminata dalla visione del cuore. Chi commette atti considerati malvagi soffre e per questo ha bisogno di amore e compassione, allo stesso modo di chi soffre la fame, la povertà, la disoccupazione e di chi è in preda alla disperazione. L’ego distingue tra vittime e carnefici, ma in realtà entrambi hanno solamente bisogno di amore e soffrono per il vuoto di Dio dentro di loro. Ma come coltivare la compassione?

Coltivare la compassione non è certo una pratica semplice. Infatti avere compassione per la sofferenza significa riempire innanzitutto il proprio cuore di amore. Se non amiamo noi stessi, non possiamo pensare di poter diffondere amore nel mondo! In ogni caso, possiamo riempire il nostro vuoto di amore partendo dagli altri, e cioè iniziando ad amare il prossimo e ad avere compassione per la sua sofferenza. Infatti, dato che siamo Uno, amare un altro significa amare se stessi, allo stesso modo in cui odiare un altro significa odiare se stessi. Quindi provare compassione per chiunque significa aprire il nostro cuore all’amore, il quale riempirà automaticamente il nostro vuoto e la nostra mancanza di pace.

Come coltivare la compassione

Coltivare la compassione in modo diretto può non essere semplice. Eppure se ci dedichiamo a tale pratica con tutto il nostro cuore e le nostre forze, possiamo elevare rapidamente il nostro livello di coscienza e riempirci di amore e gioia. Come dice il Dalai Lama:

Se vuoi che gli altri siano felici, pratica la compassione. Se vuoi essere felice tu, pratica la compassione.

Solitamente pensiamo che la felicità di un altro sia la nostra infelicità e viceversa. Ma non c’è nulla di più falso. L’ego ci convince che rendere felice qualcuno o provare compassione per chi soffre significhi in qualche modo assorbire la sua sofferenza. Pensiamo che condividere la sofferenza di qualcuno voglia dire riempirsi di dolore, caricarsi dell’angoscia dell’altro, in un atto di eroismo masochistico. Ma questa è una distorsione totale, che l’ego compie secondo la sua convinzione che “dare qualcosa a qualcuno vuol dire privarsi di quella cosa”. Se offriamo la nostra compagnia e presenza, diamo il nostro amore e stiamo vicini a chi soffre, secondo l’ego dobbiamo soffrire anche noi. In realtà, provare compassione significa non solo alleviare la sofferenza dell’altro, ma anche la propria.

Abbiamo l’idea che provare compassione significhi riempirsi di dolore, e ciò sembra confermato dalle lacrime che scorrono sul viso di chi si commuove nel vedere la sofferenza. Ma il pianto della compassione nasce da uno stato emozionale superiore, che è al di là del piacere e del dolore, delle emozioni positive e negative. La compassione rende veramente in pace, sereni, felici e pieni di amore. Ciò non è un insulto a chi soffre? No, perché riempirsi di pace e gioia di fronte alla sofferenza, pur mista a un genuino dispiacere, significa caricarsi dell’energia necessaria per espandere l’amore a chi soffre, tramite la propria semplice presenza o anche con azioni.

Il primo passo per coltivare la compassione: partire dal seme di compassione che è già dentro di noi

A ben vedere, non ha alcun senso soffrire insieme: chi ama vuole gioire insieme. Chi è pieno di amore sa che chi sta soffrendo è solo coperto da un velo di ignoranza e ha solamente bisogno di amore e pace. E in quell’ignoranza chi prova compassione vede innocenza e il disperato bisogno di aiuto. Più il nostro cuore è aperto, più vediamo tale richiesta di amore, percependola trasparire anche dagli occhi di un assassino, di un torturatore, di un grande carnefice. Se il nostro cuore è meno aperto, possiamo comunque commuoverci alla vista di un bambino affamato o una persona ammalata. Non è importante quanto sia profonda ora la nostra compassione: dobbiamo partire dalla compassione che proviamo ora e sforzarci di espanderla.

È dunque fondamentale, per prima cosa, essere onesti con se stessi e valutare approssimativamente quanta compassione c’è già dentro di noi. Ovviamente la compassione non è una qualità oggettiva, non può essere misurata matematicamente o ridotta a una quantità numerica. Tuttavia può essere vista come un seme che germoglia fino a dare vita a un grande albero da frutto. Prima di godere dei frutti dell’albero, dobbiamo prenderci cura con la massima dedizione del seme, creando le condizioni necessarie per farlo germogliare. Quindi guardiamo innanzitutto dentro di noi per scoprire quanto è grande il nostro seme: chiediamoci con sincerità verso chi e che cosa siamo già in grado di provare compassione.

Quanto è grande il tuo seme della compassione?

Fai un piccolo esperimento: chiudi gli occhi, fai alcuni respiri profondi e immagina un bambino affamato? Riesci a provare compassione? Per alcuni può essere scontato. Ma non è così. Infatti potrebbe essere che la voce nella tua testa parte all’improvviso, dicendo che sono sempre le solite storie di vittimismo e di colpa, in base alle quali si cerca di far sentire in colpa noi occidentali per la fame nel mondo, la povertà e la guerra per via del nostro passato di colonizzatori, della nostra ricchezza non meritata, dello squilibro di risorse che sarebbe alimentato anche dai nostri sprechi e dal nostro egoismo. Ok, questo sarà pur vero, ma ciò ci impedisce di provare compassione? Non ascoltare le storie della tua mente: notale, ma non fartene assorbire. Ora andiamo alla prossima immagine.

Tieni gli occhi ancora chiusi e immagina un animale abbandonato. Per alcuni provare compassione per un animale avviene in modo abbastanza spontaneo. In alcuni casi, la mente inizia a borbottare che bisogna avere compassione degli esseri umani e… al diavolo gli animalisti, che si prendono cura di un cane ferito mentre un loro simile ha appena perso l’uso delle gambe… Anche in questo caso, non fidarti delle storie della mente. Dobbiamo capire che la compassione non deve fare differenze: infatti la vera compassione unifica e ristabilisce l’unità di tutti gli esseri viventi. Le gerarchie fanno parte del sistema dell’ego e non fanno altro che impedire di coltivare compassione. Ora passiamo alla prossima immagine: immagina un uomo che lavora in nero, guadagna bene eppure prende un assegno di disoccupazione.

Quanto è difficile provare compassione in certi casi…

Lo so, questa è molto difficile da digerire! Eppure che cosa ci impedisce di provare compassione? Avere compassione non significa giustificare una situazione del genere o stare fermi a inviare amore. Possiamo amare ma allo stesso tempo essere fermamente decisi nel condannare la situazione! E ora passiamo a una situazione ancora più difficile: riesci a provare compassione per il tuo partner che ti tradisce? Questa proprio no, è impossibile: al bando la compassione e tutte queste sciocchezze! Come avrai notato, è tanto più difficile provare compassione quanto più ci sentiamo minacciati, toccati o feriti da qualcosa o qualcuno. Non proseguiamo con proposte ancora più complicate: non voglio infierire di più.

Piuttosto, vorrei invitarti a riflettere su come la capacità di provare compassione sia inversamente proporzionale al nostro ego. In altre parole, quanto più ego abbiamo, meno siamo in grado di essere compassionevoli. Meno ego abbiamo, viceversa, più grande è il seme della nostra compassione. Quindi uno dei modo migliori per riempirsi di compassione è liberarsi del proprio ego (se vuoi saperne di più ti invito a leggere il mio articolo al riguardo). Il nostro ego è abile a farci credere che sia folle e sciocco o addirittura ingiusto e distruttivo provare compassione per chi fa del male, in particolare se a subire quel male siamo noi. L’ego ignora che sciogliendoci nell’amore e nella compassione indirizzandoli proprio a coloro che vediamo come malvagi ci può donare una gioia e una pace immensi e profondissimi.

Secondo passo: nutrire il seme della compassione

Come nutrire il seme della compassione? In altre parole, come possiamo alimentare la nostra capacità di provare compassione? Ecco che cosa possiamo fare:

Aprire la mente alla retta comprensione

In breve, dobbiamo sforzarci di realizzare che il male commesso non deriva mai da vera “cattiveria”, ma da un bisogno di amore, da ignoranza e inconsapevolezza, che spingono alla follia. Dobbiamo riuscire a vedere nell’assassino la disperazione di un amante che ha perso la fonte del suo amore (in questo caso la sorgente divina dell’Amore). Chi fa del male è un pazzo oppure un mendicante, non un malvagio assetato di potere o di sangue. Al limite, è un individuo assetato di amore, anche se ricerca tale amore sotto forma di surrogati che hanno poco o nulla a che fare con esso. La compassione scaturisce in gran parte dalla capacità di vedere che cosa realmente accade nel mondo. La compassione è dunque una stretta compagna della saggezza, ma è ancora più potente in quanto riempita di amore.

Aprire il cuore e nutrirlo di amore

Aprire il cuore significa aprirsi all’amore incondizionato. Ciò ovviamente ci riempie automaticamente di compassione, in quanto la compassione non è che una forma di amore. Possiamo nutrire il nostro cuore di amore, in modo da eliminare la negatività che ci impedisce di vedere la realtà e ci porta a giudicare e a odiare chi fa del male anziché amarlo. L’apertura del cuore è sicuramente l’esperienza più deliziosa e gratificante che ognuno di noi può sperimentare nella propria vita. Infatti quando si apre il cuore iniziamo a vedere la Bellezza, a riempirci di gioia, a essere felici e positivi, ad amare incondizionatamente, a praticare la gratitudine. E iniziamo a vedere come tutti abbiano un disperato bisogno di amore e in nome di tale bisogno sono disposti a tutto, compreso uccidere e torturare un altro essere umano.

Realizzare l’unità di tutto l’Universo nella sofferenza come nell’amore

Per coltivare la compassione possiamo realizzare come la sofferenza sia una compagna universale di tutte le creature, in particolare dell’umanità. L’intera umanità è unita nella sofferenza esattamente come nell’amore: soffriamo quando scegliamo l’ego, siamo in pace e nell’amore quando scegliamo di tornare a Dio. Tutti gli uomini condividono il sistema dell’ego così come quello della mente corretta dalla Luce dell’Amore. Inoltre, possiamo contemplare a fondo sull’unità di tutto l’Universo, sul fatto cioè che pur nell’apparente separazione siamo tutti Uno. E possiamo cercare di vedere noi stessi nell’assassino come nel bambino affamato, nel torturatore come nel senzatetto.

Praticare l’empatia

Un altro modo efficace per coltivare la compassione è praticare l’empatia. Se entriamo in contatto con l’interiorità degli altri, possiamo comprendere il perché si comportano in un certo modo, la loro sofferenza, la loro disperazione. Dobbiamo sviluppare una connessione profonda con gli altri esseri umani. Per fare ciò è ovviamente fondamentale entrare in profondità dentro noi stessi, per comprendere innanzitutto la nostra sofferenza e follia. Non c’è infatti differenza tra conoscere se stessi e conoscere gli altri: tutti condividono lo stesso carico di sofferenza, anche se declinato in maniera diversa e più o meno intensa. Entrare nella propria sofferenza e guarirla con l’accettazione e l’amore significa diventare delle guide per chi ci circonda.

Praticare la gentilezza amorevole e non giudicare

Per coltivare la compassione possiamo cercare di essere il più possibile gentili e amorevoli con tutti. In questo modo il nostro cuore si apre all’amore e alla compassione. La gentilezza scioglie il nostro ego e il nostro giudizio. Per essere più gentili e amorevoli possiamo praticare il non giudizio. Non giudicare apre sempre più il nostro cuore e corregge la nostra mente, rinnovandola con la visione corretta e il discernimento. Se smettiamo di giudicare chi fa del male, scopriamo la verità, smettiamo di sentirci minacciati e di proiettare odio e rabbia e in tal modo possiamo sviluppare compassione.

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Ecco perché stai male senza sapere perché

Ecco perché stai male senza sapere perché

Ti senti spossato senza sapere perché? Quando ti fermi, anche se tutto sembra andare a posto nel mondo, ti senti depresso o apatico? Non riesci mai a trovare un angolo di pace e serenità? Non riesci a rilassarti? La tua mente macina continuamente pensieri, preoccupazioni e non si ferma mai? Ti senti continuamente minacciato o come se fossi sotto pressione? Hai problemi di salute di cui non riesci a spiegare l’origine? Vivi continuamente in preda alla tensione, allo stress, all’ansia? Sembra che in ogni momento ci sia qualcosa da correggere, da eliminare, qualcosa che non va bene? Quando sei solo per alcuni istanti, è come se calasse su di te un velo di malinconia e angoscia? Proprio quando dovresti essere più calmo (ad esempio nel fine settimana) ti senti improvvisamente vuoto e sofferente? Ecco perché stai male senza sapere perché.

Questi sono solo alcuni dei modi in cui il tuo subconscio ti fa stare male. Sia chiaro: non c’è nessun’entità esterna che ti risucchia la forza vitale. Il subconscio fa parte di te: è semplicemente ciò di cui non sei direttamente consapevole. Ed è proprio per questo che appare come una forza sulla quale non puoi avere il minimo controllo. Durante i sogni il subconscio si manifesta in maniera chiara: le paure diventano demoni, la rabbia dà origine a mostri, il dolore crea eventi insensati. Nello stato di veglia il subconscio non si manifesta in maniera così plateale, eppure esso continua a manipolarti e a farti stare male in modo molto subdolo. Com’è che il tuo subconscio ti fa stare male? Molto semplicemente, nelle profondità della tua coscienza giacciono paure, traumi, dolore, rabbia, odio, sofferenza, impulsi repressi e così via. Ognuna di queste cose turba la tua pace.

La negatività oscura la tua pace come le nuvole coprono il sole

La tua natura è pace e serenità, beatitudine e gioia. Se non sei costantemente in questo stato, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Ma come? Sì, sto proprio dicendo che il nostro stato naturale è il paradiso. Il fatto che siamo costantemente all’inferno o in purgatorio, dipende da ciò che portiamo dentro di noi. La nostra negatività, infatti, agisce da filtro e ci impedisce l’accesso alla pace del nostro Essere. Puoi vedere ogni forma di negatività come una nuvola e la pace del tuo essere come il sole. Perché il sole brilli in tutta la sua luminosa intensità, non devono esserci nuvole che lo coprono. Ogni nuvola è un ostacolo che non fa passare la luce. Più le nubi sono spesse, numerose e scure, più copriranno la luce del sole, e in questo modo essa trasparirà molto debolmente.

Maggiore è il sostrato di negatività nel tuo subconscio, minore è la possibilità di accedere facilmente alla pace. Quando non stiamo facendo niente, dovremmo essere pieni di una gioia incontenibile, perché tale è la natura del nostro essere! Questo è il regalo che ci è stato fatto! Eppure raramente o addirittura mai sentiamo quella pace paradisiaca e dobbiamo fare percorsi lunghissimi e complicati per averne solo un assaggio, come meditare tutto il giorno, respirare in modo stravagante, seguire procedure bizzarre o anche solo lavorare incessantemente per rimuovere il marcio che si è sedimentato sul nostro essere e gli impedisce di rifulgere libero e luminoso. Ecco dunque perché stai male senza sapere perché: non certo perché c’è qualcosa che non va là fuori. L’ego è abile a inventarsi migliaia di scuse apparentemente giustificate per non affrontare la verità.

Ecco perché stai male senza sapere perché: tutta la verità

Il nostro essere, come abbiamo detto, è pace, amore e felicità. Esso è perfetto e completo: non ha bisogno di niente. Inoltre è invulnerabile e imperturbabile, sempre presente ed eterno. Allora perché la nostra esperienza sembra contraddire completamente tutto questo? Perché ci siamo disconnessi dalla nostra vera natura per identificarci con un piccolo ego, pieno di bisogni, incompleto, vulnerabile, distruttibile, mortale. Ciò è stato un passo necessario nell’evoluzione della Coscienza. Dunque è stato necessario scambiare la nostra identità divina per un’identità minuscola e separata dall’Uno: il costo di dare vita a un’individualità divisa è la sofferenza. Soffriamo perché ci siamo identificati con qualcosa che non siamo, addormentandoci nel sogno della forma e smarrendo la nostra essenza.

Ecco dunque perché stai male senza sapere perché: perché pur di tenere viva l’illusione dell’ego, rifiuti in ogni momento di tornare alla tua pace e al tuo amore, cospargendoli di negatività. La negatività è creata da te per mantenere in vita la separazione: ogni volta che scegli l’ego, continui a perpetuare la separazione e quindi la sofferenza. E così nel tuo subconscio nascono mostri, demoni, paure, dolore. Questo è il prezzo di aver scelto di essere individui separati, o almeno di aver “fatto finta” di farlo, poiché in realtà la separazione è solo un’illusione e non è mai avvenuta. Ciò significa che tutta la sofferenza e la negatività sono illusioni facenti parte del sogno, allo stesso modo in cui i mostri che sogni di notte sono solamente proiezioni e non hanno una realtà propria.

Il problema sorge quando crediamo vera l’illusione della separazione, e in tal modo rendiamo reali le paure e la sofferenza!

Hai riempito il tuo essere di spazzatura

Ecco perché stai male senza sapere perché: hai riempito il tuo essere di spazzatura. Hai dimenticato la tua natura di perfetta pace e beatitudine, cospargendola di falsità e illusioni. Questa non è una colpa, né un peccato da punire: la stessa idea di colpa e di peccato nascono dal senso di separazione e sono illusioni. Tuttavia, tu sei responsabile di aver scelto l’ego, e sei responsabile di continuare a farlo in OGNI momento della tua vita, in OGNI singolo istante. Si tratta di una scelta inconsapevole, poiché ognuno di noi ha nascosto tale decisione nel profondo del proprio subconscio, coprendola con ogni genere di falsità per evitare di ricordarci che siamo stati noi a prendere la decisione folle di separarci dall’Uno! Siamo stati dei geni a nascondere la vera causa della nostra sofferenza.

Abbiamo proiettato la sofferenza fuori di noi, accusato il mondo di essere stato crudele nei nostri confronti e di averci reso delle povere vittime. Ma questa è la strategia dell’ego per rendere reale la separazione e tenersi al riparo dalla verità e dall’unità di Dio. E tale unità è la nostra vera natura, che è pace e amore, gioia e beatitudine. Quindi, rifiutando la verità e l’unità, abbiamo rifiutato l’amore e continuiamo a fare ciò in ogni momento, poiché è in base a tale rifiuto che possiamo mantenere viva l’illusione di essere un piccolo ego speciale, geloso della propria individualità e allo stesso tempo impaurito di perderla e di essere condannato da Dio per la sua scelta. In realtà, la stessa idea che potremmo essere condannati è un’illusione dell’ego, sempre creata allo scopo di far apparire reale la separazione.

Infatti né Dio né nessuno al suo posto potrebbe rifiutarci, per via del suo amore incondizionato. Del resto, se l’ego non esiste, chi è che dovrebbe essere rifiutato o punito?

Ecco perché stai male senza sapere perché: dentro di te giace la negatività del tuo subconscio

Al di là delle ragioni più profonde della sofferenza umana (che nasce dunque dall’identificazione con l’ego), com’è che nella pratica stai male senza sapere perché? Nella tua esperienza, che cos’è che ti fa sentire turbato, apatico, depresso, ansioso, anche quando tutto sembra andare bene? La verità è che solo in apparenza tutto sta andando bene, ma in fondo continui a soffrire perché in ciascun istante stai inconsapevolmente scegliendo di essere un ego e ciò crea tensione e resistenza. La mente continua in ciascun momento a far emergere pensieri, emozioni dolorose e sensazioni spiacevoli dal subconscio, ma tu normalmente insisti con il credere che siano vere e che ci sia qualcosa da correggere all’esterno, poiché continui a difendere il tuo ego. In questo modo, quando ti viene una preoccupazione sul futuro, anziché lasciarla semplicemente andare, ti fai prendere dall’angoscia.

Dopodiché, consideri vera questa angoscia e cadi in uno stato ansioso. A questo punto, prendi la tua ansia per vera e ti viene mal di testa. Allora prendi una pastiglia per non sentire il dolore. Dopodiché, cerchi di risolvere il problema prospettato dalla mente. In questo modo rendi reale il problema. Non riesci a risolverlo. Allora la preoccupazione si ingigantisce e cadi in depressione. E tutto questo è successo perché ti sei fidato del tuo ego e ti sei identificato con esso, quando potevi tranquillamente lasciar andare la preoccupazione iniziale e stare bene, essere in pace, rimanere sereno. Quindi la responsabilità di rifiutare la pace è sempre e solo tua, perché consideri che ci sia qualcosa di più importante (un’identità fantasma da proteggere). La scelta sbagliata causa sofferenza e alimenta la negatività, perpetua la separazione e mantiene in vita l’illusione dell’ego.

In ogni momento emergono i “mostri” del subconscio

A questo punto, è “normale” che per mantenere in vita qualcosa di falso è necessario creare enormi resistenze e tensioni, che si traducono in sofferenza. In ogni momento, dunque, emergono i mostri del subconscio: per l’ego ciò serve nella speranza che tu te ne faccia assorbire e pensi che sia necessario combatterli, affrontarli e sfidarli. Per il vero te, i mostri appaiono con l’obiettivo di riconoscerne la natura illusoria e lasciarli così andare. Hai notato quanta sofferenza ti procuri ogni volta che ti attacchi a un pensiero? Infatti i pensieri sono come delle onde temporanee sulla superficie dell’oceano della tua consapevolezza. Quanta tensione ti provochi nel cercare di afferrare qualcosa che per sua natura va e viene? Come puoi pensare che le onde possano rimanere reali senza sconvolgere la natura dell’oceano?

La meditazione serve proprio a diventare il testimone dei propri pensieri e delle proprie emozioni per lasciarle andare. In pochi comprendono l’essenza della meditazione e non sanno come funziona. E ciò causa ovviamente enorme frustrazione, poiché si pensa che meditare significhi far tacere completamente la mente o controllare ossessivamente i pensieri. In realtà, facendo così non si sta affatto meditando, ma mantenendo in vita proprio l’ego che dovrebbe essere lasciato andare, poiché si usa proprio la parte della mente che dovrebbe rimanere calma. Il risultato è che meditare potrebbe aumentare addirittura l’ossessività, perché invece che esercitare la consapevolezza, si esercita la mente ossessiva e giudicante. Per questo forse è meglio non meditare a meno che non si sappia esattamente che cosa implica e che cosa si vuole ottenere con la meditazione.

La verità sulla meditazione e sul lasciar andare i pensieri e le emozioni

In ogni caso, non c’è bisogno di essere seduti nella posizione del loto per lasciar andare i pensieri. Lasciar andare è una cosa semplicissima: se appare come qualcosa di difficile significa che lo si sta facendo ossessivamente oppure semplicemente non si vuole davvero lasciar andare il pensiero. Credo che se uno non sa quello che sta facendo, meditando potrebbe addirittura peggiorare la situazione e diventare più ossessivo. Lo dico per esperienza: per un lungo periodo ho meditato cercando di “controllare” i pensieri credendo di lasciarli andare, con il risultato di terminare quasi tutte le sessioni allontanando ancora di più la pace e sentendomi peggio di prima di cominciare a meditare. Alcuni dicono che sia normale sentirsi frustrati durante la meditazione, o che non ci sia un modo giusto o un modo sbagliato per meditare.

In realtà il semplice fatto di sedersi a meditare implica quasi sempre la presenza di un “meditatore” separato che vuole fare qualcosa. Ma la meditazione è ciò che siamo, poiché meditare significa essere consapevoli o, semplicemente, essere. Quindi l’idea di meditare per lasciar andare pensieri ed emozioni potrebbe non essere la migliore delle soluzioni, soprattutto per le persone ossessive. Purtroppo per noi, siamo quasi tutti ossessivi e desiderosi di controllare, e ciò rende la meditazione qualcosa di insopportabile, ed è per questo che tantissimi rinunciano a meditare. Quindi, forse è meglio capire esattamente che cosa si vuole fare con la meditazione e magari farlo in una maniera diversa: non c’è infatti alcun bisogno di avere una concentrazione di un monaco buddhista per essere consapevoli e per lasciar andare i nostri pensieri!

L’attaccamento ai pensieri alimenta la sofferenza

Piuttosto che meditare in modo meccanico e senza capire che cosa stiamo facendo, è forse bene comprendere a fondo la nostra tendenza a NON lasciar andare i pensieri e le emozioni. Questa tendenza è innaturale, mentre il lasciarli andare dovrebbe essere spontaneo e non richiedere sforzo. Lo sforzo consiste invece nell’attaccarci ai pensieri e nell’identificarci con essi, credendoli veri e agendo sotto il loro impulso. Certo, dato che siamo così abituati a cadere nei nostri pensieri, ci sembra naturale identificarci con essi e sembra che dobbiamo compiere uno sforzo per disidentificarci. Questo ci può stare. Ma qual è la ragione per cui non vogliamo lasciar andare i pensieri e le emozioni sebbene ciò ci faccia soffrire? Anche in questo caso ciò dipende dal fatto che ci identifichiamo con la convinzione di essere un piccolo ego, con un corpo e una mente speciali.

In base a questa identificazione con la mente, prendiamo ciò che ci passa per la testa come una nostra creazione. Identificandoci con la mente, ci identifichiamo di conseguenza con ogni singolo pensiero. Ed è questo il problema: se iniziamo una pratica meditativa credendo di essere la nostra mente, non possiamo sorprenderci di non ottenere risultati. Anzi, crederemo forse di essere ancora di più la mente o comunque tenteremo un processo innaturale di dissociazione, che non sempre è benefico: ogni cosa che è meccanica e artificiale può essere dannosa o addirittura deleteria. Con ciò non voglio condannare completamente la meditazione formale, ma voglio metterti in guardia dal non prenderla come una pratica magica che risolve i tuoi problemi o un rimedio che funziona senza sapere perché o al quale approcciarsi senza conoscerne i meccanismi.

Trasforma l’intera giornata in una contemplazione

Piuttosto che meditare per intervalli di tempo circoscritti durante la giornata, con tutti i disagi che esso crea nell’organizzazione del tempo, le frustrazioni e le aspettative, può essere molto più utile adottare un approccio “contemplativo” durante la giornata. Esso consiste nel lasciar andare pensieri ed emozioni mentre sorgono durante le attività e nelle relazioni. Ciò potrebbe apparire come più complicato. Ma in realtà una delle convinzioni più limitanti è l’idea che per lasciar andare ci sia bisogno di calma, solitudine e concentrazione assolute. Ciò non è affatto vero, in quanto lasciar andare, come dicevamo, non implica sforzo. In verità è molto più difficile NON lasciar andare, e durante la giornata puoi accorgerti più facilmente di come la tua tendenza ad attaccarti ai tuoi pensieri e alle tue emozioni e reazioni ti provochi grande tensione e sofferenza.

Invece mentre mediti potresti scambiare questa tensione addirittura come un successo, poiché potresti pensare che hai compiuto lo sforzo giusto per lasciar andare… In verità, è quando non senti tensione ma sollievo che hai lasciato andare con successo. Potresti notare una certa resistenza a lasciar andare, ma è innanzitutto tale resistenza che devi smettere di sostenere e che devi riconoscere come falsa e insensata! Ecco perché stai male senza sapere perché: perché crei tensione nell’attaccarti ai tuoi pensieri e alle tue emozioni, e ogni volta che sorgono compi lo sforzo innaturale di tenerli vivi, anziché limitarti a osservarli e lasciarli andare naturalmente. Per lasciar andare non devi fare assolutamente niente: devi solamente riconoscere la tua resistenza a lasciar andare! In questo modo puoi diventare consapevole dei vari demoni che emergono dal tuo subconscio e smettere di essere turbato da essi.

Ecco perché stai male senza sapere perché: sei ipnotizzato dalla tua mente

Ecco perché stai male senza sapere perché: sei letteralmente ipnotizzato dalla tua mente. Nello specifico, sei ipnotizzato dal 2% della tua mente, ovvero l’unica parte della mente che produce forme-pensiero. Il restante 98% della mente è silenziosa: perché ogni tanto non ti focalizzi su di essa? Ciò è essenziale per sfuggire alla follia della mente iperattiva e iniziare a farla tacere. Se rimani nel silenzio, puoi accedere alla pace del tuo essere. Dal 2% della mente che pensa emerge tutta la tua negatività (anche se essa giace più profondamente nel subconscio). Nella tua consapevolezza emerge ogni giorno tutto ciò di cui hai bisogno per lavorare su di te e lasciar andare. Certamente la negatività è sepolta nel tuo subconscio, per cui spesso emerge un’emozione negativa anche senza pensieri al riguardo e così si spiega il male di vivere e l’angoscia esistenziale che sembra opprimere una buona parte di noi.

Tuttavia, in verità se tu sei piuttosto attento e vigile, ti puoi rendere conto di come il tuo subconscio comunica continuamente con te. Ad esempio, se senti una tensione muscolare, essa è un segnale. Se hai un sintomo inspiegabile, questo potrebbe essere un altro segnale. E se ti senti apatico, depresso o stanco senza apparente motivo, quasi sicuramente tali sensazioni sono dei segnali di un’attività silenziosa del subconscio. Infatti tu porti in qualunque momento dentro di te le tue paure, i tuoi sensi di colpa, la tua rabbia, anche se non sperimenti costantemente tali emozioni con intensità. Infatti ciò che è nascosto è solamente silente ed è pronto a manifestarsi all’occasione opportuna. Così potresti ritrovarti arrabbiato all’improvviso in un momento e disperato nel momento successivo.

Il tuo subconscio mantiene sempre viva la negatività

Ma il tuo subconscio mantiene sempre viva la negatività, seppure in un modo così sottile che spesso non te ne accorgi. Ma in realtà come puoi considerare “sottile” il fatto di non essere in perfetta pace e gioia, come dovresti essere in accordo con la tua natura? Qualunque tensione, frustrazione, irritazione, malinconia è un segnale che non sei connesso con te stesso. Nel tuo subconscio non possono scomparire all’improvviso le tue paure più profonde, i tuoi sensi di colpa, la tua vergogna, le tue credenze limitanti (vedi qui come rimuovere le convinzioni limitanti). Essi sono sempre lì, pronti a scatenarsi. Quindi c’è sempre un’attività che ribolle dentro di te, che ti impedisce di essere in pace e a tuo agio.

Il fatto che non la percepisca sempre, che non sia sempre in uno stato di depressione, rabbia o apatia, non significa che non ci siano tali emozioni dentro di te. Un’emozione può emergere anche solo una volta al giorno o addirittura alla settimana o al mese, e ciò basta per essere sicuri che essa è ancora dentro di te. E sei hai rabbia, odio, colpa, paura che giacciono sepolti nel tuo subconscio, come puoi pretendere di essere sereno, tranquillo, felice in ogni momento? Puoi esserlo temporaneamente, ma non in maniera permanente. Per accedere alla tua pace in modo stabile devi rimuovere la negatività del tuo subconscio! E per fare questo devi lasciarla andare di volta in volta, smettendo di alimentarla con la tua identificazione e con ulteriori pensieri e resistenze.

Non devi nemmeno fare qualcosa di particolare per far emergere la negatività: essa si manifesta di volta in volta nel momento presente, finché tu non la risolvi. Quindi non è nemmeno così difficile!

Ecco perché stai male senza sapere perché: sei oberato da macigni

Ecco dunque perché continui a stare male senza sapere perché: dentro di te sei oberato da dei macigni. Nella tua testa potresti avere un torturatore, che ti dice che cosa è giusto o sbagliato, che cosa avresti dovuto fare o non fare, che cosa potrebbe succedere o non succedere. Come puoi vivere bene se ti pugnali continuamente da solo? Non è certo facile vivere portando dentro di sé un tormentatore! E l’ego è a tutti gli effetti un carceriere che ti imprigiona e che ti opprime. Lo fa attraverso pensieri angosciosi e creando disagi emotivi e fisici di ogni tipo. Nel tuo subconscio rimane traccia di tali disagi, e la negatività si accumula nel tuo subconscio. Ciò, fortunatamente, non è un male: a prima vista il fatto che la tua intelligenza “conservi” i demoni e li mantenga dentro di te può sembrare crudele.

In realtà la negatività che rimane dentro di te sotto forma di malessere è un segnale con cui il tuo vero Sé comunica con te, dicendoti che devi lasciar andare il tuo gravame e scaricarti dei tuoi pesi. Ogni istante è un’occasione per lasciar andare parte del malloppo, per alleggerire il peso del tuo ego e l’oppressione del tuo torturatore interno. Ma per lasciarlo andare devi avere il coraggio di sacrificare il tuo senso di individualità, di specialità, in breve smettere di derivare la tua identità dal tuo ego. Solo in questo modo potrai essere libero dal malessere e potrai tornare alla pace incommensurabile del tuo essere. Ogni volta che senti un malessere, smetti di credere ai tuoi pensieri che ti dicono che devi risolvere qualche problema all’esterno o riempire il tuo vuoto con una relazione, un’attività, una sostanza.

Sacrifica l’ego in nome della pace interiore

Piuttosto, riconosci che l’origine del tuo disagio affonda le radici nella scelta di mantenere in vita l’ego e a quel punto LASCIA ANDARE l’angoscia, la preoccupazione, la paura. Tutta la negatività non ha alcuno scopo, se non quello di conservare il tuo ego. Ma puoi fidarti del fatto che non ha alcun senso difendere qualcosa che non esiste e che alla fine ti regala (quasi) solamente sofferenza. Quindi sacrifica l’ego in nome della pace interiore. Continuare a proteggere ciò che ti fa soffrire può apparentemente farti sentire al sicuro, perché hai sempre investito la tua identità nell’illusione dell’ego. Ma in realtà tu hai il potere e la forza di andare oltre il tuo ego e riunirti alla pace del tuo essere! Anzi, questo è il tuo destino!

In ogni caso, prima o poi sarai costretto a lasciar andare il tuo ego: quando sarai sul letto di morte che senso avrà ancora preoccuparsi, angosciarsi, rimpiangere? Ma ha senso aspettare di esalare l’ultimo respiro per lasciar andare l’enorme peso che ci portiamo dentro? No, non ha alcun senso! Puoi decidere di disfarti del malloppo da subito. Quanto ci metterai dipenderà da te, dalla forza delle tue resistenze e dei tuoi attaccamenti alla tua vecchia identità. Ma non avere paura: oltre l’ego ti aspetta a braccia aperte un oceano infinito di beatitudine! Se questa è la nostra vera natura, perché dobbiamo continuare a rifiutarla, a rimanerne distanti o a credere che non sia vero che il nostro essere sia pura gioia e felicità? Almeno vale la pena provarci: dopotutto, che cos’hai da perdere, se non la tua miseria?

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La luce in fondo al tunnel

la luce in fondo al tunnel

Quando tutto attorno a noi si fa buio e l’oscurità sembra regnare sovrana, c’è una luce in fondo al tunnel. Quando le tenebre ti avvolgono totalmente, c’è una luce in fondo al tunnel. Persino quando ogni speranza sembra perduta e sembra che la vita non sia più degna di essere vissuta, c’è una luce in fondo al tunnel. E quando tutto sembra insopportabile, inutile e insensato, c’è ancora una luce in fondo al tunnel. Essa è molto più di una labile speranza: è la manifestazione della presenza di Dio, il suo abbraccio amorevole e caloroso, al quale resistere è impossibile. È una scintilla di amore il cui bagliore risplende tenue nei nostri cuori affranti, e dona una piccola parte della sua forza immortale. E se seguiremo quel luccichio appena percettibile, un nuovo mondo si spalancherà di fronte a noi.

La luce in fondo al tunnel è un’energia di sottofondo, che vibra a una frequenza che richiede una certa sensibilità per essere colta. Eppure, nel suo sottile e pacato vibrare, contiene una forza esplosiva che è in grado di farsi strada anche nel rumore più cupo e infernale della notte nera. È una nuova frequenza energetica, che risuona a un’intensità tale da placare per un momento anche l’animo più afflitto. Non c’è miseria né depressione che non possa essere penetrata dalla luce e riceverne il benevolo influsso salvifico e purificante. Nessuna sofferenza è così grande che non possa essere sciolta dalla purezza dell’Amore. La luce in fondo al tunnel è l’estremo rimedio nel momento più buio. Non è affatto un’illusione, una fantasia poetica consolatoria, ma è qualcosa di tangibile e vitale.

La luce in fondo al tunnel della sofferenza

Ci sono anime che hanno scelto la sofferenza come strada per evolversi. Sono masochiste? No, hanno semplicemente capito che la sofferenza è la maestra più grande dell’essere umano, poiché essa insegna a non ricadere negli stessi errori, a liberarsi dagli attaccamenti, a superare la schiavitù della forma. Ma soprattutto, un’anima che intraprende questo percorso apparentemente immotivato, lo fa per perseguire un bene più grande, per adempiere a un progetto di liberazione di molte altre anime. Infatti chi sopporta sui di sé il peso della sofferenza è un piccolo Gesù che in nome del bene dell’umanità si carica di una croce pesante. Non per questo è un eroe o una vittima, ma un avventuriero coraggioso e disposto a “bruciare” velocemente la propria negatività per evolversi in fretta e poter così aiutare gli altri a uscire dalla “prigione”.

La sofferenza è un peso da sopportare, ma è anche una benedizione. In che senso? Nel senso che la sofferenza contiene in sé un’enorme energia. Tale energia è imprigionata su frequenze basse a causa delle nostre resistenze. Ma quando troviamo il coraggio di lasciar andare ogni resistenza e di arrenderci totalmente all’esperienza del dolore, potremmo sorprenderci di trovare dall’altra parte una sorpresa straordinaria. Infatti la luce in fondo al tunnel della sofferenza è un’incommensurabile pace e un’ineffabile gioia. Oltre la sofferenza si nasconde la chiave di accesso alla pace interiore. Ciò sembra impossibile quando la notte è buia e il dolore ci opprime e ci tormenta, ma se sei in grado di rinunciare alla tua visione limitata dal tuo stato di afflizione, puoi percepire che davvero in fondo al tunnel c’è qualcosa di inconcepibilmente meraviglioso.

La pace della resa

Per trascendere la sofferenza, è però necessario arrendersi incondizionatamente, lasciar andare anche la più piccola resistenza al dolore e lo stesso attaccamento alla nostra identità di vittima. La sofferenza non ci rende vittime: ci rende al contrario anime grandi che possono sfruttare il potenziale del dolore per evolversi. La perdita più dolorosa, il fallimento più cocente, la miseria più atroce, la depressione più cupa sembrano maledizioni, e invece sono solamente delle grandi sfide che la Vita ci mette a disposizione chiedendoci che cosa vogliamo fare. Vogliamo diventare ancora più miseri e sofferenti oppure aprirci alla Verità e all’Amore? Più difficile è una prova, più essa è un’occasione imperdibile per superare ogni limite. Quando tutto sembra perduto, si schiude la porta verso un nuovo mondo.

La luce in fondo al tunnel è dolcissima, ma per afferrare quel fascio di raggi sottilissimi, devi piazzarti al centro del tuo dolore, non scappare da esso, viverlo pienamente e accettarlo senza condizioni, lasciando andare e andare e andare. Devi arrenderti pienamente, con coraggio e fede. Il coraggio ti serve per non rifuggire il dolore, non distrarti, non abbandonarti all’odio, alla depressione, alla rabbia, all’afflizione e per rimanere a combattere fieramente come un guerriero invulnerabile. La fede è necessaria per darti la certezza amorevole che arrendendoti verrai liberato, ma anche la sicurezza che una forza più grande di te ti sosterrà e aiuterà a sopportare il peso che ti opprime. Se nel mezzo della più grande sciagura riesci ad arrenderti totalmente, sarai rapidamente libero.

Confida nella luce in fondo al tunnel

Confida sempre nella luce in fondo al tunnel: essa vibrerà più forte se ti fiderai del suo potere. Coltiva la fede nel fatto che ogni sofferenza può essere trascesa e che dietro il buio più tetro risiede la pace più soave. Tu meriti quella pace, qualunque cosa succeda attorno a te. Niente può impedirti di godere della tua vera natura. L’abbraccio amorevole della Vita è sempre pronto a circondarti e la sua mano è costantemente tesa verso di te. Devi solamente essere abbastanza attento e vigile da sentirli e da guardare verso di essi anche quando tutto sembra perduto e la fiamma dentro di te si affievolisce. Coltiva la fede e l’amore quando fuori di te tutto va perlopiù bene, in modo da servirtene quando le tue certezze inizieranno a sgretolarsi.

La fede e l’amore devono essere il tuo centro, e solo se le svilupperai con ardore ora, esse ti illumineranno intensamente nei momenti oscuri. Anche quando la fede e l’amore si intiepidiscono, devi sforzarti di recuperarle. Se guardi bene, esse sono sempre lì: sei tu che hai voltato lo sguardo e hai creduto che non ci fossero più. Quando la vita ti mette alla prova, non lamentarti, non maledire, ma confida nella luce in fondo al tunnel. In fondo lo sai che tutto andrà per il meglio, ma spesso la forza dei tuoi attaccamenti ti rende cieco. Ogni attaccamento è inferiore alla profondità della pace e dell’Amore, quindi sta a te scegliere fra la sicurezza confortevole del dolore e l’incertezza dolcissima della gioia.

Lasciar andare i nostri attaccamenti non significa intraprendere una vita ascetica, ma anticipare il momento in cui essi ci verranno portati via contro la nostra volontà: la morte.

La sofferenza non può sconfiggerti

Superare la sofferenza è possibile. Tu hai dentro di te la forza, la volontà, il coraggio, la fede necessari per farlo. In verità infatti la sofferenza non potrà mai sconfiggerti. Tu sei molto più forte e non puoi soccombere nemmeno sotto il dolore più atroce. Ricorda sempre che la tua anima è quella di un guerriero. Riscopri questa dimensione. E ricorda che dentro di te c’è anche la forza dell’amore incondizionato e della resa. La vera spiritualità consiste nel far crescere dentro di sé questi due aspetti: l’elemento maschile della volontà e della potenza e l’elemento femminile dell’amore e dell’accoglienza. Dentro di te ci sono già questi semi mescolati in diversa misura tra loro: sta a te nutrirli in modo da bilanciarli in una perfetta armonia. Fallo prima che sia la vita a bussare alla porta per scrollarti dall’addormentamento.

Smetti ora di dormire e inizia a risvegliarti. Anche perché questo è il tuo destino. Puoi scegliere qualunque missione da adempiere nel mondo, ma non puoi sfuggire al tuo compito principale: tornare a te stesso, al tuo vero Sé. In esso c’è tutto ciò di cui hai bisogno. Ma per farvi ritorno devi liberarti dall’illusione e smettere di farti ipnotizzare dal mondo. Continuare a dormire può dare un falso senso di sicurezza, piacere, può persino inebriarti, ma dentro il sogno la sofferenza è la tua compagna inseparabile, per cui se vuoi ottenere la vera pace, svegliati! Ricorda che c’è qualcosa di incommensurabilmente più grande di ogni cosa di questo mondo, quindi impara a essere nel mondo ma non del mondo, portatore di una luce che rischiari chi ti circonda.

La luce è sempre con te

Quando la fiamma dell’amore si intiepidisce puoi decidere di tornare a essa. Quando i tuoi livelli di energia si abbassano, qualche negatività affiora sulla superficie, puoi fare un bel respiro e guardare in direzione della luce in fondo al tunnel. Tale luce è infatti un faro di salvezza non solo nei momenti più bui, ma anche nelle difficoltà della vita: infatti la luce è sempre con te e puoi ricorrere a essa ogni volta che vuoi. Essa illumina continuamente la tua esperienza, poiché si trova proprio al centro del tuo Essere e non se ne va mai. Finché ci sei, finché sei consapevole di esistere, quella fiamma risplende dentro di te. Anzi, quella luce è la tua divina essenza, è il tuo vero Io, a cui puoi fare ritorno tutte le volte che desideri.

Quindi, che cos’è alla fine questa benedetta luce in fondo al tunnel? Essa è la tua sensazione di esistere, riempita di Amore e di Pace. Se indaghi a fondo nella tua natura, scoprirai che amore e pace sono insiti in essa e inseparabili da essa. Se tu sei la luce, come può essa smettere di splendere? Certo, le nuvole possono oscurarla. Le esperienze possono affievolire il suo splendore. Ma il sole continua a illuminare anche se coperto da una coltre di nubi. Tu devi guardare oltre le nuvole per riscoprire la tua pace. Tu sei divino in quanto creatura di Dio, per cui il seme divino è sempre nel tuo cuore e sempre vi rimarrà. Aggrappati a quella luce, a quella sottile consapevolezza così segreta e intangibile, eppure vitale e vivace, che scoppietta serafica e armoniosa.

La luce in fondo al tunnel può diventare un incendio di amore e gioia

Lascia che la piccola scintilla che porti dentro diventi un fuoco vivo, un incendio di amore e gioia. Se non abbandoni mai quella scintilla, essa crescerà sempre di più e ti avvolgerà nel suo abbraccio. Dio ha lasciato dentro di te questo piccolo ma inestimabile tesoro. Sta a te prendertene cura, coltivarlo come una pianticella sacra da far germogliare. Quel tesoro è la tua vera ricchezza, di fronte alla quale ogni ricchezza di questo mondo impallidisce. Lascia che l’Amore ti bruci con la sua potenza imperitura. Non avere paura: l’amore ti porterà via solo ciò di cui non hai bisogno, ma ti offrirà il bene più grande di tutti.

Quindi confida sempre nella luce in fondo al tunnel. Forse penserai che è solo un’illusione, che in realtà non c’è nessuna salvezza, nessuna liberazione, nessuna pace degna di essere perseguita. Ma puoi indagare dentro di te per scoprire che non è così. Dentro di te risplende davvero una fiamma scoppiettante per il solo fatto che esisti. Come puoi attizzare questa fiamma? Amando incondizionatamente, perdonando, rinunciando alla rabbia e alla negatività, riscoprendo la connessione con te stesso. In altre parole, devi sgombrare la tua natura divina di tutti gli strati di fango e di tutte le nuvole che la oscurano. È solo per via di quegli strati che non sei in contatto con il tuo vero Sé ed esso non può risplendere libero e puro. La negatività chiude il cuore e non fa passare la luce. Eppure rimane sempre almeno un piccolo spazio da cui un certo bagliore filtra.

Smetti di impedire il passaggio della luce!

Lascia che quello spazio si ampli in modo che la luce possa risplendere in tutta la sua meraviglia! Lascia andare il tuo attaccamento al dolore, al rancore, alla vendetta, alla rabbia, al giustizialismo, al vittimismo. Tutte queste cose agiscono da filtro della luce, impedendole di illuminarti pienamente. Smetti di impedire il passaggio della luce! È ovvio che la luce rimarrà un bagliore lontanissimo alla fine di una galleria finché non deciderai di scegliere di tagliare via le erbacce, ripulire l’ambiente, rimuovere i detriti accumulati. Se porti dentro erbe infestanti, macerie che rotolano, parassiti e tossine, come pensi di poter godere del panorama della tua vera natura?

Quindi, anziché lamentarti che la luce non c’è o che è troppo debole, di quanto la vita è piena di sofferenza e di problemi, purifica il tuo cuore. È questa l’unica cosa che devi fare: sei come uno spazzino che deve ripulire la strada dalla spazzatura che si è accumulata. Lo so, spesso ciò non è un bel lavoro, perché bisogna sporcarsi le mani, scoprire segreti sconvenienti e far emergere parti di noi scomode, il nostro lato oscuro, le nostre tenebre. Ma se avrai il coraggio, l’umiltà, la fiducia e la volontà, la pazienza e la perseveranza di fare questo delicato lavoro di pulizia, il tuo sole ritornerà a splendere così bello che i tuoi occhi si riempiranno di lacrime.

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Come affrontare la sofferenza

Come affrontare la sofferenza

Nel cuore della sofferenza c’è sempre una certezza: che se non opporrai resistenza, se avrai il coraggio di aprirti ad essa, se proprio nel culmine della tempesta ti abbandonerai totalmente, sarai ricompensato di una gioia e di una pace incommensurabilmente più grandi del dolore. Non è una speranza labile e falsa, ma una certezza che dovrai portare sempre dentro di te. Questa certezza è fede: non è la fede in un maestro, un dogma o una religione, ma la fede nell’Amore e nella Vita, la consapevolezza che l’Universo scioglierà tutti i tuoi nodi e trasmuterà il tuo dolore in pace. Ma come puoi affrontare e superare la sofferenza?

In un precedente articolo ti ho dato dei consigli per eliminare la sofferenza. In questo articolo vorrei aggiungere ulteriori spunti per il tuo percorso di crescita. Ti auguro buona lettura!

Come affrontare la sofferenza

Devi solo rimanere in silenzio, non devi fare nulla, non hai bisogno di nessuna pratica. È sufficiente che non ti opponga alla sofferenza. Del resto, che cosa puoi fare oltre a confrontarti con il dolore? Non è certo saggio alimentare il tuo disagio con ulteriori resistenze: infatti la sofferenza che provi basta già di per sé, è una pena abbastanza grande senza nulla in aggiunta. Recriminare, lamentarti, preoccuparti e farti assorbire dal turbinio dei pensieri non farebbero che peggiorare la tua situazione. Ma soprattutto potrebbero impedire alla Vita di fluire dentro di te per trasformare il piombo in oro.

Resistere alla sofferenza causa ulteriore sofferenza

Recriminare sul passato è del tutto inutile: il passato non esiste più e non puoi intervenire per cambiarlo. Lamentarti della tua sofferenza presente ti sottrae al contatto diretto con il presente e ti fa precipitare in un baratro senza fine di angoscia. Inoltre ti sfianca, ti toglie ogni energia e alimenta il tuo ego, dandogli energia. Preoccuparti di quanto durerà la sofferenza, di come ne uscirai, di quanti tormenti dovrai ancora sopportare non farebbe altro che aggiungere fuoco al fuoco, e ti proietta in un futuro immaginario senza fondo. Rimanere nella mente, infine, perpetua la sofferenza e la alimenta, poiché l’unica sede della sofferenza è la tua mente.

Nella mente ha origine la sofferenza; nella mente ha origine la cessazione della sofferenza.

Buddha


Come affrontare la sofferenza dimorando nell’Adesso

La sofferenza nasce e termina nella mente. Non può esserci sofferenza nel qui e ora, nella realtà del presente. Per questo spesso la sofferenza è definita come un’illusione. Infatti è soltanto un prodotto della mente. Dimorando nell’Adesso, il dolore si estingue e lascia posto alla pace e alla gioia del tuo Essere. Qui subentra il valore della vera fede: essa è la sicurezza incrollabile che la sofferenza si dissolverà. Non sai quando né come accadrà, ma sai che succederà. Coltiva questa certezza dentro di te. Ci sarà un momento in cui non avrai più bisogno di soffrire e la vita scorrerà senza sforzo. Ma non immaginare questo istante futuro, poiché ciò non farebbe altro che trascinarti fuori dal qui e ora.

Abbi fede ora, non domani. È questo che differenzia la fede dalla speranza. La speranza è connessa col timore, è frutto della paura dell’ego ed è proiettata nel futuro. La fede, invece, è collegata al coraggio, è frutto del tuo vero Io e dimora nel presente. Infatti se hai fede nella Vita, non hai bisogno di preoccuparti di che cosa succederà, recriminare sul passato, lamentarti di ciò che il momento presente ti offre. La fede è la resa nelle mani del Divino. Non è una credenza o una convinzione mentale. È uno stato dell’Anima. Avere fede significa nutrire la certezza che tutto ciò che ti capita è per il tuo bene. Ovviamente il bene è la tua evoluzione e non, come pensa qualcuno, il piacere del tuo ego.

La fine della sofferenza è vicina

La fine della sofferenza è vicina. Quanto vicina dipende da te, da quanto resisterai all’Amore e da quanto invece ti abbandonerai alle sue braccia. Sembra strano, ma abbiamo paura dell’Amore. Perché mai dovrebbe essere così? Perché l’Amore è assenza di persona, dissoluzione dell’ego, perdita di ogni attaccamento e di ogni certezza, fine del tempo psicologico e di ogni identità fittizia e illusoria. E l’ego teme questa distruzione più di ogni altra cosa, poiché la sua identità è costruita sui confini, sui limiti e sulle sicurezze confortevoli ma evanescenti del tempo. Non arrenderti all’ego, anche perché esso è solo un programma, un ammasso di energie senza reale identità. Rinuncia al suo succo velenoso in nome della vera pace.

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Come smettere di soffrire

come smettere di soffrire

La sofferenza è una compagna universale. Accomuna tutti gli esseri umani e sembra non volerci mai abbandonare. Le ragioni della presenza del male nel mondo sono difficilmente individuabili. Ma la cosa che ci importa di più non è l’origine della sofferenza, quanto il modo per trascenderla. E sì, fortunatamente è possibile farlo. Non devi credermi, devi semplicemente tenere la mente aperta a questa possibilità e sperimentarla su di te. In questo articolo vorrei indicarti una possibile via per superare la tua insoddisfazione esistenziale. Ecco come smettere di soffrire.

Come nasce la sofferenza?

La sofferenza, potremmo dire, è uno degli “inconvenienti” di essere incarnati nel mondo per permetterci, in qualità di coscienza, di fare esperienza di noi stessi. Ma essa non è un destino al quale siamo costretti ad arrenderci. Eliminare la sofferenza è possibile. Per poterla superare, è necessario capire come nasce e da che cosa ha origine. Il fondamento della sofferenza risiede nel tuo attrito con il momento presente.

Il presente è il piano nel quale la vita scorre. Quando tu ti opponi ad esso, crei una resistenza, una tensione che ostacola il libero passaggio dell’energia vitale. Questa è la causa primaria della sofferenza. Ogni ansia, ogni preoccupazione e angoscia deriva dalla creazione del tempo, dalla proiezione della tua mente nel futuro o nel passato. Quando crei il tempo, fuggi dal momento presente e neghi la vita. La sofferenza è un chiaro segnale che non stai vivendo consapevolmente nel qui e ora.

Il momento presente come chiave per smettere di soffrire

Se vuoi smettere di soffrire, devi vivere pienamente nel presente. Se riesci ad accedere in maniera totale e incondizionata ad esso, puoi liberarti immediatamente dalla sofferenza. Però a questo punto sorge un problema. Tutta la tua identità e la tua storia si nutrono dell’illusione del tempo, così sei traghettato incessantemente fuori dal presente. In questo modo, devi lasciare che il tuo ego muoia prima di poter gettati nel regno senza tempo della tua consapevolezza.

Abbandona il tuo ego al momento presente

A questo punto, diventa indispensabile che tu abbandoni il tuo ego al momento presente. Che cosa vuol dire? Significa che smetti di proiettarti nel passato e nel futuro e inizi a vivere totalmente nel qui e ora. Non importa quanto sia forte la tendenza della mente ad assorbirti nei tuoi problemi. Non importa quanto il tuo ego ti spinga nella negatività. Tu sei molto più forte del tuo ego. Infatti tu sei la consapevolezza che giace nel momento presente ed è assurdo negare te stesso per difendere un’identità inesistente. Te lo ripeto: è assurdo. Eppure la maggior parte di noi è identificata con la propria mente, e non riesce ad accedere pienamente al qui e ora. Per questo, prima di riuscire ad abbandonarti ad esso, hai bisogno di partire in modo più dolce.

Crea una distanza tra te e la tua mente

Finché sei identificato totalmente con la tua mente, ti sarà impossibile smettere di soffrire. Dunque, è necessario che tu (ri)scopra la tua dimensione più profonda e inizi a coltivarla. Per farlo, può esserti utile silenziare la tua mente per renderti conto che tu non puoi essere la tua mente. Puoi farlo esattamente ora. Riesci a fermare un attimo i tuoi pensieri mentre leggi? Ecco: ora che la tua mente è ferma, esisti ancora? Spero proprio di sì! Questa è la consapevolezza senza pensiero: quella è la tua vera natura. La mente e il corpo sono come degli involucri che ti ricoprono.

Quando la mente parla, puoi esercitarti a disidentificarti da essa. In altre parole, devi renderti conto che non sei tu a pensare. Quando ti ritrovi assorbito nei pensieri, realizza che tu non sei quei pensieri, ma la consapevolezza che si accorge di esserne stata travolta. Attraverso la meditazione puoi abituarti a lasciar andare i pensieri e aumentare gli spazi senza mente. In quei momenti, devi cercare di immergerti in te stesso, per penetrare nelle profondità del tuo Essere.

Osserva la tua mente

La mente vive di tempo. Ma quando tu ti accorgi di essere perso nella mente, puoi tirartene fuori e renderti conto che stavi solo “sognando”. Nota i tuoi schemi di pensiero, osserva la tua mente e non permettere che essa ti trascini nelle sue grinfie. Rimani il più possibile consapevole dei movimenti della mente: non lasciarla inosservata. Allenati a rimanere presente anche durante le tempeste emotive: sono quelli i momenti in cui puoi padroneggiare di più il tuo ego per smettere di soffrire. Realizza che non c’è nessuno che sta soffrendo: la sofferenza semplicemente ti avvolge esternamente, ma non può toccare la tua essenza. La tua consapevolezza non può soffrire: ogni volta che soffri, significa che sei intrappolato nella tua mente. Se avrai il coraggio e la forza di elevarti al di sopra della mente, la sofferenza gradualmente o improvvisamente ti lascerà in un oceano di quiete e tranquillità.

Come smettere di soffrire in 5 mosse

Per semplificarti la vita, ho pensato ad un piccolo elenco di azioni che devi assolutamente fare per trascendere la tua sofferenza. Ecco come puoi smettere di soffrire a partire da oggi in 5 mosse:

  1. Convinciti che non sei la tua mente. Questo primo passo è mentale: paradossalmente, devi usare la tua mente per sfuggire al suo stesso dominio! Prima di iniziare la lotta, devi sapere chi è il protagonista.
  2. Assaggia la tua vera essenza. Ora che sai solo mentalmente di non essere la mente, devi renderti conto direttamente della tua vera natura. Certamente è davvero difficile risvegliarti in questo preciso istante, ma puoi comunque assaggiare la tua reale identità. Per farlo, ti consiglio di chiederti: “Qual è l’elemento immutabile alla base della mia esperienza?”; “Chi sono io?”; “Sono consapevole in questo momento?” per portare la tua consapevolezza all’esperienza di se stessa.
  3. Rimani presente come consapevolezza. Ora che hai assaggiato la tua natura, devi sviluppare il proposito di rimanere il più possibile al suo interno. Ciò vuol dire che ogni volta che nella quotidianità ti accorgi che la mente pensa, devi ricordarti che tu non sei i pensieri e creare una distanza tra te ed essi.
  4. Abbraccia il momento presente. Più ti immergi nella tua consapevolezza, più diventa facile accedere al momento presente, la chiave per smettere di soffrire.
  5. Lascia andare la sofferenza al presente. Più affondi nel presente, più ti fidi di esso e della vita, e puoi dunque abbandonare nelle sua mani i tuoi malesseri, lasciando che sia la tua consapevolezza a dissolverli in un mare di luce.

Come smettere di soffrire in breve: vigilanza e forza di volontà

In sintesi, la lotta per trascendere la sofferenza non è altro che un processo di disidentificazione, di capacità di elevarti al di sopra della tua stessa mente, sfuggendo al suo controllo. Per riuscire in questo intento, devi sviluppare una straordinaria vigilanza. La vigilanza è uno stato in cui riesci a districarti facilmente in mezzo ai tuoi pensieri, senza lasciartene possedere e senza seguire le loro storie immaginarie. Per sviluppare vigilanza, devi avere chiaro in mente che vuoi assolutamente smettere di soffrire e devi porti come obiettivo numero uno della tua vita raggiungere la pace.

Devi essere profondamente convinto e motivato. Hai bisogno, almeno inizialmente, di un desiderio genuino fortissimo per creare una forza di volontà potente diretta alla tua liberazione. Dopodiché, devi avere la pazienza di vedere sbocciare la tua capacità di vigilare e di elevarti oltre la tua mente. Se davvero lo vorrai, potrai liberarti della tua mente. Ricorda: la decisione se continuare a soffrire o eliminare il dolore è nelle tue mani. Tu sei il padrone e sempre lo sarai: riappropriati dei tuoi poteri e torna ad essere il signore del tuo regno!

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